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	<title>Giusi Galimberti Archives - InsideOver</title>
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	<title>Giusi Galimberti Archives - InsideOver</title>
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	<item>
		<title>La cucina italiana è patrimonio dell&#8217;Unesco e chef Mammoliti è la sua nuova stella</title>
		<link>https://it.insideover.com/societa/la-cucina-italiana-e-patrimonio-dellunesco-e-chef-mammoliti-e-la-sua-nuova-stella.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giusi Galimberti]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Dec 2025 11:21:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/mammoliti.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="mammolniti" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/mammoliti.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/mammoliti-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/mammoliti-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/mammoliti-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/mammoliti-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/mammoliti-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Michelangelo Mammoliti, chef di Serralunga d'Alba è arrivato alla 3 stelle Michelin in due anni. Qui ci racconta i segreti della sua cucina. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/societa/la-cucina-italiana-e-patrimonio-dellunesco-e-chef-mammoliti-e-la-sua-nuova-stella.html">La cucina italiana è patrimonio dell&#8217;Unesco e chef Mammoliti è la sua nuova stella</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/mammoliti.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="mammolniti" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/mammoliti.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/mammoliti-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/mammoliti-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/mammoliti-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/mammoliti-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/mammoliti-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Tutti in piedi e un grande applauso a Nuova Dehli. Voto unanime: <strong>la cucina italiana diventa parte del Patrimonio immateriale dell&#8217;UNESCO.</strong> Non un piatto (lo era già la pizza, o meglio l&#8217;arte tradizionale del pizzaiuolo napoletano) e neanche una dieta (eravamo già in qualche modo stati premiati quando quella mediterranea era stata iscritta nella stella lista). La cucina italiana è qualcosa di più di una ricetta o di una dieta. È la più amata nel mondo, e certo non solo per i suoi ingredienti, per quanto meravigliosi. La cucina italiana è nata molto prima dell&#8217;Italia. È un fatto identitario, il racconto di un modo di vivere, di ritrovarsi a un tavolo, da Nord a Sud fino alle Isole, seguendo una biodiversità rara. Una lunga storia che parla di territori e famiglie, di tradizioni antichissime delle nostre regioni.</p>



<p>Lo ha compreso bene chi doveva aderire a una richiesta partita cinque anni fa dalla redazione di una testata storica di cultura della gastronomia, <em>La Cucina Italiana</em>, e dalla sua direttrice <strong>Maddalena Fossati</strong>. Seguita da chef come Bottura, Cracco, Oldani, Cannavacciuolo, per fare solo qualche nome. Il 23 marzo 2023, il Ministero dell&#8217;Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste e il Ministero della Cultura hanno lanciato la candidatura e in India, finalmente è arrivato il verdetto. Ad abbracciare la nostra delegazione, sembra incredibile, anche i francesi, che hanno capito forse più di altri la motivazione. Loro che si sono da sempre considerati i custodi della grande cucina.</p>



<p>In Italia c’è infatti anche Il Golosario di Massobrio, la Guida dell’Espresso e quella del Gambero Rosso. Ora segnalazioni arrivano da Tripadvisor e altre app. Nel mondo c’è poi la classifica 50 Best Restaurant. Ma alla fine resta la Guide Michelin, la “Rossa”, con le sue ambitissime stelle il riferimento per ogni chef. Nata nel 1900 come guida stradale, con mappe, indirizzi di distributori, autofficine e inserzioni di bar e ristoranti, anche quest’anno per la sua 71a edizione c’era grande l’attesa per i nominati, i premiati o i declassati. La vera star di quest’anno è stata <strong>La Rei Natura</strong> by <strong>Michelangelo Mammoliti,</strong> l’unico nuovo tristellato della <strong>Guida Michelin Italia 2026,</strong> situato a Serralunga d’Alba (Cuneo), all’interno de Il Boscareto Resort, che già aveva due stelle. Motivazione: il locale di Mammoliti “incanta con una cucina che fonde natura, memoria e innovazione, offrendo un’esperienza sensoriale unica e profondamente radicata nel territorio”.</p>



<p>Memoria, natura (e quindi biodiversità) e territorio: <strong>Michelangelo Mammoliti</strong>, l’astro 2026 della Rossa, incarna completamente quello spirito identitario che ha permesso alla nostra cucina di raggiungere ieri il traguardo mondiale di Patrimonio immateriale dell&#8217;UNESCO. Abbiamo voluto incontrarlo, proprio per scoprire la sua filosofia e come si arriva a raggiungere quello che è considerato massimo traguardo di una vita tra i fornelli.</p>



<p><strong>Si aspettava questo riconoscimento?</strong></p>



<p>&#8220;Era da tanti anni che lavoravo, insieme alla mia brigata, per raggiungerlo. Non ci aspettavamo di riceverlo quest’anno, a distanza di soli 26 mesi dall’apertura del ristorante. Per questo, la soddisfazione è stata ancora più grande&#8221;. </p>



<p><strong>Il suo ristorante <em>La Rei Natura</em> ha un nome che sembra già una filosofia e un intento.</strong></p>



<p>&#8220;La mia è una cucina identitaria, che racconta i sapori della natura, dei viaggi e dell’infanzia, in altrettanti percorsi degustazione: MAD100% Natura, Voyage ed Emozione. Il nome natura non è scelto a caso, ma nasce dalla mia passione per il mondo vegetale. L’obiettivo è quello di creare nuove emozioni&#8221;.</p>



<p><strong>Parlando di ricordi dell’infanzia si riferisce anche a quelli famigliari e alla sua regione, il Piemonte?</strong></p>



<p>&#8220;Sì, indubbiamente: cucino ricordando e trasmettendo i miei sapori dell’infanzia. Nel primo piatto che ho chiamato <em>BBQ</em>, per esempio, riporto il sapore delle costine di maiale che preparava mio papà durante la grigliata della domenica, grazie a un’estrazione di Prosciutto crudo di Cuneo al barbecue. In <em>Giardiniera 1991</em>, rievoco le sensazioni provate con il mio primo assaggio di questa ricetta tradizionale piemontese, mentre in <em>Barolo</em> riporto i profumi di un brasato di carne, attualizzati al giorno d’oggi, grazie all’utilizzo della pregiata carne giapponese Wagyu&#8221;.</p>



<p>⁠<strong>Lei porta nella sua cucina anche le erbe spontanee: come ha imparato a raccoglierle in prati e boschi e soprattutto a riconoscerle?</strong></p>



<p>&#8220;Sono cresciuto con il foraging, o meglio la raccolta di erbe spontanee, come l’abbiamo sempre chiamata in famiglia, una pratica che amavo fare in compagnia del papà, di mia nonna e delle zie. Quando ero piccolo, si andava a, raccogliere tarassaco, ortiche, e funghi porcini, gallinacci, ovuli e chiodini o <em>famiole</em>. A La Rei Natura, porto avanti questa tradizione famigliare, un tempo una necessità, adesso a volte una moda, cucinando prodotti raccolti personalmente. L’esaltazione massima di questi prodotti la si ritrova nel percorso MAD100% Natura&#8221;.</p>



<p><strong><em>⁠</em>Lei ha fatto costruire una serra e un orto dove coltivare le piante per il ristorante. Cosa raccogliete?</strong></p>



<p>&#8220;La responsabile della serra è Laura Storero, che ho conosciuto nel Vivaio Fratelli Gramaglia di Collegno. Lei cura la serra da quando l’abbiamo inaugurata. All’interno, coltiviamo numerose varietà di piante, tra le 150 e le 200, come verdure comuni &#8211; zucchine, peperoni, melanzane, carote – e insolite erbe aromatiche, come nel caso del basilico thai. Coltivare i vegetali in una serra di proprietà dà infiniti vantaggi. In primis, la tempistica, il prodotto fresco non ha necessità di essere conservato in frigo e mantiene tutte le sue caratteristiche organolettiche. Le foglie rimangono croccanti, le carote turgide e carnose… Infine, nella nostra serra e nell’orto possiamo curare nei minimi dettagli anche la dimensione dei prodotti&#8221;.</p>



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<p><strong>La sua cucina risente delle esperienze al fianco di grandi maestri francesi, tra cui Alain Ducasse. La cucina piemontese e “savoiarda” ha secondo lei tratti in comune con quella francese? Come ha armonizzato la cucina delle Langhe con i suoi anni in Francia?</strong></p>



<p>&#8220;La cucina piemontese ha sicuramente un grandissimo patrimonio gastronomico per quanto riguarda gli intingoli e le salse, e in questo ha un grande <em>trait d’union </em>con quella francese. Soprattutto in questo periodo autunnale, quando si apprezzano i grandi piatti regionali, come bollito, brasato al Barolo, lepre in civet e lingua in salsa brusca. Di conseguenza, applicare i dettami che ho imparato in Francia sui prodotti che ho a disposizione in questo territorio non è stato difficile. Ci ho poi aggiunto del mio, in termini estetici e gustativi, al fine di creare delle emozioni in chi assaggia i miei piatti&#8221;.</p>



<p><strong>Il territorio delle Langhe, uno dei più rinomati in Italia per la gastronomia, è per lei uno stimolo importante?</strong></p>



<p>&#8220;Sì, senza dubbio. Qui, ogni giorno, conosci gastronomi, produttori o persone comuni che ti raccontano qualcosa che non sapevi sul Piemonte. Un curioso aneddoto è quello di Canale, piccolo comune di poco più di 5.000 abitanti che vanta 42 varietà di pesche differenti. Il mio ruolo e quello dei miei colleghi  è quello di fare da traghettatori tra le tradizioni dei nostri avi e chi prenderà il nostro posto. Abbiamo sempre bisogno di giovani che raccolgano i nostri stimoli e, a loro volta, ce ne diano. Per non dimenticare&#8221;.</p>



<p><strong>Ha lavorato al fianco di Gualtiero Marchesi a Erbusco e al Marchesino. Cosa ricorda di questa figura, un maestro importante?</strong></p>



<p>&#8220;Marchesi mi ha aiutato a cogliere l’importanza del bello. Era un uomo particolarmente colto ed era molto motivante ascoltarlo. Un giorno, decisi di aggiungere una fogliolina di basilico a una mozzarella, che era l’unico ingrediente di un piatto. La servivamo in purezza. Marchesi mi rimproverò e mi fece capire che non potevo prendermi queste libertà. Da qui la scelta di cambiare, perché non sono mai stato un semplice esecutore&#8221;.</p>



<p><strong>Che parte avrà la cucina vegetariana e vegana nel futuro della ristorazione?<em> </em></strong></p>



<p>&#8220;La cucina vegetale è tradizionalmente importante in Piemonte, così come nel resto d’Italia e lo sarà anche in futuro. Nella mia cucina l’impronta vegetale è protagonista: nell’80% dei piatti è solamente supportata da una proteina animale, invertendo i canoni che vedrebbero la carne o il pesce come materie prime principali della ricetta&#8221;. </p>
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		<item>
		<title>Ornella Vanoni e Milano, geografia spirituale della &#8220;sciura&#8221; della canzone italiana</title>
		<link>https://it.insideover.com/societa/ornella-vanoni-e-milano-geografia-spirituale-della-sciura-della-canzone-italiana.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giusi Galimberti]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 Nov 2025 00:38:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1080" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/BMG_VANONI_ARCIMBOLDI-7.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Ornella Vanoni" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/BMG_VANONI_ARCIMBOLDI-7.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/BMG_VANONI_ARCIMBOLDI-7-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/BMG_VANONI_ARCIMBOLDI-7-1024x576.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/BMG_VANONI_ARCIMBOLDI-7-768x432.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/BMG_VANONI_ARCIMBOLDI-7-1536x864.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/BMG_VANONI_ARCIMBOLDI-7-334x188.jpg 334w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/BMG_VANONI_ARCIMBOLDI-7-600x338.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p> Ornella Vanoni è stata la più milanese di tutte. Una inconfondibile e autentica "sciura" ma nel senso più nobile del termine.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/societa/ornella-vanoni-e-milano-geografia-spirituale-della-sciura-della-canzone-italiana.html">Ornella Vanoni e Milano, geografia spirituale della &#8220;sciura&#8221; della canzone italiana</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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<p>Oltre novemila persone hanno salutato <strong>Ornella Vanoni</strong> al Teatro Strehler di Milano, dove era allestita la camera ardente e poi nella chiesa e sul sagrato di San Marco, nel lungo e piovoso pomeriggio del suo funerale. Tra loro cantanti di ogni generazione, da Renato Zero a Roberto Vecchioni, dalla Nannini a Sangiorgio, da Elodie alla Zanicchi, da Leali a Dori Ghezzi. E poi vip come Luciana Litizzetto, Fabio Fazio, Mara Maionchi. E i politici, La Russa e soprattutto il sindaco della sua città, Beppe Sala. <strong>Insieme al sindaco, appunto, soprattutto i milanesi, tantissimi.</strong> Anche giovani, come il duetto di ragazzini che ha improvvisato su via San Marco le note di &#8220;Tristezza, per favore vai via&#8221;. Tutti hanno voluto abbracciare per l&#8217;ultima volta una donna che, arrivata lucida, ironica e libera come sempre a 91 anni è stata forse <strong>la più milanese di tutte. Un&#8217;autentica &#8220;sciura&#8221;</strong>, come si dice a Milano, nel senso più nobile del termine.</p>



<p>E Milano ha salutato questa dama della canzone, che ha chiesto di essere cremata con l&#8217;abito preferito di Dior, in tutti i suoi luoghi più amati, on primo luogo quelli del centro. Fiori e biglietti, proprio come a una regina, sulla cancellata del palazzo dove viveva in <strong>Largo Treves</strong>, a pochi passi dal Corriere della Sera. La camera ardente, appunto, presso il <strong>Piccolo Teatro</strong>: lì dove un altro grande milanese, il regista <strong>Giorgio Strehler</strong>, l&#8217;aveva scoperta e accolta con la sua giovane bellezza e la voce inconfondibile, roca e carismatica, per interpretare i testi delle canzoni in dialetto milanese della &#8220;mala&#8221;, create per lei anche da <strong>Dario Fo</strong>. Un falso storico, in verità: si era fatto credere che quel recital del 1958 portasse in teatro autentici canti popolari, ma era stato tutto fatto a tavolino da quei fantastici autori, su musiche di Fiorenzo Carpi e Gino Negri.</p>



<p>Canzoni che hanno reso immortale Ornella che la &#8220;mala&#8221; milanese non sapeva neanche cosa fosse, <strong>figlia benestante di un industriale</strong>, e studia nei migliori collegi anche all&#8217;estero. Ma lei era vera, intensa sapeva &#8220;gridare&#8221; il dolore, come nella sua &#8220;Ma mi&#8221;, che dà la voce a un ladruncolo rinchiuso e picchiato dai nazisti nel carcere milanese di San Vittore: &#8220;a San Vitùr a ciapà i bott&#8221;.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Dedicatemi un&#8217;aiuola</h2>



<p>Tra i suoi luoghi c&#8217;erano anche <strong>i Giardini di Porta Venezia</strong>, dove andava con il nonno da bambina e dove la si poteva incontrare negli anni passati a fare lei la nonna con i nipoti. Proprio a proposito di giardinetti, lei aveva chiesto al sindaco Sala, con la consueta ironia, di dedicarle un giorno almeno un&#8217;aiuola. Magari aveva pensato a una di quelle aiuole dove portava l&#8217;amata barboncina nera Ondina. Una vera pet celebrità, apparsa in tivù anche da Fabio Fazio insieme a un altro amico cagnolino vip, quel Chico da 800 mila follower che è pure testimonial dei Giochi Olimpici Milano-Cortina. </p>



<p>Scherzando, come sempre, aveva detto: &#8220;Il Lirico l’hanno dedicato a Gaber, le due sedi del Piccolo a Strehler e Grassi, la palazzina Liberty a Fo e Rame, lo Studio alla Melato,<strong> </strong>per me non è rimasto niente. Spero che il sindaco Sala mi dedichi un’aiuola in centro”. Ma Sala, che per il giorno del suo funerale ha chiesto il lutto cittadino, ha già dichiarato che certo la sua Milano le dedicherà un ricordo importante, qualcosa di unico e straordinario come era lei.</p>



<p></p>



<p></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/societa/ornella-vanoni-e-milano-geografia-spirituale-della-sciura-della-canzone-italiana.html">Ornella Vanoni e Milano, geografia spirituale della &#8220;sciura&#8221; della canzone italiana</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<item>
		<title>Niente cellulare, bocciati col 5 in condotta, lavori socialmente utili se sospesi. Le nuove regole della scuola</title>
		<link>https://it.insideover.com/societa/niente-cellulare-bocciati-col-5-in-condotta-lavori-socialmente-utili-se-sospesi-le-nuove-regole-della-scuola.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giusi Galimberti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Sep 2025 04:37:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="774" height="516" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/scuola.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="scuola" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/scuola.jpg 774w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/scuola-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/scuola-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/scuola-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 774px) 100vw, 774px" /></p>
<p>Le nuove regole faranno bene o male ai ragazzi? Il parere dell'esperta Federica Benassi e i dubbi ancora da sciogliere.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/societa/niente-cellulare-bocciati-col-5-in-condotta-lavori-socialmente-utili-se-sospesi-le-nuove-regole-della-scuola.html">Niente cellulare, bocciati col 5 in condotta, lavori socialmente utili se sospesi. Le nuove regole della scuola</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="774" height="516" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/scuola.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="scuola" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/scuola.jpg 774w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/scuola-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/scuola-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/scuola-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 774px) 100vw, 774px" /></p>
<p>Dall’8 al 16 settembre tutti i ragazzi sono ritornati in classe: i primi  sui banchi a Bolzano, gli ultimi a concludere le vacanze in Puglia e Calabria. A parte il grande peso che ricade sulle famiglie per l’ormai consueto rincaro dei libri (si arriva anche a 400 euro, non sostenibili per molti), sono <strong>tante le novità che preoccupano non solo i genitori ma anche e soprattutto i ragazzi</strong>, che sono già scesi in piazza anche con forti proteste. Il governo, dicono, investe nella guerra non pensando alla tragedia dei morti in Palestina e intanto taglia i fondi alla scuola. A contrasto con le spese in crescita per le armi, si chiede un <strong>“significativo aumento della spesa pubblica in istruzione, pari almeno al 5% del PIL&#8221;.</strong></p>



<p>Sul fronte degli studenti in particolare, forse anche dei meno impegnati in politica, ci sono le nuove regole scolastiche volute dal Ministro dell’Istruzione <strong>Giuseppe Valditara</strong>, che sembrano un po’ troppo severe: <strong>no ai cellulari in classe </strong>per tutte le ore di presenza a scuola, inclusi gli intervalli; <strong>lavori socialmente utili</strong> in caso di sospensione di più di due giorni; <strong>bocciatura con il 5 in condotta</strong>; esame di cittadinanza per non essere bocciati se in condotta si prende invece 6. <strong>Bocciatura in caso di scena muta agli esami per protesta</strong>. Per non parlare del ritorno alla multidisiplinarietà dell’esame orale alla maturità. Temi che vengono vissuti dagli studenti come punitivi più che formativi, difficili da valutare dalla parte dei genitori ma anche degli esperti. </p>



<p>“Vietare è sempre un’arma a doppio taglio con i ragazzi”, spiega  <strong>Federica Benassi</strong>, bolognese, educatrice e counselor familiare, esperta di dialogo genitori-figli. “Se meno ore al cellulare non faranno sicuramente male neanche ai più grandi, anzi li aiuterà a disintossicarsi dallo schermo, <strong>credo che la “fame” di Rete aumenti appena tornano a casa.</strong> Sarà di sicuro ancora più difficili per i genitori, al pomeriggio, di chiedere loro di studiare e di mettere da parte lo smartphone e le chat con gli amici. Si sentiranno ancora più autorizzati a fare quello che vogliono, specie se i genitori sono al lavoro e devono autogestirsi nelle ore libere”.</p>



<p>Non si può che essere d’accordo, senza contare che quelli che sono già maggiorenni potrebbero sentirsi limitati nelle loro libertà di età adulta. La normativa attuale, da Circolare Ministeriale n. 3392 del 16 giugno 2025 <strong>estende il divieto a tutte le scuole secondarie di secondo grado</strong> per l&#8217;intero orario scolastico e a tutti gli studenti, maggiorenni inclusi, salvo casi eccezionali come necessità documentate per salute, disabilità o disturbi specifici dell&#8217;apprendimento (DSNA) previsti dal PEI o PDP. Proprio i maggiorenni potrebbero attivare di nascosto da genitori e professori, e in completa legalità data la maggiore età, un secondo cellulare e spegnere o comunque depositare nella cassetta chiusa a chiave dai professori solo quello “ufficiale”.  </p>



<p>Sui lavori socialmente utili l’esperta di educazione è invece abbastanza d’accordo: “Prima chi veniva sospeso per atti gravi commessi a scuola veniva semplicemente lasciato a casa per uno o due giorni”, spiega ancora la Benassi. <strong>“I ragazzi più difficili sono solo contenti di non andare a scuola</strong> e, a parte forse l’umiliazione poco percepita, la punizione in questo modo era quasi un regalo. Aggiungiamo che spesso, una volta sospeso e a casa, una sana sgridata da parte dei genitori non sembra più fare parte dei modelli educativi di oggi (secondo me non sempre a ragione). Anzi, spesso sono proprio i genitori i primi avvocati difensori dei figli. Credo che proprio doversi confrontare con attività socialmente utili da svolgere in strutture convenzionate (come mense, ospedali o case di cura) come conseguenza di una sospensione per cattiva condotta si possa trasformare in un’autentica opportunità educativa. Un modo credo corretto di aiutarli a crescere e a responsabilizzarsi, se non verso il proprio comportamento se non altro verso gli altri”.</p>



<p>Più in generale, anche l’educatrice che abbiamo intervistato si appella per noi a un “vedremo. Solo i prossimi mesi ci faranno capire quali saranno gli effetti sulla gestione delle classi e sulla psicologia dei giovani  rispetto a queste regole all’apparenza rigorose, ma che hanno appunto alcuni aspetti positivi&#8221;.&nbsp;</p>
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		<title>Addio a Robert Redford, il gentiluomo più bello e più bravo di Holywood</title>
		<link>https://it.insideover.com/societa/addio-a-robert-redford-il-gentiluomo-piu-bello-e-piu-bravo-di-holywood.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giusi Galimberti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 16 Sep 2025 15:22:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
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<p>Dai grandi successi come "A piedi nudi nel parco" o "La Stangata", fino all'ultimo film, Redford ha sempre coltivato un'immagine di stile. </p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="275" height="183" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/redford.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Robert Redford" decoding="async" loading="lazy" /></p>
<p>Da giovane era bellissimo. Una bellezza tutta americana: sorriso aperto, mascella volitiva e un ciuffo biondo sbarazzino. Gli affascinanti e irresistibili occhi azzurri sembravano riflettere il cielo selvaggio della sua terra, l&#8217;Utah, un luogo di natura che amava, tra montagne e deserti, che non ha mai lasciato fino a oggi, 16 settembre 2025, quando ci ha lasciato a 89 anni, malato ormai da tempo. La scomparsa di <strong>Robert Redford </strong>lascia un vuoto immenso nel mondo del grande schermo, lui vera leggenda anche del cinema più colto e indipendente.</p>



<p>In coppia con <strong>Jane Fonda</strong>, è stato il buffo Paul Bratter, avvocato newyorkese &#8220;impettito e compunto&#8221; nella commedia <em>A piedi nudi nel parco</em> (1968) del grande commediografo <strong>Neil Simon</strong>, alla sua prima opera cinematografica. Ci ha fatto sorridere insieme all&#8217;altrettanto straordinario <strong>Paul Newman</strong> in <em>La Stangata</em>, film del 1978 diretto da <strong>George Roy Hill</strong>, vincitore di sette premi Oscar. E ancora prima e sempre a fianco di Paul Newman ci aveva commosso nel western <em>Butch Cassidy and Sundance Kid</em> (1969). Un incrocio di sguardi magici e indimenticabili, quelli tra loro nell&#8217;ultima drammatica scena del film.</p>



<p>E poi i film più impegnati da <em>Tutti gli uomini del presidente</em> (1979), sullo scandalo Watergate e il thriller <em>I tre giorni del condor</em> (1975). Lui è stato Gatsby, il misterioso ed elegantissimo dandy della Long Island anni Venti di Fitzgerald (1974) e lo studente del college universitario che ha fatto infatuare tutte le ragazze, e in particolare <strong>Barbra Streisand</strong>, in <em>Come eravamo</em> (1973) e anni più tardi l&#8217;altrettanto affascinante Denys di <em>La mia Africa</em> (1986), accanto a una giovane <strong>Meryl Streep</strong> che interpretava la scrittrice del libro omonimo Karen Blixen; e ancora aveva fatto ancora innamorare Annie &#8211; Kristin Scott Thomas in <em>L&#8217;uomo che sussurrava ai cavalli </em>(1998).</p>



<p>Ma lui non era solo il bellissimo e intrigante interprete di western, gialli, spystories (come <em>Spy Game</em>, del 2001, di fianco all&#8217;altro bello e americano <strong>Brad Pitt</strong>) e storie d&#8217;amore, coccolato da grandi registi e in particolare dall&#8217;amico regista <strong>Sidney Pollack </strong>che lo diresse in alcuni film stellari. Robert Redford sarà ricordato nel mondo del cinema anche per avere fondato il Sundance Film Festival, mostra di cinema indipendente che prende il nome proprio dal bandito gentiluomo da lui interpretato in Butch Cassidy, come anche la località turistica dello Utah fondata dallo stesso Redford ai piedi del Monte Timpanogos, nota per la sua bellezza naturale. Il festival è nato per attrarre cineasti e registi indipendenti, esclusi da altre manifestazioni più istituzionali. <strong>Da questo festival sono assurti alla notorietà registi come Kevin Smith, Quentin Tarantino e Steven Soderbergh.</strong></p>



<p>Lui è certo uno degli ultimi attori gentiluomini di Hollywood, vincitore di due Oscar, uno nel 1981 come miglior regista per <em>Gente comune </em>e uno alla carriera nel 2002. Ci piace ricordarlo nel suo ultimo film <em>The old man and the gun</em>, appunto un rapinatore e bandito che però non portava la pistola. Un bandito gentiluomo come quello di <em>La Stangata</em> e il suo indimenticabile Sundance Kid.</p>
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		<title>La scomparsa di Giorgio Armani: il re del Made in Italy è morto, viva il Made in Italy</title>
		<link>https://it.insideover.com/societa/la-scomparsa-di-giorgio-armani-il-re-del-made-in-italy-e-morto-viva-il-made-in-italy.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giusi Galimberti]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 13 Sep 2025 14:40:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1281" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/armani.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="armani" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/armani.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/armani-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/armani-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/armani-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/armani-1536x1025.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/armani-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La scomparsa di re Giorgio mette la parola fine all'epoca d'oro della moda italiana. Ma il Made in Italy ha nuovi e più giovani interpreti.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1281" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/armani.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="armani" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/armani.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/armani-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/armani-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/armani-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/armani-1536x1025.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/armani-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Per chi ha voglia di guardarsi una serie tv, magari snobbata quando uscì nel 2019 in quanto prodotto italiano, consigliamo di cercare <em>Made in Italy</em>, un titolo che negli anni ha passato i diritti di visione da una piattaforma all’altra. Una serie carina e ben fatta, con ottimi attori, da Margherita Buy a Giuseppe Cederna, da Marco Bocci a Fiammetta Cicogna a Maurizio Lastrico, da Raoul Bova a Claudia Pandolfi, solo per citarne alcuni. Con qualche ingenuità. Appena tredici anni prima aveva spopolato <em>Il diavolo veste Prada</em> e di fatto, sì, la trama sembra a volte ispirata al successo planetario di Hollywood, E la protagonista Irene Mastrangelo (personaggio liberamente mutuato su <strong>Franca Sozzani</strong>, compianta e famosa direttrice di Vogue Italia) ricorda fin troppo <strong>Andrea Sachs-Anne Hathaway</strong>, nell’interpretazione della dolce e bellissima attrice italiana <strong>Greta Ferro</strong>: stessi grandi occhi, stessa frangetta su capelli neri, stessa eleganza innata. </p>



<p>Ma Greta Ferro e il cast di <em>Made in Italy</em> ci guidano come un bigino in un’impresa molto difficile: farci conoscere la nascita della grande moda italiana. </p>



<p>E mentre a Milano saranno girate, in occasione della presentazione delle collezioni primavera/estate 2026 di Milano Moda Donna, alcune scene del sequel <em>Il diavolo veste Prada 2</em>, e ci sarà <strong>l’attesissima passerella delle ultime creazioni firmate da Giorgio Armani</strong>, vale davvero la pena di catapultarci, proprio attraverso questa serie un po’ romanzata, nella città della moda negli anni Settanta. Quando grazie alla creatività, all’ingegno e al coraggio di un gruppo di italiani straordinari si aprì un’epoca fondamentale per la storia non solo economica del nostro Paese: <strong>Walter Albini, Gianni Versace, Krizia, Raffaella Curiel, i Missoni, Elio Fiorucci, Valentino Garavani, Gianfranco Ferrè</strong> e soprattutto Giorgio Armani, il “re” come tutti amavano chiamarlo, scomparso lo scorso 4 settembre a 91 anni. </p>



<p>Già nel 1962 era nata la Camera della Moda, con il suo “primo ministro”, il compianto<strong> Beppe Modenese</strong> (1929-2020), piemontese di Alba, che da imprenditore inventò nel 1952 le prime sfilate collettive a Palazzo Pitti con Emilio Pucci e Roberto Capucci, tra gli altri. Nel 1953 partecipò alle prime iniziative del Sindacato della Moda insieme con le celebri Sorelle Fontana ed Emilio Schubert, solo per citare altri grandi nomi degli albori della storia della nostra grande sartoria. E poi, più tardi, a Villa Erba sul lago di Como, tra i maestri della seta italiana: c’è una una scena girata lì, nella villa che fu di Luchino Visconti, proprio della serie <em>Made in Italy</em>, che mostra <strong>un giovane Modenese indaffarato con le prime sfilate, i primi buffet a invito con i Vip</strong>, e alcuni grandi dello stilismo italiano, tra cui si affacciava anche una giovanissima Miuccia Prada.  </p>



<p>Insieme alla creatività di pochi, nasceva allora per tanti il modello produttivo italiano: <strong>alta qualità e piccole fabbriche, spesso a conduzione familiare</strong>. L’idea di puntare su un pret-à-porter di confezione, chic ma portabile, e meno sull’altissima sartoria, più consona ai maestri francesi. Come capitale dell’alta moda rimase Roma, mentre Firenze si concentrò sulla moda da boutique e più tardi sullo sportswear. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Gli spazi che amava nella Milano del fashion</h2>



<p>E il cuore di tutto divenne sempre più Milano, quella Milano che accolse e creò il mito del giovane calabrese <strong>Gianni Versace, dalla sua prima sfilata nel 1978 al Palazzo della Permanente</strong>, fino alla casa-studio in via Gesù, in quello che venne presto definito il Quadrilatero della Moda e dove, dopo il suo assassinio, nel 1997, continuarono a lavorare la sorella Donatella e, per la parte imprenditoriale, il fratello Santo.  <strong>La Milano dei grandi magazzini La Rinascente,</strong> dove un giovane Giorgio Armani iniziò come semplice vetrinista, prima di diventare il grande stilista e imprenditore che tutto il mondo ha ammirato e che oggi piange. La Milano che amò e lo rese grandissimo. </p>



<p>Mentre si celebra la sua scomparsa e l’immenso patrimonio che lascia alle persone più care, tutti fanno i conti con quello che anche la città del fashion erediterà dall’uomo che avrà una lapide a ricordo nel Cimitero Monumentale di Milano, nel Tempio dell’Onore, quel Famedio che ospita gli illustrissimi del capoluogo lombardo, da Alessandro Manzoni ad Arturo Toscanini, da Giorgio Gaber ad Alda Merini. Ricordato insieme ad altri che come lui (Armani riposa nella tomba di famiglia a Rivalta, sul Trebbia piacentino), sono sepolti altrove ma hanno fatto grande Milano e l’Italia, da Giuseppe Verdi a Giuseppe Mazzini. <strong>A Milano lascia appunto in eredità gli spazi che ha amato</strong>: il Museo della moda Armani/Silos oltre alle sue sedi in via Borgonuovo, a Palazzo Orsini, e il Teatro multifunzionale di via Bergognone. E ancora, a ben pensarci, l’Aeroporto di Linate, su cui troneggia da anni la scritta Emporio Armani e che qualcuno vorrebbe vedere presto dedicato a lui.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Ambasciatori del Bel Paese nel mondo</h2>



<p>Armani è stato il re: è stato Sua Maestà del Made in Italy, che anche grazie a lui è diventato un marchio globale, un simbolo nel mondo della creatività e dell’eccellenza, esteso poi ad altri campi che altri stilisti proprio come lui hanno saputo toccare, <strong>dal design all’agroalimentare, dall’automobile all’alta gioielleria. </strong>Certo non abbiamo dimenticato, tra i giganti del made in Italy, la romanissima <strong>Laura Biagiotti</strong> (1943-2017). Ultima ma non ultima, lei è sempre rimasta legata alla Capitale, anche con la sede a Guidonia e l’essenza del suo stile. Anche per lei Milano era nel cuore: lì ha sfilato presso il Piccolo Teatro Studio, e continua a farlo il suo marchio, ora affidato alla figlia Lavinia, terza generazione di donne al timone dell’azienda. Laura è stata considerata la prima ambasciatrice della moda Italiana nel mondo, con i suoi storici viaggi a Pechino in Cina, nel 1988, e nel Grande Teatro del Cremlino, a Mosca, nel 1995. </p>



<p>L’abbiamo lasciata ultima solo perché Laura ha avuto l’arduo compito di definire il Made in Italy sulla Treccani, la più importante enciclopedia nazionale. E la citiamo: “Il Made in Italy è stato e rappresenta tuttora un enzima fondamentale e una grande risorsa della società italiana, costruendo un percorso intellettuale e culturale di grande spessore e respiro, accanto e oltre al fondamentale sviluppo economico che ha consentito alla nostra Nazione. Posso aggiungere una riflessione personale alla ricchissima sfaccettatura di questo fenomeno: una generazione di imprenditori grandi, medi e piccoli, grazie alla qualità umana delle loro imprese e grazie a una mole immensa di lavoro, di coraggio, di sacrifici, ha saputo far apprezzare in tanti Paesi <strong>prodotti italiani che vengono spesso ospitati quali oggetti <em>cult</em> nei musei di tutto il mondo.</strong> Ma anche e soprattutto ha affermato un&#8217;immagine vincente del Bel Paese, offrendo un modello comportamentale e uno stile di vita che, dall&#8217;abitare al vestire, dal piacere della tavola alle molte innovazioni tecnologiche, porta sempre e comunque l&#8217;imprinting inimitabile di un nuovo grande fenomeno culturale italiano espresso attraverso forme e modalità inedite”.</p>



<h2 class="wp-block-heading">I nuovi grandi della moda</h2>



<p>Nessuno poteva dirlo meglio di lei, donna di cultura, che portò l’ispirazione dell’arte nella moda e fu tra i primi, seguita soprattutto da Giorgio Armani e poi anche da Prada, a sostenere lo sport italiano come forma di bellezza ed educazione.&nbsp;</p>



<p>Aggiungiamo solo che se c’è stata una grande epoca del Made in Italy, forse proprio la morte di Giorgio Armani, preceduta da quella di molti altri, ha chiuso quel Rinascimento.</p>



<p><strong>Ma il Made in Italy non è morto. Il testimone passa alle generazioni successive</strong>, dal sardo Antonio Marras (64 anni), anche lui con il cuore a Milano oltreché nella sua splendida isola, alla figlia dei Missoni Angela, direttrice creativa e presidente della società di famiglia; da Alessandro Dell’Acqua (62), con la sua N° 21, al grandissimo duo <strong>Domenico Dolce (67) e Stefano Gabbana (62)</strong>, che con la loro mostra “Dal cuore alle mani” hanno fatto sognare migliaia di visitatori da Milano a Parigi e Roma e che ci ricordano da anni a ogni stagione che se una collaborazione funziona diventa eccellenza. E poi, appena più <em>agée</em>, la già citata Miuccia Prada. </p>



<p>E scendiamo ai grandi più “piccoli” di età, che spesso si nascondono dietro a grandi marchi: Riccardo Tisci (51), prima Burberry poi Nike, <strong>Alessandro Michele (52)</strong>, direttore creativo prima di Gucci e oggi di Valentino (ricordiamo che lo stilista Garavani, 93 anni, si è ritirato dalla direzione artistica della Maison nel 2007). </p>



<p>Molti non li abbiamo nominati per questioni di spazio, ma nessuno è davvero escluso da questa ondata di creatività che proprio a partire dagli anni Settanta ha toccato il nostro Paese. La morte di Giorgio Armani è stato un punto. Ma solo un punto e a capo.&nbsp;</p>
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		<title>La moda ha perso il suo re: la morte di Giorgio Armani, l&#8217;uomo chiamato eleganza</title>
		<link>https://it.insideover.com/societa/la-moda-ha-perso-il-suo-re-la-morte-di-giorgio-armani-luomo-chiamato-eleganza.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fulvio Scaglione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 04 Sep 2025 16:49:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Moda]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="774" height="516" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/armani.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Giorgio Armani" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/armani.jpeg 774w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/armani-300x200.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/armani-768x512.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/armani-600x400.jpeg 600w" sizes="auto, (max-width: 774px) 100vw, 774px" /></p>
<p> Il canto del cigno con le ultime, inarrivabili collezioni. Il saluto di un genio che incarnava con semplicità l'idea stessa dell'eleganza.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="774" height="516" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/armani.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Giorgio Armani" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/armani.jpeg 774w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/armani-300x200.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/armani-768x512.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/armani-600x400.jpeg 600w" sizes="auto, (max-width: 774px) 100vw, 774px" /></p>
<p>Con l’arrivo dell’estate le notizie ci sfiorano più leggere. Ma quando lo scorso giugno non è apparso, come sempre, sullo sfondo delle passerelle degli show per le collezioni Uomo, è stato un presagio. “È convalescente”, avevano fatto sapere dalla Maison, “seguirà tutto da remoto”. Al suo posto è uscito per i saluti <strong>Leo Dell&#8217;Orco</strong>, responsabile dello stile delle linee maschili del gruppo Armani.<strong> L’estate non è finita, e oggi, all’età di 91 anni, il re della moda ci ha davvero lasciato.</strong></p>



<p>Faccio quasi fatica a scriverlo: di lui ho scritto sempre, ho scritto tanto nella mia vita lavorativa. E mentre commentare la notizia mi commuove, ripenso a quanto lo stilista avesse saputo spesso commuovermi, fino alle lacrime, con la bellezza assoluta di alcuni suoi abiti, la coerenza e l’estetica indescrivibile e sempre riconoscibile delle sue collezioni. <strong>Giorgio Armani non c’è più e per il Made in Italy da oggi si apre un vuoto incolmabile.</strong> Lui che faceva le rivoluzioni, ma sempre con discrezione, e che a partire dagli anni Settanta ha sovvertito le regole della moda,<br>ripensando la struttura interna dei capi, destrutturando le giacche e scegliendo toni soffusi, delicati, mai eccessivi. Chi non ricorda la collezione di giacche sul letto dell’<em>American Gigolò</em> <strong>Richard Gere</strong>?</p>



<p>Correva l’anno 1980 e già Los Angeles sognava di vestire Giorgio Armani. Due anni dopo il Time gli dedica la copertina. Ripeto che ho scritto tanto di lui, a ogni suo compleanno, a ogni suo successo, a ogni novità della sua carriera, a ogni sfilata. Perché quella stessa giacca, sia per lui che per lei, lui l’aveva ogni anni ristudiata, ridisegnata, ripensata nelle proporzioni e nell’estetica. <strong>La giacca Armani, infatti, non è solo una giacca è “la giacca”: quella che ti fa sentire perfetto (o perfetta) ed elegante in ogni situazione</strong> e in ogni ambito, da quello lavorativo o quello informale e anche a una prima della Scala. E mentre lui ripensava a quella giacca, sceglieva di presentarsi sulle sue passerelle nel modo più casual e minimale possibile: un paio di pantaloni e una maglia scura. Niente di più, perché lui lo aveva sempre detto a tutti: “nel dubbio, togliere, eliminare”. Fino ad arrivare all’essenza.</p>



<p>Questa essenza è il regalo che ci ha lasciato Giorgio Armani. Anche come uomo: mai sopra le righe, sempre attento a ogni dettaglio, ma anche ospitale e garbato con le persone che gli stavano vicino. Chi era invitato alla sua sfilata o a una festa sapeva che sarebbe sempre stato trattato come uno dei tanti super vip che da sempre affollavano i parterre e le prime file. <strong>Lui, l’uomo gentile che accompagnava di persona gli ospiti (davvero quasi tutti) nella sala dell’evento organizzato, anche a costo di attenderli sul portone sotto la pioggia.</strong> O che amava sistemare con occhio attento, all’ora di chiusura, i panettoni e cioccolatini per le feste natalizie nel<br>negozio Armani/Dolci di via Manzoni a Milano, proprio come faceva da ragazzo, quando era un semplice vetrinista dei grandi magazzini La Rinascente. Lo sappiamo, non sono leggende: lo abbiamo visto con i nostri occhi e abbiamo provato l’ammirazione che si deve a un mito anche di umiltà.</p>



<p>Da George Clooney a Robert De Niro, da Michelle Pfeiffer a Cate Blanchett, lui ha vestito le più grandi star di Hollywood e non solo, inutile fare l’elenco. Tutte e tutti aspiravano a quell’essenza, quel tocco unico. Sia per arredare le proprie ville e i propri spazi, con gli oggetti e i mobili della Armani/Casa, sia per vestire a una première o sul red carpet di un festival. Ma anche per andare a sciare o a nuotare, perché <strong>re Giorgio amava anche vestire con eleganza lo sport:</strong> la nostra Nazionale indosserà alle Olimpiadi di Milano-Cortina 2026 capi firmati da lui, uno dei suoi ultimo progetti, che i nostri Azzurri porteranno come una bandiera e un testimone. Lui stesso non si perdeva una partita della sua amata Olimpia EA7 Emporio Armani Milano, la squadra di pallacanestro che non solo ha sponsorizzato, ma anche acquistato nel 2008.</p>



<p>Ho scritto tanto di lui e ora sembra di non trovare le parole, perché sarebbero tantissime e comunque troppo poche per spiegare quello che in fondo era moda ma anche arte. Nessuno potrà più dimenticare le sue ultime collezioni, un incanto per gli occhi. Il canto forse del cigno di chi sapeva che ormai il tempo stringeva e aveva ancora troppo da spiegare, da mostrare, per fare capire al mondo che cosa è davvero l’estetica nel vestire. Ogni tanto cercava di raccontarlo nelle interviste che rilasciava, ma in fondo era più facile far vedere cosa gli suggeriva il cuore.</p>



<p>Personalmente non dimenticherò mai, solo un’estate fa, <strong>la Armani Privé Autunno/Inverno 2024/2025, sfilata a Parigi il 25 giugno 2024.</strong> Giorgio Armani aveva scelto di ispirarsi ai colori naturali delle perle, nelle sue sfumature come il bianco, il nero, l’oro, il grigio, il rosa e persino l’azzurrato, per abiti resi luccicanti anche da cristalli trasparenti che riflettevano la luce come diamanti e conchiglie di<br>abalone. Ancora una volta donne bellissime ed eteree, quelle che immancabilmente sceglieva, <strong>hanno fatto sfilare l’eleganza pura</strong> e la serenità di una palette di colori pacati ma luminosi e iridescenti, tra cui l’immancabile greige, quel grigio caldo e dorato che era da sempre la sua nota distintiva.</p>



<p>Allora, come sempre, quasi in punta di piedi, lui aveva salutato a fine sfilata: al suo fianco due ragazze con il basco, un altro tocco che non mancava mai di completare i look autunnali. E ancora ci aveva salutato con un’altra collezione capolavoro, la Armani Privé della Primavera Estate 2025, <strong>dedicata a uno dei luoghi che amava di più: l’isola di Pantelleria. </strong>Una sorta di lettera d’amore finale alle acque e alle meraviglie del Mediterraneo, un’altro dei fili conduttori della sua moda di sempre.</p>
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		<title>Orsi, lupi, sciacalli, e i cinghiali in giro per Roma: ecco perché i selvatici non hanno più paura di noi</title>
		<link>https://it.insideover.com/ambiente/orsi-lupi-sciacalli-e-cinghiali-in-giro-per-roma-ecco-perche-i-selvatici-non-hanno-piu-paura-di-noi.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giusi Galimberti]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 10 Aug 2025 08:37:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="774" height="516" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/cinghiali.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="cinghiali" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/cinghiali.jpeg 774w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/cinghiali-300x200.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/cinghiali-768x512.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/cinghiali-600x400.jpeg 600w" sizes="auto, (max-width: 774px) 100vw, 774px" /></p>
<p>La fauna selvatica in Italia è in sensibile aumento ed è sempre meno raro avere incontri ravvicinati con questi insidiosi mammiferi. </p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="774" height="516" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/cinghiali.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="cinghiali" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/cinghiali.jpeg 774w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/cinghiali-300x200.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/cinghiali-768x512.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/cinghiali-600x400.jpeg 600w" sizes="auto, (max-width: 774px) 100vw, 774px" /></p>
<p>Lupi, orsi, linci, volpi, cinghiali <strong>e persino sciacalli dorati</strong>, meno noti canidi di origine asiatica che hanno rapidamente popolato il Friuli già negli anni Ottanta. Oggi questi affascinanti animali hanno attraversato il Po verso l’Emilia e alcuni esemplari sono stati avvistati anche in Appennino nelle Marche, in Toscana e Lazio, passando spesso inosservati, perché è facile scambiare lo sciacallo per una volpe o un piccolo lupo.</p>



<p>La fauna selvatica in Italia è in sensibile aumento ed <strong>è sempre meno raro avere incontri ravvicinati con questi grandi mammiferi</strong>, alcuni di loro da sempre temuti dall’uomo. In Trentino in particolare, già dagli anni scorsi, in alcune località sono stati costituiti comitati di protesta per il pericolo che orsi troppo confidenti  hanno cominciato a rappresentare specie per i bambini. <strong>“Abbiamo visto passeggiare l’orso all’interno del parco</strong> dove poche ore prima andavano sullo scivolo o in altalena i nostri figli”, hanno dichiarato al telegiornale lo scorso luglio i genitori di Cavizzana, in provincia di Trento. Lì i piccoli hanno cominciato davvero ad avere gli incubi dell’orso “cattivo”. E ormai quasi ovunque nelle zone alpine e prealpine, ma anche in pianura, si comincia a temere pure l’incontro con “il lupo cattivo”. Gli avvistamenti sono sempre più frequenti e, come accade per gli orsi, allevatori, pastori e contadini lamentano le incursioni di branchi che infieriscono sulle loro greggi e sui loro terreni.</p>



<p>Così i comitati di protesta si levano da entrambe le parti: allevatori e cittadini che temono i grandi selvatici<strong> (compresi gli ormai temuti cinghiali, che scorazzano sempre più numerosi anche nelle vie di Roma)</strong> e dall’altra parte WWF e animalisti, che si battono per fare conoscere meglio le abitudini di questi animali e aiutare così la gente a comprenderne i comportamenti, evitando rischi per le persone e gli animali, e fermo restando l’importanza della protezione di specie indispensabili all’equilibrio della fauna del territorio, dell’ecosistema e per la biodiversità nel nostro Paese.</p>



<p>E  mentre le due fazioni si scontrano anche in politica, appena un mese fa, sui Carpazi, in Romania, proprio un italiano, <strong>Omar Farang Zin</strong>, motociclista che documentava sui social tutti i suoi viaggi, è stato sbranato e ucciso da un’orsa, per aver cercato di scattare foto e selfie vicino a quel grande selvatico. Selvatico, appunto.</p>



<h2 class="wp-block-heading">&#8220;Dovrebbero temere l&#8217;uomo e invece&#8230;&#8221;</h2>



<p>“Gli animali selvatici, proprio in quanto tali, non dovrebbero essere mai avvistati”, spiega <strong>il veterinario Renzo Piccin di Vittorio Veneto, già esperto di grandi carnivori per la Forestale, </strong>appassionato e grande conoscitore in particolare della vita dei lupi. “Loro dovrebbero vivere sempre nascosti nel loro habitat e temere la vicinanza dell’uomo. Purtroppo, anche a causa di nostri comportamenti sbagliati, <strong>soprattutto lupi e orsi si stanno avvicinando sempre di più alle zone abitate</strong>, mettendo a rischio animali domestici e da allevamento, e a volte purtroppo anche le persone. “Qui nella nostra zona, a cavallo tra Veneto e Friuli, i lupi vengono avvistati di continuo e sono purtroppo sempre più “confidenti”. Ma, per fare alcuni esempi, anche a Milano questa primavera è stato salvato un lupo caduto nelle acque del Naviglio, mentre a Ravenna, poche mattine fa ce n’era un altro che passeggiava tranquillo nel parcheggio dell’ospedale&#8221;.</p>



<p>Come è possibile che i lupi abbiano così allargato il loro territorio? Continua l&#8217;esperto: &#8220;I lupi si spostano molto e si muovono velocemente per “dispersione”, allargando sempre di più il loro habitat. Il lupo cosiddetto “alfa”, con il suo branco, scaccia i lupi giovani che diventano concorrenti e a loro volta “alfa”. Questi sono costretti ad allontanarsi, per trovare un nuovo territorio in cui insediarsi. L’Italia è sempre più costruita, strade e autostrade conquistano spazi che prima erano più selvaggi. Al contrario, in molte fasce alpine il bosco sta prendendo il sopravvento, perché le comunità montane si spopolano e i terreni non sono più curati e coltivati. <strong>Zone fitte di alberi e arbusti sono sempre più vicine alle case: i grandi selvatici arrivano in questo modo</strong> nei pressi delle zone abitate. Se poi si lasciano i cassonetti delle pattumiere aperte, frutteti e animali da cortile non rinchiusi in protezioni è come creare un supermercato a cielo aperto per orsi, volpi, lupi e cinghiali. Per loro è come un ristorante self service:  non hanno più la necessità di cacciare o procacciarsi il cibo, come dovrebbe accadere in natura. Prendono presto l’abitudine di avvicinarsi ai centri urbani, e non più solo nelle ore crepuscolari e notturne”. Così, la preoccupazione dei cittadini aumenta. E aumenta di conseguenza la necessità di attivare delle misure preventive. </p>



<p>Importante dal punto di vista dei territori è quello di creare i cosiddetti “corridoi ecologici”, cioè delle aree libere e boschive per facilitare lo spostamento dei grandi animali verso aree più ampie, per evitare sovrappopolazione e conflitti.  La convivenza con questi mammiferi è possibile, ma richiede una gestione attenta, informazione e rispetto reciproco. <strong>Il Trentino, per esempio, è da tempo interessato dalla presenza di orsi</strong>, con un aumento della popolazione e conseguenti problematiche di convivenza con le attività umane. La gestione del fenomeno è affidata alla Provincia di Trento, che ha adottato diverse misure, tra cui la rimozione di orsi considerati problematici e l&#8217;adozione di misure preventive. Anche il lupo da animale “rigorosamente” protetto ora è stato declassato dal Parlamento Europeo a semplice specie protetta, con buona pace di allevatori e comunità locali ma con disappunto di WWF e associazioni animaliste.</p>



<h2 class="wp-block-heading">I consigli degli esperti in caso di avvistamento</h2>



<p><strong>Innanzitutto segnalare gli incontri ravvicinati alle autorità competenti: </strong>monitorare costantemente la popolazione di orsi, lupi e altri grandi selvatici e gli incontri con l&#8217;uomo aiuta infatti a capire l&#8217;evoluzione del fenomeno.</p>



<p><b style="color: rgb(0, 0, 0); font-family: Times; font-size: 19px; -webkit-text-stroke-color: rgb(0, 0, 0); white-space-collapse: collapse;">Non correre :</b><span style="color: rgb(0, 0, 0); font-family: Times; font-size: 19px; -webkit-text-stroke-color: rgb(0, 0, 0); white-space-collapse: collapse;">&nbsp;movimenti veloci e scatti per la paura possono scatenare l&#8217;istinto predatorio</span>. </p>



<p><strong>Parlare con voce ferma:</strong> nel caso per esempio dell&#8217;orso, parlare a voce alta e fare rumore in genere può farlo allontanare.</p>



<p><strong>Indietreggiare lentamente:</strong> allontanarsi gradualmente senza mai voltare le spalle all&#8217;animale.</p>



<p><strong>Non fissare mai gli animali negli occhi:</strong> lo sguardo fisso viene percepito come una sfida e può provocare reazioni pericolose.</p>



<p><strong>Rinunciare al cibo: </strong>se si hanno con sè merende e alimenti, è consigliabile abbandonarlo a terra.</p>



<p><br><br></p>



<p></p>
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		<title>Quando si va in vacanza: cosa fanno gli italiani per proteggersi dai furti in casa</title>
		<link>https://it.insideover.com/societa/quando-si-va-in-vacanza-cosa-fanno-gli-italiani-per-proteggersi-dai-furti-in-casa.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fulvio Scaglione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 29 Jul 2025 14:25:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="774" height="516" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/furti.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="furti" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/furti.jpg 774w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/furti-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/furti-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/furti-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 774px) 100vw, 774px" /></p>
<p>Parenti o sistemi d'allarme, tv o radio accesa, grate alle finestre... che cosa fanno gli italiani per difendersi dai ladri. E in Toscana...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="774" height="516" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/furti.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="furti" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/furti.jpg 774w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/furti-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/furti-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/furti-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 774px) 100vw, 774px" /></p>
<p>La partenza per le agognate vacanze è spesso un po’ stressante: valigie da preparare con cura, per avere la certezza di non dimenticare nulla di indispensabile a casa, frigo da svuotare, piante da bagnare e proteggere dalla siccità durante l’assenza (magari con curiosi e rudimentali sistemi di irrigazione), gas da chiudere, tapparelle da abbassare… Ma soprattutto porte da chiudere nel modo più ermetico e sicuro possibile, per evitare furti e intrusioni. <strong>In Italia ci sono più di 400 furti in appartamento al giorno</strong>, per un totale di oltre 147.000 l’anno registrati nel solo 2023 e in continuo aumento: con numeri di questo tipo si capisce la ragione per cui (come emerso dall’indagine commissionata da Facile.it a EGM Different), più di 6 vacanzieri su 10 temono che, durante un viaggio, la loro abitazione venga<br>svaligiata. Proprio dal punto di vista di facile.it , che tra l’altro si occupa di comparazioni tra assicurazioni, appare curioso che <strong>appena il 17% degli italiani abbia sottoscritto una polizza casa contro i furti.</strong> Di certo, quando si parte, si adottano misure più o meno creative per ridurre i rischi di furto. Come si tutelano gli italiani?</p>



<p>La strategia più comune è quella di <strong>affidarsi a vicini e parenti che restano a casa</strong>, o vanno in ferie in periodi diversi. Il 43% dei rispondenti all’indagine dichiara di adottare questa soluzione e spiega di <strong>avere incaricato persone di fiducia per controllare periodicamente l’abitazione</strong> e verificare che tutto sia in ordine. Magari anche con il piccolo impegno aggiuntivo di controllare che i temporali estivi non abbiano fatto saltare la luce (con malaugurato stop di frigo e congelatori: a chi è capitato sa cosa significhino marciumi e acqua stagnante al ritorno!) e di bagnare le piante.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La Toscana presa di mira</h2>



<p><strong>Il 28% dei rispondenti (11 milioni di italiani), si affida alla tecnologia e ha deciso di installare moderni sistemi di videosorveglianza</strong>, soluzione particolarmente diffusa nel Centro Italia, dove la percentuale arriva al 31%. Del resto come non capirlo, specie se si vive in Toscana: <strong>ai primi tre posti come province per numero di furti in casa sono risultate infatti Pisa, Firenze e Lucca</strong>. Questo secondo i dati che fotografano i delitti “emersi” in seguito alle segnalazioni alle Forze di Polizia (Polizia di Stato, Arma dei Carabinieri, Guardia di Finanza, Corpo Forestale dello Stato , Polizia Penitenziaria, DIA, Polizia Municipale, Polizia Provinciale, Guardia<br>Costiera). A Pisa, nel 2023, ci sono state 2.013 denunce (481 ogni 100 mila abitanti). <strong>Delle grandi città, Roma è al 24° posto, Milano al 36°</strong>. Celebre e molto gettonata tra le società che forniscono impianti di allarme con sistema di videosorveglanza h24 è Verisure. Con una centrale operativa tra le più avanzate d’Europa, garantisce guardie giurate che verificano e filtrano ogni scatto d’allarme e intervengono e allertano le Forze dell’Ordine in caso di pericolo accertato.</p>



<p><strong>Circa 5 milioni di italiani, invece, hanno dotato le finestre e le portefinestre di grate antintrusione</strong>; se a livello nazionale la soluzione è stata adottata dal 13%, di nuovo sale al 16% tra i residenti del Centro Italia. I vicini vengono spesso chiamati in causa, non solo per controllare l’abitazione, ma anche per svuotare regolarmente la cassetta della posta, uno dei segnali più evidenti di assenza prolungata; questo comportamento è adottato dall’11%, ma la strategia è particolarmente diffusa nel Nord Italia, dove la percentuale arriva al 15%.</p>



<p>Diverse le soluzioni messe in atto per dissimulare l’assenza prolungata da casa: circa 3,4 milioni di italiani (7,8%), per esempio, hanno dichiarato di partire lasciando alcune luci accese, mentre <strong>quasi 2 milioni preferiscono tenere in funzione la TV o la radio</strong> (4,3%). Sono invece 2,8 milioni coloro che si affidano a un vigilante privato. Uno su quattro, infine, sfida la fortuna e ammette di non adottare alcuna precauzione.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Ma non solo furti</h2>



<p>Quella dei ladri, però, non è l’unica paura di coloro che trascorreranno le vacanze lontani da casa. Secondo l’indagine, un’altra preoccupazione è infatti come dicevamo sopra quella legata ai fenomeni metereologici estremi, sempre più evidenti in questi ultimi anni. Tanto è vero che <strong>quasi un italiano su 3 (29%)</strong> ha dichiarato di avere paura che, durante l’assenza, l’abitazione possa subire danni a causa del maltempo, timore diffuso in modo particolare nel Nord Est (39%). Il 22% degli intervistati, invece, ha dichiarato di avere paura di perdite idriche che danneggino l’appartamento, o quelli vicini, mentre il 18% teme potenziali fughe di gas.</p>



<p>In quest’ultimo caso si spiegano i controlli quasi ossessivi, ma corretti, del rubinetto del gas ogni volta che si lascia casa. «La prevenzione è essenziale, ma purtroppo non sempre sufficiente ad evitare un furto in appartamento o, più in generale, un danno all’abitazione», spiegano gli esperti di facile.it , «Il rischio zero non esiste, per questo motivo la polizza casa può essere la soluzione che consente di partire più in tranquillità, tutelati da eventuali danni patrimoniali». I prezzi non sono proprio proibitivi; partono da 13 euro al mese per una polizza base e possono arrivare a 20 euro se si aggiunge la tutela dai furti.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Vademecum per una partenza serena</h2>



<p>Ed ecco un vademecum in 4 punti per partire sereni:</p>



<ol class="wp-block-list">
<li><strong>Porte e inferriate</strong>: in un caso di furto su quattro, il ladro entra tramite scasso della porta, in quasi uno su tre da una finestra, balcone, garage o da una porta lasciata aperta (Fonte: Istat). Installare inferriate, sistemi antintrusione o di videosorveglianza e scegliere una porta blindata di classe antieffrazione superiore possono ridurre in maniera significativa i rischi. </li>
</ol>



<p></p>



<ol start="2" class="wp-block-list">
<li><strong>Oggetti di valore</strong>: evitate di lasciare oggetti di valore come gioielli,<br>denaro o documenti importanti in vista. Se possibile, riponeteli in una<br>cassaforte, portateli in banca o nascondeteli in posti non comuni.<br>Insomma, cercate di complicare il più possibile la vita ai topi<br>d’appartamento.</li>



<li><strong>Non pubblicizzate la vostra assenza</strong>: i ladri, spesso, prima di colpire,<br>studiano spostamenti e comportamenti delle potenziali prede. Cercate di<br>non aiutarli comunicando loro la vostra assenza da casa; la casella della<br>posta piena, lo zerbino sollevato, l’erba incolta sono elementi che rivelano<br>all’esterno che siete lontani da tempo. Per ridurre questi segnali, fatevi<br>aiutare da un vicino o da un parente. Quando caricate la macchina prima<br>di partire, scegliete un posto lontano da sguardi indiscreti.</li>



<li><strong>Attenzione ai social network.</strong> Ancora una volta, cercate di non<br>comunicare al mondo intero – potenziali ladri inclusi – che siete dall’altra<br>parte dell’emisfero e che non tornerete per molti giorni. Se proprio non<br>resistete all’idea di pubblicare le vostre foto sui social, fatelo almeno con<br>attenzione: verificate che solo i vostri amici possano vederle ed evitate di<br>inserire riferimenti troppo espliciti che diano informazioni potenzialmente<br>utili per i topi di appartamento.<br><br>E se non partiamo per le vacanze e con la città spopolata i ladri entrano in casa lo stesso, mentre siamo presenti, che fare? Se vi accorgete che dei malintenzionati sono in quel momento all’interno delle quattro mura o in giardino, <strong>mantenete la calma e cercate di chiamare i soccorsi</strong>, possibilmente evitando di fare rumore e senza muovere né toccare niente. Cercate di non spaventare i topi d’appartamento, affinché non commettano gesti pericolosi: la prima cosa, prima degli oggetti che potrebbero rubare, è la vostra incolumità.<br><br>Secondo i dati della Centrale Operativa Verisure, <strong>negli ultimi anni i picchi di<br>furti in abitazione si raggiungono tra l&#8217;1 e le 3 di notte e tra le 18 e le 22.</strong> A notte fonda ci sono il 6% di effrazioni in più rispetto alla media, ma i furti aumentano anche al rientro a casa dal lavoro e durante la cena. Superare l’idea di un furto in casa può essere difficile e doloroso: di colpo ci si sente “violati” e indifesi, ma è importante affrontare la situazione con calma e adottare le giuste misure per riprendersi emotivamente e ripristinare la sicurezza. Sporgete immediatamente denuncia e contattate, se l’avete, la vostra assicurazione, per avviare le procedure di risarcimento. Solo successivamente, è utile prendersi cura anche di sé stessi, ripristinando l&#8217;ordine in casa e, se necessario, valutando l&#8217;installazione di sistemi di sicurezza aggiuntivi. È anche importante parlare e sfogarsi con amici, familiari o, se necessario, con uno psicologo per elaborare il trauma e ritrovare serenità.</li>
</ol>
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		<title>Giovane e laureato: ecco l&#8217;italiano più spesso vittima di una truffa elettronica</title>
		<link>https://it.insideover.com/societa/giovane-e-laureato-ecco-litaliano-piu-spesso-vittima-di-una-truffa-elettronica.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fulvio Scaglione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 22 May 2025 14:49:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
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<p>Sempre più diffuse le truffe elettroniche e sempre più numerose le vittime. Che sono soprattutto giovani con alta livello di istruzione.</p>
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<p>Dal classico “abbiamo ricevuto il tuo curriculum” a “contatti questo numero per una comunicazione informativa urgente”, sono tante le frasi che irretiscono i cittadini e che quasi quotidianamente ci bombardano attraverso i mezzi di comunicazione. E poi ci sono le carte di credito e i bancomat: dal doppio passaggio della carta sul POS all’email di phishing che cerca di sottrarre informazioni sensibili sono solo alcune delle truffe più comuni quando si utilizzano gli strumenti di pagamento elettronici. Il fenomeno delle frodi in questo ambito è così ampio che, nel corso dello scorso anno, sono stati <strong>oltre 2,9 milioni gli italiani vittime di truffa, per un  danno economico totale stimato in più di 880 milioni di euro.</strong> Lo dicono i dati emersi dall’indagine* commissionata da Facile.it a mUp Research e Norstat.</p>



<h2 class="wp-block-heading">I canali più usati e le vittime </h2>



<p>Secondo l’indagine, tra i canali più usati al primo posto ci sono le false email (38,1% dei casi) e, al secondo, gli SMS (28,4%). In quasi 1 caso su 5 (19,4%) come cavallo di Troia è stato utilizzato un finto sito web, mentre nel 18,7% dei casi un finto call center. Non mancano però i metodi di comunicazione più moderni; si va dalle app di messaggistica istantanea (14,9%) fino ai social network (13,4%).</p>



<p>Ma chi sono le vittime predilette dai malfattori? Questo in verità è il dato che stupisce davvero di più. Non pensiamo alla solita coppia di anziani pensionati o alla signora che vive sola e un po’ fuori dal mondo, quindi facile da convincere e irretire nelle trappole dei ladri informatici. Dall’indagine è emerso, contrariamente a quanto si possa pensare, che a subire più frequentemente una truffa o un tentativo di frode nell’ambito delle carte elettroniche <strong>sono i consumatori più giovani.</strong> A fronte di una media nazionale del 6,8%, <strong>la percentuale raggiunge l’8,5% nella fascia 25-34 anni</strong> e arriva addirittura al 14,1% tra i 18-24. </p>



<p>Altro dato interessante emerge analizzando il grado di istruzione delle vittime di truffa o tentativo di frode: <strong>i più colpiti sono i rispondenti con un titolo di studio universitario</strong>, con un’incidenza pari a più del doppio rispetto alle media. Suddividendo il campione su base geografica, infine, si scopre che l’area più colpita da truffe o tentativi di frode ai danni dei consumatori <strong>è il Nord-Est (7,9%).</strong></p>



<p>Chi ha redatto questo studio si è poi chiesto perché nella rete delle frodi cadano proprio i più giovani e istruiti, cioè la fascia di popolazione più informatizzata e che fa maggior uso di <em>device</em> elettronici. E la spiegazione è anche in parte logica: <strong>troppa fretta nel fare le operazioni online</strong>, un eccesso di fiducia nelle proprie competenze e ovviamente maggiore uso e quindi esposizione ai mezzi elettronici. Spesso anche l’uso disinvolto nei negozi di pagamenti con carta di credito su smartphone.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Più di 1 su 4 non denuncia</h2>



<p>Come si comportano le vittime dopo essere state adescate dai truffatori? <strong>Più di 1 su 4 (26,1%), purtroppo, sceglie di non denunciare l’accaduto. </strong> Le ragioni sono in alcuni casi economiche, in altri psicologiche.  Il 34,3% delle vittime ha dichiarato di aver scelto di non sporgere denuncia alle autorità poiché il danno economico era basso e <strong>ha ritenuto che non ne valesse la pena.</strong> Ma si sa, tante piccole truffe alla fine per il truffatore diventa un capitale… Il 22,9% ha deciso di evitare la denuncia, <strong>perché rassegnato e in fondo scettico</strong>: alla fine era certo che non sarebbe mai riuscito a recuperato quanto perso. Il 20%, invece, ha ammesso di non aver denunciato perché si sentiva ingenuo ad essere caduto nella trappola. E per finire, vista anche l’età di alcuni dei truffati, <strong>il 14,3% non ha denunciato perché non voleva che i familiari venissero a conoscenza dell’accaduto.</strong></p>



<p>Alla fine, se fosse accaduto a voi (e forse vi è successo) cosa avreste fatto?</p>
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		<title>TUTTOFOOD: Cara, quest&#8217;anno basta col solito gioiellino, ti regalo la pummarola</title>
		<link>https://it.insideover.com/societa/tuttofood-cara-questanno-basta-col-solito-gioiellino-ti-regalo-la-pummarola.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fulvio Scaglione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 10 May 2025 10:12:04 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p><img width="774" height="516" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/tuttofood.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="tuttofood" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/tuttofood.jpeg 774w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/tuttofood-600x400.jpeg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/tuttofood-300x200.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/tuttofood-768x512.jpeg 768w" sizes="auto, (max-width: 774px) 100vw, 774px" /></p>
<p>Dalla collaborazione di Fiera di Milano, Fiere di Parma e Fiera di Colonia il festival del cibo italiano: 90 mila visitatori e 4.200 marchi.</p>
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<p>Pasta, caffè, olio e persino la salsa di pomodoro: i prodotti più rappresentativi del food Made in Italy non sono più soltanto cibi da consumare ma qualcosa di così buono, goloso e prezioso da diventare lussuosi oggetti da regalo. È questa una delle tante tendenze dell’agroalimentare viste a Rho Milano Fiera, in occasione di <strong>TUTTOFOOD 2025</strong>, fiera specializzata organizzata da Fiere di Parma in sinergia con gli enti fieristici di Milano e Colonia, che ha chiuso i battenti registrando oltre 95 mila presenze. Un’importante kermesse della durata di quattro giorni, che ha proposto a cuochi, esperti, media e semplici appassionati e curiosi un fittissimo programma di appuntamenti, incontri, meeting, convegni, educational,&nbsp;tasting&nbsp;e showcooking. E di certo non mancava il cuore del business di settore: hanno partecipato tra gli altri<strong> diverse migliaia di <em>top buyer</em> internazionali, provenienti da 100 Paesi </strong>(40% Europa, 20% Nord America &#8211; Canada e USA -, 10% America latina,, Estremo Oriente e Asean 15%, Medio Oriente 10%, Resto del Mondo 5%).&nbsp;&nbsp;</p>



<p>E diamo gli altri grandi numeri della fiera: <strong>4.200 i marchi presenti, per il 75% italiani</strong> (e si parla di quasi tutti i &#8220;nomi&#8221; del nostro agroalimentare, la fiera è sempre più un posto in cui “bisogna” esserci), e per il restante 25% da 70 Paesi, dall’Albania all’Uzbekistan. Passando per la Spagna dell’olio di Cordoba e del Pata Negra, il pregiato e costosissimo prosciutto da razza&nbsp;<em>iberica de bellota</em>. <strong>E poi dalla Polonia della&nbsp;<em>schabowy</em> (la cotoletta simile alla nostra milanese)</strong> e dei&nbsp;<em>pierogi&nbsp;</em>(ravioli). E ancora le carni dell’Irlanda, Paese che da anni ha istituito il suo Bord Bia, l’Irish Food Board, un ente governativo per la promozione dell’industria Food&amp;Beveraggi e ha presentato appunto un focus sulle carni Grass Fed, da animali allevati al pascolo almeno il 90% del tempo.&nbsp;</p>



<p>Protagonista con un enorme stand anche la Korea Agro-Fisheries and Food Trade e Rural Affairs Corporation del ministero dell’Agricoltura e del Commercio della Repubblica di Corea, tra nuove tendenze, piatti pronti healthy e show cooking. <strong>Dal sale di bamboo dei monaci buddisti ai calamari snack</strong>, fino ai succhi bio di yuja, agrume tipico di Goheung, nel 2024 le esportazioni di prodotti coreani verso l’Europa sono cresciute del 26%. Così a cucinare e a fare degustare al pubblico presente i piatti a base di prodotti coreani non erano cuochi asiatici ma due chef italiani, Michele ed Enrico Valotti, che hanno preparato cappelletti ripieni di kimchi e gnocchi di riso.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il gusto ma anche il packaging</h2>



<p>In ogni angolo degli 80 mila metri quadrati di superficie espositiva (tutto esaurito per gli stand nei 10 Padiglioni della Fiera milanese) si potevano fare degustazioni colte, piccoli assaggi, da tocchetti di formaggio a olive sott’olio, ma anche <strong>pranzare con un bel piatto di pasta presso gli stand di Barilla, La Molisana o Rummo.</strong> O addentare una fetta di pizza o un buon dolce realizzati usando le miscele delle farine speciali dei migliori mulini italiani, da Caputo a Casillo, da Spadoni a Molino Merano.&nbsp;</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="768" height="1024" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/pummarola-768x1024.jpeg" alt="" class="wp-image-469127" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/pummarola-768x1024.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/pummarola-600x800.jpeg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/pummarola-225x300.jpeg 225w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/pummarola-1152x1536.jpeg 1152w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/pummarola.jpeg 1200w" sizes="auto, (max-width: 768px) 100vw, 768px" /></figure>



<p>E da ammirare, sono proprio i packaging di queste preziose farine, spesso provenienti da cereali rari o antichi come l’amaranto o il kamut: <strong>rigorosamente in carta riciclata ed ecosostenibili</strong>, riportano gli antichi marchi familiari o stampe antiche. Quasi da collezionare. Come le latte del caffè: Trucillo, azienda produttrice di caffè a Salerno, dove ha sede anche una sua Accademia del Caffè, per festeggiare i 75 anni di storia ha proposto una collezione di barattoli ispirati alla Costa Amalfitana, con stampe che riprendono <strong>i disegni delle antiche o moderne ceramiche di Vietri.</strong>&nbsp;Paste e riso, poi, sono presentate proprio in box regalo, magari abbinando ai prodotti anche spezie, sughi ed eleganti utensili da cucina o stoviglie.&nbsp;&nbsp;</p>



<h2 class="wp-block-heading">Olio, l&#8217;oggetto del desiderio</h2>



<p><strong>Ma il vero oggetto del desiderio agroalimentare è l’olio.</strong> Confezionato in ceramiche artistiche pugliesi, liguri o siciliane, riposto in ancorette o preziose bottiglie di vetro, o ancora in piccole e graziose boccette simili a quelle dei profumi viene scelto oggi persino dagli sposi come originali bomboniere da offrire agli ospiti di nozze. E lo stesso destino spetta al cioccolato, che viene personalizzato dalle aziende con i temi più diversi, ma anche dagli sposi che sulla carta ci ripongono i loro messaggi d’amore.</p>



<p>E per chi cerca le confezioni divertenti da regalare, immancabili le latte di fagioli e le birre a marchio <strong>Bud Spencer</strong>. Nello stand è presente buona parte della famiglia del celebre attore, al secolo Carlo Pedersoli, icona del cinema italiano e degli spaghetti western: il figlio Giuseppe insieme con i nipoti hanno voluto ricordare così una figura icona del cinema. E proprio il viso di Bud Spencer in formato “wanted” stile far west è raffigurato sulle etichette.</p>



<p>Infine, <strong>persino la salsa di pomodoro si presenta con una veste di design:</strong> Ode al Pomodoro” è il progetto presentato da&nbsp;Casa Marrazzo, azienda campana specializzata in conserve vegetali, a cui ha preso parte anche <strong>lo chef Andrea Aprea</strong>, due stelle Michelin. Momento centrale all’interno dello stand curato da artisti e architetti, la “verticale del pomodoro”, confronto guidato fra varietà come il San Marzano DOP, il Biologico e il Napoli.</p>



<p>Proprio il biologico, infine, così come <strong>il gluten free e il lattosio free e soprattutto il vegan sono tra le tendenze più moderne.</strong> Quasi tutti hanno scelto di mettere in produzione linee specializzate per chi è più attento alla dieta e alla sostenibilità ambientale.</p>



<p>Al taglio del nastro di TUTTOFOOD 2025 era presente anche il Ministro dell’agricoltura <strong>Francesco Lollobrigida, che ha dichiarato</strong>: “Il settore agroalimentare del nostro Paese è un sistema solido, che registra un export in crescita, che si rivolge sia ai mercati tradizionali dove l’Italia è un player consolidato che ai nuovi mercati, dove le aziende italiane si stanno affacciando, sostenute dal lavoro del Governo. TUTTOFOOD 2025 dimostra come la vocazione internazionale della nostra filiera e l’unione di due sistemi fieristici importanti come quello di Parma e quello di Milano consentirà alle eccellenze famose nel mondo di approcciare nel modo migliore i buyer presenti. Un sistema fieristico che ragiona in termini di sistema diventa protagonista ed è evidente che TUTTOFOOD è un momento in cui trovano casa le nostre trasformazioni, le nostre produzioni e le nostre filiere&#8221;. </p>



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