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Guerra

L’ultima battaglia

La base della 7° divisione Peshmerga si trova in cima alla piccola montagna di Bashiqa; alle pendici c’è l’omonima città. In mezzo fino al 9 novembre scorso c’era la linea del fronte che divideva il territorio controllato dai soldati curdi da quello in mano allo Stato islamico. Oggi quella zona è libera e per i curdi è stata l’ultima battaglia nell’avanzata per la riconquista di Mosul, cominciata il 17 ottobre, ed ora totalmente in mano alle forze dell’esercito iracheno.

Religioni

Le città cristiane liberate

Le città cristiane d’Iraq che per oltre due anni sono rimaste sotto il controllo dello Stato islamico hanno iniziato la loro seconda vita dalla fine dello scorso ottobre, quando finalmente sono state riconquistate dalle Forze Speciali irachene.Ma insieme alla gioia per la liberazione dei luoghi sacri per i cristiani d’Iraq, è arrivata anche la conta dei danni. In oltre ottocento giorni i daesh hanno portato distruzione e profanazione ovunque, soprattutto nelle chiese, numerose delle tre città di Bartalla, Qaraqosh, conosciuta anche come Baghdida o Al Hamdanya, e nella piccola Karemlesh.

Guerra

Infiltrata nell’Isis

Arriva davanti all’ingresso del campo profughi in auto, scortata da due soldati curdi che la portano all’interno. La sua identità non deve essere rivelata, e anche se è fuggita da Qayyara ormai diversi mesi fa, la sua sicurezza potrebbe essere ancora a rischio. Perché per Marjam (nome di fantasia) come per tante altre persone, la guerra allo Stato Islamico è cominciata molto prima dell’offensiva su Mosul, quando nel Kurdistan iracheno erano schierati solo i peshmerga a presidiare i propri confini e a bloccare i daesh, e bisognava raccogliere più informazioni possibile per cercare di prevenirne gli attacchi. Video di Mauro Consilvio e Ilaria Romano

Guerra

Da Mosul a Khazir

Il campo di Khazir, a metà strada fra Mosul ed Erbil, capitale della Regione Autonoma del Kurdistan, ha cominciato a riempirsi sin dai primi giorni dell’offensiva sulla seconda città più grande d’Iraq, partita proprio da est. Con l’ingresso delle forze irachene, un quartiere dopo l’altro, le famiglie hanno cominciato a spostarsi, portandosi dietro poche cose; solo in alcuni casi si sono mossi in auto, sventolando la bandiera bianca per passare ai check point dell’esercito. Tanti altri sono stati evacuati con i camion, o si sono mossi a piedi, percorrendo chilometri nella speranza di raggiungere una zona sicura.

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