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	<title>Il Nodo di Gordio Archives - InsideOver</title>
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	<title>Il Nodo di Gordio Archives - InsideOver</title>
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		<title>L&#8217;offerta degli Usa alle Filippine:  F-16 in cambio di alleanza stabile</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/usa-f16-filippine.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 31 Aug 2018 15:01:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[f-16]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1400" height="932" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/08/LP_8308854.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/08/LP_8308854.jpg 1400w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/08/LP_8308854-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/08/LP_8308854-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/08/LP_8308854-1024x682.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1400px) 100vw, 1400px" /></p>
<p>Le Filippine, costituite da un arcipelago di circa 7mila isole, sono un&#8217;ex colonia degli Stati Uniti con cui condividono profondi legami storici e culturali, e sono il dodicesimo Paese più grande al mondo per popolazione, con una democrazia vivace e un’economia in rapida crescita. Il presidente Rodrigo Duterte, dall’inizio della sua presidenza, ha cercato di allentare &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/usa-f16-filippine.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1400" height="932" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/08/LP_8308854.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/08/LP_8308854.jpg 1400w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/08/LP_8308854-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/08/LP_8308854-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/08/LP_8308854-1024x682.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1400px) 100vw, 1400px" /></p><p>Le <strong>Filippine</strong>, costituite da un arcipelago di circa 7mila isole, sono un&#8217;ex colonia degli <strong>Stati Uniti</strong> con cui condividono profondi legami storici e culturali, e sono il dodicesimo Paese più grande al mondo per popolazione, con una democrazia vivace e un’economia in rapida crescita.</p>
<p>Il presidente <strong>Rodrigo Duterte</strong>, dall’inizio della sua presidenza, ha cercato di allentare l&#8217;alleanza settantennale con gli Stati Uniti in favore di legami più stretti con <strong>Cina</strong> e <strong>Russia</strong>. Il posizionamento di Manila, nel contesto geopolitico, viene impostato sull&#8217;equidistanza tra Cina e Stati Uniti. Nei confronti di Pechino ci sarebbe stata una serie di aperture che, insieme ad alcune decisioni, potrebbero allentare la dipendenza politica e militare di Manila da Washington.</p>
<p>Il 23 agosto scorso, parlando alla celebrazione del dodicesimo anniversario delle Forze armate delle Filippine, a Davao City, il presidente filippino Duderte ha riferito che membri del governo degli Stati Uniti avrebbero offerto a Manila di acquistare aerei da combattimento <strong>F-16</strong>.</p>
<p>Duterte avrebbe dichiarato che tale acquisizione sarebbe &#8220;del tutto inutile&#8221; in quanto il suo Paese ha bisogno di aerei da combattimento più leggeri per combattere gli insorti. Dopo essere diventato presidente, nella metà del 2016, Duterte ha immediatamente intrapreso azioni per ripristinare le relazioni con la Cina, una volta gelide, mentre ha spesso assunto posizioni antagoniste nei confronti delle politiche di sicurezza degli Stati Uniti.</p>

<p>Si era contrapposto all&#8217;ex presidente <strong>Barack Obama</strong>, che aveva sollevato preoccupazioni per i diritti umani nelle Filippine, ma si sarebbe avvicinato al presidente <strong>Donald Trump</strong>. Riferendosi ai caccia multiruolo Lockheed Martin F-16, il presidente ha detto che &#8220;sarebbe completamente inutile acquistarli in quanto il Paese avrebbe bisogno di elicotteri d’attacco e piccoli aerei da utilizzare per la counter-insurgency&#8221;.</p>
<p>Duterte si è detto deluso dagli Stati Uniti, per la mancata consegna di circa 23mila fucili, che la polizia filippina aveva cercato di acquistare da un fornitore americano. Il congelamento della vendita è giunto a causa delle preoccupazioni degli Stati Uniti di armare una forza di polizia accusata di diffuse violazioni dei diritti umani durante la feroce guerra alla droga di Duterte, che ha ucciso migliaia di filippini.</p>
<p>Nonostante l’antagonismo di Duterte nei confronti di Washington, un funzionario della sicurezza ha riferito che il governo filippino stava considerando di acquistare <strong>elicotteri da combattimento</strong> da alcuni Paesi tra cui gli Usa, in seguito alla cancellazione di un affare multimilionario per l’acquisto di 16 elicotteri dal Canada.</p>
<p>Conosciuto per le sue decisioni estemporanee ed esternazioni pubbliche, Duterte aveva ordinato l’annullamento dell’operazione per l’acquisizione di elicotteri Bell 412EPI dopo che il governo canadese aveva deciso di rivedere il contratto da 235 milioni di dollari a causa dei timori che le forze armate filippine potessero usare gli elicotteri nella conduzione di attacchi di counter-insurgency invece che trasportare truppe e rifornimenti.</p>

<p>Recentemente, la Cina, sulla scia di relazioni sempre più strette tra i due Paesi, ha donato quattro navi da 12 metri di lunghezza e 30 lanciatori di granate (Rpg) alle Filippine. Secondo quanto riferito dal portavoce della Marina, Jonathan Zata, la donazione, che segue la fornitura dello scorso anno di circa 6mila fucili d’assalto e centinaia di fucili da cecchino, comprende anche armi di piccolo calibro e munizioni. I fucili cinesi sono stati destinati alla polizia nazionale filippina (Pnp), contribuendo a colmare un deficit dopo il blocco da parte statunitense della vendita di circa 26mila fucili M4 alla polizia nel 2016.</p>
<p>Secondo quanto riportato dalla <em>Reuters</em>, la donazione della Cina farebbe parte di un nuova fase nelle relazioni diplomatiche per coinvolgere un paese con cui Pechino ha una storia amara di dispute territoriali nel <strong>Mar Cinese Meridionale</strong>.</p>
<p>Il territorio conteso tra le Filippine e la Cina è lo Scarborough Shoal, isolotto a sud delle isole Spratyls, che Manila considera parte del proprio territorio e che Pechino rivendica come parte del suo. Il riconoscimento della sovranità su questa isola permetterebbe alla Cina di controllare anche le 200 miglia nautiche di acque territoriali circostanti, ricche di risorse naturali. La Eia (Energy Information Administration) stima che il Mar Cinese Meridionale abbia circa 11 miliardi di barili di petrolio e 190 trilioni di gas naturale.</p>
<p>L’arbitrato delle Nazioni Unite del luglio 2016 ha favorito Manila nel contenzioso per i diritti territoriali nel Mar Cinese Meridionale ma successivamente Duterte ha preferito intraprendere la strada del dialogo con Pechino. Le donazioni di Pechino nei confronti di Manila fino ad ora sono inferiori ai trasferimenti di armi dagli Stati Uniti, alleato con un trattato di difesa dagli anni ‘50. Negli ultimi cinque anni Washington ha fornito 282 milioni di dollari di aiuti militari, inclusi droni, navi, aerei di sorveglianza e fucili d’assalto. Washington e Manila hanno effettuato per decenni esercitazioni congiunte e i programmi rimangono inalterati nonostante le ripetute minacce dello scorso anno da parte di Duterte di annullarle e abrogare i patti bilaterali di difesa.</p>

<p><strong>Elvio Rotondo</strong> <br /><strong>Country Analyst de &#8220;Il Nodo di Gordio&#8221;</strong></p>
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		<title>Corea, gli Stati Uniti ora schierano tre potenti bombardieri B-2 Stealth</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/40849-2.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 18 Jan 2018 07:33:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[guam]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1268" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/021105-O-9999G-009.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/021105-O-9999G-009.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/021105-O-9999G-009-300x198.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/021105-O-9999G-009-768x507.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/021105-O-9999G-009-1024x676.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Guam è stata spesso menzionata dai media per le ripetute minacce nordcoreane di un possibile lancio di missile intercontinentale, cosa che ha creato un certo allarmismo tra la popolazione locale e non solo. Recentemente, alla base di Andersen, nell’isola di Guam, sono giunti tre bombardieri B-2 Stealth con capacità nucleare, con circa 200 aviatori provenienti dalla base &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/40849-2.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1268" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/021105-O-9999G-009.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/021105-O-9999G-009.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/021105-O-9999G-009-300x198.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/021105-O-9999G-009-768x507.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/021105-O-9999G-009-1024x676.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p><strong>Guam</strong> è stata spesso menzionata dai media per le ripetute minacce nordcoreane di un possibile lancio di<strong> missile intercontinentale</strong>, cosa che ha creato un certo allarmismo tra la popolazione locale e non solo.</p>
<p>Recentemente, alla base di Andersen, nell’isola di Guam, sono giunti tre bombardieri<strong> B-2 Stealth</strong> con capacità nucleare, con circa 200 aviatori provenienti dalla base di Whiteman (509th Bomb Wing) nel Missouri, a sostegno della missione Bomber Assurance e Deterrence del Comando del Pacifico Usa, in un momento in cui, apparentemente, le tensioni nella penisola coreana vanno diminuendo. Secondo quanto si legge sul sito web dell’aviazione americana del Pacifico “durante lo schieramento, a breve termine, i B-2 condurranno missioni di addestramento a livello locale e regionale e integreranno le capacità con i principali partner regionali, assicurando che gli equipaggi dei bombardieri mantengano un alto livello di prontezza e competenza”.</p>
<p>Il Comando Strategico degli Stati Uniti fa ruotare regolarmente i bombardieri nella regione indo-pacifica per condurre operazioni aeree guidate dal Comando del Pacifico, “fornendo ai leader opzioni deterrenti per mantenere la stabilità regionale”. Non è chiaro per quanto tempo i potenti bombardieri Stealth resteranno schierati a Guam.</p>

<p>Il Northrop Grumman B-2 Spirit è un bombardiere strategico transonico statunitense in grado di trasportare sia armi convenzionali sia nucleari. Lo Spirit B-2 è uno dei tre bombardieri strategici pesanti dell’aviazione statunitense, è il più avanzato e l’unico in grado di portare bombe nucleari a gravità. La tecnologia “Stealth”, di cui è dotato, lo aiuta a penetrare le difese nemiche con una bassissima possibilità di essere individuato dai radar e abbattuto, cosa impensabile per altri tipi di aerei. È il più costoso aeroplano mai costruito: valutato 737 milioni di dollari nel 1997. Alla fine di ottobre, l’esercito americano aveva inviato un B-2, dalla base di Whiteman (Missouri), per una missione a lungo raggio, verso l’area del Pacifico dopo che il capo del Pentagono Jim Mattis, durante una visita in Corea del Sud, aveva indicato un’accelerazione della Nord Corea verso il nucleare. L’ultima volta che uno dei bombardieri Stealth aveva volato vicino alla penisola coreana è stata nel 2013, durante una rara dimostrazione di forza sulla penisola. Esperti militari dicono che qualsiasi attacco degli Stati Uniti alla Corea del Nord coinvolgerebbe quasi certamente i potenti bombardieri.</p>
<p class="m_9168878837499724974ox-badd546393-MsoNormal">Oltre ai tre bombardieri <strong><em>B-2 Spirit stealth</em></strong> si starebbero schierando, nella base Andersen AFB di Guam, anche <strong>sei bombardieri <em>B-52H Stratofortress</em></strong> con 300 avieri provenienti dalla Base aeronautica di Barksdale (AFB), Louisiana, a sostegno della missione “Continuos Bomber Presence” (CBP) del Comando USA del Pacifico. La missione, che esiste dal 2004, è progettata per rassicurare gli alleati degli Stati Uniti nella regione e dare una dimostrazione di forza contro Cina, Corea del Nord e altri potenziali avversari.</p>
<p class="m_9168878837499724974ox-badd546393-MsoNormal">I bombardieri Stratofortresses, (già schierati nella regione nel luglio 2016) saranno operativi presso Andersen verso la fine di questo mese.</p>

<p class="m_9168878837499724974ox-badd546393-MsoNormal">Il ritorno dei B-52H nel Pacifico fornirà, al Comando del Pacifico degli Stati Uniti e ai suoi alleati e partner regionali, una credibile piattaforma di proiezione di potenza strategica. Il B-52 è in grado di volare ad alte velocità subsoniche ad altitudini fino a 15.000 metri e può trasportare ordigni nucleari o convenzionali con guida di precisione.</p>
<p>Oggi l’isola di Guam, è una base fondamentale per le operazioni militari americane nel Pacifico e ospita vari tipi di armi militari americane ad alto profilo, tra cui il sistema di difesa missilistica Thaad.</p>
<p>Guam si trova a circa 3.300 miglia a ovest delle Hawaii, e 1.500 miglia a est delle Filippine e a sud del Giappone, i comandanti americani la definiscono “<strong>una portaerei permanente</strong>”. L’isola ospita diverse strutture militari statunitensi, suddivise tra assetti della Marina e dell’Aviazione. Sull’isola è presente una delle più importanti basi aeree della regione del Pacifico che, proprio grazie alla sua strategica posizione geografica, consente un rapido accesso, ai mezzi dell’aeronautica e della marina, ai potenziali focolai nelle Coree e nel Mar Cinese. Chiunque controlli Guam ha accesso alla Cina a ovest, alle Hawaii e al Nord America a est, al sud-est asiatico a nord e al Giappone a sud. La sua più grande installazione militare, la base dell’aviazione di Andersen, nella parte settentrionale dell’isola, è stata utilizzata da bombardieri B-52 durante la guerra del Vietnam nei primi anni 70. Le acque al largo di Guam sono teatro delle principali esercitazioni della Marina degli Stati Uniti.</p>

<p>Elvio Rotondo<br />Country Analyst de “Il Nodo di Gordio”<br /><a href="http://www.nododigordio.org/" target="_blank">www.NododiGordio.org</a></p>
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		<title>L&#8217;Italia ha bisogno di gas:  nuove rotte energetiche per l&#8217;Ue</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/le-nuove-rotte-del-gas-cui-litalia-parecchio-bisogno.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 13 Dec 2017 17:17:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Gas]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/LAPRESSE_20171212163105_25241894.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/LAPRESSE_20171212163105_25241894.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/LAPRESSE_20171212163105_25241894-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/LAPRESSE_20171212163105_25241894-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/LAPRESSE_20171212163105_25241894-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>È stata sufficiente una esplosione in Austria per bloccare, per poche ore, il flusso di gas russo verso l’Italia e per obbligare il nostro Paese a rendersi conto di quanto sia vulnerabile sotto l’aspetto dell’approvvigionamento energetico e di quanto sia assurda la sostanziale dipendenza da un unico fornitore. In questo caso si è trattato, fortunatamente, &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/le-nuove-rotte-del-gas-cui-litalia-parecchio-bisogno.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/le-nuove-rotte-del-gas-cui-litalia-parecchio-bisogno.html">L&#8217;Italia ha bisogno di gas:  nuove rotte energetiche per l&#8217;Ue</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/LAPRESSE_20171212163105_25241894.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/LAPRESSE_20171212163105_25241894.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/LAPRESSE_20171212163105_25241894-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/LAPRESSE_20171212163105_25241894-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/LAPRESSE_20171212163105_25241894-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>È stata sufficiente una esplosione in <strong>Austria</strong> per bloccare, per poche ore, il flusso di <strong>gas russo</strong> verso l’Italia e per obbligare il nostro Paese a rendersi conto di quanto sia vulnerabile sotto l’aspetto dell’approvvigionamento energetico e di quanto sia assurda la sostanziale dipendenza da un unico fornitore. In questo caso si è trattato, fortunatamente, di un avvenimento fortuito ed occasionale, ma un Paese come l’Italia non può dipendere dalla fortuna o dalle scelte geopolitiche ed economiche di un solo fornitore. Da tempo si sta discutendo di Tap, il gasdotto che dovrà garantire all’Italia l’afflusso di gas in arrivo dall’<strong>Azerbaigian</strong>, ma gli ambientalisti in servizio permanente effettivo stanno ostacolando in ogni modo la realizzazione di un’opera strategica per la Penisola e dall’impatto ambientale irrilevante a fronte di compensazioni più che interessanti anche sotto l’aspetto della tutela e del ripristino del territorio interessato ai lavori ed anche delle aree circostanti.</p>
<p>“Tap – come sostiene Michele Mario Elia, Country Manager del Tap – apre all’Italia e all’Europa una nuova fonte di approvvigionamento, i ricchi giacimenti del Mar Caspio, e una nuova rotta, il Corridoio meridionale del gas. Questo rafforza la sicurezza energetica del Vecchio Continente che dipende ad oggi troppo da un unico fornitore, la Russia, e dai giacimenti in esaurimento del Mare del Nord. Per l’Italia, in particolare, a fronte di una ripresa della domanda e di contratti di fornitura per 35 miliardi di in scadenza, l’arrivo del gas dell’Azerbaigian rafforza la sicurezza degli approvvigionamenti (come drammaticamente dimostrato dalla crisi di ieri, fortunatamente rientrata in poche ore) e introduce sul mercato del gas un nuovo fornitore con effetti anche sul prezzo della materia prima”.</p>

<p>Ovviamente l’interesse è meno evidente per quanto concerne speculazioni edilizie e costruzioni di dubbio gusto, ma un’opera fondamentale per l’economia nazionale diventa fonte di contestazioni continue. Tap ha una lunghezza, sul territorio pugliese, di pochissimi km, non provoca emissioni nocive eppure si cerca di mescolare l’opposizione a Tap con quella nei confronti delle emissioni nocive di Ilva: due situazioni che nulla hanno a che fare ma che, insieme, sfruttano l’ignoranza e la rabbia popolare legata a fattori molto diversi. L’ignoranza riguarda, ad esempio, il problema delle risorse energetiche italiane. Gli ambientalisti non vogliono il nuovo gasdotto in attesa che, in un futuro remoto, le energie rinnovabili siano in grado di garantire tutto l’approvvigionamento indispensabile non solo per le industrie ma per il riscaldamento, per i trasporti, per l’agricoltura. Le auto elettriche saranno il futuro del trasporto su gomma, ma l’elettricità dovrà essere prodotta ed il gas rappresenta una soluzione ideale.</p>
<p><strong>Ma non è solo l’aspetto economico ad essere legato alle forniture energetiche</strong>. L’energia – come spiega il numero del quadrimestrale del Nodo di Gordio in uscita – è fondamentale sotto l’<strong>aspetto geopolitico</strong>. Inutile illudersi di essere liberi e sovrani quando per ottenere l’energia indispensabile alla sopravvivenza si deve dipendere da un unico fornitore. “Follow the energy” si intitola appunto il nuovo numero della rivista edita dal think tank “Il Nodo di Gordio” ed affronta i cambiamenti epocali che, in tutto il mondo, sono legati alla ricerca ed all’utilizzo delle fonti energetiche. Intorno al petrolio sono nate alleanze e si sono sviluppati conflitti sanguinosi. Ma il <strong>petrolio</strong> è ormai solo una delle fonti energetiche utilizzate. Si va in direzione di energie pulite e l’inquinatissima Cina è all’avanguardia nel settore, spesso con tecnologie importate dall’Europa. Il carbone riduce la propria quota nel complesso delle fonti energetiche e cresce l’interesse per il gas. Si tratta di capire se l’Italia vuol essere protagonista di questi cambiamenti o se vuole limitarsi a seguirli e persino a contrastarli ma senza offrire alternative credibili nel breve e medio periodo. Si può anche sognare un’Italia che abbia come uniche fonti energetiche il sole, il vento, l’acqua. Poi, però, ci si scontra con il devastante impatto ambientale dei pannelli solari, con l’insufficienza del vento (e con parchi eolici che deturpano paesaggi meravigliosi) e con piogge in calo e concentrate in periodi limitati. Davvero la costruzione di centinaia di bacini per la raccolta di acque piovane sulle Alpi e sugli Appennini avrebbe un impatto ambientale minore rispetto a pochi km di gasdotto interamente interrato?</p>

<p>Non andrebbero neppure sottovalutate le ricadute positive per l’Italia dalla realizzazione del Tap in termini di accordi internazionali. L’alleanza strategica con l’Azerbaigian, legata al gasdotto, significa riportare l’Italia a contare qualcosa nell’area delle ex repubbliche sovietiche. Significa rafforzare scambi economici, culturali, politici. E significa garantire all’Italia le risorse energetiche anche in caso di incidenti che riguardano altre forniture. È vero che le riserve italiane di gas permettono di superare l’emergenza, ma il prezzo del gas è immediatamente schizzato verso l’alto, per effetto dell’inevitabile speculazione. Un prezzo che pagheranno anche gli ambientalisti.</p>
<p>Augusto Grandi<br /> Senior fellow del think tank “Il Nodo di Gordio”<br /> <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.nododigordio.org/" target="_blank">www.NododiGordio.org</a></p>

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		<title>Spie, prof di Cambridge e interessi  Ecco gli errori italiani sul caso Regeni</title>
		<link>https://it.insideover.com/societa/35548-2.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 05 Nov 2017 16:53:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Eni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1147" height="1068" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/1454949999-regeni.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/1454949999-regeni.jpg 1147w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/1454949999-regeni-300x279.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/1454949999-regeni-768x715.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/1454949999-regeni-1024x953.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1147px) 100vw, 1147px" /></p>
<p>Potrebbe sembrare la trama di un romanzo di Le Carré: professori di Cambridge con legami quanto meno ambigui con ambienti dell&#8217;intelligence britannica, Fratelli Musulmani, malavitosi egiziani, poliziotti, dittatori, politici&#8230; e un agente (forse) incosciente di essere tale, mandato sul campo allo sbaraglio, sacrificabile e sacrificato. Una trama degna de &#8220;La talpa &#8221; o meglio ancora &#8230; <a href="https://it.insideover.com/societa/35548-2.html">[...]</a></p>
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<p>Ormai è palesemente inutile far finta di non capire, se ne sono resi conto anche i nostri politici, Renzi in testa, che adesso hanno cominciato a far la voce grossa e a chiedere che da Cambridge vengano, finalmente, quelle risposte a domande che, per altro, i magistrati italiani incaricati dell&#8217;inchiesta avevano posto sul tavolo sin dal primo momento. Ma la professoressa Maha Abdel Rahman &#8211; la tutor di Regeni che lo aveva incaricato della spinosa &#8220;ricerca&#8221; nei meandri del Sindacato dei venditori ambulanti, da sempre occhi ed orecchie dei Servizi egiziani &#8211; non è mai stata, in tutto questo tempo, disponibile a rispondere. Troppo impegnata in viaggi di studio, in un anno sabbatico intervenuto quanto mai opportunamente per spiegare il perché di quell&#8217;incarico di &#8220;ricerca&#8221; e magari anche i suoi rapporti, quanto meno ambigui, con ambienti vicini all&#8217;Ikwan Muslimum, la Fratellanza Musulmana, che in Egitto, dalla presa di potere di al-Sisi, è tornata in clandestinità.</p>

<p>E intanto Roma ha congelato i suoi rapporti con Il Cairo, prima ritirando in segno di protesta l&#8217;ambasciatore, poi nominandone uno nuovo, Giampaolo Cantini, ma trattenendolo in Italia fino ad Agosto scorso. Quando finalmente il ministro Alfano si è deciso a sfidare la vulgata corrente e le furie di media e intellettuali politically correct e a inviare il nostro diplomatico nella capitale egiziana. A tutelare gli interessi dell&#8217;Italia. Interessi gravemente compromessi dai lunghi mesi di stallo, perché il &#8220;caso Regeni&#8221; è intervenuto proprio in un momento critico e delicatissimo delle relazioni bilaterali italo-egiziane. <strong>Infatti l&#8217;Egitto sta diventando sempre più strategico nel complesso gioco della geopolitica dell&#8217;energia</strong>: la scoperta di importanti giacimenti di gas nell&#8217;offshore del Mediterraneo egiziano, ha fatto puntare sul Cairo l&#8217;attenzione di tutte le grandi Corporation internazionali. E la nostra ENI si trovava in una posizione privilegiata, in forza di un rapporto antico, che risale addirittura agli anni &#8217;50 del secolo scorso, alla stagione di Enrico Mattei. Poi, però, è intervenuto il “caso Regeni” e noi ci siamo messi da parte, sotto la pressione di una &#8220;opinione pubblica&#8221; tanto viscerale quanto disinformata. Mentre gli altri, britannici in testa, hanno continuato a tessere e curare i loro interessi con il governo di al-Sisi. Di fatto, stiamo pagando il conto, ed un conto salato, per gli errori commessi altrove. A Cambridge o, meglio, a Londra.</p>

<p><strong>Andrea Marcigliano</strong><br /><strong>Senior fellow del Think Tank di studi geopolitici &#8220;Il Nodo di Gordio&#8221;</strong></p>
<p><a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.nododigordio.org/" target="_blank">www.NododiGordio.org</a></p>
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		<title>Le tre torri: Usa, Cina e Russia</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/22460-2.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Mar 2017 14:20:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="1034" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/03/LAPRESSE_20170223124259_22285781.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/03/LAPRESSE_20170223124259_22285781.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/03/LAPRESSE_20170223124259_22285781-300x207.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/03/LAPRESSE_20170223124259_22285781-768x529.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/03/LAPRESSE_20170223124259_22285781-1024x706.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Pubblichiamo, per gentile concessione del think tank “Il Nodo di Gordio”, un estratto del saggio di Andrea Marcigliano  uscito sul tredicesimo numero della rivista dal titolo: “Le Tre Torri. Usa, Cina e Russia: i tre poli dello scacchiere geopolitico”.Ormai è il gioco delle Tre Torri. Negli ultimi venticinque anni la scena geopolitica ha conosciuto metamorfosi &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/22460-2.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="1034" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/03/LAPRESSE_20170223124259_22285781.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/03/LAPRESSE_20170223124259_22285781.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/03/LAPRESSE_20170223124259_22285781-300x207.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/03/LAPRESSE_20170223124259_22285781-768x529.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/03/LAPRESSE_20170223124259_22285781-1024x706.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p><strong>Pubblichiamo, per gentile concessione del think tank “Il Nodo di Gordio”, un estratto del saggio di Andrea Marcigliano  uscito sul tredicesimo numero della rivista dal titolo: “Le Tre Torri. Usa, Cina e Russia: i tre poli dello scacchiere geopolitico”.</strong>Ormai è il gioco delle Tre Torri. Negli ultimi venticinque anni la scena geopolitica ha conosciuto metamorfosi vorticose: infatti, dopo il grande gelo della Cold War – che aveva reso per mezzo secolo, il quadro internazionale statico, paralizzato su un bipolarismo fra i due Giganti – dalla caduta del Muro di Berlino in poi abbiamo assistito a mutamenti dalla rapidità, e fluidità, mercuriale. Dopo una breve stagione caratterizzata dall’<strong>egemonia statunitense</strong> – o dall’illusione di questa – con “Washington gendarme del mondo” secondo la definizione del Segretario di Stato Albright, gli attentati di New York e del Pentagono ci hanno precipitato in una più lunga epoca che Paul Wolfowitz definì come quella delle “Alleanze a geometrie variabili”. Con lo scenario geopolitico in continua trasformazione, i nemici di ieri che, improvvisamente divenivano alleati (e viceversa) e, soprattutto, un continuo moltiplicarsi degli Attori geopolitici, prevalentemente nei singoli quadranti regionali.Oggi, però, dopo il palese fallimento della politica estera dell’Amministrazione Obama – che, cercando di delegare agli alleati gli oneri ha finito con il rendere tutta la scena internazionale più magmatica e confusa di quanto lo fosse negli otto anni di George W. Bush – ci troviamo agli albori di una nuova stagione. Una stagione che vede sì il perdurare del gioco delle alleanze a geometrie variabili – come dimostra l’intricata <strong>questione siriana</strong> – ma che al contempo si sta caratterizzando per una nuova forma di tripolarismo.In buona sostanza, un gioco a tre: Usa, Russia e Cina. I tre, unici, players globali. Le uniche potenze non solo intenzionate, ma anche in grado di giocare una partita a 360° su tutta la carta geopolitica mondiale. E pertanto capaci di divenire poli di attrazione per tutti gli altri attori, dalle potenze regionali ai paesi minori, sino alle nuove coalizioni locali che si stanno affacciando sulla scena.Capacità di attrazione che, però, non si traduce automaticamente, anzi ben difficilmente potrà tradursi nel costituirsi di tre Blocchi internazionali compatti e coesi. Al contrario, tende a rendere ancora più dinamico ed insicuro il gioco delle alleanze. Con gli attori di secondo piano che, di volta in volta, di scena in scena, finiscono per essere attratti dall’uno o dall’altro dei Tre Colossi, inseguendo particolari e momentanei interessi. Quello che sta avvenendo proprio in questi mesi con la Turchia ne è l’evidente riprova.Ankara tra Mosca e WashingtonInfatti Ankara appartiene tradizionalmente al blocco degli alleati di Washington. Uno dei pilastri fondamentali, per la sua posizione strategica e per la sua forza militare, di quella che Donald Rumsfeld definì la “Vecchia Nato”. Che, però, è appunto ormai vecchia. E così abbiamo assistito ad un complesso giro di valzer, innescato dalla Guerra Civile in Siria, che ha portato la Turchia a stringere sempre più in rapporti con la Russia, ed Erdogan a farsi promotore con Putin di un Vertice internazionale ad Astana in Kazakhstan per risolvere il conflitto.Scenario impensabile appena un anno fa, quando Ankara si trovava schierata dalla parte delle forze ribelli che in Siria combattevano contro Assad, sostenuto con forza, aiuti ed impegno della flotta e dell’aviazione, da Mosca. Una tensione che aveva raggiunto il livello critico nell’Autunno del 2015, quando un bombardiere russo, che andava a colpire le posizioni dei ribelli dell’Esercito Siriano Libero, era stato abbattuto da un F16 di Ankara. Provocando una crisi nei rapporti bilaterali senza precedenti, e portando i due paesi quasi sull’orlo dello scontro diretto.Musica (probabilmente) per le orecchie dell’Amministrazione Obama, che vedeva allontanarsi lo spettro di una Turchia che giocasse il suo ruolo internazionale svincolata dalle tradizionali alleanze. Come aveva, in buona sostanza, teorizzato l’allora premier turco Davutoglu. Poi, però, sono intervenuti altri fattori determinanti.Due in particolare: la guerra contro lo Stato Islamico e la Questione Curda. Due problemi strettamente intrecciati fra loro, e che lasciavano intravvedere sullo sfondo quello che, comunque, rappresenta il nodo fondamentale di tutto il problema siriano: il ridisegno degli equilibri di tutto il Medio Oriente. In buona sostanza la revisione dei confini stabiliti, a suo tempo, dagli<strong> accordi Sykes-Picot</strong>. E così, nel volgere di un solo anno, la situazione si è completamente ribaltata. Anche perché Vladimir Putin ha saputo abilmente sfruttare la crisi nei rapporti fra Ankara e Washington innescata sia dall’appoggio statunitense ai curdi siriani dell’YPG – strettamente legati ai loro confratelli del PKK, il gruppo separatista che sta insanguinando la Turchia con decine di attentati terroristici – sia, soprattutto, dall’ambiguità dimostrata da Obama di fronte al tentato golpe che, a metà luglio scorso, tentò di rovesciare il governo di Erdogan.Ambiguità che ha reso sospettosi i turchi, anche perché il “padre nobile” del tentato colpo di Stato, il leader politico religioso <strong>Fetullah Gülen</strong>, risiede da anni negli USA e sono ben note le sue (ottime) relazioni con ambienti di Langley. E il nuovo Zar di Mosca non solo non ha esitato a condannare sin dal primo momento il tentativo di golpe – senza attendere il divenire degli avvenimenti, come invece hanno per lo più fatto le principali Cancellerie europee, ma sembra abbia addirittura fatto avvisare dalla sua intelligence Erdogan della minaccia incombente, di fatto salvandogli la vita.Per farla breve, Mosca ed Ankara hanno trovato un accordo sulla Siria – impensabile ed insperabile sino a pochi mesi fa – e insieme si sono fatte promotrici del vertice di Astana. Il primo, serio, tentativo di giungere ad una soluzione negoziata del conflitto, e, di conseguenza, ad un ridisegno degli equilibri medio-orientali tale da soddisfare le esigenze non solo delle due potenze promotrici, ma anche di altri importanti attori coinvolti nella crisi regionale. In particolare l’Iran.<strong>Andrea Marcigliano</strong><strong>Senior follow del think tank<a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.nododigordio.org/" target="_blank"> &#8220;Il Nodo di Gordio&#8221;</a></strong></p>
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		<title>Giochi di ombre dietro alla Tap</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/giochi-ombre-dietro-alla-tap.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 02 Dec 2016 07:31:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Puglia]]></category>
		<category><![CDATA[Tap]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="800" height="600" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/12/Trans_Adriatic_Pipeline.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/12/Trans_Adriatic_Pipeline.png 800w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/12/Trans_Adriatic_Pipeline-300x225.png 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/12/Trans_Adriatic_Pipeline-768x576.png 768w" sizes="auto, (max-width: 800px) 100vw, 800px" /></p>
<p>Tira un “vento” strano intorno alla TAP, la Trans Adriatic Pipeline, il gasdotto che dovrebbe veicolare il gas prodotto nei giacimenti dell’Azerbaigian sino all’Italia. Un vento strano e minaccioso. La TAP infatti dovrebbe fare dell’Italia, e segnatamente della Puglia dove dovrebbe approdare, un nuovo hub strategico per la distribuzione del gas in tutta Europa, con &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/giochi-ombre-dietro-alla-tap.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="800" height="600" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/12/Trans_Adriatic_Pipeline.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/12/Trans_Adriatic_Pipeline.png 800w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/12/Trans_Adriatic_Pipeline-300x225.png 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/12/Trans_Adriatic_Pipeline-768x576.png 768w" sizes="auto, (max-width: 800px) 100vw, 800px" /></p><p>Tira un “vento” strano intorno alla <strong>TAP</strong>, la Trans Adriatic Pipeline, il gasdotto che dovrebbe veicolare il gas prodotto nei giacimenti dell’Azerbaigian sino all’Italia. Un vento strano e minaccioso. La TAP infatti dovrebbe fare dell’Italia, e segnatamente della Puglia dove dovrebbe approdare, un nuovo hub strategico per la distribuzione del gas in tutta Europa, con enormi potenzialità di sviluppo, tanto che la stessa Unione Europea gli ha dovuto riconoscere lo status di Progetto di Interesse Comune, destinato a costituire parte essenziale del Corridoio Meridionale del gas, uno dei dodici “corridoi” energetici considerati prioritari per gli obiettivi strategici della politica energetica comunitaria. Per altro, gran parte dei costi di costruzione della TAP vengono sostenuti dal consorzio azero che gestisce il giacimento di Shah Deniiz II, e tutte le valutazioni di impatto ambientale sembrano decisamente di mostrare la perfetta sostenibilità ecologica.Tutto dovrebbe, dunque, essere a posto, e quindi la TAP trasportare in Italia, in un prossimo futuro, oltre 10 miliardi di metri cubi di gas naturale all’anno, ben presto duplicabili in 20 miliardi. Facile intuire l’importanza strategica di tale infrastruttura, sia per la stessa economia della Puglia, che ne beneficerà in notevole misura, sia per il sistema industriale nazionale nel suo complesso. Senza dimenticare che grazie alla TAP l’Italia diverrebbe finalmente un hub strategico per la distribuzione del <strong>gas azero</strong> in tutta Europa, finalmente uscendo dalla condizione subalterna di semplice paese importatore.Nonostante tutti questi indiscutibili vantaggi, sembra che vi sia “qualcuno” che si diverta a cercare di frapporre ostacoli. Prima con la solita scusa ambientalista – “Devasterà una delle spiagge più belle della Puglia!”, “abbatterà ulivi secolari!” – venute presto a cadere di fronte alle valutazioni scientifiche di impatto ambientale. Poi con il Governatore Michele Emiliano che ha cominciato ad eccepire sul percorso della TAP, proponendo di non farla più passare nel leccese, bensì approdare a Brindisi. Proposta di difficile attuazione, che però comporterebbe un rinvio di parecchi anni dei lavori, spingendo prevedibilmente gli azionisti internazionali del progetto a modificare il percorso della pipeline per non farla più approdare sulle nostre coste.Ora, però, è partito un attacco mediatico ben più in profondità, con servizi giornalistici tutti tesi a incrinare le ottime relazioni esistenti fra Italia ed Azerbaigian, condizione essenziale perché il progetto della TAP possa realizzarsi. Un attacco mediatico che fa leva soprattutto sulla tesi di una sistematica violazione da parte del governo di Baku della libertà di espressione e dei diritti umani. Dimenticando che, come ha detto l’Ambasciatore italiano in Azerbaigian Gianpaolo Cutillo, l’Azerbaigian è un paese laico, che garantisce i diritti culturali e religiosi di tutte le minoranze e che sta ponendo in essere un grande processo di State Building volto alla costruzione di un modello politico-istituzionale di tipo occidentale. D’altro canto appare ben strano che improvvisamente qualcuno cominci a stracciarsi le vesti per le relazioni fra Roma e Baku, mentre si tace sui rapporti economici con altri paesi – ad esempio l’Arabia Saudita – che non brillano certo come esempio di liberal-democrazie tolleranti e multiculturali…Al di là di tale tessuto di nebbia, quello che ci si dovrebbe chiedere è a chi gioverebbe una crisi nelle relazioni fra Roma e Baku, e a chi soprattutto, interessa che non si realizzi la TAP. Le ipotesi sono molte, e probabilmente si tratta di un complesso intreccio di meschini interessi di bottega nostrana – ad esempio la faida, tutta interna al PD, fra Michele Emiliano e Matteo Renzi – e ben più complessi, ed occhiuti, “poteri”, sia politici che economici, internazionali. Che evidentemente non vogliono che l’Italia cominci ad assumere un ruolo attivo nel Grande Gioco del Mercato del gas. E preferiscono continuare a costringerla in una condizione di pesante subalternità.<strong>Andrea Marcigliano</strong>Senior fellow think tank “Il Nodo di Gordio”<a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.nododigordio.org/" target="_blank">www.NododiGordio.org</a></p>
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		<title>Putin pronto a fare il primo ministro</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/18395-2.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alasdair Lane]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 19 Nov 2016 12:04:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="999" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/11/OLYCOM_20161117121510_21338752.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/11/OLYCOM_20161117121510_21338752.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/11/OLYCOM_20161117121510_21338752-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/11/OLYCOM_20161117121510_21338752-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/11/OLYCOM_20161117121510_21338752-1024x682.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>La complessità dello scenario internazionale rende indispensabile il ruolo di Vladimir Putin alla guida della Russia. Dunque alla scadenza del mandato presidenziale non sarà più sufficiente la staffetta con l&#8217;attuale primo ministro Dimitrij Medvedev che diventerebbe presidente al posto di Putin lasciando all&#8217;uomo forte della Russia la guida del governo.Un&#8217;operazione riuscita in passato, ma ora &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/18395-2.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="999" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/11/OLYCOM_20161117121510_21338752.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/11/OLYCOM_20161117121510_21338752.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/11/OLYCOM_20161117121510_21338752-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/11/OLYCOM_20161117121510_21338752-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/11/OLYCOM_20161117121510_21338752-1024x682.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>La complessità dello scenario internazionale rende indispensabile il ruolo di <strong>Vladimir Putin</strong> alla guida della <strong>Russia</strong>. Dunque alla scadenza del mandato presidenziale non sarà più sufficiente la staffetta con l&#8217;attuale primo ministro <strong>Dimitrij Medvedev</strong> che diventerebbe presidente al posto di Putin lasciando all&#8217;uomo forte della Russia la guida del governo.Un&#8217;operazione riuscita in passato, ma ora la situazione globale non consente un indebolimento ai vertici di Mosca. Per questo Putin sta progettando una <strong>modifica costituzionale</strong> per assegnare al futuro primo ministro, cioè a lui stesso, molti più poteri rispetto ad ora. Poteri che verrebbero sottratti al futuro presidente della Federazione Russa.Nel frattempo Mosca intende approfittare di ogni eventuale segnale di <strong>disgelo nei rapporti con gli Stati Uniti</strong>. Ma la Russia torna a guardare con interesse all&#8217;<strong>Europa</strong> ed all&#8217;<strong>Italia</strong>, con l&#8217;auspicio che anche l&#8217;Italia si renda conto dell&#8217;assurdità di <strong>sanzioni</strong> che stanno danneggiando l&#8217;economia della Penisola. Dal 2000 al 2013 l&#8217;interscambio Italo-russo era cresciuto del 185% e l&#8217;export italiano del 327%. Poi, con le sanzioni, l&#8217;interscambio è calato del 31% e lo scorso anno l&#8217;export italiano è diminuito del 34%. Non va meglio nel primo semestre di quest&#8217;anno, con una ulteriore flessione.Eppure &#8211; ha rilevato Antonio Fallico, presidente di Banca Intesa Russia e dell&#8217;Associazione Conoscere Eurasia &#8211; la caduta sta rallentando ed alcuni settori registrano già segnali di ripresa. Non solo la moda e l&#8217;alimentare, ma anche automotive ed aerospazio. Le opportunità in Russia per le aziende italiane tecnologicamente avanzate sono numerose. Negli ultimi 10 anni sono stati realizzati in Russia 120 parchi tecnologici ed altri 37 sono in fase di ultimazione. E nel corso di un convegno di Conoscere Eurasia a Torino, è stato ricordato che la Russia è al dodicesimo posto per innovazione tra le economie mondiali mentre l&#8217;Italia è in ventiseiesima posizione.Per questo, secondo il sindaco di Torino, Chiara Appendino, è arrivato il momento di costruire nuovi ponti con la Russia, in ambito economico ma anche culturale. Mentre Fallico ha sostenuto la necessità di passare dall&#8217;analisi della situazione alla realizzazione di strutture stabili che favoriscano la collaborazione e gli scambi tra Italia e Russia.Alessandro GrandiThink tank &#8220;Il Nodo di Gordio&#8221;<a style="color: #0000ff;" href="http://www.nododigordio.org/" target="_blank" rel="noopener">www.NododiGordio.org</a></p>
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		<title>Due schiaffi a Bruxelles</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/schiaffi-a-bruxelles.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alasdair Lane]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 15 Nov 2016 14:03:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="925" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/11/OLYCOM_20161113183855_21297962.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/11/OLYCOM_20161113183855_21297962.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/11/OLYCOM_20161113183855_21297962-300x185.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/11/OLYCOM_20161113183855_21297962-768x474.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/11/OLYCOM_20161113183855_21297962-1024x631.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>In attesa del voto per le presidenziali austriache del 4 dicembre, l’Unione europea deve fare i conti con il risultato del voto di domenica scorsa in Bulgaria dove è stato eletto presidente Rumen Radev, dichiaratamente a favore di Putin e dell’abolizione delle sanzioni contro la Russia. Ma anche la Moldavia (ora Moldova) ha scelto il &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/schiaffi-a-bruxelles.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="925" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/11/OLYCOM_20161113183855_21297962.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/11/OLYCOM_20161113183855_21297962.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/11/OLYCOM_20161113183855_21297962-300x185.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/11/OLYCOM_20161113183855_21297962-768x474.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/11/OLYCOM_20161113183855_21297962-1024x631.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>In attesa del voto per le presidenziali austriache del 4 dicembre, l’<strong>Unione europea</strong> deve fare i conti con il risultato del voto di domenica scorsa in <strong>Bulgaria</strong> dove è stato eletto presidente <strong>Rumen Radev</strong>, dichiaratamente a favore di Putin e dell’<strong>abolizione delle sanzioni contro la Russia</strong>. Ma anche la <strong>Moldavia</strong> (ora Moldova) ha scelto il nuovo presidente, il filorusso <strong>Igor Dodon</strong>. Due risultati simili in realtà profondamente diverse. E non si può neppure invocare un inesistente “effetto Trump” perché i due vincitori erano in testa anche al primo turno, quando il cattivo giornalismo europeo annunciava la sicura elezione della Clinton, mentre analisti preparati come Riccardo Migliori, presidente emerito dell’Assemblea parlamentare dell’Osce e senior fellow del “Nodo di Gordio” anticipava su Radio Luiss il successo dei candidati filorussi nelle due elezioni europee (<a style="color: #0000ff; text-decoration: underline;" href="http://www.islamcontemporaneo.it/foreign-club/" target="_blank" rel="noopener">clicca qui per ascoltare per ascoltare la puntata NATO-Russia, convivenza possibile?</a>).</p>
<p>[Best_Wordpress_Gallery id=&#8221;345&#8243; gal_title=&#8221;Moldova&#8221;]</p>
<p>Dunque è proprio l’Europa che sta cambiando. A partire dalla Bulgaria, Paese membro dell’Ue ed anche della Nato. Radev, il nuovo presidente, non appartiene alla famiglia delle cosiddette destre populiste, è un uomo della <strong>sinistra</strong> ed è stato votato come reazione ad un centrodestra accusato di corruzione e di eccessivo allineamento a Bruxelles. In realtà i poteri presidenziali, a Sofia, sono ridotti e Radev non ha la forza e la possibilità di cancellare le sanzioni contro Mosca o di portare il Paese fuori dalla Nato e dall’Ue. Ma il segnale resta comunque forte, per chi lo sa ascoltare e vedere. Il segnale di una popolazione impoverita per aver seguito i diktat europei. Così come è chiaro il segnale giunto dalla Moldova dove il nuovo presidente ha promesso di <strong>cancellare l’accordo di associazione all’Ue e di riaprire le porte agli accordi con Mosca</strong>. Via, dunque, le sanzioni e pronti anche al <strong>riconoscimento della Crimea russa</strong>.In cambio il piccolo e povero Paese potrebbe vedere ripartire il proprio settore agricolo, distrutto da sanzioni e controsanzioni, e potrebbe anche fare passi avanti nella soluzione del contenzioso con la <strong>Transnistria</strong>, la regione separatista filorussa. Ma il voto della Moldova ha segnato anche la profonda distanza da Bruxelles e dalla candidata Maia Sandu, ex economista della Banca Mondiale e paladina dell’Unione europea. Senza dimenticare la rabbia popolare per lo scandalo bancario che ha fatto sparire una somma pari ad un ottavo del Pil del Paese, grazie alla complicità del governo filoeuropeista. Almeno in Moldova gli scandali bancari non vengono perdonati dagli elettori.</p>
<p>Della situazione approfitterà, ovviamente e legittimamente, <strong>Vladimir Putin</strong> che in pochi giorni ha incassato la sconfitta dell’arcinemica Clinton ed il successo di due presidenti europei che preferiscono Mosca a Bruxelles. Trump ha confermato di volere un ritorno a rapporti sereni e pacifici con la Russia e questo potrebbe significare la definitiva sconfitta dei terroristi in Siria ed in Irak. Ma potrebbe portare anche al superamento delle sanzioni americane contro Mosca. <strong>Lasciando l’Ue con il cerino in mano</strong>. Perché a quel punto sarebbe economicamente un suicidio proseguire con le sanzioni, che penalizzano l’economia europea, mentre gli Stati Uniti le revocano e fanno affari. Intanto anche la <strong>Cina</strong> si muove e stringe un’alleanza militare con l’<strong>Iran</strong>. Tutti parlano con tutti, solo Juncker si limita a strillare in nome di un politicamente corretto che interessa solo a lui, ad Hollande ed alla corte italiana dei commentatori clintoniani.<strong>Alessandro Grandi</strong><strong>Think tank “Il Nodo di Gordio”</strong><strong><a style="color: #0000ff; text-decoration: underline;" href="http://www.NododiGordio.org" target="_blank" rel="noopener">www.NododiGordio.org</a></strong></p>
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		<title>I riflessi del Brexit sull&#8217;Italia</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/la-brexit-in-italia.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 16 Jun 2016 09:37:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Brexit]]></category>
		<category><![CDATA[unione-europea]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/06/ANSA_20160615172756_19553680.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/06/ANSA_20160615172756_19553680.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/06/ANSA_20160615172756_19553680-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/06/ANSA_20160615172756_19553680-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/06/ANSA_20160615172756_19553680-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Miracoli dei sondaggisti: sino alla scorsa settimana in Gran Bretagna prevaleva  nettamente la voglia di rimanere nell&#8217;Unione Europea poi, misteriosamente, i favorevoli alla Brexit hanno quasi raggiunto i rivali, li hanno appaiati, superati e staccati di 10 punti. Senza che fosse successo alcunché per spiegare il ribaltamento delle posizioni.Nel frattempo si sono scatenati, sull&#8217;isola e &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/la-brexit-in-italia.html">[...]</a></p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/06/ANSA_20160615172756_19553680.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/06/ANSA_20160615172756_19553680.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/06/ANSA_20160615172756_19553680-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/06/ANSA_20160615172756_19553680-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/06/ANSA_20160615172756_19553680-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>Miracoli dei sondaggisti: sino alla scorsa settimana in <strong>Gran Bretagna</strong> prevaleva  nettamente la voglia di rimanere nell&#8217;<strong>Unione Europea</strong> poi, misteriosamente, i favorevoli alla <strong>Brexit</strong> hanno quasi raggiunto i rivali, li hanno appaiati, superati e staccati di 10 punti. Senza che fosse successo alcunché per spiegare il ribaltamento delle posizioni.Nel frattempo si sono scatenati, sull&#8217;isola e sul continente, i catastrofisti impegnati in un esercizio di <strong>terrorismo psicologico</strong> che nulla ha risparmiato. In caso di Brexit possiamo attenderci, noi e loro, lo scioglimento del Polo Nord e la desertificazione, l’invasione delle cavallette e la moria delle balene. Il tutto accompagnato dalla povertà assoluta per l’umanità intera, la disoccupazione generale, la fame nel mondo e, soprattutto, l’aumento dei costi dell’Erasmus.Ovvio che, di fronte a questa ondata di terrorismo mediatico, le <strong>Borse</strong> siano crollate. E quella di <strong>Milano</strong> in particolare. Perché l’immancabile esperto ha spiegato che, per qualche ragione astrusa, il Paese al mondo che sarebbe maggiormente penalizzato dalla Brexit è proprio l’<strong>Italia</strong>. Si paventano espulsioni di massa dei camerieri italiani dai ristoranti e dalle pizzerie di Londra, l’aumento delle tasse e delle tariffe (in Italia, non oltre Manica), una concorrenza spietata da parte britannica nei confronti dei prodotti del <strong>Made in Italy</strong>. I produttori di Barolo e Brunello non sembrano così preoccupati, ma evidentemente si sbagliano. Ed il crollo della Borsa lo prova.<a href="http://www.occhidellaguerra.it/putin-vota-si-al-brexit/">Per approfondire: Brexit, se anche Putin vota sì</a>Non solo Piazza Affari, comunque. Il <strong>panico</strong>, diffuso dai media, ha provocato gli effetti voluti. Perché il dubbio è che si tratti soprattutto di speculazione. D&#8217;altronde un altro esperto ha già dichiarato, a <em>La Gabbia</em>, che per le Borse non sarà un problema recuperare. Per le Borse e gli speculatori no, per i risparmiatori che si sono fatti travolgere dal panico e hanno venduto, i problemi non mancheranno. Perché, come accade sempre in questi casi, sono gli speculatori a vendere ai prezzi massimi, provocando il terrore nei piccoli investitori che vendono dopo, a prezzi più bassi. E saranno sempre gli speculatori a riacquistare ai minimi mentre il “parco buoi” comincerà a ricomprare quando i prezzi saranno saliti.Intanto la Gran Bretagna avrà votato e avrà deciso il proprio futuro. Che, comunque vada, non sarà drammatico. Le economie sono connesse al di là dell’appartenenza o meno all&#8217;Unione europea. La <strong>Svizzera</strong> non ne fa parte, ma vende e compra senza alcun problema ed i lavoratori frontalieri si spostano da una parte all&#8217;altra del confine. <strong>Sopravviveremo</strong> alla Brexit o alla permanenza di Londra nella Ue. Il rischio, in quest’ultimo caso, è che altri Paesi, a partire dalla Danimarca, chiedano di ottenere gli <strong>stessi vantaggi</strong> concessi da Bruxelles a Londra proprio per evitare l’uscita dall’Ue. Sono queste differenze a minare, nel medio periodo, la <strong>solidità</strong> dell’Unione.Alessandro Grandi</p>
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		<title>Kazakhstan, religioni contro il terrorismo</title>
		<link>https://it.insideover.com/terrorismo/religioni-contro-il-terrorismo-in-kazakhstan.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Jun 2016 16:13:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Religioni]]></category>
		<category><![CDATA[Terrorismo]]></category>
		<category><![CDATA[Isis (Stato islamico)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="999" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/06/OLYCOM_20160608204001_19439822.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/06/OLYCOM_20160608204001_19439822.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/06/OLYCOM_20160608204001_19439822-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/06/OLYCOM_20160608204001_19439822-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/06/OLYCOM_20160608204001_19439822-1024x682.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Il 30 e 31 maggio del mese scorso ad Astana, in Kazakhstan, si è tenuta la Conferenza Internazionale intitolata: &#8220;Religioni contro il terrorismo&#8221; giunta al suo quinto appuntamento.L’evento si potrebbe anche definire un’edizione straordinaria dei Forum mondiali per i rappresentanti delle Religioni Tradizionali e per il Dialogo Interreligioso che si tengono in Kazakhstan sin dal &#8230; <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/religioni-contro-il-terrorismo-in-kazakhstan.html">[...]</a></p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="999" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/06/OLYCOM_20160608204001_19439822.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/06/OLYCOM_20160608204001_19439822.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/06/OLYCOM_20160608204001_19439822-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/06/OLYCOM_20160608204001_19439822-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/06/OLYCOM_20160608204001_19439822-1024x682.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>Il 30 e 31 maggio del mese scorso ad Astana, in <strong>Kazakhstan</strong>, si è tenuta la Conferenza Internazionale intitolata: &#8220;Religioni contro il terrorismo&#8221; giunta al suo quinto appuntamento.L’evento si potrebbe anche definire un’edizione straordinaria dei Forum mondiali per i rappresentanti delle Religioni Tradizionali e per il Dialogo Interreligioso che si tengono in Kazakhstan sin dal 2003.Di fatto, questi eventi organizzati allo scopo di <strong>disinnescare lo scontro di civiltà</strong> scaturito dagli attacchi terroristici dell’11 settembre che distrussero le Torri Gemelle del World Trade Center di New York, costituiscono una delle piattaforme essenziali per il dialogo interreligioso e interculturale del XXI secolo. Significativo, peraltro il fatto che il paese ospitante sia un paese a maggioranza musulmana ma caratterizzato dalla presenza e dalla pacifica convivenza di più di cento gruppi etnici e religiosi.L’iniziativa di ques’anno, nasce dallo<strong> stato di emergenza</strong> conseguente all’escalation dei recenti attentati terroristici perpetrati ad opera dell’ISIS che continuano a colpire la comunità internazionale, ormai in preda alla costante minaccia alla propria sicurezza.Il tentativo posto in essere dalle organizzazioni terroristiche è quello di minare e di scardinare le norme internazionali, i principi e i meccanismi di cooperazione fra gli stati, il loro impegno globale nei confronti del riconoscimento dei diritti umani e della libertà.Ad Astana, capitale del Kazakhstan, i relatori convenuti a questo annuale consesso internazionale, hanno evidenziato come questo “male” globale si possa combattere solo attraverso degli<strong> sforzi congiunti</strong> da parte della comunità internazionale.L’evento, tenutosi all’interno del Palazzo della Pace e della Concordia, ha riunito rappresentanti religiosi e parlamentari provenienti da tutto il mondo.I lavori – coordinati dal Presidente del Senato Kazako, K. Tokayev – hanno registrato la presenza di rappresentanti religiosi e politici provenienti da oltre 40 Paesi.Nella delegazione italiana hanno partecipato ai lavori l’On. Edmondo Cirielli, Deputato del Parlamento Italiano e il Segretario Generale dell’Assemblea parlamentare dell’OSCE, Roberto Mondella.Una ferma e risoluta condanna nei confronti del terrorismo e dell&#8217;estremismo violento in tutte le loro forme e manifestazioni, è stato l’esito della discussione. Il documento finale del convegno, sintetizzato in 28 punti, ha individuato nel terrorismo internazionale una delle minacce più pericolose e gravi per il comune senso religioso, per la sicurezza internazionale e per la crescita dell&#8217;umanità.Al di là del protocollo, a margine all’evento è stato possibile registrare che nei momenti di convivialità si è instaurato un clima di concordia e di intesa fra i rappresentanti di tutte le confessioni religiose presenti, ancorché molto distanti fra loro. Lama buddhisti, rappresentanti del taoismo o dell’induismo hanno conversato affabilmente con leader del mondo islamico.L’On. Cirielli ha tenuto un discorso in cui ha esteso una condanna a 360 gradi nei confronti del terrorismo di qualsivoglia forma o matrice: dall’antisemitismo, ai bombardamenti atomici su Nagasaki ed Hiroshima, fino ai talebani, all’11 settembre ed agli attuali attentati dell’ISIS, quindi alle persecuzioni nei confronti dei cristiani.Unanimemente i leader religiosi ivi presenti hanno condannato il ricorso alla violenza da parte del proprio credo, così come di qualsiasi altra religione.Il Presidente del Consiglio Federale Nazionale degli Emirati Arabi, Uniti Amal al-Kubaisi, ha definito il terrorismo “un sintomo causato dalla povertà, dalla disuguaglianza sociale e dalla mancanza di educazione delle persone”.Quindi, riepilogando alcuni punti salienti espressi durante la conferenza, si è ribadita l’importanza ed il ruolo del dialogo interreligioso, la cooperazione internazionale, la diplomazia politica e interparlamentare nel garantire i fondamenti spirituali e giuridici della pace e della sicurezza globale.È stata espressa indignazione nei confronti degli efferati atti di terrore perpetrati in varie parti del mondo che hanno provocato la morte di molte persone innocenti, violando i diritti umani. Quindi per la sofferenza causata alle comunità religiose, per le masse di civili costretti a fuggire dalle loro case. Per i danni arrecati agli antichi siti religiosi e santuari.Si è evidenziata l&#8217;importanza di adottare una risoluzione dell&#8217;Assemblea Generale delle Nazioni Unite che vieti la diffamazione delle religioni e dei loro simboli, ponendo l’accento sui principi di tolleranza, coesistenza pacifica e dialogo interreligioso.Si è dichiarato che gli Stati debbano adottare misure atte a proteggere i propri cittadini dagli atti terroristici, promuovendo altresì la salvaguardia dei diritti umani e delle libertà fondamentali nel contesto di questa lotta.Preoccupazione è stata espressa per la gioventù, sempre più vulnerabile all’ideologia estremista, da cui un appello agli Stati affinché ne impediscano la radicalizzazione.È stata rimarcata l&#8217;importanza di un’educazione religiosa corretta al fine di arginare in modo efficace la diffusione delle ideologie estremiste.Infine un appello è stato rivolto affinché la comunità internazionale si possa ispirare a queste iniziative promosse dal Kazakhstan che con la chiusura &#8211; 25 anni fa &#8211; del sito di test nucleari di Semipalatinsk, ha dato al mondo un esempio della costruzione di un futuro sicuro per l&#8217;intero pianeta. Un gesto questo, che dimostra come i Forum dei leader delle religioni mondiali e tradizionali in Kazakhstan, siano diventati una piattaforma efficace per il necessario Dialogo Interreligioso globale.<strong>Ermanno Visintainer</strong><strong>Senior fellow think tank “<a href="http://www.nododigordio.org/" target="_blank">Il Nodo di Gordio</a>”</strong></p>
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