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	<title>Paolo Lolli Archives - InsideOver</title>
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	<lastBuildDate>Thu, 12 Mar 2026 05:13:05 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Paolo Lolli Archives - InsideOver</title>
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	<item>
		<title>La &#8220;rivincita&#8221; ucraina sui droni nella guerra in Medio Oriente</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/la-rivincita-ucraina-sui-droni-nella-guerra-in-medio-oriente.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 12 Mar 2026 05:13:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Ucraina]]></category>
		<category><![CDATA[Terza guerra del Golfo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1304" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/ucraina.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="ucraina" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/ucraina.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/ucraina-300x204.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/ucraina-1024x695.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/ucraina-768x522.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/ucraina-1536x1043.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/ucraina-600x408.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p> Il vuoto securitario oggi si abbatte sulle monarchie del Golfo e Kiev si dimostra pronta, almeno simbolicamente, a colmarlo.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/la-rivincita-ucraina-sui-droni-nella-guerra-in-medio-oriente.html">La &#8220;rivincita&#8221; ucraina sui droni nella guerra in Medio Oriente</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1304" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/ucraina.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="ucraina" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/ucraina.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/ucraina-300x204.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/ucraina-1024x695.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/ucraina-768x522.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/ucraina-1536x1043.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/ucraina-600x408.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Giovedì 5 marzo, tramite la propria pagina personale di X, il <strong>presidente ucraino Volodymyr Zelenskyj </strong>ha annunciato di aver ricevuto una <a href="https://x.com/ZelenskyyUa/status/2029611753898742262?s=20">richiesta di supporto specifico da parte degli Stati Uniti</a> per assistere i Paesi della regione mediorientale presi di mira dalla rappresaglia iraniana all&#8217;<strong>aggressione di Washington e di Israele</strong>, che hanno scatenato la <strong>Terza guerra del Golfo</strong> il 28 febbraio scorso.</p>



<p>In cambio di una rinnovata pressione nei confronti della Federazione Russa affinché accetti quantomeno un cessate il fuoco, l’inquilino di Palazzo Mariinskij ha quindi messo sul tavolo l’esperienza e le competenze ucraine in campo industriale, ingegneristico e bellico maturate dopo oltre quattro anni di guerra. </p>



<p>Piccola parentesi ma necessaria; il 28 febbraio del 2025, nello studio ovale della Casa Bianca, Donald Trump &#8211; nel loro primo faccia a faccia dal ritorno del magnate newyorkese al potere &#8211; ammonì severamente il presidente ucraino: <strong>“<a href="https://www.bing.com/videos/riverview/relatedvideo?q=zelensky+at+oval+office&amp;mid=8C9218092A45986B4CC98C9218092A45986B4CC9&amp;FORM=VIRE">Non sei in una buona posizione in questo momento. (…) Non hai le carte”.</a> </strong>Nel frattempo, a Kiev, nessun asso o jolly è stato pescato dagli apparati e dai funzionari, tuttavia è possibile intravedere un chiaro proposito dettato dalla necessità-opportunità di convertire un’innovazione bellica maneggiata abilmente dalle Forze Armate dell’Ucraina, gli intercettori a basso costo progettati per abbattere i droni iraniani e russi, in leva negoziale, quindi in influenza geopolitica. Ma quanto questo disegno rischia di scontrarsi con la realtà?</p>



<p>L’incertezza posta dalla seconda amministrazione Trump circa il futuro sostegno militare e di intelligence ha messo l’Ucraina nelle condizioni di dover soddisfare quanto più possibile autonomamente i propri bisogni bellici. Nonostante l’industria degli armamenti ucraina possa oggi vantare invidiabili <a href="https://www.sipri.org/commentary/topical-backgrounder/2025/transformation-ukraines-arms-industry-amid-war-russia">tassi di crescita</a> e si stia integrando gradualmente nell’ecosistema difensivo di Paesi membri dell’Organizzazione Atlantica &#8211; alcuni maliziosi direbbero piuttosto che sta venendo assorbita dai giganti veterocontinentali, Germania, Francia e Regno Unito in particolare &#8211; <strong>permangono seri limiti all’esportazione di attrezzature</strong>, solo <a href="https://www.reuters.com/business/aerospace-defense/ukraine-opens-up-arms-exports-seeking-cash-wartime-technology-2026-02-09/">recentemente rivisti in parte</a>, e una significativa dipendenza dalla fornitura di munizioni e armamenti dall’estero, soprattutto per quanto riguarda l’artiglieria e i sistemi di difesa antimissile.</p>



<p>L’esperienza umana, nonostante venga costantemente ridimensionata o completamente sottovalutata, risulta essere (quasi sempre) il fattore decisivo. Un conto è discutere della <strong>mera fornitura di droni, telecamere, radar e sensori</strong>, beni che oggi sovrabbondano grazie alla creazione di un’industria manifatturiera applicata, flessibile e di notevoli dimensioni, <strong>altro paio di maniche è inviare addestratori, tecnici e specialisti in missioni all’estero </strong>che permettano alle Forze Armate di altri paesi di integrare tali tecnologie all’interno del proprio sistema difensivo antiaereo. Difficilmente Kiev potrà permettersi il lusso di dislocare eccessivamente queste preziose, quanto scarse, risorse dal fronte domestico. Ed è qui che emerge l’inconsistenza occidentale, americana prima ed europea poi.</p>



<p><a href="https://www.war.gov/News/News-Stories/Article/Article/4150954/socom-changing-operational-demands-require-acquisition-changes/">“I nostri avversari usano droni unidirezionali da 10mila dollari che abbattiamo con missili da 2 milioni di dollari</a>. (…) Questo è l’ambiente securitario più complesso, ibrido e asimmetrico che abbia mai visto in 38 anni di servizio”. Era il 9 aprile scorso, gli Stati Uniti avevano da poco ripreso una<strong><a href="https://it.insideover.com/guerra/yemen-le-sfide-di-una-guerra-che-nessuno-ha-il-coraggio-di-chiamare-guerra.html"> campagna di bombardamenti </a></strong>aereo-navali volta a rimuovere <a href="https://www.bbc.com/news/world-middle-east-67614911">la minaccia posta dagli Houthi in Yemen</a>, rivelatasi poi fallimentare, e l’allora comandante del Socom, generale <strong>Bryan P. Fenton</strong>, in un’audizione presso la Commissione per i Servizi Armati della Camera richiamava all’attenzione i vertici militari e politici statunitensi. </p>



<p>Da allora niente è cambiato, anzi. A seguito dell’operazione imbastita contro la Repubblica Islamica è stato ordinato alle principali aziende statunitensi di <a href="https://www.armyrecognition.com/news/army-news/2026/u-s-to-quadruple-production-of-pac-3-thaad-and-tomahawk-missiles-after-iran-campaign">quadruplicare la produzione di missili e intercettori</a> per rimpinguare le scorte dei magazzini. <a href="https://www.rtx.com/news/news-center/2026/02/04/rtxs-raytheon-partners-with-department-of-war-on-five-landmark-agreements-to-exp">Raytheon</a> e <a href="https://www.lockheedmartin.com/en-us/news/features/2025/accelerating-production-to-meet-growing-demand.html#:~:text=Lockheed%20Martin%20is%20rapidly%20scaling%20production%20across%20key,supply%20chain%20resiliency%20to%20deliver%20more%E2%80%94faster.%20Here%E2%80%99s%20how.">Lockheed</a> hanno siglato con il Dipartimento della Guerra negli scorsi mesi diversi accordi per aumentare sensibilmente la fabbricazione di armamenti di punta. Ma niente è stato fatto, ancora, per adeguare al meglio l’apparato industriale e la conseguente acquisizione militare alle sfide che attanagliano oggi i vertici delle Forze Armate Statunitensi. <strong>La proliferazione di droni a basso costo costringe a ripensare l’intero assetto e l’economia della difesa aerea. </strong>Gli Stati Uniti, in quanto principale potenza militare mondiale, non sono esenti da tale sforzo, intellettuale e materiale. </p>



<p>Il passaggio evidenzia inoltre una preoccupazione crescente riguardo alla mancanza di un&#8217;iniziativa europea, tantomeno nazionale, autonoma e innovativa nel campo della difesa, in particolare rispetto alla minaccia rappresentata dai droni a basso costo. I principali Paesi del Vecchio continente, al momento, <strong>paiono limitarsi a collaborazioni e acquisizioni di competenze già maturate da altri</strong>, come appunto l&#8217;Ucraina, senza sviluppare una propria idea difensiva più incisiva o rivoluzionaria. È questo vuoto securitario che oggi si abbatte violentemente sulle monarchie del Golfo e che Kiev si dimostra pronta, almeno simbolicamente, a colmare grazie all’esperienza diretta maturata nei campi di battaglia che conferirà peso e importanza all’Ucraina nel prossimo futuro e che sottolinea ulteriormente l’assenza di un cambio di approccio alla guerra moderna negli Stati Uniti e l’inconsistenza dell’Europa. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/la-rivincita-ucraina-sui-droni-nella-guerra-in-medio-oriente.html">La &#8220;rivincita&#8221; ucraina sui droni nella guerra in Medio Oriente</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>La Grecia cambia postura sulla Difesa e agita le acque del Mediterraneo</title>
		<link>https://it.insideover.com/difesa/la-grecia-cambia-postura-sulla-difesa-e-agita-le-acque-del-mediterraneo.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Roberto Vivaldelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 10 Mar 2026 17:37:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1699" height="1153" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/grecia.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Grecia" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/grecia.jpg 1699w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/grecia-300x204.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/grecia-1024x695.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/grecia-768x521.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/grecia-1536x1042.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/grecia-600x407.jpg 600w" sizes="(max-width: 1699px) 100vw, 1699px" /></p>
<p> Il ritiro degli Usa e l'ascesa della Turchia preoccupano la Grecia. Che così ha deciso di cambiare rotta sulle strategia di Difesa.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/difesa/la-grecia-cambia-postura-sulla-difesa-e-agita-le-acque-del-mediterraneo.html">La Grecia cambia postura sulla Difesa e agita le acque del Mediterraneo</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1699" height="1153" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/grecia.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Grecia" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/grecia.jpg 1699w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/grecia-300x204.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/grecia-1024x695.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/grecia-768x521.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/grecia-1536x1042.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/grecia-600x407.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1699px) 100vw, 1699px" /></p>
<p>La Repubblica Ellenica sta vivendo una fase di profonda trasformazione della propria dottrina di difesa, un cambiamento passato in secondo piano ma che potrebbe ben presto ridisegnare gli equilibri nel Mar Egeo e nel Mediterraneo orientale. Nell’aprile dello scorso anno Atene ha annunciato un ambizioso piano di <strong>investimenti per la modernizzazione delle Forze Armate</strong>, con particolare attenzione alla Marina e all’Aeronautica. <a href="https://www.reuters.com/business/aerospace-defense/greece-spend-more-than-25-bln-euros-arms-procurements-by-2036-2025-03-12/">25 miliardi di euro saranno spesi in programmi d’armamento fino al 2036</a> con l’obiettivo di acquisire tecnologie all’avanguardia, rafforzare le capacità operative e sostenere lo sviluppo dell’industria nazionale della difesa. È un salto non solo quantitativo, ma qualitativo, che riflette sia <strong>la crescente complessità dello scenario regionale </strong>sia la necessità di colmare un divario tecnologico percepito rispetto agli attori vicini, leggi Repubblica di Turchia, l’atavico rivale. </p>



<p>A novembre, questo nuovo percorso è stato inserito in una cornice dottrinale più chiara con la presentazione della <a href="https://greekcitytimes.com/2025/12/01/dendias-new-greek-deterrence-doctrine-achilles-shield/">nuova strategia di deterrenza multi-dominio</a> (terra, mare, aria, cyberspazio e spazio) da parte del ministro della Difesa greco <strong>Nikos Dendias</strong>. Il cambiamento è radicale: la responsabilità primaria della difesa delle acque dell’Egeo non sarà più affidata alla flotta di superficie, tradizionale fulcro della postura militare greca, ma verrà trasferita e riposta nei <strong>sistemi missilistici a lungo raggio disseminati in varie isole.</strong> La logica è quella di creare una fitta rete di interdizione capace di colpire rapidamente e in profondità evidenziando la vulnerabilità dei mezzi navali e aumentando la capacità di risposta in caso di crisi.</p>



<p><strong>Francia, Stati Uniti e Israele,</strong> in rispettivo ordine, sono le potenze che sono state individuate dai funzionari e dagli apparati ateniesi per sostenere lo sforzo di modernizzazione delle Forze Armate Elleniche. Il rapporto privilegiato tra Atene e Parigi è stato consolidato negli anni dalla vendita di <a href="https://en.parapolitika.gr/greece/95372/4th-belharra-frigate-deal-finalized-major-boost-for-navy/#:~:text=Greece%2520finalizes%2520%25E2%2582%25AC982M%2520deal%2520for%2520fourth%2520Belharra%2520frigate%252C,significantly%2520strengthened%2520with%2520four%2520Belharra%2520FDI%2520class%2520frigates.">diverse fregate Belharra</a>, <a href="https://www.thedefensenews.com/news-details/Greece-Plans-Additional-Rafale-Purchase-in-Response-to-Turkeys-Eurofighter-Order/">caccia Rafale</a> e dalla stipula di un accordo di mutua difesa in procinto di rinnovo. <strong>L’Eliseo ha quindi ottenuto diversi successi industriali, accresciuto influenza e proiezione in un’area vitale del Mediterraneo</strong> e, soprattutto, ottenuto una leva per contenere la Turchia. Washington garantisce all’Aeronautica greca, ad oggi, il mantenimento di un vantaggio qualitativo decisivo grazie all’inclusione di Atene nel programma F-35 Lighthing II e alla contemporanea esclusione di Ankara. Gerusalemme si è gradualmente affermato quale attore in grado di fornire sistemi di difesa aerea, droni e <strong>soluzioni avanzate nel campo della sorveglianza e della guerra elettronica. </strong>In sintesi: la sinergia tra piattaforme francesi, tecnologia statunitense e know-how israeliano consentirà, nei calcoli degli strateghi ateniesi, alla Grecia di disporre di uno strumento militare moderno e credibile sul piano della deterrenza.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;Italia partecipa ma con prudenza</h2>



<p>Due piani cardine del processo di modernizzazione delle Forze armate prevedono: la creazione dello <a href="https://www.armyrecognition.com/news/army-news/2025/exclusive-greece-launches-2-8-billion-achilles-shield-project-to-build-national-air-defense-system">“Scudo di Achille”</a>, fiore all’occhiello del programma di riamo nazionale dal valore di 2.8 miliardi di euro, un sistema di difesa integrato e multilivello in grado di contrastare diverse minacce (droni, aerei e missili); <a href="https://athens-times.com/greek-navys-new-submarine-program-five-suitors-vie-for-deal/">l’acquisto di quattro nuovi sottomarini</a>. TKMS in Germania, Naval Group in Francia, Saab in Svezia, Fincantieri in Italia, Hyundai Heavy Industries e Hanwha Ocean in Corea del Sud sono i pretendenti pronti a sgomitare per aggiudicarsi la faraonica commessa. Atene deciderà a breve in base alla soddisfazione di tre fondamentali requisiti: <strong>la costruzione o la coproduzione in Grecia delle unità</strong>; la capacità d’integrazione dei sistemi d’arma nazionali; il rispetto della <a href="https://greekcitytimes.com/2026/02/19/greece-introduces-turkiye-clause-in-new-arms-procurement-doctrine/">“clausola turca”</a>.</p>



<p>L’Italia, come dimostrato dalla <a href="https://www.fincantieri.com/it/newsroom/news-e-comunicati-stampa/2025/cooperazione-navale-italia-grecia-fincantieri-al-centro-dellintesa-strategica">recente vendita di due fregate da parte di Fincantieri</a>, pare voler partecipare allo sviluppo delle Forze Armate Elleniche, <strong>senza, tuttavia, alienarsi il consenso della Turchia</strong>. Roma si destreggia quindi in un acrobatico atteggiamento pragmatico evitando di schierarsi apertamente con una delle parti. Ma sarà sempre più difficile districarsi tra le sponde dell’Egeo. La formazione di sempre più rigidi blocchi regionali per l’equilibro di potere nel Mediterraneo orientale toglie margini di manovra alla Penisola.</p>



<p>Il cambio di atteggiamento che oggi spinge la Grecia verso una postura più assertiva germoglia dall’interazione di due fattori esterni: <strong>l’introversione americana e l’ascesa della Turchia.</strong> Il progressivo disimpegno degli Stati Uniti dal Mediterraneo, accompagnato da una concentrazione di risorse verso l’Indo-Pacifico, ha ridotto il livello di garanzia percepito dai partner regionali. Per un Paese come la Grecia, tuttora ancorato alla protezione americana, questo spostamento di risorse e attenzioni ha aperto una fase di incertezza. Atene si trova così costretta a investire maggiormente nella propria capacità di difesa, a<strong>ccettando costi economici, politici e sociali superiori rispetto al passato.</strong> Parallelamente la Repubblica di Turchia ha consolidato negli ultimi anni la propria influenza nell’agone internazionale grazie alle proprie capacità diplomatiche e militari, a un’industria bellica nazionale all’avanguardia e in rapida crescita e soprattutto a una chiara strategia commisurata ai mezzi. </p>



<p>La trasformazione della postura strategica greca riflette quindi un nuovo bisogno di sicurezza nel proprio intorno geografico. La modernizzazione delle Forze Armate e la deterrenza multi-dominio rappresentano una risposta <strong>a un ambiente percepito come fortemente instabile</strong>, segnato dal minor coinvolgimento americano e dall’emergere della Turchia come potenza regionale. Tuttavia, questo cambio di rotta (re)introduce nuovi fattori di tensione che potrebbero rendere il futuro dell’Egeo, e per estensione del Mediterraneo, più incerto e delicato.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/difesa/la-grecia-cambia-postura-sulla-difesa-e-agita-le-acque-del-mediterraneo.html">La Grecia cambia postura sulla Difesa e agita le acque del Mediterraneo</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>La Germania di Merz vara il maxi riarmo ma i tedeschi non vogliono combattere</title>
		<link>https://it.insideover.com/difesa/la-germania-di-merz-vara-il-maxi-riarmo-ma-i-tedeschi-non-vogliono-combattere.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 20 Aug 2025 04:58:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[Unione europea (Ue)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1129" height="635" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/Germania-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Germania" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/Germania-1.jpg 1129w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/Germania-1-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/Germania-1-1024x576.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/Germania-1-768x432.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/Germania-1-334x188.jpg 334w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/Germania-1-600x337.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1129px) 100vw, 1129px" /></p>
<p>Di fronte al maxi piano di riarmo immaginato da Scholz e perseguito da Merz, solo il 16% dei tedeschi si dice pronto a combattere. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/difesa/la-germania-di-merz-vara-il-maxi-riarmo-ma-i-tedeschi-non-vogliono-combattere.html">La Germania di Merz vara il maxi riarmo ma i tedeschi non vogliono combattere</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1129" height="635" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/Germania-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Germania" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/Germania-1.jpg 1129w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/Germania-1-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/Germania-1-1024x576.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/Germania-1-768x432.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/Germania-1-334x188.jpg 334w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/Germania-1-600x337.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1129px) 100vw, 1129px" /></p>
<p>Dalla <strong><a href="https://it.insideover.com/politica/olaf-scholz-cancelliere-germania-disillusa.html"><em>Zeitenwende</em> (svolta epocale)</a></strong> decantata da <strong>Olaf Scholz</strong> il 27 febbraio 2022 ai recenti proclami del neoeletto cancelliere <strong>Friedrich Merz</strong>, il decimo nella storia della giovane Repubblica Federale, volti a trasformare la Germania nella più forte potenza convenzionale europea, emerge un netto cambio di postura di Berlino nel panorama internazionale: da semplice e innocua “potenza civile” ad attore geopolitico pronto a gettarsi nell’arena. L’invasione russa dell’Ucraina, con tutte le sue conseguenze politiche, economiche e sociali, ha inferto un colpo quasi fatale al vincente <a href="https://it.insideover.com/economia/la-gelata-dellindustria-tedesca-e-una-minaccia-per-il-nord-italia.html">modello tedesco</a> adottato con la caduta del muro di Berlino e l’avvento dell’era unipolare a stelle a strisce.</p>



<p>Le garanzie offerte dall’ombrello securitario statunitense, la fornitura costante e a basso costo di materie prime russe, soprattutto gas, la possibilità di esportare volumi sempre maggiori di beni spesso ad alto valore tecnologico quali autovetture, macchinari pesanti e prodotti chimici beneficiando dell’ascesa della Repubblica Popolare Cinese, hanno rappresentato per almeno un trentennio le architravi della potenza economica e industriale della Repubblica Federale. Tuttavia, oggi <strong>tale formula non risulta più spendibile</strong> in uno scenario di egemonia contrastata.</p>



<p> Gli Stati Uniti chiedono un maggior coinvolgimento dei propri satelliti, “alleati” per i forti di cuore, per garantire la sicurezza del Vecchio Continente in modo da poter dedicare maggiori attenzioni e risorse all’Indo-Pacifico e alla soluzione della crisi identitaria interna che attanaglia il Paese (una sorta di condivisione del fardello imperiale, ovviamente a beneficio ultimo dell’egemone). <strong>La Federazione Russa, esclusa dai circuiti finanziari occidentali, ha rivolto il suo sguardo ai principali mercati asiatici</strong> per continuare a garantirsi i proventi derivanti dalle risorse energetiche, conseguentemente <a href="https://tradingeconomics.com/germany/imports-by-country">oggi Mosca è un socio economico di scarso rilievo</a> per la <em>Bundesrepublik</em>. L’interscambio bilaterale fra Berlino e Pechino è <a href="https://oec.world/en/profile/country/deu?selector345id=2021">in lenta, ma continua, discesa dal 2021</a>, vittima di pressioni Oltreoceano e dei progressi delle aziende mandarine in settori prima dominati dai colleghi tedeschi. La Repubblica Popolare nell’arco di trent’anni è passata da essere il principale cliente dell’industria teutonica a <a href="https://rhg.com/research/tipping-point-germany-and-china-in-an-era-of-zero-sum-competition/">temibile concorrente</a>. È in questo contesto quindi che i funzionari e gli apparati tedeschi hanno imposto una virata per risincronizzare Berlino in scia ai mutamenti in corso.</p>



<p><strong>Il 2025 può essere considerato il vero anno spartiacque</strong>, cesura netta tra un’epoca e un’altra, e sicuramente lo è per la Repubblica Federale. Sebbene il governo della coalizione semaforo di Scholz avesse nel febbraio del 2022 mosso i primi concreti passi annunciando la svolta epocale- concettualizzando il “ritorno nella storia della Germania” –  disponendo di un fondo da 100 miliardi di euro per rimediare decenni di disinvestimenti nelle Forze Armate tedesche, la <em>Bundeswehr, </em>e per dotare il Paese di una politica di difesa responsabile e quanto più autonoma possibile, è solo con il governo di Merz, insediatosi lo scorso maggio, che vengono poste le basi per <strong>la trasformazione della Germania in potenza militare</strong>. In Sintesi: il governo di Olaf Scholz ha dato la svolta (Zeitenwende) per scuotere una popolazione post-storica, economicistica, disabituata a ragionare in termini strategici, ha infranto il tabù secondo cui Berlino non necessitava di una politica di difesa nazionale. Il governo di Friedrich Merz, non senza ostacoli, sta mettendo in pratica tale cambio di paradigma. </p>



<p>Delle varie iniziative intraprese alcune emergono per rilevanza e clamore. Come la storica decisione del <em>Bundestag</em>, nel marzo scorso, il quale ha prima istituito un fondo da 500 miliardi di euro da investire nei prossimi dodici anni per ammodernare le obsolete <a href="https://www.cleanenergywire.org/factsheets/qa-germanys-eu500-bln-infrastructure-fund-whats-it-climate-and-energy#:~:text=Germany%27s%20new%20coalition%20government%20has%20set%20up%20a,in%20combination%20with%20an%20additional%20major%20defence%20package.">infrastrutture critiche del Paese</a> (autostrade, ferrovie, porti, aeroporti, ospedali, centri di ricerca e molto altro), poi ha varato una <a href="https://www.cnbc.com/2025/03/18/german-parliament-to-vote-on-fiscal-package-that-could-bring-historic-reforms.html?msockid=3a83cb6403af6be51a84de4a024e6ade">riforma del regime fiscale</a> riguardante il cosiddetto “freno all’indebitamento” per consentire al governo federale di contrarre debito per le spese nel settore della difesa e della sicurezza fino all’1% del Pil. Infine al vertice dell’Alleanza Atlantica all’Aia a giugno la <a href="https://aresdifesa.it/i-paesi-nato-investiranno-il-5-del-loro-pil-in-spese-della-difesa/">Germania ha sottoscritto il documento per adeguare le spese per la difesa al 5% del pil</a>, 3,5% nella difesa e l’1,5% nel rafforzamento delle infrastrutture critiche.&nbsp;</p>



<p>Il piano per trasformare la Germania nella principale potenza convenzionale europea, oltre a occuparsi di investimenti di vario tipo, non può non coinvolgere direttamente le Forze Armate tedesche. La <em>Bundeswehr </em>è infatti al centro di diverse proposte per accrescere il proprio ruolo e la capacità di operare. Il confermato ministro della Difesa, <strong>Boris Pistorius</strong>, ha presentato un piano per <a href="https://www.reuters.com/business/aerospace-defense/german-armed-forces-see-28-surge-recruits-nato-defence-boost-2025-07-31/?utm_source=chatgpt.com">aumentare progressivamente il numero di truppe attive</a> a 260 mila entro il 2030, oggi il personale, non contando i riservisti, si aggira intorno alle 180 mila unità. Nonostante i lievi aumenti registrati dall’inizio dell’anno (+8%), difficilmente Berlino riuscirà a soddisfare tali criteri senza prevedere un ritorno della coscrizione militare-</p>



<p>Che la variegata e sempre più polarizzata popolazione tedesca non abbia ancora abbracciato in toto il cambio proposto dalle istituzioni emerge da un <a href="https://menafn.com/1109881318/Poll-Only-16-Percent-of-Germans-Would-Fight-for-Country">recente sondaggio</a>. L’istituto Forsa per la ricerca sociale e le analisi statistiche ha chiesto a 1.000 cittadini quale sarebbe il loro comportamento nell’evenienza in cui la Germania venisse ipoteticamente attaccata. <strong>Solamente il 16% di questi si sarebbe dichiarato propenso a imbracciare “senza esitazioni” le armi</strong>, a fronte di una maggioranza, il 59%, che “sicuramente” o “molto probabilmente” non seguirebbe l’esempio dei concittadini. </p>



<p>Nasce così il paradosso tutto tedesco. Il Paese con le potenzialità maggiori per distacco in Europa in termini di spesa bellica <strong>scopre di essere fragile</strong>. Difficile, se non impossibile, riuscire a trasformare la Germania nella prima potenza convenzionale europea senza un coinvolgimento attivo del popolo tedesco. Rilanciare, riqualificando in parte alcuni storici settori civili in imprese dedite alla produzione di armamenti, l’industria manifatturiera del Paese, acquisire peso geopolitico e margine di manovra all’interno del campo americano paiono essere le motivazioni che hanno spinto i funzionari e gli apparati tedeschi a uno storico cambio di approccio. La Germania di oggi è (ancora) spaccata, faglie etniche, culturali, economiche e sociali, <strong>impediranno a Berlino di assurgere a primaria potenza senza aver prima sanato le tensioni interne.</strong> A meno che negli uffici della <em>Bundeswehr</em> si ritenga che le enormi capacità finanziarie, sommate allo sviluppo delle tecnologie autonome, riescano davvero a colmare le lacune. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/difesa/la-germania-di-merz-vara-il-maxi-riarmo-ma-i-tedeschi-non-vogliono-combattere.html">La Germania di Merz vara il maxi riarmo ma i tedeschi non vogliono combattere</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Il 60% del mercato: perché la Turchia è diventata il Paese leader nella produzione dei droni</title>
		<link>https://it.insideover.com/difesa/il-60-del-mercato-perche-la-turchia-e-diventata-il-paese-leader-nella-produzione-dei-droni.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 12 Aug 2025 04:21:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[droni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="774" height="516" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/turchia.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="turchia" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/turchia.jpg 774w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/turchia-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/turchia-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/turchia-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 774px) 100vw, 774px" /></p>
<p>Tra il 2018 e il 2023 la Turchia ha esportato il 65% dei droni militari a livello mondiale. Ecco le ragioni di un simile successo. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/difesa/il-60-del-mercato-perche-la-turchia-e-diventata-il-paese-leader-nella-produzione-dei-droni.html">Il 60% del mercato: perché la Turchia è diventata il Paese leader nella produzione dei droni</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="774" height="516" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/turchia.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="turchia" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/turchia.jpg 774w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/turchia-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/turchia-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/turchia-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 774px) 100vw, 774px" /></p>
<p>Martedì 8 luglio l’azienda turca <em>Solidaero</em> ha svelato, tramite un video rilasciato sulla propria pagina, in seguito ripostato da migliaia di altri account e divenuto già virale, una delle <strong>ultime esercitazioni del nuovo drone, il <a href="https://solidaero.com.tr/talay/">Talay</a>.</strong> Il velivolo a pilotaggio remoto in questione si contraddistingue per le seguenti caratteristiche: è un ekranoplano (il primo senza pilota); con un’altitudine di crociera compresa tra gli 1 e i 150 metri il drone può svolgere efficacemente, grazie alle capacità <a href="https://www.shippingitaly.it/2025/05/15/i-marines-americani-guardano-ai-wing-in-ground-elettrici-per-le-missioni-nel-pacifico/"><em>wing-in-ground</em></a>, missioni costiere e marittime senza essere rintracciato da sensori o radar sorvolando sulla superfice del mare; ha una capacità di carico, per il momento, fino a 30 chilogrammi; può raggiungere la <strong>velocità massima di 200 chilometri orari; </strong>l’autonomia operativa permette all’operatore di utilizzare il mezzo per un tempo massimo di 3 ore e fino a una distanza massima di 200 chilometri; infine (i dettagli dei costi unitari non sono stati resi ancora noti), la produzione di massa comincerà nella seconda metà del 2026 e le prime unità operative saranno consegnate alle Forze Armate turche, e a quanti interessati a mettere le mani su questa nuova, preziosa, tecnologia, entro l’inizio del 2027. </p>



<p>Negli ultimi anni il settore della tecnologia militare ha assistito a una vera e propria rivoluzione, i droni sono diventati strumenti imprescindibili nei conflitti moderni, nelle operazioni di<em> intelligence</em> e di sorveglianza. La Turchia questo l’ha capito fin troppo bene e si è contraddistinta come uno degli attori protagonisti più innovativi e competitivi del settore. Oggi Ankara ha compiuto progressi significativi nella produzione locale di sistemi autonomi, <strong>nell’integrazione dell’intelligenza artificiale</strong>, nelle tecnologie di difesa e, in poche parole, domina, in maniera quasi indiscussa, il campo dei droni. Secondo una ricerca effettuata dal <em>Center for a New American Security,</em> tra il 2018 e il 2023 la <a href="https://www.cnas.org/publications/reports/drone-proliferation-dataset">Turchia ha esportato il 65% dei droni militari a livello mondiale</a>, seguita dalla Repubblica Popolare Cinese con una quota del 26% e dagli Stati Uniti in coda all’8%. </p>



<p>Baykar rappresenta l’ariete di sfondamento con cui Ankara continua la sua avanzata in questo campo. <a href="https://it.insideover.com/difesa/asse-italo-turco-sui-droni-perche-baykar-compra-piaggio-aerospace.html">L’azienda guidata dall’ingegnere Selçuk Bayraktar</a> è divenuta il più grande produttore mondiale di droni e occupa oggi il <a href="https://defence-industry.eu/turkiye-dominates-global-drone-market-with-65-share-says-baykar-chief/">60% della quota di questo mercato</a>. Un dato su tutti per capirne la rilevanza: un quarto di tutte le esportazioni dell’industria della difesa della Repubblica di Turchia, nel 2024 sono arrivate a lambire i 7<a href="https://www.bing.com/search?q=7+bilions+export+weapons+turkey&amp;cvid=85541ffa96c64fdcb87117c1aa89c375&amp;gs_lcrp=EgRlZGdlKgYIABBFGDkyBggAEEUYOTIGCAEQABhAMgYIAhAAGEDSAQkxMjI4MmowajmoAgiwAgE&amp;FORM=ANAB01&amp;ucpdpc=UCPD&amp;PC=ASTS">.1 miliardi di dollari</a>, sono state realizzate proprio dall’azienda leader nel settore aerospaziale (<a href="https://www.baykartech.com/en/press/baykar-anchors-at-the-summit-of-turkish-exports/">1.8 miliardi di dollari</a>). </p>



<p>Ma quali sono i fattori principali che hanno contribuito a tale ascesa? Quali i Paesi che maggiormente si affidano a tali tecnologie? E, infine, quale il disegno e i connessi scopi che gli apparati e i funzionari anatolici perseguono attraverso tale tattica?</p>



<h2 class="wp-block-heading">Dall&#8217;Africa all&#8217;Europa al Medio Oriente</h2>



<p>I brevi tempi di consegna, i contenuti costi e, soprattutto, le ottime prestazioni fornite dai droni turchi nei diversi teatri in cui sono stati utilizzati (Libia, Siria, Nagorno-Karabakh, Ucraina, solo per citarne alcuni) si stanno rilevando le carte vincenti in mano ad Ankara. Il <a href="https://www.aerotime.aero/articles/25712-worlds-best-military-drones#:~:text=The%20Bayraktar%20TB2%20is%20one%20of%20the%20most,deployable%20airpower%20to%20nations%20lacking%20expensive%20Western%20UAVs.">Bayraktar tb2</a> risulta essere il prototipo di drone più famoso e fra i più utilizzati al mondo. Nel 2021 la Polonia, seguita negli anni successivi da Romania, Croazia e Albania, è divenuta <a href="https://www.key.aero/article/poland-orders-bayraktar-tb2-uavs-turkey">il primo Paese membro dell’Alleanza Atlantica ad acquistare i droni turchi</a>. </p>



<p>Nel <a href="https://www.alestiklal.net/en/article/why-are-african-countries-rushing-to-buy-turkish-weapons">continente africano</a> i principali clienti sono Algeria, Marocco, Egitto, Etiopia, Sudan, Niger e Nigeria. A queste latitudini la Sublime Porta sfrutta a proprio favore i conflitti e le tensioni fra i diversi Paesi per stabilire una propria presenza e per assumere maggiore influenza. Un’altra area di profondo interesse è il Medio Oriente. In scia alla normalizzazione dei rapporti in corso dal 2021 <strong>fra la Turchia e le petromonarchie del Golfo</strong> sono stati siglati diversi contratti per la vendita di droni e per la delocalizzazione di alcune produzioni. Emblematico è l’accordo stretto nel 2023 <a href="https://www.baykartech.com/en/press/saudi-arabia-in-pact-with-turkeys-baykar-tech-to-localise-drone-manufacturing/#:~:text=CAIRO%2C%20Aug%207%20%28Reuters%29%20-%20Saudi%20Arabia%20signed,platform%20X%2C%20formerly%20known%20as%20Twitter%2C%20on%20Sunday.">tra Riyadh e Baykar,</a> definito dalla stessa azienda il più grosso contratto della sua storia, che consentirà al Regno saudita di accrescere notevolmente le capacità di difesa e alla Turchia di farsi spazio in uno dei mercati più redditizi del globo. </p>



<p>Anche l’Europa rimane al centro delle attenzioni anatoliche. Lo scorso giugno è nata una <em>joint venture, </em><a href="https://www.leonardo.com/it/press-release-detail/-/detail/16-06-2025-leonardo-and-baykar-establish-joint-venture-for-unmanned-technologies">LBA Systems,<em> </em>fra l’italiana Leonardo e Baykar</a> per lo sviluppo, la produzione e il supporto di sistemi aerei <em>unmaned </em>in quattro stabilimenti ubicati nella Penisola. L’Italia diventa così, in vista del riarmo annunciato dai vari Paesi europei, una <strong>piattaforma industriale ed economica ideale per penetrare (anche) questo mercato.  </strong></p>



<p>Il caso della Turchia dovrebbe fare scuola: fino a pochi decenni fa la Turchia importava la quasi totalità delle attrezzature militari da lei utilizzate, oggi la situazione è ben diversa. Grazie a <strong>una visione lungimirante e a investimenti mirati,</strong> Ankara è assurta quale attore in grado di creare una propria realtà tecnologica innovativa, dotata di un ecosistema proprio, oggi invidiata a tutte le latitudini. Lo sviluppo dell’industria della difesa nazionale ha permesso così alla Turchia di accrescere notevolmente il proprio peso e la propria influenza in tutto il globo. </p>



<p>Nell’incerta fase di egemonia contrastata in cui viviamo alcuni attori sfidano apertamente la superpotenza a stelle e strisce (<strong>Cina, Russia e Iran</strong>) mentre altre si muovono nell’ombra per accumulare quanto più capitale politico, economico, financo culturale, da riscuotere un domani. La Turchia è quasi pronta per un mondo meno americano.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/difesa/il-60-del-mercato-perche-la-turchia-e-diventata-il-paese-leader-nella-produzione-dei-droni.html">Il 60% del mercato: perché la Turchia è diventata il Paese leader nella produzione dei droni</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Tra export e riarmo, la corsa senza limiti dell&#8217;industria italiana della Difesa</title>
		<link>https://it.insideover.com/difesa/tra-export-e-riarmo-la-corsa-senza-limiti-dellindustria-italiana-della-difesa.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 05 Aug 2025 04:45:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[Fincantieri]]></category>
		<category><![CDATA[Leonardo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="774" height="516" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/italia-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Italia" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/italia-1.jpg 774w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/italia-1-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/italia-1-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/italia-1-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 774px) 100vw, 774px" /></p>
<p>L’Italia è assurta negli ultimi anni a sesto esportatore mondiale di armamenti, subito dietro le principali potenze.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/difesa/tra-export-e-riarmo-la-corsa-senza-limiti-dellindustria-italiana-della-difesa.html">Tra export e riarmo, la corsa senza limiti dell&#8217;industria italiana della Difesa</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="774" height="516" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/italia-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Italia" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/italia-1.jpg 774w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/italia-1-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/italia-1-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/italia-1-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 774px) 100vw, 774px" /></p>
<p><strong>L’industria della difesa italiana ricopre un ruolo di primo piano nello scacchiere internazionale</strong> e si prepara, complice la stabilizzazione della conflittualità in Europa, in Medio Oriente e in altre zone calde del globo, a una repentina fase di espansione. <strong>Nell’inconsapevolezza (quasi) totale dell’opinione pubblica autoctona, </strong>l’Italia è assurta negli ultimi anni a <a href="https://www.sipri.org/sites/default/files/2025-03/fs_2503_at_2024_0.pdf">sesto esportatore mondiale di armamenti</a>. Nell’ultimo elaborato del SIPRI &#8211; <em>Stockholm International Peace Reasearch Institute</em> &#8211; sul trasferimento delle principali armi convenzionali nel quinquennio<strong> 2020-2024, i</strong>l Belpaese si posiziona dietro le principali <a href="https://it.insideover.com/difesa/sipri-spese-militari-record-la-germania-trascina-il-riarmo-delleuropa.html">potenze segnanti la nostra epoca (Stati Uniti, Francia, Russia, Cina e Germania), </a>davanti a imperi che tentano con ogni mezzo di posticipare l’inesorabile tramonto (Gran Bretagna e Spagna) e a quanti, invece, sono pronti a godersi una nuova alba (Turchia).</p>



<p><strong>Roma copre oggi il 4.8% (Pechino il 5.9%, Mosca il 7.8%) delle esportazioni sul totale del mercato degli armamenti a livello mondiale.</strong> Nel periodo precedente preso in osservazione dal SIPRI, il 2015-2019, tale valore era appena al 2%. L’invasione russa su larga scala dell’Ucraina nel febbraio del 2022, l’attacco non convenzionale di Hamas a Israele il 7 ottobre e quanto seguito dopo, hanno, necessariamente, imposto una maggiore prontezza al sistema industriale bellico italiano. Tuttavia questi eventi, pur nella loro indiscussa rilevanza, non paiono in grado di <strong>“giustificare” un incremento delle attività pari al 138%. </strong>Altri fattori concorrono all’exploit militare-industriale italiano, su tutti <strong>la penetrazione di nuovi mercati</strong> dal potenziale ancora inespresso ma in forte ascesa (Sud-Est asiatico) e la modernizzazione delle Forze Armate italiane.</p>



<p>Incrociando le informazioni ricavabili dall’elaborato del SIPRI e dalla <a href="https://documenti.camera.it/_dati/leg19/lavori/documentiparlamentari/IndiceETesti/067/003v02/INTERO.pdf">Relazione annuale</a> sulle operazioni autorizzate e svolte per il controllo dell’esportazione, importazione e transito dei materiali di armamento per l’anno 2024, emerge il quadro della situazione italiana. <strong>L’Italia ha esportato effettivamente armamenti per 4.5 miliardi di euro</strong>, con un incremento del 14,51% rispetto ai 3.9 dell’anno precedente. Sono arrivati a 90, prima erano 83, i Paesi autorizzati all’importazioni di armamenti italiani e il numero complessivo delle autorizzazioni è passato da 2101 a 2569. Dei 4.5 miliardi di euro esportati <strong>il 33% è stato diretto in Medio Oriente</strong>, il 31% verso Paesi aderenti all’Unione Europea o all’Alleanza Atlantica, un 15 % in Asia e un 8,5% verso Paesi in Europa ma non facenti parte di Ue o Nato.</p>



<h2 class="wp-block-heading">I maggiori clienti in Medio Oriente e Asia</h2>



<p>Le prime 15 società esportatrici in questo settore hanno assorbito all’incirca l’89% del totale delle operazioni svolte l’anno precedente. Le prime due, però, giocano una partita tutta loro. Solamente sommando il peso finanziario di <a href="https://documenti.camera.it/_dati/leg19/lavori/documentiparlamentari/IndiceETesti/067/003v02/INTERO.pdf">Leonardo (27.67%) e quello di Fincantieri (22,62%)</a> nell’ammontare delle esportazioni totali, si evince il loro determinante peso nel trainare l’intero comparto bellico italiano.</p>



<p>Per il SIPRI, nel periodo 2020-2024, i principali destinatari di armamenti italiani sono stati, rispettivamente, <strong>Qatar, Kuwait ed Egitto</strong>. Tali cifre vengono parzialmente confermate dalla Relazione annuale, la quale per il 2024 evidenzia esportazioni in Qatar per 548 milioni di euro, seguìto dal Kuwait a 534 e infine il Regno Unito a 461. <a href="https://www.thewashingtonoutsider.com/the-italy-qatar-defense-agreement-italy-is-once-again-siding-with-the-wrong-crowd/">Qatar</a> e <a href="https://www.vogon.today/startmag/leonardo-this-is-when-italy-will-complete-the-deliveries-of-the-eurofighter-typhoons-to-kuwait/2024/03/11/">Kuwait,</a> fra i maggiori acquirenti di armamenti a livello globale, guardano da almeno un decennio a Roma per modernizzare la propria Aeronautica e Marina.</p>



<p>A questi dati vanno, per avere una visione più organica e dinamica, aggiunti anche gli ordini effettuati ma non ancora consegnati, i quali garantiranno nel prossimo futuro una certa continuità nella crescita del sistema industriale italiano. <strong>Il caso dell’Indonesia è emblematico.</strong> Giacarta nel marzo del 2024 ha firmato un <a href="https://www.fincantieri.com/it/media/comunicati-stampa-e-news/2024/fincantieri-firmato-contratto-per-la-fornitura-di-due-ppa-allindonesia/">contratto con Fincantieri</a> per l’acquisto di due unità di Pattugliatori Polivalenti d’Altura per 1,18 miliardi di euro. In aggiunta continuano a circolare voci, per il momento non ancora smentite, di un forte interesse indonesiano per <a href="https://indonesiabusinesspost.com/4580/defense-and-security/defense-ministry-explores-acquisition-of-italian-aircraft-carrier">l’acquisto della portaerei Garibaldi</a>, la prima portaerei costruita dall’Italia nel dopoguerra, <a href="https://infodifesa.it/marina-militare-addio-alla-portaerei-garibaldi-dopo-40-anni-di-onorato-servizio-e-tempo-di-andare-in-pensione/">oggi “pensionata</a>”.</p>



<p>Nel prossimo futuro <strong>è lecito aspettarsi la comparsa dell’Arabia Saudita sul podio dei principali acquirenti di armamenti italiani.</strong> In seguito alla visita di Stato del Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, in <a href="https://www.governo.it/it/articolo/visita-del-presidente-meloni-arabia-saudita/27540">Arabia Saudita lo scorso gennaio</a>, sono stati firmati dei <em>memorandum </em>tra il regno saudita e <a href="https://www.leonardo.com/en/press-release-detail/-/detail/26-01-2025-leonardo-signs-mou-in-the-kingdom-of-saudi-arabia-to-expand-collaboration-in-the-aerospace-and-defence-sector#:~:text=This%20latest%20agreement%20leverages%20the%20MoU%20signed%20and,region%20as%20well%20as%20the%20global%20value%20chain.">Leonardo</a> e<a href="https://www.fincantieri.com/it/media/comunicati-stampa-e-news/2025/fincantieri-sigla-importanti-accordi-di-collaborazione-con-larabia-saudita/"> Fincantieri</a> che aumenteranno sensibilmente la cooperazione nei settori aerospaziale, cantieristico-navale e della difesa. Gli anni in cui Roma dichiarava <a href="https://www.aljazeera.com/news/2021/1/29/italy-makes-permanent-arms-sale-freeze-to-saudi-arabia#:~:text=Italy%20has%20halted%20the%20sale%20of%20thousands%20of,Yemen%20conflict%2C%20making%20permanent%20an%2018-month%20temporary%20suspension.">l’embargo verso Riyadh</a> paiono appartenere a un’era geopolitica fa.</p>



<p>La sfida cui oggi l’industria della Difesa italiana è chiamata a rispondere nasce <strong>dall’esigenza di un cambio di approccio, da mercantilistico a strategico.</strong> Da strumento volto (prevalentemente) a inserirsi e acquisire influenza nei vari mercati, a mezzo per garantire (soprattutto) alle Forze Armate italiane tutte le componenti indispensabili per far fronte al processo di ammodernamento. Nonostante la politica di riarmo nazionale coinvolga i vari Paesi europei, <strong>“l’industria della difesa europea” rimane estremamente frammentata.</strong> Per accaparrarsi i migliori contratti assisteremo a una sfida fra Italia, Germania, Francia e Regno Unito con possibili colpi di scena. Sarà, quindi, in grado l’Italia e la sua industria a continuare ad aumentare i ricavi dalle esportazioni di armamenti in Medio Oriente e nel Sud-Est asiatico, oppure i rifornimenti richiesti dalle Forze Armate italiane e dai principali Paesi europei assorbiranno una buona parte degli ordini?</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/difesa/tra-export-e-riarmo-la-corsa-senza-limiti-dellindustria-italiana-della-difesa.html">Tra export e riarmo, la corsa senza limiti dell&#8217;industria italiana della Difesa</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Libia, tra Turchia e Russia (ri)spuntano gli Usa</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/libia-tra-turchia-e-russia-rispuntano-gli-usa.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 15 May 2025 15:11:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="774" height="516" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/libia.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Libia" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/libia.jpg 774w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/libia-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/libia-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/libia-768x512.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 774px) 100vw, 774px" /></p>
<p>La Libia è sempre più terreno di competizione tra diverse potenze per l’espansione delle rispettive sfere d’influenza.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/libia-tra-turchia-e-russia-rispuntano-gli-usa.html">Libia, tra Turchia e Russia (ri)spuntano gli Usa</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="774" height="516" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/libia.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Libia" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/libia.jpg 774w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/libia-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/libia-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/libia-768x512.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 774px) 100vw, 774px" /></p>
<p>La Libia è sempre più<strong> terreno di competizione tra diverse potenz</strong>e per l’espansione delle rispettive sfere d’influenza e il perseguimento delle proprie agende politiche. Sfruttando le criticità presenti di uno Stato fallito &#8211; la spaccatura del Paese in due centri politici, le divisioni interne dettate dalla differente composizione etnica e tribale &#8211; Turchia e Russia hanno assunto oggi un ruolo di primo piano, ma non sono gli unici attori impegnati nella questione libica.&nbsp;</p>



<p><strong>Ankara, dopo aver rinsaldato la sua presa in Tripolitania, </strong>aspira a un <a href="https://mecouncil.org/blog_posts/in-engaging-the-haftars-turkiye-makes-pragmatic-shift-in-libya/">maggior ruolo anche in Cirenaica</a>. Molteplici sono le motivazioni che spingono i turchi verso Est: dalle risorse stanziate nella mezzaluna petrolifera a un accordo con la Camera dei Rappresentanti che consenta alla Turchia di <a href="https://nordicmonitor.com/2024/11/turkish-foreign-ministry-acknowledges-legitimacy-problems-in-agreements-with-libya/">convertire in risultati spendibili i Memorandum siglati con il Governo di unità nazionale</a>, tutt’ora in larga parte inattuati. Offrire a Bengasi armamenti militari, addestramento e cooperazione in altri settori critici, oltre a sminuire la presa russa sul <em>Libyan National Army</em>, serve ad acquisire capitale politico spendibile un domani.&nbsp;</p>



<p>Con la questione degli <strong>avamposti siriani ancora irrisolta, la Libia,</strong> per la Federazione Russa, ha acquisito, gradualmente, maggior rilievo. Parte delle risorse precedentemente dislocate in Siria sono <a href="https://jamestown.org/program/russia-increasing-military-presence-in-africa-by-reviving-desert-airbase-in-the-libyan-sahara/">state dirottate anche nella Cirenaica e nel Fezzan sotto il controllo del generale Haftar.</a> L’accesso ai mari caldi, vettore per le aspirazioni di grandezza dai tempi di Pietro il Grande, sommato all’interesse per la penetrazione della ormai ex area d’influenza francese, spinge oggi il Cremlino a rinsaldare i legami con le autorità politiche e militari della Libia orientale cercando, al contempo, di instaurare rapporti diplomatici anche con la controparte.&nbsp;</p>



<h2 class="wp-block-heading">Dimostrazioni di forza</h2>



<p>Concentrandosi, quasi, esclusivamente sui vari proclami via X, via interviste, ecc… dell’amministrazione Trump e attendendo (invano) un loro lento dipanarsi, il rischio è che non si dia conto a quanto invece di più saliente e concreto: gli Stati Uniti stanno tornando in Libia. Nonostante il Paese nordafricano non sia una delle maggiori priorità per Washington, è possibile intravedere un deciso cambio di approccio in stile tutto americano. Oltre alle esibizioni di forza mostrate nel febbraio, il 26 del mese <a href="https://www.africom.mil/pressrelease/35728/military-flight-supports-partner-training-projects-global-power">due bombardieri strategici B-52 hanno sorvolato lo spazio aereo libico</a> in una esercitazione, e nell’aprile scorso, quando nei <a href="https://www.navy.mil/Press-Office/News-Stories/display-news/Article/4162050/uss-mount-whitney-conducts-tripoli-and-benghazi-port-visits-to-promote-regional/">porti di Tripoli e Bengasi ha attraccato l’ammiraglia della sesta flotta, la Mount Whitney</a>, è da sottolineare il ritorno, a distanza di più di dieci anni, della <a href="https://noc.ly/en/american-weatherford-return-to-operations-in-libya/">multinazionale Wheaterford </a>. In sintesi: dimostrazioni di forza e presenza sul terreno sono la nuova tattica americana per la Libia.</p>



<p>L’imperativo statunitense, a queste latitudini, è di evitare che Mosca ottenga concessioni per l’utilizzo di una base navale che le consenta di insidiare l’Alleanza Atlantica nel suo fronte meridionale. <a href="https://it.insideover.com/politica/la-turchia-si-prende-la-libia-mentre-litalia-resta-a-guardare.html">La Turchia</a>, sebbene faccia parte della Nato, gioca una partita tutta sua e non gode di un’ottima fiducia da parte degli apparati oltreoceano. La sua ambizione ad assumere una posizione crescente nella produzione petrolifera libica <strong>si scontrerà con la presenza di Eni</strong>, attore dominante, e con il ritorno delle aziende statunitensi.</p>



<p><strong><em>La Libia è appena al di là del mare, croce (per tanti versi) e delizia (per gas e petrolio) da molto tempo per l&#8217;Itali. Vuoi seguire al meglio quanto accade nel complesso mosaico libico? Fallo con InsideOver e i suoi giornalisti. <a href="https://it.insideover.com/abbonamenti-standard">Unisciti a noi, abbonati oggi!</a></em></strong></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/libia-tra-turchia-e-russia-rispuntano-gli-usa.html">Libia, tra Turchia e Russia (ri)spuntano gli Usa</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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