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	<title>Mirko Marchi Archives - InsideOver</title>
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	<lastBuildDate>Sat, 22 Aug 2026 22:51:24 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Mirko Marchi Archives - InsideOver</title>
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	<item>
		<title>Guerra e intelligence economica: informazioni e competizioni, la riflessione di Giuseppe Gagliano</title>
		<link>https://it.insideover.com/spionaggio/guerra-e-intelligence-economica-informazioni-e-competizioni-la-riflessione-di-giuseppe-gagliano.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fulvio Scaglione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 16 Aug 2026 16:36:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Spionaggio]]></category>
		<category><![CDATA[Unione europea (Ue)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1320" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/Gagliano.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="intelligence" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/Gagliano.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/Gagliano-300x206.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/Gagliano-1024x704.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/Gagliano-768x528.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/Gagliano-1536x1056.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/Gagliano-600x413.jpeg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Perché le nostre società hanno università, servizi di informazione e ricerca di altissimo livello ma spesso non hanno una strategia comune. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/spionaggio/guerra-e-intelligence-economica-informazioni-e-competizioni-la-riflessione-di-giuseppe-gagliano.html">Guerra e intelligence economica: informazioni e competizioni, la riflessione di Giuseppe Gagliano</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1320" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/Gagliano.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="intelligence" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/Gagliano.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/Gagliano-300x206.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/Gagliano-1024x704.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/Gagliano-768x528.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/Gagliano-1536x1056.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/Gagliano-600x413.jpeg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il volume di <strong>Giuseppe Gagliano</strong>, la cui firma i lettori di InsideOver ben conoscono, <em>Guerre et intelligence économique dans la pensée de Christian Harbulot</em>, <a href="https://www.amazon.fr/Guerre-intelligence-économique-Christian-Harbulot/dp/2360933892/ref=mp_s_a_1_7?crid=17EVM0AA1XRY1&amp;dib=eyJ2IjoiMSJ9.SLLb54EvZBMNfObtPR25idCkN4jbmlJ2wfV74D5H0YajpRiIsFuPh60rl7VkW71YOCdLmiezSQOx54U8RmToh8vjpR2kE5fgWbO1cPcmw8CHMtZ-Uu7u5r7G7axqtaUH392TwMjk8YGEpBKkxb7YU5sxnELjxoP43KrrWWRivOkCYUprjreWQUkmP4aXVKnsZvwBzCQYGHwTiquZnkrZbw._f9aLYe6EJ8MesmDryA9uoCEC0F0_HEnB0mJ2rZSeno&amp;dib_tag=se&amp;keywords=Gagliano+giuseppe&amp;qid=1786371460&amp;sprefix=gagliano+giuseppe%2Caps%2C160&amp;sr=8-7">pubblicato da VA Éditions nel 2026,</a> offre una ricostruzione articolata della riflessione sviluppata da <strong>Christian Harbulot </strong>sulla natura conflittuale dei rapporti economici internazionali. Il libro non si limita a presentare il percorso di uno dei fondatori <strong>dell’intelligence economica francese</strong>, ma utilizza il suo pensiero per affrontare una questione più ampia: l’incapacità delle classi dirigenti occidentali di riconoscere che l’economia contemporanea è diventata uno dei principali campi di applicazione della potenza.</p>



<p>Il punto di partenza è <strong>la critica alla rappresentazione liberale secondo la quale l’estensione degli scambi e l’interdipendenza avrebbero progressivamente neutralizzato le rivalità tra gli Stati. </strong>Questa convinzione ha dominato a lungo il discorso politico europeo, soprattutto dopo la fine della guerra fredda. Il mercato globale veniva presentato come uno spazio regolato da norme condivise, nel quale le imprese avrebbero gareggiato sulla base dell’efficienza, dell’innovazione e della qualità dei prodotti. Harbulot ha contestato precocemente questa interpretazione. <strong>La mondializzazione non ha cancellato la conflittualità</strong>: ne ha modificato gli strumenti, i protagonisti e i territori. Gli Stati continuano a perseguire interessi di potenza, ma possono farlo attraverso il credito, la tecnologia, il diritto, l’informazione, le infrastrutture e il controllo delle risorse. La guerra economica non rappresenta dunque una deviazione occasionale dal funzionamento normale del mercato. Essa costituisce una dimensione permanente della competizione internazionale.</p>



<p>Gagliano ricostruisce questa tesi inserendola all’interno dell’evoluzione intellettuale e istituzionale dell’intelligence economica francese. In tal modo evita di ridurre il pensiero di Harbulot a una successione di formule. I concetti acquistano significato attraverso il contesto storico nel quale sono maturati: il declino relativo dell’industria francese, l’ascesa del Giappone e delle economie asiatiche, la superiorità informativa degli Stati Uniti, l’emergere della Cina e la difficoltà europea di formulare una strategia autonoma.</p>



<p><strong>Uno dei temi fondamentali riguarda la specificità delle culture nazionali della competizione. </strong>Le economie non agiscono tutte nello stesso modo perché non sono organizzate secondo un modello universale. Ciascuna potenza costruisce un rapporto particolare tra Stato, imprese, banche, ricerca scientifica e apparati informativi. Dietro la concorrenza tra singole aziende si svolge frequentemente una competizione tra sistemi capaci di coordinare risorse pubbliche e private. Il caso giapponese ha avuto, nella formazione del pensiero di Harbulot, una funzione rivelatrice. <strong>L’avanzata industriale del Giappone </strong>mostrò che imitazione, acquisizione delle conoscenze, pianificazione di lungo periodo e collaborazione tra istituzioni potevano produrre una capacità offensiva difficilmente comprensibile attraverso la sola teoria della libera concorrenza. L’Occidente tendeva a interpretare il successo giapponese come il risultato dell’efficienza aziendale, trascurando il coordinamento strategico che lo rendeva possibile.</p>



<p><strong>Analoga importanza assume il modello statunitense. </strong>Gli Stati Uniti hanno saputo collegare superiorità scientifica, capacità finanziaria, produzione normativa, influenza culturale e apparati di sicurezza. La centralità del dollaro e l’estensione extraterritoriale del diritto consentono a Washington di incidere sulle scelte di imprese e governi stranieri. Le sanzioni, le limitazioni all’esportazione delle tecnologie e l’accesso condizionato al mercato americano possono produrre effetti strategici senza richiedere un intervento militare.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Lo Stato e l&#8217;economia</h2>



<p>Il problema, pertanto, non è stabilire se uno Stato interferisca nell’economia. La vera questione riguarda la qualità, la coerenza e gli obiettivi di tale intervento. Alcune potenze lo fanno apertamente, altre attraverso strutture meno visibili. <strong>L’errore europeo consiste nell’avere spesso scambiato la propria rinuncia alla strategia per una regola universale,</strong> senza accorgersi che i concorrenti continuavano a proteggere e sostenere i propri interessi.</p>



<p>Il libro attribuisce un ruolo importante al rapporto Martre del 1994, passaggio decisivo nella formalizzazione francese dell’intelligence economica. Quel documento cercò di elaborare una risposta alla frammentazione delle conoscenze e alla debole cooperazione tra amministrazioni, imprese e mondo della ricerca. L’informazione utile alla competitività non poteva rimanere dispersa tra istituzioni incapaci di comunicare. Doveva diventare una risorsa collettiva, organizzata in funzione degli interessi strategici del Paese.</p>



<p>L’originalità di questa impostazione risiedeva nella ricerca di <strong>una via francese, distinta tanto dal modello americano quanto da quello giapponese. </strong>Non si trattava di copiarne meccanicamente le strutture, ma di costruire un sistema coerente con la storia politica e amministrativa nazionale. La creazione dell’École de guerre économique nel 1997 si colloca in questa prospettiva: formare dirigenti capaci di riconoscere la conflittualità, analizzare le strategie avversarie e trasformare l’informazione in capacità di azione.</p>



<p>Gagliano mette in evidenza come <strong>l’intelligence economica non coincida con lo spionaggio industriale.</strong> Essa comprende la raccolta legale delle informazioni, la loro interpretazione, la protezione del patrimonio immateriale e l’influenza sull’ambiente decisionale. <strong>Il suo scopo non è semplicemente sapere, ma ridurre l’incertezza, anticipare le minacce </strong>e creare condizioni favorevoli al conseguimento di un obiettivo.</p>



<p>La protezione delle informazioni costituisce soltanto una parte del problema. Un’organizzazione può difendere efficacemente i propri dati e rimanere vulnerabile se non comprende le trasformazioni del contesto. La sicurezza passiva deve essere accompagnata da una capacità offensiva, intesa come possibilità di orientare una norma, contrastare una campagna ostile, difendere una reputazione o modificare il calcolo di un concorrente.</p>



<p>Da qui deriva l’importanza attribuita alla guerra dell’informazione e alla guerra cognitiva. La prima riguarda l’impiego dell’informazione per influenzare comportamenti e decisioni. La seconda agisce a un livello ancora più profondo, perché mira a condizionare le categorie attraverso le quali una società interpreta la realtà. Non è necessario nascondere un fatto quando è possibile determinarne preventivamente il significato.</p>



<p>Una campagna informativa può trasformare un’impresa in un simbolo negativo, isolare un governo o rendere politicamente impraticabile una decisione economicamente razionale. Organizzazioni non governative, fondazioni, gruppi di pressione, centri di ricerca e mezzi di comunicazione possono partecipare a queste dinamiche anche senza ricevere istruzioni dirette da uno Stato. <strong>La complessità deriva precisamente dalla sovrapposizione tra iniziative spontanee, interessi economici e strategie di potenza.</strong></p>



<p>Il capitale informativo diventa così una risorsa difensiva e offensiva. Il suo valore non dipende dalla semplice accumulazione di dati, ma dalla possibilità di inserirli in una visione strategica. Senza un obiettivo politico, l’informazione rimane frammentaria. Senza una struttura capace di utilizzarla, anche la conoscenza più accurata perde efficacia.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;Occidente: tante informazioni, poche decisioni</h2>



<p>Questo passaggio permette di comprendere una delle critiche più incisive rivolte all’Occidente. Le società occidentali dispongono di università, imprese tecnologiche, servizi di informazione e centri di ricerca di altissimo livello, ma spesso non riescono a integrarli in una strategia comune. <strong>L’abbondanza delle informazioni convive con la debolezza della decisione.</strong> Si conoscono le dipendenze, si producono rapporti sulle vulnerabilità e si denunciano i rischi, ma le correzioni arrivano soltanto dopo la crisi.</p>



<p>Il caso del Venezuela, esaminato nel volume come applicazione concreta della guerra economica, consente di osservare la combinazione di strumenti finanziari, commerciali, energetici, giuridici e informativi. Al di là di qualsiasi giudizio sul suo sistema politico, il Paese rappresenta un laboratorio nel quale la pressione economica viene impiegata per ridurre le risorse disponibili, restringere i margini di azione del governo e incidere sugli equilibri interni.</p>



<p>Questo esempio mostra perché sia <strong>insufficiente analizzare separatamente sanzioni, diplomazia, comunicazione e mercati energetici. </strong>Gli strumenti acquistano efficacia quando vengono coordinati. Una restrizione finanziaria può indebolire l’industria petrolifera; la riduzione delle entrate può aggravare la crisi sociale; la crisi alimenta una narrazione internazionale di fallimento; tale narrazione legittima ulteriori pressioni. La guerra economica si presenta quindi come un processo cumulativo, nel quale ciascuna misura rafforza le altre.</p>



<p><strong>L’approccio di Gagliano risulta particolarmente rilevante per l’Italia.</strong> Il nostro Paese possiede imprese competitive, conoscenze scientifiche, capacità manifatturiere e una posizione geografica strategica. Tuttavia, la frammentazione delle responsabilità e l’insufficiente cultura della sicurezza economica rendono difficile proteggere questi vantaggi. La difesa di un’azienda viene spesso affrontata soltanto quando un’acquisizione è già in corso, mentre manca una valutazione preventiva delle filiere, delle tecnologie e delle dipendenze.</p>



<p>Il libro induce anche a riflettere sulle ambizioni dell’Unione europea. <strong>La sovranità economica europea non può essere ridotta alla produzione di regolamenti. </strong>Il potere normativo è efficace soltanto quando poggia su una base industriale, tecnologica, finanziaria ed energetica adeguata. Un continente dipendente da piattaforme digitali, fornitori esterni e protezione militare altrui rischia di confondere l’autonomia formale con la capacità effettiva di agire.</p>



<p><strong>La sovranità, nell’impostazione ricostruita da Gagliano, non significa autarchia. </strong>Significa conoscere le proprie dipendenze, selezionarle e impedire che possano essere trasformate in strumenti di ricatto. Ogni economia moderna dipende da risorse e tecnologie esterne; la vulnerabilità nasce quando tali dipendenze sono concentrate, insostituibili oppure controllate da un attore potenzialmente ostile.</p>



<p><em>Guerre et intelligence économique dans la pensée de Christian Harbulot </em>è dunque più di un’esposizione del pensiero di uno studioso. È una riflessione sulla <strong>necessità di ricostruire una cultura della potenza adeguata alle forme contemporanee del conflitto.</strong> Il suo valore risiede nella capacità di collegare storia delle idee, analisi economica, informazione e geopolitica, mostrando che questi ambiti non possono più essere studiati separatamente.</p>



<p>Il volume lascia infine emergere una conclusione tanto semplice quanto scomoda: <strong>chi rifiuta di riconoscere la guerra economica non contribuisce a eliminarla, ma rinuncia a difendersi. </strong>Nell’ordine internazionale attuale, la neutralità del mercato è spesso una rappresentazione costruita dalle potenze che possiedono gli strumenti necessari per orientarlo. Comprendere questa realtà non significa auspicare un conflitto permanente; significa creare le condizioni per non subirlo passivamente. È precisamente in questa capacità di rendere visibili i rapporti di forza nascosti dietro il linguaggio degli scambi che si trova il maggiore interesse del libro di Giuseppe Gagliano.</p>
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		<item>
		<title>La morte improvvisa di Lindsey Graham, l&#8217;avvocato di Ucraina e Israele al Congresso Usa</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/la-morte-improvvisa-di-lindsey-graham-lavvocato-di-ucraina-e-israele-al-congresso-usa.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fulvio Scaglione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 12 Jul 2026 07:53:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Ucraina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1352" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/graham.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Stati Uniti" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/graham.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/graham-300x211.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/graham-1024x721.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/graham-768x541.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/graham-1536x1082.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/graham-600x423.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Colonnello della riserva, Graham era inflessibile nel sostenere senza se e senza ma la causa e le azioni di Israele e Ucraina. </p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1352" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/graham.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Stati Uniti" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/graham.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/graham-300x211.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/graham-1024x721.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/graham-768x541.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/graham-1536x1082.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/graham-600x423.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>A soli 71 anni appena compiuti, a causa di un infarto che l&#8217;ha colto nella sua casa di Washington, è morto <strong>Lindsey Olin Graham,</strong> senatore della Carolina del Sud e uno dei volti più noti della politica Usa. Posizione a cui era arrivato partendo da condizioni non certo privilegiate: figlio del gestore di una sala biliardi, era stato il primo della sua famiglia a frequentare il college. La fama del senatore era certo dovuta alla lunga carriera politica, a livello nazionale, cominciata nel 1993 con l&#8217;elezione alla Camera dei rappresentanti e proseguita dal 2003 in Senato, e all&#8217;intensa attività parlamentare che lo ha visto presiedere prima la Commissione Giustizia e poi quella Bilancio.</p>



<p>Il suo nome, però, aveva acquistato risalto soprattutto per altre ragioni. Intanto per <strong>essersi candidato senza successo alle primarie repubblicane del 2015</strong>, in vista delle elezioni presidenziali del 2016. Poi per essere stato uno strenuo oppositore della candidatura di <strong>Donald Trump </strong>(appoggiò tutti i suoi avversari nel Partito repubblicano, da Jeb Bush a Ted Cruz) salvo diventare in seguito il suo più strenuo alleato. E poi, proprio in questa veste, per <strong>essere diventato il pungolo del Presidente in politica estera,</strong> soprattutto sul fronte dell&#8217;appoggio a Ucraina e Israele.  </p>



<p>Colonnello della riserva (era stato in aviazione, ma come avvocato militare), Graham ha sempre seguito con passione e accanimento i temi della sicurezza nazionale. E <strong>l&#8217;infarto che gli è stato fatale l&#8217;ha colto quando era appena tornato dall&#8217;ennesimo viaggio a Kiev</strong>, dove aveva incontrato il presidente Zelensky per esaminare con lui due recenti sviluppi. La proposta di legge bipartisan di un&#8217;ottantina di parlamentari per allargare le sanzioni Usa contro la Russia, di cui era stato uno dei promotori, e per quale diceva di aver ottenuto l&#8217;assenso dello stesso Trump; e la decisione della Casa Bianca di concedere all&#8217;Ucraina la licenza per la produzione dei missili Patriot. <strong>In Ucraina Graham aveva anche visitato una fabbrica di droni</strong>, dichiarando che per gli Usa &#8220;sarebbe un grave errore non cooperare con l&#8217;Ucraina in questo settore&#8221;. La sua posizione sulla guerra era semplice e chiara: per far finire la guerra occorreva armare il più possibile l&#8217;Ucraina e rendere sempre più letale il suo armamento. </p>



<p>Praticamente speculare era <strong>la posizione di Graham a favore di Israele, Paese che visitava regolarmente</strong> e in cui aveva contatti di alto livello. Non a caso le autorità israeliane si sono dette &#8220;scioccate e rattristate&#8221; dalla sua improvvisa scomparsa. Il senatore sosteneva che Hamas andasse sradicato &#8220;politicamente e militarmente&#8221; (&#8220;Sono nazisti religiosi&#8221;, era la sua definizione), auspicava che gli Usa si schierassero con Israele nella campagna del Libano (&#8220;Vorrei che gli Stati Uniti partecipassero alle operazioni militari – per quanto riguarda la componente aerea – contro Hezbollah, se questo fosse necessario per neutralizzarli&#8221;) e ovviamente era molto scettico sula qualità e sulla tenuta dell&#8217;accordo raggiunto dalla Casa Bianca con l&#8217;Iran, ritenuto una minaccia che si poteva solo abbattere.</p>



<p>In queste sue battaglie Graham era tenace e inflessibile, e capace di mobilitare porzioni non indifferenti del Congresso, non solo tra i repubblicani. Proprio per questo può anche darsi che per Trump risultasse un alleato non sempre comodo. </p>



<p>  </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/la-morte-improvvisa-di-lindsey-graham-lavvocato-di-ucraina-e-israele-al-congresso-usa.html">La morte improvvisa di Lindsey Graham, l&#8217;avvocato di Ucraina e Israele al Congresso Usa</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>I giochetti del NYT: ieri il rapporto sulle sevizie sessuali (provate) sui palestinesi, oggi quello sulle violenze (non provate) dei palestinesi</title>
		<link>https://it.insideover.com/media-e-potere/il-nyt-dimostra-le-violenze-sui-palestinesi-subito-in-prima-pagina-il-rapporto-senza-prove-di-israele.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Roberto Vivaldelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 14 May 2026 10:39:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Media e Potere]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260514101816272_55d08d42022ab3f8798f1c994da5dcc7.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260514101816272_55d08d42022ab3f8798f1c994da5dcc7.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260514101816272_55d08d42022ab3f8798f1c994da5dcc7-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260514101816272_55d08d42022ab3f8798f1c994da5dcc7-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260514101816272_55d08d42022ab3f8798f1c994da5dcc7-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260514101816272_55d08d42022ab3f8798f1c994da5dcc7-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260514101816272_55d08d42022ab3f8798f1c994da5dcc7-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>I media occidentali hanno enfatizzato le accuse non verificate contro Hamas, trascurando quelle documentate contro Israele</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/media-e-potere/il-nyt-dimostra-le-violenze-sui-palestinesi-subito-in-prima-pagina-il-rapporto-senza-prove-di-israele.html">I giochetti del NYT: ieri il rapporto sulle sevizie sessuali (provate) sui palestinesi, oggi quello sulle violenze (non provate) dei palestinesi</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260514101816272_55d08d42022ab3f8798f1c994da5dcc7.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260514101816272_55d08d42022ab3f8798f1c994da5dcc7.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260514101816272_55d08d42022ab3f8798f1c994da5dcc7-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260514101816272_55d08d42022ab3f8798f1c994da5dcc7-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260514101816272_55d08d42022ab3f8798f1c994da5dcc7-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260514101816272_55d08d42022ab3f8798f1c994da5dcc7-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260514101816272_55d08d42022ab3f8798f1c994da5dcc7-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il NYT non sa decidere: ieri il rapporto sulle violenze (provate) sui palestinesi, oggi quello sulle violenze (non provate)  dei palestinesi</p>



<p></p>



<p>Una sola giornata separa due tragiche storie di violenza sessuale legate al conflitto israelo-palestinese. Ma il modo in cui i principali media occidentali le hanno trattate, <a href="https://x.com/DropSiteNews/status/2054611781671415937?s=20" type="link" id="https://x.com/DropSiteNews/status/2054611781671415937?s=20">evidenzia <em>Drop Site News</em></a>, rivela un’asimmetria difficile da ignorare. L’11 maggio 2026, il noto editorialista del&nbsp;<em>New York Times</em>&nbsp;Nicholas Kristof ha pubblicato &#8211; tra le <em>opinion</em> &#8211; un’inchiesta meticolosamente documentata, intitolata <em><a href="https://www.nytimes.com/2026/05/11/opinion/israel-palestinians-sexual-violence.html" type="link" id="https://www.nytimes.com/2026/05/11/opinion/israel-palestinians-sexual-violence.html">The Silence That Meets the Rape of Palestinians</a></em>. Kristof ha intervistato quattordici sopravvissuti palestinesi – uomini, donne e persino bambini – che hanno <strong>raccontato stupri, sevizie sessuali e torture sistematiche da parte di guardie carcerarie, soldati e interrogatori israeliani</strong>. La sua inchiesta citava rapporti delle Nazioni Unite e di organizzazioni internazionali per i diritti umani, descrivendo un quadro in cui la violenza sessuale contro i detenuti palestinesi è diventata una «procedura operativa standard».<a href="https://nytimes.com/2026/05/11/opinion/israel-palestinians-sexual-violence.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener"></a></p>



<p>Il giorno dopo, la stessa testata – insieme ad <em>Associated Press</em>, <em>Cnn</em> e <em>Bbc</em> – <a href="https://www.nytimes.com/2026/05/12/world/middleeast/israel-sexual-violence-hamas-attack-report.html" type="link" id="https://www.nytimes.com/2026/05/12/world/middleeast/israel-sexual-violence-hamas-attack-report.html">ha dato ampio spazio a un nuovo rapporto della&nbsp;<em>Civil Commission</em></a>, un’organizzazione non governativa israeliana <a href="https://thegrayzone.com/2024/03/25/israeli-propagandist-hamas-grifter-fraud/" type="link" id="https://thegrayzone.com/2024/03/25/israeli-propagandist-hamas-grifter-fraud/">guidata dalla giurista Cochav Elkayam-Levy</a>. Il rapporto sosteneva che Hamas avesse commesso <strong>violenze sessuali sistematiche durante gli attacchi del 7 ottobre 2023</strong>. I quattro media hanno ripreso le conclusioni del rapporto in termini entusiastici, definendolo «senza precedenti» e «la prova più completa finora raccolta». Solo&nbsp;l&#8217;<em>Associated Press</em>&nbsp;ha ammesso che i risultati di tale indagine «non possono essere verificati indipendentemente». La&nbsp;<em>Cnn</em>&nbsp;ha scritto di aver «visionato molti dei materiali visivi», ma non di aver verificato tutto. Il&nbsp;<em>New York Times&nbsp;</em>ha parlato di «archivio chiuso per proteggere la privacy delle vittime», mentre la <em>Bbc</em>&nbsp;non ha nemmeno chiarito se abbia visionato l’archivio.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Chi c’è dietro il rapporto israeliano</h2>



<p>Vero o meno, non si può ignorare chi abbia redatto il rapporto della <em>Civil Commission</em>, che è guidata da&nbsp;<strong>Cochav Elkayam-Levy</strong>, fondatrice e presidente della&nbsp;medesima commissione. La sua credibilità era stata messa in discussione dal <a href="https://www.ynet.co.il/news/article/skt8j03rt" type="link" id="https://www.ynet.co.il/news/article/skt8j03rt">più grande giornale israeliano,&nbsp;<em>Yedioth Ahronoth</em></a>, che nel 2024 ha pubblicato un’inchiesta in cui funzionari governativi israeliani affermavano:&nbsp;«La sua metodologia non era né buona né accurata”&nbsp;e&nbsp;«le persone si sono allontanate da lei perché la sua ricerca è inaccurata».</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-x wp-block-embed-x"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">⭕️ The Day After NYT’s Kristof Documented Systematic Israeli Rape of Detained Palestinians, CNN, AP, BBC, and NYT Gave Largely Uncritical Coverage to an Unverifiable Israeli Report<br><br>One day after New York Times columnist Nicholas Kristof published a meticulously sourced… <a href="https://t.co/yJk1mWcTjq">pic.twitter.com/yJk1mWcTjq</a></p>&mdash; Drop Site (@DropSiteNews) <a href="https://twitter.com/DropSiteNews/status/2054611781671415937?ref_src=twsrc%5Etfw">May 13, 2026</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<p>In particolare, Elkayam-Levy ha diffuso la notizia (poi smentita) di una donna incinta trovata con l’utero tagliato. Ha anche mostrato, durante una conferenza ad Harvard, <strong>una vecchia immagine di combattenti curde uccise spacciandola per una donna violentata al Nova Festival</strong>. Non ha mai corretto &#8211; né ammesso &#8211; l’errore.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il ruolo dei rapporti ONU: cosa dicono (e cosa non dicono)</h2>



<p>Tutti e quattro i media hanno citato il rapporto del 2024 di <strong>Pramila Patten,</strong> l’inviata speciale dell’ONU sulla violenza sessuale nei conflitti. La BBC ha descritto la visita di Patten in Israele come un’“indagine” – nonostante Patten stessa abbia esplicitamente rifiutato questa definizione, dichiarando che la sua missione “non era intesa né autorizzata ad avere natura investigativa”. Patten ha anche ammesso di non aver raccolto né esaminato “prove”.</p>



<p>Nel frattempo, i quattro media hanno ignorato completamente i rapporti di altre agenzie ONU potenzialmente più autorevoli. La&nbsp;<strong>Commissione d’inchiesta dell’Onu</strong>&nbsp;– il più alto organismo investigativo delle Nazioni Unite &#8211; ha dichiarato di&nbsp;<strong>non essere stata in grado di verificare alcun singolo caso di stupro</strong>&nbsp;il 7 ottobre 2023. La Commissione ha anche rilevato che le autorità israeliane non hanno consentito ai suoi investigatori di accedere a vittime, testimoni o siti degli attacchi.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-x wp-block-embed-x"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">I&#39;ve read the entire Israeli &quot;Civil Commission&quot; report on Oct 7 sexual violence.<br><br>It consists largely, if not entirely, of recycled second and third hand allegations that were discredited two years ago, many by Israeli media but also by independent outlets like The Grayzone,… <a href="https://t.co/zNdYl3u85P">https://t.co/zNdYl3u85P</a></p>&mdash; Max Blumenthal (@MaxBlumenthal) <a href="https://twitter.com/MaxBlumenthal/status/2054625147701571699?ref_src=twsrc%5Etfw">May 13, 2026</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<p>La stessa conclusione fu raggiunta da&nbsp;<em>Human Rights Watch</em>&nbsp;(luglio 2024): «i suoi ricercatori non sono stati in grado di verificare in modo indipendente le accuse di violenza sessuale e stupro».&nbsp;E da&nbsp;<em>Amnesty International</em>&nbsp;(dicembre 2025), che pur confermando la commissione di crimini contro l’umanità, ha ammesso di&nbsp;<strong>non aver potuto determinare la piena portata della violenza sessuale</strong>.</p>



<p>Il punto, tuttavia, non si esaurisce nel verificare se il rapporto della <em>Civil Commission</em> sia inattaccabile al 100%. La questione centrale è un’altra: <strong>la clamorosa ed evidente disparità di trattamento che i due racconti hanno ricevuto dai media</strong>. Da una parte, il rapporto della <em>Civil Commission</em> è stato ripreso e amplificato da praticamente tutti i grandi organi d’informazione internazionali, spesso in modo acritico. Dall’altra, l’inchiesta accurata e documentata di Kristof ha ottenuto una risonanza molto più limitata e decisamente meno entusiastica. Un doppio standard che racconta la <em>scorta mediatica</em> dietro questo conflitto.</p>



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		<title>Israele-Iran, la seconda guerra è alle porte. Ecco quando e soprattutto come</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/israele-iran-la-seconda-guerra-e-alle-porte-ecco-quando-e-soprattutto-come.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fulvio Scaglione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 18 Aug 2025 06:58:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="774" height="516" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/iran-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="iran" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/iran-1.jpg 774w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/iran-1-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/iran-1-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/iran-1-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 774px) 100vw, 774px" /></p>
<p>Molti analisti danno per sicura e forse anche imminente una seconda guerra tra Israele e Iran. Eccone le ragioni. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/israele-iran-la-seconda-guerra-e-alle-porte-ecco-quando-e-soprattutto-come.html">Israele-Iran, la seconda guerra è alle porte. Ecco quando e soprattutto come</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="774" height="516" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/iran-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="iran" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/iran-1.jpg 774w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/iran-1-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/iran-1-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/iran-1-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 774px) 100vw, 774px" /></p>
<p>Mentre il mondo è comprensibilmente concentrato sulle vicende dell&#8217;Ucraina e sull&#8217;instabile trattativa <strong>Trump-Putin-Zelensky</strong>, molti osservatori (soprattutto negli Usa) avvertono: una seconda guerra tra Israele e Iran potrebbe essere prossima. Anzi, di più: potrebbe scoppiare già nelle prossime settimane. Perché? Perché gli obiettivi di Israele non erano quelli dichiarati, ovvero eliminare la presunta minaccia nucleare iraniana, che in ogni caso non sono stati raggiunti. I veri obiettivi di Israele, dicono diversi analisti Usa e come <a href="https://foreignpolicy.com/2025/08/11/israel-iran-war-trump-nuclear-august-december/">spiega benissimo</a> <strong>Trita Parsi</strong> del Quincy Institute for Responsible Statecraft, erano tre: <strong>attirare gli Usa</strong> in una guerra aperta contro l&#8217;Iran;<strong> rovesciare il regime degli ayatollah</strong>; ridurre l&#8217;Iran <strong>in una condizione simile al Libano o alla Siria</strong>, Paesi che Israele può bombardare a piacimento senza bisogno di particolari aiuti e senza temere particolari condanne.</p>



<p>In altre parole, ciò che Israele cercava con la Guerra dei 12 giorni era il dominio regionale. Ma nessuna delle tre condizioni si è pienamente realizzata. </p>



<p><strong>La prima</strong>: Donald Trump si è fatto attirare nella guerra ma non nel modo che a Israele più conveniva: le forze Usa hanno tentato il colpo mirato e risolutivo contro i laboratori del nucleare iraniano ma non si sono impegnate in un conflitto generalizzato per mettere in ginocchio il Paese. Presa coscienza del limitato impegno Usa, <strong>Benjamin Netanyahu</strong>  si è dovuto acconciare alla tregue.</p>



<p>Anche per questo il regime degli ayatollah (<strong>obiettivo numero due</strong>) non è crollato e, anzi, sembra essere uscito rafforzato dallo scontro. Israele, come al solito, aveva ben preparato la guerra e fin dalle prime ore era riuscito a eliminare almeno 30 alti ufficiali dei diversi corpi iraniani e 19 scienziati del complesso industrial-militare. Ma in poche ore gli iraniani sono riusciti a ricostruire la catena di comando e a dispiegare una resistenza missilistica di tutto rispetto. Non solo. <a href="https://www.washingtonpost.com/national-security/2025/06/23/exclusive-israel-intelligence-iran-call-audio/">Secondo il Washington Post</a>, il Mossad avrebbe chiamato almeno 20 generali iraniani minacciando di uccidere loro e i loro familiari se non avessero registrato dei video di critica del regime. Erano le prime ore, quelle del maggiore shock per gli iraniani, ma non v&#8217;è notizia che alcun ufficiale si sia piegato alla minaccia.</p>



<p><strong>Terzo obiettivo</strong>: l&#8217;Iran è stato duramente colpito ma non è stato ridotto a un bersaglio indifeso come il Libano o la Siria. Nei dodici giorni di guerra, al contrario, l&#8217;efficacia della risposta missilistica iraniana è andata crescendo e molti esperti credono che essa sia stata misurata, calcolata per non svuotare gli arsenali. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Il conflitto che verrà</h2>



<p>Con la prima guerra, insomma, Israele avrebbe mancato l&#8217;obiettivo fondamentale, appunto quello di conquistare la supremazia regionale totale, togliendola all&#8217;unico rivale che per lungo tempo ha seriamente cercato di contendergliela. E anche se le ostilità <a href="https://it.insideover.com/guerra/attacchi-cyber-sabotaggi-alle-raffinerie-caccia-agli-scienziati-la-guerra-israele-iran-non-si-ferma.html">non si sono mai davvero fermate</a>, per questo, appunto, <strong>una seconda vera guerra sarebbe non solo inevitabile ma anche imminente</strong>. In questo senso le previsioni variano, da qualche mese a poche settimane. Tutti però sono concordi sul fatto che la data ultima sarebbe quella delle elezioni Usa di medio termine del 2026, quando un esito sfavorevole potrebbe limitare l&#8217;autonomia decisionale di Trump e della sua maggioranza.</p>



<p>Sono tutte cose che gli iraniani sanno benissimo, com&#8217;è ovvio. E infatti si stanno preparando, rifornendo gli arsenali e cercando di elaborare nuove strategie. “Se l&#8217;aggressione israeliana dovesse ripetersi, non esiteremo a reagire in maniera più decisa e in un modo che renderà IMPOSSIBILE sventarla&#8221;. <a href="https://x.com/araghchi/status/1949876567775039692">Lo ha scritto</a> <strong>Abbas Aragchi</strong>, ministro degli Esteri dell&#8217;Iran, in un lungo post su X. Al di là dei propositi bellicosi, la dichiarazione sembra alludere a un modo nuovi di affrontare la guerra con Israele: il tentativo di <strong>colpire duro fin dalle prime ore</strong> per evitare un conflitto prolungato che, inevitabilmente, metterebbe alla prova gli arsenali iraniani assai più di quelli israeliani, riforniti dagli Usa e da diversi Paesi europei.</p>



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		<title>Usa 2020-2024: a 5 aziende degli armamenti 771 miliardi; alla rete diplomatica 356</title>
		<link>https://it.insideover.com/difesa/usa-2020-2024-a-cinque-aziende-degli-armamenti-771-miliardi-alla-rete-diplomatica-356.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fulvio Scaglione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 29 Jul 2025 12:25:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Ucraina]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1280" height="720" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/usa-2.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="usa" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/usa-2.jpg 1280w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/usa-2-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/usa-2-1024x576.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/usa-2-768x432.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/usa-2-334x188.jpg 334w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/usa-2-600x338.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></p>
<p>Un grande lavoro del Quincy Institute chiarisce quali aziende Usa degli armamenti guadagnano di più con il Pentagono. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/difesa/usa-2020-2024-a-cinque-aziende-degli-armamenti-771-miliardi-alla-rete-diplomatica-356.html">Usa 2020-2024: a 5 aziende degli armamenti 771 miliardi; alla rete diplomatica 356</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1280" height="720" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/usa-2.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="usa" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/usa-2.jpg 1280w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/usa-2-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/usa-2-1024x576.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/usa-2-768x432.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/usa-2-334x188.jpg 334w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/usa-2-600x338.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></p>
<p>Ora che l&#8217;Europa si è inchinata alle pretese degli Usa e, nell&#8217;ambito dell&#8217;accordo commerciale firmato da <strong>Ursula von der Leyen</strong> con <strong>Donald Trump</strong> si è impegnata a un massiccio acquisto di armi americane, può essere interessante dare un&#8217;occhiata ai dati sulle spese del Pentagono nel periodo 2020-2024, l&#8217;ultimo quinquennio per cui sono disponibili statistiche complete. È un lavoro meritorio ma anche molto ampio che ha fatto il <a href="https://quincyinst.org/research/profits-of-war-top-beneficiaries-of-pentagon-spending-2020-2024/#">Quincy Institute</a> e che qui proviamo a sintetizzare.</p>



<p>Il periodo in oggetto ha visto il ritiro degli Stati Uniti dall&#8217;Afghanistan nel 2021 e il ridimensionamento degli investimenti per la Guerra al Terrore, ma le guerre in Ucraina e in Medio Oriente, nonché l&#8217;attenzione posta al riarmo e alle sfide politiche della Cina (Taiwan e non solo), hanno portato <strong>notevoli benefici all&#8217;industria americana degli armamenti</strong>. In soldoni (è proprio il caso di dirlo) nel periodo 2020-2024 le aziende private Usa hanno ottenuto dal Pentagono <strong>contratti per 2,4 trilioni di dollari</strong> (un trilione = mille miliardi), ovvero più della metà dell&#8217;intera spesa discrezionale del Ministero, pari a 4,4 trilioni.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Chi ci ha guadagnato</h2>



<p><br>Nei cinque anni in esame, <strong>un terzo di quella pioggia di contratti e di denaro (771 miliardi di dollari) è ricaduta su sole cinque aziende</strong>: Lockheed Martin (313 miliardi di dollari), RTX (ex Raytheon, 145 miliardi di dollari), Boeing (115 miliardi di dollari), General Dynamics (116 miliardi di dollari) e Northrop Grumman (81 miliardi di dollari). Il Quincy Institute avanza un interessante paragone: le spese Usa per diplomazia, sviluppo e aiuti umanitari, esclusi gli aiuti militari, sono state nello stesso periodo di 356 miliardi di dollari. Cioè, nel periodo 2020-2024 il Governo Usa ha investito in cinque aziende produttrici di armi il doppio di quanto investito per condurre la propria azione diplomatica in tutto il mondo.</p>



<p>Le guerre sopra citate, in Medio Oriente e in Ucraina, con il relativo trasferimento di armi prodotte negli Usa, hanno aggiunto profitti alle aziende produttrici. Trasferimenti finanziati con i quattrini dei contribuenti americani, finiti poi nelle casse di aziende private. <strong>Gli aiuti militari Usa a Israele hanno superato i 18 miliardi di dollari</strong> solo nei primi dodici mesi dopo le stragi di Hamas dell&#8217;ottobre 2023. <strong>Gli aiuti militari all&#8217;Ucraina, negli anni dall&#8217;invasione russa del febbraio 2022 a oggi, ammontano a 65 miliardi di dollari.</strong> In più, per i produttori americani di armamenti, ci sono gli incassi derivanti dalla vendita all&#8217;estero (per esempio agli alleati europei che poi le hanno girate all&#8217;Ucraina) di armi pagate dai Paesi beneficiari: qui si arriva a oltre 170 miliardi di dollari solo per il 2023 e il 2024.</p>



<p></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/difesa/usa-2020-2024-a-cinque-aziende-degli-armamenti-771-miliardi-alla-rete-diplomatica-356.html">Usa 2020-2024: a 5 aziende degli armamenti 771 miliardi; alla rete diplomatica 356</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<item>
		<title>Cecenia, ipotesi di dinastia: il &#8220;modello Kadyrov&#8221; celebrato con le nozze dei figli-bambini</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/cecenia-ipotesi-di-dinastia-il-modello-kadyrov-celebrato-con-le-nozze-dei-figli-bambini.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fulvio Scaglione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 27 Jul 2025 14:09:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="774" height="516" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/kadyrov.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Kadyrov" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/kadyrov.jpg 774w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/kadyrov-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/kadyrov-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/kadyrov-768x512.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 774px) 100vw, 774px" /></p>
<p>Tre matrimoni in tre anni e la rapida ascesa del più piccolo, il figlio Adam. Sotto l'occhio del Cremlino si prepara la successione. </p>
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<p>In un modo o nell&#8217;altro, <strong>Ramzan Kadyrov</strong>, 48 anni, da più di vent&#8217;anni signore assoluto della Cecenia, riesce ad avere un ruolo da protagonista nella politica russa. Avremmo detto che riesce a stare sula cresta dell&#8217;onda se non fosse che, pochi giorni fa, ha rischiato di annegare nel mare di Bodrum durante una vacanza in Turchia. Eppure sembra non esserci nulla, nemmeno uno stato di salute infragilito che lo costringe a <strong>periodici ricoveri a Mosca per la dialisi,</strong> che possa scalzare Kadyrov dal ruolo di proconsole di Vladimir Putin per il Caucaso e indebolire il suo ruolo di garante della stabilità in quella che fu una delle regioni più ribelli dell&#8217;impero russo e che, negli anni Novanta, rischiò di compromettere la coesione della Federazione Russa.</p>



<p>Kadyrov lo sa e manda i suoi segnali. Per esempio gli sfarzosi matrimoni dei figli, che servono anche da celebrazione del legame con il Cremlino e da consacrazione della vocazione dinastica della famiglia. Due anni fa si sposò <strong>Akhmat</strong>, il figlio maggiore, celebrato tra l&#8217;altro donando 1.300 dollari a ciascuna delle altre 100 coppie cecene che si sposavano quello stesso giorno. L&#8217;anno scorso si è sposato il secondogenito <strong>Zelimkhan</strong>. E a fine giugno è toccato al terzo figlio, <strong>Adam</strong>. Tutti diciassettenni al momento delle nozze e superprivilegiati, i giovani Kadyrov hanno avuto dal padre un identico regalo di nozze, il più importante: un incontro personale con <strong>Vladimir Putin</strong>.  </p>



<h2 class="wp-block-heading">Il brillante futuro di Adam</h2>



<p>Dei tre casi, il più curioso è quello di Adam. È il più giovane ma sembra aver scalato le gerarchie familiari contro tutte le tradizioni: ha già ricoperto molto incarichi importanti (anche ministro), ha ricevuto un mare di onorificenze e decorazioni, e <strong>dall&#8217;età di 15 anni è il capo della guardia del corpo personale del Presidente, cioè del padre</strong>. Il quale, a sua volta, era stato capo della guardia del corpo del padre e presidente Akhmat. E al suo matrimonio erano presenti ministri e ambasciatori stranieri.</p>



<p>In altre parole, il modello di relazione tra il centro moscovita e l&#8217;inquieta periferia caucasica, stabilito proprio da Putin nei primi anni Duemila, dopo il definitivo soffocamento nel sangue della rivolta cecena, sembra ancora funzionare. È basato sul patto non scritto &#8220;tu non dici, io non chiedo&#8221;: <strong>Kadyrov fa il bello e cattivo tempo in Cecenia</strong>, stabilisce regole che suonerebbero assurde in ogni altro angolo della Federazione Russa (dal legalizzare la poligamia a decidere quale musica possa essere o no suonata) e utilizza la forze di sicurezza con spietatezza, e il Cremlino fa finta di niente. Non solo: riversa sulla Cecenia fondi ingenti, che hanno cambiato radicalmente il volto del capoluogo Grozny. A patto, ovviamente, che in quella parte del Caucaso non ci siano problemi. E che Kadyrov garantisca la propria lealtà, come fece per esempio nel 2023 all&#8217;epoca dell&#8217;insubordinazione di <strong>Evgenyj Prigozhin</strong> e del Gruppo Wagner: il leader ceceno e il mercenario sembravano alleati di ferro, ma al momento buono Kadyrov mollò Prigozhin in un attimo per riallinearsi alle strategie del Cremlino.   </p>



<p>Putin e Kadyrov, fatte le debite proporzioni, sono arrivati al successo politico più o meno nello stesso tempo. Si conoscono più che bene. Quindi ora non si capisce bene se sia quel modello di relazione a funzionare tanto bene da essere diventato indispensabile, anzi intoccabile, oppure se, semplicemente, i due non abbiano voglia di cambiare uno <em>status quo</em>  finora conveniente. </p>



<p>Resta il fatto che la promozione continua di Adam Kadyrov, per opera del padre ma sotto lo sguardo benigno di Mosca, già da adito a ipotesi di successione. E quindi di dinastia, visto che siamo arrivati alla terza generazione di Kadyrov al potere. Ipotesi che viene agitata anche come forma di difesa familiare da possibili &#8220;interferenze&#8221; da parte di personaggi ceceni che, pur avendo avuto successo nella cerchia di Kadyrov, sono poco graditi ai decisori: per esempio <strong>Adam Delimkhanov </strong>(cugino di Kadyrov, generale e deputato alla Duma) e <strong>Apti Alaudinov</strong> (generale, alto esponente della Guardia Nazionale russa, protagonista della liberazione della regione di Kursk come comandante del Battaglione Akhmat). </p>



<p>In ogni caso, la Cecenia non è più quella del tempo in cui Ramzan Kadyrov e Vladimir Putin cominciarono a sperimentare il vero potere. Abbiamo parlato dei tre matrimoni di casa Kadyrov. È significativo che non siano noti i nomi delle spose. Ma che si sappia una cosa: sono figlie di imprenditori con cui i Kadyrov sono in affari. Niente più indipendenza, niente più guerriglia. Quello che conta oggi, anche tra le montagne della Cecenia, è il denaro.</p>



<p></p>
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		<title>Il solito immaginifico Orban: un finto referendum per dire no all&#8217;Ucraina nella Ue</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Fulvio Scaglione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 23 Apr 2025 15:10:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Unione europea (Ue)]]></category>
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<p>Il premier ungherese chiede ai connazionali di votare contro l'adesione dell'Ucraina alla Ue via... mail. La sfida politica interna.</p>
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<p>&#8220;Vogliono integrare un Paese che non è sovrano. Non sappiamo dove siano i confini orientali di questo Paese né quanto sia esteso il suo territorio. Non conosciamo la dimensione della sua popolazione. Non può mantenersi da solo. <strong>È mantenuto dagli Stati Uniti e da noi</strong> e chiede a noi, anzi all&#8217;UE, di assumerci la responsabilità per lunghi decenni di sostenere un suo esercito di un milione di soldati con i soldi degli europei&#8221;. Più un pericolo per l&#8217;economia ungherese e un salasso per le famiglie a cui la guerra è già costata, secondo le affermazioni dei portavoce di Fidesz, il partito di Governo, 6.500 euro ciascuna. Questa, nelle parole di <strong>Viktor Orban</strong>, è l&#8217;Ucraina che chiede di entrare a far parte dell&#8217;Unione Europea, con l&#8217;appoggio di quelli che il premier ungherese definisce come &#8220;i burocrati di Bruxelles e i loro delegati in Ungheria&#8221;. Un&#8217;iniziativa che va fermata subito, prima che sia troppo tardi. Perché &#8220;il destino dell&#8217;Ungheria può essere deciso solo dagli ungheresi&#8221; e perché &#8220;non possono decidere sulle nostre teste&#8221;, come recitano i due slogan più diffusi della campagna.</p>



<p>Per questo il leader ungherese, certo non nuovo a iniziative clamorose come questa o anche più clamorose (chi non ricorda i suoi viaggi a Mosca e Pechino, all&#8217;inizio del semestre ungherese di presidenza della Ue), ha varato <strong>una specie di consultazione popolare impropriamente chiamata referendum</strong>, per ottenere dai cittadini l&#8217;imprimatur sulla sua opposizione al dialogo tra Ue e Ucraina. L&#8217;iniziativa si chiama Voks 2025 e consiste in una mail inviata a ciascun ungherese durante il mese di aprile per chiedere un sì o un no alle ambizioni europee degli ucraini. Naturalmente Orban si premura di dare, attraverso una lettera acclusa alla stessa mail, una serie di indicazioni in base alle quali il no dovrebbe apparire come la scelta più normale e naturale. Una cosa, insomma, che neanche a parlarne.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La sfida di Tisza</h2>



<p>L&#8217;esito del &#8220;referendum&#8221; è piuttosto scontato. Non è la prima volta che Orban fa ricorso a questo strumento per appellarsi alla reale o presunta volontà degli ungheresi. Nelle occasioni precedenti i risultati sono stati modesti. <strong>Le iniziative tipo Voks 2025 hanno ottenuto, in media, un 16% di <em>redemption</em></strong>, cioè di risposte da parte degli interpellati. E in altre occasioni, per esempio nel 2022, quando con quattro referendum veri e propri si trattò di decidere sulla cosiddetta &#8220;propaganda gay&#8221; e sulle questioni di genere, nessuno dei quesiti ottenne il quorum necessario. </p>



<p>Tutto questo non ha molta importanza per Orban, al quale preme soprattutto poter dire che la gente appoggia la sua politica. Sia nei confronti di Bruxelles, con cui resta in polemica permanente a dispetto dei Paesi che vorrebbero togliere all&#8217;Ungheria il diritto di voto in sede Ue, sia nei confronti dell&#8217;opposizione interna. <strong>È questo, forse, il fronte più delicato per Orban.</strong> Nel 2026 sono previste le elezioni politiche e il partito di opposizione Tisza (Partito del rispetto e della Libertà) è per ora dato in lieve vantaggio su Fidesz. Inutile dire che il leader di Tisza, <strong>Péter Magyar,</strong> è assolutamente favorevole all&#8217;ingresso accelerato dell&#8217;Ucraina nella Ue.</p>



<p></p>
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		<title>Romania, come risolvere il problema delle elezioni: incriminato il favorito Georgescu</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/romania-come-risolvere-il-problema-delle-elezioni-incriminato-il-favorito-georgescu.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fulvio Scaglione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 Feb 2025 15:44:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/georgescu-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Georgescu" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/georgescu-1.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/georgescu-1-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/georgescu-1-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/georgescu-1-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/georgescu-1-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/georgescu-1-1536x1024.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Fermato con una lunga serie di imputazioni Calin Georgescu, il candidato favorito dai rumeno ma sgradito a Bruxelles. </p>
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<p>La saga delle elezioni presidenziali in Romania si arricchisce di un nuovo capitolo. Nel dicembre scorso, nella sorpresa generale, al primo turno di voto si era piazzato primo, con il 23% dei voti, il candidato <strong>Calin Georgescu</strong>, di volta in volta definito populista, estremista di destra, putiniano, e chi più ne ha più ne metta. Indignazione negli ambienti Ue, sconcerto in quelli Nato (ah già, a Georgescu non piace nemmeno la Nato), funeree previsioni per il secondo turno. Niente paura, però: intervengono l&#8217;allora presidente Klaus Iohannis che autorizza i servizi segreti rumeni a desecretare una serie di documenti che dimostrano (dimostrerebbero) il sostegno a Georgescu di una potenza esterna (la Russia, ovviamente) anche attraverso attacchi hacker e una massiccia campagna via TikTok.</p>



<p>Anche se nessuno comprerebbe un&#8217;auto usata dai servizi segreti rumeni, tanto basta perché il primo turno di quel voto venga annullato dalla Corte costituzionale (da notare che la prima rivale di Georgescu, l&#8217;europeista Elena Lasconi, definisce la decisione &#8220;illegale e immorale&#8221;, tale da &#8220;distruggere l&#8217;essenza della democrazia&#8221;) e rimandato al 4 e 18 maggio di quest&#8217;anno. Le autorità rumene forse speravano che il malcontento della popolazione si sciogliesse con il passare dell&#8217;inverno. E invece&#8230; Secondo episodio: ai primi di febbraio 2025 il presidente Iohannis, rimasto in carica in regime di proroga per l&#8217;annullamento del voto politico, dà le dimissioni e se ne va. Lo fa poche ore prima che il Parlamento, sulla spinta dei partiti di opposizione, voti il suo impeachment.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Tra l&#8217;Unione Europea e gli Usa</h2>



<p>Ma, come si diceva, la saga continua. Nelle scorse ore, infatti, Georgescu, che stava per ripresentare la propria candidatura alle presidenziali, è stato fermato dalla polizia, interrogato e incriminato insieme con altre 27 persone &#8220;per aver agito contro l&#8217;ordine <strong>costituzionale romeno, aver istigato all&#8217;odio, aver fondato un&#8217;organizzazione fascista e aver rilasciato false dichiarazioni sulle fonti di finanziamento</strong>&#8221; della campagna elettorale dello scorso anno. Si noti che in questi mesi il consenso per Georgescu era ancora salito, <strong>avvicinando il 40% nei sondaggi</strong>. Qualcuno deve aver pensato che il modo migliore di risolvere il problema fosse quello di eliminarlo dalla corsa. Come peraltro aveva a suo tempo augurato il commissario europeo <strong>Thierry Breton</strong> che, non contento dei fatti di Romania, aveva auspicato che lo stesso metodo fosse seguito in Germania in caso di successo della destra dell&#8217;AfD. </p>



<p>È possibile, adesso anzi probabile, che Georgescu, <strong>votato dai rumeni ma indesiderato a Bruxelles</strong>, venga silurato. Ma per la Romania si aprirebbe, in questo caso, un problema anche maggiore. Il &#8220;caso Georgescu&#8221;, con i relativi contorni è stato denunciato come uno scandalo dal vice-presidente Usa <strong>J.D. Vance</strong> nel suo discorso alla Conferenza sulla sicurezza di Monaco di Baviera. E il candidato populista-fascista-putiniano-corrotto-tiktoker ha ricevuto diversi attestati di sostegno dalla Casa Bianca di Donald Trump. Scontentare la Ue può provocare problemi. Scontentare gli Usa provoca sicuramente problemi, come l&#8217;Ucraina delle terre rare insegna. Vedremo come andrà a finire. Nel frattempo non possiamo non notare che mentre la Gran Bretagna obbliga Apple a fornire accesso ai dati degli utenti <a href="https://it.insideover.com/media-e-potere/gran-bretagna-apple-obbligata-a-rimuovere-la-crittografia-ora-il-governo-puo-spiare-gli-utenti.html">perché il Governo Starmer possa spiarli</a>, come ha ben spiegato in queste pagine Roberto Vivaldelli, in Romania usare TikTok per farsi pubblicità può essere reato.  </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/romania-come-risolvere-il-problema-delle-elezioni-incriminato-il-favorito-georgescu.html">Romania, come risolvere il problema delle elezioni: incriminato il favorito Georgescu</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Gaza, Cisgiordania, Libano, ora anche la Siria: Netanyahu cerca ovunque la sua guerra mondiale</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/gaza-cisgiordania-libano-ora-anche-la-siria-netanyahu-cerca-ovunque-la-sua-guerra-mondiale.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fulvio Scaglione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 12 Oct 2024 18:56:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Siria]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_20241012205114845_c28c56c3b2cf0db68fceced430cf9561.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="siria" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_20241012205114845_c28c56c3b2cf0db68fceced430cf9561.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_20241012205114845_c28c56c3b2cf0db68fceced430cf9561-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_20241012205114845_c28c56c3b2cf0db68fceced430cf9561-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_20241012205114845_c28c56c3b2cf0db68fceced430cf9561-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_20241012205114845_c28c56c3b2cf0db68fceced430cf9561-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_20241012205114845_c28c56c3b2cf0db68fceced430cf9561-1536x1024.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Attraverso le Alture del Golan (territorio siriano occupato) le truppe di Israele hanno violato il confine con la Siria. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/gaza-cisgiordania-libano-ora-anche-la-siria-netanyahu-cerca-ovunque-la-sua-guerra-mondiale.html">Gaza, Cisgiordania, Libano, ora anche la Siria: Netanyahu cerca ovunque la sua guerra mondiale</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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<p>La strategia di Benjamin Netanyahu per realizzare il sogno del Grande Israele a lungo agognato dal sionismo radicale di destra si è oggi arricchito di un nuovo capitolo: un inizio di invasione della Siria. Poco importa (lo diciamo per le anime belle, negli altri casi molto preoccupate per il &#8220;diritto internazionale&#8221; e il &#8220;diritto umanitario&#8221;) che le Alture del Golan siano, per il diritto internazionale, territorio siriano visto che la Risoluzione 497 del Consiglio di Sicurezza Onu ha condannato come &#8220;nulla e priva di ogni rilevanza giuridica internazionale&#8221; la decisione presa da Israele nel 1981 di imporre le sue leggi, la sua amministrazione e la sua giurisdizione sulle alture. Proprio da lì, oggi, sono passati i blindati israeliani che si sono addentrati oltre il confine della Siria, proprio come hanno fatto a Gaza e in Libano.</p>



<p>È sempre più evidente, quindi, che il mai contestato &#8220;diritto a difendersi&#8221; di Israele dopo le stragi terroristiche di Hamas del 7 ottobre 2023 è diventato via via un progetto assai più ampio: quello, appunto, di liquidare la presenza palestinese a Gaza (42 mila civili uccisi) e in Cisgiordania (800 morti in un anno; ma l&#8217;anno precedente al 7 ottobre 2023 era stato comunque quello con maggior vittime palestinesi degli ultimi vent&#8217;anni, cioè dai tempi della seconda intifada) e di espandere il controllo israeliano su maggiori porzioni di territorio di altri Stati sovrani, tentando il tutto per tutto nella convinzione che, nella peggiore delle ipotesi, si arriverà a una nuova guerra mediorientale in cui gli Stati Uniti sarebbero politicamente costruita schierarsi comunque con Israele.</p>



<p>Ormai non si parla più di una guerra tra Israele (appoggiato dagli Usa e, in un modo o nell&#8217;altro, dalle monarchie sunniti della regione) e l&#8217;Iran. Dando carta bianca a Netanyahu, cedendo al ricatto dell&#8217;antisemitismo (l&#8217;Onu come &#8220;palude antisemita&#8221;, copyright di Bibi) e tentando un timido risveglio solo quando Netanyahu l&#8217;Onu, incarnato dai caschi blu dispiegati nel Sud del Libano (10 mila uomini tra i quali mille italiani), ha cominciato a bombardarlo, siamo arrivati alle soglie di qualcosa di molto più grosso.</p>



<p>Per questo basta ascoltare le dichiarazioni del presidente turco Recep Tayyip Erdogan. Il personaggio è quello che è, vietato farsi illusioni. Ma in che misura possiamo dargli torto, dopo gli eventi in Libano e in Siria delle ultime settimane, quando definisce la politica di Netanyahu &#8220;la più concreta minaccia alla pace nel mondo&#8221;? E quanto dobbiamo preoccuparci quando lui, che per quasi quindici anni ha finanziato i gruppi terroristici dell&#8217;ex-Al Qaeda affinché cercassero di abbattere il regime siriano di Bashar al-Assad e ha occupato una striscia di territorio siriano, ora si spinge ad auspicare che &#8220;Russia, Siria e Iran prendano delle contromisure efficaci contro questa situazione; Israele mina l&#8217;integrità territoriale siriana&#8221;? Bisognerebbe poi capire che cosa Erdogan intenda quando dice che &#8220;quello che Netanyahu e i suoi scherani sognano si tramuterà in un incubo, potete starne certi&#8221;? È un semplice auspicio o l&#8217;inizio di una minaccia?</p>



<p>Di questa situazione i principali responsabili, accanto a Netanyahu, sono gli Stati Uniti di Joe Biden. La farsa degli inviti alla moderazione in pubblico e degli assai più discreti e decisivi rifornimenti di armi (record storico nell&#8217;ultimo anno, <a href="https://it.insideover.com/politica/mai-cosi-tanti-aiuti-militari-a-israele-dagli-usa-ecco-le-cifre.html">i modi e le cifre li ha ben raccontati qui Roberto Vivaldelli</a>) non inganna più nessuno. Ed è una delle forme di stupidità politica più clamorose dall&#8217;invasione dell&#8217;Iraq da parte di George Bush e Tony Blair: appoggiare in questo modo Netanyahu sta regalando anche la Turchia di Erdogan al cosiddetto &#8220;asse del male&#8221; di Russia, Iran e Siria. Un ennesimo ottimo risultato per una presidenza che, come si è visto, persino i democratici Usa erano ansiosi di chiudere.</p>



<p>La morale di questa favola atroce è che, qualunque cosa dicano i neocon fuori tempo massimo e i moderati sempre pronti a giustificare le violenze degli amici, Netanyahu va fermato. Basta armi, basta denaro, basta accondiscendenza nei confronti di un leader politico che, come un Nerone contemporaneo, tenta di suonare la lira mentre Roma brucia. </p>
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		<title>Cari Usa, non userete le nostre basi. Il ruggito del coniglio dei Paesi del Golfo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Fulvio Scaglione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 05 Oct 2024 12:34:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="937" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_20241005013131952_8c2b7327d7a3c421bf46591942f4808e-e1728132472482.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Golfo Persico" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_20241005013131952_8c2b7327d7a3c421bf46591942f4808e-e1728132472482.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_20241005013131952_8c2b7327d7a3c421bf46591942f4808e-e1728132472482-600x293.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_20241005013131952_8c2b7327d7a3c421bf46591942f4808e-e1728132472482-300x146.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_20241005013131952_8c2b7327d7a3c421bf46591942f4808e-e1728132472482-1024x500.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_20241005013131952_8c2b7327d7a3c421bf46591942f4808e-e1728132472482-768x375.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_20241005013131952_8c2b7327d7a3c421bf46591942f4808e-e1728132472482-1536x750.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Arabia Saudita, Bahrein, Emirati e Qatar dicono che non permetteranno agli Usa di usare le basi contro l'Iran. Ma in realtà... </p>
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<p>Il terzo summit ACD (<strong>Asian Cooperation Dialogue</strong>), che si è appena conclusa a Doha (Qatar), si era aperto all&#8217;insegna di un tema nobile, quasi decoubertiniano: &#8220;La diplomazia dello sporto&#8221;. Ma si è chiuso su ben altri toni allorché i leader dei Paesi del Golfo Persico, cioè Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Kuwait, Bahrein e Qatar, hanno dichiarato che non permetteranno alle forze armate degli Stati Uniti di usare la basi poste sui loro territori per attaccare l&#8217;Iran. Ribadendo al contempo di voler restare rigorosamente neutrali rispetto all&#8217;attuale conflitto tra Israele e la Repubblica islamica.</p>



<p>Detta così, la dichiarazione sembrerebbe destinata a fare il botto. <strong>Nei Paesi del Golfo Persico gli Usa dispongono di almeno 15 basi con 30 mila uomini</strong>, che potrebbero essere integrate da altre installazioni mantenute segrete. Tre di queste basi sono in Bahrein e ospitano soprattutto personale della marina: la base di Supporto navale, la base aerea Shaykh Isa e il porto Khalifa ibn Salman. Altre cinque si trovano in Kuwait: Camp Buehring, Camp Arifjan, Camp Patriot e le basi aeree Ali al Salem e Shaykh Ahmad al Jabir. Due in Oman, nei porti di Salalah e di Duqm (m con poche centinaia di uomini). In Qatar gli Usa hanno Camp As-Sayliyah e la base aerea di Al Udeid, la più grande struttura militare americana in Medio Oriente (proprio nel gennaio di quest&#8217;anno la &#8220;concessione&#8221; con il Qatar è stata rinnovata per altri dieci anni). Cinque invece le basi Usa in Arabia Saudita, la più importante delle quali è la base aerea Prince Sultan di Al Kharj, nel centro del Paese. Negli Emirati, infine, le forze americane possono usufruire della base aerea di Al Dhafra, del porto di Jebel Ali e della base navale di Fujairah.</p>



<p>Una presenza massiccia, quindi. Che stando alla dichiarazione di cui dicevamo, resterebbe bloccata anche in caso di conflitto aperto con l&#8217;Iran. La realtà, però, è assai meno romantica (i piccoli contro il gigante) bellicosa (no pasaran). Questo è il ruggito del coniglio.<strong> La realtà è che i Paesi del Golfo Persico si barcamenano, all&#8217;insegna della grande paura</strong>: essere coinvolti in una guerra che, nel caso, si combatterebbe sulla soglia di casa loro. Tra loro e l&#8217;Iran ci sono solo i 30 chilometri dello Stretto (quando si dice la parola) di Hormuz. E gli iraniani hanno già fatto sapere che, se attaccati, reagiranno non solo contro gli attaccanti diretti ma anche contro i Paesi che avranno dato loro una mano. Anche di fronte a una forte pressione militare non sarebbe difficile, per gli iraniani, bombardare (è solo un esempio) le infrastrutture petrolifere delle monarchie sunnite che trovano al di là di un breve tratto di mare.</p>



<p>Le petromonarchie del Golfo Persico si sono da tempo specializzate in acrobazie politiche piuttosto disinvolte. Il Qatar, per esempio, è stato per anni il rifugio dell dirigenza di Hamas, per primo quell&#8217;<strong>Ismail Haniyeh</strong> che nei grandi alberghi di Doha si sentiva sicuro e ha trovato invece la morte per mano israeliana quando si è recato ad assistere all&#8217;insediamento del nuovo presidente Masoud Pezeshkian a Teheran, nel cuore del Paese che di Hamas è il più grande sponsor. Lo stesso Qatar che per molti mesi ha mediato un&#8217;ipotetico cessate il fuoco tra Israele e appunto Hamas, senza cavare un ragno dal buco e facendosi anche minacciare dagli israeliani, che consideravano quell&#8217;interessamento una gran perdita di tempo per favorire gli islamisti di Gaza.</p>



<p>Poi ci sono gli <a href="https://it.insideover.com/politica/il-nuovo-medio-oriente-e-il-futuro-degli-accordi-di-abramo.html">Emirati Arabi Uniti, <strong>i primi con il Bahrein ad aderire, nel 2020, agli Accordi di Abramo</strong> </a>escogitati da Donald Trump per mettere d&#8217;accordo Israele e i Paesi arabi. In quegli Accordi c&#8217;era anche un capitolo riservato ai palestinesi: si concedeva loro uno Stato da burla, alla mercé di Israele però mantenuto appunto dalle petromonarchie. Il fatto che Emirati e Bahrein avessero accolto con entusiasmo quel piano (il &#8220;Grande piano per il Medio Oriente&#8221;, lo chiamava la Casa Bianca dell&#8217;epoca) spiega bene quanto avessero a cuore la causa della Palestina.</p>



<p>E poi c&#8217;è l&#8217;Arabia Saudita che, sotto la guida del principe ereditario <strong>Mohammed bin Salman</strong> detto MBS, cerca da tempo di ritagliarsi un ruolo più ampio nei giochi della grande politica internazionale. L&#8217;ampliamento delle relazioni economiche e politiche con la Cina (ha persino accettato la mediazione di Xi Jinping per una &#8220;pace&#8221; un po&#8217; finta con l&#8217;Iran), la perdurante intesa con la Russia, l&#8217;adesione ai BRICS (di cui è membro dal gennaio di quest&#8217;anno, come gli Emirati) testimoniano di questa smania di affermazione. Ben temperata, però, dal desiderio di non entrare (troppo) in urto con il vecchio amico americano. La crisi di Gaza, cominciata quasi un anno fa con le stragi dei terroristi di Hamas, è arrivata quando tutto faceva pensare che il dinamico MBS stesse per firmare anche lui gli Accordi di Abramo, siglando così una specie di trattato di pace con Israele.</p>



<p><strong>Tutti questi Paesi sarebbero ben felici di veder sparire <a href="https://it.insideover.com/politica/rovesciare-la-repubblica-islamica-linefficace-propaganda-di-netanyahu-sulliran.html">l&#8217;Iran</a> dalla faccia della Terra.</strong> D&#8217;altra parte, non erano loro i principali finanziatori degli islamisti dell&#8217;Isis che attaccavano il regime sciita della Siria? E non furono le milizie sciite organizzate dagli iraniani a respingere l&#8217;Isis dall&#8217;Iraq? Ma una guerra guerreggiata tra Israele (e Usa, ovviamente) e l&#8217;Iran <strong>difficilmente potrebbe passare sulle loro teste</strong>, soprattutto se gli ayatollah li vedessero in qualche modo collaborare con il Piccolo e il Grande Satana. A Teheran già hanno il sospetto che dietro i colpi subiti in casa e in Libano ci sia pure, in un modo o nell&#8217;altro, la manina dei servizi segreti di Ryadh e Abu Dhabi, figuriamoci se vedessero partire gli F-35 dalle basi saudite o emiratine. Meglio starne fuori. D&#8217;altra parte Israele e Usa possono colpire anche senza, no?</p>



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