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	<title>Guido Dell&#039;Omo Archives - InsideOver</title>
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	<title>Guido Dell&#039;Omo Archives - InsideOver</title>
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		<title>Geopolitica del gas naturale: la nuova frontiera dello scontro Russia-Usa</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/geopolitica-gas-naturale-russia-stati-uniti.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Guido Dell'Omo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 May 2019 06:44:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[gas naturale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1255" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/LP_1577491.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/LP_1577491.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/LP_1577491-300x196.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/LP_1577491-768x502.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/LP_1577491-1024x669.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>In un discorso durato 50 minuti e pronunciato dal terminal di Gnl di proprietà di Sempra Energy, attualmente in costruzione, in Louisiana, il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha rilanciato l’ &#8220;America First Energy Policy&#8221;, paragonando la rivoluzione energetica statunitense a un nuovo Muro di Berlino pronto a essere abbattuto grazie alla riduzione della dipendenza europea dalla Russia, &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/geopolitica-gas-naturale-russia-stati-uniti.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/geopolitica-gas-naturale-russia-stati-uniti.html">Geopolitica del gas naturale: la nuova frontiera dello scontro Russia-Usa</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1255" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/LP_1577491.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/LP_1577491.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/LP_1577491-300x196.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/LP_1577491-768x502.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/LP_1577491-1024x669.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>In un discorso durato 50 minuti e pronunciato dal terminal di Gnl di proprietà di Sempra Energy, attualmente in costruzione, in <a href="http://time.com/5589336/trump-america-first-energy-policy/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Louisiana</a>, il Presidente degli Stati Uniti <strong>Donald Trump</strong> ha rilanciato l’ &#8220;<a href="https://www.whitehouse.gov/issues/energy-environment/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">America First Energy Policy&#8221;</a>, paragonando la rivoluzione energetica statunitense a un nuovo Muro di Berlino pronto a essere abbattuto grazie alla riduzione della dipendenza europea dalla Russia, che ora come vedremo guarda sempre più a Est per piazzare le sue ingenti riserve energetiche. Nei mesi scorsi il Gnl statunitense, trasportato su navi cisterna partite per la maggior parte da Sabine Pass &#8211; il terminal al confine tra Texas e Louisiana gestito da Cheniere Energy &#8211; è già approdato in <strong>Asia, Africa ed Europa</strong>. E l’amministrazione Trump punta proprio all&#8217;Unione europea con l&#8217;ambizioso obiettivo di portare gli Stati Uniti, nei prossimi 5 anni, a diventare il <strong>principale fornitore di Gnl</strong> del Vecchio Continente. Da luglio 2018 le esportazioni statunitensi di Gnl verso l&#8217;UE sono aumentate circa del <a href="http://europa.eu/rapid/press-release_IP-19-2313_en.htm" target="_blank" rel="noopener noreferrer">270%</a> e a marzo 2019 si è registrato il volume più alto di scambi con oltre 1,4 miliardi di metri cubi. In altre parole l’Europa è stata la principale destinazione del gas liquefatto statunitense nei primi mesi del 2019, prima ancora dell’Asia.</p>
<p>Parlare di &#8220;rivoluzione del gas naturale&#8221; sembra sempre meno un&#8217;esagerazione giornalistica. <strong>La fine dell&#8217;era del petrolio</strong>, con i paesi Opec in grado di fare buono e cattivo tempo con le riserve dei barili in loro possesso, è indubbiamente uno dei temi più interessanti e rilevanti di questi anni. Considerando anche che l&#8217;annuncio del famoso <em>disengagement</em> dalla regione mediorientale fatto da Trump è stato possibile innanzitutto perché gli Stati Uniti sono diventati negli ultimi anni produttori ed esportatori sia di gas che di petrolio.</p>
<p>E nel frattempo cosa succede a Mosca? La recente &#8220;storia energetica&#8221; tra <strong>Russia</strong> e <strong>Cina</strong> inizia a maggio 2014, quando Gazprom e la China National Petroleum Corp. (CNPC) hanno firmato un accordo per l’approvvigionamento di gas naturale pari a 400 miliardi di dollari, portando in questo modo la Russia a entrare nella lista cinese degli esportatori di gas con 38 miliardi di metri cubi l’anno di export garantiti. E’ interessante far notare come l’accelerazione delle trattative e il conseguente accordo tra Mosca e Pechino sia arrivato poco dopo l’imposizione delle sanzioni occidentali a danno della Russia per l’annessione della <strong>Crimea</strong>. Questa coincidenza temporale ci spinge a valutare l’eventualità che l’inasprimento delle relazioni con l’Unione europea possa spingere Mosca a guardare sempre più a Oriente, con il rischio di favorire il consolidamento di un blocco russo-cinese potenzialmente molto pericoloso per gli interessi occidentali e prima di tutto europei.</p>
<p>Ma le forze dell’Alleanza Atlantica non sono le uniche a nutrire qualche timore per la velocità dei progressi cinesi sia a livello diplomatico-politico che più in generale sul piano dei settori strategici quali infrastrutture, tecnologia, reti, la corsa allo spazio: anche la Russia di Vladimir Putin teme la Cina e Unione europea e Stati Uniti potrebbero puntare proprio sulle preoccupazioni russe per riavvicinare Mosca a Bruxelles con l’obiettivo di creare un fronte in grado di gestire l’espansionismo cinese. Per ora le convergenze tra Mosca e Pechino non devono sorprendere: se da un lato la leadership del Cremlino trova un Occidente spesso con un’attitudine belligerante o quantomeno fortemente sospettosa nei confronti delle offerte di collaborazione russe,dall&#8217;altro trova un attore con una crescita economica e demografica sorprendente e di fatto potenzialmente molto utile per gli interessi russi. Questo vale sia per gli interscambi commerciali, con cui la Russia spera di rinvigorire la sua economia, sia in chiave di difesa: l’estremo oriente russo è pressoché disabitato e il confine con la Cina preoccupa enormemente Mosca considerando la differenza di concentrazione delle rispettive popolazioni in quell’area (6 milioni di russi contro 100 milioni di cinesi. Fonte: <a href="https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/la-nuova-frontiera-di-putin-verso-i-mercati-asiatici-22385" target="_blank" rel="noopener noreferrer">ISPI</a>).</p>
<p>Durante un incontro organizzato ad aprile dall&#8217;Istituto Affari Internazionali in collaborazione con la Chinese Academy of Social Sciences (Cass) a cui hanno preso parte il Sottosegretario allo sviluppo economico Michele Geraci e il presidente della Cass, Xie Fuzhan, quest’ultimo ha pronunciato una frase semplice e diretta quanto potente: la Cina non può crescere senza il resto del mondo, ma il mondo non può pensare di crescere senza la Cina.</p>
<p>Queste parole sono un contributo importante per la nostra riflessione sul ruolo della Cina che, per le altre grandi potenze, rappresenta allo stesso tempo una minaccia e una possibilità. Ed è proprio il settore energetico che più di tutti aiuta a inquadrare i grandi giochi di potere per il dominio del nuovo secolo. Come scritto su <em><a href="http://www.limesonline.com/cartaceo/mosca-guarda-a-est-pechino-a-ovest-lintesa-e-inevitabile" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Limes</a> </em>“oltre al megacontratto per l’approvvigionamento di gas naturale stipulato nel 2014 tra la russa Gazprom e la China National Petroleum Corporation (Cnpc) e la conseguente costruzione del gasdotto Power of Siberia, altri ne vengono firmati, come quelli che permetteranno alla russa Novatek di fornire a Pechino tre milioni di tonnellate di gas naturale liquido e a Rosneft di raddoppiare le forniture di petrolio per l’assetato vicino. Il tutto nel quadro di una strategia orientale che il Cremlino si impone tre anni orsono e che dovrà portare la percentuale delle esportazioni di energia russa verso la regione Asia-Pacifico dall’attuale 6% al 23% entro il 2035.” Se le esportazioni del <strong>Power of Siberia</strong> verso la Cina partiranno, come previsto, dal dicembre 2019, unendo e di fatto avvicinando i due grandi paesi, da tenere d’occhio per il futuro sono i flussi di gas verso l’Europa. Per ora non c’è un rischio concreto di assistere a uno scenario in cui Mosca non ha più gas da esportare in Ue, ma il punto non è tanto la quantità delle riserve, quanto la tendenza a “fare business” con un mondo piuttosto che un altro, ovvero ad avvicinarsi al mercato asiatico allontanandosi da quello europeo.</p>
<p>Nonostante le controversie con il blocco occidentale siano numerose, sarebbe ingenuo credere che queste bastino a legare strettamente russi e cinesi, considerando quanto i primi temano i secondi. Però negli ultimi anni la velocità del miglioramento delle loro relazioni è stata sotto gli occhi di tutti. Come scritto sul sito dell&#8217;<a href="https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/la-nuova-frontiera-di-putin-verso-i-mercati-asiatici-22385" target="_blank" rel="noopener noreferrer">ISPI</a> “nel 2012 il governo russo ha creato il Ministero per lo Sviluppo dell&#8217;Estremo Oriente; nel 2013 ha adottato il Programma di sviluppo economico e sociale dell&#8217;Estremo Oriente; nel 2014 il Parlamento ha approvato una legge sulle Zone Economiche Speciali Avanzate e nel 2015 una legge che concede a Vladivostok (e successivamente ad altri porti del Pacifico) lo status di porto franco con legislazioni speciali e regimi amministrativi e fiscali tra i più favorevoli della regione Asia-Pacifico. Infine la creazione dell’Eastern Economic Forum: l&#8217;incontro internazionale annuale nato con l’obiettivo di sviluppare il dialogo e la cooperazione tra Russia e i paesi dell’Asia-Pacifico proprio per far diventare l’Estremo Oriente russo una piattaforma produttiva e logistica per tutta la regione, incentivando progetti produttivi ma anche e soprattutto progetti infrastrutturali, la cui inadeguatezza rappresenta il vero freno allo sviluppo e all&#8217;integrazione dell’area.”</p>
<p>In questo avvicinamento a Pechino, Mosca non vede solo grandi opportunità di guadagno, ma anzi e soprattutto una strategia per la difesa degli interessi russi nell&#8217;area che, con l’attivismo cinese in Asia centrale e in Europa, rischiano nei prossimi decenni di essere profondamente compromessi. L’annuncio da parte del leader cinese Xi Jinping del progetto <strong>Belt and Road</strong> sta preoccupando non solo gli Stati Uniti e alcuni paesi europei ma anche la Russia, che sta cercando di comprendere come gestire il progetto per volgerlo a suo vantaggio piuttosto che essere relegata a giocare un ruolo minore nella BRI, perdendo l’influenza finora guadagnata nell&#8217;area che la divide dal gigante cinese.</p>
<p>In questa cornice si stringono invece i legami tra Bruxelles e Washington. Il Commissario dell&#8217;Ue per l&#8217;Energia, <strong>Miguel Arias Canete</strong>, e il Segretario di Stato Usa per l&#8217;Energia, <strong>Rick Perry</strong>, si sono incontrati i primi giorni di maggio al Council B2B Energy Forum dove hanno sottolineato l&#8217;importanza, per l&#8217;Unione europea, di avviare progetti infrastrutturali (terminali di rigassificazione) per rendere i paesi europei sempre più in grado di ricevere il Gnl statunitense; e Perry non ha perso quest&#8217;occasione per criticare i progetti nel Nord Stream II e del Turkstream che a suo dire non vanno certo nella direzione della diversificazione degli approvvigionamenti richiesta dalla Casa Bianca.</p>
<p>Secondo Trump il ruolo che gli Stati Uniti si stanno ritagliando nel settore dell&#8217;energia e in particolare del gas naturale è paragonabile alla caduta del Muro di Berlino. Considerando quanto il mondo sia cambiato dal 1989, questa è una dichiarazione da non inserire nella lista delle &#8220;sparate&#8221; dell&#8217;inquilino della Casa Bianca. Nel 2016, durante una Conferenza tenuta nella prestigiosa università di Harvard, Corey Lewandoski, uno dei primi responsabili della campagna elettorale di Trump, disse: &#8220;Il problema dei media è che prendono Trump alla lettera, ma non seriamente. Mentre i cittadini lo prendono seriamente, ma non alla lettera.&#8221; Forse è il caso che i leader dell&#8217;Unione europea prendano il presidente degli Stati Uniti sia &#8220;seriamente&#8221; che &#8220;alla lettera&#8221; quando fa dichiarazioni così rilevanti sul futuro di uno dei settori più strategici per ogni nazione: quello dell&#8217;energia. Sarebbe opportuno che <strong>Italia</strong> ed <strong>Ue</strong> capiscano che note suonare nel concerto delle grandi potenze: il rischio di trovarsi &#8220;fuori tempo&#8221; è troppo alto.</p>
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		<title>La strategia dell’Italia per il gas del Mediterraneo orientale</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/la-strategia-dellitalia-per-il-gas-del-mediterraneo-orientale.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 06 Mar 2019 09:51:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[eastmed]]></category>
		<category><![CDATA[gas naturale]]></category>
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		<category><![CDATA[Unione europea (Ue)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1624" height="1080" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_8268162-1624x1080-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_8268162-1624x1080-1.jpg 1624w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_8268162-1624x1080-1-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_8268162-1624x1080-1-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_8268162-1624x1080-1-1024x681.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1624px) 100vw, 1624px" /></p>
<p>Con la scoperta dei giacimenti di gas di Afrodite, Tamar, Leviatano, Zohr e Noor nelle profondità del Mediterraneo orientale l’importanza strategica di quest’area torna a crescere considerevolmente. A poca distanza l’uno dall’altro l’Italia ha preso parte a due incontri fondamentali per il futuro della regione: l’EastMed Gas Forum, tenuto a gennaio al Cairo, e il primo vertice &#8230; <a href="https://it.insideover.com/economia/la-strategia-dellitalia-per-il-gas-del-mediterraneo-orientale.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1624" height="1080" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_8268162-1624x1080-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_8268162-1624x1080-1.jpg 1624w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_8268162-1624x1080-1-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_8268162-1624x1080-1-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_8268162-1624x1080-1-1024x681.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1624px) 100vw, 1624px" /></p><p>Con la scoperta dei giacimenti di gas di Afrodite, Tamar, Leviatano, Zohr e Noor nelle profondità del Mediterraneo orientale l’importanza strategica di quest’area torna a crescere considerevolmente. A poca distanza l’uno dall’altro l’Italia ha preso parte a due incontri fondamentali per il futuro della regione: l’EastMed Gas Forum, tenuto a gennaio al Cairo, e il primo vertice tra Ue e Lega araba, concluso il 25 febbraio a Sharm el Sheikh, non a caso sempre all’interno dei confini egiziani.</p>
<p>Al di là delle consuete dichiarazioni di circostanza il presidente del Consiglio italiano, Giuseppe Conte, si è spinto ad affermare: “Abbiamo ripassato lo stato della cooperazione anche in campo economico. Tenete conto che in Italia, e direi nell’intera Unione europea, è importante il problema della sicurezza e della diversificazione. Da questo punto di vista, sicuramente Egitto, Cipro, Grecia e Israele, con il coinvolgimento dell’Italia, offrono anche un importante contributo per quanto riguarda la sicurezza e la diversificazione in campo energetico e in particolar modo del gas”.</p>
<p>La geografia è il fattore principale per riuscire a comprendere le prospettive di un mercato, quello dell’energia, che sta vivendo un periodo di grande cambiamento che l’Italia potrebbe riuscire a sfruttare con risultati molto positivi. Ci troviamo al centro del mercato energetico del gas naturale, che secondo le stime dell’International Energy Agency  entro il 2040 diventerà la seconda fonte energetica per consumo mondiale. In questa cornice l’Ue nel 2015 ha indicato la costruzione del gasdotto EastMed come Project of Common Interest.</p>
<p>L’Egitto scommette che la sua posizione strategica a cavallo del Canale di Suez, ponte di terra tra l’Asia e l’Africa, e le sue infrastrutture ben sviluppate, tra cui una vasta rete di condotte e due impianti di liquefazione del gas, contribuiranno a trasformarlo in un centro energetico di distribuzione per i paesi della regione e non solo. La scoperta dei giacimenti di Zohr e Noor a largo delle coste egiziane grazie alle doti esplorative di Eni e altre scoperte minori nelle acque cipriote e israeliane stanno proiettando l’Egitto verso il ruolo di esportatore di gas naturale. In questo contesto l’Italia deve cercare di diversificare le proprie fonti energetiche perché diversi analisti avvertono che Algeria e Libia, nei prossimi anni, aumenteranno considerevolmente il consumo interno di energia riducendo di conseguenza la loro capacità di esportazione.</p>
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<p>Inoltre nei giorni scorsi come riportato su Agenzia Nova  “la compagnia petrolifera qatariota Qatar Petroleum ha annunciato insieme alla statunitense ExxonMobil di aver scoperto un altro grande giacimento di gas nel giacimento Glaucus-1, nel blocco 10 della Zee cipriota, con riserve stimate tra i 5 e gli 8 mila miliardi di metri cubi di gas”. L’area di 2.572 chilometri quadrati  è gestita da ExxonMobil, con una quota del 60 per cento, e da Qatar Petroleum, con una quota del 40 per cento.</p>
<p>Una maggiore presenza di Exxon nelle Zee cipriota può essere positiva per due motivi:</p>
<ol>
<li>Per dissuadere la Turchia da azioni di disturbo nelle acque cipriote, considerando anche che, recentemente, il ministro degli esteri turco ha annunciato l’intenzione di iniziare attività di perforazione nelle prossimità di Cipro senza nessun tipo di accordo. Dopo l’incidente con la Saipem, noleggiata da Eni, Washington ha spedito la sesta flotta Usa, nel Mediterraneo orientale, per ricordare ad Ankara come gli Stati Uniti abbiano intenzione di tutelare i loro interessi nell’area.</li>
<li>Le scoperte della Exxon, se dovessero rivelarsi maggiori di quelle attuali in termine quantitativo, potrebbero tornare utili al progetto EastMed e quindi inserirsi nella scia della volontà di diversificare le fonti di approvvigionamento per l’Europa, la cui dipendenza dal gas russo non è notoriamente gradita alla Casa Bianca.<br />
L’Italia può giocare un ruolo da protagonista nella partita energetica che vede impegnati e impegnerà tutti gli attori internazionali, vicini e distanti, nei prossimi decenni. Come già detto su questa testata , “per la strategia energetica italiana, la costituzione dell’hub gasiero del Mediterraneo appare un obiettivo prioritario, congeniale al complessivo interesse nazionale e, soprattutto, potenziale fonte di un maggior potere contrattuale di fronte a fornitori di materie prime ed alleati politici”.</li>
</ol>
<p>Nella relazione per la politica dell’informazione per la sicurezza viene rimarcato quanto anche gli apparati di sicurezza dello Stato tengano in alta considerazione il dossier energetico: “Sul fronte internazionale, l’azione dei nostri sistemi informatici è rimasta, anche nell’ultimo anno, concentrata sull’area del Mediterraneo allargato e del Vicino Oriente, a causa delle crisi e delle turbolenze interne che ancora caratterizzano la regione, con impatto sulla nostra sicurezza e sui nostri interessi, ma anche perché in quelle crisi si fa un confronto tra attori al di fuori del quadrante i cui risultati sono destinati a pesare sugli equilibri geostrategici”.</p>
<p>E, ancora: “Con riferimento ai progetti infrastrutturali in grado di portare sul mercato nuovi fornitori, l’attenzione dell’intelligence si è appuntata sul cd. Corridoio meridionale – che dall’Azerbaigian arriverà fino alle coste pugliesi – e sui possibili sviluppi del Bacino del Levante, ove l’attività di prospezione ha individuato riserve significative non solo per le economie della regione, ma, potenzialmente, anche per le piazze europee”.</p>
<p><a href="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/east-med-gas.png"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" class="size-large wp-image-219739 aligncenter" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/east-med-gas-832x1024.png" alt="" width="832" height="1024" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/east-med-gas-832x1024.png 832w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/east-med-gas-244x300.png 244w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/east-med-gas-768x946.png 768w" sizes="auto, (max-width: 832px) 100vw, 832px" /></a></p>
<p><em>Infografica di Alberto Bellotto</em></p>
<p>Oltre l’aspetto energetico, allargando l’obiettivo, riuscire a stabilizzare il proprio ruolo in una macro-regione al centro di interessi internazionali, per il nostro Paese, sarebbe ampiamente consigliato.  Il continente africano è sempre più in subbuglio e l’instabilità che si riversa in Nord Africa mette sotto pressione lo Stivale.</p>
<p>La parola chiave è: investimenti. Ue e Stati Uniti hanno lanciato, in maniera indipendente, il loro “Piano Marshall” per l’Africa. Già questo settembre il presidente della Commissione europea Jean Claude Juncker  aveva delineato i primi passi che l’Ue avrebbe dovuto seguire in Africa, spiegando che uno dei principali obiettivi, oltre al supporto per la crescita, sia quello di controbilanciare la presenza cinese nel Continente nero: l’Ue propone un prestito pari a circa 45miliardi di dollari da spalmare in sette anni e che idealmente dovrebbe partire dal 2021.</p>
<p>Contemporaneamente al prestito europeo l’Ue si impegna a:</p>
<ul>
<li>favorire la formazione di una classe media attraverso il sostegno a imprenditori e business;</li>
<li>garantire agli africani il diritto allo studio anche attraverso partnership con università europee;</li>
<li>creare 10 milioni di posti di lavoro nel Continente entro cinque anni. Senza contare il progetto di un’area di libero scambio tra Ue e Africa che sta procedendo di pari passo alle altre iniziative europee nell’area.</li>
</ul>
<p>Anche il consigliere per la sicurezza nazionale degli Usa, John Bolton, nel suo discorso pronunciato all’Heritage Foundation,ha parlato di una “nuova strategia per l’Africa” per controbilanciare l’influenza cinese e per concentrare in maniera più intelligente e utile gli investimenti in un continente in cui, solo nel 2017, solo gli aiuti americani hanno toccato gli 8,7 miliardi di dollari, mentre gli investimenti hanno raggiunto l’importante cifra di 50 miliardi di dollari.”</p>
<p>Il corridoio energetico che potrebbe (il condizionale è d’obbligo considerando i molti ostacoli della costruzione di un gasdotto da 1900 chilometri) collegare le risorse del Mediterraneo orientale a Italia e quindi Ue rappresenta una scommessa importante per un Paese che, in quell’area, ha molti interessi. Ciò che serve, e che spesso manca alla politica, è una visione di lungo termine.</p>
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		<title>Il gas naturale alla conquista del mondo</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/gas-naturale-conquista-mondo.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 16 Feb 2019 12:42:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[gas naturale]]></category>
		<category><![CDATA[mediterraneo]]></category>
		<category><![CDATA[unione-europea]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="3000" height="1989" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/LP_5457501.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/LP_5457501.jpg 3000w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/LP_5457501-300x199.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/LP_5457501-768x509.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/LP_5457501-1024x679.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 3000px) 100vw, 3000px" /></p>
<p>Il gas naturale sta acquisendo sempre più rilevanza strategica sul palcoscenico internazionale. Il nostro Paese si muove bene grazie alle doti dell’Eni che a largo delle coste egiziane ha scoperto due giacimenti estremamente importanti come quello di Zohr e quello di Nour. Mentre l’Italia stringe legami con Egitto, Cipro, Grecia, Creta e Israele sulla spinta del progetto &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/gas-naturale-conquista-mondo.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="3000" height="1989" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/LP_5457501.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/LP_5457501.jpg 3000w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/LP_5457501-300x199.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/LP_5457501-768x509.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/LP_5457501-1024x679.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 3000px) 100vw, 3000px" /></p><p>Il gas naturale sta acquisendo sempre più rilevanza strategica sul palcoscenico internazionale. Il nostro Paese si muove bene grazie alle doti dell’<strong>Eni</strong> che a largo delle coste egiziane ha scoperto <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/eni-litalia-legitto-un-giacimento-cambia-gli-equilibri-nel-mediterraneo/" target="_blank">due giacimenti</a> estremamente importanti come quello di Zohr e quello di Nour. Mentre l’<strong>Italia</strong> stringe legami con Egitto, Cipro, Grecia, Creta e Israele sulla spinta del progetto per il gasdotto <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/la-rivoluzione-del-gas-naturale-e-il-ruolo-dellitalia/" target="_blank">EastMed</a> &#8211; nominato nel 2015 <em>Project of common interest </em>dall’Unione europea – la Turchia di Erdogan guarda con stizzita attenzione ai movimenti nel Mediterraneo orientale. Si ricordi il caso Saipem 12000, la nave noleggiata da Eni per svolgere attività di esplorazione nel blocco 3 della Zee cipriota, tenuta ferma per quasi un mese dalla marina turca che, infine, ha costretto l’imbarcazione a riparare in Nord Africa.</p>
<p>Allargando l’obiettivo si può comprendere come questa risorsa sia candidata a giocare un ruolo di primo piano nelle dinamiche internazionali. Dal dibattito <strong>Tap e NordStream2</strong>, al fracking statunitense e i primi carichi di gas naturale liquefatto in Europa per tentare di mettere freno al (quasi) monopolio detenuto dalla Russia di <strong>Vladimir Putin</strong>, principale esportatore di gas nel Vecchio Continente. Anche i paesi del Golfo non stanno con le mani in mano. Già con l’annuncio della <strong>Vision 2030</strong> lanciata dal principe ereditario <strong>Mohammad bin Salman</strong>, Riad ha confermato la volontà di diversificare l’economia del regno e quindi la sua produzione energetica. L’oro nero ha dato tanto alla famiglia dei Saud, ma hanno ormai capito come il petrolio perderà importanza col passare dei decenni. Durante la transizione energetica – uno dei punti cardine della nostra epoca – è l’<strong>oro blu</strong> che diventerà la risorsa di punta del settore energetico.</p>

<p>Durante il passaggio dagli idrocarburi tradizionali alle energie rinnovabili ci sarà un gap, uno spazio vuoto, di circa 30 anni, forse anche meno. Questo gap va riempito con l’idrocarburo più efficiente e meno inquinante. Scelta che tra gas e <strong>carbone</strong> ricadrà sul primo, inquinando il 50% in meno del secondo e il 20-30% in meno del petrolio. Un progetto come l’EastMed verrà portato a termine solo se ci sarà una decisione politica dopo una valutazione sui costi, per decidere se alla lunga possa rivelarsi utile per favorire la concorrenza tra gli esportatori nel contesto europeo. Oggi la situazione sta cambiando. È molto più conveniente il gas liquido piuttosto che costruire un gasdotto. Innanzitutto perché c’è più libertà di movimento: il gas liquido può essere deviato verso un Paese piuttosto che verso un altro, dove i prezzi sono più appetibili. In linea generale i contratti di lunga scadenza sono sempre minori: questo perché c’è sempre più abbondanza di gas (e petrolio) sul mercato. Il trade-off è chiaro. C’è la possibilità di aggiudicarsi ottimi prezzi, ma allo stesso tempo questo metodo diminuisce la capacità strategica di approvvigionamento del paese sul lungo termine. I contratti a lungo termine esistono ancora. Si prenda in considerazione il contratto ventennale per la fornitura di gas dal Qatar alla <strong>Cina</strong>.<strong> </strong></p>
<p>L’incognita rappresentata dalla Turchia non può non essere presa in considerazione. Tenere inutilizzate navi come la Saipem non è solo un danno per l’esplorazione. Sono navi che costano centinaia di migliaia di euro al giorno.<strong> Ankara</strong> ha storiche rivendicazioni su <strong>Cipro</strong> e le recenti scoperte di giacimenti a largo delle sue coste hanno risvegliato l’interesse turco per la piccola isola. Se i Paesi interessati nel <strong>Mediterraneo orientale</strong> e l’Ue stessa decidessero di puntare sul gasdotto EastMed non potrebbero tenere fuori dalle loro considerazioni la Turchia.</p>

<p>Il Qatar è il Paese con le più grandi riserve di gas naturale (quasi per 250 anni) e condivide con l’Iran il più grande giacimento al mondo di gas naturale, di cui possiede i 2/3. È il primo esportatore di gas naturale al mondo, nonostante sia un Paese grande come l’Abruzzo, e conseguentemente il suo consumo interno è molto ridotto. Esportando il 30% del fabbisogno mondiale di gas naturale liquefatto della risorsa che sta acquisendo sempre maggiore rilevanza sul paloscenico internazionale, l’importanza strategica di Doha cresce di conseguenza. Chiunque come lei possiede gas deve competere.</p>
<p>L’<strong>Arabia Saudita</strong> investe massicciamente nel gnl statunitense. <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.startmag.it/energia/bin-salman-trump-gnl-usa/" target="_blank">Come raccontato su StartMag</a>, “due dei progetti riportati nella lista di Aramco riguardano la compagnia Tellurian, con sede a Houston, in Louisiana, e Sempra Energy, con sede a San Diego, in Texas. Quest’ultima sta sviluppando tre progetti Gnl negli <strong>Stati Uniti</strong> e in Messico e punta a diventare uno dei maggiori esportatori di Gnl del Nord America”. Allo stesso tempo il Qatar non vuole rimanere tagliato fuori e ha già <a href="http://www.naturalmentegas.com/43620/43620_1550217188986/L_importanza_del_gas_del_Texas-1550223008/index.html" target="_blank">stanziato</a> &#8220;20 miliardi, di cui 10 miliardi per lo sviluppo &#8211; insieme al gigante americano ExxonMobil &#8211; dell’impianto per il gas liquefatto Golden Pass a Sabine Pass in Texas, sul golfo del Messico praticamente sul confine con la Louisiana&#8221;.</p>

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		<title>Trattato di Aquisgrana e del Quirinale  Ecco tutte le insidie e le possibilità</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/dal-trattato-di-aquisgrana-a-quello-del-quirinale-insidie-e-possibilita.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 24 Jan 2019 15:52:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Trattato del Quirinale]]></category>
		<category><![CDATA[unione-europea]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="999" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LAPRESSE_20190122171109_28253185.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LAPRESSE_20190122171109_28253185.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LAPRESSE_20190122171109_28253185-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LAPRESSE_20190122171109_28253185-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LAPRESSE_20190122171109_28253185-1024x682.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>In Italia il Trattato di Aquisgrana è stato accolto come un campanello d’allarme da coloro che sono consapevoli dell’amicizia e delle convergenze che contraddistinguono il rapporto tra Francia e Germania e che, in generale, temono un salto di livello nei rapporti tra Parigi e Berlino che li porti a intrattenere qualcosa più simile a una relazione &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/dal-trattato-di-aquisgrana-a-quello-del-quirinale-insidie-e-possibilita.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="999" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LAPRESSE_20190122171109_28253185.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LAPRESSE_20190122171109_28253185.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LAPRESSE_20190122171109_28253185-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LAPRESSE_20190122171109_28253185-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LAPRESSE_20190122171109_28253185-1024x682.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>In Italia il <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/il-nuovo-asse-franco-tedesco-di-aquisgrana-punta-litalia/" target="_blank">Trattato di Aquisgrana</a> è stato accolto come un campanello d’allarme da coloro che sono consapevoli dell’amicizia e delle convergenze che contraddistinguono il rapporto tra <strong>Francia </strong>e<strong> Germania</strong> e che, in generale, temono un salto di livello nei rapporti tra Parigi e Berlino che li porti a intrattenere qualcosa più simile a una relazione che a un’amicizia.</p>
<p>Un anno fa nella prima metà di gennaio l’ex premier italiano <strong>Paolo Gentiloni</strong> e il presidente della Repubblica francese<strong> Emmanuel Macron</strong> avevano annunciato l’inizio dei tavoli di lavoro per definire il <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/italia-macron-francia/" target="_blank">Trattato del Quirinale</a>, che avrebbe dovuto sancire concretamente la cooperazione rafforzata fra Roma e Parigi “per coordinarsi in maniera sistematica” su questioni bilaterali come crescita e occupazione, politica migratoria, ambiente e formazione, arrivando fino a un altro argomento già abbastanza discusso: quello della <strong>difesa comune europea</strong>, che l’Eliseo vorrebbe gestire. </p>

<p>La firma per la sua ufficializzazione sarebbe dovuta avvenire tra settembre e ottobre 2018, ma la fine del governo Gentiloni e l’arrivo dell’esecutivo giallo-verde ha messo in cantina il progetto di accordo tra <strong>Roma</strong> e <strong>Parigi</strong>. <a href="https://www.affarinternazionali.it/2019/01/francia-trattato-aquisgrana-quirinale/" target="_blank">Come ha spiegato Jean Pierre Darnis</a>, consigliere scientifico dello Iai e direttore del master sulle relazioni franco-italiane all’Università di Nizza: “Il Trattato del Quirinale avrebbe il grandissimo vantaggio di creare un vero obbligo per i due Paesi di parlarsi in modo continuo, di sviluppare convergenze su vari temi, pur partendo da posizioni diverse. E questo sarebbe estremamente utile per abbassare i toni, soprattutto in un momento come questo. Si passerebbe dalla retorica all’azione politica”</p>
<p>Nonostante queste parole possano suonare poco credibili a causa del ricordo di molti, forse troppi, sgambetti francesi al nostro paese (dalla Libia, a Tim fino al caso Fincantieri) le parole di Darnis rappresentano uno scenario realistico. Le antipatie reciproche dovrebbero far tenere gli occhi aperti, non le mani legate dietro la schiena. È indubbio che queste tipologie di Trattati nascondano molte insidie, ma è altrettanto vero che rappresentino occasioni per accedere a numerose possibilità e ampliare i margini di manovra, se ci fosse una classe politica compatta e pronta a individuare le mancanze dell’altro e a sfruttarle.</p>

<p>Uno degli ostacoli principali ha ragione di essere considerato tale: perché mentre Parigi e Berlino sono considerati bene o male attori di pari livello, i loro rapporti con Roma non sono considerati paritari e buona parte del Paese non accoglie favorevolmente quei punti del Trattato che parlano delle decisioni politiche da prendere di comune accordo. La paura di non avere voce in capitolo è maggiore. Il problema è che questa eventualità potrebbe concretizzarsi comunque e sempre di più se l’Italia continua a rimanere fuori da trattati di peso politico e storico indubbio. Le riunioni bilaterali a livello ministeriale inserite nel trattato possono rivelarsi come occasioni cruciali per avere voce in capitolo nel delineamento della politiche più rilevanti per il continente, sia dentro che fuori i confini europei.</p>
<p>L&#8217;Italia fa bene a guardare agli <strong>Stati Uniti</strong> come partner fondamentale nello scacchiere internazionale, ma non può certo accontentarsi di qualche pacca sulla spalla e pensare allo stesso tempo di lasciare che il convoglio franco-tedesco prenda la sua strada lasciando gli altri stati europei a piedi. La politica è compromesso e non tutti possono permettersi di sbattere i pugni sul tavolo se sono &#8211; anche se rispettati &#8211; di piccola statura, perché prima o poi ne subiranno le conseguenze. Ciò non vuol dire che l’alternativa sia stare zitti a testa bassa sempre seduti al proprio posto, ma avere l’intelligenza di capire che servono amici, vicini, con una statura importante, perché sarebbe ingenuo affidarsi sempre all&#8217;intervento di un “amico” che si trova dall’altra parte dell’Oceano.</p>

<p>Stati Uniti che allo stesso tempo sono particolarmente contenti di assistere allo sfaldamento del progetto europeo. L&#8217;idea del presidente americano <strong>Donald Trump</strong> è proprio quella di mettere fuori dai giochi l&#8217;Unione europea, così da poter meglio gestire le relazioni bilaterali con i diversi paesi europei, senza doversi confrontare con un&#8217;entità con un peso non trascurabile. Basti pensare al fronte comune creatosi nelle sedi dell&#8217;Ue per difendere l&#8217;accordo sul nucleare iraniano, con cui sicuramente Trump avrebbe preferito evitare di scontrarsi. Il progetto europeo così com&#8217;è può non piacere, ma c&#8217;è motivo di credere che se si concretizzasse l&#8217;eventualità di un suo completo sgretolamento saranno in molti a volersene approfittare, non sono Washington. Molto probabilmente con conseguenze tutt&#8217;altro che positive per molti Stati dell&#8217;Europa. Quale soluzione? Non esistono soluzioni, esiste il compromesso. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/dal-trattato-di-aquisgrana-a-quello-del-quirinale-insidie-e-possibilita.html">Trattato di Aquisgrana e del Quirinale  Ecco tutte le insidie e le possibilità</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Siria, la versione di Pompeo sul ritiro delle truppe Usa</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/la-versione-pompeo-sul-ritiro-delle-truppe-usa-siria.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 07 Jan 2019 06:00:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1278" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_8903310.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_8903310.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_8903310-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_8903310-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_8903310-1024x682.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Dopo l’annuncio del ritiro delle truppe statunitensi da Siria e Afghanistan, che ha scatenato reazioni contrastanti dentro e fuori i confini americani nonché le dimissioni del segretario alla Difesa, James Mattis, anche Mike Pompeo ha deciso di chiarire la sua posizione rilasciando un’intervista all’emittente televisiva Newsmax Tv. Le parole del segretario di Stato americano però &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/la-versione-pompeo-sul-ritiro-delle-truppe-usa-siria.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/la-versione-pompeo-sul-ritiro-delle-truppe-usa-siria.html">Siria, la versione di Pompeo sul ritiro delle truppe Usa</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1278" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_8903310.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_8903310.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_8903310-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_8903310-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_8903310-1024x682.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Dopo l’annuncio del ritiro delle truppe statunitensi da Siria e Afghanistan, che ha scatenato reazioni contrastanti dentro e fuori i confini americani nonché le dimissioni del segretario alla Difesa, James Mattis, anche <strong>Mike Pompeo</strong> ha deciso di chiarire la sua posizione rilasciando un’intervista all’emittente televisiva <em><a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.newsmax.com/newsmax-tv/mike-pompeo-syria-troops/2019/01/03/id/896728/" target="_blank">Newsmax Tv</a></em>. Le parole del <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/chi-e-mike-pompeo/" target="_blank">segretario di Stato americano</a> però non sono mirate a screditare la politica estera di <strong>Donald Trump</strong>, ma a chiarire alcuni punti cruciali che, comunque, difficilmente placheranno le critiche alla linea adottata dall’inquilino della Casa Bianca.</p>
<p><a href="http://www.occhidellaguerra.it/projects/conflitti-non-dimenticare/" rel="attachment wp-att-62233"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-62233" src="http://www.occhidellaguerra.it/wp-content/uploads/2018/11/strip_occhi_articolo_siria.jpg" alt="strip_occhi_articolo_siria" /></a></p>
<p>&#8220;Una coalizione tra Israele e Paesi arabi&#8221;</p>
<p>Secondo il braccio destro del presidente Trump la presenza americana in Siria è diventata meno rilevante proporzionalmente alla normalizzazione dei rapporti tra Israele e il mondo arabo, Riad in testa. Non solo <strong>Arabia Saudita</strong> ma anche attori meno al centro dell’attenzione internazionale, come il <strong>Sudan</strong>. Sulle colonne del quotidiano israeliano <em><a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.haaretz.com/israel-news/.premium-sudan-president-i-was-advised-to-normalize-relations-with-israel-to-help-stabilize-country-1.6808143" target="_blank">Haaretz</a> </em>si racconta che il presidente Omar al Bashir abbia ricevuto “pressioni” per aprire canali diplomatici con lo Stato ebraico in cambio di supporto per dare stabilità al suo paese, già nel caos e tornato recentemente a infiammarsi per un aumento del costo del pane. Segno che Washington lavora su più fronti nel tentativo di unire gli attori della regione. Nulla unisce più di un nemico comune, individuato nell’<strong>Iran</strong> sciita, tanto che nell’intervista a <em>NewsMax</em> il segretario di Stato americano ci tiene a ricordare la distanza tra l’approccio adottato dall’amministrazione di cui fa parte e quella precedente, guidata da Obama e culminata con la firma del trattato sul nucleare (Jcpoa), poi stracciato da Trump nonostante l’avversità irremovibile dell’<strong>Unione europea</strong>, che continua a difenderlo.</p>
<p>Il nodo del confine tra Turchia e Siria</p>
<p>Che fine faranno i <strong>curdi</strong>? Se lo chiedono un po’ tutti considerando l’ammassamento di truppe turche nei pressi delle zone controllate dalla minoranza nella Siria settentrionale. La presenza americana faceva da cuscinetto così da evitare scontri diretti ed escalation pericolose tra i due schieramenti. Ora, nonostante l’annuncio del ritiro delle truppe americane, Pompeo ha rinnovato la promessa di tutelare i curdi, in prima linea contro le milizie dello Stato islamico.</p>

<p>C’è poi la questione delle tempistiche del ritiro annunciato da Trump. Secondo fonti del Pentagono raggiunte dal <em><a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.nytimes.com/2018/12/31/us/politics/trump-troop-withdrawal-syria-months.html" target="_blank">New York Times</a></em> il tempo minimo per organizzare il ritiro senza mettere in pericolo le vite degli stessi militari è di almeno quattro mesi. I curdi hanno guadagnato fama e simpatia internazionale e per Trump sarebbe un duro colpo d’immagine se lasciasse mano libera alle operazioni militari di Erdogan. E&#8217; quindi altamente probabile che la Casa Bianca tenterà di trovare un compromesso con Ankara sulla questione curda. Dall’8 al 15 gennaio Pompeo sarà in Medio Oriente per un tour che lo porterà in Giordania, Egitto, Bahrein, Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita, Oman e Kuwait. Chissà se, oltre a infittire i legami tra Israele e i paesi arabi, avrà tempo per pensare al destino dei combattenti curdi.</p>
<p>La Siria non si può dimenticare. Ed è per questo che vogliamo tornare a raccontarla. <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/projects/conflitti-non-dimenticare/">Ecco come sostenerci</a></p>
<p style="text-align: left"><a href="http://www.occhidellaguerra.it/stati-uniti-e-turchia-si-prendono-il-nord-della-siria-iniziano-i-pattugliamenti-congiunti/" target="_blank">I pattugliamenti congiunti Usa-Turchia</a> iniziati ad agosto potrebbero rappresentare la chiave attraverso cui Washington intende mantenere un certo grado di controllo sul nord della Siria, con un occhio di riguardo per la tutela della minoranza curda. Ma prima di tirare le somme riguardo il <em>disengagement</em> trumpiano dal Medio Oriente bisognerà vedere che forma prenderà concretamente – se mai la prenderà – il ritiro dei boots on the ground. Non ci sono ancora abbastanza dettagli e Trump potrebbe anche cambiare, nuovamente, le carte in tavola.</p>

<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/la-versione-pompeo-sul-ritiro-delle-truppe-usa-siria.html">Siria, la versione di Pompeo sul ritiro delle truppe Usa</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Quel grande gioco africano  tra Usa, Cina e Unione europea</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/quel-grande-gioco-africano-usa-cina-unione-europea.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 16 Dec 2018 21:32:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[unione-europea]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1400" height="935" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/LP_5718967.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/LP_5718967.jpg 1400w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/LP_5718967-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/LP_5718967-768x513.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/LP_5718967-1024x684.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1400px) 100vw, 1400px" /></p>
<p>Nel suo discorso pronunciato all’Heritage Foundation  il consigliere per la sicurezza nazionale degli Usa, John Bolton, ha presentato i dettagli del nuovo approccio che Washington adotterà ogni volta che si tornerà a parlare di continente africano.  Bolton ha parlato di una “nuova strategia per l’Africa” per controbilanciare l’influenza cinese e per concentrare in maniera più &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/quel-grande-gioco-africano-usa-cina-unione-europea.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/quel-grande-gioco-africano-usa-cina-unione-europea.html">Quel grande gioco africano  tra Usa, Cina e Unione europea</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1400" height="935" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/LP_5718967.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/LP_5718967.jpg 1400w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/LP_5718967-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/LP_5718967-768x513.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/LP_5718967-1024x684.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1400px) 100vw, 1400px" /></p><p>Nel suo discorso pronunciato all’<a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.whitehouse.gov/briefings-statements/remarks-national-security-advisor-ambassador-john-r-bolton-trump-administrations-new-africa-strategy/" target="_blank">Heritage Foundation</a>  il consigliere per la sicurezza nazionale degli Usa, <strong>John Bolton</strong>, ha presentato i dettagli del nuovo approccio che Washington adotterà ogni volta che si tornerà a parlare di continente africano. </p>
<p>Bolton ha parlato di una “<strong>nuova strategia per l’Africa</strong>” per controbilanciare l’influenza cinese e per concentrare in maniera più intelligente e utile gli investimenti in un continente in cui, solo nel 2017, solo gli aiuti americani hanno toccato gli 8,7miliardi di dollari, mentre gli investimenti hanno raggiunto l’importante cifra di 50 miliardi di dollari. Flussi di denaro che secondo il consigliere per la sicurezza nazionale Usa non sono serviti ai Paesi africani per praticare quella svolta in cui tutti speravano. Sintomo di impotenza che si scontra con la preoccupazione causata dai dati, ricordati da <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.startmag.it/mondo/ecco-come-trump-contrastera-lavanzata-della-cina-in-africa/" target="_blank">StartMag</a>, riguardo i finanziamenti cinesi in Africa: secondo la Ong AidData, infatti, tra il 2000 e il 2014 i finanziamenti di <strong>Pechino</strong> nel continente nero hanno sfiorato i 121,6 miliardi di dollari.</p>

<p>Bolton ha annunciato che gli Stati Uniti non “getteranno” più i soldi dei loro contribuenti per finanziare Paesi che non condividono ideali e principi americani, ma che piuttosto verrà seguito un principio simile a quello adottato durante il <strong>Marshall Plan</strong>. Questo significa che gli investimenti americani saranno concentrati unicamente nei paesi che dimostrano di abbracciare, o quantomeno inseguire, gli standard occidentali. Da qui lo spunto per annunciare la possibile fine del supporto Usa al Sud Sudan.</p>
<p>Gli americani sono preoccupati del modello di business che Pechino sta tentando di esportare molto al di là dei suoi confini. Come già successo col porto di Hambantota in <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/belt-and-road-initiative-la-cina-si-prende-lo-sri-lanka/" target="_blank">Sri Lanka</a> , la Cina tende a favorire ingenti prestiti che però &#8211; a differenza, per esempio, della Banca Mondiale che solitamente richiede il loro pagamento entro decenni &#8211; devono essere saldati in pochissimi anni. Non avendo liquidità molti paesi tendono quindi a cedere infrastrutture o aziende strategiche per ripagare i prestiti cinesi. Esempio pratico portato da Bolton è lo Zambia che, detenendo attualmente un debito con la Cina che oscilla tra i 6 e i 10 miliardi di dollari, rischia di dover cedere a Pechino le sue compagnie energetiche.</p>

<p>Grande attenzione sul <strong>Corno d’Africa</strong>. Qui i cinesi nel 2017 hanno installato una loro base militare a Djibouti situata a poche miglia dalla base statunitense di Camp Lemonnier. Proprio in quest’area, secondo Bolton, sono capitati troppi episodi poco piacevoli. Un esempio pratico sono le decine di casi di piloti americani che hanno subito gravi danni agli occhi a causa dei laser cinesi che disturbavano i caccia Usa durante le manovre di atterraggio. </p>
<p>In breve, le pratiche predatorie perseguite dalla Cina ma anche dalla <strong>Russia</strong> ostacolano la crescita economica in Africa, minacciano l&#8217;indipendenza finanziaria dei paesi africani e inibiscono le opportunità per investimenti americani nella regione. <strong>Per questo Bolton ha annunciato l&#8217;iniziativa &#8220;Prosper Africa&#8221;</strong> che, come suggerisce il nome, si impegnerà a far prosperare quello che alcuni considerano il &#8220;continente del futuro&#8221;, certo sempre con un occhio di riguardo per gli interessi americani. &#8220;Il nostro desiderio è vedere un&#8217;Africa che fiorisca senza dover abbandonare la sua indipendenza&#8221;, ha sottolineato il consigliere John Bolton. </p>

<p>Anche in Africa, come già successo con il dossier Iran e Jcpoa,  <strong>Stati Uniti e Unione europea sembrano muoversi con relativa indipendenza</strong>, non più a braccetto come di consueto. Infatti anche l&#8217;Ue, come vi abbiamo raccontato <a href="http://www.occhidellaguerra.it/italia-lega-araba/" target="_blank">su questa testata</a> , ha lanciato il suo Piano Marshall per l&#8217;Africa, tanto che già si parla di un prestito europeo pari a 45 miliardi di dollari da spalmare in sette anni e che dovrebbe partire dal 2021. </p>
<p>Il Continente nero si trova al centro di una partita importante e che si giocherà a più riprese. Pechino si sta facendo strada in Africa a un ritmo che preoccupa sia <strong>Washington</strong> che <strong>Bruxelles</strong>, soprattutto se si tiene in considerazione il progetto della <a href="http://www.occhidellaguerra.it/che-cose-la-nuova-via-della-seta/" target="_blank">Nuova via della seta</a>. Così Stati Uniti e Ue, anche se con progetti indipendenti, cercano di rispondere alle ambizioni cinesi lanciando i loro rispettivi progetti di rilancio del Continente africano. E l’Italia? Roma dovrà riuscire a sfruttare i possibili margini di manovra che si apriranno durante lo scontro tra le potenze europee e la Cina cercando allo stesso tempo di non essere schiacciata durante quello che sarà sicuramente uno scontro tumultuoso tra i <em>big</em> internazionali. L’Italia potrebbe davvero proporsi come interlocutore privilegiato con i paesi in via di sviluppo, vicini geograficamente al Paese e nei quali c’è la possibilità di ampliare lo spazio internazionale di manovra per Roma. Il Bel Paese dovrebbe però riuscire a evitare di esacerbare lo scontro tra Bruxelles, Washington e Pechino, cercando allo stesso tempo di dimostrare la sua capacità di rappresentare una piattaforma di distensione ed equilibrio che possa rivelarsi un valore aggiunto per la maggior parte degli attori internazionali coinvolti.</p>
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		<title>Il Qatar si ritira dall&#8217;Opec per concentrarsi sul gas naturale</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/il-qatar-si-ritira-dallopec-per-concentrarsi-sul-gas-naturale.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 04 Dec 2018 07:47:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[gas naturale]]></category>
		<category><![CDATA[Opec]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1371" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_8894511.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_8894511.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_8894511-300x214.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_8894511-768x549.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_8894511-1024x731.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Una vera e propria rivoluzione energetica. Questo è il fenomeno a cui stiamo assistendo anche se, pur trattandosi di una rivoluzione, sarà un processo lento e pieno di insidie.Un ulteriore passo in avanti nell’abbandono dei combustibili fossili per proseguire il percorso verso le fonti rinnovabili è stato fatto lunedì 3 dicembre dal Qatar che ha &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/il-qatar-si-ritira-dallopec-per-concentrarsi-sul-gas-naturale.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1371" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_8894511.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_8894511.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_8894511-300x214.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_8894511-768x549.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_8894511-1024x731.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Una vera e propria <strong>rivoluzione energetica</strong>. Questo è il fenomeno a cui stiamo assistendo anche se, pur trattandosi di una rivoluzione, sarà un processo lento e pieno di insidie.Un ulteriore passo in avanti nell’abbandono dei combustibili fossili per proseguire il percorso verso le fonti rinnovabili è stato fatto lunedì 3 dicembre dal <strong>Qatar</strong> che ha annunciato, attraverso il Ministro dell’Energia, Saad Sherida al Kaabi, l&#8217;abbandono da parte di Doha dell’Organizzazione dei Paesi esportatori di petrolio (Opec).</p>
<p>La decisione di lasciare il blocco dei 15 paesi produttori di petrolio, che rappresentano circa il 40% della produzione mondiale dell’oro nero, è stata confermata dalla Qatar Petroleum, la compagnia petrolifera di stato del Paese. Parlando durante una conferenza stampa a Doha, al Kaabi ha dichiarato: “La decisione del ritiro riflette il desiderio del Qatar di concentrare i suoi sforzi sui piani per sviluppare e aumentare la produzione di <strong>gas naturale</strong> da 77 milioni di tonnellate all’anno a 110 milioni di tonnellate nei prossimi anni.”</p>

<p>Il Qatar, unitosi all’Opec nel 1961, è il primo paese del Golfo a lasciare il blocco dei paesi produttori di petrolio. E non è un caso che la scelta sia stata presa <strong>a pochi giorni dalla prossima riunione</strong> dei paesi membri dell’Opec, attesa per il 6 dicembre. L’obiettivo infatti sarebbe quello di mostrare apertamente l’attitudine e le intenzioni qatarine prima dell’importante incontro che si terrà tra qualche giorno, così da evitare (forse) reazioni scomposte da parte di quei membri che potrebbero non trovarsi d’accordo con la decisione di Doha.</p>
<p>Su <em><a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/qatar-opec-gennaio/" target="_blank">Gli Occhi della Guerra</a></em>  vi abbiamo parlato dello scontro tra Arabia Saudita e Qatar, dell’isolamento ai danni di Doha e del suo rapporto con i Fratelli Musulmani, acerrimi nemici di Riad. Ma la decisione del Qatar di abbandonare il gruppo dell’Opec è davvero politica? O è mossa “solo” da interessi economici, come vorrebbero far intendere all’interno dei confini qatarini?</p>

<p>Il Qatar è attualmente il principale fornitore mondiale di gas naturale liquefatto (Gnl) e infatti produce quasi il 30% del totale mondiale di questa risorsa. <a style="color: #0000ff; text-decoration: underline;" href="https://www.aljazeera.com/news/2018/12/qatar-withdraw-opec-january-2019-181203061900372.html" target="_blank">Secondo Charlotte Bellis</a>, corrispondente di Al Jazeera, al Kaabi ha dichiarato che la scelta è stata dettata puramente da motivazioni commerciali: “Rappresento un piccolo operatore dell’Opec e sono un uomo d’affari, non ha senso per me concentrarmi su settori che non sono nostri punti di forza. Il gas è la nostra forza ed è per questo che noi abbiamo preso questa decisione”.</p>
<p>Il ministro dell&#8217;Energia del Qatar ha aggiunto che la decisione di aumentare l’offerta di gas naturale fa parte della strategia di crescita ed espansione che il suo paese vuole iniziare ad attuare senza ulteriori attese. Progetto che inevitabilmente ricorda uno dei punti principali della<strong> Vision 2030</strong> lanciata dal principe ereditario saudita Mohammad bin Salman. E&#8217; doveroso ricordare come i sauditi, per primi, abbiano annunciato di voler diversificare l&#8217;economia e l&#8217;approvvigionamento energetico dell&#8217;Arabia Saudita, così da rendere il regno dei Saud meno dipendente dal petrolio. </p>

<p>Il Qatar condivide il più grande giacimento di gas naturale del mondo, il North Field, con l’Iran. A settembre Doha ha annunciato che avrebbe aumentato la produzione di gas naturale aggiungendo una quarta linea di produzione, così da aumentare la capacità del North Field a 110 milioni di tonnellate all&#8217;anno. Il Gnl sarà con ogni probabilità la <strong>fonte energetica più utlizzata</strong> durante la transizione mondiale che vedrà un progressivo abbandono dei combustibili fossili per favorire la ricerca e lo sviluppo di fonti energetiche rinnovabili e sostenibili. Come abbiamo raccontato su <em><a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/litalia-sfida-la-germania-mercato-del-gas-europa/" target="_blank">Gli Occhi della Guerra</a></em> <strong>in Italia</strong> attualmente produciamo solo l’8% del nostro fabbisogno di gas, il 40% lo importiamo dalla Russia, il 25% dall’Algeria, il 6% dalla Libia e il 10% nel sistema diviso tra l’Olanda e il Mare del Nord, mentre un altro 11% lo prendiamo dal Qatar, che è uno dei maggiori esportatori di gnl nel mondo.</p>
<p>Tenendo in considerazione <a href="http://www.occhidellaguerra.it/qual-ruolo-dellitalia-nella-guerra-fredda-del-gas/" target="_blank">l&#8217;impegno italiano</a> per essere protagonisti della transizione energetica verso le fonti rinnovabili, con il gas naturale che diventerà sempre più cruciale durante questo passaggio, per l’Italia potrebbero ampliarsi interessanti margini di manovra.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/il-qatar-si-ritira-dallopec-per-concentrarsi-sul-gas-naturale.html">Il Qatar si ritira dall&#8217;Opec per concentrarsi sul gas naturale</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Ecco qual è il ruolo dell&#8217;Italia  nella guerra fredda del gas</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/qual-ruolo-dellitalia-nella-guerra-fredda-del-gas.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 17 Nov 2018 09:49:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Gas]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="4170" height="2774" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/LP_8268162.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/LP_8268162.jpg 4170w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/LP_8268162-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/LP_8268162-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/LP_8268162-1024x681.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 4170px) 100vw, 4170px" /></p>
<p>“Gas naturale: l’energia di domani.” Questo il titolo del libro, edito da Innovative Publishing, di Gianni Bessi, esperto del settore energetico. Il volume ha registrato un diffuso consenso e ha contribuito a rilanciare il dibattito sulle future politiche industriali nazionali, indicando i possibili scenari su cui l’Italia si dovrà confrontare e proponendo alcune ipotesi di &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/qual-ruolo-dellitalia-nella-guerra-fredda-del-gas.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/qual-ruolo-dellitalia-nella-guerra-fredda-del-gas.html">Ecco qual è il ruolo dell&#8217;Italia  nella guerra fredda del gas</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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<p><strong>Bessi, partiamo dai possibili scenari geopolitici legati al settore energetico. Lei parla di una corsa all&#8217;oro azzurro. Cosa intende? </strong></p>
<p>È un modo di chiamare il gas naturale. Il gas è una delle materie prime più importanti al mondo: stiamo assistendo a una corsa all&#8217;approvvigionamento di risorse energetiche &#8211; essendo aumentata in maniera drammatica la &#8220;fame&#8221; di energia – in cui il gas si sta ritagliando un ruolo preminente. Per capirne la portata basti pensare a quanto questo fenomeno stia incidendo sugli equilibri geopolitici mondiali, con le reti di gasdotti che sono una delle priorità delle strategie nazionali: dal North Stream al Turkstream e al Power of Siberia, per andare alle reti che collegano Giappone, Cina e India con la Russia e, infine, al Gnl americano.</p>
<p><strong>Il gas come arma politica&#8230; </strong></p>
<p>È così. Basti pensare proprio alla decisione degli Stati Uniti, dall’alto della loro potenza economica, di ricominciare a esportare gas naturale e petrolio grazie a una produzione garantita dalle nuove tecnologie non convenzionali come lo shale o il fracking. In questo modo stanno facendo saltare gli equilibri dei rifornimenti mondiali e, aggiungo, cercando di bilanciare la perdita di competitività mondiale nel settore manifatturiero, ormai a favore di Cina e India. È una scelta dell’amministrazione Trump che permette agli Usa di acquisire una posizione di primo piano nel mercato dell’energia e, in questo modo, di accrescere il valore delle esportazioni.</p>
<p><strong>Chi sta risentendo maggiormente di questa nuova strategia americana? </strong></p>
<p>La Russia. La potenza competitiva del colosso a stelle e strisce, che gli deriva dalla riduzione dei tempi di percorrenza delle gasiere verso l’Oriente grazie all’allargamento del canale di Panama. sta mettendo in difficoltà proprio il più grande produttore mondiale di gas naturale, che per rispondere deve cercare di stringere nuove alleanze e consolidare quelle storiche. Però non ha vita facile perché deve comunque fronteggiare importanti cambiamenti di scenario. Infatti, ha iniziato a trasportare il gas naturale via mare e non solo con le pipeline, alle quali comunque non ha rinunciato tanto che sta incrementando in modo significativo la rete di gasdotti.</p>
<p><strong>Una vera e propria &#8220;guerra del gas&#8221;, quindi. </strong></p>
<p>Una vera ‘guerra fredda’ del gas, mi si passi l’espressione. La concorrenza ormai si gioca a tutto campo e non è solo mia convinzione che il mercato del gas naturale cominci ad assomigliare a quello petrolifero, dove sono i prezzi e non la geolocalizzazione a determinare il valore delle transazioni. Questa partita vede in campo molti giocatori fra i quali la Cina, i cui piani energetici legati a questa fonte sono già stati decisi: da oggi al 2030 è previsto che la domanda di gas naturale raddoppierà e al fine di soddisfarla i Cinesi hanno firmato un accordo con la Russia per l’utilizzo della megapipeline Power of Siberia, che permette di trasferire fino a 61 miliardi di metri cubi di gas naturale all’anno. Ovviamente, questo fiume energetico non è sufficiente a coprire tutto il fabbisogno cinese ed è che qui entra in gioco lo shale gas statunitense. L’altro grande player orientale, l’India, ovviamente non sta a guardare: il gas naturale russo fa gola anche a lei e il governo si è mosso per aggiudicarsi una parte dei flussi di approvvigionamento.</p>

<p><strong>In questo scenario rientra il recente dibattito sul Trans Adriatic Pipeline che è previsto passi dall’Italia, per essere precisi dalla Puglia. Al netto delle polemiche, qual è importanza della costruzione del metanodotto Tap? </strong></p>
<p>Nell’ottica di una strategia energetica fondata sul mix gas naturale – rinnovabili, allora&#8230; il gas naturale ci serve. Sul commercio dell’energia si stanno decidendo i futuri equilibri internazionali tra i Paesi economicamente più avanzati e l’Italia non può permettersi di chiamarsi fuori. Siamo il quinto consumatore mondiale di gas naturale. Eppure ancora una volta, esitazioni e veti incrociati, magari nascosti dietro l’esigenza di aspettare un decreto taumaturgico o una legge quadro, ci stanno escludendo dal numero dei protagonisti della corsa all’oro azzurro. In Italia le resistenze, spesso corporative o politiche, sono più forti degli interessi generali. E creano danni all’economia di tutto il Paese: come ha sintetizzato molto bene il presidente di Omc Renzo Righini quando ha affermato che “non è giusto che poche centinaia di persone, conquistando le prime pagine dei giornali, possano fermare la costruzione del metanodotto Tap, che è una priorità strategica per l’approvvigionamento energetico dell’Ue mentre gli oltre 20mila operatori che si sono ritrovati all’Omc di Ravenna nell’aprile del 2017 per cercare la strategia migliore per assicurare la transizione energetica sembrano invisibili ai media”.</p>
<p><strong>Quanta ricchezza è in grado di produrre e muovere il comparto energetico? </strong></p>
<p>Molta. Come spiego nel libro <em>Gas naturale l’energia del futuro</em>, il settore energetico può essere, come è stato in passato, uno dei settori in grado di produrre ricchezza e, soprattutto, occupazione per il nostro Paese. Ma dobbiamo scegliere senza esitazioni una ‘via italiana al gas’, da realizzarsi puntando a un mix energetico, pulito e futuribile che ci permetterà di gestire la transizione in maniera efficiente e di produrre, appunto, ricchezza e benessere diffuso su molti territori del Paese. Ma se vogliamo essere fra i protagonisti ‘della rivoluzione del gas’ dobbiamo abbattere un ostacolo, cioè dobbiamo essere attori attivi e non quelli che sanno solo dire di no a tutto. Se i grandi player mondiali si stanno muovendo per garantirsi un approvvigionamento consistente di gas, noi dobbiamo essere lì a contendercelo. Abbiamo le competenze per farlo e, soprattutto, un’impresa tra le più grandi e le più tecnologicamente avanzate del mondo, l’Eni, che potrebbe giocare un ruolo chiave in questo scenario.</p>
<p><strong>Un ruolo che i vertici di Eni hanno più volte confermato di volere giocare&#8230; </strong></p>
<p>Come accennavo, Eni da tempo ha indicato che la propria mission è trasformarsi in una produttrice di energia derivata da due fonti pulite, il gas e le rinnovabili. Questo significa che deve essere messa nelle condizioni di potere lavorare anche nell’estrazione del gas nazionale, a meno che non vogliamo che operi solo all’estero portando benefici ad altri Paesi. Del resto i numeri confermano che l’Eni è una risorsa insostituibile, che produce ricchezza ma anche innovazione: nel quarto trimestre 2017 per quanto riguarda il gas naturale la produzione di Eni è stata di 159 milioni di metri cubi al giorno con una crescita di 12 milioni rispetto al corrispondente periodo del 2016. Eni inoltre continua a essere un player di primo piano soprattutto nell’upstream dove ha raggiunto il massimo storico della produzione a fronte di una contrazione degli investimenti, rispetto alla baseline 2014, del 40 %: i risultati esplorativi sono stati definiti eccellenti da Claudio Descalzi, e sono stati messi in produzione in tempi record i progetti più rilevanti, a cominciare dal megagiacimento egiziano di Zohr.</p>
<p><a href="http://www.occhidellaguerra.it/projects/conflitti-non-dimenticare/" rel="attachment wp-att-61452"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-61452" src="http://www.occhidellaguerra.it/wp-content/uploads/2018/11/strip_articolo_occhi.jpg" alt="strip_articolo_occhi" /></a></p>
<p><strong>Cosa può fare la politica perché Eni possa seguire la propria vocazione? </strong></p>
<p>Il cane a sei zampe è la nostra bandierina nel Risiko mondiale dell’oil&amp;gas, quella che ci permette di sederci al tavolo con i Paesi produttori e avere voce in capitolo. Per questo serve una strategia nazionale che metta Eni nelle condizioni di sfruttare il proprio enorme potenziale. L’amministratore delegato Claudio Descalzi in un’occasione ha affermato che l’obiettivo di Eni è coniugare solidità finanziaria e sostenibilità sociale e ambientale. È un impegno che saprebbe svolgere benissimo, ma serve che la politica lo sostenga. Il principale azionista di Eni è lo Stato italiano, che detiene il 30 per cento delle azioni, suddiviso fra Cassa depositi e prestiti e il Ministero dell’economia e delle finanze, il che significa non solo dividendi preziosi, ma anche che ogni scelta strategica avrebbe ricadute benefiche sull’economia italiana in generale e, in particolare, su quella dei territori coinvolti.</p>

<p><strong>Lei nel suo libro sostiene una proposta molto forte, cioè che bisogna affidare alla Cdp la cabina di regia dell’energia made in Italy. </strong></p>
<p>Non solo dell’energia, ma delle politiche industriali. L’idea è di approvare un piano di organizzazione di rete delle nostre eccellenze industriali come Eni, Saipem, Versalis, Enel, Leonardo, Syndial, ecc. fino alle grandi municipalizzate, che faccia capo a una cabina di regia super partes, operante a un livello superiore rispetto ai singoli Cda, dove Cdp giocherebbe un ruolo centrale. Non dimentichiamo che lo Stato ha identificato proprio la Cdp come lo strumento in grado di fornire le risorse economiche per sostenere le strategie di sviluppo. Ovviamente, la Cdp non deve diventare una nuova IRI, ma uno strumento operativo che sostenga le imprese che, per know how, sono in grado di essere competitive. Sostenere i nostri campioni nazionali non è una scelta di politica protezionistica: molti Paesi che competono sul libero mercato, scelgono politiche che favoriscono, quando possono e all’interno delle leggi della libera concorrenza, le proprie aziende e le proprie le filiere. Mi aspetterei che la cabina di regia di cui parlo scegliesse una via italiana per rafforzare la filiera del settore energetico in modo di garantire il massimo dell’efficienza di prodotto e di processo. Senza contare che la spinta a far sistema sotto gli auspici di una cabina di regia e di una moral suasion dello Stato rafforzerebbe il sistema Italia all’estero.</p>
<p><strong>Per una via italiana all&#8217;energia sottolinea l’importanza di sfruttare l’enorme ricchezza di gas naturale ancora da estrarre nel mare Adriatico&#8230; </strong></p>
<p>In Adriatico sono presenti giacimenti notevoli di gas naturale. Se è vero, come io credo, che sia giunto il momento di rivedere il paradigma dello sviluppo energetico italiano puntando sul mix di gas naturale e rinnovabili, dobbiamo sfruttare anche le risorse a ‘km zero’. Jacopo Giliberto, in un articolo sul Sole 24 ore ha scritto che in Adriatico potrebbe esserci un tesoro di metano, forse una quantità pari ai 100mila ‘barili equivalenti di petrolio’ al giorno di cui parla Eni nei suoi piani di investimento, pari a 2 miliardi, per ammodernare le decine di piattaforme che ora estraggono 53mila barili di gas al giorno. La presenza di così tanto gas in Adriatico è un dato da verificare ed Eni ha gli strumenti per farlo: mi riferisco al supercalcolatore Hpc4, il più grande centro di calcolo italiano del settore industriale, la stessa ‘macchina’ che ha trovato il giacimento di Zohr in Egitto. Bene, se Eni potesse sfruttare i giacimenti adriatici, sarebbe possibile ridurre un poco quella dipendenza dal gas di importazione che ora è un elemento di debolezza del nostro sistema energetico. Dalle informazioni in mio possesso e che riporto nel libro le risorse di gas naturale a km Zero made in Italy sono anche di più. E visto che si parla tanto di sovranismo o nazionalismo, se si vuole metterlo in pratica dovremmo aiutare Eni e tutta la filiera dell’impiantistica, delle manutenzione, del manifatturiero a lavorare a casa nostra e non solo all’estero.</p>
<p><strong>Nel suo libro è contenuta un’altra tesi forte: propone di usare risorse attualmente destinate ad altri scopi, come il sostegno alle rinnovabili, o le royalty delle estrazioni per finanziare le carriere scolastiche dei nostri giovani. L’ha chiamata brain tax. </strong></p>
<p>Giocando con le molte definizioni in inglese che vengono utilizzate comunemente, come tobin tax o carbon tax. Ma credo che renda bene l’idea. Sarebbe un utilizzo delle tasse per sostenere i nostri cervelli, per formarli e poi dare una prospettiva di lavoro anche in Italia, non solo all’estero. Per usare una banalità, comunque vera, il futuro va costruito nel presente: dobbiamo essere in grado di sostenere anche economicamente, come fanno molti Paesi europei, il percorso scolastico dei nostri giovani. Investire sui giovani, sulla loro intelligenza, è investire sul futuro di tutta l’Italia.</p>
<p><strong>Un’ultima curiosità, il suo libro, una cosa strana, non è in vendita ma è stato comunque presentato in tutta Italia. E il tour, mi si passi il termine, non è ancora concluso. Che tipo di reazione ha suscitato una pubblicazione che, meglio ricordarlo, non è tecnica ma politica, cioè spiega perché il gas naturale è strategico, non le procedure per estrarlo o trasportarlo? </strong></p>
<p>Guardi, le anticipo una notizia che mi rende orgoglioso: l’editore Innovative Publishing ha già in programma una seconda edizione. E recentemente il libro è stato lo spunto per organizzare un incontro proprio nella mia città, a Ravenna, nello stesso giorno della manifestazione per il S&#8217; alla Tav di Torino: ci siamo ritrovati a parlare di energia in un teatro pieno di lavoratori del mondo dell’oil&amp;gas e della logistica portuale. Le sinergie e le interazioni tra questi due ‘mondi’ vedono migliaia di persone lavorare insieme: dai nostri porti, con destinazione estero, partono gli impianti di altissima tecnologia che servono all’industria energetica mondiale. Tra gli ospiti, cosa che mi ha inorgoglito, c’era il presidente di Assomineraria Luigi Ciarrocchi, il giornalista de Il Foglio Alberto Brambilla e Giulio Sapelli, che ha scritto la prefazione al libro. E, mi conceda un commento, le analisi del professore sono sempre stimolanti.</p>
<p><strong>Lo immagino: ne può condividere una? </strong></p>

<p>La sfida per costruire il sistema energetico del futuro è appena incominciata e va accettata sapendo che è un passo inevitabile per garantire un futuro non solo del nostro Paese, ma dell’Europa e del mondo. Serve cultura, tecnologia, competenze, organizzazioni complesse e tanto altro. E per arrivarci non ci sono scorciatoie.</p>
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		<title>L&#8217;Italia sfida la Germania  per il mercato del gas in Europa</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/litalia-sfida-la-germania-mercato-del-gas-europa.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 15 Nov 2018 17:13:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Gas]]></category>
		<category><![CDATA[unione-europea]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1277" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/LP_8268162.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/LP_8268162.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/LP_8268162-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/LP_8268162-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/LP_8268162-1024x681.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La notizia rilanciata dalle agenzie internazionali che,  citando i dati pubblicati dalla Gazprom scrivono di un’Italia diventata il secondo esportatore di gas russo, segna un altro passo importante per il nostro Paese che nel settore energetico vuole, e può, giocare un ruolo centrale. Spesso ci capita di sentire dai nostri politici che l’Italia è la &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/litalia-sfida-la-germania-mercato-del-gas-europa.html">[...]</a></p>
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<p><a href="http://www.occhidellaguerra.it/projects/conflitti-non-dimenticare/" rel="attachment wp-att-61452"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-61452" src="http://www.occhidellaguerra.it/wp-content/uploads/2018/11/strip_articolo_occhi.jpg" alt="strip_articolo_occhi" /></a></p>

<p>Spesso ci capita di sentire dai nostri politici che l’Italia è la seconda potenza manifatturiera d’Europa, dopo la Germania: beh anche in questo settore, Roma si trova dopo Berlino, con 18,3 miliardi di metri cubi di gas acquistati da <strong>Mosca</strong> nel periodo tra gennaio e settembre contro i 42,7 miliardi dei teutonici. Ma non c’è da scoraggiarsi.</p>
<p>La geografia è il fattore principale per riuscire a comprendere le prospettive di un mercato, quello dell’energia, che sta vivendo un periodo di grande cambiamento che l’Italia potrebbe riuscire a sfruttare con risultati molto positivi. Perché? Perché siamo al<strong> centro del mercato energetico </strong>del gas naturale, che secondo le stime dell&#8217;<a href="https://www.iea.org/weo/" target="_blank">International Energy Agency</a>  entro il 2040 diventerà la seconda fonte energetica per consumo mondiale.</p>

<p>In Europa siamo connessi con l’Austria (Tag) e con la Svizzera (Transitgas), mentre a sud con l’Algeria (Ttpc) e la Libia (Greenstream). Roma è la più vicina, tra gli attori europei, ai principali fornitori di Gnl del Medio Oriente e del nord Africa. Inoltre vanno prese in considerazione le nuove scoperte di risorse in <strong>Egitto </strong>(il super giacimento di Zohr) e in <strong>Israele </strong>(Leviathan) che potrebbero essere introdotte nel mercato europeo nei prossimi decenni.</p>
<p>Su <em><a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/la-rivoluzione-del-gas-naturale-e-il-ruolo-dellitalia/" target="_blank">Gli Occhi della Guerra</a></em> vi abbiamo raccontato l’importanza della partita energetica per l’Italia e il ruolo di primo piano che potrebbe riuscire a giocare grazie sì alla sua posizione geografica, ma anche e soprattutto al lavoro dei due colossi Eni e Snam, che sembrano avere grandi progetti in cantiere. Il progetto EastMed, che prevede la costruzione di 1900 chilometri di gasdotto che colleghi le risorse del <strong>Mediterraneo orientale</strong> a Grecia, Creta, Cipro e Italia, insieme alle scoperte di Eni e all&#8217;impegno di Snam per lo sviluppo di infrastrutture che rendano il nostro Paese un affidabile e stabile esportatore di gas, proiettano l&#8217;Italia verso un futuro che potrebbe vedere proprio il Belpaese come uno dei più grandi hub energetici in Europa.</p>

<p><strong>Intanto la Germania</strong>, redarguita dagli Stati Uniti di Donald Trump per il prolungamento del gasdotto NordStream con la Russia, apre il mercato europeo al gas d&#8217;oltreoceano. Pochi mesi fa sulle pagine del quotidiano tedesco <em>Bild</em> il vice segretario per l&#8217;Energia <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://af.reuters.com/article/commoditiesNews/idAFL2N1W304I" target="_blank">Dan Brouilette</a>  ha affermato che &#8220;il gas naturale liquefatto degli Stati Uniti sta arrivando in Germania.&#8221; E che &#8220;la domanda non è se, ma quando.&#8221; Dentro i confini tedeschi, sommessamente, annuiscono. Nonostante all&#8217;interno dei confini tedeschi ci siano anche molti voci contrarie all&#8217;idea di importare il più costoso e secondo alcuni inutile gas americano, come raccontato su <a href="https://energiaoltre.it/gnl-12/" target="_blank">Energia Oltre</a>  &#8220;la Germania ha comunque annunciato l’intenzione di voler costruire a partire da quest’anno, un terminal Gnl da 500 milioni di dollari sul fiume <i>Elba</i>, nel nord del paese. <i>Brunsbüttel</i> sarebbe il primo impianto di questo tipo in Germania e, se tutto va secondo i piani, sarà aperto entro la fine del 2022.&#8221; Gas che poi verrebbe esportato nei paesi vicini.</p>
<p><strong>In Italia</strong> attualmente produciamo solo l&#8217;8% del nostro fabbisogno di gas, il 40% lo importiamo dalla Russia, il 25% dall&#8217;Algeria, il 6% dalla Libia e il 10% nel sistema diviso tra l&#8217;Olanda e il Mare del Nord, mentre un altro 11% lo prendiamo dal Qatar, che è uno dei maggiori esportatori di gnl nel mondo.<strong> La nostra posizione nel Mediterraneo</strong> offre uno scenario in cui l&#8217;Italia può pensare di proporsi come ponte energetico tra i paesi in via di sviluppo e l&#8217;Europa settentrionale, pensando al contempo al continuo processo di diversificazione &#8211; già a buon punto &#8211; della nostra rete di approvvigionamento. Per pensare di poter realizzare lo scenario che vede il nostro Paese come un hub fondamentale per il passaggio di Gnl in Europa,  però, bisogna superare l&#8217;ostacolo tutto italiano della mania di dire &#8220;no&#8221; a grandi progetti infrastrutturali: senza il continuo ammodernamento dei gasdotti e la costruzione di quelli considerati strategici per il futuro dell&#8217;Italia non si andrà da nessuna parte mentre, ad approfittarne, sarà qualcun altro.</p>
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		<title>La rivoluzione del gas naturale  Come cambia il ruolo dell&#8217;Italia</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/la-rivoluzione-del-gas-naturale-e-il-ruolo-dellitalia.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 14 Nov 2018 08:00:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[gas naturale]]></category>
		<category><![CDATA[mediterraneo]]></category>
		<category><![CDATA[unione-europea]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="3000" height="1989" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/LP_5457501.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/LP_5457501.jpg 3000w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/LP_5457501-300x199.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/LP_5457501-768x509.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/LP_5457501-1024x679.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 3000px) 100vw, 3000px" /></p>
<p>È uno degli argomenti cardine della nostra epoca: la transizione energetica verso un modello che non abbia ripercussioni negative su clima e ambiente. Il settore dell&#8217;energia sta attraversando anni decisivi che vedono un ruolo sempre più cruciale per il gas naturale, che secondo le stime dell’International Energy Agency entro il 2040 rappresenterà, dopo il petrolio, la seconda &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/la-rivoluzione-del-gas-naturale-e-il-ruolo-dellitalia.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/la-rivoluzione-del-gas-naturale-e-il-ruolo-dellitalia.html">La rivoluzione del gas naturale  Come cambia il ruolo dell&#8217;Italia</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="3000" height="1989" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/LP_5457501.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/LP_5457501.jpg 3000w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/LP_5457501-300x199.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/LP_5457501-768x509.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/LP_5457501-1024x679.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 3000px) 100vw, 3000px" /></p><p>È uno degli argomenti cardine della nostra epoca: <strong>la transizione energetica</strong> verso un modello che non abbia ripercussioni negative su clima e ambiente. Il settore dell&#8217;energia sta attraversando anni decisivi che vedono un ruolo sempre più cruciale per il gas naturale, che secondo le stime dell’<a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.iea.org/topics/climatechange/scenarios/" target="_blank">International Energy Agency</a> entro il 2040 rappresenterà, dopo il petrolio, la seconda fonte energetica per consumo con un aumento della domanda globale pari al 45%, superando così il carbone.</p>
<p>Il Gnl sarà con ogni probabilità la <strong>fonte energetica più utlizzata</strong> durante la transizione mondiale che vedrà un progressivo abbandono dei combustibili fossili per favorire la ricerca e lo sviluppo di fonti energetiche rinnovabili e sostenibili. E&#8217; interessante citare una frase che da circa un ventennio circola nel settore dell’energia, pronunciata dall’ex direttore della Shell Hydrogen, una divisione del colosso RoyalDutch/Shell, <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.economist.com/leaders/2003/10/23/the-end-of-the-oil-age" target="_blank">Don Huberts</a>: “Così come l’era della pietra non finì per mancanza di pietre, quella del petrolio non finirà per mancanza di quest’ultimo.”</p>
<p>Questo vuol semplicemente sfatare un mito che spesso parla di un mondo le cui nazioni un giorno si sveglieranno senza più trovare nemmeno una goccia della loro fonte principale di fabbisogno energetico. Distopìa che difficilmente si avvererà. Il passaggio verso il gas naturale prima, fonti rinnovabili e sostenibili poi, sta già avvenendo e procedendo a gran velocità. E i governi di tutto il mondo non staranno certo ad aspettare che si esaurisca anche l’ultimo pozzo di petrolio, piuttosto adotteranno (e stanno già adottando) strategie a lungo termine per avere una transizione meno traumatica possibile. Un esempio pratico è la <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/tag/saudi-vision-2030/" target="_blank">Vision 2030</a> lanciata dal principe ereditario Bin Salman in Arabia Saudita per diversificare l’economia e le fonti energetiche, lanciando così il regno dei Saud verso uno scenario che non li vedrà più dipendere unicamente dal mercato del petrolio.</p>

<p>Per ora l’<strong>Unione europea</strong> è il più grande importatore di gas ma anche l’Asia giocherà un ruolo da protagonista. Solo in <strong>Cina</strong>, secondo le stime, nei prossimi decenni ci sarà un aumento della domanda per il gas naturale che toccherà l’80%, rendendo Pechino il più grande importatore di gas dopo l’Unione europea. Come raccontato su <em><a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/la-strategia-energetica-italiana-europa-mediterraneo/" target="_blank">Gli Occhi della Guerra</a></em> la <strong>Russia</strong> è attualmente il principale fornitore di gas dell’Italia e dell’Unione Europea in generale. “Quattro gasdotti provenienti da Algeria (Ttpc), Libia (Greenstream), Austria (Tag) e Svizzera(Transitgas) e tre rigassificatori rappresentano la porta d’accesso delle importazioni di gas naturale al mercato italiano”.</p>
<p><a href="http://www.occhidellaguerra.it/projects/conflitti-non-dimenticare/" rel="attachment wp-att-61452"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-61452" src="http://www.occhidellaguerra.it/wp-content/uploads/2018/11/strip_articolo_occhi.jpg" alt="strip_articolo_occhi" /></a></p>
<p>In Italia il dibattito si concentra su due grandi progetti:<strong> Tap e NordStream2</strong>. Il primo dovrebbe portare il gas dall’Azerbaigian sulle coste salentine, il secondo è il progetto di ampliamento del già esistente gasdotto tra Russia e Germania. Il crescente ruolo di esportatore esercitato da Mosca preoccupa Washington, dove l’ultimo scenario a cui si vuole assistere è un’Europa eccessivamente dipendente energeticamente dalla Russia di Vladimir Putin. La <strong>Casa Bianca</strong> infatti non approva il prolungamento del gasdotto NordStream mentre invita il governo italiano a sbloccare lo stallo e ad accelerare i tempi per la costruzione della Trans Adriatic Pipeline. Non solo, perché gli <strong>Stati Uniti</strong> <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.agenzianova.com/a/5be3f0f2e0f218.28711658/2167495/2018-11-08/energia-polonia-firmera-oggi-nuovo-contratto-per-fornitura-gnl-da-stati-uniti" target="_blank">l&#8217;8 novembre</a> hanno firmato un nuovo contratto con la <strong>Polonia</strong> per la fornitura di gnl. Anche l’America di Trump punta sul gnl e si adopera per esportare il gas statunitense nel mercato europeo.</p>

<p>La diversificazione energetica è prioritaria e sarebbe opportuno disporre di diverse opzioni. In questo contesto all’interno dei confini italiani si parla poco del progetto del gasdotto <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.igi-poseidon.com/en/eastmed" target="_blank">EastMed</a> che nel 2015, col supporto dei governi italiano, greco e cipriota è stato indicato come Project of Common Interest dalla Commissione europea. Un progetto che prevede la costruzione di 1900km di gasdotto che colleghi le risorse del <strong>Mediterraneo orientale</strong> a Grecia, Creta, Cipro e Italia.</p>
<p>Il ruolo di Eni nel Mediterraneo ha rafforzato le previsioni secondo cui il gas naturale prodotto dai campi di Tamar e Leviathan di Israele, Zohr dell’Egitto e Afrodite di Cipro meridionale potrebbe diventare una fonte alternativa di approvvigionamento per l’Ue. Abbiamo raccontato su <em><a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/eni-litalia-legitto-un-giacimento-cambia-gli-equilibri-nel-mediterraneo/" target="_blank">Gli Occhi della Guerra</a></em> come l’<strong>Egitto</strong> sia candidato a entrare nella lista dei paesi esportatori di gas, grazie alle capacità esplorative del cane a sei zampe, già a partire dal <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/quella-partita-sul-gas-nel-mediterraneo-orientale-coinvolge-anche-litalia/" target="_blank">2019</a>.</p>
<p>L’Italia può giocare un ruolo da protagonista nella partita energetica che vede impegnati e impegnerà tutti gli attori internazionali, vicini e distanti, nei prossimi decenni. Come già detto su <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/la-strategia-energetica-italiana-europa-mediterraneo/" target="_blank">questa testata</a>, &#8220;per la <strong>strategia energetica italiana</strong>, la costituzione dell’hub gasiero del Mediterraneo appare un obiettivo prioritario, congeniale al <a href="http://www.occhidellaguerra.it/linteresse-nazionale-dellitalia-ponte-occidente-oriente/">complessivo interesse nazionale</a> e, soprattutto, potenziale fonte di un maggior potere contrattuale di fronte a fornitori di materie prime ed alleati politici&#8221;.</p>

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