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	<title>Paolo Mossetti Archives - InsideOver</title>
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	<lastBuildDate>Thu, 14 Aug 2025 13:38:35 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Paolo Mossetti Archives - InsideOver</title>
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		<title>I mercati scommettono sulla pace in Ucraina, ma il debito di Kiev resta un problema</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/i-mercati-scommettono-sulla-pace-in-ucraina-ma-il-debito-di-kiev-resta-un-problema.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Paolo Mossetti]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 14 Aug 2025 13:37:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Ucraina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1281" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/VCIRCOSTA-6.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/VCIRCOSTA-6.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/VCIRCOSTA-6-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/VCIRCOSTA-6-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/VCIRCOSTA-6-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/VCIRCOSTA-6-1536x1025.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/VCIRCOSTA-6-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Se le opinioni pubbliche europee sono. sempre più pessimiste, i mercati tornano a scommettere su una svolta nella guerra in Ucraina. Dopo che Donald Trump ha dichiarato di vedere “buone possibilità” di negoziare la fine del conflitto in Alaska, venerdì, i titoli di Stato ucraini hanno registrato forti rialzi. Un bond ucraino con scadenza 2029 &#8230; <a href="https://it.insideover.com/economia/i-mercati-scommettono-sulla-pace-in-ucraina-ma-il-debito-di-kiev-resta-un-problema.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1281" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/VCIRCOSTA-6.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/VCIRCOSTA-6.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/VCIRCOSTA-6-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/VCIRCOSTA-6-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/VCIRCOSTA-6-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/VCIRCOSTA-6-1536x1025.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/VCIRCOSTA-6-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Se le opinioni pubbliche europee sono. sempre più pessimiste, i mercati tornano a scommettere su una svolta nella <a href="https://it.insideover.com/guerra/ucraina-la-mobilitazione-e-sempre-piu-tragica-tra-violenze-e-renitenza.html#google_vignette">guerra in Ucraina</a>. Dopo che Donald Trump ha dichiarato di vedere “buone possibilità” di negoziare la fine del conflitto in Alaska, venerdì, i <strong>titoli di Stato ucraini</strong> hanno registrato forti rialzi.</p>



<p>Un bond ucraino con scadenza 2029 è passato in pochi giorni <strong>da 62 a 67 centesimi </strong>per dollaro; quelli con clausole legate alla crescita del Pin, che pagano extra se Kiev dovesse superare le previsioni del Fondo Monetario nel 2028, sono saliti da 47 a 54 centesimi. Le azioni della banca austriaca <a href="https://it.insideover.com/economia/raiffeisen-la-banca-austriaca-che-non-molla-la-russia.html">Raiffeisen,</a> il principale istituto europeo ancora attivo in Russia, hanno guadagnato il 20% in due sedute, dopo che un tribunale russo ha sbloccato la vendita della sua controllata locale.</p>



<p>Il balzo dei titoli ucraini, ai massimi da quattro mesi, è iniziato a fine luglio, riporta Bloomberg, quando Trump ha dato a Putin dieci giorni per chiudere un accordo, minacciando dazi al 100% sulle esportazioni russe. L’incontro tra i due leader è ancora avvolto dalla confusione: secondo il <em>Wall Street Journal</em>, l&#8217;emissario di Trump in Russia, <strong>Steve Witkoff</strong>, potrebbe aver frainteso le intenzioni del leader russo, non si capisce bene quali territori il Cremlino potrebbe chiedere come base per una tregua, non è chiara la presenza o meno di <strong>Volodymyr Zelensky</strong> e l&#8217;<strong>Unione Europea</strong>, tanto per cambiare, si dichiara indignata ma senza dire cosa intenda mettere sul piatto.</p>



<p>La Casa Bianca punta, secondo tutti gli analisti più accreditati, a un cessate il fuoco basato su<strong> concessioni territorial</strong>i da parte ucraina. Ma Kiev e l’Ue rifiutano una umilizione di questo tipo: il capo di gabinetto ucraino, <strong>Andriy Yermak</strong>, ha ribadito che una tregua incondizionata è “prerequisito” per negoziare, mentre l’Alto rappresentante Ue, Kaja Kallas, ha avvertito che l’Unione prepara il 19° pacchetto di sanzioni contro Mosca.</p>



<p>Se gli investitori sembrano ottimisti, non è detto che la &#8220;pace&#8221; che hanno in mente sia favorevole all&#8217;Ucraina: in questi giorni, Zelensky sta facilitando l’espatrio dei 18-22enni per recuperare consenso, ma Kyiv fatica a mobilitare risorse. Sul fronte, un’improvvisa incursione russa di 15 km vicino <strong>Pokrovsk</strong>, per quanto sia stata tamponata dalle truppe di Azov, ci sbatte in faccia la <a href="https://it.insideover.com/guerra/ucraina-la-crisi-del-reclutamento-il-flop-del-contratto-giovani-e-la-sfiducia-nelle-elite.html">carenza cronica</a> di soldati ucraini.</p>



<p>Non tutti credono che l’<strong>ottimismo dei mercati</strong> sia giustificato, dunque. Putin è impegnato in una partita più ampia, in cui la conquista del Donbas è solo una parte. Anche con la minaccia sui dazi Ue, da parte di una Commissione attraversata da divisioni e interessi diversi, non è detto che voglia un cessate il fuoco: l’economia russa continua a nutrirsi della macchina bellica e il tempo è dalla parte dei russi.</p>



<p>Per l’Ucraina,<strong> la partita sul debito resta cruciale</strong>. Kyiv, riporta il<em> Financial Times</em>, ha ristrutturato oltre 20 miliardi di dollari di titoli in valuta estera nel 2024, riducendo il debito estero di 9 miliardi, ma ora punta a un nuovo pacchetto di aiuti dal Fai, che potrebbe richiedere ulteriori sacrifici ai creditori privati. Restano irrisolti i 2,6 miliardi di dollari in titoli legati al Pil emessi un decennio fa: a giugno Kyiv ha mancato un pagamento da 600 milioni, offrendo di convertire i <em>warrant</em> in bond ristrutturati, proposta respinta da diversi investitori.</p>



<p>I bond con clausole di crescita “hanno bisogno che il conflitto finisca entro quest’anno per avere chance reali di attivare i pagamenti extra”, fa sapere un&#8217;analista finanziario intervistato dal <em>FT</em>. Il rialzo, insomma, è ancora lontano dai picchi toccati a febbraio, quando il mercato scommetteva su una fine rapida della guerra nei primi mesi del secondo mandato Trump &#8211; una <strong>scommessa</strong> già una volta rivelatasi azzardata.</p>
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		<title>Dall&#8217;Eurovision a Gergev: allora la cultura può essere propaganda. O no?</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/dalleurovision-a-gergev-allora-la-cultura-puo-essere-propaganda-o-no.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Paolo Mossetti]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 16 Jul 2025 16:55:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Media e Potere]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Ucraina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="700" height="473" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/gergev.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="gergev" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/gergev.jpg 700w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/gergev-600x405.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/gergev-300x203.jpg 300w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></p>
<p>Quando si trattava di far cantare l'artista israeliana nonostante le stragi di Gaza la cultura doveva essere rispettata. Con Gergev, invece..</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/dalleurovision-a-gergev-allora-la-cultura-puo-essere-propaganda-o-no.html">Dall&#8217;Eurovision a Gergev: allora la cultura può essere propaganda. O no?</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="700" height="473" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/gergev.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="gergev" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/gergev.jpg 700w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/gergev-600x405.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/gergev-300x203.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 700px) 100vw, 700px" /></p>
<p>Dove sono i difensori della libertà di espressione sempre e comunque? Dove sono i difensori dell&#8217;arte che «non dev&#8217;essere mai confusa con la politica», quando l&#8217;arte in questione era &#8211; pensate un po&#8217; &#8211; l&#8217;EuroVision song Contest? Fino a pochi mesi fa, chi proponeva di boicottare l&#8217;Israele radicalizzata a destra di <strong>Benjamin Netanyahu </strong>veniva accusato di antisemitismo e di volersi accanire contro la cultura, che deve restare al di sopra della cronaca e della guerra. Oggi gli stessi atlantisti che difendevano la partecipazione israeliana alla competizione ultrakitsch con una canzone elaborata a tavolino dall&#8217;h<em>asbara</em> scoprono, parlando di<strong>Valerij Gergiev (</strong>direttore d’orchestra e putiniano di ferro invitato a Caserta) che la cultura, ripensandoci bene, può essere propaganda, e dunque va respinta se legata a un regime criminale.</p>



<p>Qualcosa non sta quadrando più, nei doppi standard di un certo giornalismo &#8220;integrato&#8221; e del fronte maccartista piddino. La battaglia della vicepresidente del Parlamento Europeo,<strong> Pina Picierno</strong>, presenza abituale di queste colonne, per cancellare Gergiev ha trovato ostacoli un po&#8217; ovunque, anche inaspettati: da<strong> Ivan Scalfarotto</strong> di Italia Viva &#8211; con il quale c&#8217;è una sintonia ideologica più solida che col resto dei Dem &#8211; all&#8217;editorialista della Stampa, <strong>Mattia Feltri</strong>, perplessi per la piega che i filo-Kyiv più rigidi stanno prendendo.</p>



<p>Come sempre, la tragedia col tempo diventa commedia. Quando, per settimane, si sono raccolte firme per chiedere all’ente che organizza l’Eurovision Song Contest 2024 di escludere &#8220;Pioggia d’ottobre&#8221;, interpretata da <strong>Eden Golan</strong>, che conteneva riferimenti politici al 7 ottobre ed era pompata dai propagandisti online di Netanyahu, la propaganda filoisraeliana ha cercato di sporcare la protesta diffondendo fake news su presunti incitamenti ai pogrom, prontamente rilanciate da una certa galassia liberal-nazionalista italiana, ossessionata dal confermare i propri pregiudizi a costo di amplificare paccottiglia dell’estrema destra.</p>



<p>Eppure l’Eurovision che accoglieva la cantante israeliana, mentre a Gaza continuava il massacro di civili tra dichiarazioni genocide dei ministri di Netanyahu, aveva escluso la Russia nel 2022 per l’aggressione all’Ucraina. In quel caso, la kermesse poteva e doveva fare da vetrina per lavare col <em>soft power </em>culturale crimini di guerra in corso. Oggi, si chiede alla <strong>Reggia di Caserta </strong>di cancellare un uomo di Putin per non offendere gli ucraini.</p>



<p>Non deve sorprendere, allora, che <strong>questa battaglia sia resa meno credibile proprio dalle ipocrisie che hanno sfigurato le democrazie europee durante la mattanza nella Striscia</strong>, e non solo. In questo caso si afferma che l’arte non può restare neutrale, se diventa veicolo di propaganda per un regime che bombarda cattedrali e centri storici patrimonio Unesco. Nel caso israeliano, i valori dell’agenda Onu e della dignità culturale italiana sono bellamente ignorati, e chi propone boicottaggi accusato di essere un reazionario. La cultura può lenire le ferite, insomma, se serve ai nostri alleati; legittima l&#8217;oppressore, invece, quando serve ai nostri nemici.</p>



<p>Di una cosa siamo certi: in Italia, se non fosse partita questa campagna censoria, il nome di Gergiev avrebbe continuato a essere semisconosciuto. Forse il Cremlino dovrebbe ringraziarci.</p>
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		<item>
		<title>All&#8217;ombra della Nato la Lituania che teme la Russia è sempre più militarizzata</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/allombra-della-nato-la-lituania-che-teme-la-russia-e-sempre-piu-militarizzata.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Paolo Mossetti]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 02 Jun 2025 05:00:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Ucraina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="774" height="516" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/lituania.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Lituania" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/lituania.jpg 774w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/lituania-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/lituania-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/lituania-768x512.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 774px) 100vw, 774px" /></p>
<p>Esercito di leva, corpi di volontari, una serie mai vista di esercitazioni Nato. Il piccolo Paese baltico affronta la paura della Russia. </p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="774" height="516" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/lituania.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Lituania" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/lituania.jpg 774w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/lituania-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/lituania-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/lituania-768x512.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 774px) 100vw, 774px" /></p>
<p>Tra le pinete del Nord della Lituania si sta <a href="https://it.insideover.com/guerra/il-ruggito-del-coniglio-la-lituania-porta-le-spese-per-la-difesa-al-6-del-pil.html">espandendo</a> un laboratorio avanzato della difesa europea. Mentre l’attenzione dell’Occidente resta concentrata sull’Ucraina, il piccolo Paese baltico, incastrato tra Kaliningrad, enclave russa militarizzata, e la Bielorussia, stretta alleata del Cremlino, si prepara a uno scenario che in molti ormai considerano inevitabile: un <strong>confronto diretto</strong> con la Russia.</p>



<p>Il Governo di <strong>Vilnius</strong>, consapevole di non poter fare affidamento solo sulla propria ridotta forza armata professionale, ha dato vita a un’ampia mobilitazione civile. <strong>L’Unione dei Fucilieri Lituani</strong>, una forza paramilitare statale, ha più che raddoppiato i propri iscritti dal 2022, <strong>raccogliendo oltre 17.000 volontari, di cui 11.000 adulti</strong>. In caso di conflitto, saranno loro a presidiare infrastrutture critiche e condurre operazioni di resistenza in territori eventualmente occupati.</p>



<p>L’addestramento non è affatto simbolico: esercitazioni in ambienti urbani, simulazioni di guerra chimica, corsi di primo soccorso da combattimento, uso di droni radiocomandati con vista in prima persona (FPV). La guerra in Ucraina ha insegnato che la tecnologia e l’organizzazione dal basso possono fare la differenza contro forze convenzionalmente superiori. <strong>Professionisti del settore civile come ingegneri informatici, medici ed esperti di logistica</strong> vengono integrati nei moduli operativi per condividere conoscenze con l’esercito regolare. Il confine tra civili e combattenti si fa sempre più sottile.</p>



<p>In parallelo, la dimensione internazionale della deterrenza si rafforza. Il 22 maggio, Vilnius ha ospitato la prima <strong>parata militare tedesca </strong>sul suolo lituano dalla Seconda guerra mondiale. Era l’inaugurazione ufficiale della brigata corazzata <strong>Panzerbrigade 45 “Litauen”</strong>, il primo dispiegamento permanente della Bundeswehr fuori dai confini della Germania. Una forza di 5.000 uomini, con mezzi blindati, artiglieria semovente e fanteria meccanizzata, stanziata in due località strategiche del Paese.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Da Biden a Trump</h2>



<p>Questo rafforzamento coincide con l’avvio di <strong>una serie di manovre congiunte su scala mai vista prima nel Baltico</strong>. Circa 8.000 soldati provenienti da Lituania, Stati Uniti, Germania, Francia, Italia e altri Paesi della Nato partecipano alle esercitazioni “Iron Wolf 2025”, “Swift Response 2025”, “Thunder Fortress 2025” e “Strong Shield 5”. Le operazioni spaziano dal combattimento urbano al coordinamento tra reparti multinazionali, dall’intervento d’emergenza alla simulazione di attacchi aerei e navali, fino alla neutralizzazione di mine e dispositivi esplosivi.</p>



<p>Agli inizi di aprile, quattro giovani soldati statunitensi sono morti durante un’esercitazione militare al confine con la Bielorussia. È successo Camp Herkus, costruito da Vilnius nel 2021 per attrarre una presenza militare Usa stabile, offrendo logistica e supporto. Mentre l’Europa occidentale parlava di autonomia strategica, <strong>i partner dell’Est spingevano già allora per più truppe statunitensi. </strong>L&#8217;amministrazione di Joe Biden in quel momento espandeva il suo impero militare a tempo determinato. Oggi Donald Trump mette in discussione l&#8217;impegno del Pentagono in Europa.</p>



<p>Lo sforzo lituano avviene dunque in un contesto estremamente instabile. Se da un lato l’Alleanza Atlantica ha riaffermato l’impegno a difendere ogni centimetro del suo territorio, dall’altro lato l’incertezza politica negli Stati Uniti e <strong>il possibile disimpegno di Washington dalla Nato</strong> preoccupano profondamente i Paesi baltici, dalle classi dirigenti antirusse e con obiettivi in Ucraina molto più massimalisti del resto d&#8217;Europa.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La Lituania non si fa illusioni</h2>



<p>Vilnius, che investe oggi il<strong> 5,5 per cento del proprio PIL </strong>nella Difesa, teme che senza il supporto statunitense l’Europa possa non essere pronta a contenere un’aggressione russa. Non è solo una questione di volontà politica, ma anche di capacità produttiva: mentre in Lituania non mancano i volontari pronti a combattere, <strong>l’industria militare del continente fatica a garantire forniture tempestive di mezzi</strong>, armamenti e tecnologie avanzate.</p>



<p>Il timore più concreto, condiviso anche da analisi d’intelligence danesi, è che la Russia possa lanciare un conflitto regionale nel Baltico nel giro di pochi anni, o addirittura mesi. Lo scenario non prevede necessariamente una guerra totale, ma azioni mirate, incursioni, <strong>intimidazioni lungo il confine o nel Suwalki Gap</strong> (la stretta fascia tra Lituania e Polonia che separa Kaliningrad dalla Bielorussia) fondamentale per la proiezione strategica russa.</p>



<p>In questa situazione, la Lituania non si fa illusioni. La memoria storica delle occupazioni sovietiche e naziste è ancora viva, come testimoniano le istituzioni locali e le commemorazioni delle comunità sterminate.<strong> La percezione del rischio è radicata e diffusa</strong>, ma non paralizzante. Anzi, ha prodotto una cultura della resilienza e della preparazione capillare. Dai musei e archivi storici alle scuole e ai centri sportivi, si parla apertamente di autodifesa, evacuazione, protezione civile.</p>



<p>E però non è detto che tutto questo non possa che complicare ancora di più, anzichè aiutare, la tenuta dell’Alleanza atlantica. Il messaggio lituano è chiaro:<strong> la deterrenza funziona solo se è credibile.</strong> Ma quella deterrenza, fatta anche di una popolazione pronta a combattere, una rete logistica integrata e un esercito tecnologicamente aggiornato, rischia di dover essere motivata con una ulteriore isteria nei confronti del vicino. Trovando così l&#8217;ostilità sempre più forte di quell&#8217;Europa che invece preferirebbe negoziare ad oltranza.</p>



<p>Il Baltico è pronto a fare la sua parte, ma la speranza che così si possa evitare la guerra diventa per altri il timore che la guerra così si avvicini, ancora di più. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/allombra-della-nato-la-lituania-che-teme-la-russia-e-sempre-piu-militarizzata.html">All&#8217;ombra della Nato la Lituania che teme la Russia è sempre più militarizzata</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Acqua, petrolio, pressioni dell&#8217;Iran e militari stranieri: tutte le sfide del nuovo Iraq</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/acqua-petrolio-pressioni-delliran-e-militari-stranieri-tutte-le-sfide-del-nuovo-iraq.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Paolo Mossetti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 27 May 2025 13:49:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Isis (Stato islamico)]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="774" height="516" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/iraq.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Iraq" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/iraq.jpg 774w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/iraq-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/iraq-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/iraq-768x512.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 774px) 100vw, 774px" /></p>
<p>Questioni internazionali, dall'influenza dell'Iran ai rapporti con gli Usa, e questioni sociali: l'Iraq ha un compito difficile. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/acqua-petrolio-pressioni-delliran-e-militari-stranieri-tutte-le-sfide-del-nuovo-iraq.html">Acqua, petrolio, pressioni dell&#8217;Iran e militari stranieri: tutte le sfide del nuovo Iraq</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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<p>Quando leader politici e monarchi sono arrivati a Baghdad per il vertice della <strong>Lega Araba</strong>, hanno trovato una capitale determinata a mostrarsi forte, con alle spalle gli orrori della guerra. Ma sotto la patina dell&#8217;accoglienza, la città resta attraversata da tensioni profonde. Il monumento che segna il luogo in cui un drone statunitense uccise <a href="https://it.insideover.com/politica/da-soleimani-a-raisi-in-iran-quattro-anni-di-morti-eccellenti.html"><strong>Qassem Soleimani</strong></a> nel 2020 è ancora lì, a ricordare un evento che ha scosso l’Iraq e ha alimentato le richieste, ancora oggi attuali, di un ritiro completo delle truppe straniere.</p>



<p>Dopo anni di stallo,<strong> la missione della Coalizione anti-Isis, creata nel 2014, terminerà ufficialmente nel settembre 2025. </strong>Tuttavia, il ritiro non sarà totale: restano in piedi accordi bilaterali e operazioni contro l&#8217;organizzazione terroristica in Siria, con basi probabilmente localizzate nel Kurdistan iracheno. Questa ambiguità alimenta le divisioni interne. Le milizie filo-iraniane chiedono l’uscita totale degli stranieri, mentre sunniti e curdi vedono nella presenza militare esterna un contrappeso all’influenza di Teheran.</p>



<p><strong>Dhiaa al-Asadi</strong>, ex leader del blocco sadrista al Parlamento, è netto: “Ogni trattativa è compromessa dalla presenza di truppe straniere. La sovranità irachena deve essere il punto di partenza, non interessi di parte o logiche etniche”. Altri, più pragmatici, ritengono che la minaccia di ISIS, sebbene ridotta, e <strong>le tensioni regionali giustifichino una cooperazione militare limitata</strong>, soprattutto in campo tecnico e d’intelligence.</p>



<p>Nel frattempo, il premier <strong>Mohammed Shia al-Sudani</strong> cerca di rilanciare l’Iraq oltre la sicurezza: ha firmato accordi economici a Washington, cercando investimenti in energia, istruzione e infrastrutture. Ma il contesto regionale è ostile.<strong> Il conflitto a Gaza coinvolge milizie irachene</strong>, mentre la crisi in Siria e le tensioni tra Israele e Iran accrescono l’instabilità. Il governo teme ripercussioni dai negoziati sul nucleare iraniano e dalle mosse del nuovo Governo Trump, fortemente pro-Israele.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le sfide economiche di Baghdad</h2>



<p>Sul fronte interno, <strong>il Paese ha completato il primo censimento in 40 anni</strong>: una tappa storica, ma potenzialmente esplosiva, perché potrebbe ridisegnare gli equilibri tra le componenti etniche e religiose. Le tensioni con il Kurdistan restano preoccupanti, aggravate dalle dispute costituzionali e dal timore curdo di perdere peso politico.</p>



<p>L’economia irachena, dipendente per il 95 per cento dal petrolio, è vulnerabile alle fluttuazioni del mercato e ai singhiozzi dell&#8217;economia cinese. Il recente abbandono del sistema di aste in dollari potrebbe rafforzare il mercato nero e complicare la gestione valutaria. <strong>Baghdad punta a ridurre il peso del settore pubblico e diversificare l’economia</strong>, ma i settori non petroliferi stentano. L’inflazione è prevista in lieve aumento (3,5 per cento) e la disoccupazione, ufficialmente al 15,5 per cento, è spaventosamente alta tra i giovani.</p>



<p>Sul piano ambientale, l’Iraq affronta una crisi idrica crescente. <strong>Il flusso del Tigri e dell’Eufrate è calato del 30 per cento dagli anni Ottanta</strong> e potrebbe ridursi della metà entro il 2030. L’agricoltura è in crisi e l’esodo rurale verso le città rischia di alimentare tensioni sociali. Finora, le politiche idriche del governo sono state deboli, mentre le accuse a Iran e Turchia per le dighe a monte restano l’unica risposta ufficiale.</p>



<p>La parola chiave per il 2025 è dunque<strong> “sovranità”</strong>. In un contesto dominato da pressioni esterne e fragilità interne, l’Iraq deve ricostruire la propria indipendenza strategica. Che si tratti di contenere l’influenza iraniana, affrontare una possibile ostilità trumpiana o gestire la transizione post-Coalizione, <strong>Baghdad dovrà difendere i propri interessi nazionali con equilibrio.</strong> Se Teheran è accettato come vicino eterno, sarà fondamentale ridefinire il rapporto in termini di rispetto reciproco.</p>



<p>L&#8217;Iraq insomma resta un laboratorio di tensioni in un Medio Oriente attraversato da fratture irrisolte e alleanze in evoluzione. È probabile che solo un deciso rafforzamento dello Stato, attraverso riforme politiche, indipendenza economica e capacità militare autonoma, potrà garantirgli un futuro decente.</p>
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