L’abbiamo vista in ogni genere di personaggio, dall’ingenua ragazza di provincia all’amara matrona partenopea, dalla femmina sfacciata alla madre disperata, passando per conturbanti mambo, pizze fritte e due occhi inconfondibili marcati dal kajal. Oggi, Sophia Loren, nata Sofia Costanza Brigida Villani Scicolone, meravigliosa ragazza di Pozzuoli, compie novant’anni, di cui almeno settanta passati davanti alla macchina da presa a raccontare donne sempre diverse, diretta dai mostri sacri del cinema italiano e internazionale.
Gli esordi della giovane Sofia, quando ancora non aveva acquisito il sofisticato “ph” del nome, sanno di favola italiana del Dopoguerra. Una giovane mamma sedotta e abbandonata (la sua), la guerra, le ristrettezze economiche, sempre all’ombra di quella Parthenŏpe matrigna e mammarella allo stesso tempo. E poi il sogno romano, quello di sfilare assieme alle “sorridenti miss del Dopoguerra”, vincendo nel 1950 la fascia di Miss Eleganza, quando le partecipanti ai concorsi di bellezza erano fiere di cosce e petto, ancora non volevano la pace nel mondo e potevano esibire ascelle nature.
Quello che accadde dopo fu da capogiro. Soprattutto l’incontro con il suo amore e pigmalione Carlo Ponti nel 1951: Sofia ha appena 16 anni e uno dei più grandi produttori italiani è pronto a mettere sul tavolo per lei un contratto di sette anni. Fu allora che Sofia divenne la Sophia che tutti conosciamo e che il mondo avrebbe imparato ad amare assieme a un’ Italia che viaggiava ammaccata ma fiduciosa verso il futuro.
Fu subito Cleopatra, L’oro di Napoli, Miseria e nobiltà, Il segno di Venere, Pane, amore e…, La donna del fiume, La fortuna di essere donna. Di quella giovane attrice portentosa, che sembrava nemmeno sforzarsi troppo per dover recitare, si accorge il mondo intero, che la invidia al Bel Paese incoronandola regina del cinema italiano sulla copertina di Life del 1955. Dall’Italia al Mondo il passo fu davvero breve: alla fine degli anni Cinquanta sbarca a Hollywood con Un marito per Cinzia, Orgoglio e passione, La chiave, Il diavolo in calzoncini rosa, Quel tipo di donna… E se in patria aveva già incrociato sul set mostri sacri come Alberto Sordi, Totò, Marcello Mastroianni, Vittorio de Sica, al di là dell’Oceano ci saranno ad attenderla Frank Sinatra, Cary Grant, John Wayne, Anthony Quinn. Mai accanto agli uomini, ma dividendo sempre la scena perfettamente a metà, se non rubandola interamente di rapina.

Ma sono gli anni Sessanta, assieme all’effervescenza che portarono con sé, che consacrano un’attrice che ormai può dirsi internazionale. Ed è proprio nel 1960, che aprì quel decennio irripetibile, che “la Loren” -come la chiamiamo noi comuni mortali-fornisce al mondo la più grande prova sul set de La ciociara, in cui interpreta quella Cesira che in un primo momento era stata offerta ad Anna Magnani. Tratto dall’omonimo romanzo di Alberto Moravia, regia di Vittorio De Sica: il film torna indietro sulle ferite della Guerra, portando a galla il dramma degli stupri da parte dei soldati su donne sole e inermi. La sequenza di Cesira che prende a sassate una camionetta di militari dopo essere stata stuprata assieme alla figlia restano ancora oggi una pietra miliare del cinema mondiale, che valse alla Loren il Premio Oscar, la Palma d’oro a Cannes, il BAFTA, il David di Donatello e il Nastro d’argento.
Ma il successo non s’arresta nemmeno dopo una vetta così impossibile da raggiungere. Verranno ancora Ieri, oggi, domani in cui Sophia si fa in tre: la verace contrabbandiera di sigarette, la ricca moglie fedifraga e la prostituta d’alto bordo il cui strip-tease fece ammattire Mastroianni. E ancora Matrimonio all’Italiana-tratto da Filomena Marturano di Eduardo de Filippo- e Una giornata particolare.
E poi un grande amore, quello con Carlo Ponti – che l’aveva conosciuta a sedici anni – e che l’Italia bigotta di quegli anni non perdonò subito. Ponti, all’epoca trentottenne, era sposato con Giuliana Fiastri, dalla quale aveva avuto due figli. Degne della trama di un film le peripezie che la coppia dovette affrontare per poter difendere la propria unione. Nel 1956 Ponti si recò in Messico, dove ottenne il divorzio dalla Fiastri e il 17 settembre 1957 sposò la sua Sophia per procura. Dopo il matrimonio, Ponti non rientrò in Italia per evitare l’accusa di bigamia che comunque piombò sulla sua testa nel 1960. Solo nel 1965 il produttore ottenne il divorzio dalla precedente moglie in Francia e sposò quindi la Loren il 9 aprile 1966 a Sèvres. Con tanto di riconoscimento della cittadinanza francese grazie all’intervento di Georges Pompidou. E arrivò anche il “perdono” di un Paese che non conosceva ancora il divorzio.
Sebbene dopo siano venute soprattutto produzioni televisive, la ragazza di Pozzuoli non ha mai smesso di ammaliare il mondo. Titoli minori, forse, ma comunque consoni a una signora del cinema che non era più – viva Dio – la ventenne dagli occhi da gatta, ma che comunque testimoniano un’energia e un talento senza tempo. Lo ha dimostrato una storia semplice semplice ma struggente come Qualcosa di biondo nel 1984 oppure l’esilarante commedia That’s Amore con Jack Lemmon e Walter Matthau del 1995. Non ultimo quel La vita davanti a sé del 2020 tratto dal best seller di Romain Gary.
Forse ultima diva tra le dive, in un mondo di influencer scosciate che sfilano immeritatamente sui red carpet. Sul Pianeta Terra non c’è persona, di qualsiasi età, cinefila o meno, che non sappia chi è o chi sia stata Sophia Loren. Perfino quel genio e cerbero di Bob Dylan la celebrò nei suoi versi di I shall be free: Well, my telephone rang it would not stop/ It’s President Kennedy callin’ me up
He said, My friend, Bob, what do we need to make the country row? / I said my friend, John, Brigitte Bardot, Anita Ekberg, Sophia Loren /Country’ll grow.
Aveva ragione Dylan, con Sophia Loren il “Paese – il nostro s’intende – sarebbe cresciuto”. E allora, buon compleanno Sophia!
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