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	<title>Sara Cariglia Archives - InsideOver</title>
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	<lastBuildDate>Mon, 22 Jul 2024 16:09:18 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Sara Cariglia Archives - InsideOver</title>
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	<item>
		<title>Così ho cambiato vita. Parla l&#8217;ex medium-assassino delle Bestie di Satana</title>
		<link>https://it.insideover.com/cronaca-nera/cosi-ho-cambiato-vita-parla-lex-medium-assassino-delle-bestie-di-satana.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gianluca Zanella]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 Jul 2024 16:06:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca nera]]></category>
		<category><![CDATA[bestie di satana]]></category>
		<category><![CDATA[satanismo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="768" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240722171034681_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_1255530-e1721664549676.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240722171034681_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_1255530-e1721664549676.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240722171034681_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_1255530-e1721664549676-600x240.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240722171034681_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_1255530-e1721664549676-300x120.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240722171034681_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_1255530-e1721664549676-1024x410.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240722171034681_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_1255530-e1721664549676-768x307.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240722171034681_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_1255530-e1721664549676-1536x614.jpg 1536w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Mario Maccione, alias Ferocity, era il medium delle Bestie di Satana. Dopo anni di prigione, racconta la sua verità in un libro.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/cronaca-nera/cosi-ho-cambiato-vita-parla-lex-medium-assassino-delle-bestie-di-satana.html">Così ho cambiato vita. Parla l&#8217;ex medium-assassino delle Bestie di Satana</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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<p>Lui <strong>era il medium sensitivo della setta</strong>. Lui cadeva in trance. Qualche affiliato, probabilmente lui, ma non ne è certo, ebbe l’illuminazione: «Ci chiameremo The <strong><em>Beasts of Satan</em></strong>». La feroce <strong>cooperativa di serial killer</strong> a matrice satanista che a cavallo del Duemila sconvolse a colpi di piccone, vanga e martellate l’Italia intera con omicidi, istigazioni al suicidio e riti demoniaci, non ha bisogno di nessuna presentazione. Il “nuovo” <strong>Mario Maccione</strong>, il Ferocity delle Bestie di Satana, sì.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La versione del killer</h2>



<p>A vent’anni dai delitti della saga noir, l’ex adepto, libero dall’ottobre 2017, vuole essere raccontato per la persona che è oggi, ben lontana da quell’armamentario di sfide al Creatore, <strong>scritte inneggianti a Satana, pentacoli, croci rovesciate</strong>, numeri 6, messe nere ed orge, di cui il suo passato è fin troppo pieno. In questi giorni sta presentando il suo libro di prossima uscita <em>Cambio vita</em>, un diario di sopravvivenza con ingressi mascherati e uscite segrete. Parla con noi a ritmo di narrazione. Porta in superficie i dimenticati. Concede perfino confidenze.</p>



<p><strong>Chi si merita il prossimo libro di Mario Maccione?</strong></p>



<p>«È rivolto a tutte le persone che stanno affrontando inferni personali quali dipendenze, depressione, attacchi di panico e problemi di stress. Se lo meritano tutti coloro che sono schiavi nella mente e nel corpo. Le dipendenze sono i manicomi dei nostri giorni e, io, più che leggerle e saperle, le ho taccate con mano, le ho sentite sulla mia pelle e sperimentate in prima persona durante i miei anni di sballo e frequentazione degli abissi».</p>



<p><strong>Come sei riuscito a guidare la tua mente fuori dal tunnel e dalla prigione in cui erano rinchiuse ansia e depressione?</strong></p>



<p>«Uscire da quel cocktail di disagio fisico e psichico è stato come andare in guerra. Lo scrivo anche nel mio libro: “Bisogna avere una buona strategia, le armi giuste e una volontà d&#8217;acciaio. Devi essere un guerriero e se non lo sei lo diventi”. Ci vuole tanta voglia di vivere e, ovviamente, tanto desiderio di riscatto. So che può sembrare una frase fatta, ma ringrazio di aver vissuto attimi di tristezza infinita e di chiusura totale, non perché io sia masochista o cose del genere, ma semplicemente perché in quei momenti ho maturato risposte che prima non avevo. Risposte che oggi vorrei passare a chi mi legge e si trova nel bisogno di rialzarsi, perché possa usufruire della mia esperienza».</p>



<p><strong>Cosa trasforma un pugno di giovani minorenni consumatori di “droghe da sballo” in killer seriali?</strong></p>



<p>«Tutto parte dal sentimento di odio. E quando il livore si trasforma in violenza ogni cosa è possibile. In una situazione di gruppo si miscelano tutti i profili psicologici deviati e, se questi sentimenti sono condivisi, inizia una discesa vertiginosa nel fondo del baratro. Tanto che la mia stessa memoria è riemersa un po&#8217; alla volta dalla “nebbia acida” in cui ero precipitato».</p>



<p><strong>Cosa intendi di preciso per “nebbia acida”?</strong></p>



<p>«Intendo un mix di stati di amnesia, ricordi distorti dagli stupefacenti e di situazioni folli dove le prove di coraggio, (come buttarsi fuori dall&#8217;auto a 100 all&#8217;ora, attraversare i binari all&#8217;arrivo del treno o lanciarsi nell&#8217;Adda da un ponte altissimo, ndr), avevano preso il sopravvento. In seguito le paranoie e le manie di persecuzione, la paura, le vendette, le tensioni e quel terribile segreto, (la morte di Fabio Tollis e Chiara Marino, il duplice delitto per cui è stato condannato rimasto nascosto per sei anni, ndr), hanno creato un vissuto psicologico e di reminiscenze che ho definito “nebbia acida”».</p>



<p><strong>Hai vissuto in quella nebbia per anni. Chi eri? Dove ha abitato la tua coscienza fra il 1995 e il 2004?</strong></p>



<p>«La mia coscienza, la mia psicologia e le mie convinzioni si sono trasformate nel corso di quegli anni. Dal 1995 al 1998 provavo odio verso la società e le persone, avevo pensieri violenti. Tutto era leggero, facile e mi sentivo onnipotente. Avevo il bisogno psicologico di eseguire e subire prove di coraggio rischiose dove mettevo a repentaglio la mia vita solo per soddisfare un piacere adrenalinico e affermare il mio potere creato dalle mie stesse convinzioni. Non davo molto valore alla mia vita perché non avevo la percezione del rischio. Ero dipendente dalle droghe perché davano forza a quella realtà e nascondevano quello che era il mio nemico principale: la noia. Dal 1998 al 2004, la mia coscienza ha abitato insieme a pensieri,  emozioni e situazioni psicologiche completamente differenti: paura, ossessione, paranoia, sotterfugi e inganni, segreti atroci, frustrazioni, impotenza, tensioni continue, depressione, attacchi di panico e tanto altro».</p>



<p><strong>Chi sei oggi?</strong></p>



<p>«Dai 15 ai 24 anni ho vissuto e frequentato criminali pericolosi con cui ho condiviso la violenza e la follia, dai 24 ai 37 ho vissuto in carcere con criminali di ogni tipo ma con una testa orientata verso il cambiamento, la ricerca della pace e della guarigione. Questo percorso illuminante e sincero mi ha portato a essere quello che sono oggi: una persona semplice, più evoluta. Amo la Natura e la ritengo di vitale importanza per tutta l&#8217;umanità. Liberarmi da quello stile di vita, dall’astinenza, posare quella pesante armatura che mi portavo addosso da anni, mi ha fatto sentire un altro. Ora sono alla continua ricerca del benessere, della felicità e dell&#8217;amore. Questo ho imparato dopo tutto il mio passato negativo e dopo aver pagato, si dice così, il mio debito con la giustizia».</p>



<p><strong>Il 9 novembre 2007 sei stato condannato a 19 anni e mezzo di cella. I medici penitenziari cosa hanno riscontrato nelle loro diagnosi? Di quali disturbi soffrivi?</strong></p>



<p>«Non ricordo di preciso cosa riscontrarono i medici in carcere durante le prime visite. Ma so per certo che nonostante avessi dichiarato di essere tossicodipendente, non ci fu nessun trattamento sanitario. Fui spedito in isolamento nella cosiddetta &#8220;cella liscia&#8221; con una capsula di Rivotril la sera. Mi fecero due perizie psichiatriche su ordine del tribunale Ordinario e quello dei Minori, ma furono due perizie discordanti tra loro».</p>



<p><strong>Successivamente sei stato messo in un’area psichiatrica?</strong></p>



<p>«No, mai, non ce ne fu bisogno. Però ricordo che spesso accadeva che persone con disturbi psichici fossero messe insieme ai detenuti comuni con tutti i rischi annessi e connessi».</p>



<p><strong>Per tanti reclusi fare incetta di antidepressivi, sonniferi e antipsicotici, al fine di commerciarli o barattarli, sembrerebbe essere un gioco, il “game”, appunto. È ciò che emerso da una inchiesta condotta da me per conto de <em>Il Giornale</em> e <em>InsideOver</em>. Cosa hanno visto i tuoi occhi?</strong></p>



<p>«Ho visto succedere tantissime cose. Molti detenuti si attaccano alle sostanze e ai farmaci per evadere mentalmente dalla sofferenza carceraria. Gli psicofarmaci, a differenza delle droghe, sono facilmente reperibili senza spese. Ecco perché si crea questo &#8220;game&#8221;. Si tratta di una spiacevole conseguenza».</p>



<p><strong>Nelle prigioni italiane, quindi, esiste davvero un problema “occulto”: l’iper-uso di psicofarmaci?</strong></p>



<p>«Si!»</p>



<p><strong>Anche tu abusavi di benzodiazepine e simili dietro alle sbarre?</strong></p>



<p>«Dopo la mia uscita dall&#8217;astinenza da mescalina, Lsd e cocaina, caddi in una prescrizione continua di tranquillanti e sedativi. Affrontai pertanto una seconda dipendenza da cui dovetti uscire e non fu affatto facile. Se il sistema carcerario non funziona è facilissimo cadere nel labirinto della dipendenza da ansiolitici e altri prodotti farmaceutici. L’essere chiusi tutto il giorno in una cella di qualche metro quadrato in una convivenza forzata con altri 6 o 7 detenuti, può creare dei disturbi psichici a lungo andare».</p>



<p><strong>Occorrono patrie galere migliori o qualcosa di meglio delle patrie galere?</strong></p>



<p>«Il carcere va riformato, su questo non ci piove. Ma basterebbe semplicemente applicare con rigore tutto ciò che prevede il codice penitenziario. Se lo si facesse, si compirebbe un passo in avanti. Si consentirebbe di fare un lavoro serio sui detenuti e questo assicurerebbe una recidiva minore del 70 per cento medio, che equivale a vivere in una società più sicura. Poi bisognerebbe saper cogliere gli interessi anche nascosti dei reclusi, i loro talenti. Solo così facendo si può mostrar loro una nuova vita e una nuova strada da percorrere. Solo in quest’ottica potranno ritornare a credere nelle istituzioni e nelle persone».</p>



<p><strong>Dopo 13 anni e mezzo di carceri sedate (male), caschi a Bollate. Che piega ha preso il tuo percorso detentivo nella casa di reclusione più virtuosa d’Italia?</strong></p>



<p>«Ha preso una piega completamente diversa: studiavo da ragioniere, suonavo la chitarra e potevo fare perfino palestra. Per la prima volta entrai in contatto con operatori sociali, educatori e professionisti veramente interessati al mio percorso di recupero riabilitativo. Volevano “tirar fuori” quelle parti positive di me che non avevo ancora sperimentato. Fino a quel momento avevo accumulato solo rabbia e frustrazione. Questo supporto ha invece rafforzato in me il sentimento di cambiamento».</p>



<p><strong>Milano-Bollate, oggi, è ancora il fiore all’occhiello delle prigioni italiane?</strong></p>



<p>«Purtroppo anche Bollate sta cambiando e con il problema grave del sovraffollamento rischia di soffocare il progetto di un tempo. Queste sono le voci che corrono».</p>



<p><strong>Effetto “Mare Fuori”: quanto è vero ciò che si mostra nella fiction?</strong></p>



<p>«Da quel poco che ho visto, di reale c&#8217;è pochissimo. Ma è appunto una fiction, niente di male. Sto trasmettendo tramite dei podcast sul mio canale YouTube storie di carcere vissute da me in prima persona, per informare e per far comprendere che quell’universo chiuso e sconosciuto, è un mondo reale fatto di persone di ogni tipo. Ricordo che, quando ero ristretto, amavo capire, ascoltare e studiare le menti e i pensieri delle persone. Mi “drogavo” di quei racconti. Ne ho accumulati così tanti e di così interessanti, da poter fare intere stagioni, anche di possibili fiction volendo. Sarebbe davvero utile».</p>



<p><strong>Una volta fuori, hai sofferto anche tu della cosiddetta vertigine da uscita? Come l’hai presa? Hai accusato il colpo?</strong></p>



<p>“Moltissimo. É una condizione psicologica che può facilmente sfociare in depressione e in attacchi di panico. Oltretutto io ero un caso mediatico. Sono riuscito a superare l’impasse grazie alla mia forza di reazione e a un ventaglio di tecniche sviluppate nel tempo che descrivo nel mio libro».</p>



<p><strong>Se non ti avessero arrestato, nel giugno 2004, cosa avresti fatto?</strong></p>



<p>«Difficile dirlo. Magari sarei morto per varie cause oppure con problemi psichiatrici. Era quasi impossibile per me uscire da quella spirale di follia. È stato un bene che ci abbiano arrestati tutti. La situazione tra di noi, della setta, era rimasta di vendetta e avrebbe potuto finire molto male».</p>



<p><strong>Mario, posso qualche domanda indiscreta e off-topic?</strong></p>



<p>«Si, certo».</p>



<p><strong>Le Bestie di Satana erano una setta satanica o semplicemente una cooperativa di serial killer che sventolava il simbolo nero del satanismo per giustificare omicidi da giallo?</strong></p>



<p>«Le Bestie di Satana erano una banda di persone ognuna con problemi diversi, una gang in cui tutti svolgevano tutti i ruoli: vittime e carnefici. Ma tutti erano fuori di testa. Delle dinamiche interne di gruppo ci hanno portato all&#8217;autodistruzione».</p>



<p><strong>Te lo chiedo papale papale: El Diablo, era solo un pretesto?</strong></p>



<p>«Eravamo divisi su questo punto, per me era solo un fattore esteriore».</p>



<p><strong>In che senso? </strong></p>



<p>«Non tutti condividevano la credenza nel Diavolo. Ciò che ci accomunava era più altro un sentimento anticristiano».</p>



<p><strong>Il Mario di ieri, anticristiano, antifamiglia e antitutto, oggi, crede in Dio?</strong></p>



<p>«No, non credo nel monoteismo. Sono molto più vicino alle filosofie orientali e all’Ermetismo. Premetto, non sono contro la Bibbia e rispetto la Chiesa, ma non nascondo di credere negli alieni e in altre entità non terrestri. A mio parere la realtà è ancora tutta da esplorare».</p>



<p><strong>Ma sei realmente un medium sensitivo?</strong></p>



<p>«Quando ero ragazzino mi ero convinto di esserlo, oggi invece le mie credenze sono diverse».</p>



<p><strong>Le Bestie di Satana sono state colpevoli della morte di Chiara Marino, Fabio Tollis e Mariangela Pezzotta. Dalla prigione di Busto Arsizio, Andrea Volpe aveva però dichiarato: «I nostri non sono gli unici uccisi. Tanti ragazzi scomparsi, da Milano e da altre città, sono stati ammazzati dalle sette». Esiste davvero la setta &#8220;X&#8221;, di Torino, che opera a livello internazionale, di cui parlava Volpe?</strong></p>



<p>«Non è mai esistita nessuna presunta setta “X”. Volpe e, di seguito altri miei coimputati, hanno utilizzato questa storia per cercare di alleggerire le proprie responsabilità o per sviare le indagini».</p>



<p><strong>C’è chi ancora pensa che solo il cinquanta per cento di questa vicenda sia stata resa pubblica. È così?</strong></p>



<p>«Per quanto riguarda il rilascio degli atti giudiziari sì. É un dato di fatto. Quando gli avvocati parlavano delle carte del nostro processo, si riferivano ad esse come ad una quantità con la quale si sarebbero potute e, si potrebbero, riempire due stanze».</p>



<p><strong>Vien da dire l’inferno in due stanze! Rimane ancora qualcosa da fare? </strong></p>



<p>«Prossimamente ho intenzione di rendere pubblico tutto sul mio canale YouTube. Vorrei far fare alcune riflessioni importanti su questa storia. Quando ci ripenso, non mi sembra vera, mi pare di aver vissuto un film».</p>
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		<title>Don Gino Rigoldi: dopo 52 anti di Beccaria, vi spiego perché il carcere minorile così non serve</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Laura Lesevre]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 08 Jun 2024 12:51:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Criminalità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_2024060719313456_e6d946369fc4ac203b1dfc01658ccaab.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Don Gino Rigoldi" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_2024060719313456_e6d946369fc4ac203b1dfc01658ccaab.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_2024060719313456_e6d946369fc4ac203b1dfc01658ccaab-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_2024060719313456_e6d946369fc4ac203b1dfc01658ccaab-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_2024060719313456_e6d946369fc4ac203b1dfc01658ccaab-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_2024060719313456_e6d946369fc4ac203b1dfc01658ccaab-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_2024060719313456_e6d946369fc4ac203b1dfc01658ccaab-1536x1024.jpg 1536w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Lo storico cappellano del carcere minorile di Milano spiega le ultime turbolenze e Indica alcune possibli soluzioni.  </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/criminalita/don-gino-rigoldi-dopo-52-anti-di-beccaria-vi-spiego-perche-il-carcere-minorile-cosi-non-serve.html">Don Gino Rigoldi: dopo 52 anti di Beccaria, vi spiego perché il carcere minorile così non serve</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_2024060719313456_e6d946369fc4ac203b1dfc01658ccaab.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Don Gino Rigoldi" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_2024060719313456_e6d946369fc4ac203b1dfc01658ccaab.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_2024060719313456_e6d946369fc4ac203b1dfc01658ccaab-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_2024060719313456_e6d946369fc4ac203b1dfc01658ccaab-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_2024060719313456_e6d946369fc4ac203b1dfc01658ccaab-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_2024060719313456_e6d946369fc4ac203b1dfc01658ccaab-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_2024060719313456_e6d946369fc4ac203b1dfc01658ccaab-1536x1024.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Mentre va in scena il balletto delle carceri della “follia” al grido di “sono i nuovi manicomi”, un plotone di giovani carcerati si asserragliano per qualche ora, minacciando azioni aggressive, in un&#8217;ala dell’istituto penale per minorenni Cesare Beccaria di Milano, già scosso dagli arresti e dalle sospensioni di 21 agenti, portati in cella perché accusati di pestaggi e torture nei confronti di minori autori di reato. Abbiamo raggiunto lo storico cappellano <strong>don Gino Rigoldi</strong>. Che avvisa tutti: «Io sono un prete cattolico, ho il segreto sacramentale, ma non sono abituato né a tacere né a ubbidire».</p>



<p><strong>Ben 52 anni di “carcere dei piccoli”. Conoscerà vita, morte e miracoli del Beccaria!</strong>&nbsp;</p>



<p>«É&nbsp;proprio il caso di dirlo: conosco vita, morte e miracoli di quel luogo. I primi 25 anni sono stati molto intensi. I ragazzi erano solo italiani. Ricordo ancora quando ne arrivavano più di mille all’anno. Negli anni Settanta eravamo il modello italiano e europeo poi, una volta andato in pensione <strong>Antonio Salvatore</strong>, l’allora&nbsp;direttore, nei vent’anni successivi siamo andati a scatafascio. Dopo di lui si sono succeduti tanti direttori. Chi rimaneva 4, chi 7 mesi. Da&nbsp;poco, però, si è provveduto ad avere una direzione stabile e non più facente funzione».</p>



<p><strong>Chi sono i detenuti del Beccaria oggi? </strong></p>



<p>«Allo stato attuale il penitenziario è abitato da circa 60 reclusi, 4 sono italiani, 2 dello Sri Lanka. Tutti gli altri sono arabi. Approdano a Milano in quantità significativa, perché è una meta molto attrattiva. Gli enti privati comunali riescono ad accoglierne solo 600-700. L’altra metà vive in strada e tira a campare facendo&nbsp;reati, soprattutto di sopravvivenza e, non avendo né casa né alloggio, purtroppo, trova consolazione in prodotti chimici che usa per drogarsi».</p>



<p><strong>Quindi i giovani migranti (e non) entrano nella vostra struttura detentiva già con dipendenze pregresse e una storia di abuso da sostanze psicotrope.</strong> </p>



<p>«Sì, arrivano da noi, come si diceva una volta, “inscimmiati”. La città di Milano offre&nbsp;una quantità enorme di <em>Rivotril</em>, (<em>appartenente alla classe di medicinali chiamata benzodiazepine ndr.</em>)&nbsp;di <em>Lyrica</em>, (<em>indicato per il trattamento dell’epilessia e per trattare il disturbo d’ansia generalizzata ndr.</em>)&nbsp;di <em>Fentanyl</em>, (<em>oppioide sintetico, 50 volte più potente dell’eroina pura&nbsp;ndr.) </em>e una miriade di altre sostanze da sintesi chimica».</p>



<p><strong>Come fate a controllare chimicamente l’umore di persone giovanissime aventi il peso della pena da scontare e per giunta affette da sindrome astinenziale? </strong>«Abbiano sempre puntato sulla famosa terapia “calma ragazzi”, altrimenti si berrebbero litri di gocce. Però con l’afflusso di queste nuove sigle, ultima quella americana, il <em>Fentanyl</em>, è un bel casino. Come facciamo a contenere l’astinenza? Stiamo&nbsp;osservando clamorosamente che la nostra cura non serve a niente.&nbsp;Il <em>Rivotril</em> è un sedativo che&nbsp;mi sono preoccupato di far escludere da tutte le carceri lombarde a causa della forte dipendenza&nbsp;che crea. Dell’eroina conosco bene le conseguenze: in 53 anni avrò celebrato 300 funerali. Mentre del <em>Fentanyl </em>e del vasto assortimento di queste altre moderne molecole dagli effetti stupefacenti, sappiamo ancora poco. Vorrei davvero verificare che tipo di astinenza producono».&nbsp;</p>



<p><strong>Qual è il nuovo piano d’attacco?</strong> </p>



<p>&#8220;Con l’ausilio di farmacologi, psichiatri e qualche neuropsichiatra, stiamo già iniziando a ragionare su possibili farmaci antagonisti, un po’ più consistenti, capaci di contrastare la dipendenza da tali sostanze. O facciamo quelli che raddoppiano la dose, ma contribuiremmo a mantenere la dipendenza e, non vogliamo, o facciamo quelli che danno una risposta di contenimento. Come fare, lo vedremo».</p>



<p><strong>Che cosa accade quando i condannati minori di età vengono privati della loro dose di “serenità artificiale”?</strong> </p>



<p>«Può capitare&nbsp;che abbiano&nbsp;esplosioni di rabbia o di violenza incontrollata e incontrollabile. Soprattutto i primi tempi. L’astinenza&nbsp;è una brutta roba. Pertanto al bando anche i moralisti che dicono “non diamo sigarette ai detenuti perché fanno male alla salute”. Gliene diamo due pacchetti al giorno,&nbsp; maledizione,&nbsp; se questo serve a tenerli tranquilli. Oltretutto in carcere questi adolescenti vivono una doppia frustrazione: sono&nbsp;arrivati in Italia per far soldi e vivere una vita più dignitosa e la prigione è la smentita più clamorosa al senso del loro viaggio. Il personale penitenziario,&nbsp;in rapporto al sogno che avevano, viene visto e percepito un po’ come un nemico naturale».&nbsp;</p>



<p><strong>È anche questa la ragione per la quale la giovane combriccola di “galeotti” del Beccaria ha di recente scatenato l’ultima protesta carceraria? </strong></p>



<p>«Bisognerebbe avere la capacità di mediare perché se ci si sovrappone, si diventa a maggior ragione il nemico. Tutto è partito dopo&nbsp;un’ispezione antidroga.&nbsp;I&nbsp;cani&nbsp;cinofili&nbsp;hanno fatto irruzione in un gruppo mossi&nbsp;dal sospetto che alcuni ragazzi potessero avere&nbsp;della droga. Non so se l’abbiano trovata o meno&nbsp; e uno di loro è stato messo in isolamento. Questo ha creato un contenzioso. In carcere funziona così: c’è sempre un leader titolare di un diritto offeso o immaginario e un gruppetto di amici che protesta in difesa di quel capo banda. Ora hanno tutti le orecchie basse, ma partono all’attacco e si sentono degli eroi».</p>



<p><strong>Qualche mese prima&nbsp;che il minorile finisse al centro dell’attuale indagine, una&nbsp;fonte anonima in servizio presso il Beccaria, denunciava così in una inchiesta condotta da me per conto de <em>Il Giornale e InsideOver</em>: «I nostri ragazzi vengono&nbsp;sedati con farmaci somministrati in abbondanza e, spesso, non a scalare. Ovviamente ne chiedono sempre di più perché stanno male, ma gli vengono dati più per tranquillizzare la custodia che per un loro effettivo bisogno». Vuole dire qualcosa in proposito?</strong> </p>



<p>«Posso&nbsp;anche verificare ma, onestamente, non mi pare che ci fosse una risposta farmacologica esagerata. Le risse continue tra infermieri e detenuti erano legate perlopiù alle basse dosi di farmaci somministrate. Se poi venissero elargite 20 o 30 gocce di psicofarmaco, non lo so. Ma non erano certamente 200».&nbsp;</p>



<p><strong>Le parole di chi conosce bene le carceri, raccontano di uno spaccio interno di farmaci ansiolitici. Le risulta che ci sia anche&nbsp;al Beccaria?</strong> </p>



<p>«Mi pare di no, però succede una cosa comica».</p>



<p><strong>Dica.</strong> </p>



<p>«In passato arrivavano dentro all’istituto dei pezzi di fumo lanciati con la fionda. Per sopperire abbiamo realizzato una seconda recinzione. Credevamo di avere stroncato la cosa, fino a quando sono arrivati i droni. Ci siamo accorti della loro esistenza quando uno di essi si è infranto contro una finestra con all’interno 20 grammi di fumo. Dopo quell’episodio abbiamo pensato di tornare ai vecchi metodi di perquisizione».</p>



<p><strong>Funzionano?</strong> </p>



<p>«Anche se si fa attenzione suppongo che qualcosina entri comunque. Quei pochi reclusi che escono a lavorare qualche sostanza, “di riffa o di raffa”, credo che riescano a portarla all’interno. Però non mi focalizzerei tanto su questo aspetto».</p>



<p><strong>La stessa testimone, il cui nome resta secretato, si era espressa in modo molto duro riguardo al Beccaria. Ne parlava in questi termini: «Assistiamo a scene dove vediamo ragazzini sedati da psicofarmaci, buttati fuori dalle celle come se fossero una mandria di buoi, di maiali.&nbsp;Spintonati e messi in riga come delle bestie». Che ne pensa?</strong> </p>



<p>«Penso che l’espressione “mandria di buoi” sia una opinione. Quello&nbsp;che ho visto tante volte è piuttosto il contrario. Il bue della situazione che veniva spintonato, maltrattato e insultato, era l’agente.&nbsp;I ragazzetti non sono esattamente signorinelle delicate. Facciamo un fifty-fifty».</p>



<p><strong>Lei si è mai accorto delle (presunte) torture perpetrate da alcuni agenti nei confronti dei minori?</strong> </p>



<p>«Sono un prete cattolico e sono tenuto al segreto sacramentale. Ciò che posso affermare è che quando è capitato di aver visto qualche schiaffo in più, sono sempre intervenuto».</p>



<p><strong>Immagino che non possa spingersi oltre un certo limite di comunicazione, quindi.</strong> </p>



<p>«Assolutamente no.&nbsp;L’ho spiegato anche al pubblico ministero: lei fa le indagini, io rispondo ad alcune domande, ma ad altre non rispondo. Ho il sacramento, ma dico sempre quel che penso anche quando è sgradevole per chi ascolta, tanto che al Beccaria vengo vissuto un po’ come un rompiscatole. Poi, però, ho dei limiti».</p>



<p><strong>Ritiene che il “personale in divisa” abbia strumenti adeguati per gestire responsabilmente i prigionieri minori di 18 anni e per intervenire in modo professionale ed efficace?</strong> </p>



<p>«I turni degli agenti di Polizia penitenziaria dovrebbero essere di 8 ore giornaliere, al Beccaria, invece, è facile che siano di&nbsp;12-16.&nbsp;E 8 ore con una decina di ragazzetti come i nostri sono una esagerazione. Le guardie sono stressatissime e fanno una vitaccia. Qualcuna ha l’età dei detenuti, 23-24 anni, ha alle spalle qualche mese di formazione e solo un&#8217;infarinatura di nozioni pedagogiche.&nbsp;Inoltre c’è anche da dire che nel nostro minorile è mancato un comandante per 20 anni, il cui ruolo è fondamentale nel verificare la funzionalità e il benessere dei propri agenti.&nbsp;Se manca, manca. Allora si è andati avanti a fantasia. Ragion per cui&nbsp;mi risulta difficile dire se le guardie sono adeguate o inadeguate».</p>



<p><strong>Dietro alle sbarre del Beccaria c’è carenza di psichiatri, psicologi o di altre figure di riferimento? </strong></p>



<p>«Più che altro mancano adulti che si prendano cura dei ragazzi e scarseggia personale capace di relazionarsi a loro. Io mi occupo anche della formazione degli educatori. D’ora in poi punteremo su un programma di riaddestramento&nbsp;alla relazione e<strong>&nbsp;</strong>dialogo continuo che coinvolgerà anche gli agenti, perché anche loro devono essere un elemento che si qualifica da un punto di vista educativo, insieme a pedagoghi e a formatori. La forza sta nell’equipe e non nel singolo più o meno brillante. D’altronde la relazione non casca dal cielo come il panettone a Natale. Bisogna andare a scuola di relazione. L’addestramento insegna a non aver paura, ma soprattutto a riconoscere i bisogni di questi adolescenti che necessitano anzitutto di essere visti e riconosciuti. Quando si accorgono di valere finalmente per qualcuno, si aprono. Solo così può nascere un rapporto di fiducia».</p>



<p><strong>Qual è il “tallone d’Achille” del Beccaria?</strong> </p>



<p>«C’è una grande quantità di tempo vuoto, che è poi la debolezza delle carceri in generale. Si è andati avanti per anni a riempire gli spazi con “cazzatine”. Robettine da poco. Dobbiamo essere consistenti, concreti, e dare a questi giovani il segnale che stiamo addestrandoli a fare bene quello per cui sono arrivati qui. Impareranno a fare la pizza. Impareranno la ristorazione, l’agricoltura e a lavorare il cartongesso».</p>



<p><strong>Ora le cose come procedono?</strong> </p>



<p>«Beh, sono sospese. Credo che tra domani e&nbsp;dopo&nbsp;ci sarà qualche tipo di ridefinizione. Vedremo un po’ come ripartire e con quali numeri. Occorre fare un ordine complessivo che abbia come fino primo la crescita di queste persone.&nbsp;Vogliamo fare tanti articoli 21, perché il carcere non è solo una porta che si chiude, ma una porta che si apre. Sono detenuti, ma io desidero&nbsp;dare loro la possibilità di uscire dal penitenziario di giorno per lavorare».</p>



<p><strong>Anche all’interno della sua una Fondazione?</strong> </p>



<p>«Certo. Si trova di fronte al Beccaria. Facciamo molta formazione per i ragazzi del quartiere, perché non farla pure per quelli del nostro istituto, in accordo con la sorveglianza? &nbsp;La sera tornerebbero in cella, ma intanto li si terrebbe occupati. Terminata la parte di addestramento, potrebbero giocare una partita a pallone e non stare dentro una gabbia con la porta di ferro chiusa, attaccati alla PlayStation!».</p>



<p><strong>Al netto delle sue parole, pensa che i minorili così come sono servano? </strong></p>



<p>«No, andrebbero chiusi. Avremmo bisogno di trovare delle strutture alternative, comunitarie. Noi ci troviamo nella condizione di avere molti ragazzi,&nbsp; al momento 20,&nbsp; a cui i giudici prescrivono la comunità, ma la comunità non c’è. Di conseguenza li teniamo al Beccaria per un po’, dopodiché li rimettiamo in strada».&nbsp;</p>



<p><strong>Con o senza paracadute?</strong> </p>



<p>«Per molti dei nostri giovanotti non c’è un paracadute o se c’è è finto. A casa mia ne vivono 15, almeno 4 o 5 sono maggiorenni. Potrebbero andare via domani, perché hanno il posto di lavoro e la patente. Ma dove li metto? Dove trovo un monolocale per loro? Chi da una casa a un siriano o a un egiziano ex-detenuto? Uno è diplomato perito chimico e guadagna quasi 3mila euro al mese. Aveva appena contrattato con l’agenzia un appartamento fuori Milano, stava per firmare il contratto, ma glielo hanno stracciato. Sa perché? Perché è nero! Se gli studenti protestano con le tende davanti al Politecnico di Milano contro il caro affitti, i miei ragazzi cosa devono fare per avere un tetto?».</p>



<p><strong>Ha in testa qualche idea? </strong></p>



<p>«In Francia esiste il modello delle “<em>jeunes maisons”. </em>Si tratta di&nbsp;case che ospitano 15-20 ragazzi e ragazze senza dimora o provenienti da comunità, nelle quali c’è un educatore e dove lanciano diverse iniziative culturali. Vorrei fare un po’ di&nbsp;<em>maisons</em>&nbsp;da queste parti,&nbsp;che non somiglino però a quegli squallidissimi pensionati operai di una volta dove i giovani andavano a vivere anonimamente. No! Pensavo piuttosto a dei complessi misti, con all’interno delle attività sportive e musicali rappresentate da una specie di tutor, un calciatore famoso o un cantante importante. Ne parlavo proprio qualche giorno fa con <strong>Lorenzo Jovanotti</strong> che, peraltro, ho sposato».</p>



<p><strong>Servirebbero degli spazi però!</strong> </p>



<p>«Sì. Il Comune di Milano,&nbsp; che spende in media 30 milioni di euro l’anno per le comunità,&nbsp; possiede una serie di ville e villettine che potrebbero essere adibite a questo progetto. Perché non investire un paio di milioni anche per un’iniziativa di questo tipo?».</p>



<p><strong>Pensa che il Comune meneghino accoglierà il suo appello?</strong> </p>



<p>«Non lo so, ci spero. É una idea colorata a una risposta di emergenza. Ma Milano ha più soldi che progetti!».</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/criminalita/don-gino-rigoldi-dopo-52-anti-di-beccaria-vi-spiego-perche-il-carcere-minorile-cosi-non-serve.html">Don Gino Rigoldi: dopo 52 anti di Beccaria, vi spiego perché il carcere minorile così non serve</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Viaggio negli psicofarmaci tra giovani, spaccio e dipendenze</title>
		<link>https://it.insideover.com/reportage/societa/viaggio-negli-psicofarmaci-tra-giovani-spaccio-e-dipendenze.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Edoardo Mario Francese]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 27 Dec 2023 08:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/Agenzia_Fotogramma_IPA17287917-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/Agenzia_Fotogramma_IPA17287917-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/Agenzia_Fotogramma_IPA17287917-scaled-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/Agenzia_Fotogramma_IPA17287917-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/Agenzia_Fotogramma_IPA17287917-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/Agenzia_Fotogramma_IPA17287917-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/Agenzia_Fotogramma_IPA17287917-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/Agenzia_Fotogramma_IPA17287917-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Psicofarmaci. Sono la droga del momento tra i ragazzi. Nati come medicinali per curare i disturbi mentali, per lo più tra le persone anziane, sono diventati un passatempo di tanti giovani in Italia: basta mescolarli con l’alcol per ottenere effetti simili a quelli delle altre droghe in circolazione. Negli ultimi anni sempre più giovani si &#8230; <a href="https://it.insideover.com/reportage/societa/viaggio-negli-psicofarmaci-tra-giovani-spaccio-e-dipendenze.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/reportage/societa/viaggio-negli-psicofarmaci-tra-giovani-spaccio-e-dipendenze.html">Viaggio negli psicofarmaci tra giovani, spaccio e dipendenze</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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                Sara Cariglia
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<p>Psicofarmaci. Sono la droga del momento tra i ragazzi. Nati come medicinali per curare i disturbi mentali, per lo più tra le persone anziane, sono diventati un passatempo di tanti giovani in Italia: basta mescolarli con l’alcol per ottenere effetti simili a quelli delle altre droghe in circolazione. Negli ultimi anni sempre più giovani si sono avvicinati a questi farmaci: chi per seri problemi legati ad altre patologie, chi per cercare un nuovo modo di sballarsi.</p>



<p>Secondo uno studio del CNR di Pisa, nel 2022 il 10% dei ragazzi tra i 15 e 19 anni ne ha fatto uso. Quasi tutti con un solo, triste epilogo: la dipendenza. “Ho provato il Prozac – dice Danny, 24 anni &#8211; ti fai dei viaggi della madonna. L’anno scorso ero molto stressato e prendevo il Valium, sulle 40 gocce al giorno: poi una volta ne ho fatte 50, mi sono sentito morire, mi sono svegliato urlando”. Come con le altre sostanze più conosciute, chi prende gli psicofarmaci spesso entra in un vortice dal quale è difficile uscire. “Io non mi fermo, voglio sperimentare sempre di più”. Conoscendone i possibili effetti (riduzione dell’attenzione, ansia e, se abusati, tachicardia ed ipotermia) ci si aspetterebbe che l’accesso a questi medicinali fosse molto rigido, soprattutto per i più giovani. È davvero così?</p>



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<div class="embed-responsive embed-responsive-16by9"><iframe loading="lazy" title="Viaggio negli psicofarmaci tra giovani, spaccio e dipendenze" width="500" height="281" src="https://www.youtube-nocookie.com/embed/EN-nr9h42Hw?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div><script>ga("set", "video_embed", "youtube_EN-nr9h42Hw");</script>
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<p>Al contrario di altre droghe sintetiche, gli psicofarmaci sono disponibili nel mercato legale: vengono venduti in farmacia, dietro presentazione di una prescrizione medica. Ma (troppo) spesso basta un sorriso al venditore di turno, passare carta o banconota e il gioco è fatto, senza i documenti richiesti. </p>



<p>Da un’indagine de ilGiornale.it risulta che dieci farmacisti su trenta in media chiudano un occhio e consegnino ugualmente il prodotto. “Sono andato dal farmacista – continua Danny &#8211; dicendogli “ho bisogno del Valium, senza ricetta””. La risposta. “Va bene, te lo do comunque perché ci conosciamo”.<br>Non solo farmacie. Le “pasticche della felicità” – così oggi sono ribattezzati gli psicofarmaci – si trovano anche nel mercato illegale. </p>



<p>Non deve stupire se nelle stazioni delle grandi città italiane, tra degrado e spaccio, si possono trovare sostanze pericolose. Tra queste il Rivotril, fino a 20 volte più impattante del comune Xanax. Comprarle non è difficile: è sufficiente fingersi un consumatore e gli spacciatori sono ben contenti di fornirle. Anche alla luce del sole, a due passi dalle postazioni delle forze dell&#8217;ordine.</p>



<p>Non è finita. C’è un luogo fisico dove questi medicinali vengono usati legalmente e poi entrano nel mercato nero: il Sert, servizio per le tossicodipendenze. Ai pazienti vengono somministrate delle dosi per disincentivare il consumo di droghe pesanti (anche se a volte sviluppano una dipendenza proprio verso gli psicofarmaci). </p>



<p>Appena fuori dalle mura di questi centri nasce lo spaccio. Proprio lì dove i controlli dovrebbero aumentare, con tante persone in difficoltà, avviene uno scambio illecito di medicinali. Fuori dal Sert di Verona ad un’inviata de ilGiornale.it è stato proposto del Rivotril, senza nemmeno chiedere.</p>



<p>Infine il web. Come per altri prodotti, anche gli psicofarmaci sono entrati nel virtuale e oggi sono acquistabili su siti specializzati. Va detto che i prezzi sono anche dieci volte più alti delle confezioni che si acquistano in farmacia (forse proprio perché il venditore scavalca i controlli, ufficiali e telematici), ma chiunque abbia una connessione riuscirebbe a mettere nel carrello questi prodotti. Non sarebbe del tutto lecito, ma reperirli è fin troppo facile.</p>



<p>Ed è ancora più grave se ad accedervi, con così pochi ostacoli, sono i più giovani. Che poi soffrono di disturbi psichici, ne prendono ancora e ci ricascano. </p>


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                                    Andrea Pittigher
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                                    Edoardo Mario Francese
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                                    Sara Cariglia
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                                    Syria Secli
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<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/reportage/societa/viaggio-negli-psicofarmaci-tra-giovani-spaccio-e-dipendenze.html">Viaggio negli psicofarmaci tra giovani, spaccio e dipendenze</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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