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	<title>Giovanni Giacalone Archives - InsideOver</title>
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	<title>Giovanni Giacalone Archives - InsideOver</title>
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	<item>
		<title>Israele-Hamas: cosa rimane dopo dodici giorni di scontri</title>
		<link>https://it.insideover.com/terrorismo/israele-hamas-cosa-rimane-dopo-dodici-giorni-di-scontri.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giovanni Giacalone]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 24 May 2021 15:10:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Terrorismo]]></category>
		<category><![CDATA[Forze di difesa israeliane (Idf)]]></category>
		<category><![CDATA[Hamas]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1275" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/gaza-israele-la-presse-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="gaza guerra" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/gaza-israele-la-presse-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/gaza-israele-la-presse-300x199.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/gaza-israele-la-presse-1024x680.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/gaza-israele-la-presse-768x510.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/gaza-israele-la-presse-1536x1020.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/gaza-israele-la-presse-2048x1360.jpeg 2048w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>I dodici giorni di scontri tra Israele e Hamas, ai quali si è unita anche la Jihad Islamica Palestinese (Pij) hanno nuovamente infiammato il Medio Oriente e anche le diaspore islamiche in Europa e come ogni volta, quando si arriva alla tregua, entrambe le parti si attestano la vittoria. Ora Hamas riprenderà a ricevere fondi &#8230; <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/israele-hamas-cosa-rimane-dopo-dodici-giorni-di-scontri.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1275" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/gaza-israele-la-presse-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="gaza guerra" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/gaza-israele-la-presse-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/gaza-israele-la-presse-300x199.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/gaza-israele-la-presse-1024x680.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/gaza-israele-la-presse-768x510.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/gaza-israele-la-presse-1536x1020.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/gaza-israele-la-presse-2048x1360.jpeg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>I dodici giorni di scontri tra <strong>Israele</strong> e <strong>Hamas</strong>, ai quali si è unita anche la <strong>Jihad Islamica Palestinese</strong> (Pij) hanno nuovamente infiammato il Medio Oriente e anche le diaspore islamiche in Europa e come ogni volta, quando si arriva alla tregua, entrambe le parti si attestano la vittoria. Ora Hamas riprenderà a ricevere fondi e armamenti dall&#8217;estero per prepararsi alla prossima guerra e ricostruirà la rete di tunnel sotto Gaza mentre Israele si attiverà per migliorare il proprio scudo difensivo &#8220;<strong>Iron Dome</strong>&#8221; e per essere ancor più chirurgici nei prossimi raid.</p>
<p>Del resto è così che succede da dieci anni a questa parte, con Hamas che parte con il fitto lancio di razzi verso il territorio israeliano ed Israele che ovviamente reagisce, perchè nessun Paese al mondo accetterebbe che il proprio territorio venisse preso di mira così; lo si è visto nel 2012 (risposta israeliana con l&#8217;operazione &#8220;Pillar of Defense), nel 2014 (&#8220;Protective Edge), nel 2018 (&#8220;Marches of Return) e con l&#8217;operazione appena terminata, denominata &#8220;Guardians of the Wall&#8221;. Finito lo scontro, tutti hanno vinto, ma è realmente così? E su quale piano? Quello <strong>militare</strong>? <strong>Politico</strong>? Della <strong>propaganda</strong>?</p>
<p>È dunque bene fare un po&#8217; di chiarezza: sul piano militare non ci sono dubbi che ha vinto Israele e a breve si vedrà perché. Sul piano della propaganda ha vinto Hamas, ma anche lì, è bene capire bene le dinamiche del fenomeno propagandistico, soprattutto in Europa dove si è sentita di più. Sul piano politico la situazione è ben più complessa e ambigua, come del resto lo è per natura quell&#8217;ambiente.</p>
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<h2>Ambito militare</h2>
<p>L&#8217;agenzia di stampa iraniana <em>Tasnim News</em> ha lanciato un pezzo goffamente apologetico nei confronti di Hamas il cui concetto di base è che &#8220;Hamas ha vinto lo scontro riuscendo a non perdere&#8221; ed evidenziando come &#8220;l&#8217;aggressore (a loro dire Israele) debba ottenere risultati militari per vincere&#8221;, altrimenti non può affermare di aver vinto. Il pezzo ovviamente mescola il piano militare con quello politico e ideologico in salsa notoriamente propagandistica e non fornisce dati precisi sulle perdite di Hamas e quelle israeliane.</p>
<p>Sul piano militare non ci sono dubbi, il vincitore è Israele; l&#8217;Idf ha infatti inflitto pesantissimi danni a Hamas, distruggendo quasi l&#8217;80% delle strutture missilistiche islamiste, uccidendo parecchi esperti e tecnici del settore, oltre a 136 esponenti di Hamas e della Jihad Islamica. Dilaniata anche la rete di tunnel sotterranea, centinaia di chilometri, distrutti dai missili dell&#8217;aviazione di Gerusalemme. Colpite anche varie strutture di comando e della divisione cyber. Tra i comandanti di alto rango di Hamas eliminati figurano anche Bassem Isa e Jamaa Tahla, mentre Mohammed Deif, comandante delle brigate Ezzedin al-Qassam, sarebbe scampato per un soffio alla morte rifugiandosi in un&#8217;abitazione di civili.</p>
<p>Hamas dal canto suo è riuscita a uccidere &#8220;soltanto&#8221; un militare israeliano e una cospicua parte dei missili lanciati sono stati abbattuti dall&#8217;Iron Dome, mentre altri sono addirittura caduti dentro Gaza causando vittime tra gli stessi palestinesi. Alcuni razzi hanno comunque raggiunto il territorio israeliano, ma considerato il fitto lancio volto a saturare lo scudo israeliano, i risultati sono ottimi. Ora l&#8217;Idf punterà a migliorarlo ulteriormente, come ogni volta che termina uno scontro con Hamas.</p>
<p>Attenzione poi, perché se la propaganda iraniana e quella di Hamas interpretano come &#8220;vittoria&#8221; il fatto che Israele non abbia lanciato l&#8217;operazione di terra, evita però di menzionare come Hamas sia caduta nella trappola israeliana del tweet con l&#8217;annuncio di un&#8217;invasione di Gaza in corso. Un &#8220;errore tecnico&#8221; secondo l&#8217;Idf, fatto sta che i terroristi di Hamas si sono fiondati nei tunnel ad aspettare la fanteria israeliana che non è mai arrivata e nel frattempo l&#8217;aviazione ha bombardato la rete sotterranea facendo fare agli islamisti la fine del topo.</p>
<p>Hamas sperava in un&#8217;ingresso di terra degli israeliani a Gaza, in modo da poter catturare o uccidere soldati da utilizzare eventualmente come scambio nel primo caso o come propaganda nel secondo. Così non è stato e per due motivi: in primis Israele non ha alcun motivo di entrare a Gaza con le truppe di terra se non per riprenderne il controllo, cosa che non interessa agli israeliani; meglio lasciare la Striscia a Hamas. In secondo luogo l&#8217;aviazione israeliana ha mostrato una precisione senza precedenti nell&#8217;infliggere danni a Hamas, utilizzando anche i famigerati missili &#8220;ninja&#8221;, che tritano il target senza esplodere, in modo da limitare le morti di civili. Non è strettamente necessario entrare con la fanteria a Gaza per infliggere danni alla struttura di Hamas. Sommando il tutto, è evidente come sul piano militare Hamas e l&#8217;Iran abbiano ben poco da festeggiare.</p>
<p><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" class="alignnone size-large wp-image-317982" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/07/razzi-gaza-israele-901x1024.png" alt="razzi israele gaza" width="901" height="1024" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/07/razzi-gaza-israele-901x1024.png 901w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/07/razzi-gaza-israele-264x300.png 264w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/07/razzi-gaza-israele-768x873.png 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/07/razzi-gaza-israele-1351x1536.png 1351w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/07/razzi-gaza-israele-1801x2048.png 1801w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/07/razzi-gaza-israele.png 1689w" sizes="(max-width: 901px) 100vw, 901px" /></p>
<h2>Ambito propagandistico</h2>
<p>Il piano propagandistico è certamente più complesso di quello militare e il vincitore sembra essere Hamas grazie alla solita retorica delle vittime civili causate dai bombardamenti israeliani, dell'&#8221;occupazione&#8221;, in moltissimi casi rilanciata dall&#8217;emittente qatariota <em><strong>al-Jazeera</strong></em> e da altre emittenti internazionali e di Paesi musulmani.</p>
<p>Del resto Hamas è stata abile fin dall&#8217;inizio con la propaganda, strumentalizzando il caso degli sfratti di <strong>Sheikh Jarrah</strong>, questione di giurisprudenza interna israeliana, più che di &#8220;occupazione&#8221;, nel momento in cui inquilini alloggiano in abitazioni il cui terreno è di privati senza pagare l&#8217;affitto; poco importa di che religione o nazionalità sono. Gli islamisti l&#8217;hanno trasformata in caso politico e hanno infuocato la rivolta presso la Spianata delle Moschee, a fine Ramadan, consapevoli del fatto che la polizia israeliana sarebbe intervenuta. Non vi era modo migliore per scatenare la rabbia, accusare Israele di cacciare di casa dei palestinesi, nonché di dissacrare un luogo sacro islamico in pieno Ramadan. Gli islamisti di Gaza avevano già tutto pianificato e forse non è un caso che i rivoltosi della Spianata abbiano issato la bandiera di Hamas sul tetto della Moschea di al-Aqsa, un gesto estremamente simbolico e passato inosservato ai più, tanto che anche al-Qaeda, tramite la casa mediatica Jaish al-Malahem Cyber Army, ha subito lanciato un banner con la bandiera nera di al-Qaeda sul tetto della cupola della moschea di al-Aqsa.</p>
<p>Hamas aveva bisogno dello scontro non avendo digerito la decisione del presidente dell&#8217;Anp, Mahmoud Abbas, di posticipare le elezioni dal 22 maggio al 31 luglio mentre nel contempo a Gaza la situazione è disastrosa sul piano sociale, economico, sanitario ed occupazionale e la pandemia da Covid-19 non ha fatto altro che peggiorare tutto.</p>
<p>La popolazione, nonostante il pugno di ferro utilizzato dagli islamisti, mostra da tempo segnali di pesante insofferenza nei confronti di Hamas e dei suoi sponsor internazionali. È bene infatti ricordare che nel febbraio del 2018 l&#8217;<a href="https://english.alarabiya.net/News/gulf/2018/02/19/Qatari-envoy-in-Gaza-thrown-out-of-hospital-and-cursed-">ambasciatore</a> del Qatar in Palestina, in visita presso un ospedale di Gaza, era stato <a href="https://www.al-monitor.com/originals/2018/02/israel-idf-gaza-hamas-popular-resistance-committees-war.html">aggredito</a> dalla folla e da dipendenti della struttura che protestavano per non aver ricevuto da mesi lo stipendio; eppure Hamas incassa cospicui finanziamenti sia dal Qatar che dall&#8217;Iran. Dove finiscono tutti quei soldi?</p>
<p>Hamas aveva tra l&#8217;altro già deciso da tempo di utilizzare la lotta per Gerusalemme come tema centrale della campagna elettorale e con tanto di lista &#8220;Gerusalemme è il nostro destino&#8221;, presentandosi come paladini di al-Aqsa (dove di fatto hanno poi issato la bandiera). L&#8217;obiettivo era dunque quello di &#8220;prendersi&#8221; Gerusalemme, storicamente più vicina ad ambienti ex Olp e Fronte Popolare, additando il leader dell&#8217;Anp, Abbas, come &#8220;traditore&#8221;, &#8220;collaboratore dei sionisti&#8221; e &#8220;agente di Washington&#8221;. Hamas doveva ergersi come difensore dei palestinesi a Gerusalemme, versione rilanciata tra l&#8217;altro anche dagli iraniani di <em>Tasnim Agency</em>.</p>
<p>Gli islamisti sono certamente riusciti in tutto ciò e sotto questo punto di vista non ci sono dubbi sul fatto che abbiano vinto, così come hanno certamente potuto contare su un cospicuo sostegno da parte delle masse dei Paesi islamici.</p>
<p>Per quanto riguarda invece la propaganda proiettata in Europa la faccenda va osservata con più cautela in quanto nelle strade delle grandi città europee si sono prevalentemente viste masse di islamici, immigrati, seconde e terze generazioni, molti dei quali hanno utilizzato toni e slogan palesemente radicali (in piazza Duomo a Milano sono stati lanciati slogan anche contro l&#8217;Italia accusata di &#8220;collaborazionismo col nemico sionista&#8221; e sono state bruciate bandiere israeliane). In molti casi queste manifestazioni hanno trovato il sostegno e la presenza di ambiti di estrema sinistra ed estrema destra che condividono l&#8217;antipatia nei confronti dello Stato ebraico. Uno studio ha poi rilevato come molti degli utenti che in Italia si sono attivati con la propaganda web anti-Israele sono pressochè sempre i medesimi, con pubblicazioni costanti e sistematiche su più social.</p>
<p>Hamas ha bisogno della propaganda per sopravvivere a Gaza e in ambito islamista, può contare sul sostegno di Qatar, Iran, AKP turco, simpatizzanti in Occidente, ma attenzione, perchè le guerre non si vincono con la propaganda.</p>
<h2>Ambito politico</h2>
<p>Come già detto in apertura, il piano politico è quello più complesso e necessiterebbe di molte pagine per inquadrarlo adeguatamente. Per prima cosa è bene sottolineare un aspetto che, per quanto antipatico, è reale: la causa palestinese interessa molto più alle masse islamizzate che ai leader politici dei Paesi islamici ed è sempre stato così. I leader palestinesi sono stati rimbalzati tra Giordania, Libano, Tunisia, Qatar, Siria ma per gran parte del mondo arabo e islamico i palestinesi sono soltanto una rogna, in particolare adesso che molti di questi Paesi hanno capito che una normalizzazione con Israele è ben più vantaggiosa di un eterno scontro. Non a caso l&#8217;Iran sta cercando in tutti i modi di boicottare la normalizzazione dello Stato ebraico con Emirati e Arabia Saudita.</p>
<p>Per quanto riguarda la Turchia, da quando al potere sono arrivati i Fratelli Musulmani dell&#8217;Akp guidati da Erdogan, i rapporti con Israele sono peggiorati drasticamente, inclusi quelli di cooperazione militare, aspetto non poco problematico per Ankara che ha cercato di limitare i danno avvicinandosi alla Russia, Paese che da anni ha messo al bando i Fratelli Musulmani (ma curiosamente non Hamas), ed ecco rispuntare tutta l&#8217;ambiguità e la contraddittorietà del piano politico.</p>
<p>Hamas aveva bisogno di essere attaccata non solo per questioni interne ma anche perché (assieme all&#8217;Iran), aveva bisogno di danneggiare la normalizzazione, di attirare sostegno politico internazionale, oltre che per ricevere finanziamenti per la ricostruzione (che andranno nelle tasche di Hamas e non della popolazione).</p>
<p>I palestinesi dal canto loro sono vittime di Hamas a Gaza, dove l&#8217;organizzazione islamista regna col pugno di ferro e il terrore dal 2006 quando vinse le elezioni; da allora non ne ha più indette. Il dissenso è presente ma rigorosamente schiacciato. I palestinesi sono poi anche vittime di una lunga e pesante strumentalizzazione internazionale, prevalentemente in salsa islamista ma non solo, da parte di attori che hanno tutto l&#8217;interesse affinchè lo scontro con Israele vada avanti.</p>
<p>È bene tener presente che in questi dodici giorni lo scontro è stato tra Hamas e Israele, non tra quest&#8217;ultimo e i palestinesi. Questo aspetto è fondamentale, onde evitare di fornire una visione fasulla e legittimare un&#8217;organizzazione terrorista come rappresentante di un popolo che ne è invece vittima.</p>
<p>Attenzione poi, perché Hamas è inserita nelle black list di <strong>Unione europea</strong>, <strong>Stati Uniti</strong> e <strong>Canada</strong> come organizzazione terrorista e non è molto diversa da <strong>al-Qaeda</strong> o dall&#8217;<strong>Isis</strong> (l&#8217;ideologia è quanto meno la medesima). Spalleggiare Hamas equivale dunque a sostenere gruppi come Isis o al-Qaeda, anche sui social, ed è bene tenere a mente questo. Hamas ha tra l&#8217;altro doppiamente violato le leggi internazionali piazzando batterie missilistiche in zone densamente popolate e lanciando indiscriminatamente razzi su zone civili israeliane.</p>
<p>È assurdo dover sentire l&#8217;Unione europea che auspica una tregua tra uno Stato sovrano e un&#8217;organizzazione terrorista inserita nella propria black list. È palese come sul piano politico europeo non tutti siano disposti a prendere posizioni chiare contro Hamas e il terrorismo islamista. Hamas è però un problema per tutti, per i palestinesi, per Israele, per la stabilità del Medio Oriente, mentre è utile strumento per Iran, Qatar e Akp turco.</p>
<p>Il Prof. Marco Lombardi esperto di terrorismo e direttore dell&#8217;Italian Team for Security, Terroristic Issues and Managing Emergencies/Università Cattolica di Milano, ha espresso un parere molto chiaro: &#8220;la guerra di Israele è contro un gruppo di terroristi che tiene in ostaggio civili, nella Striscia. Non c’è nessuna de-escalation da auspicare (EU): siamo nelle medesime condizioni della guerra allo Stato Islamico, che importò famiglie per popolare il suo Califfato del terrore. La Striscia di Gaza si è trasformata dalla Palestina al Califfato islamista del terrorismo di Hamas. Solo dopo che il gruppo del terrore sarà spazzato via, via senza tregua e senza indulgenze, sarà possibile ricostruire&#8221;.</p>
<p>Finché a Gaza resterà Hamas, la situazione dei palestinesi della Striscia resterà drammatica, perché l&#8217;obiettivo degli islamisti non è ridare vita ai palestinesi, ma combattere Israele, perché senza lo scontro, Hamas non ha motivo di esistere e ciò sarebbe un problema enorme anche per il regime di Teheran.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Le tempistiche dell&#8217;escalation lanciata da Hamas</title>
		<link>https://it.insideover.com/terrorismo/le-tempistiche-dellescalation-lanciata-da-hamas.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giovanni Giacalone]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 14 May 2021 14:13:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Terrorismo]]></category>
		<category><![CDATA[Forze di difesa israeliane (Idf)]]></category>
		<category><![CDATA[Hamas]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/Attacco-Hamas-Israele-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/Attacco-Hamas-Israele-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/Attacco-Hamas-Israele-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/Attacco-Hamas-Israele-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/Attacco-Hamas-Israele-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/Attacco-Hamas-Israele-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/Attacco-Hamas-Israele-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La guerra tra Israele e Hamas non si ferma e gli islamisti iniziano a leccarsi le ferite. Negli ultimi due giorni infatti l&#8217;aviazione israeliana ha causato danni pesanti alle infrastrutture di Hamas in tutta la Striscia di Gaza (più di 650 target strategici colpiti) ed ha anche eliminato due comandanti di alto rango dell&#8217;organizzazione terrorista &#8230; <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/le-tempistiche-dellescalation-lanciata-da-hamas.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/Attacco-Hamas-Israele-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/Attacco-Hamas-Israele-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/Attacco-Hamas-Israele-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/Attacco-Hamas-Israele-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/Attacco-Hamas-Israele-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/Attacco-Hamas-Israele-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/Attacco-Hamas-Israele-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>La guerra tra <a href="https://it.insideover.com/guerra/raid-aerei-e-carri-armati-israele-bombarda-gaza.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>Israele</strong> e <strong>Hamas</strong> non si ferma</a> e gli islamisti iniziano a leccarsi le ferite. Negli ultimi due giorni infatti l&#8217;aviazione israeliana ha causato danni pesanti alle infrastrutture di <strong>Hamas</strong> in tutta la <strong>Striscia di Gaza</strong> (più di 650 target strategici colpiti) ed ha anche eliminato due comandanti di alto rango dell&#8217;organizzazione terrorista palestinese, precisamente Bassem Isa, a capo della Brigata di Gaza City e Jamaa Tahla, dirigente della rete cyber e responsabile del programma per gli studi sull&#8217;arsenale missilistico. Ignote inoltre le sorti del comandante delle brigate <strong>Ezzedin al-Qassam</strong>, <strong>Mohammed Deif</strong>, dato per morto dagli israeliani in seguito al bombardamento dell&#8217;edificio nel quale doveva trovarsi, ma con immediata smentita di Hamas. Nelle prime ore di giovedì è stata bombardata anche la casa di un altro alto comandante, Iyad Tayeb.</p>
<p>Impressionante il numero di razzi partiti da Gaza verso Israele, più di 800 in 24 ore, una parte dei quali abbattuti dall&#8217;<a href="https://it.insideover.com/schede/politica/funziona-iron-dome-sistema-antimissile-israele.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>Iron Dome</strong></a>, lo &#8220;scudo&#8221; che protegge Israele, ma alcuni hanno &#8220;bucato&#8221; la protezione ed hanno causato danni e tre morti: un militare, una donna di 87 anni e un bambino di 5 anni. Intanto i carri armati di Gerusalemme si ammassano al confine con Gaza, affiancati dagli Tzanhanim (i paracadutisti) e la Brigata Golani, in previsione di una seconda fase di terra ancora non confermata e nella giornata di giovedì il comandante a capo dell&#8217;<strong>Israel Defense Forces</strong>-Idf, il generale <strong>Aviv Kohavi</strong> si consulterà con i suoi ufficiali e con il governo per valutare l&#8217;opzione. Il Comando Sud dell&#8217;Idf e la Divisione Gaza hanno elaborato un dettagliato piano, come reso noto dal portavoce dell&#8217;esercito israeliano, Hidai Zilberman. Sembra inoltre che nelle ultime ore il fuoco dell&#8217;aviazione israeliana si stia concentrando sulle postazioni anti-carro, un segnale interessante. Richiamati anche 9 mila riservisti.</p>
<h2>La questione di Sheikh Jarrah</h2>
<p>Hamas ha lanciato la solita propaganda in salsa di &#8220;guerra santa&#8221;, stavolta per voce di Abu Ubaida, portavoce delle brigate Ezzedin al-Qassam che ha affermato di essere pronto a mobilitare forze di terra, aeree, marittime e di aver preparato per Israele una &#8220;diverse tipologie di morte&#8221;.</p>
<p>Sul campo però la situazione appare complicata per Hamas che sta subendo perdite pesantissime a Gaza con raid che hanno colpito quartier generali, banche degli islamisti, edifici controllati dalla sicurezza, postazioni cyber, insomma, l&#8217;Idf sa bene dove colpire per infliggere il massimo dei danni.</p>
<p>Eppure Hamas è arrivata a lanciare un ultimatum a Israele per la questione degli sfratti di Sheikh Jarrah, una problematica più di giurisprudenza interna israeliana che politica (edifici, alcuni dei quali abusivi, costruiti su terreno di privati e abitati da inquilini, alcuni dei quali che non pagavano neanche l&#8217;affitto, per dirla in poche parole).</p>
<p>Dai proclami di Mohammed Deif in sostegno agli sfrattati si è passati alle proteste sulla Spianata e Hamas era ben consapevole del fatto che la polizia anti-sommossa israeliana sarebbe intervenuta senza troppi complimenti per far sgombrare la zona, qual miglior occasione per invocare la dissacrazione di uno dei principali luoghi sacri dell&#8217;Islam, proprio a fine Ramadan, oltre che la cacciata dei palestinesi dalle proprie case?</p>
<p>Così, mentre i rivoltosi issavano la bandiera di Hamas sul tetto della Moschea, l&#8217;organizzazione islamista lanciava addirittura un ultimatum a Israele, le ore 18 di domenica 10 maggio, per &#8220;cessare l&#8217;aggressione a Sheikh Jarrah&#8221;, dopo di che una pioggia di razzi contro Israele. Attenzione, perchè un&#8217;escalation del genere non può avere nulla di improvvisato, ma necessita di una preparazione specifica con posizionamento e camuffamento delle postazioni di lancio, protezione dei target sensibili, trasferimento di armamenti e uomini; non si tratta certo di un&#8217;operazione attuabile dalla sera alla mattina.</p>
<h2>Perche Hamas si è mossa proprio ora</h2>
<p>A questo punto sorge spontanea una domanda: perché Hamas ha deciso di scatenare l&#8217;escalation proprio ora? I motivi possono essere molteplici.</p>
<p>Per prima cosa i leader di Hamas, convinti di un&#8217;imminente grande vittoria elettorale, non hanno affatto gradito la decisione del presidente dell&#8217;Autorità Nazionale Palestinese, Mahmoud Abbas, di posticipare il voto dal 22 maggio al 31 luglio. Non a caso all&#8217;anziano leader dell&#8217;Anp che già aveva perso popolarità, tale decisione è costata l&#8217;accusa di &#8220;collaboratore di sionisti&#8221; e di &#8220;agente degli Usa&#8221;, proprio per conto di Hamas.</p>
<p>Inoltre, gli islamisti avevano scelto come tema centrale del voto la lotta per la conquista di Gerusalemme e di al-Aqsa, presentando la lista &#8220;Gerusalemme è il nostro destino&#8221;. Mossa strategica per impadronirsi di una zona, quella di Gerusalemme Est, storicamente più vicina ad ex ambienti Olp e Fronte Popolare. A questo punto non poteva esserci nulla di meglio che una rivolta nel luogo sacro simbolo, al-Aqsa, nel mese di Ramadan e con tanto di attenzione internazionale da parte dei media. Hamas così si presenta come paladino dei palestinesi anche a Gerusalemme, dove sogna di poter mettere le mani e nel contempo mette in pessima luce una Anp sempre più annichilita; per Hamas l&#8217;aver issato la propria bandiera sul tetto della Moschea ha un importanza simbolica enorme, più di quanto si possa pensare.</p>
<p>Vi è poi una secondo elemento che può aver fatto muovere Hamas e cioè la situazione interna alla Striscia di Gaza, dove dominano indisturbati dal 2006, quando vinsero le elezioni. Da allora gli islamisti non hanno mai indetto nuove elezioni, hanno sistematicamente perseguitato gli oppositori e nel contempo la situazione della popolazione è sempre più problematica sia sul piano economico e sociale che su quello sanitario, in particolare dopo l&#8217;emergenza Covid. Hamas accusa Israele ma nel contempo utilizza i finanziamenti che le arrivano da Iran e Qatar per gli armamenti. Una guerra serve dunque a Hamas anche per distogliere l&#8217;attenzione dalle problematiche interne, perchè la vittoria elettorale è si plausibile, ma potrebbe non essere così schiacciante.</p>
<p>In ultimo, è plausibilissimo che l&#8217;offensiva scatenata da Hamas e dalla Jihad Islamica Palestinese possa anche essere un test su commissione iraniana e di Hezbollah per verificare e valutare le capacità difensive di Israele. A tal fine è bene tener presente cosa ha detto la scorsa settimana il comandante delle Guardie Rivoluzionarie, Hossein Salami, ovvero che Israele sarebbe particolarmente vulnerabile a un attacco su vasta scala in quanto Paese di piccole dimensioni. Non bisogna infatti dimenticare che l&#8217;Iran ha ripetutamente accusato lo Stato ebraico di essere responsabile degli omicidi di diversi scienziati nucleari iraniani tra cui Mohsen Fakhrizadeh, ucciso lo scorso novembre. Gli ayatollah avevano promesso una risposta e questa escalation potrebbe anche, ma non soltanto, essere un test. Non a caso <a href="https://www.debka.com/the-idf-launches-significant-operation-against-palestinian-rocket-offensive-iran-pulls-the-strings-from-beirut/">fonti israeliane</a> vicine all&#8217;intelligence rivelavano la presenza a Beirut di una &#8220;joint-war room&#8221; gestita da iraniani e Hezbollah assieme ad alti membri di Hamas e della Jihad Islamica Palestinese.</p>
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		<title>L&#8217;operazione nella favela di Jacarezinho: cosa è realmente successo</title>
		<link>https://it.insideover.com/criminalita/loperazione-nella-favela-di-jacarezinho-cosa-e-realmente-successo.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giovanni Giacalone]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 09 May 2021 17:16:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Criminalità]]></category>
		<category><![CDATA[Favelas]]></category>
		<category><![CDATA[Narcos]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="993" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/favelas-La-Presse-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="favelas brasile" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/favelas-La-Presse-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/favelas-La-Presse-300x155.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/favelas-La-Presse-1024x530.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/favelas-La-Presse-768x397.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/favelas-La-Presse-1536x795.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/favelas-La-Presse-2048x1059.jpeg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La pesante operazione anti-narcos condotta nelle prime del 6 maggio dalle unità speciali della polizia civile e dell&#8217;anti-droga nella favela di Jacarezinho e coordinata dal Departamento de Polícia Especializada sta scatenando dure proteste da parte delle organizzazioni non governative e quelle che si occupano dei diritti umani, ma anche della sinistra brasiliana, a causa dell&#8217;elevato &#8230; <a href="https://it.insideover.com/criminalita/loperazione-nella-favela-di-jacarezinho-cosa-e-realmente-successo.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="993" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/favelas-La-Presse-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="favelas brasile" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/favelas-La-Presse-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/favelas-La-Presse-300x155.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/favelas-La-Presse-1024x530.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/favelas-La-Presse-768x397.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/favelas-La-Presse-1536x795.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/favelas-La-Presse-2048x1059.jpeg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>La pesante <a href="https://www.ilgiornale.it/news/politica/rio-de-janeiro-giorno-sangue-polizia-fa-strage-nella-favela-1944921.html">operazione anti-narcos</a> condotta nelle prime del 6 maggio dalle unità speciali della polizia civile e dell&#8217;anti-droga nella <strong>favela di Jacarezinho</strong> e coordinata dal <em><strong>Departamento de Polícia Especializada</strong></em> <span style="font-size: 1rem;">sta scatenando dure proteste da parte delle organizzazioni non governative e quelle che si occupano dei diritti umani, ma anche della sinistra brasiliana, a causa dell&#8217;elevato numero di morti, 28, tra cui alcuni adolescenti.</span></p>
<p><a href="https://www.amnesty.org/en/latest/news/2021/05/brazil-jacarezinho-massacre-rio-de-janeiro-reprehensible-unjustifiable/">Amnesty International</a> ha definito l&#8217;operazione &#8220;un massacro&#8221; mentre altri hanno parlato di &#8220;bilancio eccessivo di vittime&#8221;, arrivando addirittura a tirare in ballo un velato riferimento a potenziale razzismo da parte della polizia, indicando il fatto che nelle favelas &#8220;sono in maggioranza neri e poveri&#8221;, come se tra gli agenti non vi fossero neri e come se nelle favelas non vi fossero residenti con meno melanina. Amnesty ha anche accusato la polizia di <strong>Rio de Janeiro</strong> di aver messo in atto esecuzioni sommarie invece di arrestare i criminali e addirittura che &#8220;non vi erano prove dell&#8217;associazione criminale dei caduti sotto i colpi di arma da fuoco&#8221;.</p>
<p>L&#8217;Onu ha chiesto un&#8217;indagine indipendente e la fine della violenza e dell&#8217;emarginazione nelle zone più povere del Paese, ma pensare che la violenza arrivi solo da parte della polizia vuol dire non avere la minima idea del contesto in questione, un contesto tanto imprevedibile quanto violento e pesantemente armato dove è quanto meno utopico aspettarsi semplici scaramucce o che i narcos si facciano tranquillamente arrestare quando arriva la polizia. È bene dunque andare un po&#8217; più a fondo per cercare di capire meglio cosa è realmente successo nella favela.</p>
<h2>Il contesto in questione</h2>
<p>Per capire le dinamiche di quanto è avvenuto, è fondamentale conoscere il luogo nel quale i fatti si sono verificati, ovvero l&#8217;area di Jacarè e Jacarezinho, due complessi quasi attaccati, separati da un canale, a nord della città di Rio de Janeiro; zona in mano al famigerato <strong><em>Comando Vermelho</em> (CV)</strong>, formazione politica di estrema sinistra nata negli anni &#8217;70 come <em>Falange Vermelha</em> (Falange Rossa) e trasformatasi negli anni &#8217;80 in organizzazione criminale dedita al narcotraffico. Oggi il CV ha il controllo totale di molte delle favelas nelle principali città brasiliane ed anche del traffico di armi e stupefacenti, contendendosi il territorio con altre organizzazioni criminali come il <em>Terceiro Comando Puro</em>, il <em>Primeiro Comando da Capital</em> e gli <em>Amigos dos Amigos</em> (Ada).</p>
<p>Le favelas sono zone molto densamente popolate e povere, sviluppatesi abusivamente ed in maniera irregolare; sono caratterizzate da labirinti di stradine e viuzze strettissime, da abitazioni costruite con materiale spesso scadente, mattoni, lamiere ed ammassate l&#8217;una sull&#8217;altra, contesto ideale per le organizzazioni criminali che riescono ad operare indisturbate e ad imporre il proprio controllo sulla popolazione.</p>
<p>Questi contesti urbani sono quindi diventati vere e proprie roccaforti delle bande criminali, pesantemente armate e strenuamente difese da qualsiasi intrusione della polizia. Gruppi come il <em>Comando Vermelho</em> utilizzano vere e proprie tattiche di fanteria meccanizzata, con l&#8217;utilizzo di moderni pick-up, moto, barriere in cemento e ferro a bloccare gli ingressi e cecchini sui tetti.</p>
<p>Le particolari caratteristiche delle favelas rendono estremamente difficile qualsiasi tipo di intervento da parte delle forze di polizia che, nel momento in cui mettono piede all&#8217;interno di queste zone, diventano facili bersagli di agguati e imboscate, con colpi che potrebbero arrivare da qualsiasi direzione, come illustrato a <em>Insideover</em> dal caporale Igor G. della <strong>Legione Straniera</strong>: &#8220;L&#8217;ambiente urbano è un luogo molto complesso per combattimenti militari per via della sua costruzione: spazi piccoli di manovra, cunicoli, distanze molto ristrette da dove potrebbe arrivare un attacco; finestre, tetti, possibilità molteplici di attacchi, continui imprevisti, scarsa o incompleta conoscenza dell&#8217;area urbana ed ottime posizioni per cecchini. E&#8217; facile essere attaccati con molotov, non si può contare su appoggio di artiglieria, aviazione o altre tipologie di fuoco pesante anche a media forza. C&#8217;è poi la presenza civile e di conseguenza non si può aprire il fuoco per primi. E&#8217; un ambiente molto favorevole per organizzare trappole e imboscate&#8221;.</p>
<p>Come se non bastasse, è risaputo che i gruppi criminali che controllano le favelas si servono degli abitanti come <a href="https://www.ft.com/content/6dfd75c9-579e-445c-82af-2e7c3cb16f9a">scudi umani</a>, chiamandoli a scendere in strada appena la polizia si avvicina alla zona. Le unità tattiche brasiliane della polizia civile e di quella militare come Core e Bope sono tra le migliori al mondo nel combattimento in aree edificate densamente popolate e nonostante ciò <a href="https://www.statista.com/statistics/1181812/number-deaths-police-officers-states-brazil/">centinaia di agenti</a> e militari rimangono uccisi ogni anno durante le operazioni di contrasto al crimine.</p>
<figure id="attachment_317469" aria-describedby="caption-attachment-317469" style="width: 1024px" class="wp-caption alignnone"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-317469 size-large" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/favelas-La-Presse--1024x683.jpeg" alt="favelas rio de janeiro" width="1024" height="683" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/favelas-La-Presse--1024x683.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/favelas-La-Presse--300x200.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/favelas-La-Presse--768x512.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/favelas-La-Presse--1536x1024.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/favelas-La-Presse--2048x1365.jpeg 2048w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/favelas-La-Presse--scaled.jpeg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption id="caption-attachment-317469" class="wp-caption-text">La protesta per l&#8217;intervento nella polizia</figcaption></figure>
<h2>La testimonianza di chi li addestra</h2>
<p>Una persona che certamente conosce molto bene il Brasile, le favelas e le unità speciali della polizia brasiliana, in quanto da anni li addestra, è <strong>Gianpiero Spinelli</strong>; ex paracadutista della Folgore, U.S.Department of Defense Contractor, e socio della <a href="https://www.stamsolutions.com/">STAM Strategic &amp; Partners Latin America</a> (controllata dell’omonima inglese), società che opera in America Latina. Spinelli è tra l&#8217;altro autore del libro <em>Caveira</em>, dove illustra nel dettaglio la propria esperienza in Brasile sia sotto il punto di vista dell&#8217;addestramento e della sicurezza, ma anche con una rappresentazione dettagliata del contesto delle favelas, dove ha anche soggiornato.</p>
<p>Spinelli ha le idee molto chiare sul <em>Comando Vermelho</em> e su cosa è successo a Jacarezinho, anche perchè negli scontri è morto un suo amico, l&#8217;agente Andre Frias della <em>Delegacia de Combate as Drogas</em>, caduto sotto i colpi dei narcos: &#8220;Il <em>Comando Vermelho</em> è la seconda più importante organizzazione criminale del Brasile dopo il <em>Primero Comando da Capital</em> (Pcc) di San Paolo. Si tratta di un&#8217;organizzazione dedita al narcotraffico, tenendo presente che il Brasile è la più grande &#8220;piattaforma&#8221; al mondo per l&#8217;esportazione della cocaina e si occupa in particolare di garantire il transito e la sicurezza dei carichi in uscita dal Paese. E&#8217; punto di riferimento per altre organizzazioni criminali sparse per tutto il Brasile ed ha agganci anche in Paesi vicini come Argentina, Paraguay e Uruguay&#8221;.</p>
<p>E ancora: &#8220;Il <em>Comando Vermelho</em> è ben strutturato e con un&#8217;organizzazione verticistico-piramidale ben precisa, radicata nella favela, dove ciascuno ha un ruolo ben preciso. A capo c&#8217;è il <em>chefe do trafico</em>, poi ci sono gli addetti al confezionamento della &#8220;merce&#8221;, gli spacciatori piazzati nelle &#8220;bocche di fumo&#8221; dove viene venduta la droga destinata al dettaglio; poi c&#8217;è tutta una struttura paramilitare pesantemente armata con tanto di &#8220;<em>soldados</em>&#8220;, vedette, sniper e godono di canali diretti con i trafficanti di armi attivi sulla Triplice Frontiera (Brasile, Paraguay, Argentina) . Oltretutto, hanno anche capacità di combattimento di alto livello perchè ci sono anche ex soldati poi passati nei ranghi dei narcos dove sono ben pagati&#8221;.</p>
<p>Spinelli ha le idee chiare anche per quanto riguarda i minori rimasti uccisi: &#8220;Per prima cosa, è risaputo che queste organizzazioni utilizzano la popolazione delle favelas come scudi umani e abbiamo recuperato anche una conversazione Whatsapp dove gli abitanti vengono chiamati in strada; in secondo luogo, teniamo presente che molti di questi minori sono <em>soldados</em> con numerosi omicidi alle spalle che hanno sparato contro la polizia, la cosiddetta &#8220;<em>Contenção&#8221;, </em>la difesa della favela. Dal 2007 davanti a Jacarezinho è poi presente il comando generale della Policia Civil di Rio de Janeiro, struttura non gradita dai narcos che ospita anche la scuola di addestramento delle unità speciali e nelle settimane precedenti c&#8217;erano state delle avvisaglie, con i narcos che avevano ripetutamente sparato verso la polizia, forse per testarne la reattività&#8221;.</p>
<h2>I ritrovamenti nella favela di Jacarezinho</h2>
<p>Nei giorni successivi all&#8217;operazione di Jacarezinho, sono emersi una serie di elementi che hanno gettato ombre oscure su quanto stava avvenendo nella favela. In primis, i narcotrafficanti stavano progressivamente cacciando numerosi abitanti dalle proprie abitazioni in modo da poterle utilizzare per i propri traffici. Non solo, perchè all&#8217;interno della favela sono stati trovati i piani operativi della polizia e i narcos erano perfettamente al corrente dell&#8217;imminente operazione e non a caso le forze di sicurezza sono state attaccate non appena hanno fatto ingresso nel complesso di Jacarezinho. Un elemento di estremo interesse considerato che nel giugno scorso la Corte Suprema Federale aveva vietato alle forze dell&#8217;ordine di effettuare operazioni durante la pandemia, salvo casi del tutto eccezionali, previa comunicazione e giustificazione al Pubblico Ministero; tutti documenti rinvenuti all&#8217;interno della favela, come reso noto anche dal quotidiano brasiliano <a href="https://www.metropoles.com/brasil/exclusivo-documentos-do-mprj-sobre-acao-no-jacarezinho-foram-apreendidos-na-comunidade">Metropol</a>.</p>
<p>In seguito all&#8217;intervento delle unità speciali, nel complesso di Jacarezinho  sono state rinvenute e confiscate ingenti quantità di armamenti e materiale bellico tra cui numerosi fucili d&#8217;assalto M4 e Fal, un fucile a pompa, una mitraglietta Mp5, pistole automatiche, munizioni, granate, esplosivi e persino un proiettile di mortaio, oltre a radio ricetrasmittenti, pacchi di droga e centinaia di dosi pronte alla vendita, oltre ad alcune piante di marijuana.</p>
<p>Nella mattinata di domenica è poi stata resa nota l&#8217;identità del killer dell&#8217;agente Frias; si tratterebbe del numero due dei <em>Comando Vermelho</em> della favela, tale &#8220;Fred do Jacarezinho&#8221; che risulta ora ricercato e avrebbe i giorni se non le ore contate. Secondo alcune fonti si sarebbe travestito da donna per poi fuggire in una favela limitrofa. Non solo, perchè la televisione brasiliana è anche riuscita ad identificare una donna della favela che aveva attirato l&#8217;attenzione dei media gridando la morte del figlio davanti alle telecamere, ma che in un altro filmato veniva ripresa mentre ballava con dei fucili d&#8217;assalto in mano assieme ad alcuni uomini armati di Jacarezinho.</p>
<p>Insomma, contesto e dinamiche mostrano come quanto avvenuto nella favela di Jacarezinho sia ben più complesso e articolato di una generica ed errata versione secondo cui la polizia sarebbe entrata ed avrebbe aperto il fuoco indiscriminatamente sugli abitanti senza preoccuparsi di arrestare i narcotrafficanti, ma chi non ha avuto esperienza diretta sul campo del resto non può saperlo.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/criminalita/loperazione-nella-favela-di-jacarezinho-cosa-e-realmente-successo.html">L&#8217;operazione nella favela di Jacarezinho: cosa è realmente successo</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Colombia nel caos: scontri, feriti e morti dopo le rivolte contro la riforma fiscale</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/colombia-nel-caos-scontri-feriti-e-morti-dopo-le-rivolte-contro-la-riforma-fiscale.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giovanni Giacalone]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 07 May 2021 06:31:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Desaparecidos]]></category>
		<category><![CDATA[rivolte]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1336" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/Scontri-in-Colombia-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/Scontri-in-Colombia-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/Scontri-in-Colombia-300x209.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/Scontri-in-Colombia-1024x712.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/Scontri-in-Colombia-768x534.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/Scontri-in-Colombia-1536x1069.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/Scontri-in-Colombia-2048x1425.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Situazione sempre più drammatica in Colombia dove si è arrivati al nono giorno di proteste e scontri tra manifestanti e forze dell&#8217;ordine, mentre nel frattempo le immagini delle violenze, in molti casi gratuite, messe in atto da polizia e militari nei confronti dei cittadini scesi in strada, stanno facendo il giro del mondo e generando &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/colombia-nel-caos-scontri-feriti-e-morti-dopo-le-rivolte-contro-la-riforma-fiscale.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/colombia-nel-caos-scontri-feriti-e-morti-dopo-le-rivolte-contro-la-riforma-fiscale.html">Colombia nel caos: scontri, feriti e morti dopo le rivolte contro la riforma fiscale</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1336" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/Scontri-in-Colombia-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/Scontri-in-Colombia-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/Scontri-in-Colombia-300x209.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/Scontri-in-Colombia-1024x712.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/Scontri-in-Colombia-768x534.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/Scontri-in-Colombia-1536x1069.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/Scontri-in-Colombia-2048x1425.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Situazione sempre più drammatica in <strong>Colombia</strong> dove si è arrivati al nono giorno di proteste e scontri tra manifestanti e forze dell&#8217;ordine, mentre nel frattempo le immagini delle <strong>violenze</strong>, in molti casi gratuite, messe in atto da polizia e militari nei confronti dei cittadini scesi in strada, stanno facendo il giro del mondo e generando indignazione. Molte le iniziative di solidarietà con i manifestanti e contro il governo di Bogotà organizzate dalla diaspora colombiana fuori di consolati e ambasciate.</p>
<p>Gli scontri sono iniziati lo scorso 28 aprile in seguito all&#8217;annuncio da parte del presidente <strong>Ivan Duque</strong> di una riforma del fisco, denominata &#8220;<strong>Legge di solidarietà sostenibile</strong>&#8220;, che avrebbe aumentato l&#8217;Iva e ampliato la base dei contribuenti, andando così a creare seri problemi alle classi medie e a quelle a basso reddito, come illustrato dal Prof. <a href="https://www.france24.com/es/programas/econom%C3%ADa/20210416-colombia-explicacion-reforma-tributaria-ivan-duque-impuesto-valor-agregado">Alejandro Useche</a> dell&#8217;Università del Rosario di Bogotà. Uno dei punti più contestati riguarda l&#8217;obbligo dal 2022 di dichiarazione d&#8217;imposta sul reddito per chi guadagna più di 2,4 milioni di pesos al mese.</p>
<p>Una riforma arrivata nel peggior momento possibile considerato che la Colombia, così come molti altri Paesi dell&#8217;America Latina, si trova impantanata in una disastrosa situazione economica e sociale a causa del Covid e in piena terza ondata. Moltissime attività commerciali ed industriali hanno chiuso i battenti, la disoccupazione è <a href="https://www.elempleo.com/co/noticias/noticias-laborales/desempleo-en-colombia-aumento-en-enero-de-2021-6259">in aumento</a> (16,8% nel mese di marzo 2021) ed è dunque impensabile in un momento del genere imporre un aumento della tassazione. Basti pensare che l&#8217;economia del paese è calata del 6,8% nel 2020.</p>
<p>In seguito alle proteste, il governo ha annunciato di aver ritirato la riforma, mentre lunedì 3 maggio il Ministro delle Finanze, <strong>Alberto Carrasquilla</strong>, si è dimesso. Le proteste sono però proseguite a causa dell&#8217;elevato numero di morti, feriti e scomparsi e sono in molti a invocare le dimissioni del Presidente Duque, che già da prima della riforma non è che riscontrasse molta popolarità.</p>
<div id="gallery_317253" class="inline-gallery-container"></div><script>var gallery_317253 = [{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/12893316_large-scaled.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/12893316_large-scaled.jpg","subHtml":""},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/12892928_large-scaled.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/12892928_large-scaled.jpg","subHtml":""},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/12897074_large-scaled.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/12897074_large-scaled.jpg","subHtml":""},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/12884238_large-scaled.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/12884238_large-150x150.jpg","subHtml":""},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/12892956_large-scaled.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/12892956_large-scaled.jpg","subHtml":""},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/12865642_large-scaled.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/12865642_large-150x150.jpg","subHtml":""},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/12892948_large-scaled.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/12892948_large-150x150.jpg","subHtml":""},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/12897071_large-scaled.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/12897071_large-scaled.jpg","subHtml":""}];</script>
<h2>Gli scontri</h2>
<p>Il 28 aprile nella città di Cali gli studenti sono scesi in strada per manifestare contro la nuova riforma fiscale e in pochissimo tempo la protesta si è allargata al resto della popolazione e in <a href="https://www.noticiasuno.com/nacional/retiro-de-reforma-tributaria-por-duque-bajo-nivel-de-protestas-pero-no-las-desactivo/">tutte le grandi città</a> colombiane: Bogotà, Medellin, Cartagena, Barranquilla, Bucaramanga.</p>
<p>Durissima la risposta del governo che ha scatenato contro i manifestanti esercito e polizia in assetto anti-sommossa che hanno fatto <a href="https://www.noticiasuno.com/nacional/decenas-de-abusos-de-poder-policial-con-manifestantes-quedaron-grabados-en-video/">uso eccessivo</a> della forza sparando ad altezza d&#8217;uomo, inseguendo e massacrando i cittadini scesi in strada. Difficile fornire numeri precisi, ma si parla di almeno una ventina di dimostranti uccisi, circa 800 feriti, 87 &#8220;desaparecidos&#8221; e quasi 500 arresti, mentre sui social si moltiplicano le condivisioni di filmati amatoriali che <a href="https://www.facebook.com/fredy.campos.75839/videos/812353206328200">documentano</a> gli abusi della polizia, in particolare di <a href="https://www.youtube.com/watch?v=qAsr023ydgk">quella in moto</a> che aggredisce i manifestanti, immagini che non hanno nulla da invidiare ai colectivos in moto del regime venezuelano di Maduro.</p>
<p>Secondo la Ong <em><a href="https://www.temblores.org/">Temblores</a></em>, che sta documentando la violenza della polizia in Colombia, sarebbero almeno otto i manifestanti che hanno perso un occhio dopo essere stati colpiti dall&#8217;anti-sommossa, due dei quali sono anche stati <a href="https://www.noticiasuno.com/nacional/entrevista-con-jovenes-que-perdieron-un-ojo-esta-semana-por-disparos-de-policias/">intervistati</a> dall&#8217;emittente indipendente colombiana <em>Noticias Uno</em>.</p>
<p>Dura la reazione della portavoce dell&#8217;Alto Commissariato per i Diritti Umani dell&#8217;Onu, Marta Hurtado, che ha parlato di uso estremo della forza da parte della polizia e di violenze e minacce subite anche dal personale che si occupa del monitoraggio dei diritti umani. La Hurtado ha poi dichiarato: &#8220;&#8230;Ricordiamo alle autorità colombiane la loro responsabilità nel proteggere i diritti umani, inclusi quello alla vita e alla sicurezza personale, nonchè di agevolare il diritto di aggregazione e manifestazione pacifica&#8221;. La portavoce Onu ha anche rammentato alle forze dell&#8217;ordine che il ricorso alle armi da fuoco può essere fatto solo in caso di imminente pericolo alla propria vita o al pericolo di subire gravi lesioni.</p>
<p>La città maggiormente colpita dalle violenze è Cali, dove nei giorni scorsi si sono anche registrate interruzioni della rete internet, fatto indicato dai manifestanti come tentativo da parte del governo di evitare che le immagini venissero diffuse su web e social. Intanto a Pereira è esploso il caso di <a href="https://www.eltiempo.com/colombia/otras-ciudades/lucas-villa-joven-baleado-en-pereira-en-delicado-estado-de-salud-586451">Lucas Villa Vazquez</a>, il 37enne studente ed istruttore di yoga ucciso mentre manifestava pacificamente in strada assieme ad altri dopo che la polizia ha aperto il fuoco contro la folla.</p>
<h2>La versione del governo</h2>
<p>Differente la versione dell&#8217;esecutivo colombiano che ha parlato di &#8220;terrorismo&#8221; e di &#8220;vandalismo&#8221; additando gruppi terroristici di estrema sinistra come Eln e Farc di essere i burattinai delle proteste. In ambienti filo-governativi sta inoltre circolando la voce che dietro alle rivolte vi possano essere anche i servizi segreti venezuelani.</p>
<p>Ha fatto molto discutere anche un <a href="https://twitter.com/QuinteroCalle/status/1388168455749316611?ref_src=twsrc%5Etfw%7Ctwcamp%5Etweetembed%7Ctwterm%5E1388168455749316611%7Ctwgr%5E%7Ctwcon%5Es1_&amp;ref_url=https%3A%2F%2Felpais.com%2Finternacional%2F2021-04-30%2Falvaro-uribe-llama-al-ejercito-a-que-utilice-las-armas-en-las-protestas-en-colombia.html">tweet</a>, poi cancellato, dell&#8217;ex presidente colombiano Alvaro Uribe, considerato il grande &#8220;patron&#8221; di Duque, con il quale annunciava il proprio sostegno alla polizia e ai militari: &#8220;Sosteniamo il diritto di militari e polizia ad utilizzare le armi per difendere la propria integrità e per difendere persone e proprietà dall&#8217;azione criminale del terrorismo vandalico&#8221;.</p>
<p>Al post ha replicato Luis Ernesto Gomez, segretario di Governo presso il municipio di Bogotà: &#8220;In uno stato di diritto anche un vandalo e un criminale hanno diritti, incluso quello al giusto processo e all&#8217;uso proporzionale della forza. Si arrestano, non si uccidono&#8221;.</p>
<p>Attenzione però, perchè il fenomeno del vandalismo, al quale fa riferimento il governo colombiano, è effettivamente reale, in particolar modo a Cali, dove diversi edifici sono stati attaccati, pesantemente danneggiati ed anche dati alle fiamme. Feriti si contano anche tra le file delle forze dell&#8217;ordine ed anche un morto; alcuni di loro feriti a colpi di arma da fuoco. Ben 47 stazioni del trasporto pubblico sono state distrutte o date alle fiamme da manifestanti provenienti dalle zone popolari, i cosiddetti &#8220;barrios&#8221;. Numerosi anche i supermercati, i bar e i ristoranti presi d&#8217;assalto e saccheggiati. Nel centro della città molti commercianti hanno tentato di difendere le proprie attività con bastoni ed armi da fuoco. Il tutto riportato dalla già citata emittente <a href="https://www.noticiasuno.com/nacional/a-punto-de-desabastecimiento-y-aislada-se-encuentra-cali-por-vandalismo-desbordado/"><em>Noticias Uno</em></a>, certamente non filo-governativa dato che allo stato attuale risulta una delle poche ad aver ampiamente documentato le violenze perpetrate dalla polizia.</p>
<h2>Una situazione molto complessa</h2>
<p>In realtà la maldestra e spericolata riforma fiscale intentata dal governo è solo parte di un problema ben più vasto che coinvolge gran parte della società colombiana e che ha fatto da miccia per una latente situazione esplosiva. Il divario tra ricchi e poveri nel Paese è difatti sempre più ampio, con una classe media che tende ad assottigliarsi e con un indice di povertà che nel 2020 ha raggiunto il <a href="https://riotimesonline.com/brazil-news/mercosur/colombia/poverty-in-colombia-rose-to-42-5-in-2020-driven-by-pandemic/">42,5%</a>.</p>
<p>Nella città di Cali, dove sono esplose le proteste, si è passati da un indice di povertà del 21,9% nel 2019 al 36,3% nel 2020. Su una popolazione di 2.228 milioni di abitanti, ben 934 mila vivono in condizioni di povertà e con un indice di povertà estrema passata dal 5% del 2019 al 13% del 2020. La manovra fiscale intentata dal governo avrebbe certamente massacrato la classe media ed anche quella poco abbiente a discapito dei ricchissimi, ma ha anche fornito un ottimo assist agli ambienti di estrema sinistra e ai saccheggiatori per mettere a ferro e fuoco la città.</p>
<p>Le proteste contro la fallita riforma sono legittime e condivisibili in quanto è ingiustificabile che il governo possa mettere mano nelle tasche dei cittadini in maniera indisturbata, a proprio piacere, senza che i cittadini si facciano sentire. La versione propinata dal governo colombiano secondo cui la riforma sarebbe stata necessaria e indispensabile per la cittadinanza in quanto volta a migliorare la situazione economica del Paese, suona come uno sterile se non dannoso mantra che i colombiani conoscono molto bene.</p>
<p>La militarizzazione delle città e la violenta risposta degli apparati di sicurezza sono stati deleteri quanto il tempismo della riforma annunciata e subito ritirata. E&#8217; plausibile che il governo non si aspettasse una risposta così massiccia da parte della popolazione? Difficile crederlo, significherebbe che a Bogotà non hanno la ben che minima idea della situazione socio-economica in cui naviga Paese. Eppure non solo c&#8217;hanno provato, ma hanno anche risposto con estrema violenza nonostante il fatto che gran parte della popolazione sostenesse le proteste. Evidentemente non avevano previsto neanche l&#8217;eco internazionale che la rivolta ha avuto, con manifestazioni in molte parti del mondo dove è presente una cospicua comunità colombiana che non hanno certo fatto bene all&#8217;immagine di Duque e dell&#8217;esecutivo.</p>
<p>Il vandalismo e l&#8217;ondata di saccheggi certamente vi sono stati, così come è plausibilissimo che siano presenti ambienti legati a gruppi terroristici ed estremisti di sinistra che strumentalizzano la rivolta, così come è possibile che il Venezuela strizzi l&#8217;occhio a questi estremisti, visto che il governo Duque è acerrimo nemico di Maduro. Il compito delle autorità era però proprio quello di prevenire e contrastare questi fenomeni, tutelando al contempo la libertà di manifestare da parte della popolazione, cosa che non è però successa. La polizia ha colpito nel mucchio, non ha fatto distinzione tra manifestanti pacifici, estremisti e delinquenti, ma soprattutto l&#8217;intelligence non è riuscita a prevedere una reazione scontata da parte della cittadinanza. Forse ora l&#8217;unica mossa che rimane a Duque, a meno di un anno dalla fine del suo mandato e con una popolarità ai minimi storici, sarebbe quella delle dimissioni, ma sono in pochi a credere che lo farà.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Quelle sentenze che deresponsabilizzano violenza e terrorismo</title>
		<link>https://it.insideover.com/terrorismo/quelle-sentenze-che-deresponsabilizzano-violenza-e-terrorismo.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giovanni Giacalone]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 22 Apr 2021 06:27:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Terrorismo]]></category>
		<category><![CDATA[Estremismo islamico]]></category>
		<category><![CDATA[terrorismo islamico]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.insideover.com/?p=315570</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/polizia-duomo-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/polizia-duomo-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/polizia-duomo-300x200.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/polizia-duomo-1024x683.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/polizia-duomo-768x512.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/polizia-duomo-1536x1024.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/polizia-duomo-2048x1365.jpeg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Aprile 2021 verrà ricordato come il mese delle assoluzioni facili ed anche piuttosto sconcertanti. Jihadisti? Terroristi? Malati psichiatrici? Incapaci di intendere e di volere? Ognuno dice la sua, intanto però certe decisioni della magistratura incentivano una deresponsabilizzazione di azioni dal palese intento volto a creare terrore e colpire chi viene percepito come &#8220;nemico&#8221; e dunque &#8230; <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/quelle-sentenze-che-deresponsabilizzano-violenza-e-terrorismo.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/polizia-duomo-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/polizia-duomo-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/polizia-duomo-300x200.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/polizia-duomo-1024x683.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/polizia-duomo-768x512.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/polizia-duomo-1536x1024.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/polizia-duomo-2048x1365.jpeg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Aprile 2021 verrà ricordato come il mese delle <strong>assoluzioni facili</strong> ed anche piuttosto sconcertanti. Jihadisti? Terroristi? Malati psichiatrici? Incapaci di intendere e di volere? Ognuno dice la sua, intanto però certe <strong>decisioni della magistratura</strong> incentivano una deresponsabilizzazione di azioni dal palese intento volto a creare terrore e colpire chi viene percepito come &#8220;nemico&#8221; e dunque &#8220;legittimo obiettivo da colpire&#8221;.</p>
<p>La scorsa settimana <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/islamista-defenestra-donna-ebrea-ma-per-il-tribunale-e-innocente-aveva-fumato.html">Insideover</a> aveva già trattato lo sconcertante caso di <strong>Sarah Attal Halimi</strong>, la 65enne professoressa morta nel 2017 a Parigi dopo essere stata aggredita e lanciata dal balcone della propria abitazione da un vicino di casa, il maliano Kobili Traorè, noto spacciatore della zona, consumatore di stupefacenti ed estremista islamista. Il soggetto in questione aveva infatti più volte minacciato ed insultato la donna in quanto &#8220;ebrea&#8221; e, durante l&#8217;aggressione, aveva gridato &#8220;Allahu akbar&#8221;, versetti coranici, insulti antisemiti, aveva affermato di aver &#8220;ucciso Satana&#8221; e si era pure messo a pregare dopo l&#8217;omicidio.</p>
<p>Bene, la <strong>Corte di Cassazione</strong> francese ha deciso che il killer non può essere processato perché durante l&#8217;aggressione era sotto effetto di stupefacenti e dunque incapace di intendere e di volere. Ovviamente il consumo di droga dovrebbe  essere considerato un&#8217;aggravante; gli avvocati della donna uccisa lo hanno chiaramente illustrato: la dipendenza da sostanze stupefacenti non è una malattia mentale e non ricade dunque nell’ambito delle patologie neuro-psichiatriche coperte dall’articolo 122/1 del codice penale. Il killer non poteva non essere consapevole degli effetti degli stupefacenti e il suo consumo non può escludere la responsabilità dell’atto. A quanto pare però i magistrati francesi che hanno emesso la sentenza non la pensano allo stesso modo e Traorè non sconterà neanche un giorno di galera, ma resterà in cura presso una struttura psichiatrica. Una sentenza scandalosa che va ad aggiungersi alla resistenza fatta fin da subito da media ed inquirenti nel riconoscere la matrice islamista ed antisemita dell&#8217;omicidio.</p>
<p>In poche parole, seguendo la logica della Cassazione, è sufficiente farsi una canna prima di commettere un omicidio per essere assolti, perché incapaci di intendere e di volere.</p>
<h2>Il caso dello scorso agosto in piazza Duomo a Milano</h2>
<p>Bene, a Milano è successo qualcosa di vagamente simile con <strong>Mahmoud Elhosary</strong>, il 26enne egiziano che lo scorso 12 agosto aveva seminato il panico aggredendo e prendendo in ostaggio un vigilante all&#8217;interno del Duomo di Milano, prima di venire circondato e <a href="https://sec-ter.com/2020/08/13/police-intervention-in-milans-duomo-an-example-of-what-should-always-be-avoided/">disarmato</a> dalla Polizia dopo più di 20 minuti. Accuse pesanti: sequestro di persona e resistenza a pubblico ufficiale. Bene, anche in questo caso l&#8217;aggressore è stato <a href="https://www.ilgiornale.it/news/milano/sequestr-guardia-duomo-assolto-vizio-mente-1940596.html">assolto</a> in quanto &#8220;totalmente incapace di intendere e di volere durante i fatti&#8221;. Al soggetto è però stata riconosciuta la pericolosità sociale e dovrà quindi scontare tre anni presso una Rems (Residenza per l&#8217;esecuzione delle misure di sicurezza, una delle strutture che hanno sostituito gli ospedali psichiatrico giudiziari).</p>
<p>Il personaggio in questione era già stato arrestato nel 2016 per tentata rapina; tornato in Egitto era stato sottoposto a terapia per la psicosi di cui soffriva ma l&#8217;aveva interrotta ed era tranquillamente tornato in Italia. In sua difesa si è mobilitata anche la famiglia che ha inviato in Italia le documentazioni che ne attestavano i problemi medici. Insomma rapinatore, con problemi psichici, socialmente pericoloso, ma non perseguibile perché pazzo.</p>
<p>E la componente islamista in questo caso c&#8217;è oppure no? A detta degli inquirenti no, in quanto &#8220;dall&#8217;analisi del telefono e dei contatti dell&#8217;arrestato non erano emersi legami o riferimenti al terrorismo&#8221;, ma è lecito chiedersi se ciò sia sufficiente a far scartare del tutto l&#8217;ipotesi, forse in maniera un po&#8217; affrettata. L&#8217;egiziano, una volta accerchiato dalla Polizia, ha dichiarato di chiamarsi &#8220;Cristiano&#8221; e di vivere lì, esclamazione quanto meno curiosa. Vi è però tutta la componente simbolica dell&#8217;atto che non passa certo inosservata a chi si occupa di analisi sul terrorismo; un&#8217;aggressione proprio in Duomo, a un paio di giorni da Ferragosto, con vittima inginocchiata e assalitore con coltello rivolto al collo dell&#8217;aggredito (scene già tristemente note), tra l&#8217;altro personale in divisa. Una scena che non può non destare dubbi e perplessità, anche perchè l&#8217;ipotesi terroristica venne scartata quasi nell&#8217;immediato. Secondo informazioni, Elhosary era da mesi senza fissa dimora in quanto cacciato di casa sia da alcuni conoscenti che da uno zio; chi aveva frequentato in quel periodo?</p>
<h2>Da Ismail Hosni a Brahim Garouan</h2>
<p>Attenzione, perchè ci sono poi altri casi, tipo quello di <strong>Tommaso Ismail Hosni</strong>, il tunisino che nel maggio del 2017 aveva aggredito un agente della Polfer e due militari in Stazione Centrale a Milano. <a href="https://milano.corriere.it/notizie/cronaca/17_maggio_19/stazione-centrale-milano-accoltellati-poliziotto-militari-tunisino-inno-isis-terrorismo-hosni-25233b16-3c78-11e7-bc08-57e58a61572b.shtml">Materiale jihadista</a> condiviso su Facebook, si era fatto crescere la barba in stile salafita, numerosi precedenti. Nonostante ciò, è stato stabilito che <a href="https://www.lastampa.it/cronaca/2018/06/21/news/emotivamente-fragile-7-anni-all-italo-tunisino-che-aggredi-due-militari-e-un-agente-della-polfer-1.34026399">non vi fu</a> alcuna finalità ideologico-religiosa, ma soltanto &#8220;esaltazione emotiva&#8221; dopo la richiesta degli agenti di mostrare i documenti. Da notare che durante l&#8217;aggressione, Hosni era sotto effetto di cocaina.</p>
<p>Hosni veniva definito come &#8220;emotivamente fragile&#8221;, con vizio parziale di mente, consumatore di stupefacenti e dopo una pena di 7 anni (rito abbreviato) veniva disposto il ricovero in una Rems (in quanto soggetto socialmente pericoloso) e poi l&#8217;espulsione. La Corte d&#8217;Appello aveva successivamente <a href="https://www.milanotoday.it/cronaca/processo-hosni-.html">ridotto</a> la condanna a 5 anni ed 8 mesi.</p>
<p>Il &#8220;vizio di mente&#8221;, l&#8217;incapacità di intendere e volere sta diventando così una pericolosa scusante per deresponsabilizzare ed evitare di riconoscere azioni dall&#8217;intento ideologico, come esposto dal Prof. Marco Lombardi, esperto di terrorismo e direttore di Itstime in Università Cattolica a Milano: “L’incapacità di intendere e volere è un classico artifizio per limitare le conseguenze di un atto doloso, insomma eravamo abituati a considerarle roba da Azzeccagarbugli. La decisione della Corte di non procedere contro Kobili Traoré secondo me riabilita drammaticamente la storiella che, in fin dei conti, non mi stupisce: mi sembra, infatti, che negli ultimi anni ci sia stata un certa tendenza a cercare una sorta di “deresponsabilizzazione politica” di quegli atti criminosi riconducibili al terrorismo islamista. Mai visti tanti terroristi psichicamente labili: anche questo ci sta per spiegare la scelta della violenza ma non può starci per giustificare l’atto e ridurre la pena. Io trovo pericoloso che non si voglia riconoscere il terrorismo per quello che è nei suoi risultati, questo per un obiettivo che è spesso politico e che, pertanto, non è né atto di giustizia verso le vittime né atto di consapevolezza rispetto aglio scenari che la minaccia comporta”.</p>
<p>Ci sono poi casi dove si è persino arrivati a negare il movente terroristico nonostante il materiale di stampo jihadista rinvenuto e con tanto di risarcimento da 60 mila euro per 8 mesi di reclusione; è il caso di <strong>Brahim Garouan</strong>, marocchino arrestato nel 2011 assieme al padre e a un altro soggetto con l&#8217;accusa di addestramento di terroristi. In possesso dei tre venne infatti trovato materiale, tra cui diversi filmati, che spiegavano come fabbricare esplosivi, ordigni e come sparare con varie armi tra cui un fucile da cecchino.</p>
<p>Garouan venne assolto perchè secondo la Cassazione &#8220;il terrorismo virtuale fatto di manuali e corsi di formazione non è reato&#8221;. Nel 2014 il marocchino veniva segnalato come ucciso sotto i bombardamenti mentre combatteva nelle file dei jihadisti anti-Assad.</p>
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		<title>Islamista defenestra donna ebrea, ma per il tribunale è innocente: &#8220;Aveva fumato&#8221;</title>
		<link>https://it.insideover.com/terrorismo/islamista-defenestra-donna-ebrea-ma-per-il-tribunale-e-innocente-aveva-fumato.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giovanni Giacalone]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 16 Apr 2021 13:37:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Terrorismo]]></category>
		<category><![CDATA[antisemitismo]]></category>
		<category><![CDATA[Estremismo islamico]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1232" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/Ebrei-in-Francia-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/Ebrei-in-Francia-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/Ebrei-in-Francia-300x193.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/Ebrei-in-Francia-1024x657.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/Ebrei-in-Francia-768x493.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/Ebrei-in-Francia-1536x986.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/Ebrei-in-Francia-2048x1315.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Islamista massacra di botte e lancia dalla finestra la vicina 65enne, &#8220;colpevole&#8221; di essere ebrea, ma il giudice stabilisce che non può andare in carcere perché aveva fumato hashish e dunque era incapace di intendere e volere. È questa la sentenza shock della Corte di Cassazione francese che sta facendo inorridire e portando le comunità &#8230; <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/islamista-defenestra-donna-ebrea-ma-per-il-tribunale-e-innocente-aveva-fumato.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1232" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/Ebrei-in-Francia-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/Ebrei-in-Francia-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/Ebrei-in-Francia-300x193.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/Ebrei-in-Francia-1024x657.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/Ebrei-in-Francia-768x493.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/Ebrei-in-Francia-1536x986.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/Ebrei-in-Francia-2048x1315.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p><strong>Islamista</strong> massacra di botte e lancia dalla finestra la vicina 65enne, &#8220;colpevole&#8221; di essere <strong>ebrea</strong>, ma il giudice stabilisce che non può andare in carcere perché aveva fumato hashish e dunque era incapace di intendere e volere. È questa la sentenza shock della <strong>Corte di Cassazione</strong> francese che sta facendo inorridire e portando le comunità e le associazioni ebraiche di mezzo mondo sul piede di guerra, incluso il famoso Centro Simon Wiesenthal che si è detto &#8220;estremamente preoccupato e sconcertato&#8221; per la decisione. In poche parole, nessun processo per l&#8217;assassino e non andrà in carcere.</p>
<h2>L&#8217;omicidio</h2>
<p>Il 4 aprile 2017 la 65enne professoressa di fisica in pensione, <strong>Sarah Attal-Halimi</strong>, veniva aggredita all&#8217;interno della propria abitazione nel quartiere parigino di Bellevie, 19° arrondisment, picchiata e lanciata dal terzo piano da un vicino di casa, l&#8217;allora 27enne immigrato maliano <strong>Kobili Traorè</strong>. Il soggetto in questione si era introdotto nell&#8217;abitazione della donna passando per il balcone di un&#8217;altra famiglia che nel frattempo si era barricata in una stanza ed aveva chiamato la polizia.</p>
<p>Traore, noto spacciatore della zona ed anche consumatore di stupefacenti, durante l&#8217;aggressione era stato udito gridare l&#8217;oramai tristemente noto slogan &#8220;<strong><em>Allahu Akbar</em></strong>&#8220;, versetti del Corano ed esclamazioni antisemite oltre ad aver successivamente affermato di &#8220;aver ucciso Satana&#8221; (in riferimento alla povera donna uccisa). Dopo essere rientrato nel proprio appartamento, l&#8217;omicida si era messo nuovamente a pregare a voce alta, come testimoniato dai vicini.</p>
<p>Nonostante ciò, fin da subito il governo francese, alcuni media e persino la polizia giudiziaria (2eme Dpj) parlarono di &#8220;omicidio volontario&#8221; ma misero da subito in discussione la matrice antisemita. In seguito l&#8217;esecutivo ne riconobbe la matrice antisemita, ma nel contempo un tribunale della Capitale <a href="https://web.archive.org/web/20191130082103/https://www.timesofisrael.com/french-judge-rules-jewish-womans-killer-not-responsible-because-he-smoked-weed/">stabilì</a> che l&#8217;assassino non poteva essere ritenuto responsabile dell&#8217;omicidio in quanto sotto effetto di stupefacenti durante l&#8217;aggressione e dunque incapace di intendere e di volere. Una sentenza agghiacciante e purtroppo <a href="https://www.france24.com/en/france/20210414-top-french-court-upholds-decision-not-to-try-suspect-in-jewish-woman-s-murder">confermata</a> dalla Cassazione questa settimana. Intanto Traore è detenuto presso una struttura psichiatrica e molto probabilmente non sconterà neanche un giorno in carcere. Durissima la reazione del presidente francese Emmanuel Macron che aveva parlato della necessità di un giusto processo e a sua volta criticato dalla magistratura che invocava la separazione tra potere politico e giudiziario.</p>
<h2>Le denunce dei parenti di Sarah Attal-Halimi</h2>
<p>Subito dopo l&#8217;omicidio i parenti della Halimi <a href="https://www.lexpress.fr/actualite/societe/fait-divers/meurtre-de-sarah-halimi-ses-proches-denoncent-l-inertie-de-la-police_1921047.html">avevano denunciato</a> l&#8217;incuranza e l&#8217;inadeguatezza delle autorià locali, spiegando che la donna aveva già fatto presente la pericolosità dell&#8217;individuo e le costanti minacce ricevute in quanto ebrea, ma senza che venisse fatto nulla. Il fratello della vittima aveva inoltre presentato una denuncia per mancata assistenza a persona in pericolo; ciò in quanto la polizia non solo aveva tardato a giungere sul posto e aveva fatto fatica a individuare l&#8217;appartamento, ma aveva anche atteso rinforzi pesantemente armati, a loro dire perchè pensavano fosse in atto un attacco terroristico. Nel contempo Traore aveva fatto in tempo a segregare i vicini, introdursi nell&#8217;abitazione della Halimi, picchiarla, lanciarla dalla finestra e rientrare a casa propria e tutto ciò nonsotante le grida di aiuto e le chiamate alla polizia dei vicini di casa.</p>
<h2>Lo sconcertante verdetto e le reazioni</h2>
<p>A suo tempo la famiglia della donna uccisa aveva anche affermato di non volersela necessariamente prendere con gli agenti di polizia, anche se avrebbero potuto salvarla, ma di voler fare in modo che venisse riconosciuta la matrice islamista ed antisemita dell&#8217;omicidio. Chi avrebbe mai detto che quattro anni dopo nemmeno ciò che pareva così evidente e scontato, l&#8217;omicidio volontario, venisse rivisto in quanto, a detta della magistratura, l&#8217;assassino non può essere ritenuto responsabile in quanto sotto effetto di stupefacenti, fattore che dovrebbe semmai rappresentare una pesante aggravante all&#8217;omicidio, ma per qualche strano motivo i magistrati non la pensano così.</p>
<p>Secondo quanto illustrato dagli esperti giuristi della Dalloz, i legali della famiglia hanno fatto giustamente notare come la dipendenza da sostanze stupefacenti non sia una malattia mentale e non ricada dunque nell&#8217;ambito delle patologie psichiatriche e neuorpsichiatriche coperte dall&#8217;articolo 122/1 del codice penale. Il killer non poteva non essere consapevole degli effetti degli stupefacenti e il suo consumo non può escludere la responsabilità dell&#8217;atto.</p>
<p>In sunto, interpretando il verdetto dei magistrati francesi, è sufficiente farsi una canna per poter evitare l&#8217;accusa di omicidio ed essere trattati come pazienti psichiatrici invece che come assassini e in questo caso anche terroristi, in quanto è presente la componente ideologica di stampo islamista. Una sentenza dai connotati alquanto ideologici che sta creando una serie di pesanti reazioni a partire dalla stessa famiglia Halimi che ha annunciato il ricorso alla Corte Europea per i Diritti dell&#8217;Uomo.</p>
<p>Il Rabbino capo di Parigi, Haim Korsia,ha fatto notare con un Tweet come l&#8217;antisemitismo non sia una &#8220;malattia mentale&#8221;, ma un crimine che va punito. Il <em>Conseil Représentatif des Institutions Juives de France (CRIF)</em> ha parlato di &#8220;fallimento della giustizia&#8221; mentre il <em>Bureau National de Vigilance contre l&#8217;Antisémitisme </em>ha dichiarato di non avere più alcuna fiducia nella giustizia francese in relazione ai reati di antisemitismo in Francia.</p>
<h2>Giustificare il terrorismo con una canna</h2>
<p>La sentenza della Cassazione parigina non è soltanto un insulto alla vittima dell&#8217;omicidio ed ai suoi parenti; come si suol dire in questi casi: &#8220;è stata uccisa una seconda volta&#8221;, ma è anche un pericolosissimo precedente in un Paese dove l&#8217;islamismo è fortemente radicato e diffuso e dove la comunità ebraica è costantemente presa di mira, al punto che negli anni si è generato un vero e proprio esodo verso Israele. E&#8217; bene ricordare che lo scorso 5 marzo a Marsiglia un uomo, già noto alle forze dell&#8217;ordine e armato di coltello, ha cercato di introdursi in una scuola ebraica e una volta respinto si è diretto verso un vicino negozio kosher dove veniva bloccato e arrestato.</p>
<p>Verdetti di questo tipo non fanno altro che incentivare ed anche pesantemente ulteriori aggressioni di stampo anti-semita in quanto sarà sufficiente aver fumato marijuana o hashish prima dell&#8217;atto. Secondo tale linea, qualsiasi attentatore jihadista potrà essere scagionato se si sarà premunito con l&#8217;utilizzo di una buona dose di stupefacente prima di attaccare; poco importa se ci sono dei morti, se è palese la motivazione ideologica sulla quale si fonda l&#8217;atto. Non solo, perché il consumo di stupefacente da aggravante diventa quasi magicamente &#8220;patologia mentale&#8221;. Insomma, è evidente che qualcosa non torna all&#8217;interno del sistema giudiziario francese, qualcosa di molto serio.</p>
<p>Sulla questione è intervenuto anche il Prof. <strong>Marco Lombardi</strong>, esperto di terrorismo e direttore di Itstime presso l&#8217;Università Cattolica di Milano: &#8220;L’incapacità di intendere e volere è un classico artifizio per limitare le conseguenze di un atto doloso, insomma eravamo abituati a considerarle roba da Azzeccagarbugli. La decisione della Corte di non procedere contro Kobili Traoré secondo me riabilita drammaticamente la storiella che, in fin dei conti, non mi stupisce: mi sembra, infatti, che negli ultimi anni ci sia stata un certa tendenza a cercare una sorta di “deresponsabilizzazione politica” di quegli atti criminosi riconducibili al terrorismo islamista. Mai visti tanti terroristi psichicamente labili: anche questo ci sta per spiegare la scelta della violenza ma non può starci per giustificare l’atto e ridurre la pena. Io trovo pericoloso che non si voglia riconoscere il terrorismo per quello che è nei suoi risultati, questo per un obiettivo che è spesso politico e che, pertanto, non è né atto di giustizia verso le vittime né atto di consapevolezza rispetto aglio scenari che la minaccia comporta&#8221;.</p>
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		<title>Vogliono sdoganare Al Qaeda?</title>
		<link>https://it.insideover.com/terrorismo/vogliono-sdoganare-al-qaeda.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giovanni Giacalone]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 11 Apr 2021 05:22:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Terrorismo]]></category>
		<category><![CDATA[Al Qaeda]]></category>
		<category><![CDATA[Jihad]]></category>
		<category><![CDATA[terrorismo islamico]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1089" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Ilsamisti-estremisti-jihad-Al-Qaeda-La-Presse-e1582273625137.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="islamisti qaeda" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Ilsamisti-estremisti-jihad-Al-Qaeda-La-Presse-e1582273625137.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Ilsamisti-estremisti-jihad-Al-Qaeda-La-Presse-e1582273625137-300x170.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Ilsamisti-estremisti-jihad-Al-Qaeda-La-Presse-e1582273625137-768x436.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Ilsamisti-estremisti-jihad-Al-Qaeda-La-Presse-e1582273625137-1024x581.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Ilsamisti-estremisti-jihad-Al-Qaeda-La-Presse-e1582273625137-334x188.jpg 334w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Gli Stati Uniti provano per l&#8217;ennesima volta a sdoganare i jihadisti da utilizzare a proprio uso e consumo in Medio Oriente; una strategia vecchia, fallimentare e che ha portato soltanto devastazione, ma a Washington sembrano non voler apprendere la lezione. E&#8217; così che se nel 2013 il Dipartimento di Stato americano inseriva nella black list &#8230; <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/vogliono-sdoganare-al-qaeda.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1089" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Ilsamisti-estremisti-jihad-Al-Qaeda-La-Presse-e1582273625137.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="islamisti qaeda" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Ilsamisti-estremisti-jihad-Al-Qaeda-La-Presse-e1582273625137.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Ilsamisti-estremisti-jihad-Al-Qaeda-La-Presse-e1582273625137-300x170.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Ilsamisti-estremisti-jihad-Al-Qaeda-La-Presse-e1582273625137-768x436.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Ilsamisti-estremisti-jihad-Al-Qaeda-La-Presse-e1582273625137-1024x581.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Ilsamisti-estremisti-jihad-Al-Qaeda-La-Presse-e1582273625137-334x188.jpg 334w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Gli Stati Uniti provano per l&#8217;ennesima volta a sdoganare i jihadisti da utilizzare a proprio uso e consumo in Medio Oriente; una strategia vecchia, fallimentare e che ha portato soltanto devastazione, ma a <strong>Washington</strong> sembrano non voler apprendere la lezione. E&#8217; così che se nel 2013 il Dipartimento di Stato americano inseriva nella black list dei terroristi internazionali <strong>Muhammad al-Julani</strong>, ex comandante in ciò che era una volta lo Stato Islamico d&#8217;Iraq, già arrestato dagli americani, poi liberato e divenuto leader della branca siriana di <strong>al-Qaeda</strong>, ora nota come <strong><em>Hayyat Tahrir al-Sham/Hts</em></strong> (ex <em>Jabhat al-Nusra</em>), oggi tale personaggio diventa una star mediatica e politica per mano del Public Broadcasting System (Pbs). Il conduttore della trasmissione &#8220;<strong><em>Frontline</em></strong>&#8220;, Martin Smith, si è infatti recato nella zona di Idlib per una lunga intervista con il leader jihadista su cui pende anche una <a href="https://rewardsforjustice.net/english/muhammad_al_jawlani.html">taglia</a> da 10 milioni di dollari (con inserzione anche su <a href="https://www.fbi.gov/contact-us/field-offices/washingtondc/news/press-releases/up-to-10-million-reward-offered-for-information-on-the-leader-of-the-al-nusrah-front">sito Fbi</a>).</p>
<p>L&#8217;obiettivo della lunga intervista è chiaro: tentare di legittimare politicamente al-Julani e i suoi per intraprendere l&#8217;ennesimo maldestro tentativo di mostrare una parvenza di opposizione ad Assad, un&#8217;improbabile alternativa in salsa islamista ma non jihadista; un qaedista rinnegato che ora tenta di mostrarsi &#8220;moderato&#8221; (un po&#8217; come i famosi &#8220;ribelli moderati&#8221; della rivolta del 2011 che poi di moderato hanno mostrato ben poco), pentito di aver fatto parte di al-Qaeda (con tanto di giuramento di fedeltà ad al-Zawahiri nell&#8217;aprile del 2013), ma precisando di non aver mai perpetrato attacchi al di fuori della Siria. Curiosamente, la stessa scusante utilizzata dall&#8217;inviato speciale del governo Usa per la Siria, James Jeffrey (sia durante l&#8217;amministrazione democratica che sotto Trump) che nel febbraio dello scorso anno, nel tentativo di sdoganare i qaedisti siriani, aveva <a href="https://www.newsweek.com/russia-warn-no-us-talks-militants-syria-1488851">dichiarato</a> che &#8220;dopotutto <em>Hayyat Tahrir al-Sham</em> non aveva pianificato o perpetrato attacchi a livello internazionale (fuori dalla Siria)&#8221; e che &#8220;in alcune circostanze potevano anche diventare interlocutori&#8221;, dunque da rimuovere dalla black list del terrore.</p>
<p>Ebbene, Jeffrey lo ha ribadito, perché a suo dire Hts è &#8220;il male minore&#8221; tra le differenti opzioni in campo, un asset degli Stati Uniti in uno dei luoghi più importanti del Medio Oriente. Dichiarazioni agghiaccianti che non possono non scatenare lo sdegno di chi si occupa di analisi sul terrorismo. Secondo il ragionamento di Jeffrey infatti, <em>Hayyat Tahrir al-Sham</em> non andrebbe considerata terrorista in quanto ha commesso attentati solo a livello domestico, in territorio siriano. Ammesso che ciò sia credibile, per Jeffrey le vittime siriane del terrorismo jihadista non avrebbero alcun valore rispetto a quelle di altri Paesi? Perchè la teoria va chiaramente in quella direzione ed è estremamente preoccupante.</p>
<p>Se utilizziamo la <a href="https://www.tandfonline.com/doi/abs/10.1080/1561426022000032060?journalCode=gppr20">definizione</a> forse attualmente più oggettiva di &#8220;terrorismo&#8221;, quella del Dr. Boaz Ganor dell&#8217;<em>International Institute for Counter-Terrorism</em> di Herzliya, secondo cui in sunto trattasi di &#8220;violenza perpetrata nei confronti di obiettivi civili con fini politici&#8221;, ci si può rendere conto quanto irrazionale sia l&#8217;esternazione di Jeffrey, che fa invece leva sui concetti di &#8220;territorialità&#8221; e &#8220;giusta causa&#8221; (in territorio siriano e in nome della lotta contro Assad); i medesimi principi utilizzati da attori come <em>Hamas</em> e l&#8217;Iran (contro Israele, in nome del Jihad).</p>
<h2>Il lupo perde il pelo ma non il vizio</h2>
<p>La strategia del proxy jihadista non è certo una novità, ma risale all&#8217;epoca dell&#8217;invasione sovietica dell&#8217;Afghanistan (1979-89) quando la Cia foraggiò, armò e addestrò i cosiddetti &#8220;<em>mujahidin</em>&#8221; contro Mosca, molti dei quali erano però volontari provenienti da vari Paesi arabi ed arabofoni (Arabia Saudita, Giordania, Egitto, Tunisia, Marocco, Algeria&#8230;) che avrebbero poi fondato proprio al-Qaeda, a fine conflitto.</p>
<p>Alcuni di questi, una volta rientrati nei propri Paesi d&#8217;origine, diedero il via al jihad domestico (vedasi la <em>Gamaa al-Islamiyya</em> in Egitto, il Gspc in Tunisia e il Gia in Algeria) con una serie di sanguinosi attentati. Attenzione però, perchè anche in questo caso Washington trovò il modo di utilizzarli come proxy, inviandoli in Bosnia durante il conflitto contro i serbi (1991-95), lunga mano di Mosca nei Balcani ed anche in Cecenia dove perpetrarono crimini di ogni genere. Basti pensare a personaggi del calibro di Anwar Shabaab e Emir al-Khattab, entrambi ex &#8220;mujahidin&#8221;, leader rispettivamente dell&#8217;unità &#8220;<em>el-Mudzahid</em>&#8221; a Zenica e dell&#8217;internazionale jihadista di Cecenia.</p>
<p>Anche nel caso della Siria i jihadisti tornano utili e ciò nonostante il tentativo già fallito durante le cosiddette &#8220;Primavere Arabe&#8221; e così, pur di non mollare l&#8217;osso, a Washington sono pronti a sdoganare persino i tagliagole di <em>al-Qaeda</em>, purché si pentano però ed è così che riparte la macchina della propaganda e con una sfacciataggine che sbigottisce. Durante l&#8217;intervista infatti al-Julani è arrivato ad affermare che il jihad in Siria non rappresenta un pericolo per l&#8217;Europa e l&#8217;America in quanto l&#8217;area non è trampolino di lancio per il jihad all&#8217;estero. Chissà cosa avrebbero da dire le vittime dei vari attentati perpetrati in Europa ed in particolar modo in Francia, Belgio, Spagna e Gran Bretagna. Un vero e proprio insulto alle vittime del terrore jihadista, ma a Washington possono permettersi questo ed altro.</p>
<p>Al-Julani e &#8220;company&#8221; hanno una risposta per tutto ed è così che attivisti, giornalisti e reporter (ben 73 secondo la Commissione Onu) finiti in galera a Idlib per aver osato criticare i jihadisti di Hts diventano magicamente &#8220;spie russe&#8221; e &#8220;agenti del regime&#8221;. False anche le denunce della Commissione per quanto riguarda torture, abusi sessuali e violazioni dei diritti umani; Julani ha infatti raccontato a Smith di essere pronto a far entrare commissioni per i diritti umani nelle prigioni di Hts, per mostrare loro come sono trattati bene i detenuti e se lo dice Julani non vi è motivo di dubitare.</p>
<p>L&#8217;esperto di terrorismo del <em>Washington Institute for Near East Policy</em>, Aron Zelin, che conosce molto bene il profilo di al-Julani, ha ragione quando <a href="https://www.pbs.org/wgbh/frontline/article/abu-mohammad-al-jolani-interview-hayat-tahrir-al-sham-syria-al-qaeda/">si chiede</a> come si possa ritenere credibile un personaggio con tale trascorso che sta solo cercando di sopravvivere e di restare al potere. L&#8217;unico modo per riuscirci è fare esattamente ciò che sta facendo, quello che vuole Washington.</p>
<p>Piccolo dettaglio, durante l&#8217;intervista, Smith ha chiesto ad al-Julani se Hts fosse pronta a rilasciare il giornalista statunitense Bilal Abdul Karim, arrestato nell&#8217;agosto del 2020. Il leader jihadista ha risposto che il caso dipendeva dalle autorità giudiziarie, ma curiosamente il giornalista è stato rilasciato due settimane dopo l&#8217;intervista.</p>
<p>Così, mentre la Siria cerca di ritrovare una parvenza di normalità dopo anni di devastante guerra civile, c&#8217;è chi ancora una volta architetta &#8220;rivolte popolari&#8221;, sdogana tagliagole che diventano &#8220;legittima opposizione politica&#8221; e tutto ciò affianco dell&#8217;alleato turco esportatore di jihadisti in Siria e Libia. E&#8217; proprio a Idlib infatti che militari turchi vennero immortalati in <a href="https://www.youtube.com/watch?v=Gj9PWmnlSaU">un filmato</a> lo scorso anno a fianco dei jihadisti al grido &#8220;<em>Allahu akbar</em>&#8220;, ma questa è un&#8217;altra storia.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/vogliono-sdoganare-al-qaeda.html">Vogliono sdoganare Al Qaeda?</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Il disastro Venezuela tra guerriglia, inflazione e popolazione allo stremo</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/il-disastro-venezuela-tra-guerriglia-inflazione-e-popolazione-allo-stremo.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giovanni Giacalone]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 05 Apr 2021 16:54:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[guerriglia]]></category>
		<category><![CDATA[Narcotraffico]]></category>
		<category><![CDATA[Terrorismo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1220" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/venezuela-disastro-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="venezuela guerra colombia" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/venezuela-disastro-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/venezuela-disastro-300x191.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/venezuela-disastro-1024x651.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/venezuela-disastro-768x488.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/venezuela-disastro-1536x976.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/venezuela-disastro-2048x1302.jpeg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La linea di confine tra Colombia e Venezuela nello stato di Apure è da settimane teatro di violenti scontri tra forze armate venezuelane e gruppi guerriglieri di estrema sinistra colombiani che da sempre trovano però rifugio in territorio venezuelano. Tutto avrebbe avuto inizio lo scorso 21 marzo quando le forze armate di Caracas si sono &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/il-disastro-venezuela-tra-guerriglia-inflazione-e-popolazione-allo-stremo.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1220" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/venezuela-disastro-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="venezuela guerra colombia" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/venezuela-disastro-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/venezuela-disastro-300x191.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/venezuela-disastro-1024x651.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/venezuela-disastro-768x488.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/venezuela-disastro-1536x976.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/venezuela-disastro-2048x1302.jpeg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>La linea di confine tra<strong> Colombia</strong> e <strong>Venezuela</strong> nello stato di Apure è da settimane teatro di <a href="https://www.reuters.com/article/us-venezuela-military-colombia-idUSKBN2BE20V">violenti scontri</a> tra forze armate venezuelane e gruppi guerriglieri di estrema sinistra colombiani che da sempre trovano però rifugio in territorio venezuelano.</p>
<p>Tutto avrebbe avuto inizio lo scorso 21 marzo quando le forze armate di Caracas si sono dirette a <strong>La Victoria</strong>, cittadina situata sul fiume Cutufi e confinante con il dipartimento colombiano di Arauca, per attaccare un accampamento del &#8220;Frente 10&#8221;, gruppo dissidente delle Farc colombiane che ha rifiutato l&#8217;accordo di pace del 2016 tra la leadership e il governo di Bogotà e che è attualmente alleato del Frente Primero di Gentil Duarte.</p>
<p>A fianco alla <strong>Fuerza Armada Bolivariana</strong> erano presenti anche le famigerate <strong>Fuerzas de Acciones Especiales (FAES)</strong> della Polizia Nazionale, già indicate in più occasioni dall&#8217;<a href="https://efectococuyo.com/la-humanidad/a-16-meses-de-la-peticion-de-bachelet-gobierno-de-maduro-se-niega-a-disolver-las-faes/">Onu</a> e da un ex generale venezuelano come squadrone della morte <a href="https://www.eltiempo.com/mundo/venezuela/faes-el-brazo-mas-oscuro-de-la-represion-del-regimen-de-maduro-322088">al soldo di Maduro</a>. L&#8217;ex generale venezuelano Carlos Penaloza Zambrano aveva definito le Faes una &#8220;<strong>gestapo chavista</strong>&#8220;, &#8220;assassini vestiti di nero e dal volto coperto onde evitare di essere riconosciuti dalle vittime&#8221; e &#8220;gentaglia di strada assoldata dal regime per uccidere e violare i diritti umani dei cittadini&#8221;. Ma non è tutto, perché esattamente un anno fa tre membri delle Faes venivano <a href="http://sunoticiero.com/colombia-detuvo-a-tres-miembros-de-faes-que-espiaban-opositores-venezolanos-en-bogota/">arrestati</a> a Bogotà con l&#8217;accusa di aver spiato e organizzato attentati contro oppositori venezuelani in esilio in Colombia.</p>
<p>Gli scontri armati nella zona di La Victoria hanno causato la distruzione di sei accampamenti del &#8220;Frente 10&#8221;, l&#8217;arresto di 32 guerriglieri, l&#8217;uccisione di un leader noto come &#8220;el Nando&#8221;, ma anche la morte di due ufficiali dell&#8217;esercito venezuelano (un maggiore e un tenente). Nel frattempo circa <a href="https://www.theguardian.com/global-development/2021/mar/31/in-the-middle-of-a-war-zone-thousands-flee-as-venezuela-troops-and-colombia-rebels-clash">5mila profughi</a> sono fuggiti dall&#8217;altra parte del fiume, nella città colombiana di Arauquita e alcuni di loro denunciano di essere stati costretti ad abbandonare le proprie abitazioni di La Victoria dopo essere stati rapinati da uomini vestiti con tenute nere e il volto coperto (il colore delle Faes).</p>
<h2>Contro chi sta combattendo l&#8217;esercito venezuelano?</h2>
<p>Inizialmente la situazione lungo il confine appariva ben poco chiara; in molti si sono infatti chiesti per quale motivo il regime di Maduro dovrebbe attaccare la guerriglia colombiana di estrema sinistra che ha invece sempre trovato rifugio sicuro in territorio venezuelano.</p>
<p>Il comunicato rilasciato dal ministro della Difesa venezuelano, generale Vladimir Padrino, fa riferimento ad azioni mirate contro &#8220;irregolari&#8221; senza mai nominare le Farc o alcun altro gruppo; in aggiunta, Padrino ha dichiarato che &#8220;l&#8217;esercito venezuelano risponderà duramente nei confronti di quei gruppi armati violenti che destabilizzano l&#8217;area e occupano il territorio con l&#8217;intento di trafficare droga&#8221;.</p>
<p>In poche parole, il regime di Maduro ora cerca di mostrarsi come paladino della lotta al traffico di droga. Peccato che è oramai noto come sia proprio il <a href="https://www.elespectador.com/noticias/judicial/el-negocio-entre-las-farc-y-el-cartel-de-los-soles-segun-estados-unidos-articulo-911443/">Cartel de los Soles</a>, legato al regime di Maduro, a fare <a href="https://www.portafolio.co/opinion/andres-espinosa-fenwarth/las-farc-y-el-cartel-de-los-soles-539580">affari col narcotraffico</a> assieme alle Farc e all&#8217;Eln, come già emerso in numerose inchieste. <em>InsideOver</em> aveva tra l&#8217;altro pubblicato uno speciale lo scorso aprile proprio sul <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/il-venezuela-da-narco-stato-a-stato-mafia-dove-dominano-i-cartelli.html">narco-Stato Venezuela</a>.</p>
<p>Cosa sta dunque succedendo al confine? Secondo i media colombiani, Maduro starebbe invece attaccando una fazione dissidente delle Farc non controllata da Jesus Santrich e Ivan Marquez (ora indicato come a capo della Segunda Marquetalia), alleati di Caracas. Non a caso alcune settimane fa si vociferava che Marquez fosse stato trasferito dalle autorità venezuelane verso l&#8217;interno del Paese nel timore di azioni da parte dei militari colombiani.</p>
<p>Una tesi sostenuta anche dalla venezuelana <a href="https://www.vozdeamerica.com/america-latina/informe-aumenta-deterioro-ddhh-frontera-colombo-venezolana">Rocio San Miguel</a>, avvocatessa specializzata in diritti umani, presidente della Ong &#8220;<em>Control Ciudadano</em>&#8221; ed esperta in questioni militari. Secondo la San Miguel infatti, la dissidenza delle Farc e l&#8217;Eln (Esercito di Liberazione Nazionale colombiano) nel 2017 avevano stretto un accordo per condividere il territorio lungo la frontiera; l&#8217;accordo si sarebbe però rotto in seguito alle attività illecite nelle quali sarebbe coinvolta la dissidenza Farc, attività non condivisa dall&#8217;Eln.</p>
<p>In realtà, il <a href="https://www.vozdeamerica.com/america-latina/informe-aumenta-deterioro-ddhh-frontera-colombo-venezolana">coinvolgimento dell&#8217;Eln</a> nel traffico di stupefacenti, in particolare nel controllo delle rotte di frontiera utilizzate dal narcotraffico, è ben noto ed ha anche causato scontri armati con i paramilitari del Clan del Golfo e le bande note come &#8220;Rastrojos&#8221;.</p>
<p>La San Miguel, ma anche testimonianze in loco, sostengono che l&#8217;esercito venezuelano interviene esclusivamente contro la dissidenza Farc e non attacca mai i guerriglieri dell&#8217;Eln. E&#8217; dunque plausibile che il regime di Maduro stia in realtà cercando di rimuovere la concorrenza, tutelando così i gruppi storici coi quali Caracas fa affari e stringe accordi.</p>
<h2>Gli effetti delle sanzioni e la popolazione allo stremo</h2>
<p>Nel frattempo a Washington l&#8217;<strong>amministrazione Biden</strong>, che a inizio marzo ha rilasciato un &#8220;<a href="https://www.whitehouse.gov/briefing-room/press-briefings/2021/03/08/background-press-call-by-senior-administration-officials-on-venezuela/">briefing</a>&#8221; per illustrare le nuove linee sul Venezuela, pondera se rimuovere le sanzioni economiche o meno, anche se l&#8217;impressione è quella di un cambio di rotta con la precedente amministrazione Trump e dunque di una parziale rimozione. Secondo quanto dichiarato dai funzionari di Biden, gli Stati Uniti non hanno alcuna fretta di rimuovere tali misure, ma riconoscono che negli ultimi quattro anni le sanzioni unilaterali non hanno prodotto alcun effetto; la nuova amministrazione insiste poi sul fatto che in nessuna parte del mondo sanzioni unilaterali hanno portato a una transizione democratica senza un approccio coordinato e multilaterale che coinvolga la comunità internazionale.</p>
<p>Secondo la Casa Bianca, Caracas ha facilmente aggirato le sanzioni economiche e l&#8217;embargo sull&#8217;esportazione del petrolio tramite flussi e traffici illeciti con i quali il regime di Maduro continua ad arricchirsi e tutto ciò a discapito della popolazione che è invece allo stremo.</p>
<p>Il senatore democratico <a href="https://apnews.com/article/miami-south-america-coronavirus-pandemic-latin-america-chris-murphy-57f6fd33d435beca9f697688afc98771">Chris Murphy</a>, membro del <em>Foreign Relations Committee</em> del Senato, ha inviato una lettera al Segretario di Stato Anthony Blinken invitando l&#8217;amministrazione Biden a riaprire all&#8217;approvvigionamento di diesel in quanto d&#8217;importanza vitale per la popolazione venezuelana, visto che le riserve del Paese rischiano di crollare già da inizio aprile. Secondo quanto affermato da Murphy, non solo tale embargo non produce alcun effetto su Maduro, ma colpisce invece pesantemente il settore del trasporto pubblico e l&#8217;approvvigionamento di beni di prima necessità, medicinali e dunque la situazione umanitaria del Paese.</p>
<p>Il Bolivar, la moneta nazionale venezuelana, è oramai sostanzialmente priva di valore e i dollari coi quali il regime si fa pagare il petrolio venduto aggirando le sanzioni non arrivano certo alla popolazione. Ulteriore prova del disastro economico è l&#8217;emissione all&#8217;inizio di marzo di tre nuove banconote da 200mila, 500mila e un milione di Bolivar che non sono sufficienti nemmeno per comprare un pacco di riso o una Coca-Cola.</p>
<p>Un contatto venezuelano di <em>InsideOver</em> ha illustrato la drammatica situazione: &#8220;lavoro da fare ce ne sarebbe anche, ma per pochi spiccioli al mese? Lavori tanto per un misero stipendio. Si fa quel che si può, tanta gente mangia una volta al giorno anche se ha tre lavori&#8221;.</p>
<p>È paradossale come un Paese potenzialmente ricco, con enormi riserve di petrolio e minerali, sia stato ridotto allo stremo da una gestione devastante che ha generato una situazione ben lontana dal paradiso socialista  promesso.</p>
<h2>Il caso del consolato venezuelano a Milano</h2>
<p>Molti ricorderanno come nel giugno del 2020 fosse emersa una <a href="https://www.ilgiornale.it/news/mondo/tre-miliardi-maduro-finanziare-movimento-5-stelle-1870396.html">controversa questione</a> legata a una presunta valigetta contenente 3,5 milioni di euro e inviata nel 2010 <a href="https://it.insideover.com/politica/tutti-i-rapporti-tra-movimento-5-stelle-e-gli-uomini-di-maduro.html">dal regime di Caracas al Movimento 5 Stelle</a> tramite mediazione del consolato venezuelano e in particolare del console <strong>Gian Carlo Di Martino</strong>.</p>
<p>Secondo la ricostruzione del giornale spagnolo Abc, che aveva lanciato la notizia, la somma di denaro era stata autorizzata dall&#8217;allora Ministro degli Esteri, Maduro, durante la presidenza Chavez e prelevati dai fondi riservati amministrati dall&#8217;allora Ministro degli Interni Tarek al Aissami. Il denaro sarebbe poi stato inserito all’interno di una valigetta diplomatica ed inviato al Console venezuelano a Milano, Gian Carlo Di Martino ed è proprio presso la sede diplomatica del capoluogo lombardo che un funzionario militare avrebbe trovato la valigetta, chiedendo poi informazioni all’allora capo della <em>Direccion General de Contrainteligencia Militar-<strong>Dgcim</strong></em> (l’intelligence militare), <strong>Hugo Armando Carvajal Barrios</strong>. Al funzionario sarebbe stato ordinato di lasciar stare la vicenda che sarebbe altrimenti potuta diventare un problema diplomatico tra Italia e Venezuela. La faccenda sarebbe stata registrata in un documento pubblicato dalla Abc che ne assicurò l’autenticità, mentre il M5S e Di Martino lo indicarono come un falso e una montatura. In un <a href="https://www.youtube.com/watch?v=0NuGtx_54to&amp;t=1s">video di smentita</a>, il console ringraziava il Movimento 5 Stelle e il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella per aver riconosciuto Maduro come legittimo presidente del Venezuela.</p>
<p>Ora è nuovamente il console Gian Carlo Di Martino ad attirare l&#8217;attenzione, stavolta in un <a href="https://www.youtube.com/watch?v=rzT2jDB60Tk&amp;t=1s">video</a> di qualche anno fà (quando ancora ricopriva il ruolo di sindaco di Maracaibo) nel quale viene immortalato mentre aiuta i guerriglieri dell&#8217;<em>Ejercito de Liberacion Nacional</em> &#8211;<em>Eln</em>, gruppo già citato a inizio pezzo. Una conferma non soltanto della presenza della guerriglia di estrema sinistra in territorio venezuelano, ma anche di consolidati rapporti tra Eln e regime di Caracas.</p>
<p>L&#8217;Eln aveva <a href="https://edition.cnn.com/2019/01/21/americas/colombia-car-bomb-eln/index.html">rivendicato</a> l&#8217;attentato del gennaio 2019 all&#8217;accademia di polizia &#8220;General Santander&#8221; di Bogotà, nel quale persero la vita 20 persone e rimasero ferite più di 70 ed è inserito nella &#8220;black list&#8221; delle organizzazioni terroristiche da <a href="https://eur-lex.europa.eu/eli/dec/2020/20/oj">Unione Europea</a>, <a href="https://www.state.gov/foreign-terrorist-organizations/">Stati Uniti</a>, <a href="https://www.gov.uk/foreign-travel-advice/colombia/terrorism">Gran Bretagna</a> e Canada; quest&#8217;ultima ne definisce chiaramente il profilo e le attività del gruppo sul proprio <a href="https://www.publicsafety.gc.ca/cnt/ntnl-scrt/cntr-trrrsm/lstd-ntts/crrnt-lstd-ntts-en.aspx#20">sito governativo</a> dedicato alla pubblica sicurezza: &#8220;Le attività dell&#8217;ELN includono sequestri di persona, dirottamenti, attentati esplosivi, estorsioni e guerriglia. Principali obiettivi dell&#8217;Eln sono l&#8217;industria petrolifera colombiana, eventi ed esponenti politici&#8221;. Insomma, una faccenda sulla quale è bene che le autorità italiane facciano chiarezza.</p>
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		<title>Le infiltrazioni jihadiste che minacciano l&#8217;Europa</title>
		<link>https://it.insideover.com/terrorismo/le-infiltrazioni-jihadiste-che-minacciano-leuropa.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giovanni Giacalone]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 02 Apr 2021 17:58:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Terrorismo]]></category>
		<category><![CDATA[Estremismo islamico]]></category>
		<category><![CDATA[Jihadismo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/terrorismo-in-europa-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="terrorismo europa spagna marocco" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/terrorismo-in-europa-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/terrorismo-in-europa-300x200.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/terrorismo-in-europa-1024x682.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/terrorismo-in-europa-768x512.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/terrorismo-in-europa-1536x1024.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/terrorismo-in-europa-2048x1365.jpeg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Negli ultimi mesi si è giustamente parlato molto dell&#8217;Italia come &#8220;ponte&#8221; e base per jihadisti intenzionati a colpire in Europa, in particolare in Francia e Germania. I recenti casi di Brahim Aouissaoui, il tunisino che il 29 ottobre 2020 uccideva tre persone presso la Cattedrale &#8220;Notre Dame&#8221; di Nizza (decapitandone una) e quello dell&#8217;arresto del &#8230; <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/le-infiltrazioni-jihadiste-che-minacciano-leuropa.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/le-infiltrazioni-jihadiste-che-minacciano-leuropa.html">Le infiltrazioni jihadiste che minacciano l&#8217;Europa</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/terrorismo-in-europa-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="terrorismo europa spagna marocco" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/terrorismo-in-europa-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/terrorismo-in-europa-300x200.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/terrorismo-in-europa-1024x682.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/terrorismo-in-europa-768x512.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/terrorismo-in-europa-1536x1024.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/terrorismo-in-europa-2048x1365.jpeg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Negli ultimi mesi si è giustamente parlato molto dell&#8217;Italia come &#8220;ponte&#8221; e <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/italia-ancora-base-per-i-jihadisti.html">base per jihadisti</a> intenzionati a colpire in <strong>Europa</strong>, in particolare in Francia e Germania. I recenti casi di <a href="https://www.ilgiornale.it/news/mondo/cellulare-lamico-i-complici-rete-italiana-boia-nizza-1900153.html">Brahim Aouissaoui</a>, il tunisino che il 29 ottobre 2020 uccideva tre persone presso la Cattedrale &#8220;Notre Dame&#8221; di Nizza (decapitandone una) e quello dell&#8217;arresto del complice dei terroristi del <strong>Bataclan</strong>, l&#8217;algerino <a href="https://www.ilgiornale.it/news/politica/bataclan-scovato-bari-complice-dei-terroristi-era-carcere-2-1929681.html">Athmane Touami</a>, entrambi passati per Bari: il secondo arrestato proprio nel capoluogo pugliese a inizio marzo 2021, mentre il primo addirittura traghettato in città su una nave quarantena dopo essere sbarcato illegalmente in Sicilia e poi lasciato libero di circolare sul territorio, parlano chiaro.</p>
<p>Vi è però un&#8217;altra area di confine tra Europa e mondo islamico dove nelle ultime settimane ci sono stati sviluppi interessanti, precisamente quella che ingloba <strong>Spagna e Marocco</strong>, due Paesi da sempre al centro dell&#8217;attività jihadista e i cui servizi di sicurezza non a caso collaborano costantemente nella prevenzione di attentati e <strong>infiltrazioni jihadiste</strong>. È così che mentre nel Paese nordafricano veniva sgominata una cellula in contatto con gruppi terroristici del Sahel e in cerca di obiettivi da colpire, in Spagna veniva invece arrestato un <strong>medico siriano</strong>, presidente dell&#8217;Unione delle Comunità Islamiche di Spagna, una delle più note associazioni islamiche del Paese, con l&#8217;accusa di finanziamento al terrorismo internazionale di stampo islamista; un provvedimento che riaccende i riflettori su quell&#8217;<strong>Islam politico</strong> organizzato, già preso di mira dalla Francia in quanto indicato come &#8220;separatista&#8221; e che in questo caso mostra anche legami con il terrorismo internazionale, specificatamente quello attivo in Siria, ma è bene procedere con ordine.</p>
<h2>La cellula di Oujda</h2>
<p>Lo scorso 25 marzo le autorità marocchine rendevano noto di aver sgominato una cellula dell&#8217;<strong>Isis</strong> composta da quattro individui operanti a Oujda, città nel nord-est del Paese a ridosso del confine algerino. L&#8217;operazione è stata coordinata dal Direttorato Generale per la Sorveglianza del Territorio-Dgst e con l&#8217;ausilio dei servizi di intelligence statunitensi.</p>
<p>I quattro terroristi, di età compresa tra i 24 e i 28 anni, sono stati arrestati in quattro quartieri differenti della città. Gli uomini delle forze speciali hanno dovuto utilizzare delle stunt-granades (le cosiddette &#8220;flashbang&#8221;) per neutralizzare il capo-cellula, indicato come armato ed estremamente pericoloso, mentre un secondo terrorista è stato arrestato sul tetto di un vicino edificio mentre tentava la fuga.</p>
<p>Le perquisizioni effettuate nell&#8217;abitazione del leader della cellula hanno portato al ritrovamento di un&#8217;elevata somma di denaro in Euro, quattro passaporti (nascosti in una cassaforte) appartenenti ai membri del gruppo, armi bianche ed equipaggiamento per computer.</p>
<p>Secondo gli inquirenti, i quattro membri della cellula marocchina avevano giurato fedeltà all&#8217;Isis ed avevano in programma di raggiungere campi di addestramento jhadisti nel <strong>Sahel</strong> per addestrarsi, partecipare a operazioni e poi mobilitarsi per compiere attacchi ordinati dall&#8217;Isis contro strutture governative e militari in territorio marocchino.</p>
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<p>In aggiunta, i soggetti in questione avevano già effettuato alcune perlustrazioni per identificare potenziali target ed erano alla ricerca di istruzioni specifiche per la costruzione di ordigni esplosivi, ma anche di supporto logistico e finanziamenti che speravano di trovare proprio tramite i contatti con l&#8217;Isis nel Sahel.</p>
<p>L&#8217;operazione del 25 marzo mette in evidenza ancora una volta come la minaccia jihadista in Marocco resti elevata e come il Paese continui ad essere un target di membri e sostenitori dell&#8217;Isis, come già reso noto a inizio marzo dal direttore dell&#8217;Ufficio Centrale per le Indagini Giudiziarie (Bcij), Cherkaoui Haboub che ha anche ricordato l&#8217;agguato mortale alle due turiste scandinave nel 2018 per mano di un gruppo jihadista.</p>
<p>Haboub ha poi espresso la propria preoccupazione per la zona del Sahel, indicata come &#8220;grande pericolo e grande sfida alla sicurezza per il Marocco ma anche per i Paesi limitrofi&#8221; a causa dell&#8217;instabilità politica e socio-economica, l&#8217;inadeguatezza del controllo del territorio, in particolare nel Mali. Il direttore del Bcij ha poi spiegato che in seguito alla sconfitta dei jihadisti in Siria e Iraq, qaedisti e membri dell&#8217;Isis hanno trovato terreno fertile nel Sahel, proprio grazie a tali carenze.</p>
<h2>La collaborazione tra Spagna e Marocco in chiave anti-jihadista</h2>
<p>A inizio dicembre il Dgsi marocchino aveva collaborato con il Centro Nacional de Inteligencia e la polizia spagnola nell&#8217;<a href="https://middle-east-online.com/en/spain-collaborates-morocco-terror-suspects-arrest">arresto</a> di un<span style="font-family: Merriweather, sans-serif; font-size: 1rem;"> un cittadino marocchino individuato nei pressi di Madrid ed accusato di propaganda jihadista, disseminazione di materiale per l&#8217;auto-addestramento e minacce. Due mesi prima Spagna e Marocco avevano invece smantellato una cellula jihadista attiva a Melilla e alle Canarie, mentre nel dicembre del 2019 i due Paesi sgominavano un&#8217;altra <a href="https://middle-east-online.com/en/morocco-spain-disrupt-jihadist-cell">cellula</a> composta da quattro terroristi, tre dei quali arrestati a Nador e uno in Spagna, a Guadalajara. </span>A gennaio 2021 un altro marocchino veniva invece <a href="http://www.xinhuanet.com/english/2021-01/11/c_139657003.htm">arrestato</a> a Barcelona assieme a due cittadini libici, tutti e tre indicati come ex <strong>foreign fighters</strong> in Siria ed accusati di voler organizzare attentati in territorio spagnolo.</p>
<p>Il coordinamento tra l&#8217;antiterrorismo dei due Paesi è nota e d&#8217;importanza fondamentale, come ad esempio nelle indagini che hanno portato all&#8217;arresto degli otto membri, tutti marocchini, della cellula resasi responsabili del massacro della Rambla a <strong>Barcellona</strong> nell&#8217;agosto del 2017. Uno dei terroristi, Abdelbaki Es Satty, che aveva anche svolto il ruolo di imam presso la moschea a Ripoll, originario della zona montagnosa del Riff, era già noto in Marocco come <a href="https://english.elpais.com/elpais/2017/11/17/inenglish/1510919065_871426.html">trafficante di hashish</a> verso la Spagna e il suo nome era anche stato trovato nelle agendine di alcuni terroristi di al-Qaeda che avevano perpetrato gli attentati a Madrid del 2004.</p>
<h2>L&#8217;arresto del leader dell&#8217;Unione delle Comunità Islamiche di Spagna</h2>
<p>Intanto la scorsa settimana le autorità spagnole arrestavano il 74enne medico siriano <a href="https://www.euroweeklynews.com/2021/03/25/president-of-islamic-commission-of-spain-arrested/">Mohamed Ayman Adlbi</a>, presidente dell&#8217;Unione delle Comunità Islamiche di Spagna (l&#8217;equivalente spagnolo dell&#8217;Ucoii) ed altri tre individui, con l&#8217;accusa di aver finanziato gruppi terroristici di stampo islamista in Siria, ma anche di riciclaggio di denaro, frode, falsificazione di documenti e favoreggiamento dell&#8217;immigrazione clandestina. Nello specifico, come riferito dal sito di <a href="https://www.europol.europa.eu/newsroom/news/three-arrested-in-spain-for-terrorist-financing">Europol</a>, i sospettati non solo avrebbero utilizzato delle ong per finanziare gruppi qaedisti, ma si sarebbero anche serviti di fondi indicati come diretti ad orfani di guerra siriani e volti alla radicalizzazione e all&#8217;addestramento proprio di questi ultimi per continuare la lotta armata in Siria.</p>
<p>Adlbi era arrivato in Spagna dopo essere fuggito dalla Siria negli anni 70, per poi diventare medico e assumere ruoli dirigenziali nell&#8217;Islam organizzato di Spagna. Una storia analoga a diversi medici siriani nonché esponenti dell&#8217;Islam organizzato targato Ucoii in Italia. Il medico era poi diventato presidente dell&#8217;Unione delle Comunità Islamiche di Spagna e nel luglio del<span style="font-size: 1rem;"> 2020 era anche stato eletto alla presidenza della <a href="https://comisionislamica.org/noticias/">Commissione Islamica di Spagna (Cie)</a>, che coordina le attività della comunità musulmana in concerto col governo spagnolo.</span></p>
<p>Il Cie dal canto suo ha emesso un comunicato col quale condanna l&#8217;arresto:<span style="font-size: 1rem;">“</span>Dobbiamo esprimere il nostro grande dispiacere per il fatto che l’estremo della detenzione sia stato raggiunto quando avrebbe potuto essere risolto con un’interrogatorio “, ha detto Adlbi in una dichiarazione nella quale ha descritto i sospetti della polizia come “infondati”. L&#8217;uomo è stato successivamente rilasciato su cauzione e dopo essersi <a href="https://www.euroweeklynews.com/2021/03/25/president-of-islamic-commission-of-spain-arrested/">dichiarato offeso</a> dall&#8217;arresto, ha affermato di nutrire fiducia nella Giustizia e di comprendere la necessità di procedere con le indagini.</p>
<h2>I &#8220;Ponti&#8221; che collegano Europa e mondo islamico</h2>
<p>L&#8217;Europa ha tre &#8220;ponti&#8221; sui quali l&#8217;infiltrazione jihadista può fare affidamento: quello marittimo che collega l&#8217;Italia al nord-Africa; la rotta terrestre balcanica e quella che collega Spagna e Marocco tramite Stretto.</p>
<p>Per quanto riguarda il passaggio italiano e quello spagnolo, emerge sempre più chiaramente come il problema del Sahel sia sempre più rilevante in relazione al terrorismo islamista, come già espresso dalle autorità spagnole, da quelle marocchine, ma anche dalla Francia che è attiva nella regione con il proprio esercito dal gennaio 2013.</p>
<p>Il direttore dell&#8217;Ufficio Centrale per le Indagini Giudiziarie del Marocco, Cherkaoui Haboub, ha ragione quando afferma che il Sahel, in particolare il <strong>Mali</strong>, rischia di diventare una nuova Siria.</p>
<p>Trattasi infatti di un Paese istituzionalmente fragile, con un governo centrale incapace di controllare il proprio territorio e costretto a fare affidamento sull&#8217;intervento militare francese. Poco più a sud-est, nel nord della <strong>Nigeria</strong>, è attivo <strong>Boko Haram</strong>, con presenza anche nel sud del <strong>Niger</strong> e nel <strong>Chad</strong>. Lasciare campo libero ai jihadisti in Mali e nel Sahel in generale, comporterebbe un rafforzamento degli islamisti con modalità simili a quanto avvenuto tra Iraq e Siria con l’avvento dell’Isis ed è esattamente ciò che va scongiurato, perché le ripercussioni si farebbero sentire anche in Europa. Ben venga dunque una cooperazione tra Spagna, Marocco e Francia, ma bisogna fare di più per arginare le infiltrazioni, anche in Italia dove purtroppo la situazione è tutt&#8217;altro che rosea, come dimostrano i fatti.</p>
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		<title>Le mani di Ankara sull&#8217;Islam politico in Europa</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/le-mani-di-ankara-sullislam-politico-in-europa.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giovanni Giacalone]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 Mar 2021 07:48:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Religioni]]></category>
		<category><![CDATA[Estremismo islamico]]></category>
		<category><![CDATA[Fratelli musulmani]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/moschea-turchia-europa-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="mosche europa turchia" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/moschea-turchia-europa-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/moschea-turchia-europa-300x200.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/moschea-turchia-europa-1024x683.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/moschea-turchia-europa-768x512.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/moschea-turchia-europa-1536x1024.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/moschea-turchia-europa-2048x1365.jpeg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La moschea più grande d&#8217;Europa avrà sede a Strasburgo, verrà completata nel 2025, con tanto di due minareti alti 36 metri e con una spesa totale di 25,6 milioni di euro (soltanto per la moschea, mentre l&#8217;intero cantiere ammonta a 36 milioni); in realtà però la notizia che fa scalpore non è tanto il progetto &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/le-mani-di-ankara-sullislam-politico-in-europa.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/moschea-turchia-europa-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="mosche europa turchia" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/moschea-turchia-europa-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/moschea-turchia-europa-300x200.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/moschea-turchia-europa-1024x683.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/moschea-turchia-europa-768x512.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/moschea-turchia-europa-1536x1024.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/moschea-turchia-europa-2048x1365.jpeg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>La <strong>moschea</strong> più grande d&#8217;Europa avrà sede a Strasburgo, verrà completata nel 2025, con tanto di <strong>due minareti alti 36 metri</strong> e con una spesa totale di 25,6 milioni di euro (soltanto per la moschea, mentre l&#8217;intero cantiere ammonta a 36 milioni); in realtà però la notizia che fa scalpore non è tanto il progetto in se, quanto il fatto che a finanziarla e supportarla sono due associazioni islamiche turche vicine all&#8217;islamo-nazionalismo di <strong>Erdogan</strong> che si sono anche rifiutate di firmare la nota &#8220;<strong><em>Charte de principes pour l&#8217;islam de France</em></strong>&#8220;, il documento concordato lo scorso gennaio tra il governo francese e il Consiglio francese del culto musulmano (Cfcm).</p>
<p>Le due associazioni islamiche turche, precisamente la <strong><em>Mili Gorus</em></strong> e il <strong><em>Comité de coordination des musulmans turcs de France</em></strong> (Ccmtf), sono quindi finite nell&#8217;occhio del ciclone in quanto, come si vedrà più avanti, la Carta include dei principi fondamentali non solo per quanto riguarda il contesto costituzionale francese, ma anche in ambito di uguaglianza, reciprocità e diritti umani a livello globale.</p>
<p>Come se non bastasse, è anche emerso che il progetto moschea riceverà ben 2,5 milioni di euro in soldi pubblici, grazie al sindaco ecologista del partito Eelv, <strong>Jeanne Barseghian</strong> che si è appoggiata alla legislazione della Alsazia-Mosella che permette ai culti di ricevere finanziamenti pubblici che possono arrivare fino al 10% del costo totale del progetto. La più grande moschea d&#8217;Europa, che sorgerà nel quartiere di Meinau (noto per l&#8217;elevata presenza di turchi), verrà dunque finanziata anche con i soldi dei contribuenti; un fatto che sta scatenando <a href="https://www.franceinter.fr/emissions/l-edito-politique/l-edito-politique-25-mars-2021" target="_blank" rel="noopener noreferrer">forti polemiche</a> in Francia e che ha notevolmente irritato il Ministro dell&#8217;Interno <strong>Gerald Darmanin</strong>, fautore della linea dura contro quell&#8217;Islam politico e separatista, ideologicamente legato ai Fratelli Musulmani, che sta creando non pochi problemi in Francia e nel resto d&#8217;Europa.</p>
<h2>L&#8217;islamo-nazionalismo turco</h2>
<p>Il 24 marzo, durante una <a href="https://www.valeursactuelles.com/societe/video-ou-il-me-respecte-ou-il-quitte-la-france-la-riposte-du-president-de-milli-gorus-grand-est-a-un-representant-du-rn/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">diretta televisiva</a>, il responsabile per la Francia orientale della Mili Gorus, <strong>Eyup Sahin</strong>, ha dato dell'&#8221;ignorante&#8221; al Ministro degli Interni francese Darmanin, per aver affermato che il progetto-moschea è oggetto di ingerenza turca ed ha aggiunto che i finanziamento per il luogo di culto più grande d&#8217;Europa provengono dai fedeli musulmani di Strasburgo e da altre moschee europee facenti parti di Mili Gorus. Pur negando finanziamenti da parte di Erdogan, Sahin è rimasto molto vago.</p>
<p>Certo, considerando la spesa totale del cantiere pari a <strong>36 milioni di euro</strong> (con 25,6 indirizzati alla moschea), togliendo i 2,5 coperti dai fondi pubblici locali, restano 33,5 milioni, non certo bruscolini. È plausibile che una cifra del genere possa essere coperta esclusivamente con le offerte dei fedeli musulmani di Strasburgo e con donazioni di altre moschee sotto l&#8217;ombrello della Mili Gorus? Quest&#8217;ultima da dove riceve i finanziamenti che vengono poi indirizzati al progetto-moschea?</p>
<p><em>Insideover</em> ha provato a contattare Eyup Sahin per chiedere delucidazioni e la possibilità di visionare documentazioni sui finanziamenti, ma allo stato attuale non ha ricevuto risposta.</p>
<p>Le organizzazioni Ccmft e <a href="https://english.alarabiya.net/features/2013/10/14/Turkey-s-relationship-with-the-Muslim-Brotherhood" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Mili Gorus</a> rientrano entrambi in quello che viene definito da Parigi come &#8220;Islam politico&#8221; o &#8220;separatismo islamista&#8221; di matrice turca. La prima legata al direttorato governativo per gli affari religiosi &#8220;<strong><em>Diyanet</em></strong>&#8220;, mentre la seconda fondata nel 1969 da Necmettin Erbakan e indicata da numerosi studiosi come legata all&#8217;ideologia islamista dei <strong>Fratelli Musulmani</strong>. Entrambe sono oggi diventate macchine della propaganda islamista di Ankara al punto da venire definite dall&#8217;esperto di Fratellanza, Lorenzo Vidino, come &#8220;<a href="https://foreignpolicy.com/2019/05/07/erdogans-long-arm-in-europe-germany-netherlands-milli-gorus-muslim-brotherhood-turkey-akp/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"> La lunga mano di Erdogan in Europa</a>&#8220;.</p>
<p>Anche in Italia esponenti di Mili Gorus venivano più volte presi in castagna mentre pubblicavano sui social post a favore di Erdogan, dell&#8217;ex presidente islamista egiziano Mohamed Morsi e contro Macron. Alcune bandiere di Mili Gorus e turche venivano inoltre immortalate a manifestazioni anti-Assad a Milano. Un altro esempio lampante che l&#8217;Islam politico è un problema anche al di fuori dei confini francesi.</p>
<p>La strategia d&#8217;infiltrazione e condizionamento delle due organizzazioni in ambito islamico turco in Europa veniva già denunciata ed esposta nel 2010 dalla ricercatrice Zaynep Yanasmayan nel suo <a href="https://www.jstor.org/stable/26331148?seq=1" target="_blank" rel="noopener noreferrer">approfondimento</a> per <em>Insight Turkey</em> dal titolo: &#8220;<em>The role of Turkish Islamic Organizations in Belgium: The Strategies of &#8220;Diyanet&#8221; and &#8220;Milli Görüş</em>&#8220;.</p>
<p>Un&#8217;eventuale interferenza di Ankara all&#8217;interno dell&#8217;Islam presente in Europa non può non destare preoccupazione, in relazione alla deriva autoritaria ed aggressiva della Turchia erdoganiana, sia sul piano domestico che internazionale. Non dimentichiamo che la Turchia è oggi, secondo quanto reso noto da Amnesty International, la più grande prigione per giornalisti al mondo. Ankara ha inoltre sostenuto e persino esportato jihadisti in Siria e Libia, come già emerso in più occasioni.</p>
<h2>I diritti negati dagli islamisti</h2>
<p>Come se non bastasse, lo scorso 20 marzo la Turchia si è <a href="https://www.ilgiornale.it/news/politica/violenza-sulle-donne-erdogan-ritira-turchia-patto-1932496.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">ritirata</a> dalla Convenzione di Istanbul (sulla lotta alla violenza contro le donne), sottoscritta da 32 Paesi nel 2011. La versione fornita da Ankara accusa la Convenzione di &#8220;mettere a repentaglio la famiglia, di incoraggiare i divorzi e favorire la comunità Lgtb&#8221; e il vicepresidente turco, Fuat Oktay, ha affermato che &#8220;non è necessario imitare gli altri&#8221; e che Ankara è già impegnata a salvaguardare la dignità delle donne &#8220;al livello che meritano&#8221;. Un&#8217;affermazione che non può non destare perplessità. Del resto tra il 2018 e il 2020 i femminicidi in Turchia sono stati più di 1200 e soltanto nei primi due mesi del 2021 se ne contano già 74.</p>
<p>Il fatto che la Turchia si sia ritirata dalla Convenzione non deve stupire, così come non può sorprendere il fatto che le due organizzazioni islamiche turche già citate si siano rifiutate di firmare la &#8220;Carta dei principi per l&#8217;islam di Francia&#8221; che nei suoi articoli <a href="https://theconversation.com/la-charte-des-principes-pour-lislam-de-france-interroge-155309" target="_blank" rel="noopener noreferrer">esprime punti</a> più che eloquenti. Gli articoli 1,2,3, 4 e 5 ad esempio affermano chiaramente la libertà di coscienza, dunque di poter cambiare religione o di non credere affatto (e ci mancherebbe altro che non fosse così); la parità tra uomo e donna; il contrasto all&#8217;omofobia, alla misoginia e all&#8217;antisemitismo. Vi sono poi principi che supportano laicità, libero arbitrio e ragione. L&#8217;articolo 6 è invece chiaramente rivolto contro ingerenze straniere di stampo politico volte a influenzare il culto islamico di Francia. Non è dunque difficile capire perché alla Turchia questa &#8220;Charte&#8221; non piace e a questo punto non si può fare a meno di chiedersi per quale motivo una certa sinistra continua a sostenere organizzazioni e associazioni che promuovono idee agli antipodi con quelle progressiste da sempre sbandierate da quell&#8217;area politica.</p>
<p>Secondo quanto <a href="https://www.france24.com/en/france/20210324-row-erupts-in-france-over-plans-to-use-state-funds-to-build-strasbourg-mosque">dichiarato</a> da Sahin, la Mili Gorus non avrebbe firmato la Carta perché &#8220;non invitata a prendere parte alla sua stesura&#8221;, ma se i principi sono condivisi, non se ne comprende il rifiuto. Il governo francese dal canto suo è stato chiarissimo tramite le parole del Ministro degli Interni, Gerald Darmanin che ha affermato come la Mili Gorus non sia più in grado di far parte dei rappresentanti dell&#8217;Islam in Francia.</p>
<p>A Parigi hanno finalmente capito che l&#8217;infiltrazione dell&#8217;Islam politico in Europa è un problema serio ed hanno ragione quando fanno riferimento al &#8220;separatismo islamista&#8221;, definibile come ideologia della contrapposizione che punta a creare spazi separati, &#8220;puri&#8221;, all&#8217;interno della società europea per poi imporre regole conformi all&#8217;islamismo e incrementare la propria influenza all&#8217;interno e all&#8217;esterno della comunità islamica. Purtroppo per il momento gli altri Stati europei non sembrano voler seguire le orme della Francia, se ne guardano bene, Italia inclusa.</p>
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Object Caching 62/444 objects using Redis
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