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Guerra

“Trump vuole fare affari con Putin”: il retroscena di Seymour Hersh

Trump critica Zelensky – Il presidente USA afferma di non sapere se il leader ucraino sia "responsabile" della guerra e ammette di non essere un suo sostenitore.Affari in Crimea? – Secondo Hersh, si è discusso di un possibile resort della famiglia Trump in Crimea, in cambio della rimozione delle sanzioni alla Russia e investimenti in Siberia.Europa divisa – Mentre i Paesi nordici e baltici spingono per un'ulteriore resistenza, il Sud Europa è più pragmatico, ma tutti temono che Trump possa sacrificare l'Ucraina per un accordo con Putin.Il ruolo dell'Arabia Saudita – Riyadh sta mediando, spinta da interessi petroliferi, mentre una fonte vicina a Trump dichiara: "L’Europa è fallita, i sauditi sono il futuro".Scenario incerto – Restano domande cruciali: Putin accetterà un compromesso o intensificherà la guerra? E Trump sosterrà la Russia anche contro la NATO? Intanto, USA e Ucraina annunciano un accordo sulle terre rare.

Media e Potere

WikiLeaks, nuove rivelazioni sul caso Assange: c’entra anche Keir Starmer

Interferenza della CPS: La Crown Prosecution Service (CPS), sotto la guida di Keir Starmer, avrebbe spinto la Svezia a non chiudere il caso Assange, contribuendo a una "paralisi legale" condannata dall'ONU come detenzione arbitraria.Email cancellate: Paul Close, avvocato della CPS, sconsigliò di interrogare Assange a Londra; le sue email, cancellate dopo il pensionamento (2014), contenevano documenti cruciali, inclusi quelli sull'asilo in Ecuador.Battaglia legale: La giornalista Stefania Maurizi, tramite il FOIA, ha combattuto per anni per ottenere informazioni, rivelando contraddizioni della CPS sulla distruzione "standard" delle email.Mancata trasparenza: La CPS ha ammesso solo dopo due sentenze (2023 e 2025) che l'account di Close fu cancellato senza chiarire quando o perché, alimentando sospetti.Liberazione e misteri irrisolti: Nonostante Assange sia stato liberato nel 2024, rimangono dubbi sulla gestione del caso e sulla distruzione di prove, con richieste di ulteriori indagini.

Media e Potere

In ricordo di Vittorio Arrigoni: restiamo umani

Vita e impegno umanitario: Vittorio Arrigoni, nato nel 1975 in Lombardia, sviluppa fin da giovane una forte sensibilità per i diritti umani, lavorando come cooperante in Europa orientale, America Latina e successivamente in Palestina, ispirato dai valori antifascisti dei nonni partigiani.Impegno in Palestina: Negli anni 2000, Arrigoni si dedica alla causa palestinese, denunciando l’occupazione israeliana e criticando sia la leadership di Al-Fatah che le strategie di Hamas, sottolineando come la politica in un contesto di occupazione sia diversa da quella in condizioni di libertà.Testimonianza durante Piombo Fuso: Durante l’operazione israeliana Piombo Fuso (2008-2009), Arrigoni, presente a Gaza, documenta sul suo blog e per “Il Manifesto” la resistenza armata e non violenta palestinese, raccontando la “sumud” (resilienza) della società civile.“Restiamo Umani” e critica al sistema: Nel libro “Restiamo Umani”, Arrigoni critica le operazioni militari israeliane e la complicità italiana, sia logistica che mediatica, nel sostenere narrazioni filo-israeliane, diventando una voce per gli oppressi.Rapimento, morte e eredità: Rapito e ucciso il 15 aprile 2011 da una cellula salafita a Gaza, Arrigoni è ricordato come un amico della Palestina. La sua frase “Restiamo Umani” invita il giornalismo a essere un baluardo contro il potere e il razzismo, dando voce alle vittime dimenticate dei conflitti.

Nasser Khan Younis giornalisti Gaza
Guerra

Gaza sotto attacco: raid israeliano colpisce la tenda dei giornalisti a Khan Younis

Attacco a Khan Younis: Le forze israeliane hanno bombardato una tenda che ospitava giornalisti vicino all’ospedale Nasser a Khan Younis, uccidendo almeno due persone, tra cui il giornalista Helmi al-Faqawi, e ferendone altre, come il fotoreporter di Al Jazeera Mahmoud Awad, secondo Al Jazeera Arabic e Quds News Network.Bilancio delle vittime: Nell’assalto, almeno sette giornalisti sono stati feriti, tra cui Ahmed Mansour (con gravi ustioni), Hassan Eslaih, Ahmad Al-Agha, Mohammad Fayek, Abdallah Al-Attar, Ihab Al-Bardini e Mahmoud Awad, evidenziando l’alto rischio per i media a Gaza.Guerra contro i giornalisti: Dall’inizio del conflitto Israele-Hamas il 7 ottobre 2023, il Committee to Protect Journalists (CPJ) riporta che almeno 173 giornalisti sono stati uccisi, il periodo più letale dal 1992, con il CPJ che indaga su ulteriori 130 casi di uccisioni, arresti e ferimenti.Condizioni estreme: I giornalisti a Gaza operano tra bombardamenti, carestie, sfollamento del 90% della popolazione e distruzione dell’80% degli edifici, senza protezione né risorse, pagando spesso con la vita per raccontare la verità, come sottolineato da Carlos Martinez de la Serna del CPJ.Accuse di targeting deliberato: Antony Lowenstein, citando studi come quello della Brown University, denuncia un “targeting deliberato” dei giornalisti a Gaza, con un numero di vittime superiore a tutti i conflitti degli ultimi 100 anni, criticando la scarsa indignazione internazionale rispetto ad altri contesti geopolitici.

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Chi è Laura Loomer, l’influencer sovranista che da consigli a Donald Trump

Influenza su Trump: Laura Loomer, influencer repubblicana con 1,6 milioni di follower su X, ha convinto Donald Trump a licenziare tre membri del Consiglio di Sicurezza Nazionale, dimostrando un notevole peso sulle sue decisioni.Personaggio controverso: Nota per proteste eclatanti e accusata di promuovere teorie del complotto, è stata bandita da Facebook e Instagram, ma ha guadagnato popolarità su X e Rumble, dove conduce il podcast "Loomer Unleashed".Licenziamenti alla Casa Bianca: Tra i funzionari rimossi ci sono "falchi" come Brian Walsh, Thomas Boodry e David Feith, oltre al generale Timothy D. Haugh e alla sua vice Wendy Noble dell’NSA, sostituiti da William J. Hartman come direttore ad interim.Reazioni e critiche: I licenziamenti hanno scatenato critiche da democratici come Mark Warner e Jim Himes, che li hanno definiti avventati, soprattutto in un contesto di minacce alla sicurezza informatica.Relazione con Trump: Pur non essendo ufficialmente nella sua campagna, Loomer lo ha accompagnato in eventi chiave e Trump la definisce una "patriota" che offre raccomandazioni, sebbene fonti confermino la sua influenza sulle scelte presidenziali.

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Sorpresa! Quando era pagato da Kamala Harris, TikTok non era un pericolo per la democrazia

TikTok come minaccia: L’establishment politico-mediatico considera TikTok, di proprietà cinese, un pericolo per la democrazia, accusandolo di diffondere fake news e favorire ingerenze straniere, come nel caso di Călin Georgescu in Romania, sospettato di aver usato finanziamenti occulti e influencer su TikTok per il suo successo elettorale.Campagna occulta pro-Harris: Un’inchiesta di RealClearInvestigations rivela che i democratici, nonostante la loro guerra a TikTok, hanno investito 9,1 milioni di dollari tramite Way to Win per finanziare 550 influencer, producendo 6.644 post pro-Kamala Harris su varie piattaforme, creando un falso entusiasmo organico.Strategia dietro le quinte: Way to Win ha guidato influencer, inclusi nomi come Harry Sisson e creator non politici, fornendo loro contenuti specifici per promuovere Harris, come nel caso di @AbeeTheArtist che elogiava Tim Walz, costruendo un’immagine popolare pilotata.Ipocrisia democratica: Mentre democratici come Raja Krishnamoorthi e Joe Biden spingevano per vietare TikTok per motivi di sicurezza nazionale legati alla Cina, la campagna di Harris ne ha sfruttato l’algoritmo, contraddicendo le loro stesse accuse di rischio.Vere motivazioni del ban: Secondo Ken Klippenstein, il Congresso ha agito contro TikTok non per la proprietà cinese, ma per i contenuti pro-Palestina post-7 ottobre 2023, spinto da lobby israeliane preoccupate dall’opposizione giovanile alla guerra a Gaza.

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Russiagate: Trump ordina la declassificazione dei file per smascherare la macchina del fango

Conclusione dell'inchiesta Mueller: Dopo circa due anni e mezzo di indagini, il procuratore speciale Robert Mueller ha stabilito che né Donald Trump né i suoi collaboratori hanno colluso con la Russia durante la campagna elettorale, nonostante le accuse iniziali.Origine del dossier Steele: Le indagini si basavano su un dossier controverso redatto dall’ex spia britannica Christopher Steele, finanziato dalla campagna di Hillary Clinton, dal Comitato nazionale democratico e da altri enti, ma documenti declassificati nel 2020 hanno rivelato che la comunità d’intelligence e l’amministrazione Obama sapevano della sua inattendibilità.Inizio dell’indagine e ruolo di Obama: L’indagine è partita dopo un incontro del 28 luglio 2017, in cui il direttore della CIA John Brennan informò Barack Obama di un presunto piano, suggerito da un consigliere di Hillary Clinton, per screditare Trump con accuse di interferenza russa.Declassificazione dei documenti: Trump, su richiesta del presidente della Commissione Giustizia Jim Jordan, ha ordinato al Procuratore Generale Pam Bondi di declassificare file relativi al Russiagate, escludendo informazioni sensibili, per fare luce su quella che considera un’arma politica contro di lui.Il mistero di Joseph Mifsud: Figura chiave del Russiagate, Mifsud, docente maltese scomparso nel 2017, avrebbe riferito a George Papadopoulos nel 2016 di “materiale compromettente” su Hillary Clinton, dando il via a un filone d’indagine; la declassificazione potrebbe rivelare nuovi dettagli su di lui.

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Yemen, condivisi per sbaglio i piani di guerra Usa con The Atlantic. Che tace e acconsente

Jeffrey Goldberg, direttore di The Atlantic, viene accidentalmente aggiunto a una chat riservata su Signal con alti funzionari Usa, tra cui il Segretario alla Difesa Pete Hegseth e il Consigliere per la Sicurezza Nazionale Mike Waltz, rivelando dettagli sui bombardamenti contro gli Houthi in Yemen.Il 15 marzo 2025, gli Usa riprendono gli attacchi contro gli Houthi, gruppo sciita vicino all’Iran, dopo le minacce di questi ultimi contro navi israeliane, in risposta al blocco di Gaza da parte di Israele.Goldberg scopre il piano d’attacco due ore prima dei bombardamenti, ricevendo da Hegseth informazioni su armamenti, obiettivi e tempistiche, ma sceglie di non pubblicare dati sensibili per non compromettere l’operazione.La vicenda nasce da un errore di Waltz, che invita Goldberg nella chat “Houthi PC small group”, esponendo strategie di sicurezza nazionale a un giornalista, in una svista definita “sconsiderata”.WikiLeaks e il giornalista Ken Klippenstein criticano Goldberg per aver trattenuto informazioni cruciali, accusandolo di “paternalismo mediatico” e di aver tradito il ruolo del giornalismo come difensore dei cittadini, non del governo.

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