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	<title>Jacopo Boccalini Archives - InsideOver</title>
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	<lastBuildDate>Tue, 12 May 2026 07:48:04 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Jacopo Boccalini Archives - InsideOver</title>
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		<title>Così la guerra tra Russia e Ucraina si combatte anche nel Sahel</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/cosi-la-guerra-tra-russia-e-ucraina-si-combatte-anche-nel-sahel.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fulvio Scaglione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 12 May 2026 07:47:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Ucraina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/mali.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="mali" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/mali.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/mali-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/mali-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/mali-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/mali-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/mali-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Nel Sahel le truppe speciali ucraine si appoggiano alle reti ribelli per mettere sotto pressione le operazioni russe in Africa. </p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/mali.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="mali" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/mali.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/mali-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/mali-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/mali-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/mali-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/mali-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La polvere del Sahel sta coprendo una guerra mondiale frammentata. In Sudan, gli operatori delle forze speciali del Gruppo Tymur, legate all&#8217;Ucraina, hanno condotto attacchi sotto copertura mirati a colpire le reti filo-russe coinvolte nella logistica e nell&#8217;estrazione dell&#8217;oro. Non si tratta di un&#8217;offensiva limitata alla sabbia del deserto: a partire dalla fine del 2025 e con un ampliamento nel 2026, l&#8217;Ucraina ha iniziato a colpire le petroliere della &#8220;flotta ombra&#8221; russa, utilizzando la Libia come punto di partenza, un&#8217;espansione del teatro operativo documentata anche da Analisi Difesa. L&#8217;obiettivo ucraino non è stabilire una presenza<br>neocoloniale, ma condurre una campagna a basso impatto per introdurre &#8220;attrito&#8221; e <strong>generare una &#8220;pressione prolungata&#8221; sull&#8217;architettura logistica e finanziaria russa.</strong> Attaccando la rete globale del Cremlino, Kiev punta a costringere Mosca a proteggere un sistema esposto, obbligandola a deviare risorse strategiche essenziali lontano dal fronte ucraino.</p>



<p>In questo scacchiere, <strong>la posta in gioco è la linfa vitale dell&#8217;economia di guerra di Vladimir Putin.</strong> Le operazioni russe in Africa si basano largamente sull&#8217;estrazione di oro e materie prime in Sudan, Mali e Repubblica Centrafricana. Per aggirare le sanzioni e finanziare le proprie operazioni senza gravare direttamente sul bilancio statale, <strong>Mosca instrada questi beni e profitti attraverso sistemi di commercio illecito negli Emirati Arabi Uniti. </strong>Tuttavia, difendere questo forziere estrattivo sta diventando sempre più complesso. Dopo la morte di <strong>Yevgeny Prigozhin</strong> nel 2023, Putin ha abbandonato il modello semi-autonomo del Gruppo Wagner per consolidare la presenza russa attraverso <strong>l&#8217;Africa Corps, una struttura centralizzata operante sotto il diretto controllo del Ministero della Difesa russo.</strong> Questa istituzionalizzazione ha posto fine alla &#8220;negabilità plausibile&#8221; della Russia, rendendo il<br>Cremlino esplicitamente responsabile delle operazioni, dei fallimenti militari e delle eventuali perdite, come la rovinosa imboscata subita a Tinzaouaten, in Mali. </p>



<p>Soprattutto, la Russia ha perso la sua agilità. Il precedente successo della Wagner risiedeva nella sua flessibilità e nella capacità di operare al di fuori del diritto internazionale. Al contrario, l&#8217;Africa Corps è costretto a destreggiarsi tra negoziati bilaterali e iter burocratici formali che ne limitano l&#8217;agilità, confermando che <strong>&#8220;la burocrazia è nemica della velocità operativa che la Wagner dava per scontata&#8221;</strong>. Sul campo, questo riassetto ha generato un sistema &#8220;ibrido&#8221; ed estremamente vulnerabile, dove l&#8217;Africa Corps si trova a operare in parallelo con il vecchio apparato della Wagner.</p>



<p>È proprio in queste fessure sistemiche che <strong>Kiev e Mosca si stanno scontrando apertamente sul suolo africano.</strong> Ma per comprendere davvero come due potenze straniere riescano a muoversi con tanta disinvoltura in questo teatro, dobbiamo abbandonare il punto di vista occidentale e analizzare la struttura profonda degli Stati in cui si infiltrano, ricorrendo alla &#8220;politica del ventre&#8221; teorizzata dal sociologo <strong>Jean-François Bayart.</strong> In gran parte dell&#8217;Africa post-coloniale, lo Stato non è un&#8217;istituzione centralizzata e weberiana, ma opera come una struttura reticolare : una molteplicità fluida di reti sotterranee e clientelari. In questo ecosistema, l&#8217;accesso alle cariche pubbliche funziona come un meccanismo informale di spartizione delle rendite , in cui le diverse élite si alternano per saccheggiare le risorse e distribuirle ai propri alleati.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La guerra come unica vera forma di economia</h2>



<p>Per mantenere questo delicato controllo interno e sconfiggere i rivali, i leader locali utilizzano una scaltra strategia di &#8220;estroversione&#8221;. Lontani dall&#8217;essere semplici vittime dell&#8217;imperialismo, invitano deliberatamente le potenze esterne, barattando fette di sovranità in cambio di supporto militare. È l&#8217;habitat perfetto per un&#8217;ibridazione parassitaria: <strong>l&#8217;Africa Corps russo si innesta in questo vuoto offrendo sicurezza alle giunte golpiste in cambio di concessioni minerarie.</strong> Parallelamente, questo sistema frazionato <strong>offre alle forze speciali ucraine lo spazio di manovra ideale </strong>per inserirsi nelle lotte tra fazioni, supportando i gruppi marginalizzati per colpire l&#8217;infrastruttura di Mosca dall&#8217;interno. Se lo Stato è un guscio vuoto controllato da élite predatrici, la guerra diventa l&#8217;unica vera forma di economia. Seguendo l&#8217;analisi di William Reno, l&#8217;evoluzione dei conflitti africani ha trasformato i vecchi ribelli anti-coloniali in moderni Signori della Guerra. Questi leader non combattono per costruire nazioni o difendere ideologie, ma per catturare risorse facilmente saccheggiabili e traffici illeciti.</p>



<p>In questo collasso sistemico, per una gioventù disillusa e disoccupata, l&#8217;ingresso in una milizia armata smette di essere una scelta politica e diventa un pragmatico istinto di sopravvivenza. <strong>Il gruppo armato si sostituisce al <em>Welfare State </em>assente </strong>, trasformando il fucile d&#8217;assalto nell&#8217;unico, brutale &#8220;ascensore sociale&#8221; a disposizione. È per questo motivo che i costosi programmi occidentali di disarmo e reintegrazione falliscono sistematicamente: <strong>le Nazioni Unite tentano di costruire istituzioni pacifiche in un sistema politico puramente &#8220;transazionale&#8221;, basato sul clientelismo. </strong>Questo inesauribile bacino di manovalanza armata, priva di alternative civili, fornisce a Mosca e Kiev un vero e proprio &#8220;supermercato&#8221; di truppe proxy, pronte ad allearsi con chiunque garantisca armi, stipendi e un briciolo di status sociale. Il laboratorio perfetto in cui si concretizza questa guerra per procura è il Sahel, dove l&#8217;incontro tra le forze speciali ucraine e i ribelli Tuareg ha generato un&#8217;alleanza asimmetrica letale. La resistenza dei Kel Tamasheq contro lo Stato maliano ha radici antiche, esplose negli anni Sessanta con l&#8217;Alfellaga in risposta a un drastico inasprimento delle tasse sul bestiame e a una brutale repressione governativa. Decenni di esilio e addestramento militare nei campi libici hanno forgiato la cultura Teshumara, trasformando questi nomadi marginalizzati in una fanteria altamente specializzata e dotata di estrema mobilità tattica nel deserto. </p>



<p>Ma il vero motore intimo della ribellione è l&#8217;Egha, un complesso sentimento che mescola dolore, perdita dell&#8217;onore e un inesauribile desiderio di vendetta contro il governo centrale di Bamako. <strong>Sfruttando questo radicato risentimento, i servizi segreti di Kiev (GUR) hanno trovato il proxy perfetto.</strong> Fornendo intelligence e supporto tattico, gli ucraini hanno trasformato un rancore storico nell&#8217;arma ideale contro la giunta maliana e i suoi protettori dell&#8217;Africa Corps. L&#8217;imboscata di Tinzaouaten, che ha decimato i mercenari russi, dimostra l&#8217;efficacia di questa strategia: <strong>Kiev logora l&#8217;infrastruttura di Mosca semplicemente appoggiandosi a un attore locale che ha già tutte le ragioni </strong>storiche e antropologiche per annientare le forze filo-governative. In questo scacchiere, l&#8217;Occidente osserva impotente. Molti leader africani, animati da un &#8220;nuovo neutralismo&#8221; e insofferenti ai doppi standard occidentali, considerano lo scontro in Ucraina una &#8220;guerra europea&#8221; in cui non farsi coinvolgere. Il ritiro delle missioni internazionali, come Barkhane e MINUSMA, ha certificato il drammatico fallimento dell&#8217;antiterrorismo europeo, <strong>lasciando un vuoto di sicurezza che l&#8217;Africa Corps russo ha riempito </strong>barattando la propria protezione militare con il lucroso sfruttamento minerario. </p>



<p>Tuttavia, l&#8217;approccio prettamente cinetico della controinsurrezione russa si è rivelato un moltiplicatore di instabilità: il sensibile aumento delle vittime civili nel Sahel innesca un ciclo vizioso in cui l&#8217;uso indiscriminato della forza spinge nuove fasce marginalizzate verso le formazioni dell&#8217;estremismo jihadista. <strong>Il risultato di questa competizione per procura è la cronicizzazione della fragilità istituzionale. </strong>L&#8217;attuale scenario non mira alla pacificazione, ma a una frammentazione in cui la sovranità statale viene letteralmente &#8220;cartellizzata&#8221; e spartita tra giunte militari, milizie e network estrattivi. In tale contesto, le manovre di Kiev per logorare le reti russe agiscono da ulteriore acceleratore di questa disgregazione. Una crisi sistemica che non rimarrà confinata nel deserto: l&#8217;insicurezza cronica del Sahel è destinata a tradursi in strutturali pressioni migratorie dirette verso il bacino del Mediterraneo. Una dinamica che si configura come una vera e propria leva geopolitica asimmetrica, già<br>integrata da Mosca nella sua postura strategica contro l&#8217;Europa.</p>
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		<title>La guerra tra Russia e Ucraina, dove la vera logistica è quella degli algoritmi</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/la-guerra-tra-russia-e-ucraina-dove-la-vera-logistica-e-quella-degli-algoritmi.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fulvio Scaglione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Apr 2026 04:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Ucraina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/algoritmi.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="algoritmi" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/algoritmi.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/algoritmi-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/algoritmi-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/algoritmi-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/algoritmi-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/algoritmi-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>L'accelerazione hardware ha generato un problema di sicurezza inedito, la vulnerabilità della catena di approvvigionamento degli algoritmi.  </p>
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<p>&#8220;L&#8217;autonomia è la tecnologia di difesa più incisiva di questo secolo&#8221;. A dichiararlo alla rivista specializzata IEEE Spectrum non è un generale in pensione, ma <strong>Yaroslav Azhnyuk,</strong> ex CEO californiano di nazionalità Ucraina tornato in patria per fondare startup militari (come <em>The Fourth Law</em>) che producono moduli di IA per i droni di Kyiv. Le democrazie occidentali, tuttavia, sembrano non aver compreso la portata temporale e letale di questa rivoluzione. La conferma brutale è arrivata a maggio 2025 durante <em>Hedgehog 2025</em>, un&#8217;imponente esercitazione in Estonia nata per stressare e sovraccaricare le unità dell&#8217;Alleanza. Il risultato<br>del wargame è stato molto pesante. Mentre i militari alleati si spostavano allo scoperto, montando tende e parcheggiando blindati convinti di operare in sicurezza, gli specialisti di Kyiv li hanno annientati sfruttando Delta. <strong>Questo software militare fonde dati di intelligence e droni in tempo reale</strong>, usando l&#8217;IA per identificare i bersagli e creare una <em>kill chain </em>fulminea. Il bilancio? Diciassette blindati distrutti e trenta attacchi a segno da parte di una singola squadra. </p>



<p>L&#8217;esercitazione ha smascherato una faglia insostenibile tra l&#8217;Occidente e il conflitto moderno: una lentezza endemica negli apparati e nelle grandi industrie della difesa. Come sottolineato dal generale <strong>David Petraeus</strong>, continuare a finanziare lenti e pesanti apparati del Novecento senza riscrivere radicalmente dottrina e sistemi di appalto rappresenta uno spreco di risorse pubbliche e un rischio strategico inaccettabile.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Surviving the Kill Web: il collasso logistico</h2>



<p>La lezione estone dimostra che l&#8217;impatto di questa rete di sensori e algoritmi (<em>Kill Web</em>) sulla dottrina tradizionale è spietato, specialmente nelle retrovie. In uno spazio saturato da Intelligenze Artificiali che rilevano in tempo reale ogni anomalia, russi e ucraini (e, in teoria, la NATO) non possono più ammassare forze. I vecchi e immensi hub logistici, o le lunghe colonne di camion, vengono individuati e annientati da attacchi di precisione prima ancora di raggiungere il fronte. <strong>L&#8217;intera rete di rifornimento è costretta a smembrarsi, diventando invisibile e iper-mobile</strong>, pena l&#8217;annientamento istantaneo.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Guida terminale, UGV e intercettori fisici</h2>



<p>Sulla linea di contatto, il vero incubo non è la contraerea, ma il massiccio jamming russo, capace di tranciare i segnali radio e i sistemi di guida GPS. La contromossa ucraina si basa sulla Guida Terminale (<em>Terminal Guidance</em>): se il segnale cade, <strong>l&#8217;algoritmo incrocia il flusso video con mappe pre-caricate, ingaggiando il bersaglio aereo in totale autonomia</strong> grazie a moduli &#8220;plug-and-play&#8221; da soli 50 dollari. Questa spinta verso l&#8217;autonomia si sta estendendo anche al dominio terrestre con gli UGV (<em>Unmanned Ground Vehicles</em>). Sebbene la navigazione autonoma a terra sia molto più complessa a causa del terreno accidentato, l&#8217;Ucraina schiera già robot armati in grado di eseguire operazioni autonome di base (come il ritorno alla base o l&#8217;aggancio visivo del bersaglio). Li abbiamo visti in azione con ruoli di estrema importanza durante la controffensiva Ucraina a Kupiansk ( dicembre 2025 &#8211; gennaio 2026).</p>



<p>Tuttavia, <strong>la Russia sta impiegando droni d&#8217;attacco IA speculari ai modelli ucraini come i nuovi V2U in grado di navigare senza GPS</strong>. Poiché il jamming ha perso molta efficacia contro macchine che &#8220;ragionano&#8221; da sole, Kyiv è costretta a contromosse cinetiche, sviluppando una letale generazione di &#8220;droni intercettori&#8221;. L&#8217;industria ucraina sta producendo modelli come lo Sting o il P1-SUN, dotati di aggancio automatico del bersaglio tramite IA. Il calcolo tattico è spietatamente economico: <strong>questi droni costano appena tra i 1.000 e i 3.000 dollari.</strong> Rappresentano un&#8217;alternativa vitale per abbattere gli sciami russi senza sprecare missili intercettori occidentali Patriot da 4 milioni di dollari. Per massimizzare questa rete, aziende come MaXon Systems stanno persino studiando l&#8217;impiego di palloni aerostatici a elio: piattaforme stazionarie d&#8217;alta quota per far decollare i droni intercettori da posizioni più elevate, estendendone il raggio d&#8217;azione.</p>



<p>Eppure, proprio sulla massificazione degli sciami (<em>drone swarming</em>) emerge il cortocircuito della guerra autonoma. Il software per far volare decine di droni coordinati esiste già, ma il collo di bottiglia è l&#8217;hardware. <strong>L&#8217;IA ha bisogno di dati puliti da sensori costosi per non commettere errori fatali.</strong> Montare un&#8217;ottica da migliaia di dollari su un drone economico ne distrugge il senso tattico; usare ottiche scadenti, di contro, manda in confusione la rete neurale, bloccando i vertici militari dal dare il via libera all&#8217;impiego massiccio degli sciami, per evitare errori fatali.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Calore e radar passivi: la caccia tra terra e cielo</h2>



<p>Il problema dell&#8217;individuazione si biforca nettamente tra i domini. Sul terreno, l&#8217;impiego degli UGV robotici si scontra con la dura termodinamica: motori e batterie emettono un&#8217;impronta termica fortissima. Per individuarli non servono tecnologie complesse; bastano le normali ottiche termiche, che accendono questi asset come fari sui monitor nemici, rendendo l&#8217;invisibilità terrestre quasi impossibile o estremamente costosa.</p>



<p>Nel cielo, la difesa anti-drone affronta il problema opposto. <strong>Come individuare gli sciami aerei avversari senza accendere un radar attivo? </strong>A ridosso della linea di contatto, nel raggio di 50-100 chilometri, emettere un segnale radar significa rivelare la propria posizione e attirare istantaneamente una pioggia di artiglieria o lo schianto di munizioni circuitanti nemiche. La soluzione difensiva su cui lavorano startup ucraine come Falcons è l&#8217;impiego di radar passivi che utilizzano infrastrutture civili come le frequenze delle antenne TV. Invece di emettere proprie onde, <strong>questi sistemi si limitano ad &#8220;ascoltare&#8221; in silenzio le alterazioni che i droni avversari</strong> creano quando attraversano le onde elettromagnetiche già presenti nell&#8217;ambiente.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La catena di approvvigionamento degli algoritmi</h2>



<p>Questa accelerazione hardware ha generato un problema dottrinale e di sicurezza inedito, ben evidenziato dagli analisti di <em>War on the Rocks</em>: la vulnerabilità della catena di approvvigionamento degli algoritmi. In una guerra algoritmica, l&#8217;arma non è solo il drone, ma il software. Per mantenere ritmi forsennati, gli sviluppatori si affidano a strumenti IA per generare codice (come Claude Code o Copilot). Il risultato è che la macchina scrive codice più velocemente di quanto qualsiasi revisione umana possa assorbire. Una backdoor introdotta tramite un aggiornamento il lunedì mattina si trova già nel codice militare il lunedì pomeriggio, integrata da programmatori ignari. <strong>Non serve più un attacco hacker lungo anni:</strong> basterebbe un &#8220;avvelenamento dei dati&#8221; (<em>data poisoning</em>) con poco più di 150 file alterati per infettare un intero modello. La superficie di attacco diventa l&#8217;intera infrastruttura, piantando una pericolosissima &#8220;monocoltura del codice&#8221; pronta a collassare simultaneamente al primo difetto di sistema.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;iterazione come arma strategica</h2>



<p>La guerra in Ucraina certifica un cambio di paradigma irreversibile. <strong>Il campo di battaglia fisico si è fuso definitivamente con la catena di sviluppo software</strong>, dimostrando che l&#8217;autonomia letale non è un&#8217;apocalisse fantascientifica di macchine coscienti, ma la spietata ricerca di soluzioni economiche, rapide e scalabili a problemi tattici complessi. È un ecosistema basato sull&#8217;iterazione pura: un loop continuo in cui il codice perfetto di oggi è già la vulnerabilità di domani. L&#8217;Occidente, imbrigliato in tempistiche di approvvigionamento decennali e dottrine macchinose, è avvisato. I colossi corazzati del Novecento non<br>basteranno a difendere l&#8217;Europa: senza la supremazia negli algoritmi, si trasformeranno semplicemente in bersagli facili per macchine da poche centinaia di dollari.</p>
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		<title>La battaglia dentro l&#8217;esercito ucraino: Syrsky e la vecchia guardia &#8220;contro&#8221; gli ufficiali della Generazione Z</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/la-battaglia-dentro-lesercito-ucraino-syrsky-e-la-vecchia-guardia-contro-gli-ufficiali-della-generazione-z.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fulvio Scaglione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 28 Mar 2026 05:41:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Ucraina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1080" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/syrsky.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="ucraina" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/syrsky.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/syrsky-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/syrsky-1024x576.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/syrsky-768x432.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/syrsky-1536x864.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/syrsky-334x188.jpg 334w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/syrsky-600x338.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La guerra in Ucraina non si combatte esclusivamente con sciami di droni, artiglieria pesante e trincee fortificate. Esiste un secondo campo di battaglia, invisibile ma altrettanto letale, che sta determinando le sorti del conflitto: quello dottrinale e generazionale. Da un lato c&#8217;è una nuova leva di ufficiali operativi addestrati dalla NATO e fautori del Mission &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/la-battaglia-dentro-lesercito-ucraino-syrsky-e-la-vecchia-guardia-contro-gli-ufficiali-della-generazione-z.html">[...]</a></p>
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<p>La guerra in Ucraina non si combatte esclusivamente con sciami di droni, artiglieria pesante e trincee fortificate. Esiste un secondo campo di battaglia, invisibile ma altrettanto letale, che sta determinando le sorti del conflitto: <strong>quello dottrinale e generazionale. </strong>Da un lato c&#8217;è una nuova leva di ufficiali operativi addestrati dalla NATO e fautori del <em>Mission Command</em>: una filosofia che delega l&#8217;iniziativa ai subordinati, puntando sull&#8217;adattabilità. Dall&#8217;altro sopravvive la vecchia guardia dei generali, ancorata a una centralizzazione estrema e a una gestione del fronte ridotta a un freddo calcolo matematico. </p>



<p>Il paradosso drammatico che sta consumando le Forze Armate Ucraine (AFU) si annida esattamente in questa faglia. L&#8217;attuale establishment militare di Kiev – guidato dal Comandante in Capo <strong>Oleksandr Syrskyi </strong>– si trova a gestire una pericolosa regressione verso logiche puramente sovietiche. Un dramma aggravato da ironia amara : mentre il <em>Command and Control </em>(C2) russo ha trascorso gli ultimi anni ad adattarsi, snellendo la catena di comando e decentrando le operazioni, i vertici ucraini sembrano subire un&#8217;involuzione burocratica, irrigidendosi proprio quando il nemico diventa flessibile. Come riassumono con frustrazione i giovani ufficiali sul campo: &#8220;Un piccolo esercito sovietico non potrà mai sconfiggere un grande esercito sovietico&#8221;.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La vecchia guardia e la pressione politica</h2>



<p>Non si tratta di demonizzare una generazione: i comandanti della vecchia guardia si trovano a gestire una pressione politica schiacciante per non cedere territorio, senza poter contare su quella superiorità aerea che è il prerequisito della dottrina di manovra occidentale. In questo scenario brutale, l&#8217;ossessione per il controllo assoluto non nasce solo da un retaggio culturale, ma dal terrore di perdere truppe e posizioni in un ecosistema in cui ogni errore è fatale.</p>



<p>Tuttavia, questo approccio si scontra con un&#8217;architettura organizzativa disfunzionale: l&#8217;Ucraina gestisce la linea di contatto affidandosi a enti temporanei (OTU e OSU). Le Brigate vengono costantemente smembrate per tappare le falle, creando un mosaico caotico in cui viene a mancare il requisito base del <em>Mission Command</em>: la fiducia reciproca.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;abisso anagrafico e l&#8217;anomalia dei sergenti</h2>



<p>La distanza siderale tra questi due mondi è incarnata da unità d&#8217;élite come la 47a Brigata Meccanizzata &#8220;Magura&#8221;. Non è solo una questione anagrafica – da fine 2025 l&#8217;intera brigata è guidata dal tenente colonnello <strong>Maksym Danylchuk</strong>, nato nel 1999 – ma puramente. dottrinale. Un ufficiale superiore di appena 26 anni, cresciuto nell&#8217;era digitale, che gestisce reparti come la <em>Strike Drones Company</em> con l&#8217;agilità di una startup. Inoltre, la 47a è una delle pochissime unità ad aver tentato di implementare il vero cuore del <em>Mission Command</em> NATO: un Corpo dei Sottufficiali (Sergenti) professionisti, dotato persino di un proprio portale<br>programmatico. Non si tratta di una semplice vetrina, ma di un vero e proprio manifesto dottrinale e strumento di reclutamento: uno spazio nato per istituzionalizzare la figura del sergente in stile occidentale, codificandolo come un leader tattico formato per prendere decisioni autonome sul campo di battaglia.</p>



<p>Nella dottrina sovietica, i sottufficiali non hanno alcun potere decisionale; tutto è accentrato. La &#8220;Magura&#8221;, al contrario, tenta di delegare la leadership tattica ai sergenti. Quando questa generazione di comandanti si scontra con una gerarchia di generali sessantenni (Syrskyi è classe 1965) che pretendono immobilità tattica e microgestione, il cortocircuito esplode. È in questo clima che si inquadrano le clamorose dimissioni di ufficiali brillanti come il Maggiore <strong>Oleksandr Shyrshyn</strong>, ex comandante di battaglione della 47a, che ha lasciato l&#8217;incarico denunciando apertamente le &#8220;missioni idiote&#8221; e populiste imposte dall&#8217;alto.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il dissenso pubblico e i capri espiatori di Siversk</h2>



<p>La frustrazione si è trasformata in ammutinamento pubblico, documentato da portali di settore come <em>MilitaryLand</em>. La figura chiave è <strong>Bohdan Krotevych</strong>, ex Capo di Stato Maggiore dell&#8217;Azov. Dimessosi a inizio 2025 per poter parlare liberamente, ha avviato una crociata contro la dottrina dei vertici, accusando Syrskyi di una totale mancanza di innovazione strategica, unita a direttive letali (come far riposare le truppe a soli 50 metri dal fronte). Una spregiudicatezza tattica che è valsa al Comandante in Capo il macabro soprannome di &#8220;Generale 200&#8221; (il codice militare russo/sovietico per il trasporto dei caduti) e aperte richieste di dimissioni.</p>



<p>In un sistema rigidamente punitivo che osteggia le ritirate, si innesca infine un meccanismo letale: pur di evitare rimozioni, gli ufficiali intermedi mentono ai generali, segnalando come &#8220;salde&#8221; posizioni già perdute. È esattamente quanto accaduto a fine dicembre 2025 con la caduta di Siversk, che ha portato alla rimozione dei colonnelli <strong>Volodymyr Potyeshkin</strong> (10a Brigata) e <strong>Oleksiy Konoval </strong>(54a Brigata) per aver falsificato i rapporti difensivi. Una mossa che molti hanno letto come la classica ricerca di capri espiatori: punire i colonnelli per mascherare le colpe dei comandanti degli OTU, veri responsabili per aver preteso la difesa di posizioni ormai compromesse, chiudendo entrambi gli occhi di fronte alla<br>realtà pur di compiacere lo Stato Maggiore.</p>



<p>L&#8217;Ucraina si trova davanti a un bivio esistenziale: trovare una sintesi tra le necessità di una guerra di logoramento e <strong>l&#8217;urgenza di lasciare spazio alla nuova generazione di comandanti. </strong>Questo significa sradicare la cultura che punisce l&#8217;onestà tattica in favore dell&#8217;obbedienza cieca. L&#8217;esercito ucraino ha già dimostrato di avere l&#8217;ingegno per innovare sotto il fuoco nemico; ora deve avere la lucidità politica di non sabotarsi dall&#8217;interno. Perché la cruda verità del campo di battaglia restituisce una consapevolezza ineludibile: per non soccombere sotto il peso del grande esercito sovietico, il piccolo esercito sovietico deve urgentemente<br>smettere di esserlo.</p>
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