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Guerra

Billy Six, il reporter prigioniero in Siria

Billy Six è un reporter di guerra tedesco passato più volte alle cronache per le sue spericolate imprese giornalistiche. I suoi viaggi lo hanno portato a girare l’Europa tutta l’Africa, il Medio oriente e lo hanno condotto più di una volta ad un passo dalla morte: arrestato in Siria, sequestrato in Libano, rimasto senza cibo per settimane prima in Germania e poi in Ucraina, Billy è riuscito sempre a cavarsela e a ripartire di nuovo per una nuova avventura. “Quando viaggi vivo come vivono le persone del posto in cui sono. Solo così posso immedesimarmi veramente nel loro mondo” mi spiega appena mi vede arrivare alla banchina della stazione della S-Bahn. Piccolo di statura e di costituzione minuta, i suoi occhi sono di un azzurro intenso, la barba e i capelli biondi. Le sue mani sono rugose, mi spiega, perché ogni giorno lavora nel giardino di casa sua, coltivando la frutta e la verdura di cui si nutre

Terrorismo

Rifugiati e terroristi in Europa

“Refugees welcome”. La scritta colorata che dà il benvenuto ai rifugiati campeggia, enorme, sull’ingresso del Deutsches Historisches Museum, il museo della storia tedesca situato nel cuore di Berlino. Unter den Linden, il viale più centrale della capitale tedesca dove il museo si trova, è affollatissima da migliaia di turisti venuti a godersi la mitezza dell’estate berlinese. Dalla folla si staccano di tanto in tanto dei gruppetti di persone decisamente diverse rispetto alle altre. Hanno tutte i tratti somatici medio orientali, sono tutte vestiti in maniera semplice e nessuno di loro impugna una guida o una macchina fotografica. Queste persone si dirigono tutte verso l’ingresso del museo e si fermano sotto la scritta che dà loro il benvenuto. Da lì vengono prelevate da una guida, anche lei rigorosamente dai tratti somatici arabeggianti, che fa loro strada verso l’interno.Montaggio di Roberto Di Matteo

Politica

Germania e Israele: dalla Shoah all’alleanza

L'ingresso del Museo Ebraico di Berlino ricorda quello dell'aeroporto di Parigiqualche giorno dopo gli attentati del Bataclan. Ogni movimento è controllato. Diverse pattuglie della polizia vigilano all'entrata e gli agenti seguono con lo sguardo chiunque varchi l'uscio. Appena entrati si viene perquisiti dal personale di sicurezza, che invita a depositare giacche, zaini e cinture nel metal detector. Una volta superati i controlli inizia un faticoso percorso psico-fisico. Tutto il tragitto è in leggera ma costante salita, che genera nel visitatore una lieve ma interminabile sensazione di fatica. Il percorso è labirintico. Zigzagando per stretti corridoi che cambiano continuamente direzione si prova uno strano senso di disorientamento. Dalle mura che stringono il passaggio si è osservati dai tristi visi di bambini che indossano pigiami a righe. Le stelle di David sono ben in vista. Sulle pareti sono scritti i nomi delle città, dei paesi e dei villaggi da cui e verso cui almeno un ebreo tedesco dovette fuggire. L'angoscioso percorso per arrivare all'uscita attraversa anche uno dei pochi passaggi in piano. Un corridoio ricoperto di pezzi di metallo tondi, su ognuno dei quali è rappresentato il volto di una persona con la bocca spalancata. Ogni passo che li calpesta genera un acuto rumore metallico, un urlo che rimbomba nello spazio chiuso. Il museo è studiato apposta per generare un senso di oppressione. Situati nel cuore della vecchia Berlino, zona un tempo in stile classico e oggi ricresciuta moderna dopo i bombardamenti alleati che la hanno rasa al suolo durante la guerra, i luoghi della memoria ebraica rivestono una funzione centrale nella sua ricostruzione. Come nella rielaborazione dell'identità tedesca. Montaggio di Roberto Di Matteo

Politica

Il nuovo nazionalismo tedesco

Schnellroda è il villaggio in cui Kubistchek si è stabilito circa 20 anni fa insieme alla moglie. Allora il numero di abitanti era di 48 persone, oggi sono circa 200. I nuovi arrivati, tutti tedeschi, vivono e lavorano per la comunità (Gemeinschaft) che Kubitschek ha fondato. Circondata solo da boschi e da immense distese di prati vedi, dista una decina di kilometri dalla stazione ferroviaria più vicina. I navigatori satellitari non la segnalano, raggiungerla è difficile. Le strade, lunghe e silenziose, sono deserte.Una volta arrivati si nota subito come l'atmosfera sia profondamente tedesca e völkisch. Bandiere nero-rosso-oro e nero-bianco-rosso sventolano alte. Sui prati di fronte alle case è pieno di numerosi bimbi biondi, che giocano o si occupano degli animali: capre, anatre, conigli, galline. Appena veniamo notati ci viene incontro un bambino, biondissimo e con gli occhi azzurro intenso che, senza conoscerci, ci dà il benvenuto e si presenta. Ha 11 anni e si chiama Wieland, nome ripreso da una celebre saga germanica. Dopo averci invitato a seguirlo ci conduce nel giardino della casa più centrale, dove parte della comunità siede intorno ad un fuoco e banchetta con i propri prodotti: le proprie verdure, la propria carne, le proprie uova, il formaggio delle proprie capre. Reportage di Luca Steinmann. Montaggio di Roberto Di Matteo

Società

I nostalgici del comunismo tedesco

La Ostalgie, il sentimento di nostalgia verso le sicurezze della Ddr, è un sentimento ancora fortemente diffuso nell’Est della Germania. Non soltanto tra militanti politici o tra i residui delle vecchie organizzazioni comuniste che sono sopravvissute al crollo del regime, ma anche e soprattutto nelle fasce popolari. I cittadini dell’Est ancora ricordano come si viveva al dilà della cortina di ferro e possono effettuare un paragone con il mondo in cui si trovano oggi. “Se sotto il comunismo vigeva la sorveglianza, sotto il capitalismo di oggi vige la disuguaglianza” continua Mandy. Quello che a molti manca è l’ordine, la pulizia, il controllo e le certezze che la Ddr garantiva. Non è un caso che molti di questi nostalgici votino a destra. Montaggio di Roberto Di Matteo

Reportage / Terrorismo

Dalla Serie A alla jihad

Era giovane. Era una promessa. Aveva raggiunto il sogno che aveva fin da bambino: diventare un calciatore professionista. Una carriera, la sua, che si è interrotta bruscamente nel sangue. Facendosi saltare in aria in nome della guerra del sedicente Stato...

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