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	<title>Technology Archives - InsideOver</title>
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	<title>Technology Archives - InsideOver</title>
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	<item>
		<title>Beretta sfida il dominio dei droni: così la piattaforma LIVET può cambiare la difesa europea</title>
		<link>https://it.insideover.com/difesa/beretta-sfida-il-dominio-dei-droni-cosi-la-piattaforma-livet-puo-cambiare-la-difesa-europea.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Riccardo Renzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Jun 2026 04:25:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1159" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250512223053685_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_1494945.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250512223053685_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_1494945.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250512223053685_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_1494945-600x362.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250512223053685_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_1494945-300x181.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250512223053685_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_1494945-1024x618.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250512223053685_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_1494945-768x464.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250512223053685_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_1494945-1536x927.jpg 1536w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p> La piattaforma LIVET è il tentativo di rispondere alla difficoltà di neutralizzare rapidamente sciami di piccoli velivoli senza pilota.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1159" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250512223053685_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_1494945.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250512223053685_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_1494945.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250512223053685_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_1494945-600x362.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250512223053685_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_1494945-300x181.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250512223053685_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_1494945-1024x618.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250512223053685_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_1494945-768x464.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250512223053685_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_1494945-1536x927.jpg 1536w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Le guerre contemporanee stanno riscrivendo le regole della sicurezza militare. Dall&#8217;Ucraina al Medio Oriente, i droni a basso costo hanno dimostrato di poter colpire mezzi corazzati, depositi logistici, radar e infrastrutture strategiche con un rapporto costo-efficacia senza precedenti. <a href="https://it.euronews.com/my-europe/2026/05/28/nuove-frontiere-della-difesa-aerea-beretta-svela-il-sistema-anti-droni-livet">È in questo contesto che nasce <strong>LIVET</strong>, la nuova piattaforma anti-drone sviluppata da <strong>Beretta Defense Technologies</strong> e destinata a essere presentata a <strong>Eurosatory 2026</strong>.</a> Non si tratta semplicemente di una nuova torretta armata. LIVET rappresenta il tentativo di rispondere a una delle principali vulnerabilità emerse nei conflitti degli ultimi anni: la difficoltà di neutralizzare rapidamente sciami di piccoli velivoli senza impiegare sistemi di difesa estremamente costosi.</p>



<p><strong>Dalla difesa antiaerea alla difesa di prossimità</strong></p>



<p>Per decenni le difese antiaeree occidentali sono state progettate per contrastare aerei, elicotteri e missili. Oggi la minaccia è diversa. Un drone FPV dal costo di poche centinaia di euro può mettere fuori combattimento un veicolo del valore di milioni. Questa trasformazione ha imposto un cambiamento concettuale: non basta più controllare il cielo, occorre difendere gli ultimi metri attorno all&#8217;obiettivo. È qui che si colloca LIVET. La piattaforma utilizza una configurazione composta da <strong>otto sistemi Benelli Drone Guardian</strong>, integrati in una stazione d&#8217;arma remotizzata capace di tracciare e ingaggiare bersagli con il supporto di sistemi automatizzati di puntamento. L&#8217;obiettivo non è sostituire radar, missili intercettori o guerra elettronica, ma creare un ultimo livello di protezione in grado di fermare la minaccia quando questa è ormai prossima al bersaglio.</p>



<p><strong>L&#8217;intelligenza artificiale entra nella difesa anti-drone</strong></p>



<p>L&#8217;elemento tecnologicamente più interessante della piattaforma riguarda l&#8217;integrazione tra sensori, algoritmi di tracciamento e controllo remoto. I droni di piccole dimensioni presentano infatti una sfida operativa complessa: sono veloci, manovrabili e difficili da seguire manualmente. Ridurre il tempo che intercorre tra identificazione, aggancio e apertura del fuoco è diventato essenziale. Secondo le informazioni rese pubbliche dall&#8217;industria, LIVET può essere collegato a radar a corto raggio e sistemi di rilevamento radiofrequenza, ricevendo coordinate in tempo reale e consentendo un inseguimento automatizzato del bersaglio. <strong>L&#8217;operatore mantiene la supervisione del processo decisionale, ma la macchina riduce drasticamente i tempi di reazione.</strong> Si tratta di una tendenza destinata a crescere. La combinazione tra <strong>intelligenza artificiale</strong>, sensoristica avanzata e armamento cinetico sta diventando uno dei pilastri della nuova generazione di sistemi <strong>Counter-UAS</strong>.</p>



<p><strong>SHATTER4K e la nuova economia dell&#8217;intercettazione</strong></p>



<p>Accanto a LIVET emerge un secondo elemento strategicamente rilevante: la munizione <strong>SHATTER4K</strong>, sviluppata da SwissP. La logica alla base di questa soluzione è semplice ma potenzialmente rivoluzionaria. Invece di affidarsi a un singolo proiettile, il sistema genera più elementi d&#8217;impatto dopo l&#8217;uscita dalla canna, aumentando la probabilità di colpire bersagli piccoli e altamente dinamici. Il valore della tecnologia non risiede soltanto nelle sue prestazioni balistiche. Il vero punto è che SHATTER4K è progettata per essere impiegata su armi già diffuse nelle forze armate della NATO, riducendo tempi e costi di adozione. In altre parole, la risposta alla minaccia dei droni potrebbe non passare esclusivamente attraverso nuovi sistemi d&#8217;arma, ma anche attraverso <strong>una trasformazione del munizionamento </strong>utilizzato dalle piattaforme esistenti. È una dinamica che potrebbe democratizzare le capacità anti-drone, estendendole dal livello specialistico a quello delle normali unità operative.</p>



<p><strong>La sfida geopolitica del costo per abbattimento</strong></p>



<p>Dietro la presentazione di LIVET si nasconde una questione molto più ampia: <strong>il rapporto economico tra attacco e difesa.</strong> Uno dei principali problemi emersi nei conflitti recenti riguarda il fatto che spesso il costo dell&#8217;intercettazione supera di molte volte quello del drone da neutralizzare. Questo squilibrio rischia di rendere insostenibile la difesa nel lungo periodo. Per questo motivo governi e industrie stanno cercando sistemi capaci di garantire un basso costo per intercetto. Soluzioni come LIVET si inseriscono esattamente in questa ricerca. L&#8217;obiettivo non è eliminare i sistemi missilistici o i laser emergenti, ma creare una fascia di difesa economicamente sostenibile per la protezione di <strong>porti, aeroporti, raffinerie, centrali energetiche, depositi logistici e basi militari</strong>. In Europa il tema assume un significato particolare. La crescente instabilità internazionale e l&#8217;aumento degli investimenti nella difesa stanno spingendo numerosi Paesi a costruire architetture multilivello contro la minaccia dei piccoli droni.</p>



<p><strong>Beretta punta all&#8217;ecosistema, non al singolo prodotto</strong></p>



<p>L&#8217;aspetto forse più sottovalutato dell&#8217;operazione riguarda il modello industriale. Beretta non si presenta sul mercato con una singola tecnologia, ma con <strong>un ecosistema integrato che comprende armamenti, ottiche, munizionamento, addestramento e supporto logistico.</strong> Questa strategia risponde a una delle esigenze più sentite dai ministeri della Difesa: ridurre la frammentazione delle forniture e aumentare l&#8217;interoperabilità. In un contesto caratterizzato da programmi di riarmo accelerati e da una crescente attenzione alla sicurezza delle infrastrutture critiche, la capacità di offrire soluzioni complete può trasformarsi in un vantaggio competitivo decisivo.</p>



<p><strong>La partita vera inizierà dopo Eurosatory</strong></p>



<p>L&#8217;annuncio di LIVET rappresenta senza dubbio un segnale importante dell&#8217;evoluzione del mercato europeo della difesa anti-drone. Tuttavia, la validazione definitiva arriverà soltanto sul terreno operativo. La domanda cruciale non è se una torretta automatizzata possa abbattere un drone in condizioni controllate. <strong>La vera sfida consiste nel verificare la sua efficacia contro attacchi multipli, sciami coordinati, interferenze elettroniche e scenari complessi caratterizzati da regole d&#8217;ingaggio restrittive.</strong> Se riuscirà a superare queste prove, LIVET potrebbe diventare uno dei simboli della nuova generazione di difese di prossimità europee. In caso contrario, rischierà di rimanere una promettente dimostrazione tecnologica. In ogni caso il messaggio che emerge è chiaro: la competizione strategica del prossimo decennio non riguarderà soltanto missili ipersonici e grandi piattaforme militari. Una parte crescente della sicurezza nazionale si giocherà anche nei cieli bassi, dove droni economici e sistemi di difesa intelligenti stanno ridefinendo il concetto stesso di superiorità militare.</p>
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		<title>Dallo Stretto di Hormuz alle miniere di uranio: così la crisi Iran-USA riscrive la geografia del nucleare</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/dallo-stretto-di-hormuz-alle-miniere-di-uranio-cosi-la-crisi-iran-usa-riscrive-la-geografia-del-nucleare.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Riccardo Renzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Jun 2026 04:25:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
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		<category><![CDATA[Energia]]></category>
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<p>La crisi tra Washington e Teheran sta modificando gli equilibri globali delle materie prime strategiche, l'uranio per primo. </p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1321" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/Non-fermeremo-larricchimento-delluranio-no-a-negoziati-diretti-con-gli-Usa-lIran-gela-Washington.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/Non-fermeremo-larricchimento-delluranio-no-a-negoziati-diretti-con-gli-Usa-lIran-gela-Washington.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/Non-fermeremo-larricchimento-delluranio-no-a-negoziati-diretti-con-gli-Usa-lIran-gela-Washington-300x206.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/Non-fermeremo-larricchimento-delluranio-no-a-negoziati-diretti-con-gli-Usa-lIran-gela-Washington-1024x705.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/Non-fermeremo-larricchimento-delluranio-no-a-negoziati-diretti-con-gli-Usa-lIran-gela-Washington-768x528.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/Non-fermeremo-larricchimento-delluranio-no-a-negoziati-diretti-con-gli-Usa-lIran-gela-Washington-1536x1057.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/Non-fermeremo-larricchimento-delluranio-no-a-negoziati-diretti-con-gli-Usa-lIran-gela-Washington-600x413.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Dietro le dichiarazioni di <a href="https://www.rainews.it/video/2026/05/nuovi-paletti-di-trump-sullintesa-con-liran-55d0ff85-db87-493c-ba0d-9b5a6597d951.html">Donald Trump, le smentite iraniane e le trattative sulla riapertura dello Stretto di Hormuz si nasconde una realtà molto più profonda</a>. La crisi tra Washington e Teheran non riguarda soltanto il futuro del programma nucleare iraniano, ma <strong>sta modificando gli equilibri globali delle materie prime strategiche </strong>e dell’intera filiera atomica. L’uranio è tornato al centro della competizione internazionale. Non per una carenza immediata del minerale, ma perché la sua disponibilità, la sua tracciabilità e la sua sicurezza politica sono diventate variabili decisive per governi, industrie energetiche e apparati di sicurezza nazionale. Le richieste avanzate da Trump – distruzione delle scorte di uranio altamente arricchito, assenza di finanziamenti a Teheran, garanzie sulla libera navigazione e sminamento di Hormuz – rappresentano infatti il tentativo di trasformare una tregua militare in un nuovo assetto strategico regionale.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>L’uranio arricchito è il cuore dello scontro</strong></h2>



<p>Il punto più delicato resta la sorte dello stock di uranio arricchito accumulato dall’Iran negli ultimi anni. <a href="https://www.lasicilia.it/news/italia-mondo/3044716/uranio-hormuz-e-la-mossa-di-trump-l-intesa-con-l-iran-e-sul-filo-del-rasoio.html">Secondo le valutazioni dell’<strong>Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (AIEA)</strong>, prima degli attacchi del 2025 Teheran disponeva di centinaia di chilogrammi di uranio arricchito al 60%,</a> una soglia che non equivale alla costruzione di un’arma nucleare ma che riduce sensibilmente il tempo necessario per raggiungere livelli militari. È qui che si concentra il confronto politico. Gli Stati Uniti chiedono che il materiale venga neutralizzato, trasferito o comunque sottratto alla disponibilità diretta iraniana. Teheran, al contrario, considera tale richiesta una rinuncia preventiva a uno dei principali strumenti di pressione negoziale. La distanza tra le due posizioni appare evidente: Washington vuole eliminare il rischio alla radice; l’Iran intende conservare una leva strategica fino all’ottenimento di garanzie ritenute credibili sul piano politico e militare.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Hormuz vale quasi quanto il dossier nucleare</strong></h2>



<p>Parallelamente al confronto sull’uranio, si sviluppa la battaglia sul controllo dello <strong>Stretto di Hormuz</strong>, il passaggio marittimo attraverso cui transita una quota fondamentale del commercio energetico mondiale. Questo corridoio collega il Golfo Persico all’Oceano Indiano e rappresenta uno dei più importanti chokepoint della geoeconomia contemporanea. Per Washington, garantire la libera navigazione significa impedire che Teheran possa utilizzare il traffico petrolifero come strumento di coercizione politica. Per l’Iran, invece, <strong>Hormuz costituisce una delle poche leve capaci di compensare l’asimmetria militare rispetto agli Stati Uniti. </strong>La riapertura completa dello stretto, annunciata da Trump ma contestata dalle autorità iraniane, è quindi molto più di una questione commerciale: è un test sulla capacità delle parti di trasformare una tregua fragile in un equilibrio sostenibile.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Perché Kazakistan, Canada e Namibia sono diventati asset strategici</strong></h2>



<p>La crisi iraniana ha prodotto un effetto meno visibile ma altrettanto significativo: la rivalutazione geopolitica dei grandi produttori mondiali di uranio. Oggi <strong>Kazakistan</strong>, <strong>Canada</strong> e <strong>Namibia</strong> concentrano circa tre quarti della produzione mineraria globale. Questo dato non significa che controllino l’intero ciclo nucleare, ma indica che una quota enorme dell’offerta primaria mondiale dipende da appena tre paesi.</p>



<p>Il <strong>Kazakistan</strong> occupa una posizione centrale grazie ai suoi giganteschi giacimenti e alla capacità di produrre a costi competitivi. Tuttavia la sua collocazione tra Russia, Cina e Occidente rende ogni valutazione strategica particolarmente complessa.</p>



<p>Il <strong>Canada</strong>, al contrario, rappresenta il modello del fornitore politicamente affidabile. Stabilità istituzionale, certezza giuridica e integrazione nelle alleanze occidentali ne fanno un partner privilegiato per i paesi che puntano sull’espansione del nucleare civile.</p>



<p>La <strong>Namibia</strong>, infine, è emersa come una nuova piattaforma strategica africana. Le sue miniere attraggono investimenti internazionali e la collocano al centro della crescente competizione tra potenze per il controllo delle filiere critiche.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>La vera vulnerabilità è nella filiera</strong></h2>



<p>L’errore più comune consiste nel confondere il possesso del minerale con il controllo dell’intera catena produttiva. L’uranio estratto deve infatti attraversare una lunga sequenza industriale: conversione, arricchimento, fabbricazione del combustibile, trasporto certificato e gestione delle scorte. La vulnerabilità strategica non nasce quindi soltanto dalla concentrazione delle miniere. <strong>Nasce soprattutto dai colli di bottiglia industriali c</strong>he possono emergere lungo il percorso. Per questo motivo la competizione internazionale si sta spostando progressivamente dai giacimenti alle infrastrutture tecnologiche. Chi controllerà le capacità di conversione e arricchimento avrà un vantaggio probabilmente superiore rispetto a chi possiede semplicemente le risorse naturali.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Il ritorno della sicurezza energetica</strong></h2>



<p>La crisi tra Stati Uniti e Iran dimostra come energia, sicurezza e geopolitica siano ormai elementi inseparabili. Le centrali nucleari che numerosi paesi stanno progettando per ridurre le emissioni e rafforzare l’autonomia energetica necessitano di combustibile affidabile per decenni. Di conseguenza, la stabilità delle forniture è diventata un tema di sicurezza nazionale. La conseguenza è evidente: governi e operatori non cercano più soltanto uranio. Cercano <strong>uranio proveniente da paesi stabili, contratti garantiti, catene logistiche sicure e partner politicamente affidabili</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Una crisi che ridefinisce gli equilibri globali</strong></h2>



<p>Il confronto tra Washington e Teheran non determinerà soltanto il futuro del programma nucleare iraniano. Determinerà anche il valore strategico delle grandi aree minerarie, l’orientamento degli investimenti energetici e la configurazione delle future filiere nucleari. Se l’accordo dovesse fallire, il premio geopolitico associato alle forniture provenienti da Kazakistan, Canada e Namibia aumenterebbe ulteriormente. Se invece la diplomazia riuscisse a trovare un compromesso verificabile sullo stock iraniano e sulla sicurezza di Hormuz, <strong>il sistema energetico globale potrebbe recuperare una parte della stabilità perduta. </strong>In entrambi i casi, una conclusione appare già evidente: nel XXI secolo il potere non si misura soltanto con eserciti e missili. Si misura anche attraverso il controllo delle materie prime strategiche, delle infrastrutture energetiche e delle catene industriali che alimentano la sicurezza economica delle grandi potenze.</p>
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		<title>Il Golfo si arma con il software italiano: la diplomazia industriale di Leonardo vale 320 milioni</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Riccardo Renzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 06 Jun 2026 09:52:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
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		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/leonardo-velivoli-la-presse-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="leonardo" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/leonardo-velivoli-la-presse-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/leonardo-velivoli-la-presse-300x200.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/leonardo-velivoli-la-presse-1024x683.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/leonardo-velivoli-la-presse-768x512.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/leonardo-velivoli-la-presse-1536x1024.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/leonardo-velivoli-la-presse-2048x1365.jpeg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Per l’Italia il Golfo rappresenta ormai una direttrice strategica. Leonardo e Fincantieri hanno costruito una presenza credibile.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/il-golfo-si-arma-con-il-software-italiano-la-diplomazia-industriale-di-leonardo-vale-320-milioni.html">Il Golfo si arma con il software italiano: la diplomazia industriale di Leonardo vale 320 milioni</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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<p>Dietro il contratto da <strong>320 milioni di euro</strong> firmato da <strong>Leonardo</strong> con <em>Abu Dhabi Ship Building </em>(ADSB), controllata del gruppo emiratino EDGE, non c’è soltanto una grande commessa militare. C’è soprattutto la fotografia di come sta cambiando la sicurezza nel Golfo Persico: meno centralità delle grandi flotte oceaniche, più peso a software, radar, sensori, interoperabilità e supporto tecnologico permanente. <a href="https://it.euronews.com/business/2026/05/22/leonardo-equipaggera-pattugliatori-del-kuwait-rafforzata-la-presenza-dellitalia-nel-golfo-">L’accordo riguarda la fornitura di sistemi di combattimento navali destinati agli otto pattugliatori Offshore Patrol Vessel (OPV) FALAJ 3 ordinati dal Kuwait nell’ambito del programma “Al Dorra”.</a> Formalmente si tratta di navi leggere. Strategicamente, invece, rappresentano piattaforme digitali integrate pensate per operare in uno degli spazi marittimi più instabili del pianeta. Il Golfo Persico è infatti un ambiente operativo compresso, dove la distanza tra infrastrutture energetiche, rotte commerciali e aree di crisi è minima. In questo contesto, la superiorità non dipende più dalla dimensione della nave, ma dalla capacità di vedere prima, classificare più rapidamente le minacce e reagire in tempi ridotti.</p>



<p><strong>Kuwait, Iran e Hormuz: la geografia della vulnerabilità</strong></p>



<p>Il Kuwait occupa una posizione delicata. È affacciato sull’estremità nord-occidentale del Golfo, vicino all’Iraq e relativamente esposto alla pressione strategica iraniana. Le tensioni nello Stretto di Hormuz, gli attacchi contro tanker e infrastrutture energetiche, la proliferazione di droni e missili antinave hanno trasformato la sicurezza marittima in una priorità esistenziale per le monarchie del Golfo. <strong>Non è un caso che le marine regionali stiano investendo soprattutto in capacità di sorveglianza,</strong> difesa di punto e protezione delle rotte energetiche. Le piattaforme leggere ma altamente integrate risultano più adatte rispetto alle grandi unità tradizionali a contrastare minacce asimmetriche, barchini esplosivi, sciami di droni e missili a corto raggio. In questo scenario, l’Italia rafforza il proprio ruolo come fornitore di tecnologie ad alto valore aggiunto, evitando di competere sul terreno quantitativo dominato dagli Stati Uniti.</p>



<p><strong>Il vero valore: il “cervello” elettronico delle FALAJ 3</strong></p>



<p>La parte più importante della commessa non è lo scafo delle navi, ma il loro sistema nervoso digitale. Leonardo fornirà infatti il <em>Combat Management System </em>(CMS) ATHENA, il radar KRONOS Naval HP e il cannone SUPER RAPIDO da 76 mm con munizionamento guidato STRALES. Il CMS rappresenta il centro operativo della nave: <strong>integra radar, sensori, armamenti e catena decisionale in un’unica architettura software. </strong>In pratica, è il sistema che consente all’unità di individuare una minaccia, valutarla e reagire in pochi secondi. Il radar KRONOS Naval HP aumenta le capacità di scoperta e tracciamento, mentre il sistema STRALES consente di migliorare l’efficacia contro bersagli veloci e manovranti, inclusi droni e missili antinave. Questo spiega perché il contratto abbia una valenza geopolitica molto superiore rispetto al valore economico nominale. Chi controlla software, integrazione e aggiornamenti mantiene infatti un rapporto strutturale con il cliente per decenni.</p>



<p><strong>La strategia italiana: esportare integrazione, non solo armamenti</strong></p>



<p>Per l’Italia il Golfo rappresenta ormai una direttrice strategica sia economica sia geopolitica. <strong>Leonardo e Fincantieri hanno costruito negli anni una presenza credibile nel settore navale, elettronico e aerospaziale</strong>, puntando soprattutto sull’integrazione tecnologica. Il caso kuwaitiano conferma questa impostazione. Roma non compete con Washington sul piano della proiezione militare globale né con Parigi su quello politico-diplomatico nel Golfo. Tuttavia, può conquistare spazi attraverso la filiera industriale della difesa. La collaborazione tra Leonardo e ADSB dura da oltre vent’anni e ha già portato alla realizzazione di circa trenta unità navali. Ora il salto di qualità potrebbe arrivare con la joint venture annunciata tra Leonardo ed EDGE Group, prevista operativa dal 2026. L’accordo prevede che il gruppo emiratino detenga il 51% della nuova società e Leonardo il 49%, con attività che spaziano dalla progettazione alla produzione locale, fino alla formazione del personale e alla gestione della proprietà intellettuale.</p>



<p><strong>Difesa e diplomazia: il modello del Golfo</strong></p>



<p><strong>Nel Golfo Persico la difesa è sempre più diplomazia industriale. </strong>Gli Stati della regione vogliono continuare ad acquistare tecnologia occidentale, ma pretendono anche trasferimento di competenze, formazione e capacità produttive locali. EDGE rappresenta esattamente questa ambizione emiratina: trasformare gli Emirati Arabi Uniti in un hub regionale della difesa capace di integrare tecnologie europee e venderle all’intera area GCC. Per Leonardo, entrare stabilmente in questo ecosistema significa ottenere non solo contratti, ma <strong>accesso permanente a un mercato strategico in crescita. </strong>Il punto decisivo è che i sistemi navali moderni non terminano il loro ciclo economico con la consegna. Richiedono aggiornamenti software, manutenzione, cybersecurity, addestramento degli equipaggi e supporto logistico continuo. È qui che nasce la vera influenza geopolitica.</p>



<p><strong>Il legame militare tra Roma e Kuwait</strong></p>



<p>La cooperazione tra Italia e Kuwait non si limita alla componente navale. Nel 2016 il Kuwait ha acquistato 28 Eurofighter Typhoon prodotti da Leonardo, mentre nel 2024 è stato rinnovato l’accordo triennale tra Aeronautica Militare italiana e Kuwait Air Force per addestramento, guerra elettronica e supporto operativo. L’Italia mantiene inoltre una presenza militare stabile nella base di Ali al Salem, dove operano circa 320 militari italiani insieme a velivoli MQ-9A Predator ed Eurofighter del Task Group “Typhoon”. La base svolge attività di sorveglianza, raccolta dati e cooperazione con le forze irachene nell’ambito delle operazioni contro il terrorismo jihadista e per la stabilizzazione regionale. <strong>Questo intreccio tra presenza industriale e presenza militare rende il rapporto con il Kuwait particolarmente strategico per Roma.</strong></p>



<p><strong>Il rischio escalation e la corsa regionale agli armamenti</strong></p>



<p>Resta però un elemento di rischio. I<strong>l rafforzamento navale del Golfo avviene in un momento di forte instabilità regionale.</strong> La pressione iraniana, le tensioni sul Mar Rosso e gli attacchi contro infrastrutture energetiche stanno accelerando la militarizzazione dell’area. In questo quadro, anche sistemi formalmente difensivi possono essere percepiti come parte di una corsa agli armamenti tecnologici. Per l’Italia la sfida sarà quindi mantenere un equilibrio delicato: rafforzare la propria industria della difesa senza apparire come attore destabilizzante in una delle aree più sensibili del pianeta. Perché il vero significato del contratto Leonardo-Kuwait non sta nei 320 milioni di euro. Sta nel fatto che, nel Golfo del XXI secolo, il potere non passa più soltanto dalle navi. Passa soprattutto dai dati, dai radar, dai software e dalla capacità di restare dentro il sistema operativo della sicurezza regionale.</p>
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		<title>L&#8217;impianto di Rezekne, i droni fuori rotta e il rischio nel Baltico: quando la guerra ucraina sfiora la NATO</title>
		<link>https://it.insideover.com/difesa/limpianto-di-rezekne-i-droni-fuori-rotta-e-il-rischio-nel-baltico-quando-la-guerra-ucraina-sfiora-la-nato.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Riccardo Renzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 15 May 2026 15:07:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Technology]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Ucraina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1279" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/droni.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="ucraina" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/droni.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/droni-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/droni-1024x682.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/droni-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/droni-1536x1023.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/droni-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Basta un errore per trasformare un’operazione contro Mosca in un incidente internazionale. Le ansie di Lettonia, Finlandia, Estonia, Lituania </p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1279" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/droni.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="ucraina" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/droni.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/droni-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/droni-1024x682.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/droni-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/droni-1536x1023.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/droni-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il danno materiale è stato limitato. Il significato geopolitico, invece, è enorme. La caduta di due droni sospetti in territorio lettone il <a href="https://www.lindipendente.online/2026/05/07/lettonia-due-droni-non-identificati-danneggiano-deposito/">7 maggio 2026, con un impatto presso un sito di stoccaggio petrolifero a <strong>Rezekne</strong>, ha aperto una questione che a Bruxelles e nei comandi NATO viene ormai considerata strutturale: la guerra dei droni tra Russia e Ucraina rischia di uscire dal teatro originario e di contaminare direttamente lo spazio politico-militare dell’Alleanza Atlantica</a>. Il punto centrale non è stabilire se Kyiv abbia deliberatamente colpito territorio NATO. Al momento non esiste alcuna evidenza credibile in questo senso. Il vero nodo è operativo: quando una campagna di <em>strike</em> a lungo raggio contro infrastrutture energetiche russe si sviluppa in uno spazio geografico densissimo come il Baltico, basta un errore di navigazione, un’interferenza elettronica o una perdita di segnale GPS per trasformare un’operazione contro Mosca in un incidente internazionale. Ed è esattamente questo il problema che oggi preoccupa Lettonia, Finlandia, Estonia e Lituania.</p>



<p><strong>La falsa pista del treno Riga-Daugavpils</strong></p>



<p>A complicare il quadro è intervenuta quasi immediatamente la guerra informativa. Sui social e in alcuni circuiti OSINT non verificati ha iniziato a circolare la notizia secondo cui un drone ucraino avrebbe colpito un treno passeggeri sulla linea <strong>Riga-Daugavpils</strong>, provocando un incendio. La ricostruzione disponibile, però, smentisce questa versione. Il video viralizzato online mostrava infatti un incendio ferroviario avvenuto il 5 maggio sulla tratta Nīcgale-Vabole, con circa 60 evacuati e nessun ferito, attribuito preliminarmente a un problema tecnico al motore del convoglio. Questa distinzione è cruciale. <a href="https://www.notizie.it/crisi-politica-in-lettonia-dopo-i-droni-che-hanno-colpito-un-deposito-a-rezekne/">Perché mostra la dinamica tipica delle crisi ibride contemporanee: un fatto reale — i droni caduti in Lettonia — viene immediatamente circondato da elementi falsi o manipolati che ne amplificano l’impatto psicologico e politico</a>. Il rischio non è soltanto la disinformazione in sé. È la velocità con cui una narrativa tossica può trasformare un incidente tecnico-operativo in una presunta escalation militare deliberata.</p>



<p><strong>Il Baltico come nuova zona grigia della guerra</strong></p>



<p>Il teatro baltico presenta caratteristiche uniche. Il Golfo di Finlandia, Primorsk, San Pietroburgo, l’Estonia orientale e la Lettonia costituiscono <strong>uno spazio estremamente ristretto in cui infrastrutture strategiche russe e territori NATO convivono a poche decine di chilometri di distanza. </strong>Negli ultimi mesi Kyiv ha aumentato gli attacchi contro asset energetici russi nel Nord-Ovest del Paese: depositi petroliferi, terminali portuali, infrastrutture logistiche e componenti della cosiddetta <strong><em>shadow fle</em>et</strong> utilizzata da Mosca per aggirare le restrizioni commerciali occidentali. Dal punto di vista militare, la logica ucraina è comprensibile. Colpire il sistema energetico russo significa aumentare i costi logistici del Cremlino, ridurre la resilienza industriale e costringere Mosca a disperdere sistemi di difesa aerea. <strong>Ma più queste rotte si avvicinano al Baltico, maggiore diventa il rischio di <em>spillover </em>verso Paesi NATO.</strong></p>



<p><strong>Il dilemma operativo della NATO</strong></p>



<p>Il caso Rezekne evidenzia un problema che l’Alleanza non ha ancora risolto completamente: come gestire droni di lungo raggio relativamente economici, piccoli, difficili da tracciare e vulnerabili a interferenze elettroniche. Intercettare un UAV vicino al confine russo non è una decisione puramente tecnica. È una scelta politica. <strong>Un abbattimento può essere interpretato da Mosca come coinvolgimento diretto NATO</strong>; un mancato intervento può invece esporre infrastrutture civili o energetiche di Paesi alleati. La Finlandia ha già affrontato questo dilemma. Helsinki, pur restando uno dei partner europei più solidi dell’Ucraina, ha espresso crescente irritazione per gli sconfinamenti di droni legati ad attacchi contro infrastrutture russe nell’area di Primorsk. La questione è delicatissima: sostenere Kyiv senza normalizzare violazioni dello spazio aereo alleato.</p>



<p><strong>Guerra elettronica e ambiguità strategica</strong></p>



<p>Un elemento centrale riguarda la dimensione <strong>EW</strong>, la guerra elettronica. Nel Baltico operano intensi sistemi di jamming e spoofing GPS, sia russi sia occidentali. In un ambiente elettromagnetico degradato, droni progettati per lunghe percorrenze possono perdere orientamento, modificare traiettoria o entrare in modalità di emergenza. Questo apre uno scenario ambiguo. Mosca potrebbe non aver causato direttamente l’incidente lettone, ma potrebbe comunque sfruttarlo politicamente. Oppure, in uno scenario ancora più complesso, <strong>sistemi di disturbo russi potrebbero contribuire indirettamente alla deviazione dei vettori ucraini verso territori NATO.</strong> Nessuna di queste ipotesi è dimostrata. Ma tutte risultano coerenti con la logica della guerra ibrida contemporanea, dove la linea tra incidente, interferenza tecnica e sfruttamento politico è sempre più sottile.</p>



<p><strong>Il rischio politico supera il danno materiale</strong></p>



<p>I quattro serbatoi vuoti danneggiati a Rezekne non cambiano l’equilibrio militare regionale. Ma il valore geopolitico dell’episodio è molto più alto del danno fisico. Perché ogni sconfinamento produce almeno tre effetti strategici. Primo: costringe la NATO a rafforzare architetture anti-drone in un quadrante già ipersensibile. Secondo: aumenta i costi civili e assicurativi per infrastrutture energetiche e logistiche baltiche. Terzo: <strong>crea potenziali frizioni tra alleati e Ucraina,</strong> soprattutto se gli episodi dovessero ripetersi. Ed è proprio qui che emerge il vero dilemma occidentale. L’Alleanza vuole che Kyiv continui a colpire infrastrutture strategiche russe. Ma non può permettersi che questa campagna generi incidenti ripetuti dentro il proprio spazio politico-militare.</p>



<p><strong>Il confine invisibile della guerra a distanza</strong></p>



<p>La guerra dei droni sta modificando il concetto stesso di confine. Un UAV lanciato contro un terminale russo può attraversare in pochi minuti aree NATO, essere disturbato elettronicamente, perdere segnale e trasformarsi da arma offensiva a problema diplomatico. Il caso Rezekne dimostra che il vero centro della questione non è il drone caduto in Lettonia. <strong>È il confine politico della guerra a distanza.</strong> Se gli episodi resteranno occasionali, la NATO assorbirà il problema con nuove capacità counter-UAS, coordinamento tecnico e comunicazione prudente. Ma se gli sconfinamenti dovessero diventare ricorrenti, l’Alleanza sarà costretta a ridefinire regole operative, posture difensive e rapporti di coordinamento con Kyiv. A quel punto, la guerra dei droni smetterebbe di essere soltanto un conflitto tra Russia e Ucraina. E diventerebbe un test diretto della tenuta strategica dell’intera architettura euro-atlantica.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/difesa/limpianto-di-rezekne-i-droni-fuori-rotta-e-il-rischio-nel-baltico-quando-la-guerra-ucraina-sfiora-la-nato.html">L&#8217;impianto di Rezekne, i droni fuori rotta e il rischio nel Baltico: quando la guerra ucraina sfiora la NATO</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>NIS, sanzioni e gas: così licenze, pipeline e diritto UE riscrivono la sovranità energetica dei Balcani</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/nis-sanzioni-e-gas-cosi-licenze-pipeline-e-diritto-ue-riscrivono-la-sovranita-energetica-dei-balcani.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Riccardo Renzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 10 Feb 2026 05:55:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Technology]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1164" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Bandiere-Balcani-La-Presse-e1577119564152.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Balcani area balcanica" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Bandiere-Balcani-La-Presse-e1577119564152.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Bandiere-Balcani-La-Presse-e1577119564152-300x182.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Bandiere-Balcani-La-Presse-e1577119564152-768x465.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Bandiere-Balcani-La-Presse-e1577119564152-1024x621.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p> La variabile chiave non è “se” il gas esiste, ma a quali condizioni circola. E Washington punta a ridurre il ruolo di Mosca.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/nis-sanzioni-e-gas-cosi-licenze-pipeline-e-diritto-ue-riscrivono-la-sovranita-energetica-dei-balcani.html">NIS, sanzioni e gas: così licenze, pipeline e diritto UE riscrivono la sovranità energetica dei Balcani</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1164" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Bandiere-Balcani-La-Presse-e1577119564152.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Balcani area balcanica" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Bandiere-Balcani-La-Presse-e1577119564152.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Bandiere-Balcani-La-Presse-e1577119564152-300x182.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Bandiere-Balcani-La-Presse-e1577119564152-768x465.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Bandiere-Balcani-La-Presse-e1577119564152-1024x621.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il caso serbo tra OFAC, JANAF e ban europeo sul gas russo mostra come l’energia non sia più mercato ma potere: finestre temporali, <em>governance </em>e geopolitica ridisegnano l’Europa sud-orientale Non è solo una questione di <strong>petrolio</strong> o di <strong>gas</strong>. Quando un’unica raffineria nazionale dipende da <strong>licenze temporanee</strong> e negoziati internazionali, l’energia diventa <strong>potere geopolitico</strong>. Il dossier <a href="https://www.pipeline.it/prodotti-e-servizi/blog/direttiva-nis2-sicurezza-informatica-ue-cose-e-a-chi-serve/"><strong>NIS</strong> (Naftna industrija Srbije)</a> lo dimostra: sanzioni, pipeline e assetti proprietari stanno riscrivendo la <strong>sovranità energetica</strong> nei Balcani, con effetti che superano i confini serbi e toccano l’UE, la NATO e il rapporto con Mosca.</p>



<p><strong>La raffineria come “nodo sovrano”</strong></p>



<p>NIS non è una semplice società: è l’<strong>ossatura materiale</strong> del sistema carburanti serbo. Gestisce <strong>Pančevo</strong>, l’unica raffineria del Paese, coprendo una quota decisiva del fabbisogno interno e operando anche nei mercati limitrofi. La <strong>struttura proprietaria</strong>—con una storica presenza russa accanto allo Stato serbo—ha sempre imposto un equilibrio delicato tra <strong>scelte industriali</strong> e <strong>linee di politica estera</strong>. In tempi ordinari è gestione; in tempi sanzionatori diventa <strong>leva</strong>.</p>



<p>Le misure statunitensi non colpiscono solo i volumi, ma la <strong>catena operativa</strong>: importazioni, assicurazioni, pagamenti, compliance bancaria. <a href="https://www.ilpiccolo.it/balcani/serbia-ungheria-nis-sanzioni-americane-mol-cawg5wa0">È qui che la sanzione smette di essere tecnica e diventa <strong>sistemica</strong>.</a> La riattivazione della raffineria grazie a una <strong>deroga a tempo</strong>—prima fino a gennaio, poi estesa a febbraio 2026—è stata ossigeno operativo, ma anche un <strong>timer negoziale</strong>: continuità sì, ma a scadenza.</p>



<p><strong>JANAF e la vulnerabilità regionale</strong></p>



<p>Il greggio di NIS transita dalla <strong>pipeline JANAF</strong> in Croazia. Questo dettaglio logistico trasforma una decisione OFAC in un <strong>fattore di pressione regionale</strong>: un asset serbo dipende da un corridoio UE/NATO. Quando le filiere diventano politiche, ogni snodo è un <strong>punto di pressione</strong>. È la nuova grammatica della sicurezza energetica balcanica.</p>



<p>La prospettiva di un <strong>riassetto</strong>—con l’ipotesi di ingresso di <strong>MOL</strong> (Ungheria)—sposta il dossier dal piano industriale a quello del <strong>potere</strong>. Washington punta a ridurre il controllo russo su un nodo sensibile; Belgrado cerca <strong>continuità</strong> senza rotture simboliche; Budapest offre un <strong>ponte UE</strong> con margini politici autonomi; Mosca valuta la <strong>minimizzazione del danno</strong>. La comunicazione russa che definisce l’operazione “benefica” segnala una <strong>uscita gestita</strong>, non una resa.</p>



<p><strong>Quattro letture strategiche</strong></p>



<p><strong>Compressione controllata</strong>: la deroga evita shock invernali ma rende oneroso lo status quo, spingendo a una soluzione compatibile con i vincoli occidentali.</p>



<p><strong>Ambiguità funzionale</strong> di Belgrado: ristrutturare senza apparire allineati, gestendo più dipendenze insieme.</p>



<p><strong>Ponte ungherese</strong>: un attore UE “accettabile” sul piano regolatorio, pur sotto semaforo OFAC.</p>



<p><strong>Razionalità russa</strong>: monetizzare l’asset ed evitare l’illiquidità totale sotto sanzioni.</p>



<p><strong>Scenari per NIS</strong></p>



<p><strong>Stabilità condizionata</strong>: proroghe tecniche e sovranità che scivola verso calendari autorizzativi.<br><strong>Best case</strong>: transizione ordinata, continuità industriale, riduzione del rischio bancario.<br><strong>Worst case</strong>: stallo negoziale, frizioni su import, assicurazioni e prezzi.<br><strong>Wildcard</strong>: soluzioni non lineari—partner finanziari, maggiore assertività statale, rinegoziazione logistica.</p>



<p><strong>Dal gas-commodity al gas-arma</strong></p>



<p>Per un decennio il gas russo è stato <a href="https://iari.site/2026/01/29/perche-leuropa-ha-reso-irreversibile-il-divorzio-energetico-dalla-russia/"><strong>stabilità industriale</strong> per l’Europa centrale</a>. Poi <strong>Nord Stream</strong> è diventato geopolitica pura. Dal 2022 l’energia entra nella <strong>sicurezza nazionale</strong>: sabotaggi, prezzi, diversificazione. Anche l’idea di una linea “intatta” perde peso quando si scontra con <strong>diritto UE</strong> e <strong>sanzioni</strong>.</p>



<p><strong>Il ban UE: irreversibilità normativa</strong></p>



<p>La scelta europea di un <strong>divieto a scaglioni</strong> sulle importazioni di gas russo—pipeline e GNL—con piena operatività entro il <strong>2027</strong> trasforma una traiettoria in <strong>vincolo giuridico</strong>. Non è solo mercato: è <strong>enforcement</strong>. Il “transaction ban” su Nord Stream e i requisiti regolatori rendono la riattivazione <strong>impraticabile</strong>, anche a parità di integrità fisica. La riduzione della quota russa è avanzata; cresce però la concentrazione sul <strong>GNL USA</strong>. Bruxelles ne è consapevole: evitare la <strong>dipendenza sostituita</strong> è il nuovo obiettivo. Controlli d’origine, esenzioni “low risk”, stoccaggi e logistica diventano strumenti di <strong>governance geopolitica</strong>, non burocrazia.</p>



<p>La variabile chiave non è “se” il gas esiste, ma <strong>a quali condizioni</strong> circola. Per i Balcani: <strong>OFAC</strong>, tempi e praticabilità bancaria; <strong>riassetti</strong> e governance; <strong>logistica</strong> senza incidenti. Per l’UE: <strong>calendario del ban</strong>, controlli d’origine, concentrazione GNL, sicurezza delle infrastrutture.<br><strong>NIS è un caso scuola</strong>: mostra come, oggi, la sovranità energetica si giochi su <strong>licenze, pipeline e finestre temporali</strong>. L’energia non è più una commodity. È una <strong>leva di potere</strong>.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/nis-sanzioni-e-gas-cosi-licenze-pipeline-e-diritto-ue-riscrivono-la-sovranita-energetica-dei-balcani.html">NIS, sanzioni e gas: così licenze, pipeline e diritto UE riscrivono la sovranità energetica dei Balcani</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Cina-Giappone, scatta la diplomazia delle televisioni: cosa c&#8217;è dietro l&#8217;alleanza tra Sony e TCL</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/cina-giappone-scatta-la-diplomazia-delle-televisioni-cosa-ce-dietro-lalleanza-tra-sony-e-tcl.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federico Giuliani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 24 Jan 2026 09:31:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Technology]]></category>
		<category><![CDATA[Sony]]></category>
		<category><![CDATA[Tcl]]></category>
		<category><![CDATA[televisori]]></category>
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<p>Nonostante le tensioni politiche tra Cina e Giappone, Sony e TCL uniscono le forze in una joint venture sui televisori.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/cina-giappone-scatta-la-diplomazia-delle-televisioni-cosa-ce-dietro-lalleanza-tra-sony-e-tcl.html">Cina-Giappone, scatta la diplomazia delle televisioni: cosa c&#8217;è dietro l&#8217;alleanza tra Sony e TCL</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260121153229297_de5407992d2fba7418c63874fe749ba2.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260121153229297_de5407992d2fba7418c63874fe749ba2.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260121153229297_de5407992d2fba7418c63874fe749ba2-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260121153229297_de5407992d2fba7418c63874fe749ba2-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260121153229297_de5407992d2fba7418c63874fe749ba2-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260121153229297_de5407992d2fba7418c63874fe749ba2-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260121153229297_de5407992d2fba7418c63874fe749ba2-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Lasciate perdere <a href="https://it.insideover.com/economia/blocchi-allexport-e-terre-rare-cosi-la-cina-vuole-mettere-in-crisi-il-giappone.html">le tensioni politiche che hanno allontanato</a> <strong>Cina </strong>e <strong>Giappone</strong>. Ignorate le dichiarazioni della premier nipponica <a href="https://it.insideover.com/politica/profilo-takaichi-sanae-la-donna-che-punta-a-guidare-il-giappone.html">Takaichi Sanae</a> in merito a un eventuale intervento militare a sostegno di Taiwan, nel caso in cui Pechino dovesse provare a <a href="https://it.insideover.com/difesa/il-militarismo-giapponese-e-il-vittimismo-cinese-le-opposte-narrative-che-scaldano-lestremo-oriente.html">conquistare Taipei con la forza</a>. Dimenticate anche la risposta del governo cinese, concretizzata nello stop all&#8217;export di beni a duplice uso &#8211; inclusi alcuni elementi delle Terre Rare – verso Tokyo e nel suggerimenti ai propri connazionali di evitare la nazione di Takaichi come meta turistica. </p>



<p>Accanto a tutto questo, infatti, il <strong>mondo degli affari</strong> risponde in modo diverso e procede in direzione opposta. Altro che freddezza, minacce e contro minacce: due importanti colossi tecnologici di Cina e Giappone hanno deciso di unire le forze per incrementare il loro affari. </p>



<p>I riflettori sono puntati sulla giapponese <strong>Sony </strong>e sulla cinese <strong>Tcl Electronics Holdings</strong>. La prima separerà infatti il suo <strong>business dei televisori</strong> per trasferire il tutto in una nuova <strong>joint venture</strong> con Tcl, nell&#8217;ambito di una radicale ristrutturazione delle attività legate all&#8217;<strong>home entertainment</strong>. </p>



<p>In base a quanto emerso, Tcl deterrà una quota del <strong>51% </strong>e l&#8217;unità elettronica principale di Sony Group, <strong>Sony Corp.</strong>, il <strong>49%</strong>. La nuova società gestirà l&#8217;intero business a livello internazionale, dallo sviluppo e design dei prodotti alla produzione, alle vendite e alla logistica di televisori e apparecchi audio per la casa, usando i marchi <strong>Sony </strong>e <strong>Bravia</strong>.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="768" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260121153200327_d82d4c3964c0c3333ad6db899f6fa896-1024x768.jpg" alt="" class="wp-image-502516" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260121153200327_d82d4c3964c0c3333ad6db899f6fa896-1024x768.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260121153200327_d82d4c3964c0c3333ad6db899f6fa896-300x225.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260121153200327_d82d4c3964c0c3333ad6db899f6fa896-768x576.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260121153200327_d82d4c3964c0c3333ad6db899f6fa896-1536x1152.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260121153200327_d82d4c3964c0c3333ad6db899f6fa896-600x450.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260121153200327_d82d4c3964c0c3333ad6db899f6fa896.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>La diplomazia dei televisori</strong></h2>



<p>Le due aziende intendono costituire una joint venture che inizierà le operazioni nell&#8217;<strong>aprile 2027</strong> per produrre televisori con i <strong>marchi </strong>Sony e Bravia, ma utilizzando la <strong>tecnologia di visualizzazione</strong> di Tcl. </p>



<p>Come ha spiegato <em>Nikkei Asia</em>, questa operazione si inserisce in un contesto di crescente competizione nel mercato mondiale dei televisori, con la domanda di schermi sempre più grandi e ad alta risoluzione che continua ad aumentare, spinta dall&#8217;espansione dei servizi di streaming. </p>



<p>In questo contesto, produttori cinesi come <strong>Tcl, Hisense e Xiaomi</strong> stanno accelerando l&#8217;espansione sui mercati internazionali, facendo leva su economie di scala ed efficienza dei costi per guadagnare quote di mercato. Lo stesso schema, per intendersi, che ha portato al successo Byd sul fronte dell&#8217;automotive e Huawei e Xiaomi in quello degli smartphone. </p>



<p>C&#8217;è da considerare un altro aspetto. Il rallentamento della crescita nei mercati maturi ha ulteriormente inasprito la <strong>competizione sui prezzi</strong>, comprimendo i margini dei marchi storici giapponesi e sudcoreani. Di fronte a queste pressioni, dunque, molte aziende sono state costrette a rivedere i propri <strong>modelli di business</strong> e a riorganizzare le operazioni per mantenere la competitività. </p>



<p>Per quanto riguarda i brand nipponici, un tempo erano gli assoluti protagonisti della scena, mentre oggi hanno progressivamente ridotto o abbandonato la presenza nel settore con l&#8217;aumentare della concorrenza e il crollo dei margini.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260121153246668_c50dc825fe7eba8927d3c0c27fdb7f04-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-502518" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260121153246668_c50dc825fe7eba8927d3c0c27fdb7f04-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260121153246668_c50dc825fe7eba8927d3c0c27fdb7f04-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260121153246668_c50dc825fe7eba8927d3c0c27fdb7f04-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260121153246668_c50dc825fe7eba8927d3c0c27fdb7f04-1536x1025.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260121153246668_c50dc825fe7eba8927d3c0c27fdb7f04-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260121153246668_c50dc825fe7eba8927d3c0c27fdb7f04.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Le mosse di Sony e Tcl</strong></h2>



<p>Per chi se lo chiedesse, Tcl è uno dei più antichi e grandi conglomerati elettronici cinesi. Ha cercato per anni di affermarsi come importante realtà all&#8217;estero, salvo poi diventare un&#8217;importante azienda di <strong>Tv low-cost</strong> negli Stati Uniti. </p>



<p>Quest&#8217;anno ha tuttavia occupato uno degli stand espositivi più importanti alla conferenza Ces 2026 di Las Vegas, soppiantando Samsung Electronics. Tcl cercherà adesso di sfruttare il marchio Sony e la sua competenza tecnica per continuare la sua espansione. </p>



<p>Di Sony, invece, c&#8217;è poco da dire, se non che di recente si è concentrato sull&#8217;espansione del suo portafoglio di <strong>asset di proprietà intellettuale</strong> – anime, film live-action, musica e trasmissioni sportive – riducendo al contempo la sua presenza nell&#8217;<strong>elettronica di consumo.</strong> </p>



<p>I televisori <strong>Sony Bravia</strong> sono sopravvissuti agli ultimi cambiamenti grazie al loro posizionamento nella fascia alta del mercato, quella nella quale i consumatori sono disposti a pagare di più per ottenere una qualità audio e video di alto livello. </p>



<p>In generale, il business di Sony nei televisori e nell&#8217;audio per la casa è però in contrazione. Nell&#8217;esercizio chiuso lo scorso marzo, i ricavi del segmento display, che comprende Tv e proiettori domestici, <strong>sono scesi del 10%</strong> a 597 miliardi di yen (circa <strong>3,8 miliardi di dollari</strong>), incidendo negativamente anche sulle vendite e sulla redditività operativa della divisione elettronica del gruppo. </p>



<p>&#8220;Combinando le competenze di entrambe le aziende, puntiamo a creare nuovo valore per i clienti nell&#8217;home entertainment&#8221;, ha spiegato <strong>Kimio Maki</strong>, amministratore delegato di Sony Corp. <strong>Du Juan</strong>, presidentessa di Tcl, ha invece dichiarato che la partnership unirà i punti di forza di Sony e Tcl per creare &#8220;una piattaforma potente per una crescita sostenibile&#8221;.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="687" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260121153318288_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_149111-1024x687.jpg" alt="" class="wp-image-502519" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260121153318288_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_149111-1024x687.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260121153318288_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_149111-300x201.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260121153318288_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_149111-768x515.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260121153318288_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_149111-1536x1030.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260121153318288_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_149111-600x403.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260121153318288_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_149111.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>
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		<title>Missili e malware, la strategia ibrida della Corea del Nord</title>
		<link>https://it.insideover.com/difesa/missili-e-malware-la-strategia-ibrida-della-corea-del-nord.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Riccardo Renzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 19 Jan 2026 05:44:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cyber spionaggio]]></category>
		<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Politics]]></category>
		<category><![CDATA[Technology]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnologia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1081" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/kim-corea-del-nord.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/kim-corea-del-nord.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/kim-corea-del-nord-600x338.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/kim-corea-del-nord-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/kim-corea-del-nord-1024x576.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/kim-corea-del-nord-768x432.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/kim-corea-del-nord-1536x864.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/kim-corea-del-nord-2048x1153.jpg 2048w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/kim-corea-del-nord-334x188.jpg 334w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Gli attacchi informatici nordcoreani sono parte di una dottrina di guerra ibrida, che combina pressione militare e sabotaggio digitale.  </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/difesa/missili-e-malware-la-strategia-ibrida-della-corea-del-nord.html">Missili e malware, la strategia ibrida della Corea del Nord</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1081" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/kim-corea-del-nord.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/kim-corea-del-nord.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/kim-corea-del-nord-600x338.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/kim-corea-del-nord-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/kim-corea-del-nord-1024x576.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/kim-corea-del-nord-768x432.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/kim-corea-del-nord-1536x864.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/kim-corea-del-nord-2048x1153.jpg 2048w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/kim-corea-del-nord-334x188.jpg 334w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Dalla maxi–violazione di dati di Coupang agli attacchi nordcoreani su Telco e criptovalute: il 2025 rivela le fragilità cyber di Seoul nel confronto strategico con Pyongyang.</p>



<p>Le scuse pubbliche di <strong>Kim Bom</strong>, fondatore di Coupang, non hanno chiuso il dibattito apertosi in Corea del Sud nel 2025. La violazione che ha colpito oltre <strong>33 milioni di utenti</strong> non è stata solo un incidente aziendale, ma un segnale sistemico. Il ritardo di mesi nella scoperta dell’intrusione ha evidenziato falle profonde nella <strong>sicurezza informatica delle grandi piattaforme sudcoreane</strong>, soprattutto quelle considerate parte integrante dell’economia digitale nazionale. Il risarcimento miliardario annunciato e i buoni ai clienti rappresentano una risposta economica, ma non risolvono il nodo politico: la <strong>protezione dei dati personali</strong> resta strutturalmente debole, anche in un Paese tecnologicamente avanzato come la Corea del Sud.</p>



<p><strong>Le Telco sudcoreane: infrastrutture critiche sotto stress</strong></p>



<p>Il caso Coupang non è isolato. <a href="https://askanews.it/2026/01/04/corea-del-sud-nordcorea-la-smetta-con-le-provocazioni/">Negli ultimi anni, operatori come <strong>SK Telecom</strong> e <strong>LG Uplus</strong> sono stati colpiti da intrusioni su larga scala, con fughe di dati che hanno interessato decine di milioni di utenti.</a> Le Telco sudcoreane costituiscono una <strong>spina dorsale del Sistema Paese</strong>, connessa a servizi finanziari, identità digitali e infrastrutture governative. Secondo fonti istituzionali, questi episodi hanno messo in luce <strong>lacune strutturali</strong>, aggravate da un sistema di cybersecurity <strong>frammentato</strong>, da una carenza di personale specializzato e da una risposta spesso tardiva agli incidenti.</p>



<p><strong>Cybercrime o guerra ibrida? Il fattore nordcoreano</strong></p>



<p>Seoul continua ad attribuire molte responsabilità ad attori criminali e statali esterni, in particolare a <strong>Corea del Nord e Cina</strong>. Nel caso di Pyongyang, però, la distinzione tra criminalità e strategia statale è sempre più sottile. <a href="https://www.bassanonet.it/news/33199-pyongyang_potenzia_le_operazioni_di_pirateria_informatica_legate_alle_criptovalute.html">Gli <strong>attacchi informatici nordcoreani</strong> sono oggi parte integrante di una dottrina di <strong>guerra ibrida</strong></a>, che combina pressione militare, sabotaggio digitale e finanziamento illecito. Nel 2025, secondo <strong>Chainalysis</strong>, gli hacker nordcoreani avrebbero sottratto <strong>2,02 miliardi di dollari in criptovalute</strong>, un record storico che conferma la centralità del cyberspazio nel sostentamento del regime.</p>



<p><strong>Criptovalute e sanzioni: il bancomat digitale di Pyongyang</strong></p>



<p>Le sanzioni internazionali hanno limitato l’accesso della Corea del Nord ai mercati tradizionali, ma hanno spinto Pyongyang a perfezionare un modello alternativo. <a href="https://www.cybersecitalia.it/attacco-cyber-contro-coupang-arrivano-le-scuse-ufficiali-ma-le-aziende-telco-della-corea-del-sud-sono-sempre-piu-vulnerabili/57350/">I gruppi legati allo Stato, come <strong>Lazarus Group</strong>, hanno affinato tecniche di attacco mirate e meno frequenti, ma altamente redditizie</a>. Il riciclaggio avviene attraverso <strong>micro–transazioni</strong>, suddividendo i fondi rubati per eludere i controlli degli exchange. Questo approccio rende la Corea del Nord responsabile di circa <strong>tre quarti delle principali compromissioni crypto</strong> del 2025, nonostante un calo numerico degli attacchi complessivi.</p>



<p><strong>APT, spear phishing e il fronte interno sudcoreano</strong></p>



<p>Sul piano operativo, gruppi come <strong>APT37</strong> hanno intensificato le campagne di <strong>spionaggio informatico</strong>, sfruttando vulnerabilità culturali e tecnologiche. L’uso del formato <strong>HWP</strong>, tipico dei documenti sudcoreani, e tecniche di <strong>spear phishing</strong> mirate dimostrano una conoscenza profonda dell’ecosistema locale. Le reti governative, militari e industriali sudcoreane restano obiettivi prioritari, confermando che il cyberspazio è ormai un <strong>campo di battaglia permanente</strong> tra le due Coree.</p>



<p><strong>Missili e malware: due facce della stessa strategia</strong></p>



<p>Gli ultimi <strong>lanci balistici nordcoreani</strong>, avvenuti a ridosso di appuntamenti diplomatici chiave, non sono eventi scollegati dal fronte cyber. <a href="https://www.lanotiziagiornale.it/corea-del-nord-test-missili-ipersonici-kim-jong-un/">Al contrario, rappresentano una <strong>sincronizzazione strategica</strong></a>: pressione militare visibile e operazioni informatiche silenziose procedono in parallelo. Il rafforzamento delle capacità missilistiche, unito ai successi nel cyber–crime, offre a <strong>Kim Jong-un</strong> una leva negoziale crescente, soprattutto nel contesto dei rapporti con Stati Uniti, Cina e Russia.</p>



<p><strong>Una lezione per Seoul (e per l’Occidente)</strong></p>



<p>Il 2025 ha dimostrato che la sicurezza informatica non è più un tema tecnico, ma una questione di <strong>sicurezza nazionale</strong>. Il caso Coupang, le vulnerabilità delle Telco e l’attivismo cyber di Pyongyang convergono in un’unica lezione: senza <strong>governance unitaria</strong>, investimenti strutturali e deterrenza credibile, anche le economie digitalmente avanzate restano esposte. Per la Corea del Sud, il fronte più pericoloso non è solo quello che attraversa il 38° parallelo, ma quello invisibile che corre nei <strong>server, nei cavi e nelle blockchain</strong>.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/difesa/missili-e-malware-la-strategia-ibrida-della-corea-del-nord.html">Missili e malware, la strategia ibrida della Corea del Nord</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>TikTok bandito negli Usa? No problem, ci pensa RedNote (cinese pure quello)</title>
		<link>https://it.insideover.com/media-e-potere/tiktok-bandito-negli-usa-no-problem-ci-pensa-rednote-cinese-pure-quello.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Diana Mihaylova]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Jan 2025 15:56:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Media e Potere]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Technology]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1024" height="613" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/GettyImages-2193805639b.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/GettyImages-2193805639b.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/GettyImages-2193805639b-600x359.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/GettyImages-2193805639b-300x180.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/GettyImages-2193805639b-768x460.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p>
<p>Tiktok a rischio ban negli Usa? I tiktoker americani hanno già trovato un'alternativa: l'app cinese RedNote, che fa il boom di download.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/media-e-potere/tiktok-bandito-negli-usa-no-problem-ci-pensa-rednote-cinese-pure-quello.html">TikTok bandito negli Usa? No problem, ci pensa RedNote (cinese pure quello)</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1024" height="613" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/GettyImages-2193805639b.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/GettyImages-2193805639b.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/GettyImages-2193805639b-600x359.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/GettyImages-2193805639b-300x180.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/GettyImages-2193805639b-768x460.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p>
<p><strong><em>TikTok</em> potrebbe davvero <a href="https://it.insideover.com/tecnologia/spionaggio-giovani-e-guerra-ibrida-perche-tiktok-preoccupa-gli-stati-uniti.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">scomparire negli Stati Uniti</a>? </strong>E se questo dovesse accadere, esisterebbe un’alternativa? Nell’ultima settimana migliaia di giovani tiktoker americani sono sprofondati in una <strong>nuova forma di “isteria collettiva”</strong>, a causa del fatto che l’amministrazione americana, da diversi mesi, minaccia di vietare la piattaforma social cinese dagli Stati Uniti. La minaccia si è fatta sempre più concreta tanto che, tra pochi giorni – il 19 gennaio – la Corte Suprema americana sarà chiamata a decidere definitivamente a proposito del ban.</p>



<p>Le ragioni di questa decisione sono i timori dell’amministrazione americana che <em>TikTok</em> (che, com’è noto, è un’app cinese, che si appoggia su server cinesi) possa rappresentare<strong> un rischio per la “sicurezza nazionale” a causa della presenza di decine di migliaia di dati sensibili </strong>degli utenti registrati. Tuttavia, proprio i giovani tiktoker americani (che sono almeno 170 milioni) hanno assorbito molto male la notizia, e, preoccupati per la sparizione dei propri profili e contenuti, hanno deciso di correre ai ripari, con una curiosa soluzione alternativa.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L’alternativa a TikTok è sempre cinese: il boom di RedNote</h2>



<p>Nell’ultima settimana un’altra app, molto simile a <em>TikTok</em>, ha registrato un boom assoluto di download, arrivando a essere <strong>l’app più scaricata nell’AppStore Usa</strong> a partire da lunedì 13 gennaio. Paradossalmente, si tratta di un’altra piattaforma social cinese, chiamata <strong><em>Xiaohongshu</em>, ovvero “libretto rosso” (<em>RedNote </em>in inglese)</strong>. Se già il nome potrebbe far alzare il sopracciglio a qualcuno, dato che ricorda il <em>Libretto Rosso </em>dei discorsi di Mao Zedong (e forse anche il noto anime giapponese <em>Death Note</em>), un secondo paradosso è che l’app non solo è cinese, ma fino a pochi giorni fa era utilizzata principalmente da utenti cinesi o comunque asiatici (tra Cina, Malesia e Taiwan), tanto che <strong>non è nemmeno tradotta in inglese, né nell’icona dell’AppStore, né nel menù interno per gli utenti,</strong> se non attraverso una forma di “traduzione automatica”. Questo non ha però fermato i tiktoker americani che hanno iniziato a scaricarla in massa, facendo raggiungere in breve tempo un bacino di 300 milioni di utenti nel mondo (fino all’anno scorso erano circa la metà).</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large is-resized"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="640" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/882f8afb-xiaohongshu-1024x640.webp" alt="" class="wp-image-452666" style="width:579px;height:auto" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/882f8afb-xiaohongshu-1024x640.webp 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/882f8afb-xiaohongshu-600x375.webp 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/882f8afb-xiaohongshu-300x188.webp 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/882f8afb-xiaohongshu-768x480.webp 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/882f8afb-xiaohongshu-1536x960.webp 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/882f8afb-xiaohongshu.webp 1600w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>L&#8217;icona di RedNote in AppStore</em></figcaption></figure>
</div>


<p><em>RedNote</em>, proprio come <em>TikTok</em>, è una piattaforma social di svago, in cui gli utenti possono condividere foto e video, seguendo vari temi, come “viaggi”, “lifestyle” o “bellezza”, usata soprattutto tra adolescenti. Ma la fuga dei giovani americani ha prodotto un altro fenomeno bizzarro: iscrivendosi per la prima volta, non comprendendo le funzionalità dell’app in lingua cinese, <strong>gli utenti americani di <em>RedNote</em> hanno iniziato a lanciare degli appelli video ai loro “nuovi amici cinesi”, </strong>chiedendo consigli su come utilizzare l’app e ironizzando in migliaia con commenti come <strong>“saluto il mio nuovo amico spia cinese”</strong>, dove gli utenti cinesi hanno iniziato a rispondere a loro volta, dando il “benvenuto”, con frasi come <strong>“ciao, sarò il tuo nuovo amico spia cinese”.</strong></p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">The American migration to Xiaohongshu <br>(RedNote) may be the craziest accidental cultural exchange ever.<br><br>Hundreds of thousands of users landed in an app not localized or in their language.<br><br>One day in, and it’s already considered rude not to subtitle videos in the other language. <a href="https://t.co/eG08cH1ID9">pic.twitter.com/eG08cH1ID9</a></p>&mdash; Olivia Moore (@omooretweets) <a href="https://twitter.com/omooretweets/status/1878995886442963241?ref_src=twsrc%5Etfw">January 14, 2025</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">american tiktok users installing a chinese app (rednote) directly on their phone bc of the tiktok ban is hilarious <a href="https://t.co/F9rfqarCLv">pic.twitter.com/F9rfqarCLv</a></p>&mdash; 🐻‍❄️⁷ is happy (@userbfIy) <a href="https://twitter.com/userbfIy/status/1878768303696699565?ref_src=twsrc%5Etfw">January 13, 2025</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<p>Il fenomeno ha iniziato a spopolare come tema anche su altre piattaforme social, come <em>Instagram</em> e <em>X</em>, tanto che i tiktoker americani in fuga verso <em>RedNote</em> hanno scelto di definirsi come “i rifugiati di TikTok”, coniando un neologismo e <strong>facendo spopolare l’hashtag #TikTokRefugees</strong>, oltre a una valanga di meme, post e vignette ironici, dove infine, anche alcuni utenti <em>TikTok</em> europei, incuriositi, hanno iniziato a scaricare <em>RedNote</em> in massa.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Gli Usa faranno un passo indietro sul ban di TikTok?</h2>



<p>In vista dell’insediamento di Donald Trump alla Casa Bianca tra pochissimi giorni, né l’amministrazione americana – presa forse da faccende più rilevanti come la <a href="https://it.insideover.com/guerra/gaza-laccordo-ce-hamas-libera-gli-ostaggi-israele-si-ritira-dalla-strisciagaza-laccordo-ce-hamas-libera-gli-ostaggi-israele-si-ritira-dalla-striscia.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">tregua nella Striscia di Gaza</a> &#8211; né i fondatori di <em>Xiaohongshu/RedNote</em> si sono espressi in alcuna maniera sul caso, dato che, nessuno avrebbe potuto immaginare che un eventuale ban di <em>TikTok</em> potesse produrre un simil fenomeno.</p>



<p>Il problema, però, non solo rimane ma la situazione è possibilmente peggiorata dato che, se <em>TikTok</em> è visto come una minaccia per la sicurezza pubblica pur essendo un’app usata da miliardi di persone, <strong><em>RedNote</em> è avvolta da un totale mistero, dove nessuno (perlomeno in Occidente), conosce ancora le sue policy di trasparenza e sicurezza sull’uso di dati sensibili</strong>. Il rischio è che gli Usa si ritrovino punto e a capo, a meno di decidere di fare passo indietro, ripristinando totalmente <em>TikTok</em>, una volta per tutte. A questo proposito il sito <em>Bloomberg</em> aveva anche diffuso la notizia secondo cui Elon Musk sarebbe intenzionato a comprare (anche) <em>TikTok</em>, ma per il momento la società cinese <em>ByteDance</em>, che possiede il social, ha smentito totalmente, definendo il tutto come “pura finzione”. In ogni caso, <strong>è chiaro che “eliminare” i social cinesi, non sarà affatto un’impresa facile</strong> e stavolta è difficile dare la colpa diretta alla Cina.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">This is so hilarious! 🤣<br> <br>American young generation make their &quot;vote&quot;, and it&#39;s yet another U.S. attempt to contain China backfiring.<a href="https://twitter.com/hashtag/TikTok?src=hash&amp;ref_src=twsrc%5Etfw">#TikTok</a> <a href="https://twitter.com/hashtag/tiktokrefugees?src=hash&amp;ref_src=twsrc%5Etfw">#tiktokrefugees</a> <a href="https://twitter.com/hashtag/TikTokBan?src=hash&amp;ref_src=twsrc%5Etfw">#TikTokBan</a> <a href="https://twitter.com/hashtag/Xiaohongshu?src=hash&amp;ref_src=twsrc%5Etfw">#Xiaohongshu</a> <a href="https://t.co/ofPpericRD">pic.twitter.com/ofPpericRD</a></p>&mdash; Shen Shiwei 沈诗伟 (@shen_shiwei) <a href="https://twitter.com/shen_shiwei/status/1879326512941498763?ref_src=twsrc%5Etfw">January 15, 2025</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
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		<title>I misteriosi droni del New Jersey: minaccia alla sicurezza o isteria collettiva?</title>
		<link>https://it.insideover.com/spionaggio/i-misteriosi-droni-del-new-jersey-minaccia-alla-sicurezza-o-isteria-collettiva.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesca Salvatore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 14 Dec 2024 12:40:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Spionaggio]]></category>
		<category><![CDATA[Technology]]></category>
		<category><![CDATA[droni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="680" height="284" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/Droni-in-Nj.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/Droni-in-Nj.jpeg 680w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/Droni-in-Nj-600x251.jpeg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/Droni-in-Nj-300x125.jpeg 300w" sizes="auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px" /></p>
<p>Da qualche settimana, i cittadini del New Jersey non dormono più sogni tranquilli, intenti a scrutare il cielo. L&#8217;FBI e altre agenzie stanno indagando sui droni che da oltre tre settimane sorvolano alcune zone dello Stato, tra cui il golf club del presidente eletto Donald Trump e alcune installazioni militari. La deputata Dawn Fantasia ha &#8230; <a href="https://it.insideover.com/spionaggio/i-misteriosi-droni-del-new-jersey-minaccia-alla-sicurezza-o-isteria-collettiva.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/spionaggio/i-misteriosi-droni-del-new-jersey-minaccia-alla-sicurezza-o-isteria-collettiva.html">I misteriosi droni del New Jersey: minaccia alla sicurezza o isteria collettiva?</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="680" height="284" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/Droni-in-Nj.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/Droni-in-Nj.jpeg 680w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/Droni-in-Nj-600x251.jpeg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/Droni-in-Nj-300x125.jpeg 300w" sizes="auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px" /></p>
<p>Da qualche settimana, i cittadini del <strong>New Jersey</strong> non dormono più sogni tranquilli, intenti a scrutare il cielo. L&#8217;FBI e altre agenzie stanno indagando sui <strong>droni</strong> che da oltre tre settimane sorvolano alcune zone dello Stato, tra cui il golf club del presidente eletto <strong>Donald Trump</strong> e alcune installazioni militari. La deputata Dawn Fantasia ha dichiarato sui social media che, durante un <em>briefing </em>con la polizia, le è stato detto che i droni erano grandi, con un diametro fino a 1,8 metri, e che sembravano sfuggire ai metodi tradizionali di rilevamento, come elicotteri o radiofrequenze.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">If the Pentagon truly has no clue who’s flying massive drones over New Jersey neighborhoods and military bases, the level of incompetence is staggering. Either they know and won’t say—or they’ve lost control of the skies. Neither is acceptable. <br>Video from my house the other… <a href="https://t.co/rl18r1e1jW">pic.twitter.com/rl18r1e1jW</a></p>&mdash; Nicole Saphier, MD (@NBSaphierMD) <a href="https://twitter.com/NBSaphierMD/status/1867297176121995593?ref_src=twsrc%5Etfw">December 12, 2024</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<p>Nonostante l&#8217;FBI abbia ricevuto oltre <strong>3.000 segnalazioni dal pubblico</strong>, continua a dichiarare di &#8220;non sapere&#8221; chi c&#8217;è dietro, nonostante siano stati avvistati diversi droni volare vicino a siti militari sensibili. Numerosi esperti sono pronti a scommettere che si tratti di <strong>attività governative</strong> poiché i droni avvistati, a quanto si dice, hanno dimensioni variabili. Alcuni piccoli, altri grandi come SUV: i droni più piccoli, tuttavia, non avrebbero la potenza necessaria per percorrere lunghe distanze, il che induce a ipotizzare che l&#8217;idea che appartengano a un attore statale straniero sarebbe da escludere. <em>Last, but not least</em>, un nemico d&#8217;Oltreoceano difficilmente si metterebbe nelle condizioni di produrre un tale schiamazzo.</p>



<p>In seguito alla crescente preoccupazione per i misteriosi voli dei droni, i legislatori del New Jersey stanno proponendo <strong>normative più severe</strong>, tra cui un divieto temporaneo a livello statale sui dispositivi aerei senza pilota. Ma l&#8217;isteria collettiva sembra sempre essere dietro l&#8217;angolo come a Rosewell decenni fa e nelle ultime ore aumentano anche le segnalazioni che poi si rivelano senza fondamento. I misteriosi dispositivi, tuttavia, sono stati avvistati anche dall&#8217;area di <strong>New York City </strong>alla <strong>Pennsylvania</strong>, compresa Philadelphia. I primi avvistamenti vicino al Picatinny Arsenal , un centro di ricerca militare statunitense, e la loro presunta presenza vicino al campo da golf del presidente eletto a Bedminster hanno accresciuto le preoccupazioni.</p>



<p>Finora, tuttavia, le agenzie federali “<em>non hanno corroborato nessuno degli avvistamenti visivi segnalati con il rilevamento elettronico</em>”, secondo una dichiarazione congiunta condivisa con FedScoop e DefenseScoop. Al contrario, esaminando le immagini disponibili, sembra che molti degli avvistamenti segnalati siano in realtà <strong>velivoli con equipaggio</strong>, che operano legalmente. Oltre alla privacy, legislatori statali e cittadini affermano di essere preoccupati anche per la sicurezza pubblica, citando resoconti secondo cui  a un elicottero Medevac sarebbe stato impedito di trasportare un paziente gravemente ferito per le cure a causa della presenza di questi droni. Quello che, per ora preoccupa maggiormente l&#8217;opinione pubblica è che, a questo punto, nessuno ha visto alcuna di queste unità <strong>decollare o atterrare</strong>, ha riferito ai microfoni della <em>NBC</em> Michael Mastronardy, sceriffo della contea di Ocean, NJ. &#8220;<em>Per fortuna, tra poche settimane avremo persone al comando che potranno dirci di cosa si tratta</em>&#8221; ha sbottato la deputata repubblicana <strong>Marjorie Taylor Greene </strong>sulla vicenda, convinta che il Pentagono sappia perfettamente di cosa si tratti. </p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">It’s a slap in the face that the Pentagon continues to tell the American people they don’t know who is flying the drones over New Jersey.<br><br>I think the Pentagon absolutely knows, but they’re full of crap.<br><br>And if they actually don’t know, these officials should resign in disgrace.… <a href="https://t.co/48jM7jAuxw">pic.twitter.com/48jM7jAuxw</a></p>&mdash; Rep. Marjorie Taylor Greene🇺🇸 (@RepMTG) <a href="https://twitter.com/RepMTG/status/1867237355737751878?ref_src=twsrc%5Etfw">December 12, 2024</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div><figcaption class="wp-element-caption">Nelle ultime ore si avvicendano nuovi avvistamenti a ipotesi alternative. Video non verificabili, ma condivisi in massa, immortalano i velivoli misericordiosi nebulizzare qualcosa nell&#8217;aria. Tanto da pompare ulteriormente il panico generale. Ma più di qualcuno è pronto a scommettere che quello che stiamo vedendo nei cieli del New Jersey, con la presenza di UAP/UFO/droni, sia il test militare della nuova flotta di droni della <strong><a href="https://pterodynamics.com/">Ptero Dynamics</a></strong>. Questo potrebbe anche spiegare il motivo per cui le persone dicono di vedere aerei insieme ai droni, perché questi ultimi possono effettuare transizioni a metà volo con i loro progetti. </figcaption></figure>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">I think what we’re seeing in the sky’s around New Jersey involving the UAP/UFO/DRONES is the military testing their new drone fleet from Ptero Dynamics.<br><br>This could also explain why people are saying that they are seeing planes along with drones, because these can transition mid… <a href="https://t.co/otTHhI8HpV">pic.twitter.com/otTHhI8HpV</a></p>&mdash; Mike (@thatkidbigmike) <a href="https://twitter.com/thatkidbigmike/status/1867229642467262706?ref_src=twsrc%5Etfw">December 12, 2024</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div><figcaption class="wp-element-caption">Nel frattempo, la rete si scatena anche in senso contrario, mettendo alla berlina il governo, annunciando l&#8217;arrivo degli alieni sui sofisticatissimi mezzi avvistati. E qualcuno ci crede davvero.</figcaption></figure>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/spionaggio/i-misteriosi-droni-del-new-jersey-minaccia-alla-sicurezza-o-isteria-collettiva.html">I misteriosi droni del New Jersey: minaccia alla sicurezza o isteria collettiva?</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Intervista con l&#8217;avvocato Lorenzo Tamos. Tecnologia, società e fake news.</title>
		<link>https://it.insideover.com/societa/intervista-con-lavvocato-lorenzo-tamos-tecnologia-societa-e-fake-news.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Paolo Arigotti]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 02 Dec 2024 18:10:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Technology]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnologia]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://it.insideover.com/?p=444970</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1024" height="591" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/Robot-pensante-1024x591-1.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Tecnologia e società" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/Robot-pensante-1024x591-1.png 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/Robot-pensante-1024x591-1-600x346.png 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/Robot-pensante-1024x591-1-300x173.png 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/Robot-pensante-1024x591-1-768x443.png 768w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p>
<p>Facciamo chiarezza su IT Wallet e nuove tecnologie, troppe voci incontrollate rischiano di creare confusione e incertezze.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/societa/intervista-con-lavvocato-lorenzo-tamos-tecnologia-societa-e-fake-news.html">Intervista con l&#8217;avvocato Lorenzo Tamos. Tecnologia, società e fake news.</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1024" height="591" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/Robot-pensante-1024x591-1.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Tecnologia e società" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/Robot-pensante-1024x591-1.png 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/Robot-pensante-1024x591-1-600x346.png 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/Robot-pensante-1024x591-1-300x173.png 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/Robot-pensante-1024x591-1-768x443.png 768w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p>
<p></p>



<p>Si parla molto di IT-Wallet e nuove tecnologie e circolano sul tema molte voci incontrollate. Abbiamo deciso di parlarne con un cultore della materia, <strong>Lorenzo Tamos</strong>, avvocato del Foro milanese, ex ufficiale della Guardia di Finanza e componente di comitati scientifici di associazioni nazionali di polizia e della sicurezza. Commentatore, scrittore e saggista, è esperto nella materia del diritto delle nuove tecnologie, della comunicazione on line e delle piattaforme digitali, oltre che di trattamento dei dati personali e regolamentazione e uso dell’intelligenza artificiali. Gli abbiamo rivolto alcune domande.</p>



<ol class="wp-block-list">
<li><strong>Tecnica e società umana? Un connubio indissolubile?</strong></li>
</ol>



<p>&#8220;Aristotele, nella sua <strong>visione</strong> della “<strong><em>Politica</em></strong>”, avvertiva che non è possibile <strong>entrare nella città</strong> credendo di poter fare a meno degli altri poiché, in definitiva, chi lo pensasse o è bestia o è Dio (Aristotele, che considera l’uomo socievole per natura, vede nella dimensione socio-politica il luogo in cui si realizzano la giustizia e la morale. Per questo lo Stato verrebbe prima dell’individuo. <strong>Aristotele pensa che colui che non vive in società o è autosufficiente come un dio o è selvaggio come un animale </strong> (cfr. Politica, 1252b 28- 1253a 29). Infatti, il <strong>riconoscimento </strong>che proviene dagli altri, e dalla socialità che con gli altri si crea, è al contempo una necessità ed <strong>un dono sociale</strong> di cui l’individuo non ha mai potuto fare a meno. </p>



<p>L’<strong>identità individuale</strong>, seppur da piazzare al centro di un instabile crocevia delle scienze sociali e tecniche, ha avuto da sempre una propria <strong>vitale utilità</strong> che dipende dal contesto sociale abitato e da cui ci attendiamo un riconoscimento quotidiano che ci permetta di vivere la nostra vita con gli altri e, soprattutto, grazie agli altri. Ma da quando siamo entrati definitivamente – e, forse, irreversibilmente – nell’<strong>era digitale</strong> e, da ultimo, in quella dell’intelligenza artificiale, questo antico paradigma sociale è stato eroso dalla <strong>tecnologia</strong> che è riuscita a sostituire <strong>il riconoscimento proveniente dagli altri con sé stessa</strong>&#8220;. </p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Su cosa ha principalmente impattato la tecnologia rispetto al vivere umano?</strong></li>
</ul>



<p>&#8220;La tecnologia ha, in primo luogo, impattato sul concetto di identità che, come detto, oggi, a differenza del passato, dipende da un contesto organizzato tecnicamente. E <strong>non si tratta di una sostituzione priva di effetti radicali </strong>poiché l’identità individuale – di per sé mutevole e flessibile quanto il nostro “io” – <strong>non ritrova più la propria risonanza sociale negli altri ma nell’artificio della tecnologia</strong>. L’esempio di questo cambiamento – i cui <strong>effetti di lungo periodo non siamo affatto in grado di prevedere</strong> – è tanto evidente ed attuale quanto da molti inconsapevolmente accettato o, peggio, subito passivamente in assenza di qualsiasi riflessione&#8221;. </p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>E il ruolo della tecnologia e dei mezzi di comunicazione a livello di sistemi politici e del sistema UE? &nbsp;</strong></li>
</ul>



<p>&#8220;Anche se non è facile convincersene, l’indebolimento <strong>di alcuni sistemi politici ed economici</strong>, tra cui la UE, è causato da un costante <strong>declino</strong> <strong>della capacità degli strumenti di comunicazione </strong>di artare la <strong>rappresentazione del reale</strong> persuadendo il maggior numero di persone: possibilmente tutte. È uno <strong>schema che sopravvive forzatamente</strong>. In esso rimane essenziale che la <strong>narrazione del reale </strong>sia a favore delle utilità a priori sposate da una certa classe politica o di potere. Non è mai escluso che alcune di queste utilità possano coincidere con quelle di una parte di cittadini amministrati privi di potere ma – come ci diceva <strong>Emanuele Severino, </strong>in un pungente paragrafo del suo “<strong><em>Capitalismo senza Futuro</em></strong>” – si tratta ormai di occasionalità assai rare, sempre più rare.  </p>



<p><strong>Bisognerebbe sforzarsi di comprendere questo passaggio cruciale</strong>, altrimenti <strong>si continuerà a discutere della “lotta”</strong> o, peggio, <strong>del racconto</strong> che dell’agonia capitalistica è fatto da chi la partecipa ma <strong>non</strong> delle <strong>cause </strong>profonde<strong> che la provocano</strong> e nemmeno dei cruenti <strong>tentativi di chi ha il potere di resistere </strong>passando la misura, cercando un nuovo oggetto da modellare attraverso una sempre più esagerata narrazione di esso <strong>che</strong>, come accadeva nel passato, <strong>non sia verificabile </strong>da chi si vuole ancora dominare.&nbsp;</p>



<p>Occorre compiere un balzo antropologico per <strong>comprendere l’uso e l’abuso delle tecniche di rappresentazione</strong> del reale: <strong>tecniche tanto potenti quanto segnate da un costante declino</strong> che si può intravedere nella loro <strong>recente metamorfosi</strong>. Il pensiero scientifico che anima l’antropologia è (forse il più) dinamico poiché deve confrontarsi con l’incessante scoperta di nuovi reperti che, di fondo, mettono in discussione, modificandola, la narrazione preesistente del <strong>rapporto</strong> dei primi “<em>ominini</em>” <strong>con la tecnica</strong>. Perché, quando si parla di umani <strong>entra in scena la tecnica</strong>, sia essa arte, guerra, difesa, casa, tomba, <strong>comunicazione o narrazione</strong> dell’esistente ma anche dell’immaginario, prima individuale e poi collettivo.</p>



<p>Difficile dire quale sia stato l’originario <strong>rapporto tra le prime forme di comunicazione o di rappresentazione scritta e orale</strong> del reale e dell’irreale e, soprattutto, sapere quale delle due forme di esternazione sia apparsa per prima. Sul punto crediamo, però, che <strong>un albero sia stato sempre considerato tale</strong>, perlomeno nella sua materialità, in quanto esistente, visibile, da scansare durante una corsa, o da usare, ad esempio spezzando un ramo per farne la propria difesa. L’albero, al pari della prima raffigurazione di un animale sulla roccia, ha avuto <strong>il significato </strong>“già scritto”<strong> portato dalla sua </strong>stessa<strong> esistenza</strong>. <strong>La vocalizzazione</strong>, sebbene ancestrale, ha invece dovuto necessariamente seguire <strong>un lungo percorso di senso e di riconoscimento</strong> comune <strong>di significato</strong> poiché, a differenza dell’albero, <strong>non poteva dipendere solo dal fatto di esistere </strong>nel suono vocale emesso dai primi “<em>ominini</em>”.</p>



<p>Ciò che pare certo è che, sino al V sec. a. C., le “<strong>città Stato</strong>” (le “<em>poleis”</em>) della <strong>grecità vivevano solo di oralità</strong>,<strong> presenza fisica</strong>, retorica, <strong>ripetizione corporale del rito</strong> in omaggio al mito. Il tutto per trasmettere il sapere e, quindi, in definitiva, per delineare forme di potere.&nbsp;&nbsp;In questa civiltà <strong>l’oratore </strong>era tale in quanto <strong>il suo corpo “narrante” aveva influenza sugli altri corpi</strong> colà presenti, menti comprese. Ciò, in un certo senso, si verificava proprio come con l’albero che, a far data da un paio di milioni di anni prima, era scansato o sfruttato in base al significato materiale che lo stesso comunicava a chi lo trovava di fronte a sé. Il paradigma di base era identico: <strong>la rappresentazione di un significato</strong> passava necessariamente dalla <strong>presenza di una entità fisica</strong>, fatta di materia.&nbsp;&nbsp;</p>



<p>Ma <strong>la tecnica dell’oralità greca</strong>, fondata sulla memoria e sulla fisicità, ha dovuto cedere alla razionalità della tecnica. Infatti, da Platone in poi, sono apparsi i primi taccuini (“<strong><em>hypomnemata</em></strong>”) in cui gli appunti scritti cominciarono a prendere il posto dell’oralità. La presenza fisica del maestro che aveva visto, compreso e, dunque, poteva sapientemente raccontare ed influenzare gli altri corpi con il proprio corpo, non era più indispensabile.&nbsp;Un“<strong><em>hypomnemata</em></strong>”<strong> si poteva tenere in mano</strong> o in una borsa, rileggere ovunque. In esso <strong>si poteva annotare la socialità</strong> e, soprattutto, <strong>il pensiero trascritto di una collettività</strong> <strong>senza attenderne la ripetizione ufficiale e rituale</strong> da parte della <em>civitas</em>. Da qui lo <strong><em>shock </em>storico</strong>e la svolta: prevale la forma scritta del sapere sulla oralità fisica della sapienza. Svolta da alcuni ritenuta a torto irreversibile: basti del resto pensare al recupero dell’oralità e, se non del corpo materiale, almeno dell’immagine di esso <strong>nel grande mondo dei filmati e dei webinar </strong>che animano la rete toccando oggi il “<strong><em>Metaverso</em></strong>”.&nbsp;</p>



<p>La <strong>potenza di tutti gli strumenti di comunicazione, orali, visivi, corporali e scritti, è rimasta a lungo insuperabile</strong>. Bastava usarli con la giusta malizia. Sono note le antipatie che Platone mostra nei suoi dialoghi verso <strong>i sofisti ed i retori</strong> che con tali mezzi oratori influenzavano il popolo ateniese. Invero, <strong>il mondo era “immenso”</strong>, inesplorato e, ove esplorato, <strong>rimaneva comunque sconosciuto</strong>: esso <strong>si prestava bene alla narrazione a sostegno dell’utile di chi lo sapeva raccontare meglio</strong>. <strong>I dati</strong>, le notizie e le riprove del vero, o quanto meno del verificabile, erano spesso inaccessibili e, quando accessibili, tardive o enigmatiche.&nbsp;&nbsp;</p>



<p>Da<strong> molti anni il mondo è in rete</strong>, e forse è la rete. E la rete non è solo “<strong><em>inquinata dall’inutile pensiero di milioni di idioti che prima parlavano solo al bar</em></strong>”, come ha sostenuto <strong>Umberto Eco </strong>quando nel 2014 criticava, non a torto, l’esondazione dell’informazioni della società della rete che, al pari del corposo inserto della domenica del <em>New York Times</em>, si era trasformata a suo dire in un <em>maremagnum</em> inaccessibile.&nbsp;</p>



<p>La c.d. “<strong>infosfera</strong>”, oggi, ha azzerato <strong>tempo, distanze e confini.&nbsp;La tecnica consente </strong>l’immediata <strong>connessione a social-network</strong> e a <strong>milioni di siti web gravidi di notizie</strong> e documenti sempre più facilmente reperibili in modo specifico. Se non la piena verificabilità scientifica (non esclusa a priori), almeno <strong>il modo di poter</strong> <strong>confrontare </strong>una serie infinita di<strong> informazioni</strong>, analisi, opinioni, mappe, fotografie, filmati di luoghi, cose e persone, <strong>è possibile</strong>.&nbsp;&nbsp;&nbsp;Forse è questa la ragione per cui le numerose “<strong><em>Echo Chambers</em></strong>” (camere dell’eco) di cui offrono spettacolo molti <strong>“<em>talk show</em>”</strong> televisivi non sono più in grado di influenzare realmente la psiche collettiva, nonostante in queste camere <strong>si ripeta all’infinito un’unica voce</strong>: quella “<em>dell’intolleranza fanatica degli inquisitori</em>” disposti ad accettare esclusivamente <strong>voci identiche alle proprie:</strong> <strong>peggio di quanto potrebbero fare i più discutibili <em>influencer</em></strong> della rete.&nbsp;&nbsp;</p>



<p><strong>La pluralità dell’informazione è</strong>, e rimane, <strong>di gran lunga preferibile </strong>alla mera pretesa<strong> “qualità”</strong> della stessa poiché <strong>il fattore essenziale che rende di qualità l’informazione è proprio la pluralità di essa</strong>: in assenza di pluralità l’informazione si trasforma in una sorta di “religione monoteista”, o poco più. &nbsp;</p>



<p>Eppure, il depotenziamento dello strumento che da sempre è stato utile “al più forte” non uccide affatto chi lo sta usando con scarsità di risultato, ne provoca solo una lenta agonia. E se lo strumento che ha sempre accompagnato bene la narrazione distorta, accomodata, falsata, non funziona più così bene, due sono le possibili reazioni del neo-agonizzante: <strong><em>i)</em></strong> l’uso diretto della forza materiale, ovvero <strong><em>ii)</em></strong> <strong>l’esasperazione della menzogna</strong> da indirizzare verso <strong>situazioni e tesi apparentemente verosimili</strong>, lontane dal verificatore, non direttamente sconfessabili.&nbsp;&nbsp;</p>



<p>La prima alternativa sarebbe impraticabile poiché, per essere efficace, richiederebbe una posizione di egemonia pressoché totale.&nbsp;&nbsp;</p>



<p>Il secondo stratagemma è quello preferibile e che, però, per attuarlo, “<strong><em>ci vuole la massima impertinenza: ma nella realtà succede: e c’è gente che tutto ciò lo pratica per istinto</em></strong>” (A. Schopenhauer). La reazione istintiva è però sempre la stessa. <strong>Per rafforzare di nuovo lo strumento si deve spostare il campo delle possibili indagini sempre più lontano da chi le potrebbe svolgere</strong>. Se, ad esempio, un potere non è più giustificabile narrando la presenza di una minaccia vicina all’abitazione di chi ne dovrebbe subire gli effetti, allora si sposta la fonte del pericolo sempre più lontano, tanto da impedire la verifica della narrata minaccia o renderla difficilmente discutibile.</p>



<p>Tale gioco di spostamento trova però <strong>un limite</strong>: la moderna <strong>tecnica</strong>.&nbsp;</p>



<p>Invero, oggi, le persone <strong>non hanno più in tasca il taccuino degli appunti di platonica memoria, bensì lo <em>smartphone</em></strong> connesso alla rete e, quindi, potenzialmente, ad una variegata spiegazione del mondo sempre più confrontabile. L’arte della persuasione calata dall’alto comincia di nuovo a non funzionare nel moderno contesto. E così il ‘‘cittadino’’ può passare dalla tolleranza verso la restrizione imposta, alla contestazione ed, infine, alla ribellione. A questo punto i sistemi di potere occidentale sono costretti ad artare la narrazione, esasperandola, <strong>mescolando il terrestre all’extra terrestre</strong>: l’inquinamento; lo sfruttamento delle risorse ittiche; i buchi nell’atmosfera; il cambiamento climatico; il sole; il cosmo; l’universo&#8221;. </p>



<p><strong>La nuova “ricetta” è sempre pronta. </strong></p>



<p>&#8220;Si parte dal vero constatabile, l’inquinamento (ad es. delle città, per cui nulla è stato fatto), lo scioglimento dei ghiacciai; la pesca intensiva etc., unendovi due ulteriori “ingredienti” e il solito “condimento”: la colpevolizzazione delle genti innocenti ed impotenti rispetto ai danni provocati da meno di cento anni di “rivoluzione industriale” (e di venerata “<strong><em>crescita</em></strong>”); la tracotante attribuzione al genere umano della capacità di controllare fenomeni incontrollabili e, quindi, <em>a contrariis</em>, pure la responsabilità di averli provocati, per quindi giungere alla giusta<strong> alchimia tra vero, verosimile, non direttamente verificabile </strong>e, soprattutto, con ciò che può rimanere a lungo <strong>patteggiabile sul piano scientifico</strong> tra tesi opposte e, in ogni caso, <strong>confinate lontane dalla comprensione e dalla prova delle cause reali</strong> dei fenomeni <em>ab initio</em> prescelti. E’ qui, infatti, che una certa politica ha gioco facile a stabilire ed imporre “il vero” ed “il falso”, modellandone la misura in base a schemi ed <strong>interessi di potere geopolitici</strong> da cui trarre spunto per creare <strong>la comunicazione di nuovi pericoli</strong>: <strong><u>“</u></strong>ieri<strong><u>”</u></strong> quello sovietico degli arsenali nucleari, oggi quello della Cina, poco incline a “salvare il mondo” rispettando il calendario della c.d. “<em>green economy</em>” stabilito dal potentato occidentale ossia, di fondo, dalle strategie del congresso federale degli Stati Uniti.  </p>



<p>Anche questa <strong>nuova rappresentazione</strong> <strong>pseudo-scientifica</strong> e <strong>quasi sacerdotale</strong> di una serie di <strong>problemi a priori stabiliti essere tali nelle cause e negli effetti</strong>, presto dovrà di nuovo fare conti con la <strong>tecnica </strong>che potrebbe rianimare, o almeno accelerare <strong>la scienza basata sull’osservazione imparziale</strong>, sì animata dal tecnicismo ma sempre indipendente e svincolata da esso.&nbsp;</p>



<p>La tecnica <strong>non dovrebbe costituire l’anima</strong> <strong>della scienza</strong> così come, invece, ci spiega da tempo un abile ed affascinante oratore contemporaneo, Umberto Galimberti. Dovremmo infatti <strong><u>“</u></strong>pretendere<strong><u>”</u></strong> che tecnica e scienza restino (o tendano a restare) <strong>ben separate</strong> anche nella loro intima interazione.&nbsp;</p>



<p>È sempre da preferire chi sappia praticare (o immaginare) la scienza slegata dalla comodità della tecnica. Difatti, <strong>se scienza e tecnica fossero indistinte</strong> – e accade spesso che già lo siano – anche <strong>la scienza si piegherebbe totalmente alla mera razionalità della funzionalità tecnica</strong> per, appunto, come ci dice Galimberti, “<strong><em>raggiungere scopi con l’impiego minimo di mezzi</em></strong>”&#8221;.  </p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Nella storia la tecnica e le innovazioni tecnologiche hanno suscitato dubbi e perplessità. Possiamo dire che siamo in questo scenario? E qual è la sua opinione sull’utilizzo della tecnologia rapportato alle capacità umane?</strong></li>
</ul>



<p>&#8220;Ove ci si impegnasse a guardare una realtà più profonda di quella che ci piace osservare superficialmente, si constaterebbe il recente rinvigorimento di una <strong>meravigliosa tendenza umana</strong>, antica quanto la storia conosciuta: la <strong>mitizzazione</strong> che illude di distanziare l&#8217;invadenza del reale. </p>



<p>Si tratta di una <strong>mitizzazione</strong> diversa da quella primordiale poiché, oggi, essa è sbilanciata: è antropocentrica. Nasce dall&#8217;uomo per mitizzare facoltà umane e vive nel racconto di tutti coloro che si dichiarano <strong>intenti a salvare il maggior numero possibile di persone </strong>da altri <strong>umani</strong> i quali, poiché caratterizzati dalla facoltà d&#8217;uso di un grande potere economico, o tecno-economico, <strong>avrebbero ordito fatali destini</strong> globalizzati per ragioni legate all&#8217;incremento del proprio profitto personale.&nbsp;</p>



<p>L&#8217;oggetto di tale <strong>apologo</strong> <strong>non è </strong>di per sé <strong>falso</strong>: esso <strong>è decisamente </strong>“<strong>vero</strong>” nella <strong>sua </strong>percepibile <strong>essenza</strong> totalizzante di tempo, modo e luogo: è la totalizzazione, usata come sfondo della narrazione, che lo rende ingiustificabile nello specifico, da caso a caso, da soggetto a soggetto.&nbsp;</p>



<p>Ecco perché l&#8217;essenza di un “vero” (tecnologico) deve oggi essere <strong>assorbita dalla mitizzazione</strong> di <strong>alcuni soggetti</strong> <strong>umani </strong>messi a fuoco ove considerati mandanti <strong>di effetti finalizzati nello scopo</strong> ma, di contro, lasciati in <strong>penombra ed opacizzati</strong> quando occorrerebbe legittimamente<strong> imputare loro</strong> <strong>le cause</strong> specifiche<strong> degli effetti</strong> che la narrazione mitizzante gli contesta.</p>



<p>D&#8217;altra parte, <strong>non è mai stato interessante </strong>tentare di <strong>spiegare e comprovare il reale</strong>. È sempre stato molto <strong>più interessante </strong>(e facile) <strong>raccontare ciò che può far breccia</strong> nella psiche collettiva in quanto utile a persuadere il maggior numero di individui circa la bontà del proprio racconto, sia esso divulgato in buona fede oppure no. <strong>E la storia</strong>, si sa, è stata fatta con<strong> i racconti intorno al reale</strong>, non del reale.&nbsp;</p>



<p>Il <strong>rinvigorimento </strong>di una simile <strong>propensione umana</strong> <strong>è </strong>tanto <strong>affascinante</strong> quanto <strong>patetico</strong>. Si cerca, infatti, il proprio nemico umano mitizzandone la capacità di incidere su imprecisati destini globali o continentali che, di riflesso, vengono sottoposti a ciò che sarebbe umanamente governabile. È la pratica di un antico e narcisistico “<strong>gioco duale a specchio</strong>” che, per funzionare bene, deve tagliare a priori ogni alternativa premessa d&#8217;indagine.</p>



<p>In ciò le “nuove <strong>mitizzazioni</strong>”fanno pena al pari delle sbrigative spiegazioni che vengono date circa l’uso della tecnica; perché <strong>devono stare lontane </strong>dall&#8217;analisi profonda <strong>delle ragioni </strong>che le stesse si propongono di spiegare agli altri:<strong> per esse è sufficiente agitarsi intorno a misteriosi effetti</strong> che dipenderebbero <strong>dall&#8217;esercizio del potere di alcuni umani</strong>. La mitizzazione si auto-esonera sempre a priori nell&#8217;indagare un <strong>macroscopico reale tecnico </strong>che, forse, è divenuto persino<strong> invisibile</strong> per chi ci vive sopra, intento a raccontare il proprio mito umano da abbattere.</p>



<p>E quand&#8217;anche <strong>le ombre dell&#8217;apparato tecnico </strong>che costituisce il reale fossero in tale schema intercettate, le stesse potrebbero svelare solo uno scampolo di “verità”; verità che nessuno accetterebbe davvero. Sarebbe infatti deprimente parlare dell&#8217;<strong>impotenza umana </strong>di fronte all&#8217;<strong>invadenza del reale</strong>, ossia, di fondo, della<strong> moderna tecnica</strong> che oggi lo predomina: si <strong>sgretolerebbe il mito umano su cui si basa l&#8217;affascinante narrazione dell&#8217;irreale</strong>.&nbsp;</p>



<p>Guardare in faccia la nuova tecnica <strong>incepperebbe</strong> il “<strong><em>gioco duale a specchio</em></strong>”. La tecnica si svelerebbe per quello che è: <strong>non più un mezzo asservito all&#8217;uomo</strong>, bensì il <strong>generalizzato e aspecifico “fine” </strong>anelato dalle socialità umane e da tempo<strong> sganciato dall&#8217;attuazione della volontà che le stesse non sono più in grado di esprimere genuinamente</strong>, in assenza del mezzo tecnico: non in modo collettivo, non individualmente.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</p>



<p>Nessuno desidera confrontarsi con l&#8217;evidente <strong>eterogenesi imposta dall&#8217;uso della moderna tecnica</strong>; tanto meno al netto degli stucchevoli <strong>pregiudizi antropocentrici</strong>. Difatti, come ci spiegava Emanuele Severino, bisognerebbe prima prendere dolorosamente atto che «<strong><em>Dio è il primo tecnico e la tecnica è l&#8217;ultimo Dio</em></strong><em>»</em>. <strong>Tecnica</strong> ancora largamente <strong>incompresa nella sua essenza</strong> ma che, senza dubbio, <strong>è oggi il soggetto più potente di un</strong> patetico <strong>presente </strong>impregnato <strong>di nuovi ‘‘Dèi&#8221; </strong>tra i quali <strong>essa è regina</strong>&#8220;.       </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/societa/intervista-con-lavvocato-lorenzo-tamos-tecnologia-societa-e-fake-news.html">Intervista con l&#8217;avvocato Lorenzo Tamos. Tecnologia, società e fake news.</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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