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	<title>Pietro Emanueli Archives - InsideOver</title>
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	<title>Pietro Emanueli Archives - InsideOver</title>
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	<item>
		<title>Il punto di vista dell&#8217;Azerbaigian sul Karabakh, parla Hajiyev</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/il-punto-di-vista-dellazerbaigian-sul-karabakh-parla-hajiyev.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Emanuel Pietrobon]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 29 Sep 2023 11:48:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1282" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/ilgiornale2_20230929134800336_a986f8bb57fdb53c79a7cccd25e8de50-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/ilgiornale2_20230929134800336_a986f8bb57fdb53c79a7cccd25e8de50-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/ilgiornale2_20230929134800336_a986f8bb57fdb53c79a7cccd25e8de50-scaled-600x401.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/ilgiornale2_20230929134800336_a986f8bb57fdb53c79a7cccd25e8de50-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/ilgiornale2_20230929134800336_a986f8bb57fdb53c79a7cccd25e8de50-1024x684.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/ilgiornale2_20230929134800336_a986f8bb57fdb53c79a7cccd25e8de50-768x513.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/ilgiornale2_20230929134800336_a986f8bb57fdb53c79a7cccd25e8de50-1536x1026.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/ilgiornale2_20230929134800336_a986f8bb57fdb53c79a7cccd25e8de50-2048x1367.jpg 2048w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>L'assistente del presidente azerbaigiano ha spiegato ai microfoni dei giornalisti belgi quella che è la visione di Baku per il Caucaso meridionale</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/il-punto-di-vista-dellazerbaigian-sul-karabakh-parla-hajiyev.html">Il punto di vista dell&#8217;Azerbaigian sul Karabakh, parla Hajiyev</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1282" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/ilgiornale2_20230929134800336_a986f8bb57fdb53c79a7cccd25e8de50-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/ilgiornale2_20230929134800336_a986f8bb57fdb53c79a7cccd25e8de50-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/ilgiornale2_20230929134800336_a986f8bb57fdb53c79a7cccd25e8de50-scaled-600x401.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/ilgiornale2_20230929134800336_a986f8bb57fdb53c79a7cccd25e8de50-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/ilgiornale2_20230929134800336_a986f8bb57fdb53c79a7cccd25e8de50-1024x684.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/ilgiornale2_20230929134800336_a986f8bb57fdb53c79a7cccd25e8de50-768x513.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/ilgiornale2_20230929134800336_a986f8bb57fdb53c79a7cccd25e8de50-1536x1026.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/ilgiornale2_20230929134800336_a986f8bb57fdb53c79a7cccd25e8de50-2048x1367.jpg 2048w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Con la fine della secolare contesa per il Karabakh, che è stata chiusa da una fulminea operazione dell&#8217;Azerbaigian tra il 19 e il 20 settembre, per il Caucaso meridionale potrebbe essere l&#8217;inizio di una nuova era.</p>



<p>Secondo<strong> Hikmat Hajiyev</strong>, l&#8217;assistente del presidente azerbaigiano, che si è recato a Bruxelles per un vertice sulle relazioni Armenia-Azerbaigian, il ritorno definitivo del Karabakh sotto la sovranità di Baku, e le potenziali ricadute di ciò per il processo di normalizzazione con Erevan, sarà suscettibile di catalizzare l&#8217;arrivo di prosperità, stabilità e sviluppo (per tutti) nella regione.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il vertice di Bruxelles</h2>



<p>La capitale del Belgio e il quartier generale dell&#8217;Unione Europea, Bruxelles, il 26 settembre ha ospitato un vertice sulla questione karabakha al quale hanno partecipato, tra gli altri, l&#8217;assistente alla presidenza dell&#8217;Azerbaigian, Hikmat Hajiyev, e Armen Grigoryan, il segretario del consiglio di sicurezza nazionale dell&#8217;Armenia.</p>



<p>Scrivere del vertice bruxellese è importante: è da quando è terminata l&#8217;operazione speciale di Baku nel Karabakh, territorio facente parte dell&#8217;Azerbaigian che per un trentennio è stato sotto il controllo di forze separatiste legate a Erevan, che in Europa si dibatte sul futuro dei residenti karabakhi e delle relazioni armeno-azerbaigiane.</p>



<p>Un buon punto di partenza per capire quello che si staglia all&#8217;orizzonte, anche in ragione del fatto che l&#8217;area è di interesse strategico per l&#8217;Unione Europea – sicurezza energetica –, potrebbe essere sicuramente l&#8217;analisi delle dichiarazioni di Hajiyev. </p>



<h2 class="wp-block-heading">I punti-chiave di Hajiyev</h2>



<p>Hajiyev, nel corso della conferenza stampa che ha fatto seguito all&#8217;incontro di Bruxelles, ha enfatizzato alcuni punti utili all&#8217;analisi delle dinamiche nel Caucaso meridionale e delle loro possibili evoluzioni. In primo luogo, il consigliere ha ricordato come la Transcaucasia sia &#8220;una regione caratterizzata da complessità geopolitica e storiche tensioni [&#8230;] un groviglio che l&#8217;ha resa un punto focale per l&#8217;attenzione internazionale&#8221;. In sintesi: giungere a una risoluzione delle problematiche che separano Baku ed Erevan non sarà né facile né veloce, anche per via dei fattori esogeni che influiscono sul loro rapporto.</p>



<p>L&#8217;Azerbaigian, nonostante la presenza di dissapori e di tentativi di strumentalizzazione, sarà comunque impegnato nella promozione di &#8220;pace e stabilità nel Caucaso meridionale&#8221;. Prova di ciò, secondo Hajiyev, è il fatto che Baku abbia tentato di risolvere la questione karabakha con mezzi pacifici e diplomatici per molto tempo, fino alla guerra del 2020.</p>



<p>Un prolungamento del conflitto non è nell&#8217;interesse dell&#8217;Azerbaigian, che, anzi, come ha ribadito Hajiyev, riconosce come la stabilità regionale condizioni anche le relazioni con l&#8217;Unione Europea, con la quale gli azerbaigiani cercano &#8220;legami più stretti, in particolare in energia e trasporti&#8221;. Per lo stesso motivo, ovvero la stabilità regionale, Hajiyev ha spiegato che l&#8217;Azerbaigian auspica &#8220;un quadro per la sicurezza regionale più ampio [&#8230;] e cooperazione con tutti gli interessati per affrontare sfide comuni come terrorismo e crimine organizzato&#8221;.</p>



<p>Nella visione dell&#8217;Azerbaigian per il Caucaso meridionale, ha proseguito il consigliere, si trovano attenzione alle questioni umanitarie, che sono un modo &#8220;per dimostrare impegno ai sensi della riconciliazione e della ricostruzione nella regione&#8221;, allo sviluppo economico intraregionale, che permetterebbe di fare della Transcaucasia &#8220;un hub economico [&#8230;] per connettività, commercio e investimenti&#8221;.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/il-punto-di-vista-dellazerbaigian-sul-karabakh-parla-hajiyev.html">Il punto di vista dell&#8217;Azerbaigian sul Karabakh, parla Hajiyev</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<item>
		<title>La questione dell&#8217;Azerbaigian occidentale, parla Aziz Alakbarov</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/la-questione-dellazerbaigian-occidentale-parla-aziz-alakbarov.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Emanuel Pietrobon]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 19 Sep 2023 17:45:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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<p>Abbiamo intervistato il presidente della Comunità dell'Azerbaigian occidentale, Aziz Alakbarov, per approfondire uno delle maggiori ragioni d'attrito tra Baku ed Erevan.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/la-questione-dellazerbaigian-occidentale-parla-aziz-alakbarov.html">La questione dell&#8217;Azerbaigian occidentale, parla Aziz Alakbarov</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1196" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/ilgiornale2_20230919194356232_c87bdd364f28bcd316b0d0fbbdbeca74-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/ilgiornale2_20230919194356232_c87bdd364f28bcd316b0d0fbbdbeca74-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/ilgiornale2_20230919194356232_c87bdd364f28bcd316b0d0fbbdbeca74-scaled-600x374.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/ilgiornale2_20230919194356232_c87bdd364f28bcd316b0d0fbbdbeca74-300x187.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/ilgiornale2_20230919194356232_c87bdd364f28bcd316b0d0fbbdbeca74-1024x638.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/ilgiornale2_20230919194356232_c87bdd364f28bcd316b0d0fbbdbeca74-768x479.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/ilgiornale2_20230919194356232_c87bdd364f28bcd316b0d0fbbdbeca74-1536x957.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/ilgiornale2_20230919194356232_c87bdd364f28bcd316b0d0fbbdbeca74-2048x1276.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il Caucaso meridionale sta vivendo un momento di <em>revival </em>geopolitico. Conflitti regionali, competizione tra grandi potenze e sviluppi energetici stanno incoraggiando un numero crescente di politici e politologi ad approfondire la loro conoscenze in merito a questa regione strategica.</p>



<p>Quando si parla di geopolitica della Transcaucasia, la <strong>questione karabakha</strong> è indubbiamente il tema scottante per eccellenza. Due guerre sono state combattute per il Karabakh dagli anni Novanta ad oggi e un&#8217;operazione militare speciale azerbaigiana per riconquistare gli ultimi territori controllati dai separatisti è iniziata il 19 settembre.</p>



<p>InsideOver ha parlato con <strong>Aziz Alakbarov</strong>, presidente della Comunità dell&#8217;Azerbaigian occidentale, per comprendere meglio le origini e le ragioni dei disaccordi tra Erevan e Baku, in particolare la questione dei cosiddetti &#8220;azerbaigiani occidentali&#8221;.</p>



<p><strong>Dottor Alakbarov, lei è il presidente della Comunità dell&#8217;Azerbaigian occidentale. Potrebbe spiegare ai nostri lettori e al pubblico italiano di che cosa si occupa questa Comunità e chi sono i suoi membri?</strong></p>



<p>La Comunità dell&#8217;Azerbaigian occidentale è un&#8217;organizzazione che rappresenta gli azerbaigiani che furono espulsi con la forza dall&#8217;Armenia. È stata fondata nel 1989 ed è da allora che difende i diritti di queste persone, con un focus primario sul loro diritto al ritorno nelle loro terre ancestrali corrispondenti all&#8217;odierna Armenia.</p>



<p><strong>Gli azerbaigiani arrivarono a costituire il 10% della popolazione totale dell&#8217;Armenia tra gli anni Cinquanta e gli anni Ottanta, ossia più di 250mila persone. Oggi, però, gli azerbaigiani d&#8217;Armenia sono virtualmente inesistenti. Che cosa chiedono gli azerbaigiani occidentali?</strong></p>



<p>Ha ragione a sottolineare quanto fosse significativa la presenza degli azerbaigiani in Armenia prima che venissero espulsi. Ma, in realtà, le percentuali furono anche più elevate in epoche precedenti.</p>



<p>La pulizia etnica consumata ai danni degli azerbaigiani fu, nella maggioranza dei casi, portata avanti da organi statali attraverso azioni violente e genocidiarie, massacri, crimini contro l&#8217;umanità e grandi violazioni dei diritti umani. Un processo che fu particolarmente violento e crudele nel 1905-06, nel 1918-21, nel 1948-53 e nel 1987-91.</p>



<p>Il patrimonio culturale e storico degli azerbaigiani in Armenia, includente moschee e tombe, è stato ampiamente distrutto, i toponimi sono stati modificati e nei loro confronti è stato operato un razzismo sistemico.</p>



<p>Noi non accettiamo l&#8217;ingiustizia commessa contro di noi, rifiutiamo le sue conseguenze, e aspiriamo al ritorno nelle nostre case in Armenia in sicurezza e con dignità, chiedendo che i nostri diritti individuali e collettivi vengano garantiti anche dopo l&#8217;avvenuto ritorno, sulla base del diritto al ritorno sancito dalla Dichiarazione universale dei diritti umani, dalla Convenzione internazionale sui diritti civili e politici e da altri importanti atti internazionali.</p>



<p><strong>Come pensate di conseguire i vostri obiettivi?</strong></p>



<p>Abbiamo un&#8217;agenda squisitamente pacifica. Abbiamo raggiunto la comunità internazionale, società civili e governi interessati. Abbiamo redatto il &#8220;Concetto per garantire il ritorno dignitoso, sicuro e pacifico degli azerbaigiani espulsi dall&#8217;Armenia&#8221;, che è stato pubblicato come documento ufficiale dal Consiglio di sicurezza e dall&#8217;Assemblea generale delle Nazioni Unite. Abbiamo chiesto a queste ultime e alle sue organizzazioni speciali, in particolare l&#8217;Unesco, di aiutarci a trasporre in realtà il nostro inalienabile diritto al ritorno, anche inviando missioni in Armenia per assistere tale processo.</p>



<p>Il dialogo con l&#8217;Alto commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani e coi titolari delle procedure speciali e l&#8217;interazione col Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite e con altri corpi costituiscono una dimensione rilevante della nostra agenda basata sui diritti umani. Abbiamo anche intavolato un dialogo con le ong leader nel campo dei diritti umani, come Human Rights Watch e Amnesty International, cercando il loro supporto alla nostra causa.</p>



<p>Il dialogo con l&#8217;Armenia riveste certamente un aspetto fondamentale nel quadro dei nostri sforzi di risolvere pacificamente la questione del nostro ritorno. Pur riconoscendo la storia dolorosa che permane nella nostra memoria collettiva, crediamo fermamente che il percorso verso la pace e il progresso necessiti dialogo e riconciliazione. Siamo pronti a coesistere pacificamente con l&#8217;Armenia una volta che sarà avvenuto il nostro ritorno nelle nostre terre ancestrali.</p>



<p>È con questo spirito di comprensione e con questo impegno inequivocabile nei confronti del diritto internazionale, in particolare il principio del rispetto dell&#8217;integrità territoriale degli stati, che abbiamo esteso un&#8217;offerta di dialogo al governo armeno. Ma, sfortunatamente, la nostra chiamata non ha ricevuto risposta. Non è saggio da parte del governo armeno ignorare un’offerta di dialogo, in special modo se si considera che proviene da una comunità i cui diritti sono stati massicciamente violati dalle azioni dell’Armenia.</p>



<p>Il continuo rifiuto dell&#8217;Armenia di ripristinare i nostri diritti è molto ipocrita, anche alla luce dei loro tentativi di posizionarsi come dei campioni di diritti umani speculando su quelli degli armeni etnici che oggi risiedono in Azerbaigian. Ciononostante, continuiamo a sperare nel prevalere della ragione e che il governo armeno si impegnerà in un dialogo costruttivo con noi.</p>



<p><strong>La questione degli azerbaigiani occidentali rientra nelle trattative di pace in corso tra Erevan e Baku?</strong></p>



<p>Crediamo fermamente che l&#8217;inserimento del diritto al ritorno degli azerbaigiani negli accordi di pace che devono siglare i due paesi sia essenziale per rendere tale pace duratura.</p>



<p>Abbiamo preso atto della dichiarazione del governo dell&#8217;Azerbaigian, secondo il quale la questione è stata sollevata durante le trattative di pace con l&#8217;Armenia, e siamo estremamente riconoscenti al presidente Ilham Aliyev per la posizione coerente e di principio avuta su questo argomento.</p>



<p><strong>Cosa possono fare paesi come l&#8217;Italia per sensibilizzare la comunità internazionale su queste vittime, spesso trascurate, della guerra del Karabakh?</strong></p>



<p>Consentire il ritorno sicuro e dignitoso degli azerbaigiani espulsi dall&#8217;Armenia contribuirebbe a difendere i diritti umani a livello globale. Inoltre, trattasi di una questione che ha rilevanza per il mantenimento della pace e della sicurezza internazionale. Riconoscere questi aspetti fondamentali è essenziale per galvanizzare l&#8217;attenzione internazionale su questo argomento.</p>



<p>Paesi come l&#8217;Italia possono aiutare ad aumentare la consapevolezza riguardo agli azerbaigiani espulsi dall&#8217;Armenia affrontando questo tema all&#8217;interno di organizzazioni internazionali che si occupano di diritti umani e di sicurezza internazionale. Inoltre, sollevare questo tema a livello bilaterale, con l&#8217;Armenia, può contribuire in maniera significativa a permettere un ritorno sicuro e dignitoso degli azerbaigiani espulsi.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/la-questione-dellazerbaigian-occidentale-parla-aziz-alakbarov.html">La questione dell&#8217;Azerbaigian occidentale, parla Aziz Alakbarov</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Karabakh, i perché dell&#8217;operazione di Baku</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/karabakh-i-perche-delloperazione-di-baku.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Emanuel Pietrobon]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 19 Sep 2023 17:35:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1440" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/AYquTI2Hk_qe0NhD4eJp_ANSA-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/AYquTI2Hk_qe0NhD4eJp_ANSA-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/AYquTI2Hk_qe0NhD4eJp_ANSA-scaled-600x450.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/AYquTI2Hk_qe0NhD4eJp_ANSA-300x225.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/AYquTI2Hk_qe0NhD4eJp_ANSA-1024x768.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/AYquTI2Hk_qe0NhD4eJp_ANSA-768x576.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/AYquTI2Hk_qe0NhD4eJp_ANSA-1536x1152.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/AYquTI2Hk_qe0NhD4eJp_ANSA-2048x1536.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Nel Karabakh è battaglia, ma non sarà guerra. Ecco cos'ha scatenato l'intervento militare di Baku e cosa potrebbe succedere.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1440" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/AYquTI2Hk_qe0NhD4eJp_ANSA-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/AYquTI2Hk_qe0NhD4eJp_ANSA-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/AYquTI2Hk_qe0NhD4eJp_ANSA-scaled-600x450.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/AYquTI2Hk_qe0NhD4eJp_ANSA-300x225.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/AYquTI2Hk_qe0NhD4eJp_ANSA-1024x768.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/AYquTI2Hk_qe0NhD4eJp_ANSA-768x576.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/AYquTI2Hk_qe0NhD4eJp_ANSA-1536x1152.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/AYquTI2Hk_qe0NhD4eJp_ANSA-2048x1536.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Nel primo pomeriggio del 19 settembre, a seguito di un doppio incidente che ha provocato la morte di sei cittadini azerbaigiani, Baku ha avviato un&#8217;operazione militare, ufficialmente a scopo antiterroristico, per neutralizzare le infrastrutture militari dei separatisti filoarmeni stanziati nel <strong>Karabakh</strong>.</p>



<p>L&#8217;operazione speciale delle forze armate azerbaigiane è la conclusione, per molti versi prevedibile e da altrettanti prevista, di una stagione contrassegnata da escalation lungo i punti di contatto che separano le porzioni di Karabakh sotto la sovranità di Baku e quelle sotto il controllo dei separatisti che hanno insediato il loro quartier generale a Stepanakert.</p>



<p>Rischi relativi all&#8217;allargamento dei combattimenti dall&#8217;entroterra azerbaigiano all&#8217;Armenia esistono, ma sono bassi, ed è <strong>improbabile </strong>che scoppi una terza guerra del Karabakh.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le origini dei combattimenti</h2>



<p>Nel primo pomeriggio del 19 settembre, dopo mesi di negoziati intervallati da tensioni, dietrofront, stalli e avanzamenti, le forze armate dell&#8217;Azerbaigian hanno iniziato un&#8217;operazione militare di natura antiterroristica nei territori del Karabakh che continuano a essere occupati dai separatisti filoarmeni. </p>



<p>A provocare l&#8217;avvio delle attività belliche, secondo la versione di Baku, è stata la morte di <strong>sei </strong>cittadini azerbaigiani nell&#8217;arco di poche ore, in due incidenti separati, entrambi avvenuti nel Xocavənd, coinvolgenti<strong> mine antiuomo</strong>.</p>



<p>I sei decessi, gli ultimi di una lunga scia di sangue che dal dopoguerra a oggi ha lasciato a terra <strong>253 persone </strong>– tutte decedute calpestando mine antiuomo piazzate dai separatisti sia nel passato più remoto, ad esempio durante la guerra degli anni Novanta, sia in tempi recenti –, hanno convinto la presidenza ad agire per evitare ulteriori morti innocenti.</p>



<p>Gli obiettivi dell&#8217;operazione, stando ai comunicati ufficiali prodotti dagli organi governativi di Baku, &#8220;sono esclusivamente le formazioni militari e le infrastrutture militari illegali&#8221; possedute dai separatisti filoarmeni nel Karabakh. Al fine di evitare il coinvolgimento di civili, che le forze armate azerbaigiane hanno avvertito preventivamente dell&#8217;inizio dell&#8217;operazione, Baku ha sottolineato che farà ricorso ad &#8220;armi ad alta precisione&#8221; per &#8220;incapacitare&#8221; le &#8220;strutture militari e gli assetti per il combattimento&#8221; nelle disponibilità dei separatisti.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Non sarà guerra</h2>



<p>L&#8217;Armenia ha negato di essere dietro la campagna di attacchi, così come ha negato di avere militari nel territorio karabakho, dichiarando sin dall&#8217;avvio dell&#8217;operazione dell&#8217;Azerbaigian di non avere intenzione di interferire.</p>



<p>Sebbene il rischio di un&#8217;estensione delle ostilità dal territorio azerbaigiano all&#8217;Armenia esista, perché il governo Pashinyan potrebbe avere ripensamenti sulla linea della non ingerenza, esso è relativamente basso. Non soltanto le forze armate armene non hanno le capacità di sostenere un conflitto convenzionale su larga scala con Baku, ma la fragile economia di Erevan non permette avventure belliche e i passi falsi di Pashinyan gli hanno alienato il consenso presso Mosca e all&#8217;interno dell&#8217;Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva.</p>



<p>A meno di sorprese, come un cambio di rotta imposto dalle ale gingoiste della Difesa, dal fattore opinione pubblica o da un colpo di stato, Erevan non dovrebbe entrare nello scontro tra Baku e le ultime fortezze del separatismo filoarmeno nel Karabakh. Facilitando il raggiungimento degli obiettivi militari dell&#8217;operazione lanciata dalla presidenza Aliyev e, forse, a meno di sorprese, favorendo il processo negoziale tra Erevan e Baku, il cui destino è sempre ruotato attorno al Karabakh. </p>
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		<title>Dmitrij Utkin, il leader fantasma del Gruppo Wagner</title>
		<link>https://it.insideover.com/schede/guerra/dmitrij-utkin-il-leader-fantasma-del-gruppo-wagner.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Emanuel Pietrobon]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 24 Aug 2023 14:12:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[gruppo Wagner]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1920" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/ilgiornale2_20230824161553796_24637138f5bc182b3c8fb72fc920f3e4-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/ilgiornale2_20230824161553796_24637138f5bc182b3c8fb72fc920f3e4-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/ilgiornale2_20230824161553796_24637138f5bc182b3c8fb72fc920f3e4-300x300.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/ilgiornale2_20230824161553796_24637138f5bc182b3c8fb72fc920f3e4-scaled-100x100.jpg 100w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/ilgiornale2_20230824161553796_24637138f5bc182b3c8fb72fc920f3e4-scaled-600x600.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/ilgiornale2_20230824161553796_24637138f5bc182b3c8fb72fc920f3e4-1024x1024.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/ilgiornale2_20230824161553796_24637138f5bc182b3c8fb72fc920f3e4-150x150.jpg 150w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/ilgiornale2_20230824161553796_24637138f5bc182b3c8fb72fc920f3e4-768x768.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/ilgiornale2_20230824161553796_24637138f5bc182b3c8fb72fc920f3e4-1536x1536.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/ilgiornale2_20230824161553796_24637138f5bc182b3c8fb72fc920f3e4-2048x2048.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Insieme a Evgenij Prigozhin, lo chef di Putin, Utkin sarebbe il comandante in capo del Gruppo Wagner. Ecco chi è</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1920" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/ilgiornale2_20230824161553796_24637138f5bc182b3c8fb72fc920f3e4-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/ilgiornale2_20230824161553796_24637138f5bc182b3c8fb72fc920f3e4-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/ilgiornale2_20230824161553796_24637138f5bc182b3c8fb72fc920f3e4-300x300.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/ilgiornale2_20230824161553796_24637138f5bc182b3c8fb72fc920f3e4-scaled-100x100.jpg 100w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/ilgiornale2_20230824161553796_24637138f5bc182b3c8fb72fc920f3e4-scaled-600x600.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/ilgiornale2_20230824161553796_24637138f5bc182b3c8fb72fc920f3e4-1024x1024.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/ilgiornale2_20230824161553796_24637138f5bc182b3c8fb72fc920f3e4-150x150.jpg 150w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/ilgiornale2_20230824161553796_24637138f5bc182b3c8fb72fc920f3e4-768x768.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/ilgiornale2_20230824161553796_24637138f5bc182b3c8fb72fc920f3e4-1536x1536.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/ilgiornale2_20230824161553796_24637138f5bc182b3c8fb72fc920f3e4-2048x2048.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Fu presente nei più importanti teatri di combattimento che hanno impegnato la <strong>Russia</strong> dal 2010 al 2023, dalla <strong>Siria</strong> al <strong>Donbass</strong>, ma nessuno era mai riuscito né a ferirlo né a catturarlo. Era un ex agente del servizio segreto delle forze armate che aveva preferito l&#8217;azione allo spionaggio, abbandonando una carriera promettente, e relativamente al riparo dal rischio di una morte in trincea, per combattere come paramilitare sul campo di battaglia.</p>
<p>Era un uomo d&#8217;azione, ricercato tanto dai rivali di Mosca quanto dai giornalisti che sognavano di fotografarlo. Ed era un personaggio schivo, sul cui conto circolavano più indiscrezioni che notizie fondate. Il suo nome era <strong>Dmitrij Utkin</strong>, co-fondatore e battezzatore del famigerato<a href="https://it.insideover.com/schede/guerra/gruppo-wagner.html"> Gruppo Wagner</a>, ed è morto insieme a <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/evgenij-prigozhin-lo-chef-di-putin-che-chef-non-e.html">Yevgeny Prigozhin</a> nello schianto aereo del 23 agosto 2023.</p>
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		<item>
		<title>Il punto di vista di Ilham Aliyev sul Karabakh</title>
		<link>https://it.insideover.com/senza-categoria/il-punto-di-vista-di-ilham-aliyev-sul-karabakh.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Emanuel Pietrobon]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 17 Aug 2023 14:38:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/02/12082528_large-1-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/02/12082528_large-1-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/02/12082528_large-1-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/02/12082528_large-1-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/02/12082528_large-1-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/02/12082528_large-1-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/02/12082528_large-1-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Euronews ha intervistato Ilham Aliyev, il presidente dell'Azerbaigian, col quale è stato discusso il suo punto di vista sul Karabakh.</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/02/12082528_large-1-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/02/12082528_large-1-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/02/12082528_large-1-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/02/12082528_large-1-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/02/12082528_large-1-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/02/12082528_large-1-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/02/12082528_large-1-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Euronews TV, il canale televisivo della piattaforma d&#8217;informazione paneuropea Euronews, ha inviato una troupe a Șușa per intervistare il presidente azerbaigiano Ilham Aliyev. </p>



<p>L&#8217;intervista è stata realizzata in un momento delicato per il Caucaso meridionale, che sta risentendo della guerra in Ucraina, e per le relazioni Armenia-Azerbaigian, esacerbate dalla questione del corridoio di Laçın e plasmate dai negoziati infiniti per un accordo di pace. È stata un&#8217;occasione per capire quello che è il punto di vista di Baku su uno dei temi più scottanti per la sicurezza regionale: <strong>il Karabakh</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La pace che tarda ad arrivare</h2>



<p>Il presidente azerbaigiano ha spiegato che il permanere delle tensioni nel dopoguerra sia legato al fatto che l&#8217;armistizio mediato dal Cremlino nel novembre 2020 non costituiva &#8220;un trattato di pace&#8221;: era &#8220;una dichiarazione, un atto della capitolazione de facto dell&#8217;Armenia&#8221;. </p>



<p>La consapevolezza che gli atti di resa producono inevitabilmente ondate di risentimenti e ritorni di fiamma avrebbe spinto Baku a pronunciarsi, sin dal dopoguerra, a favore di &#8220;iniziative che trovassero una soluzione definitiva&#8221; ai problemi con Erevan. Il brainstorming su come mettere fine &#8220;alle ostilità con l&#8217;Armenia&#8221; è sfociato in una proposta, &#8220;messa sul tavolo&#8221;, basata sul &#8220;mutuo riconoscimento dell&#8217;integrità territoriale, della sovranità, dei confini internazionali, della delimitazione delle frontiere e del non impiego della forza o della minaccia della forza&#8221;.</p>



<p>Le trattative per la trasposizione della proposta in realtà &#8220;non stanno andando molto bene&#8221;, ma il presidente azerbaigiano ha dichiarato di &#8220;essere ancora ottimista, perché siamo impegnati in negoziazioni molto attive a livello di ministeri degli esteri di entrambi i paesi&#8221;.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il ruolo di Bruxelles</h2>



<p>Sul tentativo di mediazione avviato dall&#8217;Unione Europea, che sta tentando di facilitare il dialogo tra Baku ed Erevan e proponendo possibili soluzioni ai loro problemi, Aliyev ha dichiarato che la diplomazia comunitaria si sta focalizzando sui &#8220;futuri parametri delle frontiere, essendo il confine tra Armenia e Azerbaigian non definito&#8221;.</p>



<p>Il ruolo di Bruxelles è stato accolto molto positivamente da Baku, un po&#8217; perché &#8220;il Gruppo di Minsk ha smesso di funzionare&#8221; e un po&#8217; perché &#8220;le relazioni con l&#8217;Ue sono basate su mutuo rispetto, fiducia reciproca e interessi comuni&#8221;. Inoltre, al di là del risultato – che non è semplice da conseguire –, la piattaforma di facilitazione del dialogo offerta dell&#8217;Ue permette di evitare una &#8220;pericolosa stagnazione&#8221; delle negoziazioni.</p>



<p>L&#8217;opinione del presidente azerbaigiano è che gli incontri bilaterali, Armenia-Azerbaigian, e i multilaterali, Armenia-Azerbaigian-Ue, abbiano &#8220;creato una buona atmosfera&#8221; e che, se Erevan adottasse &#8220;un approccio costruttivo&#8221;, sarebbe possibile &#8220;trovare una soluzione pacifica anche entro la fine dell&#8217;anno&#8221;.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Tra Occidente e Oriente</h2>



<p>Il presidente azerbaigiano ha ricordato che Baku è riconoscente a Mosca per aver mediato il cessate il fuoco del novembre 2020, ma ha anche notato come &#8220;la situazione sia cambiata dopo la guerra in Ucraina&#8221;: Russia più assente, &#8220;Stati Uniti ed Europa più attivi&#8221;. Per l&#8217;Azerbaigian, ad ogni modo, è indifferente chi sia il mediatore: &#8220;l&#8217;importante è produrre un risultato&#8221;.</p>



<p>Infine, sebbene tra Occidente e Russia il clima sia di gelo, l&#8217;Azerbaigian vuole evitare di cadere nella trappola della logica dei blocchi. Aliyev ha infatti spiegato come l&#8217;Azerbaigian veda nella Russia &#8220;un partner col quale c&#8217;è un interscambio sostanziale e tanti progetti nelle infrastrutture dei trasporti [&#8230;], nello sviluppo energetico e nel segmento culturale&#8221;. Mentre l&#8217;Occidente è un altro partner di riferimento significativo, come evidenziato dal fatto che &#8220;da più di due anni l&#8217;Azerbaigian è diventato un importante fornitore di gas dell&#8217;Europa&#8221;.</p>
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		<title>Pace in vista nel Caucaso. Ecco come</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/pace-in-vista-nel-caucaso-ecco-come.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Emanuel Pietrobon]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 17 Aug 2023 14:37:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/01/ilgiornale2_20220118122004559_34bedacd3a863dbe8db56d9664934ead-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/01/ilgiornale2_20220118122004559_34bedacd3a863dbe8db56d9664934ead-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/01/ilgiornale2_20220118122004559_34bedacd3a863dbe8db56d9664934ead-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/01/ilgiornale2_20220118122004559_34bedacd3a863dbe8db56d9664934ead-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/01/ilgiornale2_20220118122004559_34bedacd3a863dbe8db56d9664934ead-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/01/ilgiornale2_20220118122004559_34bedacd3a863dbe8db56d9664934ead-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/01/ilgiornale2_20220118122004559_34bedacd3a863dbe8db56d9664934ead-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Un accordo di pace tra Armenia e Azerbaigian è possibile, ma l'unico modo di ottenerlo è il rispetto genuino e reciproco dell'integrità territoriale.</p>
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<p>Tra il 27 e il 29 giugno i ministri degli esteri di Armenia e Azerbaigian, che sono rispettivamente <strong>Ararat Mirzoyan</strong> e <strong>Jeyhun Bayramov</strong>, si sono incontrati a Washington per discutere una bozza del trattato di pace che potrebbe mettere fine al conflitto trentennale tra i due paesi del Caucaso meridionale.</p>



<p>All&#8217;incontro ha fatto seguito un summit tra i leader dell&#8217;Armenia e dell&#8217;Azerbaigian, mediato dal presidente dell&#8217;Euroconsiglio <strong>Charles Michel</strong>, che si è tenuto a Bruxelles il 15 luglio. Anche questo appuntamento, similmente, era stato preceduto da delle bilaterali Mirzoyan-Bayramov, nel settembre 2022 e nel maggio 2023, avvenute su iniziativa del Segretario di Stato degli Stati Uniti, <strong>Antony Blinken</strong>, per supportare il processo di pace.</p>



<p>Il portavoce del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti, <strong>Matthew Miller</strong>, ha dichiarato che gli Stati Uniti &#8220;continuano a credere che la pace sia a portata di mano e che il dialogo diretto sia la chiave per risolvere i problemi rimanenti e per raggiungere una pace durevole e dignitosa&#8221;. Michel, da parte sua, è dell&#8217;idea che &#8220;il progresso reale dipende dai passi successivi che dovranno essere presi nel prossimo futuro&#8221;.</p>



<p>Uno dei problemi principali tra i due paesi è il fato del Karabakh storico, parte del quale è stato, durante l&#8217;era sovietica, una regione autonoma dell&#8217;Azerbaigian ed è stato in seguito riconosciuto dall&#8217;intera comunità internazionale come suo territorio sovrano. </p>



<p>L&#8217;attuale conflitto tra i due paesi è iniziato a cavallo tra il 1987 e il 1988, all&#8217;insegna dello slogan nazionalistico armeno del <em>miatsum</em>, associato alle richieste di unificazione dell&#8217;ex territorio autonomo con l&#8217;Armenia. Suddetto slogan fa riferimento a una particolare narrazione storica armena, molto simile a quella che la Russia sta promuovendo nei riguardi dell&#8217;Ucraina, secondo la quale un&#8217;ampia fascia del territorio è parte del suo legittimo dominio imperiale.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La posta in palio è la pace</h2>



<p>Gli sforzi per ottenere un trattato di pace stanno incontrando molta resistenza, in special modo da parte della potente e politicamente influente diaspora armena. Questa diaspora si oppone così tanto alla pace che ha promosso una campagna contro il premier armeno <strong>Nikol Pashinyan</strong> a causa della sua volontà di riconoscere il Karabakh come parte dell&#8217;Azerbaigian.</p>



<p>Il drastico cambio di rotta di Pashinyan, che un tempo diceva &#8220;il Karabakh è Armenia&#8221;, è giunto dopo la scioccante sconfitta del suo paese nella cosiddetta seconda guerra del Karabakh dell&#8217;autunno 2020. Questo breve conflitto ha permesso all&#8217;Azerbaigian di liberare, in linea con le risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite del 1993, i suoi territori che erano stati occupati nella prima guerra del Karabakh del 1992-94.</p>



<p>Nel periodo interguerra l&#8217;Armenia ha goduto di quello che l&#8217;accademico statunitense<strong> Thomas Ambrosio</strong> ha descritto come &#8220;un ambiente internazionale molto permissivo o tollerante, che le ha consentito di annettere circa il 15% del territorio azerbaigiano&#8221;. Nel corso di questo periodo i media globali occidentali si sono focalizzati sulle rimostranze dell&#8217;Armenia per via di una varietà di fattori, dal potere della diaspora e delle <em>lobby </em>armene in molti paesi occidentali al fatto che il conflitto si adattava perfettamente alle narrazioni occidentali, che lo rendeva uno scontro di &#8220;cristiani contro musulmani&#8221; imbevuto dei tipici stereotipi orientalistici.</p>



<p>Il conflitto, in verità, è stato una tragedia per entrambi i popoli, ma i rapporti sulla distruzione diffusa nei territori azerbaigiani, sulla pulizia etnica degli azerbaigiani da parte di Armenia e Karabakh, sul suolo contaminato dalle mine e sulla dissacrazione delle moschee non hanno mai raggiunto il livello di attenzione internazionale che invece veniva dato alle insicurezze degli armeni o al destino del loro patrimonio religioso.</p>



<p>Ciò che adesso è sul tavolo negoziale potrebbe mettere fine al ciclo di violenza che è stato istigato dalle rivendicazioni territoriali degli irredentisti armeni nel Karabakh. Il trattato di pace ruota attorno al riconoscimento reciproco dell&#8217;integrità territoriale dei due paesi – principio che ha acquisito un significato fondamentale alla luce della guerra russo-ucraina. </p>



<p>La narrazioni storiche, sia in Armenia sia in Azerbaigian, restano certamente ostili e contrapposte l&#8217;un l&#8217;altra. La riconciliazione non sarà un&#8217;impresa semplice considerate le tragedie del passato. Ma il rispetto mutuo e genuino per il territorio dell&#8217;altro è l&#8217;unico modo di stabilire una pace duratura, e questo concetto è prevalente tra i decisori europei e americani che hanno promosso le trattative di pace negli ultimi due anni.</p>



<h2 class="wp-block-heading">I fattori da considerare</h2>



<p>Le discussioni degli esperti e della stampa riguardanti l&#8217;aspetto che dovrebbe avere una pace futura e durevole sembra che includano soltanto quello che racconta l&#8217;Armenia, ma anche ciò che hanno sofferto gli azerbaigiani e il loro senso di vulnerabilità a possibili attacchi futuri è importante.</p>



<p>Esempio: prendiamo l&#8217;attuale focus sulla strada di Laçın, che connette l&#8217;Armenia e la regione karabakha dell&#8217;Azerbaigian, ed è ampiamente considerata un&#8217;importante via di comunicazione per i suoi abitanti armeni. Raramente è stato menzionato, nelle recenti discussioni, che Laçın fu occupata e data alle fiamme dalle forze armate armene nel maggio 1992, evento apripista della futura occupazione dei territori azerbaigiani nel 1993. Ne consegue che il controllo del corridoio di Laçın è un imperativo di sicurezza nazionale, perché ci si deve assicurare che non venga impiegato per trasferire equipaggiamento e personale di natura militare, ma che venga usato per scopi umanitari, in accordo con la Dichiarazione trilaterale del 9 novembre 2020.</p>



<p>Nel frattempo, l&#8217;Azerbaigian ha offerto all&#8217;Armenia l&#8217;utilizzo di una strada alternativa attraverso Ağdam. Per coloro che hanno realmente a cuore gli armeni karabakhi, questa dovrebbe essere un&#8217;opzione perfettamente valida. Tuttavia, i leader armeno-karabakhi locali mantengono il loro desiderio per l&#8217;indipendenza, il <em>miatsum</em>, rifiutando ogni opportunità per un dialogo produttivo.&nbsp;</p>



<p>In maniera simile, devono essere prese in considerazione le preoccupazioni relative alle influenze straniere negative. Si consideri come il nazionalismo territoriale del Caucaso meridionale, in modo peculiare, unisca figure disparate come l&#8217;oligarca russo-armeno <strong>Ruben Vardanyan</strong>, che si è trasferito nel Karabakh per sabotare il dialogo tra gli armeni locali e le autorità centrali dell&#8217;Azerbaigian, il senatore democratico <strong>Bob Menendez</strong>, l&#8217;estrema destra tedesca dell&#8217;<strong>Alternativa per la Germania</strong> e i chierici iraniani. Molti azerbaigiani vedono quest&#8217;alleanza attraverso il prisma della turcofobia culturale o peggio – una combinazione di interessi egoistici di attori geopolitici e funzionari eletti che traggono beneficio da un elettorato nutrito di conflitti e divisioni. Una pace duratura nel Caucaso meridionale deve riconoscere che queste forze esterne non necessariamente rappresentano i punti di vista e gli interessi dei nativi della regione.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Un appello alla verità</h2>



<p>I tentativi di imporre in qualsiasi forma all&#8217;Azerbaigian dei meccanismi internazionali in merito al Karabakh rivelano lo status impotente e fallimentare del <strong>Gruppo di Minsk dell&#8217;Osce</strong>, copresieduto da Francia, Russia e Stati Uniti, che l&#8217;ambasciatore <strong>Richard Hoagland</strong> ha descritto come una piattaforma per cene raffinate e procrastinazione.</p>



<p>Per amore della pace, tutte le parti devono fare meglio di così [ndr. del Gruppo di Minsk]. C&#8217;è una piccola finestra di opportunità per il conseguimento della pace, e i media globali hanno un ruolo da giocare per promuoverla e per confutare le narrazioni nazionalistiche antidiluviane sulla &#8220;presenza cristiana millenaria&#8221; o sull&#8217;imminente pulizia etnica. Contrariamente a queste letture, le evidenze sul campo dipingono un quadro più complesso, che include la pulizia etnica degli azerbagiaini e la distruzione massiccia nei territori un tempo occupati dell&#8217;Azerbaigian.</p>



<p>Se deve esserci pace, dobbiamo fare i conti con la realtà anziché con le narrazioni soggettive.</p>
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		<title>Azerbaigian e Croce Rossa parlano lungo la strada di Lachin</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/azerbaigian-e-croce-rossa-parlano-lungo-la-strada-di-lachin.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Emanuel Pietrobon]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 27 Jun 2023 14:38:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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<p>L’Azerbaigian ha un canale di comunicazione diretto e costante con il Comitato Internazionale della Croce Rossa, popolarmente nota come Croce Rossa, organizzazione nongovernativa e di carattere umanitario che è stata attirata nel Caucaso meridionale dalle guerre e dalle crisi che ivi hanno avuto e continuano ad avere luogo. Nel nome della cooperazione umanitaria il 24 &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/azerbaigian-e-croce-rossa-parlano-lungo-la-strada-di-lachin.html">[...]</a></p>
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<p>L’Azerbaigian ha un canale di comunicazione diretto e costante con il Comitato Internazionale della Croce Rossa, popolarmente nota come Croce Rossa, organizzazione nongovernativa e di carattere umanitario che è stata attirata nel Caucaso meridionale dalle guerre e dalle crisi che ivi hanno avuto e continuano ad avere luogo.</p>



<p>Nel nome della cooperazione umanitaria il 24 giugno, a Baku, ha avuto luogo un importante bilaterale tra la diplomazia azerbaigiana e la rappresentanza della Croce Rossa.</p>



<h2 class="wp-block-heading">C’è la cooperazione tra Azerbaigian e Croce Rossa</h2>



<p>Nella giornata del 24 giugno, in quel di Baku, è avvenuto un importante incontro a due tra Jeyhun Bayramov e Dragana Kojic, rispettivamente ministro degli esteri azerbaigiano e titolare della missione della Croce Rossa in Azerbaigian.</p>



<p>Il bilaterale è stato programmato con l’obiettivo di discutere argomenti di comune interesse per Baku e la Croce Rossa, in particolare lo sviluppo della cooperazione bilaterale, la situazione lungo il strada di Laçın e ultimo, ma non meno importante, le attività dell’organizzazione umanitaria in quelle porzioni di Karabakh dove continua a essere de facto il contingente di mantenimento della pace russo dispiegato temporaneamente.</p>



<p>Per quello che riguarda la strada di Laçın, che per mesi è stata l’epicentro dell’ultima crisi tra Baku ed Erevan, il ministro Bayramov ha spiegato che la decisione di istituire un posto di blocco e la creazione di condizioni per una viabilità sicura hanno contribuito ad allentare notevolmente la tensione. Risultato: dal 23 aprile, centinaia di armeni hanno utilizzato e attraversato la strada regolarmente e in sicurezza.</p>



<p>Il 15 giugno però le forze armate dell’Armenia hanno aperto il fuoco contro i militari azerbaigiani del servizio di frontiera, causando un ferito, e ciò ha comportato la decisione dell’Azerbaigian di chiudere temporaneamente il checkpoint. Bisogna sottolineare che la Dichiarazione Trilaterale del 10 novembre 2020, che ha posto fine alla guerra tra Armenia e Azerbaigian, non prevede alcuna proibizione all’installazione di un posto di blocco sulla strada di Lachin. L’Azerbaigian ha dichiarato di essere pronto a ripristinare il movimento sulla strada, previa assicurazione da parte dell’Armenia che tali provocazioni non si ripeteranno in futuro. Il passaggio per questioni mediche è invece già garantito, proprio grazie alla collaborazione con la Croce Rossa. Il ministro Bayramov, inoltre, ha sottolineato come l’Azerbaigian possa e voglia “fornire assistenza utilizzando la strada Ağdam-Xankəndi attraverso il CICR”.</p>



<p>Durante il bilaterale non si è discusso soltanto della situazione lungo la strada di Laçın, ma anche di cooperazione su più fronti e in più settori.</p>
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		<title>Karabakh come parte dell&#8217;Azerbaigian: la svolta che chiude il conflitto</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/pashinyan-vuole-riconoscere-il-karabakh-come-azero-ma-gli-armeni.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Emanuel Pietrobon]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 May 2023 18:02:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/02/12082528_large-1-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/02/12082528_large-1-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/02/12082528_large-1-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/02/12082528_large-1-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/02/12082528_large-1-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/02/12082528_large-1-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/02/12082528_large-1-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Le trattative tra Armenia e Azerbaigian per la risoluzione della questione karabakha iniziate con gli accordi trilaterali del gennaio 2021, all&#8217;indomani della fine della seconda guerra del Karabakh, potrebbero essere arrivate ad un punto di svolta. Il 22 maggio, nel corso di una conferenza stampa, il primo ministro armeno Nikol Pashinyan ha dichiarato che Erevan &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/pashinyan-vuole-riconoscere-il-karabakh-come-azero-ma-gli-armeni.html">[...]</a></p>
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<p>Le trattative tra Armenia e Azerbaigian per la risoluzione della questione karabakha iniziate con gli accordi trilaterali del gennaio 2021, all&#8217;indomani della fine della seconda guerra del Karabakh, potrebbero essere arrivate ad un punto di svolta.</p>



<p>Il 22 maggio, nel corso di una conferenza stampa, il primo ministro armeno <strong>Nikol Pashinyan </strong>ha dichiarato che Erevan è pronta a riconoscere la sovranità azera sul Karabakh. Le condizioni poste da Pashinyan a <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-ilham-aliyev.html">Ilham Aliyev</a> sono soltanto due: che siano date tutele certe agli armeni karabakhi, che Baku riconosca l&#8217;integrità territoriale di Erevan nella sua interezza. </p>



<p>La pace nel ventre molle della Transcaucasia potrebbe essere dietro l&#8217;angolo. Come potrebbe esserlo una nuova guerra, o un ritorno al gelo, giacché le aperture di Pashinyan potrebbero produrre gli effetti contrari a quelli preventivati. La domanda che il primo ministro armeno dovrebbe chiedersi e se gli armeni siano pronti e volenti ad accettare la perdita definitiva della loro &#8220;terra santa&#8221;, il Karabakh.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Pashinyan è pronto</h2>



<p>L&#8217;Armenia è pronta a sanzionare la sovranità azera sulla vena scoperta più sensibile del Caucaso meridionale, il Karabakh, a patto che l&#8217;Azerbaigian sia disposto a dare delle garanzie in termini di diritti e sicurezza agli armeni del luogo e a riconoscere i confini armeni nella loro interezza. </p>



<p>Le dichiarazioni del leader armeno non sono un fulmine a ciel sereno: è dall&#8217;avvio del tavolo di pace, inaugurato all&#8217;ombra della sconfitta totale subita nella seconda guerra del Karabakh, che circolano periodicamente indiscrezioni su un possibile riconoscimento da parte di Erevan della sovranità azera sul Karabakh. Riconoscimento che priverebbe l&#8217;Artsakh, la repubblica separatista che controlla porzioni di alture karabakhe, del suo principale e storico <em>sponsor</em>, l&#8217;Armenia, spianando definitivamente la strada ad un accordo di pace con l&#8217;Azerbaigian.</p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong><a href="https://it.insideover.com/economia/il-corridoio-di-zangezur-la-chiave-per-la-pace-nel-nagorno-karabakh.html">Il corridoio di Zangezur, la chiave per la pace tra Armenia e Azerbaigian</a></strong></li>
</ul>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<p>L&#8217;inarrivabile e impossibile Artsakh, la cui vita è appesa ad un filo chiamato Russia, in cambio della promessa su carta che l&#8217;Azerbaigian non cercherà di congiungersi all&#8217;exclave del Nakhchivan invadendo e provando ad annettere la <strong>provincia di Syunik</strong> – ostacolo o fermata centrale, a seconda dei punti di vista, del <a href="https://it.insideover.com/economia/il-corridoio-di-zangezur-la-chiave-per-la-pace-nel-nagorno-karabakh.html">corridoio di Zangezur</a>. </p>



<p>Più che una resa incondizionata, nella visione di Pashinyan, un Karakakh parzialmente autonomo e un&#8217;Armenia che non deve temere nuove guerre di aggressione sono i termini di una pace giusta, equa e <strong>lungimirante</strong>. Restano soltanto da convincere, a questo punto, la classe dirigente karabakha e l&#8217;opinione pubblica armena.</p>



<h2 class="wp-block-heading">&#8230;ma gli armeni?</h2>



<p>Pashinyan non è nuovo alle sollevazioni causate dalle sue scelte dovute-ma-impopolari. È sopravvissuto alla mobilitazione delle piazze che, all&#8217;indomani dell&#8217;obbligata decisione di siglare l&#8217;accordo di cessate il fuoco e di cedete i territori del 9 novembre 2020, ne chiedevano le dimissioni (e invocavano il proseguimento dei combattimenti contro l&#8217;Azerbaigian). E ha resistito alle proteste antigovernative esplose a cadenza regolare per l&#8217;intero arco del 2021-22.</p>



<p>L&#8217;ultima volta che aveva parlato di sanzionare il riconoscimento della sovranità azera sul Karabakh, nel settembre 2022, Pashinyan era stato costretto a fare <em>dietrofront</em>: proteste rischiosamente forti. Ma la consapevolezza che non esista altro modo per evitare lo scoppio di una nuova guerra, magari più estesa – e suscettibile di cagionare la <strong>perdita di Syunik</strong> –, lo ha convinto ad andare avanti e a proporre, infine, la sua idea di pace a Baku.</p>



<p>La popolazione armena potrebbe non capire il peso che Pashinyan, <em>leader </em>di una guerra perduta e di un piccolo Paese circondato da grandi potenze, porta sulle spalle. Non potrebbe capire, e non capirà, perché non ha ancora elaborato il lutto del Karabakh, essendo ferma alla fase del rifiuto e della negazione. Ed è esattamente questo il rischio che corre Pashinyan: che le piazze insorgano con violenza o che delle schegge impazzite provino a sabotare i negoziati con gesti estremi.</p>



<p>Assumendo che Pashinyan riesca a contenere le proteste che lo attendono all&#8217;orizzonte, entrerebbe in gioco il fattore Artsakh. Perché è essenziale chiedersi in che modo la classe dirigente della repubblica separatista, una volta messa da Erevan con le spalle al muro, reagirebbe al processo di incorporazione dell&#8217;Azerbaigian – se con violenza o se con riluttante ma pacifica arrendevolezza.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Corsa contro il tempo</h2>



<p>La sabbia nella parte superiore della clessidra sta finendo. Lungo i confini insanguinati che separano Armenia e Azerbaigian la tensione sta tornando ai livelli del preguerra. I karabakhi sono crescentemente disillusi nei confronti della dirigenza armena e le procedure di disarmo delle loro forze di autodifesa potrebbero incontrare un&#8217;accesa resistenza. Erevan è fra una pluralità di fuochi e non esiste scenario in cui non si bruci.</p>



<p>Pashinyan è un pragmatico che vuole assicurare la protezione ai karabakhi e l&#8217;inviolabilità dei confini attuali all&#8217;Armenia. La Russia ne supporta la <em>leadership</em>, essendo il figliol prodigo tornato alla casa del padre dopo la sconfitta, perché l&#8217;alternativa sarebbero degli sciovinisti in grado di far naufragare il processo di pace e di fare il gioco, consapevoli o meno, di chi vorrebbe destabilizzare il Caucaso per distrarla dall&#8217;Ucraina. L&#8217;Azerbaigian lo sostiene perché è un vinto disponibile al compromesso – occasione irripetibile.</p>



<p>Bruxelles partecipa al processo di normalizzazione armeno-azero, perché <strong>pace nel Caucaso significa gas in Europa</strong>, dialogando nel dietro le quinte con Mosca, con la quale è in guerra (per procura) nelle terre ucraine. Gli interessi europei e russi, qui, coincidono: la Transcaucasia è una polveriera che non deve esplodere.</p>



<p>Gli Stati Uniti osservano l&#8217;evolvere della situazione, corteggiando quelle forze in Armenia che vorrebbero uscire dall&#8217;<a href="https://it.insideover.com/schede/guerra/che-cose-lorganizzazione-del-trattato-di-sicurezza-collettiva.html">Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva</a>, espellere il dispositivo militare russo dal loro territorio e un giorno, arsenale permettendo, riaprire i conti con l&#8217;Azerbaigian. <a href="https://it.insideover.com/politica/biden-guarda-all-armenia-ma-pensa-a-russia-e-germania.html">L&#8217;aspettativa di mettere gli armeni contro i russi</a>, facendo leva sui (legittimi) risentimenti dei primi nei confronti della neutralità antagonisticamente filoazera dei secondi.</p>



<p>Mentre Russia e America muovono i loro pedoni nella scacchiera caucasica, ciascuno nella speranza di fare scacco matto all&#8217;altro, altri attori guardano e talvolta interferiscono. Perché la questione karabakha non ha mai riguardato solamente i due contendenti e i quattro giganti della regione, Occidente, Russia, Turchia e Iran, ma anche potenze distanti, da Israele alla Cina. Nel Karabakh è <em>bellum omnium contra omnes</em> e coloro che desiderano la pace definitiva dovranno munirsi di irrefrenabile testardaggine.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/pashinyan-vuole-riconoscere-il-karabakh-come-azero-ma-gli-armeni.html">Karabakh come parte dell&#8217;Azerbaigian: la svolta che chiude il conflitto</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Azerbaigian, il Giorno della memoria</title>
		<link>https://it.insideover.com/storia/31-marzo-in-azerbaigian-e-il-giorno-della-memoria.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Emanuel Pietrobon]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 31 Mar 2023 16:24:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1080" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/WhatsApp-Image-2023-03-31-at-13.54.07.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/WhatsApp-Image-2023-03-31-at-13.54.07.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/WhatsApp-Image-2023-03-31-at-13.54.07-300x169.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/WhatsApp-Image-2023-03-31-at-13.54.07-1024x576.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/WhatsApp-Image-2023-03-31-at-13.54.07-768x432.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/WhatsApp-Image-2023-03-31-at-13.54.07-1536x864.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/WhatsApp-Image-2023-03-31-at-13.54.07-334x188.jpeg 334w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Ogni anno, in coincidenza con il 31 marzo, in Azerbaigian è il momento del raccoglimento in quella che è ribattezzata la Giornata del genocidio degli azerbaigiani. Si tratta di una delle ricorrenze più storicamente importanti e popolarmente sentite in Azerbaigian, Paese nel quale la custodia gelosa del passato è la condizione imprescindibile per un presente &#8230; <a href="https://it.insideover.com/storia/31-marzo-in-azerbaigian-e-il-giorno-della-memoria.html">[...]</a></p>
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<p>Ogni anno, in coincidenza con il 31 marzo, in Azerbaigian è il momento del raccoglimento in quella che è ribattezzata la<strong> Giornata del genocidio degli azerbaigiani</strong>. Si tratta di una delle ricorrenze più storicamente importanti e popolarmente sentite in Azerbaigian, Paese nel quale la custodia gelosa del passato è la condizione imprescindibile per un presente e un futuro privi di tragedie. </p>



<h2 class="wp-block-heading">31/3, il Giorno della memoria del popolo azerbaigiano</h2>



<p>Il 31 marzo di ogni anno, dal 1998, a Baku è il giorno del raccoglimento: è il giorno dedicato alla commemorazione del <strong>genocidio degli azerbaigiani</strong>, costruzione con la quale si fa riferimento ai massacri su larga scala operati dall&#8217;<strong>alleanza Bolscevichi-Dashnaktsutyun </strong>a detrimento degli azerbaigiani nell&#8217;area del governatorato di Baku.</p>



<p>Il 31 marzo di ogni anno inizia il ricordo di quello che in Azerbaigian è indicato come <em>Mart hadisələri</em> (let. gli eventi di marzo), un periodo particolarmente intriso di violenze interetniche, inquadrabile nel più ampio contesto della <strong>guerra armeno-azerbaigiana</strong>, che in soli quattro giorni, 30 marzo-2 aprile 1918, avrebbe cagionato la morte di <strong>12mila azerbaigiani </strong>nella sola Baku. </p>



<p>Nel complesso, nei mesi di marzo e aprile 1918, l&#8217;alleanza Bolscevichi-Dashnaktsutyun avrebbe ucciso oltre 16mila persone in sette regioni, sulla base dell&#8217;odio etnico, e distrutto centinaia di villaggi a maggioranza azerbaigiana. 10mila soldati, 6mila del Soviet di Baku 4mila del partito nazionalista armeno Dashnaktsutyun, impegnati in una caccia senza quartiere né sosta all&#8217;azerbaigiano. Un trauma indelebile che ha contribuito in maniera determinante a forgiare l&#8217;identità nazionale azerbaigiana.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La difficile ricerca della verità</h2>



<p>Punire i colpevoli dei massacri anti-azerbaigiani del 1918 e fare luce sull&#8217;episodio storico non è mai stato semplice. Nell&#8217;immediato post-guerra civile, con l&#8217;instaurazione della Repubblica democratica dell&#8217;Azerbaigian, la Commissione investigativa straordinaria aprì procedimenti penali a carico di 194 persone, ma la successiva annessione <em>manu militari </em>dell&#8217;Azerbaigian da parte dell&#8217;Unione Sovietica bloccò la prosecuzione del processo.</p>



<p>Ottant&#8217;anni. Sono stati necessari esattamente ottant&#8217;anni perché la questione del genocidio azerbaigiano tornasse a galla, che cadesse il tabù. Nel 1998, durante la presidenza di Heydar Aliyev, il 31 marzo fu dichiarato a mezzo decreto il Giorno del genocidio degli azerbaigiani. E da allora, ogni anno, questo è il giorno in cui gli azerbaigiani si riuniscono per commemorare i loro antenati e per sensibilizzare la comunità internazionale sui crimini genocidiari di cui sono stati vittime nel corso del tempo, inclusa la prima guerra del Karabakh e la successiva occupazione trentennale – come ricordano eventi tragici quali il <a href="https://it.insideover.com/schede/guerra/che-cose-la-strage-di-khojaly.html">massacro di Khojaly </a>e la distruzione di intere città, come Agdam.</p>
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		<title>Leonid Reshetnikov, il James Bond russo nei Balcani</title>
		<link>https://it.insideover.com/schede/politica/leonid-reshetnikov-il-james-bond-russo-nei-balcani.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Emanuel Pietrobon]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Mar 2023 05:26:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[spionaggio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1109" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/02/ilgiornale2_20230307192858357_5e5a9b6a431eb633cde1b62262cbd971-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/02/ilgiornale2_20230307192858357_5e5a9b6a431eb633cde1b62262cbd971-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/02/ilgiornale2_20230307192858357_5e5a9b6a431eb633cde1b62262cbd971-300x173.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/02/ilgiornale2_20230307192858357_5e5a9b6a431eb633cde1b62262cbd971-1024x592.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/02/ilgiornale2_20230307192858357_5e5a9b6a431eb633cde1b62262cbd971-768x444.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/02/ilgiornale2_20230307192858357_5e5a9b6a431eb633cde1b62262cbd971-1536x888.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/02/ilgiornale2_20230307192858357_5e5a9b6a431eb633cde1b62262cbd971-2048x1183.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>È un uomo d&#8217;azione, che ha passato la vita nei servizi segreti e che ha compiuto missioni di cui non si sa nulla. È uno 007 che non è mai andato in pensione, un po&#8217; perché costretto e un po&#8217; perché stacanovista. Ma, soprattutto, è una voce autorevole che viene ascoltata persino dalla massima autorità, &#8230; <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/leonid-reshetnikov-il-james-bond-russo-nei-balcani.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/leonid-reshetnikov-il-james-bond-russo-nei-balcani.html">Leonid Reshetnikov, il James Bond russo nei Balcani</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1109" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/02/ilgiornale2_20230307192858357_5e5a9b6a431eb633cde1b62262cbd971-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/02/ilgiornale2_20230307192858357_5e5a9b6a431eb633cde1b62262cbd971-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/02/ilgiornale2_20230307192858357_5e5a9b6a431eb633cde1b62262cbd971-300x173.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/02/ilgiornale2_20230307192858357_5e5a9b6a431eb633cde1b62262cbd971-1024x592.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/02/ilgiornale2_20230307192858357_5e5a9b6a431eb633cde1b62262cbd971-768x444.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/02/ilgiornale2_20230307192858357_5e5a9b6a431eb633cde1b62262cbd971-1536x888.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/02/ilgiornale2_20230307192858357_5e5a9b6a431eb633cde1b62262cbd971-2048x1183.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>È un uomo d&#8217;azione, che ha passato la vita nei servizi segreti e che ha compiuto missioni di cui non si sa nulla. È uno 007 che non è mai andato in pensione, un po&#8217; perché costretto e un po&#8217; perché stacanovista. Ma, soprattutto, è una voce autorevole che viene ascoltata persino dalla massima autorità, cioè <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-vladimir-putin.html">Vladimir Putin</a>. Stiamo parlando di uno dei securocrati più influenti della Russia: <strong>Leonid Reșetnikov</strong>.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/leonid-reshetnikov-il-james-bond-russo-nei-balcani.html">Leonid Reshetnikov, il James Bond russo nei Balcani</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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