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Migrazioni

Dadaab: la radio che ferma i migranti

Radio Gargaar è la radio più ascoltata nell’intero campo profughi di Dadaab. Una piccola abitazione in un rarissimo cortile verdeggiante nella tendopoli: due antenne che riescono a trasmettere fino in Somalia, frequenze di riscatto, di fierezza mai sopita, neppure nell’assoluta rassegnazione, voci che lanciate da un microfono trasformano in speranza l’umiltà degli ultimi.La radio, nata grazie al contributo di Ong che operano nel Dadaab, tratta di temi sociali e due sono in particolari le questioni che tengono gli ascoltatori incollati agli apparecchi: il dramma dell’esodo e della fuga verso l’Europa e la condizione delle donne.

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Dadaab: fuga verso la Somalia

La prigionia: una parola ripetuta fino al logorio, figlia dello sconcerto, dello sconforto e del rancore. È lei l’ossessione delle centinaia di profughi che vivono nel Dadaab. Loro non sono cittadini e nemmeno rifugiati; si sono battezzati prigionieri della sopravvivenza: incarcerati tra pregiudizi e preclusioni, in ostaggio del tempo, ridotti a una condizione di passato perenne e rassegnati a una sfiducia perpetua nelle aspettative.

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Cibo e acqua nel deserto: vita nel Dadaab

In tutti i cinque campi che compongono la tendopoli 300mila persone accorrono per ricevere il proprio sacchetto con all'interno la scorta di viveri per i futuri 30 giorni. È uno dei momenti in cui la folla che popola il campo si concentra in unico luogo. I militari scrutano i rifugiati somali. Gli uni: cittadini kenyoti in difesa e armati; gli altri: profughi somali, in jalabia e ciabatte.

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vivere nel Dadaab

In tutti i cinque campi che compongono la tendopoli 300mila persone accorrono per ricevere il proprio sacchetto con all'interno la scorta di viveri per i futuri 30 giorni. È uno dei momenti in cui la folla che popola il campo si concentra in unico luogo. I militari scrutano i rifugiati somali. Gli uni: cittadini kenyoti in difesa e armati; gli altri: profughi somali, in jalabia e ciabatte.

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Nel campo profughi più grande al mondo

Il caldo toglie il respiro, il caldo prosciuga la vita di ogni sua volontà e desiderio, il caldo incendia le sabbie, arde le nuvole e non da tregua. È lui il custode del più grande campo profughi al mondo: il Dadaab, in territorio keniota, a 80 chilometri dal confine somalo.

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Il campo profughi più grande al mondo2

Il caldo toglie il respiro, il caldo prosciuga la vita di ogni sua volontà e desiderio, il caldo incendia le sabbie, arde le nuvole e non da tregua. È lui il custode del più grande campo profughi al mondo: il Dadaab, in territorio keniota, a 80 chilometri dal confine somalo.

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