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Il Belgio, in quanto sede di un’agglomerazione senza pari di istituzioni dell’Unione Europea e organizzazioni internazionali, potrebbe essere visto dai più come una sorta di oasi della sicurezza, una gated community sotto forma di stato dove il crimine è virtualmente inesistente e il benessere è pervasivo. Non è così.

Anversa, il secondo porto più grande del Vecchio Continente, con il tempo è divenuta la prima e principale porta d’accesso della cocaina sudamericana in Europa ed una delle principali basi operative del gotha del crimine organizzato mondiale. E c’è il caso, poi, dei comuni che compongono la regione di Bruxelles capitale, i quali sono costellati di aree ad accesso più vietato che limitato, dove la microcriminalità è dilagante e dove, non di rado, le strade della criminalità organizzata e dell’internazionale jihadista si incrociano, si intrecciano, conducono affari nel nome di Mammona.

Banditismo urbano e crimine organizzato hanno messo radici profonde nel cuore pulsante dell’Unione Europea, riscrivendo la geografia del male anche in realtà periferiche, come Verviers, ma la loro presenza è particolarmente sentita nell’area compresa tra Bruxelles, Liegi e Charleroi. Area nella quale si concentra la maggioranza dei reati commessi a livello nazionale e che, in ragione del suo grigiore, è stata soprannominata il “triangolo infernale” dalla stampa belga.



Il “triangolo infernale del crimine”

La stampa ha ribattezzato l’area compresa tra Bruxelles, Liegi e Charleroi il triangolo (o trio) infernale del crimine e le ragioni alla base di un simile appellativo hanno a che fare con gli indici di violenza che le caratterizzano.

Il porto di Anversa è la ragione alla base della cocainizzazione del Belgio, ma le periferie fuori controllo di Bruxelles, Liegi e Charleroi sono i motivi di un altro record, saldamente detenuto dal 2017, ovvero quello di membro dell’Ue con il più elevato tasso di rapine violente procapite: 146,7 ogni centomila abitanti.

Le tre città dominano le classifiche dei furti e delle rapine, dai borseggi agli assalti a mano armata, con Bruxelles in prima posizione, seguita da Charleroi e Liegi. Bruxelles, inoltre, primeggia nella classifica dei crimini sessuali: nove denunce per stupro e/o molestie al giorno nel 2020, ovvero un totale di 1.977 in un anno. Nessuno ha paura di camminare come a Charleroi, però, dove, stando al barometro della sicurezza della polizia – realizzato con la collaborazione della cittadinanza –, poco meno di un abitante su due si sente a suo agio a camminare di giorno (49,75%) e soltanto uno su quattro di notte (25,1%).



Charleroi, un mondo a parte

Sebbene Charleroi sia il teatro di un numero inferiore di delitti procapite rispetto a Bruxelles e Liegi, come certificato dagli annali delle forze dell’ordine, la percezione di insicurezza è più alta che altrove. E i motivi sono principalmente due: il basso tasso di denuncia da parte delle vittime, che falsa le statistiche, e la presenza di quartieri-dormitorio che incutono timore ai residenti del centro, creando sconforto anche in assenza di crimine effettivo per via del loro essere dei magneti di degrado. Quartieri come Ville Haute, dove la droga a prezzi modici attrae orde di tossicodipendenti da tutta la Vallonia e in cui la presenza capillare di bande ha spinto alcuni politici locali a fare comparazioni con i quartieri settentrionali di Marsiglia, quelli che hanno dato i natali al narcobanditismo.

 

La regione di Bruxelles Capitale è la casa dei quartieri malfamati più noti all’estero, come le enclavi etno-religiose localizzate tra Schaerbeek e Molenbeek, ma è Charleroi il vero lato oscuro del Belgio, il luogo in cui l’abisso del malessere, abbandono e degrado è più profondo. Una città in cui un abitante su tre è a rischio povertà e dove palazzi fatiscenti, infrastrutture decadenti e masse di diseredetati e senzatetto hanno incoraggiato alcuni osservatori a parlare di “quarto mondo del Belgio“. Una città che va conosciuta, dei cui problemi è necessario scrivere, pena l’impossibilità di capire che cos’è e quali sono le origini del triangolo infernale della criminalità.

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