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Nessuno nasce preparato a un amore così assoluto. Eppure, quando Alice ed Ellen vennero al mondo lo stesso giorno, il 20 agosto 1936, nella piccola Nerchau, in Sassonia, fu evidente fin dall’inizio che la loro vita non sarebbe stata doppia, ma duplice: non due strade parallele, bensì un’unica traiettoria percorsa da quattro piedi perfettamente sincronizzati. Due respiri, due cuori, un solo destino. La loro fine, giunta insieme, non è solo la chiusura di un’esistenza luminosa: è la conferma suprema di un legame che non ha conosciuto interruzioni.

Cresciute nella Germania devastata dalla guerra e poi rinchiusa nella rigidità della DDR, entrarono a undici anni nel programma giovanile dell’Opera di Lipsia. Nel rigore del teatro impararono la disciplina del gesto, la musicalità del corpo, la potenza del coordinarsi. Ma, soprattutto, consolidarono un patto che avevano stretto senza parole: qualunque cosa sarebbe accaduta, l’avrebbero affrontata insieme.

A diciotto anni, mentre il mondo si divideva in blocchi e la Guerra Fredda tracciava confini di cemento e ideologie, loro attraversarono quello spartiacque. Lasciarono la Germania Est e raggiunsero l’Ovest, inseguendo un sogno che non era solo artistico, ma anche umano: respirare libertà, e farlo fianco a fianco. Non avevano un piano preciso, solo una certezza: non si sarebbero mai separate.

A Parigi entrarono nelle Bluebell Girls del Lido, ed è lì che il mondo iniziò a conoscerle: due figure altissime, identiche, magnetiche. Ma fu l’Italia, nel 1961, a consacrarle. Invitate in una trasmissione televisiva, portarono un’idea nuova di spettacolo: un’eleganza europea, una modernità che l’Italia del boom riconobbe come propria aspirazione. Poco dopo arrivò Studio Uno, la sigla che tutti ricordano, la danza impeccabile, la gioia che il pubblico respirava attraverso lo schermo. Il Paese le adottò come simbolo di un decennio luminoso: due “straniere” che sapevano parlare al cuore italiano meglio di molte beniamine nazionali.

Non era solo talento: era la loro simbiosi. Sul palco non erano due artiste che si esibivano, ma un’unica entità che si muoveva con una naturalezza quasi ipnotica. Nulla di costruito, nulla di forzato: la coordinazione era la conseguenza di una vita trascorsa una accanto all’altra, condividendo ogni intervallo, ogni risata, ogni fragilità.

La loro vita privata confermava ciò che il pubblico intuiva: vivevano letteralmente insieme. Dal 1986 scelsero di stabilirsi a Grünwald, vicino a Monaco di Baviera, in due appartamenti contigui separate da una parete scorrevole. Bastava un gesto per attraversarla. Non era un vezzo scenografico, ma un bisogno profondo: la certezza che l’altra fosse sempre lì, a pochi passi, come era accaduto fin dall’infanzia.
Non si sposarono mai, non ebbero figli: la loro famiglia erano loro stesse, per caso. Una piccola unità di due persone, autonoma e autosufficiente, che non ammetteva scissioni.

Quando la televisione cambiò estetica, ritmo, linguaggi, loro continuarono a esserci, pur con meno frequenza: show, teatro musicale, ospitate, programmi in cui il pubblico poteva ritrovare quell’energia che aveva segnato gli anni d’oro del varietà. E ogni volta, ancora una volta, arrivavano insieme.

Poi, l’ultima scena, all’età di 89 anni, Alice ed Ellen Kessler sono morte insieme nella loro casa di Grünwald. La polizia bavarese ha confermato che non ci sono segni di intervento esterno; la stampa riferisce che avrebbero scelto il suicidio medicalmente assistito, pratica consentita in Germania in condizioni specifiche. Una decisione lucida, consapevole, coerente con la loro intera esistenza. Avevano già espresso il desiderio che le loro ceneri venissero raccolte in un’unica urna, insieme a quelle della madre e del loro cane: un’ultima, definitiva fusione.

È impossibile non sentire un brivido davanti a questa storia. Non è solo la morte di due artiste: è l’ultimo capitolo di una vita vissuta in una forma così rara da sembrare irreale. Una vita a due, dove il “noi” non soffocava l’individualità, ma la completava. Dove la forza non era nell’essere identiche, ma nell’essere inseparabili.

Le gemelle Kessler hanno attraversato la Germania del dopoguerra, la Parigi scintillante, l’Italia del boom, l’Europa che cambiava pelle — sempre, in ogni istante, in coppia. Hanno illuminato palcoscenici e salotti televisivi, hanno offerto un’immagine di armonia e complicità che trascendeva lo spettacolo. E quando il mondo ha chiesto loro l’ultimo passo, hanno scelto il passo doppio: quello che aveva guidato tutto.

Sono uscite di scena così: due, unite, fedeli a una promessa più forte del tempo.
Una vita intera ballata insieme.
Una morte che non contempla solitudini.
Un amore che resta.

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