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	<title>Valentina Calzavara Archives - InsideOver</title>
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	<title>Valentina Calzavara Archives - InsideOver</title>
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	<item>
		<title>I giornalisti che sfidano Maduro  girando il Venezuela in autobus</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/venezuela-bus-maduro.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 24 Dec 2018 06:00:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1305" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_8837777.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_8837777.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_8837777-300x204.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_8837777-768x522.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_8837777-1024x696.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Una sagoma di cartone diventa lo schermo televisivo, un microfono di gommapiuma e la diretta ha inizio. In tre minuti i giornalisti recitano un notiziario dicendo tutto ciò che i media ufficiali non possono più dire in Venezuela. Il progetto si chiama El Bus Tv ed è nato nel 2017 per bypassare il controllo esercitato &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/venezuela-bus-maduro.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1305" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_8837777.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_8837777.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_8837777-300x204.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_8837777-768x522.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_8837777-1024x696.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Una sagoma di cartone diventa lo schermo televisivo, un microfono di gommapiuma e la diretta ha inizio. In tre minuti i giornalisti recitano un notiziario dicendo tutto ciò che i media ufficiali non possono più dire in <strong>Venezuela</strong>. Il progetto si chiama <strong>El Bus Tv</strong> ed è nato nel 2017 per bypassare il controllo esercitato dal regime sull&#8217;informazione.</p>
<p>&#8220;Il nostro è giornalismo di strada, senza intermediari né filtri, la comunità di passeggeri e autisti ci apprezza&#8221;, spiega la giornalista Laura Helena Castillo, una delle ideatrici del Bus Tv. Tutto accade mentre il bavaglio messo alla stampa si stringe sempre di più.</p>
<p>Il presidente <strong>Nicolàs Maduro</strong> ha chiuso le televisioni a lui sgradite e ceduto alcune testate nazionali a uomini d&#8217;affari amici per silenziarle. &#8220;Il governo ha centralizzato la vendita della carta di giornale. Ci sono testate come <em>El Nacional</em> che hanno smesso di circolare perché non hanno denaro per comprare la carta&#8221;, aggiunge Castillo.</p>

<p>La risposta alla censura è arrivata dal basso: un gruppo di giovani giornalisti ha deciso di salire sugli autobus pubblici per dare le notizie ai passeggeri. Il primo telegiornale risale a anno fa: &#8220;Oggi si celebra il decimo anniversario della chiusura di Radio Caracas Television, avvenuta per mano dell&#8217;ex presidente Hugo Chavez&#8221;.</p>
<p>Da allora il Bus Tv non si è più fermato. &#8220;Diamo tutti i tipi di informazioni locali. Parliamo molto di nutrizione, allattamento al seno, non violenza e cerchiamo di proporre soluzioni. Nel prossimo copione si parlerà di piogge, indagini sulla corruzione nel cibo importato dal governo venezuelano e passeggiate gratuite per visitare un parco a Caracas&#8221;, anticipa Castillo.</p>
<p>Un modo per tenere sveglie le coscienze dilaniate dalla crisi economica e umanitaria che sta colpendo il Paese. &#8220;Il salario minimo è di 1.800 bolivar e il paniere alimentare costa 7.300 bolivar secondo i dati del Cendas. Otto venezuelani su 10 non mangiano abbastanza, questo vuol dire che più della metà delle famiglie vive sotto la soglia di povertà, costretta a cercare il cibo nella spazzatura&#8221;, prosegue Castillo, &#8220;la maggior parte dei bambini è denutrito e molte famiglie lasciano il Paese portando con sé i soli vestiti che hanno addosso&#8221;.</p>

<p>L&#8217;Onu ha parlato di &#8220;<strong>crisi monumentale</strong>&#8221; ma la gente ha fame anche di futuro e di verità. Oggi il Bus Tv è presente a Caracas, Mérida e Carabobo, con otto team di giornalisti. &#8220;I primi a esordire sono stati Claudia Lizardo, Mejìas Romhany, Maria Gabriela Fernandez, Victor Rodriguez, Nicolas Manzano e io&#8221;, ricorda Castillo, &#8220;nel tempo siamo cresciuti con studenti universitari e colleghi e ora abbiamo una squadra di trenta persone&#8221;.</p>
<p>L&#8217;iniziativa ha avuto un&#8217;eco internazionale tanto da essere stata nominata nella categoria Innovazione del Premio Gabriel Garcìa Márquez 2018. &#8220;Sono stati presentati oltre 1.700 progetti di giornalismo e il nostro Bus Tv è stato considerato tra i dieci più innovativi in America Latina e Spagna&#8221;, racconta Castillo. Un riconoscimento al coraggio di un gruppo di ragazzi e ragazze che sfidano la repressione per regalare uno sprazzo di democrazia. Sanno di rischiare grosso, c&#8217;è il pericolo di essere fermati e arrestati, ma sono determinati ad andare avanti. “L&#8217;esperienza e la credibilità che abbiamo maturato ci aiutano, inoltre i passeggeri sono i nostri principali alleati”, prosegue Castillo, “ora sta accadendo qualcosa di molto importante: la gente inizia a riconoscerci e ci invita spontaneamente a recitare il nostro telegiornale di strada”.</p>
<p>Gli autisti collaborano, abbassano la musica e lasciano salire la troupe di giornalisti senza far pagare il biglietto. Tutti stanno in silenzio e ascoltano. Un segno eloquente se si pensa che il presidente Nicolàs Maduro ha iniziato la sua carriera facendo il leader sindacale nel trasporto pubblico. Il Bus Tv non è solo un ritaglio di cartone è il simbolo della libertà di stampa che resiste. Non a caso ogni notiziario termina con una promessa: &#8220;Continueremo a informarvi&#8221;.</p>

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		<title>Il Nicaragua sempre più nel baratro: riparte la protesta delle università</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/nicaragua-sempre-piu-nel-baratro-riparte-la-protesta-delle-universita.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[eldoleo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 23 Dec 2018 20:49:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="967" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/04/LAPRESSE_20180422150208_26232471.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/04/LAPRESSE_20180422150208_26232471.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/04/LAPRESSE_20180422150208_26232471-300x193.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/04/LAPRESSE_20180422150208_26232471-768x495.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/04/LAPRESSE_20180422150208_26232471-1024x660.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Era il 19 aprile quando scoppiò la rivolta. Da allora il Nicaragua non è più lo stesso. Scivola sempre più nel baratro: la corruzione ai piani alti, il malessere tra la gente. Nessuno dimentica la repressione del governo di Daniel Ortega. Nei mesi scorsi c&#8217;è stata una carneficina: 455 morti, oltre 600 manifestanti detenuti illegalmente, &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/nicaragua-sempre-piu-nel-baratro-riparte-la-protesta-delle-universita.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/nicaragua-sempre-piu-nel-baratro-riparte-la-protesta-delle-universita.html">Il Nicaragua sempre più nel baratro: riparte la protesta delle università</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="967" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/04/LAPRESSE_20180422150208_26232471.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/04/LAPRESSE_20180422150208_26232471.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/04/LAPRESSE_20180422150208_26232471-300x193.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/04/LAPRESSE_20180422150208_26232471-768x495.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/04/LAPRESSE_20180422150208_26232471-1024x660.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>Era il 19 aprile quando scoppiò la rivolta. Da allora il <strong>Nicaragua</strong> non è più lo stesso. Scivola sempre più nel baratro: la corruzione ai piani alti, il malessere tra la gente. Nessuno dimentica la repressione del governo di <strong>Daniel Ortega</strong>.</p>
<p>Nei mesi scorsi c&#8217;è stata una carneficina: 455 morti, oltre 600 manifestanti detenuti illegalmente, più di 2mila feriti. Il Paese ne è uscito sconvolto e continua a tremare. Per ora riposano le armi che hanno sparato a primavera, ma l&#8217;equilibrio è precario. Pochi giorni fa il rettore dell&#8217;Universidad Americana (UAM) Ernesto Medina Sandino ha rassegnato le dimissioni.</p>
<p>Dopo undici anni alla guida della comunità accademica il suo addio diventerà effettivo a gennaio. Un gesto eclatante visto che, proprio dalle università nicaraguensi, iniziò la protesta civile. Decine di studenti rimasero arroccati nelle aule: la voce della cultura che si opponeva all&#8217;oppressione della dittatura.</p>

<p>La protesta partita tra i banchi di scuola ha poi unito le generazioni: i nonni e i nipoti sono scesi in piazza uno a fianco all&#8217;altro contro la riforma previdenziale del governo. Di fatto, è stato solo un pretesto per chiedere democrazia, rispetto dei diritti umani e la fine della dinastia familiare e politica di Ortega che si ingrassa tenendo il Paese nella morsa della povertà.</p>
<p>“Non è stato facile prendere la decisione di dire addio”, ha spiegato il rettore Ernesto Medina Sandino, “ma nel momento storico in cui vive il Nicaragua penso che le mie energie, le mie capacità e la mia esperienza debbano essere completamente dedicate a trovare una soluzione pacifica e duratura alla grave crisi che minaccia il futuro del Paese”.</p>
<p>Le tante pressioni ricevute e la campagna denigratoria indirizzate al rettore Medina lo hanno spinto a lasciare l&#8217;incarico con la preghiera di non strumentalizzare: “Non voglio che la mia partenza sia usata per aprire nuove ferite o per approfondire quelle che ci dividono oggi. Mi sono trovato davanti a un bivio e ho scelto il sentiero che mi porta nel posto dove potrò essere più utile al nostro Paese”.</p>

<p>Un passo di lato che non ha il suono della resa: “Faccio un appello a rafforzare l&#8217;unità della nostra comunità universitaria, a rispettare le nostre differenze e a unire tutte le nostre energie e capacità per costruire il nuovo Nicaragua”. La voglia di cambiamento continua a spirare, tra speranze e paure. A settembre ci fu lo sciopero nazionale per la liberazione dei manifestanti ancora in carcere, poi la nascita dei collettivi per chiedere alla Comunità Internazionale di innescare un vero processo di cambiamento.</p>
<p>Sei milioni di nicaraguensi sono pronti a scendere nuovamente per strada, e anche loro si troveranno davanti a un bivio. Chi marcerà sull&#8217;asfalto sfidando i carri della morte, come sono state ribattezzate le Toyota Illux dei gruppi paramilitari che sparano sulla folla e fanno sparire gli oppositori. Le immagini della scorsa primavera restano nitide nella memoria: il quindicenne <strong>Álvaro Conrado</strong> fu colpito alla gola, e per ordine ministeriale le porte dell&#8217;ospedale rimasero chiuse.</p>
<p>Poi l&#8217;omicidio del giornalista Ángel Gahona e ancora una lunga scia di morte. Sangue riversato dai centri alle campagne, nella capitale Managua, ma anche a León, Granada, Estelí, Matagalpa, Jinotepe, Masaya. Se tutto questo dovesse ripetersi molti nicaraguensi prenderanno poche cose e si caricheranno sulle spalle i figli per unirsi alla carovana di migranti che dall&#8217;Honduras fa rotta verso gli Stati Uniti. Allora potrebbe essere un&#8217;altra Siria, l&#8217;ennesima tragedia umanitaria. “La fuga in massa dei siriani ha prodotto milioni di rifugiati, seminando instabilità in tutto il Medio Oriente e in Europa, quella dei venezuelani è diventata il più grande spostamento di persone nell&#8217;America Latina. Un esodo dal Nicaragua creerebbe un&#8217;ondata di migranti e richiedenti asilo in America Centrale”, ha dichiarato l&#8217;ex ambasciatrice degli Stati Uniti, Nikki Haley, “il Consiglio di sicurezza dell&#8217;Onu non può osservare passivamente mentre il Nicaragua continua a scendere verso il baratro di uno stato fallito, corrotto e dittatoriale, perché sappiamo dove conduce questa strada”.</p>

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		<title>Nicaragua, l&#8217;opposizione si arma: ora fabbrica i mortai in casa</title>
		<link>https://it.insideover.com/societa/nicaragua-lopposizione-si-arma-mortai-fatti-casa.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 27 Jun 2018 07:52:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Proteste in Nicaragua]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/LAPRESSE_20180618095818_26653996.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/LAPRESSE_20180618095818_26653996.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/LAPRESSE_20180618095818_26653996-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/LAPRESSE_20180618095818_26653996-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/LAPRESSE_20180618095818_26653996-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Protetto dalle lamiere di una baracca uguale a tutte le altre El Mago, un ragazzo di 20 anni, sta preparando &#8220;los morteros&#8221;. &#8220;I mortai ci aiutano a respingere il nemico, vale a dire poliziotti e militari fedeli al regime di Daniel Ortega&#8220;, spiega. Gli occhi nascosti da un paio di occhiali da sole, sulla bocca &#8230; <a href="https://it.insideover.com/societa/nicaragua-lopposizione-si-arma-mortai-fatti-casa.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/societa/nicaragua-lopposizione-si-arma-mortai-fatti-casa.html">Nicaragua, l&#8217;opposizione si arma: ora fabbrica i mortai in casa</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/LAPRESSE_20180618095818_26653996.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/LAPRESSE_20180618095818_26653996.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/LAPRESSE_20180618095818_26653996-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/LAPRESSE_20180618095818_26653996-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/LAPRESSE_20180618095818_26653996-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>Protetto dalle lamiere di una baracca uguale a tutte le altre El Mago, un ragazzo di 20 anni, sta preparando &#8220;los morteros&#8221;. &#8220;I <strong>mortai</strong> ci aiutano a respingere il nemico, vale a dire poliziotti e militari fedeli al regime di<strong> Daniel Ortega</strong>&#8220;, spiega.</p>
<p>Gli occhi nascosti da un paio di occhiali da sole, sulla bocca un fazzoletto rosso per proteggersi dalle sostanze esplosive che maneggia ormai con una certa abilità, tanto da essere stato soprannominato &#8220;il mago&#8221;. Ha perennemente le dita sporche di polvere blu a causa della miscela di clorato di potassio unita a carbonio, zolfo, alluminio e sabbia che infila dentro ai tubi di metallo. Sono questi gli ingredienti che l&#8217;opposizione usa per fronteggiare la repressione delle forze filo-governative.</p>
<p>&#8220;In <strong>Nicaragua</strong> i mortai fatti in casa li sanno costruire tutti. Da decenni vengono usati durante le mobilitazioni, ma è vero che nelle ultime settimane la domanda di materiali per realizzare queste &#8216;bombe&#8217; artigianali è cresciuta a dismisura&#8221;, aggiunge El Mago. La miscela, una volta pronta, viene inserita nel tubo di metallo chiuso sul retro e unito ad altri due tubi saldati che permettono l&#8217;impugnatura.</p>
<p>Quando sono accesi, i colpi di mortaio esplodono immediatamente, il rumore è assordante e il fumo invade l&#8217;aria. &#8220;Non sono costruiti per essere letali, certo possono provocare tagli e bruciature, ma niente a che vedere con i fucili Ak e le pistole della polizia. Noi non vogliamo cadere nella trappola della violenza perché non vogliamo dare alibi a Ortega&#8221;, racconta El Mago.</p>
<p>Ormai in Nicaragua si combatte da 69 giorni, ovunque, senza tregua. I morti sono 212, <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/ora-la-guerriglia-non-risparmia-nemmeno-bambini-del-nicaragua/" target="_blank">l&#8217;ultima vittima è un bambino di 15 mesi</a>. Si chiamava Teyler Leonardo Lorillo Navarrete. Capelli ricci, manine paffute. Un proiettile lo ha raggiunto alla testa sabato scorso, mentre era in braccio alla sua mamma nella capitale Managua.</p>

<p>Ormai il Nicaragua non ha più lacrime per piangere i suoi figli, le madri dei ragazzi assassinati continuano a marciare invocando la fine delle violenze. Intanto, i feriti sarebbero più 2mila, ben 500 i prigionieri politici.</p>
<p>[Best_Wordpress_Gallery id=&#8221;1049&#8243; gal_title=&#8221;I mortai usati dagli oppositori in Nicaragua&#8221;]</p>
<p>Dallo scorso aprile le rivolte civili hanno preso il sopravvento nel Paese centroamericano. L&#8217;esito della crisi socio-politica appare quanto mai incerto. A Masaya, nella baracca de El Mago, si lavora senza sosta. La frenesia è palpabile anche in un altro laboratorio clandestino soprannominato &#8220;Artesanos de Monimbó&#8221; (artigiani di Monimbó), un chiaro riferimento al quartiere di Masaya che difese la rivoluzione sandinista del 1979, evento che consacrò l&#8217;ascesa di Daniel Ortega e il tramonto del dittatore <strong>Anastasio Somoza</strong>.</p>
<p>Nei corsi e ricorsi della storia, la prospettiva oggi appare nuovamente rovesciata: nei luoghi che diedero appoggio al presidente Ortega adesso si lavora per rimuoverlo. L&#8217;area abbonda di materiale esplosivo ed è tappezzata di cartelli con scritto &#8220;Vietato fumare&#8221;.</p>
<p>Per le strade le proteste assumono la forma delle barricate alzate dai civili per ostacolare le azioni di polizia, mentre ai colpi di arma da fuoco l&#8217;opposizione risponde con &#8220;los morteros&#8221; . &#8220;Sono uno strumento di protesta, intimidazione e autodifesa. Nonostante il governo abbia fermato la vendita di polvere da sparo noi riusciamo a reperirla sul mercato nero&#8221;, sottolinea El Mago.</p>

<p>Servono 450 córdobas (una quindicina di dollari) per fabbricarne uno. L&#8217;insofferenza verso il regime di Ortega continua a crescere dal basso, all&#8217;ombra delle baracche, nelle università occupate dagli studenti, tra la classe di intellettuali che formano l&#8217;opinione pubblica.</p>
<p>Gli imprenditori non pagano più le <strong>tasse</strong> da oltre un mese, determinando l&#8217;asfissia della casse dello Stato che storicamente si regge sui prestiti oltreché sulla generosità del Venezuela, ora alle prese con una rovinosa crisi umanitaria.</p>
<p>&#8220;In Nicaragua non c&#8217;è nessun leader della rivolta e questo agli occhi del regime è un fattore spiazzante&#8221;, evidenzia El Mago. La sensazione è che oggi il nemico di Ortega sia il Nicaragua stesso, il suo popolo. Allevatori, contadini, accademici, femministe, studenti e imprenditori si sono uniti in una Alianza Cìvica por la Justicia y la Democracia che viene rappresentata dai vescovi al tavolo di trattative con il governo.</p>
<p>La Alianza Cìvica non guida la protesta, poiché le marce in strada sono tutte autoconvocate, ma si fa portavoce delle istanze del popolo: unanime è la richiesta che il presidente Daniel Ortega e la vicepresidente Rosario Murillo, sua consorte, abbandonino il Paese così da poter avviare la costruzione di una democrazia effettiva.</p>
<p>Questo pomeriggio verrà avanzata la proposta di elezioni anticipate a marzo 2019, anziché attendere il 2021. Ma il potere non cede e risponde con una repressione brutale, recentemente condannata dalla Commissione interamericana sui diritti umani. &#8220;Ci attende un futuro difficilissimo, quasi certamente drammatico, ma noi ci difenderemo fino alla fine &#8211; promette El Mago &#8211; vogliamo la pace per il Nicaragua, non la guerra.</p>

<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/societa/nicaragua-lopposizione-si-arma-mortai-fatti-casa.html">Nicaragua, l&#8217;opposizione si arma: ora fabbrica i mortai in casa</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Ora la guerriglia non risparmia  nemmeno i bambini del Nicaragua</title>
		<link>https://it.insideover.com/societa/ora-la-guerriglia-non-risparmia-nemmeno-bambini-del-nicaragua.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 23 Jun 2018 12:40:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="980" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/LAPRESSE_20180422150610_26232500.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/LAPRESSE_20180422150610_26232500.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/LAPRESSE_20180422150610_26232500-300x196.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/LAPRESSE_20180422150610_26232500-768x502.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/LAPRESSE_20180422150610_26232500-1024x669.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Un neonato di cinque mesi e la sua sorellina di appena due anni. Sono morti nelle loro culle, tra le fiamme appiccate nel quartiere Carlos Marx di Managua durante l&#8217;ennesimo attacco delle forze filo governative contro la popolazione. Il Nicaragua piange i suoi figli. Non si placano le violenze provocate dalla sanguinosa rivolta civile che &#8230; <a href="https://it.insideover.com/societa/ora-la-guerriglia-non-risparmia-nemmeno-bambini-del-nicaragua.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="980" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/LAPRESSE_20180422150610_26232500.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/LAPRESSE_20180422150610_26232500.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/LAPRESSE_20180422150610_26232500-300x196.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/LAPRESSE_20180422150610_26232500-768x502.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/LAPRESSE_20180422150610_26232500-1024x669.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>Un neonato di cinque mesi e la sua sorellina di appena due anni. Sono morti nelle loro culle, tra le fiamme appiccate nel quartiere Carlos Marx di Managua durante l&#8217;ennesimo attacco delle forze filo governative contro la popolazione. Il <strong>Nicaragua</strong> piange i suoi figli.</p>
<p>Non si placano le violenze provocate dalla sanguinosa rivolta civile che sta scuotendo il Paese. Un limbo dall&#8217;esito incerto. Uno scontro tra le parti dal finale ancora tutto da scrivere. Da un lato il regime di<strong> Daniel Ortega</strong> che tenta di sedare gli animi con l&#8217;uso della forza, dall&#8217;altra i civili che chiedono il suo addio al potere e l&#8217;avvio di una stagione democratica.</p>
<p>Difficile prevedere chi avrà la meglio. Lo scenario è confuso. Per le strade si alzano le barricate, da settimane le università sono occupate dagli studenti che danno corpo all&#8217;opposizione. Le aule ospitano i feriti che non vengono accolti negli ospedali pubblici. Di qua la polizia che spara proiettili, di là i manifestanti che rispondo con pietre e molotov. I fronti della resistenza sono ormai innescati in tutto il Paese.</p>

<p>Le immagini di ciò che sta accadendo circolano veloci sui social network. Foto e video girati con gli smartphone sono una preziosa voce fuori dal coro, infastidiscono la propaganda del regime che prova a minimizzare la crisi. Nelle ultime ore si combatte a Masaya, roccaforte della protesta. </p>
<p>Nel villaggio rurale sono arrivati i vescovi per una marcia pacifica, la popolazione si è unita a loro mentre suonavano a dirotto le campane. Solo a quel punto gli squadroni della morte hanno abbassato le armi. Per ora a Masaya c&#8217;è la tregua ma in altre aree del Paese continuano a volare proiettili. Due mesi di scontri hanno provocato oltre 190 morti e più di 2mila feriti, per come si stanno mettendo le cose mai ci fu dato più provvisorio. </p>
<p>Gli<strong> Stati Uniti</strong> hanno chiesto al presidente Daniel Ortega di indire elezioni anticipate per uscire dalla crisi politica. Inoltre, attraverso l&#8217;ambasciatore Carlos Trujillo, la Casa Bianca, ha ribadito che l&#8217;esecutivo del Nicaragua deve &#8220;rendere conto&#8221; degli atti di repressione avvenuti durante le proteste. </p>

<p>Notizie rimbalzate sui media locali, mentre si fa sempre più impervia la strada del negoziato di pace tra il governo sandinista e l&#8217;opposizione. Alla luce delle terribili violenze commesse a danno dei civili la Conferenza episcopale nicaraguense, incaricata della mediazione, ha più volte minacciato di abbandonare il tavolo della trattativa. </p>
<p>&#8220;La gravità degli sviluppi meriterebbe una commissione d&#8217;inchiesta internazionale&#8221;, ha sottolineato Zeid Ra&#8217;ad al Hussein, Alto commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani. Il Movimiento Mundial en favor de la Infancia (MMI) del Nicaragua, di cui fa parte la ong Terre des Hommes, ha lanciato un appello al governo affinché ponga fine alla violenza e garantisca la protezione dei bambini e degli adolescenti. </p>
<p>&#8220;Nei conflitti sociali e nelle altre situazioni di conflitto i bambini sono particolarmente vulnerabili e le loro esigenze specifiche devono essere tenute in considerazione secondo il principio del superiore interesse del minore, come detta la Convenzione Internazionale dei Diritti dei Minori, sottoscritta dal Nicaragua&#8221; evidenziano le organizzazioni. </p>

<p>&#8220;Da aprile almeno 15 minori sono stati uccisi nell&#8217;ambito della crisi nicaraguense e migliaia di bambini stanno vivendo in un clima di violenza permanente, con gravi ripercussioni sulla loro salute fisica e psicologica che potrebbero segnarli per sempre&#8221; denunciano le ong. </p>
<p>I due fratellini morti nell&#8217;incendio di Managua, un altro minore ferito gravemente nell&#8217;ultima sparatoria. La guerra ruba l&#8217;infanzia, a volte strappa la vita. Álvaro Conrado aveva 15 anni, una folta chioma bruna, tanti sogni da realizzare. Frequentava la scuola dei gesuiti, amava studiare, era appassionato di skate e suonava la chitarra. Il 20 aprile si è presentato davanti all&#8217;Università nazionale d&#8217;ingegneria per dare una mano. Lo hanno preso come staffetta per portare acqua e bicarbonato ai ragazzi che dovevano proteggersi dai lacrimogeni della polizia. Durante uno scontro a fuoco Álvaro è stato colpito al collo. Nessuno sa da dove sia partito il colpo, ma secondo gli studenti c&#8217;erano dei cecchini appostati in zona. Il ragazzino è caduto a terra, gli amici lo hanno portato in un ospedale pubblico, il Cruz Azul, ma lì i medici si sarebbero rifiutati di ricoverarlo. Altra corsa disperata verso un presidio sanitario religioso, ma era ormai troppo tardi. Álvaro è morto dissanguato. Per tutti è il &#8220;bambino martire&#8221; il simbolo di una violenza che non si ferma di fronte a niente.</p>
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		<title>Nicaragua, ancora violenza: cecchini e polizia fanno altri morti</title>
		<link>https://it.insideover.com/societa/nicaragua-violenza-morti.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 04 Jun 2018 16:41:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/LAPRESSE_20180420214952_26223856.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/LAPRESSE_20180420214952_26223856.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/LAPRESSE_20180420214952_26223856-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/LAPRESSE_20180420214952_26223856-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/LAPRESSE_20180420214952_26223856-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Il copione si ripete: armi puntate contro la folla per soffocare la libertà di espressione. Nel silenzio quasi totale dei media internazionali si acuisce la crisi in Nicaragua. Appare ormai incolmabile la distanza tra il popolo nicaraguense che invoca la democrazia e il regime di  Daniel Ortega che prova a difendere il perimetro del suo potere. &#8230; <a href="https://it.insideover.com/societa/nicaragua-violenza-morti.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/LAPRESSE_20180420214952_26223856.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/LAPRESSE_20180420214952_26223856.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/LAPRESSE_20180420214952_26223856-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/LAPRESSE_20180420214952_26223856-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/LAPRESSE_20180420214952_26223856-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>Il copione si ripete: armi puntate contro la folla per soffocare la libertà di espressione. Nel silenzio quasi totale dei media internazionali si acuisce la crisi in <strong>Nicaragua</strong>. Appare ormai incolmabile la distanza tra il popolo nicaraguense che invoca la democrazia e il regime di  <strong>Daniel Ortega</strong> che prova a difendere il perimetro del suo potere.</p>
<p>Lo scorso 30 maggio l&#8217;ennesimo corteo pacifico è stato represso nel sangue. Il bilancio fornito dal Centro Nicaraguense per i Diritti Umani (Cenidh) parla di almeno 11 morti e 74 feriti, che si aggiungono alle 82 vittime delle precedenti manifestazioni di piazza iniziate lo scorso 18 aprile.</p>
<p>Questa volta i fucili sono stati puntati contro le &#8220;Madri di Aprile&#8221;, così sono state soprannominate le donne che hanno perso i figli durante le mobilitazioni di primavera. Orfane della loro prole hanno indetto una veglia collettiva, l&#8217;ennesimo grido per chiedere diritti e democrazia per tutti.</p>
<p>Anche Papa Francesco durante l&#8217;Angelus ha rinnovato l&#8217;appello alla pace: &#8220;Mi unisco ai miei fratelli vescovi del Nicaragua &#8211; ha detto il Santo Padre &#8211; nell’esprimere dolore per le gravi violenze, con morti e feriti, compiute da gruppi armati per reprimere proteste sociali&#8221;.</p>

<p>A ferro e fuoco le città, cenere e distruzione nell&#8217;Indio Maìz, il più grande parco naturale del Paese dove sono andati distrutti oltre 5 mila ettari. In Nicaragua si spara da sei settimane e la strage continua. &#8220;Il 30 maggio nel Paese si celebra la ricorrenza della &#8216;Festa della mamma&#8217; è stato un giorno particolare, diverso da tutti gli altri. Le &#8216;Madri di Aprile&#8217; avevano annunciato la marcia per le strade di Managua in memoria dei loro figli e chiedendo giustizia. In poche ore al loro fianco c&#8217;erano organizzazioni della società civile, camere di imprenditori, università, movimenti contadini e sociali, famiglie. Tutti eravamo vestiti a lutto per condannare la violenta repressione governativa che da settimane sta trascinando il Paese nel baratro&#8221;, racconta un cooperante italiano che preferisce rimanere anonimo per paura di ritorsioni.</p>
<p>Ancora una volta il governo del presidente Daniel Ortega e della moglie Rosario Murillo ha reagito con la forza, incapace di ascoltare il suo popolo. &#8220;Immediatamente è stata organizzata una controdimostrazione sandinista ai piedi del monumento del defunto dittatore venezuelano <strong>Hugo Chàvez</strong>, fedele amico e finanziatore di Ortega, lanciando proclami violenti attraverso i mezzi di comunicazione che il regime controlla quasi del tutto&#8221;, racconta il cooperante. Alle 3 del pomeriggio una marea umana ha invaso pacificamente Managua, più di 600 mila persone di tutte le età hanno accompagnato le &#8216;Madri di Aprile&#8217; in un silenzioso corteo. Una processione lunga cinque chilometri in cui sventolavano le bandiere bianco-azzurre del Nicaragua, in alto gli striscioni per chiedere la fine della repressione violenta e giustizia per le vittime. Al successo dell&#8217;iniziativa ha fatto eco l&#8217;irritazione del governo Ortega.</p>
<p>[Best_Wordpress_Gallery id=&#8221;1012&#8243; gal_title=&#8221;NICARAGUA NUOVO&#8221;]</p>
<p>&#8220;Nel frattempo, alla contromanifestazione voluta dal presidente, nonostante si fosse mobilitato l&#8217;intero apparato statale, non si contavano piú di 15 mila persone. Il nervosismo di Ortega era tangibile e, purtroppo, le sue minacce si sono tradotte nei fatti&#8221;, aggiunge il cooperante. <strong>Cecchini</strong>, polizia e gruppi armati legati al governo sandinista hanno attaccato e sparato contro la folla disarmata delle &#8216;Madri di Aprile&#8217;. C&#8217;è stato un autentico massacro. Tra gli 11 morti un ragazzo di 15 anni che camminava vicino a sua madre, tra le decine di feriti raggiunti da proiettili anche un neonato di 10 mesi. Altra violenza si è registrata nella città di Estelí e Masaya.</p>

<p>&#8220;Il Nicaragua è ripiombato nel terrore-racconta il volontario italiano- fino a tarda notte i paramilitari sandinisti e la polizia hanno pattugliato Managua e altre città del paese, sparando a qualsiasi ombra si spostasse&#8221;. Dopo le ultime violenze appare sempre più in bilico il tavolo della mediazione coordinato dalla Conferenza episcopale nicaraguense al fianco del Consiglio Superiore delle aziende private (Cosep) e del movimento studentesco autoconvocato, anima dell&#8217;opposizione.</p>
<p>Le armi erano ancora calde quando tutti i vescovi del Paese centroamericano hanno firmato un documento che contiene la dura presa di posizione della Chiesa: &#8220;Noi vescovi condanniamo tutti questi atti di repressione da parte di gruppi vicini al governo e vogliamo mettere in chiaro che non si può riaprire il tavolo del Dialogo nazionale mentre si continua a negare al popolo del Nicaragua il diritto a manifestare liberamente, e si continua a reprimere e a uccidere&#8221;.</p>
<p>Uno stallo destinato a pesare nel difficile percorso per arrivare a una effettiva democratizzazione del Nicaragua. &#8220;La Chiesa è sempre per il dialogo, ma questo richiede l’impegno fattivo a rispettare la libertà, e prima di tutto la vita&#8221;, ha ribadito papa Bergoglio. Nelle scorse ore il Parlamento europeo ha condannato la &#8220;brutale repressione e l&#8217;intimidazione dei pacifici manifestanti in Nicaragua&#8221; e sollecitato elezioni “credibili&#8221;. Con 536 voti favorevoli, 39 contrari e 53 astensioni, gli eurodeputati hanno sottoscritto una risoluzione che chiede l&#8217;immediato ripristino della libertà di espressione. L&#8217;aula di Strasburgo ha poi chiesto all&#8217;Unione europea di sollecitare il governo nicaraguense a consentire un&#8217;indagine internazionale, indipendente e trasparente per perseguire i responsabili delle violenze contro i manifestanti.</p>
<p>&#8220;Speriamo che sul Nicaragua si accenda per davvero una luce internazionale&#8221; conclude il cooperante &#8220;stando qui la sensazione è che il mondo ci osservi inerme. Nessuno sembra avere una soluzione&#8221;.</p>

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		<title>&#8220;Io, chiuso trenta ore in carcere  per aver protestato in Nicaragua&#8221;</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/nicaragua-protesta-desaparecidos.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 26 Apr 2018 14:53:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/04/LAPRESSE_20180422145111_26232389.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/04/LAPRESSE_20180422145111_26232389.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/04/LAPRESSE_20180422145111_26232389-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/04/LAPRESSE_20180422145111_26232389-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/04/LAPRESSE_20180422145111_26232389-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>&#8220;In cella ho pensato che la mia vita sarebbe finita lì. Il mio destino era nelle loro mani&#8221;. Fran Castillo, 27 anni, parla dietro pseudonimo, è uno dei 150 giovani manifestanti arrestati dalla polizia nel corso delle mobilitazioni contro la riforma pensionistica in Nicaragua. È sotto choc, sul corpo porta ancora i segni dei manganelli &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/nicaragua-protesta-desaparecidos.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/nicaragua-protesta-desaparecidos.html">&#8220;Io, chiuso trenta ore in carcere  per aver protestato in Nicaragua&#8221;</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/04/LAPRESSE_20180422145111_26232389.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/04/LAPRESSE_20180422145111_26232389.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/04/LAPRESSE_20180422145111_26232389-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/04/LAPRESSE_20180422145111_26232389-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/04/LAPRESSE_20180422145111_26232389-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>&#8220;In <strong>cella</strong> ho pensato che la mia vita sarebbe finita lì. Il mio destino era nelle loro mani&#8221;. Fran Castillo, 27 anni, parla dietro pseudonimo, è uno dei 150 giovani manifestanti arrestati dalla polizia nel corso delle mobilitazioni contro la riforma pensionistica in Nicaragua. È sotto choc, sul corpo porta ancora i segni dei manganelli adoperati dai suoi aguzzini.</p>
<p>L&#8217;incubo ha inizio venerdì 20 aprile. Dopo un brutale pestaggio, Fran viene arrestato dalla polizia insieme ad altri 40 giovani scesi in piazza nella città di Masaya. &#8220;Dopo averci picchiato in strada ci hanno portato in caserma e spogliato di tutte le nostre cose. Siamo stati interrogati per ore. Contro di noi c&#8217;erano accuse pesanti di <strong>terrorismo</strong> e <strong>criminalità organizzata</strong>. In realtà non avevamo fatto altro che esprimere pacificamente il nostro punto di vista, scendendo in piazza contro le politiche del presidente <strong>Daniel Ortega</strong>&#8220;, racconta Fran.</p>
<p>Nessuna possibilità di comunicare con l&#8217;esterno, né con la famiglia, né con un legale. Per trenta, drammatiche ore, il giovane ha vissuto dietro le sbarre, nella totale incertezza per la sua sorte. &#8220;Ero spaventato e consapevole di non avere più voce né diritti. <strong>La mia sorte dipendeva dai miei carcerieri</strong>&#8221; ricorda. La mente lo riportava a casa. &#8220;Pensavo ai miei cari, alla loro apprensione e alla possibilità che avrebbero potuto ritrovarmi cadavere al cimitero. Ma allo stesso modo mi sentivo orgoglioso di aver espresso tutto l&#8217;attaccamento per il mio Paese partecipando alla protesta&#8221; aggiunge.</p>

<p>Un tempo senza tempo scandito dall&#8217;angoscia e dall&#8217;amor di patria. &#8220;Mi sentivo un po&#8217; come il venezuelano Henrique Capriles, pronto a lottare per i propri ideali e per la libertà del suo Paese&#8221;. Quando tutto sembrava ormai perduto, un cellulare, sfuggito alle perquisizioni della polizia, ha permesso al ragazzo di contattare la famiglia. Davanti alla sede delle forze dell&#8217;ordine scoppia la mobilitazione, la gente si assiepa, un gruppo di madri chiede che i figli vengano liberati.</p>
<p>&#8220;Alla fine del pomeriggio tre poliziotti hanno portato me e altri due compagni fuori dalle celle. Eravamo terrorizzati, credevo che fosse giunta l&#8217;ora della fine, invece, non ci hanno detto niente e ci hanno lasciato uscire dall&#8217;edificio&#8221;, aggiunge Fran. Un copione simile è accaduto anche per i manifestanti reclusi nel carcere di &#8220;La Modelo&#8221; a Tipitapa e nella struttura di massima sicurezza &#8220;El Chipote&#8221;, che gode di una fama sinistra.</p>
<p>Come documentano alcuni video diffusi sui social network, i prigionieri sono stati abbandonati nelle campagne, lontano da sguardi indiscreti. L&#8217;ombra delle torture marchia i loro corpi. Sono malconci e zoppicanti, pieni di lividi e con le teste rasate in segno di disprezzo, per renderli riconoscibili agli occhi della comunità. La grazia divina che ha riportato questi giovani a essere uomini liberi si intreccia alla più terrena pressione internazionale, che ha invocato il rispetto dei diritti umani e delle libertà costituzionali.</p>

<p>Pablo Cuevas della Commissione permanente per i diritti umani ha accusato la polizia nicaraguense di aver negato il giusto processo degli studenti e non solo. &#8220;Andremo a documentare tutto ciò che riguarda la detenzione, le percosse, i furti e gli abusi da parte della polizia: porteremo le prove davanti alle organizzazioni internazionali per i diritti umani&#8221;, ha spiegato Cuevas.</p>
<p>Nel frattempo, sale a 34 il bilancio delle vittime uccise nel corso della brutale repressione messa in atto dal governo per sedare la guerra civile. Il numero sembra destinato a salire drammaticamente con i primi ritrovamenti dei &#8220;<strong>desaparecidos&#8221;</strong>.</p>
<p>Si parla di decine di studenti di cui si sono perse le tracce, come inghiottiti nel buio delle violente rappresaglie. &#8220;Ne stanno ritrovando i cadaveri&#8221;, racconta un cooperante italiano che chiede di restare anonimo. &#8220;Molti sono stati uccisi con un proiettile sparato alla schiena. Tutto fa pensare che siano state delle vere e proprie esecuzioni&#8221;.  L&#8217;Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani ha esortato a indagare sui decessi sospetti. Lo scorso 25 aprile, mentre in Italia si festeggiava il 73esimo anniversario della liberazione dal nazifascismo, per le vie della capitale Managua sfilavano centinaia di persone vestite a lutto. Fiori e lumini accesi per ricordare le vittime della rivolta che ha messo a ferro e fuoco il Nicaragua.</p>

<p>&#8220;No eran delincuentes, eran estudiantes&#8221;, &#8220;Non erano delinquenti, erano studenti&#8221; recitano i partecipanti in coro. La calma è solo apparente. Il presidente Ortega ha ammorbidito la linea: dopo aver congelato la riforma previdenziale che ha acceso gli scontri, ha dato l&#8217;ordine di liberare buona parte dei manifestanti reclusi e autorizzato la ripresa delle trasmissioni del canale televisivo 100% Noticias, sospese per ordine dell&#8217;esecutivo. Ma per l&#8217;opinione pubblica tutto questo non basta.</p>
<p>La <strong>Conferenza episcopale nicaraguense</strong> si è proposta come &#8220;mediatore e testimone&#8221; di un dialogo nazionale al fianco del Consiglio Superiore delle aziende private (Cosep) e del movimento studentesco autoconvocato, il cuore dell&#8217;opposizione. Impensabile tornare indietro, la rottura con il passato diventa ogni giorno più evidente. La solidarietà di classe è un vento che soffia sempre più forte. Molti settori chiedono le dimissioni delle più alte cariche dello Stato e una &#8220;transizione democratica&#8221; per destituire Ortega e la moglie, Rosario Murillo, vicepresidente del Nicaragua. Sarà questo il tramonto di una dinastia politica e familiare? &#8220;Non so cosa accadrà &#8211; conclude Fran &#8211; ma più guardo la tranquillità che c&#8217;è ora nelle strade del mio Paese e più avverto la paura&#8221;.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/nicaragua-protesta-desaparecidos.html">&#8220;Io, chiuso trenta ore in carcere  per aver protestato in Nicaragua&#8221;</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Nicaragua, una marcia in bianco  per chiedere la fine delle violenze</title>
		<link>https://it.insideover.com/reportage/societa/nicaragua-marcia-detenuti.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 24 Apr 2018 16:35:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="1012" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/04/LAPRESSE_20180422145932_26232455.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/04/LAPRESSE_20180422145932_26232455.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/04/LAPRESSE_20180422145932_26232455-300x202.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/04/LAPRESSE_20180422145932_26232455-768x518.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/04/LAPRESSE_20180422145932_26232455-1024x691.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Sventolano a perdita d&#8217;occhio le bandiere nicaraguensi a Managua. Accade ieri. Migliaia e migliaia di persone hanno aderito a quella che passerà alla storia come la più grande protesta di sempre contro il governo di Daniel Ortega. Ancora una volta si scende in piazza. Una marcia pacifica per chiedere la fine delle violenze e il &#8230; <a href="https://it.insideover.com/reportage/societa/nicaragua-marcia-detenuti.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="1012" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/04/LAPRESSE_20180422145932_26232455.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/04/LAPRESSE_20180422145932_26232455.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/04/LAPRESSE_20180422145932_26232455-300x202.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/04/LAPRESSE_20180422145932_26232455-768x518.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/04/LAPRESSE_20180422145932_26232455-1024x691.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>Sventolano a perdita d&#8217;occhio le bandiere nicaraguensi a Managua. Accade ieri. Migliaia e migliaia di persone hanno aderito a quella che passerà alla storia come la più grande protesta di sempre contro il governo di<strong> Daniel Ortega</strong>. Ancora una volta si scende in piazza. Una <strong>marcia pacifica</strong> per chiedere la fine delle violenze e il rispetto dei diritti costituzionali a partire dalla <strong>libertà di espressione</strong>. Fortunatamente, non ci sono stati altri spargimenti di sangue. Tutti indossano qualcosa di bianco in segno di pace, ma nessuno vuole il dialogo senza la liberazione degli studenti arrestati negli ultimi cinque giorni. Si parla di oltre 150 manifestanti reclusi nella prigione “La Modelo” di Tipitapa. In alcune fotografie scattate nel penitenziario appaiono con le teste rasate. Il popolo ne chiede l&#8217;immediata scarcerazione.</p>
<p>Clacson e fischietti accompagnano l&#8217;infinito corteo mentre percorre i sette chilometri che separano la rotonda di Metrocentro dall&#8217;Universidad Politecnica de Nicaragua (Upoli), luogo degli ultimi scontri brutalmente soffocati dalla polizia. Nella notte tra sabato e domenica due studenti sono stati uccisi durante una rappresaglia, portando a trenta il bollettino dei morti. Anche le loro foto vengono portate in processione.</p>
<p>Quando i primi manifestanti arrivano davanti alla sede universitaria gli ultimi sono ancora a due ore di distanza. Nonostante l&#8217;enorme partecipazione l&#8217;evento è stato silenziato da quasi tutti i mezzi di comunicazione, controllati in larga parte dalla famiglia del presidente Ortega. Solo un canale televisivo ha trasmesso in diretta le immagini, ma ogni tentativo di neutralizzare l&#8217;opposizione non funziona. L&#8217;eco della marcia di Managua, promossa dal Consejo Superior de la Empresa Privada (Cosep), è arrivata anche in altre città. La gente si è riversata per le strade a Rivas, Diriamba, San Marcos, Jinotepe, Estelí, Chinandega, Matagalpa, Léon, Siuna.</p>
<p>&#8220;L&#8217;unione rappresenta la nostra forza e allontana la paura. Noi studenti abbiamo sfilato ordinatamente assieme a lavoratori, casalinghe, anziani. Grazie a Dio in questa guerra abbiamo a portata di mano le telecamere, Internet, i social network, e possiamo documentare quanto sta accadendo, smascherando la farsa del governo&#8221; racconta Francisco, un manifestante.</p>
<p>&#8220;Riconosciamo e apprezziamo che la <strong>lotta civile</strong> e pacifica condotta dai nostri giovani è stata la chiave dell&#8217;abrogazione del decreto esecutivo che ha scatenato questa protesta sociale&#8221;, ha detto José Adán Aguerri Chamorro, alla guida del Cosep. Tuttavia, la revoca della riforma pensionistica che ha detonato la crisi viene percepita dalla maggioranza dell&#8217;opinione pubblica come uno specchietto per le allodole. Si faticano a dimenticare le parole che il leader Ortega ha adoperato nei giorni scorsi per minimizzare la rivolta. Crea dell&#8217;altro attrito la recente presa di posizione del <strong>Venezuela</strong>, Paese da sempre amico del Nicaragua.</p>
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<p>Il presidente socialista Nicolás Maduro ha infatti bollato gli eventi in corso come &#8220;un&#8217;imboscata violenta da parte di gruppi che hanno già subito molti danni&#8221;. In bilico tra manovre di facciata e richieste che arrivano dal basso, la situazione appare sospesa. &#8220;Non ci basta la sola rinuncia a tassare le pensioni e gli stipendi. Vogliamo libertà e democrazia&#8221; spiega Jessica.</p>
<p>Nonostante il dietrofront, la controversa riforma previdenziale rischia di mette in discussione l&#8217;intero sogno che la rivoluzione sandinista doveva realizzare. La prosperità promessa da Ortega a tutte le classi sociali non esiste, anzi, aumenta la povertà mentre la sfera dei diritti e della rappresentanza politica si restringe sempre più. Nel 2016 il Nicaragua è tornato ad essere di fatto un Paese a partito unico come nel 1979 quando venne deposto il dittatore Anastasio Somoza Debayle. Un anno fa, poco prima della chiamata alle urne, Ortega ha infatti cancellato con un colpo di spugna l&#8217;opposizione parlamentare, garantendosi con una riforma costituzionale ad hoc la rielezione continua e indefinita. Una pericolosa deriva autoritaria che oggi viene contestata a furor di popolo. &#8220;Fuera la dictatura&#8221; recitano i cartelli. L&#8217;idea di un cambio di vertice inizia a serpeggiare anche all&#8217;interno della stessa corrente sandinista. Scricchiolano le alleanze ma è prematuro dire se queste inizieranno a dialogare con i settori che protestano.</p>
<p>Appare dunque incerta l&#8217;evoluzione degli eventi. A Managua le serrande dei negozi rimangono abbassate, le scuole restano chiuse, mentre in alcune città si faticano a reperire medicinali. Gli Stati Uniti hanno deciso di far rientrare in patria una parte del corpo diplomatico, in Italia, la Comunità di Sant&#8217;Egidio ha fatto appello alla pace. Sulla piattaforma online Change.org è stata lanciata una raccolta firme per chiedere la “Cessazione del governo Ortega e l&#8217;allontanamento dell&#8217;ambasciatore nicaraguense in Italia”. La tregua di oggi non è detto che si trasformi in pace duratura.</p>
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		<title>Lo stop alla riforma in Nicaragua non ferma la repressione del dissenso</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/nicaragua-repressione.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 23 Apr 2018 18:42:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="967" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/04/LAPRESSE_20180422150208_26232471.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/04/LAPRESSE_20180422150208_26232471.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/04/LAPRESSE_20180422150208_26232471-300x193.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/04/LAPRESSE_20180422150208_26232471-768x495.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/04/LAPRESSE_20180422150208_26232471-1024x660.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>La marcia indietro del presidente Daniel Ortega non ferma le proteste. Il leader ha annunciato domenica la sospensione della controversa riforma delle pensioni che ha scatenato la drammatica rivolta del popolo nicaraguense. Tuttavia, nonostante l’apparente (e poco credibile, secondo le opposizioni) dietrofront, gli scontri proseguono e vengono soffocati nel sangue. C&#8217;è la tregua ma appare &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/nicaragua-repressione.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="967" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/04/LAPRESSE_20180422150208_26232471.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/04/LAPRESSE_20180422150208_26232471.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/04/LAPRESSE_20180422150208_26232471-300x193.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/04/LAPRESSE_20180422150208_26232471-768x495.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/04/LAPRESSE_20180422150208_26232471-1024x660.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>La marcia indietro del presidente <strong>Daniel Ortega</strong> non ferma le proteste. Il leader ha annunciato domenica la sospensione della controversa riforma delle pensioni che ha scatenato la drammatica rivolta del popolo nicaraguense. Tuttavia, nonostante l’apparente (e poco credibile, secondo le opposizioni) dietrofront, gli scontri proseguono e vengono soffocati nel sangue.</p>
<p>C&#8217;è la tregua ma appare quanto mai traballante. Il governo proclama la linea del dialogo ma si smentisce nella realtà dei fatti: per le strade è ancora violenza. Nella notte appena trascorsa la polizia ha attaccato l&#8217;università UPOLI di Managua, roccaforte dei manifestanti: il bilancio è di un morto e 13 feriti. «Nell&#8217;edificio sono asserragliati migliaia di studenti arrivati nella capitale da tutto il Paese per protestare, solo l&#8217;intervento del parroco della zona e di monsignor Silvio José Baez ha permesso l&#8217;accesso delle ambulanze che la polizia stava bloccando fuori.</p>

<p>Purtroppo, l’apertura al dialogo che il presidente Ortega ha concesso sotto pressione internazionale non è stata ancora accompagnata dal ritiro della polizia e dei gruppi violenti ed armati pro-governo. Questi non hanno interrotto la spirale di violenza, anzi, l’hanno aumentata con saccheggi e vandalismi provocati per accusare gli studenti» racconta un cooperante italiano che si trova sul posto ma preferisce rimanere anonimo per evitare ritorsioni.</p>
<p>I disordini si susseguono anche in altre città. Gli ospedali privati hanno aperto gratuitamente le porte alle decine di feriti. I negozi tengono le serrande abbassate, le scuole saranno chiuse almeno fino a mercoledì. Nelle ultime ore gli scontri più duri a Monimbo nella zona rurale di Masaya. Sempre lo stesso il copione: da una parte le unità filogovernative dall&#8217;altra i civili, centinaia di giovani, lavoratori e anziani. Bruciano le case, volano i sampietrini, le forze dell&#8217;ordine sparano ad altezza uomo.</p>

<p>In modo sempre più nitido si comprende quanto la riforma previdenziale, nata per sanare il bilancio dello Stato con prelievi alle pensioni e agli stipendi, sia stata solo la miccia di una mobilitazione di massa con cui il popolo nicaraguense invoca la fine della dittatura. Alle 15 di questo pomeriggio (quando in Italia saranno le 23) per le vie di Managua sfilerà un corteo pacifico. Bandiere bianco azzurre simbolo della nazione e candele per ricordare gli oltre trenta morti dall&#8217;inizio della rivolta. I partecipanti si dirigeranno davanti all&#8217;università UPOLI che è stata teatro degli ultimi scontri.</p>
<p>«Probabilmente non sarebbe stato difficile trovare un accordo sulla riforma pensionistica se tutti i settori fossero stati coinvolti nella ricerca di soluzioni, ma questo ormai sembra un tema secondario» aggiunge il cooperante. La percezione dell&#8217;ennesimo tradimento da parte del potere serpeggia, ancora una volta, tra i civili. «Il presidente Ortega trova sempre modi nuovi per farci resistere. Le sue parole ci danno l&#8217;energia per non mollare» spiega Jessica, una giovane manifestante. «Non riuscirete a silenziare il popolo» promettono i cartelli imbracciati dalla gente. L&#8217;unico momento in cui i nicaraguensi restano in silenzio è riservato al ricordo delle vittime.</p>

<p>Su un marciapiede di Managua una donna posiziona le loro fotografie e alcuni garofani bianchi. Il viso più giovane è quello del 15enne Àlvaro Manuel Conrado Dávila, accanto a lui l&#8217;immagine del reporter Ángel Gahona, ucciso mentre stava documentando le proteste a Bluefields, a sud del Paese. Preghiere e rosari da sgranare anche per tutti gli altri. Intanto, il resto del mondo si sta accorgendo del Nicaragua. Dopo l&#8217;appello alla pace lanciato domenica da Papa Francesco si fanno sentire anche l&#8217;Unione Europea e gli Stati Uniti, questi ultimi hanno condannato «la violenza e la forza eccessive adoperate dalla polizia e da altre persone contro i civili che stavano esercitando il diritto costituzionale della libertà di espressione e riunione».</p>
<p>Di «repressione senza senso» ha parlato Sergio Ramirez, lo scrittore nicaraguense insignito del Premio Cervantes, il Nobel della letteratura. Un tempo al fianco del leader sandinista Ortega, Ramirez prese le distanze dal governo già nel 1995. Nel confuso orizzonte non appaiono altre vie d&#8217;uscita: il dialogo che la società civile, gli imprenditori, gli uomini e le donne di cultura, la stessa Chiesa chiedono a gran voce inizierà solo quando verranno deposte le armi. Il Nicaragua resta con il fiato sospeso.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/nicaragua-repressione.html">Lo stop alla riforma in Nicaragua non ferma la repressione del dissenso</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Ancora scontri in Nicaragua:  uccise almeno 25 persone</title>
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		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 22 Apr 2018 15:37:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="1082" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/04/LAPRESSE_20180422150636_26232507.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/04/LAPRESSE_20180422150636_26232507.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/04/LAPRESSE_20180422150636_26232507-300x216.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/04/LAPRESSE_20180422150636_26232507-768x554.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/04/LAPRESSE_20180422150636_26232507-1024x739.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Ancora una notte di sangue in Nicaragua, dove da alcuni giorni è in corso un principio di guerra civile. Un giornalista è stato colpito da un proiettile durante una diretta Facebook: appena il tempo di descrivere le proteste in corso a Bluefields, nella costa caraibica a sud del Paese, quando si vede il corpo di &#8230; <a href="https://it.insideover.com/societa/ancora-scontri-nicarugua-uccise-almeno-25-persone.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="1082" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/04/LAPRESSE_20180422150636_26232507.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/04/LAPRESSE_20180422150636_26232507.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/04/LAPRESSE_20180422150636_26232507-300x216.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/04/LAPRESSE_20180422150636_26232507-768x554.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/04/LAPRESSE_20180422150636_26232507-1024x739.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>Ancora una notte di sangue in Nicaragua, dove da alcuni giorni è in corso un principio di guerra civile. Un giornalista è stato colpito da un proiettile durante una diretta Facebook: appena il tempo di descrivere le proteste in corso a Bluefields, nella costa caraibica a sud del Paese, quando si vede il corpo di Ángel Gahona, reporter de<em> El Meridiano</em>, cadere a terra in un lago di sangue. Il bilancio delle vittime è pesantissimo: più di 30 morti nei primi tre giorni di proteste secondo quanto riporta la stampa locale. I sampietrini sollevati dalle strade diventano armi, la polizia non esita ad aprire il fuoco contro i manifestanti che chiedono il blocco della riforma pensionistica voluta dal presidente Daniel Ortega.</p>

<p>[Best_Wordpress_Gallery id=&#8221;883&#8243; gal_title=&#8221;NICARAGUA NUOVO&#8221;]</p>

<p>Le violenze si stanno allargando a macchia d&#8217;olio. Il Centro nicaraguense per i diritti umani parla di 67 feriti, 43 dispersi e 20 persone arrestate. Nella capitale Managua la scritta “Fuori la dittatura” compare sui monumenti che omaggiano il movimento sandinista. Le fiamme bruciano Léon, s&#8217;infrangono le vetrate dei palazzi istituzionali a Estelí, Matagalpa, Jinotepe, Granada. Dal balcone di piazza San Pietro Papa Francesco ha lanciato un appello alla pace. “Sono preoccupato per quanto sta accadendo in questi giorni in Nicaragua, dove, in seguito a una protesta sociale, si sono verificati scontri, che hanno causato anche alcune vittime”. Il pontefice al Regina Caeli ha aggiunto: &#8220;Esprimo la mia vicinanza nella preghiera a quell&#8217;amato Paese e mi unisco ai Vescovi nel chiedere che cessi ogni violenza, si eviti un inutile spargimento di sangue e le questioni aperte siano risolte pacificamente e con senso di responsabilità&#8221;. Dopo cinque giorni in cui il Nicaragua è messo a ferro e fuoco, il Papa venuto dalla fine del mondo, ha provato a rendere questo paese più visibile agli occhi dell&#8217;Occidente.</p>

<p>&#8220;Davanti all&#8217;Uca, l&#8217;Universidad Centroamericana che ha sede a Managua, stanno avvenendo gli scontri più duri. La polizia ha a disposizione un arsenale di armi mentre i giovani che stanno manifestando delle fionde. Siamo come Davide contro Golia&#8221; racconta Jessica, 32enne, tra gli aderenti alla mobilitazione. &#8220;Ci sono continue rappresaglie di una violenza inaudita, speriamo di cuore che l&#8217;attenzione dei media internazionali si faccia sempre più forte&#8221; aggiunge Francisco.</p>
<p>Il governo continua a difendere la sua riforma previdenziale che punta ad aumentare le tasse del 5% e a ridurre le pensioni pur di sanare il malandato bilancio dello Stato. Un provvedimento che ha fatto da innesco alla protesta. Il malessere sociale è esploso nel secondo paese più povero dell&#8217;America Latina. Dopo aver cercato di minimizzare la situazione, il presidente Ortega è apparso in televisione dichiarando di essere disposto a negoziare affinché &#8220;non ci sia più terrore per le famiglie nicaraguensi&#8221;. La sua fedele compagna di vita e di avventura politica, la moglie nonché vicepresidente Rosario Murillo, ha definito gli avvenimenti &#8220;crudeli&#8221; e dichiarato che &#8220;le proposte non sono chiuse, siamo aperti a discuterne&#8221;. Una liturgia della rassicurazione che s&#8217;infrange non appena la potente coppia presidenziale puntualizza che al tavolo dei negoziati siederanno solo gli imprenditori. Altra rabbia si rovescia nelle piazze, tra la gente, con i pensionati e gli studenti che chiedono maggiori diritti: &#8220;Abbiamo perso la paura. Non siamo disposti a rinunciare alla libertà del nostro Nicaragua&#8221;.</p>
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		<title>Nicaragua, scoppia la rivolta  sangue e manganelli sui manifestanti</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/nicaragua-scoppia-la-rivolta-sangue-manganelli-sui-manifestanti.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 21 Apr 2018 19:07:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1080" height="716" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/04/00b1209f-4de5-43de-97f0-3d5a48aaf705.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/04/00b1209f-4de5-43de-97f0-3d5a48aaf705.jpg 1080w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/04/00b1209f-4de5-43de-97f0-3d5a48aaf705-300x199.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/04/00b1209f-4de5-43de-97f0-3d5a48aaf705-768x509.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/04/00b1209f-4de5-43de-97f0-3d5a48aaf705-1024x679.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1080px) 100vw, 1080px" /></p>
<p>Nicaragua, 19 aprile 2018. Nella capitale Managua scoppia la rivolta. Bruciano le bandiere rosse e nere del fronte sandinista, sventolano al cielo quelle bianco azzurre simbolo della nazione. Scorre il sangue, nemmeno la sacralità delle cattedrali ripara dalla violenza. Un centinaio i feriti, almeno dieci persone sono rimaste uccise. La vittima più giovane è Àlvaro &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/nicaragua-scoppia-la-rivolta-sangue-manganelli-sui-manifestanti.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1080" height="716" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/04/00b1209f-4de5-43de-97f0-3d5a48aaf705.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/04/00b1209f-4de5-43de-97f0-3d5a48aaf705.jpg 1080w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/04/00b1209f-4de5-43de-97f0-3d5a48aaf705-300x199.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/04/00b1209f-4de5-43de-97f0-3d5a48aaf705-768x509.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/04/00b1209f-4de5-43de-97f0-3d5a48aaf705-1024x679.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1080px) 100vw, 1080px" /></p><p>Nicaragua, 19 aprile 2018. Nella capitale <strong>Managua</strong> scoppia la rivolta. Bruciano le bandiere rosse e nere del fronte sandinista, sventolano al cielo quelle bianco azzurre simbolo della nazione. Scorre il sangue, nemmeno la sacralità delle cattedrali ripara dalla violenza. Un centinaio i feriti, almeno dieci persone sono rimaste uccise. La <strong>vittima</strong> più giovane è Àlvaro Manuel Conrado Dávila, aveva 15 anni, studente dell&#8217;istituto Loyola. Anche Darwin Manuel Urbina, 29 anni, è caduto sotto i colpi delle unità antisommossa in azione. In tutto il Paese violenti scontri si susseguono ormai da giorni senza soluzione di continuità. Managua, León, Granada, Estelí, Matagalpa, Jinotepe. Come un incendio alimentato dal vento del malessere la protesta dilaga in molte città. Rumore assordante di fischietti e pentole, aria carica di fumo dei lacrimogeni, fazzoletti imbevuti di acqua e bicarbonato per proteggersi. &#8220;Esta es la rébelion de los abuelos y sobrinos&#8221;. È la rivolta dei nonni e dei nipoti che si sentono traditi dal presidente <strong>Daniel Ortega</strong>. La gente calca le strade per manifestare contro la sua riforma della previdenza sociale (Inss) voluta per rimpinguare le disastrate casse dello Stato minate da decenni di corruzione e malgoverno.</p>
<p><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-204772" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/04/94cc42c7-321f-45a3-b340-f309a9d08e19-1.jpg" alt="" width="552" height="366" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/04/94cc42c7-321f-45a3-b340-f309a9d08e19-1.jpg 552w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/04/94cc42c7-321f-45a3-b340-f309a9d08e19-1-300x199.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 552px) 100vw, 552px" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La polizia risponde alla mobilitazione imbracciando i fucili. I media filogovernativi tentano di coprire la gravità della situazione, ma i video dei manganelli agitati contro i civili, le bombe molotov e i proiettili sparati ad altezza uomo girano online nel disperato tentativo di accendere una luce internazionale su quanto sta accadendo in Nicaragua.</p>
<p>&#8220;Quanta barbarie. È accaduto quanto temevo e che non dovrebbe accadere. C&#8217;è già almeno uno studente ucciso all’Università. Si parla di altri. Avverto molto dolore! Diciamo No alla repressione&#8221;: è l’appello di monsignor. Silvio José Baez, vescovo ausiliare di Managua, alle autorità nicaraguensi.</p>
<p>La dittatura del presidente Ortega mostra i muscoli, prova a confondere le acque ma la rivolta è ormai trasversale, unisce le generazioni, non si placa. I vecchi che hanno combattuto nelle fila sandiniste e i giovani delusi dal regime lottano l&#8217;uno accanto all&#8217;altro invocando la libertà. &#8220;Amo la ribellione dei nipoti ma insieme a noi ci sono anche gli anziani che ricordano quando nel 1979 hanno fatto la guerra per la patria nel nome di Daniel Ortega. Quel Daniel che ha totalmente dimenticato chi lo ha portato al potere&#8221; racconta Jessica, 32enne, manifestante, nella vita impiegata in un&#8217;azienda privata. Sono passati quasi quarant&#8217;anni dalla guerriglia rivoluzionaria d&#8217;ispirazione marxista che sconfisse Anastasio Somoza Debayle. Il copione si ripete.</p>
<p><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-47751" src="http://www.occhidellaguerra.it/wp-content/uploads/2018/04/87b05b55-8816-4ba6-bb4c-e679de927197.jpg" alt="87b05b55-8816-4ba6-bb4c-e679de927197" /></p>
<p>Cosa abbia avvicinato oggi la paglia al fiammifero è presto detto: la riforma previdenziale di Ortega punta ad aumentare la quota contributiva dei datori di lavoro e dei lavoratori, e <strong>togliere denaro ai pensionati</strong>. Benzina sul fuoco per un Nicaragua dall&#8217;economia fragilissima, dove le disuguaglianze sociali vanno acuendosi contrariamente alla promessa di un benessere ugualitario. Prova allora ad alzare la testa il Paese più povero dell’America Latina dopo Haiti, con un Pil di circa 12 miliardi di dollari. &#8220;Ieri mentre ero in marcia ho iniziato a chiedere quale fosse il sentimento della gente, perché stiamo uscendo per protestare. La risposta unanime è stata: &#8216;Vogliamo il presidente Ortega e la first lady Rosario Murillo fuori dal potere'&#8221;. La propaganda non basta più a dare l&#8217;illusione di un bel sogno. Bruciano uno a uno gli &#8220;alberi della vita&#8221;, le 300 installazioni colorate che abbelliscono Managua, pensate dalla coppia presidenziale quasi a voler distogliere la comunità dai problemi. Gli alberi sradicati per dire basta all&#8217;oppressione.</p>
<p>Pochi i segnali premonitori di una protesta che rischia di scivolare nella guerra civile.</p>
<p>La riforma, criticata dalla classe imprenditoriale e intellettuale nicaraguense, come un provvedimento che frena consumi e competitività. La Camera delle industrie del Nicaragua (Cadin) che chiede al governo di sospendere la riforma, considerando che &#8220;mina l&#8217;economia del paese, e che ha generato l&#8217;escalation di violenza&#8221;. Orecchie che non vogliono sentire e studenti che cominciano a dialogare su WhatsApp.</p>
<p>&#8220;Martedì 17 aprile , abbiamo iniziato a pianificare la prima marcia pacifica. Quando siamo arrivati ​​ai punti di incontro, siamo stati ricevuti dai membri pagati dei giovani sandinisti, che ci hanno picchiato e addirittura derubato &#8211; racconta Jessica &#8211; Tuttavia, questo ci ha aiutato a vedere la strategia che il governo avrebbe usato con noi e capire che la polizia non ci difenderà&#8221;.</p>
<p>Giovedì 18 la prima vera sommosa. &#8220;Uno studente ha perso l&#8217;occhio a causa di un proiettile di gomma, le marce si sono intensificate, i canali televisivi che stavano segnalando quanto accadeva realmente sono stati oscurati. I giornalisti rinunciano al lavoro perché non hanno il permesso di riferire in modo veritiero. Il Nicaragua si è risvegliato. La morte dei nicaraguesi ci rende solo più convinti che &#8216;Non un passo indietro'&#8221; aggiunge Jessica. Cerca di neutralizzare la protesta il governo rendendola il più possibile opaca. &#8220;I lavoratori statali vengono obbligatoriamente portati alle rotatorie per dire che non sta accadendo nulla e che sono a favore della riforma. Facebook presenta problemi quando si vogliono condividere informazioni sulla rivolta mentre la vicepresidente Murillo dichiara davanti ai microfoni che ci sono stati solo piccoli disordini, provocati da bande criminali&#8221; riporta Jessica. Perché tutto questo sta accadendo proprio ora?</p>
<p><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-47752" src="http://www.occhidellaguerra.it/wp-content/uploads/2018/04/e8cd2ab5-ac85-45bb-be36-8a89531a1958.jpg" alt="e8cd2ab5-ac85-45bb-be36-8a89531a1958" /></p>
<p>&#8220;È il potere&#8221;, rifletteva il giornalista Ryszard Kapuściński, &#8220;a provocare la rivoluzione&#8221;. E proseguiva dicendo che: &#8220;La scelta del momento in cui ciò accade è il più grande enigma della Storia. Perché quel giorno e non un altro? Perché è un certo avvenimento e non un altro a far precipitare le cose? Dopotutto, in passato il governo si è reso responsabile di abusi ben più gravi senza provocare la minima reazione. ‘Che cosa ho fatto?’, si chiede il sovrano, sgomento. ‘Che cosa gli è preso tutt’a un tratto?’ Che cosa ha fatto? Ha abusato della pazienza della gente. Ma dove sta il limite di questa pazienza? Come definirlo? Se anche si tentasse di dare una risposta, essa varierebbe a seconda dei casi. La sola cosa certa è che i sovrani che conoscono l’esistenza di tale limite e lo sanno rispettare possono sperare di conservare a lungo il potere. Ma i sovrani di questo tipo non sono molti&#8221;. L&#8217;equilibrio si è rotto, ora il Nicaragua cammina lungo il crinale. &#8220;Sono orgogliosa che il mio popolo sia unito, stiamo combattendo insieme &#8211; dice Jessica &#8211; Mia madre ha paura che mi possa succedere qualcosa, ma ne vale la pena. Per il Paese e per la Libertà ne vale la pena&#8221;.</p>
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