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	<title>Mirko Marchi Archives - InsideOver</title>
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	<title>Mirko Marchi Archives - InsideOver</title>
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	<item>
		<title>Israele-Iran, la seconda guerra è alle porte. Ecco quando e soprattutto come</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/israele-iran-la-seconda-guerra-e-alle-porte-ecco-quando-e-soprattutto-come.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fulvio Scaglione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 18 Aug 2025 06:58:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="774" height="516" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/iran-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="iran" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/iran-1.jpg 774w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/iran-1-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/iran-1-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/iran-1-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 774px) 100vw, 774px" /></p>
<p>Molti analisti danno per sicura e forse anche imminente una seconda guerra tra Israele e Iran. Eccone le ragioni. </p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="774" height="516" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/iran-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="iran" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/iran-1.jpg 774w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/iran-1-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/iran-1-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/iran-1-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 774px) 100vw, 774px" /></p>
<p>Mentre il mondo è comprensibilmente concentrato sulle vicende dell&#8217;Ucraina e sull&#8217;instabile trattativa <strong>Trump-Putin-Zelensky</strong>, molti osservatori (soprattutto negli Usa) avvertono: una seconda guerra tra Israele e Iran potrebbe essere prossima. Anzi, di più: potrebbe scoppiare già nelle prossime settimane. Perché? Perché gli obiettivi di Israele non erano quelli dichiarati, ovvero eliminare la presunta minaccia nucleare iraniana, che in ogni caso non sono stati raggiunti. I veri obiettivi di Israele, dicono diversi analisti Usa e come <a href="https://foreignpolicy.com/2025/08/11/israel-iran-war-trump-nuclear-august-december/">spiega benissimo</a> <strong>Trita Parsi</strong> del Quincy Institute for Responsible Statecraft, erano tre: <strong>attirare gli Usa</strong> in una guerra aperta contro l&#8217;Iran;<strong> rovesciare il regime degli ayatollah</strong>; ridurre l&#8217;Iran <strong>in una condizione simile al Libano o alla Siria</strong>, Paesi che Israele può bombardare a piacimento senza bisogno di particolari aiuti e senza temere particolari condanne.</p>



<p>In altre parole, ciò che Israele cercava con la Guerra dei 12 giorni era il dominio regionale. Ma nessuna delle tre condizioni si è pienamente realizzata. </p>



<p><strong>La prima</strong>: Donald Trump si è fatto attirare nella guerra ma non nel modo che a Israele più conveniva: le forze Usa hanno tentato il colpo mirato e risolutivo contro i laboratori del nucleare iraniano ma non si sono impegnate in un conflitto generalizzato per mettere in ginocchio il Paese. Presa coscienza del limitato impegno Usa, <strong>Benjamin Netanyahu</strong>  si è dovuto acconciare alla tregue.</p>



<p>Anche per questo il regime degli ayatollah (<strong>obiettivo numero due</strong>) non è crollato e, anzi, sembra essere uscito rafforzato dallo scontro. Israele, come al solito, aveva ben preparato la guerra e fin dalle prime ore era riuscito a eliminare almeno 30 alti ufficiali dei diversi corpi iraniani e 19 scienziati del complesso industrial-militare. Ma in poche ore gli iraniani sono riusciti a ricostruire la catena di comando e a dispiegare una resistenza missilistica di tutto rispetto. Non solo. <a href="https://www.washingtonpost.com/national-security/2025/06/23/exclusive-israel-intelligence-iran-call-audio/">Secondo il Washington Post</a>, il Mossad avrebbe chiamato almeno 20 generali iraniani minacciando di uccidere loro e i loro familiari se non avessero registrato dei video di critica del regime. Erano le prime ore, quelle del maggiore shock per gli iraniani, ma non v&#8217;è notizia che alcun ufficiale si sia piegato alla minaccia.</p>



<p><strong>Terzo obiettivo</strong>: l&#8217;Iran è stato duramente colpito ma non è stato ridotto a un bersaglio indifeso come il Libano o la Siria. Nei dodici giorni di guerra, al contrario, l&#8217;efficacia della risposta missilistica iraniana è andata crescendo e molti esperti credono che essa sia stata misurata, calcolata per non svuotare gli arsenali. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Il conflitto che verrà</h2>



<p>Con la prima guerra, insomma, Israele avrebbe mancato l&#8217;obiettivo fondamentale, appunto quello di conquistare la supremazia regionale totale, togliendola all&#8217;unico rivale che per lungo tempo ha seriamente cercato di contendergliela. E anche se le ostilità <a href="https://it.insideover.com/guerra/attacchi-cyber-sabotaggi-alle-raffinerie-caccia-agli-scienziati-la-guerra-israele-iran-non-si-ferma.html">non si sono mai davvero fermate</a>, per questo, appunto, <strong>una seconda vera guerra sarebbe non solo inevitabile ma anche imminente</strong>. In questo senso le previsioni variano, da qualche mese a poche settimane. Tutti però sono concordi sul fatto che la data ultima sarebbe quella delle elezioni Usa di medio termine del 2026, quando un esito sfavorevole potrebbe limitare l&#8217;autonomia decisionale di Trump e della sua maggioranza.</p>



<p>Sono tutte cose che gli iraniani sanno benissimo, com&#8217;è ovvio. E infatti si stanno preparando, rifornendo gli arsenali e cercando di elaborare nuove strategie. “Se l&#8217;aggressione israeliana dovesse ripetersi, non esiteremo a reagire in maniera più decisa e in un modo che renderà IMPOSSIBILE sventarla&#8221;. <a href="https://x.com/araghchi/status/1949876567775039692">Lo ha scritto</a> <strong>Abbas Aragchi</strong>, ministro degli Esteri dell&#8217;Iran, in un lungo post su X. Al di là dei propositi bellicosi, la dichiarazione sembra alludere a un modo nuovi di affrontare la guerra con Israele: il tentativo di <strong>colpire duro fin dalle prime ore</strong> per evitare un conflitto prolungato che, inevitabilmente, metterebbe alla prova gli arsenali iraniani assai più di quelli israeliani, riforniti dagli Usa e da diversi Paesi europei.</p>



<p><strong><em>Noi di InsideOver ci mettiamo cuore, esperienza e curiosità per raccontare un mondo complesso e in continua evoluzione. Per farlo al meglio, però, abbiamo bisogno di te: dei tuoi suggerimenti, delle tue idee e del tuo supporto. <a href="https://it.insideover.com/abbonamenti-standard">Unisciti a noi, abbonati oggi!</a></em></strong></p>



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		<title>Usa 2020-2024: a 5 aziende degli armamenti 771 miliardi; alla rete diplomatica 356</title>
		<link>https://it.insideover.com/difesa/usa-2020-2024-a-cinque-aziende-degli-armamenti-771-miliardi-alla-rete-diplomatica-356.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fulvio Scaglione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 29 Jul 2025 12:25:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Ucraina]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1280" height="720" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/usa-2.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="usa" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/usa-2.jpg 1280w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/usa-2-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/usa-2-1024x576.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/usa-2-768x432.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/usa-2-334x188.jpg 334w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/usa-2-600x338.jpg 600w" sizes="(max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></p>
<p>Un grande lavoro del Quincy Institute chiarisce quali aziende Usa degli armamenti guadagnano di più con il Pentagono. </p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1280" height="720" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/usa-2.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="usa" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/usa-2.jpg 1280w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/usa-2-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/usa-2-1024x576.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/usa-2-768x432.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/usa-2-334x188.jpg 334w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/usa-2-600x338.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></p>
<p>Ora che l&#8217;Europa si è inchinata alle pretese degli Usa e, nell&#8217;ambito dell&#8217;accordo commerciale firmato da <strong>Ursula von der Leyen</strong> con <strong>Donald Trump</strong> si è impegnata a un massiccio acquisto di armi americane, può essere interessante dare un&#8217;occhiata ai dati sulle spese del Pentagono nel periodo 2020-2024, l&#8217;ultimo quinquennio per cui sono disponibili statistiche complete. È un lavoro meritorio ma anche molto ampio che ha fatto il <a href="https://quincyinst.org/research/profits-of-war-top-beneficiaries-of-pentagon-spending-2020-2024/#">Quincy Institute</a> e che qui proviamo a sintetizzare.</p>



<p>Il periodo in oggetto ha visto il ritiro degli Stati Uniti dall&#8217;Afghanistan nel 2021 e il ridimensionamento degli investimenti per la Guerra al Terrore, ma le guerre in Ucraina e in Medio Oriente, nonché l&#8217;attenzione posta al riarmo e alle sfide politiche della Cina (Taiwan e non solo), hanno portato <strong>notevoli benefici all&#8217;industria americana degli armamenti</strong>. In soldoni (è proprio il caso di dirlo) nel periodo 2020-2024 le aziende private Usa hanno ottenuto dal Pentagono <strong>contratti per 2,4 trilioni di dollari</strong> (un trilione = mille miliardi), ovvero più della metà dell&#8217;intera spesa discrezionale del Ministero, pari a 4,4 trilioni.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Chi ci ha guadagnato</h2>



<p><br>Nei cinque anni in esame, <strong>un terzo di quella pioggia di contratti e di denaro (771 miliardi di dollari) è ricaduta su sole cinque aziende</strong>: Lockheed Martin (313 miliardi di dollari), RTX (ex Raytheon, 145 miliardi di dollari), Boeing (115 miliardi di dollari), General Dynamics (116 miliardi di dollari) e Northrop Grumman (81 miliardi di dollari). Il Quincy Institute avanza un interessante paragone: le spese Usa per diplomazia, sviluppo e aiuti umanitari, esclusi gli aiuti militari, sono state nello stesso periodo di 356 miliardi di dollari. Cioè, nel periodo 2020-2024 il Governo Usa ha investito in cinque aziende produttrici di armi il doppio di quanto investito per condurre la propria azione diplomatica in tutto il mondo.</p>



<p>Le guerre sopra citate, in Medio Oriente e in Ucraina, con il relativo trasferimento di armi prodotte negli Usa, hanno aggiunto profitti alle aziende produttrici. Trasferimenti finanziati con i quattrini dei contribuenti americani, finiti poi nelle casse di aziende private. <strong>Gli aiuti militari Usa a Israele hanno superato i 18 miliardi di dollari</strong> solo nei primi dodici mesi dopo le stragi di Hamas dell&#8217;ottobre 2023. <strong>Gli aiuti militari all&#8217;Ucraina, negli anni dall&#8217;invasione russa del febbraio 2022 a oggi, ammontano a 65 miliardi di dollari.</strong> In più, per i produttori americani di armamenti, ci sono gli incassi derivanti dalla vendita all&#8217;estero (per esempio agli alleati europei che poi le hanno girate all&#8217;Ucraina) di armi pagate dai Paesi beneficiari: qui si arriva a oltre 170 miliardi di dollari solo per il 2023 e il 2024.</p>



<p></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/difesa/usa-2020-2024-a-cinque-aziende-degli-armamenti-771-miliardi-alla-rete-diplomatica-356.html">Usa 2020-2024: a 5 aziende degli armamenti 771 miliardi; alla rete diplomatica 356</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Cecenia, ipotesi di dinastia: il &#8220;modello Kadyrov&#8221; celebrato con le nozze dei figli-bambini</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/cecenia-ipotesi-di-dinastia-il-modello-kadyrov-celebrato-con-le-nozze-dei-figli-bambini.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fulvio Scaglione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 27 Jul 2025 14:09:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="774" height="516" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/kadyrov.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Kadyrov" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/kadyrov.jpg 774w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/kadyrov-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/kadyrov-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/kadyrov-768x512.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 774px) 100vw, 774px" /></p>
<p>Tre matrimoni in tre anni e la rapida ascesa del più piccolo, il figlio Adam. Sotto l'occhio del Cremlino si prepara la successione. </p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="774" height="516" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/kadyrov.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Kadyrov" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/kadyrov.jpg 774w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/kadyrov-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/kadyrov-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/kadyrov-768x512.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 774px) 100vw, 774px" /></p>
<p>In un modo o nell&#8217;altro, <strong>Ramzan Kadyrov</strong>, 48 anni, da più di vent&#8217;anni signore assoluto della Cecenia, riesce ad avere un ruolo da protagonista nella politica russa. Avremmo detto che riesce a stare sula cresta dell&#8217;onda se non fosse che, pochi giorni fa, ha rischiato di annegare nel mare di Bodrum durante una vacanza in Turchia. Eppure sembra non esserci nulla, nemmeno uno stato di salute infragilito che lo costringe a <strong>periodici ricoveri a Mosca per la dialisi,</strong> che possa scalzare Kadyrov dal ruolo di proconsole di Vladimir Putin per il Caucaso e indebolire il suo ruolo di garante della stabilità in quella che fu una delle regioni più ribelli dell&#8217;impero russo e che, negli anni Novanta, rischiò di compromettere la coesione della Federazione Russa.</p>



<p>Kadyrov lo sa e manda i suoi segnali. Per esempio gli sfarzosi matrimoni dei figli, che servono anche da celebrazione del legame con il Cremlino e da consacrazione della vocazione dinastica della famiglia. Due anni fa si sposò <strong>Akhmat</strong>, il figlio maggiore, celebrato tra l&#8217;altro donando 1.300 dollari a ciascuna delle altre 100 coppie cecene che si sposavano quello stesso giorno. L&#8217;anno scorso si è sposato il secondogenito <strong>Zelimkhan</strong>. E a fine giugno è toccato al terzo figlio, <strong>Adam</strong>. Tutti diciassettenni al momento delle nozze e superprivilegiati, i giovani Kadyrov hanno avuto dal padre un identico regalo di nozze, il più importante: un incontro personale con <strong>Vladimir Putin</strong>.  </p>



<h2 class="wp-block-heading">Il brillante futuro di Adam</h2>



<p>Dei tre casi, il più curioso è quello di Adam. È il più giovane ma sembra aver scalato le gerarchie familiari contro tutte le tradizioni: ha già ricoperto molto incarichi importanti (anche ministro), ha ricevuto un mare di onorificenze e decorazioni, e <strong>dall&#8217;età di 15 anni è il capo della guardia del corpo personale del Presidente, cioè del padre</strong>. Il quale, a sua volta, era stato capo della guardia del corpo del padre e presidente Akhmat. E al suo matrimonio erano presenti ministri e ambasciatori stranieri.</p>



<p>In altre parole, il modello di relazione tra il centro moscovita e l&#8217;inquieta periferia caucasica, stabilito proprio da Putin nei primi anni Duemila, dopo il definitivo soffocamento nel sangue della rivolta cecena, sembra ancora funzionare. È basato sul patto non scritto &#8220;tu non dici, io non chiedo&#8221;: <strong>Kadyrov fa il bello e cattivo tempo in Cecenia</strong>, stabilisce regole che suonerebbero assurde in ogni altro angolo della Federazione Russa (dal legalizzare la poligamia a decidere quale musica possa essere o no suonata) e utilizza la forze di sicurezza con spietatezza, e il Cremlino fa finta di niente. Non solo: riversa sulla Cecenia fondi ingenti, che hanno cambiato radicalmente il volto del capoluogo Grozny. A patto, ovviamente, che in quella parte del Caucaso non ci siano problemi. E che Kadyrov garantisca la propria lealtà, come fece per esempio nel 2023 all&#8217;epoca dell&#8217;insubordinazione di <strong>Evgenyj Prigozhin</strong> e del Gruppo Wagner: il leader ceceno e il mercenario sembravano alleati di ferro, ma al momento buono Kadyrov mollò Prigozhin in un attimo per riallinearsi alle strategie del Cremlino.   </p>



<p>Putin e Kadyrov, fatte le debite proporzioni, sono arrivati al successo politico più o meno nello stesso tempo. Si conoscono più che bene. Quindi ora non si capisce bene se sia quel modello di relazione a funzionare tanto bene da essere diventato indispensabile, anzi intoccabile, oppure se, semplicemente, i due non abbiano voglia di cambiare uno <em>status quo</em>  finora conveniente. </p>



<p>Resta il fatto che la promozione continua di Adam Kadyrov, per opera del padre ma sotto lo sguardo benigno di Mosca, già da adito a ipotesi di successione. E quindi di dinastia, visto che siamo arrivati alla terza generazione di Kadyrov al potere. Ipotesi che viene agitata anche come forma di difesa familiare da possibili &#8220;interferenze&#8221; da parte di personaggi ceceni che, pur avendo avuto successo nella cerchia di Kadyrov, sono poco graditi ai decisori: per esempio <strong>Adam Delimkhanov </strong>(cugino di Kadyrov, generale e deputato alla Duma) e <strong>Apti Alaudinov</strong> (generale, alto esponente della Guardia Nazionale russa, protagonista della liberazione della regione di Kursk come comandante del Battaglione Akhmat). </p>



<p>In ogni caso, la Cecenia non è più quella del tempo in cui Ramzan Kadyrov e Vladimir Putin cominciarono a sperimentare il vero potere. Abbiamo parlato dei tre matrimoni di casa Kadyrov. È significativo che non siano noti i nomi delle spose. Ma che si sappia una cosa: sono figlie di imprenditori con cui i Kadyrov sono in affari. Niente più indipendenza, niente più guerriglia. Quello che conta oggi, anche tra le montagne della Cecenia, è il denaro.</p>



<p></p>
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			</item>
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		<title>Il solito immaginifico Orban: un finto referendum per dire no all&#8217;Ucraina nella Ue</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/il-solito-immaginifico-orban-un-finto-referendum-per-dire-no-allucraina-nella-ue.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fulvio Scaglione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 23 Apr 2025 15:10:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Unione europea (Ue)]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://it.insideover.com/?p=466582</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="774" height="516" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/orban-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Ungheria" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/orban-1.jpg 774w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/orban-1-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/orban-1-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/orban-1-768x512.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 774px) 100vw, 774px" /></p>
<p>Il premier ungherese chiede ai connazionali di votare contro l'adesione dell'Ucraina alla Ue via... mail. La sfida politica interna.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/il-solito-immaginifico-orban-un-finto-referendum-per-dire-no-allucraina-nella-ue.html">Il solito immaginifico Orban: un finto referendum per dire no all&#8217;Ucraina nella Ue</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="774" height="516" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/orban-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Ungheria" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/orban-1.jpg 774w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/orban-1-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/orban-1-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/orban-1-768x512.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 774px) 100vw, 774px" /></p>
<p>&#8220;Vogliono integrare un Paese che non è sovrano. Non sappiamo dove siano i confini orientali di questo Paese né quanto sia esteso il suo territorio. Non conosciamo la dimensione della sua popolazione. Non può mantenersi da solo. <strong>È mantenuto dagli Stati Uniti e da noi</strong> e chiede a noi, anzi all&#8217;UE, di assumerci la responsabilità per lunghi decenni di sostenere un suo esercito di un milione di soldati con i soldi degli europei&#8221;. Più un pericolo per l&#8217;economia ungherese e un salasso per le famiglie a cui la guerra è già costata, secondo le affermazioni dei portavoce di Fidesz, il partito di Governo, 6.500 euro ciascuna. Questa, nelle parole di <strong>Viktor Orban</strong>, è l&#8217;Ucraina che chiede di entrare a far parte dell&#8217;Unione Europea, con l&#8217;appoggio di quelli che il premier ungherese definisce come &#8220;i burocrati di Bruxelles e i loro delegati in Ungheria&#8221;. Un&#8217;iniziativa che va fermata subito, prima che sia troppo tardi. Perché &#8220;il destino dell&#8217;Ungheria può essere deciso solo dagli ungheresi&#8221; e perché &#8220;non possono decidere sulle nostre teste&#8221;, come recitano i due slogan più diffusi della campagna.</p>



<p>Per questo il leader ungherese, certo non nuovo a iniziative clamorose come questa o anche più clamorose (chi non ricorda i suoi viaggi a Mosca e Pechino, all&#8217;inizio del semestre ungherese di presidenza della Ue), ha varato <strong>una specie di consultazione popolare impropriamente chiamata referendum</strong>, per ottenere dai cittadini l&#8217;imprimatur sulla sua opposizione al dialogo tra Ue e Ucraina. L&#8217;iniziativa si chiama Voks 2025 e consiste in una mail inviata a ciascun ungherese durante il mese di aprile per chiedere un sì o un no alle ambizioni europee degli ucraini. Naturalmente Orban si premura di dare, attraverso una lettera acclusa alla stessa mail, una serie di indicazioni in base alle quali il no dovrebbe apparire come la scelta più normale e naturale. Una cosa, insomma, che neanche a parlarne.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La sfida di Tisza</h2>



<p>L&#8217;esito del &#8220;referendum&#8221; è piuttosto scontato. Non è la prima volta che Orban fa ricorso a questo strumento per appellarsi alla reale o presunta volontà degli ungheresi. Nelle occasioni precedenti i risultati sono stati modesti. <strong>Le iniziative tipo Voks 2025 hanno ottenuto, in media, un 16% di <em>redemption</em></strong>, cioè di risposte da parte degli interpellati. E in altre occasioni, per esempio nel 2022, quando con quattro referendum veri e propri si trattò di decidere sulla cosiddetta &#8220;propaganda gay&#8221; e sulle questioni di genere, nessuno dei quesiti ottenne il quorum necessario. </p>



<p>Tutto questo non ha molta importanza per Orban, al quale preme soprattutto poter dire che la gente appoggia la sua politica. Sia nei confronti di Bruxelles, con cui resta in polemica permanente a dispetto dei Paesi che vorrebbero togliere all&#8217;Ungheria il diritto di voto in sede Ue, sia nei confronti dell&#8217;opposizione interna. <strong>È questo, forse, il fronte più delicato per Orban.</strong> Nel 2026 sono previste le elezioni politiche e il partito di opposizione Tisza (Partito del rispetto e della Libertà) è per ora dato in lieve vantaggio su Fidesz. Inutile dire che il leader di Tisza, <strong>Péter Magyar,</strong> è assolutamente favorevole all&#8217;ingresso accelerato dell&#8217;Ucraina nella Ue.</p>



<p></p>
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		<title>Romania, come risolvere il problema delle elezioni: incriminato il favorito Georgescu</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/romania-come-risolvere-il-problema-delle-elezioni-incriminato-il-favorito-georgescu.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fulvio Scaglione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 Feb 2025 15:44:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/georgescu-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Georgescu" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/georgescu-1.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/georgescu-1-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/georgescu-1-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/georgescu-1-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/georgescu-1-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/georgescu-1-1536x1024.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Fermato con una lunga serie di imputazioni Calin Georgescu, il candidato favorito dai rumeno ma sgradito a Bruxelles. </p>
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<p>La saga delle elezioni presidenziali in Romania si arricchisce di un nuovo capitolo. Nel dicembre scorso, nella sorpresa generale, al primo turno di voto si era piazzato primo, con il 23% dei voti, il candidato <strong>Calin Georgescu</strong>, di volta in volta definito populista, estremista di destra, putiniano, e chi più ne ha più ne metta. Indignazione negli ambienti Ue, sconcerto in quelli Nato (ah già, a Georgescu non piace nemmeno la Nato), funeree previsioni per il secondo turno. Niente paura, però: intervengono l&#8217;allora presidente Klaus Iohannis che autorizza i servizi segreti rumeni a desecretare una serie di documenti che dimostrano (dimostrerebbero) il sostegno a Georgescu di una potenza esterna (la Russia, ovviamente) anche attraverso attacchi hacker e una massiccia campagna via TikTok.</p>



<p>Anche se nessuno comprerebbe un&#8217;auto usata dai servizi segreti rumeni, tanto basta perché il primo turno di quel voto venga annullato dalla Corte costituzionale (da notare che la prima rivale di Georgescu, l&#8217;europeista Elena Lasconi, definisce la decisione &#8220;illegale e immorale&#8221;, tale da &#8220;distruggere l&#8217;essenza della democrazia&#8221;) e rimandato al 4 e 18 maggio di quest&#8217;anno. Le autorità rumene forse speravano che il malcontento della popolazione si sciogliesse con il passare dell&#8217;inverno. E invece&#8230; Secondo episodio: ai primi di febbraio 2025 il presidente Iohannis, rimasto in carica in regime di proroga per l&#8217;annullamento del voto politico, dà le dimissioni e se ne va. Lo fa poche ore prima che il Parlamento, sulla spinta dei partiti di opposizione, voti il suo impeachment.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Tra l&#8217;Unione Europea e gli Usa</h2>



<p>Ma, come si diceva, la saga continua. Nelle scorse ore, infatti, Georgescu, che stava per ripresentare la propria candidatura alle presidenziali, è stato fermato dalla polizia, interrogato e incriminato insieme con altre 27 persone &#8220;per aver agito contro l&#8217;ordine <strong>costituzionale romeno, aver istigato all&#8217;odio, aver fondato un&#8217;organizzazione fascista e aver rilasciato false dichiarazioni sulle fonti di finanziamento</strong>&#8221; della campagna elettorale dello scorso anno. Si noti che in questi mesi il consenso per Georgescu era ancora salito, <strong>avvicinando il 40% nei sondaggi</strong>. Qualcuno deve aver pensato che il modo migliore di risolvere il problema fosse quello di eliminarlo dalla corsa. Come peraltro aveva a suo tempo augurato il commissario europeo <strong>Thierry Breton</strong> che, non contento dei fatti di Romania, aveva auspicato che lo stesso metodo fosse seguito in Germania in caso di successo della destra dell&#8217;AfD. </p>



<p>È possibile, adesso anzi probabile, che Georgescu, <strong>votato dai rumeni ma indesiderato a Bruxelles</strong>, venga silurato. Ma per la Romania si aprirebbe, in questo caso, un problema anche maggiore. Il &#8220;caso Georgescu&#8221;, con i relativi contorni è stato denunciato come uno scandalo dal vice-presidente Usa <strong>J.D. Vance</strong> nel suo discorso alla Conferenza sulla sicurezza di Monaco di Baviera. E il candidato populista-fascista-putiniano-corrotto-tiktoker ha ricevuto diversi attestati di sostegno dalla Casa Bianca di Donald Trump. Scontentare la Ue può provocare problemi. Scontentare gli Usa provoca sicuramente problemi, come l&#8217;Ucraina delle terre rare insegna. Vedremo come andrà a finire. Nel frattempo non possiamo non notare che mentre la Gran Bretagna obbliga Apple a fornire accesso ai dati degli utenti <a href="https://it.insideover.com/media-e-potere/gran-bretagna-apple-obbligata-a-rimuovere-la-crittografia-ora-il-governo-puo-spiare-gli-utenti.html">perché il Governo Starmer possa spiarli</a>, come ha ben spiegato in queste pagine Roberto Vivaldelli, in Romania usare TikTok per farsi pubblicità può essere reato.  </p>
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		<title>Gaza, Cisgiordania, Libano, ora anche la Siria: Netanyahu cerca ovunque la sua guerra mondiale</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/gaza-cisgiordania-libano-ora-anche-la-siria-netanyahu-cerca-ovunque-la-sua-guerra-mondiale.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fulvio Scaglione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 12 Oct 2024 18:56:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Siria]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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<p>Attraverso le Alture del Golan (territorio siriano occupato) le truppe di Israele hanno violato il confine con la Siria. </p>
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<p>La strategia di Benjamin Netanyahu per realizzare il sogno del Grande Israele a lungo agognato dal sionismo radicale di destra si è oggi arricchito di un nuovo capitolo: un inizio di invasione della Siria. Poco importa (lo diciamo per le anime belle, negli altri casi molto preoccupate per il &#8220;diritto internazionale&#8221; e il &#8220;diritto umanitario&#8221;) che le Alture del Golan siano, per il diritto internazionale, territorio siriano visto che la Risoluzione 497 del Consiglio di Sicurezza Onu ha condannato come &#8220;nulla e priva di ogni rilevanza giuridica internazionale&#8221; la decisione presa da Israele nel 1981 di imporre le sue leggi, la sua amministrazione e la sua giurisdizione sulle alture. Proprio da lì, oggi, sono passati i blindati israeliani che si sono addentrati oltre il confine della Siria, proprio come hanno fatto a Gaza e in Libano.</p>



<p>È sempre più evidente, quindi, che il mai contestato &#8220;diritto a difendersi&#8221; di Israele dopo le stragi terroristiche di Hamas del 7 ottobre 2023 è diventato via via un progetto assai più ampio: quello, appunto, di liquidare la presenza palestinese a Gaza (42 mila civili uccisi) e in Cisgiordania (800 morti in un anno; ma l&#8217;anno precedente al 7 ottobre 2023 era stato comunque quello con maggior vittime palestinesi degli ultimi vent&#8217;anni, cioè dai tempi della seconda intifada) e di espandere il controllo israeliano su maggiori porzioni di territorio di altri Stati sovrani, tentando il tutto per tutto nella convinzione che, nella peggiore delle ipotesi, si arriverà a una nuova guerra mediorientale in cui gli Stati Uniti sarebbero politicamente costruita schierarsi comunque con Israele.</p>



<p>Ormai non si parla più di una guerra tra Israele (appoggiato dagli Usa e, in un modo o nell&#8217;altro, dalle monarchie sunniti della regione) e l&#8217;Iran. Dando carta bianca a Netanyahu, cedendo al ricatto dell&#8217;antisemitismo (l&#8217;Onu come &#8220;palude antisemita&#8221;, copyright di Bibi) e tentando un timido risveglio solo quando Netanyahu l&#8217;Onu, incarnato dai caschi blu dispiegati nel Sud del Libano (10 mila uomini tra i quali mille italiani), ha cominciato a bombardarlo, siamo arrivati alle soglie di qualcosa di molto più grosso.</p>



<p>Per questo basta ascoltare le dichiarazioni del presidente turco Recep Tayyip Erdogan. Il personaggio è quello che è, vietato farsi illusioni. Ma in che misura possiamo dargli torto, dopo gli eventi in Libano e in Siria delle ultime settimane, quando definisce la politica di Netanyahu &#8220;la più concreta minaccia alla pace nel mondo&#8221;? E quanto dobbiamo preoccuparci quando lui, che per quasi quindici anni ha finanziato i gruppi terroristici dell&#8217;ex-Al Qaeda affinché cercassero di abbattere il regime siriano di Bashar al-Assad e ha occupato una striscia di territorio siriano, ora si spinge ad auspicare che &#8220;Russia, Siria e Iran prendano delle contromisure efficaci contro questa situazione; Israele mina l&#8217;integrità territoriale siriana&#8221;? Bisognerebbe poi capire che cosa Erdogan intenda quando dice che &#8220;quello che Netanyahu e i suoi scherani sognano si tramuterà in un incubo, potete starne certi&#8221;? È un semplice auspicio o l&#8217;inizio di una minaccia?</p>



<p>Di questa situazione i principali responsabili, accanto a Netanyahu, sono gli Stati Uniti di Joe Biden. La farsa degli inviti alla moderazione in pubblico e degli assai più discreti e decisivi rifornimenti di armi (record storico nell&#8217;ultimo anno, <a href="https://it.insideover.com/politica/mai-cosi-tanti-aiuti-militari-a-israele-dagli-usa-ecco-le-cifre.html">i modi e le cifre li ha ben raccontati qui Roberto Vivaldelli</a>) non inganna più nessuno. Ed è una delle forme di stupidità politica più clamorose dall&#8217;invasione dell&#8217;Iraq da parte di George Bush e Tony Blair: appoggiare in questo modo Netanyahu sta regalando anche la Turchia di Erdogan al cosiddetto &#8220;asse del male&#8221; di Russia, Iran e Siria. Un ennesimo ottimo risultato per una presidenza che, come si è visto, persino i democratici Usa erano ansiosi di chiudere.</p>



<p>La morale di questa favola atroce è che, qualunque cosa dicano i neocon fuori tempo massimo e i moderati sempre pronti a giustificare le violenze degli amici, Netanyahu va fermato. Basta armi, basta denaro, basta accondiscendenza nei confronti di un leader politico che, come un Nerone contemporaneo, tenta di suonare la lira mentre Roma brucia. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/gaza-cisgiordania-libano-ora-anche-la-siria-netanyahu-cerca-ovunque-la-sua-guerra-mondiale.html">Gaza, Cisgiordania, Libano, ora anche la Siria: Netanyahu cerca ovunque la sua guerra mondiale</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Cari Usa, non userete le nostre basi. Il ruggito del coniglio dei Paesi del Golfo</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/cari-usa-non-userete-le-nostre-basi-il-ruggito-del-coniglio-dei-paesi-del-golfo.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fulvio Scaglione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 05 Oct 2024 12:34:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="937" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_20241005013131952_8c2b7327d7a3c421bf46591942f4808e-e1728132472482.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Golfo Persico" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_20241005013131952_8c2b7327d7a3c421bf46591942f4808e-e1728132472482.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_20241005013131952_8c2b7327d7a3c421bf46591942f4808e-e1728132472482-600x293.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_20241005013131952_8c2b7327d7a3c421bf46591942f4808e-e1728132472482-300x146.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_20241005013131952_8c2b7327d7a3c421bf46591942f4808e-e1728132472482-1024x500.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_20241005013131952_8c2b7327d7a3c421bf46591942f4808e-e1728132472482-768x375.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_20241005013131952_8c2b7327d7a3c421bf46591942f4808e-e1728132472482-1536x750.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Arabia Saudita, Bahrein, Emirati e Qatar dicono che non permetteranno agli Usa di usare le basi contro l'Iran. Ma in realtà... </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/cari-usa-non-userete-le-nostre-basi-il-ruggito-del-coniglio-dei-paesi-del-golfo.html">Cari Usa, non userete le nostre basi. Il ruggito del coniglio dei Paesi del Golfo</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="937" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_20241005013131952_8c2b7327d7a3c421bf46591942f4808e-e1728132472482.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Golfo Persico" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_20241005013131952_8c2b7327d7a3c421bf46591942f4808e-e1728132472482.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_20241005013131952_8c2b7327d7a3c421bf46591942f4808e-e1728132472482-600x293.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_20241005013131952_8c2b7327d7a3c421bf46591942f4808e-e1728132472482-300x146.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_20241005013131952_8c2b7327d7a3c421bf46591942f4808e-e1728132472482-1024x500.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_20241005013131952_8c2b7327d7a3c421bf46591942f4808e-e1728132472482-768x375.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_20241005013131952_8c2b7327d7a3c421bf46591942f4808e-e1728132472482-1536x750.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il terzo summit ACD (<strong>Asian Cooperation Dialogue</strong>), che si è appena conclusa a Doha (Qatar), si era aperto all&#8217;insegna di un tema nobile, quasi decoubertiniano: &#8220;La diplomazia dello sporto&#8221;. Ma si è chiuso su ben altri toni allorché i leader dei Paesi del Golfo Persico, cioè Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Kuwait, Bahrein e Qatar, hanno dichiarato che non permetteranno alle forze armate degli Stati Uniti di usare la basi poste sui loro territori per attaccare l&#8217;Iran. Ribadendo al contempo di voler restare rigorosamente neutrali rispetto all&#8217;attuale conflitto tra Israele e la Repubblica islamica.</p>



<p>Detta così, la dichiarazione sembrerebbe destinata a fare il botto. <strong>Nei Paesi del Golfo Persico gli Usa dispongono di almeno 15 basi con 30 mila uomini</strong>, che potrebbero essere integrate da altre installazioni mantenute segrete. Tre di queste basi sono in Bahrein e ospitano soprattutto personale della marina: la base di Supporto navale, la base aerea Shaykh Isa e il porto Khalifa ibn Salman. Altre cinque si trovano in Kuwait: Camp Buehring, Camp Arifjan, Camp Patriot e le basi aeree Ali al Salem e Shaykh Ahmad al Jabir. Due in Oman, nei porti di Salalah e di Duqm (m con poche centinaia di uomini). In Qatar gli Usa hanno Camp As-Sayliyah e la base aerea di Al Udeid, la più grande struttura militare americana in Medio Oriente (proprio nel gennaio di quest&#8217;anno la &#8220;concessione&#8221; con il Qatar è stata rinnovata per altri dieci anni). Cinque invece le basi Usa in Arabia Saudita, la più importante delle quali è la base aerea Prince Sultan di Al Kharj, nel centro del Paese. Negli Emirati, infine, le forze americane possono usufruire della base aerea di Al Dhafra, del porto di Jebel Ali e della base navale di Fujairah.</p>



<p>Una presenza massiccia, quindi. Che stando alla dichiarazione di cui dicevamo, resterebbe bloccata anche in caso di conflitto aperto con l&#8217;Iran. La realtà, però, è assai meno romantica (i piccoli contro il gigante) bellicosa (no pasaran). Questo è il ruggito del coniglio.<strong> La realtà è che i Paesi del Golfo Persico si barcamenano, all&#8217;insegna della grande paura</strong>: essere coinvolti in una guerra che, nel caso, si combatterebbe sulla soglia di casa loro. Tra loro e l&#8217;Iran ci sono solo i 30 chilometri dello Stretto (quando si dice la parola) di Hormuz. E gli iraniani hanno già fatto sapere che, se attaccati, reagiranno non solo contro gli attaccanti diretti ma anche contro i Paesi che avranno dato loro una mano. Anche di fronte a una forte pressione militare non sarebbe difficile, per gli iraniani, bombardare (è solo un esempio) le infrastrutture petrolifere delle monarchie sunnite che trovano al di là di un breve tratto di mare.</p>



<p>Le petromonarchie del Golfo Persico si sono da tempo specializzate in acrobazie politiche piuttosto disinvolte. Il Qatar, per esempio, è stato per anni il rifugio dell dirigenza di Hamas, per primo quell&#8217;<strong>Ismail Haniyeh</strong> che nei grandi alberghi di Doha si sentiva sicuro e ha trovato invece la morte per mano israeliana quando si è recato ad assistere all&#8217;insediamento del nuovo presidente Masoud Pezeshkian a Teheran, nel cuore del Paese che di Hamas è il più grande sponsor. Lo stesso Qatar che per molti mesi ha mediato un&#8217;ipotetico cessate il fuoco tra Israele e appunto Hamas, senza cavare un ragno dal buco e facendosi anche minacciare dagli israeliani, che consideravano quell&#8217;interessamento una gran perdita di tempo per favorire gli islamisti di Gaza.</p>



<p>Poi ci sono gli <a href="https://it.insideover.com/politica/il-nuovo-medio-oriente-e-il-futuro-degli-accordi-di-abramo.html">Emirati Arabi Uniti, <strong>i primi con il Bahrein ad aderire, nel 2020, agli Accordi di Abramo</strong> </a>escogitati da Donald Trump per mettere d&#8217;accordo Israele e i Paesi arabi. In quegli Accordi c&#8217;era anche un capitolo riservato ai palestinesi: si concedeva loro uno Stato da burla, alla mercé di Israele però mantenuto appunto dalle petromonarchie. Il fatto che Emirati e Bahrein avessero accolto con entusiasmo quel piano (il &#8220;Grande piano per il Medio Oriente&#8221;, lo chiamava la Casa Bianca dell&#8217;epoca) spiega bene quanto avessero a cuore la causa della Palestina.</p>



<p>E poi c&#8217;è l&#8217;Arabia Saudita che, sotto la guida del principe ereditario <strong>Mohammed bin Salman</strong> detto MBS, cerca da tempo di ritagliarsi un ruolo più ampio nei giochi della grande politica internazionale. L&#8217;ampliamento delle relazioni economiche e politiche con la Cina (ha persino accettato la mediazione di Xi Jinping per una &#8220;pace&#8221; un po&#8217; finta con l&#8217;Iran), la perdurante intesa con la Russia, l&#8217;adesione ai BRICS (di cui è membro dal gennaio di quest&#8217;anno, come gli Emirati) testimoniano di questa smania di affermazione. Ben temperata, però, dal desiderio di non entrare (troppo) in urto con il vecchio amico americano. La crisi di Gaza, cominciata quasi un anno fa con le stragi dei terroristi di Hamas, è arrivata quando tutto faceva pensare che il dinamico MBS stesse per firmare anche lui gli Accordi di Abramo, siglando così una specie di trattato di pace con Israele.</p>



<p><strong>Tutti questi Paesi sarebbero ben felici di veder sparire <a href="https://it.insideover.com/politica/rovesciare-la-repubblica-islamica-linefficace-propaganda-di-netanyahu-sulliran.html">l&#8217;Iran</a> dalla faccia della Terra.</strong> D&#8217;altra parte, non erano loro i principali finanziatori degli islamisti dell&#8217;Isis che attaccavano il regime sciita della Siria? E non furono le milizie sciite organizzate dagli iraniani a respingere l&#8217;Isis dall&#8217;Iraq? Ma una guerra guerreggiata tra Israele (e Usa, ovviamente) e l&#8217;Iran <strong>difficilmente potrebbe passare sulle loro teste</strong>, soprattutto se gli ayatollah li vedessero in qualche modo collaborare con il Piccolo e il Grande Satana. A Teheran già hanno il sospetto che dietro i colpi subiti in casa e in Libano ci sia pure, in un modo o nell&#8217;altro, la manina dei servizi segreti di Ryadh e Abu Dhabi, figuriamoci se vedessero partire gli F-35 dalle basi saudite o emiratine. Meglio starne fuori. D&#8217;altra parte Israele e Usa possono colpire anche senza, no?</p>



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		<title>Hezbollah, anche dentro il Libano c&#8217;è chi vuole regolare i conti</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/hezbollah-anche-dentro-il-libano-ce-chi-vuole-regolare-i-conti.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fulvio Scaglione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 29 Sep 2024 11:11:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1281" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/OVERCOME_20240929103201876_392e3d225d3e0372843eee05578f87b3.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Libano" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/OVERCOME_20240929103201876_392e3d225d3e0372843eee05578f87b3.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/OVERCOME_20240929103201876_392e3d225d3e0372843eee05578f87b3-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/OVERCOME_20240929103201876_392e3d225d3e0372843eee05578f87b3-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/OVERCOME_20240929103201876_392e3d225d3e0372843eee05578f87b3-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/OVERCOME_20240929103201876_392e3d225d3e0372843eee05578f87b3-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/OVERCOME_20240929103201876_392e3d225d3e0372843eee05578f87b3-1536x1025.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il movimento sciita ha sempre operato dentro le istituzioni come partito e fuori come movimento militare. La sconfitta cambierà le cose?</p>
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<p>Tra i tanti ragionamenti che si sono fatti dopo la morte di <strong>Hassan Nasrallah</strong>, per trent&#8217;anni guida politica indiscussa di Hezbollah, pochi si sono concentrati su un aspetto che non riguarda tanto lo scontro tra il movimento sciita e Israele, oggi al centro dell&#8217;attenzione, ma il futuro del Libano. Come sappiamo, <strong>gli attacchi di Israele hanno di fatto azzerato la struttura dirigente di Hezbollah</strong>, che tra assassini mirati e bombardamenti ha perso tutti i suoi leader. È inoltre immaginabile che danni importanti siano stati inferti anche alle strutture operative del movimento, dai collegamenti tra i militanti (si veda l&#8217;operazione israeliana con i cercapersone e le radio esplosivi) agli arsenali dei miliziani.</p>



<p>Hezbollah resta un&#8217;organizzazione temibile (è da molti anni l&#8217;atro non statale più armato del mondo) ma lo choc è stato fortissimo, tale anche da minare <strong>quell&#8217;onda di &#8220;simpatia&#8221; che la sua volontà di combattere Israele</strong> aveva destato negli ultimi anni in Libano e di cui <a href="https://it.insideover.com/politica/la-guerra-di-israele-colpisce-i-libanesi-ma-il-consenso-per-hezbollah-cresce-ecco-perche.html">si è parlato nei giorni scorsi in queste pagine.</a> Simpatia che può svanire rapidamente nel momento in cui Hezbollah si dimostra incapace di resistere agli attacchi dello Stato ebraico.</p>



<p>Ed è proprio qui che sta il punto. Al netto della sua vera o presunta funzione di baluardo anti-Israele, in Libano Hezbollah è percepito come un peso, nella migliore delle ipotesi come un male necessario. Come un prezzo da pagare all&#8217;esistenza di un vicino, Israele appunto, detestato non solo per le vicende legate al Libano (l&#8217;invasione del 1982, che tra l&#8217;altro fece nascere Hezbollah, e quella del 2006) ma anche per quella che riguardano i palestinesi.</p>



<p>Questa dicotomia (Hezbollah va bene se combatte Israele e va male per il Paese) era emersa con chiarezza nelle ultime elezioni politiche, quelle del maggio 2022, quando il movimento sciita aveva perso 3 seggi, scendendo a 13 (10,2% dei voti), superato da Amal (l&#8217;altro movimento sciita, ostile a Hezbollah, guidato dal presidente del Parlamento <strong>Nabih Berri</strong>) con 15, oltre che dalle Forze libanesi di <strong>Samir Geagea</strong> (19 seggi) e dal Movimento Patriottico Libero fondato dal presidente <strong>Michel Aoun</strong> (17 seggi). Contando anche il buon risultato dei candidati indipendenti (16 seggi), quasi tutti espressi dalle proteste anti-governative, il risultato complessivo vedeva un sostanziale arretramento dell&#8217;alleanza tra Hezbollah e Movimento Patriottico Libero e un&#8217;avanzata delle formazioni dell&#8217;opposizione.</p>



<p>Anche Hezbollah, nell&#8217;opera di penetrazione delle istituzioni guidata appunto da Nasrallah, aveva dovuto inchinarsi al complesso sistema libanese. Nel Paese operano 18 confessioni religiose ufficialmente riconosciute (<a href="https://it.insideover.com/guerra/il-colpo-di-grazia-alla-societa-libanese.html">ne ha parlato qui Mauro Indelicato</a>) e <strong>le cariche ai vertici dello Stato vengono assegnate secondo criteri di rigida spartizione</strong>: il Presidente della Repubblica è un cristiano, quello del Parlamento un musulmano sciita, il primo ministro un musulmano sunnita e così via. Linee di fagli a che informano società libanese stessa, dove l&#8217;edilizia ha come protagonisti i musulmani sunniti, la gestione dell&#8217;aeroporto internazionale di Beirut gli sciiti, il commercio dei medicinali e la sanità i cristiani ortodossi e cattolici e così proseguendo.</p>



<p>Hezbollah, però, ha fatto saltare tutti gli equilibri dotandosi (con l&#8217;aiuto determinante dell&#8217;Iran) di una forza militare superiore persino a quello dello Stato libanese. <strong>Hezbollah da molto tempo opera come uno Stato nello Stato</strong>, in maniera quasi totalmente autonoma. E lo dimostra bene la dinamica dello scontro con Israele, da cui le impotenti forze armate libanesi si sono tenute a totale distanza (e non escluderemmo neppure qualche forma di collaborazione con Israele).</p>



<p>È possibile, quindi, che gli altri gruppi politici e religiosi cerchino ora di approfittare delle difficoltà di Hezbollah per regolare un po&#8217; di conti, o almeno per rimettere in equilibrio la bilancia dei poteri e l&#8217;effettivo peso nella società. <strong>Il movimento sciita resta una forza temibile ma ha chiaramente perso la guerra con Israele.</strong> In un modo così rapido e clamoroso da far pensare che Israele abbia goduto di ampie collaborazioni sia interne al Libano (come dicevamo prima) sia esterne, da parte di un fronte di Paesi arabi sunniti (dalla Giordania all&#8217;Arabia Saudita, che da sempre coltiva in Libano interessi politici ed economici notevoli) che hanno tutto l&#8217;interesse a ridimensionare il ruolo dell&#8217;Iran, per cui Hezbollah di fatto agisce come agenzia esterna.  </p>



<p>Nei prossimi mesi sarà quindi opportuno seguire con una certa attenzione l&#8217;evoluzione interna del Libano. Per vedere se Hezbollah riuscirà a riprendersi dai colpi subiti e a conservare le proprie posizioni (<a href="https://it.insideover.com/guerra/dopo-nasrallah-tocca-a-safi-al-din-il-cugino-del-leader-ucciso-guidera-hezbollah.html">Andrea Muratore ha raccontato qui le prime mosse</a>) o se sarà costretto almeno in parte a scegliere tra la pratica istituzionale e quella militare. Su questo si gioca una parte importante del futuro del Libano ma anche di quello del Medio Oriente.</p>



<p></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/hezbollah-anche-dentro-il-libano-ce-chi-vuole-regolare-i-conti.html">Hezbollah, anche dentro il Libano c&#8217;è chi vuole regolare i conti</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Mahra al Maktoum, da Dubai, dà al Medio Oriente principesche lezioni di femminismo</title>
		<link>https://it.insideover.com/societa/mahra-al-maktoum-da-dubai-da-al-medio-oriente-principesche-lezioni-di-femminismo.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fulvio Scaglione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 16 Sep 2024 10:37:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="760" height="506" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/mahra.webp" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/mahra.webp 760w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/mahra.webp 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/mahra-300x200.webp 300w" sizes="auto, (max-width: 760px) 100vw, 760px" /></p>
<p>La principessa Mahra annuncia su Instagram il ripudio del marito che ha altre storie. E poi lancia il profumo Divorce.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/societa/mahra-al-maktoum-da-dubai-da-al-medio-oriente-principesche-lezioni-di-femminismo.html">Mahra al Maktoum, da Dubai, dà al Medio Oriente principesche lezioni di femminismo</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="760" height="506" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/mahra.webp" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/mahra.webp 760w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/mahra.webp 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/mahra-300x200.webp 300w" sizes="auto, (max-width: 760px) 100vw, 760px" /></p>
<p>Se siete giovani, benestanti, di bell&#8217;aspetto e ambiziosi, segnatevi questo nome: <strong>Sheikha Mahra bint Mohammed bin Rashid Al Maktoum</strong>. Lei è come voi: è giovane (30 anni), di indubbio bell&#8217;aspetto, assai più che benestante, ambiziosa per destino e per natura. Segnatevi il nome perché questa signora (e tra poco vi diremo come e perché) ha anche un caratterino che levati. E se vi sentite anche furbi, forse è meglio che la lasciate perdere.</p>



<p>La Sceicca, per gli amici principessa, è figlia di <strong>Sheikh Mohammed bin Rashid Al Maktoum</strong>, 75 anni, emiro di Dubai e primo ministro degli Emirati Arabi Uniti. Ed è stata di recente protagonista di una storia un po&#8217; particolare, soprattutto arrivando da un Paese arabo. Con una laurea in Relazioni Internazionali ottenuta in un college inglese, una grande passione per i cavalli (condivisa con il padre), una naturale inclinazione per la vita pubblica e 172 mila follower su Instagram, Sceicca Mahra è un personaggio assai noto in Medio Oriente. Per cui, nell&#8217;aprile del 2023, le sue nozze sono state un evento di quelli da non perdere. Lo sposo, un tipo pari alla bisogna: <strong>Sheikh Mana bin Mohammed bin Rashid bin Mana Al Maktoum</strong>. Schiatta principesca anche per lui, notevole ricchezza anche per lui (uno d&#8217;affari, petrolio finanzia ed edilizia nel portafoglio di famiglia), hobby &#8220;animalesco&#8221; anche per lui: i falconi da caccia. Per non parlare di un&#8217;analoga inclinazione <em>socialite</em>, dallo sci nelle migliori località svizzere agli appuntamenti del jet set. Matrimonio annunciato su Instagram, come si conviene. E cinque mesi dopo, con tanto di ecografia, altro annuncio: è in arrivo un bebè.</p>



<p>Una favola. Ma non a lieto fine. Perché nel luglio di quest&#8217;anno, di annuncio social ne arriva un terzo, non esattamente sereno: &#8220;Caro marito, visto che sei occupato con altro compagne, con la presente dichiaro il nostro divorzio. Divorzio da te, divorzio da te, divorzio da te!&#8221;. Triplice ripetizione in segno di scherno rispetto alla tradizionale pratica islamica che autorizza l&#8217;uomo a ripudiare la moglie appunto in quel modo.</p>


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<p>Il buon Sheikh Mana ha incassato in silenzio. Anche perché, essendo di famiglia (sterminata, principesca ma pur sempre famiglia), sa che in certe vicende gli Al Maktoum non scherzano. Lo sceicco Mohammed, augusto padre della Sceicca Mahra, nel 2020 è stato accusato da un tribunale inglese <strong>di aver fatto rapire a Londra due delle sue figlie e di aver minacciato una delle sue ex mogli</strong>, una delle sue ex mogli, la principessa giordana <strong>Haya bin al-Husayn</strong>, figlia del re di Giordania Hussein, che nel 2019 era fuggita dagli Emirati con i due figli e aveva chiesto asilo politico in Germania. Il tutto, pare, perché la stessa principessa Haya aveva avuto una relazione con una delle sue guardie del corpo.</p>



<p>Mana, quindi, ha preferito la discrezione. Cosa che, ovviamente, non ha fatto la grintosa Sceicca Mahra. Che nei giorni scorsi, ripetutamente, si è fatta fotografare in pose glamour (stile Kardashian, Beyonce o Jenifer Lopez, per intenderci) con il profumo di sua invenzione che si chiama, pensa un po&#8217;, <strong>Divorce</strong>. Bella botta da una donna a un maschio.   </p>


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<p></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/societa/mahra-al-maktoum-da-dubai-da-al-medio-oriente-principesche-lezioni-di-femminismo.html">Mahra al Maktoum, da Dubai, dà al Medio Oriente principesche lezioni di femminismo</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>9/11, la tragedia a cui gli Usa non riescono ancora a credere</title>
		<link>https://it.insideover.com/societa/9-11-la-tragedia-a-cui-gli-usa-non-riescono-ancora-a-credere.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fulvio Scaglione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 11 Sep 2024 10:01:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Storia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1497" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/OVERCOME_20240911110312867_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_1764082.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Torri Gemelle" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/OVERCOME_20240911110312867_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_1764082.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/OVERCOME_20240911110312867_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_1764082-600x468.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/OVERCOME_20240911110312867_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_1764082-300x234.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/OVERCOME_20240911110312867_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_1764082-1024x798.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/OVERCOME_20240911110312867_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_1764082-768x599.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/OVERCOME_20240911110312867_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_1764082-1536x1198.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>23 anni dopo, il 40% delle vittime delle Torri Gemelle non è ancora stato identificato. Le storie drammatiche di quel giorno. </p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1497" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/OVERCOME_20240911110312867_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_1764082.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Torri Gemelle" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/OVERCOME_20240911110312867_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_1764082.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/OVERCOME_20240911110312867_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_1764082-600x468.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/OVERCOME_20240911110312867_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_1764082-300x234.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/OVERCOME_20240911110312867_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_1764082-1024x798.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/OVERCOME_20240911110312867_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_1764082-768x599.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/OVERCOME_20240911110312867_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_1764082-1536x1198.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Alle 8,46, ora di New York, nel momento in cui il volo AA 11 colpì la Torre Nord, un minuto di silenzio. Poi la lettura dei nomi delle 2.983 vittime da parte dei familiari. Alle 9,03, nel momento in cui il volo UA 175 colpì la Torre Sud, un altro minuto di silenzio. Riprende la lettura dei nomi delle vittime. Altri minuti di silenzio alle 9,37 nel momento in cui il volo AA 77 colpì il Pentagono, alle 9,59 nel momento del crollo della Torre Sud, alle 10,03 quando il volo UA 93 si schiantò in Pennsylvania e alle 10,28, al momento del crollo della Torre Nord. Poi ancora la lettura dei nomi, fino alla conclusione del lungo elenco delle vittime.</p>



<p>L&#8217;anniversario della tragedia dell&#8217;11 settembre del 2001 segue un rituale preciso, ormai immutabile. Di fatto, una liturgia che ogni anno raccoglie l&#8217;animo di una nazione intorno al Memorial Plaza, nella parte Sud di Manhattan. E che da 23 lunghi anni offre pubblica rappresentazione non solo al dolore di migliaia di famiglie ma anche al perdurante sentimento di incredulità di una nazione che mai prima aveva sperimentato l&#8217;angosciante sensazione di sentirsi minacciata sul proprio terreno. Tutte le testimonianze dei sopravvissuti, che le televisioni americane <a href="https://abc7ny.com/911-september-11th-11-memorial/10974589/">instancabilmente ancora raccolgono e ripropongono</a>, vanno in questa direzione: nessuno, quel giorno, poteva credere ai propri occhi; nessuno, ancora oggi, riesce davvero ad accettare che sia successo.</p>



<p>In questi giorni, ovviamente, è il ricordo delle persone scomparse a farla da padrone. Le polemiche politiche (per esempio, il mai sopito sospetto di una complicità dell&#8217;Arabia Saudita) hanno poco spazio nella celebrazione del dolore collettivo. Contano le persone, i destini individuali. Quello di <strong>Bob Di Caro</strong>, per esempio, un ingegnere elettronico padre di due figli che si trovava al 110° piano della Torre Nord e che fece l&#8217;ultima telefonata all&#8217;ufficio della Tv per cui lavorava per avvertire che il collegamento era interrotto. O come quella di <strong>Ester Di Nardo</strong>, che compiva gli anni l&#8217;8 settembre. La sera del compleanno sua figlia Marisa volle farle vedere New York dall&#8217;alto della Torre Nord dove lavorava. &#8220;Sembra di essere in paradiso&#8221;, disse Ester. Il giorno dopo, il primo degli aerei killer colpì la torre proprio all&#8217;altezza dell&#8217;ufficio di Marisa. Un anno dopo, Ester fu chiamata dalla polizia. Sua figlia si chiamava Marisa? Sì, perché? Abbiamo trovato un lettore di e-book con il suo nome. &#8220;Solo in quel momento&#8221;, dice Ester Di Nardo, &#8220;ho capito che mia figlia non c&#8217;era più&#8221;. O come quella di <strong>Adrienne Walsh</strong>, del corpo dei pompieri di New York, che quel giorno era fuori servizio ma si precipitò ugualmente sul posto. &#8220;Sulle prime sembrava che ci fosse una specie di festa, il cielo sembrava pieno di coriandoli. Ma erano i figli di carta che l&#8217;esplosione aveva scagliato fuori dagli uffici&#8230; E poi quella nube di polvere che girava come in un tornado e non ti faceva vedere nulla. Ricordo di essermi detta: non pensare ai morti, pensa a quelli che puoi salvare&#8221;.</p>



<p>Sono passati ormai 23 anni da quelle ore che hanno segnato la storia degli Stati Uniti. E una cosa è certa: l&#8217;11 settembre in ogni caso non abbandonerà mai gli Usa e, soprattutto lo spirito degli americani. Abbiamo appena citato i vigili del fuoco di New York, così celebrati per la prontezza e il coraggio nell&#8217;intervenire sul luogo della tragedia. Quel giorno ne morirono 343, più del 10% delle vittime totali degli attentati. ebbene, <strong>Jim Brosi</strong>, presidente dell&#8217;Associazione dei pompieri, ha appena fatto sapere che sono più numerosi i pompieri morti in seguito, a causa di malattie contratte quel giorno: sono 370, 11 solo nell&#8217;ultimo anno. L&#8217;ultimo, che aveva poco più di 50 anni, è stato sepolto sabato scorso. &#8220;Il fatto che tu sia vivo non vuol dire che tu stia vivendo&#8221;, ha commentato Brosi, &#8220;e ci sono ancora così tanti di noi che stanno soffrendo&#8221;.</p>



<p>In più, delle 2.753 persone uccise al World Trade Center, 1.103, circa il 40%, rimangono tuttora formalmente non identificate. Gli ultimi resti a cui si è riusciti a dare un nome risalgono al gennaio scorso. L&#8217;11 settembre non è mai finito.</p>



<p><strong>Mirko Marchi</strong></p>



<p>    </p>



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<p></p>
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