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	<title>Marianna Di Piazza Archives - InsideOver</title>
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	<title>Marianna Di Piazza Archives - InsideOver</title>
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	<item>
		<title>Arabia Saudita, attivista per i diritti delle donne condannata a 5 anni</title>
		<link>https://it.insideover.com/donne/arabia-saudita-attivista-per-i-diritti-delle-donne-condannata-a-5-anni.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marianna Di Piazza]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 30 Dec 2020 09:42:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Donne]]></category>
		<category><![CDATA[Diritti delle donne]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1369" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/12/Donne-in-Arabia-Saudita-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/12/Donne-in-Arabia-Saudita-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/12/Donne-in-Arabia-Saudita-300x214.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/12/Donne-in-Arabia-Saudita-1024x730.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/12/Donne-in-Arabia-Saudita-768x548.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/12/Donne-in-Arabia-Saudita-1536x1095.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/12/Donne-in-Arabia-Saudita-2048x1460.jpg 2048w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Negli ultimi due anni il caso della giovane attivista saudita Loujain al-Hathloul ha scatenato l&#8217;indignazione di numerosi gruppi per i diritti umani, del congresso degli Stati Uniti e dell&#8217;Unione Europea. In prima linea nella lotta per i diritti delle donne nel regno, la giovane militante era stata arrestata nel maggio del 2018 insieme ad una decina di altre &#8230; <a href="https://it.insideover.com/donne/arabia-saudita-attivista-per-i-diritti-delle-donne-condannata-a-5-anni.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1369" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/12/Donne-in-Arabia-Saudita-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/12/Donne-in-Arabia-Saudita-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/12/Donne-in-Arabia-Saudita-300x214.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/12/Donne-in-Arabia-Saudita-1024x730.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/12/Donne-in-Arabia-Saudita-768x548.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/12/Donne-in-Arabia-Saudita-1536x1095.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/12/Donne-in-Arabia-Saudita-2048x1460.jpg 2048w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Negli ultimi due anni il caso della giovane attivista saudita <strong>Loujain al-Hathloul</strong> ha scatenato l&#8217;indignazione di numerosi gruppi per i diritti umani, del congresso degli Stati Uniti e dell&#8217;Unione Europea. In prima linea nella lotta per i diritti delle donne nel regno, <span style="font-size: 1rem;">la giovane militante era stata arrestata nel maggio del 2018 </span>insieme<span style="font-size: 1rem;"> ad una decina di altre attiviste. E ora per lei è arrivata la sentenza di condanna: </span>cinque anni e otto mesi di <strong>carcere</strong> perché riconosciuta colpevole di &#8220;diverse attività proibite dalla legge antiterrorismo&#8221;.</p>
<p>Leader del movimento <em>Women to drive</em> che dagli anni &#8217;90 chiede il diritto di guidare per le saudite, la 31enne da anni lotta contro le regole che impediscono alle donne di avere un <strong>ruolo nella società</strong>, contro il sistema di tutoraggio maschile e per la giustizia e l&#8217;uguaglianza in Arabia Saudita. Così è finita più volte nel mirino delle autorità. Nel 2014, dopo essersi messa alla guida della sua auto e aver attraversato il confine con gli Emirati Arabi Uniti, venne fermata e trattenuta per 73 giorni. Un episodio al quale sono seguiti altri arresti sempre con accuse vaghe e dai contorni poco chiari. Fino al maggio del 2018 quando la giovane fu incarcerata poco prima che il governo revocasse il <strong>divieto di guida</strong> per le donne saudite. Accusata di aver violato le norme per la sicurezza nazionale, Loujain al-Hathloul è detenuta da oltre due anni in terribili condizioni in una prigione di Riad nonostante le numerose richieste di scarcerazione da parte di diverse associazioni per i diritti umani.</p>
<p>&#8220;I miei genitori hanno la certezza che Loujain durante le detenzione sia stata <strong>torturata</strong>. Una volta riusciva a malapena a camminare. Un&#8217;altra volta riusciva a stento a sedersi. Sappiamo che hanno minacciato di violentarla e di far sparire il suo corpo&#8221;, aveva raccontato pochi mesi fa ad <a href="https://www.avvenire.it/rubriche/pagine/lo-sciopero-della-famedella-prigioniera-loujain"><em>Avvenire</em></a> la sorella minore Lina. Secondo quanto raccontato ai media dai parenti, la giovane attivista sarebbe stata costretta in regime di isolamento per mesi, sottoposta ad elettroshock, maltrattamenti e abusi sessuali. Accuse negate con forza dalle autorità ma sostenute da <em>Amnesty International</em> e da altre organizzazioni. &#8220;In prigione, Loujain ha subito torture, abusi sessuali e isolamento, aggravando il fatto che è stata privata ingiustamente della sua libertà da quasi due anni&#8221;, <a href="https://www.amnesty.org/en/latest/news/2020/03/saudi-arabia-womens-rights-campaigner-loujain-alhathloul-due-in-court/">aveva dichiarato lo scorso marzo Lynn Maalouf</a>, direttrice della ricerche sul Medio Oriente di <em>AI</em>. &#8220;È ora che le autorità non solo ritirino queste ridicole accuse, ma assicurino anche indagini indipendenti e imparziali sul suo trattamento durante la detenzione&#8221;.</p>
<p>Dopo anni di reclusione, richieste di scarcerazione, torture e lunghi scioperi della fame, è arrivata la sentenza con la <strong>condanna</strong> a cinque anni e otto mesi di carcere. Considerata una minaccia per la sicurezza nazionale, Loujain al-Hathloul è stata dichiarata<span style="font-size: 1rem;"> colpevole dal tribunale antiterrorismo del regno con accuse che vanno dall&#8217;agitazione per il cambiamento, all&#8217;avvicinamento a giornalisti e diplomatici stranieri fino all&#8217;utilizzo dei social network per danneggiare l&#8217;ordine pubblico. &#8220;</span>Loujain ha commesso l&#8217;unico reato di aver promosso e portato avanti campagne per riforme autentiche a favore dei diritti delle donne. È un&#8217;attivista per i diritti umani, una prigioniera di coscienza, una persona coraggiosa che in un Paese normale sarebbe portata come modello se veramente si vuole credere nelle riforme&#8221;, ha commentato Riccardo Noury, portavoce di <em>AI Italia</em>, definendo la sentenza &#8220;scandalosa&#8221;. <span style="font-size: 1rem;">Come riportano i media locali però, l&#8217;attivista saudita potrebbe presto tornare a casa. </span>Con un tweet, la sorella Lina ha spiegato che il verdetto emesso dal tribunale saudita prevede &#8220;una sospensione della pena di due anni e dieci mesi, più lo sconto degli anni già trascorsi in carcere da maggio 2018&#8221;. Questo significa &#8220;che il suo <strong>rilascio</strong> potrebbe avvenire in circa due mesi&#8221;, ha continuato la ragazza ricordando anche che la sentenza commina cinque anni di divieto di viaggiare e che la pubblica accusa, così come la stessa attivista, possono ancora ricorrere in appello.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>Il caso di Loujain al-Hathloul negli anni ha attirato molte critiche internazionali. A far sentire la sua voce anche il presidente eletto <strong>Joe Biden</strong> che sul tema dei diritti umani<a href="https://it.insideover.com/politica/anche-bin-salman-ha-perso-il-futuro-delle-relazioni-usa-arabia-saudita.html"> ha già attaccato il regno di re Salman</a>. In questo quadro, le tempistiche di rilascio dell&#8217;attivista 31enne non sorprendono: non appena si sarà insediata, l&#8217;amministrazione dem statunitense chiederà spiegazioni a Riad di tutte le violazioni dei diritti perpetrate (a partire dall&#8217;<a href="https://it.insideover.com/schede/politica/jamal-khashoggi-dissidente-ucciso-istanbul.html">omicidio del giornalista Jamal Khashoggi</a>) ma la liberazione della giovane saudita potrebbe attenuare un primo duro confronto. Intanto però diverse attiviste arrestate con Loujain al-Hathloul sono ancora in carcere mentre per quelle &#8220;liberate temporaneamente&#8221; c&#8217;è sempre la paura di una nuova condanna.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Il dramma delle sparizioni forzate in Pakistan</title>
		<link>https://it.insideover.com/societa/il-dramma-delle-sparizioni-forzate-in-pakistan.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marianna Di Piazza]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 20 Dec 2020 08:45:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/12/Donne-in-Pakistan-1-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/12/Donne-in-Pakistan-1-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/12/Donne-in-Pakistan-1-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/12/Donne-in-Pakistan-1-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/12/Donne-in-Pakistan-1-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/12/Donne-in-Pakistan-1-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/12/Donne-in-Pakistan-1-2048x1366.jpg 2048w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Portati via dalle loro case &#8220;per ragioni mai rivelate&#8221;. Torturati per giorni, mesi o addirittura anni. Alcuni alla fine vengono liberati, altri invece non saranno mai più ritrovati. In Pakistan, la pratica delle sparizioni forzate è diffusa da decenni e non risparmia nessuno: tutti coloro che sono sospettati di avere dei legami con terroristi, ribelli &#8230; <a href="https://it.insideover.com/societa/il-dramma-delle-sparizioni-forzate-in-pakistan.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/societa/il-dramma-delle-sparizioni-forzate-in-pakistan.html">Il dramma delle sparizioni forzate in Pakistan</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/12/Donne-in-Pakistan-1-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/12/Donne-in-Pakistan-1-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/12/Donne-in-Pakistan-1-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/12/Donne-in-Pakistan-1-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/12/Donne-in-Pakistan-1-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/12/Donne-in-Pakistan-1-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/12/Donne-in-Pakistan-1-2048x1366.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Portati via dalle loro case &#8220;per ragioni mai rivelate&#8221;. Torturati per giorni, mesi o addirittura anni. Alcuni alla fine vengono liberati, altri invece non saranno mai più ritrovati. In Pakistan, la pratica delle <strong>sparizioni forzate</strong> è diffusa da decenni e non risparmia nessuno: tutti coloro che sono sospettati di avere dei legami con terroristi, ribelli o attivisti vengono prelevati e rinchiusi in centri di detenzione senza alcun processo. &#8220;Entrato nella cella delle torture, sono stato spogliato. Ho iniziato a implorarli di non disonorarmi, piangevo e supplicavo. Sono stato sdraiato sul pavimento e qualcuno ha cominciato a picchiarmi sulle natiche con una cintura di cuoio&#8221;, ha raccontato al <a href="https://www.theguardian.com/global-development/2020/dec/14/kidnap-torture-the-plight-of-pakistans-thousands-of-disappeared"><em>The Guardian</em></a> Qayyum*, funzionario del governo pakistano sequestrato nell&#8217;agosto del 2014 da dodici uomini mascherati e in divisa. Dopo settimane di terribili torture e continui interrogatori, l&#8217;uomo venne abbandonato di notte per le strade di Quetta e minacciato. &#8220;Non ero la persona che stavano cercando, ma quelle settimane di tortura in cella hanno ucciso il mio spirito. Sono stato riportato indietro come un cadavere&#8221;.</p>
<p>Non tutti però tornano a casa. Il corpo di Hafeezullah Mohammed Hasni, rapito il 30 agosto 2016, è stato ritrovato solo pochi mesi fa. Secondo il medico legale che si è occupato del caso, Hasni era <strong>morto</strong> da almeno tre anni. &#8220;I suoi vestiti, le scarpe e i calzini sono gli stessi che indossava quel giorno&#8221;, ha commentato il fratello dopo aver identificato la salma mutilata. E così intere famiglie vivono sospese per anni, senza notizie dei loro cari, un parente che torna dall&#8217;incubo o un corpo su cui piangere. &#8220;Stavamo per sposarci, eravamo così felici. Poi all&#8217;improvviso tutto è svanito. Prego Dio che sia al sicuro e torni. Lo sto aspettando&#8221;, ha spiegato Rehana che da più di cinque anni non vede il suo fidanzato. &#8220;È terrificante non sapere se mio figlio è vivo o morto&#8221;, ha aggiunto il padre del ragazzo rapito pochi giorni prima del suo matrimonio.</p>
<h2>Le sparizioni forzate</h2>
<p>Iniziate negli anni &#8217;70, le sparizioni forzate da parte delle agenzie di sicurezza pakistane diventano ordinarie dal 2001 quando il Paese comincia ad affiancare gli Stati Uniti nella guerra al terrore e a consegnare all&#8217;amministrazione Bush centinaia di sospetti terroristi. Ogni anno, migliaia di militanti islamici o separatisti, oppositori politici, attivisti, giovani studenti e giornalisti vengono rapiti senza spiegazioni per poi <strong>scomparire nel nulla</strong>. Una pratica che, nonostante i profondi cambiamenti della politica pakistana, viene messa in atto ancora oggi con numeri preoccupanti. Nel solo mese di agosto, la Commissione d&#8217;inchiesta sulle sparizioni forzate (Coied) istituita nel 2011 dal governo pakistano ha ricevuto 23 nuove segnalazioni che hanno portato il totale dei casi degli ultimi nove anni a quota 6.752. Di questi, 4.642 casi sono stati &#8220;smaltiti&#8221; (le persone sono state trovate in prigione, morte oppure non si trattava di sparizione involontaria) mentre 2.110 sono ancora &#8220;in sospeso&#8221;. I numeri sarebbero però più elevati dato che, per paura delle autorità, in molti non denunciano i casi di scomparsa.</p>
<blockquote><p>Per sostenere i cristiani che soffrono potete donare tramite Iban, inserendo questi dati:</p></blockquote>
<p><em>Beneficiario: Aiuto alla Chiesa che Soffre ONLUS</em><br />
<em>Causale: </em>ILGIORNALE PER I CRISTIANI CHE SOFFRONO<br />
<em>IBAN: IT23H0306909606100000077352</em><br />
<em>BIC/SWIFT: BCITITMM</em></p>
<blockquote><p>Oppure tramite pagamento online a questo <strong><a href="https://sostieni.acs-italia.org/?ilgiornale" target="_blank" rel="noopener noreferrer">link</a></strong></p></blockquote>
<p>Fondata per &#8220;rintracciare i dispersi e attribuire le responsabilità a persone e organizzazioni&#8221;, la delegazione pakistana è finita <a href="https://www.icj.org/wp-content/uploads/2020/09/Pakistan-Commission-of-Inquiry-Advocacy-Analysis-Brief-2020-ENG.pdf">nel mirino della Commissione internazionale dei giuristi </a>(Icj) che ha evidenziato come in nove anni &#8220;non sia riuscita a ritenere responsabile nemmeno un singolo autore di sparizioni forzate. Una Commissione che non affronta l&#8217;impunità, né facilita la giustizia per le vittime e le loro famiglie, non può certo essere considerata efficace&#8221;, <a href="https://www.icj.org/pakistan-commission-of-inquiry-on-enforced-disappearances-has-failed-in-providing-justice-to-victims/">ha tuonato<span class="Apple-converted-space"> </span>Ian Seiderman di Icj</a> accusando il governo di aver &#8220;usato la Commissione per deviare le critiche e dimostrarsi impegnato sul tema&#8221;. Le agenzie di sicurezza pakistane e il servizio di Intelligence più potente del Paese, l&#8217;ISI, <strong>negano da sempre il loro coinvolgimento</strong> nelle sparizioni e l&#8217;attuale governo di <strong>Imran Khan</strong>, sostenuto alle elezioni dai militari, non ha ancora tenuto fede alla promessa di voler mettere fine alla terribile pratica. E così le sparizioni continuano mentre molti ritengono che i rapimenti siano persino aumentati da quando l&#8217;ex giocatore di cricket è diventato primo ministro nel 2018.</p>
<h2>Il Belucistan</h2>
<p>Tra le zone più esposte alle sparizioni forzate c&#8217;è la provincia più grande del Pakistan, il Belucistan. Nella regione ricca di risorse energetiche e minerarie, dove però il 70% della popolazione vive in condizioni di povertà, sono sorti gruppi separatisti che da decenni lottano per l&#8217;<strong>indipendenza</strong> dal Paese. Negli ultimi anni, inoltre, il Belucistan si è trovato al centro di un<a href="https://insideover.ilgiornale.it/guerra/nel-grande-gioco-globale-cina-e-pakistan-sono-sempre-piu-vicini.html"> importante progetto cinese</a>, il China-Pakistan Economic Corridor (CPEC), che nell&#8217;ambito della Belt and Road Initiative (BRI) andrà a collegare la provincia dello Xinjiang al porto di Gwadar sul Mar Arabico. E così sono iniziati anche gli attacchi a strutture e personale cinese.</p>
<p>Intanto nella regione la tensione continua a crescere: l&#8217;attività dei separatisti contro il governo pakistano si è intensificata mentre le sparizioni usate per reprimere le rivolte sono aumentate. &#8220;Il problema in Pakistan è diffuso e non si limita alla provincia del Belucistan. Tuttavia, qui le sparizioni sono una <strong>caratteristica distintiva del conflitto</strong> tra forze di sicurezza governative e militanti armati che ha devastato la provincia per molti anni&#8221;, si legge in un rapporto di <em>Human Rights Watch</em>. Secondo quanto riportato dal <em>Guardian</em>, tra gennaio e agosto 2020, 139 persone sono state rapite con la forza dal Belucistan, mentre solo 84 sono state rilasciate. Lo scorso giugno, il Partito nazionale del Belucistan (BNP) ha ritirato l&#8217;appoggio al governo di Khan in protesta contro<span class="Apple-converted-space"> le mancate promesse a tutela della popolazione più povera. La pratica con cui</span> le autorità o i loro agenti prendono in custodia le persone e poi negano ogni responsabilità piega l&#8217;intera società. Le famiglie sempre più angosciate non smettono di protestare e di chiedere la liberazione dei loro parenti. A Quetta, capoluogo della provincia, ogni giorno si riuniscono centinaia di persone che tra le mani stringono le foto di padri e figli scomparsi. Nessuno vuole smettere di aspettare il loro ritorno.</p>
<p><em>*Nomi di fantasia a tutela della privacy</em></p>
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		<title>L&#8217;Iraq chiude i campi e abbandona gli sfollati</title>
		<link>https://it.insideover.com/societa/liraq-chiude-i-campi-e-abbandona-gli-sfollati.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marianna Di Piazza]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 18 Dec 2020 09:29:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/12/Campo-profughi-in-IRaq-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/12/Campo-profughi-in-IRaq-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/12/Campo-profughi-in-IRaq-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/12/Campo-profughi-in-IRaq-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/12/Campo-profughi-in-IRaq-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/12/Campo-profughi-in-IRaq-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/12/Campo-profughi-in-IRaq-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Svuotare tutti i campi per gli sfollati interni entro fine anno: è questo il piano del governo iracheno che lo scorso ottobre ha avviato la chiusura di diversi campi nei governatorati di Baghdad, Kerbala, Diyala, Anbar, Ninive, Sulaymaniyah e Kirkuk. E così migliaia di persone si sono trovate senza un riparo, in piena emergenza coronavirus e con &#8230; <a href="https://it.insideover.com/societa/liraq-chiude-i-campi-e-abbandona-gli-sfollati.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/societa/liraq-chiude-i-campi-e-abbandona-gli-sfollati.html">L&#8217;Iraq chiude i campi e abbandona gli sfollati</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/12/Campo-profughi-in-IRaq-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/12/Campo-profughi-in-IRaq-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/12/Campo-profughi-in-IRaq-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/12/Campo-profughi-in-IRaq-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/12/Campo-profughi-in-IRaq-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/12/Campo-profughi-in-IRaq-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/12/Campo-profughi-in-IRaq-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Svuotare tutti i <strong>campi per gli sfollati interni</strong> entro fine anno: è questo il piano del governo iracheno che lo scorso ottobre ha avviato la chiusura di diversi campi nei governatorati di Baghdad, Kerbala, Diyala, Anbar, Ninive, Sulaymaniyah e Kirkuk. E così migliaia di persone si sono trovate senza un riparo, in piena emergenza coronavirus e con l&#8217;inverno alle porte. Molte famiglie sfollate sono rientrate nelle proprie comunità ma, con intere regioni del Paese ancora distrutte dopo anni di occupazione da parte dell&#8217;Isis e la paura di ritorsioni, la maggior parte delle persone non può ancora fare ritorno a casa.</p>
<p>Tra il 2014 e il 2017, nel corso della lunga guerra contro il sedicente <strong>Stato islamico</strong>, oltre 6milioni di iracheni (quasi il 15% della popolazione) abbandonarono le proprie abitazioni e trovarono riparo in campi sovraffollati. Negli anni, con la liberazione delle zone occupate dai miliziani, più di 4milioni di sfollati fecero ritorno in quello che rimaneva delle loro case e così nel agosto 2019 il governo decise di chiudere i campi. Una mossa che ha subito una brusca accelerazione a partire da ottobre quando molte tendopoli sono state svuotate nonostante l&#8217;elevato numero di sfollati all&#8217;interno (secondo le associazioni per i diritti umani si parla in totale di oltre un milione di persone). Senza preavviso, migliaia di famiglie sono già state costrette a lasciare i rifugi e a trovare un nuovo posto dove vivere. &#8220;Chiudere i campi prima che i residenti siano in grado di tornare a casa non risolve la crisi degli sfollati. Al contrario, mantiene tantissimi iracheni intrappolati nel circolo vizioso dello sfollamento, più vulnerabili che mai, soprattutto in piena pandemia&#8221;, <a href="https://www.nrc.no/news/2020/november/iraqs-camp-closures-leave-100000-people-in-limbo/">ha dichiarato Jan Egeland</a>, segretario generale del <em>Norwegian refugee council</em>. Secondo l&#8217;Organizzazione internazionale per le migrazioni, quasi la metà delle persone che ha dovuto abbandonare i campi di Baghdad e Kerbala non è tornata a casa e si è ritrovata a vivere ai margini delle città, in edifici abbandonati, senza beni di prima necessità e assistenza sanitaria. Una situazione drammatica che rischia di alimentare tensioni sociali e risentimenti in una società ancora in piena crisi.</p>
<p>Ma anche per chi è riuscito a tornare a casa, e non ha trovato la propria abitazione occupata da un&#8217;altra famiglia, le difficoltà non sono state poche. La maggior parte degli edifici non sono ancora stati ricostruiti, mancano le infrastrutture e la possibilità di nuovi attacchi è sempre presente. &#8220;Se fosse dipeso da me, non me ne sarei mai andato dal campo&#8221;, ha rivelato all&#8217;<a href="https://apnews.com/article/iraq-islamic-state-group-coronavirus-pandemic-efe971f79cee99faf3d61aa22cc67384"><em>Associated Press</em></a> Merhi Hamed Abdullah. Dopo aver vissuto in un accampamento per tre anni, il 70enne ha fatto ritorno con la famiglia al suo villaggio a ovest di Mosul trovandolo distrutto, senza acqua corrente ed elettricità.</p>
<p>Un rientro difficile che diventa impossibile per tutti quelli che sono stati accusati di simpatizzare per le bandiere nere o sono stati legati in qualche modo all&#8217;Isis. È il caso delle vedove, delle mogli o delle madri dei combattenti del Califfato che, per paura di <strong>ritorsioni</strong> da parte dei miliziani ma anche delle tribù stesse, non possono ripresentarsi nelle proprie comunità. E così, centinaia di donne con i loro bimbi piccoli si trovano in pericolo, senza sapere dove andare. I negoziati tra il governo e le comunità locali per facilitare i rimpatri non sempre vanno a buon fine con i più soggetti più deboli esposti a discriminazioni e vendette. &#8220;Non vogliamo che quelle famiglie tornino a vivere con noi&#8221;, ha spiegato una donna yazida sopravvissuta agli orrori dei miliziani. &#8220;Chiunque abbia perso un familiare vorrà vendicarsi con il sangue. Non li rivogliamo indietro, non vogliamo vederli, siano uomini, donne o bambini&#8221;, ha dichiarato il leader di un villaggio a sud di Sinjar. Ma le autorità non intendono retrocedere e puntano a chiudere tutto a breve. &#8220;Se queste famiglie rimarranno nei campi, creeremo una <strong>nuova generazione Isis</strong> in Iraq. Hanno bisogno di mescolarsi con le persone. Devono cambiare idee&#8221;, ha affermato Najm Jibouri, governatore della provincia di Ninive, spiegando che se anche le persone &#8220;soffriranno, abbiamo bisogno che tornino per ricostruire le loro città e i villaggi&#8221;.</p>
<p>Ad oggi, diversi campi nel Paese sono già stati svuotati lasciando intere famiglie senza un posto in cui ripararsi, senza cure mediche e istruzione per i più piccoli. Nelle prossime settimane altre tendopoli verranno sbaraccate e migliaia di sfollati costretti a disperdersi. E a rendere ancora più critica la situazione è la diffusione del <strong>coronavirus</strong> sul territorio. Il sistema sanitario, già messo a dura prova da decenni di conflitti e sanzioni, potrebbe non reggere una nuova ondata di contagi (in Iraq<span style="font-size: 1rem;"> si contano quasi 600mila casi e oltre 12mila morti anche se, secondo gli esperti, i numeri sarebbero molto più elevati). Per milioni di persone costrette ad abbandonare i campi dove operano diverse organizzazioni umanitarie diventerà ancora più difficile accedere alle cure e il rischio di diffondere il Covid aumenterà in tutto il Paese.</span></p>
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		<title>Il Bangladesh trasferisce i rohingya su un&#8217;isola</title>
		<link>https://it.insideover.com/migrazioni/il-bangladesh-trasferisce-i-rohingya-su-unisola.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marianna Di Piazza]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 08 Dec 2020 09:54:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Migrazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Rohingya]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1174" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/12/Rohingya-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/12/Rohingya-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/12/Rohingya-300x183.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/12/Rohingya-1024x626.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/12/Rohingya-768x470.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/12/Rohingya-1536x939.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/12/Rohingya-2048x1252.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Avrebbero dovuto trascorre sull&#8217;isola di Bhashan Char solo &#8220;14 giorni di quarantena&#8221;. Sono passati mesi e circa 300 rohingya si trovano ancora sull'&#8221;Isola galleggiante&#8221; emersa solo nel 2006 dall&#8217;accumulo di limo e detriti che il fiume Meghna versa nel Golfo del Bengala. Una superficie di 40 chilometri quadrati, mai abitata e soggetta a cicloni e &#8230; <a href="https://it.insideover.com/migrazioni/il-bangladesh-trasferisce-i-rohingya-su-unisola.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/migrazioni/il-bangladesh-trasferisce-i-rohingya-su-unisola.html">Il Bangladesh trasferisce i rohingya su un&#8217;isola</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1174" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/12/Rohingya-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/12/Rohingya-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/12/Rohingya-300x183.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/12/Rohingya-1024x626.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/12/Rohingya-768x470.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/12/Rohingya-1536x939.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/12/Rohingya-2048x1252.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Avrebbero dovuto trascorre sull&#8217;isola di Bhashan Char solo &#8220;14 giorni di quarantena&#8221;. Sono passati mesi e circa 300 <strong>rohingya</strong> si trovano ancora sull'&#8221;Isola galleggiante&#8221; emersa solo nel 2006 dall&#8217;accumulo di limo e detriti che il fiume Meghna versa nel Golfo del Bengala. Una superficie di 40 chilometri quadrati, mai abitata e soggetta a cicloni e continue inondazioni, che le autorità consideravano come la soluzione alla mancanza di terra abitabile nel Paese, tra i più densamente popolati al mondo. Una &#8220;prigione&#8221; per centinaia di rohingya che sono stati portati sull&#8217;isola dopo aver tentato di raggiungere via mare la Malesia.</p>
<p>Privati dei loro diritti e vittime di leggi discriminatorie, i rohingya sono una delle<a href="https://it.insideover.com/societa/le-terribili-torture-ai-rohingya-i-perseguitati-del-myanmar.html"> minoranze più perseguitate al mondo</a>. Da decenni il gruppo etnico musulmano che risiede nello Stato del Rakhine, nel nord ovest della Birmania (Myanmar) a maggioranza buddista, subisce<strong> repressioni e violenze</strong> che nel 2017 sfociarono in <a href="https://it.insideover.com/nazionalismi/rohingya-una-tragedia-senza-fine-nella-morsa-del-covid-e-della-persecuzione.html">una grave crisi umanitaria</a>. Omicidi di massa, stupri di gruppo, distruzione delle abitazioni da parte delle forze di sicurezza birmane portarono l&#8217;Alto Commissariato dell&#8217;Onu per i diritti umani a parlare di &#8220;pulizia etnica&#8221;. Oltre 700mila rohingya fuggirono così nel vicino Bangladesh trovando riparo a <strong>Cox&#8217;s Bazar</strong>, il più grande campo profughi del mondo che oggi ospita circa un milione di persone. Uomini, donne e bambini vivono accampati in tende e baracche con un accesso limitato all&#8217;acqua potabile, ai servizi igienici e alla cure mediche. Condizioni già precarie che peggiorano giorno dopo giorno mentre continua a crescere l&#8217;ostilità del Paese nei confronti dei rohingya.</p>
<p>La solidarietà dimostrata dal <strong>Bangladesh</strong> nella fase iniziale della crisi si sta infatti indebolendo sempre più. Le autorità hanno messo in atto una serie di <strong>restrizioni</strong> che di fatto isolano la minoranza: costretti a restare nei campi circondati da filo spinato e sorvegliati dai militari, i rohingya non possono lavorare, non hanno accesso all&#8217;informazione e ai servizi di comunicazione e ai più piccoli è stata negata l&#8217;istruzione. Abbandonato dalla comunità internazionale, il Paese si è trovato a dover gestire il crescente malcontento della povera popolazione locale che ha sofferto l&#8217;arrivo di migliaia di rifugiati. Negli anni, le autorità del Bangladesh hanno provato più volte a rimpatriare i rohingya, ma i tentativi sono sempre falliti per il rifiuto degli stessi rifugiati di tornare nel Paese che non ha ancora intenzione di concedere loro la cittadinanza. Secondo <em>Amnesty International</em>, &#8220;le condizioni in Birmania, dove continuano a essere commessi crimini contro l&#8217;umanità, non favoriscono ancora il ritorno sicuro, dignitoso e volontario&#8221; dei rifugiati.<span class="Apple-converted-space"> </span>E per Dacca la situazione si sta facendo sempre più insostenibile.</p>
<p>Il governo ha affermato più volte di voler sgomberare la baraccopoli di Cox&#8217;s Bazar e così ora, &#8220;per ridurre l&#8217;affollamento nei campi&#8221;, ha iniziato a spostare migliaia di persone a <strong>Bhashan Char</strong>. Sull&#8217;isola, secondo quanto dichiarato dal vice funzionario del governo responsabile dei rifugiati Mohammed Shamsud Douza all&#8217;agenzia <a href="https://www.reuters.com/article/bangladesh-rohingya/bangladesh-against-objections-set-to-move-rohingya-refugees-to-remote-island-idUSKBN28C2DS"><em>Reuters</em></a>, sono già state costruite abitazioni per ospitare 100mila persone. &#8220;Non forzeremo nessuno a trasferirsi&#8221;, ha spiegato il rappresentate anche se le organizzazioni umanitarie parlano di false promesse, minacce e pagamenti in denaro per convincere i rifugiati a spostarsi sull&#8217;isola dove, dalla scorsa primavera, ci sono già circa 300 rohingya. Il gruppo di uomini, donne e bambini, dopo aver tentato di lasciare il Paese e raggiungere la Malesia in barca, era stato recuperato dalla Marina militare nelle acque del Bangladesh e trasportato sull&#8217;isola &#8220;per la quarantena di 14 giorni&#8221;. Ancora oggi vivono lì. &#8220;Chiedo al governo di portarci dalla nostra famiglia nel campo profughi di Cox&#8217;s Bazar&#8221;, ha spiegato ad <a href="https://www.amnesty.org/download/Documents/ASA1328842020ENGLISH.PDF"><em>Amnesty International</em></a> una giovane 27enne che aveva intrapreso il viaggio con i sue tre figli piccoli per raggiungere il marito in Malesia. &#8220;Tutto questo è peggio di una <strong>prigione</strong>&#8220;. Privati della loro libertà di movimento, i rifugiati sull&#8217;isola non hanno un accesso adeguato alle cure mediche e sono spesso molestati sessualmente, minacciati e picchiati. Per denunciare le violenze subite, molti hanno fatto ricorso allo sciopero della fame, ma Dacca tira dritto e procede con i trasferimenti.</p>
<p>Nonostante gli appelli di diverse associazioni per i diritti umani, il governo ha iniziato in questi giorni a ricollocare sull&#8217;isola migliaia di rifugiati. L&#8217;Onu ha spiegato di aver ricevuto &#8220;informazioni limitate&#8221; sui trasferimenti e ha chiesto alle autorità locali di poter fare delle &#8220;valutazioni tecniche sulla sicurezza del posto prima di qualsiasi spostamento&#8221;. &#8220;Le autorità dovrebbero interrompere immediatamente la ricollocazione di altri rifugiati, restituire quelli sull&#8217;isola alle loro famiglie e comunità nel Bangladesh continentale e seguire il giusto processo che includa la piena e significativa partecipazione dei rifugiati a qualsiasi piano per il loro trasferimento&#8221;, <a href="https://www.amnesty.org/en/latest/news/2020/12/bangladesh-halt-relocation-of-rohingya-refugees-to-remote-island/">ha dichiarato Saad Hammadi</a>, attivista di <em>Amnesty International</em> per l&#8217;Asia meridionale. Secondo quanto riferito da <em>Human Rights Watch</em>, le autorità avrebbero preparato un elenco di 4mila rohingya da trasferire sull&#8217;isola a loro insaputa. <span class="goog-text-highlight">&#8220;Non ho idea di come sia apparso il mio nome lì, ma non l&#8217;ho mai messo volontariamente su quella lista&#8221;, <a href="https://www.hrw.org/news/2020/12/03/bangladesh-halt-rohingya-relocations-remote-island">ha raccontato un rifugiato all&#8217;Ong</a>. &#8220;Ho saputo di essere nell&#8217;elenco solo dopo che l&#8217;autorità del campo mi ha chiamato nel suo ufficio e me lo ha detto. Dopo di che, sono fuggito e ora </span><span class="goog-text-highlight">stanno cercando me e la mia famiglia&#8221;. Da parte sua il governo ha più volte garantito che nessuno sarà forzato a trasferirsi e per convincere i rohingya a </span>spostarsi dai campi profughi ha organizzato alcune visite guidate sull&#8217;isola definita &#8220;pronta e sicura&#8221;. &#8220;Sono abbastanza soddisfatto delle disposizioni lì. Hanno alloggi migliori, moschee e mercati. E il governo ha promesso che non mancheranno gli aiuti&#8221;, ha raccontato Mohammad Hanif, rappresentante di un campo di Cox&#8217;s Bazar, mentre chi ha sollevato dubbi sulle sistemazioni è stato subito zittito.</p>
<p>&#8220;I rohingya a Cox&#8217;s Bazar affrontano molti problemi. I campi sono sovraffollati, ma spostare le persone su un&#8217;isola dove <strong>non hanno protezione</strong> o supporto da agenzie umanitarie internazionali non è la risposta&#8221;, ha dichiarato Ismail Wolff, direttore regionale di Fortify Rights. &#8220;Al momento, l&#8217;isola è un centro di detenzione&#8221;.</p>
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		<title>Come cambiano gli Emirati Arabi Uniti</title>
		<link>https://it.insideover.com/societa/come-cambiano-gli-emirati-arabi-uniti.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marianna Di Piazza]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 16 Nov 2020 08:45:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1249" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/11/Emirati-Arabi-Uniti-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/11/Emirati-Arabi-Uniti-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/11/Emirati-Arabi-Uniti-300x195.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/11/Emirati-Arabi-Uniti-1024x666.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/11/Emirati-Arabi-Uniti-768x500.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/11/Emirati-Arabi-Uniti-1536x999.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/11/Emirati-Arabi-Uniti-2048x1332.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Convivenza, molestie, divorzio e alcolici: i nuovi Emirati Arabi Uniti passano anche da qui. Le autorità dei sette emirati hanno infatti annunciato la modifica di diverse leggi islamiche in vigore aprendo così la strada a grandi cambiamenti nella società. Un piano di riforme per rafforzare la posizione economica e sociale del Paese e &#8220;consolidare i principi &#8230; <a href="https://it.insideover.com/societa/come-cambiano-gli-emirati-arabi-uniti.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1249" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/11/Emirati-Arabi-Uniti-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/11/Emirati-Arabi-Uniti-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/11/Emirati-Arabi-Uniti-300x195.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/11/Emirati-Arabi-Uniti-1024x666.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/11/Emirati-Arabi-Uniti-768x500.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/11/Emirati-Arabi-Uniti-1536x999.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/11/Emirati-Arabi-Uniti-2048x1332.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Convivenza, molestie, divorzio e alcolici: i nuovi <strong>Emirati Arabi Uniti </strong>passano anche da qui. Le autorità dei sette emirati hanno infatti annunciato la modifica di diverse <strong>leggi islamiche</strong> in vigore aprendo così la strada a grandi cambiamenti nella società. Un piano di riforme per rafforzare la posizione economica e sociale del Paese e &#8220;consolidare i principi di tolleranza&#8221;, ha spiegato l&#8217;agenzia di stampa statale <em>Wam</em> svelando le prime misure di ampliamento delle libertà personali. E così, dopo lo storico accordo per la <a href="https://it.insideover.com/politica/la-sorpresa-annunciata-dell-accordo-tra-israele-ed-emirati-arabi-uniti.html">normalizzazione delle relazioni con Israele</a>, gli Emirati continuano la loro trasformazione economico-sociale che passa ora dalla revisione delle leggi islamiche sulla persona.</p>
<p>Da circa un decennio, il Paese del Golfo ha avviato un processo di <a href="https://it.insideover.com/politica/68435-2.html">diversificazione economica per ridurre la sua dipendenza dal petrolio</a>. Un percorso che si basa su commercio, industrializzazione, servizi e turismo e che trova nella comunicazione il suo aspetto principale: al centro della strategia emiratina c&#8217;è infatti la promozione di un&#8217;immagine di eccellenza, modernità e tolleranza che ha il fine di consolidare il ruolo del Paese sullo scenario regionale e richiamare l&#8217;attenzione della comunità internazionale. L&#8217;accordo con gli israeliani ha già dato una grossa spinta agli Emirati che però vogliono continuare a rafforzarsi sullo scacchiere geopolitico. Abu Dhabi non intende fermasi e oggi, la società in rapida evoluzione e le sfide epocali rappresentate dal coronavirus e dal crollo del prezzo del petrolio hanno imposto al Paese un&#8217;ulteriore accelerazione che porta con sé nuove e importanti riforme.</p>
<h2>Le modifiche alle leggi islamiche</h2>
<p>Le modifiche alle leggi islamiche, come riferisce il quotidiano di stato <a href="https://www.thenationalnews.com/uae/government/uae-sets-out-legal-overhaul-of-personal-and-family-law-1.1107152"><em>The National</em></a>, consentono alle <strong>coppie non sposate</strong> di vivere insieme (fino ad ora la convivenza senza matrimonio era un crimine) e vanno ad inasprire le pene per stupri e <strong>molestie sessuali</strong>. Per difendere al meglio i diritti della donne, sono cancellate anche le leggi a protezione dei cosiddetti &#8220;crimini d&#8217;onore&#8221; che permettono ad un familiare maschio &#8211; che aggredisce o uccide una donna per una motivazione considerata &#8220;disonorante&#8221; &#8211; di eludere tutte le accuse. La punizione per questi crimini diventa quindi la stessa di qualsiasi altro tipo di aggressione. Il tentato suicidio, vietato dalla legge islamica, viene depenalizzato mentre i soccorritori non sono ritenuti responsabili in caso di morte della persona assistita<span style="font-size: 1rem;">. Alcune novità investono anche il settore degli </span><span style="font-size: 1rem;"><strong>alcolici</strong>: vengono infatti resi meno severi i divieti sul consumo, il possesso e la vendita. Da qualche mese, per contrastare il crollo delle entrate del turismo, le autorità di Dubai e Abu Dhabi hanno posto fine all&#8217;obbligo per chi beve alcolici di avere una licenza speciale. Ora questa misura viene estesa a tutti gli emirati mentre rimane fissata a 21 anni l&#8217;età minima per il consumo di alcol. </span>L&#8217;ampliamento delle libertà personali permette inoltre agli<span style="font-size: 1rem;"> </span>stranieri, che<span style="font-size: 1rem;"> rappresentano circa il 90% della popolazione, di evitare i tribunali della Sharia islamica su questioni come il matrimonio, il <strong>divorzio</strong> e l&#8217;eredità. Se coinvolti in casi di diritto di famiglia, si potrà </span>quindi<span style="font-size: 1rem;"> chiedere l&#8217;applicazione della legge del proprio Paese d&#8217;origine ed essere assistiti da interpreti nel corso dei processi. Le nuove misure con effetto immediato non fanno riferimento ad altri aspetti importanti come ad esempio l&#8217;omosessualità, ma sono comunque ritenute un passo avanti per la società emiratina. </span>&#8220;Non potrei essere più felice per queste nuove leggi che sono progressiste e proattive&#8221;, ha commentato il regista emiratino Abdullah Al Kaabi che nelle sue opere ha trattato argomenti come l&#8217;amore omosessuale e l&#8217;identità di genere. <span class="">&#8220;Il 2020 è stato un anno difficile e trasformativo per gli Emirati Arabi Uniti&#8221;, ha infine aggiunto.</span></p>
<p>Attraverso la revisione delle leggi islamiche sulla persona, gli Emirati Arabi Uniti puntano non solo a rafforzare la loro posizione da un punto di vista geopolitico ma anche a proporsi come meta perfetta per affari e persone. L&#8217;apertura emiratina segue di pochi mesi lo storico accordo di normalizzazione dei rapporti con Israele mediato dagli Stati Uniti che porterà nel Paese non solo importanti investimenti ma anche migliaia di turisti. Ed è a questo business che gli emiratini guardano con molto interesse mentre si preparano ad ospitare l&#8217;<strong>Expo</strong>, evento di primo piano per la strategia economica e d&#8217;immagine del Paese. L&#8217;esposizione universale, prevista per lo scorso ottobre e poi rinviata al 2021 a causa della pandemia da coronavirus, aprirà le porte di Dubai a circa 25milioni di visitatori. Un appuntamento mondiale al quale gli Emirati Arabi Uniti non possono permettersi di arrivare impreparati.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/societa/come-cambiano-gli-emirati-arabi-uniti.html">Come cambiano gli Emirati Arabi Uniti</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Test a tutta la popolazione: la strategia della Slovacchia contro il Covid</title>
		<link>https://it.insideover.com/societa/test-a-tutta-la-popolazione-la-strategia-della-slovacchia-contro-il-covid.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marianna Di Piazza]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 28 Oct 2020 07:08:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[coronavirus]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/Germania-Coronavirus-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/Germania-Coronavirus-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/Germania-Coronavirus-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/Germania-Coronavirus-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/Germania-Coronavirus-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/Germania-Coronavirus-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/Germania-Coronavirus-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>A marzo era riuscita a contenere la diffusione della pandemia con un tasso di infezione tra i più bassi d&#8217;Europa. Ora la Slovacchia è alle prese con una seconda ondata, molto più grave della prima, che ha fatto registrare picchi di oltre tremila nuovi casi di coronavirus in un solo giorno. E così, di fronte &#8230; <a href="https://it.insideover.com/societa/test-a-tutta-la-popolazione-la-strategia-della-slovacchia-contro-il-covid.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/Germania-Coronavirus-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/Germania-Coronavirus-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/Germania-Coronavirus-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/Germania-Coronavirus-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/Germania-Coronavirus-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/Germania-Coronavirus-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/Germania-Coronavirus-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>A marzo era riuscita a contenere la diffusione della pandemia con un tasso di infezione tra i più bassi d&#8217;Europa. Ora la <strong>Slovacchia</strong> è alle prese con una seconda ondata, molto più grave della prima, che ha fatto registrare picchi di oltre tremila nuovi casi di coronavirus in un solo giorno. E così, di fronte all&#8217;impennata dei contagi, il governo di Bratislava ha avviato una campagna per <strong>testare tutta la popolazione</strong>: tre weekend per sottoporre a tampone circa cinque milioni di abitanti e tracciare in questo modo i casi di Covid-19 nel Paese. &#8220;Questa ondata di <a href="https://it.insideover.com/schede/societa/che-cose-il-coronavirus.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">coronavirus</a> che stiamo ora affrontando è cento volte più grande della prima. La campagna di test è l&#8217;ultima possibilità che abbiamo per evitare un blocco totale che molti altri Paesi stanno già purtroppo preparando&#8221;, aveva dichiarato pochi giorni fa il primo ministro Igor Matovic.</p>
<p>Le decisioni tempestive prese fin dall&#8217;inizio della pandemia avevano permesso al Paese di gestire al meglio l&#8217;emergenza <strong>coronavirus</strong>. Misure come la chiusura delle attività, la rigida quarantena e l&#8217;uso obbligatorio delle mascherine avevano ridotto da subito la diffusione dei contagi facendo registrare tassi di infezione molto bassi e un numero limitato di decessi (28 i morti tra marzo e maggio). La Slovacchia aveva risposto bene alla pandemia, ma con la fine dell&#8217;estate <a href="https://www.worldometers.info/coronavirus/country/slovakia/">i dati hanno iniziato ad aumentare</a>. In particolare, il 25 ottobre si è registrato il record giornaliero con 3.042 nuovi contagi di coronavirus mentre ad oggi i casi totali sono oltre 46mila e le vittime più di 170. Il trend positivo sembra così essersi invertito e da modello per l&#8217;Europa, la Slovacchia è diventata il Paese con un tasso di infezione tra i più elevati. &#8220;La situazione è grave, non è sotto controllo&#8221;, aveva avvertito pochi giorni fa il ministro della Salute, Marek Krajci. Così il governo di Bratislava è corso subito ai ripari annunciando un <strong>lockdown parziale</strong> <strong>ma molto duro</strong> che resterà in vigore fino al primo novembre con la possibilità di venire però prolungato.</p>
<h2>Test a tappeto per la popolazione</h2>
<p>Per frenare la diffusione del virus ed evitare la creazione di nuovi focolai, l&#8217;esecutivo ha inoltre deciso di sottoporre a <strong>tampone</strong> tutti i cittadini di età superiore ai 10 anni mentre chi rifiuta l&#8217;esame dovrà obbligatoriamente mettersi in quarantena. Si tratta della prima campagna di test di queste dimensioni in Europa (le autorità sanitarie hanno acquistato 13milioni di test rapidi da effettuare su circa 5milioni di persone), ma potrebbe non essere l&#8217;ultima. I primi tamponi sono stati effettuati tra il 23 e il 25 ottobre nei distretti al confine con la Polonia più colpiti dal Covid-19. Su 140.945 slovacchi testati (circa il 91% degli abitanti della zona), sono risultate positive al coronavirus 5.594 persone (3,97%). I test gratuiti continueranno nei prossimi due fine settimana e chiunque si troverà in territorio slovacco potrà effettuare il tampone, indipendentemente dalla sua cittadinanza. Questo sistema capillare di controllo permetterà al governo di monitorare la diffusione del virus e <a href="https://it.insideover.com/societa/ecco-come-bloccare-il-virus-lavorando-sugli-asintomatici.html">individuare gli <strong>asintomatici</strong></a> in modo da evitare l&#8217;esplosione di nuovi e pericolosi focolai. La campagna si svolge sotto la direzione del ministero della Difesa che ha messo a disposizione 8mila soldati. L&#8217;esercito è sceso in campo per affiancare i medici e gli specializzandi chiamati dal ministro della Salute per far fronte alla <strong>mancanza del personale sanitario</strong>. Una carenza che sta già mettendo in difficoltà gli ospedali di tutto il Paese tanto che il governo ha lanciato un appello a medici e infermieri slovacchi operativi all&#8217;estero affinché rientrino subito a casa.</p>
<p>Se il numero dei contagi raggiungerà un livello critico, l&#8217;unica soluzione sarà la chiusura totale del Paese. Una misura che la Slovacchia non può permettersi. Così il governo ha deciso di introdurre un contestato lockdown parziale e dare il via ad una scrupolosa campagna di test su tutto il territorio. &#8220;Sarà l&#8217;operazione più difficile, complessa e veloce che la Slovacchia abbia mai organizzato&#8221;, ha scritto su Facebook il premier Matovic invitando tutto il resto della popolazione ad effettuare il tampone. Intanto l&#8217;Europa resta in attesa di sapere se i test a tappeto siano la strategia giusta per salvarsi dal coronavirus.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/societa/test-a-tutta-la-popolazione-la-strategia-della-slovacchia-contro-il-covid.html">Test a tutta la popolazione: la strategia della Slovacchia contro il Covid</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Trump riabilita il Sudan per &#8220;tenersi&#8221; la Casa Bianca</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/trump-riabilita-il-sudan-per-tenersi-la-casa-bianca.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marianna Di Piazza]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 22 Oct 2020 16:54:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="950" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/10/Mike-Pompeo-e-Abdel-Fattah-Burhan-in-Sudan-La-Presse-e1603385647342.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Mike Pompeo e Abdel-Fattah Burhan, Sudan (La Presse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/10/Mike-Pompeo-e-Abdel-Fattah-Burhan-in-Sudan-La-Presse-e1603385647342.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/10/Mike-Pompeo-e-Abdel-Fattah-Burhan-in-Sudan-La-Presse-e1603385647342-300x148.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/10/Mike-Pompeo-e-Abdel-Fattah-Burhan-in-Sudan-La-Presse-e1603385647342-1024x507.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/10/Mike-Pompeo-e-Abdel-Fattah-Burhan-in-Sudan-La-Presse-e1603385647342-768x380.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/10/Mike-Pompeo-e-Abdel-Fattah-Burhan-in-Sudan-La-Presse-e1603385647342-1536x760.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/10/Mike-Pompeo-e-Abdel-Fattah-Burhan-in-Sudan-La-Presse-e1603385647342-2048x1013.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La corsa per la Casa Bianca è entrata nella fase finale. Mancano meno di 15 giorni all&#8217;Election Day e tutto può ancora succedere. Secondo i sondaggi nazionali, il candidato democratico Joe Biden si siederà a breve nello Studio Ovale, ma Donald Trump non è ancora pronto a lasciare Washington. Tra comizi e tweet infuocati, il presidente &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/trump-riabilita-il-sudan-per-tenersi-la-casa-bianca.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="950" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/10/Mike-Pompeo-e-Abdel-Fattah-Burhan-in-Sudan-La-Presse-e1603385647342.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Mike Pompeo e Abdel-Fattah Burhan, Sudan (La Presse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/10/Mike-Pompeo-e-Abdel-Fattah-Burhan-in-Sudan-La-Presse-e1603385647342.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/10/Mike-Pompeo-e-Abdel-Fattah-Burhan-in-Sudan-La-Presse-e1603385647342-300x148.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/10/Mike-Pompeo-e-Abdel-Fattah-Burhan-in-Sudan-La-Presse-e1603385647342-1024x507.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/10/Mike-Pompeo-e-Abdel-Fattah-Burhan-in-Sudan-La-Presse-e1603385647342-768x380.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/10/Mike-Pompeo-e-Abdel-Fattah-Burhan-in-Sudan-La-Presse-e1603385647342-1536x760.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/10/Mike-Pompeo-e-Abdel-Fattah-Burhan-in-Sudan-La-Presse-e1603385647342-2048x1013.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>La corsa per la Casa Bianca è entrata nella fase finale. Mancano meno di 15 giorni all&#8217;Election Day e tutto può ancora succedere. Secondo i sondaggi nazionali, il candidato democratico <strong>Joe Biden</strong> si siederà a breve nello Studio Ovale, ma <strong>Donald Trump</strong> non è ancora pronto a lasciare Washington. Tra comizi e tweet infuocati, il presidente sta cercando di recuperare punti e raccogliere consensi per assicurarsi &#8220;four more years&#8221;, altri quattro anni, alla guida degli States. E così, a pochi giorni dal voto del 3 novembre, la tensione continua a crescere. Determinante per il risultato finale sarà l&#8217;ultimo duello televisivo tra i due sfidanti previsto per giovedì 22 ottobre a Nashville, in Tennessee. Una sfida che ha già creato polemiche non solo per la decisione di spegnere il microfono del candidato rivale mentre l&#8217;altro sta parlando, ma anche per gli argomenti di discussione.</p>
<p>Sicurezza nazionale, leadership, famiglia, Covid-19, questione razziale, cambiamento climatico: questi i temi scelti dalla moderatrice del duello, la giornalista della <em>Nbc</em> Kristen Welker. Grande assente la<strong> politica estera</strong>. &#8220;Come consuetudine e come promesso dalla Commissione per i dibattiti presidenziali, ci aspettavamo che il fulcro del confronto del 22 ottobre sarebbe stata la politica <span class="hilg1">estera</span>. Chiediamo vengano ricalibrati gli argomenti e che si ritorni ai temi già confermati&#8221;, ha tuonato il responsabile della campagna elettorale di Trump, Bill Stepien, accusando gli organizzatori di &#8220;proteggere Joe Biden&#8221;. È stato deciso &#8220;mesi fa che il moderatore del dibattito avrebbe scelto gli argomenti&#8221;, ha replicato subito il portavoce del candidato democratico. Per tradizione, l&#8217;ultimo dibattito tra i due sfidanti è dedicato alla politica estera ma con l&#8217;annullamento del secondo duello tv, i temi sono stati rivisti. Sfuma così la possibilità per il presidente Trump di mettere in mostra i suoi risultati in politica estera a partire dallo storico <a href="https://it.insideover.com/politica/la-sorpresa-annunciata-dell-accordo-tra-israele-ed-emirati-arabi-uniti.html">accordo tra Israele, Emirati Arabi Uniti e Bahrein</a>. Un successo al quale si aggiunge l&#8217;ultima significativa mossa del tycoon per le sorti del Nord Africa e del Medio Oriente: la rimozione del <strong>Sudan</strong> dalla lista dei Paesi sponsor del terrorismo.</p>
<h2>Il Sudan fuori dalla lista nera del terrorismo</h2>
<p>Le trattative tra Stati Uniti e Sudan per eliminare il Paese dall&#8217;elenco sono in corso da tempo. Al centro dei colloqui, l&#8217;ammontare del risarcimento chiesto a Khartum per il coinvolgimento in alcuni attentati terroristici tra cui quelli contro le ambasciate statunitensi in Kenya e Tanzania nel 1998. &#8220;Il nuovo governo del <span class="hilg1">Sudan</span>, che sta facendo grandi progressi, ha accettato di pagare 335 milioni di dollari alle vittime e alle famiglie del terrorismo statunitense. Una volta versati (questi fondi), solleverò il <span class="hilg1">Sudan</span> dalla lista degli Stati sponsor del terrorismo. Finalmente, giustizia per il popolo statunitense e grande passo per il <span class="hilg1">Sudan</span>!&#8221;, ha annunciato su Twitter il presidente Trump. Gli Stati Uniti avevano inserito il Sudan tra gli <strong>Stati sponsor del terrorismo</strong> nel 1993 dopo aver accusato il Paese guidato dal dittatore <strong>Omar al Bashir</strong> di dare rifugio al leader di al Qaeda, Osama bin Laden, e di sostenere i gruppi jihadisti. Il governo di transizione sudanese, che ha preso il potere con la caduta di al Bashir nell&#8217;aprile del 2019, ha subito iniziato a negoziare con Washington per far rimuovere il Paese dalla lista e sbloccare così gli aiuti internazionali di cui ha bisogno. Da anni infatti il Sudan, già colpito dalle sanzioni statunitensi, vive una situazione di profonda crisi tra conflitti, carenza di beni di prima necessità e un forte tasso di inflazione. L&#8217;accordo consentirà ora a Khartum di accedere ai prestiti necessari a risollevare l&#8217;economia e a stabilire un clima democratico nel Paese.</p>
<h2>Normalizzazione con Israele?</h2>
<p>Ma con la rimozione del Paese dalla lista, a Washington ci si aspetta anche che Khartum apra le sue porte a <strong>Israele</strong>. Nel suo messaggio, Trump non ha parlato di <a href="https://it.insideover.com/politica/adesso-anche-il-sudan-potrebbe-riavvicinarsi-ad-israele.html">normalizzazione dei rapporti</a> anche se il riconoscimento da parte del Sudan è diventato, negli ultimi mesi, un punto importante nelle trattative con gli Stati Uniti. L&#8217;esecutivo di transizione si è sempre detto restio a stringere legami con gli israeliani perché si tratta di &#8220;una questione complicata con dimensioni sociali e politiche che vanno indietro di decenni e che sono legate alla storia della regione araba&#8221;. Il primo ministro Abdalla Hamdok guiderà il Paese alle elezioni del 2022 e solo in quel momento, con un governo eletto in modo democratico, si potrà decidere se normalizzare o meno le relazioni con Israele. La posizione del premier sembra chiara anche se lo scorso febbraio il generale Abdel Fattah al Burhan, presidente del Consiglio Militare di Transizione, ha incontrato Benjamin Netanyahu per riaprire un <strong>dialogo tra i due Paesi</strong>. Un segnale di disgelo che non ha trovato il consenso della popolazione sudanese. Tra Israele e Sudan non ci sono mai stati rapporti diplomatici e il Paese africano con l&#8217;ex presidente al Bashir è sempre stato tra i <strong>nemici</strong> principali di Tel Aviv. Nel 1967, la Lega Araba si riunì proprio a Khartum per approvare la risoluzione dei &#8220;Tre no&#8221;: &#8220;Nessuna pace con Israele, nessun riconoscimento e nessun negoziato&#8221;.</p>
<p>La normalizzazione con Israele in questo momento di transizione potrebbe mettere ancor più in difficoltà il già fragile governo, ma alcuni alti funzionari sudanesi non escludono un avvicinamento tra i due Paesi nel prossimo futuro. Secondo diverse fonti, la svolta tra Israele e <span class="hilg1">Sudan</span> verrà formalizzata &#8220;molto presto&#8221;. Intanto Donald Trump ha fatto la sua mossa allungando così la lista dei suoi &#8220;successi in politica estera&#8221; nella speranza di <a href="https://it.insideover.com/politica/accordo-israele-emirati-lultima-mossa-di-trump-per-la-casa-bianca.html">attrarre nuovi voti</a> e assicurarsi altri quattro anni alla Casa Bianca.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/trump-riabilita-il-sudan-per-tenersi-la-casa-bianca.html">Trump riabilita il Sudan per &#8220;tenersi&#8221; la Casa Bianca</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Chi è re Salman dell&#8217;Arabia Saudita</title>
		<link>https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-re-salman-dellarabia-saudita.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marianna Di Piazza]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 14 Sep 2020 16:26:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/09/Re-Salman-Arabia-Saudita-La-Presse-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Re Salman dell&#039;Arabia Saudita (La Presse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/09/Re-Salman-Arabia-Saudita-La-Presse-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/09/Re-Salman-Arabia-Saudita-La-Presse-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/09/Re-Salman-Arabia-Saudita-La-Presse-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/09/Re-Salman-Arabia-Saudita-La-Presse-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/09/Re-Salman-Arabia-Saudita-La-Presse-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/09/Re-Salman-Arabia-Saudita-La-Presse-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>23 gennaio 2015: l&#8217;Arabia Saudita ha un nuovo re. Poche ore dopo la morte del fratellastro Abdullah bin Abdulaziz al Saud, a sedersi sul trono del regno è il 79enne Salman bin Abdulaziz al Saud. Figlio di Abdulaziz bin Abdulrahman al Saud, fondatore del moderno regno saudita, re Salman rivoluzionerà la monarchia con un gioco &#8230; <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-re-salman-dellarabia-saudita.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/09/Re-Salman-Arabia-Saudita-La-Presse-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Re Salman dell&#039;Arabia Saudita (La Presse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/09/Re-Salman-Arabia-Saudita-La-Presse-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/09/Re-Salman-Arabia-Saudita-La-Presse-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/09/Re-Salman-Arabia-Saudita-La-Presse-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/09/Re-Salman-Arabia-Saudita-La-Presse-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/09/Re-Salman-Arabia-Saudita-La-Presse-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/09/Re-Salman-Arabia-Saudita-La-Presse-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>23 gennaio 2015: l&#8217;<strong>Arabia Saudita</strong> ha un nuovo re. Poche ore dopo la morte del fratellastro Abdullah bin Abdulaziz al Saud, a sedersi sul trono del regno è il 79enne <strong>Salman bin Abdulaziz al Saud</strong>. Figlio di Abdulaziz bin Abdulrahman al Saud, fondatore del moderno regno saudita, re Salman rivoluzionerà la monarchia con un gioco di luci e ombre che vedrà la sua figura intrecciarsi a quella del figlio, il principe ereditario Mohammad bin Salman (MbS).</p>
<p>Quando re Salman sale al trono si trova a fare i conti con una situazione regionale e internazionale complicata: il vicino Yemen attraversa una profonda crisi politica, lo Stato Islamico si sta rafforzando, il prezzo del petrolio è in calo, l&#8217;economia inizia a traballare. Così il nuovo sovrano cerca di mantenere la stabilità nel Paese e nella famiglia reale con una serie di politiche che porteranno MbS di fatto a capo della monarchia saudita.</p>
<p>Nel primo discorso dopo la morte del fratellastro Abdullah, re Salman afferma di voler continuare il lento processo di modernizzazione del regno avviato dal suo predecessore ma il tempo rivelerà grandi cambiamenti. In pochi anni, tra le altre cose, l&#8217;Arabia Saudita dovrà affrontare una lunga guerra in Yemen, la crescente rivalità con l&#8217;Iran, l&#8217;omicidio del giornalista dissidente Jamal Khashoggi, una importante crisi economica e sanitaria. Intanto il giovane principe ereditario si prepara a prendere il posto dell&#8217;anziano e malato padre.</p>
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		<title>Accordo Israele-Emirati: ultima mossa di Trump per la Casa Bianca</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/accordo-israele-emirati-lultima-mossa-di-trump-per-la-casa-bianca.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marianna Di Piazza]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 03 Sep 2020 14:37:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/Trump-annuncia-accordo-di-pace-tra-Israele-ed-Emirati-Arabi-la-Presse.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Donald Trump annuncia accordo di pace tra Israele ed Emirati Arabi" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/Trump-annuncia-accordo-di-pace-tra-Israele-ed-Emirati-Arabi-la-Presse.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/Trump-annuncia-accordo-di-pace-tra-Israele-ed-Emirati-Arabi-la-Presse-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/Trump-annuncia-accordo-di-pace-tra-Israele-ed-Emirati-Arabi-la-Presse-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/Trump-annuncia-accordo-di-pace-tra-Israele-ed-Emirati-Arabi-la-Presse-768x512.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>L&#8217;annuncio di Donald Trump è arrivato, come di consueto, su Twitter: &#8220;Enorme svolta oggi. Storico accordo di pace tra i nostri due grandi amici, Israele ed Emirati Arabi Uniti&#8220;. Così, lo scorso 13 agosto, il presidente degli Stati Uniti ha reso pubblica la normalizzazione delle relazioni tra i due Paesi del Medio Oriente. L&#8217;annuncio inaspettato ha fatto &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/accordo-israele-emirati-lultima-mossa-di-trump-per-la-casa-bianca.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/Trump-annuncia-accordo-di-pace-tra-Israele-ed-Emirati-Arabi-la-Presse.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Donald Trump annuncia accordo di pace tra Israele ed Emirati Arabi" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/Trump-annuncia-accordo-di-pace-tra-Israele-ed-Emirati-Arabi-la-Presse.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/Trump-annuncia-accordo-di-pace-tra-Israele-ed-Emirati-Arabi-la-Presse-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/Trump-annuncia-accordo-di-pace-tra-Israele-ed-Emirati-Arabi-la-Presse-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/Trump-annuncia-accordo-di-pace-tra-Israele-ed-Emirati-Arabi-la-Presse-768x512.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>L&#8217;annuncio di Donald Trump è arrivato, come di consueto, su Twitter: &#8220;Enorme svolta oggi. Storico accordo di pace tra i nostri due grandi amici, <strong>Israele</strong> ed <strong>Emirati Arabi Uniti</strong>&#8220;. Così, lo scorso 13 agosto, il presidente degli Stati Uniti ha reso pubblica la <strong>normalizzazione delle relazioni</strong> tra i due Paesi del Medio Oriente. <a href="https://it.insideover.com/politica/la-sorpresa-annunciata-dell-accordo-tra-israele-ed-emirati-arabi-uniti.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">L&#8217;annuncio inaspettato</a> ha fatto emergere una lunga serie di rapporti bilaterali che nella penombra andavano avanti da decenni. E in pochi giorni, alla luce del sole, il Medio Oriente ha iniziato a cambiare il suo volto: abolito il boicottaggio degli Emirati nei confronti di Israele, stabilite linee telefoniche, siglati diversi accordi economici e scientifici, annunciati voli diretti tra Tel Aviv e Abu Dhabi. Il primo è decollato lo scorso 31 agosto dall&#8217;aeroporto Ben Gurion con a bordo una delegazione israelo-americana che negli Emirati ha avviato le trattative bilaterali in vista della firma dell&#8217;accordo tra i due Paesi a Washington.</p>
<p>Con la normalizzazione delle relazioni, gli Emirati Arabi Uniti sono diventati il terzo Paese arabo, dopo Egitto e Giordania, a riconoscere ufficialmente lo Stato ebraico. Una mossa che ha portato <strong>nuove tensioni</strong> nella regione. Parole di condanna sono subito arrivate dal presidente palestinese Abu Mazen e da quello iraniano Hassan Rouhani, mentre Hamas ha accusato Abu Dhabi di aver pugnalato i palestinesi alle spalle. <span style="font-size: 1rem;">E mentre il mondo arabo si ritrova spaccato sull&#8217;accordo Israele-Emirati, gli <strong>Stati Uniti </strong></span>mediatori<span style="font-size: 1rem;"> dell&#8217;intesa intravedono grandi opportunità all&#8217;orizzonte. È possibile e &#8220;logico&#8221; che tutti e 22 i Paesi arabi normalizzino i rapporti con Israele, ha dichiarato il consigliere della Casa Bianca e genero del presidente Trump, <strong>Jared </strong><span class="hilg1"><strong>Kushner</strong>, in visita nei Paesi del Golfo per spingerli verso relazioni ufficiali. In particolare, secondo il consigliere americano nel giro di pochi &#8220;mesi&#8221; il mondo potrebbe vedere un quarto Stato arabo seguire le orme degli Emirati. Ma se il re del Bahrein ha elogiato quanto fatto dallo sceicco Khalifa bin Zayed Al Nahyan tanto da far pensare ad una prossima apertura verso Israele (anche se il Paese è fortemente dipendente dai Saud in termini di politica estera), in Qatar e Arabia Saudita le cose sono andate diversamente. </span></span></p>
<p>Riad, in particolare, non ha condannato il cosiddetto Accordo di Abramo, ma fin da subito ha sottolineato di non avere alcuna intenzione di seguire la strada tracciata dagli Emirati sostenendo di non voler stabilire legami diplomatici con Israele fino a quando lo Stato ebraico non avrà siglato un <strong>accordo di pace con i palestinesi</strong>. &#8220;Quando nel 2002 abbiamo sponsorizzato il piano di pace arabo, abbiamo pienamente previsto che vi sarebbero potute essere relazioni fra Israele e tutti gli Stati arabi, compresa l&#8217;Arabia Saudita &#8211; ha spiegato il ministro degli Esteri saudita Faisal bin Farhan Al Saud -. Dal nostro punto di vista le condizioni sono molto chiare, bisogna raggiungere una pace fra israeliani e palestinesi, basata su parametri internazionalmente riconosciuti. Solo dopo che questo sarà raggiunto tutto sarà possibile&#8221;. Quella di Riad non è quindi una chiusura totale se si guarda anche alle concessioni fatte negli ultimi giorni. Dopo aver autorizzato la compagnia israeliana El Al ad attraversare per la prima volta il suo spazio aereo lo scorso 31 agosto, l&#8217;Arabia Saudita ha annunciato che consentirà a tutti i voli tra Israele ed Emirati di sorvolare il regno. Questo però non cambia &#8220;la <strong>posizione ferma e consolidata</strong> del regno nei confronti della causa e del popolo palestinesi&#8221;, ha sottolineato il ministro degli Esteri.</p>
<p>Riad quindi frena sulla normalizzazione mandando all&#8217;aria i piani di Donald Trump in vista delle <strong>elezioni.</strong> L&#8217;inizio di relazioni diplomatiche tra Paesi arabi, in particolare Arabia Saudita, e Israele avrebbe rappresentato lo scenario perfetto a pochi mesi dal voto di novembre, un pacchetto importante in politica estera sul quale fare affidamento. La chiave della Casa Bianca per altri quattro anni. Ma la prudenza di Mohammad bin Salman, che guarda con timore anche al possibile arrivo di Joe Biden allo Studio Ovale, non fa che contenere le aspettative statunitensi. Con un presidente dem, la ripresa dell&#8217;accordo sul nucleare avrà un peso importante nella politica estera americana e l&#8217;influenza saudita a Washington diminuirà. Per scongiurare questo scenario, Kushner deve fare pressioni sul regno anche se per vincere le elezioni a Trump potrebbe bastare lo &#8220;storico accordo&#8221; a due che quanto meno lo salva dalle promesse mancate dell&#8217;ambizioso &#8220;<a href="https://it.insideover.com/schede/politica/che-cose-il-piano-di-pace-di-trump-e-che-cosa-prevede.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Piano di pace</a>&#8220;. In questi anni, gli Stati Uniti hanno più volte cercato di avvicinare i Paesi del Golfo a Israele in <strong>chiave anti-iraniana</strong>, ma per i sauditi la causa palestinese che garantisce la legittimità dei leader arabi è troppo importante. Le <strong>relazioni con Israele</strong>, secondo il clero wahhabita, metterebbero in discussione i capisaldi politici e religiosi del regno e per questo una normalizzazione appare molto lontana dalla realtà. Ma se a livello ufficiale i due Stati non intrattengono relazioni diplomatiche, è anche vero che <a href="https://it.insideover.com/politica/arabia-saudita-gas-israele.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">nell&#8217;ombra gli scambi sono molti</a> e la comune ostilità verso Teheran è forte.</p>
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		<title>Rotta balcanica, così i migranti arrivano in Italia</title>
		<link>https://it.insideover.com/migrazioni/rotta-balcanica-cosi-i-migranti-arrivano-in-italia.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marianna Di Piazza]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 05 Aug 2020 15:52:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Migrazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Immigrazione]]></category>
		<category><![CDATA[Rotta balcanica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1008" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/10/Migranti-Germania-rotta-balcanica-La-Presse-e1583165637429.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Ungheria, migranti cercano di raggiungere la Germania" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/10/Migranti-Germania-rotta-balcanica-La-Presse-e1583165637429.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/10/Migranti-Germania-rotta-balcanica-La-Presse-e1583165637429-300x158.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/10/Migranti-Germania-rotta-balcanica-La-Presse-e1583165637429-768x403.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/10/Migranti-Germania-rotta-balcanica-La-Presse-e1583165637429-1024x538.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Un viaggio di migliaia di chilometri che dalla Turchia arriva nel cuore dell&#8217;Europa. Da quando nell&#8217;estate del 2015 si è aperta la rotta balcanica, milioni di migranti hanno percorso la penisola per raggiungere i Paesi dell&#8217;Unione europea. Un flusso che è diminuito in seguito all&#8217;accordo tra l&#8217;Ue e la Turchia a inizio 2016, ma che non &#8230; <a href="https://it.insideover.com/migrazioni/rotta-balcanica-cosi-i-migranti-arrivano-in-italia.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1008" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/10/Migranti-Germania-rotta-balcanica-La-Presse-e1583165637429.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Ungheria, migranti cercano di raggiungere la Germania" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/10/Migranti-Germania-rotta-balcanica-La-Presse-e1583165637429.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/10/Migranti-Germania-rotta-balcanica-La-Presse-e1583165637429-300x158.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/10/Migranti-Germania-rotta-balcanica-La-Presse-e1583165637429-768x403.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/10/Migranti-Germania-rotta-balcanica-La-Presse-e1583165637429-1024x538.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Un viaggio di migliaia di chilometri che dalla Turchia arriva nel cuore dell&#8217;Europa. Da quando nell&#8217;estate del 2015 si è aperta la <strong>rotta balcanica</strong>, milioni di migranti hanno percorso la penisola per raggiungere i Paesi dell&#8217;Unione europea. Un flusso che è diminuito in seguito all&#8217;accordo tra l&#8217;Ue e la Turchia a inizio 2016, ma che non si è mai esaurito del tutto. Nuovi percorsi interni, dopo la chiusura dei confini da parte dell&#8217;Ungheria di Viktor Orbàn, hanno portato i migranti più a ovest attraverso Bosnia-Erzegovina, Croazia e Slovenia. E da lì, l&#8217;<strong>Italia</strong> è ad un passo.</p>
<p>Secondaria rispetto a quella del Mediterraneo, la rotta balcanica è tornata ad animarsi con forza dopo la decisione del presidente turco <strong>Recep Tayyip Erdogan</strong> di <a href="https://it.insideover.com/migrazioni/la-bomba-dei-migranti-dalla-turchia-pronta-a-riversarsi-sull-europa.html">aprire le frontiere e lasciar passare i migranti</a> intenzionati a raggiungere l&#8217;Europa. E così, dallo scorso febbraio, la tensione al confine tra Turchia, Grecia e Bulgaria è aumentata: migliaia di afghani, pachistani, iraniani e siriani ammassati alla frontiera si sono scontrati con le forze dell&#8217;ordine greche. Molti migranti sono però riusciti a superare le barriere e ad iniziare la risalita lungo la rotta balcanica. Secondo gli <a href="https://data2.unhcr.org/en/situations/southeasterneurope">ultimi dati dell&#8217;Alto commissariato delle Nazioni Unite</a>, al 30 giugno sono oltre <strong>15mila gli immigrati bloccati alle porte dell&#8217;Unione europea</strong> tra Bosnia, Serbia e Macedonia. Così i migranti si accalcano ai confini dell&#8217;Europa che già deve fare i conti con <a href="https://it.insideover.com/migrazioni/nei-campi-greci-si-rischia-una-catastrofe.html">l&#8217;esplosiva situazione sulle isole greche</a> dove sono stipate oltre 30mila persone in condizioni precarie.</p>
<p>Dopo essersi lasciati alle spalle Macedonia, Albania e Montenegro, i gruppi di migranti cercano di attraversare il confine che divide Bosnia e Serbia dalla Croazia. Una frontiera sempre presidiata dalle forze dell&#8217;ordine di Zagabria che, per dimostrare all&#8217;Europa di essere in grado di difendere i confini esterni dell&#8217;Unione, non esita ad adoperare la forza contro i migranti. Sostenuti da numerose Ong, i richiedenti asilo hanno più volte denunciato l&#8217;uso sistematico della <strong>violenza</strong> da parte della polizia croata. Picchiati, minacciati di morte, rimandati indietro con la forza, i migranti restano spesso bloccati per mesi nelle zone di confine. Ma c&#8217;è anche chi riesce ad attraversare illegalmente il Paese e, dopo aver superato la Slovenia, <a href="https://www.ilgiornale.it/news/rotta-balcanica-scoppia-immigrati-incontenibili-1868520.html">si ritrova in Italia</a>.</p>
<h2>Italia, dove arriva la rotta balcanica</h2>
<p>I numerosi sentieri carsici che iniziano oltre il confine sboccano in <strong>Friuli Venezia Giulia</strong>. E gli arrivi, negli ultimi mesi, non hanno conosciuto sosta. Gruppi di venti, trenta, cinquanta migranti, spesso anche minorenni, vengono rintracciati ogni giorno dalle forze dell&#8217;ordine di Trieste sulle strade di confine. Molti di loro sono subito riconsegnati alla polizia slovena, ma i frequenti respingimenti hanno portato la rotta balcanica ad allungarsi fino a Udine. Stipati a bordo di camion o camper, i migranti vengono lasciati dai <em>passeur</em> lontani dal confine in modo da non poter essere rimandati indietro. &#8220;I migranti hanno cambiato strategia. Prima arrivavano attraverso i sentieri carsici: se li trovavamo nel retro-valico entro 24 ore potevamo farli riammettere in Slovenia. Ora l&#8217;hanno capito e si fanno portare da camion e furgoni nei centri abitati&#8221;, ha spiegato a <em>Libero</em> il governatore del Friuli Venezia Giulia, <strong>Massimiliano Fedriga</strong>, chiedendo al premier Giuseppe Conte &#8220;di chiudere tutti i valichi minori e intensificare i controlli di polizia in quelli principali&#8221;.</p>
<p>L&#8217;emergenza immigrazione torna così ad esplodere al nord-est. A metà luglio, il ministro dell&#8217;Interno <strong>Luciana Lamorgese</strong> aveva spiegato che &#8220;la rotta balcanica sta andando abbastanza bene. Sono numeri che non corrispondono a quelli che abbiamo sul versante mediterraneo&#8221;. Mentre il ministro minimizzava così la situazione, in regione, in dieci giorni, entravano illegalmente quasi 300 migranti. E se i numeri sembrano bassi, basta pensare ai 15mila pronti a partire dai Balcani. &#8220;Effettivamente i flussi stanno andando molto bene e hanno raggiunto cifre ragguardevoli. La questione immigrazione in questi territori è un&#8217;emergenza e come tale deve essere sostenuta dall&#8217;esecutivo&#8221;, avevano subito replicato dal Sindacato autonomo di Polizia del Fvg. &#8220;Ho scritto al ministro Lamorgese &#8211; ha fatto poi sapere il sindaco di Udine, Pietro Fontanini -: <strong>il Friuli Venezia Giulia sta diventano come Lampedusa</strong>, una zona in cui arrivano centinaia di richiedenti asilo da Paesi che non sono in guerra&#8221;. Così, dopo numerose sollecitazioni, il ministro dell&#8217;Interno ha preannunciato ieri l&#8217;imminente <strong>rafforzamento del contingente di militari</strong> già destinato alla vigilanza della frontiera italo-slovena. Ma nessuna chiusura dei confini. &#8220;Il Governo Conte non vuole chiudere i valichi minori, di fatto permettendo che l&#8217;ingresso di immigrati clandestini prosegua. Se si dovessero riscontrare contagi provenienti dall&#8217;<span class="text_exposed_show">immigrazione irregolare della rotta balcanica ognuno si prenderà le proprie responsabilità anche dal punto di vista sanitario&#8221;,</span> ha tuonato subito dopo su Facebook il governatore Fedriga.</p>
<p>Mentre gli arrivi dalla rotta balcanica non accennano a ridursi, cresce la paura di nuovi contagi da <strong>coronavirus</strong>. I tre casi positivi al Covid-19 individuati a luglio tra i 500 richiedenti asilo ospiti dell&#8217;ex caserma Cavarzerani di Udine avevano portato il sindaco della città a trasformare l&#8217;edificio in una <strong>zona rossa</strong>. In <span class="hilg1">Friuli</span> Venezia Giulia &#8220;l&#8217;80% dei casi sono importati. La situazione al momento è sotto controllo, il territorio sta lavorando molto bene, ma sono comunque preoccupato. Continuano ad arrivare persone da Paesi dove i controlli sanitari sono blandi se non inesistenti&#8221;, aveva spiegato Fedriga pochi giorni fa. A inizio agosto, nuovi casi di coronavirus tra gli ospiti della Cavarzerani hanno spinto il primo cittadino a prolungare la quarantena di altre due settimane. <a href="http://ilgiornale.it/news/cronache/400-migranti-rivolta-udine-bruciano-i-materassi-e-porto-1881300.html">La notizia ha fatto subito scattare la <strong>rivolta</strong> nell&#8217;ex caserma</a> con i richiedenti asilo che hanno bruciato materassi e lanciato pietre alle forze dell&#8217;ordine e alla Protezione civile (<a href="https://www.ilgiornale.it/video/politica/migranti-protesta-centro-accoglienza-caverzani-udine-1881320.html">guarda il video</a>). &#8220;Entrano illegalmente in Friuli Venezia Giulia e si permettono pure di fare rivolte se chiediamo la quarantena per tutelare la salute pubblica &#8211; ha tuonato il governatore Fedriga -. I nostri cittadini sono stati chiusi a casa per settimane con grande senso di responsabilità, mentre immigrati entrati clandestinamente si ribellano. Faccio un appello al Governo sperando che ascolti: <strong>cacciateli</strong> subito al di fuori dei confini nazionali&#8221;.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/migrazioni/rotta-balcanica-cosi-i-migranti-arrivano-in-italia.html">Rotta balcanica, così i migranti arrivano in Italia</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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