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	<title>Valerio Chiapparino Archives - InsideOver</title>
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	<description>Inside the news Over the world</description>
	<lastBuildDate>Tue, 16 Jan 2024 17:06:21 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Valerio Chiapparino Archives - InsideOver</title>
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	<item>
		<title>La campagna di Biden e la maledizione di Carter</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/la-campagna-di-biden-e-la-maledizione-di-carter.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Valerio Chiapparino]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 16 Jan 2024 11:20:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[elezioni Usa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/01/21775839_medium.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/01/21775839_medium.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/01/21775839_medium-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/01/21775839_medium-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/01/21775839_medium-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/01/21775839_medium-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/01/21775839_medium-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/01/21775839_medium-2048x1365.jpg 2048w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Come la lotta all'inflazione e le crisi in Medio Oriente accomunano le amministrazioni dei due presidenti democratici</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/la-campagna-di-biden-e-la-maledizione-di-carter.html">La campagna di Biden e la maledizione di Carter</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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<p>C’è un fantasma, o forse più di uno, che si aggira al 1600 di Pennsylvania Avenue. Non è solo quello del ritorno di <strong>Donald Trump</strong>, il cavaliere oscuro favorito tra gli sfidanti repubblicani per ottenere la nomination del partito, bensì anche quello di un altro predecessore del presidente <strong><a href="https://www.ilgiornale.it/persone/joe-biden-133796.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Biden</a> </strong>appartenente però alla sua stessa famiglia politica. A turbare il sonno del vecchio Joe, sempre più in affanno nei sondaggi, è infatti <strong>Jimmy Carter</strong>, eletto per un solo mandato dal 1977 al 1981, il cui sfortunato destino a Washington rappresenta un incubo ricorrente per l’attuale inquilino della Casa Bianca.&nbsp;</p>



<p>I due si conoscono dal 1974 quando l’allora senatore Biden incontrò per la prima volta Carter, all’epoca governatore della Georgia. Quest&#8217;ultimo era incuriosito dalla folgorante ascesa del giovane a <em>Capitol Hill</em> e stando alle testimonianze legarono molto. “Gli dissi che alla gente importa più la credibilità e se un candidato ha a cuore i loro interessi piuttosto che i programmi e le capacità di risolvere problemi”, così rispose il parlamentare del Delaware all&#8217;amministratore del <em>Peach state</em> che di lì a due anni sarebbe sceso in campo per la presidenza.&nbsp;</p>



<p>Non potevano sapere che un giorno entrambi avrebbero condiviso l’esperienza unica di entrare nello Studio Ovale per guidare il Paese affrontando problematiche quasi identiche. In politica interna un’inflazione elevata. Negli affari esteri una turbolenta situazione in <a href="https://www.ilgiornale.it/news/guerra/assedio-su-israele-ed-escalation-nel-mar-rosso-cos-pu-2264691.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Medio Oriente</a>.&nbsp;“I crescenti costi legati all’aumento dei prezzi stanno danneggiando il tessuto della società americana” scriveva Biden nel 1978, al tempo della sua campagna per la rielezione al Senato, puntando il dito contro i costi e l’inefficienza del governo mentre Carter era al secondo anno della sua presidenza. L&#8217;<strong>inflazione</strong> all’epoca si aggirava intorno al 13%, quasi 10 punti in più rispetto al livello corrente che pure mette in difficoltà l’attuale presidente e potrebbe impedirne la vittoria il prossimo novembre. </p>



<p>Eppure, nonostante le divergenze politiche accentuate da un certo protagonismo mediatico da parte di Biden &#8211; “sta imparando ma non abbastanza in fretta” sosteneva il giovane politico riferendosi a Potus &#8211;&nbsp;la relazione tra i due non ne ha mai sofferto. Rievocando quel periodo il <em><a href="https://www.wsj.com/politics/elections/biden-knew-carter-was-in-trouble-in-1979-now-hes-in-the-same-boat-74c96cdb" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Wall Street Journal</a></em> ricorda che l’allora senatore sostenne la corsa di Carter per un secondo mandato dichiarando nell&#8217;aprile del 1980 che il loro candidato, pur non essendo la scelta migliore, stava facendo un &#8220;buon lavoro&#8221;. Un intervento che lascia emergere come i due siano stati uniti anche da uno scarso sostegno popolare.</p>



<p>L’inflazione non fu comunque l’unico fattore ad affondare la rielezione di Carter deprimendo i suoi indici di gradimento nazionale. Esauritosi il lungo e sfortunato impegno americano in Vietnam, il <strong>Medio Oriente</strong> era diventato una nuova fonte di preoccupazione per gli Stati Uniti. La rivoluzione teocratica in Iran aveva determinato la fine dell’alleanza tra Washington e Teheran dando il via ad una crisi che ancora oggi resta insoluta e minaccia di precipitare l’intera regione nel caos. Per liberare i 53 dipendenti dell’ambasciata americana tenuti in ostaggio dal nuovo regime iraniano il presidente autorizzò nell’aprile del 1980 la spericolata operazione <em>Eagle Claw</em> che si concluse in un disastro con la morte di otto militari della<em> Delta Force</em> e la fine del sogno per Carter di un secondo mandato alla <strong>Casa Bianca</strong>.</p>



<p>È probabile che in questi mesi che precedono le <a href="https://www.ilgiornale.it/tag/elezioni-usa-167885.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>elezioni presidenziali</strong></a> Biden stia osservando con orrore l&#8217;accumularsi delle somiglianze tra la sua amministrazione e quella del suo lontano predecessore.&nbsp;Il presidente democratico conosce bene la storia. Sa di essere impegnato in una lotta non solo contro l&#8217;inflazione e i <em>proxies</em> di Teheran ma anche contro un destino tremendamente familiare. E in un modo o nell&#8217;altro, all&#8217;ombra di Carter, questa sarà la sua ultima battaglia.</p>
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		<title>Le guerre del futuro nel Pacifico e i dubbi dei Marines</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/le-guerre-del-futuro-nel-pacifico-e-i-dubbi-dei-marines.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Valerio Chiapparino]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Jan 2024 16:06:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[houthi]]></category>
		<category><![CDATA[Marines]]></category>
		<category><![CDATA[Pentagono]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1080" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/01/240106-N-JS660-1063-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/01/240106-N-JS660-1063-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/01/240106-N-JS660-1063-scaled-600x338.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/01/240106-N-JS660-1063-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/01/240106-N-JS660-1063-1024x576.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/01/240106-N-JS660-1063-768x432.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/01/240106-N-JS660-1063-1536x864.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/01/240106-N-JS660-1063-2048x1152.jpg 2048w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/01/240106-N-JS660-1063-334x188.jpg 334w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Non convince sino in fondo la strategia del Pentagono per il Corpo dei fanti di marina. In dubbio la capacità di reagire alle crisi globali</p>
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<p>Non piace a molti Marines la strategia per le guerre del futuro decisa dal <strong>Pentagono</strong> e approvata dagli stessi vertici del Corpo dei fanti di marina. “La <strong>Cina</strong> in termini di capacità militari è la minaccia che avanza. Se non facciamo niente verremo superati” dichiarava nel 2020 l&#8217;allora numero 1 dei &#8220;colli di cuoio&#8221; David H. Berger anticipando quanto contenuto nel <em>“Force Design 2030”</em>, un piano che a suon di tagli di carri armati, cacciabombardieri e armamenti intende preparare i <strong>Marines</strong> ad un “conflitto diffuso” contro Pechino che si svolgerebbe in gran parte su isole e atolli dell’Asia e dell’Oceania. Eppure, il <a href="https://www.wsj.com/politics/national-security/the-marines-transformed-to-take-on-china-will-they-be-ready-for-everything-else-d4ea24c6" target="_blank" rel="noreferrer noopener">dibattito</a> sulla nuova dottrina tra i ranghi del prestigioso Corpo è più acceso che mai.&nbsp;</p>



<p>A sparare il primo colpo è stato l’ex generale oggi in pensione George Smith il quale nell’aprile del 2022 quando era a capo della Prima <em>Marine Expeditionary Force</em>, un’unità composta da circa 50mila militari, ha redatto un rapporto riservato in cui ha ventilato la possibilità che i tagli predisposti &#8211;&nbsp;si stima un risparmio totale di 16 miliardi di dollari che verrà reinvestito in armamenti più “leggeri” &#8211;&nbsp;possano determinare un <strong>“deterioramento della coesione”</strong> della task force. La preoccupazione di fondo è che l’accento posto su un Corpo militare più snello in vista di uno scontro nell&#8217;<strong>Oceano Pacifico</strong> possa trasformarsi in una vulnerabilità in caso di crisi in contesti differenti. Non è un caso che le riserve alla nuova strategia americana siano state presentate al comandante Berger in un meeting a porte chiuse nel quartier generale di Quantico poche settimane dopo lo scoppio del conflitto in Ucraina.&nbsp;&nbsp;</p>



<p>Anche se l’incontro non ha provocato un cambio di programmi, gli attacchi di Hamas del 7 ottobre contro Israele e i rischi di un allargamento del conflitto in <strong>Medio Oriente</strong> continuano ad alimentare le perplessità di molti Marines. D’altra parte, migliaia di fanti di marina sono stati inviati nella regione del Golfo nell’estate del 2023 a bordo delle Uss Carter Hall e Uss Bataan per dissuadere l’<strong>Iran</strong> dal compiere manovre contro i mercantili nei pressi dello Stretto di Hormuz. <em>Abc news</em> ha rivelato inoltre che in Bahrain alcuni militari avrebbero ricevuto l’addestramento per essere posizionati anche a bordo delle navi commerciali. La presenza dei Marines nell&#8217;area è stata poi confermata anche con lo scoppio della guerra tra Israele e il movimento islamista e sta giocando un ruolo chiave nel mantenere una funzione di <strong><a href="https://www.ilgiornale.it/news/politica-estera/stati-uniti-mostrano-loro-capacit-deterrenza-medio-oriente-2229152.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">deterrenza</a></strong> nei confronti di Teheran e degli <strong>Houthi</strong> in Yemen.&nbsp;</p>



<p>“Come altri Marines in pensione, sostengo alcuni degli sforzi di modernizzazione del Corpo e l’attenzione alla <strong>minaccia nel Pacifico</strong> ma sono anche preoccupato per ciò che essa comporta per la sua capacità di reazione a livello globale” afferma l’ex ufficiale Sam Mundy il quale aggiunge che “le ultime crisi in Medio Oriente evidenziano i rischi di un’iperottimizzazione”. Concordano con Mundy anche gli ex numeri uno dei “colli di cuoio” Joe Dunford e Anthony Zinni e il senatore repubblicano ed ex colonnello Dan Sullivan&nbsp;secondo il quale “trasformeremo i fanti di marina in una forza di nicchia”. Per ora i vertici militari tirano dritto ma anche tra chi appoggia la nuova strategia nasce qualche dubbio. “Forse non ci stiamo muovendo abbastanza velocemente&#8221; per affrontare il pericolo cinese sostiene il deputato democratico Seth Moulton. Gli interrogativi insomma rimangono ma solo la prossima crisi potrà fornire delle risposte.&nbsp;</p>
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		<title>Gli Stati Uniti a caccia di nuove basi per i droni in Africa occidentale</title>
		<link>https://it.insideover.com/terrorismo/gli-stati-uniti-a-caccia-di-nuove-basi-per-i-droni-in-africa-occidentale.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Valerio Chiapparino]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Jan 2024 08:01:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Terrorismo]]></category>
		<category><![CDATA[Al Qaeda]]></category>
		<category><![CDATA[droni]]></category>
		<category><![CDATA[gruppo Wagner]]></category>
		<category><![CDATA[Isis (Stato islamico)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1281" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/LP_8812267.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/LP_8812267.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/LP_8812267-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/LP_8812267-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/LP_8812267-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>L'instabilità politica nel Sahel costringe gli Usa a cercare nuove basi in Benin, Costa d'Avorio e Ghana per controllare l'Isis e Al Qaeda</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/gli-stati-uniti-a-caccia-di-nuove-basi-per-i-droni-in-africa-occidentale.html">Gli Stati Uniti a caccia di nuove basi per i droni in Africa occidentale</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1281" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/LP_8812267.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/LP_8812267.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/LP_8812267-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/LP_8812267-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/LP_8812267-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Gli Stati Uniti corrono ai ripari in Africa studiando nuove strategie e alleanze per contenere la preoccupante avanzata di gruppi terroristici come lo <strong><a href="https://www.ilgiornale.it/tag/isis-70312.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Stato Islamico</a></strong> e <strong>Al Qaeda</strong> nel Sahel. Infatti, la crescita di questa&nbsp;minaccia in Mali, Burkina Faso e Niger e l’espansione dell’influenza russa nella regione rendono impossibile per gli Usa fare affidamento sui governi locali per utilizzare basi militari per i droni con i quali monitorare le attività degli islamisti.&nbsp;</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il Sahel compromesso</h2>



<p>Il ripensamento americano nell&#8217;area sarebbe in particolare indispensabile per superare quello che è di fatto il blocco operativo dell’<em>Air Base 201</em>, una struttura da 110 milioni di dollari ad Agadez in Niger, a seguito del colpo di Stato dei militari avvenuto a luglio nel Paese. Il golpe ha costretto Washington a sospendere le operazioni di sicurezza e gli aiuti allo sviluppo a Niamey e al momento i droni si limitano a condurre missioni di sorveglianza con la finalità di proteggere le truppe degli Stati Uniti stanziate in loco. Inoltre i contatti intergovernativi sono stati ridotti e limitati a periodiche comunicazioni tra il capo dello <em>Us Africa Command</em>, Michael Langley, e il responsabile della Difesa della giunta, il generale Moussa Salaou Barmou.&nbsp;</p>



<p>Rimangono dunque incerte le sorti di circa 1000 soldati americani, l’unica presenza occidentale rimasta nel Paese dopo il ritiro dei soldati francesi, anche se alcune nazioni europee, tra cui Germania, Italia e Spagna, starebbero valutando di <a href="https://www.nytimes.com/2024/01/06/world/africa/niger-us-air-base.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">stabilire contatti</a> con la giunta militare al potere.&nbsp;“Non ci sono molte altre opzioni se non ritirarci” dal Sahel dichiara l’ex generale Mark Hicks. L’amministrazione <strong>Biden</strong> ha raggiunto infatti la conclusione che, oltre al Niger, anche Mali e Burkina Faso sono inaffidabili e “compromessi” a causa dell&#8217;instabilità politica e della presenza dei paramilitari russi della <strong>Wagner</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il ripiegamento verso l&#8217;Oceano</h2>



<p>Per fare fronte all’”accecamento” Usa in Niger, il <em><a href="https://www.wsj.com/world/africa/u-s-seeks-drone-bases-in-coastal-west-africa-to-stem-islamist-advance-21282861" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Wall Street Journal</a></em> riporta che il Pentagono sarebbe quindi in contatto con le autorità di Ghana, Costa d’Avorio e Benin, Stati dell’Africa occidentale affacciati sull’Oceano Atlantico, per ottenere l’autorizzazione a stabilire basi da cui far decollare i <strong>droni</strong> necessari a tenere d’occhio i gruppi terroristici. Le basi su cui si sarebbe concentrata l’attenzione degli americani sono quelle di Tamale in Ghana e di Parakou in Benin oltre ad altre tre strutture in Costa d’Avorio. &nbsp;</p>



<p>L&#8217;allarme terrorismo interessa comunque anche gli Stati costieri e ad incombere sulle manovre degli Usa ci sarebbero i timori per un&#8217;ulteriore esplosione della minaccia jihadista. Nei primi nove mesi del 2023 in Benin 114 attacchi eseguiti dai militanti islamici hanno fatto 120 morti, un dato in crescita rispetto ai 72 eventi terroristici del 2022 e agli appena cinque del 2021. Nel vicino Togo tra il gennaio e il novembre dell’anno scorso si sono registrate invece 31 vittime di azioni terroristiche. In Costa d’Avorio e Ghana non ci sarebbero stati attentati nel 2023 ma in quest&#8217;ultimo Paese si segnala l’infiltrazione di <strong>cellule di estremisti</strong>. “Il centro di gravità (delle azioni dell’Isis) è in Africa” spiega Hans-Jacob Schindler, analista del <em>think tank Counter Extremism Project</em>, secondo il quale l’espansione della presenza degli integralisti nel continente porterà però prima o poi &#8220;ad un <strong>terribile <em>spillover</em></strong>”.&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/gli-stati-uniti-a-caccia-di-nuove-basi-per-i-droni-in-africa-occidentale.html">Gli Stati Uniti a caccia di nuove basi per i droni in Africa occidentale</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<item>
		<title>Il filo rosso tra i cartelli messicani e Hamas: così prende forma la narco-Jihad</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/il-filo-rosso-tra-i-cartelli-messicani-e-hamas-cosi-prende-forma-la-narco-jihad.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Valerio Chiapparino]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 27 Dec 2023 11:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Captagon]]></category>
		<category><![CDATA[droga]]></category>
		<category><![CDATA[Hamas]]></category>
		<category><![CDATA[hezbollah]]></category>
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<p>Esiste una decennale intesa segreta tra gli uomini di Hamas e il cartello di Sinaloa. Tunnel, droga e bombe al centro dell'accordo</p>
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<p>Il conflitto scatenato da Israele contro <strong>Hamas</strong> dopo l’attacco senza precedenti del 7 ottobre ha reso evidente l’importanza del controllo del mondo di sotto nelle guerre del XXI secolo, specie in un contesto di operazioni militari eseguite in ambienti urbani. Lo sapevano bene i miliziani di Al Qaeda e i talebani in Afghanistan e i Vietcong nel sudest asiatico che usavano le gallerie per sfuggire a chi dava loro la caccia. L’organizzazione che dal 2007 controlla la <strong>Striscia di Gaza</strong> non è&nbsp;l’unica oggi a detenere il monopolio in questo campo. In maniera inaspettata infatti gli islamisti sunniti del territorio palestinese avrebbero siglato un&#8217;<a href="https://www.the-express.com/news/world-news/121407/mexico-sinaloa-cartel-hamas-tunnels" target="_blank" rel="noreferrer noopener">intesa</a> con i narcos messicani per trasferire a questi ultimi <em>know how</em> e tecnologie per sfruttare il sottosuolo a loro vantaggio.&nbsp;</p>



<p>Ismael “el Mayo” Zambada Garcia, signore del <strong>cartello di Sinaloa</strong> per molti considerato l’erede del <em>chapo </em>Guzman e una taglia sulla sua testa da 15 milioni di dollari. Sarebbe stato lui a stabilire una decina di anni fa un’alleanza di ferro&nbsp;con i <em>fedayn</em>. In base all’accordo Hamas avrebbe aiutato i “cugini” oltreoceano a costruire reti sotterranee in aree di confine per permettere il trasferimento di droga negli Stati Uniti nonché per beffare le agenzie antidroga americane e messicane. Inoltre, i cunicoli sarebbero utilizzati anche per sfuggire ai gruppi rivali. &nbsp;</p>



<p>Il movimento islamista ha una notevole esperienza nella costruzione dei tunnel – la cosiddetta <strong>metro di Gaza</strong> ha un’estensione stimata di 500 chilometri &#8211; e almeno dal 2001 li ha adoperati per contrabbandare beni dall’Egitto e per lanciare attacchi in territorio israeliano. Lo Stato ebraico monitora da sempre questa minaccia e l’unità militare Samur dell’Idf dal 2004 è specializzata nel rintracciare e distruggere le reti sotterranee del nemico spesso attraverso l’impiego di robot. Una strategia ampiamente usata nell’operazione di terra in corso a Gaza che ha portato nei giorni scorsi all’<a href="https://www.ilgiornale.it/news/politica/hamas-trovato-mega-tunnel-e-gaza-assalto-ai-tir-aiuti-2257085.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">individuazione</a> del più grande tunnel mai scoperto sino ad ora dalle forze dello Stato ebraico. &nbsp;</p>



<p>Le prime notizie sull’intesa segreta tra Hamas e “el Mayo&#8221; sono trapelate nel 2018 quando Dany Tirza, un ex colonnello dell’esercito israeliano, ha dichiarato in un’intervista che gli islamisti di Gaza “si procurano denaro sostenendo gruppi criminali messicani per la costruzione di tunnel che vanno da Tijuana a San Diego per il <strong>traffico di droga</strong>”. Lo stesso anno gli agenti del Mossad hanno ricostruito i movimenti di tre miliziani che dopo esser passati da Madrid hanno incontrato a Tijuana in Messico dei luogotenenti di Zambada.</p>



<p>In cambio del trasferimento ai narcos delle loro competenze anche nella costruzione di bombe artigianali gli islamisti avrebbero ottenuto armi e attrezzature americane oltre a carichi di droga e all’addestramento da parte dei &#8220;chimici&#8221; messicani per la produzione e il commercio del <strong>captagon</strong>. In questi traffici sarebbero stati coinvolti anche gli sciiti di <strong>Hezbollah</strong>. Il captagon è noto come la “droga della <em>jihad</em>” ed è stata rinvenuta su alcuni terroristi uccisi dopo l’attacco del 7 ottobre. Le&nbsp;pillole di anfetamine sono ormai particolarmente diffuse in Medio Oriente e la&nbsp;vicina Siria gestisce un&#8217;importante fetta di questo mercato tanto da aver guadagnato il titolo di ultimo narco-Stato del mondo.</p>



<p>L&#8217;accordo tra Hamas e il cartello di Sinaloa è solo l&#8217;ultima di una lunga serie di collaborazioni tra le organizzazioni terroristiche e spietati gruppi criminali spesso protette da collusioni e da elementi deviati interni a governi di nazioni fragili e non solo. Gli eventi a Gaza e le continue esplosioni di violenza a pochi passi dal confine con gli Stati Uniti ricordano però ogni giorno ai decisori politici i rischi in cui si incorre ignorando tali minacce internazionali.</p>
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		<title>L&#8217;Ucraina e gli F-16: come può cambiare la guerra in Ucraina</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/lucraina-e-gli-f-16-come-puo-cambiare-la-guerra-in-ucraina.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Valerio Chiapparino]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 24 Dec 2023 14:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Difesa aerea]]></category>
		<category><![CDATA[f-16]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Ucraina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/13114066_large-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/13114066_large-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/13114066_large-scaled-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/13114066_large-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/13114066_large-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/13114066_large-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/13114066_large-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/13114066_large-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Fallita la controffensiva, Kiev punta a riorganizzare la strategia contro Mosca. Un ruolo chiave potrebbero giocarlo gli F-16 degli alleati</p>
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<p>Chi controlla il cielo può vincere una guerra. Questo è uno dei concetti chiave espressi nell’ormai celebre <a href="https://www.economist.com/by-invitation/2023/11/01/the-commander-in-chief-of-ukraines-armed-forces-on-how-to-win-the-war" target="_blank" rel="noreferrer noopener">saggio</a> di Valery Zaluzhny, capo delle forze armate di Kiev, pubblicato il mese scorso sull’<em>Economist</em>. “L’esercito ucraino necessita di fondamentali capacità e tecnologie per imprimere una svolta al conflitto. La più importante di queste è la potenza aerea” scrive il generale ammettendo che il vantaggio russo in questo campo impedisce ai suoi uomini di condurre operazioni di terra su larga scala. Ora che appare chiaro il fallimento della controffensiva lanciata dal presidente <strong>Volodymyr Zelensky</strong>, gli sforzi strategici dell’<strong>Ucraina</strong> potrebbero concentrarsi proprio sul fattore aria e, di conseguenza, sugli F-16, i tanto attesi jet che potrebbero stravolgere l’andamento della guerra contro la <strong>Russia</strong>.&nbsp;</p>



<h2 class="wp-block-heading">Una speranza dal cielo?&nbsp;</h2>



<p>I primi caccia prodotti dalla Lockheed-Martin hanno cominciato ad arrivare nei centri di addestramento negli Stati Uniti, in Danimarca e in Romania. In particolare, otto piloti e 65 membri del team di supporto avrebbero iniziato il training necessario nella base danese di Skrydstrup mentre un numero imprecisato di militari sarebbe stato inviato in Arizona e nella città rumena di Fetesti. Anche sul numero totale dei velivoli, comunque nell’ordine delle decine, donati dai Paesi europei dopo il via libera del presidente americano <strong>Joe Biden</strong> non ci sarebbero conferme.&nbsp;</p>



<p>L’ottimismo manifestato qualche mese fa da Zelensky al momento dell’annuncio della concessione degli F-16 &#8211; essendo prodotti negli Stati Uniti Washington ne deve approvare il trasferimento a Paesi terzi &#8211; è stato però nel frattempo stemperato dalle cattive notizie che arrivano dal fronte e da considerazioni sull’impatto che i jet potrebbero avere sulla guerra. Molti analisti invitano alla prudenza e persino il generale Zaluzhny ha riconosciuto&nbsp;che la fornitura dei caccia avrebbe potuto fare la differenza in una fase iniziale delle operazioni belliche tanto più che il loro effettivo impiego potrebbe avvenire tra molti mesi.&nbsp;Secondo <a href="https://www.ilgiornale.it/news/guerra/kiev-prepara-unoffensiva-nel-2024-rivelazioni-giornale-2256621.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">diverse stime</a> la consegna effettiva degli F-16 all&#8217;Ucraina è infatti prevista per il 2025.</p>



<p>Nonostante la superiorità dell’aviazione russa, all’inizio della guerra d’aggressione Mosca ha subito importanti perdite nei massicci blitz aerei lanciati contro gli obiettivi ucraini. Una circostanza che ha costretto i russi a rinunciare a missioni rischiose affidandosi maggiormente a droni e ad attacchi con missili balistici a lungo raggio. Se Kiev è riuscita a resistere per quasi due anni ad un conflitto che nelle intenzioni di <strong>Vladimir Putin </strong>doveva durare pochi giorni, lo si deve anche alla realizzazione, grazie al supporto degli alleati, di&nbsp;una barriera protettiva costituita dai sistemi Iris-T, Nasams e Patriot in aggiunta all’utilizzo di vecchi MIG-29 di produzione sovietica. Un sistema di difesa che però nelle condizioni attuali sembra non essere più sufficiente. &nbsp;</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il peso degli F-16 &nbsp;</h2>



<p>A partire dalla loro entrata in servizio a fine anni Settanta, gli F-16 sono stati aggiornati ed impiegati in numerose missioni, dalla guerra nel Golfo al Kosovo passando per l’<strong>Afghanistan</strong> e l’Iraq. Sono circa 25 le nazioni che li possiedono, in versioni diverse, e nel mondo ce ne sarebbero oltre 4600.&nbsp;Rispetto ai velivoli russi i jet di produzione americana possono ospitare più armi, hanno una cabina di pilotaggio più funzionale e sarebbero più efficaci nell’eseguire operazioni di difesa aerea e di attacco contro obiettivi a terra.&nbsp;</p>



<p>Di contro gli F-16 sono costosi, non sono particolarmente adatti all&#8217;atterraggio e al decollo sulle piste non ottimali presenti in Ucraina e i loro radar, seppur più potenti di quelli inclusi nei velivoli già in dotazione alle forze di Kiev, non sarebbero in grado di eliminare il vantaggio di quelli russi. “Gli F-16 sono <strong>jet preziosi e fragili</strong>” afferma alla <em><a href="https://www.reuters.com/graphics/UKRAINE-CRISIS/FIGHTER-JETS/jnvwwqyylvw/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Reuters</a> </em>Kelly Grieco, esperta dello<em> Stimson Center</em>. Inoltre, il training dei piloti richiede molti mesi. “Non è sufficiente addestrarli a fare le cose più essenziali se vuoi ricavare il meglio da questi aerei. Devi insegnare loro le cose più complesse” spiega Brynn Tannehill, un ex <em>top gun</em> della marina americana. </p>



<p>Per comprendere la complessità legata alla concessione degli F-16 all’Ucraina l’ex ministro della Difesa del Regno Unito Ben Wallace dichiara ai giornalisti di <em>Sky News</em> che “non si tratta di regalare un sistema di armamenti. Si tratta di trasferire una piattaforma&#8221;. Il ministro fa quindi un riferimento alle corse automobilistiche: come nella Formula Uno &#8220;non regali solo una macchina ma una scuderia”.&nbsp;</p>



<p>È difficile al momento concludere che l’arrivo, non immediato, dei jet americani possa essere il <em>game changer </em>che Zelensky e i suoi alleati occidentali vorrebbero. Una valutazione condivisa da una parte significativa della comunità degli esperti la quale ritiene che qualsiasi contributo positivo apportato dagli F-16 si misurerebbe in anni e non in mesi. Il rischio è che a quel punto per l&#8217;Ucraina potrebbe non esserci più una guerra da combattere.&nbsp;</p>
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		<title>I sondaggi, il peso dei cattolici e quelle voci sull&#8217;Irlanda Unita: cosa può succedere</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/i-sondaggi-il-peso-dei-cattolici-e-quelle-voci-sullirlanda-unita-cosa-puo-succedere.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Valerio Chiapparino]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 13 Dec 2023 11:01:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Brexit]]></category>
		<category><![CDATA[Sinn Fein]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/12748695_large-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/12748695_large-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/12748695_large-scaled-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/12748695_large-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/12748695_large-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/12748695_large-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/12748695_large-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/12748695_large-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Cresce a Dublino il supporto per una riunificazione dell'isola mentre a Belfast calano i contrari più oltranzisti. L'unità è inevitabile?</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/12748695_large-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/12748695_large-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/12748695_large-scaled-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/12748695_large-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/12748695_large-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/12748695_large-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/12748695_large-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/12748695_large-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>A poco più di cento anni dalla nascita dell’Irlanda del Nord avanza il sì alla <strong>riunificazione dell’isola</strong>. Un nuovo <a href="https://www.irishtimes.com/politics/2023/12/02/irish-unity-north-says-no-but-hardline-unionist-opposition-eases-poll-finds/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">sondaggio </a>dell’<em>Irish Times</em> mostra infatti un consolidamento nella <strong>Repubblica d&#8217;Irlanda</strong> del gruppo favorevole alla prospettiva di uno Stato unico. Una tendenza che si sviluppa più lentamente nell’<strong>Ulster</strong> ma che presenta alcuni elementi indicatori di un possibile futuro addio di Belfast al Regno Unito.&nbsp;</p>



<p>Secondo l&#8217;indagine statistica condotta dal quotidiano di Dublino il 64% degli intervistati residenti nella Repubblica ha dichiarato che in un eventuale <strong>referendum </strong>voterebbe&nbsp;a favore dell’unione. Il 16% si esprime contro tale prospettiva mentre la quota degli indecisi è ferma al 13%. Diversa è la situazione al nord: qui il 51% appare contrario, il 30% a favore e il 15% non ha ancora le idee chiare. &nbsp;</p>



<p>A colpire è il calo dell’opposizione tra gli unionisti più oltranzisti. Il 23% dei protestanti nordirlandesi afferma che troverebbe quasi impossibile da accettare una vittoria del &#8220;sogno repubblicano”. Un anno fa a pensarla nella stessa maniera era il 32%. Aumenta inoltre il numero di chi vorrebbe si svolgesse un <em>border poll</em>: il 78% al sud e il 59% oltre il confine. In base agli <a href="https://it.insideover.com/politica/gli-accordi-del-venerdi-santo-venticinque-anni-dopo.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">accordi del Venerdì Santo</a> del 1998 che hanno posto fine a quasi 30 anni di Troubles, il governo del <strong>Regno Unito</strong> è obbligato ad indire un referendum se apparirà evidente che la maggioranza della popolazione sia a favore dell’unione tra Dublino e Belfast. &nbsp;</p>



<p>Una maggioranza netta degli elettori sia nella Repubblica che nell’<strong>Ulster </strong>si dice poi pronta a sostenere <a href="https://www.irishtimes.com/politics/2023/12/09/clear-majority-in-north-and-republic-support-for-constitutional-change-in-event-of-irish-unity/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">modifiche costituzionali</a> in caso di un’<strong>Irlanda unita</strong>.&nbsp;In generale però bisogna tenere conto che, sebbene l&#8217;entusiasmo al sud appaia solido, precedenti consultazioni hanno mostrato una certa ansia tra gli elettori per un possibile peggioramento delle condizioni economiche in caso di riunificazione simile a quello verificatosi in Germania dopo la formale annessione nel 1990 dei territori della Germania dell&#8217;Est alla Repubblica federale tedesca. </p>



<p><strong>Leo Varadkar</strong>, il giovane <em>taoiseach </em>(premier) irlandese, ha affermato di recente di essere convinto che vedrà un’Irlanda unita nel corso della sua vita e che il Paese è già “sulla strada per la riunificazione”. Un’affermazione che si è attirata le critiche del Democratic Unionist Party (Dup), il partito nordirlandese considerato in generale portavoce degli interessi di Londra. &nbsp;</p>



<p>Sono diversi i segnali che vanno comunque nella direzione auspicata da<em> </em>Varadkar. In primis i cambiamenti demografici. Nell’Ulster, infatti, la <strong>popolazione cattolica</strong> ha superato quella protestante.&nbsp;A livello politico poi le elezioni del 2022 e del 2023 hanno mostrato come i nazionalisti repubblicani dello <strong>Sinn Féin</strong> siano ormai il primo partito al nord, un risultato che è previsto trovare conferma anche alle prossime elezioni generali in Irlanda. Persino le agenzie di scommesse ritengono adesso probabile un referendum entro il 2030.</p>



<p>Un’incognita per il lungo cammino verso l’unità dell’isola è però rappresentato dagli effetti della <strong>Brexit </strong>sulla politica nordirlandese. Il sistema di condivisione del potere tra il partito unionista e quello nazionalista stabilito dagli accordi del 1998 è andato in crisi anche per effetto dell’addio del Regno Unito all’Unione europea e il Dup, che percepisce Londra sempre più lontana, si è detto insoddisfatto per l’intesa di Windsor siglata quest&#8217;anno dal premier <strong>Rishi Sunak</strong> con Bruxelles. &nbsp;</p>



<p>Intanto al sud la <strong><a href="https://it.insideover.com/politica/dublino-in-fiamme-tutte-le-colpe-della-politica-irlandese.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">guerriglia urbana</a></strong> andata in scena il mese scorso nel cuore della capitale ha reso visibili le tensioni all’interno della società irlandese sull’immigrazione, la carenza di alloggi e un sistema sanitario pubblico inadeguato. Tutti temi sfruttati da gruppi di estrema destra e che Dublino dovrà affrontare prima che si possa realizzare una qualsiasi riunificazione con Belfast. Insomma, la strada per un’isola senza confini sembra tracciata ma sul suo eventuale successo non è ancora detta l’ultima parola.&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/i-sondaggi-il-peso-dei-cattolici-e-quelle-voci-sullirlanda-unita-cosa-puo-succedere.html">I sondaggi, il peso dei cattolici e quelle voci sull&#8217;Irlanda Unita: cosa può succedere</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Trump e l&#8217;agenda choc contro il deep State</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Valerio Chiapparino]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 10 Dec 2023 08:01:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Casa Bianca]]></category>
		<category><![CDATA[cia]]></category>
		<category><![CDATA[elezioni Usa]]></category>
		<category><![CDATA[Federal Bureau of Investigation (Fbi)]]></category>
		<category><![CDATA[Partito Repubblicano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/ilgiornale2_2023120917154261_919b6ffc1486e46b25bb10c7a12da78c-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/ilgiornale2_2023120917154261_919b6ffc1486e46b25bb10c7a12da78c-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/ilgiornale2_2023120917154261_919b6ffc1486e46b25bb10c7a12da78c-scaled-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/ilgiornale2_2023120917154261_919b6ffc1486e46b25bb10c7a12da78c-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/ilgiornale2_2023120917154261_919b6ffc1486e46b25bb10c7a12da78c-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/ilgiornale2_2023120917154261_919b6ffc1486e46b25bb10c7a12da78c-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/ilgiornale2_2023120917154261_919b6ffc1486e46b25bb10c7a12da78c-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/ilgiornale2_2023120917154261_919b6ffc1486e46b25bb10c7a12da78c-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il candidato favorito del partito repubblicano prepara il piano più radicale e vendicativo della storia recente degli Stati Uniti</p>
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<p>Per tracciare scenari di un possibile secondo mandato di <strong>Donald Trump </strong>alla Casa Bianca non è necessario ricorrere alla fantasia. Basta ascoltare le sue parole e quelle dei suoi alleati. “Dittatore solo per un giorno per chiudere il confine e trivellare” ha dichiarato il miliardario a <em>Fox News</em>. “Daremo la caccia ai cospiratori, non solo nel governo ma anche nei media” minaccia Kash Patel, alleato dell’ex presidente che potrebbe avere un ruolo di primo piano nella sicurezza nazionale in caso di rielezione del candidato del <strong>partito repubblicano</strong>. Queste sono solo alcune delle affermazioni che insieme alle indiscrezioni di stampa permettono di delineare un Trump bis a poche settimane dai <em>caucus</em> in Iowa.&nbsp;</p>



<h2 class="wp-block-heading">La vendetta sul nemico</h2>



<p>Il filo conduttore delle iniziative che il <em>tycoon </em>potrebbe realizzare in caso di vittoria sarebbe all’insegna della <strong>lotta al <em>deep State</em></strong>, i “poteri forti” interni al governo e alla società americane rappresentati come ostili al <em>disrupter in chief</em>. Già nel primo mandato si era registrato uno scontro acceso&nbsp;con esponenti del mondo giudiziario, della politica (non solo appartenenti al partito democratico), delle istituzioni, dei media e della <strong>Cia</strong>. Altri quattro anni alla Casa Bianca per Trump si configurerebbero quindi come la sfida finale contro elementi da lui ritenuti colpevoli per la sconfitta del 2020. Una versione sostenuta dal popolo Maga, adesso nel mirino dell&#8217;<a href="https://www.ilgiornale.it/news/politica-estera/lfbi-lancia-lallarme-i-seguaci-trump-minaccia-stati-uniti-2225676.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Fbi</a>.</p>



<p>“Se da presidente vedrò qualcuno che mi attacca pesantemente dirò: incriminatelo” ha dichiarato Trump in un’intervista al canale <em>Television </em>rafforzando le voci riportate dal <em>Washington Post </em>secondo le quali il <em>tycoon </em>vorrebbe processare Bill Barr, ex ministro della Giustizia, e John Kelly, ex capo di gabinetto, per aver espresso posizioni a lui contrarie. Un desiderio di vendetta che si estenderebbe anche al generale Mark Milley per essersi opposto all<strong>’uso della forza </strong>contro i manifestanti e per aver stabilito un canale di comunicazione per rassicurare i cinesi negli ultimi turbolenti giorni della presidenza del miliardario.&nbsp;</p>



<p>La ricetta del candidato repubblicano prevederebbe una “militarizzazione” del ministero della Giustizia con indagini a tappeto contro gli oppositori e, come riporta il <em>New York Times</em>, l’impiego dell’esercito per sedare le proteste facendo appello all’<em>Insurrection Act</em> del 1807. Il quotidiano ricorda che, dopo la repressione di piazza Tienanmen da parte del regime cinese, Trump decantò in un’intervista a <em>Playboy </em>i vantaggi del “<a href="https://www.nytimes.com/2023/12/04/us/politics/trump-2025-overview.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">potere della forza</a>”. La Signora in grigio evoca persino un possibile invio di militari a Chicago per cercare di porre fine alla violenza e alle sparatorie in città. </p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;espansione del governo</h2>



<p>Il programma del <em>Make America great again</em> <em>2.0 </em>proseguirebbe con l’occupazione di circa 4000 posti chiave governativi e la nomina di migliaia di fedelissimi trumpiani anche in posizioni pubbliche di fascia intermedia. Per combattere l’<strong>immigrazione&nbsp;clandestina</strong> l’ideologo in materia alleato dell’ex presidente, Stephen Miller, sarebbe già al lavoro per redigere un piano che, stando alle parole dello stesso <em>tycoon</em>, realizzerebbe “la più grande operazione di deportazione interna nella storia americana” con raid, campi di detenzione e voli di rimpatrio. &nbsp;</p>



<p>Per il <em>Wall Street Journal </em>Trump ha in mente l’espansione del ruolo delle autorità&nbsp;federali in una delle aree sin qui ritenute di competenza dei singoli Stati come l’<strong>istruzione</strong>. Una rivoluzione per il partito che fu di Ronald Reagan per il quale il governo era il problema e non la soluzione. Nell’agenda del miliardario ci sarebbero la creazione di un organismo che concederebbe&nbsp;licenze per l&#8217;insegnamento solo ai professori che “abbracciano i valori patriottici e il modello di vita Usa” e l’istituzione di una “<em>American Academy</em>”, università pubbliche dalle finalità <em><strong>anti-woke</strong></em>. </p>



<p>A completare il programma&nbsp;più radicale di un candidato presidenziale nella storia recente degli Stati Uniti vi sarebbero poi il divieto ai medici di fornire assistenza ai giovani <em>transgender </em>che vogliono intraprendere il percorso per il cambio di sesso e la fondazione su terreni federali di una decina di <strong><em>freedom cities</em> </strong>delle dimensioni di Washington D.C. L’obiettivo sarebbe quello di lanciare una campagna di “abbellimento” nazionale in tutto il Paese per “sbarazzarsi degli edifici brutti” e ripensare gli spazi pubblici.&nbsp;</p>



<p>La possibilità di un ritorno del <em>tycoon </em>alla <strong>Casa Bianca</strong> spacca gli Stati Uniti tra sostenitori e contrari. In campo repubblicano l’ex deputata Liz Cheney afferma che&nbsp;“non possiamo sopravvivere ad un presidente che vuole porre fine alla Costituzione” mentre l’ideologo <em>neocon</em> Robert Kagan ha pubblicato un lungo saggio sul <em>Washington Post </em>dal titolo “una <strong><a href="https://www.washingtonpost.com/opinions/2023/11/30/trump-dictator-2024-election-robert-kagan/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">dittatura di Trump</a></strong> sta diventando sempre più inevitabile: smettiamola di far finta di niente”. Considerato l&#8217;aggressivo programma nazionale propugnato dal candidato al momento in testa nelle preferenze dei simpatizzanti del Gop, il voto per le presidenziali del 2024 potrebbe trasformarsi in una competizione tra gli americani che sarebbero rassicurati dal trionfo dell'&#8221;uomo forte&#8221; sul <em>deep State</em> e quelli che troverebbero terrificante tale prospettiva.&nbsp;</p>
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		<title>Il vantaggio di Putin e l&#8217;ora più difficile per l&#8217;Ucraina: cosa può succedere</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/il-vantaggio-di-putin-e-lora-piu-difficile-per-lucraina-cosa-puo-succedere.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Valerio Chiapparino]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 Dec 2023 11:01:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Ucraina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/ilgiornale2_20231207192737636_6177117fae511c316e475c9925ae2d91-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/ilgiornale2_20231207192737636_6177117fae511c316e475c9925ae2d91-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/ilgiornale2_20231207192737636_6177117fae511c316e475c9925ae2d91-scaled-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/ilgiornale2_20231207192737636_6177117fae511c316e475c9925ae2d91-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/ilgiornale2_20231207192737636_6177117fae511c316e475c9925ae2d91-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/ilgiornale2_20231207192737636_6177117fae511c316e475c9925ae2d91-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/ilgiornale2_20231207192737636_6177117fae511c316e475c9925ae2d91-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/ilgiornale2_20231207192737636_6177117fae511c316e475c9925ae2d91-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Lo zar sembra aver ribaltato l'immagine di debolezza attribuita all'economia e all'esercito russi. Si tratta di una situazione irreversibile?</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/ilgiornale2_20231207192737636_6177117fae511c316e475c9925ae2d91-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/ilgiornale2_20231207192737636_6177117fae511c316e475c9925ae2d91-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/ilgiornale2_20231207192737636_6177117fae511c316e475c9925ae2d91-scaled-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/ilgiornale2_20231207192737636_6177117fae511c316e475c9925ae2d91-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/ilgiornale2_20231207192737636_6177117fae511c316e475c9925ae2d91-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/ilgiornale2_20231207192737636_6177117fae511c316e475c9925ae2d91-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/ilgiornale2_20231207192737636_6177117fae511c316e475c9925ae2d91-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/ilgiornale2_20231207192737636_6177117fae511c316e475c9925ae2d91-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>A Kiev è l’inverno più difficile dall’inizio della guerra contro la <strong>Russia</strong>. La controffensiva e il tentativo di sfondare le linee nemiche sono fallite, lo slancio offensivo dimostrato a fine anno scorso è un lontano ricordo, il <a href="https://www.ilgiornale.it/news/politica-estera/allarme-usa-sugli-aiuti-allucraina-abbiamo-finito-i-soldi-2251106.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">supporto finanziario</a> fornito dal principale alleato, gli Stati Uniti, vacilla e si sollevano sempre più di frequente le critiche di un’involuzione autoritaria del governo ucraino guidato da <strong>Volodymyr Zelensky</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il vantaggio russo </h2>



<p>A Mosca, dopo l’estate difficile segnata dalla rivolta del capo della <strong>Wagner</strong>, il Cremlino registra invece con soddisfazione l’evolversi degli eventi. &#8220;Dobbiamo essere preparati anche alle cattive notizie: le guerre si sviluppano per fasi, ma dobbiamo stare al fianco dell&#8217;<strong>Ucraina</strong> nella buona e nella cattiva sorte&#8221;, ha dichiarato negli scorsi giorni il segretario generale della Nato <strong>Jens&nbsp;Stoltenberg</strong>. Sergey Markov, ex consigliere speciale di Putin, sostiene che “avete avuto una finestra lunga un anno per batterci sul campo. Non l’avete sfruttata perché in fondo non ci avete mai creduto. Ora si è chiusa”.&nbsp;Persino l’<em><a href="https://www.economist.com/leaders/2023/11/30/putin-seems-to-be-winning-the-war-in-ukraine-for-now" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Economist</a></em> si interroga in un servizio di copertina se il presidente <strong>Vladimir Putin</strong> stia vincendo.</p>



<p>Che lo zar si senta in una posizione di forza l’ha dimostrato in occasione della recente riunione del G20 a cui ha partecipato in videocollegamento affermando che la guerra in Ucraina è “una tragedia” e bisogna pensare a come “mettervi fine”. I commentatori leggono questo intervento in chiave propagandistica ma appare evidente come Mosca sia riuscita a reggere il peso delle sanzioni internazionali trasformando una serie di debolezze in punti di forza. “Per la prima volta dal 24 febbraio 2022 sembra che Putin possa vincere” scrive l’<em>Economist </em>secondo cui “il presidente russo&nbsp;ha “rafforzato la presa sul suo Paese, ha ottenuto forniture militari dall’estero e sta raccogliendo il supporto del <strong>Sud Globale</strong> contro l’America”.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La resilienza di Mosca&nbsp;</h2>



<p>Per comprendere come lo zar sia riuscito a sopravvivere alla guerra d’aggressione da lui scatenata gli analisti invitano a ridimensionare il peso che la coalizione occidentale ha assegnato proprio allo strumento delle <strong>sanzioni </strong>e alle conseguenze dell’inflazione. In un intervento su <em>Le Monde</em> lo storico Sergey Chernyshev afferma che “almeno due terzi del popolo russo non ha avuto danni da questa guerra perché le cose andate perdute non le aveva mai avute neanche prima”. Quanto all’aumento dei prezzi avrebbe impattato sulla classe media delle grandi città, un blocco sociale considerato saldamente favorevole al presidente. Per i due terzi degli intervistati dai sondaggisti di <em>Russian Field</em>, il Paese va nella direzione giusta e per oltre la metà delle persone consultate il conflitto in Ucraina “sta andando bene”.&nbsp;</p>



<p>Se le sanzioni non si sono rivelate decisive è stato anche grazie alle entrate derivanti dalle esportazioni, 590 miliardi di dollari solo nel primo anno di guerra (160 in più rispetto alla media annuale registrata nel decennio precedente), in gran parte trainate dalla vendita di petrolio e gas. Inoltre, gli industriali russi, ben avvezzi alle crisi, si sono dimostrati ancora una volta in grado di adattarsi ai rapidi cambiamenti. L’<strong>industria bellica</strong>&nbsp;e gli stipendi garantiti ai soldati&nbsp;hanno poi contribuito a risollevare le regioni industriali depresse, il vero bacino elettorale di Putin. A Izhevsk, una città degli Urali che produce armamenti, gli stipendi medi sono aumentati del 25% dall&#8217;inizio delle ostilità.&nbsp;</p>



<p>Il <strong>relativo</strong> <strong>vantaggio </strong>di cui al momento sembra godere Putin però va controbilanciato con alcune considerazioni. La trasformazione dell’apparato economico russo in un’<strong>economia di guerra</strong> potrebbe non essere sostenibile su un periodo di tempo prolungato e il bilancio dei soldati caduti al fronte &#8211; secondo alcune stime Mosca perde circa 900 uomini al giorno nella <a href="https://www.ilgiornale.it/news/politica-estera/incubo-animale-guerra-ad-avdiivka-vista-dai-prigionieri-2250141.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">battaglia ad Avdiivka</a> &#8211; potrebbe generare forme di malcontento dagli esiti imprevedibili. “Non abbiamo dato alla luce i nostri figli per vederli morire” esclama in un video apparso sui social una madre appartenente ad un gruppo di protesta composto da mamme e mogli dei militari.&nbsp;Insomma, nei prossimi mesi, come nel caso di <strong>Prigozhin</strong>, il Cremlino potrebbe dover concentrare la sua attenzione ancora una volta più sui pericoli provenienti dal fronte interno che da quanto avviene nelle trincee.&nbsp;</p>
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		<title>Henry Kissinger, il miglior amico di Pechino e l&#039;&#8221;operazione nostalgia&#8221;</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/henry-kissinger-il-miglior-amico-di-pechino-e-loperazione-nostalgia.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Valerio Chiapparino]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Nov 2023 17:22:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[politica estera Usa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/11/ilgiornale2_20231130175745758_223f3dbff260c7a09ef0d40916548794-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/11/ilgiornale2_20231130175745758_223f3dbff260c7a09ef0d40916548794-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/11/ilgiornale2_20231130175745758_223f3dbff260c7a09ef0d40916548794-scaled-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/11/ilgiornale2_20231130175745758_223f3dbff260c7a09ef0d40916548794-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/11/ilgiornale2_20231130175745758_223f3dbff260c7a09ef0d40916548794-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/11/ilgiornale2_20231130175745758_223f3dbff260c7a09ef0d40916548794-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/11/ilgiornale2_20231130175745758_223f3dbff260c7a09ef0d40916548794-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/11/ilgiornale2_20231130175745758_223f3dbff260c7a09ef0d40916548794-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Pechino piange la scomparsa dell'uomo che ha permesso il riavvicinamento tra Usa e Cina. Il significato nascosto dell'amicizia di una vita</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/henry-kissinger-il-miglior-amico-di-pechino-e-loperazione-nostalgia.html">Henry Kissinger, il miglior amico di Pechino e l&#039;&#8221;operazione nostalgia&#8221;</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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<p>“Addio, vecchio amico del popolo cinese”. Pechino ha accolto con grande tristezza, persino sul social Weibo, la scomparsa di <strong><a href="https://www.ilgiornale.it/news/mondo/lultimo-viaggio-henry-kissinger-1403159.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Henry Kissinger</a></strong>, il controverso gigante della <strong>politica estera americana</strong> che ha mantenuto per decenni e sino ai suoi ultimi giorni un legame indissolubile con la Cina. Xie Feng, l’ambasciatore della <strong>Repubblica popolare cinese</strong> negli Stati Uniti, ha espresso profondo dolore per una figura che rimarrà “sempre nei nostri cuori” mentre la televisione di stato ha ricordato le oltre 100 visite compiute dal diplomatico Usa nel Paese del dragone e le parole da lui pronunciate qualche anno fa: “la Cina è diventata una parte importante della mia vita”.  </p>



<h2 class="wp-block-heading">Genesi di un’amicizia&nbsp;</h2>



<p>Tutto era cominciato con l’elezione&nbsp;di <strong>Richard Nixon</strong> nel 1968. L’allora inquilino della Casa Bianca si chiedeva come fosse possibile trattare con un nemico come Mosca e non anche con Pechino. All&#8217;epoca, infatti, gli Stati Uniti riconoscevano solo le autorità cinesi che governavano&nbsp;<strong>Taiwan </strong>e un timido dialogo con i rappresentanti comunisti si&nbsp;svolgeva a Varsavia senza grandi risultati. Nixon aveva quindi raggiunto la conclusione che un avvicinamento al gigante asiatico sarebbe potuto tornare utile in funzione antisovietica. Una convinzione condivisa da Kissinger già prima di entrare nella squadra del presidente. &nbsp;</p>



<p>Dopo la sua nomina, Kissinger aveva cercato di stabilire un canale di comunicazione attraverso il Pakistan, la Romania e alcuni contatti presso l’ambasciata di Pechino a Parigi. Il segnale decisivo era arrivato con la risposta del premier cinese Zhou Enlai al presidente pachistano Yahya Khan per confermare che “un inviato speciale di Nixon sarebbe stato ricevuto con piacere”. </p>



<p>È a quel punto, nel 1971, che l&#8217;allora consigliere per la Sicurezza nazionale, viene inviato in gran segreto nella <strong>Cina </strong>comunista, di fatto il primo americano di alto livello a visitare quel Paese. Nel corso di due missioni a distanza di pochi mesi l’una dall’altra, incontra Zhou Enlai discutendo di questioni spinose come la guerra di Corea, il <strong>conflitto in Vietnam</strong> e lo status di Taiwan rendendosi protagonista di un equilibrismo diplomatico sul dossier legato all’isola ribelle rivendicata da Pechino e governata dalla fine della guerra civile dal generale Chiang Kai-shek. </p>



<p>L&#8217;iniziativa dell’inviato del presidente americano viene apprezzata da Zhou Enlai e, soprattutto, dal Grande Timoniere <strong>Mao Zedong</strong>. Il successo di Kissinger apre quindi la strada alla visita ufficiale di Nixon&nbsp;nel febbraio del 1972, il primo passo verso la normalizzazione dei rapporti tra la Cina e gli Stati Uniti. Lo scandalo del Watergate che travolgerà il presidente e le esitazioni del suo successore Gerald Ford comporteranno un ritardo nella formalizzazione delle relazioni tra Washington e Pechino, avvenuta nel 1979, e nell’accettazione della politica di un’”<strong>unica Cina</strong>”. &nbsp;</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il simbolo dietro l’amicizia&nbsp;</h2>



<p>Pur se lontano dalle stanze del potere, l’opinione di Kissinger ha continuato ad essere ascoltata in Cina con grande interesse e reverenza. L’ultima visita a Pechino del diplomatico è avvenuta la scorsa estate quando è stato ricevuto dal presidente <strong>Xi Jinping</strong> nel pieno della fase di tensione successiva all’abbattimento di una sonda spia cinese intercettata nei cieli americani.</p>



<p>Xi Jinping ha commentato l&#8217;ultima visita del diplomatico ricorrendo ad espressioni particolarmente calorose:&nbsp;“il popolo cinese non ha mai dimenticato i suoi vecchi amici e le relazioni sino-americane saranno sempre legate al nome di Henry Kissinger”. Dietro queste dichiarazioni esplicite gli analisti colgono messaggi ben più nascosti. A partire dall’amministrazione di <strong>Barack Obama</strong>, Washington ha cominciato a considerare Pechino come un rivale strategico. La presidenza di <strong>Donald Trump</strong> in questo senso ha segnato uno dei punti più bassi nelle relazioni tra i due Paesi con l’inizio di una guerra commerciale e l’aumento del supporto a Taiwan da parte degli Stati Uniti.&nbsp;La celebrazione dell’amicizia con l’uomo che ha permesso il <em>rapprochement </em>tra le due potenze sembra pertanto assumere quasi i tratti di un’<strong>operazione nostalgia</strong> finalizzata a ricordare&nbsp;all’ex partner come un tempo le due nazioni erano in grado di intendersi e cooperare.&nbsp;</p>



<p>Non è dato sapere cosa Kissinger pensasse di questa interpretazione ma quel che è certo era la sua opinione sulle crescenti tensioni nelle relazioni tra gli Stati Uniti e la Cina rilanciate, dopo Trump, anche con <strong>Joe Biden </strong>alla Casa Bianca. “Considerando l’attuale traiettoria ritengo che un conflitto militare sia probabile” ed entrambe le parti “dovrebbero fare un passo indietro prima del precipizio”, così affermava in un&#8217;<a href="https://www.bloomberg.com/news/newsletters/2023-06-15/henry-kissinger-bloomberg-interview-on-us-china-conflict-putin-brexit" target="_blank" rel="noreferrer noopener">intervista</a> il miglior amico di Xi Jinping a Washington. Ed oggi, mentre il Paese del dragone piange uno storico alleato, quel precipizio appare un po&#8217; più vicino.</p>
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		<title>Dagli errori sul terrorismo alla sfida con la Cina: cosa è successo (e cosa succederà) alla Cia</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/la-cia-e-le-sfide-del-ventunesimo-secolo.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Valerio Chiapparino]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Nov 2023 08:52:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Central Intellicence Agency (Cia)]]></category>
		<category><![CDATA[politica estera Usa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1532" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/11/21394517746_9a77570fae_o-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/11/21394517746_9a77570fae_o-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/11/21394517746_9a77570fae_o-scaled-600x479.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/11/21394517746_9a77570fae_o-300x239.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/11/21394517746_9a77570fae_o-1024x817.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/11/21394517746_9a77570fae_o-768x613.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/11/21394517746_9a77570fae_o-1536x1226.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/11/21394517746_9a77570fae_o-2048x1634.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Come l'Agenzia di Langley ha affrontato le principali minacce alla sicurezza degli Stati Uniti: il terrorismo, la Russia e la Cina </p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1532" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/11/21394517746_9a77570fae_o-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/11/21394517746_9a77570fae_o-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/11/21394517746_9a77570fae_o-scaled-600x479.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/11/21394517746_9a77570fae_o-300x239.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/11/21394517746_9a77570fae_o-1024x817.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/11/21394517746_9a77570fae_o-768x613.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/11/21394517746_9a77570fae_o-1536x1226.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/11/21394517746_9a77570fae_o-2048x1634.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Non è un buon segno quando il capo della <strong>Cia </strong>compie una <a href="https://it.insideover.com/politica/la-diplomazia-ombra-della-casa-bianca-cosa-svelano-i-viaggi-del-capo-della-cia.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">missione</a> all’estero. Potrebbe voler dire che un conflitto è imminente e che la Casa Bianca, a corto di soluzioni, intende giocare la sua carta migliore per scongiurare il peggio. Una circostanza che accade sempre più di frequente negli ultimi anni. Ma quanto l&#8217;Agenzia e i suoi uomini sono davvero efficaci nell&#8217;affrontare le principali sfide geopolitiche degli ultimi decenni?</p>



<h2 class="wp-block-heading">Gli anni del terrorismo&nbsp;</h2>



<p>“Stanno arrivando qui”. Per la Cia il nuovo secolo non è si è aperto sotto i migliori auspici. Un incontro avvenuto a luglio 2001 tra i principali responsabili della sicurezza americana alla presenza dell’allora consigliere per la Sicurezza nazionale Condoleeza Rice non aveva sortito i suoi effetti. Richard Blee, il responsabile del team <strong>Bin Laden</strong> aveva suonato l’allarme per un probabile attacco negli Stati Uniti e nulla era stato fatto davvero per sventarlo.&nbsp;Eppure, i segnali che per Washington il <strong>terrorismo </strong>stesse per balzare in cima alla lista delle minacce erano evidenti.&nbsp;L&#8217;attentato al <em>Word Trade Center</em> del 1993, le bombe in Kenya e Tanzania del 1998, l’attacco alla <em>Uss Cole</em> nel porto di Aden nello Yemen del 2000. L&#8217;impiego degli integralisti islamici foraggiati dall&#8217;America in Afghanistan negli anni Ottanta in funzione antisovietica stava per ritorcersi contro i loro “vecchi padroni” colpendo duro a New York e a Washington e monopolizzando così per i due decenni successivi l’attenzione degli americani.&nbsp;</p>



<p>George J. Tenet, l’allora direttore della Cia, appare oggi ancora incredulo su come sia stato possibile un fallimento così eclatante dell’intelligence Usa e come la classe politica abbia sottovalutato le conclusioni degli 007. Dopo l’11 settembre però per l’Agenzia di Langley non c’è stato tempo per riflettere. “Ricevemmo un rapporto secondo cui <strong>Al Qaeda </strong>aveva collocato una<strong> bomba nucleare</strong> a New York. Non l’abbiamo mai trovata. Ma venimmo a conoscenza di progetti contro infrastrutture, edifici residenziali, ponti. Quello che vedevamo ci faceva sentire come se fossimo ogni giorno su una bomba ad orologeria” ricorda Tenet. Da quel momento in poi l’imperativo per la Cia e per la Casa Bianca di <strong>George W. Bush</strong> è impedire ai terroristi di colpire ancora. Di qui la caccia  senza confini ai terroristi, la pratica delle <em>extraordinary rendition</em> e l’utilizzo dei <em>black hole</em>, i siti dove interrogare i terroristi con metodi classificati come <strong>torture</strong>. È in una di queste strutture in Thailandia in cui le spie hanno praticato anche il <em>waterboarding </em>che si distingue un futuro capo dell’Agenzia, Gina Haspel.  </p>



<p>Ad infliggere un altro duro colpo alla reputazione dell’Agenzia arriva la segnalazione, rivelatasi infondata, di armi di distruzione di massa in mano a Saddam Hussein. Il pretesto che porta nel 2003 al <em>regime change</em> in Iraq. È in quegli anni che vengono gettati i semi per la nascita dell’Isis, l’erede di Al Qaeda, che prende piede in Medio Oriente facendo deragliare, insieme alla guerra civile in Siria, l’<em>exit strategy </em>dalla regione<em> </em>di <strong>Barack Obama</strong>.&nbsp;</p>



<h2 class="wp-block-heading">Vecchi e nuovi nemici&nbsp;</h2>



<p>Mentre la cacciata dei talebani in Afghanistan, la guerra in Iraq, la neutralizzazione di Bin Laden e la guerra dei droni si dimostrano insufficienti&nbsp;a porre fine alla minaccia terroristica emergono attori internazionali sempre più assertivi ed intenzionati ad ostacolare i piani per un nuovo secolo americano. Cina e Russia compaiono infatti sempre più spesso nei <strong>President’s daily brief</strong> (Pdb), i rapporti redatti dalla Cia e consegnati ogni mattina sulla <em>resolute desk</em> dello Studio Ovale. Durante l’amministrazione Obama una ventina di spie dell’Agenzia vengono uccise o imprigionate in Cina compromettendo la raccolta di informazioni nel Paese del dragone. Un pericoloso blackout che porta gli Stati Uniti a non decifrare per tempo le iniziative espansionistiche del regime di <strong>Xi Jinping</strong> nel <a href="https://it.insideover.com/schede/storia/che-cose-la-nine-dash-line-la-linea-della-tensione-nel-mar-cinese-meridionale.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Mar cinese meridionale</a>.&nbsp;</p>



<p>Sono però la Russia e le sue mire sull’<strong>Ucraina</strong> a rappresentare per gli Stati Uniti la maggiore fonte di preoccupazione. Anche in questo caso Langley non riesce ad anticipare le manovre di <strong>Vladimir Putin</strong> contro Kiev. Comunque, come accaduto nel 2001, non sempre è sufficiente che la Cia colga i segni del pericolo imminente in quanto è necessario che il presidente sia convinto delle valutazioni delle spie e prenda le decisioni adeguate. Un esempio di ciò è l’avvertimento, caduto nel vuoto, lanciato ad Obama nel 2016 da John Brennan, l&#8217;allora capo della Cia, il quale aveva realizzato che il candidato repubblicano <strong>Donald Trump</strong> fosse l’”utile idiota” usato da Mosca per far avanzare la sua agenda. Dopo il difficile mandato del <em>tycoon</em>, diffidente dei servizi segreti ritenendoli un elemento del <em>deep State</em> a lui ostile, Biden sembra aver deciso di assegnare all&#8217;attuale capo delle spie, <strong>William Burns</strong>, una visibilità maggiore e un ruolo strategico nella definizione della politica estera di Washington.&nbsp;</p>



<p>Da un’analisi delle imprese degli 007 americani nei primi decenni del nuovo secolo e considerando le guerre nell’est Europa e in <strong>Medio Oriente </strong>potrebbe sembrare che la Cia abbia collezionato solo fallimenti. Sarebbe ingiusto però raggiungere questa conclusione. Come afferma Brennan “quando sei direttore della Cia a volte leggi un’informazione chiara che dice ‘ci sarà un attacco domani’. Altre volte realizzi invece che c’è qualcosa che sta accadendo”. Per l&#8217;Agenzia comprendere quali allarmi tra i rumori di fondo siano reali rimane ancora una sfida al limite dell&#8217;impossibile ma se anche oggi il mondo non è scivolato in un caos senza ritorno è probabile che sia un po&#8217; anche merito delle spie di Langley.</p>
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