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	<title>Lorenzo Giroffi Archives - InsideOver</title>
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	<title>Lorenzo Giroffi Archives - InsideOver</title>
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	<item>
		<title>La presa del monastero</title>
		<link>https://it.insideover.com/video/la-presa-del-monastero</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 Apr 2019 10:02:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Donetsk]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="640" height="480" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Ucraina13.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Ucraina13.jpg 640w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Ucraina13-300x225.jpg 300w" sizes="(max-width: 640px) 100vw, 640px" /></p>
<p>Cecchini, trincee, assalti notturni, combattimenti tra le macerie, duelli di artiglieria. Non siamo tra i vecchi camminamenti della prima guerra mondiale, ma in Ucraina orientale, nella città di Donetsk. Andrea Sceresini, Lorenzo Giroffi, Alfredo Bosco sono entrati per Gli Occhi della Guerra nell'ex monastero di  Iversky ridotto oramai a macerie. La distruzione è agghiacciante se si pensa alle vite umane spazzate via da un conflitto dimenticato.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="640" height="480" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Ucraina13.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Ucraina13.jpg 640w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Ucraina13-300x225.jpg 300w" sizes="(max-width: 640px) 100vw, 640px" /></p><p><span>Cecchini, trincee, assalti notturni, combattimenti tra le macerie, duelli di artiglieria. Non siamo tra i vecchi camminamenti della prima guerra mondiale, ma in Ucraina orientale, nella città di Donetsk. Andrea Sceresini, Lorenzo Giroffi, Alfredo Bosco sono entrati per Gli Occhi della Guerra nell&#8217;ex monastero di Iversky ridotto oramai a macerie. La distruzione è agghiacciante se si pensa alle vite umane spazzate via da un conflitto dimenticato.</span></p>
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		<item>
		<title>La tregua non funziona</title>
		<link>https://it.insideover.com/video/la-tregua-non-funziona</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 Apr 2019 09:59:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Donbass]]></category>
		<category><![CDATA[Donetsk]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1269" height="646" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Ucraina12.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Ucraina12.jpg 1269w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Ucraina12-300x153.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Ucraina12-768x391.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Ucraina12-1024x521.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1269px) 100vw, 1269px" /></p>
<p>I bombardamenti cominciano nel tardo pomeriggio. Quando cala il sole – come in una vecchia favola russa – l’orizzonte si colora di rosso: sono i bagliori dei Grad che si schiantano tra le case. L’effetto è notevole, ma dopo qualche giorno impari a farci il callo: “Normal’na”, sorridono gli abitanti del posto – e non capisci mai se dicono sul serio o è soltanto un modo per sdrammatizzare. Donetsk, regione separatista del Donbass, Ucraina orientale. La guerra di cui l’intera Europa sembra essersi dimenticata continua a mietere vittime e seminare distruzione. La città di Gorlovka, cinquanta chilometri a nordest del capoluogo, è circondata per due terzi dall’esercito di Kiev.</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1269" height="646" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Ucraina12.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Ucraina12.jpg 1269w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Ucraina12-300x153.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Ucraina12-768x391.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Ucraina12-1024x521.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1269px) 100vw, 1269px" /></p><p><span>I bombardamenti cominciano nel tardo pomeriggio. Quando cala il sole – come in una vecchia favola russa – l’orizzonte si colora di rosso: sono i bagliori dei Grad che si schiantano tra le case. L’effetto è notevole, ma dopo qualche giorno impari a farci il callo: “Normal’na”, sorridono gli abitanti del posto – e non capisci mai se dicono sul serio o è soltanto un modo per sdrammatizzare. Donetsk, regione separatista del Donbass, Ucraina orientale. La guerra di cui l’intera Europa sembra essersi dimenticata continua a mietere vittime e seminare distruzione. La città di Gorlovka, cinquanta chilometri a nordest del capoluogo, è circondata per due terzi dall’esercito di Kiev.</span></p>
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			</item>
		<item>
		<title>Yasinovataya, verso le linea del fronte</title>
		<link>https://it.insideover.com/video/yasinovataya-verso-le-linea-del-fronte</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 Apr 2019 09:56:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Donetsk]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="640" height="480" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Ucraina11.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Ucraina11.jpg 640w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Ucraina11-300x225.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 640px) 100vw, 640px" /></p>
<p>Abbiamo trascorso una notte nelle trincee separatiste di Spartak, alla periferia nordest di Donetsk, sotto i bombardamenti dell’artiglieria pesante ucraina. Per dodici ore abbiamo documentato in presa diretta la reale entità di questa guerra dimenticata, che l’Europa si ostina a ignorare ma che ogni giorno macina morti, orrore, distruzione. Abbiamo guardato in faccia ciò che nessuno vuole vedere, e ora siamo qui per raccontarvelo.</p>
<p>Tutto è nato per un semplice colpo di fortuna. Raggiungere la prima linea attraverso le vie ufficiali è oggi praticamente impossibile. I giornalisti vengono trattenuti nelle retrovie, sotto la stretta sorveglianza dei press officer dell’esercito filorusso. A due anni dallo scoppio della guerra civile, le milizie della repubblica popolare di Donetsk si sono ormai trasformate in una burocratizzatissima armata ufficiale: la stampa straniera è bene accetta, a patto però che si mantenga a debita distanza dalle trincee. Così, dopo due settimane trascorse collezionando accrediti, contattando costosissimi fixer e bussando alle porte di tutti i battaglioni, decidiamo di fare a modo nostro: saliamo su una scassatissima marshutka di linea, e in meno di un’ora, alla modica cifra di dieci centesimi di euro a cranio, ci facciamo pacificamente trasportare fino a Yasinovataya, l’ultima cittadina abitata a ridosso del fronte più caldo, quello che congiunge le rovine dell’aeroporto di Donetsk con la città di Horlovka, nel cuore pulsante del Donbass settentrionale.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="640" height="480" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Ucraina11.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Ucraina11.jpg 640w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Ucraina11-300x225.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 640px) 100vw, 640px" /></p><p><span>Abbiamo trascorso una notte nelle trincee separatiste di Spartak, alla periferia nordest di Donetsk, sotto i bombardamenti dell’artiglieria pesante ucraina. Per dodici ore abbiamo documentato in presa diretta la reale entità di questa guerra dimenticata, che l’Europa si ostina a ignorare ma che ogni giorno macina morti, orrore, distruzione. Abbiamo guardato in faccia ciò che nessuno vuole vedere, e ora siamo qui per raccontarvelo. Tutto è nato per un semplice colpo di fortuna. Raggiungere la prima linea attraverso le vie ufficiali è oggi praticamente impossibile. I giornalisti vengono trattenuti nelle retrovie, sotto la stretta sorveglianza dei press officer dell’esercito filorusso. A due anni dallo scoppio della guerra civile, le milizie della repubblica popolare di Donetsk si sono ormai trasformate in una burocratizzatissima armata ufficiale: la stampa straniera è bene accetta, a patto però che si mantenga a debita distanza dalle trincee. Così, dopo due settimane trascorse collezionando accrediti, contattando costosissimi fixer e bussando alle porte di tutti i battaglioni, decidiamo di fare a modo nostro: saliamo su una scassatissima marshutka di linea, e in meno di un’ora, alla modica cifra di dieci centesimi di euro a cranio, ci facciamo pacificamente trasportare fino a Yasinovataya, l’ultima cittadina abitata a ridosso del fronte più caldo, quello che congiunge le rovine dell’aeroporto di Donetsk con la città di Horlovka, nel cuore pulsante del Donbass settentrionale.</span></p>
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		<item>
		<title>La vita in prima linea</title>
		<link>https://it.insideover.com/video/la-vita-in-prima-linea</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 Apr 2019 09:51:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Donetsk]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="640" height="480" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Ucraina10.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Ucraina10.jpg 640w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Ucraina10-300x225.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 640px) 100vw, 640px" /></p>
<p>Abbiamo trascorso una notte nelle trincee separatiste di Spartak, alla periferia nordest di Donetsk, sotto i bombardamenti dell’artiglieria pesante ucraina. Per dodici ore abbiamo documentato in presa diretta la reale entità di questa guerra dimenticata, che l’Europa si ostina a ignorare ma che ogni giorno macina morti, orrore, distruzione. Abbiamo guardato in faccia ciò che nessuno vuole vedere, e ora siamo qui per raccontarvelo.</p>
<p>Il villaggio di Spartak si trova a metà strada tra l’aeroporto di Donetsk e il campo trincerato di Avdiivka. Dalle macerie di queste case, le milizie separatiste difendono i sobborghi settentrionali del capoluogo. Quasi tutti gli abitanti sono fuggiti ormai da tempo. Solo una decina di famiglie resistono ancora quaggiù, con una testardaggine che sembra appartenere a un altro universo. Non c’è più luce, né acqua, né elettricità. Non esistono mezzi pubblici e neppure taxi. Anche utilizzare le automobili private è assolutamente impossibile, perché tutte le strade sono state bombardate. I telefoni cellulari non hanno linea e i negozi sono tutti chiusi. “That’s their place”, ha sorriso la nostra interprete, indicandoci un gruppo di vecchiette appollaiate sull’uscio di una delle poche abitazioni rimaste in piedi. “That’s their place”: come se fosse la cosa più logica di questo mondo. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/video/la-vita-in-prima-linea">La vita in prima linea</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="640" height="480" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Ucraina10.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Ucraina10.jpg 640w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Ucraina10-300x225.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 640px) 100vw, 640px" /></p><p><span>Abbiamo trascorso una notte nelle trincee separatiste di Spartak, alla periferia nordest di Donetsk, sotto i bombardamenti dell’artiglieria pesante ucraina. Per dodici ore abbiamo documentato in presa diretta la reale entità di questa guerra dimenticata, che l’Europa si ostina a ignorare ma che ogni giorno macina morti, orrore, distruzione. Abbiamo guardato in faccia ciò che nessuno vuole vedere, e ora siamo qui per raccontarvelo. Il villaggio di Spartak si trova a metà strada tra l’aeroporto di Donetsk e il campo trincerato di Avdiivka. Dalle macerie di queste case, le milizie separatiste difendono i sobborghi settentrionali del capoluogo. Quasi tutti gli abitanti sono fuggiti ormai da tempo. Solo una decina di famiglie resistono ancora quaggiù, con una testardaggine che sembra appartenere a un altro universo. Non c’è più luce, né acqua, né elettricità. Non esistono mezzi pubblici e neppure taxi. Anche utilizzare le automobili private è assolutamente impossibile, perché tutte le strade sono state bombardate. I telefoni cellulari non hanno linea e i negozi sono tutti chiusi. “That’s their place”, ha sorriso la nostra interprete, indicandoci un gruppo di vecchiette appollaiate sull’uscio di una delle poche abitazioni rimaste in piedi. “That’s their place”: come se fosse la cosa più logica di questo mondo. </span></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/video/la-vita-in-prima-linea">La vita in prima linea</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<item>
		<title>Sotto i bombardamenti ucraini</title>
		<link>https://it.insideover.com/video/sotto-i-bombardamenti-ucraini-2</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 Apr 2019 09:47:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Donbass]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="640" height="480" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Ucraina9.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Ucraina9.jpg 640w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Ucraina9-300x225.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 640px) 100vw, 640px" /></p>
<p>Verso le nove di sera, dopo aver indossato elmetti e giubbotti antiproiettile, usciamo in avanscoperta verso le trincee avanzate. È un tragitto molto breve. Camminiamo nelle tenebre più complete, incespicando tra le macerie e infilandoci uno dopo l’altro in un breve camminamento scavato nella terra. Possiamo sentire i proiettili fischiare sopra le nostre teste, mentre i miliziani, accanto a noi, ripetono in loop la loro breve litania: “No lights, sniper, no lights”. Arriviamo in una specie di osservatorio, al primo piano di un palazzo semidistrutto. Lo spettacolo che ci si presenta davanti agli occhi è al contempo meraviglioso e tremendo: l’intero orizzonte, proprio di fronte a noi, è illuminato a giorno da una infinita raffica di lampi. Si direbbero fuochi d’artificio, ma ovviamente si tratta di ben altro: sono i bagliori delle bombe che piovono senza sosta sulle sfortunate terre del Donbass.</p>
<p>Il buio della notte, quando sei alla guerra, è uno strano compagno di viaggio. I soldati amano le tenebre, perché esse li proteggono dagli sguardi del nemico. Al contempo, però, ne hanno anche paura: dall’oscurità può emergere qualsiasi cosa, e in genere non è mai nulla di buono. Le nostre tenebre sono state squarciate d’improvviso alle dieci e quattordici di sera, mentre, seduti all’aperto, di fronte al tavolino del presidio, stavamo intervistando uno dei nostri miliziani. Improvvisamente l’aria è stata squarciata da un fischio potentissimo. Abbiamo visto il ragazzo di fronte a noi distorcere il volto in una indescrivibile smorfia di terrore. Siamo balzati in piedi e ci siamo gettati oltre la soglia del bunker. Mentre rotolavamo sui gradini di cemento, un boato inimmaginabile ci ha squassato le orecchie. È arrivato lo spostamento d’aria, e con esso la potente granaiola delle schegge incandescenti.</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="640" height="480" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Ucraina9.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Ucraina9.jpg 640w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Ucraina9-300x225.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 640px) 100vw, 640px" /></p><p><span>Verso le nove di sera, dopo aver indossato elmetti e giubbotti antiproiettile, usciamo in avanscoperta verso le trincee avanzate. È un tragitto molto breve. Camminiamo nelle tenebre più complete, incespicando tra le macerie e infilandoci uno dopo l’altro in un breve camminamento scavato nella terra. Possiamo sentire i proiettili fischiare sopra le nostre teste, mentre i miliziani, accanto a noi, ripetono in loop la loro breve litania: “No lights, sniper, no lights”. Arriviamo in una specie di osservatorio, al primo piano di un palazzo semidistrutto. Lo spettacolo che ci si presenta davanti agli occhi è al contempo meraviglioso e tremendo: l’intero orizzonte, proprio di fronte a noi, è illuminato a giorno da una infinita raffica di lampi. Si direbbero fuochi d’artificio, ma ovviamente si tratta di ben altro: sono i bagliori delle bombe che piovono senza sosta sulle sfortunate terre del Donbass. Il buio della notte, quando sei alla guerra, è uno strano compagno di viaggio. I soldati amano le tenebre, perché esse li proteggono dagli sguardi del nemico. Al contempo, però, ne hanno anche paura: dall’oscurità può emergere qualsiasi cosa, e in genere non è mai nulla di buono. Le nostre tenebre sono state squarciate d’improvviso alle dieci e quattordici di sera, mentre, seduti all’aperto, di fronte al tavolino del presidio, stavamo intervistando uno dei nostri miliziani. Improvvisamente l’aria è stata squarciata da un fischio potentissimo. Abbiamo visto il ragazzo di fronte a noi distorcere il volto in una indescrivibile smorfia di terrore. Siamo balzati in piedi e ci siamo gettati oltre la soglia del bunker. Mentre rotolavamo sui gradini di cemento, un boato inimmaginabile ci ha squassato le orecchie. È arrivato lo spostamento d’aria, e con esso la potente granaiola delle schegge incandescenti.</span></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/video/sotto-i-bombardamenti-ucraini-2">Sotto i bombardamenti ucraini</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<item>
		<title>Combattere per il proprio villaggio</title>
		<link>https://it.insideover.com/video/combattere-per-il-proprio-villaggio</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 Apr 2019 09:43:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Donbass]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="640" height="480" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Ucraina8.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Ucraina8.jpg 640w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Ucraina8-300x225.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 640px) 100vw, 640px" /></p>
<p>Andrea Sceresini, Lorenzo Giroffi, Alfredo Bosco hanno incontrato  Evgenij, uno dei tanti ex “apalceni” separatisti che ancora vivono nel distretto di Petrovsky, nel Donbass, Ucraina.  Allo scoppio della guerra, Evgenij ha imbracciato le armi e ha iniziato a difendere la sua terra da quanti la attaccavano. Oggi  Evgenij è tornato a coltivare a terra ma la guerra nel Donbass continua, i colpi di mortaio non cessano. Una guerra dimenticata e assurda che Gli Occhi della Guerra hanno voluto raccontarvi.</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="640" height="480" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Ucraina8.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Ucraina8.jpg 640w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Ucraina8-300x225.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 640px) 100vw, 640px" /></p><p><span>Andrea Sceresini, Lorenzo Giroffi, Alfredo Bosco hanno incontrato Evgenij, uno dei tanti ex “apalceni” separatisti che ancora vivono nel distretto di Petrovsky, nel Donbass, Ucraina. Allo scoppio della guerra, Evgenij ha imbracciato le armi e ha iniziato a difendere la sua terra da quanti la attaccavano. Oggi Evgenij è tornato a coltivare a terra ma la guerra nel Donbass continua, i colpi di mortaio non cessano. Una guerra dimenticata e assurda che Gli Occhi della Guerra hanno voluto raccontarvi.</span></p>
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		<title>&#8220;Io cecchino per il mio Paese&#8221;</title>
		<link>https://it.insideover.com/reportage/guerra/ritorno-nel-donbass-2/io-cecchino-per-il-mio-paese.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Apr 2019 10:35:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra civile in Ucraina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1024" height="769" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/1830282ok-1024x769.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/1830282ok-1024x769.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/1830282ok-1024x769-300x225.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/1830282ok-1024x769-768x577.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p>
<p>La guerra – ci hanno detto &#8211; ha un odore molto semplice. Esso è composto di tre ingredienti, che impari a conoscere fin dal tuo primo giorno di trincea: polvere da sparo, sangue e merda. La faccenda dovrebbe riguardare soltanto i soldati, ma il più delle volte – e in particolar modo nelle guerre civili &#8230; <a href="https://it.insideover.com/reportage/guerra/ritorno-nel-donbass-2/io-cecchino-per-il-mio-paese.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1024" height="769" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/1830282ok-1024x769.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/1830282ok-1024x769.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/1830282ok-1024x769-300x225.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/1830282ok-1024x769-768x577.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p><p>La <strong>guerra</strong> – ci hanno detto &#8211; ha un odore molto semplice. Esso è composto di tre ingredienti, che impari a conoscere fin dal tuo primo giorno di trincea: polvere da sparo, sangue e merda. La faccenda dovrebbe riguardare soltanto i soldati, ma il più delle volte – e in particolar modo nelle guerre civili – solo in pochi riescono a respirare aromi diversi.</p>
<style>.embed-container{position:relative;padding-bottom:56.25%;height:0;overflow:hidden;max-width:100%}.embed-container iframe,.embed-container object,.embed-container embed{position:absolute;top:0;left:0;width:100%;height:100%}</style><div class="embed-container"><iframe src="https://www.youtube.com/embed/7kmloRpLZrg" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></div>
<p>Il distretto di <strong>Petrovsky</strong>, alla periferia occidentale di Donetsk, è letteralmente attraversato dalla linea del fuoco. Il fronte di battaglia taglia in due le ultime propaggini cittadine: da una parte, a est, i <strong>separatisti filorussi</strong>; dall’altra, a ovest, l’<strong>esercito regolare ucraino</strong>. Abbiamo trascorso diverse giornate tra le strade di questo quartiere, dove guerra e vita civile sembrano essersi ormai cementate in un unico, indistinguibile magma. Le ultime palazzine abitate sorgono in fondo a Petrovs&#8217;koho Street, a meno di cinquecento metri dai primi bunker delle milizie di Kiev.Quasi tutte le case sono state bombardate: i rombi più forti si fanno sentire al calar del sole, quando il fuoco incrociato dei cecchini inizia a far tremare le tegole dei tetti. Parlando con le vecchie “babushke”, all’ombra delle soglie in legno dipinto, ti rendi conto di come il loro dizionario si sia improvvisamente arricchito di nuove, tremende parole: “strilià”, sparare; “mina”, bomba; “polimiot”, fucile mitragliatore. Quaggiù, negli ultimi giorni, sono stati feriti almeno cinque civili: è un olocausto continuo e silenzioso, i cui resoconti corrono di bocca in bocca tra le piccole bancarelle del mercato rionale. Quasi tutti gli uomini, almeno per un certo periodo, hanno servito nella milizia filorussa.</p>
<p>[Best_Wordpress_Gallery id=&#8221;239&#8243; gal_title=&#8221;donbassa cecchino&#8221;]</p>
<p>Evgenij è uno dei tanti ex “apalceni” separatisti che ancora vivono nel distretto di Petrovsky. Ha quarantadue anni e per un lungo periodo ha abitato in Italia, dove lavorava come imbianchino. Da ciò deriva <strong>il suo nome di battaglia</strong>, di cui peraltro va piuttosto fiero: “<strong>l’Italiano</strong>”. “Mi sono arruolato allo scoppio della guerra, perché avevamo le trincee oltre la soglia di casa – racconta -. Non mi interessa la politica, non mi è mai interessata. Sapevo soltanto ciò che avevo davanti agli occhi: qui a Petrovsky abitavano i miei genitori, la mia compagna e il suo figlio piccolo, e le nostre abitazioni erano costantemente sotto il tiro dell’artiglieria. Semplicemente mi sono detto: c’è bisogno di fare qualcosa. Da ragazzo, ero stato militare nell’esercito ucraino, avevo una buona esperienza. Così ho deciso di prendere il fucile”.Passare dalla vanga al kalashnikov non è mai cosa da poco: in sei mesi di fronte, Evgenij ha avuto i capelli bianchi, ha visto cose di cui forse non vorrà mai più parlare e ha accompagnato al cimitero decine di commilitoni. “Facevo lo <strong>sniper</strong>, il cecchino – sorride -. Volete sapere se ho mai ucciso? Purtroppo, la risposta è sì: ventisei persone per l’esattezza, e almeno la metà erano polacchi. A volte mi mandavano in missione oltre le nostre linee. Dovevo annientare i tiratori nemici, e potete credermi: non era mai una faccenda semplice. Potevo restare fuori anche per qualche giorno, mimetizzandomi nella vegetazione e strisciando lentamente verso l’obiettivo. Il più delle volte agivo col coltello, che è l’arma più terribile: sbuchi fuori dall’ombra, all’improvviso, e ti ritrovi faccia a faccia con la persona che stai per uccidere. Durante una di queste azioni, a poche centinaia di metri da qui, mi è capitato di dover sopprimere una cecchina donna”.</p>
<p>Oggi Evgenij è tornato a coltivare l’orto della sua piccola izba di periferia. Ha smesso i panni grigioverdi, ma ciò non significa che abbia detto addio alla guerra. <strong>Suo fratello è ancora nella milizia</strong>: combatte a un paio di chilometri da qui, oltre gli ultimi posti di blocco di Petrovs&#8217;koho Street. I rombi del mortaio di fanno sentire tutte le sere, seminando il panico tra i conigli rinchiusi nel pollaio. La grande tettoia in lamiera, fuori in giardino, porta ancora i segni dell’ultimo bombardamento, che risale a pochi mesi fa. Il medesimo marchio contrassegna la palizzata della casa di fronte, il negozio di alimentari oltre la curva, il muro del vicino e la pensilina della fermata dell’autobus. Questa – dicono – è una zona particolarmente sfortunata. Diverse abitazioni sono state centrate dai mortai, tanto che l’intera strada è stata ufficiosamente ribattezzata con un nome tutt’altro che allegro: “Via della morte”. In fondo al rettilineo sorge una scuola elementare, il cui seminterrato è stato convertito, per alcuni mesi, in un improvvisato obitorio di guerra. “Volete sapere quante persone sono morte quaggiù? – ammicca Evgenij – Prendete le cifre ufficiali, e aggiungete uno o due zeri”. La guerra puzza di polvere da sparo, sangue e merda: così raccontano, ed è perfettamente vero. Non esiste altro odore, tra le povere case del distretto di Petrovsky.</p>
<p>Foto di Alfredo Bosco <a href="http://www.alfredobosco.com/" rel="nofollow"> www.alfredobosco.com</a></p>

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		<title>La presa del monastero</title>
		<link>https://it.insideover.com/reportage/guerra/ritorno-nel-donbass-2/la-presa-del-monastero.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Apr 2019 10:12:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Donetsk]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1024" height="769" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Ape_Occhi21rid-1024x769.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Ape_Occhi21rid-1024x769.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Ape_Occhi21rid-1024x769-300x225.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Ape_Occhi21rid-1024x769-768x577.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p>
<p>Cecchini, trincee, assalti notturni, combattimenti tra le macerie, duelli di artiglieria. Non siamo tra i vecchi camminamenti della prima guerra mondiale, ma in Ucraina orientale, nella città di Donetsk, dove da ormai due anni si combatte la prima guerra civile europea del terzo millennio. Un conflitto feroce, sanguinoso, totale, che sembra far capolino dagli anni &#8230; <a href="https://it.insideover.com/reportage/guerra/ritorno-nel-donbass-2/la-presa-del-monastero.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1024" height="769" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Ape_Occhi21rid-1024x769.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Ape_Occhi21rid-1024x769.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Ape_Occhi21rid-1024x769-300x225.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Ape_Occhi21rid-1024x769-768x577.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p><p>Cecchini, trincee, assalti notturni, combattimenti tra le macerie, duelli di artiglieria. Non siamo tra i vecchi camminamenti della prima guerra mondiale, ma in <strong>Ucraina orientale</strong>, nella città di Donetsk, dove da ormai due anni si combatte la prima guerra civile europea del terzo millennio. Un conflitto feroce, sanguinoso, totale, che sembra far capolino dagli anni più bui del ventesimo secolo. <a href="http://www.occhidellaguerra.it/tre-la-bombe-sganciate-da-kiev/" target="_blank" rel="noopener">Per approfondire: Donbass, perché la tregua non regge</a></p>
<p>Il <strong>monastero di Iversky</strong> si trova a un chilometro dall’aeroporto cittadino, dove per circa otto mesi i più agguerriti reparti dell’esercito di Kiev hanno resistito agli assalti delle milizie separatiste filorusse. Tra queste mura sbrecciate, poco più di un anno fa, si è combattuta una delle più dure battaglie dell’intero conflitto. “Noi eravamo asserragliati all’interno del convento – racconta “Lom”, uno dei miliziani del battaglione separatista “Vostok” che ha combattuto in questo settore -. Gli ucraini venivano avanti con i carri armati, dopo lunghi bombardamenti di artiglieria. Ricordo uno degli assalti più duri, nel novembre 2014: arrivarono a centinaia, e noi eravamo solo in quindici. Il combattimento è durato ventiquattro ore, senza pause. Tre miei compagni sono rimasti uccisi e molti altri feriti. Abbiamo fatto fuori almeno cinquanta ucraini in poche ore: potevamo vedere i loro corpi distesi nella neve, davanti alle nostre trincee”.Anche il volontario italiano Spartaco ha combattuto tra queste mura, rimanendo ferito a una gamba durante l’ennesimo assalto dell’esercito di Kiev. Come lui, decine di altri ragazzi, molti dei quali non sono più tornati a casa. Oggi l’intera zona è ancora a rischio-bombardamento. Le nuove prime linee corrono a un paio di chilometri da qui, appena oltre la pista d’atterraggio del vecchio terminal aeroportuale. Tutta l’area è cosparsa di mine, ordigni inesplosi e trappole antiuomo.</p>
<p><a href="http://www.occhidellaguerra.it/la-guerra-di-spartaco/" target="_blank" rel="noopener">Per approfondire: La guerra di Spartaco</a></p>
<p>Nessuno osa avventurarsi tra le lapidi del grande cimitero che circonda il monastero, le cui croci scintillano solitarie sotto il sole feroce dell’estate ucraina. “Le bonifiche? Arriveranno, certo, ma solo quando la guerra sarà finita – sorride “Lom” -. A poche centinaia di metri da qui vivono ancora decine di famiglie che non hanno voluto abbandonare le loro case. Ogni giorno, queste persone devono ingegnarsi per ottenere un po’ di cibo, dell’acqua, qualche vestito. I nostri uomini pattugliano regolarmente il quartiere per contrastare le razzie degli sciacalli. Non è facile, soprattutto durante i bombardamenti, ma per adesso non c’è altro da fare”.</p>
<div class="embed-container"><iframe src="https://www.youtube.com/embed/2BUSDS54zYU" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></div>
<h2>Perché nessuno parla della guerra in Ucraina?</h2>
<p>Camminare tra queste strade è come inoltrarsi nelle viscere di una antica città fantasma. Le vie sono infestate da immensi branchi di cani randagi, molti dei quali sono stati resi feroci dal frastuono delle artiglierie. Qualche solitaria babushka osserva il cielo da sotto l&#8217;uscio di casa, in attesa della prossima scarica di Grad. I negozi sono chiusi, gli autobus non funzionano da ormai ventiquattro mesi, così come i tram e tutti gli altri servizi essenziali.<a href="http://www.occhidellaguerra.it/viaggio-tra-i-profughi-del-donbass/" target="_blank" rel="noopener">Per approfondire: Tra gli sfollati di una guerra dimenticata</a></p>
<p>Per tornare in città bisogna attraversare i posti di blocco dell’esercito separatista, che dominano i principali snodi viari. Molte palazzine sono ancora presidiate dai soldati, che le utilizzano come punti di osservazione e di cecchinaggio. Avvicinarsi ad esse è praticamente impossibile, anche se si è forniti di tutti i necessari permessi militari. Oggi le grandi battaglie avvengono una mezza dozzina di chilometri più a nordest, tra le cittadine di Avdiivka e Yasynuvata, dove ogni giorno si combatte furiosamente casa per casa. La guerra continua. Nonostante tutto.</p>
<p><strong>Foto di Alfredo Bosco <a style="color: #3366ff;" href="http://www.alfredobosco.com/" target="_blank" rel="noopener">www.alfredobosco.com</a></strong></p>
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		<title>Ucraina, due anni dopo</title>
		<link>https://it.insideover.com/reportage/guerra/ritorno-nel-donbass-2/ucraina-due-anni-dopo.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Apr 2019 09:43:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Odessa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="634" height="432" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/ucraina.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/ucraina.jpg 634w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/ucraina-300x204.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 634px) 100vw, 634px" /></p>
<p>Due anni di scontri, intere città rase al suolo, una economia sull&#8217;orlo del suicidio, diverse migliaia di morti &#8211; soprattutto tra i civili &#8211; centinaia di migliaia tra profughi e sfollati.Il conflitto armato in Ucraina orientale rappresenta il grande punto d&#8217;attrito tra l&#8217;imperialismo russo e quello occidentale: due giganti che si fronteggiano minacciosi, pronti a &#8230; <a href="https://it.insideover.com/reportage/guerra/ritorno-nel-donbass-2/ucraina-due-anni-dopo.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="634" height="432" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/ucraina.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/ucraina.jpg 634w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/ucraina-300x204.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 634px) 100vw, 634px" /></p><p>Due anni di scontri, intere città rase al suolo, una economia sull&#8217;orlo del suicidio, diverse migliaia di morti &#8211; soprattutto tra i <strong>civili</strong> &#8211; centinaia di migliaia tra profughi e sfollati.Il conflitto armato in Ucraina orientale rappresenta il grande punto d&#8217;attrito tra l&#8217;imperialismo russo e quello occidentale: due giganti che si fronteggiano minacciosi, pronti a sacrificare sull&#8217;altare della geopolitica un intero Paese con i suoi abitanti.Tutto inizia il 21 novembre 2013, quando il governo ucraino di<strong> Viktor Janukovyč</strong> decide di bloccare la firma di un accordo di cooperazione con l&#8217;Unione Europea. La sera stessa, migliaia di manifestanti invadono <strong>piazza Maidan</strong>, nel centro di Kiev, protestando contro il provvedimento e chiedendo una maggiore apertura verso occidente. Cortei, comizi e sit-in si protrarranno fino alla fine di febbraio, sfociando spesso in scontri violenti con la polizia e causando diverse decine di morti.L&#8217;Ucraina si divide in due: gli oblast&#8217; occidentali supportano le ragioni della protesta, mentre i cittadini di cultura russofona tendono a schierarsi dalla parte del presidente Janukovyč, più affine alla linea moscovita. Il braccio di ferro si trascina per tre mesi, in un turbinio di ingerenze straniere, episodi poco limpidi e atti di violenza.Il 22 febbraio 2014 Viktor Janukovyč fugge all&#8217;estero, consegnando il potere in mano all&#8217;opposizione. Gli succederanno prima Oleksandr Turčynov e poi <strong>Petro Porošenko</strong>, un imprenditore del comparto dolciario, convinto sostenitore dell&#8217;ingresso dell&#8217;Ucraina nella Nato.</p>
<p>Le reazioni dei filorussi – appoggiati fattivamente dal Cremlino – non si fanno attendere. Il 26 febbraio, quasi senza colpo ferire, gli “omini verdi” prendono possesso della <strong>Crimea</strong>, che il 15 maggio – in seguito a un referendum – verrà annessa alla Russia.<div class="embed-container"><iframe src="https://www.youtube.com/embed/75piDI81-28" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></div>Tra marzo e aprile, gravi disordini si registrano anche nelle altre città dell&#8217;Ucraina orientale, e in particolar modo a Donetsk e Lugansk, nel bacino minerario del Donbass, dove inizia a formarsi un movimento separatista anti-Maidan.I palazzi amministrativi vengono presi d&#8217;assalto dalla folla, che spesso si scontra con la polizia. Tra fine aprile e metà maggio, sia <strong>Donetsk</strong> che <strong>Lugansk</strong> dichiarano la propria indipendenza dal governo di Kiev, istituendo una propria milizia, disarmando le locali unità dell&#8217;esercito e occupando le basi militari.Il supporto strategico e materiale da parte della Federazione Russa è fin da subito evidente e decisivo. Il 2 maggio decine di manifestanti filorussi vengono massacrati presso la <strong>casa dei sindacati di Odessa</strong>, per mano delle milizie dell&#8217;estrema destra ucraina.Ben presto le manifestazioni e gli scontri assumo il carattere di una vera e propria <strong>guerra civile</strong>. A maggio le truppe di Kiev lanciano una dura controffensiva, riconquistando, nel giro di qualche settimana, le città di Sloviansk, Krematorsk e Mariupol.</p>
<p>Il 17 luglio un aereo della <strong>Malaysian Airline</strong> verrà abbattuto in circostanze mai chiarite sopra i cieli di Donetsk, provocando una ulteriore escalation di tensione e riaccendendo l&#8217;interesse dell&#8217;opinione pubblica internazionale, che tuttavia non riesce a porre fine al conflitto.L&#8217;offensiva ucraina si arresta improvvisamente sul finire dell&#8217;estate, quando un contingente di oltre mille soldati viene chiuso in una sacca presso il villaggio di Ilovaisk, a sudovest di Donetsk: l&#8217;operazione si conclude in un vero e proprio massacro, con centinaia di morti e altrettanti prigionieri.A settembre, presso il President Hotel di <strong>Minsk</strong>, vengono siglati i primi protocolli di pace, che tuttavia non saranno mai rispettati da nessuno dei due contendenti. Con l&#8217;avanzare dell&#8217;autunno, il conflitto assume i connotati di una vera e propria<strong> guerra di trincea</strong>, il cui epicentro è rappresentato dall&#8217;aeroporto di Donetsk, tra le cui macerie, per lunghi mesi, resisterà indomita una piccola squadra di soldati ucraini, i cosiddetti “<strong>cyborg</strong>”. Bisognerà aspettare il febbraio del 2015, con la conquista della città di <strong>Debaltsevo</strong> da parte delle truppe filorusse, perché gli ultimi “cyborg” si decidano ad alzare bandiera bianca. Da allora i combattimenti non sono mai cessati, nonostante la presenza degli osservatori Osce e gli appelli della comunità internazionale.Quello che avete letto è frutto di oltre quattro mesi nel Donbass da parte degli autori. A quasi un anno di distanza, Gli Occhi della Guerra vogliono tornare nel Donbass per raccontare “la guerra che non c’è”. Per farlo, però, abbiamo bisogno anche del tuo aiuto.</p>
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		<title>Givi, il Rommel del Donbass</title>
		<link>https://it.insideover.com/reportage/guerra/ritorno-nel-donbass-2/givi-il-rommel-del-donbass.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Apr 2019 09:38:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Donbass]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1024" height="769" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/davaidonbass006-1-1024x769.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/davaidonbass006-1-1024x769.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/davaidonbass006-1-1024x769-300x225.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/davaidonbass006-1-1024x769-768x577.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p>
<p>Per gentile concessione della casa editrice Baldini &#38; Castoldi, pubblichiamo un estratto di Ucraina. La guerra che non c&#8217;è di Lorenzo Giroffi e Andrea Sceresini.L’uomo che ci ha cacciati in malo modo dall’aeroporto, sbraitando «italiani, americani: tutti fascisti» non è un personaggioqualunque. Lo scopriamo qualche ora dopo sfogliando foto e video su Internet. Si chiama Mikhail Tolstykh &#8230; <a href="https://it.insideover.com/reportage/guerra/ritorno-nel-donbass-2/givi-il-rommel-del-donbass.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/reportage/guerra/ritorno-nel-donbass-2/givi-il-rommel-del-donbass.html">Givi, il Rommel del Donbass</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1024" height="769" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/davaidonbass006-1-1024x769.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/davaidonbass006-1-1024x769.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/davaidonbass006-1-1024x769-300x225.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/davaidonbass006-1-1024x769-768x577.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p><p>Per gentile concessione della casa editrice Baldini &amp; Castoldi, pubblichiamo un estratto di <em><a href="http://www.amazon.it/gp/product/8868527863/ref=as_li_qf_sp_asin_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=23322&amp;creativeASIN=8868527863&amp;linkCode=as2&amp;tag=ilgiornaleit-21" rel="nofollow">Ucraina. La guerra che non c&#8217;è</a></em> di Lorenzo Giroffi e Andrea Sceresini.L’uomo che ci ha cacciati in malo modo dall’aeroporto, sbraitando «italiani, americani: tutti fascisti» non è un personaggioqualunque. Lo scopriamo qualche ora dopo sfogliando foto e video su Internet. Si chiama <strong>Mikhail Tolstykh</strong> ma il popolo di <strong>Donetsk</strong> ha imparato a conoscerlo col suo nome di battaglia: <strong>comandante Givi</strong>.Alto, ciuffo sbarazzino, occhi acquosi alla Sylvester Stallone, sigaretta eternamente accesa in bocca. Tutte le brigate ribelli impegnate sul fronte dell’aeroporto dipendono dai suoi ordini. È considerato <strong>il più brillante tra gli ufficiali separatisti</strong>. È l’uomo che ha messo sotto scacco le armate ucraine a Ilovaisk nel mese di agosto, un’operazione complessa e brillante. La città, situata a metà strada tra Donetsk e <strong>Lugansk</strong> fu presa d’assalto dalle truppe governative all’inizio del mese, i miliziani levarono le tende senza colpo ferire e si trincerarono nelle periferie da dove iniziarono ad aprire il fuoco in direzione del centro.</p>
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<p>Fu un lento stillicidio: la propaganda di Kiev aveva presentato l’operazione come un successo assoluto ma ben presto dovette ricredersi. Decine di soldati furono messi fuori combattimento. Nella notte tra il 25 e il 26 agosto i separatisti riuscirono a circondare completamente la città chiudendo il nemico in una morsa fatale. La mattina del 29 agosto, grazie alla <strong>mediazione di Putin</strong>, fu trovato un accordo per permettere agli assediati di ritirarsi pacificamente verso ovest.Gli ucraini si misero in marcia con una sessantina di veicoli ma dopo neanche dieci chilometri furono attaccati e annientati. I caduti furono centinaia, forse addirittura mille. Givi fu tra i principali registi dell’operazione. &#8220;Givi, i tuoi uomini fanno più casino di un gruppo di pirati somali&#8221;, gli disse qualcuno. La cosa apparve divertente e da allora il battaglione di Givi è stato ribattezzato &#8220;Battaglione Somalia&#8221;.Un giornalista americano è riuscito a estorcergli una lunga intervista video, consegnando così la sua immagine ai fasti di YouTube. Il colloquio vira in continuazione dal drammatico al comico. Dopo le classiche domande sulla guerra, il cronista fa presente a Givi che molte belle ragazze, anche all’estero, vorrebbero fare la sua conoscenza. Givi si profonde in un sorriso beato da marpione, poi chiama gesticolando il suo autista e insiste affinché il suo numero di telefono venga letto ad alta voce di fronte alla telecamera.</p>
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<p>Di lui si sa pochissimo. Ha 35 anni, non è sposato e non ha figli. Esiste una biografi a ufficiale, sfacciatamente apologetica, secondo la quale Givi avrebbe trascorso tutta la sua esistenza a Lugansk lavorando in una <strong>cava di carbone</strong>. Allo scoppio della guerra il perfido padrone ucraino licenzia tutti i minatori: al che il patriota Givi, paladino dei deboli e degli inermi, decide di imbracciare il fucile e si unisce alle armate ribelli. È totalmente digiuno di cose belliche ma è diventato ufficiale in un battibaleno. Per rafforzare questa improbabile leggenda, la propaganda separatista ha confezionato un’apposita pagina di Wikipedia in inglese: &#8220;Givi ha ottenuto fama mondiale nell’ottobre 2014&#8243; vi si legge tra le altre cose.&#8221;In quella data è stato pubblicato su Internet un video che lo mostra tranquillo e incurante mentre un colpo di artiglieria esplode a poca distanza da lui. Il video ha ottenuto oltre settecentomila visualizzazioni&#8221;.</p>
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<p>Ma la verità a quanto pare è un po’ diversa: Givi parla con spiccato <strong>accento georgiano</strong> e la Georgia – come è noto – dista parecchi chilometri dal Donbass. L’abilità con la quale dirige i suoi uomini fa pensare a una <strong>formazione di tipo militare</strong>, a un lungo apprendistato sul campo e a una prolungata permanenza in zone di guerra. C’è chi dice che sia un reduce dalla Cecenia, chi un mercenario, chi un avventuriero di stampo conradiano. Quel che è certo, è ciò che sta sotto gli occhi di tutti: gli piacciono le armi, le belle donne e le belle macchine.Un giorno si mise in testa di conquistare una giovane fixer. La portò in prima linea e la invitò a sparare qualche salva con il mortaio: «It’s easy, baby, it’s easy», e nel frattempo la spingeva verso il puntatore.Possiede un suo Suv personale che lucida ogni giorno con perizia certosina e al quale tiene più che alla propria vita. Ci hanno raccontato il seguente episodio: una mattina il comandante Givi è fermo a uno stop. Improvvisamente sente un tonfo, l’uomo si gira e vede due placidi vecchietti a bordo di una decrepita utilitaria di fabbricazione sovietica. Stavano facendo manovra per posteggiare e inavvertitamente lo hanno tamponato. Non l’avessero mai fatto: Givi scende urlando dal Suv, estrae la pistola, arma il colpo, mira contro l’altro veicolo e gli impallina tutte e quattro le gomme. I due vecchini lo fissano raggelati, senza muovere un muscolo. Givi continua a berciare, spalanca la portiera dell’utilitaria, si fa consegnare a forza i documenti e riparte sgommando. La coppia non osa fiatare e deve passare più di un’ora prima che qualche anima pia si decida a rimandare indietro i due passaporti.Sul conto di Givi circolano moltissime storie. Ha un attendente giovanissimo che lo segue come un’ombra dovunque lui vada. Fa solo due cose: si guarda attorno con aria circospetta e fuma senza tregua. &#8220;Lui mi piace perché è muto&#8221;, ridacchia Givi che ha un suo personalissimo senso dell’umorismo. Lo diverte molto vedere esplodere le granate, lo divertono gli spari in generale e in particolare quelli delle sue artiglierie. Si atteggia a duro, e non perde occasione per fare sfoggio del proprio carattere. Per dare la sveglia ai suoi soldati – ai quali è affezionatissimo e dai quali è sinceramente ricambiato – spara raffiche di kalashnikov contro i muri degli alloggiamenti. [&#8230;]A Donetsk è considerato un eroe. Quando compare in città, decine di babushke (il nomignolo affettuoso con cui si chiamano le vecchine) si precipitano ad abbracciarlo in lacrime. I giornalisti lo adorano perché lo considerano un personaggio da copertina. Lui li accontenta mettendosi in posa. [&#8230;]Ci hanno raccontato la storia del suo prigioniero personale. Durante i primi assalti all’aeroporto, i separatisti hanno catturato un povero disertore ucraino. Givi lo ha subito preso in simpatia e ha preteso di tenerlo con sé. Lo ha confinato nei tre locali del suo posto di comando, a circa duecento metri dalla linea del fuoco, e da allora non ha mai voluto separarsene. Lo nutre a volontà rimpinzandolo di cibo, vodka, birra e sigarette. Il poveraccio passa le sue giornate a rigirarsi i pollici nell’attesa spasmodica che succeda qualcosa. Di tanto in tanto, quando è di luna buona, Givi lo carica a bordo del suo macchinone e lo scorrazza per qualche ora in giro per Donetsk catechizzandolo sulle incredibili atrocità commesse dall’esercito di Kiev. [&#8230;]</p>
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<p>Ben pochi, tra gli ufficiali separatisti, possono vantare una simile popolarità. L’unico è forse il comandante Motorola che va all’assalto a bordo di un quad, sparando con una mano e guidando con l’altra. Anche lui è stato a Ilovaisk. Il suo matrimonio di guerra con una ragazza di Donetsk – celebrato nel mese di agosto con tanto di kalashnikov in bella mostra e bandiere rosse sullo sfondo – ha attirato folle oceaniche. È il fascino del folklore ribelle: un’epopea che tra dieci anni potrebbe finire stampata nei libri per ragazzi, oppure, in alternativa, tra gli atti d’accusa di un processo per crimini contro l’umanità. Quello che avete letto è frutto di oltre quattro mesi nel Donbass da parte degli autori. A quasi un anno di distanza, Gli Occhi della Guerra vogliono tornare nel Donbass per raccontare &#8220;la guerra che non c&#8217;è&#8221;. Per farlo, però, abbiamo bisogno anche del tuo aiuto.<img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" style="border: none !important; margin: 0px !important; width: 1px !important; height: 1px !important;" src="http://ir-it.amazon-adsystem.com/e/ir?t=ilgiornaleit-21&amp;l=as2&amp;o=29&amp;a=8868527863" alt="" width="1" height="1" border="0" /></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/reportage/guerra/ritorno-nel-donbass-2/givi-il-rommel-del-donbass.html">Givi, il Rommel del Donbass</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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