Che la medicina diventi fiction è storia assai nota: Doctor House e E.R., Medical Division e Grey’s Anatomy sono solo alcune delle soap che hanno come protagonisti medici e infermieri. Produzioni americane, e non solo, ambientate in corsia, stanno avendo sempre più successo, ma anche il continente africano non è da meno in tema di serie televisive girate in ospedale. La differenza sostanziale però tra le produzioni occidentali e quelle sviluppate nel continente africano è il fine per cui vengono realizzate. Se in Europa e negli Usa predomina l’aspetto narrativo e di intrattenimento, in Africa invece l’obiettivo è quello di utilizzare la finzione televisiva come strumento di sensibilizzazione in tema medico e sanitario.

InsideOver aveva già raccontato la storia di C’est la vie una serie senegalese, ambientata nel Centre de santé di Ratanga, immaginario quartiere popolare di Dakar, creata con lo scopo di informare il pubblico francofono in materia di salute. Attraverso il racconto della vita nel nosocomio senegalese, sei giovani registi africani hanno affrontato in modo dettagliato ed empatico alcuni dei principali problemi sanitari che affliggono l’Africa: dall’ebola alla malaria, dalle malattie sessualmente trasmissibili al dramma dei farmaci contraffatti e il successo è stato al di sopra di ogni aspettativa tanto che C’est la vie è stata doppiata in inglese, le puntate sono andate in onda in 44 paesi africani e l’audience di 100 milioni di spettatori ha incoraggiato la produzione a realizzare anche la seconda stagione.

Oggi, in piena emergenza coronavirus, sempre in Senegal, è stata realizzata la prima serie televisiva riguardante il Sars-Cov2 e questa ha come obiettivo proprio quello di educare e sensibilizzare il pubblico sull’infezione e su quelle che sono le pratiche da adottare per prevenire il diffondersi del contagio. Virus, trasmesso in lingua Wolof dall’emittente Marodi Tv, una delle più importanti case di produzione e trasmissione di soap senegalesi, racconta storie riguardanti il covid19. Il protagonista è il dottore Diouf, interpretato da Alioune Thiam, che alla fine di ogni puntata, con indosso mascherina e guanti, spiega al pubblico quali sono gli errori e i comportamenti a rischio che facilitano il contagio. Al termine di ogni episodio il medico approfondisce un tema sempre diverso, dai giovani troppo intenti a usare i social e poco attenti alle informazioni relative all’epidemia alle norme da adottare a tavola, dai comportamenti da avere con amici e partner al modo di relazionarsi nei mercati e sul posto di lavoro. Questo canovaccio è ripetuto per tutti i trenta episodi della serie che è stata trasmessa durante il periodo del Ramadan catalizzando in modo molto significativo l’attenzione degli spettatori.

Il primo episodio di Virus si apre con il ritorno in Senegal di un immigrato proveniente dall’Italia positivo al coronavirus. L’uomo, inconsapevole di essere malato, appena arriva a Dakar fa visita ad amici e parenti ed è in questo modo che ha inizio il contagio e, consequenzialmente, ha anche avvio la serie. Le puntate durano dai 5 agli 8 minuti e Mohamed Moustapha Kante, direttore del programma, ha così parlato a France24 sull’idea e le finalità del progetto: “Volevamo fare dei microfilm da cinque a otto minuti per mostrare cosa fare e cosa non fare per evitare di contrarre il coronavirus, e volevamo andare oltre la prescrizione di lavarsi le mani, tossire nel gomito e indossare la mascherina”. I messaggi veicolati dalla serie sono infatti dei più svariati e trattano sia aspetti medici, come le differenti manifestazioni della malattia, ma anche sociali come il dramma della stigmatizzazione che ha spinto diverse persone a nascondersi e a rifiutare di andare in ospedale aggravando così le proprie condizioni di salute e aumentando i contagi.

Il successo della serie e l’immediatezza nel veicolare contenuti quanto mai preziosi in questo momento ha spinto il governo del paese africano a supportare altre produzioni d’intrattenimento correlate al virus, tanto che la portavoce del ministero della salute Ngone Ngom ha dichiarato: ”Abbiamo ricevuto molte proposte e trame sul coronavirus. Attualmente stiamo esaminando come collaborare con queste società di produzione per sensibilizzare sempre più l’opinione pubblica sul tema del Sars-Cov2″.

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