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	<title>Chi siamo Archives - InsideOver</title>
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	<title>Chi siamo Archives - InsideOver</title>
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		<title>Scopri le Newsletter di InsideOver: l&#8217;informazione leale con te, ogni giorno</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Apr 2026 14:09:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Chi siamo]]></category>
		<category><![CDATA[InsideOver]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1200" height="627" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/amo.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/amo.jpg 1200w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/amo-300x157.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/amo-1024x535.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/amo-768x401.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/amo-600x314.jpg 600w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p>
<p>Scoprire, passo dopo passo, scenari complessi e contesti geopolitici perennemente attivi, indagarli strada facendo, farli propri e comporre nel tempo il mosaico di un mondo complesso. InsideOver lancia le sue newsletter per approfondire il suo rapporto di fiducia reciproca con i lettori e la sua battaglia per un&#8217;informazione leale e coinvolgente verso chi, quotidianamente, con &#8230; <a href="https://it.insideover.com/chi-siamo/arrivano-le-newsletter-di-insideover-linformazione-leale-con-te-ogni-giorno.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1200" height="627" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/amo.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/amo.jpg 1200w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/amo-300x157.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/amo-1024x535.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/amo-768x401.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/amo-600x314.jpg 600w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p>
<p>Scoprire, passo dopo passo, <strong>scenari complessi</strong> e contesti geopolitici perennemente attivi, indagarli strada facendo, farli propri e comporre nel tempo il mosaico di un mondo complesso. <strong>InsideOver</strong> lancia le sue <strong>newsletter</strong> per approfondire il suo rapporto di fiducia reciproca con i lettori e la sua battaglia per un&#8217;informazione leale e coinvolgente verso chi, quotidianamente, con la sua attenzione ai lavori e ai punti di vista dei nostri autori apprezza l&#8217;operato dei suoi giornalisti e analisti.</p>



<p>Per gli <strong>abbonati ad InsideOver</strong>, infatti, esiste la possibilità di ricevere, settimanalmente, i nuovi prodotti editoriali che la redazione della testata sviluppa. <strong>A ognuna di queste newsletter è dedicata una giornata</strong>, per espandere il contatto con i lettori dei lavori realizzati da InsideOver.</p>



<p>Il lunedì chi scrive realizzerà il <strong>Briefing</strong> settimanale, un&#8217;agenda della settimana che ricapitolerà gli eventi più importanti da osservare sul piano politico, economico, diplomatico a livello nazionale e internazionale, gli scenari e le tendenze più meritevoli d&#8217;attenzione, i trend da tenere d&#8217;occhio. Il Briefing mira a essere una bussola per navigare nel mare complesso dell&#8217;attualità.</p>



<p>Il martedì arriverà invece <strong>InsideWar</strong>, curata a rotazione da Davide Bartoccini, Mauro Indelicato e Paolo Mauri. InsideWar aggiornerà i lettori sugli avvenimenti più significativi dai campi di battaglia sparsi per il mondo, sulle novità del settore della Difesa e delle forze armate delle maggiori potenze e sui possibili scenari conflittuali che animano le relazioni internazionali.</p>



<p>Mercoledì è invece il turno di <strong>InsideAsia</strong>, gestita da Federico Giuliani, che presenterà scenari geopolitici ed economici ma anche analisi sociali e sulla cultura di un continente che è sempre di più centro del mondo e ha al suo interno grandi, piccole e medie potenze estremamente arrembanti. A partire, ovviamente, dalla Cina, principale rivale degli Stati Uniti per la primazia globale.</p>



<p>Gli States saranno il tema della newsletter in uscita il giovedì, <strong>InsideUsa</strong>, che verrà scritta alternatamente da Roberto Vivaldelli e Francesca Salvatore. La grande politica internazionale e le maggiori questioni interne degli Usa, il dibattito che anima la nazione a stelle e strisce e i dolori, le ansie e le paure di una superpotenza non priva di elementi di fragilità saranno il tema su cui si focalizzerà questa newsletter.</p>



<p>Venerdì passiamo invece a <strong>InsideOsint</strong>, curata da Raffaele Riccardo Buccolo, in cui si analizzeranno importanti fenomeni del presente utilizzando il metodo dell&#8217;analisi delle fonti aperte, sempre più fondamentale per capire come separare il grano dal loglio e discernere correttamente la veridicità dei fatti in un mondo in cui siamo travolti da una massa difficilmente gestibile di informazioni.</p>



<p>Infine, sabato arriverà nelle vostre caselle mail il <strong>Weekly Digest</strong>, riassunto del meglio della settimana prodotto dalla nostra redazione. Sarà curato a rotazione da un membro della squadra di InsideOver.</p>



<p>L&#8217;accesso alle Newsletter è consentito per coloro che <strong>sottoscrivono un abbonamento: Briefing e Weekly Digest</strong> sono incluse nell&#8217;abbonamento &#8220;Base&#8221;, per coloro che sottoscriveranno la versione &#8220;Sostenitore&#8221; sarà possibile leggere, invece, tutte le newsletter, incluse anche in tutti i piani successivi. <strong>La squadra di InsideOver vi aspetta numerosi </strong>per portare avanti la sua missione, fianco a fianco, ogni giorno: un&#8217;informazione leale e che vada oltre un sito che non è solo una piattaforma digitale ma un <strong>hub di conoscenza, contaminazione e idee</strong> avente al centro il rapporto, leale con i lettori. </p>



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		<title>L’ultimo passo a due delle gemelle Kessler: insieme fino alla fine</title>
		<link>https://it.insideover.com/chi-siamo/lultimo-passo-a-due-delle-gemelle-kessler-insieme-fino-alla-fine.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesca Salvatore]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 17 Nov 2025 19:09:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Chi siamo]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[tv]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1241" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/OVERCOME_20251117194802799_646e9318333fe4da793cb995183d9de9.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/OVERCOME_20251117194802799_646e9318333fe4da793cb995183d9de9.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/OVERCOME_20251117194802799_646e9318333fe4da793cb995183d9de9-300x194.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/OVERCOME_20251117194802799_646e9318333fe4da793cb995183d9de9-1024x662.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/OVERCOME_20251117194802799_646e9318333fe4da793cb995183d9de9-768x496.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/OVERCOME_20251117194802799_646e9318333fe4da793cb995183d9de9-1536x993.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/OVERCOME_20251117194802799_646e9318333fe4da793cb995183d9de9-600x388.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Nessuno nasce preparato a un amore così assoluto. Eppure, quando Alice ed Ellen vennero al mondo lo stesso giorno, il 20 agosto 1936, nella piccola Nerchau, in Sassonia, fu evidente fin dall’inizio che la loro vita non sarebbe stata doppia, ma duplice: non due strade parallele, bensì un’unica traiettoria percorsa da quattro piedi perfettamente sincronizzati. &#8230; <a href="https://it.insideover.com/chi-siamo/lultimo-passo-a-due-delle-gemelle-kessler-insieme-fino-alla-fine.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1241" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/OVERCOME_20251117194802799_646e9318333fe4da793cb995183d9de9.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/OVERCOME_20251117194802799_646e9318333fe4da793cb995183d9de9.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/OVERCOME_20251117194802799_646e9318333fe4da793cb995183d9de9-300x194.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/OVERCOME_20251117194802799_646e9318333fe4da793cb995183d9de9-1024x662.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/OVERCOME_20251117194802799_646e9318333fe4da793cb995183d9de9-768x496.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/OVERCOME_20251117194802799_646e9318333fe4da793cb995183d9de9-1536x993.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/OVERCOME_20251117194802799_646e9318333fe4da793cb995183d9de9-600x388.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Nessuno nasce preparato a un amore così assoluto. Eppure, quando<strong> Alice </strong>ed <strong>Ellen </strong>vennero al mondo lo stesso giorno, il 20 agosto 1936, nella piccola Nerchau, in <strong>Sassonia</strong>, fu evidente fin dall’inizio che la loro vita non sarebbe stata doppia, ma duplice: non due strade parallele, bensì un’unica traiettoria percorsa da quattro piedi perfettamente sincronizzati. Due respiri, due cuori, un solo destino. La loro fine, giunta insieme, non è solo la chiusura di un’esistenza luminosa: è la conferma suprema di un legame che non ha conosciuto interruzioni.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://torinocronaca.it/resizer/1240/-1/true/2025_11_17/Gemelle_Kessler_1965-1763394505334.jpg--addio_alle_gemelle_kessler__trovate_morte_in_casa_a_monaco__aperta_un_indagine_sulle_cause.jpg?1763394505919" alt=""/></figure>



<p>Cresciute nella <strong>Germania devastata dalla guerra </strong>e poi rinchiusa nella rigidità della <strong>DDR</strong>, entrarono a undici anni nel programma giovanile dell’Opera di Lipsia. Nel rigore del teatro impararono la disciplina del gesto, la musicalità del corpo, la potenza del coordinarsi. Ma, soprattutto, consolidarono un patto che avevano stretto senza parole: qualunque cosa sarebbe accaduta, l’avrebbero affrontata insieme.</p>



<p>A diciotto anni, mentre il mondo si divideva in blocchi e la <strong>Guerra Fredda</strong> tracciava confini di cemento e ideologie, loro attraversarono quello spartiacque. Lasciarono la Germania Est e raggiunsero l’Ovest, inseguendo un sogno che non era solo artistico, ma anche umano: respirare libertà, e farlo fianco a fianco. Non avevano un piano preciso, solo una certezza: non si sarebbero mai separate.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://www.repstatic.it/content/nazionale/img/2025/11/17/162242519-7ce4e0e0-3dce-4af0-bbab-ace4032abd35.jpg?webp" alt=""/></figure>



<p>A Parigi entrarono nelle <strong>Bluebell Girls del Lido</strong>, ed è lì che il mondo iniziò a conoscerle: due figure altissime, identiche, magnetiche. Ma fu l’Italia, nel 1961, a consacrarle. Invitate in una trasmissione televisiva, portarono un’idea nuova di spettacolo: un’eleganza europea, una modernità che l’Italia del boom riconobbe come propria aspirazione. Poco dopo arrivò <strong>Studio Uno</strong>, la sigla che tutti ricordano, la danza impeccabile, la gioia che il pubblico respirava attraverso lo schermo. Il Paese le adottò come simbolo di un decennio luminoso: due “straniere” che sapevano parlare al cuore italiano meglio di molte beniamine nazionali.</p>



<p>Non era solo talento: era la loro simbiosi. Sul palco non erano due artiste che si esibivano, ma un’unica entità che si muoveva con una naturalezza quasi ipnotica. Nulla di costruito, nulla di forzato: la coordinazione era la conseguenza di una vita trascorsa una accanto all’altra, condividendo ogni intervallo, ogni risata, ogni fragilità.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://www.quotidiano.net/image-service/view/acePublic/alias/contentid/YzliNTI0Y2QtZmQzMS00/1/bild-suicidio-assistito-per-le-gemelle-kessler.webp?f=16%3A9&amp;q=0.75&amp;w=1280" alt=""/></figure>



<p>La loro vita privata confermava ciò che il pubblico intuiva: vivevano letteralmente insieme. Dal 1986 scelsero di stabilirsi a <strong>Grünwald</strong>, vicino a Monaco di Baviera, in <strong>due appartamenti contigui separate da una parete scorrevole</strong>. Bastava un gesto per attraversarla. Non era un vezzo scenografico, ma un bisogno profondo: la certezza che l’altra fosse sempre lì, a pochi passi, come era accaduto fin dall’infanzia.<br>Non si sposarono mai, non ebbero figli: la loro famiglia erano loro stesse, per caso. Una piccola unità di due persone, autonoma e autosufficiente, che non ammetteva scissioni.</p>



<p>Quando la televisione cambiò estetica, ritmo, linguaggi, loro continuarono a esserci, pur con meno frequenza: show, teatro musicale, ospitate, programmi in cui il pubblico poteva ritrovare quell’energia che aveva segnato gli anni d’oro del varietà. E ogni volta, ancora una volta, arrivavano insieme.</p>



<p>Poi, l’ultima scena, all’età di 89 anni, Alice ed Ellen Kessler sono morte insieme nella loro casa di Grünwald. La polizia bavarese ha confermato che non ci sono segni di intervento esterno; la stampa riferisce che avrebbero scelto il <strong>suicidio medicalmente assistito</strong>, pratica consentita in Germania in condizioni specifiche. Una decisione lucida, consapevole, coerente con la loro intera esistenza. Avevano già espresso il desiderio che le loro ceneri venissero raccolte in un’unica urna, insieme a quelle della madre e del loro cane: un’ultima, definitiva fusione.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://api.gdb.atexcloud.io/image-service/view/acePublic/alias/contentid/1n8y8ul7y7ld14gmj8m/0/le-gemelle-alice-ed-hellen-kessler-a-miss-italia-2004.webp?f=16%3A9&amp;w=826" alt=""/></figure>



<p>È impossibile non sentire un brivido davanti a questa storia. Non è solo la morte di due artiste: è l’ultimo capitolo di una vita vissuta in una forma così rara da sembrare irreale. Una vita a due, dove il “noi” non soffocava l’individualità, ma la completava. Dove la forza non era nell’essere identiche, ma nell’essere inseparabili.</p>



<p>Le gemelle Kessler hanno attraversato la Germania del dopoguerra, la Parigi scintillante, l’Italia del boom, l’Europa che cambiava pelle — sempre, in ogni istante, in coppia. Hanno illuminato palcoscenici e salotti televisivi, hanno offerto un’immagine di armonia e complicità che trascendeva lo spettacolo. E quando il mondo ha chiesto loro l’ultimo passo, hanno scelto il passo doppio: quello che aveva guidato tutto.</p>



<p>Sono uscite di scena così: due, unite, fedeli a una promessa più forte del tempo.<br>Una vita intera ballata insieme.<br>Una morte che non contempla solitudini.<br>Un amore che resta.</p>
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		<title>Rimmel: cinquant’anni d&#8217;Italia fra le pagine chiare e le pagine scure</title>
		<link>https://it.insideover.com/chi-siamo/rimmel-cinquantanni-ditalia-fra-le-pagine-chiare-e-le-pagine-scure.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesca Salvatore]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 12 Aug 2025 06:45:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Chi siamo]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[Musica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="858" height="1245" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/OVERCOME_2025081121141757_96b5311d46428a06df7e27997ce5165e.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/OVERCOME_2025081121141757_96b5311d46428a06df7e27997ce5165e.jpg 858w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/OVERCOME_2025081121141757_96b5311d46428a06df7e27997ce5165e-207x300.jpg 207w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/OVERCOME_2025081121141757_96b5311d46428a06df7e27997ce5165e-706x1024.jpg 706w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/OVERCOME_2025081121141757_96b5311d46428a06df7e27997ce5165e-768x1114.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/OVERCOME_2025081121141757_96b5311d46428a06df7e27997ce5165e-600x871.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 858px) 100vw, 858px" /></p>
<p>Rimmel, l’album più venduto del 1975 in Italia, rimasto in classifica per 60 settimane, ha attraversato cinque decenni. Ecco perché. </p>
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<p><strong>Gennaio 1975, Roma</strong>. L’Italia respira a scatti. In pochi anni ha visto crescere città, consumi e speranze, ma anche ombre lunghe: le <a href="https://it.insideover.com/cronaca-nera/piazza-loggia-50-anni-dopo.html">bombe di piazza</a>, le fabbriche in lotta, <strong>il piombo dei <em>kalashnikov </em>nei viali di provincia.</strong> Le luci al neon colorano le vie commerciali, mentre in periferia i ragazzi appendono poster di cantautori e rivoluzionari alle pareti di stanzette fredde. I giornali parlano di crisi energetica, di governi che durano mesi, di disoccupazione che sale, ma anche di un Paese che si veste alla moda, che compra televisori a colori, che riempie i cinema per ridere e per piangere. È un’Italia che balla su due ritmi opposti: la voglia di crescere e la paura di rompersi.</p>



<p>Nei corridoi della RCA, intanto, l’aria sa di legno e caffè. Qui, lontano dalle sirene, <strong>Francesco De Gregori</strong> sta registrando nove canzoni che non pretendono di spiegare il Paese, ma di raccontarne l’anima invisibile. <em><strong>Rimmel</strong></em> esce come escono certe notti: piano, ma restano. <strong>Nove brani, 29 minuti e 32 secondi</strong>, pubblicato da RCA Italiana, registrato tra l’inverno ’74 e l’inizio del ’75: in copertina sembra un trucco; nei solchi, uno smascheramento.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://www.rollingstone.it/wp-content/uploads/2020/01/GettyImages-482274853.jpg" alt=""/></figure>



<p><br>L&#8217;album si apre con la canzone che gli dà il titolo, <em><strong>Rimmel</strong></em>: una lettera d’addio che finisce per parlare a un’intera generazione che saluta la propria innocenza. «<em>E qualcosa rimane, fra le pagine chiare e le pagine scure</em>» — il verso più celebre — fotografa il deposito emotivo che resta dopo lo strappo: <strong>amore o Paese che sia, ciò che conta è la memoria che non si chiude mai bene.</strong> Nel 1975 quella riga era il congedo dalle promesse del ’68; nel 2025 è la grammatica discreta con cui custodiamo le nostre rotture (private e collettive), in un’epoca che archivia tutto ma non elabora niente. È anche un manifesto di poetica: non spiegare, evocare; non urlare, resistere sottovoce.</p>



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<div class="embed-responsive embed-responsive-16by9"><iframe loading="lazy" title="Francesco De Gregori - Rimmel (Official Audio)" width="500" height="281" src="https://www.youtube-nocookie.com/embed/Ydo-yfPze30?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div><script>ga("set", "video_embed", "youtube_Ydo-yfPze30");</script>
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<p><br>Poi, ci pensava <em><strong>Pezzi di vetro</strong></em> a incrinare la superficie lucida del sentimento. «<em>L’uomo che cammina sui pezzi di vetro</em>»; «<em>piuttosto un santo a piedi nudi</em>». Nel 1975 quel personaggio era l’allegoria di un amore temerario che accetta il rischio del ferirsi; ma fuori dallo studio era anche<strong> l’italiano medio che procede lo stesso</strong>, tra tensioni sociali e lavoro che scivola. Oggi quelle schegge sono cambiate di nome — precarietà, iperconnessione, fragilità mentale — ma non di sostanza: continuiamo a danzare con grazia su un terreno che può tagliare. La canzone non offre paracadute: insegna una postura morale, la dignità del passo.</p>



<p>Con <strong><em>Il signor Hood</em></strong> entrava in scena il diritto di disturbare. «<em>Il signor Hood era un galantuomo</em> <em>con due pistole caricate a salve e un canestro di parole</em>». È poesia civile in controluce: il personaggio ispirato a <strong>Marco Pannella</strong> (sottotitolo in retrocopertina: “<em>a M., con autonomia</em>”) incarna le “voci discordanti” che tengono sveglia la democrazia. <strong>Allora significava divorzio, referendum, disobbedienze eleganti</strong>; oggi è la necessità di chi rompe l’algoritmo del consenso, rifiutando le tifoserie permanenti. Non c’è retorica: c’è un profilo umano, ironico e ostinato, che ci ricorda che la cittadinanza è un esercizio individuale prima che una folla.</p>



<p><strong><em>Pablo </em></strong>cambia latitudine ma parla di noi. L’emigrante spagnolo in Svizzera — «<em>Hanno ammazzato Pablo, Pablo è vivo</em>» — fa da specchio a un’Italia che, nel dopoguerra, ha riempito treni notturni e camerate. Nel ’75 quel ritornello è una preghiera laica contro l’anonimato delle fabbriche; oggi è una fotografia capovolta: i “Pablo” arrivano da altri Sud, e la misura della nostra maturità sta nel ricordare che fummo noi, ieri, con valigie di spago e permessi precari. La musica — scritta con <strong><em>Lucio Dalla</em></strong> — lega due capitali del nostro canone e due storie di confine: identità e lavoro.</p>



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<div class="embed-responsive embed-responsive-16by9"><iframe loading="lazy" title="Francesco De Gregori - Buonanotte Fiorellino (Official Audio)" width="500" height="281" src="https://www.youtube-nocookie.com/embed/xlGwXNjzJ_Y?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div><script>ga("set", "video_embed", "youtube_xlGwXNjzJ_Y");</script>
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<p>A metà corsa scivolava <em><strong>Buonanotte fiorellino</strong></em>. All’epoca qualcuno la bollò come sdolcinata; De Gregori spiegò che l’aveva immaginata anche in dialogo con Dylan. Oggi è chiaro quanto fosse una scelta di campo. «<em>Buonanotte, buonanotte fiorellino</em>»; «<em>e vicino non è ancora abbastanza</em>»: <strong>tenerezza come forma di resistenza</strong>, carezza contro il rumore che già allora cresceva. Negli anni dell’edonismo televisivo la canzone è stata un sussurro ostinato, nel nuovo millennio un promemoria anticinico. È politica, ma del sentimento: dire “buonanotte” a qualcuno, e dirlo bene, è l’atto minimo che tiene insieme una comunità.</p>



<p>Le <em><strong>storie di ieri</strong></em> riapriva il faldone doloroso della memoria italiana che, ancora, stenta a essere condivisa. Nel 1975 significava: l’Italia non ha ancora finito di fare i conti con se stessa. Non bastano i riepiloghi; servono biografie, cortili, padri che leggono i giornali e figli che cercano un varco. Oggi, nel flusso infinito di anniversari, quella canzone ci chiede di non ridurre il passato a didascalia. Dalla stagione delle stragi alle verità imperfette, Le storie di ieri resta un richiamo alla complessità: la storia non è un algoritmo che restituisce risposte pulite. E dialoga, in altro capitolo discografico, con <strong>Fabrizio</strong> <strong>De André</strong>: un ponte tra scuole poetiche della stessa generazione.</p>



<p>Con <strong><em>Quattro cani</em></strong> l’Italia si osservava dal marciapiede. Favola civile, senza nomi propri: fame, diffidenza, amicizia. All’epoca parlava degli invisibili che abitavano ai margini del boom; oggi illumina branchi improvvisati che tengono in piedi città fragili — reti di mutuo soccorso, <strong>amicizie che fanno sistema dove le istituzioni non arrivano</strong>. De Gregori ha sempre smentito le letture “gossip”: nessuna allegoria personalistica, sono davvero cani. E proprio per questo universali.</p>



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<div class="embed-responsive embed-responsive-16by9"><iframe loading="lazy" title="Francesco De Gregori - Piano bar (Official Audio)" width="500" height="281" src="https://www.youtube-nocookie.com/embed/SOAPzUUi72k?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div><script>ga("set", "video_embed", "youtube_SOAPzUUi72k");</script>
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<p><em><strong>Piccola mela</strong></em> portava la rivoluzione in cucina. «Mi metto in tasca una piccola mela»: una frase minima che dice una politica domestica, il contrario del proclama. Nel 1975 era il contrappunto alla piazza, oggi è l’antidoto alla saturazione digitale: prendersi cura, scegliere lentezza, dare valore al poco. C’è dentro la tradizione (il rimando a un canto popolare) e c’è l’oggi (l’idea che la cura sia lavoro vero): così il brano tiene insieme radici e presente, senza folclore.</p>



<p>Chiudeva <strong><em>Piano bar</em></strong>: metamusica e mestiere. Nel ’75 raccontava i locali, i tavoli, gli sguardi di notte: la canzone come servizio pubblico sentimentale. Cinquant’anni dopo, quel piano bar è dovunque: in un club, in una diretta, in cuffia. Cambiano i supporti (dal vinile allo streaming), non il bisogno di riconoscersi in una voce. Persino le leggende interpretative — quel “forse è X” o “parla di Y” — sono state smentite dall’autore: a contare è la scena più che l’identikit, l’incontro più del personaggio.</p>



<p>E così <em>Rimmel</em>, l’album più venduto del 1975 in Italia,<strong> rimasto in classifica per 60 settimane</strong>, ha attraversato cinque decenni con un trucco che non maschera ma rivela. Le nove tracce non gridano mai “che cos’è l’Italia”: <strong>la mettono in scena</strong> — amori cauti, passi su vetri, eretici necessari, partenze, carezze, memorie, branchi, cucine, palchi. È la mappa sentimentale di un Paese che continua a cambiare pelle e a riconoscersi, ogni volta, in un’immagine piccola e precisa. Se mezzo secolo dopo quei versi ci toccano ancora, è perché hanno scelto la via più difficile: parlare piano per farsi sentire meglio.</p>



<p><strong>Cosa resta, cinquant’anni dopo, di <em>Rimmel </em>e delle sue nove canzoni?</strong> Non solo i versi, le melodie, le copertine consumate. Resta il modo in cui quelle canzoni hanno saputo ascoltarci mentre cambiavamo, senza giudicarci, senza pretendere di guidarci. <strong>In mezzo secolo l’Italia ha conosciuto trionfi e tonfi, mode e rivoluzioni</strong>, ma quelle storie, quei volti in filigrana, quelle immagini appena accennate continuano a parlarci perché non sono mai state chiuse in un’epoca. E noi, cinquant’anni dopo, possiamo ancora ascoltarlo e riconoscerci. Magari in una stanza piccola, con una luce calda, mentre fuori il mondo corre, anche mentre piovono le bombe. <strong>Perché, in fondo, c’è sempre “<em>qualcosa che rimane, fra le pagine chiare e le pagine scure</em>”.</strong></p>
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		<title>Dimmi quanti partner hai avuto e ti dirò da che Paese vieni</title>
		<link>https://it.insideover.com/chi-siamo/dimmi-quanti-partner-hai-avuto-e-ti-diro-da-che-paese-vieni.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesca Salvatore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 08 Mar 2025 06:17:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Chi siamo]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[sesso]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="612" height="408" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/istockphoto-1326071735-612x612-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/istockphoto-1326071735-612x612-1.jpg 612w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/istockphoto-1326071735-612x612-1-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/istockphoto-1326071735-612x612-1-300x200.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 612px) 100vw, 612px" /></p>
<p>Le statistiche sul numero di partner sessuali tra i vari Paesi sono interessanti ma vanno prese con le pinze! E comunque vince...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="612" height="408" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/istockphoto-1326071735-612x612-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/istockphoto-1326071735-612x612-1.jpg 612w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/istockphoto-1326071735-612x612-1-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/istockphoto-1326071735-612x612-1-300x200.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 612px) 100vw, 612px" /></p>
<p>Le statistiche dominano il mondo ormai: tutto si misura, perfino i sentimenti. Ma come diceva Aaron Levenstein, uno che di statistica ha vissuto, &#8220;<em>Le statistiche sono come i bikini: quello che rivelano è suggestivo, ma quello che nascondono è più importante</em>&#8220;. Così, in un mondo assuefatto alle classifiche su armi ed eserciti, ci permettiamo oggi una licenza poetica…neanche poi tanto lontana dai bikini di Levenstein.</p>



<p>Ebbene, i cervelloni di <strong><a href="https://worldpopulationreview.com/country-rankings/average-number-of-sexual-partners-by-country">World Population Review</a></strong> nel 2024 hanno pensato bene di andare a scrutare fra le lenzuola degli abitanti del mondo, ma anche fra i divani, le auto, gli ascensori…per raccontarci le tendenze statistiche sul <strong>numero dei partner sessuali</strong> che ognuno di noi raccoglie in vita. Almeno in quella sessualmente attiva. La scienza ci dice che <strong>la media globale di partner sessuali per individuo è di nove</strong>: tuttavia, alcuni Paesi si distinguono nettamente da questa media, sia in alto che in basso. Ma sarà tutto vero? O come per gli <em>exit poll</em> anche le dichiarazioni fuori dal letto in questo caso possono essere fuorvianti? Chi può saperlo: del resto, come diceva qualcuno: &#8220;<em>Le statistiche sul sesso sono come le promesse politiche: spesso gonfiate, raramente verificate, ma sempre divertenti da leggere</em>&#8220;.</p>



<p>In fondo alla top ten troviamo la <strong>Svizzera</strong>: neutrale anche a letto? Il Paese della precisione, della puntualità, delle banche e dei cioccolatini. A quanto pare, anche il numero di partner è abbastanza… svizzero. Con una media di 11,1 partner, la Svizzera è il luogo dove le relazioni seguono gli orari rigidi di un treno: <strong>niente eccessi, solo efficienza.</strong> Al nono posto della classifica c’è la <strong>Svezia</strong>: <em>Mamma mia! </em>(cit). Gli svedesi, sempre noti per essere all’avanguardia in tutto, non si tirano indietro quando si parla di numeri: 11,8 partner, insomma, non sono male. Se la Svezia fosse un prodotto, sarebbe una versione aggiornata e perfetta di un modello, con un po&#8217; di &#8220;softness&#8221; che fa gola a tutti. Certamente il prodotto di una cultura di uguaglianza e libertà: ci asteniamo dalle facili battute sull’Ikea.</p>



<p>Solo al numero 8 il Paese che vanta primati nell’<em>ars amatoria</em>. Se c&#8217;è una cosa che gli italiani sanno fare, è &#8220;amare&#8221;… nel vero senso della parola. La media di 11,8 partner è perfettamente in linea con un Paese che mescola passione e mistero come una ricetta segreta. Ma attenzione: non siamo ai livelli dei primi in classifica, ma almeno degli svedesi: ci accontentiamo di un numero &#8220;medio&#8221;, ma non per questo meno emozionante. Qui il cuore (e il letto) batte forte, ma in modo più… romantico.<br>Gli scandinavi non demordono e al 7° posto si trova la <strong>Norvegia</strong>, con 12,1 partner. Dev’essere un&#8217;influenza dei paesaggi artici: quando fuori è tutto ghiacciato e cala la notte polare, dentro ci si riscalda in modo ecosostenibile. Nonostante l’apparente calma delle terre nordiche, questi numeri suggeriscono che i norvegesi sono esperti nell&#8217;arte del calore… a modo loro.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Gli antipodi sul podio</h2>



<p>Sesto posto per gli amici del <strong>Sudafrica</strong>: una terra complessa, travagliata, ai confini del mondo. Con una media di 12,5 partner, questo Paese dimostra che quando c&#8217;è la giusta energia (e le giuste temperature), la passione non ha confini. E non importa se si è in un campo di sabbia o in una lussuosa casa sulla costa: i sudafricani non si lasciano mai sfuggire un’opportunità di godersi la vita.<br>Attenzione, perché appena un gradino sotto il podio c’è un altro Paese ghiacciato: l’<strong>Islanda</strong>. La terra dei geyser e delle eruzioni vulcaniche, dove la temperatura è bassa ma l&#8217;intensità delle esperienze è alta. Con 13 partner, gli islandesi non scherzano. Se il Paese è noto per il suo paesaggio mozzafiato, lo è anche per la sua passione. Forse è il freddo ad avere un effetto diverso, anche se il freddo a dire il vero&#8230;va beh, lasciamo stare.</p>



<p>E siamo al podio. Medaglia di bronzo per la <strong>Nuova Zelanda</strong> (13,2 partner): un&#8217;altra nazione dove la natura selvaggia sembra ispirare ogni cosa, anche le abitudini sessuali. Con 13,2 partner, i neozelandesi non si limitano a scalare montagne o saltare da enormi altitudini: sembrano prendersi anche il loro tempo per esplorare ogni possibilità romantica e… fisica. Se tanto ci da tanto, non è difficile indovinare chi si becca la medaglio d’argento: con una media di 13,3 partner, l’<strong>Australia</strong> è a un passo dalla vittoria di questo sexy campionato. Ah, l&#8217;Australia, dove il sole è caldo, le spiagge sono infinite, e i numeri sono, sorprendentemente, ancora più alti. Se il surf, i canguri, la barriera corallina, la storia ancestrale non sono sufficienti per tenerli occupati, ecco che arriva un’occupazione degna di nota. Un altro posto dove la vita scorre veloce, e così anche i numeri nelle statistiche del fiki-fiki. Del resto, con tanto spazio e pochi vicini intorno, cosa c’è di meglio da fare?<br>La medaglia d’oro, tuttavia, appartiene a insospettabili. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Fumare, e non solo, come un turco</h2>



<p>Conduce la classifica la <strong>Turchia</strong>, con 14,5 partner. Qui, l’arte dell&#8217;ospitalità non si limita a servire tè e baklava, ma si estende anche a esperienze decisamente più… intime. Sorprendente? Forse no, considerando che il Paese vive una continua contraddizione tra tradizione e modernità, e dove forse l’arte della discrezione viene praticata solo in pubblico. Da oggi quindi sarà demodé dire &#8220;<em>fumare come un turco</em>&#8221; bensì&#8230;</p>



<p>Maglia nera per gli inventori del kamasutra: l&#8217;India che si colloca all&#8217;ultimo posto con una media di 3 partner. E gli Stati Uniti, invece? In media, <strong>le persone che vivono negli Stati Uniti hanno tra 10 e 11 partner sessuali nel corso della loro vita</strong>. Tuttavia, il numero medio può variare notevolmente da Stato a Stato, in base alle culture locali e alle preferenze religiose in particolare. Ad esempio, i residenti della <strong>Louisiana</strong> segnalano una media di 15,7 partner sessuali. In confronto, la gente dello <strong>Utah</strong>, il 62% della quale appartiene alla Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni, segnala una media di 2,6 partner sessuali. Amen.</p>



<p>Numeri che comunque offrono uno spunto interessante, ma vanno trattate con la dovuta cautela: non sono mai completamente affidabili, soprattutto quando si parla di un tema così privato e personale. Lì dove la cultura è più aperta e tollerante nei confronti della sessualità, i numeri sono decisamente più alti, ma potremmo chiederci se questa &#8220;libertà&#8221; sia davvero rappresentativa del comportamento medio, o se semplicemente <strong>le risposte siano un po’ più audaci (o balle dichiarate)</strong> di quanto ci piacerebbe ammettere. D’altra parte, in paesi come l&#8217;India o la Cina, dove la sessualità è spesso più regolata da norme sociali e tradizioni, ci si potrebbe aspettare numeri più bassi – ma sarebbe troppo facile pensare che ciò significhi che le persone siano meno sessualmente attive. Il punto cruciale, però, è che<strong> i numeri non raccontano tutta la storia</strong>. La quantità di partner non è sinonimo di qualità, e, come ci insegnano i vecchi saggi, la soddisfazione non si misura con il taccuino. Che vi piaccia la quantità o la qualità, buon divertimento…e non dimenticate le precauzioni!</p>
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		<title>Tra oligarchi russi e capitalisti Usa, Anora sceglie di essere una donna libera</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesca Salvatore]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 03 Mar 2025 14:56:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Chi siamo]]></category>
		<category><![CDATA[Donne]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1280" height="720" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/anora2.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/anora2.jpg 1280w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/anora2-600x338.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/anora2-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/anora2-1024x576.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/anora2-768x432.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/anora2-334x188.jpg 334w" sizes="auto, (max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></p>
<p>Anora, scopriamo il film che questa notte ha sbancato tutto (5 statuette) all'edizione 2025 della Notte degli Oscar.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1280" height="720" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/anora2.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/anora2.jpg 1280w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/anora2-600x338.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/anora2-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/anora2-1024x576.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/anora2-768x432.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/anora2-334x188.jpg 334w" sizes="auto, (max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></p>
<p><em><strong>Anora</strong></em> è il film che questa notte ha sbancato tutto all&#8217;edizione 2025 della <strong>Notte degli Oscar</strong>: la pellicola di<strong> Sean Baker</strong> (indipendente e che prima di questo aveva girato il suo <em>Tangerine </em>con un iPhone), già vincitore a Cannes 77, conquista i premi per miglior film, regia, sceneggiatura, montaggio, e miglior attrice protagonista (Mikey Madison). </p>



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<div class="embed-responsive embed-responsive-16by9"><iframe loading="lazy" title="ANORA | Trailer Ufficiale (Universal Studios) - HD" width="500" height="281" src="https://www.youtube-nocookie.com/embed/LsGvnMLqW1Q?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div><script>ga("set", "video_embed", "youtube_LsGvnMLqW1Q");</script>
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<p></p>



<p><em>Anora</em> si presenta come una commedia romantica dal ritmo serrato, ma si rivela ben presto un&#8217;opera ben più complessa, capace di intrecciare riflessioni sulla <strong>condizione femminile</strong>, il <strong>potere economico </strong>e le <strong>dinamiche geopolitiche tra Russia e Stati Uniti</strong>. Non si limita a raccontare la storiella &#8220;leggera&#8221; di una giovane spogliarellista catapultata nel mondo dell’alta finanza russa, ma scava nelle contraddizioni di due modelli economici apparentemente opposti, rivelandone sorprendenti punti di contatto. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Anora, un emblema di autodeterminazione femminile</h2>



<p>Al centro della narrazione troviamo <strong>Anora &#8220;Ani&#8221; Mikheeva</strong>, interpretata da una straordinaria Mikey Madison. Ani è una giovane donna che lavora in un club di Brighton Beach, il quartiere russo-americano di Brooklyn, cercando di sopravvivere in un contesto segnato dalla precarietà e dalla mercificazione del corpo femminile. La sua vita cambia radicalmente quando incontra <strong>Vanya Zakharov</strong>, figlio di un potente <strong>oligarca russo</strong>, che dopo una breve frequentazione la sposa impulsivamente durante un viaggio a Las Vegas. La favola, tuttavia, si sgretola in un baleno: la famiglia di Vanya non tarda a intervenire, rifiutando di accettare l’unione con una donna percepita come un’intrusa e un pericolo per il loro impero economico. Ani si trova così al centro di un gioco di potere che la obbliga a <strong>ridefinire la propria identità</strong> e il proprio futuro. </p>



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<div class="embed-responsive embed-responsive-16by9"><iframe loading="lazy" title="Oscars 2025: Mikey Madison accepts the award for best actress for her role in &#039;Anora&#039;" width="500" height="281" src="https://www.youtube-nocookie.com/embed/Ni44FwTgvzo?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div><script>ga("set", "video_embed", "youtube_Ni44FwTgvzo");</script>
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<p>Il film ribalta il cliché narrativo della donna salvata attraverso il matrimonio con un uomo ricco, offrendo invece il ritratto di una protagonista che, nel corso della vicenda, prende piena coscienza della propria <strong>autonomia</strong>. Il finale, in cui Ani sceglie di abbandonare il matrimonio e riprendere il controllo della propria vita, rappresenta un <strong>gesto di ribellione</strong> tanto intimo quanto politico. Tuttavia, non è l&#8217;unica figura femminile del film che emerge come paladina di autodeterminazione. Accanto a lei, emerge la figura di <strong>Tatiana Zakharova</strong>, madre di Vanya e moglie dell’oligarca Nikolai Zakharov. Tatiana è una boss, ma il suo ruolo è subordinato a quello del marito: il suo compito è proteggere gli interessi della famiglia e preservare il prestigio del nome. Non esita a orchestrare la distruzione del matrimonio di Vanya, rivelando come anche le donne all&#8217;interno delle élite siano spesso costrette a perpetuare dinamiche patriarcali per mantenere la propria posizione.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Una full immersion nel mondo degli oligarchi russi&#8230;</h2>



<p>Quello che sembra essere lo &#8220;sfondo&#8221; della trama, è in realtà un vivo affresco delle relazioni Est/Ovest che, in questa precisa fase storica, assume un valore fondamentale ai fini dell&#8217;incoronazione del film. <em>Anora </em>si distingue per il suo sottotesto geopolitico, che mette a confronto due sistemi economici apparentemente distanti: l’<strong>oligarchia russa </strong>e <strong>il capitalismo americano</strong>. Gli Zakharov incarnano l’ascesa e il consolidamento del potere economico post-sovietico, con la sua élite che amministra ricchezze da nababbi e influenza le dinamiche internazionali. Come molti oligarchi russi nella realtà, anche Nikolai Zakharov utilizza le capitali occidentali come spazi di investimento e rifugio per la propria famiglia. Il figlio Vanya, immerso nel lusso e privo di responsabilità, rappresenta una un Peter Pan allevato nel privilegio estremo e anche un po&#8217; idiota, privo di legami con la realtà sociale. L’arrivo di Ani, figura indipendente e imprevedibile, spezza l’ordine prestabilito e minaccia l&#8217;equilibrio di una dinastia abituata a controllare tutto e tutti.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://media-assets.wired.it/photos/672b9c102541d50076b0bf6a/master/w_1600,c_limit/anora-ring.jpg" alt=""/></figure>



<h2 class="wp-block-heading">&#8230;e del capitalismo americano</h2>



<p>Se la Russia di <em>Anora</em> è un fitto bosco di interessi post-1989, gli Stati Uniti non offrono un’alternativa più equa. Ani è l’emblema di una <strong>classe lavoratrice</strong> costretta a lottare quotidianamente per mangiare e pagare le bollette, intrappolata in un sistema che promette libertà ma che punisce la povertà e la mancanza di mezzi. L’incontro tra Ani e Vanya non è solo una storia d’amore, ma un confronto tra due modi di concepire il denaro e il potere. Mentre Vanya è figlio di un sistema in cui il benessere è garantito dalla nascita, Ani deve guadagnarsi ogni possibilità con fatica. In questo, sì, il film ricorda <em>Pretty woman</em>, che a suo tempo tutto fu tranne che una commedia solo &#8220;leggera&#8221;: serviva nero su bianco le contraddizioni della dorata California fra la vita del figlio di un magnate e i sogni infranti di una ragazza che nella metropoli deve fare i conti con l&#8217;affitto e le bollette. Ma il finale smonta il mito della Cenerentola: il rifiuto finale della ricchezza familiare dei Zakharov da parte di Anora non è solo una scelta sentimentale, ma un rifiuto consapevole di un sistema, con cui la stabilità economica si paga con infinite rate di sottomissione.  </p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://mercuzioandfriends.it/wp-content/uploads/2025/02/WhatsApp-Image-2025-02-05-at-02.32.21-833x417.jpeg" alt=""/></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Il <em>de profundis</em> della mobilità sociale</h2>



<p>Ma oltre al matrimonio “redentore”, c’è un altro mito che Anora attacca: quello della scalata sociale. Se nel 1931 Adams aveva definito il &#8220;Sogno Americano&#8221; come la possibilità di successo per chiunque, le evidenze oggi mostrano come la mobilità sociale negli Stati Uniti è ridotta al lumicino. Le <strong>disuguaglianze economiche</strong> hanno finito per ridurre la fluidità tra le classi e il lavoro precario ha reso instabile il progresso sociale, mostrando come le nuove povertà siano ormai una trappola strutturale più che una condizione temporanea. Nel contesto russo, la scalata sociale ha subito forti cambiamenti nel tempo: sotto il regime sovietico, lo Stato promuoveva una <strong>mobilità verticale</strong> legata alla lealtà politica e al ruolo del partito: dopo il crollo dell’URSS, le riforme neoliberali e l’ascesa degli oligarchi hanno creato un modello di mobilità dominato dalle élite economiche, dalla corruzione e dalle reti informali di potere. Tutto il mondo è Paese, dunque: ma avrebbero tutti lo stesso coraggio di <em>Anora</em>?<br><br></p>
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		<title>Buon compleanno a Sophia, l&#8217;ultima grande diva, la ragazza senza tempo</title>
		<link>https://it.insideover.com/chi-siamo/buon-compleanno-a-sophia-lultima-grande-diva-la-ragazza-senza-tempo.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesca Salvatore]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 Sep 2024 10:57:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Chi siamo]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[cinema]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1431" height="885" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/OVERCOME_20240920125724498_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_7472-e1726829938687.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/OVERCOME_20240920125724498_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_7472-e1726829938687.jpg 1431w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/OVERCOME_20240920125724498_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_7472-e1726829938687-600x371.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/OVERCOME_20240920125724498_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_7472-e1726829938687-300x186.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/OVERCOME_20240920125724498_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_7472-e1726829938687-1024x633.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/OVERCOME_20240920125724498_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_7472-e1726829938687-768x475.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1431px) 100vw, 1431px" /></p>
<p>L'intramontabile diva compie 90 anni: una vita davanti alla macchina da presa, raccontando soprattutto l'Italia.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1431" height="885" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/OVERCOME_20240920125724498_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_7472-e1726829938687.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/OVERCOME_20240920125724498_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_7472-e1726829938687.jpg 1431w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/OVERCOME_20240920125724498_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_7472-e1726829938687-600x371.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/OVERCOME_20240920125724498_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_7472-e1726829938687-300x186.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/OVERCOME_20240920125724498_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_7472-e1726829938687-1024x633.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/OVERCOME_20240920125724498_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_7472-e1726829938687-768x475.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1431px) 100vw, 1431px" /></p>
<p>L&#8217;abbiamo vista in ogni genere di personaggio, dall&#8217;ingenua ragazza di provincia all&#8217;amara matrona partenopea, dalla femmina sfacciata alla madre disperata, passando per conturbanti mambo, pizze fritte e due occhi inconfondibili marcati dal kajal. Oggi, <strong>Sophia Loren</strong>, nata Sofia Costanza Brigida Villani Scicolone, meravigliosa ragazza di Pozzuoli, compie novant&#8217;anni, di cui almeno settanta passati davanti alla macchina da presa a raccontare donne sempre diverse, diretta dai mostri sacri del cinema italiano e internazionale.</p>



<p>Gli esordi della giovane Sofia, quando ancora non aveva acquisito il sofisticato &#8220;<em>ph</em>&#8221; del nome, sanno di favola italiana del Dopoguerra. Una giovane mamma sedotta e abbandonata (la sua), la guerra, le ristrettezze economiche, sempre all&#8217;ombra di quella <em>Parthenŏpe</em> matrigna e <em>mammarella</em> allo stesso tempo. E poi il sogno romano, quello di sfilare assieme alle &#8220;sorridenti miss del Dopoguerra&#8221;, vincendo nel 1950 la fascia di Miss Eleganza, quando le partecipanti ai concorsi di bellezza erano fiere di cosce e petto, ancora non volevano la pace nel mondo e potevano esibire ascelle <em>nature</em>.</p>


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<p>Quello che accadde dopo fu da capogiro. Soprattutto l&#8217;incontro con il suo amore e pigmalione <strong>Carlo Ponti </strong>nel 1951: Sofia ha appena 16 anni e uno dei più grandi produttori italiani è pronto a mettere sul tavolo per lei un contratto di sette anni. Fu allora che Sofia divenne la Sophia che tutti conosciamo e che il mondo avrebbe imparato ad amare assieme a un&#8217; Italia che viaggiava ammaccata ma fiduciosa verso il futuro.</p>



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<div class="embed-responsive embed-responsive-16by9"><iframe loading="lazy" title="Vittorio De Sica &amp; Sophia Loren (Pane, amore e... / Scandal in Sorrento) - &quot;Mambo Italiano&quot; scene" width="500" height="281" src="https://www.youtube-nocookie.com/embed/UzXXxHYfRBA?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div><script>ga("set", "video_embed", "youtube_UzXXxHYfRBA");</script>
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<p>Fu subito <em>Cleopatra</em>, <em>L&#8217;oro di Napoli</em>, <em>Miseria e nobiltà</em>, <em>Il segno di Venere</em>, <em>Pane, amore e…</em>, <em>La donna del fiume</em>, <em>La fortuna di essere donna</em>. Di quella giovane attrice portentosa, che sembrava nemmeno sforzarsi troppo per dover recitare, si accorge il mondo intero, che la invidia al Bel Paese incoronandola regina del cinema italiano sulla copertina di <em><strong>Life</strong></em> del 1955. Dall’Italia al Mondo il passo fu davvero breve: alla fine degli anni Cinquanta sbarca a Hollywood con <em>Un marito per Cinzia</em>, <em>Orgoglio e passione</em>, <em>La chiave</em>, <em>Il diavolo in calzoncini rosa</em>, <em>Quel tipo di donna…</em> E se in patria aveva già incrociato sul set mostri sacri come Alberto Sordi, Totò, Marcello Mastroianni, Vittorio de Sica, al di là dell&#8217;Oceano ci saranno ad attenderla Frank Sinatra, Cary Grant, John Wayne, Anthony Quinn. Mai accanto agli uomini, ma dividendo sempre la scena perfettamente a metà, se non rubandola interamente di rapina.</p>


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<figure class="aligncenter size-large is-resized"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://memerang.wordpress.com/wp-content/uploads/2015/10/loren1.jpg" alt="" style="width:527px;height:auto"/></figure>
</div>


<p>Ma sono gli anni Sessanta, assieme all&#8217;effervescenza che portarono con sé, che consacrano un&#8217;attrice che ormai può dirsi internazionale. Ed è proprio nel 1960, che aprì quel decennio irripetibile, che &#8220;la Loren&#8221; -come la chiamiamo noi comuni mortali-fornisce al mondo la più grande prova sul set de<strong> <em>La ciociara</em></strong>, in cui interpreta quella Cesira che in un primo momento era stata offerta ad Anna Magnani. Tratto dall&#8217;omonimo romanzo di Alberto Moravia, regia di Vittorio De Sica: il film torna indietro sulle ferite della Guerra, portando a galla il dramma degli stupri da parte dei soldati su donne sole e inermi. La sequenza di Cesira che prende a sassate una camionetta di militari dopo essere stata stuprata assieme alla figlia restano ancora oggi una pietra miliare del cinema mondiale, che valse alla Loren il Premio Oscar, la Palma d&#8217;oro a Cannes, il BAFTA, il David di Donatello e il Nastro d&#8217;argento.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="embed-responsive embed-responsive-16by9"><iframe loading="lazy" title="165/200 - Scene indimenticabili 3 - LA CIOCIARA (1960) di Vittorio De Sica" width="500" height="281" src="https://www.youtube-nocookie.com/embed/ovMYB_23QXk?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div><script>ga("set", "video_embed", "youtube_ovMYB_23QXk");</script>
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<p>Ma il successo non s&#8217;arresta nemmeno dopo una vetta così impossibile da raggiungere. Verranno ancora <strong><em>Ieri, oggi, domani </em></strong>in cui Sophia si fa in tre: la verace contrabbandiera di sigarette, la ricca moglie fedifraga e la prostituta d&#8217;alto bordo il cui <em>strip-tease</em> fece ammattire Mastroianni. E ancora <em><strong>Matrimonio all&#8217;Italiana</strong></em>-tratto da Filomena Marturano di Eduardo de Filippo- e <em><strong>Una giornata particolare</strong></em>. </p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="embed-responsive embed-responsive-16by9"><iframe loading="lazy" title="Ieri, oggi, domani – Lo Striptease" width="500" height="281" src="https://www.youtube-nocookie.com/embed/VgQxI_KHD2o?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div><script>ga("set", "video_embed", "youtube_VgQxI_KHD2o");</script>
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<p>E poi un grande amore, quello con <strong>Carlo Ponti</strong> &#8211; che l&#8217;aveva conosciuta a sedici anni &#8211; e che l&#8217;Italia bigotta di quegli anni non perdonò subito. Ponti, all&#8217;epoca trentottenne, era sposato con Giuliana Fiastri, dalla quale aveva avuto due figli. Degne della trama di un film le peripezie che la coppia dovette affrontare per poter difendere la propria unione. Nel 1956 Ponti si recò in Messico, dove ottenne il divorzio dalla Fiastri e il 17 settembre 1957 sposò la sua Sophia per procura. Dopo il matrimonio, Ponti non rientrò in Italia per evitare l&#8217;accusa di bigamia che comunque piombò sulla sua testa nel 1960. Solo nel 1965 il produttore ottenne il divorzio dalla precedente moglie in Francia e sposò quindi la Loren il 9 aprile 1966 a Sèvres. Con tanto di riconoscimento della cittadinanza francese grazie all&#8217;intervento di <strong>Georges Pompidou</strong>. E arrivò anche il &#8220;perdono&#8221; di un Paese che non conosceva ancora il divorzio.</p>



<p>Sebbene dopo siano venute soprattutto produzioni televisive, la ragazza di Pozzuoli non ha mai smesso di ammaliare il mondo. Titoli minori, forse, ma comunque consoni a una signora del cinema che non era più &#8211; viva Dio &#8211; la ventenne dagli occhi da gatta, ma che comunque testimoniano un&#8217;energia e un talento senza tempo. Lo ha dimostrato una storia semplice semplice ma struggente come <em>Qualcosa di biondo </em>nel 1984 oppure l&#8217;esilarante commedia <em>That&#8217;s Amore</em> con <strong>Jack Lemmon</strong> e <strong>Walter Matthau </strong>del 1995. Non ultimo quel <em><strong>La vita davanti </strong></em><strong><em>a s</em>é</strong> del 2020 tratto dal best seller di Romain Gary.</p>



<p>Forse ultima diva tra le dive, in un mondo di influencer scosciate che sfilano immeritatamente sui <em>red carpet</em>. Sul Pianeta Terra non c&#8217;è persona, di qualsiasi età, cinefila o meno, che non sappia chi è o chi sia stata Sophia Loren. Perfino quel genio e cerbero di <strong>Bob Dylan</strong> la celebrò nei suoi versi di <em>I shall be free</em>: <em>Well, my telephone rang it would not stop/ It&#8217;s President Kennedy callin&#8217; me up<br>He said, My friend, Bob, what do we need to make the country row? / I said my friend, John, Brigitte Bardot, Anita Ekberg, Sophia Loren /Country&#8217;ll grow</em>.</p>



<p>Aveva ragione Dylan, con Sophia Loren il &#8220;Paese &#8211; il nostro s&#8217;intende &#8211; sarebbe cresciuto&#8221;. E allora, buon compleanno Sophia!</p>



<p></p>



<p></p>
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		<title>La reunion degli Oasis, il regalo dei Gallagher a una generazione</title>
		<link>https://it.insideover.com/chi-siamo/la-reunion-degli-oasis-il-regalo-dei-gallagher-a-una-generazione.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesca Salvatore]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 28 Aug 2024 10:43:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Chi siamo]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Storia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1094" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240827183739325_3ca87eb796b7db43ea7304159763b045-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240827183739325_3ca87eb796b7db43ea7304159763b045-1.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240827183739325_3ca87eb796b7db43ea7304159763b045-1-600x342.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240827183739325_3ca87eb796b7db43ea7304159763b045-1-300x171.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240827183739325_3ca87eb796b7db43ea7304159763b045-1-1024x583.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240827183739325_3ca87eb796b7db43ea7304159763b045-1-768x438.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240827183739325_3ca87eb796b7db43ea7304159763b045-1-1536x875.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il tour del 2025 sancisce la reunion tra i fratelli coltelli del britPop. Durerà, non durerà? Si tratta di mera pecunia? Va bene lo stesso!</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1094" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240827183739325_3ca87eb796b7db43ea7304159763b045-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240827183739325_3ca87eb796b7db43ea7304159763b045-1.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240827183739325_3ca87eb796b7db43ea7304159763b045-1-600x342.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240827183739325_3ca87eb796b7db43ea7304159763b045-1-300x171.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240827183739325_3ca87eb796b7db43ea7304159763b045-1-1024x583.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240827183739325_3ca87eb796b7db43ea7304159763b045-1-768x438.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240827183739325_3ca87eb796b7db43ea7304159763b045-1-1536x875.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>I <strong>Millennial</strong> non stanno più nella pelle: gli <strong>Oasis </strong>tornano insieme! Così, mentre frotte di ex ventenni e di ex trentenni attendono di indebitarsi per accaparrarsi un posto in prima fila all&#8217;evento clou del 2025, qualche guastafeste è già pronto a rovinare il <em>mood</em>: &#8220;<em>è un&#8217;operazione di marketing</em>!&#8221;. Non ce ne frega niente. La <em>reunion </em>dei <strong>fratelli Gallagher</strong> sta al Regno Unito come quella tra Al Bano e Romina Power sta alla Puglia: &#8220;Va bene lo stesso!&#8221;. Poco importa se torneranno a insultarsi e prendersi a cazzotti (i Gallagher, si intende): il brivido di quel microfono ancora una volta condiviso val bene una messa.</p>



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<div class="embed-responsive embed-responsive-16by9"><iframe loading="lazy" title="Oasis - Oasis Live &#039;25 [Official Trailer]" width="500" height="281" src="https://www.youtube-nocookie.com/embed/gol_JnuEtKM?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div><script>ga("set", "video_embed", "youtube_gol_JnuEtKM");</script>
</div></figure>



<p><strong>Li ringraziamo per due ragioni</strong>. La prima, aver messo dello zucchero in questo mondo che va a rotoli, restituendoci gli anni Novanta: ci basterebbe che la Mulino Bianco rimettesse le sorprese nelle merendine e potremmo morire felici. Ma soprattutto piombano nel Regno Unito più disunito di sempre, appannato, oscurando politici e teste coronate che finiscono alla periferia dei menabò di queste ore.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-4-3 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="embed-responsive embed-responsive-16by9"><iframe loading="lazy" title="Oasis - Don&#039;t Look Back In Anger (Official Video)" width="500" height="375" src="https://www.youtube-nocookie.com/embed/r8OipmKFDeM?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div><script>ga("set", "video_embed", "youtube_r8OipmKFDeM");</script>
</div></figure>



<p><strong>A-politici</strong>, non nel senso di estranei alla politica, ma al di sopra delle baruffe di partito da sempre, oltre quelli che avrebbero gradito farne <em>crooner</em> da campagne elettorali progressiste. La band nasce del resto nel 1991, nel pantano post Guerra Fredda. La <em>lady </em>di ferro è già storia, a Downing Street ha già traslocato <strong>John Major</strong> (che è un po&#8217; la stessa cosa).  Ma è nel 1994 che i fratelli Gallagher fanno irruzione sulla scena britannica: l’11 aprile esce <em>Supersonic</em>, il loro primo singolo. A seguire, inanellano due dischi fondamentali del rock anni Novanta: dapprima <em><strong>Definitely maybe</strong></em> (nel 1994, il cui mixaggio venne eseguito a Manchester nello studio di Johnny Marr, il chitarrista degli Smiths tanto per citarne una&#8230;).</p>



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<div class="embed-responsive embed-responsive-16by9"><iframe loading="lazy" title="Oasis - Supersonic (Official HD Remastered Video)" width="500" height="281" src="https://www.youtube-nocookie.com/embed/BJKpUH2kJQg?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div><script>ga("set", "video_embed", "youtube_BJKpUH2kJQg");</script>
</div></figure>



<p>Poi fu la volta di <em><strong>(What’s the story) Morning glory?</strong></em> nel 1995. In quell&#8217;anno Elisabetta II e il principe Filippo, duca di Edimburgo, visitano l’Irlanda del Nord per la prima volta dopo il cessate il fuoco tra l’IRA e i lealisti entrato in vigore l’anno precedente. A maggio le fortune dei <em>tories</em> continuano a declinare poiché le elezioni amministrative li vedono al controllo di appena otto consigli. A maggio muore il primo uomo al mondo per il morbo della &#8220;mucca-pazza&#8221;. E proprio oltre il vallo di Adriano.</p>



<p>Scocciati, spesso alterati da una vita sopra le righe, perennemente irascibili, i due fratelli della <strong><em>working class</em> di Manchester</strong> non hanno alcun interesse a presentarsi come <em>good guys</em> nonostante siano ossessionati dai <em>Fab Four</em>. Non sono particolarmente attivi dal punto di vista politico ma, come tanti della classe operaia inglese, votano <em>labour</em>. Eppure in questo Regno nebuloso, sospeso tra l&#8217;Europa e l&#8217;Atlantico, fatto di cieli grigi e formichine operose sempre di corsa avvolte nei paltò, la <strong>scena underground</strong> brulica. Tanto che i giornalisti delle riviste britanniche specializzate inventano un termine onnicomprensivo per questa sequela di nuove band:<strong> britPop</strong>, che ben presto sarà sinonimo di Oasis.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://encrypted-tbn0.gstatic.com/images?q=tbn:ANd9GcTijFfwuY2EMd6v8QmXfdwkqh2Fr5ctfzCtKw&amp;s" alt=""/></figure>
</div>


<p>I fratelli Gallagher, intanto, danno prova in giro per il mondo di non aver certo studiato dai Gesuiti. I due non soltanto rischiano l&#8217;arresto un giorno sì e l&#8217;altro pure, ma spesso e volentieri se le danno di santa ragione, portandosi in tour i segni delle saccagnate fraterne che si scambiano in camere di hotel sempre diverse. Tanto che le loro interviste diventano esse stesse teatro dell&#8217;assurdo. </p>



<p>Ma soprattutto spaccano il mondo anglofono. Non se la cavarono certo male negli Stati Uniti, vendettero milioni di dischi, ma il loro successo lì fu limitato rispetto a quello ottenuto in patria e in altre parti d&#8217;Europa. Oltreoceano restava difficile raggiungere le vette dei <strong>Nirvana </strong>orfani di Kurt Kobain o di altri come i Pearl Jam, Smashing Pumpkins, Soundgarden, Foo Fighters, Red Hot Chilli Peppers. L&#8217;America clintoniana voleva le ballate, che infatti furono i pochi pezzi del gruppo che realmente sfondarono negli Usa: non fecero mai un vero tour negli States e questo gli americani non glielo perdonarono.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://www.nme.com/wp-content/uploads/2021/04/NoelTonyBlair-696x442.jpg" alt=""/></figure>



<p>Arriviamo al 1997 britannico. Il quotidiano <em>The Sun</em> , tradizionale sostenitore del Partito Conservatore, dichiara il suo appoggio a <strong>Tony Blair</strong> e al partito laburista, condannando i conservatori come &#8220;<em>stanchi, divisi e senza una guida</em>&#8220;. A maggio, i laburisti asfaltano i conservatori in una vittoria storica.  Blair, che in tempi non sospetti si era dichiarato fan della band, invita a Downing Street <strong>Noel Gallagher</strong> e signora. E Liam? Nessun ha mai saputo dove fosse e se fosse stato invitato. Ad ogni modo quel party divenne l&#8217;emblema dell&#8217;era della <em><strong>Cool Britannia</strong></em>, con tanto di Noel che elogiò Blair ai Brit Awards affermando che &#8220;<em>stava dando un po&#8217; di speranza ai giovani di questo Paese</em>&#8220;. E negli anni non ha mai negato di ritenerlo &#8220;<em>l&#8217;ultima persona che avesse avuto un senso&#8230;uno davvero fottutamente intelligente</em>&#8220;. Il 31 agosto di quell&#8217;anno il destino mette il Regno Unito sotto una coperta scura: a Parigi muore tragicamente la <strong>Principessa Diana</strong>. Blair con i suoi saggi consigli evita ai Windsor uno scivolone di portata storica.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://newsimg.bbc.co.uk/media/images/45115000/jpg/_45115291_oasis_466230_w.jpg" alt=""/></figure>
</div>


<p>I fratelli Gallagher non nasconderanno mai di non essere fan del fenomeno Diana. Noel in particolare, non le risparmierà parole amarissime a un anno dalla sua morte.  Il Millennio svanisce velocemente. L&#8217;eclissi, Internet, le Torri Gemelle, quel maledetto tour del 2000 che si traduce in un&#8217;altra scazzottata. Iniziano nove tormentati anni in cui dentro e fuori i Gallagher accade di tutto: è l&#8217;ottobre del 2009 quando Liam in un intervista, con quel &#8220;<em>È finita</em>&#8220;, dice tutto. In un certo senso, fu davvero finita: il  mito di Londra, i giorni gloriosi della monarchia, la sterlina potente. Il Regno Unito smette di essere l&#8217;Eldorado degli anni Ottanta, arrivando sconquassato e maledettamente retrò sino ad oggi.</p>



<p>Due notti fa i fratelli Gallagher hanno messo in ombra perfino<a href="https://it.insideover.com/guerra/la-guerra-dei-droni-degli-houthi-per-sfidare-israele-e-occidente.html"> i droni e le bombe, </a>restituendoci un po&#8217; di adolescenza. Dovesse durare anche solo il tempo di un tour, noi ci stiamo già preparando&#8230;</p>



<p></p>



<p></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/chi-siamo/la-reunion-degli-oasis-il-regalo-dei-gallagher-a-una-generazione.html">La reunion degli Oasis, il regalo dei Gallagher a una generazione</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Le buone notizie &#8211; Bruno Serato, che salva l&#8217;America con la pastasciutta</title>
		<link>https://it.insideover.com/chi-siamo/le-buone-notizie-bruno-serato-che-salva-lamerica-con-la-pastasciutta.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesca Salvatore]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 May 2024 10:41:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Chi siamo]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/1millionmealsince2005-scaled-1.webp" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/1millionmealsince2005-scaled-1.webp 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/1millionmealsince2005-scaled-1.webp 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/1millionmealsince2005-scaled-1-300x200.webp 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/1millionmealsince2005-scaled-1-1024x683.webp 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/1millionmealsince2005-scaled-1-768x512.webp 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/1millionmealsince2005-scaled-1-1536x1024.webp 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Si può salvare il mondo in molti modi. Bruno Serato, ogni giorno, da quasi 20 anni, salva i motel kids Usa dalla fame.</p>
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<p>Da Totò ad Alberto Sordi, tanti grandi italiani hanno cantato le lodi della <strong>pastasciutta</strong>. Un patrimonio tutto italiano, tra luogo comune e orgoglio, che gli abitanti della Penisola hanno saputo portare ovunque.</p>



<p>Ed è così che comincia la storia di <strong>Bruno Serato</strong> e della sua famiglia, originaria del Veneto, che dopo la Seconda Guerra Mondiale si trasferì in Francia, per lavorar duro come tanti altri connazionali prima di loro. Ed è per questo che Bruno nasce a Nord di quella Parigi che accoglie la grande immigrazione dal sud d&#8217;Europa. Nel 1967, però, la sua famiglia ritorna in quel di Soave (Verona) per rientrare in famiglia: hanno sette figli, mantenerli non è semplice, e il papà camionista non ce la fa a sbarcare il lunario. Fino a quando non gli propongono di rilevare una trattoria-bar: ed è qui che Bruno mettere letteralmente le mani in pasta. Nel 1976, però, sono costretti a chiudere: Bruno è a Pratica di Mare per il servizio di leva, e non riesce più ad aiutare la famiglia in trattoria. Terminata la naja, dopo alcuni lavori in quel di Verona e del Lago di Garda, ha il desiderio di imparare l&#8217;inglese. Coltiva il sogno di fare lo <em>steward </em>per viaggiare in lungo e in largo. Ha una sorella in California che può fornirgli vitto e alloggio: così, nel 1980, con 200 dollari in tasca, va in America. E non torna più.</p>


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<figure class="alignright size-large is-resized"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://caterinasclub.org/wp-content/uploads/2019/08/feeding-the-children-3S9A9101-e1658599421758.jpg" alt="" style="width:555px;height:auto"/></figure>
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<p class="has-text-align-left">Qui percorre con entusiasmo e sudore tutti i gradini che spettano a un aspirante chef: lavapiatti, commis, cameriere, capocameriere: soltanto cinque anni dopo, Bruno vince il premio come miglior direttore della California del Sud. Una carriera che procede come un missile grazie al ristorante francese che lo lancia: il nome conteneva già un destino, <em>La vie en rose</em>. Quando nel 1985 il<em> maître</em> del ristorante White House di Anheim lo chiama, ha un&#8217;importante proposta per lui: il locale è in vendita e propone a Bruno di rilevarlo. L&#8217;impegno economico è esorbitante rispetto alle sue minime possibilità: tre mesi dopo, di fronte alla stessa proposta, il direttore del ristorante premia l&#8217;onestà di Bruno, affidandogli il ristorante in <em>leasing</em>, concedendogli un prestito e tre anni di tempo per ottenere un mutuo e rilevare il ristorante. I cambiamenti sono lenti e parsimoniosi. Il ristorante inizia ad aver successo in un luogo baciato dalla fortuna, visitato dalle star e a pochi passi da <strong>Disneyland</strong>. In un baleno Bruno si troverà a deliziare i palati di <strong>Jimmy Carter</strong>, <strong>George Bush Jr</strong>, <strong>Madonna</strong>, <strong>Andrea Bocelli</strong>. Non è tutto rosa e fiori: un terremoto prima e l&#8217;11 settembre poi, lasciano il locale vuoto per quasi due mesi. I guai sarebbero stati all&#8217;ordine del giorno anche negli anni a venire. Ma come ama ripetere Bruno, Chef Serato è una fenice e un gatto alle stesso tempo: risorge dalle ceneri e ha sette vite. Accanto a lui, tutta la famiglia, ma soprattutto <strong>Mamma Caterina</strong>, che sulle &#8220;note&#8221; di quel successo balla felice in quello che chiamerà &#8220;il suo ristorante&#8221;.</p>


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<figure class="alignleft size-large is-resized"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://caterinasclub.org/wp-content/uploads/2019/04/mama.jpg" alt="" style="width:349px;height:auto"/></figure>
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<p>Quella fortuna, però, Bruno vuole restituirla alla vita, e lo fa aiutando fin da subito bambini, anziani e bisognosi. Tre categorie fragili nel crogiuolo americano. Ma è nell&#8217;aprile del 2005, precisamente il 18 del mese, che qualcosa cambia. Mamma Caterina è in visita dal figliolo, e lo accompagna al locale <em>Boys and Girls Club</em>, uno dei <strong>cinquemila centri diurni </strong>per minori sparsi negli Stati Uniti. Qui i bambini giocano e fanno i compiti, una sorta di &#8220;oratorio&#8221; all&#8217;americana. Molto di loro sono dei <em><strong>Motel kids</strong></em>, bimbi che vivono stipati con fratelli e genitori dentro una stanza di un motel per risparmiare sull&#8217;affitto. Attorno a loro prostitute, tossici, spacciatori e sbandati di ogni genere. Qui gli unici giochi sono il cemento e la ferraglia esterna dei motel, le giornate sono lunghe e quasi sempre si mangia una volta al giorno. Bruno e Mamma Caterina incrociano la vita di un bambino di otto anni, che racconta di come la sua cena sarà un triste pacchetto di patatine. E&#8217; uno scontro duro con l&#8217;ingiustizia e il dolore del mondo, a pochi passi dai lustrini e dagli zuccheri di Disneyland. Mamma Caterina allora, semplice e diretta, suggerisce al figlio: &#8220;<em>Perché non gli fai una pastasciutta?</em>&#8220;. Bruno comprende di avere uno strumento potente per le mani, nonostante lui non sia tra i &#8220;potenti&#8221;. Quella giornata gli cambierà la vita: inzia quello &#8220;che Dio mi ha dato&#8221;, ripete Bruno.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="alignright size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://caterinasclub.org/wp-content/uploads/2019/04/impact_meals.jpg" alt=""/></figure>
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<p>Inizia <strong>una catena di montaggio pazzesca</strong>, fatta di mani amorevoli, sugo di pomodoro e pasta: alcuni piatti vengono portati direttamente nei club, altri vengono ritirati. Da alcune decine, oggi Bruno e il suo ristorante servono dai 3 ai 4000 pasti al giorno, spediti attraverso quattro autisti che raggiungono 30 città e 130 centri in Sud California in tempo per il pranzo. Nel frattempo, negli Stati Uniti scoppia l&#8217;<strong>effetto domino</strong>: tanti amici di Bruno iniziano a fare lo stesso, dentro e fuori dal Paese. Un mese fa il ristorante di Bruno ha celebrato i <strong>10milioni di pasti serviti </strong>attraverso il <strong><em>Caterina&#8217;s Club</em></strong>, la &#8220;macchina da guerra&#8221; che ha messo in piedi diciannove anni fa. <strong>Non si è fermato mai</strong>, nemmeno quando nel 2017 un cortocircuito mandò in fiamme il ristorante. Anche di fronte al sudore di una vita perduto, la priorità restarono i bambini: la cucina del White House quella volta andò in trasferta, grazie al vescovo della zona, presso le cucine della vicina cattedrale. Due anni di chiusura e nemmeno un bimbo rimasto senza pastasciutta.</p>



<p>La catena di montaggio, nel frattempo, si allarga. I bimbi diventano sempre di più e bisogna trovare il tempo per gestire il sistema. Bruno sceglie di chiudere a pranzo-una scelta impensabile per qualsivoglia ristoratore-per avere il tempo di cucinare. Assume altre persone in cucina che dalle 5.00 del mattino si occupano del sugo, del pollo e dei legumi: perché la pastasciutta fa bene, ma bisogna mangiare anche tutto il resto per parlare di un pasto vero. Vengono assunti altri autisti e vegono acquistati altri pullmini che spargono sugo e amore in giro per la California. Un via vai che termina alle 15.00 di ogni giorno, giusto il tempo per rassettare il locale e ricominciare tutto daccapo per la cena. Perché bisogna pur guadagnare. Negli anni, <em>Caterina&#8217;s Club</em> diventa una causa sposata da <strong>grandi celebrità</strong> che, attraverso eventi di gala e manifestazioni, raccolgono fondi. Assieme a loro, una schiera di clienti e di fondazioni, pronte ad aiutare la causa. A sostenerlo, anche una grande azienda italiana che si è sempre distinta per l&#8217;etica del lavoro: la Barilla, che con la sua pasta è diventata parte integrante del progetto di Bruno. Nel tempo si sono aggiunte la De Cecco e la Felicetti. La gratitudine di Chef Serato per i suoi sostenitori è immensa. Ma sono anche i &#8220;piccoli&#8221; che tengono in piedi la fabbrica della bontà di Chef Bruno: come il bambino che, ascoltata la sua storia alla <em>Cnn</em>, gli inviò 10 dollari, l&#8217;equivalente della mancia dei suoi genitori. Oppure la signora anziana che fa fatica ad arrivare a fine mese, che donò appena 5 dollari per contribuire.</p>


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<figure class="alignleft size-large is-resized"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://caterinasclub.org/wp-content/uploads/2023/06/IMG_5921.jpg" alt="" style="width:518px;height:auto"/></figure>
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<p>Ma <em>Caterina&#8217;s club</em>, con il tempo, ha cominciato a non sfamare più solo gli stomaci. I<strong>l progetto si è infatti triplicato</strong>: oltre alla pastasciutta aiuta le famiglie che vivono nei motel a spostarsi in abitazioni più dignitose, anticipando loro la famigerata caparra che non sono in grado di coprire. Un&#8217;operazione dignità iniziata dodici anni fa e che ha salvato le vite di quasi <strong>trecento famigli</strong>e, allontanandole da luoghi insalubri e a rischio. E poi c&#8217;è la &#8220;<strong>Scuola di Bruno</strong>&#8220;: i giovanissimi vengono accolti nel ristorante di Anheim e quelli che mostrano amore per questo lavoro, possono ambire anche all&#8217;assunzione. Qualcuno di loro-la voce di Bruno si riempie di orgoglio- arriva perfino al cospetto di quel mostro sacro di <strong>Alain Ducasse</strong>, in quel della Napa Valley, il paradiso del vino californiano. Ma nel mondo benefico di Bruno Serato, non sempre va tutto rosa e fiori e i <strong>momenti di sconforto </strong>sono stati tanti. Quelli che a un certo punto ti fanno pensare &#8220;Adesso basta&#8221;. Era il 2008 e la crisi economica rischiava di mangiarsi il suo ristorante. Ma anche i sogni del <em>Caterina&#8217;s club</em>. <strong>Il progetto diventa insostenibile</strong>: il denaro non basta, la pasta nemmeno, e i bambini in difficoltà sono raddoppiati. Bruno passa una notte di tormento cercando di prendere una decisione. L&#8217;indomani, come per magia, duplica la pasta e i sughi, senza lasciare nemmeno un bambino senza il suo pranzo. Il suo impegno lo premia: di fronte a un&#8217;epidemia di chiusure, la <em>Cnn </em>si accorge di questa piccola grande storia e la rinnovata popolarità del progetto, come in un circolo virtuoso, produce sostegno all&#8217;iniziativa stessa. Momenti così ce ne sono stati altri: l&#8217;incendio al ristorante, la pandemia. Ma mai nessun bambino è mai rimasto a pancia vuota.</p>



<p>La mia chiacchierata con Chef Bruno sta per concludersi. </p>



<p>&#8220;Bruno, a novembre si vota negli Stati Uniti. Hai mai pensato di darti alla politica?&#8221;. (Ride) &#8220;Me l&#8217;hanno chiesto in tanti. Ma non sono nato in America. Non posso fare il presidente!&#8221;.</p>



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		<title>InsideOver: i nostri reportage</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Dec 2019 10:18:32 +0000</pubDate>
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		<title>InsideOver 2019: magazine e nuovo sito</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Dec 2019 09:59:09 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[InsideOver]]></category>
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