Nato a Napoli nel 1989, vive e lavora a Roma da 7 anni.Nel 2012, grazie ad una borsa di studio, vive per uno anno a Parigi, dove approfondisce la sua formazione fotografica e cinematografica collaborando con il dipartimento di arti visive di Paris8 Vincennes – Saint Denis.Laureato con lode in Cinema e Arti Visive al DAMS di RomaTre nel 2014.Intraprende nel triennio 2014/2015 un master presso l’Istituto Superiore di Fotografia di Roma, dove ha modo di crescere professionalmente in un clima fervido e stimolante, collaborando contestualmente con noti fotografi direportage.Nel corso dei suoi anni di formazione, si è auto-prodotto (lavorando in una fabbrica tessile) una serie di reportage realizzati in Italia e in varie parti del mondo.Dal 2016, in collaborazione con la photoeditor Melissa Pallini, inizia la sua carriera di fotografo freelance con alcune Ong in Medio Oriente e in Africa Centrale, senza mai perdere di vista la documentazione del suo territorio d’origine e i progetti a lungo termine inerenti alla sfera più intima della sua vita personale.Principale caratteristica del suo approccio visivo è la commistione di generi, stili e linguaggi. Ne consegue un corpus di lavoro difficilmente ascrivibile ad una specifica corrente.L’identità della sua opera trova spazio in un moto continuo, in una ricerca persistente sul mezzo, sull’estetica, sull’esperienza.Così come l’acqua assume la forma del recipiente in cui è versata, ognuno dei suoi progetti ragiona autonomamente, cambiando e adattando ai differenti contesti e persone, la propria impronta estetica e simbolica.La sua è una ricerca viscerale, istintiva, mossa da una profonda e genuina curiosità, che abbraccia numerosi mezzi espressivi; dalla fotografia alla videoarte, da tematiche di carattere sociale al racconto intimo e personale.
Violenza, sparatorie ed esplosioni sono state una costante nei mesi che hanno preceduto le elezioni in Afghanistan. Dopo diciotto anni dall’inizio della guerra, nessuna area del Paese può ancora essere definita sicura e senza episodi di violenza giornaliera. Secondo i...
Furti, sparatorie, degrado. Sono queste le immagini che evoca Secondigliano, il quartiere napoletano dal 2004 teatro della guerra di camorra tra il clan Di Lauro e gli “scissionisti”. All’interno di questo microcosmo dominato da un’illegalità profondamente radicata sorge, quasi come simbolo e monito, il Centro Penitenziario “Pasquale Mandato”. Una cittadella di 384mila metri quadrati che ospita più di 1300 detenuti sottoposti al regime di Alta Sicurezza. I detenuti di Secondigliano si raccontano. Fotografia, musica e poesia si fondono per raccontare l’uomo, con i suoi rimpianti, i suoi desideri.
Furti, sparatorie, degrado. Sono queste le immagini che evoca Secondigliano, il quartiere napoletano dal 2004 teatro della guerra di camorra tra il clan Di Lauro e gli “scissionisti”. All’interno di questo microcosmo dominato da un’illegalità profondamente radicata sorge, quasi come simbolo e monito, il Centro Penitenziario “Pasquale Mandato”. Una cittadella di 384mila metri quadrati che ospita più di 1300 detenuti sottoposti al regime di Alta Sicurezza.I detenuti di Secondigliano si raccontano. Fotografia, musica e poesia si fondono per raccontare l’uomo, con i suoi rimpianti, i suoi desideri.
Anche nel buio di questo affollato e caotico ambiente, il carcere di Secondigliano, la speranza e il desiderio di andare avanti riescono però a trovare un piccolo spazio da cui far filtrare la propria luce. I detenuti si raccontano. Fotografia, musica e poesia si fondono per raccontare l’uomo, con i suoi rimpianti, i suoi desideri
Nel clima precario del carcere di Secondigliano, nonostante i frequenti tentativi di boicottaggio da parte degli agenti di custodia e talvolta dei detenuti stessi, ogni settimana, un piccolo gruppo di detenuti si riunisce per frequentare il laboratorio di Lettura e Scrittura. Fotografia, musica e poesia si fondono per raccontare l’uomo, con i suoi rimpianti, i suoi desideri.
Inaugurato nel 1992, il carcere di Secondigliano si trova oggi ad affrontare un grave problema di sovrappopolamento che a sua volta ha generato una vera e propria emergenza sanitaria. Il racconto fotografico dal penitenziario campano
Furti, sparatorie, degrado. Sono queste le immagini che evoca Secondigliano, il quartiere napoletano dal 2004 teatro della guerra di camorra tra il clan Di Lauro e gli "scissionisti". All’interno di questo microcosmo dominato da un’illegalità profondamente radicata sorge, quasi come simbolo e monito, il Centro Penitenziario “Pasquale Mandato”. Una cittadella di 384mila metri quadrati che ospita più di 1300 detenuti sottoposti al regime di Alta Sicurezza. I detenuti di Secondigliano si raccontano. Fotografia, musica e poesia si fondono per raccontare l’uomo, con i suoi rimpianti, i suoi desideri.
''Vidomegon'' o ''Vudusi'', sono nomi che alle nostre orecchie non dicono nulla, parole impenetrabili, non le conosciamo e non ci colpiscono. Secondo questa racaica pratica i bambini vengono venduti dalle famiglie indigenti a quelle ricche, e poi, in molti casi, i giovani vengono impiegati come schiavi domestici
A. non è mai stato affiliato ad un clan malavitoso. Gestisce un bar a Secondigliano, frequentato da pregiudicati e persone coinvolte in attività criminali. Molti dei clienti abituali sono suoi amici di vecchia data. Racconta di non essere mai stato...
Newsletter
Notizie e approndimentidirettamente nella tua inbox