Anora è il film che questa notte ha sbancato tutto all’edizione 2025 della Notte degli Oscar: la pellicola di Sean Baker (indipendente e che prima di questo aveva girato il suo Tangerine con un iPhone), già vincitore a Cannes 77, conquista i premi per miglior film, regia, sceneggiatura, montaggio, e miglior attrice protagonista (Mikey Madison).
Anora si presenta come una commedia romantica dal ritmo serrato, ma si rivela ben presto un’opera ben più complessa, capace di intrecciare riflessioni sulla condizione femminile, il potere economico e le dinamiche geopolitiche tra Russia e Stati Uniti. Non si limita a raccontare la storiella “leggera” di una giovane spogliarellista catapultata nel mondo dell’alta finanza russa, ma scava nelle contraddizioni di due modelli economici apparentemente opposti, rivelandone sorprendenti punti di contatto.
Anora, un emblema di autodeterminazione femminile
Al centro della narrazione troviamo Anora “Ani” Mikheeva, interpretata da una straordinaria Mikey Madison. Ani è una giovane donna che lavora in un club di Brighton Beach, il quartiere russo-americano di Brooklyn, cercando di sopravvivere in un contesto segnato dalla precarietà e dalla mercificazione del corpo femminile. La sua vita cambia radicalmente quando incontra Vanya Zakharov, figlio di un potente oligarca russo, che dopo una breve frequentazione la sposa impulsivamente durante un viaggio a Las Vegas. La favola, tuttavia, si sgretola in un baleno: la famiglia di Vanya non tarda a intervenire, rifiutando di accettare l’unione con una donna percepita come un’intrusa e un pericolo per il loro impero economico. Ani si trova così al centro di un gioco di potere che la obbliga a ridefinire la propria identità e il proprio futuro.
Il film ribalta il cliché narrativo della donna salvata attraverso il matrimonio con un uomo ricco, offrendo invece il ritratto di una protagonista che, nel corso della vicenda, prende piena coscienza della propria autonomia. Il finale, in cui Ani sceglie di abbandonare il matrimonio e riprendere il controllo della propria vita, rappresenta un gesto di ribellione tanto intimo quanto politico. Tuttavia, non è l’unica figura femminile del film che emerge come paladina di autodeterminazione. Accanto a lei, emerge la figura di Tatiana Zakharova, madre di Vanya e moglie dell’oligarca Nikolai Zakharov. Tatiana è una boss, ma il suo ruolo è subordinato a quello del marito: il suo compito è proteggere gli interessi della famiglia e preservare il prestigio del nome. Non esita a orchestrare la distruzione del matrimonio di Vanya, rivelando come anche le donne all’interno delle élite siano spesso costrette a perpetuare dinamiche patriarcali per mantenere la propria posizione.
Una full immersion nel mondo degli oligarchi russi…
Quello che sembra essere lo “sfondo” della trama, è in realtà un vivo affresco delle relazioni Est/Ovest che, in questa precisa fase storica, assume un valore fondamentale ai fini dell’incoronazione del film. Anora si distingue per il suo sottotesto geopolitico, che mette a confronto due sistemi economici apparentemente distanti: l’oligarchia russa e il capitalismo americano. Gli Zakharov incarnano l’ascesa e il consolidamento del potere economico post-sovietico, con la sua élite che amministra ricchezze da nababbi e influenza le dinamiche internazionali. Come molti oligarchi russi nella realtà, anche Nikolai Zakharov utilizza le capitali occidentali come spazi di investimento e rifugio per la propria famiglia. Il figlio Vanya, immerso nel lusso e privo di responsabilità, rappresenta una un Peter Pan allevato nel privilegio estremo e anche un po’ idiota, privo di legami con la realtà sociale. L’arrivo di Ani, figura indipendente e imprevedibile, spezza l’ordine prestabilito e minaccia l’equilibrio di una dinastia abituata a controllare tutto e tutti.

…e del capitalismo americano
Se la Russia di Anora è un fitto bosco di interessi post-1989, gli Stati Uniti non offrono un’alternativa più equa. Ani è l’emblema di una classe lavoratrice costretta a lottare quotidianamente per mangiare e pagare le bollette, intrappolata in un sistema che promette libertà ma che punisce la povertà e la mancanza di mezzi. L’incontro tra Ani e Vanya non è solo una storia d’amore, ma un confronto tra due modi di concepire il denaro e il potere. Mentre Vanya è figlio di un sistema in cui il benessere è garantito dalla nascita, Ani deve guadagnarsi ogni possibilità con fatica. In questo, sì, il film ricorda Pretty woman, che a suo tempo tutto fu tranne che una commedia solo “leggera”: serviva nero su bianco le contraddizioni della dorata California fra la vita del figlio di un magnate e i sogni infranti di una ragazza che nella metropoli deve fare i conti con l’affitto e le bollette. Ma il finale smonta il mito della Cenerentola: il rifiuto finale della ricchezza familiare dei Zakharov da parte di Anora non è solo una scelta sentimentale, ma un rifiuto consapevole di un sistema, con cui la stabilità economica si paga con infinite rate di sottomissione.

Il de profundis della mobilità sociale
Ma oltre al matrimonio “redentore”, c’è un altro mito che Anora attacca: quello della scalata sociale. Se nel 1931 Adams aveva definito il “Sogno Americano” come la possibilità di successo per chiunque, le evidenze oggi mostrano come la mobilità sociale negli Stati Uniti è ridotta al lumicino. Le disuguaglianze economiche hanno finito per ridurre la fluidità tra le classi e il lavoro precario ha reso instabile il progresso sociale, mostrando come le nuove povertà siano ormai una trappola strutturale più che una condizione temporanea. Nel contesto russo, la scalata sociale ha subito forti cambiamenti nel tempo: sotto il regime sovietico, lo Stato promuoveva una mobilità verticale legata alla lealtà politica e al ruolo del partito: dopo il crollo dell’URSS, le riforme neoliberali e l’ascesa degli oligarchi hanno creato un modello di mobilità dominato dalle élite economiche, dalla corruzione e dalle reti informali di potere. Tutto il mondo è Paese, dunque: ma avrebbero tutti lo stesso coraggio di Anora?

