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	<title>Pino Cabras Archives - InsideOver</title>
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	<title>Pino Cabras Archives - InsideOver</title>
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		<title>&#8220;Distruggere le immagini di Nizza&#8221;</title>
		<link>https://it.insideover.com/terrorismo/distruggere-le-immagini-di-nizza.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 Jul 2016 06:27:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Terrorismo]]></category>
		<category><![CDATA[Attentato]]></category>
		<category><![CDATA[Isis (Stato islamico)]]></category>
		<category><![CDATA[strage di Nizza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="961" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/07/LAPRESSE_20160715093650_19973754.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/07/LAPRESSE_20160715093650_19973754.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/07/LAPRESSE_20160715093650_19973754-300x192.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/07/LAPRESSE_20160715093650_19973754-768x492.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/07/LAPRESSE_20160715093650_19973754-1024x656.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>La magistratura francese esige dal Comune di Nizza che cancelli la totalità delle immagini riprese dalle tante videocamere durante e dopo l&#8217;attentato del 14 luglio.Per approfondire: La verità non detta su NizzaNe parla Le Figaro, che non manca di registrare l’assoluto sconcerto degli operatori del centro di videosorveglianza del Comune, sbalorditi da una proposta tanto &#8230; <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/distruggere-le-immagini-di-nizza.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/distruggere-le-immagini-di-nizza.html">&#8220;Distruggere le immagini di Nizza&#8221;</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="961" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/07/LAPRESSE_20160715093650_19973754.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/07/LAPRESSE_20160715093650_19973754.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/07/LAPRESSE_20160715093650_19973754-300x192.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/07/LAPRESSE_20160715093650_19973754-768x492.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/07/LAPRESSE_20160715093650_19973754-1024x656.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>La<strong> magistratura francese</strong> esige dal<strong> Comune di Nizza</strong> che cancelli la totalità delle immagini riprese dalle tante videocamere durante e dopo l&#8217;attentato del 14 luglio.<a href="http://www.occhidellaguerra.it/la-verita-non-detta-su-nizza/" target="_blank">Per approfondire: La verità non detta su Nizza</a><a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.lefigaro.fr/actualite-france/2016/07/21/01016-20160721ARTFIG00225-attentat-de-nice-quand-la-justice-demande-a-la-mairie-de-detruire-24-heures-d-images.php" target="_blank">Ne parla <em>Le Figaro</em></a>, che non manca di registrare l’assoluto sconcerto degli operatori del centro di videosorveglianza del Comune, sbalorditi da una proposta tanto irrituale. Eppure è così: se non vogliono avere guai penali, dovranno eliminare immediatamente tutto ciò che le 140 videocamere piazzate intorno al luogo del delitto hanno visto dalle ore 22:30 del 14 luglio alle ore 18:00 del giorno dopo.La <strong>motivazione ufficiale</strong> per la distruzione delle prove è evitare <strong>diffusioni incontrollate di immagini</strong> che possano ledere la dignità delle vittime o che possano essere usate a fini propagandistici dai terroristi jihadisti.Ma nel concreto accadrà un&#8217;altra cosa: in Francia è in vigore da quasi 20 mesi una legislazione da &#8220;<strong>Stato d&#8217;eccezione</strong>&#8220;, per cui le copie incomplete delle registrazioni saranno affidate a un <strong>sistema opaco</strong>, che agisce con totale irresponsabilità in nome di un’emergenza ormai permanente, senza i normali bilanciamenti e controlli dello Stato di Diritto.I precedenti sono già preoccupanti: non abbiamo praticamente immagini della <strong><a style="color: #3366ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/la-polizia-francese-copre-orrore-isis/" target="_blank">strage del Bataclan</a></strong> del 13 novembre 2015 e quindi non possiamo arrivare a giudicare nulla su cosa sia davvero accaduto allora.<p>In questo caso cosa si vuole nascondere?</p>Partiamo dall’ipotesi minima. Può darsi che si vogliano insabbiare delle <strong>responsabilità legate a una semplice negligenza</strong>, come quella gravissima che ha denunciato<a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.liberation.fr/france/2016/07/20/securite-a-nice-370-metres-de-questions_1467531" target="_blank"> un’inchiesta del quotidiano <em>Libération</em></a>, che sbugiarda le dichiarazioni del primo ministro socialista <strong>Manuel Valls</strong> e del ministro dell’interno <strong>Bernard Cazeneuve</strong>. I due avevano dichiarato che i controlli erano stati accurati e che c’era un posto di blocco robusto, con veicoli che bloccavano l’accesso al Lungomare degli Inglesi, tanto che il camion in mano all’assassino stragista avrebbe forzato il blocco solo salendo sul marciapiede. Tutto falso, come ha dimostrato il quotidiano <em>Libération</em> quando ha usato le armi più pericolose di un’inchiesta: immagini e testimonianze. <a href="http://blog.ilgiornale.it/foa/2016/07/21/strage-di-nizza-il-governo-francese-ha-mentito/" target="_blank">Lo ha ricordato Marcello Foa</a>: &#8220;Il governo francese ha mentito. Ha cercato, a posteriori, di aggiustare la realtà per coprire le proprie clamorose lacune&#8221;.<a href="http://www.occhidellaguerra.it/valls-ci-saranno-altri-attentati/" target="_blank">Per approfondire: Valls: &#8220;Ci saranno altri attentati&#8221;</a>Ebbene, in questo aggiustamento a posteriori potrebbe rientrare anche la cancellazione delle immagini della strage.Le motivazioni ufficiali francesi somigliano a quelle usate dagli americani per non far vedere il <strong>corpo di Osama Bin Laden</strong> dopo che venne rimosso dalla Storia nel 2011. Dissero che nessuno doveva vedere Osama morto per non far strumentalizzare le immagini dai terroristi jihadisti. Come no? Il presunto seppellimento in mare chiuse per sempre la questione. A quanto pare anche nel mare della Costa Azzurra si vuole seppellire tutto, per fidarci solo di chi detiene le chiavi dell’allarme.E qui l’atteggiamento delle autorità francesi autorizza a non trascurare altre ipotesi, più maligne. Ipotesi che non cercano solo la negligenza, ma vanno a rintracciare eventuali profonde<strong> complicità con la mano stragista</strong>.Se io fossi un magistrato abbastanza protetto dall’indipendenza della mia funzione, nell’indagare su un massacro terroristico cercherei di non essere precipitoso, non avrei tutta questa fretta di eliminare fotogrammi che potrebbero mostrarmi eventuali complici del “lupo solitario” in azione, e scoprire magari che i lupi sono tanti, e si accoppiano con i lupi che il mio Stato ha inviato &#8211; a centinaia &#8211; a destabilizzare mezzo Mediterraneo. Fuor di metafora, in Francia, dove la magistratura non è poi così tanto indipendente, un magistrato aveva messo ugualmente becco nell’oscura vicenda della strage parigina della rivista <em>Charlie Hebdo</em>. La sua inchiesta venne fermata d&#8217;imperio dal ministro dell’interno Cazeneuve, là dove emergevano i rapporti tra i <strong>terroristi</strong> e i <strong>servizi segreti francesi</strong>: segreto militare, e più non dimandare.Perfino il presidente turco Erdoğan, mentre difende le sue misure draconiane appena agli esordi in Turchia durante un’<a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.aljazeera.com/news/2016/07/erdogan-turkish-democracy-threat-160720200310739.html" target="_blank">intervista ad <em>Al Jazeera</em></a>, ha buon gioco a citare lo Stato d’emergenza francese come un’anomalia molto più sperimentata.La domanda rimane: cosa si vuol nascondere a Nizza?AGGIORNAMENTO: Il quotidiano nizzardo <em>Nice Matin</em> riferisce che il Comune di Nizza intende rifiutarsi di cancellare le immagini. L&#8217;avvocato del Comune, Philippe Blanchetier, annuncia che l&#8217;amministrazione comunale non solo denuncerà il decreto ingiuntivo che ha ricevuto, ma che si appresta anche a chiedere al procuratore di Nizza di sequestrare queste immagini &#8220;al fine di non compromettere eventuali altre procedure che possano emergere al di là delle indagini anti-terrorismo attuali&#8221;.</p>
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		<title>La crisi europea, tra Ttip, Ue e Nato</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/la-crisi-europea-tra-ttip-ue-e-nato.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 09 May 2016 14:48:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
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		<category><![CDATA[Ttip]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1232" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/05/axe-nato-meeting1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/05/axe-nato-meeting1.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/05/axe-nato-meeting1-300x193.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/05/axe-nato-meeting1-768x493.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/05/axe-nato-meeting1-1024x657.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Non c’è stato l’oceano di persone di Berlino di qualche settimana fa, ma la voce di migliaia di persone contro il TTIP si è sentita anche a Roma, nella bella manifestazione del 7 maggio 2016. La consapevolezza del pericolo rappresentato da questo trattato è cresciuta nel corso del tempo, anche grazie ai tanti articoli che &#8230; <a href="https://it.insideover.com/economia/la-crisi-europea-tra-ttip-ue-e-nato.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/la-crisi-europea-tra-ttip-ue-e-nato.html">La crisi europea, tra Ttip, Ue e Nato</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1232" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/05/axe-nato-meeting1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/05/axe-nato-meeting1.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/05/axe-nato-meeting1-300x193.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/05/axe-nato-meeting1-768x493.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/05/axe-nato-meeting1-1024x657.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Non c’è stato l’oceano di persone di Berlino di qualche settimana fa, ma la voce di migliaia di persone contro il <strong>TTIP</strong> si è sentita anche a Roma, nella bella manifestazione del 7 maggio 2016. La consapevolezza del pericolo rappresentato da questo trattato è cresciuta nel corso del tempo, anche grazie ai tanti articoli che sono stati pubblicati in proposito. Raccomando ad esempio la <strong>lettura di un articolo del 2014</strong> di Pierluigi Fagan: <em><a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://megachip.globalist.it/Detail_News_Display?ID=111586">Geopolitica dei trattati di libero asservimento</a></em>, che descriveva in modo esatto la fine della &#8220;prima globalizzazione&#8221; e l’apertura di una fase del tutto nuova, che nessuno ancora sapeva raccontare.<figure id="attachment_9680" aria-describedby="caption-attachment-9680" style="width: 992px" class="wp-caption alignnone"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-9680 size-full" src="http://www.occhidellaguerra.it/wp-content/uploads/2016/05/2015-10-10T123539Z_1680942155_LR2EBAA0YZ4PV_RTRMADP_3_GERMANY-POLITICS_MGZOOM.jpg" alt="250mila persone in piazza a Berlino per manifestare contro il Ttip" width="992" height="544" /><figcaption id="caption-attachment-9680" class="wp-caption-text">250mila persone in piazza a Berlino per manifestare contro il Ttip</figcaption></figure>Ora, dopo la manifestazione, Fagan ci ricorda che<strong> il TTIP non è un trattato di libero scambio</strong> bensì &#8220;un contratto di accoppiamento strutturale per formattare un sistema che abbia gli Usa come centro di gravità: è propriamente un trattato geopolitico&#8221;.All&#8217;Europa questo trattato semplicemente non conviene e infatti potrebbe non esser firmato prima della fine della presidenza Obama e con ciò, rimandato <em>sine die</em>.Nel frattempo, certo, bisogna non abbassare la guardia, visto il livello paranoico di segreto che è stato imposto alla discussione del trattato, <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.pandoratv.it/?p=7675">come è stato spiegato in dettaglio anche a <em>La Gabbia</em></a>. Mentre in altri paesi i governi stanno opponendo resistenza, in Italia la propensione di Matteo Renzi è quella di cedere su tutta la linea.Cosa accadrà adesso? È il momento di immaginare qualche scenario, confrontandolo – come già implicava l’articolo di Fagan – con l’altro grande trattato geopolitico-economico che gli USA stanno modellando, il <strong>Partenariato Trans-Pacifico</strong> (TPP), una specie di cugino del TTIP. Cugino sì, ma non poi così somigliante.Il TPP infatti è un trattato che lega stati &#8220;sovrani&#8221;, nella perfetta logica del cosiddetto <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://it.over-blog.com/Hub_and_Spoke_definizione_e_storia_del_modello_organizzativo-1228321765-art247882.html">&#8220;hub &amp; spoke&#8221;</a>: ove uno di questi Stati avesse la forza politica di sfilarsi dal trattato, il TPP sopravvivrebbe e potrebbe essere bilanciato dall&#8217;aggiungersi di altri Stati.Il giornalista Simone Santini sottolinea che &#8220;la base giuridica del TTIP è diversa dal TPP, perché unirebbe USA e UE, e quest&#8217;ultima non è (ancora) uno Stato ma a sua volta un’organizzazione che si basa su un Trattato. Dunque, se il trattato UE dovesse rompersi, ecco che automaticamente anche il TTIP crollerebbe, azzerando tutto. Inoltre, dal punto di vista politico interno degli Stati aderenti alla UE, ai mal di pancia dei settori già euroscettici si assommerebbero quelli anti-TTIP, per cui prenderebbe grande slancio l&#8217;idea che UE+TTIP sono irriformabili e l&#8217;unica possibilità sarebbe la rottura&#8221;.Chi si oppone a questo mostro transatlantico? A differenza che in passato, a muoversi non sono solo i cortei di manifestanti, ma ingenti forze economiche &#8220;nazionali&#8221;. Santini lo sottolinea: &#8220;Sembrerebbe che ai piani alti di qualche grattacielo americano si siano accorti di questo pericolo e che il TTIP ora basato sull&#8217;accordo USA-UE possa essere molto fragile. Le sollecitazioni che sta vivendo la UE (Brexit, Grexit, Schengen, ecc.) ma anche le stesse <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://megachip.globalist.it/Detail_News_Display?ID=125798">&#8220;fughe di notizie&#8221; del TTIPleaks</a>, potrebbero, in parte, arrivare anche da quella direzione».In effetti sull’Europa si addensa la tempesta perfetta e cresce ovunque la voglia di rompere la dittatura del regime europeo. Ogni crisi &#8211; in Gran Bretagna, in Grecia, in Spagna, più la grande crisi delle migrazioni – è la faccia di un prisma, il volume di una grande crisi europea nel suo insieme, dove nessuno osa più parlare, a parte Laura Boldrini, di “sogno europeo”.Cosa implica, tutto questo? Per Santini c&#8217;è chi pensa ormai &#8220;che sarebbe meglio disarticolare prima la UE, e solo successivamente fare un trattato con alcuni Stati europei, quelli più affidabili, singolarmente, come nello schema del TPP&#8221;. Una sorta di versione “light” del TTIP. Alcuni rimarrebbero fuori, inizialmente, ma poi ne sarebbero fatalmente (tempo al tempo) attratti dentro. Insomma, come è accaduto con la Francia con NATO. Prima fuori, poi dentro.In altre parole, ciò che anima il progetto contingente del TTIP è in realtà un progetto geopolitico di lungo periodo che eviterà di impiccarsi a una formula, se questa dovesse risultare impossibile, ma cercherà diverse vie per arrivare a blindare un’area geopolitica legata comunque agli USA. È un progetto che vuole formattare il sistema in tanti modi diversi tendenti allo stesso obiettivo.Mentre si cerca la via giuridica per la “formattazione del sistema” dal lato dalla futuribile “NATO Economica”, vanno intanto avanti gli atti della NATO che c’è già, quella militare:1) aumentano le <strong>pressioni per far aderire alla NATO anche Svezia e Finlandia</strong>, che oggi ne sono fuori;2) aumenta la <strong>stretta militare nell’area baltica</strong>, dove si incrementano le esercitazioni militari e il tutto si salda a un incoraggiamento della “russofobia” nelle classi dirigenti, fino alla riabilitazione delle correnti naziste;3) si utilizza la <strong>leva ucraina</strong> per alimentare la tensione e perpetuare il regime delle sanzioni europee antirusse provocando le contro-sanzioni antieuropee;4) si fomentano nuove “<strong>rivoluzioni colorate</strong>” nell’area balcanica, per estendere i luoghi di separazione fra influenza russa e americana.Ci limitiamo per ora a considerare la cortina di crisi sul suolo europeo e tralasciamo in questa occasione le crisi che si originano nel Medio Oriente &#8211; dove la NATO ha giocato ugualmente un ruolo perturbatore – nonostante anch’esse si proiettino sull’Europa.Il risultato è che i focolai si ricompongono in un sistema di separazione artificiosa fra interessi europei e russi, che altrimenti sarebbero complementari e reciprocamente convenienti in termini di sicurezza militare, energetica ed economica.Difficile che il TTIP sia firmato nel 2016, anno in cui si vota in USA. Nel 2017 si voterà in Francia, Nel 2018 in Italia e Germania. Nel 2019 si rinnoverà la Commissione europea. L’opzione di “comprare tempo” (temporeggiare, tirare a campare) a questo punto piacerà a molti. Qualcuno perciò si premunisce per il momento in cui i nodi verranno al pettine: la NATO-che-c’è-già sta creando una nuova cortina che circonda un sistema europeo in trasformazione-disgregazione. Chissà se il tempo che tutti compreranno basterà a far prevalere la trasformazione sulla disgregazione. In ogni caso, il volto dell’Europa sarà cambiato, sottoposto a una preponderanza del progetto militare. Inutile sottolineare i pericoli di guerra. Finché i popoli europei non si batteranno per la loro <strong>sovranità</strong>, questo pericolo incomberà, in aggiunta alle altre insicurezze economiche.&nbsp;</p>
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		<title>Se Erdogan comanda, la Merkel esegue</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/erdogan-comanda-merkel-esegue.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 17 Apr 2016 09:55:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1094" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/04/4000-2.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/04/4000-2.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/04/4000-2-300x171.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/04/4000-2-768x438.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/04/4000-2-1024x583.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Dunque la Merkel ha dato il via libera affinché si possa processare un comico, Jan Boehmerman, reo di aver fatto satira sul presidente turco Erdoğan. Eppure ricordavo bene questa foto: in prima fila a Parigi, nel gennaio dell’anno scorso, per dire che anche loro erano Charlie, marciavano pure i premier di Germania e Turchia, Angela Merkel &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/erdogan-comanda-merkel-esegue.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1094" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/04/4000-2.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/04/4000-2.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/04/4000-2-300x171.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/04/4000-2-768x438.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/04/4000-2-1024x583.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Dunque la<strong> Merkel</strong> ha dato il via libera affinché si possa processare un comico,<strong> Jan Boehmerman, </strong>reo di aver fatto <strong>satira</strong> sul presidente turco<strong> Erdoğan</strong>. Eppure ricordavo bene questa foto: in prima fila a Parigi, nel gennaio dell’anno scorso, per dire che anche loro erano Charlie, marciavano pure i premier di Germania e Turchia, Angela Merkel e Ahmet Davutoğlu.In quei giorni la difesa del <strong>diritto di libertà di parola</strong> era così intransigente che diede perfino origine a un principio nuovo di zecca, sconosciuto agli Illuministi: difendendo la libertà di parola non solo si difende il diritto di divulgare il pensiero, ma si approva il contenuto del pensiero stesso.Non si contavano i personaggi che chiedevano, per mostrare &#8220;solidarietà&#8221; con i disegnatori assassinati, che non si dovesse semplicemente condannare gli attentati e difendere il diritto dei disegnatori di pubblicare, ma si dovesse pubblicare e persino celebrare quelle vignette, anche se potevano offendere milioni di persone.Questo zelo pare che non debba più valere se viene toccata la classe dirigente turca. Dopo essere stato sbertucciato dal comico tedesco, Erdoğan ha ordinato, e Merkel ha obbedito con la stessa velocità di un cane da riporto.Il che significa che il<strong> Sultano</strong> di Ankara, il grande ricattatore che apre e chiude i rubinetti dei <strong>migranti</strong> a seconda del pizzo che gli versa quest’<strong>Europa</strong> di maggiordomi, il leader del paese con più giornalisti in carcere, ora vuole “erdoganizzare” anche i media europei perché sa di trovare complici impauriti e ricattabili, fra una minaccia mafiosa di nuovi attentati e la corsa a nuove avventure militari.Intanto, Ich bin Jan Boehmermann.</p>
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		<title>Panama Papers: segreti manipolati</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/panama-papers-segreti-manipolati.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 06 Apr 2016 11:46:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Panama papers]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1440" height="907" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/04/panama_papers_iceland_rtr_img.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/04/panama_papers_iceland_rtr_img.jpg 1440w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/04/panama_papers_iceland_rtr_img-300x189.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/04/panama_papers_iceland_rtr_img-768x484.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/04/panama_papers_iceland_rtr_img-1024x645.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1440px) 100vw, 1440px" /></p>
<p>La diffusione della mega-soffiata sulle ricchezze offshore, già confezionata con il nome di ‘Panama Papers’,va osservata con criteri distaccati, come tentai di fare al momento del massimo impatto delle rivelazioni via Wikileaks, nel 2010, quando moltissimi cablogrammi diplomatici americani divennero improvvisamente di pubblico dominio. In quella occasione pensai che «deve valere una premessa: non ci &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/panama-papers-segreti-manipolati.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1440" height="907" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/04/panama_papers_iceland_rtr_img.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/04/panama_papers_iceland_rtr_img.jpg 1440w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/04/panama_papers_iceland_rtr_img-300x189.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/04/panama_papers_iceland_rtr_img-768x484.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/04/panama_papers_iceland_rtr_img-1024x645.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1440px) 100vw, 1440px" /></p><p>La diffusione della mega-soffiata sulle ricchezze offshore, già confezionata con il nome di ‘<strong>Panama Papers</strong>’,va osservata con criteri distaccati, come tentai di fare <a href="http://megachip.globalist.it/Detail_News_Display?ID=61976&amp;typeb=0&amp;i-quattro-imprinting-di-wikileaks" target="_blank">al momento del massimo impatto delle rivelazioni via Wikileaks</a>, nel 2010, quando moltissimi cablogrammi diplomatici americani divennero improvvisamente di pubblico dominio. In quella occasione pensai che «deve valere una premessa: non ci sono individui, e neanche organizzazioni, che siano in grado di leggere 250mila documenti in breve tempo. Quindi ci arriva solo un flusso filtrato di documenti. E chi lo filtra, per ora, è la vecchia fabbrica dei media tradizionali». Oggi, che i documenti trapelati sono 11 milioni e mezzo, una cinquantina di volte di più di allora, il discorso vale ancora di più. Dunque dobbiamo capire quali fonti producono i materiali, chi li studia e filtra, chi li diffonde e rifiltra, con quale parabola mediatica alla fine arrivano a tutti noi.Nel caso dei Panama Papers, nessuno di noi conosce i primi manipolatori delle fonti.Sappiamo solo che, oltre un anno fa, una manina ha sottratto un enorme fascicolo digitale custodito dallo studio legale panamense<strong> Mossack Fonseca</strong>, una di quelle officine tropicali degli affari segreti che armonizzano le alchimie fiscali del capitalismo finanziario globalizzato. Il portafoglio panamense è una piccolissima frazione degli affari planetari, però ritagliata con particolare cura in modo da non ricomprendere i grandi padroni americani. Fra i documenti scoperchiati, infatti, sono ricostruiti i giochi finanziari di nemici e amici dell’<strong>America</strong>, ma non degli americani. Molti commentatori sono concordi: si tratta di un’anomalia ma non si tratta di un caso, se gli americani stanno fuori dal mirino.La manina, che rimane segreta e non chiede un dollaro in cambio, affida tutto alla redazione di <i>Süddeutsche Zeitung</i>, quotidiano di Monaco di Baviera edito da una casa editrice legata alle principali conglomerate editoriali tedesche. Il materiale, tuttavia, è troppo voluminoso anche per un grande giornale. I redattori ricorrono perciò all’<strong><a href="http://www.icij.org/" target="_blank">International Consortium of Investigative Journalists (ICIJ)</a></strong>, una rete che mette insieme 190 giornalisti di oltre 65 Paesi, ed è l’emanazione internazionale di un’organizzazione basata negli Stati Uniti d’America, il<a href="https://www.publicintegrity.org/" target="_blank">Center for Public Integrity</a>, che vanta <a href="https://www.publicintegrity.org/about/our-work/supporters" target="_blank">tra i suoi finanziatori</a> le principali fondazioni delle grandi famiglie capitalistiche americane, compresi i <strong>Rockefeller</strong>, i Rothschild, la <strong>Open Society di Soros</strong>, e altri super-filantropi di peso paragonabile. Il consorzio dei giornalisti investigativi è insomma alimentato dal cupolone dei padroni universali, gli stessi che i Papers non nominano, i medesimi che guidano affari opachi e speculazioni su una scala enormemente maggiore rispetto a quanto emerso dalle carte panamensi.Come mai un cenacolo di straricchi capaci di muovere vagonate di miliardi con un solo clic, senza battere ciglio si mette a finanziare proprio i giornalisti che quasi ogni anno tirano fuori grosse inchieste contro i paradisi fiscali? Anche qui: si tratta di un’anomalia, ma è improbabile che si tratti di un caso.I meno distratti sanno che attualmente con il <strong>TTIP</strong> e altri trattati più o meno segreti si sta ridisegnando lo spazio euroatlantico a guida statunitense in modo da ricompattare il blocco capitalista più legato a Washington intorno a una sorta di “NATO economica”. Ebbene, nel 2009-2010, il presidente Barack Obama aveva composto un collegio di consiglieri economici presieduto dalla storica Christina Romer, una professoressa che aveva studiato a menadito la Grande Depressione degli anni trenta. Secondo la Romer l’unico modo per risolvere strutturalmente la crisi finanziaria con epicentro negli Stati Uniti stava nel determinare un trasferimento di capitali europei verso Wall Street. Da allora, da Washington si sono moltiplicate le iniziative per far chiudere il maggior numero possibile di paradisi fiscali non anglo-sassoni, troppo concorrenziali E una parte dei giochi ha reso meno forte l’euro. È un’angolazione diversa per osservare le fughe di notizie di questi anni: la crisi di Cipro, gli scandali vaticani, l’attacco al santuario bancario svizzero, ecc. Naturalmente queste ondate di scandali, creando panico, si riverberavano negativamente anche sulla finanza anglosassone, per via delle tante interconnessioni. Ma nell’insieme, quella rimane più protetta dalle regole e dai rapporti di forza nelle istituzioni finanziarie internazionali che essa stessa ha creato e quindi resiste all’urto. Come la chemioterapia, che ambisce a sopportare il veleno che uccide molte cellule funzionali al proprio organismo purché uccida tutte le cellule “disfunzionali” del tumore, allo stesso modo i poli della finanza anglosassone vedono ridursi o perfino scomparire i poli concorrenti, al prezzo di un certo caos sistemico.Malgrado ciò, i capitalisti in cerca di investimenti stabili e sicuri non hanno ancora trovato né così allettante né così facile trasferire i loro soldi in USA, di cui – nonostante tutto – avvertono gli scricchiolii.Quel sistema che grossolanamente chiamiamo NATO economica spianerà la strada. Se va in porto, gli USA si salvano attirando i capitali europei, a spese di interi popoli, ai quali andranno resi difficili gli affari con paesi fuori da quel giro, anche se più convenienti e più complementari. Magari con uno strumento micidiale: le sanzioni.Ebbene, la questione delle sanzioni è un punto particolarmente illuminante, che spiega bene dentro quali paletti potesse muoversi l’inchiesta. Nel <a href="http://panamapapers.sueddeutsche.de/articles/56febff0a1bb8d3c3495adf4/" target="_blank">documento di presentazione dei Panama Papers</a> pubblicato dalla <i>Süddeutsche Zeitung</i>, infatti si spiega che la specializzazione primaria della Mossack Fonseca, oltre al riciclaggio e l’evasione fiscale, riguardava «attività imprenditoriali che potenzialmente violano delle sanzioni».Rockefeller non ha bisogno di questi schemi, mentre è più probabile che li abbiano dovuti usare le classi dirigenti russe, soggette a un drastico sistema di sanzioni, per riuscire a interagire faticosamente con il resto del mondo in questi anni. E così hanno fatto altri dirigenti di altri paesi soggetti a sanzioni.I giornalisti dell’ICIJ, collegati alle principali testate dell’Occidente – che possiamo considerare come altrettanti organi ufficiosi della NATO – non si sono posti il problema. Il contesto sanzioni, nella vulgata dei giornali, cede il passo al contesto corruzione/evasione. E mentre il contesto sanzioni spiegherebbe bene la scoperta dell’acqua calda, che cioè i grandi giri di denaro in Russia non li fanno i nemici di<strong> Putin</strong>, il contesto corruzione/evasione è inadatto a spiegare il ruolo di Putin. Ma gli organi della NATO preferiscono quello, e riprendono allora tutto il set di interpretazioni che hanno già usato altre volte. A Putin non è riconducibile direttamente nessuno degli schemi finanziari analizzati, ma il suo ritratto deve aprire la notizia, e mangiarsela. Esattamente come quando era esploso lo scandalo doping: riguardava atleti di decine di nazioni, ma <i>la Repubblica</i> faceva il titolone in prima sul surreale “doping di Putin”.In <strong>Regno Unito</strong> il primo giorno hanno fatto di peggio. Nonostante fosse direttamente coinvolto il padre del premier Cameron, il tanto decantato giornalismo britannico è stato zitto, per fare invece a gara, anche lì, a chi metteva la foto più grande di Vladimir il Cattivo.Eppure ci sarebbe da dire anche su questa tegola per il primo ministro britannico. Nonostante lo storico allineamento di Londra con Washington, recentemente ci sono state moltissime correnti di attrazione economica e finanziaria fra Londra e Pechino. La stessa grande soffiata, pur chiamandosi Panama, riguarda in buona parte affari che si concludono nella City londinese. Ne risulta un bel calcione a eventuali velleità britanniche, così come lo scandalo Volkswagen risultava essere un bel calcione alle velleità germaniche e la supermulta alla banca BNP Paribas era bel calcione alle velleità francesi. Seguono attentati.Recentemente Sergey Glazyev, un economista molto ascoltato da Putin, ha parlato di “<strong>guerra ibrida</strong>” per definire le complesse mosse non strettamente militari degli USA contro il “nemico” russo. Possiamo estendere la definizione anche ad altri casi: la “guerra ibrida” viene mossa anche contro gli “amici”. Magari via Panama, ma con il portafoglio ben radicato e protetto a Washington.E con infiniti strati di copertura che rendano irriconoscibile la guerra e facciano credere che esista il giornalismo investigativo con il guinzaglio lungo.</p>
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		<title>Yemen, strage saudita al mercato</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/yemen-sauditi-fanno-strage-al-mercato.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[eldoleo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 16 Mar 2016 09:05:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="999" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/03/OLYCOM_20160315025203_18131325.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/03/OLYCOM_20160315025203_18131325.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/03/OLYCOM_20160315025203_18131325-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/03/OLYCOM_20160315025203_18131325-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/03/OLYCOM_20160315025203_18131325-1024x682.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Il bilancio dell&#8217;ultimo pesante raid aereo dell&#8217;Arabia Saudita in Yemen si fa sempre più grave. I missili caduti proprio nell&#8217;ora di punta nel mercato di Mostaba, il più importante nella regione di Hajja, hanno ucciso almeno 107 civili e causato decine di feriti, in un&#8217;area lontana da obiettivi militari. Le immagini dello strazio sono state &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/yemen-sauditi-fanno-strage-al-mercato.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="999" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/03/OLYCOM_20160315025203_18131325.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/03/OLYCOM_20160315025203_18131325.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/03/OLYCOM_20160315025203_18131325-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/03/OLYCOM_20160315025203_18131325-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/03/OLYCOM_20160315025203_18131325-1024x682.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>Il bilancio dell&#8217;ultimo pesante raid aereo dell&#8217;<strong>Arabia Saudita</strong> in <strong>Yemen</strong> si fa sempre più grave. I missili caduti proprio nell&#8217;ora di punta nel mercato di Mostaba, il più importante nella regione di Hajja, hanno ucciso almeno 107 civili e causato decine di feriti, in un&#8217;area lontana da obiettivi militari. Le immagini dello strazio sono state riprese <a href="http://www.almasirah.net/%D9%86%D8%AD%D9%88-120-%D8%B4%D9%87%D9%8A%D8%AF%D8%A7-%D9%88%D8%AC%D8%B1%D9%8A%D8%AD%D8%A7-%D9%81%D9%8A-%D8%A7%D8%B3%D8%AA%D9%87%D8%AF%D8%A7%D9%81-%D8%A7%D9%84%D8%B9%D8%AF%D9%88%D8%A7%D9%86-%D9%84/">da Al-Masirah, la TV vicina al movimento sciita degli Houthi</a>. Si tratta di immagini cruente che possono urtare profondamente molte sensibilità.</p>
<p>Per chi non le vedrà, basti sapere che fra i<strong> cadaveri carbonizzati</strong> ci sono anche tanti <strong>bambini</strong>, una fiumana di garzoni che si guadagnavano il pane con piccole commissioni nel grande mercato, ora in macerie.</p>
<p>Quando si superano i cento morti, la notizia riesce ad affacciarsi in qualche taglio basso dei giornali nostrani, ormai diluita e anestetizzata. Nessuno dice <em>&#8220;Je suis Yemen&#8221;</em>, stavolta. Ma per gli yemeniti, invasi e bombardati dalle forze armate della coalizione dei sauditi e dei loro stati clienti vicini, è stata un&#8217;ordinaria giornata di guerra.</p>
<p>Gli aerei di Riad hanno lanciato nella sola giornata di martedì altri 11 attacchi contro il campo militare di Arkub, presso la capitale Sanaa, oltre ad altri bombardamenti su obiettivi non militari in altrettante aeree del paese. Va avanti così da un anno. Gli obiettivi colpiti sono soprattutto civili: infrastrutture e case. Al Masirah conta che dall&#8217;inizio della guerra sono stati <strong>distrutti 353 mercati e complessi commerciali</strong>. Si aggiungono alla sistematica distruzione della rete idrica, delle fabbriche, delle scuole.</p>
<p>Quelle saudite sembrano reazioni rabbiose e scomposte a una guerra che non riescono a vincere: nella stessa giornata, l&#8217;esercito yemenita e le forze dei comitati popolari hanno respinto l&#8217;ennesimo attacco lanciato da truppe mercenarie sotto il comando saudita nella zona di Taiz, nel Sud, infliggendo loro perdite pesanti. Altre perdite saudite nella città di al-Ghayl.</p>
<p>Per Riad, questa guerra è un buco nero che sta ingoiando il bilancio statale con un deficit da incubo senza che la dinastia ottenga alcun risultato. Per la popolazione yemenita è una carneficina e un disastro umanitario, tuttora dimenticato dal mondo. Dal marzo del 2015 ad oggi, l&#8217;aggressione saudita ha fallito il suo obiettivo principale: riportare al potere l&#8217;ex presidente e alleato, Abd Rabbuh Mansur Hadi. Ha intanto causato almeno 10mila morti e oltre un milione e mezzo di sfollati, senza che la resistenza si sia piegata.</p>
<p>In Siria i sei mesi di intervento russo (guidato da obiettivi definiti) hanno costruito le premesse per una soluzione politica al conflitto. In Yemen, invece, i dodici mesi di intervento saudita hanno aperto una voragine geopolitica in più, che si somma ai disastri combinati in Siria, in Iraq, in Libia, mentre persino il Libano <a href="http://megachip.globalist.it/Detail_News_Display?ID=125518&amp;typeb=0&amp;verso-una-nuova-guerra-in-libano">rischia ora di sprofondare in una nuova guerra civile</a>, sempre sotto l&#8217;urto delle manovre politiche e militari di Riad, la capitale dell'&#8221;Isis che ce l&#8217;ha fatta&#8221;.</p>
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		<title>Yemen, ancora un disastro per mano saudita</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/yemen-ancora-un-disastro-per-mano-saudita.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 17 Feb 2016 14:24:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[houthi]]></category>
		<category><![CDATA[Isis (Stato islamico)]]></category>
		<category><![CDATA[Riad]]></category>
		<category><![CDATA[Sciiti]]></category>
		<category><![CDATA[Sunniti]]></category>
		<category><![CDATA[War]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1275" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/02/yemen-ridotto.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/02/yemen-ridotto.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/02/yemen-ridotto-300x199.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/02/yemen-ridotto-768x510.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/02/yemen-ridotto-1024x680.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il mattatoio siriano, malgrado mille voci troppo manipolate, riesce a fare notizia. Ma c&#8217;è un altro mattatoio, lo Yemen, dove ugualmente è in corso una guerra totale, che non arriva ai nostri schermi.  Eppure le notizie ci sono. Ci sono i morti e i feriti. Ci sono le immagini, tante e nitide, che potrebbero raccontare &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/yemen-ancora-un-disastro-per-mano-saudita.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1275" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/02/yemen-ridotto.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/02/yemen-ridotto.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/02/yemen-ridotto-300x199.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/02/yemen-ridotto-768x510.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/02/yemen-ridotto-1024x680.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Il mattatoio siriano, malgrado mille voci troppo manipolate, riesce a fare notizia. Ma c&#8217;è un altro mattatoio, lo <strong><a style="color: #0000ff" href="https://www.google.it/maps/place/Yemen/@15.3699599,39.1366334,5z/data=!3m1!4b1!4m2!3m1!1s0x1603dbac7c34bc5f:0x92f129377eae77ae" target="_blank">Yemen</a></strong>, dove ugualmente è in corso una <strong>guerra totale</strong>, che non arriva ai nostri schermi.  Eppure le notizie ci sono. Ci sono i morti e i feriti. Ci sono le immagini, tante e nitide, che potrebbero raccontare bene le loro storie. <a href="http://www.almasirah.net/" target="_blank">Il direttore della tv yemenita </a><strong>Al-Masirah</strong>, con ragione, rimprovera noi dell&#8217;Ovest: &#8220;<strong>Dove siete?</strong>&#8220;.Da settembre scorso una coalizione guidata dall&#8217;<strong>Arabia Saudita</strong> conduce una terribile aggressione ai danni di questo paese di 25 milioni di abitanti, con un bombardamento continuo e indiscriminato. La coalizione comprende anche i paesi del CCG (Consiglio di Cooperazione del Golfo) ossia <strong>Arabia Saudita</strong>, <strong>Bahrein</strong>, <strong>Emirati Arabi Uniti</strong>, <strong>Kuwait</strong>, <strong>Oman</strong> e <strong>Qatar</strong>, con altre truppe di paesi clienti dei sauditi e con il beneplacito degli <strong>Stati Uniti</strong>.Dopo neanche un anno, il bilancio di questa guerra assurda, scatenata contro uno dei paesi arabi più poveri, è già terribile, prima di tutto dal punto di vista umanitario: <strong>10mila morti</strong>, di cui 2.200 bambini e 1.900 donne, decine di migliaia di feriti e mutilati. Inoltre, ci sono <strong>un milione e mezzo di sfollati</strong> e mezzo milione di case danneggiate. I bombardamenti non risparmiano nulla: totalmente o parzialmente distrutte 680 moschee (alcune antichissime), 258 strutture sanitarie, 669 tra scuole e istituti.In termini di infrastrutture, gli attacchi della coalizione saudita hanno colpito: 19 aeroporti, 10 porti, 512 ponti, 125 centrali elettriche, 167 stazioni di comunicazione,164 reti idrauliche. <strong>Oltre dieci milioni di persone non hanno più l&#8217;acqua</strong>. La vecchia manovalanza di <strong>al-Qa&#8217;ida</strong> fa l&#8217;ennesimo favore ai sauditi, che li proteggono, terrorizzando intere città e regioni. Come se non bastasse, imperversa anche l&#8217;<strong>Isis</strong>, che prospera nel caos irradiato da Riad, fino a sfuggire al controllo degli aspiranti stregoni e affacciarsi così sulla porta del Mar Rosso, lungo le rotte mercantili più importanti.Nessuna meraviglia dunque se il Paese risulta paralizzato. Tanto più perché anche le attività economiche sono sistematicamente bombardate. Case, botteghe, officine, mezzi di trasporto, sono tempestati di <strong>bombe a grappolo</strong> vietate dagli accordi internazionali, ma non dalle convenienze commerciali e geopolitiche. Sono affari d&#8217;oro per la <strong>Textron</strong>, una multinazionale con sede a Providence (Usa) che produce le micidiali CBU-105, presentate alla clientela in un video promozionale con tanto di musichetta.<style>.embed-container{position:relative;padding-bottom:56.25%;height:0;overflow:hidden;max-width:100%}.embed-container iframe,.embed-container object,.embed-container embed{position:absolute;top:0;left:0;width:100%;height:100%}</style><div class="embed-container"><iframe src="https://www.youtube.com/embed/9HkauuIyDsM" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></div>Nel video le sub-munizioni che si separano dall&#8217;ordigno principale vanno a colpire ordinatamente un carro armato per ciascuna. Nel mondo reale, cioè in Yemen,<strong> le munizioni a grappolo cadono invece su quartieri densamente popolati</strong>. Nessun problema per la Textron. Ma gli affari sono affari anche per una fabbrica localizzata a Domusnovas, in Sardegna, dove la Rwm Italia sforna giorno e notte enormi carichi di bombe destinate a colpire lo Yemen, dopo un viaggio per nave o spesso per aereo cargo: questo quando i sauditi hanno fretta.<a href="http://megachip.globalist.it/Detail_News_Display?ID=124683&amp;typeb=0&amp;l-italia-invia-bombe-in-arabia-saudita-con-l-avallo-del-governo" target="_blank"> Nessun problema nemmeno per la ministra della Difesa, <strong>Roberta Pinotti</strong></a>. Basterebbe unire i puntini che tratteggiano un unico disegno, che connette le bombe che produciamo con i crateri prodotti da quelle bombe. Un disegno che poi prosegue con le masse delle persone in fuga da quei crateri, fino a riversarsi su paesi vicini e lontani.Il tutto il mondo arabo movimenti politici e associazioni umanitarie esprimono la loro condanna e preoccupazione per l’aggressione di Riad. Come se non fossero sufficienti le sofferenze di un popolo colpito con tanta furia omicida, ora rischiano di saltare tutti gli equilibri delicati di un paese già di per sé difficile, che diventa l&#8217;ennesimo nuovo affluente del grande fiume dei rifugiati.Ne parliamo con il direttore della tv <a href="http://www.almasirah.net/" target="_blank">Al-Masirah</a>, forse l&#8217;unica televisione oggi in grado di trasmettere immagini dallo Yemen al mondo. Si tratta di <strong>Ibrahim Mohammad al-Douleimi</strong>. Oltre a dirigere la tv, fa anche fa parte del Movimento sciita <strong>Huthi</strong>, ossia <strong>Ansar Allah</strong>, che difende il territorio yemenita assieme all’Esercito rimasto fedele al Presidente Saleh, tutti nemici acerrimi dell&#8217;Isis, di al-Qa&#8217;ida e dei piranhas di Casa Saud. Come in tutte le guerre del mondo, anche gli Huthi stanno dentro il quadro delle violenze belliche e dei calcoli di un conflitto spietato, ma Al-Douleimi ci ricorda con forza il contesto più importante, al momento: adesso è in corso un&#8217;aggressione internazionale straniera e il suo popolo è la parte oppressa che resiste.Il giovane direttore della tv comincia inviando un messaggio accorato all’opinione pubblica europea che fin qui non ha visto sui propri schermi neanche una delle tante vittime dello Yemen. Al-Douleimi si rivolge in particolare ai giornalisti: &#8220;La pace sia con voi. In veste di vostro collega e giornalista faccio un appello a tutti i<strong> giornalisti liberi nel mondo</strong>, a tutte le organizzazioni dei diritti umani. Voglio chiedervi dove siete, ora, di fronte a quel che succede nello Yemen da 11 mesi in qua, da quando una guerra saudita e americana è stata scatenata contro il nostro Paese.<strong> Dove siete? Non sentiamo la vostra voce</strong>. Non vediamo nessun giornalista presente nella nostra terra bruciata. Esiste un vero e proprio progetto criminale, uccidono donne e bambini, vengono utilizzati i bombardamenti più moderni, armi proibite, che viaggiano dai vostri aeroporti fino alle basi saudite. Dobbiamo continuare a morire? Dov&#8217;è l’opinione pubblica? <strong>Dove sono i giornalisti liberi?</strong> Lo Yemen vi aspetta, noi vi aspettiamo&#8221;.<div class="embed-container"><iframe src="https://www.youtube.com/embed/XG5YWGfEgPc" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></div>Mentre guardiamo insieme le atroci immagini in esclusiva dei combattimenti in Yemen e delle vittime, chiediamo ad Al-Douleimi di approfondire le spiegazioni di questa guerra così importante eppure sconosciuta in Occidente.<strong>Come si può spiegare ciò che sta succedendo nello Yemen? Cosa ha spinto l’Arabia Saudita ad aggredire il vostro Paese?</strong>L’aggressione è stata una risposta alla volontà dello Yemen e del suo popolo di mettere fine nel 2015 all’egemonia saudita sul Paese e la sua scelta di stabilire rapporti indipendenti con i vicini. Noi per lungo tempo abbiamo sofferto la sottomissione all’egemonia saudita. Gli yemeniti sono stati privati dalla loro indipendenza e la loro sovranità sul loro territorio. Lo Yemen, malgrado la sua ricchezza, è rimasto un Paese arretrato legato alla volontà dominante della dinastia saudita. I sauditi sono intervenuti dopo una rivolta popolare che ha prodotto un clima nuovo di libertà e indipendenza. Contro la volontà del popolo yemenita è stata organizzata questa guerra distruttiva.<strong>Esiste un vero oscuramento sulla situazione nello Yemen, i giornalisti non riescono arrivare a Sanaa per riferire quel che possono vedere. Eppure ci informano che l’Arabia Saudita vuole addirittura inviare già adesso le sue truppe in Siria. C&#8217;è da chiedersi: se ora Riad ha la forza per inviare truppe in Siria, ha forse già vinto in Yemen?</strong>Di fronte al fallimento della politica regionale saudita possiamo aspettarci di tutto: i governanti sauditi sono infuriati, per niente lucidi, e possono commettere qualsiasi atto di stupidità. Purtroppo tutto può succedere di fronte al Caos totale, all’assenza delle Nazioni Unite che non si assumono le proprie responsabilità. L’odio saudita verso gli altri può spingere la monarchia a commettere ulteriori atti criminali, violando il diritto internazionale. Quel che sta succedendo nello Yemen in questo momento non è che un &#8220;esperimento&#8221; dei sauditi in un solo paese che vogliono ben presto estendere e generalizzare nella regione, in Iraq, in Siria o altrove. Quelli di Casa Saud possono collaborare con qualunque Stato per realizzare i loro obiettivi, perfino con la Turchia, Israele o altri Stati che condividano la loro visione. È vergognoso, di fronte all’aggressione e al disastro umanitario all’assedio del Paese, che ci sia un vero e proprio black-out dei mezzi di informazione. Anche i giornalisti che vogliono andare nello Yemen non possono farlo. I sauditi non vogliono testimoni. Tutti gli aerei diretti a Sanaa devono atterrare in un aeroporto saudita e i giornalisti tornano indietro.<strong>I sauditi hanno raggiunto i loro obiettivi nello Yemen?</strong>Sono riusciti distruggere le infrastrutture, sono riusciti ad aiutare l’Isis e al-Qa&#8217;ida ad entrare in importanti città nelle provincie del Sud. I bombardamenti dell’Arabia Saudita ci hanno costretto ad abbandonarle mentre al-Qa&#8217;ida avanzava nel Sud, anche ad Aden. Sono riusciti a distruggere lo Yemen ma hanno fallito perché non sono riusciti a far inginocchiare gli yemeniti, che combattono perfino all’interno delle Province saudite. L’Arabia Saudita dopo mesi di bombardamenti non riesce ad affermarsi come una potenza regionale e raccoglie ogni giorno nuove sconfitte.Vedremo se lo stesso accadrà in Siria, dove i sauditi hanno detto di volersi impegnare con &#8220;decisione irrevocabile&#8221;, nel momento in cui i loro combattenti per procura, i tagliagole inquadrati nelle tante formazioni salafite, sono vicini a perdere la guerra per effetto dell&#8217;<strong>intervento russo</strong>. Un intervento diretto di Riad in Siria (magari assieme alla Turchia) introdurrebbe variabili molto più pericolose. L'&#8221;esperimento&#8221; yemenita non depone a favore di Riad, che non coltiva alcun senso della misura, aggiungendo disastri a disastri.Diventa urgente, qui in Europa, capire subito chi sono gli attori di un&#8217;<strong>unica grande catena di guerre</strong>, quali sono gli anelli dimenticati della catena, come lo Yemen e altri paesi, chi sono i nemici e chi invece sono i potenziali alleati. Scopriremo che questi potenziali alleati sono numerosi anche presso quelli con cui l&#8217;Occidente non ha familiarità.<em>Con la collaborazione di Talal Khrais da Beirut</em></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/yemen-ancora-un-disastro-per-mano-saudita.html">Yemen, ancora un disastro per mano saudita</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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