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	<title>Giuseppe De Lorenzo Archives - InsideOver</title>
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	<title>Giuseppe De Lorenzo Archives - InsideOver</title>
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		<title>Clorochina, la morte della scienza: usata per attaccare Trump</title>
		<link>https://it.insideover.com/societa/clorochina-la-morte-della-scienza-usata-per-attaccare-trump.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Matteo Carnieletto]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Jul 2020 14:26:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Clorochina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/07/idrossiclorochina-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/07/idrossiclorochina-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/07/idrossiclorochina-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/07/idrossiclorochina-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/07/idrossiclorochina-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/07/idrossiclorochina-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/07/idrossiclorochina-2048x1365.jpg 2048w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Lucio Battisti direbbe: “Ancora tu, ma non dovevamo non vederci più?”. Già, perché dopo sei mesi di pandemia siamo ancora qui a discutere di clorochina, idrossiclorochina, Trump, Oms e tutto ciò che ne consegue. Un dibattito a ben vedere sterile, da una parte e dall&#8217;altra, che si pensava potesse essere arrivato ai titoli di coda. &#8230; <a href="https://it.insideover.com/societa/clorochina-la-morte-della-scienza-usata-per-attaccare-trump.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/societa/clorochina-la-morte-della-scienza-usata-per-attaccare-trump.html">Clorochina, la morte della scienza: usata per attaccare Trump</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/07/idrossiclorochina-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/07/idrossiclorochina-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/07/idrossiclorochina-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/07/idrossiclorochina-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/07/idrossiclorochina-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/07/idrossiclorochina-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/07/idrossiclorochina-2048x1365.jpg 2048w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p dir="ltr">Lucio Battisti direbbe: “Ancora tu, ma non dovevamo non vederci più?”. Già, perché dopo sei mesi di pandemia siamo ancora qui a discutere di clorochina, idrossiclorochina, Trump, Oms e tutto ciò che ne consegue. Un dibattito a ben vedere sterile, da una parte e dall&#8217;altra, che si pensava potesse essere arrivato ai titoli di coda. E che invece continua a trasformare la scienza in un gioco delle parti (politiche) di basso livello.</p>
<p dir="ltr">Per capire occorre prima raccontare. E partire dai fatti. L&#8217;ultimo capitolo si svolge ancora negli Stati Uniti. Attore protagonista: <strong>Donald Trump Jr</strong>, il figlio del presidente, che ieri ha diffuso su Twitter un video in cui alcuni medici parlano (positivamente) dell’<strong>idrossiclorochina</strong> nella lotta a <a href="https://it.insideover.com/schede/societa/che-cose-il-coronavirus.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>Sars-CoV-2</strong></a>. Il social network, ormai in guerra aperta con la dinastia Trump, ha bloccato l&#8217;account e cancellato pure il re-tweet del presidente. Subito si è riacceso lo scontro sull&#8217;antimalarico e le sue capacità curative. &#8220;Come sapete l&#8217;ho presa per un periodo di 14 giorni. E come sapete sono qui”, ha detto Trump padre, mentre il video incriminato veniva rimosso pure da Facebook e Youtube.</p>
<p dir="ltr">Il canovaccio è già visto. Suo malgrado, infatti, l’idrossiclorochina (e la clorochina) è diventato un farmaco &#8220;sovranista&#8221; su cui concentrare uno scontro più politico che medico. Colpa dei vari Trump e <strong>Jair Bolsonaro</strong> che l’hanno pubblicizzata? Forse. Ma non solo. Perché quando nei mesi scorsi si è diffusa la notizia che i due presidenti simbolo del nazionalismo ne facevano uso, i media (e non solo) si sono fiondati a trasformare il medicinale in una sorta di pericoloso strumento in grado di uccidere più che di curare dal coronavirus. “Se piace Trump farà male”, è il ragionamento implicito e forse involontario di molti illustri colleghi. Le cose però non stanno così. E forse servirebbe maggior chiarezza.</p>
<p dir="ltr">Torniamo ai tragici giorni di febbraio. I primi a sperimentare gli antimalarici sui pazienti infetti sono i <strong>cinesi</strong>, che nel pieno dell&#8217;epidemia provano tutto quello conoscono. I risultati aneddotici (cioè singole testimonianze di medici e malati) su un centinaio di asiatici fanno ben sperare. Così l’utilizzo della clorochina pian piano si diffonde in tutto il mondo. In fondo si tratta di un medicinale già testato per curare la malaria, l&#8217;artrite reumatoide e il lupus eritematoso sistemico. Niente di nuovo sotto il sole, insomma. È un farmaco di cui i medici conoscono i benefici e, ovviamente, le controindicazioni. A Piacenza, per dire, <strong>Luigi Cavanna</strong>, oncologo di fama celebrato come l&#8217;inventore del “metodo” per curare il virus, ne ha fatto ampio uso e assicura che si tratta di un prodotto “sicuro” ed “efficace”. Non è l’unico, visto che a Bologna il direttore di malattie infettive del Sant&#8217;Orsola, Pierluigi Valle, è altrettanto entusiasta. Così, sebbene sin dalle prime fasi qualche studioso storca il naso e si mostri scettico, l&#8217;Aifa il 17 marzo ne autorizza la prescrizione sia in studi clinici che &#8220;off-label&#8221;, cioè ai pazienti a casa. Peraltro a totale spese del Sistema sanitario nazionale. Insomma: qualche speranza che funzioni c&#8217;è eccome.</p>
<p dir="ltr">Intanto anche l’<strong>Oms</strong> fa le sue valutazioni. Prima tentenna, poi a fine marzo decide di inserire gli antimalarici nel trial sperimentale <em>Solidarity</em>, il più grande studio clinico dedicato al Covid-19. Tutto sembra filare liscio, finché improvvisamente il 25 maggio il board di Ginevra annuncia il blocco alle <strong>sperimentazioni</strong>. Sarebbe una notizia come un&#8217;altra, forse anche di secondo piano. In fondo può accadere che gli studi portino a modificare alcune convinzioni: la scienza serve a questo, no? L’annuncio però assume una portata mondiale. Il motivo? Da qualche settimana Trump va ripetendo al mondo la sua preferenza per la clorochina. Ma soprattutto pochi giorni prima, il 19 maggio, aveva detto di assumerne una pastiglia al giorno come prevenzione. Sui media il farmaco si è già trasformato da possibile salvavita a medicinale dei &#8220;complottisti&#8221;. E la bocciatura dell’Oms suona quindi alle orecchie dei progressisti come la tanto desiderata stroncatura della linea trumpiana. Impossibile non approfittarne. Così si scatena l’inferno.</p>
<p dir="ltr">Peccato che la valutazione dell’Oms fosse basata su una ricerca, pubblicata su <em>The Lancet</em>, rivelatasi sostanzialmente farlocca. Inutile star qui a ripercorrere le tappe, basti sapere che il 4 giugno la prestigiosa rivista ritira l&#8217;articolo (con tante scuse) e Ginevra riapre all’idrossiclorochina le porte dello studio <em>Solidarity</em>.  Lo scivolone dell’Oms e dell’intero sistema mediatico, soprattutto italiano, avrebbe dovuto suggerire maggiore cautela nel trattare temi medici con le tifoserie della politica. Ma non è andata così.</p>
<p dir="ltr">La clorochina continua infatti a dividere ancora oggi, sebbene non vi sia ancora una parola certa sulla sua efficacia o meno. Vero: l&#8217;Oms dopo l&#8217;incidente con Lancet ne ha comunque interrotto la prova nel trial Solidarity. Vero è anche che l’Aifa ha tenuto il punto, confermando la sospensione dell&#8217;autorizzazione alla prescrizione. E va pure considerato che nel tempo si sono sommate pubblicazioni critiche sull&#8217;efficacia. Ma è altrettanto vero che altri studi ne confermano l’utilità, soprattutto se ingerita durante lo stadio precoce della malattia. E che la stessa Oms sottolinea come suo blocco si applichi solo alla sperimentazione del farmaco sui pazienti ospedalizzati. Ma non influisca sulla possibile valutazione in altri studi in persone non ospedalizzate, o addirittura come profilassi pre e post infezione. Inoltre, in Italia ieri è stata depositata un’istanza cautelare al Tar del Lazio contro la decisione dell&#8217;Aifa di confermare il divieto anti-clorochina. Una decisione arrivata “dopo aver raccolto le relazioni dei medici del territorio (Piacenza, Alessandria, Milano e Treviso), in attesa della pubblicazione dei risultati, per ottenere la sospensione del provvedimento di revoca all&#8217;utilizzo di idrossiclorochina, al di fuori degli studi clinici&#8221;.</p>
<p dir="ltr">Dove sta la verità? Impossibile dirlo. Ed è questo il problema. Quando c&#8217;è di mezzo la scienza e la medicina, forse sarebbe meglio un atteggiamento attendista. Vale per i “sovranisti” così come per i loro oppositori. “Lo dico fuori dai denti &#8211; ci diceva Cavanna &#8211; ma mi sembra che l&#8217;idrossiclorochina sia entrata a far parte di un gioco politico. Ma non ce n&#8217;è alcun motivo, perché da un punto di vista medico bisogna solo valutare se un farmaco funziona oppure no”. Non se piace a Trump o a Bolsonaro.</p>
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		<title>Bolsonaro sotto assedio: ma i dati smentiscono le accuse</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/bolsonaro-sotto-assedio-ma-i-dati-smentiscono-le-accuse.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenzo Vita]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 10 Jun 2020 14:52:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[coronavirus]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/Brasile-coronavirus-La-Presse.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Brasile coronavirus (La Presse)" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/Brasile-coronavirus-La-Presse.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/Brasile-coronavirus-La-Presse-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/Brasile-coronavirus-La-Presse-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/Brasile-coronavirus-La-Presse-1024x683.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Metti insieme le pere con le mele, usa il tasso di letalità la cui attendibilità è prossima allo zero, lascia da parte il fatto che ogni Paese conta i morti in modo diverso ed avrai un bellissimo grafico con cui titolare sul Brasile brutto e cattivo nella gestione della pandemia. Abbiamo semplificato (nemmeno troppo), ma l’articolo &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/bolsonaro-sotto-assedio-ma-i-dati-smentiscono-le-accuse.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/Brasile-coronavirus-La-Presse.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Brasile coronavirus (La Presse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/Brasile-coronavirus-La-Presse.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/Brasile-coronavirus-La-Presse-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/Brasile-coronavirus-La-Presse-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/Brasile-coronavirus-La-Presse-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>Metti insieme le pere con le mele, usa il tasso di letalità la cui attendibilità è prossima allo zero, lascia da parte il fatto che ogni Paese conta i morti in modo diverso ed avrai un bellissimo grafico con cui titolare sul <strong>Brasile</strong> brutto e cattivo nella gestione della pandemia. Abbiamo semplificato (nemmeno troppo), ma <a href="https://www.corriere.it/economia/finanza/20_giugno_08/covid-dati-falsi-paesi-autoritari-grafico-che-svela-bugie-regimi-letalita-virus-d297a0d2-a98c-11ea-b9d7-2bd646fda8c5.shtml" target="_blank" rel="noopener" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?q=https://www.corriere.it/economia/finanza/20_giugno_08/covid-dati-falsi-paesi-autoritari-grafico-che-svela-bugie-regimi-letalita-virus-d297a0d2-a98c-11ea-b9d7-2bd646fda8c5.shtml&amp;source=gmail&amp;ust=1591812861046000&amp;usg=AFQjCNGLRVdW0_xr_G_QR2H0Zw7167aZHA">l’articolo pubblicato ieri dal <i>Corriere</i></a> era più o meno questa macedonia impazzita. Uno “studio” sul presunto rapporto tra autoritarismo e bugie sul Covid-19 dalla dubbia credibilità, schiaffato in prima pagina per attaccare maldestramente <strong>Jair Bolsonaro</strong>.</p>
<p>Prima di tutto i fatti. Sul quotidiano di via Solferino è apparso un pezzo a firma di Federico Fubini sulle differenze tra le democrazie e i Paesi autoritari nella comunicazione dei decessi provocati da Sars-Cov-2. Titolo: “I <strong>trucchi</strong> dei regimi che nascondono i veri dati sul Covid”. Nel mirino ci sono la Turchia, la Russia, l’Iran e &#8211; chissà perché &#8211; il Brasile di Bolsonaro. Tutti colpevoli di sotterrare defunti senza comunicarlo al mondo così da preservare il potere assoluto. Il giornalista ha preso il tasso di letalità in alcuni Stati nel mondo e l&#8217;ha messo in relazione con il “Punteggio globale di libertà politica e civile” realizzato da Freedom House, un think tank basato a Washington. Ciò che emerge è che i Paesi “poco democratici” sarebbero pure quelli che comunicano una letalità causa virus inferiore alla media mondiale (5,7%). Hanno una sanità migliore? Hanno subito un contagio inferiore? No. Tesi conclusiva: dicono <strong>bugie</strong> e “tendono a presentare un quadro sostanzialmente falso degli effetti dell’epidemia”. Viceversa, “tutti i Paesi nei quali la letalità ufficiale è più alta (Belgio, Gran Bretagna, Svezia, oltre all’Italia) hanno punteggi elevati anche per il grado di libertà”.</p>
<p>Il fatto è che, stando ai numeri, la demarcazione dipinta dal <i>Corriere</i> non è così netta. Anzi. E la lettura dei dati appare più che discutibile. Per carità: <i>ubi maior minor cessat</i>. Ma Fubini ci permetta alcune brevi considerazioni. Stando al grafico, infatti, ci sono decine di Paesi con un tasso di letalità pari o inferiore alla media mondiale anche se sono democrazie sviluppate: Germania (4,7%), Usa (5,8%), Israele (1,7%), Giappone (5,3%), Australia (1,4%), Lussemburgo (2,7%) e Austria (4%), solo per fare qualche esempio. La domanda sorge spontanea: se sono <strong>democrazie</strong> e non nascondono la verità, allora perché il dato è così basso? “È presto per capire perché i morti in Italia, Francia o Belgio siano il triplo di quelli stimati in Germania, a parità di contagi &#8211; scrive il <i>Corsera</i> &#8211; Possibile però che i primi tre Paesi uniscano due fattori determinanti: sono democrazie, dove si è permesso al virus di entrare nelle case di riposo per anziani”. In sostanza, se sei un &#8220;Paese autoritario&#8221; e hai pochi morti, allora dici bugie sulla <strong>letalità</strong>. Se invece brilli per libertà civili ma hai comunque pochi decessi, allora sei stato bravo perché non hai aperto le porte delle Rsa al virus. La logica è quantomeno claudicante.</p>
<p>Il più marchiano degli<strong> “errori”</strong> riguarda però il Brasile. Il Paese di Neymar ha una letalità più alta di quella della Germania e un punteggio sulla libertà politica e civile tutto sommato elevato (75, poco sotto Israele). La sua posizione nel grafico è in alto a sinistra, ben lontano da Arabia Saudita, Venezuela, Emirati Arabi Uniti e Turchia. Eppure, non si sa per quale motivo, il <i>Corriere</i> in prima pagina scrive: &#8220;I casi sono due: o durante una pandemia la libertà fa male alla salute; oppure il presidente brasiliano Jair Bolsonaro, nel cercare di nascondere la realtà dei morti da Covid, non fa che accodarsi a un trend diffuso fra decine di governi autoritari, dittatoriali, populisti e illiberali nel mondo”. Perché infilarlo nel calderone dei bugiardi, se i dati non supportano affatto questa tesi?</p>
<p>Il vero problema è che mescolare libertà e letalità ha poco senso statistico. Il <strong>tasso di decessi</strong> rispetto ai contagi, infatti, è influenzato da troppi fattori che lo rendono un dato instabile: ogni Paese calcola i morti in modo differente (“con” o “per” coronavirus), dunque compararli è impossibile. Oppure volutamente strumentale. Ne è la prova il fatto che l&#8217;Ungheria di quel <i>buzzurro</i> di Orban, quello dei &#8220;pieni poteri&#8221; che &#8211; <a href="https://www.corriere.it/esteri/20_marzo_30/coronavirus-ungheria-orban-mette-quarantena-democrazia-parlamento-approva-poteri-speciali-59d2d25a-72a2-11ea-bc49-338bb9c7b205.shtml" target="_blank" rel="noopener" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?q=https://www.corriere.it/esteri/20_marzo_30/coronavirus-ungheria-orban-mette-quarantena-democrazia-parlamento-approva-poteri-speciali-59d2d25a-72a2-11ea-bc49-338bb9c7b205.shtml&amp;source=gmail&amp;ust=1591812861046000&amp;usg=AFQjCNHlr8nEPaCfAom5YQj6nTfewqrUHA"><i>Corriere</i> dixit</a> &#8211; “mette in quarantena la democrazia&#8221;, ha un tasso di letalità del 13,6%. Quasi lo stesso dell’Italia (14,4%). Stando al ragionamento di Fubini, entrerebbe di diritto nel club delle &#8220;democrazie liberali del pianeta&#8221; che comunicano i dati correttamente. Ma ovviamente non è stato citato.</p>
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		<title>Incubo Covid-19</title>
		<link>https://it.insideover.com/reportage/societa/incubo-covid-19.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Matteo Carnieletto]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 12 Apr 2020 05:00:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[coronavirus]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="2560" height="1706" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/04/LP_11234646.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" /></p>
<p>Se a chiunque, in Italia, si dovesse chiedere dove ha avuto inizio l’incubo, nessuno avrebbe difficoltà nell&#8217;indicare un Paese, Codogno, e una data, il 21 febbraio. In realtà, quando abbiamo intravisto le prime fiamme e ci siamo messi a urlare &#8220;Al fuoco!&#8221;, non sapevamo che ci trovavamo già in mezzo a un incendio tanto vasto &#8230; <a href="https://it.insideover.com/reportage/societa/incubo-covid-19.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/reportage/societa/incubo-covid-19.html">Incubo Covid-19</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="2560" height="1706" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/04/LP_11234646.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" /></p><div
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                    Incubo Covid-19
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                        Se a chiunque, in Italia, si dovesse chiedere dove ha avuto inizio l’incubo, nessuno avrebbe difficoltà nell&#8217;indicare un Paese, Codogno, e una data, il 21 febbraio. In realtà, quando abbiamo intravisto le prime fiamme e ci siamo messi a urlare&#8230;
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                Andrea Indini
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                Giuseppe De Lorenzo
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        <p>Se a chiunque, in Italia, si dovesse chiedere dove ha avuto inizio l’incubo, nessuno avrebbe difficoltà nell&#8217;indicare un Paese, <strong>Codogno</strong>, e una data, il <strong>21 febbraio</strong>. In realtà, quando abbiamo intravisto le prime fiamme e ci siamo messi a urlare &#8220;Al fuoco!&#8221;, non sapevamo che ci trovavamo già in mezzo a un incendio tanto vasto quanto tenace da essere estremamente difficile da domare.</p><figure id="attachment_269179" aria-describedby="caption-attachment-269179" style="width: 5472px" class="wp-caption alignnone"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" loading="lazy" class="size-full wp-image-269179" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/LP_11182357.jpg" alt="La città di Codogno il 22 febbraio 2020, non appena è scoppiata l'emergenza Coronavirus (LaPresse)" width="5472" height="3648" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/LP_11182357.jpg 5472w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/LP_11182357-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/LP_11182357-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/LP_11182357-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 5472px) 100vw, 5472px" /><figcaption id="caption-attachment-269179" class="wp-caption-text">La città di Codogno il 22 febbraio 2020, non appena è scoppiata l&#8217;emergenza Coronavirus (LaPresse)</figcaption></figure>
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</div><div class="special-container">
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        <h2>L’esplosione dell’epidemia</h2>
<p>È da poco passata la mezzanotte del 20 febbraio quando l&#8217;assessore al Welfare della Regione Lombardia, <strong>Giulio Gallera</strong>, dà notizia del primo contagio: un 38enne ricoverato all&#8217;ospedale di Codogno (Lodi) è, infatti, risultato positivo a Covid-19. Nel corso della giornata il numero dei contagiati in Lombardia sale drammaticamente a 15. Nelle stesse ore, poi, ci ritroviamo a dover gestire anche un altro focolaio: è a Vo&#8217; Euganeo, in provincia di Padova. Si conta anche il primo morto, un 78enne che è ricoverato proprio nell&#8217;ospedale patavino.</p>
<p>&nbsp;</p>

    </div>
</div>    
    <figure class="wp-block-image is-style-full-content"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/LP_11129080.jpg" alt="I carabinieri bloccano gli accessi a Vo' Euganeo, focolaio veneto del Coronavirus (LaPresse)" class="wp-image-269180" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/LP_11129080.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/LP_11129080-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/LP_11129080-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/LP_11129080-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></figure>
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        <h2>Codogno, dove tutto è iniziato</h2>
<p>Tutto inizia il 14 febbraio, quando Mattia, un giovane atleta in ottima salute, contrae la &#8220;solita influenza&#8221; che però non passa. &#8220;Il 18 è venuto in pronto soccorso a Codogno e le lastre hanno evidenziato una leggera polmonite &#8211; spiega l&#8217;anestesista Annalisa Malara a Codogno <a href="https://www.repubblica.it/cronaca/2020/03/06/news/l_anestesista_di_codogno_per_mattia_era_tutto_inutile_cosi_ho_avuto_la_folle_idea_di_pensare_al_coronavirus_-250380291/?rss&amp;fbclid=IwAR1SzUsdD8EFmBrFetM85tu8h1oZqZciJqawGzAMMknMJhxBuJjCzKEbV3Y">in un&#8217;intervista a <em>Repubblica</em></a> &#8211; il profilo non autorizzava un ricovero coatto e lui ha preferito tornare a casa. Questione di poche ore: il 19 notte è rientrato e quella polmonite era già gravissima&#8221;. Il viavai di Mattia dal nosocomio è probabilmente la causa della rapida propagazione del <a href="https://it.insideover.com/schede/societa/che-cose-il-coronavirus.html" target="_blank" rel="noopener">virus</a> tra i medici e i pazienti dell&#8217;ospedale.</p>
<p>Seguendo il protocollo previsto dal governo, la catena di contagi non può essere affatto evitata. <a href="https://www.ilgiornale.it/news/politica/coronavirus-altro-che-ospedale-focolaio-circolari-1831961.html">Come rivelato da <em>ilGiornale.it</em></a>, la circolare ministeriale in vigore allora (<a href="http://www.trovanorme.salute.gov.it/norme/renderNormsanPdf?anno=2020&amp;codLeg=72847&amp;parte=1%20&amp;serie=null">quella del 27 gennaio</a>) considera &#8220;<strong>casi sospetti</strong>&#8221; solo quelle persone con una &#8220;infezione respiratoria acuta grave&#8221; che siano anche statae in &#8220;aree a rischio della Cina&#8221;, che abbiano lavorato &#8220;in un ambiente dove si stanno curando pazienti&#8221; colpiti da Covid-19 o che abbiano avuto contatti stretti con un &#8220;caso probabile o confermato da nCoV&#8221;.</p>
<figure id="attachment_269248" aria-describedby="caption-attachment-269248" style="width: 3500px" class="wp-caption alignnone"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" loading="lazy" class="size-full wp-image-269248" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/LP_11253913.jpg" alt="Un paziente colpito da Covid-19 in un ospedale italiano (LaPresse)" width="3500" height="2333" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/LP_11253913.jpg 3500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/LP_11253913-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/LP_11253913-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/LP_11253913-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 3500px) 100vw, 3500px" /><figcaption id="caption-attachment-269248" class="wp-caption-text">Un paziente colpito da Covid-19 in un ospedale italiano (LaPresse)</figcaption></figure>
<p>Solo grazie all&#8217;intuito della Malara si arriva a capire cosa sta succedendo. Per farlo, però, deve &#8220;chiedere l&#8217;autorizzazione all&#8217;azienda sanitaria&#8221; e assumersi la responsabilità di realizzare il tampone, perché &#8220;i protocolli italiani non lo giustificavano&#8221;.</p>

    </div>
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                            Approfondimento di
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                                    Andrea Indini
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                                                                                                                <a class="authors__link" href="https://it.insideover.com/autore/giuseppe-de-lorenzo">
                                    Giuseppe De Lorenzo
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                                                                        </div>
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    <div class="special-container__content primary-color">
        <p>Nel frattempo si corre a mappare i movimenti di Mattia per risalire ai suoi ultimi contatti. Si cerca il &#8220;<strong>paziente zero</strong>&#8220;, quello che lo ha contagiato. Si punta il dito prima su un manager che è da poco rientrato dalla Cina e si arriva addirittura a ipotizzare <a href="https://milano.corriere.it/notizie/cronaca/20_marzo_22/04-milano-firma-standardcorriere-web-milano-da824efe-6bad-11ea-8bdc-8d7efa0d8720.shtml">una correlazione con la soppressione di alcune tratte in seguito al deragliamento del treno a Lodi e le conseguenti calche di pendolari sui treni regionali</a>.</p>
<p>Con il passare delle ore, però, questo lavoro appare sempre più fumoso e a stento si riesce a mettere insieme il puzzle. Quello che ancora non si sa è che il contagio è ormai esploso da settimane e che quindi il virus è iniettato nel tessuto del Nord Italia.</p>
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    </div>
</div><div class="special-container">
    <div class="special-container__content primary-color">
        <h2>La morte arriva in valle</h2>
<p>Il caso di Mattia a Codogno ricalca, per tempistiche, il contagio nel nosocomio bergamasco di Alzano Lombardo. In una &#8220;relazione temporale sulla prima fase dell’emergenza&#8221; <a href="https://www.corriere.it/cronache/20_aprile_09/coronavirus-dossier-che-svela-come-inizio-contagio-ad-alzano-nembro-26754066-79da-11ea-afb4-c5f49a569528.shtml" target="_blank" rel="noopener">datata 8 aprile</a>, la Asst di Bergamo Est spiega che &#8220;nel periodo compreso tra il 13 febbraio e il 22 febbraio sono giunti presso il pronto soccorso dell’ospedale alcuni pazienti che venivano ricoverati presso il reparto di medicina generale con diagnosi di accettazione polmonite/insufficienza respiratoria acuta”. Anche qui “nessuno dei pazienti (&#8230;) presentava le condizioni previste dal ministero della Salute per la definizione di caso sospetto”. Solo il 22 febbraio, “in seguito all’evidenza del focolaio nel lodigiano, veniva acquisita la consapevolezza (&#8230;) che tale criterio epidemiologico non era più da ritenersi totalmente attendibile, sebbene ancora non modificato”.</p>
<div class="mceTemp"></div>

    </div>
</div>    
    <figure class="wp-block-image is-style-full-content"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1218" height="523" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/1584609946-camion.jpg" alt="" class="wp-image-269263" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/1584609946-camion.jpg 1218w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/1584609946-camion-300x129.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/1584609946-camion-768x330.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/1584609946-camion-1024x440.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1218px) 100vw, 1218px" /></figure>
    <div class="special-container">
    <div class="special-container__content primary-color">
        <p>Qualche ora prima, intorno alle due di notte, muore Angiolina, una anziana che è ricoverata dal 12 febbraio. Il marito Gianfranco è morto il 13 febbraio e la sorella il 15. Appena arriva la notizia di Codogno si fiondano a fare i primi tamponi e, quando il 23 arrivano i risultati positivi (sono di Franco Orlandi e Samuele Acerbis, entrambi di Nembro ed entrambi ricoverati da una settimana nello stesso reparto di Angelina e ormai morti di coronavirus), il pronto soccorso viene evacuato e dopo due ore riaperto.</p>
<figure id="attachment_269192" aria-describedby="caption-attachment-269192" style="width: 4471px" class="wp-caption alignnone"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" loading="lazy" class="size-full wp-image-269192" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Pesenti-Fenaroli.jpg" alt="L'ospedale Pesenti Fenaroli, ad Alzano lombardo, in provincia di Bergamo (LaPresse)" width="4471" height="2981" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Pesenti-Fenaroli.jpg 4471w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Pesenti-Fenaroli-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Pesenti-Fenaroli-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Pesenti-Fenaroli-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 4471px) 100vw, 4471px" /><figcaption id="caption-attachment-269192" class="wp-caption-text">L&#8217;ospedale Pesenti Fenaroli, ad Alzano lombardo, in provincia di Bergamo (LaPresse)</figcaption></figure>
<p>Una scelta che farà molto discutere ma che, come vedremo a breve, sarà dettata dall&#8217;esigenza di far fronte a un’emergenza che è ormai esplosa e che, quindi, non si può più far nulla per prevenire se non chiudere immediatamente tutto il Paese. Ma la “chiusura totale” è ancora lontana da venire.</p>

    </div>
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    <div class="special-container__content primary-color">
        <p>D&#8217;altra parte la ricerca delle cause del proliferare dell&#8217;epidemia si perdono in una lunga serie di ipotesi che possono essere prese per vere tutte insieme e che tutte insieme hanno contribuito a far &#8220;esplodere la bomba atomica&#8221;, per usare una immagine usata da Gallera.</p>
<div class="embed-responsive embed-responsive-16by9"><iframe loading="lazy" title="Italian Trench Hospital" width="500" height="281" src="https://www.youtube-nocookie.com/embed/aI1gUFEgf0s?feature=oembed&#038;rel=0" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe></div>
<p><script>ga("set", "video_embed", "youtube_aI1gUFEgf0s");</script></p>
<p>Nel fine settimana in cui tutto ha avuto inizio, secondo <a href="https://espresso.repubblica.it">un&#8217;inchiesta dell&#8217;<em>Espresso</em></a>, un ipermercato alle porte di Bergamo viene letteralmente &#8220;saccheggiato&#8221;: gli scaffali vengono completamente svuotati e si tocca gli 800mila euro di incasso. Un&#8217;altra inchiesta, <a href="https://rep.repubblica.it/pwa/generale/2020/03/20/news/atalanta-valencia_a_san_siro_il_detonatore_del_contagio-251839747/">pubblicata da <em>Repubblica</em></a>, vede nella partita di Champions League Atalanta-Valencia giocata il 19 febbraio a San Siro la minaccia che ha fatto esplodere la bergamasca.</p>
<figure id="attachment_269256" aria-describedby="caption-attachment-269256" style="width: 2601px" class="wp-caption alignnone"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" loading="lazy" class="wp-image-269256 size-full" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/LP_11235090.jpg" alt="Secondo alcuni virologi, la partita Atalanta-Valencia avrebbe innescato la bomba che, 15 giorni dopo, avrebbe messo in ginocchio la Bergamasca (LaPresse)" width="2601" height="1542" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/LP_11235090.jpg 2601w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/LP_11235090-300x178.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/LP_11235090-768x455.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/LP_11235090-1024x607.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 2601px) 100vw, 2601px" /><figcaption id="caption-attachment-269256" class="wp-caption-text">Secondo alcuni virologi, la partita Atalanta-Valencia avrebbe innescato la bomba che, 15 giorni dopo, avrebbe messo in ginocchio la Bergamasca (LaPresse)</figcaption></figure>
<p>Solamente una settimana prima, proprio nella regione valenciana, la Spagna ha accertato il primo decesso per Covid-19. Al Meazza si accalcano 45mila tifosi nerazzurri: molti arrivano in macchina, ma si contano anche una trentina di pullman.</p>
<p>Tuttavia per Massimo Galli, responsabile del reparto malattie infettive dell&#8217;ospedale Sacco di Milano, l&#8217;epidemia sarebbe &#8220;partita prima, nelle campagne, durante le fiere agricole e nei bar di Paese&#8221;.</p>

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    <figure class="wp-block-image is-style-full-content"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/LP_11161826.jpg" alt="Nembro, uno dei comuni più colpiti nella Bergamasca (LaPresse)" class="wp-image-269195" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/LP_11161826.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/LP_11161826-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/LP_11161826-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/LP_11161826-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /><figcaption>Nembro, uno dei comuni più colpiti nella Bergamasca (LaPresse)</figcaption></figure>
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        <h2>Il caso Piacenza</h2>
<p>Il 22 febbraio, lo stesso giorno in cui i medici di Alzano Lombardo scoprono che gli sta per arrivare addosso uno tsunami, <a href="https://www.regione.emilia-romagna.it/notizie/2020/febbraio/aggiornamento-coronavirus-all-ospedale-di-piacenza-positiva-una-8-2-enne-residente-in-lombardia-negativo-paziente-ricoverato">l&#8217;ospedale di Piacenza riscontra il primo caso positivo</a>.</p>
<p>Si tratta di una signora di 82 anni che vive proprio a Codogno. Quando il suo test risulta positivo è ormai troppo tardi per fare qualcosa: l’indomani anche <a href="https://www.regione.emilia-romagna.it/notizie/2020/febbraio/aggiornamento-coronavirus-nove-casi-positivi-all-ospedale-di-piacenza-bonaccini-chiusi-gli-atenei-in-emilia-romagna-dal-24-al-29-febbraio-si-valuta-per-scuole-asili-nido-impianti-sportivi-e-musei">due medici e una infermiera risultano essere stati contagiati</a>. E mentre Codogno, che si trova a soli 16 chilometri di distanza, è già blindato, il governo preferisce aspettare a estendere le restrizioni all’Emilia Romagna. <a href="http://www.ilpiacenza.it/cronaca/piacenza-diventa-zona-rossa-coronavirus.html">Ci arriverà solo l&#8217;8 marzo</a>, quando ormai, in quella che risultava essere la provincia più colpita della Regione con 528 contagiati (sui 1180 casi della regione), <a href="https://www.ilfattoquotidiano.it/2020/03/07/coronavirus-il-primario-del-pronto-soccorso-di-piacenza-con-lo-stesso-tempo-che-prima-dedicavamo-a-un-paziente-ora-ne-gestiamo-5-in-condizioni-serie/5728603/">si contano già 24 decessi</a>.</p>

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    <figure class="wp-block-image is-style-full-content"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/LP_11123921.jpg" alt="Tensostruttura davanti al Pronto Soccorso dell'Ospedale di Piacenza per far fronte all'emergenza Coronavirus (LaPresse)" class="wp-image-269217" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/LP_11123921.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/LP_11123921-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/LP_11123921-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/LP_11123921-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /><figcaption>Tensostruttura davanti al Pronto Soccorso dell&#8217;Ospedale di Piacenza per far fronte all&#8217;emergenza Coronavirus (LaPresse)</figcaption></figure>
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        <p>Il giorno prima, il 7 marzo, quattro uomini e una donna si spengono nei letti dell’ospedale di Piacenza: &#8220;Fino al 24 febbraio al pronto soccorso affluivano indistintamente persone che denunciavano febbre e tosse, sia altri con differenti disturbi &#8211; racconta un’infermiera del nosocomio che chiede l’anonimato &#8211; Fatalmente in molti casi si son verificati contagi sia tra il personale medico ed infermieristico, sia tra coloro che erano stati al pronto soccorso&#8221;.</p>
<p>La Regione decide comunque di tenere aperto l’ospedale e solo il 5 marzo chiuderà quello di Fiorenzuola d’Arda, altro focolaio. Questo perché, esattamente come ad Alzano, ormai l’epidemia era scoppiata ed era fondamentale tenere aperti i nosocomi per poter curare gli infetti.</p>
<p><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" loading="lazy" class="alignnone size-full wp-image-269258" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/FOTOGRAMMA_20200330162000_32419967.jpg" alt="" width="1500" height="951" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/FOTOGRAMMA_20200330162000_32419967.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/FOTOGRAMMA_20200330162000_32419967-300x190.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/FOTOGRAMMA_20200330162000_32419967-768x487.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/FOTOGRAMMA_20200330162000_32419967-1024x649.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Per capirlo è necessario guardare ai dati del 9 aprile: Alzano Lombardo e Fiorenzuola, che hanno circa lo stesso numero di abitanti, presentano anche un numero simile di contagiati. Lo stesso risultato si ha se si confrontano Piacenza e Bergamo città. Non solo: se si guarda l&#8217;incidenza ogni mille abitanti, la provincia emiliana supera quella lombarda. In numeri assoluti ovviamente Bergamo appare più colpita, ma perché conta 1,1 milioni di abitanti. Piacenza ne ha solo 287mila.</p>

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        <h2>Il focolaio di Orzinuovi</h2>
<p>Sono due invece le immagini che compongono il quadro di Brescia. La prima è il trend dei contagi delle province lombarde, quel grafico che ormai tutti hanno imparato a conoscere. Per giorni le curve di Bergamo e Brescia si sfiorano proprio come i due territori, crescono allo stesso ritmo. Poi l’8 aprile arrivano addirittura a toccarsi e Brèsa, così la chiamano in dialetto, raggiunge Bèrghem. <a href="https://www.bresciatoday.it/attualita/coronavirus/aggiornamenti-brescia-lombardia.html" target="_blank" rel="noopener">E poi la supera</a>. L’altra fotografia sono due container frigorifero parcheggiati di fronte al tempio crematorio della città. La processione di feretri raggiunge il cimitero di Sant&#8217;Eufemia ma i forni non riescono più a tenere il ritmo di morte del coronavirus. Prima di essere avvolti dalle fiamme, i corpi devono aspettare anche due settimane nei depositi. Troppo tempo con il caldo afoso che arriva. Così le bare vengono stipate in quelle celle frigorifero che tanto ricordano la carovana di Bergamo. Anche perché i numeri sono quelli di una strage.</p>

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    <figure class="wp-block-image is-style-full-content"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/LP_11208589.jpg" alt="Un sacerdote cammina all'interno del cimitero monumentale di Brescia, detto Vantiniano, dopo aver benedetto le bare di alcune vittime di Covid-19 (LaPresse)" class="wp-image-269338" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/LP_11208589.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/LP_11208589-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/LP_11208589-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/LP_11208589-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /><figcaption>Un sacerdote cammina all&#8217;interno del cimitero monumentale di Brescia, detto Vantiniano, dopo aver benedetto le bare di alcune vittime di Covid-19 (LaPresse)</figcaption></figure>
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        <p>Una rivelazione dell’Istat ha calcolato che in città i morti rispetto all’anno precedente sono più che raddoppiati, da 134 nel 2015-2019 a 381 nel 2020. In tutta la provincia, nei Comuni compresi nelle statistiche, si è passati dai 466 decessi di marzo 2019 ai 1.345 del 2020. Paesi che di solito vedevano morire una sola persona al mese si sono ritrovati con 11, 12, 20 dipartite. A Corte Franca, per dire, l’incremento è del 1.900%.</p>
<p>Come mai Brescia sia stata così colpita non è ancora dato sapere, ma le ricerche epidemiologiche ormai lasciano il tempo che trovano. È un dato incontrovertibile però il fatto che la provincia sia sempre tra i primi tre posti nel ranking lombardo per numeri di contagi settimanali. E che per numero di decessi (oltre 1.900) superi una metropoli come Milano e il suo hinterland. “Non siamo riusciti ad arginare i focolai”, <a href="https://www.ilgiorno.it/brescia/cronaca/coronavirus-focolai-1.5080851" target="_blank" rel="noopener">ammette il sindaco Emilio Del Bono</a>. Il primo caso certificato agli Spedali Civili è del 24 febbraio, due giorni dopo Alzano Lombardo. L’uomo è un 51enne di Pontevico, <a href="https://brescia.corriere.it/notizie/cronaca/20_febbraio_24/primo-caso-contagio-bresciano-ricoverato-51enne-pontevico-f29e2fea-571b-11ea-b89d-a5ca249e9e1e.shtml" target="_blank" rel="noopener">piccolo comune nella bassa Bresciana</a>. È proprio da qui che l’epidemia sembra essere partita per poi investire l’intera provincia.</p>
<figure id="attachment_269339" aria-describedby="caption-attachment-269339" style="width: 3500px" class="wp-caption alignnone"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" loading="lazy" class="size-full wp-image-269339" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/LP_11211219.jpg" alt="Triage degli Spedali Civili di Brescia allestito per l'emergenza coronavirus (LaPresse)" width="3500" height="2333" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/LP_11211219.jpg 3500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/LP_11211219-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/LP_11211219-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/LP_11211219-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 3500px) 100vw, 3500px" /><figcaption id="caption-attachment-269339" class="wp-caption-text">Triage degli Spedali Civili di Brescia allestito per l&#8217;emergenza coronavirus (LaPresse)</figcaption></figure>
<p>Il primo grande focolaio esplode ad <strong>Orzinuovi</strong>, 12mila anime e troppi contagi. Il sindaco Gianpietro Maffoni, senatore di Fratelli d’Italia, ha depositato un’interrogazione al ministro della Salute per sapere perché il governo non abbia disposto una “<strong>zona rossa</strong>” nella sua cittadina. La polemica ricalca quella della Val Seriana, ma con meno carica polemica. Per spiegare il motivo della veloce propagazione su tutto il territorio, qualcuno guarda alla fiera di San Faustino e Giovita come possibile sorgente di trasmissione, un po’ come la partita dell’Atalanta per Bergamo. Il 15 febbraio tra le strette vie piene di bancarelle di Brescia città si sono riversate oltre 250 mila persone. Quattordici giorni dopo, cioè il periodo di incubazione del virus,<a href="https://www.giornaledibrescia.it/brescia-e-hinterland/la-fiera-di-san-faustino-una-bomba-biologica-non-%C3%A8-detto-1.3468779" target="_blank" rel="noopener"> i contagiati erano già 14</a>.</p>

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        <h2>Lo stato d&#8217;emergenza</h2>
<p><a href="https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2020/02/01/20A00737/sg" target="_blank" rel="noopener">Il primo vero provvedimento</a> per il coronavirus risale all’ormai lontanissimo 31 gennaio, poche ore dopo il ricovero dei due turisti cinesi allo Spallanzani di Roma. Il consiglio dei ministri dichiara lo stato di emergenza nazionale e nomina <strong>Angelo Borrelli</strong> come commissario. Solo tre giorni prima Conte era andato in televisione per dire che l’Italia era “prontissima” a far fronte al virus senza sapere che i fatti lo avrebbero smentito. Quel che sorprende è che nonostante lo “stato di emergenza” sia l’esecutivo che Borrelli non fanno praticamente nulla di sostanziale per 15 giorni, finché il treno di Codogno non investe Palazzo Chigi e la Protezione Civile.</p>
<p>Il governo rimane silente dal punto di vista normativo fino al 23 febbraio quando, a crisi ormai avviata, dispone le prime zone rosse nel Lodigiano. Solo il 21 febbraio, quindi dopo la scoperta del “paziente 1”, Borrelli stanzia 4,6 milioni di euro per l&#8217;incremento di personale medico di &#8220;massimo di 77 unità&#8221; (non tanti, visto come andranno le cose). Da lì a pochi giorni l’Italia si scoprirà sguarnita di ventilatori, mascherine e dispositivi di protezione per i medici.</p>
<p><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" loading="lazy" class="alignnone wp-image-269344 size-full" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/LP_11242807.jpg" alt="" width="4286" height="2900" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/LP_11242807.jpg 4286w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/LP_11242807-300x203.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/LP_11242807-768x520.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/LP_11242807-1024x693.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 4286px) 100vw, 4286px" /></p>
<p>Ma per arrivare all&#8217;ordinanza che permetterà alla Protezione Civile di acquistare con &#8220;priorità assoluta rispetto ad ogni altro ordine&#8221; i Dpi, occorrerà attendere addirittura il 25 febbraio. Quasi un mese dopo lo “stato di emergenza”. E serviranno altri tre giorni per avere la stessa urgenza sulla &#8220;acquisizione degli strumenti e dei dispositivi di ventilazione invasivi e non invasivi&#8221; o per destinare le mascherine &#8220;in via prioritaria al personale sanitario”.</p>

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    <figure class="wp-block-image is-style-full-content"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/LP_11220036-1.jpg" alt="Il reparto di terapia intensiva di Brescia (LaPresse)" class="wp-image-269341" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/LP_11220036-1.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/LP_11220036-1-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/LP_11220036-1-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/LP_11220036-1-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /><figcaption>Il reparto di terapia intensiva di Brescia (LaPresse)</figcaption></figure>
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        <h2>Una sfilza di decreti</h2>
<p>Se inizialmente l&#8217;Italia paga il ritardo eccessivo sui tamponi da fare ai malati che accorrono negli ospedali, poi deve scontare la completa inesperienza del governo che si incarta approvando una sfilza di decreti che ritardano di troppe settimane l&#8217;unica misura necessaria a fermare l&#8217;epidemia: la chiusura totale. Il 22 febbraio i contagiati sono già 79 e i morti salgono a due. Il primo provvedimento arriva nella notte ma è limitatato a undici comuni: le aree focolaio del Lodigiano (Bertonico; Casalpusterlengo; Castelgerundo; Castiglione D&#8217;Adda; Codogno; Fombio; Maleo; San Fiorano; Somaglia; Terranova dei Passerini) e Vo&#8217; Euganeo.</p>
<p><a href="http://www.trovanorme.salute.gov.it/norme/renderNormsanPdf?anno=2020&amp;codLeg=73195&amp;parte=1%20&amp;serie=null">Lo stesso giorno</a> il ministero della Salute, &#8220;considerando l’evoluzione della situazione epidemiologica&#8221; e &#8220;le nuove evidenze scientifiche&#8221;, modifica la definizione di caso “sospetto” diramata il 27 gennaio 2020. L’obiettivo è evitare un nuovo caso Codogno e cercare di diagnosticare prima gli infetti. È la prima di una (lunga) serie di disposizioni con cui medici e infermieri dovranno confrontarsi, con continui ritocchi e aggiustamenti. Basti pensare che <a href="http://www.trovanorme.salute.gov.it/norme/renderNormsanPdf?anno=2020&amp;codLeg=73368&amp;parte=1%20&amp;serie=null">arriverà una nuova circolare il 25 febbraio</a> e <a href="http://www.trovanorme.salute.gov.it/norme/renderNormsanPdf?anno=2020&amp;codLeg=73448&amp;parte=1%20&amp;serie=null">un’altra solo due giorni dopo</a>, quando viene modificata la definizione di il &#8220;caso sospetto di Covid-19 che richiede esecuzione di test diagnostico&#8221;. Prima il tampone va fatto solo a chi è stato in Cina, a contatto stretto con un caso di infezione da Sars-CoV-2 o lavora negli ospedali in prima linea; poi basta &#8220;essere stato in zone con presunta trasmissione comunitaria&#8221;. <a href="http://www.trovanorme.salute.gov.it/norme/renderNormsanPdf?anno=2020&amp;codLeg=73669&amp;parte=1%20&amp;serie=null">Un’ulteriore modifica arriverà pure il 3 marzo</a>.</p>
<p><iframe loading="lazy" src="https://bellotto.carto.com/builder/68292646-633b-42c7-bf83-17962d580e40/embed" width="100%" height="520" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe><br />
Il 25 febbraio il contagio si allarga ad altre regioni, i contagiati salgono a 328 e le vittime a 11. Il governo decide, quindi, di varare un secondo decreto che estende a Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lombardia, Veneto, Piemonte e Liguria, le misure che sono in vigore per gli undici comuni-focolaio. Nelle stesse ore, però, esplode il primo grande screzio politico tra l&#8217;esecutivo e le istituzioni locali. Dopo che in Lombardia il governatore Attilio Fontana ha chiuso tutte le scuole della Regione, <a href="https://www.regione.marche.it/portals/0/Salute/CORONAVIRUS/Regione%20Marche_Ordinanza%20n_1%20del%2025%20febbraio%202020_COVID-19.pdf">nelle Marche il presidente Luca Ceriscioli firma un’ordinanza per fare altrettanto</a>. In Regione non ci sono ancora contagi, ma il dem vuole essere previdente. A Palazzo Chigi, invece, non sono convinti della necessità della serrata e decidono addirittura di impugnare l&#8217;ordinanza che <a href="https://www.agi.it/cronaca/news/2020-02-27/coronavirus-tar-marche-7243496/">verrà poi sospesa dal Tar</a>. &#8220;Sarà l&#8217;occasione per vedere chi ha fatto bene, noi o il governo che si oppone&#8221;, afferma Ceriscioli in piena polemica e rinnova l’ordinanza <a href="https://www.regione.marche.it/Portals/0/Salute/Coronavirus/ordinanza_CORONAVIRUS_2_27_febbraio_2020.pdf">prima il 27 febbraio</a> e <a href="http://redazione.sanita.marche.it/coronavirus/Regione_Marche_Ordinanza_n_3_del_3_marzo_2020_COVID-19.pdf">poi il 3 marzo</a>. La cronaca gli darà ragione. Oggi le Marche, che contano quasi 5mila casi e 669 morti, sono una delle regioni più colpite al Centro-Sud. Ma soprattutto <a href="https://www.ilgiornale.it/news/cronache/terapie-intensive-coronavirus-epidemia-1848871.html">quella più in difficoltà per il rischio saturazione delle terapie intensive</a>. &#8220;Disporre la chiusura delle scuole poi crea problemi per i genitori. Ha solo effetti negativi e non positivi&#8221;, diceva Conte in quei giorni. Ci ripenserà il 4 marzo, quando <a href="http://www.governo.it/sites/new.governo.it/files/DPCM4MARZO2020.pdf">con una giravolta sbarra gli ingressi degli istituti scolastici di tutta Italia</a>.</p>
<p><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" loading="lazy" class="alignnone size-full wp-image-269259" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/LAPRESSE_20200328223721_32409676.jpg" alt="" width="1500" height="1000" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/LAPRESSE_20200328223721_32409676.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/LAPRESSE_20200328223721_32409676-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/LAPRESSE_20200328223721_32409676-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/LAPRESSE_20200328223721_32409676-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Lo scontro tra la presidenza del Consiglio e la Regione Marche si capisce solo andando a ripercorrere il clima che si respira a fine febbraio. Sono in molti, anche tra le fila degli infettivologi, a considerare Covid-19 un virus poco più nocivo di una normale influenza stagionale. I politici non sono da meno. Nel capoluogo lombardo il sindaco <strong>Beppe Sala</strong> mette la faccia sull&#8217;iniziativa &#8220;Milano non si ferma&#8221;. Il segretario del Pd <strong>Nicola Zingaretti</strong> brinda in compagnia e posta tweet del tipo: &#8220;Ho raccolto l’appello di Sala, non perdiamo le nostre abitudini, non possiamo fermare Milano e l’Italia&#8221;. <a href="https://www.ilgiornale.it/video/politica/coronavirus-zingaretti-positivo-test-1837168.html">Qualche giorno dopo però annuncia, sempre sui social, di aver contratto il coronavirus</a>. In quelle stesse ore i report della Regione Lombardia segnano <strong>Nembro</strong> come il quarto Comune più colpito, al pari di Casalpusterlengo che però risulta tra le “zone rosse”. E anche due giorni dopo, il 29 febbraio, mentre vengono chieste a Conte misure più restrittive, la Confindustria di Bergamo pubblica il video “Bergamo is running” e il sindaco Giorgio Gori lo rilancia.</p>
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    <figure class="wp-block-image is-style-full-content"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/LP_11103773.jpg" alt="La zona rossa di Casalpusterlengo (LaPresse)" class="wp-image-269196" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/LP_11103773.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/LP_11103773-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/LP_11103773-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/LP_11103773-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></figure>
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        <p>Il risultato di questi tentennamenti? Il 4 marzo il numero delle vittime sfonda quota 100. Conte firma, quindi, un nuovo decreto che prevede lo stop fino al 15 marzo per università e scuole in tutta Italia ma ancora non viene fatto nulla per i focolai che divampano in Lombardia. Dalla Regione arrivano dati allarmanti soprattutto su Alzano e Nembro, ma Palazzo Chigi chiede di &#8220;acquisire ulteriori elementi per decidere se estendere la ‘zona rossa’ a quei due comuni&#8221;. Il 5 marzo il presidente dell&#8217;Istituto Superiore di Sanità, Silvio Brusaferro, risponde positivamente, ma l&#8217;indomani il premier ribadisce la linea di superamento della distinzione tra &#8220;zona rossa&#8221;, &#8220;zona arancione&#8221; e resto del territorio. Tanto che, nella notte tra il 7 e l&#8217;8 marzo, annuncia un altro decreto per vietare ogni spostamento in Lombardia e in quattordici province di Veneto, Emilia Romagna, Piemonte, Marche.</p>
<p><iframe style="width: 100%; height: 600px;" src="https://flo.uri.sh/visualisation/1869342/embed" frameborder="0" scrolling="no"></iframe><br />
Nella notte, complice l&#8217;improvvisata diretta su Facebook del premier per annunciare le nuove misure, <a href="https://www.ilgiornale.it/news/milano/pasticcio-governo-sul-decreto-scatta-fuga-milano-1837402.html">si scatena la &#8220;fuga&#8221; verso il Sud Italia</a>. Nelle stazioni delle principali città del Nord vengono presi d&#8217;assalto i treni. Un esodo che espone l&#8217;intero Paese a un contagio che fino ad ora è confinato principalmente nelle regioni del Centro-Nord. A pesare sull&#8217;impennata nei contagi, che si rifletterà sulla curva delle prossime due settimane, è anche un altro atteggiamento del tutto sconsiderato. La chiusura delle scuole decisa pochi giorni prima scatena, infatti, un altro esodo: nel fine settimana del 7-8 marzo molti italiani si riversano nelle località sciistiche in Trentino e Valle D’Aosta.</p>

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        <h2>Un Paese allo sbando</h2>
<p>Il 9 mattina gli ospiti del carcere di Foggia appiccano il fuoco a lenzuola e materassi: è l’inizio dell’inferno. In 200 si riversano nei cortili, sfondano la cancellata e scappano in strada. La polizia dà la caccia a 72 evasi, mentre lungo lo stivale si moltiplicano le rivolte e le immagini delle devastazioni sconvolgono l’Italia (<a href="https://www.ilgiornale.it/video/milano/milano-rivolta-san-vittore-carcerati-protesta-sul-tetto-1837931.html">guarda il video</a>). I motivi ufficiali delle proteste sono la riduzione dei colloqui con i parenti e la paura che il contagio arrivi dietro le sbarre, ma dietro si celano pure manovre mafiose e la speranza di conquistare un’amnistia. In cinque giorni si infiammano le carceri di Treviso, Torino, Rovigo, Potenza, Modena e Napoli. Poi è il turno di San Vittore, Foggia, Bologna, Bari e via dicendo. Bollettino finale: quasi 50 istituti coinvolti, 14 detenuti morti e decine di poliziotti feriti.</p>
<figure id="attachment_269220" aria-describedby="caption-attachment-269220" style="width: 4186px" class="wp-caption alignnone"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" loading="lazy" class="wp-image-269220 size-full" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/LP_11181618.jpg" alt="La protesta dei carcerati di san Vittore (LaPresse)" width="4186" height="2791" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/LP_11181618.jpg 4186w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/LP_11181618-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/LP_11181618-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/LP_11181618-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 4186px) 100vw, 4186px" /><figcaption id="caption-attachment-269220" class="wp-caption-text">La protesta dei carcerati di san Vittore (LaPresse)</figcaption></figure>
<p>Il ministro Bonafede decide così di piegarsi ai rivoltosi: per ridurre l’affollamento delle prigioni decide di concedere i domiciliari a chi gli resta da scontare una pena fino a 18 mesi. Nel frattempo Conte si decide a estendere a tutto il territorio nazionale quanto previsto per le &#8216;zone rosse&#8217;. L&#8217;Italia è chiusa. L&#8217;ennesimo <a href="https://www.ilgiornale.it/news/politica/coronavirus-lannuncio-conte-tutta-italia-zona-protetta-1838249.html">decreto dallo slogan &#8220;Io resto a casa&#8221;</a> arriva quando in Italia ci sono 463 morti e 9172 contagiati. Di questi la Lombardia, abbandonata a cavarsela da sola, conta 333 morti e 5469 contagiati.</p>
<p>Con il passare dei giorni si fanno sentire i risultati di tutti questi cattivi comportamenti. Il 12 marzo si sfonda quota mille morti e la Lombardia resta sempre in cima a questo drammatico bilancio con 744 decessi e 8725 contagi. Se la chiusura del Lodigiano ha dato i suoi frutti, ora il problema arriva da Bergamo e Brescia. I bilanci delle vittime si fanno sempre più drammatici e gli ospedali non sanno come gestire l&#8217;elevato numero di cadaveri. Nemmeno i cimiteri riescono a stare dietro a tutte quelle sepolture. Così, è il 18 marzo notte, i camion dell&#8217;Esercito attraversano Bergamo per trasportare le salme verso altre regioni dove verranno cremate.</p>
<figure id="attachment_269198" aria-describedby="caption-attachment-269198" style="width: 3500px" class="wp-caption alignnone"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" loading="lazy" class="wp-image-269198 size-full" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/LP_11240087.jpg" alt="" width="3500" height="2333" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/LP_11240087.jpg 3500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/LP_11240087-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/LP_11240087-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/LP_11240087-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 3500px) 100vw, 3500px" /><figcaption id="caption-attachment-269198" class="wp-caption-text">L&#8217;esercito trasferisce le salme dei deceduti nella Bergamasca a Cinisello Balsamo (LaPresse)</figcaption></figure>
<p>Il 19 marzo, con 3.405 italiani morti, superiamo la Cina in questo drammatico primato mondiale. Il bollettino della conta delle vittime per il coronavirus, che ogni sera alle 18 viene fornito dall&#8217;Istituto superiore di Sanità e dalla Protezione civile, è un drammatico appuntamento per tutti i cittadini. A un mese dal primo contagio, infine, <a href="https://www.ilgiornale.it/news/politica/coronavirus-conte-chiudiamo-tutta-italia-ogni-attivit-non-1844353.html">il governo vara il decreto &#8220;chiudi Italia&#8221;</a>.</p>

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                            Approfondimento di
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                                    Andrea Indini
                                </a>
                                                                                                                <a class="authors__link" href="https://it.insideover.com/autore/giuseppe-de-lorenzo">
                                    Giuseppe De Lorenzo
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<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/reportage/societa/incubo-covid-19.html">Incubo Covid-19</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>La verità sull&#8217;olio di palma</title>
		<link>https://it.insideover.com/video/la-verita-sullolio-di-palma</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Apr 2019 13:44:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[olio di palma]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="640" height="480" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/sddefault-8-3.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/sddefault-8-3.jpg 640w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/sddefault-8-3-300x225.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 640px) 100vw, 640px" /></p>
<p>Da Kuala Lumpur. L'olio di palma va guardato dall'alto. Dal cielo di Kuala Lumpur. Solo sorvolando le centinaia di migliaia di ettari di terra dedicati alla sua coltivazione si capisce che la Malesia è il fortino della produzione mondiale di questo alimento così controverso. Il secondo produttore al mondo dopo la vicina Indonesia: distese immense, campi regolari e simmetrici, belli come sono belle le colline del centro Italia inondate di olivi e di viti. Solo immensamente più grandi e produttivi: dalla Malesia parte il 39% dell'olio verso le industrie mondiali che producono cibo, dentifrici, detergenti, cosmetici e prodotti farmaceutici. Ed è su questo fortino in Asia orientale che si combatte l'assedio più cruento di tutti: quello del boicottaggio. Reportage di Giuseppe De Lorenzo</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="640" height="480" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/sddefault-8-3.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/sddefault-8-3.jpg 640w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/sddefault-8-3-300x225.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 640px) 100vw, 640px" /></p><p><span>Da Kuala Lumpur. L&#8217;olio di palma va guardato dall&#8217;alto. Dal cielo di Kuala Lumpur. Solo sorvolando le centinaia di migliaia di ettari di terra dedicati alla sua coltivazione si capisce che la Malesia è il fortino della produzione mondiale di questo alimento così controverso. Il secondo produttore al mondo dopo la vicina Indonesia: distese immense, campi regolari e simmetrici, belli come sono belle le colline del centro Italia inondate di olivi e di viti. Solo immensamente più grandi e produttivi: dalla Malesia parte il 39% dell&#8217;olio verso le industrie mondiali che producono cibo, dentifrici, detergenti, cosmetici e prodotti farmaceutici. Ed è su questo fortino in Asia orientale che si combatte l&#8217;assedio più cruento di tutti: quello del boicottaggio. Reportage di Giuseppe De Lorenzo</span></p>
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		<title>I mercenari del jihad</title>
		<link>https://it.insideover.com/video/i-mercenari-del-jihad</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Apr 2019 10:11:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Jihadismo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="640" height="480" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Italia7.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Italia7.jpg 640w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Italia7-300x225.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 640px) 100vw, 640px" /></p>
<p>"Buongiorno, sono un giornalista italiano. Vorrei intervistarvi. È possibile?". Inizia così la nostra avventura nel mondo dei contractors jihadisti di Malhama Tactical. La risposta - un messaggio in russo che viene inviato automaticamente - ci lascia (a torto) ben sperare: "Grazie per il tuo messaggio. Cercheremo di risponderti subito. Ti contatteremo a breve". Passano meno di 24 ore e arriva la risposta, quella vera, questa volta in inglese e inviata da chi si occupa delle pubbliche relazioni dei jihadisti: "Purtroppo ora non possiamo rilasciare interviste. Forse tra un po' potremo. Mi auguro che tu riesca a comprenderci...". C'era da aspettarselo. Malhama Tactical è attivissimo sul web. Si divide tra Facebook, Twitter e Instagram. I social sono un po' la sua vetrina, lo spazio usato per vendere un prodotto - l'addestramento militare - agli estremisti sunniti di mezzo mondo. </p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="640" height="480" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Italia7.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Italia7.jpg 640w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Italia7-300x225.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 640px) 100vw, 640px" /></p><p><span>&#8220;Buongiorno, sono un giornalista italiano. Vorrei intervistarvi. È possibile?&#8221;. Inizia così la nostra avventura nel mondo dei contractors jihadisti di Malhama Tactical. La risposta &#8211; un messaggio in russo che viene inviato automaticamente &#8211; ci lascia (a torto) ben sperare: &#8220;Grazie per il tuo messaggio. Cercheremo di risponderti subito. Ti contatteremo a breve&#8221;. Passano meno di 24 ore e arriva la risposta, quella vera, questa volta in inglese e inviata da chi si occupa delle pubbliche relazioni dei jihadisti: &#8220;Purtroppo ora non possiamo rilasciare interviste. Forse tra un po&#8217; potremo. Mi auguro che tu riesca a comprenderci&#8230;&#8221;. C&#8217;era da aspettarselo. Malhama Tactical è attivissimo sul web. Si divide tra Facebook, Twitter e Instagram. I social sono un po&#8217; la sua vetrina, lo spazio usato per vendere un prodotto &#8211; l&#8217;addestramento militare &#8211; agli estremisti sunniti di mezzo mondo. </span></p>
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		<title>&#8220;Potrei concedermi la grazia  ma non ho fatto nulla di male&#8221;</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/trump-russiagate-grazia.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 04 Jun 2018 17:47:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Russiagate]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="3500" height="2269" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/1490388900-washington-trump-ritorna.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/1490388900-washington-trump-ritorna.jpg 3500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/1490388900-washington-trump-ritorna-300x194.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/1490388900-washington-trump-ritorna-768x498.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/1490388900-washington-trump-ritorna-1024x664.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 3500px) 100vw, 3500px" /></p>
<p>&#8220;Io ho l&#8217;assoluto diritto di graziare me stesso&#8221;. Doland Trump continua la sua battaglia a suon di tweet (e azioni legali) contro l&#8217;inchiesta sul cosiddetto Russiagate portata avanti dal procuratore generale Robert Mueller. E questa volta la polemica si sposta sulla possibilità che il presidente Usa, dall&#8217;alto dei suoi poteri, decida di auto-graziarsi. Il New &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/trump-russiagate-grazia.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="3500" height="2269" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/1490388900-washington-trump-ritorna.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/1490388900-washington-trump-ritorna.jpg 3500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/1490388900-washington-trump-ritorna-300x194.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/1490388900-washington-trump-ritorna-768x498.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/1490388900-washington-trump-ritorna-1024x664.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 3500px) 100vw, 3500px" /></p><p>&#8220;Io ho l&#8217;assoluto diritto di graziare me stesso&#8221;. <strong>Doland Trump</strong> continua la sua battaglia a suon di tweet (e azioni legali) contro l&#8217;inchiesta sul cosiddetto <strong>Russiagate</strong> portata avanti dal procuratore generale<strong> Robert Mueller</strong>.</p>
<p>E questa volta la polemica si sposta sulla possibilità che il presidente Usa, dall&#8217;alto dei suoi poteri, decida di auto-graziarsi. Il <em><a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.nytimes.com/2018/06/03/opinion/mueller-trump-executive-power.html?action=click&amp;pgtype=Homepage&amp;clickSource=story-heading&amp;module=opinion-c-col-left-region&amp;region=opinion-c-col-left-region&amp;WT.nav=opinion-c-col-left-region" target="_blank">New York Times</a></em>, infatti, ha pubblicato una lettera, finora rimasta nascosta, con cui gli uffici legali di The Donald, lo scorso gennaio, avvertivano Muller che &#8211; se solo lo volesse &#8211; Trump, oltre a non poter essere invitato a comparire e non poter essere incriminato, potrebbe chiudere le indagini di Muller e concedersi da solo la grazia.</p>
<p>Ed è proprio in base a questi poteri, è la tesi dei legali, che non avrebbe potuto ostacolare la giustizia avendo il completo controllo delle indagini federali.</p>
<p></p>
<p>Come noto Muller sta indagando sui presunti rapporti tra la campagna elettorale di The Donald e la Russia. Da tempo Trump definisce le indagini del procuratore come una &#8220;caccia alle streghe&#8221;.</p>
<p>Ma forse, ed è qui che entra in campo la lettera, Muller potrebbe mettere sotto accusa il presidente anche per ostacolo alla giustizia.</p>
<p>Non è un caso se il presidente, in un tweet, ha messo di nuovo il procuratore generale nel mirino, affermando che la sua nomina &#8220;è totalmente INCOSTITUZIONALE! Nonostante questo noi stiamo al gioco perchè io, al contrario dei Democratici, non ho fatto nulla di male!&#8221;.</p>
<p></p>
<p>La polemica politica, comunque, si è concentrata sulla possibile &#8220;auto-grazia&#8221;. Oggi sul tema è intervenuto anche il nuovo capo del team legale di Donald, Rudolph Giuliani. Alla <em>Nbc</em>, il legale ha spiegato che Trump avrebbe &#8220;probabilmente&#8221; il potere effettivo di concedere la grazia e se stesso, ma assicura che &#8220;non lo farà&#8221;.</p>
<p>Sarebbe infatti &#8220;impensabile&#8221;, secondo Giuliani, visto che rischierebbe di &#8220;portare all&#8217;impeachment&#8221;. La linea di Giuliani è chiara: sebbene tecnicamente la Costituzione dia al presidente il potere di grazia anche a se stesso, Trump &#8220;non ha bisogno di farlo, perchè non ha fatto niente di sbagliato&#8221;.</p>
<p>Ed è stato lo stesso The Donald a confermare questa versione dei fatti. &#8220;Come hanno affermato numerosi esperti legali &#8211; ha scritto nel consueto tweet &#8211; io ho l&#8217;assoluto diritto di graziare me stesso, ma perchè dovrei farlo dal momento che non ho fatto niente di male? Nel frattempo l&#8217;infinita Caccia alle Streghe, guidata da 13 Democratici molto arrabbiati e conflittuali (e altri) continua mentre si avvicinano le elezioni di mid-term!&#8221;.</p>
<p></p>
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		<title>La carica del Reporter Day</title>
		<link>https://it.insideover.com/societa/la-carica-del-reporter-day.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Calogero Migliore]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 23 Jun 2017 07:20:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/06/19388407_1359159160858301_4901321148824297667_o.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/06/19388407_1359159160858301_4901321148824297667_o.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/06/19388407_1359159160858301_4901321148824297667_o-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/06/19388407_1359159160858301_4901321148824297667_o-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/06/19388407_1359159160858301_4901321148824297667_o-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Scommessa. Sogno. Passione. E poi curiosità, verità e tenacia. Per raccontare il Reporter Day bisogna partire da qui. Dalle parole. Quelle che raccontano, spiegano e testimoniano il cuore di una giornata. Perché in fondo un giornalista questo deve fare: testimoniare, raccontare, spiegare. E negli occhi dei 150 finalisti del Reporter Day brilla la luce della &#8230; <a href="https://it.insideover.com/societa/la-carica-del-reporter-day.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/06/19388407_1359159160858301_4901321148824297667_o.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/06/19388407_1359159160858301_4901321148824297667_o.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/06/19388407_1359159160858301_4901321148824297667_o-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/06/19388407_1359159160858301_4901321148824297667_o-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/06/19388407_1359159160858301_4901321148824297667_o-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Scommessa. Sogno. Passione. E poi curiosità, verità e tenacia. Per raccontare il Reporter Day bisogna partire da qui. Dalle parole. Quelle che raccontano, spiegano e testimoniano il cuore di una giornata. Perché in fondo un giornalista questo deve fare: testimoniare, raccontare, spiegare. E negli occhi dei 150 finalisti del Reporter Day brilla la luce della speranza di chi desidera essere il cronista «in prima linea» del futuro.</p>
<p><style>.embed-container{position:relative;padding-bottom:56.25%;height:0;overflow:hidden;max-width:100%}.embed-container iframe,.embed-container object,.embed-container embed{position:absolute;top:0;left:0;width:100%;height:100%}</style><div class="embed-container"><iframe src="https://www.youtube.com/embed/F_rJcqloXQQ" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></div></p>
<p>È arrivata alle fasi conclusive l&#8217;iniziativa lanciata da Gli Occhi della Guerra e dal Giornale.it per selezionare giornalisti, fotografi e videomaker di talento «che, prima dei soldi, siano innamorati di questo mestiere». Quattro commissioni ieri hanno valutato le migliori proposte per selezionare i due vincitori a cui verranno finanziate le spese per realizzare i loro progetti.</p>
<p>Aspiranti reporter, ma non solo. Sotto la galleria Meravigli di Milano, nella sede del quotidiano voluto e fondato da Indro Montanelli, si intrecciano aspirazioni, desideri e speranze. Quelle dei 68 giornalisti, 59 fotografi e 36 videomaker che hanno deciso di scommettere sulle loro capacità. Il Reporter Day è fatto di storie. Le storie da raccontare nei reportage e quelle personali dei concorrenti. Basta passeggiare tra i presenti per scoprirne la ricchezza: ci sono i sognatori, i professionisti del settore, i giovani (e i meno giovani). C&#8217;è chi cerca di dare una svolta a una carriera in salita e chi vuole trasformare un hobby in qualcosa di più. Ci sono l&#8217;avvocato penalista e il medico in zone di conflitto. E poi il manovale, il regista affermato, i fratelli in competizione e la ragazza che senza volerlo ha sentito da vicino il rumore della guerra. Sabrina Sergi, 27enne, era ad Ankara nei giorni del tentato golpe contro Erdogan: «Vedere i carri armati sfilare e l&#8217;aviazione sganciare le bombe racconta &#8211; ha aperto una breccia nella strada della mia vita: ho capito che sono pronta ad affrontare scenari complessi per riportarli al lettore».</p>
<p>Il Reporter Day è anche la storia di Laura Loguercio, la candidata più giovane. Capelli mossi, grandi occhiali rotondi e gli studi in Filosofia. Con i suoi 21 anni si sente «pronta» a scalzare chi sulla carta (d&#8217;identità) dovrebbe avere più chance di lei. «Alla fine conta l&#8217;esperienza e anche alla mia età si può comunque avere un discreto bagaglio di competenza», dice con aria di sfida. Alida Vanni, invece, nello zaino porta la macchina fotografica che l&#8217;ha accompagnata in giro per l&#8217;Africa. Subito dopo il colloquio non riesce a nascondere la sensazione di «fresca meraviglia» che l&#8217;ha convinta «ancor di più che questo mestiere si può fare». Basta volerlo.</p>
<p>Inutile nascondere, però, che quella del reporter non è una sfida semplice. Lo sa bene Andrea Spina, 33 anni: dopo aver vissuto un mese con i migranti asserragliati nel campo profughi di Idomeni, al confine tra la Grecia e la Macedonia, ha provato il «rammarico» di non aver visto il suo lavoro pubblicato per intero. «L&#8217;iniziativa degli Occhi della Guerra dice sorridente è un segno di speranza nel nostro mondo e sprona tutti noi a non mollare». Ed è questo il punto fondamentale: la speranza. «Finché ci saranno ragazzi disposti a fare centinaia di chilometri pur di fare questo mestiere sottolinea Andrea Pontini, amministratore delegato del Giornale.it potremo dire che il giornalismo non è in crisi. Il Giornale ha aperto le sue porte e lettori e reporter ne sono stati entusiasti».</p>
<p>In molti hanno sgranato gli occhi quando ad aprile hanno scoperto il contest. E invece il Reporter Day non solo è realtà, ma in poche ore è capace di portarti in ogni angolo del pianeta. Un luogo in tutti i luoghi. Dal Pakistan alla Nigeria, da Ventimiglia alla Sicilia: le città natali degli aspiranti reporter e i posti dove vorrebbero andare. I candidati sono in maggioranza italiani, ma rappresentanze arrivano da Danimarca, India, Turchia, Iran, Israele, Stati Uniti, Spagna, Algeria, Tunisia. Qualcuno di loro ha dovuto sostenere il colloquio in video-conferenza. La vita di Chiara Clausi, 35 anni, riassume un po&#8217; questo giro del mondo: nata in Calabria, cresciuta a Roma, da qualche anno vive a Beirut. «Gli Occhi della Guerra dice permettono al giornalismo di approfondire e offrire qualcosa in più al lettore: non potevo mancare all&#8217;appuntamento».</p>
<p><div class="embed-container"><iframe src="https://www.youtube.com/embed/LL1xTb3u2MU" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></div></p>
<p>Schopenhauer diceva che «le persone comuni mirano soltanto a passare il tempo. Chi ne ha un po&#8217; a utilizzarlo». E tutti i 600 partecipanti che hanno compilato l&#8217;iscrizione al Reporter Day, in fondo, hanno provato a sfruttare al meglio quello che Il Giornale ha messo loro di fronte. Anche Pierfrancesco Citriniti la considera «un modo per arricchirsi», lui che è già noto al grande pubblico per i suo lavori a Gazebo. «Ho visto che c&#8217;era questa iniziativa e mi ci sono buttato spiega -. L&#8217;idea di sottopormi al giudizio di altri colleghi mi entusiasmava». E così è stato. I candidati si sono trovati di fronte commissioni di tutto rispetto: fotografi professionisti, reporter affermati e giornalisti esperti come Ivo Saglietti, Fausto Biloslavo e Marco Maisano (solo per citarne alcuni). «Abbiamo valutato il progetto presentato e i lavori già realizzati nel passato &#8211; spiega il fotografo Marco Gualazzini &#8211; ma soprattutto cerchiamo la scintilla. Una fiamma negli occhi che ci faccia capire che abbiamo davanti una persona tagliata per questo lavoro». È come se fosse un primo passaggio di consegne. «Molte idee sono estremamente interessanti sorride Andrea Indini, caporedattore del Giornale.it anche quelle di chi è solo alle prime armi».</p>
<p>I numeri del Reporter Day non si discutono: oltre 600 concorrenti, 150 finalisti e proposte che affrontano i temi più disparati, dall&#8217;immigrazione alla povertà, passando per la guerra e l&#8217;ambiente. Un successo. «Siamo stanchi ma felici», commenta Laura Lesevre, project manager degli Occhi. «I partecipanti usciti dai colloqui erano contenti e questo per noi è motivo di orgoglio». Dalle 16 di oggi, alla fabbrica del Vapore di via Bettini, ci sarà la cerimonia di chiusura che incoronerà i vincitori. Il Reporter Day è però un progetto che guarda già al futuro e che non muore in una manciata di giorni. Perché la passione del giornalista e le storie da raccontare non finiscono. Sono immortali.</p>
<p></p>
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		<title>La guerra commerciale</title>
		<link>https://it.insideover.com/societa/18582-2.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 25 Nov 2016 13:48:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[olio di palma]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1392" height="827" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/11/palmetop.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/11/palmetop.jpg 1392w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/11/palmetop-300x178.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/11/palmetop-768x456.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/11/palmetop-1024x608.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1392px) 100vw, 1392px" /></p>
<p>Tutto inizia negli anni &#8217;80 con una guerra commerciale che valeva, e vale tuttora, miliardi di dollari: da una parte l&#8217;olio di colza e quello di soia; dall&#8217;altra gli oli tropicali estratti dalla palma e dal cocco. La Tropical Grease Campaign fu nient&#8217;altro che il tentativo delle lobby americane dei semi di soia di bloccare &#8230; <a href="https://it.insideover.com/societa/18582-2.html">[...]</a></p>
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		<title>La verità sull&#8217;olio di palma</title>
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		<pubDate>Fri, 25 Nov 2016 12:09:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[olio di palma]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1296" height="721" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/11/Olio.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/11/Olio.jpg 1296w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/11/Olio-300x167.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/11/Olio-768x427.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/11/Olio-1024x570.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1296px) 100vw, 1296px" /></p>
<p>Da Kuala Lumpur. L&#8217;olio di palma va guardato dall&#8217;alto. Dal cielo di Kuala Lumpur. Solo sorvolando le centinaia di migliaia di ettari di terra dedicati alla sua coltivazione si capisce che la Malesia è il fortino della produzione mondiale di questo alimento così controverso. Il secondo produttore al mondo dopo la vicina Indonesia: distese immense, campi &#8230; <a href="https://it.insideover.com/societa/la-verita-sullolio-palma.html">[...]</a></p>
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Il secondo produttore al mondo dopo la vicina Indonesia: distese immense, campi regolari e simmetrici, belli come sono belle le colline del centro Italia inondate di olivi e di viti. Solo immensamente più grandi e produttivi: dalla Malesia parte il 39% dell&#8217;olio verso le industrie mondiali che producono cibo, dentifrici, detergenti, cosmetici e prodotti farmaceutici. Ed è su questo fortino in Asia orientale che si combatte l&#8217;assedio più cruento di tutti: quello del boicottaggio.<div class="embed-container"><iframe src="https://www.youtube.com/embed/5PeJKOFWV8A" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></div>Da qualche anno infatti l&#8217;olio di palma è finito sul banco degli imputati con l&#8217;accusa infamante di essere il più dannoso tra gli ingredienti alimentari che arrivano sulle nostre tavole. Un&#8217;insinuazione portata avanti dai produttori di oli concorrenti, Ong in cerca d&#8217;identità e partiti politici orfani di battaglie ideologiche da combattere. Accuse («è cancerogeno», «causa il disboscamento del pianeta») che però non corrispondono al vero.Eppure in Europa si è ormai creato un mito negativo duro da abbattere. «Non capisco per quale motivo ce l&#8217;abbiate tanto con la palma», dice Yusof Basiron, Ceo del Malaysian Palm Oil Council. «Qui migliaia di persone vivono grazie a questo settore economico che con i vostri boicottaggi rischia di avere ripercussioni non indifferenti». Già, perché per i malesi l&#8217;olio di palma è soprattutto fonte di sostentamento: tra industria e indotto lavorano più di 860mila persone per un mercato che vale 8,1 miliardi di dollari e si è espanso, appunto, a macchia d&#8217;olio. Nel 1960 il governo avviò una massiccia opera di conversione agricola nazionale dal caucciù alla palma. «Ora non possiamo più farne a meno», ammette candidamente Sabran, contadino di 67 anni, uno dei circa 300mila piccoli agricoltori che oggi possiedono il 40% dei terreni coltivati a olio di palma, con appezzamenti tra i 4 e i 40 ettari che producono circa 18 milioni di tonnellate di olio all&#8217;anno. Dal 1956 la Federal Land Development Authority (Felda), nata per aiutare lo sviluppo della aree rurali, organizzando i contadini in cooperative, ha trasformato le baracche nelle piantagioni in villaggi con case, negozi e luoghi d&#8217;aggregazione. Poi alcuni decenni fa gli agricoltori hanno comprato i terreni su cui lavoravano grazie a prestiti agevolati dallo Stato: un investimento che in 50 anni ha abbattuto il tasso di povertà dal 50% al 5%.<strong><a href="http://www.occhidellaguerra.it/18582-2/" target="_blank">LEGGI ANCHE: La guerra dell&#8217;olio di palma</a></strong>Nella sua casa col giardino nello Stato del Perak, Sabran sorride mentre spiega che grazie alle palme è riuscito a far studiare i suoi sette figli. «Prima eravamo poveri, ora non più. Ogni ettaro mi frutta circa 2.000 dollari all&#8217;anno». Una pianta vive 25-30 anni e produce in un anno circa 20 caschi da 30 kg l&#8217;uno. Quando poi diventa improduttiva viene abbattuta con una ruspa e sostituita da un innesto più giovane. A conti fatti le famiglie con meno di 5 ettari possono sperare in un reddito che oscilla tra i 4mila e i 12mila dollari, quando il salario medio annuale non supera i 2.400. E si tratta di un mercato che rende bene anche ai lavoratori non qualificati. Perry Yadi, operaio 30enne indonesiano, prende un frutto arancione dal nocciolo bianco caduto in terra: «Quando si staccano vuol dire che è l&#8217;ora di raccogliere», spiega imbracciando un lungo bastone e tagliando con due colpi secchi il casco. Con 8 ore di lavoro al giorno per l&#8217;intera settimana, Yadi riesce a portare a casa fino a 2mila ringgit al mese. Circa mille in più dello stipendio minimo. Senza contare le ferie e la giornata di riposo garantite. «Boicottare l&#8217;olio di palma ci farà del male &#8211; conclude Sabran -. Ricordatevi che anche noi dobbiamo poter mettere il riso in tavola».Nelle tavole della Malesia peraltro l&#8217;olio di palma non raffinato viene usato quotidianamente per condire l&#8217;insalata e cuocere dei dolciastri popcorn. Nessuno crede sia dannoso e nessuno si sognerebbe di farne a meno. Un principio che vale a Kuala Lumpur, città con l&#8217;aspirazione di somigliare a una capitale occidentale, così come a Sandakan, piccola e selvaggia cittadina sul Borneo dai vicoli stretti e le strade dissestate. Qui, e non è poco, si respira l&#8217;aria salubre della foresta pluviale. In quest&#8217;isola la Malesia conserva la maggior parte delle terre coperte da foresta, nonostante i detrattori denuncino l&#8217;impatto ambientale catastrofico della deforestazione. Ma non è così. Oggi il 67,5% delle terre malesi è ancora coperto da foresta tropicale e solo il 16% da palma da olio. Alberi, scoiattoli, oranghi: tutto è ancora in vita. Anzi: negli ultimi 15 anni la superficie forestale è aumentata, invece di ridursi. All&#8217;agricoltura è destinato appena il 23,9% della superficie totale (in Italia il 46,3%) e il governo si è impegnato a preservarne almeno il 50% sotto foresta con 5 milioni di ettari di aree protette. Per fare un confronto, l&#8217;Italia ha solo il 31% di zone boschive, la Gran Bretagna appena il 12%. Perché criticare gli altri se poi l&#8217;Europa fa di peggio?Non vale certo solo per le piante, ma anche per la biodiversità. Una delle pubblicità più aggressive prodotte contro l&#8217;olio di palma mostra un uomo che, mangiando uno snack, provoca la morte di un orango. La deforestazione e gli incendi del Sud Est asiatico hanno sì messo in pericolo l&#8217;habitat di questa specie, ma non per colpa dell&#8217;olio di palma. Dei 21 milioni di ettari disboscati negli ultimi 25 anni in Indonesia solo 3 milioni sono stati occupati dalle palme. Il resto è servito ad altri scopi. «Stiamo cercando di educare la popolazione al rispetto dell&#8217;orango &#8211; spiega il responsabile del parco naturale di Sepilok -. Tempo fa era considerato un animale di compagnia: veniva uccisa la madre per poter crescere il cucciolo in casa. Molte famiglie contadine ne avevano uno. A preoccupare è la mentalità locale, non le palme». Per produrre olio con criteri di sostenibilità ambientale e rispetto degli oranghi, la Malesia ha fatto proprie due certificazioni: una internazionale, l&#8217;Rspo, che riguarda i grossi produttori (20% della produzione con 12,1 milioni di tonnellate), e una locale, l&#8217;Mspo, che interessa i piccoli agricoltori. «Dobbiamo proseguire sulla strada delle certificazioni», afferma deciso l&#8217;ex ministro per l&#8217;Industria delle Piantagioni Douglas Uggah Embas.Il vero problema è che nei prossimi anni serviranno tra le 30 e le 70 milioni di tonnellate di oli vegetali in più per soddisfare i bisogni energetici della popolazione mondiale. Su cosa investire, dunque? L&#8217;unica via percorribile sembra quella dell&#8217;olio di palma certificato. La palma infatti richiede meno terreni rispetto agli altri oli vegetali (colza, soia, girasole e oliva) e ha una produttività da 5 a 10 volte superiore. Da solo copre il 30,7% del fabbisogno globale usando appena il 5% dei terreni coltivati per gli oli e lo 0,32% delle terre agricole mondiali. Secondo la Fao, un ettaro di terra genera 4 tonnellate di palma, 0,75 di colza, 0,39 di soia e appena 0,32 di oliva. Fatte le dovute proporzioni, se decidessimo di non consumare più olio di palma sostituendolo con altri oli, il consumo di terre crescerebbe esponenzialmente. Aumentando pure la deforestazione: un completo autogol. «La strada che state imboccando non è positiva né per l&#8217;ambiente né per la salute», conclude Embas. Puntellando le porte di quel fortino che dovrà lottare ancora a lungo per liberare l&#8217;olio di palma (e la Malesia) dalle malelingue.</p>
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