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Economia e Finanza

Brasile in crisi ma Soros ci fa i miliardi

Nello shopping Cidade Jardim, il tempio del lusso a San Paolo, lo spettacolo è desolante. Vetrine all'ultima moda fanno da contrappunto a corridoi vuoti. Chi ci viene al massimo fa un giro, poi torna a casa. Anche per il ceto medio-alto, infatti, la crisi brasiliana si fa sentire, in modo pesante. E se proprio si volesse una conferma basta farsi un giro in uno dei supermercati a prezzi più popolari “Extra” che vendono ancora ma che sono stati costretti a inventarsi dei giorni di super-offerte per invogliare la popolazione a comprare. “Nonostante ciò è tutto molto caro - spiega la signora Neusa mentre spinge il suo carrello - e con questa crisi che stiamo passando dobbiamo cercare i prezzi più bassi quando facciamo la spesa”.

Economia e Finanza

I danni delle aziende cinesi in Sud America

Fino a pochi anni fa l’economia dell’America latina dipendeva dagli Stati Uniti, oggi chi invece domina in quella parte di mondo è Pechino. Nel 2014, con 20 miliardi di euro tra prestiti ed investimenti, è stata la Cina a salvare da un altro possibile default l’Argentina che, non a caso, molti analisti allora ribattezzarono ArgenChina. E se oggi l’economia disastrata del Venezuela regge ancora - nonostante un’inflazione oltre il 1000% annuo ed un bolivar, la moneta locale, che non vale più nulla – mediazione del Vaticano delle ultime settimane a parte, il merito è tutto dei 16 prestiti da 60 miliardi di dollari concessi da Pechino a Caracas nel recente passato. La Cina ha dunque superato di slancio gli Stati Uniti come primo partner commerciale dell’America latina da almeno 4 anni ma non è tutto oro ciò che luccica perché, come già successo con Washington in passato, tanto business significa a queste latitudini anche tanti problemi, soprattutto sociali ed ambientali.

Economia e Finanza

La via cinese alla globalizzazione

La “via cinese alla globalizzazione”, simbolicamente avviata dall’ingresso del Paese di Mezzo nel WTO nel 2001, si è andata strutturando costantemente a partire dall’inizio del XXI secolo sulla scia della continua acquisizione di rilevanza economica della Repubblica Popolare e della contemporanea definizione di obiettivi ad ampio raggio da parte dei suoi governanti. Video di Roberto Di Matteo e Andrea Muratore

Economia e Finanza

Guerre commerciali e scontri geopolitici: verso la sfida Usa-Germania

Le esplosive accuse del direttore del Consiglio per il Commercio della Casa Bianca Peter Navarro contro la Germania, accusata di praticare una politica commerciale sleale attraverso lo sfruttamento sistematico di un “euro grossolanamente svalutato”, hanno rappresentato una decisa presa di posizione da parte dell’amministrazione di Washington, ora più che mai in rotta di collisione con Berlino. Nonostante l’attenzione costantemente rivolta dai media internazionali sul rischio di un conflitto commerciale tra Stati Uniti e Cina, le prospettive intuibili dalle prime politiche annunciate od avviate dall’amministrazione Trump rendono decisamente più plausibile un’analoga trade war coinvolgente Stati Uniti e Germania. Il contenzioso economico sino-americano, infatti, rientra nel quadro di una delicatissima dialettica che include altre importanti questioni di carattere geopolitico e nella quale qualsiasi strappo potrebbe causare un imprevedibile effetto domino su scala planetaria, considerato anche l’elevatissimo potere di fuoco di cui Pechino dispone in virtù del suo possesso di un’ingente fetta del debito pubblico americano. Uno scontro frontale tra le due principali potenze economiche mondiali sul terreno commerciale e monetario equivarrebbe a una vera e propria garanzia di “distruzione mutua assicurata”, come puntualizzato dal direttore di Limes Lucio Caracciolo nell’editoriale d’apertura all’ultimo numero della rivista, specie se Pechino dovesse ricorrere all’extrema ratio, la vendita in blocco di tutta la quota di debito americano in suo possesso.

Ambiente

La verità sull’olio di palma

Da Kuala Lumpur. L'olio di palma va guardato dall'alto. Dal cielo di Kuala Lumpur. Solo sorvolando le centinaia di migliaia di ettari di terra dedicati alla sua coltivazione si capisce che la Malesia è il fortino della produzione mondiale di questo alimento così controverso. Il secondo produttore al mondo dopo la vicina Indonesia: distese immense, campi regolari e simmetrici, belli come sono belle le colline del centro Italia inondate di olivi e di viti. Solo immensamente più grandi e produttivi: dalla Malesia parte il 39% dell'olio verso le industrie mondiali che producono cibo, dentifrici, detergenti, cosmetici e prodotti farmaceutici. Ed è su questo fortino in Asia orientale che si combatte l'assedio più cruento di tutti: quello del boicottaggio. Reportage di Giuseppe De Lorenzo

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