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Religioni

Toni Capuozzo per i cristiani che soffrono

Il noto inviato di guerra, Toni Capuozzo, sostiene la nostra campagna per regalare un Natale di pace a cristiani che soffrono nel mondo. In particolare i progetti sono a sostegno dei cristiani di Siria, Pakistan e Nigeria. Qui tutte le informazioni della campagna: http://speciali.ilgiornale.it/acs/home.htmlSostieni i cristiani perseguitati, uccisi, violentati. Difendi chi soffre regalando loro una speranza.

Società

REPORTAGE | Chiapas: guerriglia permanente

A 25 anni esatti dalla sua nascita il movimento zapatista è molto cambiato. In Chiapas, Messico, i cinque grandi caracoles (aree zapatiste autogestite) sono ormai realtà riconosciute, anche se mal tollerate, che vivono in un regime di autonomia. E quello che nasceva come un movimento no global ha finito col globalizzarsi, diventando mediatico, turistico.

Reportage / Guerra

Santo Tomas resiste

Il primo gennaio 1994 entrò ufficialmente in vigore il Nafta, il trattato di libero scambio commerciale stipulato tra Stati Uniti, Canada e Messico. Quello stesso giorno l’Esercito zapatista di liberazione nazionale occupò sette cittadine nello stato del Chiapas, in Messico....

REPORTAGE | Siria, cristiani nel limbo

I cristiani sono stati fra le prime vittime della guerra in Siria, un Paese che ha sempre fatto della convivenza religiosa uno dei suoi pilastri. Ora, dopo sei anni di guerra, provano a ripartire ricostruendo le loro chiese, come sta avvenendo in questi mesi ad Aleppo. Monsignor Tobji ci ha raccontato il dramma della comunità cristiana locale

Guerra

Torturati e dimenticati

Donetsk - Torturati, detenuti illegalmente per mesi senza contatti con il mondo esterno e usati come ostaggi per essere scambiati con i militari di Kiev, prigionieri dei separatisti. È un’altra faccia della guerra nel Donbass. Quella che non si combatte sul fronte, ma che da due anni a questa parte coinvolge i civili in prima persona. Uomini, donne e bambini “colpevoli” di sostenere le autorità separatiste, e che per questo dall’inizio del conflitto nel sud est dell’Ucraina sono state vittime di quella che, ormai, è divenuta una vera e propria prassi.Un rapporto congiunto di Amnesty International e Human Rights Watch, intitolato “You Don’t Exist”, diffuso nella giornata di venerdì dalle due organizzazioni, documenta, infatti, come le sparizioni forzate, le detenzioni illegali e le torture ai danni di decine di civili ucraini, da una parte e dall’altra del fronte, siano diventate, purtroppo, una consuetudine in questo conflitto. Gli Occhi della Guerra ha raccolto le testimonianze esclusive di quattro civili torturati dai battaglioni nazionalisti e detenuti illegalmente dai servizi segreti ucraini (Sbu), perché considerati collaboratori o simpatizzanti delle autorità separatiste.

Religioni

Ebrei e cristiani nella Repubblica Islamica dell’Iran

Nella piazzetta centrale di Jolfa, quartiere armeno a maggioranza cristiano di Isfahan, alcuni uomini sulla settantina si sono radunati di primo mattino. Seduti sulle panchine e sui muretti, all’ombra del pino per ripararsi dal caldo, parlano del più e del meno. Tutto intorno la vita scorre normale. Le studentesse si incamminano zaino in spalla per l’università di storia dell’arte situata ad un centinaio di metri da lì, i commercianti aprono i loro negozi, gli operai ricominciano i lavori. Gli edifici bassi color terracotta, i sampietrini disseminati sul pavimento stradale e i campanili di fianco alle chiese ricordano alcuni piccoli borghi europei. Eppure siamo in Iran. A ricordarcelo è una donna col velo sul capo che chiama suo figlia in farsi. “Ani! Ani! Vieni qui!”, grida. Da decenni la stessa comunità cristiana d’Iran elegge i suoi parlamentari al Majlis (il Parlamento), ed è proprio in questa direzione che il presidente Hassan Rohani ha convocato di recente un ministero che gestisce i rapporti tra minoranze religiose e governo. Tra questi anche gli ebrei. Perché a differenza da quello che si pensa, escludendo la terra di Israele, quella iraniana rappresenta ancora oggi la comunità ebraica più numerosa dell’intero Medio Oriente.

Economia e Finanza

La via cinese alla globalizzazione

La “via cinese alla globalizzazione”, simbolicamente avviata dall’ingresso del Paese di Mezzo nel WTO nel 2001, si è andata strutturando costantemente a partire dall’inizio del XXI secolo sulla scia della continua acquisizione di rilevanza economica della Repubblica Popolare e della contemporanea definizione di obiettivi ad ampio raggio da parte dei suoi governanti. Video di Roberto Di Matteo e Andrea Muratore

Economia e Finanza

Guerre commerciali e scontri geopolitici: verso la sfida Usa-Germania

Le esplosive accuse del direttore del Consiglio per il Commercio della Casa Bianca Peter Navarro contro la Germania, accusata di praticare una politica commerciale sleale attraverso lo sfruttamento sistematico di un “euro grossolanamente svalutato”, hanno rappresentato una decisa presa di posizione da parte dell’amministrazione di Washington, ora più che mai in rotta di collisione con Berlino. Nonostante l’attenzione costantemente rivolta dai media internazionali sul rischio di un conflitto commerciale tra Stati Uniti e Cina, le prospettive intuibili dalle prime politiche annunciate od avviate dall’amministrazione Trump rendono decisamente più plausibile un’analoga trade war coinvolgente Stati Uniti e Germania. Il contenzioso economico sino-americano, infatti, rientra nel quadro di una delicatissima dialettica che include altre importanti questioni di carattere geopolitico e nella quale qualsiasi strappo potrebbe causare un imprevedibile effetto domino su scala planetaria, considerato anche l’elevatissimo potere di fuoco di cui Pechino dispone in virtù del suo possesso di un’ingente fetta del debito pubblico americano. Uno scontro frontale tra le due principali potenze economiche mondiali sul terreno commerciale e monetario equivarrebbe a una vera e propria garanzia di “distruzione mutua assicurata”, come puntualizzato dal direttore di Limes Lucio Caracciolo nell’editoriale d’apertura all’ultimo numero della rivista, specie se Pechino dovesse ricorrere all’extrema ratio, la vendita in blocco di tutta la quota di debito americano in suo possesso.

Ambiente

La città del futuro che distrugge l’ambiente

La chiamano “città del futuro”. Grattaceli e ville fronte mare. Ma anche centri commerciali, scuole private, ospedali e hotel di lusso. È Forest City, costerà quasi 40 miliardi di euro e nascerà tra la Malesia e Singapore, su quattro isole artificiali. Il tempo di realizzazione previsto e di circa 20 anni. I lavori, infatti, dovrebbero essere completati entro il 2035. Il progetto è della società Country Garden, gigante cinese dell’immobiliare e Esplanada Danga 88, impresa in parte nelle potenti mani del sultano di Johor, distretto meridionale della Malesia, davanti a dove sorgerà la nuova città. Video di Roberto Di Matteo e Fabio Polese

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