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Migrazioni

Usa, sfida tra Governo e magistrati sui migranti: perché l’Fbi ha arrestato una giudice

Hannah Dugan, giudice di un tribunale di contea, è stata arrestata per aver aiutato Eduardo Flores Ruiz, un immigrato irregolare, a evitare l’arresto da parte dell’ICE nel suo tribunale.L’FBI, guidata da Kash Patel, ha accusato Dugan di aver intenzionalmente ostacolato gli agenti, che hanno poi arrestato Flores Ruiz dopo un inseguimento.L’episodio riflette il conflitto tra l’amministrazione Trump e i giudici locali, con il Procuratore Generale Pam Bondi che ha annunciato azioni penali contro i giudici che si oppongono alle politiche migratorie.Non è un caso senza precedenti: un episodio simile avvenne nel 2019 in Massachusetts, dove le accuse contro un giudice furono poi ritirate sotto l’amministrazione Biden.Dugan, rilasciata dopo la comparizione, rischia fino a sei anni di carcere e multe fino a 350.000 dollari per occultamento e ostruzione della giustizia.

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Migrazioni

ICE, ovvero: come il Governo Usa controlla sui social chi osa criticarlo

Monitoraggio delle critiche online: L’ICE, l’agenzia federale statunitense per l’immigrazione e le dogane, sta pianificando di monitorare attivamente i social media per individuare e analizzare discussioni critiche verso la sua operatività.Ampliamento del raggio d’azione: Oltre al suo ruolo tradizionale di applicazione delle leggi sull’immigrazione, l’ICE intende utilizzare strumenti avanzati per scansionare contenuti "negativi" o potenzialmente minacciosi, inclusi semplici commenti critici.Tecnologie invasive: Il piano prevede l’uso di riconoscimento facciale, analisi del sentiment e ricostruzione delle identità offline, sollevando preoccupazioni sulla libertà d’espressione e la privacy.Obiettivo dichiarato: L’agenzia giustifica il programma come necessario per prevenire minacce ai suoi agenti e strutture, ma i dettagli rivelano un approccio di sorveglianza di massa.Critiche e allarmi: Attivisti per i diritti degli immigrati, come Cinthya Rodriguez di Mijente, denunciano il progetto come un pericoloso passo verso il controllo del dissenso, in contrasto con i principi di libertà personale e free speech promossi dall’amministrazione Trump.

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