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	<title>Magazine Archives - InsideOver</title>
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	<item>
		<title>L&#8217;identità mediterranea di Israele</title>
		<link>https://it.insideover.com/religioni/lidentita-mediterranea-di-israele.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 19 May 2019 21:30:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Magazine]]></category>
		<category><![CDATA[Religioni]]></category>
		<category><![CDATA[Mar Mediterraneo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1278" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/Cito1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/Cito1.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/Cito1-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/Cito1-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/Cito1-1024x682.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Nel 70 d.C., con la distruzione del Tempio di Gerusalemme da parte dell&#8217;Impero romano, la limitata autonomia del popolo ebraico nella terra di Israele arrivò alla fine. A quel tempo, il numero di ebrei del mondo antico era compreso tra due e tre milioni, una percentuale notevole considerando che la popolazione totale era stimata in &#8230; <a href="https://it.insideover.com/religioni/lidentita-mediterranea-di-israele.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1278" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/Cito1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/Cito1.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/Cito1-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/Cito1-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/Cito1-1024x682.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Nel 70 d.C., con la distruzione del Tempio di Gerusalemme da parte dell&#8217;Impero romano, la limitata autonomia del popolo ebraico nella terra di <strong>Israele</strong> arrivò alla fine. A quel tempo, il numero di ebrei del mondo antico era compreso tra due e tre milioni, una percentuale notevole considerando che la popolazione totale era stimata in 70 milioni.</p>
<figure id="attachment_201752" aria-describedby="caption-attachment-201752" style="width: 1024px" class="wp-caption alignnone"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" class="img-fluid wp-image-201752 size-large" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/Cito4-1-1024x689.jpg" alt="" width="1024" height="689" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/Cito4-1-1024x689.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/Cito4-1-300x202.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/Cito4-1-768x516.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/Cito4-1.jpg 1920w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption id="caption-attachment-201752" class="wp-caption-text">Francesco Cito, Israele, Gerusalemme,1988</figcaption></figure>
<p>Ma non tutti quegli ebrei vivevano nella terra di Israele. A partire dall&#8217;esilio babilonese del VI secolo a.C., gli ebrei iniziarono a insediarsi in tutto il bacino del Mediterraneo e anche a nord di esso. Nel I secolo d.C., metà del popolo ebraico viveva tranquillamente in diverse nazioni, in territori come l&#8217;odierno Iraq, l&#8217;Asia Minore, le isole greche, l&#8217;Egitto, la Libia e altre parti del Nord Africa. Gli ebrei vivevano perfino a Roma. Dopo la <strong>distruzione del Tempio</strong>, la dispersione degli ebrei subì un incremento. Ma molti furono in grado di preservare la loro identità sia religiosa che nazionale.</p>
<p>Il grande cambiamento avvenne nel periodo moderno, quando la civiltà musulmana iniziò a rimanere indietro rispetto agli sviluppi scientifici, economici e intellettuali dell&#8217;Occidente. E così, il centro della vita ebraica si spostò verso l&#8217;Europa, principalmente nella parte orientale, dove la popolazione ebraica crebbe significativamente. Alla vigilia della <strong>Seconda guerra mondiale</strong>, i dati demografici avevano subito un&#8217;inversione: dei 18 milioni di ebrei nel mondo, il 90% viveva in Paesi cristiani, comprese le Americhe, e solo il 10% risiedeva in territori musulmani. Durante la Shoah, un terzo degli ebrei al mondo fu brutalmente assassinato nel corso del peggior genocidio della storia. Il massacro fu il risultato non di conflitti religiosi o territoriali, ma di un folle odio razziale, anche se gli ebrei non erano mai stati una razza separata. Fortunatamente, mezzo secolo prima dell&#8217;Olocausto, alcuni ebrei europei particolarmente perspicaci e sensibili &#8211; la maggior parte di loro con una mentalità completamente secolarizzata &#8211; furono in grado di prevedere la terribile tragedia che attendeva il popolo ebraico. Questi individui pieni di risorse lasciarono la futura trappola mortale rappresentata dall&#8217;Europa e tornarono alla fonte della loro identità sulla sponda orientale del Mar Mediterraneo, per rivendicare la loro antica patria ancestrale, la loro indipendenza e la loro sovranità.</p>
<p>Grazie a loro, all&#8217;indomani del genocidio nazista, non rimasero solamente musei e memoriali dedicati agli ebrei che avevano perso la vita. Infatti, lo Stato di Israele, fondato nel 1948, fu in grado di offrire rifugio ai sopravvissuti dell&#8217;Olocausto e oggi, sette decenni dopo, sei milioni e mezzo di ebrei, la metà della popolazione ebraica mondiale, vivono in libertà in Israele.</p>
<blockquote><p>Ma la separazione dall&#8217;Europa rimase incompleta</p></blockquote>
<p>L&#8217;identità della maggior parte degli ebrei che vennero nella terra di Israele prima della Shoah &#8211; compresi quelli che costruirono lo Stato di Israele &#8211; era profondamente legata alla civiltà europea e americana. I milioni di ebrei europei che riuscirono a emigrare in America prima della chiusura delle sue porte negli anni Venti si identificavano infatti come occidentali. Inoltre, il ritorno degli ebrei nella loro antica patria creò problemi alle comunità ebraiche che da secoli vivevano relativamente in pace nel mondo arabo. Con la fondazione di Israele in una parte della Palestina, e sulla scia della guerra portata avanti da sette Stati arabi, la maggior parte degli ebrei, per propria volontà o per costrizione, lasciò l’Iraq, la Siria, lo Yemen, il Libano, l&#8217;Egitto e il resto del Nord Africa. Questi ebrei orientali e mediterranei iniziarono, in modo ambivalente e non sempre con successo, ad adattarsi all&#8217;identità israeliana occidentalizzata.</p>
<p>La continua ostilità della maggior parte dei Paesi del Medio Oriente nei confronti di Israele, la sua grande dipendenza dagli Stati Uniti e il progresso della tecnologia moderna hanno reso Stato ebraico un tipico Paese occidentale, con cittadini che prendono come modello l&#8217;Europa occidentale e l&#8217;America, non il bacino del Mediterraneo. Ma non bisogna dimenticare che Israele è parte integrante del <strong>Mediterraneo</strong>, sia geograficamente che storicamente. Se Israele vuole assicurare la sua esistenza nella regione in cui è nato il popolo ebraico deve trovare un modo per rinnovare e approfondire la sua identità mediterranea e per assorbire elementi mediterranei &#8211; culturali, spirituali, storici ed economici &#8211; nella sua attuale identità occidentale. Questo sviluppo sarebbe un contributo fresco e creativo all&#8217;identità mediterranea collettiva dei vicini di Israele.</p>
<blockquote><p>Gli israeliani devono interessarsi ai loro vicini</p></blockquote>
<p>Ci sono quattro buone ragioni che motivano questa scelta. La prima ha a che fare con ciò che gli intellettuali sionisti &#8211; incluso il grande studioso della cabala Gershom Scholem &#8211; hanno definito &#8220;ritorno alla storia&#8221; e cioè la transizione sionista da un&#8217;identità ebraica mitica a un&#8217;identità israeliana storica. Durante i duemila anni di esilio, l&#8217;identità ebraica era basata su testi e miti che trascendevano il tempo e lo spazio. Gli ebrei si spostavano di luogo in luogo come una persona si sposta da un albergo all&#8217;altro. Come disse Hannah Arendt, gli ebrei erano &#8220;ovunque e da nessuna parte&#8221;, includendo se stessa in questa definizione. Gli ebrei consideravano le molte terre in cui vagavano, per scelta o poiché esiliati, come case temporanee. Aspettavano e pregavano in vista del giorno della redenzione quando, solo per un atto di Dio, sarebbero potuti tornare nella loro patria storica che, sorprendentemente, erano riusciti a evitare nel loro continuo peregrinare.<br />
Il più delle volte, gli ebrei non avevano grande interesse per la storia delle nazioni in cui vivevano, ma si preoccupavano solamente delle questioni che riguardavano i loro diritti e le loro responsabilità come minoranze temporanee. La componente della «patria» nell&#8217;identità degli ebrei rimase debole, in modo da non competere con la forte ed esigente teologia che dominava la loro coscienza nazionale.</p>
<p>Perciò, il «ritorno alla storia» nella loro antica patria, con piena responsabilità verso tutti gli aspetti della vita e all&#8217;interno della comunità, impone agli israeliani di apportare un cambiamento fondamentale all&#8217;identità ebraica. Gli israeliani devono interessarsi sinceramente ai loro vicini geografici e devono imparare a conoscere i loro confini, la loro storia e le loro caratteristiche come popolazioni mediterranee. Se Israele come Stato sovrano continua a sviluppare la propria identità solamente attraverso il dialogo culturale e spirituale con l&#8217;Europa occidentale o la lontana America non sarà in grado di realizzare pienamente il &#8220;<strong>ritorno alla storia</strong>&#8220;, e corre il rischio di ritornare a una pericolosa mitologia religiosa. Ad esempio, la fantasiosa idea di ricostruire l&#8217;antico Tempio sul conteso Monte è una ricetta per un disastro.</p>
<p>La seconda ragione per rafforzare l&#8217;identità mediterranea di Israele è la riconciliazione con i Paesi arabi, che fin dall’inizio hanno rifiutato o non hanno pienamente accettato l&#8217;esistenza dello Stato ebraico.</p>
<p>I palestinesi, così come gli arabi nei Paesi che confinano con Israele, sostengono che gli ebrei sono essenzialmente degli stranieri nella regione del Mediterraneo e che è stato solo l&#8217;antisemitismo a spingerli a trovare una casa in Medio Oriente. Pertanto, se gli israeliani abbracciassero la loro identità mediterranea, potrebbero dimostrare agli arabi che gli ebrei, per gran parte della loro storia, sono stati abitanti della regione mediterranea. In effetti, la maggior parte delle grandi opere della letteratura religiosa ebraica &#8211; come la Bibbia e la Mishnah, il Talmud di Gerusalemme e i primi testi cabalistici &#8211; furono scritte nella Terra di Israele e non in Europa: ulteriore prova che l&#8217;identità ideale per lo Stato di Israele è quella mediterranea. Un&#8217;identità non occidentale, non orientale, ma mediterranea che renderebbe Israele un membro legittimo e permanente della regione che è la culla della civiltà globale.</p>
<figure id="attachment_201756" aria-describedby="caption-attachment-201756" style="width: 1024px" class="wp-caption alignnone"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" class="img-fluid wp-image-201756 size-large" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/Cito2-1-1024x681.jpg" alt="" width="1024" height="681" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/Cito2-1-1024x681.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/Cito2-1-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/Cito2-1-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/Cito2-1.jpg 1920w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption id="caption-attachment-201756" class="wp-caption-text">Francesco Cito, Israele, Gerusalemme, 2010</figcaption></figure>
<p>Infine, un quarto fattore: la globalizzazione. La tecnologia, il capitalismo del libero mercato e la rapida ascesa di internet hanno creato un superficiale velo di identità uniforme. Questo ha portato a un crescente desiderio di recuperare specifiche identità nazionali. Abbiamo visto questo desiderio durante la dissoluzione della Jugoslavia in Stati nazionali separati, in Cecoslovacchia, tra i baschi e i catalani in Spagna, con gli scozzesi in Gran Bretagna, così come in altre parti del mondo. Questa tendenza a volte può essere poco saggia da un punto di vista economico &#8211; la Brexit è un ottimo esempio &#8211; e può portare a nuovi e inutili conflitti. Pertanto, un&#8217;organizzazione regionale basata su una storia e una cultura condivise può fornire un&#8217;adeguata risposta all&#8217;odierno rullo compressore dell&#8217;identità globale e anche scoraggiare miopi identità locali che possono innescare inutili lotte.</p>
<p><strong>L&#8217;identità mediterranea è un&#8217;identità meravigliosa</strong>: antica e moderna. Nel bacino del Mediterraneo, sorsero e prosperarono grandi civiltà come quella cristiana, ebraica, musulmana e, naturalmente, greca e romana. Civiltà che rimangono il grande fondamento della cultura mondiale. È inconcepibile che gli ebrei, che furono a lungo ospiti in terre musulmane e cristiane, non debbano dare un contributo decisivo all&#8217;identità mediterranea per mezzo della loro storica identità israeliana, che risale a 3mila anni fa. Questo è il debito che gli israeliani hanno con il Mediterraneo, un luogo in cui, dopo le fatiche delle incessanti peregrinazioni, vogliono rimanere come cittadini permanenti.</p>
<p><em>Fotografia di apertura di Francesco Cito, Israele, Gerusalemme, 2009</em></p>
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		<title>La Nuova Via della Seta plasmerà il XXI secolo</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/la-nuova-via-della-seta-plasmera-il-xxi-secolo.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 18 May 2019 04:57:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Magazine]]></category>
		<category><![CDATA[Nuova Via della Seta]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1276" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/%40marconegri-25.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/%40marconegri-25.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/%40marconegri-25-300x199.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/%40marconegri-25-768x510.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/%40marconegri-25-1024x680.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La Nuova Via della Seta, o Belt and Road Initiative (Bri), abbracciando l&#8217;Eurasia e altre aree del mondo, si presenta come il progetto di sviluppo economico più ampio e multiculturale del XXI secolo. Non esistono paragoni sul mercato. L&#8217;Occidente, in particolare gli Stati Uniti, non ha nemmeno iniziato a comprendere l&#8217;incredibile rivoluzione geopolitica e geoeconomica &#8230; <a href="https://it.insideover.com/economia/la-nuova-via-della-seta-plasmera-il-xxi-secolo.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1276" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/%40marconegri-25.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/%40marconegri-25.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/%40marconegri-25-300x199.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/%40marconegri-25-768x510.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/%40marconegri-25-1024x680.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>La <strong>Nuova Via della Seta</strong>, o Belt and Road Initiative (Bri), abbracciando l&#8217;Eurasia e altre aree del mondo, si presenta come il progetto di sviluppo economico più ampio e multiculturale del XXI secolo. Non esistono paragoni sul mercato. L&#8217;Occidente, in particolare gli <strong>Stati Uniti</strong>, non ha nemmeno iniziato a comprendere l&#8217;incredibile rivoluzione geopolitica e geoeconomica rappresentata dalla Bri.</p>
<p>Secondo Washington, la Bri viene considerato come un progetto &#8220;controverso&#8221; o &#8220;fatto in Cina, per la Cina&#8221; solo perché il governo degli Stati Uniti ha scelto strategicamente di contrastarla invece di trarne profitto. Questa decisione è in netto contrasto con non meno di 152 nazioni e organizzazioni internazionali che, nei mesi precedenti a marzo 2019, hanno mostrato formalmente il loro sostegno alla Bri.</p>
<blockquote><p>I partner della Bri hanno già ottenuto più di 410 miliardi di dollari</p></blockquote>
<p>Un&#8217;implacabile campagna di demonizzazione &#8211; forte in alcune latitudini dell&#8217;Ue come negli Stati Uniti &#8211; denigra la Bri descrivendola come &#8220;imperialismo del debito&#8221; o un&#8217;ingannevole &#8220;trappola del debito&#8221;. I fatti dicono però un&#8217;altra cosa: i partner della Bri hanno già ottenuto più di 410 miliardi di dollari in investimenti cinesi nel periodo che va dal 2014 al 2018. È essenziale ricordare che la Bri, secondo il programma originale, rimarrà nella fase di pianificazione fino al 2021: solo allora inizierà la fase di realizzazione, che durerà fino al 2049.</p>
<p>La &#8220;miopia occidentale&#8221; &#8211; incentrata sui guadagni trimestrali delle aziende o sulla prossima campagna elettorale &#8211; non è in grado di comprendere la portata della Bri, che è aperta a tutti, non solo alle nazioni dell&#8217;antica Via della Seta. Si tratta di un progetto flessibile &#8211; che traccia partnership oltre l&#8217;Eurasia e l&#8217;Africa fino all&#8217;America latina e al Pacifico &#8211; e allo stesso tempo inclusivo, poiché rispetta diverse modalità di sviluppo e favorisce ciò che equivale a un vero dialogo tra civiltà.</p>
<p>È inevitabile che la Bri, a causa della sua complessità, si muova più come una rompighiaccio nell&#8217;Artico che come un treno ad alta velocità. Sono infatti coinvolti almeno sei corridoi commerciali: il Nuovo ponte terrestre eurasiatico, il Corridoio economico Cina-Pakistan (in inglese China-Pakistan Economic Corridor, Cpec), il Corridoio economico Cina-Mongolia-Russia, il Corridoio economico tra Cina, Asia centrale e occidentale e due corridoi collegati alla Via della Seta marittima, cioè la penisola indocinese e l&#8217;area che comprende Bangladesh, Cina, India e Myanmar.</p>
<figure id="attachment_204464" aria-describedby="caption-attachment-204464" style="width: 1014px" class="wp-caption alignnone"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-204464 size-full" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/la-nuova-via-della-seta-1.jpg" alt="La nuova via della Seta" width="1014" height="639" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/la-nuova-via-della-seta-1.jpg 1014w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/la-nuova-via-della-seta-1-300x189.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/la-nuova-via-della-seta-1-768x484.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1014px) 100vw, 1014px" /><figcaption id="caption-attachment-204464" class="wp-caption-text">Infografica di Alberto Bellotto</figcaption></figure>
<p>Importanti studiosi cinesi &#8211; come Wu Bingbing, professore dell&#8217;Università di Pechino &#8211; tendono a descrivere in modo conciso la Bri, come una &#8220;rete di partnership e progetti&#8221;. Alla base di questa rete c&#8217;è un concetto geoeconomico fondamentale: la costruzione di infrastrutture a sostegno dello sviluppo economico in vaste aree del sud del mondo.</p>
<p>Il Corridoio economico Cina-Pakistan (Cpec), di cui ho recentemente visitato la parte settentrionale, è il progetto più importante e ambizioso della Bri. La sua logica è la creazione di una solida base utilizzabile dal travagliato Pakistan per diventare una potenza media intorno al 2035. La base, ancora una volta, è la costruzione di infrastrutture indispensabili come zone industriali, porti e centrali elettriche. Lo stesso concetto vale per il corridoio economico che collega la provincia cinese meridionale dello Yunnan con la sua &#8220;estensione&#8221; nel sud-est asiatico continentale che presto permetterà, per esempio, di viaggiare in treno da Kunming a Vientiane, la capitale del Laos, in tre ore invece di tre giorni.</p>
<p>La ferrovia Giacarta-Bandung, che sarà sviluppata come progetto della Bri, non potrebbe essere più ricca di significato: nel 1955, già in era post coloniale, a Bandung si tenne una storica conferenza che preparò il terreno per il movimento dei Paesi non allineati.</p>
<p>La Siria, la cui ricostruzione postbellica sarà essenzialmente gestita da Cina, Russia e Iran, è considerata da Pechino come un futuro snodo chiave della Bri</p>
<p>Iran, India e Russia saranno collegati tramite il Corridoio di trasporto internazionale nord-sud. L&#8217;Iran collaborerà con la Russia anche attraverso un accordo commerciale nel quadro dell&#8217;Unione economica eurasiatica. Durante la recente visita in Iraq del presidente iraniano <strong>Hassan Rouhani</strong>, è stato siglato un accordo su una ferrovia che partirà da Shalamcheh, sul confine Iraq-Iran, e attraverserà l&#8217;Iraq per arrivare fino a Latakia, in Siria, nel Mediterraneo orientale. Tutto questo riguarda il segmento iraniano della Nuova via della Seta. Anche la Siria, la cui ricostruzione postbellica sarà essenzialmente gestita da Cina, Russia e Iran, è considerata da Pechino come un futuro snodo chiave della Bri.</p>
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<p>Il presidente <strong>Vladimir Putin</strong>, anni prima dell&#8217;iniziativa cinese, propose all&#8217;Unione europea il concetto di una zona di libero scambio da Lisbona a Vladivostok. Ora, ispirati dalla Bri, gli analisti russi del Valdai Club hanno proposto il concetto di Grande Eurasia, dove la Russia si posiziona come un «ponte tra le civiltà» legato alla Bri pur continuando a coltivare le sue relazioni commerciali con l&#8217;Europa.</p>
<p>I più importanti analisti di Cina, Russia, Iran, Turchia e Pakistan concordano sul fatto che, in termini di integrazione eurasiatica, sia tutto interconnesso: Bri, Grande Eurasia, Eaeu, Intsc, Organizzazione per la cooperazione di Shanghai (Sco), Brics plus e Asean.</p>
<p>Ho seguito approfonditamente la Nuova via della Seta da quando questa idea è stata svelata dal presidente Xi Jinping nel 2013, prima in Asia centrale (Astana) e poi nel sud-est asiatico (Jakarta). Proprio come il made in Italy per l&#8217;Italia, la sigla Bri rappresenta ormai a livello mondiale l&#8217;essenza del brand Cina. È questo è inevitabile, considerando che, dal punto di vista geopolitico, nel prossimo futuro la Nuova via della Seta sarà il concetto intorno al quale verrà organizzata la politica estera cinese.</p>
<p>Wang Yiwei &#8211; direttore del Centre for Eu Studies presso l&#8217;Università di Renmin e autore di China Connects the World: What Behind the Belt and Road Initiative &#8211; ha mostrato dettagliatamente come Pechino abbia lanciato quella che potrebbe essere definita globalizzazione 2.0, 3.0 o addirittura 4.0.</p>
<figure id="attachment_201718" aria-describedby="caption-attachment-201718" style="width: 1024px" class="wp-caption alignnone"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" class="img-fluid wp-image-201718 size-large" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/Saglietti-1024x664.jpg" alt="" width="1024" height="664" /><figcaption id="caption-attachment-201718" class="wp-caption-text">Ivo Saglietti, Albania, Vlorë, 1999</figcaption></figure>
<p>Il contrasto con la guerra globale al terrorismo, la spinta per rivoluzioni colorate e cambi di regime nel mondo e l&#8217;uscita dai trattati internazionali non potrebbe essere più evidente.</p>
<p>Ovviamente, la Bri è incentrata sull&#8217;emisfero australe, che ha un disperato bisogno di tecnologie, capitali, infrastrutture e posti di lavoro per lavoratori qualificati. La Cina è ricca di capitali, tecnologie e know-how in materia di infrastrutture, ma non ha mercati. Allo stesso tempo, l&#8217;espansione della Nuova via della Seta potrebbe funzionare anche per lo sviluppato Occidente.</p>
<p>La polemica sul memorandum d&#8217;intesa firmato da Roma mette in ombra una dinamica fondamentale. Per l&#8217;Italia, la modernizzazione e il potenziamento dei porti di Venezia, Trieste, Genova e Ravenna si traduce nella possibilità di convogliare verso Austria, Germania, Svizzera, Slovenia e Ungheria le linee di approvvigionamento provenienti dalla Cina che passano attraverso il Mediterraneo, parallelamente e in competizione con i super-porti settentrionali di Rotterdam e Amburgo, anch&#8217;essi collegati alla Bri. Ma il focus è nell&#8217;implicito &#8220;win-win&#8221;: i nuovi corridoi marittimi sono destinati a dare una forte spinta all&#8217;esportazione del made in Italy in Cina.</p>
<blockquote><p>L&#8217;Eurasia è il centro nevralgico della storia del mondo</p></blockquote>
<p>Il geografo francese Christian Grataloup, insieme ad altri, ha mostrato in dettaglio come l&#8217;Eurasia debba essere interpretata come un&#8217;entità geostorica, il &#8220;centro nevralgico della storia del mondo&#8221;. La Bri, che si sta sviluppando come una Nuova via della Seta del XXI secolo, ripristina l&#8217;importanza storica del &#8220;centro nevralgico&#8221;, ciò che la geopolitica definisce come Heartland. È in corso un massiccio cambiamento di paradigma, che si lascerà alle spalle il mondo che abbiamo conosciuto nell&#8217;ultimo mezzo millennio. L&#8217;Eurasia è tornata. Ed è più forte che mai: fateci l&#8217;abitudine.</p>
<p><em>Fotografia di apertura di Marco Negri, Brazil, Sertao do Araripe, 2010</em></p>
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		<title>The European Union is at a Crossroads</title>
		<link>https://it.insideover.com/politics/the-european-union-is-at-a-crossroads.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 May 2019 05:00:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Magazine]]></category>
		<category><![CDATA[Politics]]></category>
		<category><![CDATA[Populism]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="5760" height="3840" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/metodo.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/metodo.jpg 5760w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/metodo-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/metodo-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/metodo-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 5760px) 100vw, 5760px" /></p>
<p>The European Union (EU) is about to face its biggest challenge to date. In May, people from across the EU will go to the ballot box to vote in the latest set of elections to the European Parliament. And the EU looks set to face another political earthquake. The elections come at what is already &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politics/the-european-union-is-at-a-crossroads.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="5760" height="3840" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/metodo.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/metodo.jpg 5760w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/metodo-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/metodo-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/metodo-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 5760px) 100vw, 5760px" /></p><p>The <strong>European Union</strong> (EU) is about to face its biggest challenge to date. In May, people from across the EU will go to the ballot box to vote in the latest set of <strong>elections</strong> to the European Parliament. And the EU looks set to face another political earthquake.</p>
<p>The elections come at what is already a fragile moment for the EU. They will be held amid Britain&#8217;s ongoing efforts to leave the European Union which, if they are successful, will mark the first occasion when the EU has contracted rather than expanded &#8211; from 28 members to 27. They also coincide with intense public debates about issues that the EU has struggled, or would say failed, to respond to &#8211; anxieties about immigration and borders, security and belonging, and economic inequality. And the elections also come against the backdrop of a resurgent <strong>populism</strong>, with movements from the <strong>Lega</strong> in Italy to the <strong>Gilets Jaunes</strong> in France attracting considerable public sympathy. The future of the EU has never looked so uncertain.</p>
<blockquote><p>For the first time in history, the two mainstream groups might fail to win</p></blockquote>
<p>Make no mistake: the elections will likely deliver a further blow to mainstream parties. For the first time in history, the two mainstream groups might fail even to win a majority of seats. The latest polls show that the centre-right E<strong>uropean People&#8217;s Party</strong> and centre-left<strong> Progressive Alliance of Socialists and Democrats</strong> could see their combined share of seats drop from 54% today to just 44%.</p>
<p>This is because of how mainstream Europe is increasingly being challenged by an array of populist parties, which argue that the EU must be reformed if it is to remain relevant and survive. Compared to five years ago, gains are expected for movements like Lega and <strong>Five Star in Italy</strong>, the <strong>Alternative for Germany</strong>,<strong> Sweden Democrats</strong>, the populist Conservative People&#8217;s Party of Estonia, <strong>Vox</strong> in Spain, Law and Justice in Poland, and Human Shield in Croatia. While Nigel Farage and UKIP, which played a central role in delivering the <strong>Brexit</strong> vote, will most likely not be able to contest these elections, the polls point to another set of strong results for Marine Le Pen&#8217;s party in France, the Freedom Party of Austria and Viktor Orban&#8217;s movement in Hungary.</p>
<figure id="attachment_201825" aria-describedby="caption-attachment-201825" style="width: 1024px" class="wp-caption alignnone"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" class="img-fluid wp-image-201825 size-large" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/metodo6-1024x683.jpg" alt="" width="1024" height="683" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/metodo6-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/metodo6-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/metodo6-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/metodo6.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption id="caption-attachment-201825" class="wp-caption-text">Vincenzo Metodo, UK, London, 2016</figcaption></figure>
<p>Put simply, populism is not disappearing but looks increasingly entrenched. Many liberals in Europe argue that this is about &#8220;angry old white men&#8221; who will soon die. But large numbers of their supporters are under 40 years of age, including in Italy where Lega draws support fairly evenly from different generations. Nor is this this just a by-product of the financial crisis; nearly twenty-years of research has now shown that the movements challenging liberal Europe are rooted mainly in anxieties about social and cultural change, not just economic.</p>
<p>In contrast to the once fashionable arguments that after Brexit and the election of <strong>Donald Trump</strong> in the United States the EU had rejected populism, Brussels is now braced for the strongest populist backlash on record. Indeed, it is telling that whereas one year ago the front-cover of <em>Time</em> featured a smiling Macron, in 2018 it featured Italy&#8217;s <strong>Matteo Salvini</strong>. A decade ago, these populist breakthroughs felt like an outlier. Today, they feel completely normal.</p>
<p>National populists will not be the only winners. Other challengers will also do well. The rise of movements like the Greens in Germany, the Citizens movement in Spain and likely gains for some radical left-wing parties reflect how the mainstream ideologies that governed much of the post-war era are under pressure from all sides. These shifts reveal how European politics is increasingly polarised and fragmented, as a larger number of ideologically distinct parties compete for power. Europe is unlikely to witness a return of strong, stable and ideologically coherent governments anytime soon. This, in turn, will make it harder for the EU to attract investors who are anxious about the volatility and political disruption affecting European societies. This could easily become a &#8220;vicious cycle&#8221; and one that few politicians seem to have an answer to.</p>
<figure id="attachment_201824" aria-describedby="caption-attachment-201824" style="width: 1024px" class="wp-caption alignnone"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" class="img-fluid wp-image-201824 size-large" style="font-weight: bold; font-size: 1rem;" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/metodo5-1024x683.jpg" alt="" width="1024" height="683" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/metodo5-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/metodo5-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/metodo5-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/metodo5.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption id="caption-attachment-201824" class="wp-caption-text">Vincenzo Metodo, UK, London, 2016</figcaption></figure>
<p>These shifts tell us that it is no longer plausible to argue that populism is just a short-term, temporary &#8220;flash in the pan.&#8221; For much of the past ten years, we have been told that the challenges to the EU are merely a by-product of the post-2008 financial crisis and Europe&#8217;s sovereign debt crisis. But this is incredibly misleading. As we show in our book, <em>National Populism: The Revolt Against Liberal Democracy</em>, the roots of the populist challenge are much deeper and will be with us for many years &#8211; decades even &#8211; to come. They are rooted in a profound anxiety among ordinary people about the pace and scale of immigration, about distant political elites who speak more to people like themselves than to the public, sharp concerns about a loss of dignity, recognition and voice and, as a result, much weaker attachments between the main parties and voters.</p>
<p>Look at surveys which ask voters to name the most important issues facing the EU today. Voters now say immigration and terrorism, while the economy is in a distant third place. Last year, the European Commission&#8217;s own data revealed that immigration dominated the list of concerns in 22 of the soon-to-be 27 EU countries, and for the fourth year in a row. People want to talk about identity and security, not just jobs and wages. This is what the left has failed to understand.</p>
<blockquote><p>The rise of national populism is already having a demonstrable impact on policy</p></blockquote>
<p>Indeed, these concerns about borders, security, immigration and the ability of Islam to integrate into European ways of life are already having clear effects. Recent research by political scientists shows that the rise of national populism is already having a demonstrable impact on policy, leading to more restrictive regulations on issues like migration and integration. Revealingly, even left-wing parties are overhauling their positions, questioning whether they should support unskilled migration.</p>
<p>These shifts are also being powered by a profound sense among a large number of voters that the EU is simply not democratic enough – that the voice of &#8220;the people&#8221; is being left behind and left out. Some commentators point to how after Brexit support for EU membership in other countries outside of the UK has reached a thirty-five year high. This might be true. But even still, at the same time, almost half of all people in the EU disagree with the statement &#8220;my voice counts in the EU.&#8221;</p>
<p>This belief among voters that they are being ignored is especially visible in states like Italy, where two in three voters disagree that their «voice counts.&#8221; Lots of people support the EU in principle but large numbers do not feel that they are being listened to. This is a major risk for the EU. As we discovered in the UK, where the main drivers of the Brexit vote were a potent cocktail of anti-immigration, anti-Westminster and anti-EU feelings, you should never underestimate the potential for a backlash.</p>
<p>This is why there are good reasons to be sceptical about the future of the EU. Unless it seriously reforms, and is able to contain the populist backlash, then it could well be forced to shrink further and fundamentally reassess its long-term ambitions. The long-term economic winds will play into this. Productivity and competitiveness in Europe remain weak while inequality is rising, especially in southern Europe. If you are a worker in Italy then you have good reason to feel excluded from the economic settlement. Across most advanced democracies, in recent years the share of national income going to these workers has been lower than it was in the 1970s. Meanwhile, states like Italy are grappling with a debt-to-GDP ratio of 130%, weak banks and much higher inequality than states further north. Given that much of Europe is forecast to experience a further slowdown of growth in the coming years, not least as China slows down, then it seems likely that these problems will accelerate rather than slow down.</p>
<p><strong>Europe is also ageing</strong>. Average fertility rates across the EU have fallen from 2.6 births per woman in 1960 to 1.6 today. Ironically, it is the same states that are set to shrink most by 2050, like Bulgaria, Lithuania, Hungary and Poland, that are the most strongly opposed to immigration. Even EU states with the highest fertility rates, like France and Sweden, are far from the &#8220;replenishment level&#8221; needed to avoid shrinking populations. Such figures contrast with those in the <strong>Middle East</strong> and <strong>Africa</strong>: 65% of the Middle East&#8217;s population is under 30-years-old; the number of 15-24-year-olds in Africa will double in only three decades. The demographic shifts that we witnessed in 2014-15 are only the start of a longer-term challenge for the EU.</p>
<p>Clearly, many people from the liberal middle-class will not feel bothered by these changes. But many others will feel deeply alarmed. Recently, the Pew Research Center found that only 10% of people in the EU want more immigration while 51% want less or none at all, although this jumps above 70% in Italy. Only a fool would claim that these issues, which benefit populists, will fall off the radar. Populism will not only remain a permanent feature of Europes political landscape but will sink deeper roots this spring. The question is how will the EU respond?</p>
<p><em>Cover photo by Vincenzo Metodo, UK, London, 2016</em></p>
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		<title>The Global Competition for Latin America</title>
		<link>https://it.insideover.com/politics/the-global-competition-for-latin-america.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 May 2019 05:00:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Magazine]]></category>
		<category><![CDATA[Politics]]></category>
		<category><![CDATA[Latin America]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1440" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/%C2%A9marconegri_06-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/%C2%A9marconegri_06-1.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/%C2%A9marconegri_06-1-300x225.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/%C2%A9marconegri_06-1-768x576.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/%C2%A9marconegri_06-1-1024x768.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>At the start of March 2019, John Bolton, national security adviser to the President of the United States, declared that Donald Trump&#8217;s administration was not afraid to use the term &#8220;Monroe Doctrine&#8221; with reference to Venezuela: &#8220;This is a country in our hemisphere. It&#8217;s been the objective of American presidents going back to Ronald Reagan &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politics/the-global-competition-for-latin-america.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1440" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/%C2%A9marconegri_06-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/%C2%A9marconegri_06-1.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/%C2%A9marconegri_06-1-300x225.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/%C2%A9marconegri_06-1-768x576.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/%C2%A9marconegri_06-1-1024x768.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>At the start of March 2019, <strong>John Bolton</strong>, national security adviser to the President of the United States, declared that Donald Trump&#8217;s administration was not afraid to use the term &#8220;<strong>Monroe Doctrine</strong>&#8221; with reference to Venezuela: &#8220;This is a country in our hemisphere. It&#8217;s been the objective of American presidents going back to Ronald Reagan to have a completely democratic hemisphere.&#8221; These words represent a paradigm shift from the policy under <strong>Barack Obama</strong>. His vice president, John Kerry, gave a speech to the Organization of American States (OAS) in 2013, stating that &#8220;the era of the Monroe Doctrine is over. The relationship that we seek is not about how and when we will intervene in the affairs of other American states.&#8221;</p>
<p><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" class="img-fluid wp-image-201660 size-large" style="-webkit-user-drag: none; margin-bottom: -1ex; line-height: 1; display: inline-block;" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/Bosco-1-1024x769.jpg" alt="" width="1024" height="769" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/Bosco-1-1024x769.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/Bosco-1-300x225.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/Bosco-1-768x577.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/Bosco-1.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p>
<p><span style="font-size: 14px;">Alfredo Bosco, Mexico, San Felipe del Ocote, 2018</span></p>
<p>Barely five years have elapsed between the two declarations, yet they reflect developments in Latin America and the way the United States relates to the whole region, which they have always seen as their &#8220;backyard.&#8221; The &#8220;Monroe Doctrine&#8221; is no ordinary policy. In 1823 it defined the vision that the United States had, and still has, of its role in the region and its relationship with the other countries of the continent. The 19th century was dominated by the clash between the US and the European colonial powers; the 20th, almost entirely by rivalry with the Soviet Union; and the 21st, apparently, by that with Russia and the People&#8217;s Republic of China. However, in the collective memory of Latin America, the doctrine is synonymous with direct or indirect North American military intervention that fuelled coups and set up dictatorships to serve Washington&#8217;s interests.</p>
<p>At the Summit of the Americas in 2005, Brazil, Paraguay, Uruguay, Venezuela and Argentina, the country hosting the summit, sided against the Free Trade Area of the Americas (FTAA), the ambitious White House project for the creation of a trading bloc between the countries of the region with the exclusion of Cuba. Since then, US influence in the region has weakened due to the rise of various progressive governments that dispute the unipolar vision of the world promoted by the United States ever since the collapse of the Berlin wall and the Soviet Union. At the end of the summit, it was clear to everyone that a cluster of governments was emerging that were unwilling to submit to the White House&#8217;s economic, political and diplomatic projects, unlike other countries, including Mexico and Colombia, whose policies are closely aligned with Washington&#8217;s. Their challenge to the United States rested on two axes. On the one hand, the establishment of regional groupings without the participation of the leading world power, like the Union of South American Nations (UNASUR) and the Community of Latin American and Caribbean States (CELAC). On the other, the urge to foster a multipolar world by strengthening ties with Russia and China and promoting initiatives such as the BRICS bloc (Brazil, Russia, India, China and South Africa), an organization without any formal weight, but which brought together some of the world’s most powerful countries.</p>
<p>The strengthening of the progressive current and the failure of the FTAA weakened the position of the United States in the region until the triumph of <strong>Maurizio Macri</strong> in Argentina in 2015 and the dismissal of <strong>Dilma Rousseff</strong> in Brazil in August 2016, influencing the rise of Jair Bolsonaro as president on 1st January 2019. The changes of government in these two countries and the radical line adopted by the president of Ecuador <strong>Lenin Moreno</strong>, implemented to distinguish himself from his predecessor Rafael Correa, have reconfigured the regional scenario between the &#8220;progressive&#8221; current, in the broadest sense of the term, and the right-wing neoliberal current, internally heterogeneous, which has been considerably strengthened. In this context, the US government has begun to openly demonstrate its opposition to the growing influence of Russia and China in the region.</p>
<figure id="attachment_201657" aria-describedby="caption-attachment-201657" style="width: 683px" class="wp-caption alignnone"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" class="img-fluid wp-image-201657 size-large" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/Vespignani-1-683x1024.jpg" alt="" width="683" height="1024" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/Vespignani-1-683x1024.jpg 683w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/Vespignani-1-200x300.jpg 200w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/Vespignani-1-768x1152.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/Vespignani-1.jpg 1228w" sizes="auto, (max-width: 683px) 100vw, 683px" /><figcaption id="caption-attachment-201657" class="wp-caption-text">Federico Vespignani, Honduras, Tegucigalpa, 2017</figcaption></figure>
<p>Early in 2018, the then Secretary of State <strong>Rex Tillerson</strong> visited Mexico, Argentina, Colombia, Peru and Jamaica shortly after attending a conference at the University of Texas. His speech traced the lines of the policy of the Trump government towards Latin America and the Caribbean without sparing criticism of the presence of Russia and China, and warned the governments of the region that the presence of China involved &#8220;long-term dependence, very expensive loans and unsustainable debt&#8221;. Furthermore, he believed that China was exploiting its &#8220;state interference in the economy to attract the region into its own orbit,&#8221; and that &#8220;Latin America does not need new imperial powers that only aim to bring grist to their mill&#8221;. An unsuspecting reader might think that Tillerson was quoting the Latin American authors of the &#8220;theory of dependence&#8221; of the last century, which described US policy towards Latin America, to explain what the Russian and Chinese presence in the region entails. Without mentioning, it goes without saying, the conflict-ridden relations between his own country and the region itself. When Tillerson came to explain the intentions of the White House, he stated that &#8220;the United States clearly stands out&#8221; because &#8220;the U.S. approach is based on mutually beneficial goals to help both sides grow, develop and become more prosperous, and do so by respecting international law, prioritizing the interests of our partners, and protecting our values. With the United States, you have a multidimensional partner – one that benefits both sides with engagement to support economic growth, education, innovation, and security.&#8221; In simple and concise words, Tillerson claimed that the United States was helping the region in a disinterested way compared with the sinister aims of Russia and China.</p>
<p>The alarm that the White House feels about the presence of the two powers emerged clearly in September 2018, when the government of El Salvador decided to break off relations with Taiwan and forge them with China, as did most of the countries of the region, for many of whom the Asian giant has become the main trading partner, toppling the United States from its throne. Today, <strong>China</strong> imports almost 15% of its oil from Latin America, mainly Venezuela and Brazil. Since the United Nations welcomed China to its ranks in 1971, excluding Taiwan, the region has been a terrain of political, commercial and diplomatic struggle between China and Taiwan. For decades, Taiwan has supplied the region with technology, but the situation has changed with China&#8217;s entry into the capitalist world and its investments in the region.</p>
<figure id="attachment_201656" aria-describedby="caption-attachment-201656" style="width: 1024px" class="wp-caption alignnone"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" class="img-fluid wp-image-201656 size-large" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/vespignani3-1-1024x683.jpg" alt="" width="1024" height="683" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/vespignani3-1-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/vespignani3-1-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/vespignani3-1-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/vespignani3-1.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption id="caption-attachment-201656" class="wp-caption-text">Federico Vespignani, El Salvador, San Salvador, 2018</figcaption></figure>
<p>The influential Republican senator for Florida, <strong>Marco Rubio</strong>, challenged the decision of the Salvadoran government and, on Twitter, claimed to have spoken with President Trump &#8220;to break off economic aid to the government of El Salvador.&#8221; He also threatened to suspend aid to the &#8220;Alliance for Prosperity,&#8221; a program established in 2014 to provide assistance to El Salvador, Guatemala and Honduras through development projects. It is interesting to note that the United States does not take such an aggressive attitude towards the People&#8217;s Republic of China in Africa, where Chinese companies are competing against North American ones. This is because the central factor of the dispute is not the economy but world hegemony. On the African continent, few governments contest US policies, as do various Latin American governments. The international dimension of the rivalry between the great powers in the region is a crucial factor in understanding the importance that Washington attaches to the situation in Venezuela. <strong>Chavismo</strong> was a key political movement in the redefinition of regional structures and the development of the progressive current that is still fights for a multipolar world that has not disappeared, despite electoral shifts and the imprisonment of Lula da Silva in Brazil. And Moscow and Beijing are clearly aware of this</p>
<p><em>Cover photo by Marco Negri, Brazil, Rio de Janeiro,Rocinha favela, 2016</em></p>
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		<title>All The Challenges of Israel</title>
		<link>https://it.insideover.com/war/all-the-challenges-of-israel.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 May 2019 05:00:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Magazine]]></category>
		<category><![CDATA[War]]></category>
		<category><![CDATA[Hamas]]></category>
		<category><![CDATA[hezbollah]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1288" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/Cito2-2.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/Cito2-2.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/Cito2-2-300x201.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/Cito2-2-768x515.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/Cito2-2-1024x687.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Israel, as one of its former prime ministers Ehud Barak once proclaimed, sees itself as a villa in the jungle. This statement, far from being politically correct, cost Barak some public criticism, but it remains somewhat poignant, as the events of the last two decades have taught us. Between the years 2000 and 2005, Israel &#8230; <a href="https://it.insideover.com/war/all-the-challenges-of-israel.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1288" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/Cito2-2.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/Cito2-2.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/Cito2-2-300x201.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/Cito2-2-768x515.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/Cito2-2-1024x687.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p><strong>Israel</strong>, as one of its former prime ministers <strong>Ehud Barak</strong> once proclaimed, sees itself as a villa in the jungle. This statement, far from being politically correct, cost Barak some public criticism, but it remains somewhat poignant, as the events of the last two decades have taught us. Between the years 2000 and 2005, Israel faced one of the worse suicide bombing campaigns in history, during the second Palestinian intifada. One year later, as the Second Lebanon War broke out with <strong>Hezbollah</strong>, thousands of rockets were launched at Israel&#8217;s civilian population centers. And the last 8 years of turmoil in the Arab world brought the rise of extreme Sunni-Jihadist groups, such as <strong>ISIS</strong> and <strong>Al Qaeda</strong>, to Israeli borders, while destabilizing the entire Middle East. Israel has dealt with all these recent, constantly evolving, challenges while maintaining its occupation of Palestinians in the West Bank and facing growing censure from the international community because of it.</p>
<figure id="attachment_201845" aria-describedby="caption-attachment-201845" style="width: 674px" class="wp-caption alignnone"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" class="img-fluid wp-image-201845 size-large" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/Saglietti1-674x1024.jpg" alt="" width="674" height="1024" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/Saglietti1-674x1024.jpg 674w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/Saglietti1-198x300.jpg 198w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/Saglietti1-768x1166.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/Saglietti1-1686x2560.jpg 1686w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/Saglietti1.jpg 1264w" sizes="auto, (max-width: 674px) 100vw, 674px" /><figcaption id="caption-attachment-201845" class="wp-caption-text">Ivo Saglietti, Lebanon, Beirut, Hezbollah neighborhood, 2008</figcaption></figure>
<p>Israel&#8217;s geographic location puts it at the vanguard, dealing with new terrorist and guerilla threats, which usually arrive later on the West&#8217;s doorstep. This reality has forced it to try and come up quickly with new operational concepts and solutions, in order to effectively deal with developing problems. At the height if the Second Intifada, <strong>The Israeli Defense Forces</strong> (IDF) and domestic Security Services (known by their Hebrew acronym SHABAK) figured a method to identify and thwart suicide attacks. Later on, facing a growing threat of rockets and missiles from Lebanon and the Gaza Strip, Israel invented and produced a multi-layer rocket intercepting system, which achieved close to 90% success in the latest round of violence. And most recently, in 2015, when faced with a wave of &#8220;lone wolf&#8221; attacks, mostly by knife-carrying Palestinian teenagers, the Israeli authorities began to closely monitor Palestinian social media and make pre-emptive arrests of suspects according to inciting statements they posted.</p>
<p>These methods and solutions, some of them quite aggressive, did not make all of Israel&#8217;s problems go away. Some of the answers the Israelis have developed were only partial, while general instability in the region continues. The Middle East has turned into a massive area of uncertainty, which affects both Israel&#8217;s everyday challenges and its long-term planning. The most explosive arena is the Palestinian one, with growing chances for a massive military confrontation between Israel and Hamas in Gaza in the next few months, as a result of the Strip&#8217;s deteriorating infrastructure and its almost unlivable daily conditions. But the greatest concern for Israeli decision makers has to do with the situation on the Northern border. The Syrian Civil war has practically ended in victory for the <strong>Assad regime</strong> and its supporters, the radical Shiite axis, led by Iran. This was not good news for Israel. The news got worse when thousands of Hezbollah fighters, who participated in the war, returned home to Lebanon and began implementing the lessons they learned there in order to improve their tactical standing against Israel.</p>
<blockquote><p>Hezbollah isn&#8217;t actively searching for war with Israel</p></blockquote>
<p>Israeli intelligence agencies assume that Hezbollah&#8217;s General Secretary, <strong>Hassan Nasrallah</strong>, isn&#8217;t actively searching for war with Israel, since he is perfectly aware of the possible price Lebanon would pay for such a decision. However, Hezbollah has also gained capabilities to inflict more damage on the Israeli home front. Considering that all of the last military campaigns in Gaza and in Lebanon began as a result of miscalculations and misunderstandings, and not calculated decisions, the danger of an unplanned war still looms. Russia&#8217;s military presence in Syria, which started in 2015 in order to save the Assad regime from defeat, further complicates the strategic situation in the North and limits Israel&#8217;s space for maneuvering.</p>
<p>This January, Prime Minister <strong>Benjamin Netanyahu</strong> presented the army&#8217;s top brass with his vision for &#8220;IDF 2030&#8221;, a long term plan to improve the army&#8217;s abilities. Netanyahu mentioned five areas of top priority in which the army should invest: better offensive strike capabilities, cyber warfare, rocket-interceptive systems, improved defense for military sites and civilian communities from missiles and completion of the fences which are being built along Israeli borders. What the PM&#8217;s Top 5 significantly lacked was any mention of the army&#8217;s ground forces. Many of the army&#8217;s top generals have been complaining for some time that the IDF needs to urgently upgrade its ability to send forces to a deep ground maneuver inside enemy territory if that would be deemed necessary when war breaks. Last month, an armed brigade commander was even filmed complaining to the army&#8217;s general staff that his men and their tanks were not properly used during Israel&#8217;s last military campaigns. &#8220;We have a lot to offer, but you aren&#8217;t using us. This is clinical death&#8221;, he warned his superiors.</p>
<p>Netanyahu&#8217;s inclination to relay on &#8220;stand-off&#8221; capabilities (air force, missiles and artillery) is based on his understanding of an important development in Israeli society: it is less willing to accept military casualties, compared to the past. In all the latest campaigns in Gaza and Lebanon, the public expressed concerns over possible massive casualties, if the ground forces were indeed deployed deep inside enemy terrain. But there is a paradox here, of course: although the Israeli air force is considered one of the best in the world, it has so far failed in securing Israeli victory in similar recent campaigns. Assuming Israel&#8217;s enemies, whether Hezbollah in Lebanon or Hamas in Gaza, will launch thousands of rockets toward Israeli population centers during war, the logical solution would be to send ground forces to try and put an end to this by taking control of significant enemy territory. But how will this be done if the ground forces are not equipped properly and not trained well enough in order to deal with the increasing challenge?</p>
<p>This dilemma will have to be settled soon. In early March, the IDF&#8217;s new Chief of Staff, Lt.-General Aviv Kochavy, convened his top officers to a three-day session titled &#8220;How to Win&#8221;. Unlike Netanyahu, Kochavy believes the army&#8217;s ground forces should receive major funds, in order to quickly improve their capabilities and adjust them to the current battlefield. Decisions will be taken – but this will happen, most likely, only after a new Israeli government will be established by June and after the Attorney General makes the final decision whether the Prime Minister would be indicted for various corruption scandals. Whatever the military urgency, political calculations usually come first.</p>
<p><em>Cover photo by Francesco Cito, Palestine, Hebron 1994</em></p>
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		<title>Le relazioni tra Usa e Russia nell&#8217;era Trump</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/le-relazioni-tra-usa-e-russia-nellera-trump.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 May 2019 05:00:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Magazine]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1442" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/Alfredo-Bosco2.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/Alfredo-Bosco2.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/Alfredo-Bosco2-300x225.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/Alfredo-Bosco2-768x577.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/Alfredo-Bosco2-1024x769.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Quando, nel novembre del 2016, Donald Trump è stato eletto presidente degli Stati Uniti d&#8217;America, la Duma di Stato russa ha festeggiato. Per i russi, la vittoria di Trump è stato un avvenimento inaspettato, come per la maggior parte degli americani (Trump incluso). Nell&#8217;atmosfera negativa delle relazioni tra Usa e Russia, la campagna elettorale di &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/le-relazioni-tra-usa-e-russia-nellera-trump.html">[...]</a></p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1442" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/Alfredo-Bosco2.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/Alfredo-Bosco2.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/Alfredo-Bosco2-300x225.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/Alfredo-Bosco2-768x577.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/Alfredo-Bosco2-1024x769.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Quando, nel novembre del 2016, <strong>Donald Trump</strong> è stato eletto presidente degli Stati Uniti d&#8217;America, la Duma di Stato russa ha festeggiato. Per i russi, la vittoria di Trump è stato un avvenimento inaspettato, come per la maggior parte degli americani (Trump incluso). Nell&#8217;atmosfera negativa delle relazioni tra Usa e Russia, la campagna elettorale di Trump si era rivelata positiva per il Cremlino in quanto la sua retorica esponeva i difetti del sistema democratico statunitense e l&#8217;ipocrisia dell&#8217;élite dominante americana.</p>
<figure id="attachment_201780" aria-describedby="caption-attachment-201780" style="width: 1024px" class="wp-caption aligncenter"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" class="img-fluid wp-image-201780 size-large" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/Alfredo-Bosco-1024x769.jpg" alt="" width="1024" height="769" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/Alfredo-Bosco-1024x769.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/Alfredo-Bosco-300x225.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/Alfredo-Bosco-768x577.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/Alfredo-Bosco.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption id="caption-attachment-201780" class="wp-caption-text">Alfredo Bosco, Ucraina, regione del Donbass, Spartak, 2016</figcaption></figure>
<p>In particolare, Trump aveva sconfitto <strong>Hillary Clinton</strong> che, sette anni prima, aveva incoraggiato i giovani cittadini russi a protestare contro un&#8217;elezione truccata alla Duma ed esigeva &#8220;una Russia senza Putin&#8221;. La Clinton non era vista soltanto come la continuazione di Barack Obama, il presidente che aveva insultato<strong> Vladimir Putin</strong> definendo la Russia &#8220;potenza regionale&#8221;. A Mosca si temeva che la Clinton volesse imporre una <strong>no-fly zone</strong> in Siria, dove le forze russe erano operative dal 2015, rischiando di provocare una collisione militare diretta tra le due potenze</p>
<p>Nonostante la sua personalità esuberante, come l&#8217;aveva definita il presidente Putin, Trump soddisfaceva le aspettative russe nei riguardi di un presidente americano in grado di metter da parte l&#8217;ideologia e adottare una visione realistica delle relazioni internazionali, funzionale a una politica estera basata solo e soltanto sugli interessi nazionali. Si sperava che un leader americano simile sarebbe stato più propenso a una serie di compromessi con la Russia: una specie di &#8220;<strong>grande occasione</strong>&#8220;. Il Cremlino sperava che, una volta siglati gli accordi, la sfortunata pagina delle relazioni tra Russia e Stati Uniti, causata dalla crisi ucraina, potesse cambiare; che la questione Ucraina si potesse risolvere in termini accettabili per la Russia; che venissero revocate le sanzioni statunitensi imposte per l&#8217;annessione della <strong>Crimea</strong> e il <strong>Donbass</strong> e che tra Mosca e Washington riprendesse una collaborazione su basi paritarie in Siria, Afghanistan e Corea del Nord. Per rendere le cose più facili al nuovo presidente degli Stati Uniti, Putin ha deciso perfino di non vendicare il sequestro della proprietà diplomatica russa negli Stati Uniti e l&#8217;espulsione di decine di diplomatici russi da parte di Obama.</p>
<p>Anche se l&#8217;inchiesta di Mueller ha respinto l&#8217;idea di una collusione tra Trump e la Russia, non ha comunque escluso del tutto il coinvolgimento di Mosca nelle elezioni presidenziali del 2016. È lecito supporre che ci sia stata qualche interferenza, dal momento che per i russi era qualcosa che comunque fanno tutti i Paesi, a cominciare dagli stessi Stati Uniti, nonostante lo neghino sempre. Ma è altrettanto lecito presumere che l&#8217;impatto di un&#8217;eventuale interferenza russa &#8211; dalle operazioni di hackeraggio sui social media alle trasmissioni televisive &#8211; fosse relativamente poca cosa. Pubblicamente, i membri della Duma russa avranno anche salutato con gioia l&#8217;elezione di Trump. E altri funzionari del governo russo si saranno anche congratulati in privato.</p>
<blockquote><p>Ma la Russia non ha eletto il 45esimo presidente degli Stati Uniti</p></blockquote>
<p>In un primo momento, a Mosca gli esperti credevano che le accuse, pur comprensibili, da parte dei democratici amaramente delusi, si sarebbero sopite dopo l&#8217;ingresso di Trump alla Casa Bianca. E al Cremlino hanno subito cominciato a prepararsi per un primo summit tra Stati Uniti e Russia.</p>
<p><span style="font-size: 1rem;">Ben presto, però, il Cremlino è rimasto deluso. Mentre la nomina di <strong>Rex Tillerson</strong> a Segretario di Stato è stata vista come un segnale di un&#8217;emergente politica realista basata sull&#8217;interesse nazionale, la rimozione anticipata del generale Michael Flynn dall&#8217;incarico di Consigliere per la sicurezza nazionale è stata interpretata come un campanello d&#8217;allarme. La speranza di un summit tra Putin e Trump si è infranta. Il loro primo incontro, a margine del G20 di Amburgo nel luglio 2017, ha dato risultati contrastanti. Gli aspetti negativi hanno ben presto superato quelli positivi. Putin era riuscito a prolungare l&#8217;incontro con il suo omologo statunitense per più del doppio della durata prevista dal programma. Ma è stata proprio la reazione pubblica contro la presunta collusione fra Trump e la Russia a bloccare i progressi raggiunti nei colloqui privati tra i due leader. Il risultato della missione di Amburgo è stato duplice. Da un lato, il Congresso degli Stati Uniti ha approvato una serie di sanzioni molto più dure di qualunque disposizione mai ordinata da Obama. Dall&#8217;altro lato, per la prima volta dalla crisi ucraina, le sanzioni sono state addirittura iscritte nella legislazione statunitense. E il presidente Trump, sapendo di non poter scavalcare il voto quasi unanime a sostegno delle sanzioni, non ha avuto altra scelta che firmare la nuova legge.</span></p>
<p>Così, nell&#8217;agosto del 2017, nelle relazioni tra Usa e Russia si è consolidata una nuova realtà. Le politiche americane verso Mosca non erano più nelle mani della Casa Bianca, ma in quelle del Congresso dove, per la prima volta, si erano coalizzati contro la Russia entrambi i partiti principali. Per molti democratici, punire la Russia era diventato un modo per impedire al presidente repubblicano di svendere gli interessi degli Stati Uniti a un Paese straniero. Per i repubblicani, invece, mostrarsi duri con la Russia era un espediente per farsi assolvere da ogni accusa di collusione tra la Casa Bianca e il Cremlino. La Russia – che nei decenni della Guerra fredda era stata un implacabile nemico ideologico, un formidabile rivale geopolitico e una colossale minaccia alla sicurezza degli Stati Uniti – aveva smesso di essere una questione di politica estera per diventare una specie di pallone da football politico da prendere a calci da entrambe le squadre di casa.</p>
<p>Questa è la situazione che ci troviamo davanti ancora oggi. Contro ogni previsione, l&#8217;ennesimo tentativo di Putin di instaurare un rapporto di lavoro con Trump durante il loro sfortunato incontro a Helsinki nel luglio 2018 si è rivelato un disastro ancora peggiore della riunione di Amburgo dell&#8217;anno precedente. Il rifiuto della Casa Bianca di tenere un altro summit con il presidente russo a margine del G20 in Argentina nel novembre 2018 ha definitivamente convinto Putin dell&#8217;inutilità di ogni ulteriore tentativo. Con riluttanza, ha dovuto rinunciare. Allo stato attuale, l&#8217;agenda Usa-Russia si è ridotta a un solo punto: evitare una collisione militare diretta tra le forze armate dei due Paesi, magari a causa di qualche incidente, per esempio in Siria, o in seguito a un&#8217;escalation del conflitto in Ucraina orientale. Nel frattempo, le relazioni tra i due Paesi continuano ad aggravarsi. Nel breve periodo, è probabile che peggiorino prima di deteriorarsi ancora di più.<br />
Guardando al futuro, tutto dipenderà dalle politiche interne di entrambi i Paesi. Le elezioni americane del 2020 segneranno la prima tappa, foriera di notevoli implicazioni. Anche se rieletto, Trump difficilmente sarà in grado o perfino disposto a stabilizzare i rapporti con la Russia. Dal canto suo, un candidato democratico eventualmente vincente, partirebbe con tutta probabilità da un approccio ostile verso la Russia e potrebbe affidarsi a una strategia diversa dal comminare sempre più sanzioni a Mosca.</p>
<p>In Russia, le elezioni non sono programmate fino al 2024 e comunque la configurazione del potere dopo la scadenza del mandato di Putin non è ancora chiara. Nel lungo termine, la fine dell&#8217;era Putin potrebbe portare a una rivalutazione delle politiche a tutti i livelli, insieme a un importante riallineamento dei gruppi elitari in competizione fra loro, accompagnati da un certo grado di irrequietezza sociale interna. Entrambi i Paesi saranno per lo più impegnati nelle loro questioni interne, ma useranno la politica estera come uno strumento o una risorsa politica. Ci vorrà molto tempo prima che America e Russia ritrovino una condizione di normalità nelle loro relazioni. La cosa più importante è che mantengano fredda la guerra attuale, proprio come fecero con quella precedente.</p>
<p><em>Foto di apertura di Alfredo Bosco, Ucraina, regione del Donbass, Donetsk, 2014</em></p>
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		<title>Tutte le sfide di Israele</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/tutte-le-sfide-di-israele.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 May 2019 05:00:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Magazine]]></category>
		<category><![CDATA[Hamas]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1288" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/Cito2-3.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/Cito2-3.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/Cito2-3-300x201.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/Cito2-3-768x515.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/Cito2-3-1024x687.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Israele, come ha dichiarato una volta l&#8217;ex primo ministro Ehud Barak, si considera una villa nella giungla. Questa affermazione, ben lontana dai canoni del politicamente corretto, costò a Barak diverse critiche nell&#8217;opinione pubblica, nonostante si sia rivelata piuttosto efficace, come hanno insegnato gli eventi degli ultimi due decenni. Tra il 2000 e il 2005, durante &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/tutte-le-sfide-di-israele.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1288" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/Cito2-3.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/Cito2-3.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/Cito2-3-300x201.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/Cito2-3-768x515.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/Cito2-3-1024x687.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p><strong>Israele</strong>, come ha dichiarato una volta l&#8217;ex primo ministro <strong>Ehud Barak</strong>, si considera una villa nella giungla. Questa affermazione, ben lontana dai canoni del politicamente corretto, costò a Barak diverse critiche nell&#8217;opinione pubblica, nonostante si sia rivelata piuttosto efficace, come hanno insegnato gli eventi degli ultimi due decenni.</p>
<p>Tra il 2000 e il 2005, durante la <strong>Seconda intifada palestinese</strong>, Israele ha affrontato una delle più devastanti campagne di attentati suicidi nella sua storia. Un anno dopo, quando è scoppiata la seconda guerra del Libano contro <strong>Hezbollah</strong>, migliaia di razzi sono piovuti contro i centri abitati israeliani. E gli ultimi otto anni di caos nel mondo arabo hanno portato all&#8217;ascesa di gruppi jihadisti sunniti come <strong>Isis</strong> e <strong>Al Qaeda</strong> vicino ai confini israeliani, destabilizzando l&#8217;intero Medio Oriente. In tempi recenti, Israele ha affrontato tutte queste costanti sfide pur mantenendo l&#8217;occupazione dei territori palestinesi in Cisgiordania. Per questo ha dovuto fare i conti con una crescente condanna da parte della comunità internazionale.</p>
<p>La sua posizione geografica fa sì che Israele si trovi sempre all&#8217;avanguardia perché deve misurarsi con nuove minacce terroristiche e di guerriglia che spesso si presentano solo più tardi alle porte dell&#8217;Occidente. Questa condizione ha costretto Israele a sperimentare rapidamente nuove strategie e soluzioni operative. Al culmine della Seconda intifada, le <strong>Forze di difesa israeliane</strong> (Idf) e i servizi segreti (noti con il loro acronimo ebraico Shabak) hanno sviluppato un nuovo metodo per identificare e contrastare gli attacchi suicidi. In seguito, di fronte a una crescente minaccia di attacchi missilistici dal Libano e dalla<strong> Striscia di Gaza</strong>, Israele ha sviluppato e realizzato un sistema di &#8220;difesa antimissile multistrato&#8221; che, nelle ultime offensive, ha ottenuto una percentuale di successo vicina al 90%. Più recentemente, nel 2015, in risposta a un&#8217;ondata di attacchi da parte dei cosiddetti &#8220;lupi solitari&#8221;, per lo più perpetrati da giovani palestinesi con armi da taglio, le autorità israeliane hanno iniziato a monitorare attentamente i social media palestinesi e a condurre arresti preventivi di sospetti sulla base dei contenuti di incitamento alla violenza che avevano pubblicato.</p>
<figure id="attachment_201849" aria-describedby="caption-attachment-201849" style="width: 674px" class="wp-caption alignnone"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" class="img-fluid wp-image-201849 size-large" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/Saglietti1-1-674x1024.jpg" alt="" width="674" height="1024" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/Saglietti1-1-674x1024.jpg 674w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/Saglietti1-1-198x300.jpg 198w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/Saglietti1-1-768x1166.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/Saglietti1-1-1686x2560.jpg 1686w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/Saglietti1-1.jpg 1264w" sizes="auto, (max-width: 674px) 100vw, 674px" /><figcaption id="caption-attachment-201849" class="wp-caption-text">Ivo Saglietti, Libano, Beirut, Quartiere di Hezbollah, 2008</figcaption></figure>
<p>Queste strategie, alcune delle quali piuttosto aggressive, non hanno messo la parola fine ai problemi di Israele. Alcune delle soluzioni che gli israeliani hanno sviluppato sono state solo parziali. L&#8217;instabilità generale nella regione continua. Il Medio Oriente si è trasformato in un&#8217;enorme area d&#8217;incertezza e questo ha un impatto inevitabile sia sulle sfide quotidiane di Israele sia sulla sua capacità di pianificazione. L&#8217;arena più esplosiva è quella palestinese, con crescenti possibilità nei prossimi mesi di un massiccio scontro militare tra Israele e Hamas a Gaza, a causa del deterioramento delle infrastrutture nella Striscia e delle sue condizioni quasi invivibili.</p>
<p><span style="font-size: 1rem;">Ma la preoccupazione maggiore per il governo israeliano riguarda la situazione al confine settentrionale. La guerra civile siriana si è di fatto conclusa con una vittoria del regime di <strong>Bashar al Assad</strong> e dei suoi sostenitori, ovvero l&#8217;asse radicale sciita guidato dall&#8217;Iran. Per Israele queste sono pessime notizie. Le cose sono peggiorate quando migliaia di combattenti di Hezbollah, che avevano partecipato alla guerra, sono tornati in Libano e hanno iniziato a trarre insegnamento dall&#8217;esperienza militare acquisita per perfezionare le loro strategie contro Israele.</span></p>
<blockquote><p>Hezbollah non sta cercando una guerra con Israele</p></blockquote>
<p>Le agenzie d&#8217;intelligence israeliane ritengono che il segretario generale di Hezbollah <strong>Hassan Nasrallah</strong> non stia attivamente cercando una guerra con Israele, perché è perfettamente consapevole del prezzo che il Libano si troverebbe a pagare per una simile decisione. Al tempo stesso, però, Hezbollah ha sviluppato capacità militari che gli consentirebbero di infliggere danni più ingenti sul fronte interno israeliano. Considerando che tutte le ultime campagne militari a Gaza e in Libano sono iniziate a causa di errori di valutazione e non sono state frutto di decisioni calcolate, il pericolo di una guerra non pianificata continua però a incombere. La presenza militare russa in Siria, iniziata nel 2015 per salvare il regime di Assad dalla sconfitta, complica ulteriormente la situazione strategica nel Nord e limita lo spazio di manovra israeliano.</p>
<p>Questo gennaio, il primo ministro <strong>Benjamin Netanyahu</strong> ha presentato ai vertice delle Forze armate la sua visione per le Forze di difesa israeliane &#8220;Idf 2030&#8221;, un piano a lungo termine per potenziare le capacità dell&#8217;esercito. Netanyahu ha menzionato cinque aree di massima priorità sulle quali la Difesa dovrebbe investire: migliori capacità di attacco, guerra informatica, sistemi d&#8217;intercettazione missilistica, potenziamento della difesa antimissile per siti militari e centri abitati e completamento delle barriere che si stanno costruendo lungo i confini israeliani. Ciò che è mancato nella lista del primo ministro è stato un qualsiasi accenno alle truppe di terra. Molti dei generali ai vertici dell&#8217;esercito hanno più volte denunciato che l&#8217;esercito israeliano deve urgentemente aggiornare la sua capacità di inviare truppe di terra per manovre militari estese all&#8217;interno del territorio nemico, se si dovesse rivelare necessario in caso di guerra. Il mese scorso, un comandante di brigata è stato persino filmato mentre contestava allo Stato Maggiore dell&#8217;Esercito che i suoi uomini e i suoi mezzi non erano stati utilizzati a sufficienza durante le ultime campagne militari israeliane. &#8220;Abbiamo molto da offrire, ma non ci state utilizzando &#8211; ha denunciato ai suoi superiori &#8211; è una morte clinica&#8221;.</p>
<p>La propensione di Netanyahu a contare su strategie di attacco da distanza di sicurezza (aviazione, missili e artiglieria) si basa sulla presa di coscienza di un importante cambiamento all&#8217;interno della società israeliana, che oggi è meno disposta ad accettare grandi perdite umane rispetto al passato. In tutte le ultime campagne a Gaza e in Libano, l&#8217;opinione pubblica ha espresso forte preoccupazione per l&#8217;alto numero di vittime che si potrebbe verificare se le forze di terra venissero effettivamente schierate in territorio nemico. E qui sta il paradosso: sebbene l&#8217;aviazione israeliana sia considerata una delle migliori al mondo, finora ha fallito nel garantire una vittoria nelle recenti campagne militari. Se, per ipotesi, i nemici di Israele &#8211; Hezbollah in Libano o Hamas a Gaza &#8211; lanciassero migliaia di razzi sui centri abitati israeliani, la soluzione più logica sarebbe quella di inviare forze di terra per garantirsi il controllo di porzioni significative di territorio nemico. Ma come sarà possibile se le forze di terra non sono adeguatamente equipaggiate e addestrate per affrontare questa sfida?</p>
<p>Questo dilemma dovrà essere risolto presto. All&#8217;inizio di marzo, il nuovo capo di Stato Maggiore dell&#8217;Idf, il tenente generale Aviv Kochavy, ha convocato i suoi alti ufficiali per una tre giorni intitolata &#8220;Come vincere&#8221;. A differenza di Netanyahu, Kochavy ritiene che sia necessario investire massicciamente sulle truppe di terra se si vuole potenziarne rapidamente le capacità e adattarle alle necessità militari attuali. Dovranno essere prese delle decisioni, ma ciò avverrà con ogni probabilità a giugno, dopo la formazione del nuovo governo e dopo che il procuratore generale avrà deciso sull&#8217;incriminazione, per vari scandali legati alla corruzione, del primo ministro. Qualunque sia l&#8217;urgenza militare, i calcoli politici vengono prima di tutto il resto.</p>
<p><em>Foto in apertura di Francesco Cito, Palestina, Hebron 1994</em></p>
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		<title>La crisi globale del liberalismo</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/la-crisi-globale-del-liberalismo.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 May 2019 05:00:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Magazine]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Liberalismo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1032" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/Bercellona-lockdown-senzatetto-La-Presse-e1587458305670.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/Bercellona-lockdown-senzatetto-La-Presse-e1587458305670.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/Bercellona-lockdown-senzatetto-La-Presse-e1587458305670-600x323.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/Bercellona-lockdown-senzatetto-La-Presse-e1587458305670-300x161.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/Bercellona-lockdown-senzatetto-La-Presse-e1587458305670-1024x550.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/Bercellona-lockdown-senzatetto-La-Presse-e1587458305670-768x413.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/Bercellona-lockdown-senzatetto-La-Presse-e1587458305670-1536x826.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/Bercellona-lockdown-senzatetto-La-Presse-e1587458305670-2048x1101.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La filosofia politica del liberalismo è nata per risolvere un problema specifico: la sfida del pluralismo, cioè la difficoltà a raggiungere la pace nelle società europee sempre più guidate dal disaccordo sui valori fondamentali, in particolare sulle confessioni religiose. I primi architetti del liberalismo &#8211; figure come Thomas Hobbes, Baruch Spinoza e John Locke &#8211; &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/la-crisi-globale-del-liberalismo.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1032" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/Bercellona-lockdown-senzatetto-La-Presse-e1587458305670.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/Bercellona-lockdown-senzatetto-La-Presse-e1587458305670.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/Bercellona-lockdown-senzatetto-La-Presse-e1587458305670-600x323.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/Bercellona-lockdown-senzatetto-La-Presse-e1587458305670-300x161.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/Bercellona-lockdown-senzatetto-La-Presse-e1587458305670-1024x550.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/Bercellona-lockdown-senzatetto-La-Presse-e1587458305670-768x413.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/Bercellona-lockdown-senzatetto-La-Presse-e1587458305670-1536x826.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/Bercellona-lockdown-senzatetto-La-Presse-e1587458305670-2048x1101.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>La filosofia politica del <strong>liberalismo</strong> è nata per risolvere un problema specifico: la sfida del pluralismo, cioè la difficoltà a raggiungere la pace nelle società europee sempre più guidate dal disaccordo sui valori fondamentali, in particolare sulle confessioni religiose. I primi architetti del liberalismo &#8211; figure come Thomas Hobbes, Baruch Spinoza e John Locke &#8211; credevano nella necessità di ripensare il governo per risolvere i conflitti derivanti da una varietà di visioni del mondo. Fu John Locke a proporre che lo Stato dovesse agire da giudice neutrale, come una specie di &#8220;<strong>arbitro</strong>&#8220;, permettendo così la libera espressione di una varietà di punti di vista e convinzioni, riservandosi però poteri legittimi per limitare quelle forme di espressione che causavano danni ad altri o contribuivano all&#8217;instabilità dell&#8217;ordine politico e sociale. Inoltre, si credeva che &#8211; attraverso questa promozione della libertà e della tolleranza &#8211; le persone potessero creare i propri percorsi di vita come meglio credevano e, di conseguenza, contribuire alla pace e alla prosperità della società e alla forza della nazione.</p>
<figure id="attachment_201700" aria-describedby="caption-attachment-201700" style="width: 1024px" class="wp-caption alignnone"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" class="img-fluid wp-image-201700 size-large" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/Metodo1-1024x683.jpg" alt="" width="1024" height="683" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/Metodo1-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/Metodo1-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/Metodo1-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/Metodo1.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption id="caption-attachment-201700" class="wp-caption-text">Vincenzo Metodo, Usa, New York City, Brooklyn, 2017</figcaption></figure>
<p>Il liberalismo si è quindi proposto come un &#8220;<strong>contenitore</strong>&#8221; di diversità, ma con due significati diversi. In primo luogo, il liberalismo avrebbe &#8220;contenuto&#8221; il rischio che diversi elementi all&#8217;interno della società potessero sfociare in violenti disaccordi: un&#8217;esperienza ancora fresca nella mente di molte persone all&#8217;indomani delle guerre di religione tra cattolici e protestanti. Il liberalismo forniva dunque un &#8220;contenitore&#8221; in cui questi credi differenti potessero coesistere e, al contempo, cercava di &#8220;contenere&#8221; la confessione stessa. Affinché il liberalismo potesse funzionare, questo richiedeva una fedeltà primaria all&#8217;idea di tolleranza. Questo in pratica significava che a ciascuna persona veniva chiesto di riconoscere, per scopi politici, che la propria convinzione fosse, prima di tutto, semplicemente un&#8217;opinione. Quindi, anche se non da subito, il liberalismo richiedeva un profondo mutamento in cui tutte le convinzioni personali, al di fuori della tolleranza liberale, sarebbero state trasformate in mera opinione, comprese quelle affermazioni religiose che una volta erano considerate così profondamente vere da sfociare nella volontà di commettere o subire atti di violenza. Mentre all&#8217;inizio, per molti sostenitori del liberalismo, questo primo &#8220;contenitore&#8221; sembrava la soluzione ideale con cui le società potevano immediatamente assicurare pace e vero pluralismo, col passare del tempo una seconda forma di &#8220;contenimento&#8221; si manifestò nella dissoluzione e nella rottura di quelle comunità che erano animate da forme di &#8220;vera fede&#8221;.</p>
<blockquote><p>La libertà che originariamente doveva essere accordata ai gruppi veniva sempre più rivendicata dagli <strong>individui</strong>, in nome della loro liberazione da quei gruppi stessi</p></blockquote>
<p>Le abitudini culturali, che spesso erano il risultato di un&#8217;antica fede religiosa, essendo state ora trasformate in mera &#8220;opinione&#8221; iniziarono, nel tempo, a essere viste come imposizioni arbitrarie sulla libertà di quegli individui che non condividevano più tali credenze. <span style="font-size: 1rem;">Lo Stato liberale assunse così il ruolo di protettore di questa libertà individuale e, alla fine, divenne non solo tollerante nei confronti di una pluralità di credenze, ma intollerante verso le convinzioni che richiedevano certe restrizioni all&#8217;individuo liberale. La logica con cui lo stesso &#8220;contenimento&#8221; delle convinzioni destabilizzò questi tipi di comunità ha reso coloro che difendono quei tipi di comunità e credenze il ritratto della parola &#8220;illiberale&#8221;. Anche se il liberalismo è stato creato per garantire spazio e rispetto a una varietà di culture, ai principi formativi della religione e alla centralità della famiglia &#8211; il tutto garantito dal potere della nazione nel proteggere i diritti di tali istituzioni &#8211; oggi la logica disintegrante del liberalismo si rivolge direttamente contro queste stesse usanze e istituzioni: cultura, religione, famiglia e nazione.</span></p>
<p>Il liberalismo, così rappresentato, riuscì in gran parte a dissolvere forti tradizioni e pratiche culturali attraverso la seduzione della libertà individuale e della libera espressione e, infine, con il trasferimento del luogo della libertà dai gruppi all&#8217;individuo.</p>
<p>Le <strong>tradizioni</strong> e le <strong>forme culturali</strong> non furono conquistate, furono dissolte. Fu soprattutto il potere del libero mercato ad agire come solvente sulle forme culturali, richiedendo mobilità, flessibilità e priorità all&#8217;efficienza e all&#8217;utilità al posto delle usanze che spesso cercavano di dare lezioni diametralmente opposte: sacrificio, continuità generazionale, tradizione e stabilità.</p>
<p>Il rapporto tra liberalismo e religione è più complesso, con un intervento più diretto da parte dello Stato. Sin dall&#8217;inizio, la religione era il principale concorrente nell&#8217;ottenimento della devozione della gente e, tradizionalmente, lo Stato liberale ha cercato di frenare l&#8217;espressione e il credo religioso non solo trasformando la &#8220;vera fede&#8221; in &#8220;opinione&#8221;, ma imponendo il suo stesso potere. Come avvenuto per esempio negli Stati Uniti con la rimozione dei simboli religiosi dai luoghi pubblici, con i divieti di preghiera in pubblico e con la legalizzazione dell&#8217;aborto sulla base del fatto che l&#8217;opposizione a questa pratica si fondava esclusivamente sui dettami irrazionali della fede.</p>
<figure id="attachment_201702" aria-describedby="caption-attachment-201702" style="width: 1024px" class="wp-caption alignnone"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" class="img-fluid wp-image-201702 size-large" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/metodo-1024x683.jpg" alt="" width="1024" height="683" /><figcaption id="caption-attachment-201702" class="wp-caption-text">Vincenzo Metodo, Usa, New York City, Brooklyn, 2017</figcaption></figure>
<p>Tuttavia, come nel caso della cultura in senso più ampio, la <strong>fede religiosa</strong> è diminuita man mano che la fede liberale ha guadagnato forza, con i giovani di oggi particolarmente attratti dalle prospettive del self-making e della libertà individuale, contrarie ai principi basilari delle maggiori religioni. Per il liberalismo, la famiglia è sempre stata l&#8217;unità più difficile da riconciliare con i propri principi, dato che le relazioni tra genitori e figli non vengono &#8220;scelte&#8221;, e quindi non si conformano alla credenza liberale secondo cui sono legittimi solamente gli impegni basati sul consenso. Il progetto scientifico di &#8220;pianificazione&#8221; delle nascite ha inaugurato una grande rivoluzione, spostando questa relazione sul consenso. Gli sforzi per dare diritti protetti dallo Stato liberale ai bambini vengono sempre più spesso utilizzati per ostacolare i tentativi dei genitori di allevare i figli in maniera contraria alle credenze liberali (basta guardare, per esempio, la recente decisione di vietare l&#8217;istruzione in casa in Germania). Il generale movimento verso l&#8217;assenza di figli (e, quando ci sono bambini, la mancanza di fratelli) è il culmine della fede liberale nel self-making. Mentre oggi l&#8217;immigrazione è vista come una forma necessaria per incrementare una popolazione con bassi tassi di natalità, in futuro lo sviluppo tecnologico potrà rendere possibile la creazione di bambini senza genitori per soddisfare i bisogni e le esigenze della società.</p>
<p>Infine, paradossalmente, il liberalismo oggi considera sospetta proprio quell&#8217;unità politica che si riteneva essenziale per la tutela dei diritti: lo <strong>Stato nazionale</strong>. I primi pensatori liberali ritenevano che lo Stato fosse la più completa forma di ordinamento politico e sociale che potesse essere creata con il consenso, nonché un&#8217;organizzazione globale in grado di garantire la libertà individuale dei suoi membri costitutivi. Tuttavia, oggi lo Stato è considerato da molti come una limitazione arbitraria su quella stessa libertà. In particolare esso rappresenta un limite al diritto alla completa mobilità in un mondo ormai privo di barriere geografiche, culturali, tecnologiche e persino linguistiche.</p>
<blockquote><p>Oggi l&#8217;avanguardia del liberalismo avanzato ha il compito di cercare attivamente di sradicare e distruggere le ultime vestigia di queste forme di &#8220;vera fede&#8221;.</p></blockquote>
<p>Il liberalismo avanzato delegittima quella stessa forma politica che ha creato in nome della libertà. In effetti, oggi l&#8217;avanguardia del liberalismo avanzato ha il compito di cercare attivamente di sradicare e distruggere le ultime vestigia di queste forme di &#8220;<strong>vera fede</strong>&#8220;, considerandole come ostacoli alla realizzazione di un regime pienamente liberale. Le religioni del passato sono state sostituite da una nuova &#8220;religione&#8221; del liberalismo, in cui ogni dissenso verso la nuova ortodossia della liberazione radicale da cultura, religione, famiglia e Stato non è visto come un disaccordo legittimo, ma come una forma di eresia che richiede una persecuzione attiva da parte delle élite liberali, attraverso il potere statale o la pressione sociale. Come reazione, i difensori della cultura, della religione, della famiglia e dello Stato, che arrivano principalmente dalla parte &#8220;meno avanzata&#8221; delle società liberali, sono sorti come una forza politica che si oppone a queste traiettorie interne del progetto liberale. Alcuni si vedono come restauratori del liberalismo &#8220;originale&#8221;, abbracciando la nozione di uno Stato limitato che esiste per preservare le antiche forme dell&#8217;organizzazione umana.</p>
<p>Tuttavia, un numero crescente di leader di questi movimenti &#8220;<strong>populisti</strong>&#8221; sa di protestare contro la stessa logica liberale e, quindi, esplora nuove vie alla ricerca di diversi modi per fondare una società politica in maniera diversa dalle norme liberali che hanno regnato nell&#8217;ultimo secolo. Mentre il liberalismo divora le fonti del suo nutrimento, si riaffermano le esigenze del desiderio tipicamente umano di avere un senso di appartenere a un mondo fatto di significato, adesione e comunità. Come ciò si manifesterà è la grande domanda e la maggiore sfida del nostro tempo.</p>
<p><em>Foto di apertura di Vincenzo Metodo, Usa, New York City, Brooklyn, 2017</em></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/la-crisi-globale-del-liberalismo.html">La crisi globale del liberalismo</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>L&#8217;esercito cinese si prepara alla guerra</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/lesercito-cinese-si-prepara-alla-guerra.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 May 2019 05:00:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Magazine]]></category>
		<category><![CDATA[Mar Cinese Meridionale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/Ferrari7.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/Ferrari7.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/Ferrari7-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/Ferrari7-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/Ferrari7-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il 30 settembre 2018, il cacciatorpediniere Uss Decatur ha condotto operazioni di libera navigazione (Fonop) a 12 miglia nautiche da un avamposto cinese nel Mar Cinese Meridionale (Mcm). Il cacciatorpediniere Lanzhou della marina militare dell’Esercito Popolare di Liberazione (Epl) è arrivato per tallonare la nave da guerra americana. La nave cinese ha compiuto una manovra &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/lesercito-cinese-si-prepara-alla-guerra.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/Ferrari7.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/Ferrari7.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/Ferrari7-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/Ferrari7-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/Ferrari7-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Il 30 settembre 2018, il cacciatorpediniere Uss Decatur ha condotto operazioni di libera navigazione (Fonop) a 12 miglia nautiche da un avamposto cinese nel <strong>Mar Cinese Meridionale</strong> (Mcm). Il cacciatorpediniere Lanzhou della marina militare dell’<strong>Esercito Popolare di Liberazione</strong> (Epl) è arrivato per tallonare la nave da guerra americana. La nave cinese ha compiuto una manovra a 40 metri dalla Decatur, sfiorando la collisione. Subito dopo, la Decatur ha lanciato un attacco di guerra elettronica contro la Lanzhou, paralizzandone parzialmente il sistema di comando.</p>
<p>La natura sinistra di questo episodio è molteplice. In primo luogo, se ci fosse stata una collisione tra le due navi da guerra, con conseguente perdita di vite umane, sarebbe stato inevitabile uno scontro militare tra le due potenze nucleari, le relazioni bilaterali si sarebbero irreversibilmente danneggiate e tutto il mondo ne avrebbe avvertito il colpo. In secondo luogo, l&#8217;operazione di guerra elettronica ha rappresentato il primo scontro tra Cina e Stati Uniti da quando le due forze armate hanno combattuto in Vietnam alla fine degli anni Sessanta. E una volta che si verifica un precedente, si crea logicamente lo spazio per una reazione. Gli ultimi due anni hanno visto 18 incontri ad alta tensione tra le due potenze. Con le Fonop statunitensi all&#8217;interno degli arcipelaghi cinesi diventate una routine e l’intensificarsi della reazione di Pechino, la militarizzazione del Mcm da parte di Stati Uniti e forze armate cinesi è aumentata fino a livelli di conflitto. La frase &#8220;<strong>pronti a combattere stasera</strong>&#8221; dell&#8217;ammiraglio Harry B. Harris sintetizza questa tendenza al peggioramento di questo gioco del gatto col topo in alto mare.</p>
<blockquote><p>In apparenza, Stati Uniti e Cina non sono ansiosi di confrontarsi sul campo di battaglia</p></blockquote>
<p>Le due parti hanno raggiunto sei accordi tecnici per disciplinare gli incontri nell&#8217;oceano. Nonostante ciò, Washington ha indicato la Cina come avversario strategico sia nella <em>National Defense Strategy</em> che nella <em>National Security Strategy</em>. Secondo una basilare teoria delle relazioni internazionali, se si identifica qualcuno come nemico, alla fine lo diventerà. Questo è il motivo per cui, fino all&#8217;arrivo di <strong>Donald Trump</strong>, Washington non aveva mai usato una tale rappresentazione della Cina. Ma adesso, con questo cambiamento, il Pentagono potrebbe aver stabilito un nuovo modello di pressione militare su Pechino, come indicano i rapporti militari sempre più tesi tra esercito americano ed Epl e la crescente guerra commerciale, che potrebbe avere implicazioni molto più ampie nei rapporti bilaterali.</p>
<p>Per i falchi anti cinesi negli Stati Uniti, aumentare la stretta militare ed economica su Pechino è stata una scelta razionale, in quanto la Casa Bianca, dalla sua posizione di forza, può ponderare una tale strategia in maniera relativamente facile. Nella guerra commerciale attualmente in corso, la Cina ha sofferto maggiormente a causa dell&#8217;interdipendenza asimmetrica tra le due economie. La superiorità militare degli Stati Uniti manifesta quella strategia di pace basata sulla pressione portata avanti da Mike Pence nell&#8217;Indo-Pacifico con la Cina individuata come il cattivo della situazione. Le politiche punitive di Trump nei confronti di Pechino nel commercio, le Fonop nel Mar Cinese Meridionale, la <strong>guerra fredda hi-tech</strong> &#8211; contro la Cina in generale e contro Huawei in particolare &#8211; hanno collocato gli Stati Uniti in una posizione di vantaggio. Ciò potrebbe incoraggiare ulteriormente Washington a premere per maggiori vantaggi. Qualcosa di inconcepibile per i predecessori dell&#8217;attuale amministrazione americana.</p>
<figure id="attachment_204468" aria-describedby="caption-attachment-204468" style="width: 875px" class="wp-caption alignnone"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-204468 size-full" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/mar-cinese-meridionale.png" alt="" width="875" height="994" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/mar-cinese-meridionale.png 875w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/mar-cinese-meridionale-264x300.png 264w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/mar-cinese-meridionale-768x872.png 768w" sizes="auto, (max-width: 875px) 100vw, 875px" /><figcaption id="caption-attachment-204468" class="wp-caption-text">Infografica di Alberto Bellotto</figcaption></figure>
<p>Il peggioramento delle relazioni sino-americane e le conseguenti prospettive conflittuali nei rapporti bilaterali militari ed economici hanno dimostrato la veridicità della valutazione di Xi Jinping sull&#8217;ordine internazionale che, secondo lo stesso leader, &#8220;ha registrato il più grande cambiamento del secolo&#8221;.</p>
<p>Per la parte rimanente del mandato di Trump e per i periodi successivi, Pechino si sta preparando al peggio. Gli Stati Uniti hanno formulato un nuovo paradigma per impedire l&#8217;ascesa della Cina. E tra le incertezze sul futuro delle relazioni sino-americane, Pechino è preoccupata per un conflitto militare nel Mcm, nello Stretto di Taiwan o nell&#8217;area delle isole Diaoyu/Senkaku, che potrebbe venire innescato da un incidente, come la collisione sfiorata tra le navi da guerra dello scorso settembre. In questo contesto strategico, Xi Jinping ha ripetutamente richiesto all&#8217;Epl di accelerare la preparazione alla guerra attraverso una rapida trasformazione militare, maggiori finanziamenti nel settore della ricerca e dello sviluppo e l’intensificazione dell&#8217;addestramento. È interessante notare che &#8220;accelerare la preparazione alla guerra&#8221; era stata una decisione dei suoi due predecessori, Jiang Zemin e Hu Jintao. Tuttavia, mentre questi mettevano enfasi su &#8220;preparazione&#8221;, Xi al contrario pone l&#8217;accento sulla guerra vera e propria.</p>
<p>La preparazione alla guerra è prima di tutto spirituale e psicologica. L&#8217;Epl non combatte da circa 30 anni: si tratta del più lungo periodo di non belligeranza della sua storia. Questa condizione di comfort è veleno per i soldati dell’esercito cinese: Xi ha parlato di una &#8220;<strong>sindrome di pace</strong>&#8221; che ha imperato tra gli ufficiali e gli uomini, erodendo il loro spirito guerriero, la loro sete di combattimento e la loro tenacia sul campo di battaglia. Pertanto, nell&#8217;ultimo anno i vertici militari hanno lanciato una profonda campagna per eliminare questa &#8220;sindrome&#8221;, sottoponendo i soldati a estenuanti esercitazioni belliche in condizioni climatiche e luoghi estremi per testare la loro resistenza fisica.</p>
<figure id="attachment_201734" aria-describedby="caption-attachment-201734" style="width: 1024px" class="wp-caption alignnone"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" class="img-fluid wp-image-201734 size-large" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/Ferrari1-1024x683.jpg" alt="" width="1024" height="683" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/Ferrari1-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/Ferrari1-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/Ferrari1-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/Ferrari1.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption id="caption-attachment-201734" class="wp-caption-text">Camilla Ferrari, Cina, Pechino, Quartiere di Baochao Hutong, 2017</figcaption></figure>
<p>La sfida più grande, comunque, rimane l&#8217;inferiorità militare della Cina di fronte all&#8217;America. Nel 2013, Xi ha avviato un&#8217;approfondita riforma dell’esercito basata su una maggiore sinergia tra le più avanzate tecnologie militari, nuove strategie e dottrine, e una struttura congiunta a cinque dimensioni in conformità con i requisiti della It-Rma (It-Revolution in Military Affairs) per le guerre future. L&#8217;esercito cinese ha progettato un piano di sviluppo in tre fasi per evolversi entro il 2050 in una forza militare alla pari con gli Stati Uniti: completare la meccanizzazione entro il 2020, unirsi al vertice delle massime potenze militari entro il 2035 (ad esempio, come una delle principali forze armate Nato europee) e raggiungere un&#8217;approssimativa uguaglianza militare con gli Stati Uniti entro il 2050.</p>
<p>Tuttavia, fino a quel momento, l&#8217;esercito cinese dovrà affrontare un importante divario generazionale con gli Stati Uniti nel settore degli armamenti, in particolare nell&#8217;ambito delle armi convenzionali, le quali svolgono ancora un ruolo decisivo nell&#8217;attuale modo di fare la guerra. Una volta Xi ha detto ai vertici dell&#8217;Epl che nessun conflitto contro le più importanti potenze militari può essere vinto se esiste un gap generazionale con i loro armamenti. D&#8217;altra parte, se il divario viene sufficientemente ristretto, la schiacciante superiorità degli Stati Uniti sarà ridotta a una superiorità relativa. Questo aspetto è di enorme importanza per Pechino, in quanto crede che gli Stati Uniti, senza avere una superiorità assoluta, difficilmente inizierebbero una guerra contro un&#8217;altra grande potenza. E questo consentirebbe alla Cina di guadagnare uno spazio di manovra molto più ampio nello svolgimento delle sue attività nel mondo.</p>
<p>Dal punto di vista militare, l&#8217;enorme divario generazionale con gli Stati Uniti costringe l&#8217;Epl a perseguire un tipo di guerra asimmetrica A2/AD (Anti-Access/Area Denial) da una posizione di svantaggio. L&#8217;Epl ha un ricco inventario per portare avanti questo tipo di guerra asimmetrica, ma il punto fondamentale perché essa sia efficace è l&#8217;acquisizione di tre strumenti di distruzione mutua assicurata: Mad (Mutually Assured Destruction) nucleare, Mad dello spazio e Mad (Mutually Assured Disruption) del cyberspazio, che sono mezzi asimmetrici efficaci con cui un esercito debole può bilanciare lo scontro con uno più forte. Anche se le forze armate cinesi non cercano una parità assoluta con la loro controparte statunitense sono fiduciose che con un aumento sostenuto degli investimenti e degli elementi utili a potenziare le tre forze Mad, unito all&#8217;attento uso di dottrine asimmetriche, sarà in grado di arginare i tentativi del Pentagono di usare la politica del rischio calcolato come mezzo per fare pressione sulla Cina.</p>
<p>Entro il 2035, l&#8217;Epl avrà una forza spaziale pronta al combattimento e anche un contingente per attacchi informatici. Per un esercito in posizione di inferiorità un&#8217;offensiva A2/AD nello spazio e nel cyberspazio è più gestibile di una grande battaglia in mare o nell&#8217;aria ed è esente da perdite umane. Un tale attacco potrebbe prendere forme diverse: dalla mera dimostrazione di forza fino al suo effettivo uso, dalle azioni simboliche alla paralisi di alcuni satelliti. Attacchi contro il territorio cinese ridurrebbero i maggiori tabù psicologici e fisici riguardanti le ritorsioni aerospaziali, che sono considerate più come strumenti di autodifesa che di attacco preventivo.</p>
<figure id="attachment_201735" aria-describedby="caption-attachment-201735" style="width: 1024px" class="wp-caption alignnone"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" class="img-fluid wp-image-201735 size-large" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/Ferrari3-1024x683.jpg" alt="" width="1024" height="683" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/Ferrari3-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/Ferrari3-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/Ferrari3-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/Ferrari3.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption id="caption-attachment-201735" class="wp-caption-text">Camilla Ferrari, Cina, Pechino, Piazza Tiananmen, 2017</figcaption></figure>
<p>Per trasformare completamente l&#8217;Epl, è fondamentale migliorare le sue capacità. Il programma precedentemente menzionato per una transizione in tre fasi della Cina da potenza a superpotenza militare entro il 2050 è estremamente ambizioso. Tuttavia il quadro temporale non è così inverosimile. Secondo una stima fatta da <em>The Economist</em>, il Pil della Cina permetterebbe alle spese militari delle forze armate di avvicinarsi a quelle degli Stati Uniti entro il 2040/50. La prima fase, che arriva fino al 2020, vedrà l&#8217;Epl realizzare un obiettivo tanto a lungo desiderato: la meccanizzazione di fascia alta. Attualmente, ad esempio, ogni gruppo d’armata dell&#8217;Epl ha una brigata aerea: fattore che rappresenta un criterio concreto per valutare la meccanizzazione avanzata. L&#8217;obiettivo della seconda fase è di ridurre il divario generazionale con la Superpotenza, in modo da dissuadere il Pentagono dall&#8217;intervenire militarmente contro la Cina nelle dispute regionali. Entro la fine della terza fase, nel 2050, l&#8217;Epl raggiungerà un&#8217;approssimativa parità di potenza con gli Stati Uniti. E questo significa che l&#8217;Epl avrà in gran parte colmato il suo gap generazionale nelle principali categorie di armamenti.</p>
<p>In sintesi, mentre gli Stati Uniti cercheranno di consolidare la propria superiorità nei confronti dell&#8217;Epl negli anni a venire, la Cina si impegnerà a colmare il divario attraverso una riforma senza precedenti che alla fine aumenterà la sua prontezza alla guerra, seguendo gli ultimi sviluppi nella scienza e nelle tecnologie militari, come pure le nuove modalità con cui si svolgono i combattimenti.</p>
<blockquote><p>I rischi per l&#8217;esercito cinese sono concreti</p></blockquote>
<p>Tuttavia, i rischi per l&#8217;Epl sono concreti, in quanto le dislocazioni transitorie possono compromettere temporaneamente la solidità della sua forza e l&#8217;efficacia del comando a vari livelli. Inoltre, è vero che la Cina è in tempo di pace, ma l&#8217;enfasi persistente sul combattimento e l&#8217;assoggettamento dei soldati a una costante preparazione in vista di una guerra possono consumare risorse in un momento in cui la crescita economica del Paese perde vigore. Ultimo aspetto &#8211; ma non meno importante &#8211; riguarda il fatto che l&#8217;esaltazione della guerra eleva ulteriormente lo status sociale e politico dell’esercito nelle questioni interne e nei processi decisionali in politica estera e nelle dispute territoriali. Sarà interessante osservare come l&#8217;Epl supererà questi aspetti negativi legati al cambiamento.</p>
<p><em>Fotografia di apertura di Camilla Ferrari, Cina, Pechino, stazione della metropolitana di Wangfujing, 2017</em></p>
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		<title>The Uncertain Future of the Middle East</title>
		<link>https://it.insideover.com/war/the-uncertain-future-of-the-middle-east.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 May 2019 05:00:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Magazine]]></category>
		<category><![CDATA[War]]></category>
		<category><![CDATA[Al Qaeda]]></category>
		<category><![CDATA[Isis (Islamic State)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1294" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/Francesco-Cito1-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/Francesco-Cito1-1.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/Francesco-Cito1-1-300x202.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/Francesco-Cito1-1-768x518.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/Francesco-Cito1-1-1024x690.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Winners and losers are emerging in the core battlefields of the Middle East in Iraq and Syria. Baghdad and Damascus are free of bombing and shelling for the first time in years. The de facto IS capital cities, Mosul and Raqqa, are full of ruins and mass graves. The war that has engulfed the territory &#8230; <a href="https://it.insideover.com/war/the-uncertain-future-of-the-middle-east.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/war/the-uncertain-future-of-the-middle-east.html">The Uncertain Future of the Middle East</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1294" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/Francesco-Cito1-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/Francesco-Cito1-1.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/Francesco-Cito1-1-300x202.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/Francesco-Cito1-1-768x518.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/Francesco-Cito1-1-1024x690.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Winners and losers are emerging in the core battlefields of the <strong>Middle East</strong> in Iraq and Syria. Baghdad and Damascus are free of bombing and shelling for the first time in years. The de facto <strong>IS</strong> capital cities, Mosul and Raqqa, are full of ruins and mass graves. The war that has engulfed the territory between the Iranian border and the Mediterranean for the last seven years is coming to an end, at least in its present phase.</p>
<p>Fear dissipates more slowly than its original causes. I was in Baghdad last year when IS fighters kidnapped and killed eight junior government officials on the road north of the capital. The incident was small scale in comparison with past IS atrocities, but it panicked my Iraqi friends. They said they could see a return of the nightmare time not so long ago when Iraqi young men would have their bodies tattooed so, if the worst came to the worst, their families could identify their mutilated bodies.</p>
<p>People who have received nothing but bad news for years are distrustful of any apparent turn for the better. But the reality is that IS is destroyed with the exception of a few of its fighters in hideouts in the great deserts of western Iraq and eastern Syria. Western governments are wary of accepting this because the explosive emergence of the self-declared caliphate in 2014 gave them such a nasty shock that they are nervous of declaring victory prematurely.</p>
<blockquote><p>Making war to the death as a demonstration of Islamic faith</p></blockquote>
<p>Many argue that IS may be shattered, but its beliefs live on and pose an ever-present threat. There is something in this, but not a lot because the old <strong>Al Qaeda</strong> formula – making war to the death as a demonstration of Islamic faith – no longer succeeds the way it once did. IS was a militarised Islamic cult that won lightening victories against superior forces, such as the capture of Mosul. These seemed to its adherents to be divinely inspired, but today it can offer potential recruits nothing but military and ideological defeat.</p>
<p>Of course, the struggle with IS was only one of the multiple crises gripping Syria and Iraq and the rest of the Middle East, which has become the arena where international and regional powers fight out their differences. Many of these disputes are ongoing, but in others the victor is clear: <strong>Bashar al Assad</strong>, whom the West was writing off a few years ago, will continue to rule over a truncated Syria; what was essentially a Sunni Arab revolt against Shia and Shia-led regimes in the northern tier of the Middle East &#8211; Iran, Iraq, Syria, Lebanon &#8211; has failed.</p>
<figure id="attachment_204470" aria-describedby="caption-attachment-204470" style="width: 1024px" class="wp-caption aligncenter"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-204470 size-large" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/scacchiere-medio-orientale-ENG-1024x848.png" alt="" width="1024" height="848" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/scacchiere-medio-orientale-ENG-1024x848.png 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/scacchiere-medio-orientale-ENG-300x248.png 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/scacchiere-medio-orientale-ENG-768x636.png 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/scacchiere-medio-orientale-ENG.png 2000w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption id="caption-attachment-204470" class="wp-caption-text">Infograhic by Alberto Bellotto</figcaption></figure>
<p>Could there be another round in the confrontation with Iran, its opponents led by President Trump, Israel&#8217;s <strong>Benjamin Netanyahu</strong> and Saudi Arabia&#8217;s Crown Prince <strong>Mohammed bin Salman</strong> (MbS)? It could happen, but the track record of Trump and Netanyahu is of leaders who like to threaten war, but seldom wage it. MbS does have a reputation for matching aggressive words with belligerent deeds (bombing Yemen, kidnapping the Lebanese prime minister, assassinating Jamal Khashoggi) but his failure rate is high.</p>
<p>Sanctions will pressure Iran, but are unlikely to bring about the regime change for which Washington yearns. Iran&#8217;s enemies are acting too late because it has already come out on the winning side in the wars in Iraq and Syria. Elsewhere, for all Trump&#8217;s demonization of Iran as the source of all evil in the Middle East, its influence is largely confined to countries where there is a large Shia population.</p>
<figure id="attachment_204329" aria-describedby="caption-attachment-204329" style="width: 1024px" class="wp-caption alignnone"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-204329 size-large" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/Francesco-Cito2-1-1024x689.jpg" alt="" width="1024" height="689" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/Francesco-Cito2-1-1024x689.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/Francesco-Cito2-1-300x202.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/Francesco-Cito2-1-768x517.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/Francesco-Cito2-1.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption id="caption-attachment-204329" class="wp-caption-text">Francesco Cito, Palestine, West Bank, 2002</figcaption></figure>
<p>In Syria, the Kurds are more cautious as they prepare for the US withdrawal when they will be left facing the Turkish and Syrian armies. If the Turks do advance then we could see a new round of ethnic cleansing in which two million Kurds flee a Turkish army advancing across the Turkish-Syrian border. Much controversy has erupted over the withdrawal of 2000 US ground troops, but these are only trip wire whose importance is their ability to call in devastating US air strikes. At some point, the Turks might decide that they will risk US intervention against a fellow NATO power.</p>
<p>Turkey should have come out a bigger winner from the chaos that erupted across its southern border in 2011. It has largely failed to do so because it tolerated or supported Sunni jihadis while intervening in a region where there were large and in places dominant Shia and Kurdish communities.</p>
<p>Saudi Arabia, UAE, Qatar and the Gulf monarchies also looked at one stage after 2011 as if they were going to be the new predominant powers in the Middle East. MbS was lauded by Trump and courted by the Europeans, but – as with other leaders of oil states such as Saddam Hussein and Muammar Gaddafi – he is finding that great wealth does not necessarily buy you operational competence. Saudi effectiveness has previously depended on its close alliance with the US where for the first time the Kingdom and MbS are being treated as pariahs. &#8220;He&#8217;s gone full gangster,&#8221; said Republican Senator Marco Rubio, in an astonishing intervention.</p>
<blockquote><p>Russia has been the great gainer from the Syrian war</p></blockquote>
<p>Russia has been the great gainer from the Syrian war because the conflict has enabled it to re-establish its status as a great power. This may be a matter of perception because Russia had never ceased to be a nuclear super-power, but is no less significant for that. It has kept its ally</p>
<p>Assad in power despite many challenges to his rule, leading many other countries to note that Russia looks after its friends. A procession of world leaders have been making their way to Moscow.</p>
<p>Are we looking at a new more stable Middle East? There are grave doubts about this: over the last forty years, the region has been thrown into turmoil every ten or eleven years by some spectacular event that nobody predicted. In 1979-80 it was the Iranian Revolution and the outbreak of the Iran-Iraq war; in 1990-91 it was Saddam Hussein&#8217;s invasion of Kuwait and the First Gulf War; in 2001 it was the 9/11 attack that led to US involvement in the Afghan and Iraq wars; in 2011 it was the so-called Arab Spring provoking a whole new wave of instability. If the pattern holds true, we have two or three years before the next calamity strikes the Middle East.</p>
<p><em>Cover photo by Francesco Cito, Palestine, 1993</em></p>
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