Il direttore dell’Fbi Kash Patel ha effettuato un raro viaggio in Cambogia. La motivazione ufficiale della trasferta? Il rafforzamento congiunto tra Washington e Phnom Penh del contrasto alla criminalità organizzata. A prima vista può sembrare una spiegazione convincente. I cittadini statunitensi perdono del resto ogni 12 mesi circa 10 miliardi di dollari a causa di reiterate truffe online che hanno il loro epicentro proprio da queste parti. Un report dell’Ufficio delle Nazioni Unite contro la droga e il crimine ha invece stimato fino a 114 miliardi di perdite considerando l’intera regione dell’Asia-Pacifico. E ancora: secondo una ricerca dello United States Institute of Peace, soltanto nella nazione cambogiana frodi del genere muoverebbero un giro d’affari annuo di circa 12,5 miliardi, ovvero la metà esatta del pil cambogiano.
E tutto nonostante le autorità locali siano sempre più decise a condurre raid contro le famigerate Scam Cities dislocate per lo più tra le aree più remote di Myanmar, Laos e Cambogia. Per l’appunto Patel è arrivato nella capitale cambogiana dalla vicina Thailandia, dove nei giorni scorsi è andato in scena un vertice – co-organizzato dagli Usa – sui centri truffa al quale hanno partecipato una ventina di Paesi e centinaia di funzionari delle forze dell’ordine.
Il viaggio del capo della Cia in Cambogia
Nel giro di poche settimane Patel, e cioè il capo della principale agenzia di polizia statunitense, ha incontrato prima il premier thailandese Anutin Charnvirakul e poi quello cambogiano Hun Manet. I temi toccati, in base a quanto emerso, sarebbero stati gli stessi: la richiesta americana di una collaborazione potenziata per combattere le truffe online e altri crimini transnazionali, come la tratta di esseri umani e il traffico di droga. Una collaborazione, in particolare, da attuare attraverso la condivisione di informazioni e lo scambio di intelligence. Come ha spiegato l’ambasciata statunitense a Phnom Penh, la lotta contro le frodi e il crimine della Cambogia rappresenta “una priorità assoluta per il governo degli Usa”.
La sede diplomatica di Washington ha inoltre spiegato che a visita di Patel nel Paese serve per evidenziare “la necessità di sforzi congiunti e incisivi per combattere la criminalità informatica transnazionale, compresi maggiori sforzi per ritenere responsabili i capi delle truffe di alto livello e per migliorare la condivisione di informazioni riguardanti i funzionari complici e i proprietari delle basi operative utilizzate per le truffe”.
Non solo criminalità
Gli Stati Uniti, ha concluso l’ambasciata di Washington in Cambogia, “sostengono pienamente gli sforzi volti a garantire giustizia alle vittime e la responsabilità penale per i responsabili delle truffe online, per coloro che le agevolano o le proteggono e per i complici dei reati di tratta di esseri umani correlati”. Dal canto suo, Hun Manet ha fatto sapere che a settembre il suo Paese ospiterà una conferenza internazionale sulla lotta alle truffe informatiche.
Il contrasto alla criminalità è però soltanto la punta dell’iceberg. Già, perché dietro alla lotta contro le Scam Cities si nasconde la solita competizione tra Usa e Cina. È curioso per esempio il tempismo della visita di Patel a Bangkok. Una visita avvenuta quasi in concomitanza con la visita oltre la Muraglia di Anutin, servita al premier thailandese per rilanciare le relazioni con Pechino nel nome della “costruzione di una comunità sino-thailandese dal futuro condiviso”, una perifrasi che non piace affatto agli Usa, preoccupati di perdere l’appoggio di un partner rilevante come quello thailandese.
Che dire, invece, della Cambogia? Da quando, nel 2013, ha firmato un partenariato strategico globale con la Cina gli investimenti del Dragone sono confluiti massicciamente a Phnom Penh e dintorni. Sul piano della sicurezza, il simbolo più evidente di questa vicinanza è la base navale di Ream, ristrutturata con il sostegno cinese e già utilizzata per lunghi periodi da unità della Marina di Pechino: una presenza che da anni alimenta i timori di Washington, convinta che la struttura possa evolvere in un avamposto militare permanente della Cina nel Golfo di Thailandia.
È anche in quest’ottica, dunque, che si inserisce il recente riavvicinamento degli Stati Uniti alla Cambogia. Lo scorso giugno, il segretario alla Difesa Pete Hegseth ha infatti annunciato la ripresa delle esercitazioni militari congiunte, segnando il rilancio della cooperazione bilaterale. Il vero obiettivo degli Usa? Riportare Paesi come Cambogia e Thailandia in una posizione meno sbilanciata verso Pechino sfruttando ogni mezzo possibile. Anche le informazioni condivise in nome della criminalità organizzata.