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	<title>Samuel Botti Archives - InsideOver</title>
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	<lastBuildDate>Thu, 26 Dec 2024 13:11:45 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Samuel Botti Archives - InsideOver</title>
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	<item>
		<title>Il secolo di Eli Cohen, martire del Mossad</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/il-secolo-di-eli-cohen-martire-del-mossad.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Samuel Botti]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 26 Dec 2024 13:11:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Spionaggio]]></category>
		<category><![CDATA[Mossad]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="800" height="558" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/Elie_Cohen_at_his_Damascus_residence_in_1963.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/Elie_Cohen_at_his_Damascus_residence_in_1963.jpg 800w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/Elie_Cohen_at_his_Damascus_residence_in_1963-600x419.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/Elie_Cohen_at_his_Damascus_residence_in_1963-300x209.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/Elie_Cohen_at_his_Damascus_residence_in_1963-768x536.jpg 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></p>
<p>Abbiamo sentito tante volte parlare del Mossad, l’intelligence israeliana tra le più sofisticate al mondo, ma sono diverse le operazioni che ancora oggi attendono una rivendicazione ufficiale, che probabilmente non avverrà mai. Tuttavia, tra le storie firmate dall’agenzia, una in particolare è tutt’oggi motivo di orgoglio israeliano: si tratta di un eroe e di un &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/il-secolo-di-eli-cohen-martire-del-mossad.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/il-secolo-di-eli-cohen-martire-del-mossad.html">Il secolo di Eli Cohen, martire del Mossad</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="800" height="558" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/Elie_Cohen_at_his_Damascus_residence_in_1963.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/Elie_Cohen_at_his_Damascus_residence_in_1963.jpg 800w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/Elie_Cohen_at_his_Damascus_residence_in_1963-600x419.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/Elie_Cohen_at_his_Damascus_residence_in_1963-300x209.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/Elie_Cohen_at_his_Damascus_residence_in_1963-768x536.jpg 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></p>
<p>Abbiamo sentito tante volte parlare del <strong>Mossad</strong>, l’intelligence israeliana tra le più sofisticate al mondo, ma sono diverse le operazioni che ancora oggi attendono una <strong>rivendicazione</strong> <strong>ufficiale</strong>, che probabilmente non avverrà mai.</p>



<p>Tuttavia, tra le storie firmate dall’agenzia, una in particolare è tutt’oggi motivo di orgoglio israeliano: si tratta di un eroe e di un <strong>martire</strong> che ha sacrificato vita, famiglia, e ideali per il proprio Paese, si tratta di <strong>Eli Cohen</strong>. Dicembre 2024 ha segnato il centenario dalla sua nascita, e<a href="https://it.insideover.com/guerra/dietro-i-raid-contro-le-armi-strategiche-di-assad-ununita-delite-di-israele.html"> dopo la caduta di Bashar al-Assad</a> si dice che le spie di Israele stiano cercando, nella capitale siriana Damasco, il luogo di sepoltura di un uomo che, tra grandezza e tragedia, ha fatto la storia dello spionaggio.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Chi era Eli Cohen</h2>



<p>La straordinaria storia di Cohen inizia ad Alessandria d’Egitto, quando viene messo al mondo nel <strong>1924</strong> da una famiglia di <strong>ebrei siriani</strong> originari di <strong>Aleppo</strong>. Secondo di otto figli, il <strong>patriottismo</strong> entrerà ben presto a far parte nella sua vita, quando il clima nazionalista e <strong>anti-israeliano</strong> inizia a fomentare l’Egitto dopo la nascita dello <strong>Stato di Israele</strong>, nel 1948. Quel clima costringe la sua famiglia ad emigrare nella terra promessa, ma Eli decide di rimanere in Egitto per finire i suoi studi universitari.</p>



<p>Nel <strong>1951</strong>, anno in cui viene ufficialmente riconosciuto come parte della struttura burocratica, il <strong>Mossad</strong> crea un’<strong>organizzazione di ebrei egiziani</strong> per sostenere coloro che volevano rifugiarsi in Israele. <strong>Eli Cohen viene reclutato</strong>. Qui inizia il suo viaggio nei servizi segreti, viaggio che finirà <strong>14</strong> <strong>anni</strong> dopo, insieme alla sua vita.</p>



<p>La svolta avviene nel <strong>1956</strong>, quando le forti tensioni tra Gerusalemme e Il Cairo, impegnati nella <strong>crisi di Suez </strong>lo portano all’espulsione, costringendolo così ad <strong>emigrare</strong> <strong>in Israele</strong>, a Bat Yam. Quella che conduce fino al 1960 è una vita apparentemente tranquilla, conosce e sposa l’amore della sua vita, l’israeliana di origini irachene <strong>Nadja</strong> <strong>Majald</strong> e lavora come contabile e ispettore da <strong>Hamshbir</strong>, una catena di grandi magazzini.</p>



<p>La quiete si interrompe quando alla porta di casa sua bussa nuovamente il Mossad per reclutarlo. Dopo un <strong>intenso</strong> <strong>addestramento</strong> durato all’incirca sei mesi, Eli diventa un <strong><em>katsa</em></strong> (un agente sul campo) e viene mandato l’anno successivo a <strong>Buenos</strong> <strong>Aires</strong> con la copertura che vestirà fino al giorno della sua morte, <strong>Kamel Amin Tha&#8217;abet</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Kamel Amin Tha&#8217;abet</h2>



<p><strong>Uomo d’affari siriano espatriato in Argentina</strong> per motivi politici, Kamel inizia la sua nuova vita frequentando sin da subito <strong>esuli</strong> <strong>nazisti</strong> che lo presentano al generale siriano <strong>Amin al-Hafiz</strong>, segretamente membro del <strong>Baath</strong>, il partito socialista panarabo. Il legame tra i due si stringe particolarmente e Kamel rivela la sua posizione politica a favore del partito.</p>



<p>In previsione di un grosso colpo di stato, la spia del Mossad si reca finalmente a <strong>Damasco</strong> nel <strong>1962</strong>, portandosi dietro una forte personalità che è riuscita a solidificarsi grazie ai legami con i membri del Baath.</p>



<p>Nel 1963 accade quello per cui l’intelligence aveva preparato il suo agente: Amin al-Hafiz porta a segno il <strong>colpo di Stato</strong> e diventa il nuovo <strong>Presidente</strong> <strong>della Siria</strong>. Eli, o meglio Kamel, viene nominato dal neo-leader di Stato come <strong>viceministro</strong> <strong>della</strong> <strong>Difesa</strong> <strong>del regime siriano</strong>, una carica di altissimo rango.</p>



<p>Dopo giornate passate a stringere mani dell’establishment, Kamel collezionava <strong>informazioni</strong> <strong>top</strong> <strong>secret</strong> che quotidianamente riportava in <strong>codice Morse</strong> tramite una radio nascosta al quartier generale del Mossad in Israele. Le trasmissioni radio erano brevi per evitare che venissero localizzate dalle autorità siriane, che monitoravano le frequenze per scoprire eventuali attività spionistiche.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le piante di eucalipto e la fine</h2>



<p>A testimoniare l’astuzia di Cohen è il celebre episodio delle <strong>piante di eucalipto</strong>. Divenuto ormai un pezzo grosso del governo, Kamel mostra un particolare interesse per capire come i siriani attaccheranno il suo nemico. Decide così di fare un tour guidato dai generali sulle <strong>Alture del Golan</strong>, dove le truppe erano appostate in attesa di ordini contro Gerusalemme. Kamel riportò agli ufficiali la drammatica situazione dei soldati, che dovevano resistere tutto il giorno sotto al sole cocente, fucili alla mano. Con questa scusa, <strong>fece piantare diversi alberi</strong> di eucalipto per fornire <strong>ombra</strong> e sollievo ai soldati, e al contempo <strong>visibilità</strong> <strong>strategica</strong> agli israeliani.</p>



<p>Tutto finisce in un batter d’occhio. Nel <strong>1965</strong>, una squadra dell’<strong>Unione Sovietica </strong>viene mandata a Damasco per fornire un supporto ai siriani, che da tempo sospettano la presenza di una spia all’interno del governo. <strong>Kamel viene colto in flagrante mentre stava trasmettendo informazioni nel suo appartamento</strong>.</p>



<p>Israele ammette immediatamente il suo coinvolgimento e rivela la vera identità di Eli Cohen. Propongono uno scambio con alcuni uomini di servizi arabi catturati in Israele, ma la ferita subita dalla Siria è talmente profonda che rifiutano qualsiasi trattativa. Tra <strong>appelli</strong> <strong>internazionali</strong> di Francia, Belgio e Canada, nulla di tutto è in grado di placare il volere di Damasco. <strong>Eli viene condannato a morte e pubblicamente impiccato</strong> nella piazza centrale della capitale.</p>



<p>È grazie alle sue preziose informazioni che Israele riuscì a vincere la <strong>guerra dei sei giorni</strong>, in cui le truppe dell’Idf riuscirono a conquistare il Golan. Eli Cohen non tornerà più a casa da sua moglie e dai suoi figli, e così anche le sue spoglie, tuttora conservate in Siria e mai restituite ad Israele.</p>
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		<title>Iraq: spose bambine a 9 anni, ecco la proposta di legge</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/iraq-spose-bambine.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Samuel Botti]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 16 Nov 2024 17:40:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[diritti delle donne]]></category>
		<category><![CDATA[Iraq]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1257" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241116183938382_5f86941b410278e26df2a2994f6a97b5.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241116183938382_5f86941b410278e26df2a2994f6a97b5.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241116183938382_5f86941b410278e26df2a2994f6a97b5-600x393.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241116183938382_5f86941b410278e26df2a2994f6a97b5-300x196.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241116183938382_5f86941b410278e26df2a2994f6a97b5-1024x670.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241116183938382_5f86941b410278e26df2a2994f6a97b5-768x503.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241116183938382_5f86941b410278e26df2a2994f6a97b5-1536x1006.jpg 1536w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>In Iraq si teme il ritorno delle spose bambine. I partiti sciiti iracheni, che dominano il sistema politico del governo, vogliono abbassare l’età del consenso da 18 a 9 anni per le ragazze. Si tratta di un nuovo disegno di legge proposto dal “Coordination Framework”, la coalizione politica irachena composta da partiti e gruppi sciiti &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/iraq-spose-bambine.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1257" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241116183938382_5f86941b410278e26df2a2994f6a97b5.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241116183938382_5f86941b410278e26df2a2994f6a97b5.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241116183938382_5f86941b410278e26df2a2994f6a97b5-600x393.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241116183938382_5f86941b410278e26df2a2994f6a97b5-300x196.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241116183938382_5f86941b410278e26df2a2994f6a97b5-1024x670.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241116183938382_5f86941b410278e26df2a2994f6a97b5-768x503.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241116183938382_5f86941b410278e26df2a2994f6a97b5-1536x1006.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p><strong>In Iraq si teme il ritorno delle spose bambine</strong>. I partiti sciiti iracheni, che dominano il sistema politico del governo, vogliono abbassare l’età del consenso da <strong>18 a 9</strong> anni per le ragazze.</p>



<p>Si tratta di un nuovo disegno di legge proposto dal “<strong>Coordination Framework</strong>”, la coalizione politica irachena composta da <strong>partiti e gruppi sciiti allineati con il vicino Iran</strong>. Tra i membri principali ci sono lo <strong>Stato di Diritto</strong> (guidato da Nouri al-Maliki), l’<strong>Organizzazione Badr</strong>, il gruppo paramilitare e politico <strong>Asa’ib Ahl al-Haq</strong> e la <strong>Fatah Alliance</strong>, la coalizione di partiti scitti filoiraniani.</p>



<p>Il disegno di legge, che ha superato la prima e la seconda lettura in parlamento, andrebbe a modificare una delle riforme più progressiste che il Paese abbia mai incontrato: la <strong>Personal Status Law</strong>.</p>



<p>Conosciuta anche come <strong>Legge 188</strong>, la normativa laica è stata emanata nel <strong>1959</strong> e prevede la <strong>regolamentazione di questioni familiari</strong> come il matrimonio, il divorzio, la custodia dei figli e l’eredità.</p>



<p>Viene definita all’avanguardia perché fu un primo tentativo di unificare il diritto familiare sotto un <strong>codice unico</strong>, garantendo quindi una <strong>maggiore protezione e diritti per donne e minori</strong>. Furono diverse le disposizioni introdotte, tra cui l’<strong>età minima per il matrimonio</strong> fissata a 18 anni, la <strong>limitazione alla poligamia</strong> e l’obbligo di contrarre il matrimonio davanti ad un giudice, rendendo <strong>illegali</strong> le unioni al di fuori dei tribunali.</p>



<p>Il primo ostacolo che incontrò la Legge 188 risale a quando venne introdotta la <strong>Costituzione</strong>, nel <strong>2005</strong>. Infatti, l’<strong>Articolo 41</strong> introdusse la libertà di seguire leggi personali in base alla religione, alle credenze o alle scelte di ogni individuo.</p>



<p>Tuttavia, l’articolo in questione non distolse i gruppi più conservatori dal perseguire l’obiettivo di <strong>una maggiore conformità</strong> alle interpretazioni specifiche della <strong>Sharia</strong>.</p>



<p>Nel <strong>2014</strong> e nel <strong>2017</strong> sono stati proposti emendamenti simili a quello odierno, ma non hanno mai visto la luce a causa delle <strong>proteste </strong>eseguite a livello nazionale. Oggi, tutto questo rischia di prendere <strong>una piega più estrema</strong>.</p>



<p>La <strong>prima lettura</strong> si è svolta il <strong>4 agosto 2024</strong>, mentre un primo tentativo di seconda lettura, in data 3 settembre, è stato boicottato da alcuni parlamentari contrari al disegno di legge. Il <strong>16 settembre</strong> invece, è avvenuta la <strong>seconda</strong> <strong>lettura</strong>, senza alcuna raccomandazione o modifica proposta dagli oppositori. Infine, il <strong>17</strong> <strong>settembre</strong>, la Corte Suprema Federale irachena ha stabilito che gli emendamenti erano <strong>in linea</strong> con la Costituzione.</p>



<p>A differenza degli scorsi tentativi, questa volta la coalizione favorevole ha una maggioranza più estesa. “Siamo più vicini che mai” ha dichiarato al <em>Telegraph</em> Renad Mansour, ricercatore universitario del think thank britannico Chatham House.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Cosa cambierebbe con la nuova legge?</h2>



<p>L’età del matrimonio – e quindi del consenso –, verrebbe abbassata a <strong>9</strong> <strong>anni</strong>, rendendo così legali quelli che fino ad ora erano considerati “<strong>matrimoni infantili</strong>”. Secondo un report dell’<strong>Unicef</strong>, il <strong>28%</strong> delle donne irachene si è sposato per la prima volta <strong>prima dei 18 anni</strong>, mentre il <strong>7%</strong> di queste donne si è sposato <strong>prima dei 15 anni</strong>.</p>



<p>A differenza della vicina Arabia Saudita, l’Iraq non dispone di un sistema di <strong>tutela</strong> che richieda alle donne di ottenere il permesso di un marito, padre o tutore per prendere decisioni importanti come quella del matrimonio. Questo significa che, se la legge dovesse passare, sarebbero direttamente gli <strong>imam</strong> a prendere le d<strong>ecisioni sulle questioni familiari</strong>.</p>



<p>La paura è che il governo iracheno possa essere sostituito da un “<strong>Guardianship of the Jurist</strong>”, un sistema sciita che pone il governo religioso al di sopra dello stato, peraltro presente in <strong>Afghanistan</strong> e in <strong>Iran</strong>, sotto la guida del leader supremo <strong>Khamenei</strong>.</p>



<p>Da agosto, le strade di <strong>Baghdad</strong> e di altre città del Paese sono state protagoniste di <strong>proteste da parte di attiviste femministe</strong>. In particolare, la più nota è la <strong>Coalizione</strong> <strong>188</strong>, il cui nome è simbolo della salvaguardia della legge sullo status personale.</p>



<p>«L’Iraq è uno stato civilizzato e non potrebbe essere altrimenti. La prima ministra donna nei Paesi arabi era irachena e la prima giudice donna era irachena», affermano le portavoce della coalizione femminista. Le critiche principali si concentrerebbero sul fatto che abbassare l’età per il matrimonio violerebbe <strong>norme internazionali sui diritti dell’infanzia</strong>, come la Convenzione sui diritti del bambino dell’ONU, di cui l’Iraq è firmatario.</p>



<p>Ora è <strong>atteso il voto in parlamento</strong>, che deve ottenere la maggioranza per procedere all’approvazione presidenziale.</p>



<p>«Aspiriamo al progresso, non al regresso», conclude la coalizione.</p>
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		<title>Cole Bridges, una spia del califfato nell&#8217;esercito Usa</title>
		<link>https://it.insideover.com/terrorismo/una-spia-dellisis-nellesercito-usa.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Samuel Botti]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 18 Oct 2024 14:06:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Terrorismo]]></category>
		<category><![CDATA[Esercito americano]]></category>
		<category><![CDATA[Isis (Stato islamico)]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1562" height="878" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/1728762712_kurdistan24.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/1728762712_kurdistan24.jpg 1562w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/1728762712_kurdistan24-600x337.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/1728762712_kurdistan24-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/1728762712_kurdistan24-1024x576.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/1728762712_kurdistan24-768x432.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/1728762712_kurdistan24-1536x863.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/1728762712_kurdistan24-334x188.jpg 334w" sizes="auto, (max-width: 1562px) 100vw, 1562px" /></p>
<p>Un ex soldato dell’esercito degli Stati Uniti è stato condannato a 14 anni di carcere dopo essersi dichiarato colpevole per aver tentato di fornire informazioni all’ISIS, volte a pianificare un’imboscata che avrebbe provocato la morte dei suoi commilitoni in Medio Oriente. A renderlo ufficiale è una nota del Dipartimento di Giustizia americano, in cui afferma &#8230; <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/una-spia-dellisis-nellesercito-usa.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/una-spia-dellisis-nellesercito-usa.html">Cole Bridges, una spia del califfato nell&#8217;esercito Usa</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1562" height="878" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/1728762712_kurdistan24.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/1728762712_kurdistan24.jpg 1562w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/1728762712_kurdistan24-600x337.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/1728762712_kurdistan24-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/1728762712_kurdistan24-1024x576.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/1728762712_kurdistan24-768x432.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/1728762712_kurdistan24-1536x863.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/1728762712_kurdistan24-334x188.jpg 334w" sizes="auto, (max-width: 1562px) 100vw, 1562px" /></p>
<p>Un <strong>ex soldato</strong> dell’<strong>esercito degli Stati Uniti</strong> è stato condannato a <strong>14 anni di carcere</strong> dopo essersi <strong>dichiarato colpevole</strong> per aver<a href="https://it.insideover.com/guerra/iraq-gli-usa-chiudono-la-missione-nata-per-combattere-lisis-ma-non-lasciano-il-paese.html"> <strong>tentato di fornire informazioni all’ISIS</strong>, </a>volte a pianificare un’<strong>imboscata</strong> che avrebbe provocato la morte dei suoi commilitoni in <strong>Medio Oriente</strong>.</p>



<p>A renderlo ufficiale è una nota del <strong>Dipartimento di Giustizia</strong> americano, in cui afferma che il<strong> 24enne Cole Bridges</strong>, conosciuto anche come “Cole Gonzales” dovrà essere sottoposto ad <strong>ulteriori 10 anni di libertà vigilata</strong> dopo aver scontato la pena detentiva.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Chi è Cole Bridges</h2>



<p>Originario dell’<strong>Ohio</strong>, Bridges si arruola nell’esercito nel settembre 2019, all’età di 19 anni, e gli viene assegnato il ruolo di scout di cavalleria nella<strong> Terza Divisione di Fanteria</strong> con base a<strong> Fort Stewart</strong>, in <strong>Georgia</strong>. Tuttavia, prima di intraprendere la carriera militare, il 24enne – riferiscono le indagini – avrebbe iniziato a ricercare materiale di <strong>propaganda dello Stato Islamico</strong>, famoso per la manipolazione tramite <strong>immagini violente e indottrinamento jihadista</strong>.</p>



<p>Una dottrina efficace? Sembrerebbe di sì. Bridges è passato dalle ricerche private ad un <strong>sostegno più concreto</strong>, iniziando a <strong>pubblicare messaggi e immagini del Da’esh</strong> sui suoi account social.<br>Nell’<strong>ottobre 2020</strong>, a un anno dal suo ingresso nelle forze armate, <strong>commette l’errore</strong>. Ingenuamente, inizia una corrispondenza online tramite un’applicazione di messaggistica crittografata (probabilmente Telegram) con un uomo che <strong>si spacciava per sostenitore dell’ISIS</strong> in contatto con i combattenti di Allah in Medio Oriente, ma che in realtà era un <strong>agente sotto copertura dell’FBI</strong>.<br>Coccolato e compreso dal suo compagno jihadista, Bridges si apre e<strong> confessa la sua frustrazione</strong> nei confronti dell’esercito degli Stati Uniti, e il desiderio di aiutare lo Stato Islamico nella<strong> realizzazione del famigerato Califfato a livello globale</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L’imboscata</h2>



<p>Il soldato inizia a fornire <strong>parti di manuali di addestramento dell’esercito</strong> e consigli personali su <strong>tattiche di combattimento</strong> da utilizzare, convinto del fatto che le informazioni sarebbero arrivate direttamente nel cuore del Califfato.</p>



<p>Tra i documenti emersi dalle indagini, Bridges avrebbe anche fornito dettagli e consigli su <strong>come fortificare gli accampamenti dei terroristi</strong> proprio per resistere maggiormente agli attacchi occidentali, inclusa la <strong>posa di esplosivi in alcuni edifici</strong>, per cogliere di sorpresa i commilitoni una volta entrati.</p>



<p>E dopo le tattiche, giù di propaganda e lealtà. L’ex soldato, nel <strong>2021</strong>, inizia a mandare <strong>video </strong>al suo corrispondente in cui <strong>alza orgogliosamente il dito al cielo</strong>. Rigorosamente con il <strong>rayat al-sawda</strong>, lo stendardo nero, appeso al muro alle sue spalle e <strong>indossando l’armatura della sua patria</strong>.</p>



<p>Circa una settimana dopo, alza la voce e manda un video in cui <strong>parla del suo sostegno </strong>a quella che per lui si trattava di una <strong>imminente trappola di ferro</strong> tra le dune siriane.</p>



<p>Successivamente, l’informatore invia a Bridges alcune <strong>immagini di edifici governativi </strong>situati all’interno e all’esterno di <strong>New York</strong>, chiedendo se fosse possibile un attacco data la pesante sorveglianza. Il soldato risponde: «<strong>Scegli saggiamente i tuoi obiettivi</strong>». Insieme poi discutono di un <strong>attacco al Memorial Museum dell’11 settembre nel Lower Manhattan</strong>.</p>



<p>Bridges viene arrestato a <strong>gennaio 2021</strong> e <strong>si dichiara colpevole</strong> solo nel <strong>giugno del 2023</strong> di aver tentato di <strong>fornire supporto materiale ad un’organizzazione terroristica straniera</strong> e di aver <strong>tentato di uccidere membri delle forze armate Usa</strong>.</p>



<p>Il procuratore degli Stati Uniti per il distretto meridionale di New York, Damian Williams, ha commentato la vicenda dopo la sentenza: «<strong>Questo è un tradimento della peggior specie possibile</strong>».</p>
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		<title>Hamza bin Laden è vivo e sarebbe al comando di al-Qaeda</title>
		<link>https://it.insideover.com/terrorismo/hamza-bin-laden-e-vivo-e-sarebbe-al-comando-di-al-qaeda.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Samuel Botti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 15 Oct 2024 10:54:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Terrorismo]]></category>
		<category><![CDATA[Al Qaeda]]></category>
		<category><![CDATA[Isis (Stato islamico)]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="454" height="464" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/Hamza_bin_Laden.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/Hamza_bin_Laden.jpg 454w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/Hamza_bin_Laden-294x300.jpg 294w" sizes="auto, (max-width: 454px) 100vw, 454px" /></p>
<p>Hamza bin Laden potrebbe essere vivo e al comando della famigerata organizzazione terroristica fondata dal padre, al-Qaeda. A dichiararlo è un rapporto dell’intelligence ottenuto e diffuso dal quotidiano britannico Daily Mirror. Ad attirare l’attenzione dei media è anche il presunto coinvolgimento del fratello Abdullah e la diretta collaborazione con l&#8217;ISK, la filiale del Da’esh attiva &#8230; <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/hamza-bin-laden-e-vivo-e-sarebbe-al-comando-di-al-qaeda.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/hamza-bin-laden-e-vivo-e-sarebbe-al-comando-di-al-qaeda.html">Hamza bin Laden è vivo e sarebbe al comando di al-Qaeda</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="454" height="464" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/Hamza_bin_Laden.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/Hamza_bin_Laden.jpg 454w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/Hamza_bin_Laden-294x300.jpg 294w" sizes="auto, (max-width: 454px) 100vw, 454px" /></p>
<p><strong>Hamza bin Laden</strong> potrebbe essere vivo e al comando della famigerata organizzazione <strong>terroristica</strong> fondata dal padre, <strong>al-Qaeda</strong>. A dichiararlo è un <a href="https://www.themirror.com/news/world-news/osama-bin-ladens-dead-son-691261">rapporto</a> dell’intelligence ottenuto e diffuso dal quotidiano britannico <em><strong>Daily Mirror</strong></em>.</p>



<p>Ad attirare l’attenzione dei media è anche il presunto coinvolgimento del fratello <strong>Abdullah</strong> e la diretta collaborazione con l&#8217;<strong>ISK</strong>, la <strong>filiale del Da’esh</strong> attiva nella ex regione del <strong>Khorasan</strong>.</p>



<p>Hamza è figlio di <strong>Osama</strong> e <strong>Kharyriyya Sabar</strong>, cronologicamente nota per essere stata la <strong>terza moglie</strong> del <strong>Principe del Terrore</strong>. Il suo percorso tra gli <strong>shahid</strong> del terrorismo inizia nel <strong>2001</strong>, quando alla tenera età di <strong>12 anni si affilia ad Al-Qaeda</strong>. Successivamente agli attentati dell’11 settembre, inizia la vita da <strong>latitante</strong> in Iran per <strong>sottrarsi alla cattura</strong> dalle forze militari americane.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La presunta morte</h2>



<p>Nel febbraio <strong>2019</strong>, sotto l’amministrazione <strong>Trump</strong>, il Dipartimento di Stato Usa mise una <strong>taglia</strong> sulla testa di Hamza e offrì una ricompensa di <strong>1</strong> <strong>milione</strong> di dollari per coloro che avessero <strong>informazioni</strong> <strong>utili</strong> all’identificazione o sua alla cattura, vista la <strong>crescente</strong> <strong>preoccupazione</strong> che orbitava attorno alla sua figura da <strong>possibile</strong> <strong>leader</strong> e data la concreta minaccia di <strong>nuovi attacchi in Occidente per «vendicare il padre»</strong>.</p>



<p>Il <strong>1 agosto 2019</strong> la <a href="https://www.bbc.com/news/world-us-canada-49187315">BBC</a> e altre testate internazionali annunciano la <strong>morte</strong> di bin Laden jr. per mano di un <strong>attacco aereo americano</strong>. Tuttavia, <strong>data e luogo </strong>dell’operazione che hanno portato alla sua eliminazione non sono <strong>mai stati chiariti </strong>dalle autorità statunitensi. Si ipotizzò che l’attacco potesse essere avvenuto nella provincia afghana di <strong>Ghazni</strong>, senza però mai ricevere conferme né prove di <strong>DNA</strong> acquisite dalla <strong>CIA</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il rapporto dell’intelligence</h2>



<p>Il rapporto visionato dal Mirror affermerebbe non solo la <strong>libera circolazione</strong> del “<strong>Principe Ereditario del Terrore</strong>”, così chiamato, ma anche la sua scalata tra le gerarchie del movimento e il <strong>largo consenso ottenuto dai membri</strong>. D’altronde, si tratta del <strong>figlio </strong>del fondatore.</p>



<p>Ormai 34enne, Hamza si sarebbe spostato nel distretto di <strong>Dara Abdullah Khel</strong>, nella provincia afghana del <strong>Panjshir</strong>, dove circa <strong>450</strong> tra <strong>arabi</strong> e <strong>pakistani</strong> lo starebbero <strong>proteggendo</strong> da eventuali minacce.</p>



<p>Inoltre, si pensa che <strong>ad agevolare la sua latitanza</strong> sia stato il boss terrorista <strong>Sirajuddin Haqqani</strong>, nota famiglia criminale conosciuta con il soprannome di “<strong>Soprano dell’Afghanistan</strong>”. L’aiuto ricevuto è dato dal fatto che l<strong>a quarta moglie di Hamza</strong> possa essere proprio una delle <strong>figlie</strong> <strong>della famiglia</strong> Haqqani.</p>



<p>I rifugi sicuri di Hamza e <strong>Said al-Adel</strong>, il leader de facto di al-Qaeda, si troverebbero nelle province di Kandahar, Ghazni, Laghman, Parwan, Herat e Helmand, permettendo loro un facile <strong>in and out dall’Iran</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il legame con l’ISK e i campi di addestramento</h2>



<p>Non è la prima volta che <strong>al-Qaeda e Stato Islamico</strong> vengono <strong>colti a braccetto</strong>. Dal <a href="https://it.insideover.com/guerra/afghanistan-perche-trump-e-harris-non-parlano-del-disastro-usa.html">ritiro delle truppe statunitensi</a> da Kabul, nell’agosto <strong>2021</strong>, l’idea che le due forze islamiche da sempre contrapposte si sarebbero scontrate a muso duro non era di certo un’illazione.</p>



<p>Al contrario, sembrerebbe che nonostante le <strong>profonde divergenze ideologiche</strong> e tattiche che separano i due gruppi, ci sia un punto di intesa in grado di abbinarli contro il grande nemico comune: l’<strong>Occidente</strong>.</p>



<p>Dal medesimo rapporto emergerebbe una massiccia presenza, in crescita, di <strong>campi di addestramento </strong>targati al-Qaeda e ISK. <strong>10 basi</strong>, nei pressi delle ex strutture britanniche e Usa come <strong>Camp</strong> <strong>Bastion</strong> e <strong>Bagram</strong> <strong>Airfield</strong>, sarebbero situate nelle province di Ghazni, Langhman, Parwan, Uruzgan, Zabul, Nangarhar, Nuristan, Badghis e Kunar.</p>



<p>Combattenti di <strong>Allah</strong>, <strong>attentatori suicidi </strong>e «<strong>il martirio è il massimo risultato</strong>» sono i fattori comuni che tristemente caratterizzano la dottrina jihadista, soprattutto tra i <strong>bambini</strong>, ribattezzati “<strong>cuccioli del Califfato</strong>” che vengono manipolati e cresciuti con l’unico scopo di combattere la <strong>guerra santa</strong>.</p>



<p>A rafforzare il connubio tra i due gruppi sarebbero anche i <strong>matrimoni</strong> <strong>misti</strong>, che potrebbero effettivamente consolidare un <strong>legame</strong> <strong>duraturo</strong>, come fece e fa tutt’ora al-Qaeda con i <strong>talebani</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Chi sovrasta chi?</h2>



<p>Resta da capire un punto fondamentale: <strong>chi dei due si sottoporrà alle regole dell’altro?</strong> In più occasioni è stato proprio al-Qaeda a dimostrarsi più “<strong>moderato</strong>”, per modo di dire, criticando l’<strong>efferata brutalità </strong>dello Stato Islamico, anche nei confronti dei musulmani stessi.</p>



<p><strong>Hamza bin Laden sembra però poter essere il collante perfetto</strong> tra una realtà più strategica intrisa di potere e tradizioni e la ferocia dei <strong>tagliagole</strong> in cui il mondo ideale è fatto di <strong>kalashnikov</strong> e <strong>sharia</strong>.</p>



<p>Qualunque sia l’esito, una leadership firmata bin Laden può solo peggiorare la situazione, <strong>galvanizzando i combattenti del jihad</strong> e reclutandone dei nuovi. «A morte i kuffar» diceva qualcuno.</p>



<p>L’invasione del <strong>Libano</strong> e il massacro senza precedenti in <strong>Palestina</strong> da parte di <strong>Israele</strong> sono state le <strong>stesse premesse </strong>che hanno spinto Osama bin Laden ad organizzare uno dei giorni più bui della nostra storia. </p>
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		<title>Afghanistan: perché Trump e Harris non parlano del disastro Usa</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/afghanistan-perche-trump-e-harris-non-parlano-del-disastro-usa.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gianluca Zanella]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 16 Sep 2024 06:54:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Afghanistan]]></category>
		<category><![CDATA[Terrorismo]]></category>
		<category><![CDATA[Terrorismo Pakistan]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/04/Truppe-Usa-in-Afghanistan.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/04/Truppe-Usa-in-Afghanistan.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/04/Truppe-Usa-in-Afghanistan-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/04/Truppe-Usa-in-Afghanistan-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/04/Truppe-Usa-in-Afghanistan-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La "Forever war", come viene chiamata la guerra d'Afghanistan dagli americani, è scomparsa dal dibattito per le presidenziali.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/04/Truppe-Usa-in-Afghanistan.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/04/Truppe-Usa-in-Afghanistan.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/04/Truppe-Usa-in-Afghanistan-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/04/Truppe-Usa-in-Afghanistan-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/04/Truppe-Usa-in-Afghanistan-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il <strong>dibattito presidenziale</strong> tra <strong>Donald Trump</strong> e <strong>Kamala Harris</strong> ha spostato l’equilibrio elettorale per coloro che ancora non riuscivano a prendere una decisione. Tra le varie tematiche trattate però, una in particolare non è riuscita a ritagliarsi lo spazio necessario per fornire risposte esaustive: <strong>il ritiro delle truppe in Afghanistan</strong>.</p>



<p>Pochi giorni prima del duello, è stata pubblicata <strong>un’indagine repubblicana</strong> intitolata <em>Willful Blindness</em>, realizzata con l’obiettivo di attribuire all’amministrazione Biden <strong>la vera colpa</strong> di ciò che avvenne nel 2021, guidata dal presidente della Commissione Affari esteri della Camera, il texano <strong>Michael McCaul</strong>. «Biden e la sua vice hanno tratto in inganno e, in alcuni casi, mentito direttamente al popolo americano in ogni fase del ritiro», ha commentato McCaul, affermando che questo argomento non è altro che una «<strong>macchia</strong>» sull&#8217;amministrazione democratica.</p>



<p>Il rapporto di oltre <strong>350 pagine</strong> è stato subito <strong>commentato negativamente</strong> dall’ala dem che, dopo aver pubblicato il proprio <strong>minority report</strong> sull’indagine durata <strong>18 mesi</strong>, ha accusato i repubblicani di averli esclusi dall’inchiesta e di aver scelto la politica anziché la ricerca della verità. Inoltre, i <strong>democratici</strong> <strong>accusano l’amministrazione Trump di aver preso accordi direttamente con i talebani</strong>, passando sopra il Governo afghano, e di aver imposto una tempistica irrealistica, creando conseguenze inevitabili per coloro che avrebbero guidato la Casa Bianca successivamente.</p>



<p>Nonostante le accuse da entrambe le parti, <strong>la responsabilità del ritiro</strong> che ha condotto nuovamente il territorio dell’Afghanistan nelle mani dei terroristi <strong>è bipartisan</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Barack Obama e la forever war</strong></h2>



<p>La <strong>forever war</strong>, come viene definita negli States, cambiò volto con l’ascesa del democratico <strong>Barack Obama</strong> che, una volta insediatosi alla Casa Bianca nel 2009, promise di «distruggere, smantellare e sconfiggere la rete di <strong>Al Qaeda</strong> in Pakistan e Afghanistan, e impedire loro un ritorno futuro». Questa dichiarazione, pronunciata in un discorso il 27 marzo 2009, segnava il ritorno di <strong>un’importante presenza militare a Kabul</strong>. Infatti, nel 2010 si contavano all’incirca <strong>100mila</strong> soldati statunitensi presenti sul territorio del dari e del pashtu. La svolta significativa arrivò il 2 maggio 2011, quando le truppe americane scovarono e uccisero il leader di Al Qaeda, <strong>Osama Bin Laden</strong>, nascosto ad Abottabad, in Pakistan.</p>



<p>La caccia grossa a Obama poteva dirsi conclusa, e così si decise di iniziare un <strong>moderato ritiro</strong> delle truppe dai territori, con l’obiettivo di instaurare relazioni diplomatiche e di cedere il controllo alle forze locali – addestrate dallo Zio Sam – entro il 2014, per poi lasciare <strong>definitivamente il paese nel 2016</strong>. Il piano fu realizzato a metà: le truppe americane terminarono formalmente le operazioni militari e trasferirono i compiti alle forze locali. Rimasero circa 10mila soldati con lo scopo di addestrare gli afghani e di combattere i “rimasugli” di Al Qaeda. Tuttavia, nel <strong>2017</strong>, nell’ultimo anno del mandato Obama, <strong>le truppe Usa erano ancora lì</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>C’erano Trump, Biden, e i talebani</strong></h2>



<p>La palla passò a <strong>Donald Trump</strong>, con l’istinto iniziale di ritirarsi dall’Afghanistan, tramutato dopo poco tempo nella decisione di <strong>continuare</strong> <strong>a</strong> <strong>combattere</strong> per evitare la creazione di un nuovo insediamento terroristico, subito dopo la partenza delle truppe.</p>



<p>The Donald e il suo staff iniziarono i <strong>negoziati direttamente con i talebani</strong> nel 2018, fino ad arrivare alla firma dell’<strong>Accordo</strong> <strong>di</strong> <strong>Doha</strong> il 29 febbraio 2020. Ancor prima di scoprire quali fossero le condizioni del negoziato, l’amministrazione Trump viene aspramente criticata per aver trattato direttamente con i talebani, escludendo il Governo afghano e di conseguenza indebolendo la sua già bastonata figura istituzionale. Le giustificazioni che arriveranno saranno che i talebani <strong>rifiutano</strong> <strong>categoricamente</strong> il Governo, soprattutto se si parla di inserirlo in un negoziato. Inoltre, il fine mandato e una possibile rielezione erano alle porte, e negoziare direttamente con i talebani avrebbe generato un intervento più rapido, evitando così la burocrazia governativa.</p>



<p>L’Accordo prevedeva un <strong>ritiro graduale delle truppe statunitensi</strong> e delle forze <strong>NATO</strong> entro <strong>14 mesi </strong>dalla firma, con una riduzione iniziale da circa 13.000 a 8.600 soldati entro 135 giorni. Il ritiro completo doveva avvenire entro il <strong>1° maggio 2021</strong>. Tuttavia, per mantenere la sicurezza su quanto stabilito, il tycoon chiese ai talebani di <strong>interrompere i legami terroristici</strong> con Al Qaeda, ridurre la violenza contro le forze afghane e americane durante il ritiro, e non permettere che l’Afghanistan fosse utilizzato come base per attacchi contro gli States e i suoi alleati. Purtroppo, <strong>la fiducia riposta nei loro confronti fu più di quanto ci si potesse aspettare</strong>. La condizione finale prevedeva uno scambio di prigionieri tra il governo afghano e i talebani, liberando 5000 talebani e 1000 governativi.</p>



<p>I piani cambiano il 20 gennaio <strong>2021</strong>, quando <strong>Joe Biden</strong> diventa il 46esimo Presidente degli Stati Uniti d’America. L’amministrazione democratica decide di <strong>ritardare il ritiro delle truppe dal 1° maggio all’11 settembre</strong>, data scelta non a caso. Questo messaggio <strong>non piacque ai talebani</strong>, instaurando in loro la sfiducia nel Governo americano e la mancata collaborazione prevista dall’accordo. In quel momento erano presenti sul campo tra 2500 e 3500 soldati americani.</p>



<p>Nel luglio 2021, Biden annuncia il <strong>ritiro totale</strong> delle truppe entro il 31 agosto. Dopo un mese e mezzo, <strong>i talebani conquistano Kabul</strong>.</p>



<p>Tra evacuazioni di emergenza e caos dilagato all’aeroporto di Kabul, il 26 agosto un <strong>attentatore</strong> <strong>suicida</strong> <strong>dell’ISIS-K</strong> <strong>uccide</strong> <strong>13</strong> <strong>soldati</strong> <strong>americani</strong> <strong>e 170 afghani</strong> al cancello Abbey Gate.</p>



<p>Le truppe americane si ritirano ufficialmente il 30 agosto 2021.</p>



<p>La guerra in Afghanistan è un nodo contorto e mai districato, che probabilmente non vedrà mai la luce. Ciò che è certo, è che la colpa di quanto accaduto è una storia <strong>tutta americana</strong>, a prescindere dal partito.</p>
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		<title>Sahel, la rivolta contro l&#8217;Occidente che piace tanto alla Russia</title>
		<link>https://it.insideover.com/terrorismo/sahel-la-rivolta-contro-loccidente-che-piace-tanto-alla-russia.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gianluca Zanella]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 08 Sep 2024 15:10:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Terrorismo]]></category>
		<category><![CDATA[gruppo Wagner]]></category>
		<category><![CDATA[Sahel]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/OVERCOME_2024090811005769_b9aa29ee549060a004d6e1e2295346b9.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/OVERCOME_2024090811005769_b9aa29ee549060a004d6e1e2295346b9.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/OVERCOME_2024090811005769_b9aa29ee549060a004d6e1e2295346b9-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/OVERCOME_2024090811005769_b9aa29ee549060a004d6e1e2295346b9-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/OVERCOME_2024090811005769_b9aa29ee549060a004d6e1e2295346b9-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/OVERCOME_2024090811005769_b9aa29ee549060a004d6e1e2295346b9-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/OVERCOME_2024090811005769_b9aa29ee549060a004d6e1e2295346b9-1536x1024.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Nel Sahel gli equilibri stanno cambiando e a beneficiarne è la Russia. Per l'Occidente potrebbe diventare presto un problema.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/sahel-la-rivolta-contro-loccidente-che-piace-tanto-alla-russia.html">Sahel, la rivolta contro l&#8217;Occidente che piace tanto alla Russia</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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<p>La vecchia guardia europea nella problematica area del Sahel è ormai un lontano ricordo. Per prima è caduta la Francia, ex madrepatria coloniale, dopo che il <strong>Niger </strong>ha deciso di rompere i rapporti una volta per tutte. Poi è arrivato il turno degli americani, spinti ad abbandonare il territorio dalle pressioni nigerine e dalla “innocua” avanzata russa, più apprezzata dalla neo-confederazione <strong>dell’Alleanza del Sahel</strong>. E infine, è toccato ai soldati tedeschi della Missione MINUSMA levare le tende dal suolo del Mali, con un ritiro parziale iniziato nel 2023 che prevede il totale rientro delle truppe a fine 2024. L’unico baluardo occidentale siamo proprio noi, l’Italia, che tuttavia teniamo sul campo solo 350 soldati nel Niger &#8211; circa un decimo di quelle francesi &#8211; e circa 250 nel Mali.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>La controversa guerra al neocolonialismo</strong></h2>



<p>La <strong>battaglia al</strong> <strong>neocolonialismo</strong> dell’Alleanza nasce dalle esigenze degli Stati del Niger, Mali e Burkina Faso di lasciarsi alle spalle una volta per tutte l’invasiva presenza dell’Occidente. Il particolare accanimento nei confronti della Francia è dovuto da diverse ragioni, come ad esempio <strong>l’Operazione Barkhane</strong>, criticata per non aver contrastato in maniera efficace le <strong>minacce</strong> <strong>terroristiche</strong> e per aver causato la <strong>morte di diversi civili</strong>. Da qui la <strong>reazione a catena</strong>, grazie anche all’ingresso soft della Russia, che ha dato il colpo di grazia.</p>



<p>Tuttavia, questa crociata anticolonialista potrebbe presto schiantarsi contro le promesse di Mosca. La decisione di affidarsi ai russi è forse dovuta a un approccio condotto dal Cremlino forse più in punta di piedi, promettendo un <strong>rafforzamento diretto ai regimi </strong>dei Paesi come forza esterna, <strong>senza alcuna intromissione</strong>. Il leader del Mali, il colonnello <strong>Assimi Goïta</strong>, ha definito la Russia “un alleato sincero”. Sincero o meno, la minaccia terroristica è ancora presente, e forse più determinata di prima.</p>



<p>Le forze regolari del Mali affiancate dai combattenti dell’<strong>Africa</strong> <strong>Corps</strong>, ex <strong>Wagner</strong>, si sono impegnate nelle operazioni contro le <strong>milizie</strong> <strong>qaediste</strong> <strong>del Gruppo di sostegno all’Islam</strong> e ai <strong>ribelli Touraeg</strong> nella regione del Kidal, non lontana dal confine algerino. L’esito dello scorso 28 luglio è stato tragico: dopo un’imboscata nei pressi del villaggio di Tinzawaten, maliani e russi sono stati costretti a ritirarsi. Un comandante dell’ex Gruppo Wagner ha dichiarato <strong>la perdita di oltre 80 combattenti russi e 47 soldati maliani</strong>, una strage senza precedenti in questa parte del Paese.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il ruolo dell&#8217;Italia</h2>



<h2 class="wp-block-heading"></h2>



<p>Così come per gli altri Stati europei prima del loro ripiego, anche <strong>l’Italia sta concentrando le sue forze nel Niger</strong>, in particolare nei pressi dell’aeroporto internazionale di Niamey.Visto l’inasprimento da parte della giunta militare, il Mali non è più un’opzione. Il Niger, almeno per ora, garantirebbe una maggiore stabilità diplomatica: a sancirlo è la <strong>Missione Bilaterale di Supporto</strong>, MISIN, che vede l’impegno di militari italiani nell’addestramento delle forze locali e il supporto logistico nell’area. C’è poi la priorità di contrastare <strong>l’immigrazione irregolare</strong> verso l’Europa, in cui vede il Niger come uno snodo fondamentale per la rotta verso la Libia.</p>



<p>La presenza meno invasiva e più collaborativa italiana, tuttavia, non è mai al sicuro. L’instabilità degli Stati golpisti, Niger compreso, e la sopracitata alleanza russa, basterebbero per <strong>cambiare le dinamiche interne</strong> e rispedire il contingente sull’aereo dei ritirati. Con una rilevanza già di poco conto rispetto all’affiancamento europeo, una possibile rottura diplomatica confermerebbe<strong> il totale abbandono geopolitico del Sahel nelle mani dei russi</strong>.</p>



<p><strong>Il terrorismo si è risvegliato</strong>, Solingen e La Grande Motte sono solo piccoli esempi. Lo Stato italiano deve impegnarsi per mantenere l’equilibrio in Niger, affinché ci possa essere anche un occhio europeista a sorvegliare la situazione.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/sahel-la-rivolta-contro-loccidente-che-piace-tanto-alla-russia.html">Sahel, la rivolta contro l&#8217;Occidente che piace tanto alla Russia</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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