<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Spionaggio Archives - InsideOver</title>
	<atom:link href="https://it.insideover.com/category/spionaggio/feed" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://it.insideover.com/category/spionaggio</link>
	<description>Inside the news Over the world</description>
	<lastBuildDate>Sat, 31 Oct 2026 18:12:15 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=6.9.4</generator>

<image>
	<url>https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/cropped-logo-favicon-150x150.png</url>
	<title>Spionaggio Archives - InsideOver</title>
	<link>https://it.insideover.com/category/spionaggio</link>
	<width>32</width>
	<height>32</height>
</image> 
	<item>
		<title>Intercettazioni, riconoscimento facciale, furto di dati: la repressione digitale dei talebani</title>
		<link>https://it.insideover.com/spionaggio/intercettazioni-riconoscimento-facciale-furto-di-dati-la-repressione-digitale-dei-talebani.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gaia Bonomelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 31 Oct 2026 01:16:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Spionaggio]]></category>
		<category><![CDATA[Afghanistan]]></category>
		<category><![CDATA[Talebani]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://it.insideover.com/?p=533379</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/10/afghanistan.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Afghanistan" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/10/afghanistan.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/10/afghanistan-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/10/afghanistan-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/10/afghanistan-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/10/afghanistan-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/10/afghanistan-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Intervista ad Abdullah Ahmadi, direttore di ADDO, sul controllo digitale dei talebani sulle donne e sulla società in Afghanistan.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/spionaggio/intercettazioni-riconoscimento-facciale-furto-di-dati-la-repressione-digitale-dei-talebani.html">Intercettazioni, riconoscimento facciale, furto di dati: la repressione digitale dei talebani</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/10/afghanistan.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Afghanistan" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/10/afghanistan.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/10/afghanistan-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/10/afghanistan-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/10/afghanistan-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/10/afghanistan-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/10/afghanistan-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p><em>In Afghanistan, rifiutarsi di sbloccare il telefono può costare un pestaggio, mentre un numero straniero salvato in rubrica può diventare un motivo di detenzione. Per le donne la situazione è più complessa. A raccontarlo a InsideOver è <strong>Abdullah Ahmadi,</strong> direttore esecutivo di ADDO, che descrive i mezzi con cui i talebani controllano la società e il ruolo che alcuni paesi terzi potrebbero avere nel supportare questo sistema.</em><br></p>



<p>Il 5 ottobre la Corte penale internazionale <a href="https://news.un.org/en/story/2026/10/1168521">ha emesso</a> quattro mandati di arresto contro i vertici talebani, tra cui la guida suprema Akhundzada, accusati dai giudici di crimini contro l’umanità per <strong>persecuzione di genere.</strong> Attraverso vari decreti, donne e ragazze sono state private di ogni libertà fondamentale e dell&#8217;accesso all’istruzione. Il pronunciamento arriva <strong>a cinque anni dalla caduta di Kabul</strong>, che ha dato il via a quella che l’ONU definisce <strong>la più grave crisi di diritti delle donne al mondo.</strong></p>



<p>Una repressione che non si limita ai divieti imposti nella vita pubblica, ma si estende anche a telefoni, social network e accesso a Internet. Per capire come funzioni oggi il controllo in questo territorio e su chi si focalizzi, oltre alle donne, InsideOver ha parlato con <strong>Abdullah Ahmadi</strong>, <strong>direttore esecutivo </strong>dell’<em>Afghanistan Democracy and Development Organization </em>(<strong><a href="https://addo.ngo/">ADDO</a></strong>), la cui rete è in contatto con tutte le 34 province del Paese e lavora a Kabul, Bamyan, Kandahar, Balkh, Herat, Nangarhar, Badakhshan, Panjshir, Daikundi, Faryab e Jawzjan.</p>



<p>Nelle testimonianze raccolte dalla sua organizzazione, emerge un sistema che si affida ancora in larga misura a informatori e che controlla la società attraverso intimidazioni e perquisizioni fisiche, ma che si avvale sempre più di strumenti digitali.&nbsp;</p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity" />



<p><strong><em>InsideOver è il punto di convergenza in cui le grandi storie del mondo si toccano con le più importanti storie umane ad esse correlate. Per queste tematiche e per il loro approfondimento nasce InsideWeek, la newsletter che vi porta al cuore degli avvenimenti mondiali</em>.<a href="https://a8x7c9.mailupclient.com/frontend/LandingPage.aspx?idList=1&amp;idLP=3&amp;guid=CACD7F73-2EFC-45CE-9600-913CC7D5CA99"> <em>Clicca qui per abbonarti!</em></a></strong></p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity" />



<h2 class="wp-block-heading"><strong>La prima sorveglianza: i telefoni</strong></h2>



<p>Secondo quanto riporta UNAMA (Missione di Assistenza delle Nazioni Unite in Afghanistan), <strong>i telefoni sono stati controllati</strong> a campione <strong>a seguito della protesta di Herat del giugno 2026</strong>, quando decine di persone scesero in piazza contro gli arresti di donne che non indossavano il chador.</p>



<p><strong>Oltre ad Herat, </strong>Abdullah Ahmadi racconta di come la sua organizzazione abbia documentato molti casi anche in altre aree: “La maggior parte a <strong>Kabul e nel Panshir,</strong> ma anche a <strong>Balkh e in diverse altre province”.</strong> Secondo l’esperto, quella sui cellulari è la “forma più evidente di controllo perché <strong>la gente sa che chat, contatti e pagine social possono essere letti a un posto di blocco o per strada</strong>”. Per questo motivo, “<strong>molti attivisti cancellano le chat prima di uscire di casa</strong> o portano con sé un telefono di base invece di uno smartphone”.&nbsp;</p>



<p>Ahmadi riporta anche l’esempio di un’attivista che “ha raccontato di essere stata arrestata dopo che una donna che lavorava per i talebani si era <a href="https://www.telegraph.co.uk/world-news/2024/09/02/taliban-hires-female-spies-to-catch-women-breaking-laws/"><strong>infiltrata nel suo gruppo WhatsApp</strong></a> e aveva condiviso loro gli indirizzi di casa e dell’ufficio”. <strong>Signal</strong> rimane una delle applicazioni di messaggistica più sicure, anche se “<strong>alcuni la nascondono </strong>perché averla sul telefono può portare a un interrogatorio duro”. </p>



<p>Per chi è impegnato nell&#8217;attivismo, nel giornalismo o nella difesa dei diritti umani, la forma più immediata di controllo “non è l’hacking sofisticato ma <strong>l’accesso fisico al dispositivo</strong>”, spiega Ahmadi. Un singolo dispositivo può contenere non soltanto informazioni sul suo proprietario, ma anche i contatti, le conversazioni e le relazioni con altre persone, esponendole. “<strong>Un telefono sequestrato espone chi lo possiede e tutta la sua rete e un post critico può portare a perquisizioni domiciliari e alla detenzione di membri della famiglia”</strong>, chiarisce Ahmadi. </p>



<p>I casi raccolti dalla rete di ADDO mostrano quanto possano essere gravi le <strong>conseguenze di un controllo apparentemente ordinario</strong>: “Una persona è stata <strong>costretta a sbloccare lo smartphone</strong>, ha opposto resistenza ed è stata <strong>picchiata duramente</strong>”. In un altro caso, Ahmadi racconta di come “un numero straniero trovato tra i contatti abbia portato alla <strong>detenzione fino a sera</strong> e il rilascio è arrivato solo grazie alla garanzia di una persona di fiducia”.&nbsp;</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Le donne rischiano di più</strong></h2>



<p>La situazione peggiora per le donne, alle quali è già “vietato frequentare la scuola secondaria e l’università e che <strong>rischiano problemi se escono di casa senza un mahram</strong> (un accompagnatore maschio)”. <strong>Quelle che hanno un cellulare</strong> (UNWomen parla del 50% delle donne nelle aree urbane e il 28% di quelle rurali, contro il 61% e il 50% degli uomini) <strong>rischiano di essere fermate, picchiate e arrestate. </strong></p>



<p>“<strong>Un’attivista è stata sospettata di aver filmato</strong>, semplicemente perché aveva in mano uno smartphone. <strong>È stata picchiata</strong>, il telefono è stato sbloccato con la forza e la sua pagina Facebook è stata esaminata. <strong>È stata trattenuta</strong> per circa tre giorni e rilasciata dopo la mediazione degli anziani locali e dopo aver firmato un impegno scritto”, racconta Ahmadi. Episodi simili sono confermati anche a livello internazionale: l’UNAMA ha infatti documentato l&#8217;arresto di una donna a Herat nel giugno 2026 con l&#8217;accusa di aver filmato le manifestazioni. “I colleghi segnalano molti altri casi di <strong>fermi e detenzioni di donne e ragazze a Herat, Kabul e Mazar-i-Sharif</strong>, in alcune occasioni accompagnati da sanzioni pecuniarie”, aggiunge il direttore di ADDO.</p>



<p><strong>Per chi non possiede un telefono</strong>, l&#8217;accesso alla rete dipende spesso dalla disponibilità di familiari o vicini a condividere i propri dispositivi. Una possibilità che, secondo Ahmadi, non garantisce necessariamente autonomia né riservatezza poiché “le donne che condividono un dispositivo hanno spesso <strong>bisogno dell&#8217;approvazione di un parente maschio </strong>e non possono mantenere private le proprie comunicazioni. Le donne sono penalizzate due volte: hanno meno accesso ai dispositivi e Internet era la loro ultima possibilità per l&#8217;istruzione, il lavoro e l’assistenza”.&nbsp;</p>



<p>Per tale motivo, “in questo clima <strong>le donne chiudono gli account, smettono di pubblicare foto, lasciano i social media e tengono solo un telefono di base</strong>”. Quelle che restano sui social che, secondo Ahmadi “<strong>nell’ottobre 2025 erano appena il 13,9% delle identità di utenti dei social media in Afghanistan</strong>”, rischiano di essere segnalate. “Alcune donne sono state impiegate per monitorare su Instagram la presenza di volti femminili scoperti” e c&#8217;è il rischio che le attiviste sperimentino molestie e intimidazioni. <strong><a href="https://www.info-res.org/afghan-witness/reports/violence-behind-a-screen-rising-online-abuse-silences-afghan-women/">Afghan Witness</a></strong> ha rilevato che gli abusi online diretti contro le donne afghane politicamente attive sono triplicati tra la seconda metà del 2021 e la seconda metà del 2022.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Il sospetto delle intercettazioni</strong></h2>



<p>C’è poi il capitolo delle <strong>intercettazioni, il più difficile da documentare</strong>. Secondo Ahmadi, che lo ricava dai resoconti della rete di ADDO e da altre fonti, <strong>le autorità &#8220;possono accedere alle chiamate e alle conversazioni di quasi chiunque scelgano, attraverso le compagnie telefoniche, e lo hanno già fatto più volte</strong>&#8220;. Non ci sono conferme indipendenti, ma &#8220;poiché lo Stato controlla gli operatori e il registro delle SIM, lo ritengo del tutto credibile&#8221;.</p>



<p>A marzo 2025 il ministero delle Comunicazioni talebano <a href="https://www.afintl.com/en/202503150452">ha dichiarato</a> che <strong>18 milioni di SIM attive su 26 milioni risultavano registrate</strong>, mentre per le altre otto milioni la procedura era ancora in corso. Alcuni cittadini hanno raccontato di aver dovuto registrare di nuovo SIM già registrate in passato, senza spiegazioni da parte delle autorità, e esperti e analisti temono che la schedatura possa servire a monitorare le comunicazioni.</p>



<p>Per chi fa attivismo o giornalismo la conseguenza è concreta: una SIM intestata a una persona e usata per chiamate e SMS è un punto debole. Per questo Ahmadi consiglia di &#8220;non considerare sicure le normali telefonate e gli SMS per le comunicazioni sensibili, di preferire Signal e, per la verifica in due passaggi, di usare un’app di autenticazione e non i codici via SMS&#8221;. </p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Telecamere ovunque ma nessun caso documentato contro le donne</strong></h2>



<p>La rete di sorveglianza dei talebani include anche una <strong>tecnologia avanzata di riconoscimento facciale.</strong> Nel febbraio 2025, un&#8217;inchiesta della BBC ha svelato l&#8217;esistenza di una sala di controllo della sicurezza a Kabul dotata di una rete di circa 90.000 telecamere (rispetto alle 850 del periodo pre 2021) equipaggiate con <strong>software di riconoscimento facciale in grado di classificare le persone per fascia d&#8217;età, genere e copertura del volto.&nbsp;</strong></p>



<p>Nonostante i funzionari talebani avessero affermato che il sistema di video-sorveglianza fosse stato progettato per combattere la criminalità, ADDO racconta come i dati biometrici vengano sfruttati in modo mirato. “Sulla base di resoconti inviati da colleghi e delle informazioni di una fonte che conosce il funzionamento di questi sistemi, <strong>i dati biometrici vengono usati per identificare ex funzionari, personale della sicurezza e altre persone specifiche. </strong>Sono stati segnalati anche controlli d’identità alle frontiere dell’Afghanistan”, spiega Ahmadi. &nbsp;</p>



<p>Tuttavia, il direttore di ADDO racconta di <strong>non essere a conoscenza di alcun caso documentato “in cui il riconoscimento facciale delle telecamere sia stato usato per identificare una donna o un’attivista in particolare</strong>”. L’unica segnalazione riguarda “un’app chiamata “National Keyboard” che è stata valutata ad alto rischio dai ricercatori di RaazNet nel maggio 2026, ma la loro analisi non ha dimostrato in modo conclusivo la presenza intenzionale di spyware. E secondo la mia valutazione, <strong>gli account anonimi vengono ancora smascherati soprattutto attraverso telefoni sequestrati, gruppi infiltrati e informatori</strong>”.&nbsp;</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>L’eredità dei database: quali dati sono rimasti?</strong></h2>



<p>La vera &#8220;fortuna&#8221; dei talebani risiede nei <strong>database biometrici ereditati dal passato</strong> e sviluppati prima del 2021 con il sostegno internazionale. Archivi che, come documentato nel 2022 da Human Rights Watch, contengono impronte digitali, scansioni dell’iride e fotografie di milioni di cittadini. “Un ex comandante ha raccontato all’organizzazione che le sue impronte e le sue iridi erano state rilevate durante una detenzione nel novembre 2021”, spiega Ahmadi.&nbsp;</p>



<p>Oggi questo sistema secondo lui viene impiegato sistematicamente: “prima per tracciare ex funzionari e membri delle forze di sicurezza, e ora per colpire le donne”, come confermano anche i rapporti dell’UNAMA che ha registrato &#8220;almeno 29 arresti arbitrari di ex funzionari e membri delle forze dell&#8217;ordine e almeno otto uccisioni di ex membri delle forze di sicurezza tra aprile e giugno del 2026, senza specificare come queste persone siano state identificate&#8221;. A Kabul, inoltre, in occasione dei rastrellamenti contro chi violava le norme sull’hijab, il familiare di una giovane donna &#8220;ha riferito che le autorità avevano intenzione di raccogliere i suoi dati biometrici e la sua fotografia&#8221;. </p>



<p>Resta tuttavia una grande zona d&#8217;ombra: “<strong>Non mi è chiaro quali di questi database possano consultare i talebani e fino a che punto</strong>”, precisa Ahmadi. <strong>L’Afghanistan non dispone di una legge sulla protezione dei dati personali</strong> e, secondo il direttore di ADDO, “i governi, le agenzie ONU e le istituzioni che hanno finanziato e costruito questi sistemi non hanno mai fornito un resoconto pubblico completo di quali dati siano stati lasciati nei sistemi”.&nbsp;</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Cina e Iran: cosa sappiamo e cosa resta da verificare</strong></h2>



<p>Durante la <strong>conferenza stampa dello scorso agosto organizzata da Cisda a Roma</strong>, sono state riportate le testimonianze delle attiviste di RAWA (Associazione rivoluzionaria delle donne dell&#8217;Afghanistan), secondo cui i talebani utilizzano le tecnologie più recenti &#8220;anche grazie al sostegno e alla collaborazione di Paesi stranieri&#8221;. <br><br>Di quali Paesi si tratti, Ahmadi si è fatto un&#8217;idea: &#8220;Nel febbraio 2025, nell&#8217;inchiesta della BBC sui sistemi di video-sorveglianza, è emerso come <strong>sui monitor della sala di controllo comparisse il marchio Dahua&#8221;</strong> (azienda cinese produttrice di sistemi di video-sorveglianza). Ma secondo l&#8217;esperto &#8220;la polizia non ha voluto dire da dove provenisse l’attrezzatura”. </p>



<p>Ahmadi racconta anche che &#8220;nel 2023 il ministero dell’Interno ha confermato un <strong>incontro con Huawei</strong>, ma ha dichiarato che non era stato raggiunto alcun accordo. Huawei, a sua volta, ha affermato che non era stato discusso alcun piano”. La presenza di apparecchiature cinesi, tuttavia, secondo lui, non basta come prova regina perché &#8220;<strong>le telecamere cinesi sono vendute in tutto il mondo, quindi un marchio da solo non prova un accordo governativo</strong>&#8220;. </p>



<p>La presenza della Cina in Afghanistan, tra l&#8217;altro, è stata di recente sottolineata anche da <strong>Keith Kellogg,</strong> generale in pensione dell&#8217;esercito statunitense che, in un articolo pubblicato sul <a href="https://www.washingtonpost.com/opinions/2026/10/22/us-is-leaving-afghanistan-china-its-peril/">Washington Post giovedì 22 ottobre</a>, ha avvertito di come &#8220;con il declino della presenza statunitense in Afghanistan, le aziende cinesi stiano cercando di ottenere concessioni minerarie e di stringere legami commerciali più ampi con i talebani&#8221;. <br><br><strong>Un’altra pista di possibile collaborazione è quella iraniana.</strong> Nel maggio 2026, Afghanistan International ha riferito, citando fonti anonime, di una possibile collaborazione tra Teheran e i talebani per <strong>sviluppare un’applicazione in grado di monitorare gli utenti dei telefoni cellulari</strong>. “Non considero questa informazione confermata”, precisa Ahmadi, che afferma di non conoscere neppure il fornitore dei sistemi di filtraggio alla base delle restrizioni imposte ai social network nell’ottobre 2025.<br><br>Il direttore di ADDO riferisce tuttavia di aver raccolto testimonianze, non verificate in modo indipendente, secondo cui “<strong>le autorità avrebbero introdotto nuove apparecchiature e software provenienti dall’Iran.</strong> Diverse persone ci hanno inoltre detto che il blocco nazionale di 48 ore del settembre-ottobre 2025 era legato all’installazione di un <strong>dispositivo capace di dare il controllo centralizzato della rete in fibra ottica</strong>, consentendo di spegnere Internet da un unico punto. Non è mai stata fornita una spiegazione ufficiale del blackout e non ho visto documenti che confermino questa ipotesi&#8221;, sottolinea Ahmadi. “La menziono perché ne ho sentito parlare da più persone e perché sarebbe coerente con il controllo statale sulla dorsale in fibra”.</p>



<p>Il quadro che emerge è quello di un sistema nel quale &#8220;i talebani controllano il regolatore, l’operatore statale e i registri d’identità, e li combinano con telecamere reperibili in commercio. <strong>Se nuove attrezzature straniere abbiano rafforzato questo controllo è la questione che più ha bisogno di un’indagine tecnica indipendente</strong>&#8220;.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Spegnere Internet per isolare il Paese</strong></h2>



<p>“Per gli afghani <strong>Internet significa reddito, istruzione e contatto con la famiglia</strong>, non intrattenimento. Interromperlo colpisce direttamente la vita delle persone”, spiega Ahmadi che racconta di aver ricevuto numerose segnalazioni sulle <strong>conseguenze del blackout del 2025</strong> (tra il 29 settembre e i primi giorni di ottobre 2025, il governo talebano aveva ordinato il blackout totale di internet e delle telecomunicazioni).</p>



<p>In alcuni ospedali, riferisce, “i pazienti non hanno potuto ricevere online i risultati degli esami, con conseguenti <strong>ritardi nelle cure</strong>. Molte persone hanno perso i contatti con i familiari all&#8217;estero, mentre i <strong>trasferimenti di denaro si sono interrotti</strong>, mettendo in difficoltà le famiglie che dipendono dal sostegno economico dei parenti. Anche le <strong>lezioni online sono state sospese</strong> e le attività di piccole imprese, lavoratori autonomi e organizzazioni umanitarie hanno subito interruzioni”.&nbsp;</p>



<p><strong>Il blackout nazionale non è stato un episodio isolato.</strong> Secondo le ricostruzioni disponibili, tra il 15 e il 17 settembre 2025 le autorità hanno interrotto la connessione in fibra ottica nella provincia di Balkh, giustificando la misura con la necessità di “prevenire l’immoralità&#8221;. Tra il 29 settembre e il primo ottobre, Internet e i servizi telefonici sono stati sospesi a livello nazionale per circa 48 ore: secondo NetBlocks, la connettività è scesa a circa l&#8217;1% dei livelli normali. Le autorità non hanno fornito una spiegazione ufficiale del blocco nazionale.</p>



<p>Le restrizioni sono proseguite anche nelle settimane successive. Dal 7 ottobre 2025, Facebook, Instagram e Snapchat sono stati limitati attraverso diversi provider. Nel 2026, secondo le informazioni citate da Ahmadi, si sono verificati “ulteriori episodi di interruzione delle reti mobili e sono state introdotte restrizioni all&#8217;uso degli smartphone per alcuni funzionari. Afghanistan International ha inoltre riferito, alla fine di agosto, di un ordine ministeriale che avrebbe sospeso l&#8217;espansione e la riparazione della rete in fibra ottica&#8221;.&nbsp;</p>



<p>Le segnalazioni di tagli alle connessioni in fibra residenziali nel maggio 2026 sono state invece smentite dal ministero e Ahmadi afferma di “non aver trovato conferme della loro effettiva esecuzione”. TikTok risulta inoltre vietato. Secondo Ahmadi, <strong>il controllo delle comunicazioni “passa attraverso il ministero delle Comunicazioni, l&#8217;autorità di regolamentazione ATRA e la dorsale nazionale in fibra ottica</strong>, infrastruttura dalla quale dipendono anche i provider privati. Non conosco alcuna base giuridica pubblicata per queste misure”.</p>



<p>Le conseguenze sono particolarmente gravi per le organizzazioni guidate da donne. In un rapporto sul blackout del 2025, UN Women ha documentato la perdita dei contatti con il personale e l&#8217;impossibilità di effettuare pagamenti, oltre all&#8217;interruzione di una linea telefonica di assistenza umanitaria. </p>



<p>Le testimonianze raccolte da ADDO si inseriscono in un quadro più ampio di repressione della società civile. Secondo le fonti internazionali citate da Ahmadi, sono stati segnalati “<strong>sequestri di dispositivi negli uffici dei media e delle organizzazioni civili</strong>, convocazioni seguite da detenzioni quando il personale si presenta per recuperarli e infiltrazioni di informatori nei gruppi WhatsApp”. L’<a href="https://afjc.media/english/">Afghanistan Journalists Centre</a> ha inoltre contato <strong>almeno 34 casi di detenzione di giornalisti nel 2025.</strong></p>



<h2 class="wp-block-heading">&#8220;<strong>Dare per scontato che il telefono verrà perquisito</strong>&#8220;</h2>



<p>A rendere il clima ancora più pericoloso contribuisce, secondo Ahmadi, anche il quadro normativo: “<strong>Da gennaio 2026 l’articolo 24 del Codice di procedura penale </strong>per i tribunali prevede <strong>fino a due anni di carcere per chi è a conoscenza di una riunione &#8216;sovversiva&#8217; di oppositori e non la denuncia</strong>. La paura tra gli attivisti è molto alta. La delazione ha ora una base giuridica”.&nbsp;</p>



<p>Le precauzioni digitali per chi si trova in Afghanistan, sottolinea il direttore di ADDO, devono essere adattate alle condizioni locali: una misura utile in un contesto può destare sospetti in un altro. La prima regola è partire dal presupposto che <strong>il telefono possa essere perquisito e quindi è necessario limitare le informazioni sensibili</strong> conservate sul dispositivo. Ahmadi consiglia di <strong>usare, quando opportuno, messaggi a scomparsa</strong>, senza dare per scontato che le normali chiamate e gli SMS siano sicuri per comunicazioni delicate. Tra le altre misure suggerite figurano l&#8217;uso di un codice di sblocco lungo, la disattivazione dello sblocco tramite <strong>impronta digitale o riconoscimento facciale</strong>, che possono essere imposti con la forza, e il controllo periodico dei dispositivi collegati agli account. Per proteggere le comunicazioni, raccomanda inoltre di <strong>attivare il PIN di registrazione e la verifica in due passaggi</strong>, preferendo un&#8217;app di autenticazione ai codici ricevuti via SMS.&nbsp;</p>



<p>È altrettanto importante <strong>separare, quando possibile, l&#8217;attività pubblica dalla vita privata</strong>, usando account e dispositivi distinti; limitare le dimensioni dei gruppi di messaggistica; concordare in anticipo come comportarsi in caso di arresto di un membro; evitare di pubblicare volti, voci e luoghi identificabili e rimuovere i metadati dalle fotografie.</p>



<p>Anche l&#8217;<strong>uso di una VPN richiede cautela</strong> perché può aiutare a proteggere alcune comunicazioni, ma non mette al riparo dall&#8217;ispezione di un telefono sequestrato e la sua presenza può, in determinate circostanze, attirare l&#8217;attenzione delle autorità. Ahmadi suggerisce inoltre di prepararsi alle interruzioni della rete con orari di contatto concordati, di avere a disposizione copie offline dei documenti essenziali e un contatto all&#8217;estero in grado di dare eventuali allarmi. Sconsiglia infine le applicazioni distribuite dallo Stato, come la «National Keyboard».</p>



<p>Per chi ha bisogno di assistenza specialistica, <strong>la <a href="https://www.accessnow.org/help-it/">Digital Security Helpline di Access Now </a>offre supporto gratuito 24 ore su 24</strong>. La responsabilità della protezione, conclude Ahmadi, riguarda anche i <strong>giornalisti che lavorano dall&#8217;estero: “Vi prego di non pubblicare nomi, volti, voci o metadati senza consenso informato”.&nbsp;</strong></p>



<h2 class="wp-block-heading"><br>Resistere al buio digitale: le richieste di Abdullah Ahmadi</h2>



<p>Per il direttore di ADDO, <strong>contrastare la repressione digitale in Afghanistan</strong> significa riconoscere che “è parte integrante della persecuzione di genere, già all’esame degli organismi internazionali, e finanziare chi documenta le violazioni”.&nbsp;<br><br><strong>Le richieste della società civile </strong>sono innanzitutto concrete: “vogliono un accesso a Internet e ai social media veloce e senza censura; VPN sicure e gratuite, specie per giornalisti e gruppi della società civile che cercano modi e strumenti che siano sia sicuri da usare sia non sospetti in caso di perquisizione del telefono”.</p>



<p>La questione riguarda anche la <strong>responsabilità internazionale</strong>. Dopo la pubblicazione, il 5 ottobre 2026, dei quattro mandati di arresto della Corte penale internazionale per persecuzione di genere, Ahmadi chiede agli Stati di impegnarsi a eseguirli. <em>“</em>Il meccanismo investigativo dell’ONU ha bisogno di finanziamenti e di un canale sicuro per ricevere prove digitali”. Anche il procedimento promosso da Australia, Canada, Germania e Paesi Bassi nell&#8217;ambito della Convenzione sull&#8217;eliminazione di ogni forma di discriminazione contro le donne (CEDAW) dovrebbe, secondo lui, procedere verso l’arbitrato. “A luglio 2026, 32 organizzazioni hanno sollecitato gli Stati membri dell’ONU a riconoscere l’apartheid di genere come crimine contro l’umanità”.&nbsp;</p>



<p>Amhadi richiama anche la <strong>responsabilità delle “aziende che vendono telecamere, sistemi di filtraggio o attrezzature di rete</strong> alle autorità de facto” che dovrebbero essere <strong>“sottoposte a verifiche di due diligence e a controlli sulle esportazioni</strong>, e gli operatori telefonici dovrebbero rendere noti gli ordini di blocco e le richieste di dati”.&nbsp;</p>



<p>Donatori e agenzie delle Nazioni Unite dovrebbero “chiarire quale sorte abbiano avuto i dati raccolti attraverso i sistemi biometrici realizzati prima del ritorno al potere dei talebani, limitando al minimo nuove raccolte. Alle piattaforme digitali spetta invece rafforzare la moderazione dei discorsi d&#8217;odio in dari e pashto”. Inoltre, i gruppi guidati da donne hanno bisogno “di finanziamenti flessibili, connettività di riserva e formazione sulla sicurezza digitale”; mentre i difensori e i giornalisti a rischio “hanno bisogno di visti e di vie sicure. L’interlocuzione con le autorità dovrebbe essere legata a parametri verificabili, tra cui l’accesso illimitato a internet e la fine dei blocchi”.&nbsp;</p>



<p>La sorveglianza però non si affida soltanto alla tecnologia: “<strong>Informatori, controlli dei telefoni e obblighi di denuncia alimentano la paura e l&#8217;autocensura</strong> anche senza strumenti informatici sofisticati. Il livello digitale rafforza un sistema di controllo già fondato sulle relazioni personali e sulla coercizione fisica”.&nbsp;</p>



<p><strong>Documentare questa repressione diventa, nel frattempo, sempre più difficile.</strong> Dal 22 aprile 2026, riferisce Ahmadi, “<strong>la Corte suprema ha smesso di pubblicare online gli annunci delle pene corporali</strong>, che continuano a essere eseguite; <strong>diversi funzionari hanno inoltre smesso di pubblicare contenuti dopo il divieto di usare gli smartphone. </strong>Questo rende più difficile il monitoraggio”.&nbsp;</p>



<p><strong>Fonti</strong></p>



<p class="has-text-align-left">Unama, <a href="https://unama.unmissions.org/sites/default/files/2026-07/ENGLISH%20-%20Annex%20A%20-%20Hijab%20enforcement%20in%20Herat.pdf">Enforcement of the hijab requirement in Herat city</a>, pagina 4, paragrafo Aftermath of the hijab arrests and protest.<br>Afghanistan International, <a href="https://www.afintl.com/en/202502270538">Taliban Expands Mass Surveillance In Kabul With 90,000 CCTV Cameras</a>, Reports BBC<br>Afghanistan International, <a href="https://www.afintl.com/en/202503150452">Registered 18 Million SIM Cards In Afghanistan, Says Taliban</a><br><a href="https://www.ecoi.net/en/file/local/2135267/af-20250439134-gender-alert_impact-of-telecommunication-shutdown.pdf">Gender Alert: Impact of Telecommunication Shutdown in Afghanistan</a>, pagina 2, paragrafo Background<br>Telegraph, <a href="https://www.telegraph.co.uk/world-news/2024/09/02/taliban-hires-female-spies-to-catch-women-breaking-laws/">Taliban hires female spies to catch women breaking harsh new laws</a>, 2024<br>UN News, 12 agosto 2026, “<a href="https://news.un.org/en/story/2026/08/1168123">Five years after Taliban takeover, Afghan women ‘erased from public life</a>’”</p>



<p></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/spionaggio/intercettazioni-riconoscimento-facciale-furto-di-dati-la-repressione-digitale-dei-talebani.html">Intercettazioni, riconoscimento facciale, furto di dati: la repressione digitale dei talebani</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Tusk denuncia: Pegasus usato per spionaggio in Polonia</title>
		<link>https://it.insideover.com/video/tusk-denuncia-pegasus-usato-per-spionaggio-in-polonia</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 13 Oct 2026 10:05:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Spionaggio]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[Pegasus]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://it.insideover.com/?post_type=video&#038;p=532333</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1049" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/TUSK-F16-FOTO.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="L&#039;Occidente e la pericolosa isteria della minaccia russa" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/TUSK-F16-FOTO.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/TUSK-F16-FOTO-300x164.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/TUSK-F16-FOTO-1024x559.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/TUSK-F16-FOTO-768x420.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/TUSK-F16-FOTO-1536x839.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/TUSK-F16-FOTO-600x328.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il precedente governo di destra polacco ha comprato lo spyware Pegasus con i soldi destinati alle vittime di reato, e lo ha usato per spiare oppositori e magistrati. I dati raccolti sui cittadini polacchi finivano all’azienda israeliana che produce il programma, senza che Varsavia potesse controllarli. È l’accusa lanciata il 12 ottobre dal primo ministro &#8230; <a href="https://it.insideover.com/video/tusk-denuncia-pegasus-usato-per-spionaggio-in-polonia">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/video/tusk-denuncia-pegasus-usato-per-spionaggio-in-polonia">Tusk denuncia: Pegasus usato per spionaggio in Polonia</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1049" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/TUSK-F16-FOTO.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="L&#039;Occidente e la pericolosa isteria della minaccia russa" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/TUSK-F16-FOTO.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/TUSK-F16-FOTO-300x164.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/TUSK-F16-FOTO-1024x559.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/TUSK-F16-FOTO-768x420.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/TUSK-F16-FOTO-1536x839.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/TUSK-F16-FOTO-600x328.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il precedente governo di destra polacco ha comprato lo spyware Pegasus con i soldi destinati alle vittime di reato, e lo ha usato per spiare oppositori e magistrati. I dati raccolti sui cittadini polacchi finivano all’azienda israeliana che produce il programma, senza che Varsavia potesse controllarli. È l’accusa lanciata il 12 ottobre dal primo ministro Donald Tusk, dopo due anni di lavoro della commissione parlamentare d’inchiesta. </p>



<p>L’acquisto risale all’esecutivo guidato da Diritto e Giustizia (PiS), il partito nazional-conservatore al potere dal 2015 al 2023. Secondo Tusk sono stati spesi oltre 60 milioni di zloty, 25 dei quali prelevati dal Fondo di Giustizia, il fondo pubblico che finanzia l’assistenza alle vittime di reati. Solo per il sistema sono andati più di 30 milioni di zloty, circa 7,65 milioni di dollari, a NSO Group, società israeliana di sorveglianza informatica. </p>



<p><a href="https://it.insideover.com/tecnologia/spionaggio-di-massa-il-caso-pegasus-si-estende-al-messico.html" type="post" id="477203">Pegasus</a> infetta uno smartphone senza che il proprietario se ne accorga: legge i messaggi, traccia la posizione, può attivare microfono e fotocamera. “Cioè hanno pagato i soldi che spettavano alle vittime in Polonia, alle vittime di reati, per un sistema che di fatto trasferiva tutti i possibili dati riguardanti i cittadini polacchi, i leader dell’opposizione polacca. Questi dati finivano dalla parte israeliana”, ha detto Tusk, che ha definito la vicenda uno dei più grandi scandali del Paese dalla caduta del comunismo. Il controllo del programma, ha aggiunto, “rimaneva nelle mani di Israele e della società israeliana”.</p>



<p> Il presidente della commissione d’inchiesta ha confermato che NSO aveva la capacità tecnica di accedere alle informazioni raccolte dai servizi polacchi: alcuni componenti restavano sotto il controllo dell’azienda e le autorità di Varsavia non avevano i permessi per entrare in alcune parti del sistema. Magdalena Sroka, membro della commissione, ha aggiunto che i tribunali chiamati ad autorizzare la sorveglianza non erano stati informati di tutte le funzioni dello strumento, compresa la possibilità di accedere al contenuto dei telefoni.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/video/tusk-denuncia-pegasus-usato-per-spionaggio-in-polonia">Tusk denuncia: Pegasus usato per spionaggio in Polonia</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Hanning, l&#8217;ex capo dei servizi segreti tedeschi arrestato per spionaggio: spunta la pista israeliana</title>
		<link>https://it.insideover.com/spionaggio/hanning-lex-capo-dei-servizi-segreti-tedeschi-arrestato-per-spionaggio-spunta-la-pista-israeliana.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Roberto Vivaldelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 07 Oct 2026 09:16:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Spionaggio]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://it.insideover.com/?p=531766</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/10/OVERCOME_20261007095501846_3761736b6f7fb524c00a50f748c63064.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/10/OVERCOME_20261007095501846_3761736b6f7fb524c00a50f748c63064.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/10/OVERCOME_20261007095501846_3761736b6f7fb524c00a50f748c63064-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/10/OVERCOME_20261007095501846_3761736b6f7fb524c00a50f748c63064-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/10/OVERCOME_20261007095501846_3761736b6f7fb524c00a50f748c63064-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/10/OVERCOME_20261007095501846_3761736b6f7fb524c00a50f748c63064-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/10/OVERCOME_20261007095501846_3761736b6f7fb524c00a50f748c63064-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>August Hanning, ex capo del BND, è stato arrestato il 6 ottobre con accuse di spionaggio e tentato tradimento per aver comprato a pagamento quasi duemila documenti interni dal suo ex capo ufficio</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/spionaggio/hanning-lex-capo-dei-servizi-segreti-tedeschi-arrestato-per-spionaggio-spunta-la-pista-israeliana.html">Hanning, l&#8217;ex capo dei servizi segreti tedeschi arrestato per spionaggio: spunta la pista israeliana</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/10/OVERCOME_20261007095501846_3761736b6f7fb524c00a50f748c63064.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/10/OVERCOME_20261007095501846_3761736b6f7fb524c00a50f748c63064.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/10/OVERCOME_20261007095501846_3761736b6f7fb524c00a50f748c63064-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/10/OVERCOME_20261007095501846_3761736b6f7fb524c00a50f748c63064-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/10/OVERCOME_20261007095501846_3761736b6f7fb524c00a50f748c63064-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/10/OVERCOME_20261007095501846_3761736b6f7fb524c00a50f748c63064-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/10/OVERCOME_20261007095501846_3761736b6f7fb524c00a50f748c63064-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Sta facendo rumore l’arresto dell’ex presidente del <em>Bundesnachrichtendienst</em> (Bnd), il servizio federale di intelligence estera della Germania, <strong>August Hanning</strong>, <a href="https://www.irishtimes.com/world/europe/2026/10/06/former-german-spy-chief-arrested-over-alleged-buying-of-classified-information/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">arrestato il 6 ottobre con accuse che comprendono spionaggio e tentato tradimento</a>. Secondo la procura federale tedesca, Hanning avrebbe ottenuto a pagamento dal suo ex capo ufficio, Manfred D., quasi duemila documenti interni del Bnd, molti classificati, <a href="https://www.generalbundesanwalt.de/SharedDocs/Pressemitteilungen/DE/2026/Pressemitteilung-vom-06-10-2026.html" type="link" id="https://www.generalbundesanwalt.de/SharedDocs/Pressemitteilungen/DE/2026/Pressemitteilung-vom-06-10-2026.html">da sfruttare nella propria attività privata di consulenza</a>. </p>



<p>Gli indizi all’origine dell’indagine sono emersi durante una perquisizione eseguita nel settembre 2025 nell’ambito delle indagini sul rapimento dei figli di <strong>Christina Block</strong>, «l’erede delle steakhouse», figlia di Eugen Block, il celebre ristoratore fondatore del gruppo omonimo. </p>



<h2 class="wp-block-heading" id="il-caso-block-e-la-pista-israeliana">Il caso Block e la pista israeliana</h2>



<p><strong>Christina Block</strong> è imputata ad Amburgo con l’accusa di aver commissionato il rapimento dei suoi due figli minori, che si trovavano con il padre in Danimarca, nella notte tra il 31 dicembre 2023 e il 1° gennaio 2024. I bambini furono portati in Germania e successivamente ricondotti in Danimarca. <strong>Secondo l’accusa, nell’operazione sarebbe stato impiegato un gruppo di operativi israeliani.</strong></p>



<p>Qui entra in scena Hanning. Secondo ricostruzioni della stampa tedesca <a href="https://www.ynetnews.com/article/s1hpqhycgx" target="_blank" rel="noreferrer noopener">riprese da </a><em><a href="https://www.ynetnews.com/article/s1hpqhycgx" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Ynet</a>,</em> l’ex capo del Bnd avrebbe contattato <strong>Yaakov Peri</strong>, ex direttore dello <strong>Shin Bet</strong> e presidente di CGI Group, società israeliana di intelligence e consulenza privata, perché riunisse un gruppo di operativi per conto di Block. Su questo fronte, Hanning ha &#8211; per il momento &#8211; negato il proprio coinvolgimento e di aver contattato Peri; CGI Group, dal canto suo, ha respinto le accuse di partecipazione al rapimento. Le ricostruzioni giornalistiche della stampa tedesca (e israeliana) chiamano in causa anche <strong>Danny Yatom</strong>, ex capo del Mossad, che ha a sua volta negato ogni coinvolgimento nell’operazione.</p>



<p>A tal proposito, <a href="https://www.jpost.com/middle-east/ex-german-intel-chief-return-to-jcpoa-a-mistake-675075" type="link" id="https://www.jpost.com/middle-east/ex-german-intel-chief-return-to-jcpoa-a-mistake-675075">in un&#8217;intervista del 2021 al <em>Jerusalem Post</em></a>, Hanning ha affermato di aver avuto «rapporti di lavoro molto stretti, persino di amicizia» con molte spie israeliane, tra cui l&#8217;ex capo del Mossad <strong>Danny Yatom</strong>.</p>



<p>Sulla vicenda è intervenuto anche il giornalista <strong>Max Blumenthal</strong>, che su X ha scritto che Hanning avrebbe «più legami israeliani di una merceria di Tel Aviv». </p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-x wp-block-embed-x"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">Ex BND chief August Hanning has more Israeli ties than a Tel Aviv haberdashery <br><br>Hanning introduced German heiress Christina Block to the Israeli private spying firm CGI Group<br><br>Block used the Israelis to abduct her own children from her ex and plant fake images of child abuse on… <a href="https://t.co/9mMwWALijY">https://t.co/9mMwWALijY</a></p>&mdash; Max Blumenthal (@MaxBlumenthal) <a href="https://x.com/MaxBlumenthal/status/2107468656460382568?ref_src=twsrc%5Etfw">October 6, 2026</a></blockquote><script async src="https://platform.x.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<p>Il collegamento investigativo tra le due vicende è dunque accertato: resta da chiarire se esista anche un nesso operativo tra i due filoni e quali servizi stranieri fossero coinvolti nei rapporti contestati a Hanning. <strong>La procura federale fa riferimento a esponenti di due apparati di intelligence stranieri, senza identificarne pubblicamente i Paesi</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading" id="chi--august-hanning">Chi è August Hanning</h2>



<p><a href="https://www.berliner-zeitung.de/article/august-hanning-vom-ziegelei-sohn-zum-obersten-deutschen-spion-10464843" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Come ricostruisce il Berliner Zeitung</a>, Hanning si diploma a Osnabrück nel 1966 e studia giurisprudenza a Friburgo e Münster. Nel 1981 entra per la prima volta alla Cancelleria federale a Bonn. Tra il 1986 e il 1990, alla Rappresentanza permanente della Repubblica federale a Berlino Est, si occupa anche del «Häftlingsfreikauf», il riscatto dei prigionieri politici della Germania Est. Rientrato alla Cancelleria, diventa collaboratore di Bernd Schmidbauer, incaricato per i servizi di sicurezza, e nel 1996 assume il coordinamento dell’intelligence federale.</p>



<p>Il 17 dicembre 1998 succede a Hansjörg Geiger alla guida del Bnd. Durante il suo mandato viene deciso il futuro trasferimento della sede da Pullach a Berlino: il nuovo quartier generale nella capitale sarà inaugurato soltanto nel febbraio 2019.dw+1</p>



<p>Il 1° dicembre 2005, con Angela Merkel alla Cancelleria, Hanning assume l’incarico di segretario di Stato al ministero federale dell’Interno, ruolo che lascia il 10 novembre 2009, quando viene collocato a riposo anticipato.</p>



<p><strong>Fonti: </strong></p>



<p><strong><em>Derek Scally, “Germany Arrests Former Spy Chief over Alleged Spying,” The Irish Times, 6 ottobre 2026, </em></strong><a href="https://www.irishtimes.com/world/europe/2026/10/06/former-german-spy-chief-arrested-over-alleged-buying-of-classified-information/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.irishtimes.com/world/europe/2026/10/06/former-german-spy-chief-arrested-over-alleged-buying-of-classified-information/</a>.</p>



<p><strong><em>“Report: Former Mossad Chief Tied to German Heiress Kidnapping Plot,” Ynetnews, 29 settembre 2025, </em></strong><a href="https://www.ynetnews.com/article/hkphwz003xx" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.ynetnews.com/article/hkphwz003xx</a>.</p>



<p><strong><em>“Report: Ex-Shin Bet Chief Implicated in Plot to Kidnap Millionaire’s Children from Their Father,” Haaretz, 6 settembre 2025, </em></strong><a href="https://www.haaretz.com/israel-news/2025-09-06/ty-article/.premium/report-ex-shin-bet-chief-linked-to-plot-to-kidnap-millionaires-kids-from-their-father/00000199-206e-d487-a3d9-a47f11540000" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.haaretz.com/israel-news/2025-09-06/ty-article/.premium/report-ex-shin-bet-chief-linked-to-plot-to-kidnap-millionaires-kids-from-their-father/00000199-206e-d487-a3d9-a47f11540000</a>.</p>



<p><strong><em>Der Generalbundesanwalt beim Bundesgerichtshof, “Festnahmen wegen mutmaßlicher landesverräterischer Ausspähung, Auskundschaften von Staatsgeheimnissen, versuchten Landesverrats und Spionage,” comunicato stampa, 6 ottobre 2026, </em></strong><a href="https://www.generalbundesanwalt.de/SharedDocs/Pressemitteilungen/DE/2026/Pressemitteilung-vom-06-10-2026.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.generalbundesanwalt.de/SharedDocs/Pressemitteilungen/DE/2026/Pressemitteilung-vom-06-10-2026.html</a>.<br></p>



<p><br></p>



<p><br></p>



<p><br></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/spionaggio/hanning-lex-capo-dei-servizi-segreti-tedeschi-arrestato-per-spionaggio-spunta-la-pista-israeliana.html">Hanning, l&#8217;ex capo dei servizi segreti tedeschi arrestato per spionaggio: spunta la pista israeliana</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Minsk snodo segreto: 007 francesi e britannici testano il dialogo con Mosca</title>
		<link>https://it.insideover.com/spionaggio/minsk-snodo-segreto-007-francesi-e-britannici-testano-il-dialogo-con-mosca.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Riccardo Renzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 20 Sep 2026 12:23:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Spionaggio]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Ucraina]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://it.insideover.com/?p=529133</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1222" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/Russia-Vladimir-Putin-Dmitrij-Peskov-Ansa.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/Russia-Vladimir-Putin-Dmitrij-Peskov-Ansa.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/Russia-Vladimir-Putin-Dmitrij-Peskov-Ansa-300x191.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/Russia-Vladimir-Putin-Dmitrij-Peskov-Ansa-1024x652.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/Russia-Vladimir-Putin-Dmitrij-Peskov-Ansa-768x489.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/Russia-Vladimir-Putin-Dmitrij-Peskov-Ansa-1536x978.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/Russia-Vladimir-Putin-Dmitrij-Peskov-Ansa-600x382.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>I canali di intelligence a Minsk (con la Francia protagonista) e l'incontro CIA-Cremlino a Mosca rivelano una rete sotterranea di diplomazia service-to-service tra Occidente e Russia</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/spionaggio/minsk-snodo-segreto-007-francesi-e-britannici-testano-il-dialogo-con-mosca.html">Minsk snodo segreto: 007 francesi e britannici testano il dialogo con Mosca</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1222" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/Russia-Vladimir-Putin-Dmitrij-Peskov-Ansa.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/Russia-Vladimir-Putin-Dmitrij-Peskov-Ansa.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/Russia-Vladimir-Putin-Dmitrij-Peskov-Ansa-300x191.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/Russia-Vladimir-Putin-Dmitrij-Peskov-Ansa-1024x652.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/Russia-Vladimir-Putin-Dmitrij-Peskov-Ansa-768x489.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/Russia-Vladimir-Putin-Dmitrij-Peskov-Ansa-1536x978.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/Russia-Vladimir-Putin-Dmitrij-Peskov-Ansa-600x382.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Nelle architetture della sicurezza internazionale, la <strong>geopolitica delle risorse</strong> strategiche e della stabilità militare risponde spesso a logiche sotterranee, dove la diplomazia formale cede il passo all’azione coperta degli apparati di <strong>intelligence militare</strong>. In un quadro globale segnato da un degrado senza precedenti dei rapporti diplomatici tradizionali tra il blocco atlantico e la Federazione Russa, la capitale bielorussa è tornata ad assumere un ruolo cruciale. La posizione geografica e politica del regime di Aleksandr Lukashenko rappresenta un paradosso vivente: pur costituendo un alleato politico e militare strutturale di Mosca, il paese continua a proporsi come una <strong>piattaforma di comunicazione indiretta</strong> estremamente preziosa per i servizi segreti occidentali. Le dinamiche di <strong>finanza pubblica</strong> internazionale, unitamente al regime sanzionatorio imposto dall’Unione Europea, dipingono un quadro di apparente isolamento rigoroso. Tuttavia, al di sotto delle posizioni ufficiali della <strong>pubblica amministrazione</strong> europea e statunitense, gli apparati informativi mantengono accesi canali di comunicazione tecnica. L’utilità di un attore non neutrale come Minsk risiede proprio nella sua capacità di trasmettere, saggiare e assorbire messaggi ad altissimo rischio politico senza impegnare formalmente i rispettivi governi. </p>



<p>Nello scenario geopolitico contemporaneo, l&#8217;esigenza di prevenire escalation incontrollate e di sondare margini di de-escalation rende questi <strong>canali sotterranei dell&#8217;intelligence</strong> uno strumento indispensabile per la gestione della crisi. Le indiscrezioni riguardanti una missione di alto livello della <strong>DGSE francese</strong> a Minsk alla vigilia del blitz del direttore della CIA a Mosca delineano una sequenza temporale di estremo interesse strategico. <a href="https://www.giornalediplomatico.it/laopportunismo-di-minsk-che-non-si-fida-piu-di-mosca.htm">Benché la presenza degli 007 transalpini in territorio bielorusso non sia stata accompagnata da conferme istituzionali da parte del Quai d’Orsay o delle autorità locali, essa si inserisce in un modello operativo ampiamente consolidato negli anni.</a> L&#8217;agenzia di spionaggio estero di Parigi ha già dimostrato in passato di saper impiegare la <strong>diplomazia di back-door</strong> con le controparti bielorusse per testare la tenuta del dialogo interrotto con il Cremlino. Parallelamente alle mosse francesi, il quadro delle relazioni ombra suggerisce un interesse multilaterale coordinato, con indiscrezioni relative a contatti analoghi gestiti in precedenza dall&#8217;intelligence britannica. </p>



<p>L&#8217;obiettivo primario di tali missioni non consiste nella ricerca di una fantomatica riabilitazione politica del regime bielorusso, bensì nella creazione di un ambiente protetto per il <strong>deconfliction strategico</strong>. Attraverso la mediazione tecnica degli apparati di sicurezza locali, guidati dal capo del KGB bielorusso Ivan Tertel, le potenze occidentali riescono a preservare uno spazio neutrale di contatto tattico capace di superare le rigidità formali imposte dal <strong>diritto internazionale</strong> e dai protocolli sanzionatori.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>La conferma del canale CIA a Mosca e la regia di John Ratcliffe</strong></h2>



<p>Mentre i movimenti dell’intelligence europea a Minsk rimangono confinati nel perimetro dei dossier riservati, la missione del direttore della CIA John Ratcliffe a Mosca trova riscontro in conferme dirette arrivate dallo stesso Cremlino. La visita del vertice dell’intelligence americana per colloqui riservati con le controparti russe dimostra in maniera inequivocabile che il <strong>canale service-to-service</strong> tra Washington e Mosca è rimasto pienamente operativo anche nelle fasi di massima tensione bellica. L&#8217;incontro, condotto ai massimi livelli degli apparati di sicurezza, ha confermato l&#8217;esistenza di un&#8217;architettura di comunicazione diretta in grado di bypassare la paralisi dei canali diplomatici ordinari. L&#8217;interazione tra la missione esplorativa europea a Minsk e il successivo intervento diretto della CIA a Mosca suggerisce la presenza di una vera e propria <strong>architettura di liaison sotterranea</strong>. La capitale bielorussa avrebbe svolto la funzione di terreno di preparazione e verifica, consentendo di testare i contenuti delle trattative e di misurare le reazioni russe prima dell&#8217;arrivo di Ratcliffe nella capitale federale. Questo coordinamento indiretto evidenzia come le potenze atlantiche utilizzino i servizi d&#8217;informazione per mantenere un controllo stringente sui dossier più delicati, dalla gestione dei prigionieri alla sicurezza delle infrastrutture critiche fino al contenimento dei rischi di escalation nucleare.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Tra controspionaggio e convenienza: il calcolo tattico di Lukashenko</strong></h2>



<p>L&#8217;operatività di un simile canale ombra comporta inevitabilmente elevati rischi di <strong>controspionaggio e penetrazione informativa</strong>. Qualsiasi scambio condotto a Minsk deve essere considerato dagli apparati occidentali come costantemente monitorato e potenzialmente filtrato dal sistema di sicurezza della Federazione Russa, data la profonda integrazione tra i servizi segreti dei due paesi. Nonostante questa strutturale vulnerabilità, la scelta di mantenere attivo l&#8217;asse con la Bielorussia risponde a una precisa convergenza di interessi tattici tra le parti coinvolte. Per il regime di Aleksandr Lukashenko, la trasformazione del proprio apparato statale in una <strong>piattaforma di mediazione riservata</strong> garantisce benefici politici ed economici diretti. Monetizzare l&#8217;ambiguità geopolitica consente a Minsk di ritagliarsi marginali spazi di manovra nei confronti di Mosca, ottenendo al contempo deroghe sanzionatorie selettive e concessioni negoziali da parte di Washington e delle cancellerie europee. La gestione di questi canali ombra dimostra come, nell&#8217;attuale grammatica della <strong>geopolitica militare</strong>, l&#8217;utilità funzionale di un intermediario possa prescindere completamente dalla sua adesione ai principi del diritto e delle alleanze formali.</p>



<p><a href="https://www.giornalediplomatico.it/laopportunismo-di-minsk-che-non-si-fida-piu-di-mosca.htm">https://www.giornalediplomatico.it/laopportunismo-di-minsk-che-non-si-fida-piu-di-mosca.htm</a></p>



<p><a href="https://www.lastampa.it/esteri/2026/09/03/news/ue_contro_mosca_piu_sanzioni_e_patriot_ma_scoppia_il_caso_dei_visti_dall_italia-15728700">https://www.lastampa.it/esteri/2026/09/03/news/ue_contro_mosca_piu_sanzioni_e_patriot_ma_scoppia_il_caso_dei_visti_dall_italia-15728700</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/spionaggio/minsk-snodo-segreto-007-francesi-e-britannici-testano-il-dialogo-con-mosca.html">Minsk snodo segreto: 007 francesi e britannici testano il dialogo con Mosca</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Non solo MI5 e MI6, ma diciannove divisioni: le sezioni segrete dell&#8217;intelligence britannica</title>
		<link>https://it.insideover.com/storia/non-solo-mi5-e-mi6-ma-diciannove-divisioni-le-sezioni-segrete-dellintelligence-britannica.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Bartoccini]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 Sep 2026 23:15:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Spionaggio]]></category>
		<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[intelligence]]></category>
		<category><![CDATA[MI6]]></category>
		<category><![CDATA[Regno unito]]></category>
		<category><![CDATA[spionaggio]]></category>
		<category><![CDATA[storia]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://it.insideover.com/?p=527765</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="800" height="619" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/Wartime_Communications-_the_work_of_the_Court_Post_Office_Buckingham_Palace_London_England_C_1941_D4715.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/Wartime_Communications-_the_work_of_the_Court_Post_Office_Buckingham_Palace_London_England_C_1941_D4715.jpg 800w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/Wartime_Communications-_the_work_of_the_Court_Post_Office_Buckingham_Palace_London_England_C_1941_D4715-300x232.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/Wartime_Communications-_the_work_of_the_Court_Post_Office_Buckingham_Palace_London_England_C_1941_D4715-768x594.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/Wartime_Communications-_the_work_of_the_Court_Post_Office_Buckingham_Palace_London_England_C_1941_D4715-600x464.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 800px) 100vw, 800px" /></p>
<p> All'interno del servizio segreto era stata creata un'ampia varietà di sezioni specializzate del War Office, con i compiti più diversi.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/storia/non-solo-mi5-e-mi6-ma-diciannove-divisioni-le-sezioni-segrete-dellintelligence-britannica.html">Non solo MI5 e MI6, ma diciannove divisioni: le sezioni segrete dell&#8217;intelligence britannica</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="800" height="619" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/Wartime_Communications-_the_work_of_the_Court_Post_Office_Buckingham_Palace_London_England_C_1941_D4715.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/Wartime_Communications-_the_work_of_the_Court_Post_Office_Buckingham_Palace_London_England_C_1941_D4715.jpg 800w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/Wartime_Communications-_the_work_of_the_Court_Post_Office_Buckingham_Palace_London_England_C_1941_D4715-300x232.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/Wartime_Communications-_the_work_of_the_Court_Post_Office_Buckingham_Palace_London_England_C_1941_D4715-768x594.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/Wartime_Communications-_the_work_of_the_Court_Post_Office_Buckingham_Palace_London_England_C_1941_D4715-600x464.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 800px) 100vw, 800px" /></p>
<p>Tutti conosciamo, o abbiamo almeno una volta sentito nominare, magari attraverso i romanzi o i film di James Bond, la sigla MI6, il servizio di spionaggio estero del Regno Unito, anche nota come sezione del <strong>Military Intelligence</strong>, e talvolta, la sigla MI5, il controspionaggio britannico. Ma pochi sono al corrente dell&#8217;esistenza delle altre diciassette &#8220;sezioni&#8221; dell&#8217;intelligence di Sua Maestà che svolsero i loro particolari compiti specialmente durante la guerra. All&#8217;interno del servizio segreto era stata creata un&#8217;ampia varietà di sezioni specializzate del <strong>War Office</strong>, che trovava il suo posto nel <strong>palazzo di Whitehall</strong>. Alcune avevano il compito di intercettare e decifrare le comunicazioni nemiche, altre studiavano fotografie scattate dagli aerei da ricognizione, altre ancora erano addette all&#8217;ispezione delle armi catturate al nemico, o a interrogare, e talvolta reclutare, prigionieri di guerra e spie nemiche. C’era chi era incaricato di occuparsi delle strategie di fuga dei prigionieri di guerra alleati dai territori occupati, come l&#8217;MI9, e chi si occupava della propaganda, come l’MI7, una delle sezioni meno note dell’intelligence.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Prima di MI5 e MI6</h2>



<p>Il servizio segreto britannico così come lo conosciamo nasce nel 1909, quando dall&#8217;altra parte della Manica, nella Germania imperiale, stava emergendo la minaccia di quello che sarebbe diventato uno dei principali rivali strategici del Regno Unito per tutta la prima metà del XX secolo. A Londra cresceva il timore che una crescente quantità di agenti tedeschi potesse operare sul territorio britannico in preparazione di una futura guerra e, nel luglio di quell’anno, venne per tale ragione istituito il <em>Secret Service Bureau,</em> inizialmente diviso nelle sole due sezioni che tutti conoscono: una responsabile della sicurezza interna, l&#8217;MI5, e una responsabile delle operazioni di spionaggio all’estero, l&#8217;MI6. </p>



<p>Alla guida della sezione estera venne nominato, nell’ottobre 1909, il capitano di fregata della Royal Navy <strong>Mansfield Smith-Cumming</strong>, cinquantenne ufficiale di Marina che prese l’abitudine di firmare documenti e corrispondenza semplicemente con la lettera “<em>C</em>”. Una tradizione sopravvissuta per oltre un secolo, dato che ancora oggi il capo del Secret Intelligence Service viene indicato con quella stessa lettera. Di norma, con un <strong>inchiostro verde</strong>, dato che Cumming utilizzava una stilografica caricata con inchiostro verde, e pare che ai tempi, negli ambienti militari britannici, l&#8217;uso di quello specifico colore, talvolta associato proprio agli ammiragli, permettesse di far risaltare immediatamente la firma del comandante rispetto ai testi ordinari. </p>



<p>A capo della sezione per la sicurezza interna era invece il maggiore generale dell&#8217;esercito britannico, <strong>Vernon Kell</strong>. Anche noto come &#8220;<em>K</em>&#8220;, Kell aveva prestato servizio in Russia e in Cina, dove aveva combattuto nella Ribellione dei Boxer del 1900, e aveva fatto carriera come analista dell&#8217;intelligence presso il Ministero della Guerra.</p>



<p>Durante la Prima guerra mondiale, che diede ragione alle preoccupazioni di uno scontro con l&#8217;impero del Kaiser Guglielmo II, la sezione estera dell&#8217;intelligence britannica collaborò sempre più strettamente con l’intelligence militare e venne conosciuta più spesso come MI1. Solo in seguito assunse la comune dicitura di MI6. Dopo il 1920, infatti, venne adottato ufficialmente il nome Secret Intelligence Service, o SIS, con MI5 e MI6 affiancati da sezioni specializzate in diversi compiti.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le altre &#8220;Sezioni&#8221; della guerra segreta</h2>



<p>Con la graduale espansione dell&#8217;apparato di intelligence, le competenze vennero suddivise tra numerose sezioni. La sezione nota come <strong>MI1</strong> iniziò a occuparsi principalmente di codici, cifrari e dell&#8217;amministrazione delle risorse dell&#8217;intelligence. Una delle sue sottosezioni contribuì allo sviluppo delle capacità britanniche di intercettazione e decrittazione dalle quali sarebbe poi discesa la moderna intelligence dei segnali britannica. Quella che oggi chiamiamo <strong>SIGINT</strong>, da <em>SIGnals INTelligence</em>, viene a sua volta suddivisa in diverse sottodiscipline, tra cui possiamo menzionare il COMINT, <em>COMmunication INTelligence</em>, e l&#8217;ELINT, <em>ELectronic INTelligence</em>.</p>



<p><strong>MI2</strong> e <strong>MI3</strong> erano invece dedicate all’<strong>intelligence geografica</strong> e all’analisi delle potenze straniere, con competenze che variarono nel corso delle guerre e che comprendevano differenti aree interessate ai conflitti, in particolare l&#8217;Europa e, soprattutto, la Germania, ma anche altri territori dove la guerra e le operazioni militari, spesso clandestine, portarono i loro uomini migliori in gran segreto. </p>



<p>L’<strong>MI4</strong> lavorava sulla ricognizione, sulle mappe e sull’interpretazione delle fotografie aeree: un compito diventato sempre più importante quando gli aeroplani trasformarono il cielo in un gigantesco punto d’osservazione sul campo di battaglia. Sarà fondamentale, infatti, l&#8217;apporto dei cosiddetti PRU squadron della Royal Air Force.</p>



<p>Dopo le più note Sezioni 5 e 6, era l’<strong>MI7</strong> a essere impiegato nel delicato campo d&#8217;azione della <strong>propaganda</strong>, della censura e della gestione dell’informazione che, ora come allora, poteva diventare un&#8217;arma potente quanto sofisticata, se non proprio la più &#8220;potente&#8221;. Già durante la Prima guerra mondiale la propaganda aveva assunto il valore di arma strategica: <strong>influenzare l’opinione pubblica</strong>, controllare ciò che poteva essere pubblicato e presentare al nemico una determinata immagine della guerra poteva risultare importante quasi quanto vincere una battaglia sul campo. Ancora più di decifrare un codice segreto nemico o infiltrare una spia che potesse ascoltare le conversazioni riservate dei comandanti avversari. </p>



<p>L’<strong>MI8</strong>, invece, si concentrò sulla sfera delle comunicazioni e delle intercettazioni radio, facendo la sua parte nella <em>signals intelligence</em>: ascoltare il nemico, localizzarne le trasmissioni, comprenderne le reti di comunicazione e, quando possibile, leggerne e scoprire il significato dei <strong>messaggi in cifra</strong>. Come quelli scambiati con la macchina Enigma.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="800" height="400" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/committee_of_reconstruction_1943.jpg.webp" alt="" class="wp-image-527766" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/committee_of_reconstruction_1943.jpg.webp 800w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/committee_of_reconstruction_1943.jpg-300x150.webp 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/committee_of_reconstruction_1943.jpg-768x384.webp 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/committee_of_reconstruction_1943.jpg-600x300.webp 600w" sizes="auto, (max-width: 800px) 100vw, 800px" /></figure>



<h2 class="wp-block-heading">L’MI9: l’intelligence che insegnava a fuggire</h2>



<p>Tra le più note e singolari sezioni dell&#8217;intelligence britannica c&#8217;era l’<strong>MI9</strong>, quella cui viene associata la figura di &#8220;Q&#8221; nei film di 007, interamente dedicato ai <strong>piani di fuga e all’evasione</strong> del personale alleato catturato dal nemico. Gli specialisti della Nona sezione del Military Intelligence dovevano trovare i metodi più efficaci per aiutare aviatori abbattuti, militari isolati dietro le linee nemiche e prigionieri di guerra a sottrarsi alla cattura oppure a tornare in territorio alleato. Il loro lavoro, di concerto con il SOE, lo <strong>Special Operations Executive</strong>, comprendeva il collegamento con <strong>reti clandestine e organizzazioni della Resistenza</strong> nell’Europa occupata, ma anche lo sviluppo di strumenti e istruzioni destinati agli uomini che rischiavano di cadere nelle mani del nemico. Tra questi vi erano <a href="https://it.insideover.com/storia/prima-di-james-bond-tutti-i-trucchi-dellmi9-per-aiutare-i-piloti-inglesi-a-sfuggire-ai-nazisti.html">armi nascoste in oggetti di uso comune, mappe occultabili, documenti, sistemi per orientarsi</a>, metodi per comunicare e camuffarsi e tutte le conoscenze necessarie alla sopravvivenza che diventavano parte di una guerra parallela combattuta dietro le linee.</p>



<p>L’<strong>MI10</strong>, al contrario, era preposto allo studio delle armi e degli equipaggiamenti avversari. Ogni apparecchio catturato al nemico, ogni nuova munizione, ogni tipo di tecnologia recuperata sul campo poteva rivelare qualcosa sulle capacità presenti e future del nemico. L’<strong>MI11</strong> si occupò di sicurezza sul campo, mentre sezioni come l&#8217;<strong>MI12</strong> e l&#8217;<strong>MI17</strong> assunsero funzioni tecniche di collegamento. L’<strong>MI14</strong> divenne particolarmente importante per l’analisi della Germania e delle sue forze armate, lavorando anche sulle informazioni ricavate dai documenti tedeschi catturati. L’<strong>MI15</strong> si occupò di questioni legate alla difesa aerea, mentre l’MI16 operò nel campo dell’intelligence scientifica: la guerra moderna stava diventando una competizione tra radar, elettronica, nuovi esplosivi, missili e tecnologie che potevano modificare l’equilibrio strategico prima ancora di arrivare sul campo di battaglia. Non c&#8217;è rappresentazione migliore in questo senso della cosiddetta &#8220;Operazione Biting&#8221;, il <strong><a href="https://www.ilgiornale.it/news/storia/raid-bruneval-cacciatori-radar-nemici-2570540.html">raid a Bruneval</a></strong> per catturare le componenti di un radar tipo “<strong>Würzburg</strong>”. C’era poi l’MI13. O, più precisamente, non c’era.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il mistero dell’MI13</h2>



<p>Nelle ricostruzioni delle sezioni dell’intelligence militare britannica il numero <strong>13 risulta generalmente non utilizzato</strong>. La spiegazione più suggestiva è anche la più semplice: la nota superstizione degli anglosassoni che attribuiscono un cattivo auspicio al numero 13, derivante dalla cosiddetta <strong>triscaidecafobia</strong>. Sebbene non esistono elementi sufficienti per trasformare quel numero mancante nella prova dell’esistenza di qualche reparto ultrasegreto cancellato dagli archivi, l&#8217;assenza dell’MI13 è diventata inevitabilmente una curiosità nella storia dei servizi britannici, che pure contribuirono a <a href="https://it.insideover.com/storia/d-day-le-spie-mai-esistite-che-resero-possibile-lo-sbarco.html">inventare reti di spionaggio</a> fittizie, divisioni e intere forze si spedizione <strong>fantasma</strong>. Forse avrete sentito parlare dell&#8217;<a href="https://www.ilgiornale.it/news/cultura/cadavere-servizio-sua-maest-1953870.html">Operazione Micemeat</a>, dell&#8217;Operazione Fortitude e della <em>Double Cross</em>, il XX comitato dei doppiogiochisti. <br><br>In tal senso, a onore del vero, manca all&#8217;appello anche un MI18, mentre l&#8217;ultima sezione del Military Intelligence, l&#8217;MI19, svolgeva un compito estremamente concreto: era incaricata dell’<strong>interrogatorio dei prigionieri di guerra nemici</strong>. Piloti abbattuti, ufficiali catturati, marinai recuperati dopo l’affondamento degli U-boot, spie scoperte e arrestate da Scotland Yard mentre tentavano di infiltrarsi nel cuore di Londra. In breve, mettere le mani e torchiare chiunque potesse conoscere segreti, disposizioni delle forze nemiche, tattiche, equipaggiamenti, morale dei reparti e dettagli che, anche se apparentemente insignificanti, una volta confrontati con altre informazioni, acquistavano improvvisamente un determinato valore. Un sottolivello, quello delle &#8220;<em><a href="https://it.insideover.com/spionaggio/attenti-ai-giornalisti-e-ai-professori-sono-loro-le-spie-che-dovremmo-temere.html">informazioni sensibili ma non classificate</a></em>&#8221; che assume una straordinaria importanza nella nostra attualità.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-full is-resized"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="383" height="367" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/1943_Pas_de_Calais_map_from_MI6_archive.png" alt="" class="wp-image-528063" style="width:643px;height:auto" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/1943_Pas_de_Calais_map_from_MI6_archive.png 383w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/1943_Pas_de_Calais_map_from_MI6_archive-300x287.png 300w" sizes="auto, (max-width: 383px) 100vw, 383px" /></figure>
</div>


<h2 class="wp-block-heading">La un secolo di Guerra di Spie</h2>



<p>Mentre queste sezioni lavoravano nei rispettivi settori, concentrandosi sui loro particolari compiti e interfacciandosi quando necessario, il SIS costruiva reti clandestine nell’Europa occupata, collaborando con il comando delle <strong>Combined Operations</strong> guidato da Lord <strong>Louis Mountbatten,</strong> ad esempio, ma estendendo le proprie capacità con reparti ad hoc.</p>



<p>Nel 1938 il SIS aveva costituito la <strong>Section D</strong>, dove la lettera indicava significativamente <em>Destruction</em>. Guidata da <strong>Laurence Grand</strong>, doveva pianificare e preparare operazioni clandestine e sabotaggi da condurre in caso di guerra. Vennero studiati possibili attacchi contro infrastrutture, approvvigionamenti alimentari e altri punti vulnerabili della Germania, mentre contemporaneamente si cercava di capire come proteggere le infrastrutture britanniche dalle medesime tecniche. Nello stesso anno venne acquistata <strong>Bletchley Park</strong>, destinata a diventare una delle stazioni più celebri nella storia dell’intelligence. Dal 1939 vi operarono anche uomini della Section D impegnati nello sviluppo di materiali per il sabotaggio, compresi ordigni incendiari ed esplosivi plastici. Bletchley sarebbe diventata soprattutto il cuore della <strong>grande battaglia crittografica</strong> condotta dalla <em>Government Code and Cypher School </em>contro i sistemi di comunicazione dell’Asse. Ricorderete certamente il ruolo giocato dal matematico <strong>Alan Turing </strong>per decifrare i messaggi in codice inviati attraverso la macchina Enigma.</p>



<p>Durante la Seconda guerra mondiale organizzazioni come la rete&nbsp;<strong>Clarence</strong>, guidata da Walthère Dewé ed Hector Demarque, raccolsero informazioni sulle attività tedesche, sulle difese costiere, sugli effetti dei bombardamenti alleati e sulla posizione delle unità nemiche.</p>



<p>In Francia, la rete&nbsp;<strong>Alliance</strong>, guidata da Marie-Madeleine Fourcade, riuscì a fornire informazioni sui movimenti delle truppe tedesche, sulla struttura delle forze armate del Reich e sui programmi delle cosiddette armi segrete naziste. In Norvegia, stazioni radio clandestine trasmettevano invece informazioni sull’attività degli U-Boot e sui movimenti tedeschi. Alla vigilia del <a href="https://it.insideover.com/dossier/80-anni-fa-il-d-day">D-Day</a> questa guerra invisibile raggiunse uno dei suoi momenti più importanti. Nel quadro del piano&nbsp;<strong>Sussex</strong>, il SIS collaborò con i servizi statunitensi e francesi per infiltrare coppie di agenti dietro le linee nemiche. Il loro compito era seguire gli spostamenti delle forze tedesche e trasmettere informazioni direttamente agli Alleati dopo lo sbarco in Normandia. Nell’agosto del 1944, appena due mesi dopo il D-Day, più di trenta squadre operavano già sul territorio francese e avevano trasmesso centinaia di rapporti. La battaglia per la liberazione dell’Europa si combatteva così contemporaneamente sulle spiagge, nei cieli, sulle strade francesi e davanti alle radio clandestine nascoste nelle soffitte. Queste reti operavano in stretto contatto con gli agenti infiltrati del già citato<strong> SOE</strong>, che forniva loro armi e apparecchiature, e con i famosi &#8220;<a href="https://www.ilgiornale.it/news/cultura/lysander-laereo-che-traghettava-spie-2025555.html">traghettatori di spie</a>&#8221; della Royal Air Force che volevano sui Lysander, i temerari piloti degli squadroni &#8220;<em>Special Duty</em>&#8220;.</p>



<p>Quando la Seconda guerra mondiale terminò, il nemico, già noto a Winston Churchill, vestì un&#8217;altra bandiera, quella dell&#8217;<strong>Unione Sovietica</strong> e della <strong>Cina comunista</strong> che da alleate divennero avversarie ideologiche in una guerra segreta e apparentemente infinita: la <strong>Guerra Fredda</strong>. </p>



<p>Nel 1948 il SIS e la neonata&nbsp;<strong>Central Intelligence Agency</strong>&nbsp;statunitense, erede diretta dell&#8217;Office of Strategic Service, o OSS, struttura analoga al SOE, tennero a Londra una conferenza dedicata alla pianificazione in caso di guerra contro il nuovo avversario. Quella collaborazione rappresentò uno dei primi passi di una relazione transatlantica destinata a diventare centrale fino al crollo del muro di Berlino e alla dissoluzione dell&#8217;Unione Sovietica, per tornare estremamente attuale dal 2014 in poi.</p>



<p>Già allora, nel 1948, gran parte della vecchia struttura dei servizi e delle numerose sezioni del Military Intelligence erano scomparse. La struttura dei servizi segreti per venne riorganizzata, assorbendo le sezioni e lasciando al SIS sono solo l&#8217;<strong>MI5</strong>, il Security Service responsabile della sicurezza nazionale, e&nbsp;<strong>MI6</strong>, il nome con cui continua a essere universalmente conosciuto il Secret Intelligence Service. Mentre tutti gli altri numeri, appartengono ormai alla storia.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/storia/non-solo-mi5-e-mi6-ma-diciannove-divisioni-le-sezioni-segrete-dellintelligence-britannica.html">Non solo MI5 e MI6, ma diciannove divisioni: le sezioni segrete dell&#8217;intelligence britannica</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Il capo della Cia a Mosca: interrogativi e nessuna certezza</title>
		<link>https://it.insideover.com/spionaggio/il-capo-della-cia-a-mosca-interrogativi-e-nessuna-certezza.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 Aug 2026 17:54:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Spionaggio]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Ucraina]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://it.insideover.com/?p=527664</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1066" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260101160718971_078c80cf6f33fad59ff70199f647b5c8-e1767280105247.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260101160718971_078c80cf6f33fad59ff70199f647b5c8-e1767280105247.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260101160718971_078c80cf6f33fad59ff70199f647b5c8-e1767280105247.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260101160718971_078c80cf6f33fad59ff70199f647b5c8-e1767280105247.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260101160718971_078c80cf6f33fad59ff70199f647b5c8-e1767280105247.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260101160718971_078c80cf6f33fad59ff70199f647b5c8-e1767280105247.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260101160718971_078c80cf6f33fad59ff70199f647b5c8-e1767280105247.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La visita improvvisa e misteriosa del Capo della Cia John Ratcliffe a Mosca ha destato stupore. Tante le ipotesi sul contenuto del viaggio, alquanto inconsueto. La più accreditata è quella che sarebbe stato motivato dalla necessità di mettere in guardia Mosca, intenzionata ad attaccare l’Europa. Un’ipotesi fondata sul nulla, cioè sulla precedente visita di un &#8230; <a href="https://it.insideover.com/spionaggio/il-capo-della-cia-a-mosca-interrogativi-e-nessuna-certezza.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/spionaggio/il-capo-della-cia-a-mosca-interrogativi-e-nessuna-certezza.html">Il capo della Cia a Mosca: interrogativi e nessuna certezza</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1066" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260101160718971_078c80cf6f33fad59ff70199f647b5c8-e1767280105247.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260101160718971_078c80cf6f33fad59ff70199f647b5c8-e1767280105247.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260101160718971_078c80cf6f33fad59ff70199f647b5c8-e1767280105247.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260101160718971_078c80cf6f33fad59ff70199f647b5c8-e1767280105247.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260101160718971_078c80cf6f33fad59ff70199f647b5c8-e1767280105247.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260101160718971_078c80cf6f33fad59ff70199f647b5c8-e1767280105247.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260101160718971_078c80cf6f33fad59ff70199f647b5c8-e1767280105247.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La visita improvvisa e misteriosa del Capo della Cia John Ratcliffe a Mosca ha destato stupore. Tante le ipotesi sul contenuto del viaggio, alquanto inconsueto. La più accreditata è quella che sarebbe stato motivato dalla necessità di mettere in guardia Mosca, intenzionata ad attaccare l’Europa.</p>



<p>Un’ipotesi fondata sul nulla, cioè sulla precedente visita di un capo della Cia, William Burns, a Mosca, quella del novembre del 2021, che a detta degli stessi sarebbe servita a tentare di scongiurare l’invasione russa contro l’Ucraina.</p>



<p>In realtà, sono anni che la propaganda occidentale continua a ripetere che un’aggressione russa all’Europa è imminente. Tra i tanti allarmi in tal senso quello lanciato dalla Reuters alla fine del 2025, che riferì di un allerta rosso in tal senso da parte dell’Intelligence americana.</p>



<p>Una rivelazione che innescò una durissima reazione dell’allora capo dell’Intelligence nazionale statunitense Tulsi Gabbard, che&nbsp;<a href="https://www.piccolenote.it/mondo/umerov-annuncia-nuovi-colloqui-usa-ucraina-qualcosa-si-muove">definì la notizia</a>&nbsp;come “bugie e propaganda”, un modo per minare le prospettiva di pace e “fomentare isteria e paura tra la gente per indurla a sostenere l’escalation bellica” (quando ancora nell’amministrazione Trump sedeva gente assennata…).</p>



<p>Se vero che la Russia sta avvertendo con sempre più severità la Gran Bretagna per il suo coinvolgimento nel conflitto ucraino, ammonendo che tale disposizione comporterà conseguenze, ha anche specificato che saranno limitate al teatro di guerra ucraino (i funzionari inglesi inviati a supporto delle truppe ucraine?).</p>



<p>Né si vede alcun preparativo russo per alzare il livello dello scontro, come minimo dovrebbe ampliare la mobilitazione, sviluppo che invece è stato escluso. Inoltre, l’interpretazione del viaggio di Burns è aleatoria. Allora la Russia non preparava affatto l’invasione. Basti pensare ai volti sorpresi di molti dei ministri e dei più alti funzionari russi quando Putin li convocò per annunciare l’inizio dell’operazione speciale. Se non lo sapevano nemmeno loro…</p>



<p>Inoltre, il Cremlino ha smentito che Ratcliffe abbia incontrato Putin, particolare che mina ancor più tale ipotesi: se si voleva lanciare l’avvertimento, e in forma dettagliata tale da evitare una pubblica avvertenza, si sarebbe tenuto un summit di più alto livello.</p>



<p>Ciò denota anche che si sia trattato di qualcosa di più operativo, come di fatto affermato dai russi che hanno parlato di un rapporto tra servizi segreti. E che abbia prodotto esiti operativi, come sembra accreditare un particolare notato da&nbsp;<a href="https://ctrana.one/news/511181-putin-podpisal-tri-sekretnykh-ukaza-v-den-vizita-retkliffa-v-moskvu.html" rel="noreferrer noopener" target="_blank">Ctrana</a>, che ha rivelato come, nello stesso giorno, Putin abbia firmato tre direttive segrete (nell’elenco dei decreti presidenziali mostrato in un video mancano quelli tra il 604 e il 608).</p>



<p>Qualcosa di operativo relativo alla guerra, come ha affermato Trump, il quale ha&nbsp;<a href="https://www.themoscowtimes.com/2026/08/26/trump-confirms-cia-directors-moscow-trip-calling-it-semi-routine-a93582" rel="noreferrer noopener" target="_blank">dichiarato&nbsp;</a>che da questa visita “potrebbe venirne fuori qualcosa di buono. Stiamo lavorando sodo per porre fine a questa guerra”.</p>



<p>Ciò potrebbe significare che gli Usa abbiano chiesto qualcosa in cambio di un rilancio della de-escalation, un&nbsp;<em>do ut des</em>, magari la fine dell’assistenza di intelligence americana all’Ucraina per indurre Kiev a più miti consigli o qualcosa del genere ma meno dirompente.</p>



<p>Al di là delle ipotesi, e mettendo da parte anche le nostre, è significativo che l’annunciata visita del duo Kushner-Witkoff sia stata sostituita da quella di Ratcliffe che, a differenza loro, è un noto falco che si muove in tandem con lo stolido Marco Rubio.</p>



<p>Possibile che anche l’ala più aggressiva dell’America inizi a capire che questo conflitto non ha nessun senso e che l’Ucraina deve accettare le condizioni russe per porvi fine, chiudendo la duratura mattanza della quale in Occidente si ha contezza solo per quanto riguarda le uccisioni dei civili ucraini, nulla importando dei civili russi uccisi, come i quattro bambini periti nell’attacco contro un centro per l’infanzia.</p>



<p>Peraltro, le informazioni sulle vittime ucraine evitano accuratamente di dare notizia della moltitudine di militari caduti, anch’essi civili prima di essere sequestrati per strada dai reclutatori e spediti in prima linea. Censura che serve a mantenere viva l’illusione che Kiev possa vincere.</p>



<p>Al di là della digressione, resta il misterioso viaggio di Ratcliffe a Mosca, le cui conseguenze sono tutte da scoprire.</p>



<p><a rel="noreferrer noopener" href="https://www.contentrevolution.it/" target="_blank"></a><a rel="noreferrer noopener" href="https://www.contentrevolution.it/" target="_blank"></a></p>



<p>“Contrariamente a quanto riportato da alcune errate speculazioni mediatiche, la visita in Iran del feldmaresciallo Asim Munir, comandante dell’esercito del nostro amico Pakistan, è stata molto fruttuosa e ricca di preziosissimi risultati diplomatici, i cui esiti saranno presto evidenti”. Questo il&nbsp;<a href="https://www.alarabiya.net/iran/2026/08/25/%D9%85%D8%B5%D8%AF%D8%B1-%D9%84%D9%84%D8%B9%D8%B1%D8%A8%D9%8A%D8%A9-%D8%A7%D9%85%D9%8A%D8%B1%D9%83%D8%A7-%D8%B9%D8%B1%D8%B6%D8%AA-%D9%88%D9%82%D9%81-%D8%A7%D9%84%D8%AD%D8%B5%D8%A7%D8%B1-%D9%88%D8%B1%D9%81%D8%B9-%D8%A7%D9%84%D8%B9%D9%82%D9%88%D8%A8%D8%A7%D8%AA-%D8%B9%D9%86-%D8%B7%D9%87%D8%B1%D8%A7%D9%86-%D9%85%D9%82%D8%A7%D8%A8%D9%84-%D9%81%D8%AA%D8%AD-%D9%87%D8%B1%D9%85%D8%B2-" rel="noreferrer noopener" target="_blank">post su X</a>&nbsp;di Mehdi Tabatabaei, assistente per la comunicazione dell’ufficio del presidente iraniano Masoud Pezeshkian sulla visita a Teheran del Capo di Stato Maggiore pakistano.</p>



<p>Nel corso della visita “sono stati compiuti progressi significativi e l’incontro si è concluso con una nota molto positiva”, ha&nbsp;<a href="https://www.presstv.co.uk/Detail/2026/08/25/775031/Pakistan-reports-significant-progress-in-Tehran-talks-to-salvage-Islamabad-MoU-ease-US-Iran-tensions" rel="noreferrer noopener" target="_blank">scritto su X</a>&nbsp;il ministro degli Interni pakistano Mohsin Naqvi, che ha accompagnato Munir. Soddisfazione è stata espressa anche dalle autorità iraniane, che hanno lodato ulteriormente la mediazione del Pakistan nel conflitto che li oppone agli Stati Uniti.</p>



<p>I due alti funzionari pakistani hanno incontrato praticamente tutti i più importanti esponenti del potere iraniano. Il punto nodale, ovviamente, resta il messaggio veicolato. Secondo&nbsp;<a href="https://www.alarabiya.net/iran/2026/08/25/%D9%85%D8%B5%D8%AF%D8%B1-%D9%84%D9%84%D8%B9%D8%B1%D8%A8%D9%8A%D8%A9-%D8%A7%D9%85%D9%8A%D8%B1%D9%83%D8%A7-%D8%B9%D8%B1%D8%B6%D8%AA-%D9%88%D9%82%D9%81-%D8%A7%D9%84%D8%AD%D8%B5%D8%A7%D8%B1-%D9%88%D8%B1%D9%81%D8%B9-%D8%A7%D9%84%D8%B9%D9%82%D9%88%D8%A8%D8%A7%D8%AA-%D8%B9%D9%86-%D8%B7%D9%87%D8%B1%D8%A7%D9%86-%D9%85%D9%82%D8%A7%D8%A8%D9%84-%D9%81%D8%AA%D8%AD-%D9%87%D8%B1%D9%85%D8%B2-" rel="noreferrer noopener" target="_blank">al Arabya</a>&nbsp;gli alti funzionari pakistani hanno riferito un messaggio di Trump, il quale ha avuto una conversazione telefonica con Munir prima che questi partisse. Tale messaggio, secondo il media arabo, sarebbe alquanto semplice: se l’Iran riaprirà lo Stretto di Hormuz, gli Stati Uniti porranno fine alle ostilità e alle sanzioni.</p>



<p>La risposta immediata degli iraniani è stata che, se gli Usa si impegneranno a rispettare il Memorandum di Islamabad, tutto sarà appianato. Fin qui al Arabya, che però accenna anche ad altro: “Il maggiore generale Mohsen Rezaei [Segretario del Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale] ha informato Munir che Teheran avrebbe proseguito le consultazioni interne e dato presto una risposta”.</p>



<p>È ovvio che il messaggio recapitato da Munir sia stato tutt’altro: non ci sarebbe stato bisogno della visita dei due alti funzionari pakistani per dire agli iraniani quel che Trump afferma praticamente ogni giorno pubblicamente.</p>



<p>E il fatto che Rezaei abbia dichiarato che l’Iran avrebbe dato una risposta alla fine di un processo di discernimento interno significa che c’è molto da vagliare e che la risposta iniziale sul rispetto del Memorandum non è altro che una doverosa reiterazione pubblica della posizione ufficiale del Paese.</p>



<p>Insomma, nello stallo, Iran e Stati Uniti stanno trattando sottotraccia. Ne accenna anche un articolo pubblicato dall’<a href="https://www.irna.ir/news/86244926/%D8%AA%D9%87%D8%B1%D8%A7%D9%86-%D9%85%D8%B3%D9%82%D8%B7-%D8%AF%D8%B1-%DB%8C%DA%A9-%D9%82%D8%AF%D9%85%DB%8C-%D8%AA%D9%81%D8%A7%D9%87%D9%85-%D9%87%D8%B1%D9%85%D8%B2-%DA%86%D8%B1%D8%A7-%D8%B3%D9%81%D8%B1-%D8%A7%D9%84%D8%A8%D9%88%D8%B3%D8%B9%DB%8C%D8%AF%DB%8C-%D9%85%D9%87%D9%85-%D8%A7%D8%B3%D8%AA" rel="noreferrer noopener" target="_blank">Agenzia Irna</a>: “Teheran non riprenderà i negoziati finché Washington non rispetterà le disposizioni del Memorandum d’intesa di Islamabad,&nbsp;<strong>sebbene lo scambio di messaggi tramite mediatori sia ancora in corso</strong>“.</p>



<p>Più che probabile, anzi certo, che il messaggio inviato da Trump a Teheran aveva a che fare con tale dialogo riservato, nel quale evidentemente si stanno esplorando soluzioni. Come è più che probabile che il dialogo non sia limitato al destino di Hormuz, ma abbracci tutte le criticità del Medio oriente.</p>



<p>Non sembra casuale, ad esempio, che la visita di Munir sia stata preceduta dall’annuncio di Baghdad sulla&nbsp;<a href="https://www.piccolenote.it/mondo/i-dazi-contro-liran-gli-usa-frustrati-per-la-sconfitta-rilanciano">procrastinazione a data da destinarsi</a>&nbsp;– se mai sarà fissata – della scadenza per il disarmo delle milizie irachene filo-iraniane.</p>



<p>Va ricordato che le milizie in questione avevano rigettato di diktat sul disarmo, pur evitando rimostranze pubbliche, potendo contare sull’appoggio del potente Stato confinante. E Teheran una settimana fa aveva&nbsp;<a href="https://www.ilgiornaleditalia.it/news/esteri/814027/iraq-ghalibaf-rafforzare-cooperazione-con-iran-al-halbousi-chiede-status-speciale-per-export-petrolio-iracheno-a-hormuz.html" rel="noreferrer noopener" target="_blank">inviato a Baghdad il presidente del Parlamento Mohammad Baqer Qhalibaf</a>&nbsp;anche per scongiurare tale prospettiva.</p>



<p>Evidentemente la ritrattazione del governo iracheno deve aver goduto di una luce verde da Washington, che ha leve fortissime per piegare il povero Paese mediorientale (basti pensare, ad esempio, che i proventi del petrolio iracheno, fonte di reddito principale dell’Iraq, sono&nbsp;<a href="https://www.youtube.com/watch?v=EZNCSl9T2MI" rel="noreferrer noopener" target="_blank">gestiti dalle banche americane</a>&nbsp;fin dall’invasione del 2003).</p>



<p>Oggi a Teheran è giunto anche il ministro degli Esteri omanita Sayyid Badr bin Hamad al Busaidi per portare avanti il progetto di una gestione comune dello Stretto di Hormuz tra Iran e Oman. Sbarca a Teheran nonostane le dichiarazioni di Trump, che una settimana fa aveva minacciato di bombardare Muscat se avesse ignorato i desiderata statunitensi.</p>



<p>Una prova di corraggio e di indipendenza del piccolo sultanato, scrive l’agenzia iraniana&nbsp;<a href="https://www.irna.ir/news/86244926/%D8%AA%D9%87%D8%B1%D8%A7%D9%86-%D9%85%D8%B3%D9%82%D8%B7-%D8%AF%D8%B1-%DB%8C%DA%A9-%D9%82%D8%AF%D9%85%DB%8C-%D8%AA%D9%81%D8%A7%D9%87%D9%85-%D9%87%D8%B1%D9%85%D8%B2-%DA%86%D8%B1%D8%A7-%D8%B3%D9%81%D8%B1-%D8%A7%D9%84%D8%A8%D9%88%D8%B3%D8%B9%DB%8C%D8%AF%DB%8C-%D9%85%D9%87%D9%85-%D8%A7%D8%B3%D8%AA" rel="noreferrer noopener" target="_blank">IRNA</a>, secondo la quale i negoziati tra i due Paesi su Hormuz sono alle battute finali e in via di formalizzazione. Certo, anche se si trovasse la quadra sul nuovo regime di transito, si dovrà attendere la fine del conflitto tra Iran e Stati Uniti per attuarlo, ma sarebbe comunque un passo importante.</p>



<p>Al di là del coraggio innegabile dell’Oman, sembra chiaro che qualche rassicurazione deve pure essere giunta al sultanato, il quale non potrebbe sfidare così apertamente Washington…</p>



<p>Insomma, segnali di distensione – anche se c’è da attendere – che giungono proprio nel giorno in cui Washington aumenta la pressione su Teheran varando sanzioni alzo zero. In realtà, le due cose non appaiono scollegate. Sembra ripetersi, infatti, un teatrino già visto, con Trump che minaccia sfracelli per placare i guerrafondai che lo premono da ogni parte e, sottotraccia, tenta la distensione.</p>



<p>Peraltro, le sanzioni hanno tolto dal tavolo, almeno al momento, l’opzione di riprendere la guerra, che né Trump né i suoi militari vogliono, anche perché non hanno più munizioni, ma che altri e potenti (Netanyahu, AIPAC, neocon etc.) continuano a sognare. A segnalare la fine delle ostilità di natura militare, e forse altro, oltre alle&nbsp;<a href="https://www.bbc.com/news/articles/c87n90eg0p2o" rel="noreferrer noopener" target="_blank">dichiarazioni in tal senso</a>&nbsp;del Segretario del Tesoro Scott Bessent, anche il&nbsp;<a href="https://www.dawn.com/live/iran-israel-war#2025210" rel="noreferrer noopener" target="_blank">ritorno degli ambasciatori&nbsp;</a>Usa in Medio oriente, dal quale erano stati evacuati.</p>



<p>Inoltre, anche le sanzioni sembra siano altro da quanto minacciato. Così&nbsp;<a href="https://www.dawn.com/live/iran-israel-war#2025202" rel="noreferrer noopener" target="_blank">Dawn</a>: “L’indice azionario europeo registra un lieve rialzo, grazie alla rassicurazione degli investitori sul fatto che il pacchetto di sanzioni statunitensi contro l’Iran sia meno severo del previsto”. Qualcosa di simile ha scritto il&nbsp;<a href="https://www.washingtonpost.com/opinions/2026/08/24/zero-leakage-iran-would-mean-imposing-secondary-sanctions-china/" rel="noreferrer noopener" target="_blank">Washington Post</a>.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/spionaggio/il-capo-della-cia-a-mosca-interrogativi-e-nessuna-certezza.html">Il capo della Cia a Mosca: interrogativi e nessuna certezza</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Guerra e intelligence economica: informazioni e competizioni, la riflessione di Giuseppe Gagliano</title>
		<link>https://it.insideover.com/spionaggio/guerra-e-intelligence-economica-informazioni-e-competizioni-la-riflessione-di-giuseppe-gagliano.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fulvio Scaglione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 16 Aug 2026 16:36:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Spionaggio]]></category>
		<category><![CDATA[Unione europea (Ue)]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://it.insideover.com/?p=526766</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1320" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/Gagliano.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="intelligence" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/Gagliano.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/Gagliano-300x206.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/Gagliano-1024x704.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/Gagliano-768x528.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/Gagliano-1536x1056.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/Gagliano-600x413.jpeg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Perché le nostre società hanno università, servizi di informazione e ricerca di altissimo livello ma spesso non hanno una strategia comune. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/spionaggio/guerra-e-intelligence-economica-informazioni-e-competizioni-la-riflessione-di-giuseppe-gagliano.html">Guerra e intelligence economica: informazioni e competizioni, la riflessione di Giuseppe Gagliano</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1320" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/Gagliano.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="intelligence" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/Gagliano.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/Gagliano-300x206.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/Gagliano-1024x704.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/Gagliano-768x528.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/Gagliano-1536x1056.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/Gagliano-600x413.jpeg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il volume di <strong>Giuseppe Gagliano</strong>, la cui firma i lettori di InsideOver ben conoscono, <em>Guerre et intelligence économique dans la pensée de Christian Harbulot</em>, <a href="https://www.amazon.fr/Guerre-intelligence-économique-Christian-Harbulot/dp/2360933892/ref=mp_s_a_1_7?crid=17EVM0AA1XRY1&amp;dib=eyJ2IjoiMSJ9.SLLb54EvZBMNfObtPR25idCkN4jbmlJ2wfV74D5H0YajpRiIsFuPh60rl7VkW71YOCdLmiezSQOx54U8RmToh8vjpR2kE5fgWbO1cPcmw8CHMtZ-Uu7u5r7G7axqtaUH392TwMjk8YGEpBKkxb7YU5sxnELjxoP43KrrWWRivOkCYUprjreWQUkmP4aXVKnsZvwBzCQYGHwTiquZnkrZbw._f9aLYe6EJ8MesmDryA9uoCEC0F0_HEnB0mJ2rZSeno&amp;dib_tag=se&amp;keywords=Gagliano+giuseppe&amp;qid=1786371460&amp;sprefix=gagliano+giuseppe%2Caps%2C160&amp;sr=8-7">pubblicato da VA Éditions nel 2026,</a> offre una ricostruzione articolata della riflessione sviluppata da <strong>Christian Harbulot </strong>sulla natura conflittuale dei rapporti economici internazionali. Il libro non si limita a presentare il percorso di uno dei fondatori <strong>dell’intelligence economica francese</strong>, ma utilizza il suo pensiero per affrontare una questione più ampia: l’incapacità delle classi dirigenti occidentali di riconoscere che l’economia contemporanea è diventata uno dei principali campi di applicazione della potenza.</p>



<p>Il punto di partenza è <strong>la critica alla rappresentazione liberale secondo la quale l’estensione degli scambi e l’interdipendenza avrebbero progressivamente neutralizzato le rivalità tra gli Stati. </strong>Questa convinzione ha dominato a lungo il discorso politico europeo, soprattutto dopo la fine della guerra fredda. Il mercato globale veniva presentato come uno spazio regolato da norme condivise, nel quale le imprese avrebbero gareggiato sulla base dell’efficienza, dell’innovazione e della qualità dei prodotti. Harbulot ha contestato precocemente questa interpretazione. <strong>La mondializzazione non ha cancellato la conflittualità</strong>: ne ha modificato gli strumenti, i protagonisti e i territori. Gli Stati continuano a perseguire interessi di potenza, ma possono farlo attraverso il credito, la tecnologia, il diritto, l’informazione, le infrastrutture e il controllo delle risorse. La guerra economica non rappresenta dunque una deviazione occasionale dal funzionamento normale del mercato. Essa costituisce una dimensione permanente della competizione internazionale.</p>



<p>Gagliano ricostruisce questa tesi inserendola all’interno dell’evoluzione intellettuale e istituzionale dell’intelligence economica francese. In tal modo evita di ridurre il pensiero di Harbulot a una successione di formule. I concetti acquistano significato attraverso il contesto storico nel quale sono maturati: il declino relativo dell’industria francese, l’ascesa del Giappone e delle economie asiatiche, la superiorità informativa degli Stati Uniti, l’emergere della Cina e la difficoltà europea di formulare una strategia autonoma.</p>



<p><strong>Uno dei temi fondamentali riguarda la specificità delle culture nazionali della competizione. </strong>Le economie non agiscono tutte nello stesso modo perché non sono organizzate secondo un modello universale. Ciascuna potenza costruisce un rapporto particolare tra Stato, imprese, banche, ricerca scientifica e apparati informativi. Dietro la concorrenza tra singole aziende si svolge frequentemente una competizione tra sistemi capaci di coordinare risorse pubbliche e private. Il caso giapponese ha avuto, nella formazione del pensiero di Harbulot, una funzione rivelatrice. <strong>L’avanzata industriale del Giappone </strong>mostrò che imitazione, acquisizione delle conoscenze, pianificazione di lungo periodo e collaborazione tra istituzioni potevano produrre una capacità offensiva difficilmente comprensibile attraverso la sola teoria della libera concorrenza. L’Occidente tendeva a interpretare il successo giapponese come il risultato dell’efficienza aziendale, trascurando il coordinamento strategico che lo rendeva possibile.</p>



<p><strong>Analoga importanza assume il modello statunitense. </strong>Gli Stati Uniti hanno saputo collegare superiorità scientifica, capacità finanziaria, produzione normativa, influenza culturale e apparati di sicurezza. La centralità del dollaro e l’estensione extraterritoriale del diritto consentono a Washington di incidere sulle scelte di imprese e governi stranieri. Le sanzioni, le limitazioni all’esportazione delle tecnologie e l’accesso condizionato al mercato americano possono produrre effetti strategici senza richiedere un intervento militare.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Lo Stato e l&#8217;economia</h2>



<p>Il problema, pertanto, non è stabilire se uno Stato interferisca nell’economia. La vera questione riguarda la qualità, la coerenza e gli obiettivi di tale intervento. Alcune potenze lo fanno apertamente, altre attraverso strutture meno visibili. <strong>L’errore europeo consiste nell’avere spesso scambiato la propria rinuncia alla strategia per una regola universale,</strong> senza accorgersi che i concorrenti continuavano a proteggere e sostenere i propri interessi.</p>



<p>Il libro attribuisce un ruolo importante al rapporto Martre del 1994, passaggio decisivo nella formalizzazione francese dell’intelligence economica. Quel documento cercò di elaborare una risposta alla frammentazione delle conoscenze e alla debole cooperazione tra amministrazioni, imprese e mondo della ricerca. L’informazione utile alla competitività non poteva rimanere dispersa tra istituzioni incapaci di comunicare. Doveva diventare una risorsa collettiva, organizzata in funzione degli interessi strategici del Paese.</p>



<p>L’originalità di questa impostazione risiedeva nella ricerca di <strong>una via francese, distinta tanto dal modello americano quanto da quello giapponese. </strong>Non si trattava di copiarne meccanicamente le strutture, ma di costruire un sistema coerente con la storia politica e amministrativa nazionale. La creazione dell’École de guerre économique nel 1997 si colloca in questa prospettiva: formare dirigenti capaci di riconoscere la conflittualità, analizzare le strategie avversarie e trasformare l’informazione in capacità di azione.</p>



<p>Gagliano mette in evidenza come <strong>l’intelligence economica non coincida con lo spionaggio industriale.</strong> Essa comprende la raccolta legale delle informazioni, la loro interpretazione, la protezione del patrimonio immateriale e l’influenza sull’ambiente decisionale. <strong>Il suo scopo non è semplicemente sapere, ma ridurre l’incertezza, anticipare le minacce </strong>e creare condizioni favorevoli al conseguimento di un obiettivo.</p>



<p>La protezione delle informazioni costituisce soltanto una parte del problema. Un’organizzazione può difendere efficacemente i propri dati e rimanere vulnerabile se non comprende le trasformazioni del contesto. La sicurezza passiva deve essere accompagnata da una capacità offensiva, intesa come possibilità di orientare una norma, contrastare una campagna ostile, difendere una reputazione o modificare il calcolo di un concorrente.</p>



<p>Da qui deriva l’importanza attribuita alla guerra dell’informazione e alla guerra cognitiva. La prima riguarda l’impiego dell’informazione per influenzare comportamenti e decisioni. La seconda agisce a un livello ancora più profondo, perché mira a condizionare le categorie attraverso le quali una società interpreta la realtà. Non è necessario nascondere un fatto quando è possibile determinarne preventivamente il significato.</p>



<p>Una campagna informativa può trasformare un’impresa in un simbolo negativo, isolare un governo o rendere politicamente impraticabile una decisione economicamente razionale. Organizzazioni non governative, fondazioni, gruppi di pressione, centri di ricerca e mezzi di comunicazione possono partecipare a queste dinamiche anche senza ricevere istruzioni dirette da uno Stato. <strong>La complessità deriva precisamente dalla sovrapposizione tra iniziative spontanee, interessi economici e strategie di potenza.</strong></p>



<p>Il capitale informativo diventa così una risorsa difensiva e offensiva. Il suo valore non dipende dalla semplice accumulazione di dati, ma dalla possibilità di inserirli in una visione strategica. Senza un obiettivo politico, l’informazione rimane frammentaria. Senza una struttura capace di utilizzarla, anche la conoscenza più accurata perde efficacia.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;Occidente: tante informazioni, poche decisioni</h2>



<p>Questo passaggio permette di comprendere una delle critiche più incisive rivolte all’Occidente. Le società occidentali dispongono di università, imprese tecnologiche, servizi di informazione e centri di ricerca di altissimo livello, ma spesso non riescono a integrarli in una strategia comune. <strong>L’abbondanza delle informazioni convive con la debolezza della decisione.</strong> Si conoscono le dipendenze, si producono rapporti sulle vulnerabilità e si denunciano i rischi, ma le correzioni arrivano soltanto dopo la crisi.</p>



<p>Il caso del Venezuela, esaminato nel volume come applicazione concreta della guerra economica, consente di osservare la combinazione di strumenti finanziari, commerciali, energetici, giuridici e informativi. Al di là di qualsiasi giudizio sul suo sistema politico, il Paese rappresenta un laboratorio nel quale la pressione economica viene impiegata per ridurre le risorse disponibili, restringere i margini di azione del governo e incidere sugli equilibri interni.</p>



<p>Questo esempio mostra perché sia <strong>insufficiente analizzare separatamente sanzioni, diplomazia, comunicazione e mercati energetici. </strong>Gli strumenti acquistano efficacia quando vengono coordinati. Una restrizione finanziaria può indebolire l’industria petrolifera; la riduzione delle entrate può aggravare la crisi sociale; la crisi alimenta una narrazione internazionale di fallimento; tale narrazione legittima ulteriori pressioni. La guerra economica si presenta quindi come un processo cumulativo, nel quale ciascuna misura rafforza le altre.</p>



<p><strong>L’approccio di Gagliano risulta particolarmente rilevante per l’Italia.</strong> Il nostro Paese possiede imprese competitive, conoscenze scientifiche, capacità manifatturiere e una posizione geografica strategica. Tuttavia, la frammentazione delle responsabilità e l’insufficiente cultura della sicurezza economica rendono difficile proteggere questi vantaggi. La difesa di un’azienda viene spesso affrontata soltanto quando un’acquisizione è già in corso, mentre manca una valutazione preventiva delle filiere, delle tecnologie e delle dipendenze.</p>



<p>Il libro induce anche a riflettere sulle ambizioni dell’Unione europea. <strong>La sovranità economica europea non può essere ridotta alla produzione di regolamenti. </strong>Il potere normativo è efficace soltanto quando poggia su una base industriale, tecnologica, finanziaria ed energetica adeguata. Un continente dipendente da piattaforme digitali, fornitori esterni e protezione militare altrui rischia di confondere l’autonomia formale con la capacità effettiva di agire.</p>



<p><strong>La sovranità, nell’impostazione ricostruita da Gagliano, non significa autarchia. </strong>Significa conoscere le proprie dipendenze, selezionarle e impedire che possano essere trasformate in strumenti di ricatto. Ogni economia moderna dipende da risorse e tecnologie esterne; la vulnerabilità nasce quando tali dipendenze sono concentrate, insostituibili oppure controllate da un attore potenzialmente ostile.</p>



<p><em>Guerre et intelligence économique dans la pensée de Christian Harbulot </em>è dunque più di un’esposizione del pensiero di uno studioso. È una riflessione sulla <strong>necessità di ricostruire una cultura della potenza adeguata alle forme contemporanee del conflitto.</strong> Il suo valore risiede nella capacità di collegare storia delle idee, analisi economica, informazione e geopolitica, mostrando che questi ambiti non possono più essere studiati separatamente.</p>



<p>Il volume lascia infine emergere una conclusione tanto semplice quanto scomoda: <strong>chi rifiuta di riconoscere la guerra economica non contribuisce a eliminarla, ma rinuncia a difendersi. </strong>Nell’ordine internazionale attuale, la neutralità del mercato è spesso una rappresentazione costruita dalle potenze che possiedono gli strumenti necessari per orientarlo. Comprendere questa realtà non significa auspicare un conflitto permanente; significa creare le condizioni per non subirlo passivamente. È precisamente in questa capacità di rendere visibili i rapporti di forza nascosti dietro il linguaggio degli scambi che si trova il maggiore interesse del libro di Giuseppe Gagliano.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/spionaggio/guerra-e-intelligence-economica-informazioni-e-competizioni-la-riflessione-di-giuseppe-gagliano.html">Guerra e intelligence economica: informazioni e competizioni, la riflessione di Giuseppe Gagliano</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La bomba di Sebastopoli: la bella assassina, l&#8217;ufficiale passato ai russi e la tecnica dei servizi ucraini</title>
		<link>https://it.insideover.com/spionaggio/la-bomba-di-sebastopoli-la-bella-assassina-lufficiale-passato-ai-russi-e-la-tecnica-dei-servizi-ucraini.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fulvio Scaglione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 16 Aug 2026 09:59:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Spionaggio]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Ucraina]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://it.insideover.com/?p=526726</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1080" height="887" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/maiala-e1786874385802.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/maiala-e1786874385802.jpg 1080w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/maiala-e1786874385802-300x246.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/maiala-e1786874385802-1024x841.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/maiala-e1786874385802-768x631.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/maiala-e1786874385802-600x493.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1080px) 100vw, 1080px" /></p>
<p>L'attentato in cui, a Sebastopoli, è stato eliminato l'ufficiale russo Robert Shageev replica una tecnica collaudata degli ucraini. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/spionaggio/la-bomba-di-sebastopoli-la-bella-assassina-lufficiale-passato-ai-russi-e-la-tecnica-dei-servizi-ucraini.html">La bomba di Sebastopoli: la bella assassina, l&#8217;ufficiale passato ai russi e la tecnica dei servizi ucraini</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1080" height="887" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/maiala-e1786874385802.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/maiala-e1786874385802.jpg 1080w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/maiala-e1786874385802-300x246.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/maiala-e1786874385802-1024x841.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/maiala-e1786874385802-768x631.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/maiala-e1786874385802-600x493.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1080px) 100vw, 1080px" /></p>
<p>La storia sembra uscita da uno degli infinti film di 007: una bella donna riesce ad approcciare un ufficiale passato al nemico e poi a ucciderlo mettendo una bomba in un cestino della carta straccia. E pare che sia andata proprio così con il maggiore <strong>Robert Shageev</strong>, <strong>49 anni, fino al 2014 comandante dello &#8220;Zaporizhzhia&#8221;,</strong> l&#8217;unico sommergibile della flotta ucraina. Poi arrivarono i russi, si presero la Crimea e Shageev passò alla marina russa, fino a diventare vice-comandante della quarta brigata dei sottomarini della Flotta russa del Mar Nero. Ovviamente gli ucraini l&#8217;avevano messo sulla lista nera, accusandolo di alto tradimento. Nei giorni scorsi la fine della storia, con la bomba piazzata da <strong>Margarita Reut,</strong> 32 anni, forse una escort o forse no, di nazionalità russa e sentimenti filo-ucraini già manifestati in passato e che le erano costati un breve arresto per &#8220;discredito delle forze armate russe&#8221;, per conto dei servizi segreti ucraini. Dopo l&#8217;attentato la Reut è stata scoperta e arrestata, e ora attende un processo che le potrebbe anche costare l&#8217;ergastolo.</p>



<p>Pur essendo a suo modo drammatica, questa non è una storia troppo originale. Originale è il modo in cui i nostri media cercano di raccontarla. Troppo ghiotta per essere taciuta, viene però <strong>correlata di postille per dire che questo è ciò che raccontano i russi, chissà se è vero, di versioni indipendenti non ce n&#8217;è</strong> quindi potrebbe essere tutta propaganda del Cremlino. Certo che potrebbe (d&#8217;altra parte, erano stati i russi a far saltare il gasdotto Nord Stream, no?), come può esserlo qualunque dichiarazione dei protagonisti di una guerra. Il fatto è che la versione sintetizzata sopra è troppo verosimile per essere falsa.</p>



<p>Come abbiamo visto, i servizi segreti ucraini si sono mostrati molto abili nel condurre attentati sul suolo russo (sì, la Crimea è Ucraina occupata, lo sappiamo, ma facciamo a capirci): e <strong>quasi sempre si sono serviti di tirapiedi assoldati sul campo</strong>, quasi mai mandando allo sbaraglio i propri agenti. A saperlo fare, la cosa riesce piuttosto facile: <strong>in Russia vivono più di 3,5 milioni di ucraini e mezzi ucraini. </strong>Un buon bacino di arruolamento dopo l&#8217;invasione del 2022, a cui contribuiscono anche i simpatizzati per l&#8217;Ucraina e un certo numero di disperati in cerca di denaro facile facilmente rinvenibile tra i <strong>circa 11 milioni di immigrati,</strong> in gran parte originari delle Repubbliche dell&#8217;Asia Centrale. Erano tagiki, per esempio, quasi tutti i membri del commando che fece 150 morti, il 22 marzo del 2024, nella sala da concerti Crocus City Hall di Mosca.</p>



<p>Immigrati o no, resta il fatto che il caso della Reut non è certo isolato. Il generale russo <strong>Igor Kirillov</strong>, ucciso insieme con il suo attendente da una bomba piazzata su un monopattino nel cortile del suo condominio il 17 dicembre del 2024, capo delle Truppe di difesa chimica, biologica e nucleare, fu così eliminato da un uzbeko di 29 anni, <strong>Akhmad Kurbanov,</strong> al quale i servizi segreti ucraini avevano promesso 100 mila dollari e un passaporto. Servizi che. peraltro, rivendicarono prontamente l&#8217;atto terroristico. Meno di un anno prima, nell&#8217;aprile del 2023, in un attentato simile era morto <strong>Maxim Fomin,</strong> meglio noto come <strong>Vladen Tatarskij,</strong> un blogger (ex militare, ex rapinatore) nazionalista, bellicista e fanaticamente anti-ucraino, ucciso da un bomba piazzata in una statuetta all&#8217;interno di un caffè di San Pietroburgo, tra l&#8217;altro di proprietà di Evgenyj Prigozhin, fondatore e capo del Gruppo Wagner. A piazzare la statuetta nel bar era stata Darya Trepova, cittadina russa di opposti sentimenti.</p>



<p>Altro esempio: il generale <strong>Fanil Sarvarov,</strong> responsabile dell&#8217;addestramento nello stato maggiore delle forze russe. ucciso da una bomba piazzata nella sua auto il 22 dicembre del 2025. A sistemare l&#8217;ordigno era stato un altro immigrato uzbeko.</p>



<p>Potremmo fare altri esempi ma il <em>modus </em><i>operandi</i> dei servizi segreti ucraini è piuttosto chiaro, ci sia o non ci sia un &#8216;altra versione &#8220;indipendente&#8221; sulla vicenda della Reut e del maggiore Shageev. La considerazione da fare, a questo punto, è un&#8217;altra. Questa: essere stata arrestata dai russi è forse la cosa migliore che poteva capitare alla bella e micidiale attentatrice. Nel 2022, quando fu assassinata con una bomba <strong>Darya Dugina</strong>, figlia del filosofo <strong>Aleksander Dugin</strong>, furono identificati due responsabili. Uno era russo, un certo Bogdan Civanyenko, che aveva &#8220;marcato&#8221; l&#8217;auto del padre e della figlia per indirizzare l&#8217;attentato. L&#8217;altra era un&#8217;ucraina, <strong>Natalja Vovk</strong>, che fu identificata ma riuscì a fuggire in Estonia, dove però fu trovata morta pochi giorni dopo. Stessa storia per l&#8217;attentato contro l&#8217;oligarca ucraino <strong>Vadim Ermolaev </strong>nel giugno scorso a Montecarlo: le telecamere riprendono e fanno riconoscere <strong>Anastasia Berezovska</strong>, che piazza la bomba e scappa. Riesce a tornare a Kiev, dove viene trovata ammazzata a colpi di pistola il giorno dopo. Insomma, se metti una bomba per conto dei servizi ucraini è meglio non farsi riconoscere.</p>



<p>A proposito: per l&#8217;attentato contro Ermolaev sono stati arrestati un funzionario della polizia ucraina e uno dei servizi segreti. Le autorità di Kiev hanno detto che avevano agito per ragioni personali (quali non si sa), senza informare i superiori. È stata l&#8217;unica versione disponibile ma nessuno ha fatto obiezioni. </p>



<p></p>



<p></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/spionaggio/la-bomba-di-sebastopoli-la-bella-assassina-lufficiale-passato-ai-russi-e-la-tecnica-dei-servizi-ucraini.html">La bomba di Sebastopoli: la bella assassina, l&#8217;ufficiale passato ai russi e la tecnica dei servizi ucraini</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La Cina spia i caccia francesi: chi è la gola profonda dell&#8217;Affaire Rafale</title>
		<link>https://it.insideover.com/spionaggio/la-cina-spia-i-caccia-francesi-chi-e-la-gola-profonda-dellaffaire-rafale.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Bartoccini]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 04 Aug 2026 04:02:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Spionaggio]]></category>
		<category><![CDATA[Caccia Rafale]]></category>
		<category><![CDATA[Dassault]]></category>
		<category><![CDATA[spionaggio]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://it.insideover.com/?p=525293</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/09/Rafale-la-rpesse-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/09/Rafale-la-rpesse-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/09/Rafale-la-rpesse-300x200.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/09/Rafale-la-rpesse-1024x682.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/09/Rafale-la-rpesse-768x512.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/09/Rafale-la-rpesse-1536x1024.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/09/Rafale-la-rpesse-2048x1365.jpeg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>A fare rivelazioni ai cinesi sarebbe stato Pierre-Henri Chuet, cittadino franco-canadese, ex pilota di grande esperienza.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/spionaggio/la-cina-spia-i-caccia-francesi-chi-e-la-gola-profonda-dellaffaire-rafale.html">La Cina spia i caccia francesi: chi è la gola profonda dell&#8217;Affaire Rafale</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/09/Rafale-la-rpesse-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/09/Rafale-la-rpesse-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/09/Rafale-la-rpesse-300x200.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/09/Rafale-la-rpesse-1024x682.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/09/Rafale-la-rpesse-768x512.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/09/Rafale-la-rpesse-1536x1024.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/09/Rafale-la-rpesse-2048x1365.jpeg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Un pilota francese è stato accusato di aver trasmesso alla Cina <a href="https://www.intelligenceonline.com/europe-russia/2026/07/27/french-ex-fighter-pilot-charged-over-training-sessions-in-china,110851987-art">informazioni sensibili </a>riguardanti i caccia Dassault Rafale. Secondo quanto emerso, si tratterebbe di <strong>Pierre-Henri Chuet</strong>, <strong>ex pilota della Marine Nationale</strong> specializzato nell&#8217;impiego del Rafale M, la versione imbarcata del caccia francese. L&#8217;uomo è stato posto sotto investigazione dalla <em>Direction générale de la Sécurité intérieure</em>, DGSI, il <strong>servizio di controspionaggio francese</strong>, con l&#8217;accusa di aver condiviso informazioni compromettenti sul velivolo con l&#8217;intelligence cinese. La vicenda assume particolare rilievo anche alla luce di un altro episodio, pur privo di collegamenti accertati: il primo Rafale abbattuto in combattimento nella storia sarebbe stato distrutto durante lo scontro aereo tra India e Pakistan del maggio 2025 da un missile aria-aria di fabbricazione cinese.</p>



<p>Secondo quanto confermato dalla procura di Parigi, l&#8217;indagine preliminare è stata avviata <strong>dopo una segnalazione </strong>trasmessa dal Ministero delle Forze Armate francese il 19 febbraio 2025. Il fascicolo riguarda un ex militare sospettato di aver divulgato segreti di difesa nazionale, intrattenuto rapporti con una potenza straniera, raccolto e trasmesso informazioni riguardanti gli interessi fondamentali della nazione, oltre ad aver violato le norme che disciplinano le attività professionali dei militari e ad essere coinvolto in ipotesi di riciclaggio di denaro proveniente da frode fiscale.</p>



<p>Identificato dai quotidiani francesi <em>Le Parisien</em> e <em>Mediapart</em> come <strong>Pierre-Henri Chuet</strong>, 36 anni, cittadino franco-canadese, l&#8217;ex ufficiale è stato interrogato dalla DGSI dopo che gli investigatori hanno ricostruito due viaggi compiuti in Cina nel settembre 2018 e nell&#8217;agosto 2019. All&#8217;epoca Chuet era ancora in servizio nella <strong>Marina francese</strong> e, secondo le ricostruzioni, avrebbe raggiunto il Paese asiatico senza informare la propria catena di comando, come invece previsto dalla normativa militare francese. <strong>Durante quei soggiorni avrebbe preso parte a sessioni di addestramento destinate a piloti militari cinesi, organizzate attraverso una società aeronautica sudafricana.</strong></p>



<p>La posizione di Chuet è particolarmente delicata anche per il suo passato operativo. Nel corso della carriera ha pilotato i Rafale M e i Super Étendard, accumulando oltre 200 appontaggi sulla <a href="https://it.insideover.com/schede/guerra/la-portaerei-charles-de-gaulle-la-proiezione-navale-della-francia.html">portaerei Charles de Gaulle</a>. Si tratta di un&#8217;esperienza estremamente specialistica, maturata nelle operazioni CATOBAR (<em>Catapult Assisted Take-Off But Arrested Recovery</em>), cioè il sistema che utilizza catapulte per il decollo e cavi d&#8217;arresto per l&#8217;atterraggio. Una competenza che potrebbe rivestire un notevole interesse per la Marina dell&#8217;<strong>Esercito Popolare di Liberazione</strong>, PLA Navy, soprattutto dopo l&#8217;entrata in servizio della <strong>portaerei <em>Fujian</em>, la prima unità cinese dotata proprio di configurazione CATOBAR</strong>. Dopo aver lasciato la Marina, Chuet ha intrapreso la carriera di pilota civile, volando sui Boeing 737 per Air Canada, e si è affermato come conferenziere e divulgatore nel settore aeronautico. Oggi gestisce il canale YouTube &#8220;ATE CHUET&#8221;, seguito da oltre mezzo milione di iscritti, dove analizza temi legati all&#8217;aviazione militare e alla leadership.</p>



<p>Il suo nome era già finito al centro delle cronache nel 2025 per alcune dichiarazioni riguardanti l&#8217;Operazione Sindoor, il <a href="https://www.ilgiornale.it/news/guerra/caccia-francese-abbattuto-nei-cieli-kashmir-problema-2520034.html">conflitto aereo combattuto tra India e Pakistan</a>. Chuet sostenne pubblicamente che alcuni Rafale dell&#8217;Aeronautica indiana fossero stati abbattuti dai caccia pakistani <a href="https://it.insideover.com/guerra/india-pakistan-la-guerra-e-anche-nei-cieli-il-duello-nei-cieli-del-kashmir-tra-escalation-e-propaganda.html">Chengdu J-10C</a> equipaggiati con missili aria-aria cinesi, arrivando a definire questi ultimi &#8220;<a href="https://www.ilgiornale.it/news/guerra/vittoria-cina-nei-cieli-indiani-ora-pu-diventare-caso-2478288.html">Rafale killers</a>&#8220;. Le sue affermazioni furono respinte sia dal Ministero della Difesa indiano sia da Dassault Aviation, il costruttore del Rafale, che nel 2016 aveva fornito all&#8217;India 36 velivoli attraverso un accordo intergovernativo del valore di 7,87 miliardi di euro. Pochi giorni prima dell&#8217;Operazione Sindoor, <strong>Nuova Delhi aveva inoltre firmato un secondo contratto con Parigi</strong> per l&#8217;acquisto di altri 26 Rafale Marine destinati alla Marina indiana.</p>



<p>L&#8217;<a href="https://timesofindia.indiatimes.com/defence/news/french-ex-pilot-who-said-iaf-lost-rafales-detained-for-spying/articleshow/132815943.cms">inchiesta nei confronti di Chuet </a>si inserisce in un fenomeno ben più ampio che negli ultimi anni ha <strong>coinvolto numerosi ex piloti occidentali</strong> sospettati di aver fornito competenze militari alla Cina. Tra i casi più noti figurano quello dell&#8217;ex maggiore dei Marines statunitensi <strong>Daniel Edmund Duggan</strong>, arrestato in Australia nell&#8217;ottobre 2022 con l&#8217;accusa di aver addestrato piloti cinesi, e quello dell&#8217;ex pilota dell&#8217;Aeronautica americana <strong>Gerald Eddie Brown</strong> Jr., arrestato nel febbraio 2026 nell&#8217;ambito di un&#8217;indagine analoga.</p>



<p>Per perte sua, Chuet respinge ogni accusa. In dichiarazioni rilasciate al settimanale satirico francese <em>Le Canard Enchaîné</em>, il primo a rivelare l&#8217;esistenza dell&#8217;indagine, ha sostenuto di aver semplicemente &#8220;<em>tenuto due seminari di tre giorni</em>&#8221; durante i suoi soggiorni in Cina. &#8220;<em>Il viaggio del 2019 non è andato molto bene e da allora non ho più rimesso piede in Cina</em>&#8220;, ha dichiarato, negando di aver commesso qualsiasi illecito. Ora l&#8217;inchiesta dovrà accertare se quei contatti si siano limitati ad attività di consulenza privata oppure abbiano comportato la trasmissione di conoscenze operative e informazioni riservate su uno dei principali sistemi d&#8217;arma dell&#8217;industria aeronautica francese. Se le accuse fossero confermate, il caso rappresenterebbe <strong>uno degli episodi di controspionaggio militare più delicati affrontati dalla Francia negli ultimi anni</strong> e offrirebbe una nuova misura dell&#8217;interesse con cui Pechino continua a osservare, o <em>spiare</em>, le capacità operative delle aviazioni occidentali.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/spionaggio/la-cina-spia-i-caccia-francesi-chi-e-la-gola-profonda-dellaffaire-rafale.html">La Cina spia i caccia francesi: chi è la gola profonda dell&#8217;Affaire Rafale</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>L&#8217;Ucraina colpisce una nave iraniana nel Mar Caspio: per Kiev le due guerre sono una sola</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/lucraina-colpisce-una-nave-iraniana-nel-mar-caspio-per-kiev-le-due-guerre-sono-una-sola.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 26 Jul 2026 09:00:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Spionaggio]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Ucraina]]></category>
		<category><![CDATA[Mar Caspio]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://it.insideover.com/?p=524389</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1279" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/zelensky.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="ucraina" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/zelensky.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/zelensky-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/zelensky-1024x682.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/zelensky-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/zelensky-1536x1023.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/zelensky-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>L'Ucraina colpisce una nave iraniana nel Mar Caspio: per Kiev le due guerre sono una sola, Zelensky alla Casa Bianca martedì.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/lucraina-colpisce-una-nave-iraniana-nel-mar-caspio-per-kiev-le-due-guerre-sono-una-sola.html">L&#8217;Ucraina colpisce una nave iraniana nel Mar Caspio: per Kiev le due guerre sono una sola</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1279" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/zelensky.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="ucraina" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/zelensky.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/zelensky-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/zelensky-1024x682.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/zelensky-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/zelensky-1536x1023.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/zelensky-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>L&#8217;Ucraina alza ulteriormente l&#8217;asticella dei suoi attacchi e li estende fino al Mar Caspio e contro l&#8217;Iran, Paese accusato di sostenere l&#8217;aggressione militare russa. Nella strategia dei colpi in profondità, la notte tra il 25 e il 26 luglio ha segnato un ulteriore salto di qualità: il Servizio di Sicurezza Ucraino (Sbu), l&#8217;intelligence interna del Paese specializzatasi in questi anni in operazioni clamorose e ad alto rischio, <strong>ha annunciato l&#8217;attacco contro una nave iraniana nel Mar Caspio accusata di eludere le sanzioni internazionali e di trasportare strumentazione militare destinata a Mosca.</strong></p>



<p><a href="https://t.me/SBUkr/18190">L&#8217;Sbu ha comunicato </a>su Telegram che l&#8217;offensiva, condotta con droni, si inseriva in una più vasta operazione di martellamento che ha contribuito a mettere nel mirino anche una motovedetta russa e un impianto petrolifero. Di queste ultime mosse mancano conferme Osint, mentre sul fronte della nave iraniana colpita è da registrare la <strong>veemente reazione iraniana</strong>, con il Ministero degli Esteri di Teheran che ha denunciato l&#8217;uccisione di un marinaio nel raid.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Un salto di qualità dei raid</h2>



<p>La mossa segna un salto di qualità notevole nel conflitto e lascia pensare che da parte dell&#8217;Ucraina il messaggio sia chiaro: si intende ammiccare agli Stati Uniti, impegnati nel rinnovato confronto con Teheran, mostrando le capacità combattive di Kiev, mettendo nel mirino il loro avversario e provando a presentare le due guerre, quella calda in Ucraina e quella nuovamente in riscaldamento nel Golfo, come &#8230; lo stesso conflitto.</p>



<p>L&#8217;azione in un teatro inedito da parte dell&#8217;Ucraina parla da sé e segna un precedente. Fino ad oggi, infatti, non si avevano notizie di precedenti operazioni di larga scala dell&#8217;Ucraina nel Mar Caspio né di <strong>ingaggi diretti tra il Paese guidato da Volodymyr Zelensky</strong> e l&#8217;Iran, che negli ultimi anni è stato un partner importante per la Russia aprendo alla fornitura e alla produzione su licenza dei suoi droni. Ed è da sottolineare che la mossa sembra sostenere la strategia Usa, dato che col rinnovato blocco dello Stretto di Hormuz e la ripresa della conflittualità ora nel mirino di Washington ci sono soprattutto le <strong>infrastrutture ferroviarie, portuali e di collegamento della Repubblica Islamica</strong>. </p>



<p><a href="https://www.ft.com/content/a352cb9c-8b29-4d3c-b672-1b6c65fd4a1d?syn-25a6b1a6=1">Il Financial Times ricorda</a> che per l&#8217;Iran il Mar Caspio è sempre più importante perché &#8220;il corridoio settentrionale consente all&#8217;Iran di importare merci dagli Stati che vi si affacciano&#8221; e consente &#8220;di ricevere merci cinesi trasportate via terra su rotaia attraverso l&#8217;Asia centrale, prima di raggiungere i porti sulla costa del Mar Caspio&#8221;. La frequenza dell&#8217;utilizzo della rotta marittima del Caspio per i traffici militari russo-iraniani era stata confermata da tempo da analisi di <a href="https://www.lloydslistintelligence.com/resources/blog/vessel-ais-gaps-linked-to-suspected-russia-iran-arms-trade">Lloyd&#8217;s List Intelligence </a>e del <a href="https://www.caspianpolicy.org/research/security-and-politics-program-spp/dark-deals-on-the-caspian-how-iran-ships-drones-to-russia">Caspian Policy Center</a>. <strong>Appare chiaro che la percezione di sicurezza giocasse un ruolo nella sua scelta</strong> come linea di congiunzione prioritaria per scambi di questo tipo. Oggigiorno l&#8217;Sbu, con i suoi attacchi a lungo raggio, mostra la precarietà di questa linea in caso di conflittualità avanzata e complementa gli attacchi compiuti in precedenza dagli Usa sulle reti infrastrutturali dell&#8217;Iran, a loro volta strategiche per la connettività euroasiatica.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Zelensky alla Casa Bianca sull&#8217;onda lunga dei raid</h2>



<p>Il raid, solo l&#8217;ultimo di una lunga serie a cui l&#8217;Sbu ha abituato dal 2022 a oggi (<a href="https://it.insideover.com/guerra/il-generale-boni-operazione-spider-web-americani-e-inglesi-non-potevano-non-sapere.html">con picchi come l&#8217;Operazione Spiderweb contro i bombardieri nucleari russi del giugno 2025</a>), avviene pochi giorni dopo che Yevhen Khmara, alla guida del servizio interno dall&#8217;uscita di scena di Vasyl Malyuk a gennaio, era stato spostato alla carica di Ministro della Difesa ad interim dopo l&#8217;uscita dal governo di <strong>Mykhailo Fedorov,</strong> venendo sostituito la scorsa settimana dal generale Oleksandr Poklad. L&#8217;avvicendamento ai vertici non sembra però aver influito sulle capacità operative della struttura dell&#8217;Sbu, che resta capace di azioni notevoli ed è una spina nel fianco per Mosca. </p>



<p>L&#8217;attacco arriva poi poche ore dopo che Zelensky aveva denunciato la presenza <a href="https://www.cbsnews.com/news/zelenskyy-russia-iran-satellite-imagery-us-bases/">di una mano spionistica russa dietro <strong>i colpi iraniani contro gli Usa nel Golfo</strong></a>, e lascia pensare che per Kiev, oggi, mostrarsi robusta e capace di infliggere danni ai suoi avversari possa essere ritenuto da Zelensky politicamente utile.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-x wp-block-embed-x"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">I will instruct our intelligence to share with our partners the information we have regarding Russia’s new assistance to the Iranian regime. Since the beginning of July, we have recorded active Russian satellite surveillance of the Gulf states and U.S. military facilities located…</p>&mdash; Volodymyr Zelenskyy / Володимир Зеленський (@ZelenskyyUa) <a href="https://x.com/ZelenskyyUa/status/2081074329115078813?ref_src=twsrc%5Etfw">July 25, 2026</a></blockquote><script async src="https://platform.x.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<p><strong>Come interpreterà la Casa Bianca del presidente Donald Trump questa manovra,</strong> in una fase in cui sembra esserci stallo nel possibile negoziato russo-ucraino e in cui la guerra Usa-Iran riprende, per quanto a minore intensità rispetto a febbraio-aprile? <strong>Se ne parlerà, con ogni probabilità, nel meeting Zelensky-Trump</strong> alla Casa Bianca il prossimo 28 luglio. Il presidente ucraino giungerà da Trump dopo essere andato ai funerali del Senatore Lindsey Graham e il giorno dopo che da The Donald sarà passato il premier israeliano Benjamin Netanyahu, leader che sull&#8217;indebolimento dell&#8217;Iran ha, come noto, costruito ben più di una strategia. E potrebbe dunque guardare con attenzione alle mosse di un&#8217;Ucraina divenuta strategica su più teatri.</p>



<p><strong><em>Noi di InsideOver ci mettiamo cuore, esperienza e curiosità per raccontare un mondo complesso e in continua evoluzione. Per farlo al meglio, però, abbiamo bisogno di te: dei tuoi suggerimenti, delle tue idee e del tuo supporto.&nbsp;<a href="https://it.insideover.com/abbonamenti-standard">Unisciti a noi, abbonati oggi!</a></em></strong></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/lucraina-colpisce-una-nave-iraniana-nel-mar-caspio-per-kiev-le-due-guerre-sono-una-sola.html">L&#8217;Ucraina colpisce una nave iraniana nel Mar Caspio: per Kiev le due guerre sono una sola</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>

<!--
Performance optimized by W3 Total Cache. Learn more: https://www.boldgrid.com/w3-total-cache/?utm_source=w3tc&utm_medium=footer_comment&utm_campaign=free_plugin

Object Caching 59/764 objects using Redis
Page Caching using Disk: Enhanced 
Minified using Disk

Served from: it.insideover.com @ 2026-11-01 12:24:51 by W3 Total Cache
-->