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Ambiente

La verità sull’olio di palma

Da Kuala Lumpur. L'olio di palma va guardato dall'alto. Dal cielo di Kuala Lumpur. Solo sorvolando le centinaia di migliaia di ettari di terra dedicati alla sua coltivazione si capisce che la Malesia è il fortino della produzione mondiale di questo alimento così controverso. Il secondo produttore al mondo dopo la vicina Indonesia: distese immense, campi regolari e simmetrici, belli come sono belle le colline del centro Italia inondate di olivi e di viti. Solo immensamente più grandi e produttivi: dalla Malesia parte il 39% dell'olio verso le industrie mondiali che producono cibo, dentifrici, detergenti, cosmetici e prodotti farmaceutici. Ed è su questo fortino in Asia orientale che si combatte l'assedio più cruento di tutti: quello del boicottaggio. Reportage di Giuseppe De Lorenzo

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La città del futuro che distrugge l’ambiente

La chiamano “città del futuro”. Grattaceli e ville fronte mare. Ma anche centri commerciali, scuole private, ospedali e hotel di lusso. È Forest City, costerà quasi 40 miliardi di euro e nascerà tra la Malesia e Singapore, su quattro isole artificiali. Il tempo di realizzazione previsto e di circa 20 anni. I lavori, infatti, dovrebbero essere completati entro il 2035. Il progetto è della società Country Garden, gigante cinese dell’immobiliare e Esplanada Danga 88, impresa in parte nelle potenti mani del sultano di Johor, distretto meridionale della Malesia, davanti a dove sorgerà la nuova città. Video di Roberto Di Matteo e Fabio Polese

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Bombe inesplose nel cuore della Ue

A 99 anni di tempo dalla fine della Prima guerra mondiale, nel cuore della Francia giacciono ancora centinaia di migliaia di bombe e colpi d'artiglieria inesplosi. Gli ordigni della Grande Guerra inquinano ancora i boschi attorno a Verdun, dove persino i campi coltivati sono impregnati dei gas tossici in dotazione agli eserciti del tempo. Servizio di Giovanni Masini, montaggio di Roberto Di Matteo. Riprese con il drone di Noè Devey

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Chernobyl apocalisse post nucleare

Da Chernobyl. Aleksey si sporge dal finestrino del pickup, indica una macchia d'alberi sulla destra e dice: “Questisono i magazzini Molochniy, o almeno ciò che ne resta”. L'auto sgomma veloce, ma dietro le frasche si intravede la sagoma grigia d'un palazzo in stile brutalista. L'antica Prospekt Lenina, che un tempo fu la via principale di Prypjat, è stata inghiottita dalla foresta insieme a tutta la città.Montaggio di Roberto Di Matteo

Ambiente

Chernobyl, l’inferno dei sopravvissuti

Da Chernobyl. "Non ho fretta. Nel 1986 un medico mi diede cinque anni di vita. E sono ancora qui...": Aleksey Moskalenko attende paziente di fianco al checkpoint, infagottato in una divisa militare troppo grande. All'occhiello, il distintivo del trentennale del disastro di Chernobyl, quando - nella notte fra il 26 e il 27 aprile - il reattore 4 della centrale nucleare ucraina esplose provocando il peggiore incidente della storia dell'energia atomica. Moskalenko, all'epoca ventinovenne, era vicecapo della locale unità di polizia. Reso invalido dalle radiazioni che ancora oggi ne tormentano l'anima e il corpo, si mantiene facendo la guida turistica. Ci conduce fino al punto esatto dove si trovava all'1.23 di quella notte maledetta, quando un lampo squarciò l'oscurità.

Ambiente

Gli stalker che esplorano Chernobyl

Si fanno chiamare “stalker” gli abitanti della città morta. Quel che resta di Prypiat, Ucraina, si trova nella zona di alienazione nata dall'esplosione del reattore numero quattro della centrale nucleare Lenin a Chernobyl. Gli stalker penetrano illegalmente nella zona di alienazione per viverla ed esplorarla, e questa attività diviene tutta la loro vita.

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