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	<title>Renato Pagani Archives - InsideOver</title>
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	<title>Renato Pagani Archives - InsideOver</title>
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	<item>
		<title>Il crollo delle nascite? Dagli Usa uno studio: tutta colpa di Steve Jobs</title>
		<link>https://it.insideover.com/societa/il-crollo-delle-nascite-dagli-usa-uno-studio-tutta-colpa-di-steve-jobs.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Roberto Vivaldelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 29 Jun 2026 09:44:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260629111738726_b3ba4eb84be328892e55e8a938c82ddb.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260629111738726_b3ba4eb84be328892e55e8a938c82ddb.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260629111738726_b3ba4eb84be328892e55e8a938c82ddb-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260629111738726_b3ba4eb84be328892e55e8a938c82ddb-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260629111738726_b3ba4eb84be328892e55e8a938c82ddb-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260629111738726_b3ba4eb84be328892e55e8a938c82ddb-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260629111738726_b3ba4eb84be328892e55e8a938c82ddb-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Secondo uno studio americano, il crollo delle nascite registrato a partire dal 2007 è dovuto principalmente all'avvento dell'iPhone e della rete 3G</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260629111738726_b3ba4eb84be328892e55e8a938c82ddb.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260629111738726_b3ba4eb84be328892e55e8a938c82ddb.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260629111738726_b3ba4eb84be328892e55e8a938c82ddb-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260629111738726_b3ba4eb84be328892e55e8a938c82ddb-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260629111738726_b3ba4eb84be328892e55e8a938c82ddb-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260629111738726_b3ba4eb84be328892e55e8a938c82ddb-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260629111738726_b3ba4eb84be328892e55e8a938c82ddb-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p><strong>Dalla pillola all’iPhone</strong>. Nuovi anticoncezionali crescono? Sembrerebbe di sì a giudicare dallo studio appena pubblicato da due ricercatori americani, <strong>Caitlin K. Myers</strong> ed <strong>Ezekiel Hooper,</strong> per il <em><strong>National Bureau of Economic Research</strong></em> di Cambridge in Massachusetts. Lo studio prende in esame l’andamento del tasso di fertilità delle donne americane, sceso del 22% tra il 2007 e il 2024 dopo un periodo (1980-2007) nel quale era rimasto pressoché costante. E si concentra su quello che i due economisti hanno definito il punto di rottura avvenuto nel 2007.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La denatalità negli Stati Uniti, ecco il colpevole</h2>



<p>Il 2007 negli Stati Uniti è l’anno della grande recessione, ma questo secondo gli studiosi non basta a spiegare il calo delle nascite, che è proseguito anche quando l’economia ha ripreso a marciare e i mercati finanziari a volare. Cosa era dunque successo nel 2007? In quell’anno, durante il Macworld Expo di San Francisco, un signore di nome <strong>Steve Jobs,</strong> salì sul palco per presentare al mercato tre prodotti rivoluzionari in un unico dispositivo: <strong>l’iPhone, appunto</strong>.</p>



<p>Secondo <strong>Myers e Hooper</strong>, questa è stata la “pistola fumante” della denatalità più della Grande recessione o del costo della vita. E per validare la loro tesi i due docenti ricordano come per essere credibile un fenomeno debba soddisfare tre criteri economici rigorosi, vale a dire <strong>impatto massiccio, tempismo esatto e distribuzione su larga scala.</strong> Ma come è stato possibile dimostrare che la causa era proprio l’iPhone? Grazie a un accordo contrattuale storico: per i primi 4 anni, il nuovo telefonino poteva funzionare esclusivamente sulla rete AT&amp;T. Se non vivevi in un’area coperta dalla rete 3G della compagnia americana, possedere il telefono della Apple era inutile.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Lo studio Usa</h2>



<p>Sfruttando i dati gli economisti hanno confrontato le aree raggiunte dalla rete 3G di AT&amp;T con quelle prive durante i quattro anni di esclusiva. Grazie alla mappatura dei territori dove l’iPhone non era coperto dalla rete 3G è stato possibile stimare l’andamento della fertilità senza l’introduzione dell’apparecchio di Steve Jobs. <strong>Gli autori stimano che tra un terzo e poco più della metà del calo della fertilità osservato tra il 2007 e il 2011 possa essere attribuito alla diffusione dello smartphone.</strong> Ovviamente, gli studiosi non sostengono la tesi che il cellulare renda sterili, ma semmai che alteri il “funnel” delle relazioni. A tale proposito, il report individua tre alterazioni del comportamento. Spostamento delle relazioni e delle interazioni. Il crollo del tempo speso “face to face” e meno occasioni sociali significano meno possibilità di formare coppie.</p>



<p><strong>Sostituzione dell’intimità</strong>. Diminuisce l’affettività fisica e aumentano le ricerche sul web di contenuti per adulti. Consultori digitali. Accesso immediato e privato a informazioni sui temi della sessualità e della contraccezione. Sono queste le principali conseguenze individuate dagli estensori del rapporto, vere e proprie “alterazioni” comportamentali, soprattutto da parte delle fasce più giovani (15-24 anni). In effetti, il declino delle nascite non ha colpito tutte le fasce d&#8217;età allo stesso modo. <strong>Le stime indicano che l&#8217;introduzione dell&#8217;iPhone ha avuto un impatto particolarmente marcato tra le donne più giovani, quelle che hanno adottato più rapidamente gli smartphone. </strong>L&#8217;accesso al dispositivo avrebbe determinato una riduzione delle nascite compresa tra il 4,5% e l&#8217;8% nella fascia 15-19 anni e tra il 3,2% e il 6,6% tra le donne di 20-24 anni. È proprio tra i più giovani, infatti, che il rapporto rileva le modifi</p>
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		<title>Milan l’è un gran Milan? Si, ma&#8230;</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/milan-le-un-gran-milan-si-ma.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 28 Feb 2026 00:02:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Milano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1334" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/milano.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Milano" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/milano.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/milano-300x208.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/milano-1024x711.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/milano-768x534.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/milano-1536x1067.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/milano-600x417.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Lo studio Assolombarda fotografa la posizione del capoluogo lombardo rispetto ad altre 10 grandi città internazionali. E i risultati... </p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1334" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/milano.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Milano" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/milano.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/milano-300x208.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/milano-1024x711.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/milano-768x534.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/milano-1536x1067.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/milano-600x417.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p><em>Milan l’è un gran Milan?</em> Forse una volta. Sono lontani i tempi in cui “Al Caffè Cova, al famoso tavolo d’angolo detto dello “Stato di Milano”, si incontravano quasi ogni giorno Pirelli, De Angeli, Bertarelli, Giuseppe Colombo, Edoardo Amman …”, come annotava Ettore Conti nel 1906 (Valerio Castronovo, <em>L’industria italiana dall’Ottocento a oggi</em>). Insomma,<strong><a href="https://it.insideover.com/l-italia-delle-citta/sempre-piu-mondiale-sempre-meno-ambrosiana-il-doppio-volto-di-milano.html"> ieri capitani d’industria, oggi “palazzinari, albergatori e affittacamere”</a></strong>. O almeno questo è quanto sembra risultare dallo studio Assolombarda e Milano&amp;Partners, Your Next Milano 2026.</p>



<p>Giunto alla quinta edizione, l<strong>o studio fotografa il posizionamento del capoluogo lombardo in confronto con altre dieci città internazionali</strong>: Amsterdam, Barcellona, Berlino, Chicago, Londra, Monaco di Baviera, New York, Parigi, San Francisco e Tokyo. Come per le scorse edizioni, sono state analizzate percezione, attrattività e performance economica. Milano rimane nel gruppo ristretto delle aree urbane che catalizzano maggiore attenzione nelle classifiche globali, <strong>ma è sempre ultima tra le undici città e in calo rispetto allo scorso anno.</strong></p>



<p>Una città che attrae sempre di meno. A esempio, <strong>le multinazionali estere che hanno investito nel corso del 2025 sono state 47 (con un calo del 20% rispetto al 2024)</strong>, rispetto alle 222 di Londra, alle 115 di Parigi e alle 78 di Barcellona, per citare solo le città più vicine a noi. E in oltre il 60% dei casi si è trattato di investimenti in servizi finanziari, servizi alle imprese, software e IT. Insomma, Milano mantiene un’attrattività nel terziario innovativo. Oppure il <em>real estate</em>, che mantiene a fatica il livello di investimenti immobiliari commerciali degli anni passati e con oltre la metà degli investimenti in uffici. O ancora,<strong> le università milanesi, la cui diminuzione di studenti italiani non è compensata dalla leggera crescita di quella straniera</strong> (soprattutto di ragazzi che provengono da Cina, India, Iran e Turchia). <strong>Milano rimane comunque nettamente indietro rispetto alle altre città considerate dallo studio</strong>: la quota milanese è poco più di un terzo di quella di Monaco, Berlino e Amsterdam, che crescono sia nella componente nazionale che internazionale, e circa un quinto di quella di Londra e New York.</p>



<p>Gli effetti dell’incertezza del contesto mondiale degli ultimi anni si riflettono anche sulla performance economica delle città. <strong>Nel 2025 il Pil di Milano perde velocità rispetto all’anno precedente</strong>, con un aumento dello 0,7% che viene superato da Barcellona (+3,1%), Londra (+1,9%), Amsterdam (+1,7%) e Berlino (+0,9%).<br>Certo, per il 2026 ci si attende un rimbalzo positivo dell’1,7% per l’economia meneghina per effetto delle Olimpiadi. Milano-Cortina 2026 costituisce infatti un’occasione per la città oltre a essere un catalizzatore eccezionale di visibilità. <strong>Così come era stato per l’Expo del 2015</strong>. Per gli imprenditori questo si tradurrà soprattutto in un vantaggio reputazionale prima ancora che economico (solo il 25% degli imprenditori milanesi intervistati da Assolombarda alla vigilia dell’evento si attende impatti molto significativi dalla manifestazione).</p>



<p>Rimane allora sempre e solo il turismo? Lo studio di Assolombarda stima che a Milano i turisti abbiano raggiunto il record di 8,7 milioni (+9,1% rispetto al 2019 pre-Covid). Numero che sale a oltre 12 milioni se si considerano i dati della Questura di Milano, che fotografano con maggiore precisione gli alloggi privati in locazione a uso turistico. <strong>Questa forte crescita degli arrivi turistici </strong>è pienamente coerente con l’immagine positiva di cui la città gode all’estero in questo campo. La crescita del turismo è evidente, ma a Milano basta questo?</p>
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		<title>L&#8217;America? Per gli italiani minaccia la pace mondiale più della Cina. Il sondaggio Swg</title>
		<link>https://it.insideover.com/societa/lamerica-per-gli-italiani-minaccia-la-pace-mondiale-piu-della-cina-il-sondaggio-swg.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 21 Jan 2026 09:51:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="838" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241108122915126_2ee6208daa9dfd01f26b9741672aff3b-e1739857985872.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241108122915126_2ee6208daa9dfd01f26b9741672aff3b-e1739857985872.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241108122915126_2ee6208daa9dfd01f26b9741672aff3b-e1739857985872-600x262.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241108122915126_2ee6208daa9dfd01f26b9741672aff3b-e1739857985872-300x131.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241108122915126_2ee6208daa9dfd01f26b9741672aff3b-e1739857985872-1024x447.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241108122915126_2ee6208daa9dfd01f26b9741672aff3b-e1739857985872-768x335.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241108122915126_2ee6208daa9dfd01f26b9741672aff3b-e1739857985872-1536x670.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La geografia del mondo sta cambiando rapidamente e con essa anche la percezione dei regimi che la governano? Sembrerebbe di sì, se oggi gli italiani ritengono Donald Trump un fattore di rischio per la pace globale più di Xi Jinping. L’affermazione può sembrare forte, soprattutto per chi è più avanti con gli anni. Eppure, questo &#8230; <a href="https://it.insideover.com/societa/lamerica-per-gli-italiani-minaccia-la-pace-mondiale-piu-della-cina-il-sondaggio-swg.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/societa/lamerica-per-gli-italiani-minaccia-la-pace-mondiale-piu-della-cina-il-sondaggio-swg.html">L&#8217;America? Per gli italiani minaccia la pace mondiale più della Cina. Il sondaggio Swg</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="838" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241108122915126_2ee6208daa9dfd01f26b9741672aff3b-e1739857985872.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241108122915126_2ee6208daa9dfd01f26b9741672aff3b-e1739857985872.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241108122915126_2ee6208daa9dfd01f26b9741672aff3b-e1739857985872-600x262.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241108122915126_2ee6208daa9dfd01f26b9741672aff3b-e1739857985872-300x131.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241108122915126_2ee6208daa9dfd01f26b9741672aff3b-e1739857985872-1024x447.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241108122915126_2ee6208daa9dfd01f26b9741672aff3b-e1739857985872-768x335.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241108122915126_2ee6208daa9dfd01f26b9741672aff3b-e1739857985872-1536x670.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La geografia del mondo sta cambiando rapidamente e con essa anche la percezione dei regimi che la governano? Sembrerebbe di sì, se oggi gli italiani <strong>ritengono Donald Trump un fattore di rischio per la pace globale più di Xi Jinping.</strong></p>



<p>L’affermazione può sembrare forte, soprattutto per chi è più avanti con gli anni. Eppure, questo è quanto rileva SWG, l’Istituto di Ricerca fondato nel 1981 a Trieste da <strong>Roberto Weber e oggi guidato da Adrio De Carolis</strong>, figlio di Massimo, figura di spicco della politica democristiana degli anni Ottanta.</p>



<p>Attraverso il Radar Swg che settimanalmente monitora l&#8217;opinione pubblica italiana su temi politici, sociali ed economici emerge infatti come gli italiani siano molto preoccupati per la piega presa dalla politica estera dell’amministrazione Trump. Non è dunque un caso se nella rilevazione SWG del 13 gennaio gli Stati Uniti sono considerati sempre di più un elemento di rischio per la pace nel mondo, mentre la Cina lo è sensibilmente di meno: nel 2022 i<strong>l 30% dei cittadini italiani non si fidava di Pechino,</strong> all’inizio di quest’anno la percentuale è scesa al 20%.</p>



<p>Al contrario, <strong>il 45% degli italiani ritiene l’America un vero e proprio ostacolo alla costruzione di un percorso di pace</strong>; nel 2022 erano il 33%. Gli italiani in particolare sono fortemente critici con l’amministrazione americana per il recente blitz in <a href="https://it.insideover.com/energia/il-caos-in-venezuela-non-cambia-il-mercato-del-petrolio.html">Venezuela (l’arresto e la destituzione di Maduro) </a>col 70% degli intervistati che ritiene sia solo una scusa per “gestire la vendita del petrolio venezuelano e i suoi proventi”. Così come sono critici e preoccupati con una percentuale di italiani che pensano sia il caso di intervenire militarmente per difendere l’isola danese (il 20% degli intervistati e il 30% tra gli elettori di centrosinistra).</p>



<p>È in corso un riposizionamento che farà bene all’America e al mondo intero quello intrapreso dall’inquilino della Casa Bianca e dai suoi più stretti collaboratori? Chi vivrà, vedrà. Sicuramente, in queste ore, c’è però da registrare l’intervento fortemente improntato alla difesa del libero mercato, del multilateralismo e del bene comune di <strong>He Lifeng, economista e vicepremier del Governo di Pechino,</strong> che ha portato al <strong><a href="https://it.insideover.com/economia/davos-2026-dalla-montagna-incantata-a-cuore-di-tenebra-continua-il-romanzo-della-crisi-della-globalizzazione.html">World Economic Forum di Davos</a></strong>, in Svizzera, la sua visione sull&#8217;economia internazionale e l’impegno a correggere alcune scelte di politica economica.<br>“I dazi e le guerre commerciali, non hanno vincitori, ha affermato He Lifeng. Oltre a causare un aumento dei prezzi, frammentano le economie mondiali e stravolgono la distribuzione globale delle risorse. Il mondo, ha proseguito il vicepremier davanti al gotha mondiale dell’economia, non deve tornare alla legge della giungla”. Ricordando anche come “la Cina sostiene una globalizzazione economica giusta e inclusiva, impegnandosi a costruire ponti non muri”. E difendendo le scelte del governo negli ultimi anni improntate alla crescita economica, pari a 1/3 della crescita mondiale, alla transizione ecologica e alle riforme.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/societa/lamerica-per-gli-italiani-minaccia-la-pace-mondiale-piu-della-cina-il-sondaggio-swg.html">L&#8217;America? Per gli italiani minaccia la pace mondiale più della Cina. Il sondaggio Swg</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Al primo posto le persone e la comunità. La sostenibilità secondo Amplifon</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/al-primo-posto-le-persone-e-la-comunita-la-sostenibilita-secondo-amplifon.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Laura Lesevre]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 18 Jul 2025 13:19:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Amplifon]]></category>
		<category><![CDATA[ESG]]></category>
		<category><![CDATA[Sostenibilità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1066" height="704" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/WhatsApp-Image-2025-07-18-at-11.17.43-e1752833059410.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/WhatsApp-Image-2025-07-18-at-11.17.43-e1752833059410.jpeg 1066w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/WhatsApp-Image-2025-07-18-at-11.17.43-e1752833059410-600x396.jpeg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/WhatsApp-Image-2025-07-18-at-11.17.43-e1752833059410-300x198.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/WhatsApp-Image-2025-07-18-at-11.17.43-e1752833059410-1024x676.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/WhatsApp-Image-2025-07-18-at-11.17.43-e1752833059410-768x507.jpeg 768w" sizes="auto, (max-width: 1066px) 100vw, 1066px" /></p>
<p>Sono 50mila le grandi imprese nel mondo. E di queste poco più della metà sono impegnate o dichiarano il loro impegno sui temi ESG (Environment. Social, Governance, nda). Sono aziende che sviluppano nel loro insieme un fatturato pari a 100trilioni di dollari (100.000 miliardi). Il pil di quasi 200 stati sovrani, dagli US con una &#8230; <a href="https://it.insideover.com/economia/al-primo-posto-le-persone-e-la-comunita-la-sostenibilita-secondo-amplifon.html">[...]</a></p>
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<p>Sono 50mila le grandi imprese nel mondo. E di queste poco più della metà sono impegnate o dichiarano il loro impegno sui temi ESG (Environment. Social, Governance, nda). Sono aziende che sviluppano nel loro insieme un fatturato pari a 100trilioni di dollari (100.000 miliardi). Il pil di quasi 200 stati sovrani, dagli US con una ricchezza lorda annua di 28mila miliardi di dollari all’Italia con 2.300 miliardi. Praticamente, il reddito prodotto da tutte le economie del pianeta. E che danno lavoro a 250 milioni di persone, pari alla popolazione del Pakistan (5° Paese al mondo per numero di abitanti).</p>



<p>Numeri che fanno girare la testa, ma che al tempo stesso danno l’idea del contributo che queste imprese potrebbero apportare per un mondo sostenibile e anche di pace. Nonostante le prese di posizione del Presidente Trump (assente nell’ultima Conferenza delle Nazioni Unite sullo sviluppo, che si è svolta a Siviglia a inizio luglio, ndr) e dello “stop the clock” dell’Unione europea. Pur con velocità diverse a seconda delle geografie, dei settori e del momento storico, le aziende non arretrano sul sentiero della sostenibilità. Come Amplifon, il cui impegno è riconosciuto da Time, Financial Times e il cui nome è incluso nel S&amp;P Global Sustainability Yearbook 2025.</p>



<p><em>“Da 75 anni, </em>spiega Francesca Rambaudi, Global Investor Relations &amp; Sustainability Senior Director di Amplifon<em>,</em><em> </em><em>la nostra missione è aiutare le persone a riscoprire tutte le emozioni dei suoni, migliorando la loro qualità di vita. La sostenibilità è, quindi, parte del nostro lavoro quotidiano ed è pienamente integrata nella nostra strategia di business.”</em></p>



<p><strong>Quando è iniziato questo percorso?</strong></p>



<p>È iniziato con la Non-Financial Reporting Directive nel 2016 con la pubblicazione del nostro primo Report di sostenibilità, ed è continuato con un progressivo rafforzamento e ampliamento delle attività legate alla reportistica, coadiuvato da una sempre più strutturata e matura Governance del Gruppo sui temi di sostenibilità. Nel 2018, abbiamo formalizzato le quattro aree principali di impegno nella Policy di Sostenibilità (Persone, Prodotto, Impatto sulla Comunità ed Etica). Due anni dopo è nato il primo Piano di Sostenibilità e nel 2024, abbiamo presentato il nuovo Piano, con obiettivi di medio e lungo termine: da 13 a 20 complessivamente, con orizzonti temporali estesi al 2026, 2028 e 2030.</p>



<p><strong>Qualche esempio?</strong></p>



<p>Nel 2024, abbiamo raggiunto l’80% di utilizzo di energia elettrica rinnovabile certificata per uffici e negozi diretti, introdotto il 25% di vetture ibride o elettriche nella flotta aziendale e incentivato l’uso di apparecchi acustici ricaricabili, evitando l’impiego di 289 milioni di batterie. Nel 2030, prevediamo di arrivare al 100% di energia rinnovabile nei nostri uffici e nei nostri centri audiologici nel mondo. </p>



<p><strong>2) A livello generale, il pilastro sociale della sostenibilità sembra essere oggi il fattore più importante per le aziende. È lo stesso anche per voi e perché?&nbsp;Potete fare qualche esempio?</strong></p>



<p>Molti temi di sostenibilità sociale sono da sempre intrinsechi nel nostro DNA e nei nostri valori. Il calo uditivo non curato provoca impatti negativi sulla salute delle persone, quali declino cognitivo, depressione e cadute, rappresentando oggi un costo globale annuo pari a circa 1 trilione di dollari, legato alle spese del settore sanitario, alla perdita di produttività e ai costi sociali. Per questo, e per facilitare ulteriormente l’accessibilità alla cura dell’udito, presso i nostri centri audiologici di tutto il mondo i test dell’udito sono gratuiti. Solo nel 2024, hanno generato un risparmio economico di circa 200 milioni di euro per le comunità nelle quali operiamo.</p>



<p>Amplifon è inoltre una società di servizi costruita intorno alle persone, che sono la nostra risorsa più preziosa (oltre 20.000 tra dipendenti e collaboratori in tutto il mondo). Nel 2024, abbiamo erogato circa 575.000 ore di formazione ai nostri dipendenti e il nostro piano di sostenibilità prevede almeno 3 giorni medi pro capite di formazione per tutto il personale ogni anno. Stiamo redigendo la nostra Politica sui Diritti Umani, in linea con i più alti standard internazionalmente riconosciuti. Infine, siamo impegnati a supportare le attività delle nostre Fondazioni, con l’obiettivo di diffondere il loro messaggio di inclusione. Accanto alle realtà già esistenti all’estero, come la Miracle-Ear Foundation negli Stati Uniti e la Fundación Gaes Solidaria in Spagna, Amplifon ha costituito la Fondazione Amplifon, per favorire l’inclusione sociale, in particolare delle persone anziane, e restituire così valore alle comunità in cui opera. Nel 2024, Amplifon ha destinato 1,75 milioni di euro a supporto delle iniziative della Fondazione. Il Gruppo sta anche promuovendo il volontariato aziendale che nel corso del 2024 ha coinvolto oltre 3.800 dipendenti in tutto il mondo.</p>



<p><strong>Brand activism e impegno civico. A livello generale, c&#8217;è una tendenza da parte delle aziende a prendere posizione anche su questioni sociali e politiche. Gli esempi non mancano. Fino a che punto è giusto spingersi su questo terreno? Pensate possa esserci un ritorno di immagine per le aziende? O pensate che le aziende debbano essere coerenti col loro purpose? </strong></p>



<p>La nostra filosofia è che una componente di “attivismo” aziendale possa avere senso ma soprattutto con riferimento a iniziative legate al proprio business e al proprio purpose. Una di queste è la prevenzione uditiva a tutte le età con il progetto Listen Responsibly rivolto alle giovani generazioni. Dal 2019, il programma ha coinvolto oltre 9,6 milioni di under 35. Si tratta di un tema importante sul quale vogliamo essere attivi: secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, circa 1 miliardo di giovani under 35 nel mondo sono a rischio di perdite uditive precoci a causa di pratiche di ascolto non corrette.</p>



<p><strong> L’impegno delle aziende verso la Governance sembra essere ancora ai blocchi di partenza. Nella ricerca condotta da SEC Newgate Italia solo il 16% degli intervistati ritiene che sia il pilastro più importante della sostenibilità. Cosa è la Governance per Amplifon?</strong></p>



<p>Per Amplifon la governance aziendale è cruciale in quanto stabilisce il quadro decisionale, definisce le responsabilità e garantisce trasparenza. E siamo consapevoli che una solida struttura di governance è imprescindibile per raggiungere gli obiettivi strategici di lungo periodo. Il nostro sistema di governo societario è in linea con le best practice nazionali e internazionali. Il Consiglio di Amministrazione del Gruppo è composto da membri di altissimo livello ed è costituito per circa l’80% da consiglieri indipendenti, con competenze diverse, dall’healthcare all’ESG passando per esperienze internazionali e nel settore finanziario, e da un unico consigliere esecutivo, l’Amministratore Delegato.</p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<p><strong>Francesca Rambaudi</strong>, Global Investor Relations &amp; Sustainability Senior Director di Amplifon Laureata in Economia Aziendale presso l’Università Bocconi di Milano, inizia la sua carriera nel 1997 nella divisione di Investment Banking (M&amp;A e successivamente Equity Capital Markets) della banca d’affari Schroders, poi divenuta Citi. Nel 2002 entra in JPMorgan come Vice President e successivamente diventa Executive Director Equity Capital Markets (Investment Banking). Nel 2010 entra nel Gruppo Sorin (oggi Livanova), società multinazionale med-tech quotata a Milano e successivamente al Nasdaq, come Head of Investor Relations, e nel 2015 entra in Amplifon (leader globale nelle soluzioni e servizi per l’udito quotata su Euronext Milan) con responsabilità in ambito di Investor Relations, Comunicazione Corporate (fino al 2018) e Sostenibilità, dove attualmente ricopre il ruolo di Global Investor Relations &amp; Sustainability Sr. Director.</p>
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		<title>Il primo conclave di un cardinale &#8220;millennial&#8221;, ma si va verso un Papa boomer</title>
		<link>https://it.insideover.com/religioni/il-primo-conclave-di-un-cardinale-millennial-ma-si-va-verso-un-papa-boomer.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Apr 2025 11:57:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Religioni]]></category>
		<category><![CDATA[Chiesa cattolica]]></category>
		<category><![CDATA[Conclave]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1280" height="852" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/Saint_Peters_Basilica_facade_Rome_Italy.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/Saint_Peters_Basilica_facade_Rome_Italy.jpg 1280w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/Saint_Peters_Basilica_facade_Rome_Italy-600x399.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/Saint_Peters_Basilica_facade_Rome_Italy-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/Saint_Peters_Basilica_facade_Rome_Italy-1024x682.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/Saint_Peters_Basilica_facade_Rome_Italy-768x511.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></p>
<p>5 Generazioni nel prossimo Conclave, ma per la prima volta nella storia recente, tra i grandi elettori del prossimo Pontefice ci sarà anche un millenial. Si tratta del Vescovo di Melbourne, Mykola Byčok nato in Ucraina nel 1980. Nominato vescovo a 39 anni e creato Cardinale da Papa Francesco a 44. Il conclave che eleggerà &#8230; <a href="https://it.insideover.com/religioni/il-primo-conclave-di-un-cardinale-millennial-ma-si-va-verso-un-papa-boomer.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1280" height="852" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/Saint_Peters_Basilica_facade_Rome_Italy.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/Saint_Peters_Basilica_facade_Rome_Italy.jpg 1280w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/Saint_Peters_Basilica_facade_Rome_Italy-600x399.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/Saint_Peters_Basilica_facade_Rome_Italy-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/Saint_Peters_Basilica_facade_Rome_Italy-1024x682.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/Saint_Peters_Basilica_facade_Rome_Italy-768x511.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></p>
<p>5 Generazioni<strong><a href="https://it.insideover.com/religioni/il-futuro-della-chiesa-alla-prova-del-conclave-piu-mondiale-di-sempre.html"> nel prossimo Conclave, </a></strong>ma per la prima volta nella storia recente, tra i grandi elettori del prossimo Pontefice ci sarà anche un millenial. Si tratta del Vescovo di Melbourne, <strong>Mykola Byčok </strong>nato in Ucraina nel 1980. Nominato vescovo a 39 anni e creato Cardinale da Papa Francesco a 44.</p>



<p>Il conclave che eleggerà il successore di Francesco sarà anche più giovane di 2 anni:<strong> 71,9 anni l’età media nel Conclave del 2013; 69,8 quella del prossimo.</strong></p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="800" height="926" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/Mykola_Bychok_CSsR.jpg" alt="" class="wp-image-466446" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/Mykola_Bychok_CSsR.jpg 800w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/Mykola_Bychok_CSsR-600x695.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/Mykola_Bychok_CSsR-259x300.jpg 259w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/Mykola_Bychok_CSsR-768x889.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 800px) 100vw, 800px" /><figcaption class="wp-element-caption"><strong>Mykola Byčok</strong></figcaption></figure>



<p>Se, dunque, le porte della Cappella Sistina si apriranno anche ai Millenial e a 16 Cardinali della Generazione X, il prossimo successore di Pietro sarà quasi certamente un boomer: b<strong>en 108 su 135 Cardinali elettori (l’80% del totale) è nato infatti tra il 1946 e il 196</strong>4. In verità, i Grandi elettori del Papa sarebbero 136, ma da questo elenco va rimosso il <strong><a href="https://it.insideover.com/religioni/il-significato-politico-del-ritorno-del-cardinale-pell.html">Cardinal Becciu </a></strong>escluso per volontà di Papa Francesco.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1005" height="657" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/image.png" alt="" class="wp-image-466444" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/image.png 1005w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/image-600x392.png 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/image-300x196.png 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/image-768x502.png 768w" sizes="auto, (max-width: 1005px) 100vw, 1005px" /></figure>



<p>Boomer e probabilmente anche non italiano perché la geografia del nuovo Conclave chiamato a nominare il successore di Francesco è invece sempre meno Eurocentrica: il 61% delle berrette&nbsp; proverrà <em>“di un Paese lontano”:</em> il 27% dalle Americhe, il 17% dall’Asia, il 13% dall’Africae il 3% dall’Oceania. L’Europa invece pesa per il 39%.</p>



<p>Anche la “pattuglia” delle porpore italiane è diminuita, dalle 34 del 2013 alle 17 di oggi, ma non solo. Con Papa Francesco sono anche diminuite le diocesi italiane che per tradizione sono sempre state sedi cardinalizie: <strong>Milano, Palermo, Genova, Venezia … sostituite da diocesi di periferia come l’Aquila, Siena o Como.</strong> Proprio la mancata nomina dell’Arcivescovo di Milano, Mario Delpini a Cardinale nell’ultimo Concistoro del 2022 aveva suscitato la reazione un po’ nervosa dell’Arcivescovo di Milano. Solitamente mite e prudente, il sacerdote nato nel varesotto aveva commentato la scelta di Francesco con un enigmatico «<strong>neanche il Padreterno sa che cosa pensino i gesuiti</strong>».</p>



<p>La scelta di elevare al soglio cardinalizio diocesi minori dice anche che oltre a essere Boomer il Prossimo Pontefice sarà straniero? È vero che il Papa è stato italiano per secoli ed è anche vero che Papa Francesco non stimava oggi il nostro Paese e la sua Conferenza Episcopale delle buone fucine per il soglio, sul quale egli sedeva fino alla sua scomparsa.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/religioni/il-primo-conclave-di-un-cardinale-millennial-ma-si-va-verso-un-papa-boomer.html">Il primo conclave di un cardinale &#8220;millennial&#8221;, ma si va verso un Papa boomer</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>La guerra delle comunicazioni dietro il braccio di ferro Mattarella-Russia</title>
		<link>https://it.insideover.com/media-e-potere/la-guerra-delle-comunicazioni-dietro-il-braccio-di-ferro-mattarella-russia.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 22 Feb 2025 09:25:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Media e Potere]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Ucraina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1370" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/OVERCOME_20250220101435501_943685398b1e723327ecf55f17d0ab87.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/OVERCOME_20250220101435501_943685398b1e723327ecf55f17d0ab87.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/OVERCOME_20250220101435501_943685398b1e723327ecf55f17d0ab87-600x428.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/OVERCOME_20250220101435501_943685398b1e723327ecf55f17d0ab87-300x214.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/OVERCOME_20250220101435501_943685398b1e723327ecf55f17d0ab87-1024x731.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/OVERCOME_20250220101435501_943685398b1e723327ecf55f17d0ab87-768x548.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/OVERCOME_20250220101435501_943685398b1e723327ecf55f17d0ab87-1536x1096.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>"Mattarella è intervenuto su una questione delicata di diplomazia che dovrebbe essere competenza del Governo”, dice Spannaus.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/media-e-potere/la-guerra-delle-comunicazioni-dietro-il-braccio-di-ferro-mattarella-russia.html">La guerra delle comunicazioni dietro il braccio di ferro Mattarella-Russia</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1370" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/OVERCOME_20250220101435501_943685398b1e723327ecf55f17d0ab87.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/OVERCOME_20250220101435501_943685398b1e723327ecf55f17d0ab87.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/OVERCOME_20250220101435501_943685398b1e723327ecf55f17d0ab87-600x428.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/OVERCOME_20250220101435501_943685398b1e723327ecf55f17d0ab87-300x214.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/OVERCOME_20250220101435501_943685398b1e723327ecf55f17d0ab87-1024x731.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/OVERCOME_20250220101435501_943685398b1e723327ecf55f17d0ab87-768x548.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/OVERCOME_20250220101435501_943685398b1e723327ecf55f17d0ab87-1536x1096.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Ora che si sono calmate le acque, vale la pena riprendere il filo del recente discorso a Marsiglia del Presidente della Repubblica, <strong>Sergio Mattarella</strong>, che ha provocato la dura reazione di Marija Zacharova, portavoce del Ministro degli Affari Esteri della Russia, <strong>Sergej Lavrov</strong>. E che, al di là del duro e ingiustificabile attacco al nostro Paese, rileva il peso specifico del Primo Cittadino d’Italia agli occhi nel mondo. O quantomeno agli occhi della Russia. Tanto che la famosa frase di Stalin a Yalta, Quante divisioni ha il Papa?, forse potrebbe valere anche per l’Italia.</p>



<p>Al tempo stesso l’orribile attacco della portavoce Zacharova pone qualche interrogativo anche sulla strategia di comunicazione scelta dalla Russia per rispondere alle dichiarazioni del Presidente Mattarella. <strong>Andrew Spannaus</strong>, giornalista e analista politico, autore del podcast That’s America per <strong>Radio24</strong> non si stupisce più di tanto: “Sergio Mattarella non è molto conosciuto a livello internazionale. In Italia è il Capo dello Stato, ma fuori? E non è solo una questione italiana: quanti sanno chi è il Capo dello Stato della Germania? Dunque, dal punto di vista russo, non si dà la stessa importanza a lui rispetto a Giorgia Meloni. Non si scomoda Vladimir Putin”. E forse per lo stesso motivo, si è scritto anche poco sulla stampa internazionale. “Personalmente, &#8220;ha concluso l’autore del libro Rivincita. L’enigma americano spiegato agli europei, &#8220;ritengo che Mattarella sia intervenuto su una questione delicata di diplomazia che avrebbe dovuto essere di competenza del Governo.”</p>



<p>“La scelta di affidare a <strong>Marija Zacharova</strong> la risposta a Mattarella&#8221;, sottolinea Andrea Barchiesi, fondatore di <strong>Reputation Manager</strong> e uno dei massimi esperti in Italia in tema di analisi e gestione della reputazione online, &#8220;risponde a una strategia di comunicazione che si ripete e che punta a legittimare o meno l’interlocutore. Putin non interviene e in questo modo implicitamente ci sta dicendo che il suo interlocutore non è legittimato ad avere un dialogo con lui. Non parla lui e nemmeno Lavrov. In questo caso hanno messo in campo una terza figura, la Zacharova, un pezzo degli scacchi un po’ più debole, per così dire. In buona sostanza, ci hanno detto che l’Italia non ha peso”.</p>



<p>Dello stesso avviso, <strong>Gianluca Comin</strong>, Presidente e <strong>Fondatore di Comin &amp; Partners</strong> una delle più autorevoli società di consulenza di comunicazione e relazioni istituzionali del Paese: “Certamente c’è una strategia, di solito risponde una persona che ha un ruolo inferiore di quella attaccata per denigrarla ulteriormente. In questo caso non risponde al Capo dello Stato un altro Capo dello Stato o un Ministro, ma risponde un portavoce in questo caso per sottolineare ancora di più una dichiarazione di attacco. In altri casi&#8221;, prosegue Comin, che è anche docente di Strategie di Comunicazione, alla Luiss <strong>Guido Carli</strong>, &#8220;si usa un funzionario perché smentibile e quindi si può fare una marcia indietro, ma credo che in questo caso valga la prima ipotesi. All’orribile dichiarazione, si aggiunge dunque il fatto che l’ha pronunciata un portavoce e non il Ministro o Putin in persona”.</p>



<p>La querelle <strong>Zacharova-Mattarella</strong> non ha nemmeno “entusiasmato” il popolo del web, che in realtà sostanzialmente non ha reagito. “È una tematica troppo alta, prosegue Barchiesi. La rete è situata a un livello di engagement e di interazione più basso rispetto a questa interlocuzione, soprattutto internazionale. Se per rete intendiamo la parte alta del Paese, soprattutto un certo tipo di stampa, che ne ha parlato, va bene, ma di interazione significativa direi di no. Diversamente e sorprendentemente, invece, sta girando il discorso di Mario Draghi al Parlamento Europeo, che pur essendo alto ha dei toni molto chiari, espliciti, sintetici, che invece si stanno ‘viralizzando’ anche su social come Tik Tok”.</p>
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		<title>Edelman Trust Barometer: governi e media occidentali al minimo storico di fiducia</title>
		<link>https://it.insideover.com/media-e-potere/edelman-trust-barometer-governi-e-media-occidentali-al-minimo-storico-di-fiducia.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 14 Feb 2025 13:20:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Media e Potere]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[G7]]></category>
		<category><![CDATA[Unione europea (Ue)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/OVERCOME_20250214141931980_86394fd2dd3a7f0a66090b0ae81cf3be.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/OVERCOME_20250214141931980_86394fd2dd3a7f0a66090b0ae81cf3be.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/OVERCOME_20250214141931980_86394fd2dd3a7f0a66090b0ae81cf3be-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/OVERCOME_20250214141931980_86394fd2dd3a7f0a66090b0ae81cf3be-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/OVERCOME_20250214141931980_86394fd2dd3a7f0a66090b0ae81cf3be-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/OVERCOME_20250214141931980_86394fd2dd3a7f0a66090b0ae81cf3be-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/OVERCOME_20250214141931980_86394fd2dd3a7f0a66090b0ae81cf3be-1536x1024.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Bye Bye Occidente. Nella Worst Ten dei Paesi col più basso livello di fiducia i cittadini collocano Governi e Media di 5 economie del G7: Francia, Stati Uniti, Regno Unito, Germania e Giappone. È ciò che emerge dal  2025 Edelman Trust Barometer della più grande società di Relazioni Pubbliche del mondo. Giunta alla sua 25° &#8230; <a href="https://it.insideover.com/media-e-potere/edelman-trust-barometer-governi-e-media-occidentali-al-minimo-storico-di-fiducia.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/OVERCOME_20250214141931980_86394fd2dd3a7f0a66090b0ae81cf3be.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/OVERCOME_20250214141931980_86394fd2dd3a7f0a66090b0ae81cf3be.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/OVERCOME_20250214141931980_86394fd2dd3a7f0a66090b0ae81cf3be-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/OVERCOME_20250214141931980_86394fd2dd3a7f0a66090b0ae81cf3be-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/OVERCOME_20250214141931980_86394fd2dd3a7f0a66090b0ae81cf3be-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/OVERCOME_20250214141931980_86394fd2dd3a7f0a66090b0ae81cf3be-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/OVERCOME_20250214141931980_86394fd2dd3a7f0a66090b0ae81cf3be-1536x1024.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p><strong>Bye Bye Occidente.</strong> Nella Worst Ten dei Paesi col più basso livello di fiducia i cittadini collocano Governi e Media di 5 economie del G7: Francia, Stati Uniti, Regno Unito, Germania e Giappone. È ciò che emerge dal  <a href="https://www.edelman.com/trust/25years">2025 Edelman Trust Barometer</a> della più grande società di Relazioni Pubbliche del mondo. Giunta alla sua 25° edizione, l’indagine che ha intervistato 33mila cittadini di 28 Paesi, è stata presentata recentemente al<strong><a href="https://it.insideover.com/economia/piu-sicurezza-meno-benessere-il-forum-di-davos-alla-prova-del-mondo-in-guerra-e-del-trump-bis.html"> Forum dell’Economia di Davos.</a></strong> Davanti al gotha dell’economia, Richard Edelman ha illustrato le principali novità del suo Barometro: al tramonto della fiducia per l’Occidente, che nemmeno le recenti elezioni sembrano fermare, si contrappone l’alba della fiducia per Paesi come la Cina, 77% dei consensi, Indonesia, 76%, lndia 75%, Emirati Arabi Uniti 72%, Nigeria 65% e Kenya 63%.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="802" height="471" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/image.png" alt="" class="wp-image-456602" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/image.png 802w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/image-600x352.png 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/image-300x176.png 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/image-768x451.png 768w" sizes="auto, (max-width: 802px) 100vw, 802px" /></figure>



<p>In molti Paesi dove si è votato, ha dichiarato il CEO di Edelman, “<em>i leader in carica sono stati spodestati dalla rabbia degli elettori per la perdita di posti di lavoro, la globalizzazione e l&#8217;inflazione”.</em></p>



<p>Complessivamente, la fiducia dei cittadini verso Imprese, NGO, Governi e Media dei 28 Paesi oggetto della rilevazione si ferma al 56%. Salde al primo posto, si confermano ancora una volta le imprese 62% dei consensi. Dietro loro, le NGO col 58%, i Governi e i Media col 52%.</p>



<p>E, decisamente, è ancora più alta la fiducia che le persone riversano verso le proprie aziende e i propri ceo: il 72% degli intervistati ritiene che il proprio datore di lavoro sia impegnato nel fare la “cosa giusta” (<em>I trust my employer to do what is right, nda)</em>. La percentuale, sebbene in calo di 3 punti percentuali rispetto all’indagine dell’anno precedente, è comunque alta. Anche in questo caso, sono in particolare i Brics, che fanno registrare le più alte percentuali di fiducia: Indonesia (93%), India (89%) e Cina (84%). Tra i “peggiori”, Corea del Sud, Giappone, Spagna, Italia e Germania, con percentuali al di sotto della media del 72%. E in forte calo rispetto allo scorso anno: Germania -7%; Francia e Spagna -6%; Italia -3%.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="802" height="471" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/image.png" alt="" class="wp-image-456603" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/image.png 802w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/image-600x352.png 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/image-300x176.png 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/image-768x451.png 768w" sizes="auto, (max-width: 802px) 100vw, 802px" /></figure>



<p>Marco Bentivogli, fondatore di Base Italia e grande esperto e conoscitore del mondo dell’impresa, fino al 2020 è stato segretario della Federazione dei lavoratori metalmeccanici della Cisl, rileva come <em>“da un lato la crescente difficoltà delle persone, che si esprime in un crollo generalizzato della partecipazione. Dall’altro la fiducia nell’impresa perché rappresenta una proiezione del contributo di ciascuno a partire dal lavoro.”</em> Quest’ultimo secondo Bentivogli è l’aspetto della condizione umana che sta cambiando di più e anche più rapidamente. <strong>“<em>Solo gli imprenditori che capiranno che nelle grandi trasformazioni bisogna stare accanto alle persone</em></strong><em> manterranno la sempre più rara e preziosa fiducia”.</em></p>



<p>Fiducia, che tuttavia in Italia sembra mancare. Nella classifica stilata dallo “<em>European Workforce Study 2025 di Great Place to Work”</em>, il nostro Paese è infatti all’ultimo posto col 43% dei lavoratori soddisfatti. Dietro Paesi come Cipro, Grecia e Polonia e ben al di sotto della media europea pari al 59%.&nbsp;</p>
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		<title>Così Big Tech consuma acqua e produce CO2. Anche andare su Internet inquina</title>
		<link>https://it.insideover.com/ambiente/cosi-big-tech-consuma-acqua-e-produce-co2-anche-andare-su-internet-inquina.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Laura Lesevre]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 20 Jul 2024 18:08:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnologia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1176" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_202407191108405_3e82f67b9721c7d7b1fd389ca09ddd3d.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Big Tech" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_202407191108405_3e82f67b9721c7d7b1fd389ca09ddd3d.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_202407191108405_3e82f67b9721c7d7b1fd389ca09ddd3d-600x368.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_202407191108405_3e82f67b9721c7d7b1fd389ca09ddd3d-300x184.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_202407191108405_3e82f67b9721c7d7b1fd389ca09ddd3d-1024x627.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_202407191108405_3e82f67b9721c7d7b1fd389ca09ddd3d-768x470.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_202407191108405_3e82f67b9721c7d7b1fd389ca09ddd3d-1536x941.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>I dati sul consumo di acqua e produzione di CO2 da parte dei sei maggiori colossi Big Tech fanno impressione. Amazon maglia nera. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/ambiente/cosi-big-tech-consuma-acqua-e-produce-co2-anche-andare-su-internet-inquina.html">Così Big Tech consuma acqua e produce CO2. Anche andare su Internet inquina</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1176" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_202407191108405_3e82f67b9721c7d7b1fd389ca09ddd3d.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Big Tech" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_202407191108405_3e82f67b9721c7d7b1fd389ca09ddd3d.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_202407191108405_3e82f67b9721c7d7b1fd389ca09ddd3d-600x368.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_202407191108405_3e82f67b9721c7d7b1fd389ca09ddd3d-300x184.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_202407191108405_3e82f67b9721c7d7b1fd389ca09ddd3d-1024x627.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_202407191108405_3e82f67b9721c7d7b1fd389ca09ddd3d-768x470.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_202407191108405_3e82f67b9721c7d7b1fd389ca09ddd3d-1536x941.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>130 milioni di tonnellate di CO2 emessi, più della Repubblica Ceca e oltre 91 milioni di Megawatt di energia consumata, quanta ne consumano il Belgio o il Cile. Numeri sconosciuti al grande pubblico: il 60% della popolazione mondiale ignora tuttora che la navigazione su internet e il web causano di emissioni di CO2. È la fotografia dell’inquinamento annuale delle <strong>6 Big Tech del pianeta</strong>: Amazon, Apple, Facebook, Google, Microsoft e Nvidia. E il trend è destinato ad aumentare nei prossimi anni a causa dell’intelligenza artificiale, che per migliorarsi ha bisogno di una sempre crescente quantità di energia.</p>



<p>Sono alcune delle principali evidenze contenute nel <strong>3° rapporto 2024 dell’Osservatorio Esg Big Tech&nbsp;</strong>di&nbsp;<strong>Karma Metrix</strong>, società di consulenza guidata in Italia da Ale Agostini, che misura, compara e migliora l’impatto sull’ambiente dei siti web e che, per l’occasione, ha analizzato gli ultimi <strong>3 bilanci di sostenibilità </strong>(2020, 2021 e 2022) dei sei colossi tecnologici americani per capire il loro impatto sull’ambiente e delineare gli scenari futuri della sostenibilità del digitale.&nbsp;</p>



<p>Anche il fabbisogno idrico per raffreddare i data center è in aumento. L’ultimo bilancio di sostenibilità di Google riporta u<strong>n consumo d’acqua superiore a 21milioni di metri cubi d’acqua</strong>: una quantità capace di soddisfare il fabbisogno annuale di acqua di 24 milioni di persone, praticamente le popolazioni di Somalia, Eritrea e Tunisia, per citare tre Stati legati storicamente al nostro Paese.</p>



<p>La “<strong>voracità energetica</strong>” delle 6 Big Tech è cresciuta del <strong>48%</strong> negli ultimi 3 anni a un ritmo 5 volte superiore alla crescita del consumo mondiale. Nvidia è la società che ha fatto segnare l’incremento più importante per CO2: +104%; a seguire Meta +66%; Microsoft +42%; Amazon +17,5%. In controtendenza positiva invece Google, con una flessione della CO2 emessa pari al -1,3% e Apple -8,8%. Amazon “maglia nera” per CO2 prodotta: oltre il 50% delle emissioni arrivano dalla società di Jeff Bezos. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/ambiente/cosi-big-tech-consuma-acqua-e-produce-co2-anche-andare-su-internet-inquina.html">Così Big Tech consuma acqua e produce CO2. Anche andare su Internet inquina</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Demotivato, triste e pronto a sabotare l&#8217;azienda. Ritratto del lavoratore italiano</title>
		<link>https://it.insideover.com/societa/demotivato-triste-e-pronto-a-sabotare-lazienda-ritratto-del-lavoratore-italiano.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fulvio Scaglione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 28 Jun 2024 10:45:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[gallup]]></category>
		<category><![CDATA[lavoratori]]></category>
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<p>Secondo una ricerca internazionale,  un lavoratore italiano su 4 è pronto a "sabotare" l'azienda. Stressato e triste vorrebbe cambiare ma...</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/societa/demotivato-triste-e-pronto-a-sabotare-lazienda-ritratto-del-lavoratore-italiano.html">Demotivato, triste e pronto a sabotare l&#8217;azienda. Ritratto del lavoratore italiano</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/pexels-moose-photos-170195-1587014.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/pexels-moose-photos-170195-1587014.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/pexels-moose-photos-170195-1587014-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/pexels-moose-photos-170195-1587014-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/pexels-moose-photos-170195-1587014-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/pexels-moose-photos-170195-1587014-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/pexels-moose-photos-170195-1587014-1536x1024.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Colpisce non poco il&nbsp;<em>Global Workplace Report</em>&nbsp;di&nbsp;<strong>Gallup</strong>, pubblicato da poco.&nbsp;Secondo il report di uno dei più importanti istituti di ricerca al mondo, 1 lavoratore italiano su 4 si definisce disimpegnato e per questo “pronto” a boicottare l’azienda per la quale lavora. Come dire: su quasi 24 milioni di occupati nel nostro Paese, ce ne sarebbero circa 6 milioni pronti a sabotare la propria impresa. Un dato di 10 punti percentuali più alto della media che emerge dal Rapporto condotto in 90 Paesi.</p>



<p>Gallup stima che il basso impegno dei dipendenti costi all&#8217;economia globale 8,9 trilioni di dollari, pari al 9% del PIL mondiale. Il dato, a dir poco eclatante per la dimensione, “fa scopa” con quello dei lavoratori che invece si sentono coinvolti in quello che fanno: l’8%, pari a quasi 2 milioni di persone. Un dato di 15 punti percentuali più basso della media globale.</p>



<p>Anche a livello europeo, lo scarto tra lavoratori impegnati e non si fa sentire. La media europea dei lavoratori che si sentono coinvolti è del 13% (5 punti sopra il nostro Paese); quelli dei lavoratori demotivati è del 16% (9 punti più bassa della media Italia).</p>



<p>Che i lavoratori italiani non se la passino bene è documentato nel Rapporto Gallup anche da altri indicatori, come a esempio lo stress, la tristezza, la voglia e la possibilità di cambiare lavoro.&nbsp; A livello europeo, quasi 1 lavoratore su 2 dichiara di avere avuto molti giorni di stress sul lavoro. L’Italia su questo specifico item si colloca al 7° posto nella classifica europea. Il Paese europeo col più alto tasso di stress è Cipro (58%), quello più “rilassato” la Danimarca (1 lavoratore su 5). Non solo stressati, ma anche tristi sul lavoro: 1 lavoratore italiano su 4 la sperimenta. Al primo posto sempre Cipro (col 37%), in fondo il Kosovo col 5%.</p>



<p>Stressati, tristi, poco ingaggiati e con un clima sfavorevole per cambiare lavoro. Sempre Gallup, ci dice che per i lavoratori italiani non è un buon momento per cambiare lavoro: siamo fanalino di coda insieme alla Spagna (solo il 37% pensa sia un buon momento per “migrare” verso un’altra azienda). Molto più positivi i danesi che per l’80% giudicano che sia un “good time” per cercare una nuova occupazione.</p>



<p>Gli Italiani non riescono, ma vorrebbero cambiare: il 41% di loro sta cercando attivamente un nuovo lavoro. Siamo al 2° posto in questo particolare ranking, appena sotto di un punto dall’Albania che guida la classifica dei 38 Paesi Europei nei quali è stato condotto lo studio Gallup.</p>



<p></p>



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<p></p>



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<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/societa/demotivato-triste-e-pronto-a-sabotare-lazienda-ritratto-del-lavoratore-italiano.html">Demotivato, triste e pronto a sabotare l&#8217;azienda. Ritratto del lavoratore italiano</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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