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	<title>Nazionalismi Archives - InsideOver</title>
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	<title>Nazionalismi Archives - InsideOver</title>
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		<title>Il ribaltone britannico: l&#8217;Inghilterra punisce Starmer, Farage vola</title>
		<link>https://it.insideover.com/nazionalismi/il-ribaltone-britannico-linghilterra-punisce-starmer-farage-vola.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 May 2026 14:06:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Nazionalismi]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Elezioni nel Regno Unito]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1503" height="1219" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250503093656904_ff72dd7f94608cd89d75562e033c8fdb-e1746257896187.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250503093656904_ff72dd7f94608cd89d75562e033c8fdb-e1746257896187.jpg 1503w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250503093656904_ff72dd7f94608cd89d75562e033c8fdb-e1746257896187-600x487.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250503093656904_ff72dd7f94608cd89d75562e033c8fdb-e1746257896187-300x243.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250503093656904_ff72dd7f94608cd89d75562e033c8fdb-e1746257896187-1024x831.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250503093656904_ff72dd7f94608cd89d75562e033c8fdb-e1746257896187-768x623.jpg 768w" sizes="(max-width: 1503px) 100vw, 1503px" /></p>
<p>Keir Starmer e il Partito Laburista hanno subito una drastica sconfitta al voto locale in Inghilterra che, sommato alle elezioni deludenti in Scozia e Galles, disegna i contorni di un giovedì nero per la formazione che dal 2024 governa il Regno Unito. Il voto per le circoscrizioni locali ha sancito il tracollo laburista a favore &#8230; <a href="https://it.insideover.com/nazionalismi/il-ribaltone-britannico-linghilterra-punisce-starmer-farage-vola.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/nazionalismi/il-ribaltone-britannico-linghilterra-punisce-starmer-farage-vola.html">Il ribaltone britannico: l&#8217;Inghilterra punisce Starmer, Farage vola</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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<p>Keir Starmer e il Partito Laburista hanno subito una <strong>drastica sconfitta al voto locale in Inghilterra</strong> che, sommato alle elezioni deludenti in Scozia e Galles, disegna i contorni di un giovedì nero per la formazione che dal 2024 governa il Regno Unito. Il voto per le circoscrizioni locali ha sancito il tracollo laburista a favore di <strong>Reform Uk, il partito di destra nazionalista guidato da <a href="https://it.insideover.com/politica/uragano-farage-sullinghilterra-travolti-laburisti-e-conservatori.html" type="post" id="467993">Nigel Farage</a> che,</strong> mentre scriviamo, ha già guadagnato 625 seggi nei consigli locali tra quellio già assegnati, mentre i Laburisti ne hanno persi 443 e il Partito Conservatore ben 353. Sorprendentemente, balzano alle spalle della destra i Liberaldemocratici, che salgono di 30 seggi, mentre si inizia a vedere l&#8217;effetto Zach Polanski sul Partito Verde, che guadagna 78 seggi. Un voto-terremoto per il Paese guidato da Sua Maestà che nel pomeriggio di venerdì 8 maggio ha mostrato tutta l&#8217;ampiezza della disfatta del governo mano a mano che i seggi venivano assegnati.</p>



<p>Reform vince a valanga le elezioni per il consiglio di contea dell&#8217;Essex e del Suffolk, spazzando via vecchie maggioranze conservatrici, annulla molte maggioranze rosse e blu in diversi Borough dell&#8217;Inghilterra, è pressoché ovunque primo partito. <strong>Spesso i Libdem si mostrano capaci e reattivi laddove i Laburisti crollano,</strong> e il voto sembra una bocciatura complessiva a quindici anni decisivi per la storia britannica, tra gestione della Brexit, Covid-19, inflazione e guerre, dato che sono stati puniti entrambi i partiti di governo: dopo la lunga fase Tory, l&#8217;ultimo biennio di Starmer non ha fermato il declino strutturale del Regno Unito. E dunque si torna a una situazione che non si vedeva dalle Europee del 2019, quando la natura nazionale e proporzionale del voto, insolita per lo standard inglese, premiò tanto il Brexit Party di Farage a destra quanto gli stessi liberaldemocratici al centro-sinistra, spingendoli come primi due partiti sulla base di una duplice contestazione sul processo di uscita del Regno Unito dall&#8217;Ue, troppo morbido per i primi e da invertire per i secondi. Il <strong>rinnovato senso di polarizzazione britannico</strong> è rafforzato dal boom verde e dell&#8217;eco-populismo del giovane e dinamico Polanski.</p>



<p>&#8220;I numeri sono <a href="https://www.theguardian.com/politics/2026/may/08/labour-reform-uk-england-local-elections-2026-scotland-wales">indubbiamente negativi per il Labour</a>, con <a href="https://www.theguardian.com/politics/2026/may/08/may-council-elections-england-scotland-wales-trends-labour-reform-uk">il Reform che sta ottenendo progressi</a> enormi nei centri pro-Brexit nel nord e nelle Midlands&#8221;, nota il Guardian, sottolineando che &#8220;queste potrebbero persino essere le peggiori perdite del partito negli ultimi 50 anni, con oltre 1.000 consiglieri scomparsi e la potenziale perdita del controllo del parlamento gallese&#8221;, e l&#8217;idea di una sconfitta notevole rischia di paralizzare anche qualsiasi discorso sul futuro del primo ministro, perché &#8220;con Starmer a terra ma non ancora fuori, e i suoi rivali esitanti, sembra che uno stallo continuo sul suo futuro sia lo scenario più probabile. Il primo ministro ha risposto con un poco convincente &#8220;sì&#8221; quando venerdì mattina gli è stato chiesto se avrebbe guidato il partito alle prossime elezioni, dicendo di voler concludere il suo mandato&#8221;, <strong>ma indubbiamente dopo la debacle e l&#8217;estensione della disfatta a Scozia e Galles</strong> il rischio di un avvitamento sistemico del Partito Laburista non è da escludere. E chi potrebbe volere prendere le redini del partito di governo qualora Starmer naufragasse? Ad oggi, una figura alternativa non si vede, capace di risalire la corrente in maniera più serena e sicura. E proprio questa impasse ad oggi è l&#8217;unica garanzia per un primo ministro nella bufera e sempre più politicamente delegittimato..</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/nazionalismi/il-ribaltone-britannico-linghilterra-punisce-starmer-farage-vola.html">Il ribaltone britannico: l&#8217;Inghilterra punisce Starmer, Farage vola</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Assalto a Netanyahu: Lapid e Bennett uniscono le forze</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/assalto-a-netanyahu-lapid-e-bennet-uniscono-le-forze.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Apr 2026 07:16:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Nazionalismi]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260427091555636_7232fb1be5f1ed10bd35a50dea2adfc1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260427091555636_7232fb1be5f1ed10bd35a50dea2adfc1.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260427091555636_7232fb1be5f1ed10bd35a50dea2adfc1-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260427091555636_7232fb1be5f1ed10bd35a50dea2adfc1-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260427091555636_7232fb1be5f1ed10bd35a50dea2adfc1-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260427091555636_7232fb1be5f1ed10bd35a50dea2adfc1-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260427091555636_7232fb1be5f1ed10bd35a50dea2adfc1-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Quattro anni dopo, Yair Lapid e Nafatli Bennett tornano assieme e lanciano la sfida al primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu in vista delle elezioni previste per il prossimo autunno. Lapid, leader dell&#8217;opposizione e del partito centrista nazionalista Yesh Atid, e Bennett, capo della coalizione di destra Yamina, hanno deciso di unire le forze per creare &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/assalto-a-netanyahu-lapid-e-bennet-uniscono-le-forze.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/assalto-a-netanyahu-lapid-e-bennet-uniscono-le-forze.html">Assalto a Netanyahu: Lapid e Bennett uniscono le forze</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260427091555636_7232fb1be5f1ed10bd35a50dea2adfc1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260427091555636_7232fb1be5f1ed10bd35a50dea2adfc1.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260427091555636_7232fb1be5f1ed10bd35a50dea2adfc1-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260427091555636_7232fb1be5f1ed10bd35a50dea2adfc1-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260427091555636_7232fb1be5f1ed10bd35a50dea2adfc1-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260427091555636_7232fb1be5f1ed10bd35a50dea2adfc1-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260427091555636_7232fb1be5f1ed10bd35a50dea2adfc1-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p><strong>Quattro anni dopo, Yair Lapid e Nafatli Bennett</strong> tornano assieme e lanciano la sfida al primo ministro israeliano <strong>Benjamin Netanyahu</strong> in vista delle elezioni previste per il prossimo autunno. Lapid, leader dell&#8217;opposizione e del partito centrista nazionalista Yesh Atid, e Bennett, capo della coalizione di destra <strong>Yamina,</strong> hanno deciso di unire le forze per creare <strong>Insieme, una nuova coalizione</strong> che andrà oltre la cooperazione politica post-elettorale che tra il 2021 e il 2022 interruppe brevemente l&#8217;egemonia di Netanyhau e dei conservatori del Likud sulla politica israeliana, costruendo una frastagliata coalizione in cui i due oppositori di punta del primo ministro si alternarono alla carica di premier.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Torna l&#8217;asse Lapid-Bennett</h2>



<p>Il quadro politico è nettamente cambiato rispetto al marzo 2021, quando dopo la quarta elezione politica in due anni Lapid e Bennett unirono le forze per creare una piattaforma di governo comune volta a governare a livello di sistema le tentazioni radicali di <strong><a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-benjamin-netanyahu.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Benjamin Netanyahu</a>, l&#8217;aspettativa di un&#8217;alleanza del Likud con le formazioni etno-nazionaliste</strong> e del sionismo religioso intransigente in nome di una permanenza al potere finalizzata a sostenere la riforma della giustizia desiderata dal capo del governo per sgusciare dalla mole di processi nei suoi confronti.</p>



<p>Entrambi i leader, che nei precedenti governi Netanyahu avevano ricoperto incarichi ministeriali (Istruzione, Economia e Difesa per Bennett, le Finanze per Lapid), seppero guidare (Bennett da giugno a luglio 2022, Lapid fino al dicembre di quell&#8217;anno) una coalizione in cui all&#8217;interno le destre moderate e anche partiti più conservatori come Focolare Ebraico convivevano con i Laburisti, la sinistra radicale di Meretz e perfino la <strong>Lista Araba Unita, per la prima volta nella storia rappresentata al governo</strong>. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Gli scenari di una coalizione che ritorna</h2>



<p>Tutto questo si consolidò soprattutto sotto la guida del nazionalista Bennett, secondo cui Netanyahu e le sue politiche rischiavano di spaccare Israele<a href="https://it.insideover.com/politica/bennett-la-rivoluzione-interrotta.html">. Come scrivemmo in occasione della fine del suo governo</a>, Bennett con Lapid prese come dati di fatto alcuni risultati conseguiti da Netanyahu nei dodici anni di governo, soprattutto sul piano internazionale (il consolidamento della posizione di Tel Aviv nel Mediterraneo, l’apertura dei canali diplomatici con i Paesi arabi, la proiezione in Africa, il consolidamento della sicurezza interna) per cercare di <strong>salvare l&#8217;unità nazionale.</strong> Questo passava sia per un contenimento delle pulsioni identitarie e nativiste sia per un ruolo da pontieri nella regione, come dimostrato <a href="https://it.insideover.com/politica/la-diplomazia-globale-di-naftali-bennett.html#google_vignette">dall&#8217;apertura diplomatica alla Turchia e dalla mediazione sul conflitto russo-ucraino.</a></p>



<h2 class="wp-block-heading">Un discorso nazionalista</h2>



<p>La coalizione cadde quando un deputato di Yamina si sfilò dalla maggioranza per il rifiuto di osservare la Pasqua ebraica negli ospedali d&#8217;Israele nel 2022. <strong>Le nuove elezioni anticipate aprirono la strada al governo più a destra della storia di Israele</strong>, con l&#8217;asse tra Netanyahu e figure come Bezalel Smotrich e Itamar Ben Gvir. Ora, <strong>il campo da gioco è completamente mutato</strong>. La coalizione Bennett-Lapid, che il primo guiderà, sfida Netanyahu da una prospettiva nazionale e patriottica ma accetta molti dei problemi che l&#8217;esperienza del 2021-2022 mirava a evitare. &#8220;Bennett ha inoltre insistito sul fatto di essere un sionista liberale di destra che si affiderà esclusivamente a partiti sionisti per la sua coalizione, lasciando intendere che non collaborerà più con partiti arabi, e che tutti gli israeliani, anche coloro che non lo voteranno, si sentiranno sostenuti dal governo&#8221;, <a href="https://www.timesofisrael.com/naftali-bennett-and-yair-lapid-announce-united-run-under-bennett-in-2026-elections/">nota il Times of Israel.</a> </p>



<p><strong>Questo riflette una torsione nazionalista e identitaria della società israeliana</strong>, e anche una scala di priorità netta. Un esempio su tutti? <a href="https://www.euronews.com/my-europe/2026/03/24/europeans-acting-cowardly-for-not-joining-war-against-iran-former-pm-bennett-says">Bennett e Lapid hanno sostenuto gli attacchi israeliani all&#8217;Iran nel giugno 2025</a> e nel febbraio-aprile 2026 e la critica a Netanyahu si è mossa soprattutto nell&#8217;accusa di <strong>poca risolutezza</strong>, mentre il secondo è giunto a definire <a href="https://www.aa.com.tr/en/middle-east/israeli-opposition-leader-slams-netanyahu-s-support-for-us-iran-ceasefire-calls-it-political-strategic-failure-/3897142">&#8220;un disastro diplomatico&#8221; il fatto che il premier abbia incassato il cessate il fuoco mediato da Donald Trump con Teheran senza toccare palla.</a> Sulla tregua a Gaza, poi, Bennett, critico degli Accordi di Oslo del 1993 che aprirono alla distensione israelo-palestinese,<a href="https://www.timesofisrael.com/liveblog_entry/bennett-says-gaza-is-oslo-on-steroids-demands-to-know-pledges-made-behind-the-backs-of-israelis/"> ha parimenti criticato Netanyahu.</a> L&#8217;obiettivo è cambiare cavallo a Tel Aviv. Ma in un certo senso Netanyahu e gli anni di guerra hanno cambiato per sempre Israele. E anche i suoi primi oppositori ora parlano secondo il suo registro.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/assalto-a-netanyahu-lapid-e-bennet-uniscono-le-forze.html">Assalto a Netanyahu: Lapid e Bennett uniscono le forze</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>L&#8217;Ungheria di Magyar e Israele: come Orban, più di Orban</title>
		<link>https://it.insideover.com/nazionalismi/lungheria-di-magyar-e-israele-come-orban-piu-di-orban.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Apr 2026 05:20:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Nazionalismi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/peter-magyar.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Ungheria" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/peter-magyar.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/peter-magyar-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/peter-magyar-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/peter-magyar-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/peter-magyar-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/peter-magyar-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>L’invito di Peter Magyar a Benjamin Netanyahu è un atto politico di grande portata, una sfida aperta alla Corte Penale Internazionale.</p>
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<p>L’invito rivolto da <strong><a href="https://it.insideover.com/politica/magyar-piena-continuita-con-orban-invita-netanyahu-a-budapest-e-conferma-il-gas-russo.html">Peter Magyar</a></strong> a Benjamin Netanyahu per una visita di Stato in occasione delle celebrazioni del 1956 non è un gesto protocollare e neppure una semplice continuità diplomatica con il passato governo ungherese. È un atto politico di grande portata, che <strong>colloca l’Ungheria al centro di una sfida aperta alla Corte Penale Internazionale </strong>e, più in generale, all’idea stessa che il diritto internazionale possa ancora esercitare un vincolo reale sugli Stati quando entrano in gioco interessi strategici, alleanze ideologiche e convenienze di potenza.</p>



<p>La contraddizione è tanto evidente quanto rivelatrice. Appena il 13 aprile 2026, Magyar aveva dichiarato di voler riportare l’Ungheria nel pieno della giurisdizione della Corte, segnando una discontinuità rispetto alla traiettoria imboccata da Viktor Orbán. Due giorni dopo, però, il nuovo premier eletto ha invitato un capo di governo colpito da mandato d’arresto internazionale. In termini politici, il messaggio è semplice: <strong>Budapest può anche rivestirsi di linguaggio europeista, ma non intende subordinare la propria condotta agli obblighi che derivano dai trattati </strong>quando questi confliggono con una precisa scelta di campo.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La continuità dietro il cambio di regime</h2>



<p>Chi aveva letto la vittoria di Magyar come una rottura netta con l’era Orbán deve ora fare i conti con una realtà più complessa. Sul piano interno cambia il volto del potere, ma su quello strategico permane una continuità profonda. <strong>Israele resta per Budapest un partner privilegiato,</strong> quasi un binario separato rispetto alle tensioni con Bruxelles, ai richiami dello Stato di diritto e alle pressioni del sistema multilaterale. <strong>Orbán aveva già sfidato apertamente la Corte ospitando Netanyahu nell’aprile 2025</strong> e assicurando che il mandato non avrebbe avuto effetti in Ungheria. Magyar, pur usando toni diversi e una retorica più compatibile con l’orizzonte europeo, arriva allo stesso punto.</p>



<p>Questo rivela che l’asse con Israele non è una scelta episodica, ma uno strumento di collocazione internazionale. Difendere Netanyahu significa, per Budapest, difendere il primato della sovranità nazionale contro gli organismi sovranazionali. In altre parole, l’Ungheria continua a presentarsi come laboratorio politico di una destra che non respinge l’Occidente, ma ne contesta la struttura giuridica e morale quando limita la libertà d’azione degli Stati.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La posta in gioco geopolitica</h2>



<p>L’invito a Netanyahu ha un valore che supera il rapporto bilaterale tra Ungheria e Israele. Magyar parla a più interlocutori insieme. Parla a Washington, soprattutto all’America repubblicana, mostrando che Budapest resta un avamposto affidabile del fronte sovranista. Parla alla destra europea, suggerendo che si può essere formalmente filo-europei senza rinunciare a demolire dall’interno i pilastri del multilateralismo giudiziario. E parla anche a Israele, offrendo una sponda politica in un momento in cui lo spazio di manovra internazionale di Netanyahu si è ristretto.</p>



<p>La geografia diplomatica del premier israeliano, infatti, si va chiudendo. Molte capitali europee non vogliono assumersi il costo politico e giuridico di una sua presenza sul proprio territorio. Per questo Budapest acquista un’importanza che va ben oltre il proprio peso materiale: diventa una valvola di sfogo, una piattaforma politica, una zona di transitabilità per un leader che altrove troverebbe ostacoli insormontabili. <strong>L’Ungheria si candida così a funzione di santuario politico nel cuore del continente.</strong></p>



<h2 class="wp-block-heading">Il significato strategico e militare</h2>



<p>Sul piano strategico-militare, il gesto di Magyar non produce effetti operativi immediati, ma consolida un quadro più ampio. Israele cerca in Europa non soltanto solidarietà diplomatica, ma anche legittimazione politica, accesso a reti di cooperazione, copertura rispetto all’isolamento crescente. Ogni visita ufficiale di Netanyahu in uno Stato europeo priva di conseguenze legali indebolisce l’idea che i crimini di guerra possano avere un prezzo concreto anche per i vertici politici e militari.</p>



<p>In questo senso, <strong>Budapest diventa un tassello della profondità strategica israeliana. </strong>Non militare in senso stretto, ma politica e diplomatica. Un luogo da cui affermare che l’accerchiamento non è totale, che l’ordine giuridico internazionale può essere neutralizzato attraverso alleanze selettive e che, <strong>in Europa, esistono ancora governi pronti a subordinare la legalità internazionale alla convergenza ideologica e strategica.</strong></p>



<h2 class="wp-block-heading">La dimensione economica e geoeconomica</h2>



<p>Anche sul terreno economico e geoeconomico l’operazione non è priva di razionalità. Per un Paese come l’Ungheria, spesso in tensione con Bruxelles e alla ricerca di margini autonomi di manovra, i<strong>l rapporto privilegiato con Israele significa accesso a tecnologie, sicurezza, reti di influenza</strong>, interlocuzioni finanziarie e canali politici che rafforzano la posizione del governo. Israele, dal canto suo, ha tutto l’interesse a coltivare in Europa partner disposti a spezzare l’isolamento e a difendere la normalità dei rapporti economici e strategici anche sotto il peso delle accuse internazionali.</p>



<p>L’invito di Magyar, dunque, non è solo simbolico. È anche un investimento di posizionamento. Budapest si accredita come interlocutore speciale di uno Stato che, pur sotto pressione, resta centrale nei circuiti tecnologici, militari e d’intelligence dell’Occidente. Da questo punto di vista, la sfida alla Corte si intreccia con una logica di utilità concreta: <strong>il diritto può essere sacrificato se il rendimento geopolitico appare superiore al costo reputazionale.</strong></p>



<h2 class="wp-block-heading">L’Europa davanti al proprio fallimento</h2>



<p><strong>La vicenda mette a nudo soprattutto la fragilità europea.</strong> Se uno Stato membro può offrire copertura politica a un leader inseguito da un mandato internazionale, mentre altri Stati proclamano fedeltà allo Statuto di Roma ma esitano davanti alle sue implicazioni, allora il problema non è soltanto ungherese. È dell’intera Europa. L’Unione continua a presentarsi come spazio normativo fondato sul diritto, ma quando il diritto tocca alleanze sensibili, interessi strategici o equilibri interni, emergono doppie misure, ambiguità e deroghe di fatto.</p>



<p>Magyar ha compreso che il nuovo equilibrio europeo non si costruisce più soltanto opponendosi a Bruxelles, come faceva Orbán, ma anche <strong>imparando a usare il linguaggio europeo per poi svuotarlo dall’interno. </strong>È una formula più sofisticata e forse più pericolosa. Perché rende la sfida meno rumorosa, ma non meno radicale.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il vero volto della nuova Ungheria</h2>



<p>La scelta di invitare Netanyahu non è una deviazione rispetto al progetto politico di Peter Magyar. È, al contrario, una rivelazione. Dimostra che il nuovo corso ungherese intende modernizzare l’immagine del potere senza rinunciare alla sostanza del sovranismo strategico. Cambiano il tono, lo stile, la confezione. Non cambia la convinzione che i trattati valgano finché non ostacolano la ragion di Stato.</p>



<p>Se Netanyahu atterrerà davvero a Budapest senza conseguenze, non sarà soltanto una vittoria diplomatica israeliana. Sarà la certificazione che in Europa la giustizia universale non è più un principio vincolante, ma una possibilità negoziabile. E l’Ungheria di Magyar entrerà nella storia non come il Paese che ha corretto l’eredità di Orbán, ma come quello che l’ha resa più presentabile e per questo più efficace.</p>
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		<title>Le sfide di Meloni dopo il braccio di ferro con Trump. L&#8217;opinione di Lorenzo Castellani</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/le-sfide-di-meloni-dopo-il-braccio-di-ferro-con-trump-lopinione-di-lorenzo-castellani.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Apr 2026 16:21:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Nazionalismi]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/OVERCOME_20250421160435337_829ef4cc208e0677f994b07f86604e92.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/OVERCOME_20250421160435337_829ef4cc208e0677f994b07f86604e92.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/OVERCOME_20250421160435337_829ef4cc208e0677f994b07f86604e92-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/OVERCOME_20250421160435337_829ef4cc208e0677f994b07f86604e92-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/OVERCOME_20250421160435337_829ef4cc208e0677f994b07f86604e92-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/OVERCOME_20250421160435337_829ef4cc208e0677f994b07f86604e92-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/OVERCOME_20250421160435337_829ef4cc208e0677f994b07f86604e92-1536x1024.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il 14 aprile 2026 è stato un giorno critico per Giorgia Meloni, finita sotto il fuoco di Donald Trump per la sua indisponibilità a sostenere gli Usa nella loro recente guerra all&#8217;Iran e attaccata dal tycoon in un colloquio con il Corriere della Sera. Per capire gli scenari che attendono la premier, InsideOver ha chiesto &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/le-sfide-di-meloni-dopo-il-braccio-di-ferro-con-trump-lopinione-di-lorenzo-castellani.html">[...]</a></p>
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<p><a href="https://it.insideover.com/politica/stop-allaccordo-con-israele-e-scontro-con-trump-il-giorno-della-svolta-di-meloni.html" type="post" id="513309">Il 14 aprile 2026 è stato un giorno critico per Giorgia Meloni,</a> finita sotto il fuoco di <strong>Donald Trump</strong> per la sua indisponibilità a sostenere gli Usa nella loro <strong>recente guerra all&#8217;Iran</strong> e attaccata dal tycoon in un colloquio con il <em>Corriere della Sera</em>. Per capire gli scenari che attendono la premier, <em>InsideOver</em> ha chiesto l&#8217;opinione del politologo <strong>Lorenzo Castellani,</strong>  ricercatore e docente di storia delle istituzioni politiche presso la Luiss Guido Carli di Roma</p>



<p><strong>L’attacco di Donald Trump a Giorgia Meloni rappresenta uno spiazzamento politico significativo: come può la Presidente del Consiglio gestirlo in modo strategico e quali rischi e opportunità comporta, sia sul piano interno che nei rapporti con gli alleati occidentali?</strong></p>



<ol class="wp-block-list"></ol>



<p>Meloni dovrebbe dire che gli Stati Uniti d’America restano il nostro migliore alleato, ma che sbagliano nell’attaccare a tutto braccio gli alleati NATO e il Papa. Soprattutto dopo che Trump si è lanciato in una guerra senza coinvolgere gli alleati storici e che oggi sembra avere poca sostanza strategica. La guerra contro il regime iraniano è moralmente e politicamente giusta, ma modi e mezzi sono sbagliati.</p>



<p><strong>In generale, la sinergia con Trump ha portato più benefici o rischi per Meloni? Quanto è realistica l&#8217;ipotesi, in tal senso, che alcuni scivoloni politici come la sconfitta al Referendum della Giustizia siano legati anche a un rigetto dell&#8217;elettorato per la linea dell&#8217;esecutivo?</strong></p>



<p>Non legherei il risultato del referendum a questioni di politica internazionale. Meloni avrebbe perso lo stesso. Tuttavia, la premier ha beneficiato sul piano politico e comunicativo del buon rapporto con Trump fino all’autunno scorso. Dopodiché la strada si è fatta sempre più stretta, fino alla difficoltà di mantenere una alleanza politica oggi.</p>



<p><strong>Quanto è sostenibile, per l’Italia, una linea che tenga insieme sovranismo retorico e pieno ancoraggio a Unione Europea e NATO?</strong></p>



<p>Il sovranismo è una fantasia, al massimo si può cercare un minimo di indipendenza nella linea politica. Tuttavia, l’Italia non può fare battaglie dure con UE e NATO perché ne é dipendente. Però può dire agli alleati: state esagerando o sbagliando alcune mosse.</p>



<p><strong>Negli ultimi mesi diversi alleati politici di Trump hanno subito battute d’arresto elettorali in Europa e nel mondo occidentale. Da ultimo Viktor Orban. Quanto questo indebolisce il progetto delle destre in cui Meloni ha scommesso?</strong></p>



<p>Il problema è più concreto: se Trump mette a repentaglio economia e sicurezza energetica si crea un problema per il rapporto con gli elettori. Vale per i leader europei tutti, ancora di più per chi contava un buon rapporto con Trump. Che benefici produce oggi quell’alleanza acritica per i cittadini? Difficile difenderla senza prendere qualche distanza.</p>



<p><strong>L’Italia può ancora ambire a una posizione di equilibrio tra Europa, Stati Uniti e una più ampia idea di “Occidente”?</strong></p>



<p>In questa fase è molto difficile. Esiste ancora l’Occidente? Tra Stati Uniti, Israele ed Europa oggi c’è una distanza che si allarga. Sono alleanze che vanno ripensate, non sciolte o distrutte, ma reimpostate su parametri diversi.</p>
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		<title>Ungheria 2026: tra Orban e Magyar un derby tutto a destra</title>
		<link>https://it.insideover.com/nazionalismi/ungheria-2026-tra-orban-e-magyar-un-derby-tutto-a-destra.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 11 Apr 2026 05:12:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Nazionalismi]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Elezioni in Ungheria]]></category>
		<category><![CDATA[Unione europea (Ue)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/ungheria.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Ungheria" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/ungheria.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/ungheria-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/ungheria-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/ungheria-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/ungheria-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/ungheria-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Con le elezioni ungheresi sempre più vicine, la cui posta in gioco è alta tanto per l’Ungheria quanto per l’Europa, il Paese danubiano ha suscitato un forte interesse nell’opinione pubblica mondiale. Non sono quindi solo gli elettori ungheresi a essersi polarizzati intorno alle figure di Viktor Orbán e Péter Magyar, ma anche politici e opinionisti &#8230; <a href="https://it.insideover.com/nazionalismi/ungheria-2026-tra-orban-e-magyar-un-derby-tutto-a-destra.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/ungheria.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Ungheria" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/ungheria.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/ungheria-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/ungheria-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/ungheria-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/ungheria-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/ungheria-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Con le elezioni ungheresi sempre più vicine, la cui posta in gioco è alta tanto per l’Ungheria quanto per l’Europa, il Paese danubiano ha suscitato un forte interesse nell’opinione pubblica mondiale. Non sono quindi solo gli elettori ungheresi a essersi polarizzati intorno alle figure di <strong>Viktor Orbán </strong>e <strong>Péter Magyar,</strong> ma anche politici e opinionisti al di fuori dei confini magiari. Se, da un lato, i nazionalisti e populisti d’Europa sono sempre stati compatti intorno a Orbán, <strong>Magyar sembra essere diventato il nuovo feticcio dello schieramento liberale ed europeista </strong>che, con punte estreme di <em>wishful thinking</em>, vede in lui la panacea di tutti i mali dell’Ungheria, se non addirittura un ribelle contro il sistema. Come spesso accade, quindi, la tendenza sembrerebbe essere quella di leggere la politica ungherese attraverso le lenti occidentali o attraverso schemi preconcetti che non permettono di cogliere diverse sfumature che pure sono essenziali per comprendere quanto sta succedendo in Ungheria.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Magyar e la nascita di Tisza: una svolta nella politica ungherese</h2>



<p>Per analizzare la situazione attuale in modo equilibrato dobbiamo quindi partire da Péter Magyar e dalla sua ascesa alla guida del <strong>Partito del Rispetto e della Libertà</strong> (Tisza: <em>Tisztelet és Szabadság Párt</em>). Lungi dall’essere un “ribelle antisistema”, <strong>Magyar è in realtà un conservatore che ha iniziato la sua carriera politica nel Fidesz</strong>, all’epoca degli scontri di piazza nati in seguito alle imponenti manifestazioni del 2006 contro l’ultimo governo liberal-socialista di <strong>Ferenc Gyurcsány</strong>. In breve tempo, il giovane Magyar è entrato nel cerchio magico di Viktor Orbán, giungendo anche a gestire i rapporti tra l’Ufficio del Primo ministro e il Parlamento Europeo. Inoltre, grazie al matrimonio poi naufragato con <strong>Judit Varga,</strong> ex Ministro della Giustizia, Péter Magyar ha avuto per circa un ventennio accesso ai vertici di Fidesz.</p>



<p>La svolta è avvenuta nel 2024, durante uno degli scandali più gravi che ha sconvolto la politica ungherese negli ultimi anni. Nel febbraio di quell’anno, infatti, <strong>Katalin Novák</strong>, all’epoca Presidente della Repubblica in quota Fidesz, venne costretta alle dimissioni in seguito alla concessione della grazia presidenziale a Endré Konyá, vicedirettore dell’orfanotrofio di Bicske, accusato di aver insabbiato casi di pedofilia nell’istituto. Quella della Novák non fu l’unica testa a cadere: <strong>anche Judit Varga, ormai separatasi da Magyar, venne obbligata al ritiro dalla vita politica</strong>, colpevole di aver controfirmato il decreto di grazie nella sua funzione di Guardasigilli. Durante lo scandalo e le manifestazioni di piazza che chiedevano le dimissioni di Katalin Novák, Péter Magyar ha iniziato a presentarsi sempre più come il nuovo anti-Orbán, figura che, pur essendo stata a lungo parte del sistema-Fidesz grazie al quale ha fatto carriera, era ora pronto a denunciarne la corruzione e le storture.</p>



<p>Annunciata la sua discesa in campo, l’ex Fidesz apparentemente folgorato sulla via di Damasco, ha assunto la guida del Partito del Rispetto e della Libertà, <strong>un’organizzazione centrista nata nel 2020 e fino a quel momento completamente ininfluente nel panorama politico ungherese.</strong> Grazie alla guida carismatica di Magyar e alla sua campagna anticorruzione, il partito è cresciuto esponenzialmente, ottenendo il 29,60% dei voti alle elezioni europee del 2024, fagocitando di fatto l’opposizione tradizionale e spingendo l’Ungheria verso un bipartitismo fino ad allora sconosciuto. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Ungheria 2026: una sfida tra due destre</h2>



<p>Da quel momento, l’ascesa di Tisza non si è più fermata e il partito ha terminato l’opera di distruzione dei partiti classici di opposizione, tanto di centro-sinistra quando di destra, <strong>eliminando di fatto il Partito socialista, le organizzazioni liberali e la destra radicale di Jobbik</strong> dallo scacchiere politico. Quello che è nato grazie alla guida di Péter Magyar è quindi un partito grande-tenda che, sotto lo slogan “<em>Nincs jobb! Nincs bal! Csak magyar!</em>” (“Niente destra! Niente sinistra! Solo l’Ungheria!”, con evidente interscambio tra <em>magyar</em> in quanto popolo e Magyar in quanto leader) vuole radunare tutti i cittadini ungheresi intorno a una sola bandiera. Eppure, al di là degli slogan, <strong>l’impianto conservatore e di destra tanto di Tisza quanto del suo leader appare evidente</strong>. Beninteso, nel suo tentativo di creare un’organizzazione in grado di attirare elettori da entrambi gli schieramenti, il programma politico di Tisza include punti che strizzano l’occhio alla sinistra, come la promessa di aumentare i fondi destinati alla sanità e all’istruzione, trovando soluzione a due tra i problemi più gravi e sentiti dalla società ungherese.</p>



<p>E tuttavia sarebbe un errore grave ritenere Tisza un partito di centrosinistra, come pure lasciano intendere certi analisti rapiti dalle posizioni europeiste di Magyar e preda del facile schematismo “Orbán-Destra; anti-Orbán-sinistra”. <strong>In diversi punti del programma, in realtà, è estremamente difficile trovare differenze sostanziali tra Fidesz e Tisza.</strong> Le somiglianze principali si trovano nel campo della sicurezza nazionale, della politica militare e della gestione dei flussi migratori. Nel capitolo “Ungheria sicura, confini forti”, per esempio, Tisza si pone come partito dalla parte della pace che non trascinerà l’Ungheria in alcun conflitto, sfidando di fatto Fidesz sul suo stesso territorio, ma <strong>propone anche l’aumento delle spese militari al 5% del PIL entro il 2035 come richiesto dalla NATO su spinta di Trump.</strong> Questa decisione, pur promettendo la revisione delle privatizzazioni nel settore della Difesa voluti dai governi Fidesz, si pone in diretta continuità con la politica di riarmo avviata da Viktor Orbán negli ultimi anni.</p>



<p>Per quanto riguarda la gestione dei flussi migratori, non solo Tisza non rappresenta una discontinuità con Fidesz, ma prova addirittura a superare Orbán a destra. <strong>Per Péter Magyar, infatti, la politica antimigranti di Orbán è ipocrita e troppo blanda</strong>: da un lato, le organizzazioni vicine al Primo ministro trarrebbero profitti record dalla gestione dei flussi migratori, mentre dall’altro Orbán, con le recenti leggi volte a favorire l’ingresso di <em>guest workers</em> da Paesi extra-UE per sopperire alla mancanza di manodopera in certi settori, favorirebbe quella migrazione che, a parole, combatterebbe, preferendo i lavoratori stranieri ai cittadini ungheresi. Tisza promette quindi una vera tolleranza zero verso l’immigrazione illegale, garantendo il mantenimento della barriera antimigranti al confine con la Serbia, proponendo anzi un suo rafforzamento, e dichiarando la propria ferma opposizione alle quote migratorie dell’UE e a qualsivoglia patto europeo sulla migrazione. Non solo: in caso di vittoria, <strong>il governo Magyar vieterà l’ingresso di ogni <em>guest worker</em>, in particolare di provenienza asiatica e ucraina</strong>, accusando i lavoratori di provenienza extra-europea di aver generato la crisi degli affitti che attanaglia Budapest da molti più anni rispetto all’approvazione delle leggi sui <em>guest workers</em> approvate di recente dal governo Orbán. Di più: a marzo Tisza non ha avuto alcun problema a votare il controverso Regolamento rimpatri approvato dal Parlamento Europeo, trovandosi dalla stessa parte della barricata insieme al nemico Fidesz e ai neofascisti di Mi Hazánk.</p>



<p>Anche sui diritti LGBT le differenze con Fidesz non emergono nettamente. Quando, nel corso del 2025, il Parlamento ungherese ha modificato la costituzione inserendo le ben note normative omofobe che hanno portato al divieto del Gay Pride, <strong>Tisza è stato l’unico partito di opposizione a non partecipare al Pride illegale.</strong> Interrogato sulla questione, Magyar ha affermato che la sua priorità era prepararsi alle elezioni per sconfiggere Orbán e che con il suo governo l’Ungheria tornerà ad aprirsi a tutti. Tuttavia, il leader dell’opposizione non ha mai preso una posizione netta sui temi LGBT e nel suo programma non esiste alcun punto che menzioni l’eliminazione delle normative omofobe dalla costituzione della Repubblica.</p>



<p>Le principali differenze con Fidesz emergono in politica estera. In questo campo, <strong>Tisza si pone apertamente come forza europeista intenzionata a riportare Budapest tra i ranghi di Bruxelles e nella NATO.</strong> Proponendo la revisione della politica di “Apertura a Oriente” portata avanti da Orbán, Magyar sostiene la necessità di una nuova partnership strategica con gli Stati Uniti, volta a rafforzare la sicurezza e la cooperazione economica ed energetica attraverso l’interruzione totale della dipendenza dalla Russia entro il 2035. E non potrebbe essere altrimenti, considerando il fatto che il responsabile per le politiche energetiche di Tisza è nientemeno che <strong>István Kapitány</strong>, ex vicepresidente di Shell global, mentre la candidata al Ministero degli Esteri è <strong>Anita Orbán</strong>, ex Fidesz passata poi al mondo delle multinazionali e attiva per anni nel settore GNL statunitense. Nei confronti dell’Ucraina, tuttavia, le differenze con Fidesz sono minime: pur promettendo una svolta europeista e una rottura con la Russia, <strong>Magyar ha ribadito la sua opposizione all’ingresso facilitato di Kiev nell’Unione Europea,</strong> promettendo di sottomettere la posizione ungherese sul tema a un referendum vincolante.</p>



<p>Quello che emerge è quindi uno scontro tra due destre con il rischio concreto, in caso di vittoria del Tisza, della continuazione del sistema illiberale con facce nuove alla guida del Paese: una sorta di “Fidesz dal volto umano” che, riportando l’Ungheria nei ranghi di Bruxelles, garantisca la continuità del sistema creato da Orbán. Uno scenario che, a quanto pare, molti europeisti sarebbero pronti a digerire pur di staccare l’Ungheria da Mosca e Pechino.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Guerra di sondaggi in una campagna elettorale surreale</h2>



<p>In mezzo a questo scontro tra due destre che non propongono realmente una visione radicalmente opposta di società, ma sembrano divergere sostanzialmente in questioni di politica estera, non sorprenderà che la campagna elettorale, per quanto violenta, sia stata surreale. Caratterizzata da una mancanza pressoché totale di politica, la campagna si è concentrata proprio su quella politica estera che divide i due contendenti, con <strong>le accuse lanciate da Orbán a Magyar di essere un burattino nelle mani di Bruxelles e Kiev</strong> e di voler trascinare l’Ungheria in guerra. E se, da un lato, Magyar ha risposto con una campagna anticorruzione e di denuncia contro i ripetuti scandali che hanno visto al centro esponenti del Fidesz, promettendo un cambio di rotta ai cittadini ungheresi stanchi di 16 anni di orbanismo, dall’altro la sensazione è quella di una lotta tra due leader politici senza una reale sostanza politica. Per un Viktor Orbán che ripete stancamente le solite posizioni anti-UE e insiste sui pericoli esterni che minacciano l’esistenza dell’Ungheria, abbiamo un Péter Magyar che pubblica ogni giorno il conto alla rovescia verso elezioni che è sicuro di vincere, <strong>cercando di porsi come alleato sicuro per Trump e per Israele </strong>e postando sui suoi social, sui quali si definisce con estrema modestia “<em>The Man</em>”, foto ammiccanti in cui tiene in mano un’enorme <em>kolbász</em>, ossia la tradizionale salsiccia ungherese. Una campagna elettorale surreale, combattuta a suon di post modificati con l’intelligenza artificiale, di scandali veri o presunti e di tentativi di <em>character assassination</em>.</p>



<p>Anche i sondaggi elettorali si dividono seguendo le stesse fratture della società ungherese. Prendiamo ad esempio gli ultimi sondaggi pubblicati da quattro istituti, ossia <em>21 Kutatóközpont</em>, <em>Republikon intézet</em>, <em>Nézőpont</em> e <em>XXI Század intézet</em>. I primi due propongono la vittoria certa di Tisza (54% secondo <em>21 Kutatóközpont </em>e 49% secondo <em>Republikon intézet</em>), mentre gli altri garantiscono la vittoria di Fidesz (46% per entrambi). E come potrebbe essere altrimenti? Il direttore del <em>21 Kutatóközpont</em>, Dániel Róna, è un ex collaboratore del partito liberale Momentum, mentre <em>Republikon intézet</em>, altro centro vicino al polo liberale, riceve fondi dell’Unione Europea. La direttrice del <em>XXI Század intézet</em>, al contrario, è Mária Schmidt, controversa storica i cui rapporti con Viktor Orbán sono ben noti, mentre <em>Nézőpont</em> riceve fondi da parte del governo europeista.</p>



<p>I sondaggi relativi alle elezioni di domenica 12 aprile, quindi, più che vagliare l’opinione pubblica sembrano cercare di influenzarla, dicendo ai leader ed elettori dei rispettivi schieramenti quello che probabilmente vorrebbero sentirsi dire. L’immagine che ne deriva è quella di un’Ungheria divisa nella certezza della vittoria della rispettiva fazione politica, in un meccanismo che sembra ricordare il tifo calcistico. Una dinamica che, rimbalzata da diversi opinionisti al di fuori dell’Ungheria, ci fa perdere il contatto con una competizione assai più tesa di quanto possa sembrare, in cui molto probabilmente nessuno dei due contendenti potrebbe ottenere la famosa maggioranza dei 2/3 e <strong>in cui, per la prima volta, si rischia un Parlamento a tre,</strong> diviso tra la destra di Fidesz, quella di Tisza e quella estrema di Mi Hazánk</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/nazionalismi/ungheria-2026-tra-orban-e-magyar-un-derby-tutto-a-destra.html">Ungheria 2026: tra Orban e Magyar un derby tutto a destra</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Perché il voto in Ungheria sarà un crocevia decisivo per l&#8217;Europa</title>
		<link>https://it.insideover.com/nazionalismi/perche-il-voto-in-ungheria-sara-un-crocevia-decisivo-per-leuropa.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 13 Mar 2026 18:10:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Nazionalismi]]></category>
		<category><![CDATA[Unione europea (Ue)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1281" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/6f0d941ba71aebc2949bb755d4369dbc.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/6f0d941ba71aebc2949bb755d4369dbc.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/6f0d941ba71aebc2949bb755d4369dbc-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/6f0d941ba71aebc2949bb755d4369dbc-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/6f0d941ba71aebc2949bb755d4369dbc-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/6f0d941ba71aebc2949bb755d4369dbc-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/6f0d941ba71aebc2949bb755d4369dbc-1536x1025.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>12 aprile 2026: in questa data si svolgeranno le elezioni politiche ungheresi, durante le quali i cittadini saranno chiamati alle urne per il rinnovo dell’Assemblea nazionale. Proprio questa tornata elettorale rappresenta un appuntamento fondamentale per il futuro dell’Ungheria e dell’Unione Europea. Per la prima volta in sedici anni, infatti, il panorama politico magiaro è stato &#8230; <a href="https://it.insideover.com/nazionalismi/perche-il-voto-in-ungheria-sara-un-crocevia-decisivo-per-leuropa.html">[...]</a></p>
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<p>12 aprile 2026: in questa data si svolgeranno le elezioni politiche ungheresi, durante le quali i cittadini saranno chiamati alle urne per il rinnovo dell’Assemblea nazionale. Proprio questa tornata elettorale rappresenta un appuntamento fondamentale per <strong>il futuro dell’Ungheria e dell’Unione Europea</strong>. Per la prima volta in sedici anni, infatti, il panorama politico magiaro è stato scosso dalla nascita di un nuovo movimento, il Partito del Rispetto e della Libertà (Tisza, <em>Tisztelet és Szabadság Párt</em>) guidato da <strong><a href="https://it.insideover.com/nazionalismi/clamoroso-in-ungheria-orban-potrebbe-non-ricandidarsi-di-fronte-alla-sfida-di-magyar.html">Péter Magyar, che potrebbe sconfiggere il Fidesz di Viktor Orbán.</a></strong></p>



<p>Ad aprile, quindi, si scontreranno due visioni dell’Ungheria: quella della democrazia illiberale di Orbán e quella di un sistema più democratico, aperto e meno corrotto desiderato da un numero crescente di ungheresi e che il Tisza sembra essere riuscito a incarnare. Non solo: il confronto tra i due principali partiti ruota anche intorno a due concezioni del ruolo diverso di Budapest all’interno dell’Unione Europea, del blocco atlantico e della geopolitica mondiale. E che la posta in gioco sia alta pare essere chiaro ai cittadini ungheresi che, da mesi, si mobilitano a sostegno dei rispettivi schieramenti, <strong>trascinati da una propaganda e da una retorica martellanti tanto da un lato quanto dall’altro.</strong></p>



<p>Per sedici anni, infatti, il sistema illiberale creato da Viktor Orbán in seguito alla svolta a destra del Paese nelle elezioni del 2010 sembrava aver mietuto successi nella maggioranza dei cittadini magiari. Di fronte all’uscita dalla crisi che aveva colpito l’Ungheria nel 2008, alla stabilità e continuità politica garantiti dal Fidesz e dal lento, ma costante, sviluppo economico del Paese, la progressiva restrizione della democrazia liberale e l’involuzione conservatrice della società ungherese sembravano passare in secondo piano per molti elettori. La costruzione di una democrazia illiberale non ha rappresentato solo uno slogan vuoto, ma è stata la base del progetto politico di Orbán. Grazie alla super-maggioranza dei due terzi, della quale ha goduto durante tutti i suoi mandati, il Primo ministro ungherese ha dato vita a una nuova costituzione e iniziato a scardinare tutti i pilastri del sistema liberale che aveva retto l’Ungheria per un ventennio.</p>



<p>Tutte le principali istituzioni, dalla magistratura alla Corte costituzionale, passando per la Presidenza della Repubblica e la Procura generale, sono state indebolite e affidate a <em>yes-men</em> vicini a Fidesz. Nonostante le difficoltà collegate all’era di internet, i principali mezzi di informazione sono stati occupati dal governo, portando a un crollo dell’Ungheria nelle statistiche relative alla libertà di stampa e di espressione. Persino le università sono state colpite dalle riforme illiberali di Orbán, con numerosi istituti che sono passati dal controllo statale a quello di fondazioni private guidate da individui vicini al governo. Nel frattempo, gli attacchi ai principali partiti di opposizione, a ogni pensiero veramente critico e alle minoranze, tanto etniche quanto sessuali, si sono fatti sempre più violenti. Quello che ne è nato, è un sistema di difficile definizione: formalmente una democrazia, sebbene illiberale, la società ungherese ha imboccato quella strada sempre più autoritaria lungo la quale, al di là di ogni ipocrisia, sembrerebbero essersi incamminati sempre più Paesi europei e non solo.</p>



<p>Beninteso: sarebbe un errore gravissimo pensare che il progetto di Orbán abbia compattato dietro di sé tutto il popolo ungherese, come il Primo ministro magiaro vorrebbe far credere. L’opposizione al disegno illiberale e autoritario è sempre stata viva in parte della società ungherese, soprattutto nelle grandi città, Budapest in primis. Quella che mancava era un’organizzazione politica in grado di riunire questo dissenso intorno a una figura tanto carismatica quanto quella di Orbán. La svolta è arrivata nel 2024, in occasione delle elezioni europee. La data non è casuale: in quell’anno, infatti, l’Ungheria è stata scossa da uno dei tanti scandali politici, legato, in questo caso, alla grazia presidenziale concessa al direttore dell’orfanotrofio di Bicske, accusato di complicità nell’insabbiamento di un caso di pedofilia per il quale era stato condannato il suo predecessore alla guida dell’istituto. Lo scandalo portò alle dimissioni di Katalin Novák, allora Presidentessa della Repubblica, e di Judit Varga, Ministra della Giustizia. Di fronte a un’indignazione che non accennava a placarsi, fu proprio l’ex marito di Judit Varga, Péter Magyar, a scendere in campo: con una straordinaria svolta di 180°, Magyar, fino a quel momento vicino a Fidesz, denunciò la corruzione del sistema e si erse ad alfiere di una svolta contro la democrazia illiberale di Orbán. Al carisma di Péter Magyar si unirono i colpi della crisi economica iniziata con la pandemia e approfonditasi con la guerra in Ucraina: crisi che, complice l’altissima inflazione che ha funestato il Paese e a un aumento generalizzato di prezzi e affitti, ha fatto venire meno quella base di solidità economica di cui hanno goduto per anni i governi di Viktor Orbán.</p>



<p>Sebbene le urne non abbiano arriso a Magyar e al suo nuovo partito Tisza, il processo innescatosi nel 2024 non sembra essersi fermato e sempre più sondaggi presentano un Fidesz in estrema difficoltà e la possibilità concreta di un cambiamento politico nelle elezioni di aprile. Questo scenario ha attratto e attrae sempre più l’attenzione di diversi analisti europei e dei principali mass media: l’opinione politica internazionale, negli ultimi mesi, sembra dividersi nettamente tra i due schieramenti quasi quanto i sentimenti politici ungheresi. E, tanto in Ungheria quanto in buona parte delle analisi portate avanti da diverse testate europee, assistiamo a un vero e proprio <em>wishful thinking</em> volto a presentare Péter Magyar come un impenitente ribelle che lotta contro la tirannia orbanista, quasi una sorta di nuovo alfiere del liberalismo che porterà la fine del dominio della destra sul Paese danubiano.</p>



<p>Come spesso accade, la realtà è distante da queste interpretazioni: Péter Magyar proviene, come buona parte dei principali candidati di Tisza alle elezioni politiche, dai ranghi del Fidesz e gran parte dell’impianto ideologico del partito è di destra e conservatore: basti pensare al fatto che, in caso di vittoria, il governo Tisza si impegnerebbe a espellere tutti i <em>guest workers</em> extracomunitari e a mantenere il muro antimigranti ai confini meridionali del Paese. Eppure, nonostante tutto questo, Magyar è riuscito a compattare dietro di sé quella grande fetta di popolazione stanca del governo Orbán e che vuole un cambiamento politico a Budapest. Non negando la sua provenienza e, anzi, trasformandola in un punto di forza presentandosi come persona che, essendo stata per anni ben addentro al sistema-Fidesz ne conosce le magagne, il leader del Tisza è riuscito a creare un partito grande tenda in grado di raccogliere i voti di elettori tanto di centro-sinistra quando di centro-destra.</p>



<p>Sebbene il rischio di perpetuare un potere conservatore in Ungheria, una sorta di “Fidesz dal volto umano” che si limiti a rendere il sistema meno corrotto senza cambiarne gli aspetti principali, sia concreto e non venga negato neanche da chi ha deciso di votare per Tisza, un eventuale governo guidato da quello che è ora il principale partito di opposizione potrebbe venire travolto dalla dinamica che ha contribuito a creare. Non tenere conto di quella spinta al cambiamento, anche radicale, che potrebbe portarlo al potere, rappresenterebbe per il Tisza la fine politica, la possibile implosione del partito e lo scollamento definitivo di questo movimento con i cittadini ungheresi.</p>



<p>Ma gli elettori ungheresi non sono gli unici interessati a vedere un avvicendamento politico a Budapest. Anche un altro attore sta seguendo attentamente gli sviluppi ungheresi ed è consapevole che ad aprile si giocherà una partita molto importante. Questo attore è l’Unione Europea, entrata sempre più in conflitto con Viktor Orbán nel corso degli ultimi anni. Se, per anni, Bruxelles è stata disposta a perdonare le progressive restrizioni dello spazio democratico in Ungheria e la retorica antiliberale e antieuropeista di Viktor Orbán, la decisione del Primo ministro ungherese di perseguire una politica estera sempre più indipendente e di avvicinamento alla Russia di Vladimir Putin e alla Cina di Xi Jinping ha portato a una rottura pressoché totale tra Budapest e l’Unione Europea. Sebbene non rinneghi l’appartenenza al campo atlantico ed europeo, è innegabile che il Fidesz abbia compiuto una svolta assai più antieuropeista e verso il multipolarismo negli ultimi anni, aumentando il livello di scontro con Bruxelles. Uno scontro che, fino a ora, è stato portato avanti a suon di sanzioni europee, blocchi dei fondi destinati all’Ungheria e colpi di veto opposti dal governo ungherese a numerose risoluzioni europee.</p>



<p>L’Ungheria di Orbán rappresenta quindi sempre più una spina nel fianco dell’Unione Europea che, a sua volta, non ha fatto mistero di preferire un possibile governo guidato da Péter Magyar, figura assai più europeista di Orbán e pronta a riportare Budapest nei ranghi, promettendo la rottura totale con la Russia di Putin e l’interruzione del commercio di petrolio e gas russi come imposto da Bruxelles. In cambio, l’UE ha ventilato l’ipotesi di uno sblocco totale dei fondi europei destinati all’Ungheria. Non solo: numerosi leader europei, Donald Tusk in testa, sono scesi direttamente in campo in favore di Magyar. Anche per l’Unione, come per i cittadini ungheresi, la posta in gioco ad aprile è estremamente alta: se, al di là dei proclami ufficiali, il sistema illiberale orbanista potrebbe non interessare molto a Bruxelles, il posizionamento geopolitico di Budapest è invece strategico per l’UE. La caduta di Orbán e l’ascesa di Magyar salverebbero capra e cavoli: non solo si eliminerebbe uno dei leader europei più problematici e si riporterebbe l’Ungheria nell’alveo europeista, staccandola dall’orbita sino-russa alla quale si è avvicinata, ma si disinnescherebbe anche una minaccia ancor più grave, ossia la possibile creazione, intorno a Orbán, di un polo europeo conservatore interessato a cambiare l’assetto attuale dell’Unione. Posizione, questa, teorizzata proprio dai <em>think tank</em> conservatori ungheresi e polacchi e che potrebbe trovare l’appoggio di un altro attore fondamentale ed estremamente potente: gli Stati Uniti di Donald Trump.</p>
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		<title>Iran, Usa e Israele accarezzano l&#8217;ipotesi curda: il piano per spaccare il Paese</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/iran-usa-e-israele-accarezzano-lipotesi-curda-il-piano-per-spaccare-il-paese.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 04 Mar 2026 11:47:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Nazionalismi]]></category>
		<category><![CDATA[Curdi]]></category>
		<category><![CDATA[Terza guerra del Golfo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1280" height="947" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/PDKI_fighters.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/PDKI_fighters.jpg 1280w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/PDKI_fighters-300x222.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/PDKI_fighters-1024x758.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/PDKI_fighters-768x568.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/PDKI_fighters-600x444.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></p>
<p>Usare i curdi come leva per spezzare l&#8217;unità iraniana e accelerare il collasso della Repubblica Islamica? Stati Uniti e Israele iniziano a pensarci. La notizia che la Cia e il Mossad sarebbero all&#8217;opera per armare le fazioni curde iraniane si rincorre sui media internazionale. E segue quella secondo cui Donald Trump, presidente Usa, avrebbe parlato &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/iran-usa-e-israele-accarezzano-lipotesi-curda-il-piano-per-spaccare-il-paese.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1280" height="947" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/PDKI_fighters.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/PDKI_fighters.jpg 1280w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/PDKI_fighters-300x222.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/PDKI_fighters-1024x758.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/PDKI_fighters-768x568.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/PDKI_fighters-600x444.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></p>
<p>Usare i curdi come leva per spezzare l&#8217;unità iraniana e accelerare il collasso della <strong>Repubblica Islamica? Stati Uniti e Israele</strong> iniziano a pensarci. La notizia che la Cia e il Mossad sarebbero all&#8217;opera per armare le fazioni curde iraniane si rincorre sui media internazionale. E segue quella secondo cui Donald Trump, presidente Usa, <a href="https://www.axios.com/2026/03/02/trump-iran-war-kurds-iraq" target="_blank" rel="noreferrer noopener">avrebbe parlato personalmente con i leader curdi</a> iraniani, compreso Mustafa Hijri, presidente del Partito Democratico del Kurdistan Iraniano. Un uno-due che alza l&#8217;asticella del conflitto scatenato il 28 febbraio e apre alla possibilità che un fronte interno corroda Teheran dopo l&#8217;attacco di <strong>decapitazione ai suoi vertici politici e militari.</strong></p>



<h2 class="wp-block-heading">Usa e Israele puntano sui curdi per colpire l&#8217;Iran</h2>



<p>Axios ha confermato, inoltre, che Trump avrebbe parlato con due stretti alleati degli Usa:<strong> Masoud Barzani e Bafel Talabani,</strong> capi delle due maggiori fazioni del Kurdistan iracheno, alleate di Washington dai tempi della loro resistenza contro Saddam Hussein. Il secondo è figlio di Jalel Talabani, presidente dell&#8217;Iran dal 2005 al 2014, primo capo di Stato eletto dopo la caduta del Rais. Entrambi sostengono i compatrioti curdi entro il confine iraniano.</p>



<p>Sulla scia delle proteste di fine 2025 e inizio 2026, le fazioni curde hanno formato un centro di coordinamento unitario, la Coalizione delle forze politiche del Kurdistan iraniano, con l&#8217;obiettivo di garantire capacità d&#8217;azione ai loro uomini e alla loro azione politica nel contesto della sfida alle autorità centrali di Teheran che <strong>continua dal 2016.</strong> Sostenuti in passato dall&#8217;Arabia Saudita e ora da Usa e Israele, più volte i gruppi curdi hanno subito attacchi in patria e nei loro santuari oltre confine in Iraq, come accadde nel 2022.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La coalizione anti-Iran dei curdi</h2>



<p>&#8220;La coalizione curda iraniana di gruppi stanziati al confine tra Iran e Iraq, nella regione semi-autonoma del Kurdistan iracheno, si è addestrata a organizzare un attacco del genere nella speranza di indebolire l&#8217;esercito del Paese, mentre Stati Uniti e Israele bombardano obiettivi iraniani con bombe e missili&#8221;,<a href="https://www.timesofisrael.com/liveblog_entry/us-in-talks-with-kurds-on-potential-military-operation-in-iran-sources/"> nota il <em>Times of Israel</em>, aggiungendo</a> che &#8220;l&#8217;obiettivo sarebbe quello di creare spazio per la rivolta degli iraniani contrari al regime islamico, ora che la <strong>Guida Suprema Ali Khamenei <a href="https://it.insideover.com/guerra/liran-conferma-khamenei-e-stato-ucciso-per-la-repubblica-islamica-arriva-lora-della-verita.html">e altri alti funzionari sono stati uccisi&#8221;.</a></strong>  Nelle ultime giornate di guerra, si sono intensificate le operazioni aeree e missilistiche contro località dell&#8217;Iran occidentale come Paveh e Sanandaj. Questo potrebbe servire a aprire il fronte a possibili operazioni di terra dei militanti curdi.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">WATCH THIS SPACE: U.S. and Israeli airstrikes have been heavily targeting Iranian military sites in Kurdish-populated border regions, including border posts, bases, police stations, and Basij facilities in cities like Paveh and Sanandaj. <br><br>The strikes could open the door for… <a href="https://t.co/sUAIM54zQd">pic.twitter.com/sUAIM54zQd</a></p>&mdash; WAR (@warsurv) <a href="https://twitter.com/warsurv/status/2029130340787429690?ref_src=twsrc%5Etfw">March 4, 2026</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<p>La manovra avviene a testimonianza del fatto che a predominare sia la <strong>strategia israeliana</strong> più che quella americana: Washington mira a indebolire e ridimensionare la proiezione iraniana, Tel Aviv ha sul terreno il vecchio <strong>progetto di sfascio dell&#8217;Iran</strong> tramite guerra civile e secessionismi su cui peraltro anche <strong>Benjamin Netanyahu</strong> ha puntato all&#8217;inizio della <strong>Terza guerra del Golfo</strong>. Teheran, per bocca del presidente del Supremo consiglio di sicurezza nazionale <strong>Ali Larijani,</strong> ha promesso fuoco e fiamme contro i ribelli curdi, e i Guardiani della Rivoluzione hanno <strong>duramente colpito i campi dei curdi</strong> con droni e missili. </p>



<p>Ora l&#8217;Iran si trova di fronte al rischio di dover combattere una campagna parallela a quella contro Washington e Tel Aviv, <strong>la cui decisione di armare la coalizione curda</strong> apre la strada al progetto di collasso interno del Paese tramite la spinta al separatismo etnico. Va sottolineato che la coalizione curda guidata dal partito di Hijri e sostenuta da Barzani, Talabani e dalle autorità curdo-irachene di Erbil contiene anche formazioni dal profilo ambiguo come il <strong>Partito della Vita Libera del Kurdistan (Pjak)</strong>, formazione affiliata al Partito dei Lavoratori del Kurdistan (Pkk) turco e ritenuto organizzazione terroristica non solo dall&#8217;Iran ma anche dalla Turchia e dagli Stati Uniti. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Il nodo dei combattenti curdi e la strategia anti-Iran</h2>



<p><a href="https://www.forbes.com/sites/guneyyildiz/2026/03/03/cia-arms-irans-kurds-for-regime-change---why-is-the-opposition-against-them/">Forbes nota che &#8220;la</a> Cia sta ora lavorando per armare una coalizione con la cui spina dorsale le è ancora legalmente proibito intrattenere rapporti&#8221;, aggiungendo che se da un lato &#8220;il processo di pace in Turchia ha minato la logica strategica alla base della designazione del Pjak&#8221;, dall&#8217;altro &#8220;<a href="https://www.forbes.com/sites/guneyyildiz/2026/03/01/irans-leadership-decapitated---turkey-will-define-what-comes-next/">il calcolo di Ankara nella crisi iraniana</a> è plasmato da timori contrastanti&#8221;, con un timore del <strong>caos generalizzato</strong> che si somma a una valutazione ambivalente verso i curdi. </p>



<p>La Turchia non vuole un salto nel buio regionale né la formazione di un&#8217;autorità statuale curda dopo la soppressione dell&#8217;autonomia del Rojava siriano, anche perché le capacità combattenti del Pjak, principale formazione militante e più radicale del campo curdo-iraniano sono apprezzabili, come ricorda Forbes:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p> Nel 2011, il PJAK <a href="https://ctc.westpoint.edu/iranian-kurdish-militias-terrorist-insurgents-ethno-freedom-fighters-or-knights-on-the-regional-chessboard/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">sventò una massiccia offensiva delle Guardie della Rivoluzione islamica</a> sui Monti Zagros, una performance che costrinse Teheran a un cessate il fuoco di fatto piuttosto che rischiare ulteriori perdite.</p>
</blockquote>



<p><a href="https://it.insideover.com/media-e-potere/balcanizzare-liran-il-giornale-di-miriam-adelson-svela-il-piano-di-trump-e-netanyahu-in-iran.html#google_vignette">Come ha ricordato <strong>Roberto Vivaldelli, il sostegno</strong></a> all&#8217;ipotesi di secessione e rivolta curda è arrivato anche da <a href="https://www.israelhayom.com/2026/03/03/us-iran-regime-change-opposition-irgc/"><em>Israel Hayom</em></a>, quotidiano di proprietà della miliardaria del settore del gioco d&#8217;azzardo <strong>Miriam Adelson</strong>, tra le più potenti lobbyste filo-israeliane e le maggiori donatrici di Trump negli Usa. Torna in scena il vecchio piano di ricomposizione del Medio Oriente tramite le faglie etniche. E per i curdi riemerge l&#8217;antico dilemma: <strong>le loro ambizioni nazionali sono sempre derivata prima e strumento di grandi competizioni geostrategiche</strong> e manovre esterne. Con il rischio di trovarsi a fare da &#8220;fanteria&#8221; di potenze straniere senza poter dettare la propria strategia autonomamente. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/iran-usa-e-israele-accarezzano-lipotesi-curda-il-piano-per-spaccare-il-paese.html">Iran, Usa e Israele accarezzano l&#8217;ipotesi curda: il piano per spaccare il Paese</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Iran: l&#8217;ora più buia del regime sotto le bombe, mentre Netanyahu invita alla guerra civile</title>
		<link>https://it.insideover.com/nazionalismi/iran-lora-piu-buia-del-regime-sotto-le-bombe-mentre-netanyahu-invita-alla-guerra-civile.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 28 Feb 2026 09:20:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Nazionalismi]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra Israele-Iran]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra Usa-Iran]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1281" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/Usa-Iran-lofferta-di-Witkoff-trattative-su-nucleare-e-arricchimento.-E-Graham-vola-in-Israele.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/Usa-Iran-lofferta-di-Witkoff-trattative-su-nucleare-e-arricchimento.-E-Graham-vola-in-Israele.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/Usa-Iran-lofferta-di-Witkoff-trattative-su-nucleare-e-arricchimento.-E-Graham-vola-in-Israele-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/Usa-Iran-lofferta-di-Witkoff-trattative-su-nucleare-e-arricchimento.-E-Graham-vola-in-Israele-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/Usa-Iran-lofferta-di-Witkoff-trattative-su-nucleare-e-arricchimento.-E-Graham-vola-in-Israele-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/Usa-Iran-lofferta-di-Witkoff-trattative-su-nucleare-e-arricchimento.-E-Graham-vola-in-Israele-1536x1025.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/Usa-Iran-lofferta-di-Witkoff-trattative-su-nucleare-e-arricchimento.-E-Graham-vola-in-Israele-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>L&#8217;Iran arriva a una sfida attesa da 47 anni nel peggior stato di salute possibile, subisce l&#8217;assalto israelo-americano che mira alla decapitazione del suo regime poche settimane dopo le proteste che hanno mostrato l&#8217;enorme fragilità sociale e politica del Paese e mostrato le marcescenze della Repubblica Islamica e del suo sistema di potere duale, guidato &#8230; <a href="https://it.insideover.com/nazionalismi/iran-lora-piu-buia-del-regime-sotto-le-bombe-mentre-netanyahu-invita-alla-guerra-civile.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/nazionalismi/iran-lora-piu-buia-del-regime-sotto-le-bombe-mentre-netanyahu-invita-alla-guerra-civile.html">Iran: l&#8217;ora più buia del regime sotto le bombe, mentre Netanyahu invita alla guerra civile</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1281" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/Usa-Iran-lofferta-di-Witkoff-trattative-su-nucleare-e-arricchimento.-E-Graham-vola-in-Israele.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/Usa-Iran-lofferta-di-Witkoff-trattative-su-nucleare-e-arricchimento.-E-Graham-vola-in-Israele.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/Usa-Iran-lofferta-di-Witkoff-trattative-su-nucleare-e-arricchimento.-E-Graham-vola-in-Israele-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/Usa-Iran-lofferta-di-Witkoff-trattative-su-nucleare-e-arricchimento.-E-Graham-vola-in-Israele-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/Usa-Iran-lofferta-di-Witkoff-trattative-su-nucleare-e-arricchimento.-E-Graham-vola-in-Israele-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/Usa-Iran-lofferta-di-Witkoff-trattative-su-nucleare-e-arricchimento.-E-Graham-vola-in-Israele-1536x1025.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/Usa-Iran-lofferta-di-Witkoff-trattative-su-nucleare-e-arricchimento.-E-Graham-vola-in-Israele-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>L&#8217;<strong>Iran arriva</strong> a una sfida attesa da 47 anni nel peggior stato di salute possibile, <strong>subisce l&#8217;assalto israelo-americano</strong> che mira alla decapitazione del suo regime poche settimane dopo le proteste che hanno mostrato <strong>l&#8217;enorme fragilità sociale e politica</strong> del Paese e mostrato le marcescenze della Repubblica Islamica e del suo sistema di potere duale, guidato dall&#8217;Ayatollah Ali Khamenei e dal presidente Masoud Pezeshkian. </p>



<p>L&#8217;attacco di Washington e Tel Aviv a Teheran, Qom, Isfahan e gli altri principali avrebbe avuto nel mirino anche lo stesso <a href="https://www.intellinews.com/breaking-iran-denies-reports-that-president-pezeshkian-has-been-killed-amid-strikes-on-tehran-428655">Pezeshkian, che l&#8217;Iran ha ribadito essere vivo e al comando delle operazioni</a> di risposta, mentre sui canali social impazzano notizie non confermate, come quella dell&#8217;uccisione del capo di Stato Maggiore delle forze armate di Teheran <strong>Abdolrahim Mousavi</strong>. Lo scenario delle prime ore e giornate di conflitto sarà decisivo per capire se <strong>la Repubblica Islamica</strong> può sostenere uno scenario di guerra su larga scala ancora più vasto di quello affrontato a giugno 2025 contro Israele, se il regime mantiene apparati di comando e coordinamento capaci di mantenerlo con una dignitosa capacità di reazione e se le infiltrazioni israeliano-americane hanno profondità strategica. </p>



<p>Per ora l&#8217;evidenza sembra mista: in Iran la reazione è tardata a sdoganarsi, gli allarmi antiaerei non sono in alcuni casi suonati e <strong>il fatto che Usa e Israele abbiano colpito in pieno giorno</strong> mostra la capacità di dominio aereo di Washington e Tel Aviv. Parimenti, non si hanno per ora notizie di <strong>estese campagne di eliminazione di ufficiali iraniani</strong> come quelle andate in scena a giugno, e che in poche ore decapitarono i vertici militari e della ricerca nucleare, ma bisogna aspettare per capire se Teheran ha tratto le lezioni della guerra dei dodici giorni. Probabilmente la scelta di colpire alle prime ore del giorno risponde anche alla necessità di trovare <strong>i bersagli nelle loro zone di operazione in una giornata di attività e lavoro in Iran</strong>, e scatenare il maggior caos possibile.</p>



<p><a href="https://it.insideover.com/guerra/lassalto-israelo-americano-alliran-la-guerra-pericolosa-di-trump-e-netanyahu.html">Donald Trump ha detto esplicitamente, anche gli Usa mirano al regime change, <br></a>mentre il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha rincarato la dose, scrivendo su X che &#8220;è giunto il momento che tutte le componenti del popolo iraniano — persiani, curdi, azeri, baluci e ahwazi — si liberino dal giogo della tirannia e creino un Iran libero e in cerca di pace&#8221;, <strong>paventando quello scenario di collasso e compartimentazione dell&#8217;Iran tramite guerra civile</strong> che è da tempo un sogno dei decisori strategici di Tel Aviv e chiude un cerchio lungo trent&#8217;anni. </p>



<p>Nell&#8217;ormai lontano 1996 quando il <strong>leader del Likud</strong>, che aveva varato in Israele il suo primo esecutivo, discusse con i falchi interventisti Usa documento strategico <a href="https://www.dougfeith.com/docs/Clean_Break.pdf"><em>A Clean Break: A New Strategy for Securing the Realm</em>, </a>realizzato da un team di ricercatori neoconservatori guidato dal politologo Richard Perle che avrebbero <a href="https://it.insideover.com/guerra/come-israele-e-netanyahu-vogliono-ridisegnare-il-medio-oriente.html">servito nell’amministrazione di George W. Bush nei primi Anni Duemila,</a> e che forniva le direttrici per far crollare i regimi nemici e consegnare a Usa e Israele le chiavi della regione. Erano le premesse di una strategia di regime change che avrebbe sempre visto nell&#8217;Iran il bersaglio principale. E che sarebbe passata anche per l&#8217;idea di spacchettare la nazione di taglia imperiale, multietnica e multiculturale, soffiando sul fuoco dei nazionalismi interni. Dai pensatoi alla politica: <a href="https://it.insideover.com/politica/vacilla-la-repubblica-islamica-e-khamenei-chiama-allunita-liran-scosso-dalle-proteste.html"><strong>arriva anche il fuoco del separatismo a rischiare di corrodere l&#8217;Iran</strong> sotto </a>le bombe,<a href="https://it.insideover.com/politica/chi-sta-comandando-oggi-in-iran.html"> reduce dalla prova di debolezza interna delle proteste</a> e con una leadership spesso estraniata dalla realtà. L&#8217;ora più buia del regime è qui. Il momento atteso da 47 anni: la guerra esistenziale per il futuro della Repubblica Islamica. Non è detto che sarà un contesto limitato all&#8217;Iran quello animato dalle bombe di Washington e Tel Aviv. Specie se l&#8217;Iran percepisse la natura esistenziale della sfida.</p>



<p></p>
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		<title>Canada, se la secessione dell&#8217;Alberta bussa alla porta di Trump&#8230;</title>
		<link>https://it.insideover.com/nazionalismi/canada-se-la-secessione-dellalberta-bussa-alla-porta-di-trump.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Gagliano]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 16 Feb 2026 14:57:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Nazionalismi]]></category>
		<category><![CDATA[Alberta]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1000" height="750" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/alberta.webp" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Alberta" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/alberta.webp 1000w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/alberta-300x225.webp 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/alberta-768x576.webp 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/alberta-600x450.webp 600w" sizes="auto, (max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></p>
<p>I promotori del Progetto Prosperità dell’Alberta raccontano di aver incontrato funzionari “molto, molto alti” dell’amministrazione Trump.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/nazionalismi/canada-se-la-secessione-dellalberta-bussa-alla-porta-di-trump.html">Canada, se la secessione dell&#8217;Alberta bussa alla porta di Trump&#8230;</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1000" height="750" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/alberta.webp" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Alberta" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/alberta.webp 1000w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/alberta-300x225.webp 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/alberta-768x576.webp 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/alberta-600x450.webp 600w" sizes="auto, (max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></p>
<p>Incontri riservati e agenda “da Stato”. I promotori del Progetto Prosperità <strong><a href="https://it.insideover.com/nazionalismi/trump-spinge-lalberta-il-quebec-puo-risvegliarsi-i-separatisti-mineranno-il-canada-di-carney.html">dell’Alberta,</a></strong> uno dei gruppi che spingono per l’indipendenza della provincia canadese, raccontano di aver incontrato per tre volte nel 2025 funzionari “molto, molto alti” dell’amministrazione Trump e di avere in programma un altro incontro. Al centro dei colloqui, temi che non appartengono a una semplice piattaforma politica regionale: <strong>adozione del dollaro statunitense, sicurezza delle frontiere, tasse e debito pubblico, sistema pensionistico dell’Alberta e perfino l’ipotesi di un esercito autonomo. </strong>Il messaggio, pur con la cautela formale (“Non chiediamo di diventare il cinquantunesimo Stato”), è quello di un soggetto che ragiona già come entità sovrana.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La moneta come dichiarazione di dipendenza scelta</h2>



<p>Parlare di passaggio al dollaro non è un dettaglio tecnico: è una scelta di architettura del potere. Significa rinunciare alla leva monetaria nazionale e agganciarsi, di fatto, al baricentro finanziario degli Stati Uniti. Per un territorio ricco di energia e fortemente integrato nei flussi nordamericani, è una scorciatoia per ridurre l’incertezza in caso di separazione. Ma è anche una cessione di sovranità economica: tassi, liquidità e stabilità diventano fattori decisi altrove. <strong>In una secessione, la prima domanda non è “chi comanda”, è “chi paga”: valuta e credito sono la sostanza della statualità.</strong></p>



<p>Dietro la retorica identitaria, c’è un problema di sostenibilità. Alcune ricostruzioni parlano di richieste di strumenti finanziari di portata enorme per rendere credibile un’eventuale transizione. Non è solo una questione di bilancio, ma di accesso ai mercati e di fiducia. La sola prospettiva di una frattura istituzionale può aumentare il premio di rischio, scoraggiare investimenti e complicare infrastrutture energetiche e logistiche, proprio <strong>mentre l’Alberta resta un pilastro dell’industria petrolifera e del gas canadese.</strong> La secessione, in economia, non è un referendum: è un lungo negoziato sul debito, sui trasferimenti e sulla continuità contrattuale.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La sicurezza come leva, non come dettaglio</h2>



<p>L’idea di un “esercito dell’Alberta” è soprattutto politica: serve a dire che la sicurezza non è un servizio federale da cui dipendere, ma un attributo da rivendicare. Sul piano militare reale, però, il tema apre domande pesanti: catena di comando, dotazioni, intelligence, controllo dello spazio aereo, cooperazione con il vicino più potente del continente. In pratica, <strong>parlare di esercito significa parlare di alleanza. </strong>E qui la domanda implicita è chiara: se Ottawa è il vincolo, Washington può diventare il garante?</p>



<h2 class="wp-block-heading">L’ombra dell’interferenza e il messaggio a Ottawa</h2>



<p>In Canada la vicenda è letta anche come un problema di sovranità: che cosa significa che <strong>un movimento secessionista intrattenga relazioni politiche con l’amministrazione di un Paese alleato</strong>, proprio mentre i rapporti bilaterali sono attraversati da tensioni commerciali e da un clima politico più aggressivo? A Ottawa, la linea pubblica è quella della fermezza: rispetto della sovranità canadese e nessuna legittimazione a scorciatoie esterne. Ma l’effetto politico interno è corrosivo, perché trasforma un dissenso provinciale in un caso nazionale.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La separazione come strumento negoziale</h2>



<p>C’è una lettura più ampia: <strong>l’Alberta non è solo una provincia, è una piattaforma energetica e industriale.</strong> Se un movimento indipendentista viene anche solo percepito come “utilizzabile” dagli Stati Uniti, la secessione diventa una leva indiretta nei rapporti economici nordamericani: pressioni su regole ambientali, corridoi energetici, fiscalità, e persino sul grande negoziato commerciale continentale. In questo senso, il punto non è se la secessione sia probabile; il punto è quanto sia utile evocarla per spostare i rapporti di forza.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Minoranza attiva, maggioranza prudente</h2>



<p>Le informazioni disponibili indicano che il fronte indipendentista non è maggioritario, ma è organizzato, mediaticamente efficace e capace di produrre un’agenda che costringe tutti a reagire. Una minoranza ben strutturata può imporre il tema nazionale anche senza i numeri per vincere, soprattutto se trova sponde esterne, reali o presunte.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Non un colpo di teatro ma una prova di potere</h2>



<p>Questa storia racconta una cosa semplice: quando un movimento regionale parla di moneta, frontiere, pensioni, debito ed esercito, <strong>non sta più facendo protesta, sta facendo pre-statualità.</strong> Che poi riesca o no è un altro discorso. Ma il solo fatto che il dossier venga portato a Washington, e che lì trovi ascolto o anche solo attenzione, sposta l’asse del confronto: dall’identità alla geopolitica, dal malcontento alla leva strategica. E in Canada, oggi, è questa la parte più esplosiva</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/nazionalismi/canada-se-la-secessione-dellalberta-bussa-alla-porta-di-trump.html">Canada, se la secessione dell&#8217;Alberta bussa alla porta di Trump&#8230;</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Marco Rubio a Monaco risveglia la pericolosa illusione dei neocon</title>
		<link>https://it.insideover.com/nazionalismi/marco-rubio-a-monaco-risveglia-la-pericolosa-illusione-dei-neocon.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 16 Feb 2026 05:51:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Nazionalismi]]></category>
		<category><![CDATA[Neoconservatori]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1281" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_2026021517503618_0ed7a1dcf8fd6dd696c5b737e59b8f5e.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_2026021517503618_0ed7a1dcf8fd6dd696c5b737e59b8f5e.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_2026021517503618_0ed7a1dcf8fd6dd696c5b737e59b8f5e-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_2026021517503618_0ed7a1dcf8fd6dd696c5b737e59b8f5e-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_2026021517503618_0ed7a1dcf8fd6dd696c5b737e59b8f5e-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_2026021517503618_0ed7a1dcf8fd6dd696c5b737e59b8f5e-1536x1025.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_2026021517503618_0ed7a1dcf8fd6dd696c5b737e59b8f5e-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Rubio a Monaco risveglia la pericolosa illusione neocon di plasmare un mondo a guida americana e occidentalista.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1281" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_2026021517503618_0ed7a1dcf8fd6dd696c5b737e59b8f5e.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_2026021517503618_0ed7a1dcf8fd6dd696c5b737e59b8f5e.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_2026021517503618_0ed7a1dcf8fd6dd696c5b737e59b8f5e-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_2026021517503618_0ed7a1dcf8fd6dd696c5b737e59b8f5e-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_2026021517503618_0ed7a1dcf8fd6dd696c5b737e59b8f5e-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_2026021517503618_0ed7a1dcf8fd6dd696c5b737e59b8f5e-1536x1025.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_2026021517503618_0ed7a1dcf8fd6dd696c5b737e59b8f5e-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il Segretario di Stato <strong>Marco Rubio</strong> ha parlato alla <strong>Conferenza sulla Sicurezza di Monaco</strong> rispondendo, nei fatti, al <a href="https://it.insideover.com/politica/il-vecchio-ordine-mondiale-non-esiste-piu-merz-avverte-usa-e-europa-sul-caos-globale.html">cancelliere tedesco <strong>Friedrich Merz</strong> </a>e al suo appello a rilanciare su nuove basi l&#8217;ordine internazionale. Rubio, senza citare Merz ma rispondendo ai suoi pungoli sulla presunta incapacità americana di muoversi in solitaria in un mondo competitivo, ha sostanzialmente riadattato al secondo quarto di XXI secolo il messaggio che a inizio millennio le élite di stampo <strong>neoconservatore</strong> provarono a imporre durante le guerre mediorientali dell&#8217;amministrazione di George W. Bush tra Afghanistan e Iraq.</p>



<p>Ieri come allora: l&#8217;idea che il livello dello scontro non sia solo elevato oltre i termini politici, tra un &#8220;noi&#8221; che  bisogna difendere a spada tratta e un &#8220;loro&#8221; minaccioso e assertivo. <strong>A cui si aggiunge un&#8217;idea sostanziale: quella di poter, con strumenti politici, militari e culturali</strong>, avviare un processo di <strong>trasfigurazione del mondo.</strong> Ai tempi si chiamavano &#8220;guerra al Terrore&#8221; o &#8220;esportazione della democrazia&#8221;. Oggi è la <strong>spinta occidentalista,</strong> una versione XXL della teoria dello <strong>scontro di civiltà</strong>. </p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;Occidente secondo Rubio</h2>



<p>Rubio, improvvisandosi storico, traccia un&#8217;idea dell&#8217;<strong>espansione dell&#8217;Occidente</strong> da Cristoforo Colombo in avanti e perora una <strong>missione di civiltà: tornare nuovamente a rendere tale espansione possibile</strong>. Ignorando le guerre intestine al campo del futuro Occidente, dalla Guerra dei Trent&#8217;Anni e quella dei Sette Anni al ciclo di conflitti napoleonici, Rubio ricorda che &#8220;per cinque secoli, prima della fine della Seconda Guerra Mondiale, l&#8217;Occidente si era espanso: i suoi missionari, i suoi pellegrini, i suoi soldati, i suoi esploratori si riversavano dalle sue coste per attraversare gli oceani, colonizzare nuovi continenti, costruire vasti imperi che si estendevano in tutto il mondo&#8221;. Ebbene, per l&#8217;ex senatore della Florida:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p>Nel 1945, per la prima volta dall&#8217;epoca di Colombo, si stava contraendo. L&#8217;Europa era in rovina. Metà viveva dietro una cortina di ferro e il resto sembrava destinato a seguirla di lì a poco. I grandi imperi occidentali erano entrati in un declino terminale, accelerato da rivoluzioni comuniste senza Dio e da rivolte anticoloniali che avrebbero trasformato il mondo e drappeggiato la falce e il martello rossi su vaste aree della mappa negli anni a venire.&nbsp;</p>



<p>In questo contesto, allora come oggi, molti giunsero a credere che l&#8217;era del dominio dell&#8217;Occidente fosse giunta al termine e che il nostro futuro fosse destinato a essere una debole e pallida eco del nostro passato. Ma insieme, i nostri predecessori riconobbero che il declino era una scelta, e si rifiutarono di farla. Questo è ciò che abbiamo fatto insieme una volta, ed è ciò che il Presidente Trump e gli Stati Uniti vogliono fare di nuovo ora, insieme a voi.&nbsp;</p>
</blockquote>



<h2 class="wp-block-heading">La retorica degli Usa di Trump e Rubio contro l&#8217;Europa</h2>



<p>L&#8217;amministrazione di Trump, dunque, come <strong>riscattatrice dell&#8217;Occidente</strong> dal declino. E Rubio indica un bersaglio in particolare, l&#8217;Europa, come fatto l&#8217;anno scorso dal <strong>vicepresidente J.D. Vance</strong>. L&#8217;anno scorso l&#8217;Europa era indicata dall&#8217;amministrazione americana come potenzialmente antidemocratica. Oggi <strong>Rubio la invita a riscoprire la sua coesione all&#8217;Occidente collettivo</strong>, perché &#8220;non vogliamo un’Europa debole. Vogliamo alleati che sappiano difendersi, orgogliosi della loro cultura e del loro retaggio&#8221;. Sembra di tornare a quando gli apprendisti stregoni neoconservatori dividevano l&#8217;Europa in una componente marziale, riferita ai Paesi dell&#8217;Est postcomunista, e in una legata a Venere, molle e non avvezza ai tempi che corrono.</p>



<p>Rubio, che dieci anni fa sfidava Trump alle primarie repubblicane come uomo di punta erede del <a href="http://www.cato.org/commentary/marco-rubio-neocons-last-stand" target="_blank" rel="noreferrer noopener">movimento neoconservatore</a>, è ora il Segretario di Stato che, nota <em>Bloomberg</em>, fa da ponte tra neocon e mondo Maga nel plasmare una visione del mondo <strong>imperiale adattata alla logica di Trump. L&#8217;espansionismo geopolitico e territoriale</strong> si salda con l&#8217;occidentalismo spinto, i discorsi <strong>della destra populista sul declino della civiltà</strong> che verrebbe da <em>woke</em>, ambientalismo, migranti e il nativismo prendono la forma della critica a un&#8217;Europa imbelle e che dovrebbe conformarsi all&#8217;Occidente a guida americana, il mondo di ieri è riletto attraverso le chiavi politiche dell&#8217;oggi per far remare tutti in un&#8217;unica direzione: evitare quel declino americano che proprio la <em>hybris </em>neocon ha accelerato e per cui Rubio ora incolpa tutti, fuorché i repubblicani Usa.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il &#8220;neoconservatorismo Maga&#8221; secondo Rubio</h2>



<p>&#8220;Non possiamo anteporre l&#8217;ordine globale agli interessi vitali dei nostri popoli. Le istituzioni internazionali devono essere riformate, non usate contro di noi&#8221;, dice il politico conservatore, dimenticando che proprio gli Usa svuotarono sostanzialmente l&#8217;Onu nei decenni scorsi. </p>



<p>&#8220;<strong>Abbiamo abbracciato una visione dogmatica del libero scambio senza restrizioni</strong>, mentre altre nazioni proteggevano le loro economie e indebolivano le nostre, deindustrializzando le nostre società e cedendo il controllo delle catene di approvvigionamento critiche&#8221;, aggiunge. Peccato che fu l&#8217;America a perorare questa narrazione al resto del mondo, guidandola in prima persona su molti dossier ma guardandosi bene dal far cadere le prescrizioni che<strong> tutelavano la sua sicurezza nazionale</strong> e beandosi dell&#8217;espansione dei servizi finanziari, tributari, consulenziali americani a tutto il mondo e al trionfo dell&#8217;innovazione e dell&#8217;economia dei servizi a stelle e strisce. </p>



<p>&#8220;Abbiamo imposto politiche energetiche che ci impoveriscono, mentre i nostri avversari sfruttano petrolio, carbone e gas naturale come leve contro di noi&#8221;, parla Rubio, capo della diplomazia di un Paese che è il primo produttore di gas e petrolio al mondo. E da anni <a href="https://www.money.it/dalla-dipendenza-russa-a-quella-americana-il-nuovo-rebus-energetico-dell-europa">usa proprio con l&#8217;Europa questa leva.</a> </p>



<p>In sostanza, come dice Bloomberg, <a href="https://www.bloomberg.com/news/articles/2026-02-13/rubio-shapes-trump-s-foreign-policy-as-neoconservatism-finds-new-life?embedded-checkout=true">Rubio sta <strong>riaggiornando il glossario neoconservatore per l&#8217;era Maga. </strong></a>Contribuendo a un progetto geopolitico estremamente assertivo e interventista che parte da presupposti diversi da quello dell&#8217;era Bush (all&#8217;epoca si trattava di esaltare l&#8217;egemonia americana, ora di ritardarne il declino soprattutto di fronte all&#8217;ascesa cinese) ma è accomunato dalla prospettiva di aver <strong>reso il mondo più incerto e pericoloso</strong>. Parlano chiaramente operazioni come i dazi e la riscrittura delle regole commerciali globali, gli interventi in Iran e Venezuela, le picconate al multilateralismo. Il neoconservatorismo si fa Maga, lo scontro di civiltà si fa guerra culturale mondiale, il <em>fil rouge</em> non cambia: un&#8217;America divisa all&#8217;interno cerca l&#8217;affermazione esterna. E rischia di doverlo fare a scapito dell&#8217;intera stabilità del pianeta.</p>



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