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	<title>Simone Zoppellaro Archives - InsideOver</title>
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	<title>Simone Zoppellaro Archives - InsideOver</title>
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	<item>
		<title>La prima atomica sovietica</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/in-un-documento-della-cia-la-storia-della-prima-atomica-sovietica.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 19 Jan 2017 09:50:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Armi nucleari]]></category>
		<category><![CDATA[cia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1200" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/01/atomica.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/01/atomica.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/01/atomica-300x188.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/01/atomica-768x480.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/01/atomica-1024x640.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La prima bomba atomica sovietica sarebbe stata costruita in Armenia e non in Russia, come comunemente si crede. Ad affermarlo è un documento desecretato della Cia e pubblicato il 22 dicembre 2016 sul sito dell’agenzia americana. Una storia molto diversa rispetto alla versione più diffusa che vuole sia stata realizzata ad Arzamas-16, nell’odierna città di &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/in-un-documento-della-cia-la-storia-della-prima-atomica-sovietica.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1200" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/01/atomica.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/01/atomica.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/01/atomica-300x188.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/01/atomica-768x480.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/01/atomica-1024x640.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>La prima bomba atomica sovietica sarebbe stata costruita in Armenia e non in Russia, come comunemente si crede. Ad affermarlo è un documento desecretato della Cia e pubblicato il 22 dicembre 2016 sul sito dell’agenzia americana. Una storia molto diversa rispetto alla versione più diffusa che vuole sia stata realizzata ad Arzamas-16, nell’odierna città di Sarov, dove si trovano il Centro nucleare della Federazione Russa e il Museo della bomba atomica. Diversa, sempre secondo il documento, anche la data della prima esplosione: il 10 luglio 1949, anziché il 29 agosto.Confermato invece nel testo, redatto il 18 gennaio 1950, il ruolo di primo piano rivestito nel programma nucleare dal capo della polizia segreta Lavrentij Berija, georgiano come lo stesso Stalin. Berija – si legge – uno dei peggiori criminali dell’intera storia sovietica, avrebbe ricevuto da Stalin «una libertà di azione illimitata», avendo a sua immediata disposizione per il progetto tutto ciò che avesse desiderato: soldi, materiali, manodopera e macchinari. Armeno, invece, l’uomo identificato come il direttore tecnico e scientifico degli impianti nucleari, il professor Arakelyan. Questi sarebbe stato un compagno di scuola Anastas Mikoyan, uomo di punta del potere sovietico sopravvissuto a tutte le stagioni politiche, da Lenin a Brezhnev, e famoso per essere stato l’uomo di Mosca a Cuba durante la crisi dei missili che ha fatto tremare il mondo.Una storia tutta caucasica, utile a ricordarci che l’URSS non fu soltanto Russia. Il Caucaso, infatti, fu uno dei territori più sviluppati dell’Unione, oltre a produrre – nel bene e forse soprattutto nel male – tanti rappresentanti di primo piano della classe politica e militare sovietica. Nel documento di due pagine, molto dettagliato, emerge il ruolo fondamentale svolto dall’occupazione della Germania nel programma atomico sovietico. Tedeschi erano i prigionieri che realizzarono l’impianto atomico segreto situato in «sei grotte di basalto lungo le rive di basalto del fiume Zanga»; il tutto seguendo il progetto realizzato da «specialisti tedeschi che avevano costruito le industrie sotterranee di Hitler in Germania e in Austria». Tedesco infine (e ceco) era anche l’uranio grezzo trasportato nel gennaio del 1948 fino al Caucaso.La scelta di Berija, leggiamo nel testo, sarebbe ricaduta sull’Armenia – che in quanto georgiano doveva conoscere bene – a causa delle caratteristiche peculiari del lago di Sevan e del suo emissario, lo Zanga (oggi chiamato Hrazdan), che li rendevano ideali per lo sfruttamento idroelettrico. Il lago, non a caso, fu protagonista di uno dei disastri ambientali più clamorosi della storia dell’URSS. Uno sfruttamento che ha provoco un abbassamento di circa 20 metri del livello dell’acqua, e a cui solo in piccola parte si è riusciti a rimediare negli ultimi anni. Grazie a questa risorsa naturale, all’epoca ancora in larga parte disponibile, nel febbraio del 1949 – leggiamo nel documento della CIA – avrebbe visto la luce in Armenia la prima atomica sovietica. Una pagina di storia importante per una guerra fredda che era ancora agli albori.</p>
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		<title>Se la Merkel vira a destra</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/la-merkel-vira-destra.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 24 Nov 2016 08:59:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="999" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/11/OLYCOM_20161120220546_21371698.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/11/OLYCOM_20161120220546_21371698.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/11/OLYCOM_20161120220546_21371698-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/11/OLYCOM_20161120220546_21371698-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/11/OLYCOM_20161120220546_21371698-1024x682.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Da Stoccarda – Preoccupata dalla vittoria di Donald Trump e dal clima sempre più surriscaldato che si respira in Germania, la Merkel sceglie un cambio di rotta radicale e vira a destra: linea dura su rifugiati e velo integrale in pubblico, regole più ferree sull’immigrazione per chi già si trova in Germania. Finiti i tempi &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/la-merkel-vira-destra.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="999" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/11/OLYCOM_20161120220546_21371698.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/11/OLYCOM_20161120220546_21371698.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/11/OLYCOM_20161120220546_21371698-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/11/OLYCOM_20161120220546_21371698-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/11/OLYCOM_20161120220546_21371698-1024x682.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>Da Stoccarda – Preoccupata dalla vittoria di <strong>Donald Trump</strong> e dal clima sempre più surriscaldato che si respira in Germania, la Merkel sceglie un cambio di rotta radicale e vira a destra: linea dura su rifugiati e velo integrale in pubblico, regole più ferree sull’immigrazione per chi già si trova in Germania. Finiti i tempi delle porte aperte per tutti. &#8220;Gli eventi dell’anno passato non si devono ripetere&#8221; si legge nero su bianco sul documento che illustra le nuova linee guida del partito, con un chiaro riferimento al milione di rifugiati giunti in Germania nel 2015. La Cdu si prepara così a inaugurare la campagna elettorale, puntando a strappare voti alla destra di <strong>Alternativa per la Germania</strong>, data in continua crescita. La Merkel, paladina inflessibile dell’austerity in Europa, dimostra ancora una volta all’interno del suo Paese tutte le sue capacità di reiventarsi cercando il compromesso. Ma questa volta, sono in molti a scommetterlo, potrebbe non bastare.Difficile dirlo. Mancano molti mesi prima delle elezioni, che si terranno in una data ancora da decidersi fra fine agosto e ottobre 2017. Quel che è certo è che la Germania non è più quella di una volta. Il ritmo con cui sta cambiando – per chi, come me, ci vive – è travolgente. Un Paese sempre più diviso al suo interno, con una nuova destra che emerge incontrastata nel vuoto lasciato dalla coalizione centrista fra il partito della Merkel e la sinistra delle Spd. Per capirlo, basta leggere i risultati sorprendenti di uno studio, appena pubblicato dalla Fondazione Friedrich Ebert e dall’Università di Bielefeld. Ne sta parlando tutta la Germania, ed è facile capire il perché.Questi alcuni dei risultati: il 34,7% dei tedeschi dice di sentirsi straniero nel proprio Paese. Il 15% che è necessario impedire l’immigrazione di musulmani. Se soltanto il 4,4% auspica il ritorno di una dittatura di destra, quasi il triplo – il 12,2%  – sogna un &#8220;leader (ma la parola tedesca è ‘Führer’) che governi con il pugno duro&#8221;. In totale, sempre secondo questo studio, sarebbe il 28% dei tedeschi ad avere un orientamento politico di estrema destra. Il 35% degli intervistati, infine, sostiene lo stato faccia di più per gli immigrati che per i cittadini tedeschi bisognosi. Molto più aperte, invece, le idee nei confronti di chi è in fuga da un conflitto: l’86,1% pensa infatti che sia giusto accogliere chi arriva da un Paese in guerra.<img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-17415" src="http://www.occhidellaguerra.it/wp-content/uploads/2016/10/banner_cristiani.jpg" alt="banner_cristiani" />Al potere dal 2005, se fosse eletta la Merkel rischierebbe di eguagliare il record di <strong>Helmut Kohl</strong>, il cancelliere più longevo della storia della Repubblica federale, con i suoi 16 anni di governo. Ma questa volta sarà tutto diverso. Ad ammetterlo sono i suoi stessi alleati di governo. &#8220;Il mito della sua invincibilità è finito&#8221;, ha dichiarato il vice presidente della Spd, Ralf Stegner, in un’intervista al giornale Tagesspiegel. E sono in molti, in questi giorni, a chiedersi se questa rincorsa a destra della Merkel possa portare i frutti sperati. Perché un cittadino tedesco arrabbiato o impoverito – come sono in molti – dovrebbe preferire la Merkel, simbolo dell’establishment e delle porte aperte, alla nuova destra di Alternativa per la Germania? Perché scegliere la brutta copia anziché l’originale?</p>
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		<title>La Merkel spacca la Germania</title>
		<link>https://it.insideover.com/migrazioni/grazie-alla-merkel-la-germania-e-ancora-divisa-in-due.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 14 Nov 2016 07:20:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Migrazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Immigrazione]]></category>
		<category><![CDATA[Rifugiati]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1279" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/11/OLYCOM_20161102195755_21178498_MERKEL_APERTURA.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/11/OLYCOM_20161102195755_21178498_MERKEL_APERTURA.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/11/OLYCOM_20161102195755_21178498_MERKEL_APERTURA-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/11/OLYCOM_20161102195755_21178498_MERKEL_APERTURA-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/11/OLYCOM_20161102195755_21178498_MERKEL_APERTURA-1024x682.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>DA STOCCARDA – Sono i &#8220;terroni&#8221; della Germania. Ancora oggi i cittadini dell’ex-Repubblica Democratica comunista, la DDR, sono bersaglio di battute continue da parte dei tedeschi dell’ovest. «Non paghiamo per loro, che non hanno voglia di lavorare». Quante volte ho sentito dire questa frase in Germania. Un riferimento alla ‘tassa di solidarietà’ che i Land &#8230; <a href="https://it.insideover.com/migrazioni/grazie-alla-merkel-la-germania-e-ancora-divisa-in-due.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1279" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/11/OLYCOM_20161102195755_21178498_MERKEL_APERTURA.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/11/OLYCOM_20161102195755_21178498_MERKEL_APERTURA.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/11/OLYCOM_20161102195755_21178498_MERKEL_APERTURA-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/11/OLYCOM_20161102195755_21178498_MERKEL_APERTURA-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/11/OLYCOM_20161102195755_21178498_MERKEL_APERTURA-1024x682.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>DA STOCCARDA – Sono i &#8220;terroni&#8221; della Germania. Ancora oggi i cittadini dell’ex-Repubblica Democratica comunista, la DDR, sono bersaglio di battute continue da parte dei tedeschi dell’ovest. «Non paghiamo per loro, che non hanno voglia di lavorare». Quante volte ho sentito dire questa frase in Germania. Un riferimento alla ‘tassa di solidarietà’ che i Land dell’ovest pagano da molti anni per aiutare le regioni più povere ad est. «Ma è inutile: non hanno spirito di iniziativa a causa del comunismo», ripetono i maliziosi a Monaco o Stoccarda. Luoghi comuni, come ne esistono in ogni Paese. Ma non è tutto. Negli ultimissimi anni se ne è aggiunto un altro, ancora più infamante, a cui ha dato credito anche la stampa tedesca: «Razzisti». La nascita del movimento anti-islamico Pegida a Dresda, città dell’est, e gli exploit elettorali di Alternativa per la Germania nei Land ex-comunisti hanno portato alla nascita di questo stigma.Eppure, dati alla mano, la verità è un’altra, molto più semplice. La Germania, a più di un quarto di secolo dalla caduta del muro, resta un Paese diviso. Anzi, guardando ai dati economici degli anni di governo della Merkel, è sempre più spezzato in due. Prendiamo la Sassonia, il Land dove si trovano Lipsia e Dresda, e dove è nata Pegida. I numeri parlano chiaro. Dal 2005 al 2015 la percentuale di giovani a rischio povertà è passata dal 30,2 al 39,8%. A dirlo sono i dati forniti dal governo. A livello nazionale, la media è molto più bassa: il 25,5%. Alta anche la fetta di anziani a rischio povertà, passata sotto la Merkel dal 7,2 al 12,2%. Ma anche per chi lavora, nulla di buono. Troppo bassi i salari, che spesso non bastano a arrivare alla fine del mese. Il risultato è che il 18,6% degli abitanti della Sassonia risultano oggi a rischio povertà. E non è solo la Sassonia. I Land dell’est risultano tutti in cima alla classifica sui dati per la povertà. Per la precisione, l’unico dei primi sei a essere ad ovest è lo stato di Brema. Gli anni della Merkel, arrivata al potere proprio nel 2005, rischiano di essere ricordati come un incubo per i cittadini dell’est.Un paradosso, se si pensa che la cancelliera è cresciuta proprio nella DDR. Ma anche un dato utile a spiegare gli ultimi exploit dei movimenti anti-sistema di cui sopra. Peraltro anche la Linke, il partito che porta avanti l’eredità comunista, qui va molto più forte che ad ovest. Non sono pazzi: si sentono cittadini di serie B e esprimono così la loro protesta nei confronti della politica. Si sentono traditi da Berlino e se la prendono con i rifugiati. Niente di più naturale, dato che la Germania della Merkel e sue imprese hanno preferito importare disperati e manodopera a basso costo, anziché investire sui propri cittadini. Nessuno sembra voler prendere coscienza di questo semplice fatto in Germania o altrove. Ma bastano un pugno di cifre per capire che i tedeschi dell’est non sono sporchi e cattivi come li dipingono.<a href="http://www.occhidellaguerra.it/projects/cristiani-sotto-tiro/" target="_blank"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-17415" src="http://www.occhidellaguerra.it/wp-content/uploads/2016/10/banner_cristiani.jpg" alt="banner_cristiani" /></a>Che cosa è andato storto, allora? Il punto è che la Germania della Merkel si sta trasformando rapidamente in un Paese simile agli USA e la Cina. Una piccola fetta di milionari che gestiscono cifre da capogiro, una classe media che rischia di essere presto un pezzo di archeologia, e ondate di disperati – stranieri o autoctoni, poco importa, basta che siano gli uni contro gli altri – che con il loro lavoro da schiavi mantengono competitiva la locomotiva tedesca a livello mondiale. Un vero e proprio incubo, che in parte è già diventato realtà. Austria a parte, nessun altro Paese dell’eurozona ha infatti livelli di disuguaglianze economiche più alte della Germania. La metà più povera del Paese possiede solo il 2,5% di ricchezze. Fra loro, la larghissima parte vivono ad est.E allora fai presto a dire razzisti. Fai presto a chiederti perché qui non abbiamo accolto, come ad ovest, i profughi alla stazione con gli striscioni «Benvenuti rifugiati!» Razzista è anche chi finge di non accorgersi di tutto questo.</p>
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		<title>&#8220;Berlino accoglierà i turchi&#8221;</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/berlino-pronta-ad-accogliere-le-vittime-delle-purghe-di-erdogan.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 08 Nov 2016 15:58:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Curdi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="974" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/11/OLYCOM_20161104045958_21196119.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/11/OLYCOM_20161104045958_21196119.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/11/OLYCOM_20161104045958_21196119-300x195.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/11/OLYCOM_20161104045958_21196119-768x499.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/11/OLYCOM_20161104045958_21196119-1024x665.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>DA STOCCARDA – Le Germania apre le porte ai cittadini turchi colpiti dalle purghe di Recep Tayyip Erdogan. Giornalisti, accademici, politici – come ha dichiarato il ministro per le politiche europee Michael Roth –potranno richiedere asilo politico a Berlino. &#8220;La Germania è un Paese di larghe vedute, aperto in via di principio nei confronti di chiunque sia &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/berlino-pronta-ad-accogliere-le-vittime-delle-purghe-di-erdogan.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/berlino-pronta-ad-accogliere-le-vittime-delle-purghe-di-erdogan.html">&#8220;Berlino accoglierà i turchi&#8221;</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="974" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/11/OLYCOM_20161104045958_21196119.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/11/OLYCOM_20161104045958_21196119.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/11/OLYCOM_20161104045958_21196119-300x195.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/11/OLYCOM_20161104045958_21196119-768x499.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/11/OLYCOM_20161104045958_21196119-1024x665.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>DA STOCCARDA – Le <strong>Germania</strong> apre le porte ai cittadini turchi colpiti dalle purghe di<strong> Recep Tayyip Erdogan</strong>. Giornalisti, accademici, politici – come ha dichiarato il ministro per le politiche europee Michael Roth –potranno richiedere asilo politico a Berlino. &#8220;La Germania è un Paese di larghe vedute, aperto in via di principio nei confronti di chiunque sia vittima di persecuzioni&#8221;, ha detto Roth. &#8220;Tutte le menti critiche in Turchia devono sapere che il governo tedesco sta accanto a loro con solidarietà&#8221;. Le sue parole, apparse oggi in un’intervista al quotidiano <em>Die Welt</em>, sono destinate a gettare benzina sul fuoco nei rapporti sempre più tesi fra Berlino ed Ankara.<strong><a href="http://www.occhidellaguerra.it/non-ce-tregua-tra-turchia-e-curdi/" target="_blank">LEGGI ANCHE: Non c&#8217;è tregua tra Turchia e curdi</a></strong>Non si è fatta attendere, infatti, la risposta turca. Il ministro degli Esteri <strong>Mevlut Cavusoglu</strong> ha accusato oggi Berlino di supportare apertamente i <strong>curdi del PKK</strong> e il <strong>Fronte rivoluzionario della liberazione popolare</strong>, partito turco di ispirazione marxista. Un riferimento anche alle manifestazioni di sabato, quando oltre 10mila curdi e turchi – fra cui i partiti in questione – sono scesi in strada a Colonia, Stoccarda e in altre città della Germania al grido di &#8220;Erdogan fascista e terrorista&#8221;.Una protesta nata sull’onda emotiva della decapitazione del terzo partito della Turchia, l’HDP, i cui leader sono stati tratti in arresto. Dichiarazioni, quelle di Cavusoglu, che riprendono le accuse mosse da Erdogan pochi giorni fa, quando il Sultano si era spinto a definire la Germania &#8220;un rifugio per terroristi&#8221;. Con tanto di minacce a Berlino, neanche troppo velate: &#8220;Il terrorismo è come uno scorpione che morderà colui che lo porta in seno. Non vedo un futuro luminoso per la Germania&#8221;.[Best_Wordpress_Gallery id=&#8221;329&#8243; gal_title=&#8221;Manifestazioni in Germania&#8221;]In totale sono 3.973 i cittadini turchi che hanno chiesto asilo politico in Germania nel 2016. Un dato aggiornato a settembre, ma che è già il doppio delle richieste dell’anno prima. Fra loro, come riportato dal ministero degli interni di Berlino, ci sono anche 35 diplomatici. Nel frattempo sono arrivate anche le prime condanne per gli insulti e le minacce subiti da parlamentari di origine turca dopo il riconoscimento del genocidio armeno da parte del Bundestag. I condannati, a loro volta di origine turca, avevano dato della &#8220;puttana&#8221; a Sevim Dagdelen e preso di mira il leader dei verdi Cem Özdemir, promotore della risoluzione sul genocidio, che vive sotto scorta a causa delle ripetute minacce di morte.<a href="http://www.occhidellaguerra.it/projects/cristiani-sotto-tiro/" target="_blank"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-17415" src="http://www.occhidellaguerra.it/wp-content/uploads/2016/10/banner_cristiani.jpg" alt="banner_cristiani" /></a>Tutto ciò ha determinato che l’opinione pubblica in Germania, assai più che in Italia o altri Paesi, sia fortemente ostile nei confronti di Erdogan, della Turchia e della sua politica liberticida. Questo il retroterra dietro le dichiarazioni odierne del ministro Roth, che da parte sua non ci è andato leggero. Affermazioni sopra le righe, che vanno ben oltre le consuete remore della diplomazia per lanciare un segnale molto forte ad Ankara: &#8220;Quello che sta accadendo in Turchia va contro il nostro modo di intendere i valori europei, lo stato di diritto, la democrazia e la libertà dei media&#8221;, ha detto Roth. &#8220;Ecco perché la nostra risposta al governo turco è cristallina: non si fa così!&#8221;.</p>
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		<title>&#8220;Attaccare l&#8217;Iran per aiutare i sauditi&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 29 Oct 2016 12:49:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1357" height="904" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/10/Cattura-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/10/Cattura-1.jpg 1357w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/10/Cattura-1-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/10/Cattura-1-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/10/Cattura-1-1024x682.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1357px) 100vw, 1357px" /></p>
<p>Attaccare l’Iran per aiutare i sauditi in Yemen. Questa la proposta shock lanciata da Micheal Morell, ex-direttore della Cia e consigliere di Hillary Clinton. Destabilizzare Teheran per &#8220;far tornare la fiducia ai nostri alleati sunniti&#8221;, celebri per il essere il più grande sponsor mondiale del terrorismo. Così si espresso martedì al Center for American Progress &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/consigliere-della-clinton-attaccare-liran-per-aiutare-i-sauditi-in-yemen.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1357" height="904" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/10/Cattura-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/10/Cattura-1.jpg 1357w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/10/Cattura-1-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/10/Cattura-1-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/10/Cattura-1-1024x682.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1357px) 100vw, 1357px" /></p><p>Attaccare l’<strong>Iran</strong> per aiutare i sauditi in <strong>Yemen</strong>. Questa la <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://nymag.com/daily/intelligencer/2016/10/clinton-adviser-lets-attack-iran-to-aid-saudis-in-yemen.html?mid=twitter-share-di" target="_blank">proposta shock lanciata da <strong>Micheal Morell</strong></a>, ex-direttore della Cia e consigliere di <strong>Hillary Clinton</strong>. Destabilizzare Teheran per &#8220;far tornare la fiducia ai nostri alleati sunniti&#8221;, celebri per il essere il più grande sponsor mondiale del terrorismo. Così si espresso martedì al Center for American Progress di Washington, centro fondato da John Podesta, direttore della campagna elettorale della candidata democratica. Parole pesanti, che hanno fatto subito scoppiare la polemica. &#8220;Siamo tornati e ora ritorneremo ad essere leader&#8221;, ha aggiunto Morell, che molti ritengono avrà un ruolo di primo piano nell’amministrazione della Clinton, se sarà lei a vincere.<a href="http://www.occhidellaguerra.it/projects/cristiani-sotto-tiro/" target="_blank"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-17415" src="http://www.occhidellaguerra.it/wp-content/uploads/2016/10/banner_cristiani.jpg" alt="banner_cristiani" /></a>Parlando dei rifornimenti mandati dall’Iran via mare ai ribelli Houthi, massacrati in Yemen con l’aiuto decisivo dei sauditi, Morell ha dichiarato: &#8220;Non avrei alcun problema, come linea di condotta, a mandare i nostri marines sulle navi iraniane e, se ci fossero armi a bordo, a invertire al rotta&#8221;. Un vero e proprio atto di guerra nei confronti di Teheran.<strong>Fiero oppositore dell’accordo sul nucleare con l’Iran</strong>, Morell non è nuovo a uscite di questo genere. Solo tre mesi fa in una trasmissione Tv aveva dichiarato di voler &#8220;farla pagare a russi e iraniani in Siria&#8221;, facendo esplicito riferimento ad assassinii mirati da eseguire in segreto. Un approccio muscolare e aggressivo, che la dice lunga su quale potrebbe la linea in politica estera della favorita nella corsa alla Casa Bianca. Tempo fa il consigliere Morell è salito alla ribalta anche per aver difeso l’uso della tortura, nonché le <strong>uccisioni con i droni</strong>, che sono forse l’eredità più importante lasciata ai posteri dal premio Nobel per la pace <strong>Barack Obama</strong>.Tutti i media continuano a ripeterci che se vince la Clinton il mondo sarà un posto migliore. Possibile, e in effetti Trump, almeno a parole, ha dato prova di non essere uno stinco di santo, di essere uno che i conflitti li crea anziché risolverli. Ma siamo proprio sicuri che Hillary e i suoi siano meglio? La politica estera della Clinton, anche per quanto riguarda il Medio Oriente, ha molte zone oscure. Come ha dichiarato il presidente iraniano Rouhani a chi gli chiedeva la sua opinione sui due candidati: &#8220;Dobbiamo preferire il male al peggio o il peggio al male?&#8221;.</p>
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		<title>Germania, violenza contro i rifugiati</title>
		<link>https://it.insideover.com/migrazioni/germania-aumentano-le-violenze-contro-i-rifugiati-politici.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 20 Oct 2016 12:40:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Migrazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Campo profughi]]></category>
		<category><![CDATA[Immigrazione]]></category>
		<category><![CDATA[Rifugiati]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="999" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/10/OLYCOM_20161020103026_21029673.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/10/OLYCOM_20161020103026_21029673.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/10/OLYCOM_20161020103026_21029673-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/10/OLYCOM_20161020103026_21029673-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/10/OLYCOM_20161020103026_21029673-1024x682.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Continua a crescere in Germania la violenza contro i rifugiati. Una crescita che negli ultimi quattro anni ha assunto proporzioni esponenziali. Come riportato dallo Spiegel, nel 2016 siamo a 797 casi di attacchi contro alloggi di rifugiati. Un dato destinano a salire da qui a fine anno. Quattro volte tanto rispetto al 2014, e più &#8230; <a href="https://it.insideover.com/migrazioni/germania-aumentano-le-violenze-contro-i-rifugiati-politici.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="999" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/10/OLYCOM_20161020103026_21029673.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/10/OLYCOM_20161020103026_21029673.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/10/OLYCOM_20161020103026_21029673-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/10/OLYCOM_20161020103026_21029673-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/10/OLYCOM_20161020103026_21029673-1024x682.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>Continua a crescere in <strong>Germania</strong> la violenza contro i rifugiati. Una crescita che negli ultimi quattro anni ha assunto proporzioni esponenziali. Come riportato dallo <em>Spiegel</em>, nel 2016 siamo a 797 casi di attacchi contro alloggi di rifugiati. Un dato destinano a salire da qui a fine anno. Quattro volte tanto rispetto al 2014, e più di 10 volte se comparato al 2013, quando gli attacchi erano stati 69. Confermati i livelli allarmanti del 2015, quando erano avvenuti complessivamente 1031 episodi di violenza. Fra quelli di quest’anno, 740 risultano essere &#8220;<strong>politicamente motivati</strong>&#8220;, secondo quanto riferisce il Bundeskriminalamt, la polizia federale da cui lo Spiegel riprende i dati. Si segnalano inoltre 61 incendi dolosi e 4 casi di uso di esplosivi.<strong><a href="http://www.occhidellaguerra.it/in-europa-come-a-mosul/" target="_blank">LEGGI ANCHE: In Europa come a Mosul</a></strong>Prima imputata, secondo quanto riferito dalla polizia, l’<strong>estrema destra</strong>, responsabile nel 2016 anche di 11 tentati omicidi. Un fenomeno allarmante e fuori controllo, in un Paese dove la xenofobia trova meno spazio che altrove nel dibattito pubblico e nei media. Si tratta in diversi casi – come denunciato in passato dalle forze dell’ordine – di <strong>gruppi armati e organizzati</strong>. In altri, invece, di episodi non premeditati, dovuti alla frustrazione di un Paese che sta cambiando volto.Tre i fattori principali di questa impennata di violenza. In primo luogo, l’<strong>afflusso senza precedenti di profughi</strong>, che ha prodotto in una parte della popolazione tedesca, soprattutto a est, un forte risentimento. Le <strong>violenze di capodanno</strong> a Colonia e gli episodi di terrorismo di quest’estate non hanno fatto che rafforzare questo clima di sospetto. Come mi spiega una rifugiata afghana che vive a Kaiserslautern, dopo l’arrivo di un milione di profughi lo scorso anno niente è più lo stesso. È cambiato il modo in cui la popolazione, prima molto accogliente, guarda ai musulmani e agli stranieri. Crescono diffidenza e paura.[Best_Wordpress_Gallery id=&#8221;313&#8243; gal_title=&#8221;Proteste rifugiati in Germania&#8221;]Un altro fattore da non sottovalutare sono le <strong>condizioni sociali e lavorative</strong> che stanno subendo un rapido mutamento, e non certo in meglio. In nessun altro Paese in Europa così poche persone possono permettersi di comprarsi una casa, anche dopo una vita di lavoro. In nessun altro le disuguaglianze sono così marcate, la mobilità sociale ridotta. Spuntano ovunque i cosiddetti <strong>Minijob</strong>, lavoretti che arrivano a una retribuzione massima di 450 euro al mese. E poi, come negli Usa, per chi non ha un posto fisso c’è il problema dell’<strong>assicurazione medica</strong>, capace di rendere la vita un inferno. Il risultato è che un bambino su cinque vive sotto la soglia di povertà e metà della popolazione è senza alcun patrimonio netto.La competizione sfrenata sta producendo non solo poveri, ma anche un numero crescente di <strong>disadattati</strong>, condannati a una vita di precariato, a una rincorsa affannosa di posti di lavoro sempre meno appetibili. Qui subentra l’ultimo punto: un vuoto culturale enorme, che si apre in una società che non ha più tempo di fermarsi a riflettere su se stessa. Che non può o non vuole pensare al fatto che la ricchezza e il successo sono un fatto che riguarda una fascia sempre più esigua della popolazione.<a href="http://www.occhidellaguerra.it/projects/cristiani-sotto-tiro/" target="_blank"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" class="alignnone size-large wp-image-17415" src="http://www.occhidellaguerra.it/wp-content/uploads/2016/10/banner_cristiani.jpg" alt="banner_cristiani" /></a>La Germania sta cambiando volto. Inutile illudersi che si tratti di un fenomeno transitorio. <strong>Pegida</strong> ha festeggiato pochi giorni fa i suoi primi due anni di vita, e il partito <strong>Alternativa per la Germania</strong> dopo tre anni e mezzo di attività è più forte che mai. È fin troppo facile, parlando di Germania, liquidare questa parte crescente della popolazione come nazisti. Se non mancano frange di nostalgici, è vero d’altra parte che si tratta in larga parte di fenomeni nuovi che rispondono a una società in mutamento. La violenza c’è e resta, e crescono insicurezza e paura. La Germania, a lungo immune dal razzismo a causa del suo passato e del nazismo, non è più un’eccezione in Europa.</p>
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		<title>L&#8217;esplosione della Basf in Germania</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/lesplosione-della-basf-in-germania.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 18 Oct 2016 18:28:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="999" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/10/LAPRESSE_20161017154921_20998621-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/10/LAPRESSE_20161017154921_20998621-1.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/10/LAPRESSE_20161017154921_20998621-1-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/10/LAPRESSE_20161017154921_20998621-1-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/10/LAPRESSE_20161017154921_20998621-1-1024x682.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>DA STOCCARDA – Dopo lo scandalo Volkswagen, dopo la crisi della Deutsche Bank ancora in corso, un altro simbolo del capitalismo tedesco subisce un durissimo colpo. Ma questa volta non è solo una questione di soldi, non è solo un brand ad avere perso di prestigio. Questa volta ci sono dei morti. La locomotiva tedesca &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/lesplosione-della-basf-in-germania.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="999" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/10/LAPRESSE_20161017154921_20998621-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/10/LAPRESSE_20161017154921_20998621-1.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/10/LAPRESSE_20161017154921_20998621-1-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/10/LAPRESSE_20161017154921_20998621-1-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/10/LAPRESSE_20161017154921_20998621-1-1024x682.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>DA STOCCARDA – Dopo lo scandalo Volkswagen, dopo la crisi della Deutsche Bank ancora in corso, un altro simbolo del capitalismo tedesco subisce un durissimo colpo. Ma questa volta non è solo una questione di soldi, non è solo un brand ad avere perso di prestigio. Questa volta ci sono dei <strong>morti</strong>. La locomotiva tedesca continua a crescere, ma sempre più a strappi, senza armonia. E questa crescita ha un prezzo. Macina diseguaglianze sempre più profonde, povertà diffusa e una competizione sfrenata che, in questi ultimi anni, hanno favorito l’ascesa di partiti anti-sistema. La Germania sta cambiando volto, e molto rapidamente. Si illudono quelli che credono che sia una fase transitoria.<strong>Due morti, sei feriti gravi e due dispersi</strong>. Questo il tragico bilancio dell’esplosione avvenuta ieri mattina al quartier generale della più grande industria chimica al mondo, la BASF, a Ludwigshafen, cittadina a circa ottanta chilometri da Francoforte. La polizia ieri ha invitato gli abitanti del luogo a restare in casa, chiudere porte e finestre, chiedendo a viaggiatori e automobilisti di tenersi lontani dalla zona. Fonti ufficiali riferiscono di alcuni casi di problemi respiratori. La polizia ha diffuso sui social media due numeri telefonici da chiamare in caso di emergenza.Le fiamme levatesi dallo stabilimento intorno alle 11:30, dopo una lunga lotta proseguita fino alle 10 di sera, sono ora completamente estinte. Lo ha riferito questa mattina un portavoce della polizia di Ludwigshafen. Oltre 160 vigili del fuoco erano accorsi sul luogo per fronteggiare l’emergenza. Una colonna di fumo nero alta un centinaio di metri si era levata sul luogo dell’esplosione, facendo temere un disastro ambientale di vaste proporzioni. Quattordici impianti erano stati spenti per ragioni di sicurezza.Fra i feriti dell’esplosione a Ludwigshafen, sei sarebbero ricoverati in ospedali in gravi condizioni, mentre diversi altri sarebbero feriti in modo leggero. La causa dell’esplosione pare essere legata a dei lavori a una pipeline. Quanto alle sostanze chimiche che hanno preso fuoco, si tratta di etilene, utilizzato per produrre solventi e isolanti, e propilene, usato per le vernici delle auto.L’incidente è avvenuto nel porto fluviale di Ludwigshafen, usato per lo scarico di gas liquido e liquidi infiammabili. Una seconda esplosione, indipendente dalla prima, era avvenuta alle 8:30 a Lampertheim, un altro stabilimento della BASF, lasciando quattro persone ferite. Si parla in questo caso dell’esposione di un filtro. Anche qui l’impianto è stato fermato. Non ci sarebbe, secondo quanto riferito dalla BASF, una relazione fra i due incidenti. L’ipotesi del terrorismo sembra essere esclusa dalla polizia.<strong>La BASF è il più grande colosso chimico al mondo</strong> e impiega un totale di 122mila lavoratori in diversi Paesi. A Ludwigshafen, teatro dell’esplosione di ieri, gli impianti dell’industria coprono un’area di circa 10 chilometri quadrati dando lavoro a 39mila dipendenti. In seguito all’esplosione, sono state oltre 20mila le persone coinvolte dalle misure di sicurezza fra Ludwigshafen e la vicina città di Mannheim. Secondo quanto riportato ieri, rilevazioni compiute sul posto portano tuttavia ad escludere il rischio di fumi tossici presenti nell’aria.Non è la prima volta che Ludwigshafen, cittadina di 160mila abitanti sulle rive del Reno, viene investita da un incidente mortale. Solo due anni fa ci fu un’altra esplosione, in prossimità degli impianti della BASF. La compagnia Gascade stava facendo uno scavo vicino a una pipeline quando avvenne un’esplosione di gas. Bilancio di quell’incidente: un morto e venti feriti, con diverse abitazioni nei dintorni completamente bruciate dalle fiamme. Risalendo indietro nel tempo, nel 1921 ci fu l’ennesima esplosione di un impianto della BASF, questa volta a Oppau, un sobborgo di Ludwigshafen. Il risultato fu una strage: 561 morti e 2.000 feriti.</p>
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		<title>I droni dello Stato islamico</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/i-droni-dello-stato-islamico.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 17 Oct 2016 06:23:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[droni]]></category>
		<category><![CDATA[Isis (Stato islamico)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1224" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/10/1433924384-isis-libia.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/10/1433924384-isis-libia.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/10/1433924384-isis-libia-300x191.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/10/1433924384-isis-libia-768x490.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/10/1433924384-isis-libia-1024x653.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Sono droni usati per il trasporto pacchi, grandi come aerei da modellismo. Si comprano facilmente su internet in siti come Amazon, ma nelle mani dell’Isis sono diventati armi capaci di uccidere.  Due peshmerga curdi hanno perso la vita e due soldati francesi sono stati feriti, di cui uno in condizioni critiche. Il tutto con un &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/i-droni-dello-stato-islamico.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1224" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/10/1433924384-isis-libia.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/10/1433924384-isis-libia.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/10/1433924384-isis-libia-300x191.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/10/1433924384-isis-libia-768x490.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/10/1433924384-isis-libia-1024x653.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Sono <strong>droni</strong> usati per il trasporto pacchi, grandi come aerei da modellismo. Si comprano facilmente su internet in siti come Amazon, ma nelle mani dell’Isis sono diventati armi capaci di uccidere.  Due <strong>peshmerga</strong> curdi hanno perso la vita e due soldati francesi sono stati feriti, di cui uno in condizioni critiche. Il tutto con un piccolo quantitativo di esplosivo nascosto nella batteria. L’episodio è avvenuto a inizio mese a Erbil, nel Kurdistan iracheno, ed è stato reso noto negli ultimi giorni da fonti ufficiali dei due eserciti.Si tratta di un salto di qualità nell’utilizzo di droni da parte dell’Isis. In un primo momento, questi venivano usati per filmare attentati e attacchi, con l’intento di condividere le immagini come propaganda su internet. Un aspetto, quello della comunicazione, a cui i miliziani dell’Isis si sono sempre dimostrati assai attenti, e su cui hanno investito soldi e risorse. I droni sono stati usati, in un secondo momento, anche per la ricognizione e per individuare obiettivi militari. Infine, un nuovo salto di qualità: l’utilizzo come arma, che fa temere gli esperti un’espansione su larga scala di questa minaccia da parte dell’Isis e di altri gruppi terroristici.L’uccisione dei peshmerga è avvenuta il due ottobre, dopo che il piccolo drone era stato abbattuto dalle forze curde e portato alla postazione per procedere a un’analisi del velivolo, ritenuto un drone per le ricognizioni. Un errore fatale. A questo punto è esploso, uccidendo due uomini e ferendo i due parà francesi, subito rimpatriati per ricevere cure all’ospedale militare di Percy-Clamart. Uno dei due, riporta <em>Le Monde</em>, lotta fra la vita e la morte. Francesi e curdi si trovavano insieme nel quadro di un’addestramento impartito dai primi alle forze locali. Non è chiaro se l’esplosivo fosse a detonazione remota o ad orologeria.<a href="http://www.occhidellaguerra.it/projects/cristiani-sotto-tiro/" target="_blank"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-16410" src="http://www.occhidellaguerra.it/wp-content/uploads/2016/09/cristiani_sotto_tiro.jpg" alt="cristiani_sotto_tiro" /></a>Altri due attacchi con la stessa modalità erano stati segnalati questo mese, sempre ad opera dello Stato Islamico, ma senza fare morti. “Questo è un nemico che impara con il procedere del tempo”, ha dichiarato al New York Times il generale Sean MacFarland, al comando delle truppe americane in Iraq. Secondo fonti ufficiali americane e irachene, la città di Mosul – di cui è da poco iniziato l&#8217;assedio – sarebbe disseminata di tunnel e trappole esplosive.</p>
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		<title>L&#8217;ascesa economica dei Pasdaran</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/lascesa-economica-dei-pasdaran.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 17 Oct 2016 07:12:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Pasdaran]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="900" height="585" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/10/IRIA_soldiers_marching_in_formation.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/10/IRIA_soldiers_marching_in_formation.jpg 900w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/10/IRIA_soldiers_marching_in_formation-300x195.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/10/IRIA_soldiers_marching_in_formation-768x499.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 900px) 100vw, 900px" /></p>
<p>Nato come gruppo paramilitare dopo la rivoluzione islamica del 1979, i Pasdaran si sono strutturati sempre di più come un esercito moderno, tanto da avere in mano tutte le operazioni militari di Teheran all’estero, e in primo luogo la Siria. Ma non solo: secondo uno studio recente, controllerebbero addirittura il 40% dell’economia del Paese: dal &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/lascesa-economica-dei-pasdaran.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="900" height="585" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/10/IRIA_soldiers_marching_in_formation.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/10/IRIA_soldiers_marching_in_formation.jpg 900w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/10/IRIA_soldiers_marching_in_formation-300x195.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/10/IRIA_soldiers_marching_in_formation-768x499.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 900px) 100vw, 900px" /></p><p>Nato come gruppo paramilitare dopo la rivoluzione islamica del 1979, i <strong>Pasdaran</strong> si sono strutturati sempre di più come un <strong>esercito moderno</strong>, tanto da avere in mano tutte le operazioni militari di Teheran all’estero, e in primo luogo la <strong>Siria</strong>. Ma non solo: secondo uno studio recente, controllerebbero addirittura il <strong>40% dell’economia del Paese</strong>: dal petrolio al gas e alle costruzioni, dalle banche alle telecomunicazioni. Un’ascesa che si è verificata soprattutto sotto la presidenza di <strong>Ahmadinejad</strong>, ma che è proseguita sotto quella di Rohani, e che trae profitto anche dall’accordo sul nucleare. Sul quale – sia detto per inciso – in Iran non hanno spinto certo solo riformisti e colombe.<strong><a href="http://www.occhidellaguerra.it/iran-e-cina-piu-vicini-sul-dossier-siriano/" target="_blank">LEGGI ANCHE: Iran e Cina più vicini sul dossier siriano</a></strong>Una crescita esponenziale avvenuta anche ai danni del clero, con cui non sono mancate frizioni e scontri. Il risultato è che i Pasdaran oggi spadroneggiano in Iran, unendo a una macchina militare e repressiva assai efficace un impero economico che non ha rivali. Il Paese degli ayatollah, con buona pace dei commentatori nostrani, è sempre meno una teocrazia islamica e sempre di più uno<strong> Stato militare con una forte componente affaristica</strong>. La presidenza di Rohani, pur fra mille buone intenzioni, non è riuscita a scalfire l’intreccio fra potere economico, politico e militare consolidatosi sotto il suo predecessore Ahmadinejad. Tutt’altro, gli è stata semmai funzionale. Perché l’accordo sul nucleare è <em>in primis</em> – più che una vittoria della pace e dei diritti umani che non è stata – l’affare del secolo per i soliti noti.Fra realtà e finzione, ci hanno raccontato per anni un Iran che non esiste, molto diverso da come lo si vive dal di dentro. Una visione distorta – per nulla disinteressata – tutta basata su opposizioni cretine: conservatori contro riformisti, velo o non-velo, religiosi e laici, uomini barbuti e cattivi contro giovani festaioli e emancipati. Ma l’Iran è tutt’altra cosa, altre sono le contraddizioni e le battaglie politiche che si consumano in questo Paese, antichissimo e moderno insieme.Grande assente nelle narrazioni che circolano è di regola l’economia. Si tratta di un errore madornale. In Iran girano un mare di soldi, e in pochi altri posti al mondo l’ascesa e la caduta economica di un’impresa, il successo e il fallimento nella carriera, si legano in modo così stretto alla politica e alla sfera militare. Immaginate un’Unione Sovietica dove al posto dell’industria pesante ci siano <strong>gas</strong> e <strong>petrolio</strong> (ma non solo), e avrete un’idea sommaria, ma non così fuorviante, di quanto avviene nel Paese.<a href="http://www.occhidellaguerra.it/liran-tra-islam-e-occidentalizzazione/" target="_blank">GUARDA IL REPORTAGE Come cambia l&#8217;Iran</a>In una parabola che copre tutto il novecento e arriva fino a noi – pur fra rivoluzioni, strappi e contraddizioni – l’Iran è stato in grado di sviluppare una macchina statale enorme che arriva, con i suoi tentacoli, a toccare ogni aspetto della vita dei cittadini. In questo, la Repubblica Islamica, nata con la rivoluzione del 1979, prosegue e sviluppa quanto avvenuto durante il regno degli scià Pahlavi. Una gigantesca vacca da mungere che sfama milioni di persone, e arriva a investire in maniera determinante anche la sfera privata del business. Su tutto, regna onnipresente la burocrazia, in apparenza inespugnabile, ma sempre pronta a piegarsi alle eccezione di chi può, con concessioni riservate agli <em>happy few</em>.<a href="http://www.occhidellaguerra.it/liran-tra-islam-e-occidentalizzazione/" target="_blank"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-16410" src="http://www.occhidellaguerra.it/wp-content/uploads/2016/09/cristiani_sotto_tiro.jpg" alt="cristiani_sotto_tiro" /></a>Questo ci aiuta a capire, ad esempio, perché durante le manifestazioni studentesche dell’epoca Khatami e quelle del 2009-2010 (l’onda verde), fossero pochi i papà dei giovani belli e ricchi di cui sopra a scendere in strada. Ragazzi che poi, in molti casi, la loro libertà se la comprano grazie ai soldi dei genitori, a suon di mazzette e favori. Altro che opposizione al regime: di altro non si tratta che di un’eccezione di classe, riservata a poche famiglie prosperanti o arricchitesi nell’Iran khomenista, che i loro coetanei più poveri semplicemente non possono permettersi.<strong><a href="http://www.occhidellaguerra.it/le-minoranze-religiose-in-iran/" target="_blank">GUARDA IL REPORTAGE Le minoranze religiose in Iran</a></strong>La struttura economica che abbiamo delineato in breve ci dice molto anche sulla tenuta interna dell’Iran, oggi un’isola di stabilità in un Medio Oriente in fiamme. Difficile ribellarsi a chi ti sfama, a maggior ragione se questi – grazie anche ai proventi di speculazioni e affari – sviluppano una macchina repressiva così moderna, capillare ed efficace. A tenere in piedi l’Iran, semplificazioni e propaganda a parte, c’è qualcosa di molto più concreto della religione.<a href="https://en.wikipedia.org/wiki/Islamic_Republic_of_Iran_Army#/media/File:IRIA_soldiers_marching_in_formation.jpg" target="_blank">Foto da Wikipedia</a></p>
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		<title>Gli aiuti dell&#8217;Armenia alla Siria</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/gli-aiuti-dellarmenia-alla-siria.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 10 Oct 2016 07:27:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Aleppo]]></category>
		<category><![CDATA[Cristiani]]></category>
		<category><![CDATA[Cristiani perseguitati]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/10/OLYCOM_20161006230329_20876014.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/10/OLYCOM_20161006230329_20876014.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/10/OLYCOM_20161006230329_20876014-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/10/OLYCOM_20161006230329_20876014-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/10/OLYCOM_20161006230329_20876014-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Due aerei carichi di generi di prima necessità partiti dall’Armenia hanno raggiunto la Siria negli ultimi giorni. 40 tonnellate di cibo in scatola, zucchero, farina e altri prodotti solo nel primo dei due aerei, atterrato nella base aerea russa di Hmeimin-Latakia. 100.000 dollari di ulteriori aiuti sono stati stanziati ieri dal governo di Yerevan. Prosegue &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/gli-aiuti-dellarmenia-alla-siria.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/gli-aiuti-dellarmenia-alla-siria.html">Gli aiuti dell&#8217;Armenia alla Siria</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/10/OLYCOM_20161006230329_20876014.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/10/OLYCOM_20161006230329_20876014.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/10/OLYCOM_20161006230329_20876014-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/10/OLYCOM_20161006230329_20876014-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/10/OLYCOM_20161006230329_20876014-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>Due aerei carichi di generi di prima necessità partiti dall’<strong>Armenia</strong> hanno raggiunto la <strong>Siria</strong> negli ultimi giorni. 40 tonnellate di cibo in scatola, zucchero, farina e altri prodotti solo nel primo dei due aerei, atterrato nella base aerea russa di Hmeimin-Latakia. 100.000 dollari di ulteriori aiuti sono stati stanziati ieri dal governo di Yerevan. Prosegue l’impegno dell’Armenia a favore della popolazione siriana. Un supporto che non è venuto meno neanche nei momenti più drammatici del conflitto.<strong><a href="http://www.occhidellaguerra.it/missili-turchi-contro-cristiani-di-aleppo/" target="_blank">LEGGI ANCHE: Missili turchi contro gli armeni di Aleppo</a></strong>Nonostante sia un piccolo stato con meno di 3 milioni di abitanti, <strong>l’Armenia ha accolto in cinque anni di guerra oltre 20mila siriani</strong>: terzo paese in Europa per l’accoglienza di rifugiati nel calcolo pro capite. In larga parte cristiani e armeni, molti di loro si trovano oggi a fronteggiare problemi economici in un Paese in cui la povertà e la disoccupazione sono assai diffuse. Ma l’Europa chiude loro le porte, e così molti di loro continuano a preferire l’Armenia, dove sono ben accolti ed è facile ottenere la cittadinanza e un piccolo supporto dallo Stato.L’Armenia ha sempre mantenuto una presenza diplomatica a Damasco e ad Aleppo, dimostrando un sostegno duraturo al governo di <strong>Bashar Al</strong> <strong>Assad</strong>. Un’alleanza di lungo corso, quella fra armeni e alawiti, minoranza da cui proviene la famiglia del presidente siriano, che è proseguita anche negli ultimi anni, quando per Yerevan la priorità è diventata proteggere la comunità armena in Siria, sul punto di scomparire. L’intervento russo, tradizionale alleato di Yerevan, non ha fatto che rafforzare questo legame.La tragedia degli armeni in Siria, cent’anni dopo il genocidio compiuto dai turchi, sembra non avere fine. Proprio ad Aleppo, a Damasco, a Deir el-Zor approdarono un secolo fa i pochi sopravvissuti alle marce della morte in cui un milione e mezzo di armeni, sudditi dell’impero ottomano, furono sterminati. Ma non c’è spazio per il ricordo nella Siria di oggi: qui la tragedia è il presente, non una pagina di storia ingiallita. Un nuovo genocidio, ancora una volta nell’indifferenza del mondo, si sta consumando in Medio Oriente.Un tempo numerosa e benestante, la comunità armena è oggi a rischio di estinzione. Degli oltre centomila armeni presenti in Siria prima dell’inizio del conflitto, solo alcune migliaia si trovano ancora nel Paese. Gli altri sono morti, dispersi, o sparsi nel mondo come rifugiati. I pochi ancora in Siria continuano a morire uno dopo l’altro, settimana dopo settimana.<img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-16410" src="http://www.occhidellaguerra.it/wp-content/uploads/2016/09/cristiani_sotto_tiro.jpg" alt="cristiani_sotto_tiro" />Quattro armeni hanno perso la vita mercoledì nel distretto di Nor Gyugh, ad Aleppo, e altri sei la settimana scorsa. Fra loro, anche Mireille Hindoyan, 20 anni, insieme al suo fratellino di 12. Campionessa di nuoto, la ragazza era al terzo anno di università. Voleva diventare nutrizionista. Un sogno spezzato sotto le bombe dei ribelli mentre si trovava nel supermercato di proprietà dei genitori. Non subito: ha resistito un giorno in ospedale, orrendamente mutilata. I sogni sono duri a morire.I Paesi in cui i cristiani sono perseguitati sono molti, non solo in Siria. Vogliamo andare laddove i cristiani sono oggetto di violenza solo per la loro fede. E per farlo abbiamo bisogno di TE.<strong><a style="color: #ff0000;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/projects/cristiani-sotto-tiro/" target="_blank">SOSTIENI IL REPORTAGE QUI</a></strong></p>
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