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	<title>Gianmaria Vianova Archives - InsideOver</title>
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	<lastBuildDate>Sun, 12 Apr 2026 05:05:47 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Gianmaria Vianova Archives - InsideOver</title>
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	<item>
		<title>Petrolio USA, con la guerra record di esportazioni verso l’Asia</title>
		<link>https://it.insideover.com/energia/petrolio-usa-con-la-guerra-record-di-esportazioni-verso-lasia.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gianmaria Vianova]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 12 Apr 2026 05:05:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[guerra del golfo]]></category>
		<category><![CDATA[Petrolio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/Trump-USA-petrolio-esportazioni-Asia-Stati-Uniti-Oil.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/Trump-USA-petrolio-esportazioni-Asia-Stati-Uniti-Oil.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/Trump-USA-petrolio-esportazioni-Asia-Stati-Uniti-Oil-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/Trump-USA-petrolio-esportazioni-Asia-Stati-Uniti-Oil-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/Trump-USA-petrolio-esportazioni-Asia-Stati-Uniti-Oil-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/Trump-USA-petrolio-esportazioni-Asia-Stati-Uniti-Oil-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/Trump-USA-petrolio-esportazioni-Asia-Stati-Uniti-Oil-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La guerra in Iran ha innescato una corsa globale al petrolio americano. Gli USA, già forti di una produzione record, esportano greggio e prodotti raffinati a livelli storici, riorientando i flussi energetici di Asia ed Europa. È il secondo riallineamento in tre anni, dopo quello europeo post-Ucraina. Ma i prezzi interni corrono, le riserve strategiche si assottigliano e l'elettorato americano è inquieto. Per Trump, la partita energetica si gioca su due fronti: il mondo e le midterm.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/energia/petrolio-usa-con-la-guerra-record-di-esportazioni-verso-lasia.html">Petrolio USA, con la guerra record di esportazioni verso l’Asia</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/Trump-USA-petrolio-esportazioni-Asia-Stati-Uniti-Oil.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/Trump-USA-petrolio-esportazioni-Asia-Stati-Uniti-Oil.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/Trump-USA-petrolio-esportazioni-Asia-Stati-Uniti-Oil-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/Trump-USA-petrolio-esportazioni-Asia-Stati-Uniti-Oil-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/Trump-USA-petrolio-esportazioni-Asia-Stati-Uniti-Oil-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/Trump-USA-petrolio-esportazioni-Asia-Stati-Uniti-Oil-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/Trump-USA-petrolio-esportazioni-Asia-Stati-Uniti-Oil-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Nella giornata del 9 aprile 2026, una flotta di 68 petroliere vuote era in rotta verso i porti americani. Un dato straordinario: nella settimana prima dello scoppio del conflitto con l&#8217;Iran, il 28 febbraio scorso, erano 24. La media dell&#8217;anno precedente si fermava a 27. Dietro questo movimento di navi si legge qualcosa di più di una risposta emergenziale a una crisi: <a href="https://it.insideover.com/energia/iran-il-petrolio-limpero-la-vecchia-verita-americana-che-ritorna-con-trump.html" id="https://it.insideover.com/energia/iran-il-petrolio-limpero-la-vecchia-verita-americana-che-ritorna-con-trump.html">è la traiettoria di una potenza che ha trasformato la propria produzione energetica in leva geopolitica</a>. <strong>Gli Stati Uniti si avviano ad aprile verso un record storico nelle esportazioni di greggio, con 5,2 milioni di barili al giorno</strong> stimati dalla società di ricerca Kpler, contro i 3,9 milioni di marzo. La domanda asiatica salirà dell&#8217;82%, a 2,5 milioni di barili al giorno.</p>



<p><strong>Prima l&#8217;Europa, ora l&#8217;Asia: il disegno che avanza</strong></p>



<p>Per capire la portata di quanto sta accadendo, occorre tornare al febbraio 2022, quando l&#8217;invasione russa dell&#8217;Ucraina scosse il sistema energetico europeo. L&#8217;Europa dipendeva dai gasdotti russi per una quota rilevante del proprio fabbisogno di gas. Nel giro di pochi mesi, quella <strong>dipendenza</strong> si era trasformata in <strong>vulnerabilità</strong> strategica. Gli Stati Uniti avevano già aumentato la propria capacità di esportazione di gas naturale liquefatto (LNG) negli anni precedenti, e si trovarono nella posizione di poter offrire all&#8217;Europa forniture alternative. Il risultato fu uno spostamento strutturale: Mosca perse il suo ruolo di fornitore dominante del continente, Washington ne guadagnò uno nuovo.</p>



<p>Oggi lo schema si ripete, in un contesto diverso e con un attore diverso al centro. Lo Stretto di Hormuz, attraverso cui transita circa il 20% del petrolio mondiale, è di fatto ancora &#8220;chiuso&#8221;. L&#8217;80% degli idrocarburi che vi transitavano era destinato alla Cina e ai Paesi vicini. <strong>L&#8217;Asia si trova</strong> <strong>esposta a uno shock energetico senza precedenti recenti</strong>. E ancora una volta, sono gli USA a offrire una via d&#8217;uscita. La produzione americana di idrocarburi è cresciuta in modo costante nell&#8217;ultimo decennio, trainata dallo Shale Oil. <strong>Gli Stati Uniti sono diventati il primo produttore mondiale di petrolio e gas,</strong> e hanno costruito un&#8217;infrastruttura di export che oggi consente loro di rispondere con rapidità a shock globali.</p>



<p><strong>La Cina davanti al rebus Hormuz</strong></p>



<p>Pechino importava fino a 1,4 milioni di barili al giorno dall&#8217;Iran, circa il 13% della sua domanda totale. Quella fornitura, spesso aggirata dalle sanzioni USA, è oggi interrotta. Ma il problema va oltre l&#8217;Iran: circa 5,4 milioni di barili diretti alla Cina transitano dallo Stretto, provenienti da Arabia Saudita, Iraq, Emirati e Qatar. <strong>La fornitura dei Paesi del Golfo copriva circa metà del fabbisogno di petrolio e un 30% della fornitura di gas liquido di Pechino.</strong> La Cina dispone di riserve strategiche e commerciali stimate tra 1,3 e 1,4 miliardi di barili, sufficienti per circa quattro mesi. Ha aumentato le importazioni da Mosca ma la concorrenza con l&#8217;India, a cui Washington ha concesso una deroga per importare greggio russo, riduce i margini di manovra cinesi. Nel breve periodo, Pechino deve fare i conti con la perdita di forniture a prezzi scontati e con un mercato globale in cui il WTI ha superato i 100 dollari al barile.</p>



<p><strong>Riserve strategiche, prezzi interni e il rebus politico di Trump</strong></p>



<p>La corsa all&#8217;export americano ha un lato oscuro per Washington. Il WTI resta oltre il 40% più caro rispetto ai livelli pre-guerra, nonostante la tregua di due settimane annunciata martedì tra USA e Iran, immediatamente complicata da nuovi attacchi israeliani in Libano. I prezzi della benzina hanno superato i 4 dollari al gallone per la prima volta in quattro anni. Il diesel si avvicina al record storico di 5,81 dollari al gallone. L&#8217;amministrazione Trump ha già autorizzato il rilascio di oltre 170 milioni di barili dalla Strategic Petroleum Reserve (SPR) e ha allentato alcune norme ambientali per contenere i prezzi. Il segretario all&#8217;Energia <strong>Chris Wright </strong>ha fissato il limite delle estrazioni dalla riserva strategica tra 1 e 1,5 milioni di barili al giorno: un volume insufficiente a compensare i 10-15 milioni sottratti al mercato dalla chiusura del Golfo.</p>



<p>Sul piano politico, <strong>la pressione su Trump si fa intensa</strong>. Un recente sondaggio del Pew Research Center segnala che <strong>il 69% degli americani è preoccupato per il rincaro energetico</strong> prodotto dal conflitto in Iran. I consensi del presidente sono in calo. Le elezioni di midterm si avvicinano, e l&#8217;inflazione energetica è uno dei dossier più caldi per l&#8217;elettorato.</p>



<p><strong>Il nuovo ordine energetico che prende forma</strong></p>



<p>Al netto delle tensioni interne, la guerra in Iran sta <strong>accelerando una transizione già in corso</strong> nella gerarchia energetica globale. Gli USA stanno aprendo rotte commerciali inedite: dal Golfo del Messico all&#8217;Australia, dalla costa Est americana verso l&#8217;Europa. Più a lungo durerà la chiusura di Hormuz, più queste rotte si consolideranno. Le dipendenze energetiche si riscrivono lentamente, ma si riscrivono. E ogni crisi, come quella ucraina prima e quella iraniana ora, lascia tracce permanenti nelle mappe dei flussi globali di energia.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/energia/petrolio-usa-con-la-guerra-record-di-esportazioni-verso-lasia.html">Petrolio USA, con la guerra record di esportazioni verso l’Asia</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<item>
		<title>Stretto di Hormuz, così gli assicuratori diventano attori geopolitici</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/stretto-di-hormuz-cosi-gli-assicuratori-diventano-attori-geopolitici.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gianmaria Vianova]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 08 Mar 2026 10:54:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Terza guerra del Golfo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1164" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Qater-Hormuz-gas-petrolio-USA-blocco-IRAN.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Qater-Hormuz-gas-petrolio-USA-blocco-IRAN.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Qater-Hormuz-gas-petrolio-USA-blocco-IRAN-300x182.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Qater-Hormuz-gas-petrolio-USA-blocco-IRAN-1024x621.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Qater-Hormuz-gas-petrolio-USA-blocco-IRAN-768x466.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Qater-Hormuz-gas-petrolio-USA-blocco-IRAN-1536x931.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Qater-Hormuz-gas-petrolio-USA-blocco-IRAN-600x364.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Trump lancia una riassicurazione marittima da 20 miliardi per lo Stretto di Hormuz, bloccato "de facto" dallo scoppio del conflitto. Gli USA vogliono evitare che la crisi energetica matta in crisi l'Asia destabilizzando lo scacchiere geopolitico globale.</p>
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<p>L’interesse della Casa Bianca nel garantire il flusso di petrolio e gas attraverso Hormuz, specialmente verso l’Asia, svela una criticità del precario equilibrio mondiale: <strong>esportare la crisi energetica </strong>a casa di potenze finora relativamente passive nel conflitto <strong>potrebbe ritorcersi contro agli Stati Uniti</strong>, facendo saltare lo scacchiere internazionale.</p>



<p>Le grandi compagnie di assicurazioni mondiali stanno giocando un ruolo chiave nel blocco “de facto” dello Stretto di Hormuz. Ufficialmente lo Stretto non è chiuso, ma dallo scoppio del conflitto la <strong>circolazione è prossima allo zero</strong>.</p>



<p>Nelle ore successive all&#8217;apertura delle ostilità tra la coalizione USA-Israele e l&#8217;Iran, i principali assicuratori del settore marittimo come Gard, Marsh, Skuld, NorthStandard, London P&amp;I Club e American Club hanno <strong>sospeso le coperture</strong> per il &#8220;rischio di guerra&#8221; sulle rotte che attraversano lo Stretto di Hormuz. Nessuna garanzia, senza prima rinegoziare il contratto.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">Strait of Hormuz over the last 24 hours.<br><br>Unprecedented.<br><br>Source: <a href="https://twitter.com/MarineTraffic?ref_src=twsrc%5Etfw">@MarineTraffic</a> <a href="https://t.co/n0s76TEITT">pic.twitter.com/n0s76TEITT</a></p>&mdash; HFI Research (@HFI_Research) <a href="https://twitter.com/HFI_Research/status/2030333192394494100?ref_src=twsrc%5Etfw">March 7, 2026</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<p>Il meccanismo è tecnico ma le conseguenze sono concrete. Le polizze standard per il trasporto marittimo escludono i danni causati da eventi bellici: quando il rischio di guerra smette di essere ipotetico e diventa operativo, gli assicuratori attivano clausole specifiche.</p>



<p>Si stima che <strong>i premi siano raddoppiati</strong>. Il tasso applicato al valore della nave è quadruplicato, dallo 0,25% all&#8217;1%. Per un carico da 100 milioni di dollari significa passare da 250.000 a un milione di dollari di premio assicurativo. Per le compagnie che movimentano decine di navi al mese, si tratta di un impatto immediato sui margini operativi. Il risultato? Una ragione in più per ancorare le navi sul posto e non correre rischi.</p>



<p><strong>Trump interviene con un fondo da 20 miliardi</strong></p>



<p>Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha richiesto alla United States International Development Finance Corporation di fornire garanzie alle navi che si trovano a dover attraversare il Golfo. L’annuncio è come sempre sul social Truth, con un post che menziona “prezzi molto ragionevoli” per “assicurazioni contro i rischi politici” e “sicurezza finanziaria” per tutto il commercio marittimo.</p>



<p>Il 6 marzo la notizia ufficiale. Il CEO della U.S. International Development Finance Corporation (DFC), Ben Black, e il Segretario al Tesoro degli Stati Uniti, Scott Bessent, <a href="https://www.dfc.gov/media/press-releases/dfc-announces-20b-plan-maritime-reinsurance-gulf">annunciano la “Maritime Reinsurance”</a> – Riassicurazione Marittima – che include il rischio di guerra per la regione del Golfo. Le risorse messe in campo sono pari a <strong>20 miliardi di dollari</strong>, volte a coprire le perdite. La misura introdotta si applicherà esclusivamente alle imbarcazioni che soddisfano i criteri stabiliti (ancora da rendere pubblici, ndr) e si concentrerà inizialmente su scafi, macchinari e merci. La garanzia pubblica sarà “America First”: sono stati coinvolti “partner assicurativi americani di riferimento”.</p>



<p>«Lavorando fianco a fianco con il CENTCOM, la copertura della DFC offrirà un livello di sicurezza che nessun&#8217;altra polizza può garantire», <a href="https://www.lloydslist.com/LL1156549/US-launches-$20bn-reinsurance-facility-for-Gulf-shipping">ha dichiarato Black</a>. «Siamo certi che il nostro piano di riassicurazione consentirà a petrolio, benzina, [gas naturale liquefatto], carburante per aerei e fertilizzanti di transitare attraverso lo Stretto di Hormuz e di tornare a fluire verso il resto del mondo.»</p>



<p><strong>OK all&#8217;export di petrolio russo all&#8217;India</strong></p>



<p>Uno dei paesi chiave per domanda di energia? L&#8217;India. Il patto commerciale tra Stati Uniti e India prevedeva infatti lo stop totale all’acquisto di petrolio russo. Giovedì 5 marzo il Segretario del Tesoro USA, Scott Bessent, ha annunciato una sospensione di 30 giorni a questo divieto,<strong> permettendo così all’India di importare petrolio russo </strong>presente nel mare per “permetterne l’ingresso nel mercato globale”.</p>



<p>Una scelta legata alle necessità del paese più popoloso al mondo, che si è trovata di colpo impossibilitata ad importare risorse dal Golfo. Un taglio netto che ha costretto Narendra Modi a cercare fonti alternative, ovvero proprio la Russia. Come ricostruito anche dal New York Times, nonostante lo stop al gas di Mosca accordato con gli USA, l’India non aveva ancora cessato le importazioni (erano ancora in consegna ordini precedenti allo stop). I rapporti commerciali, insomma, non si sono mai interrotti del tutto e i canali sono aperti: <strong>anche a livello assicurativo i contatti con la Russia sono pronti</strong>. Continuità energetica, con spostamento dell’equilibrio verso Mosca.</p>



<p><strong>Quale chiave di lettura?</strong></p>



<p>Se l’Occidente è esposto al blocco dello Stretto di Hormuz come shock energetico sul piano dei prezzi, l’Oriente è invece in <strong>allarme per la materiale fornitura di energia</strong>. Come già <a href="https://it.insideover.com/energia/perche-la-guerra-in-iran-e-uno-shock-energetico-per-tutta-lasia.html">analizzato su queste pagine</a> circa metà della fornitura della Cina dipende dal Golfo, mentre per Taiwan, Corea del Sud e Thailandia la quota sfiora i due terzi e diventa quasi integrale in Giappone, Filippine e Vietnam. Gli Stati Uniti intervengono così sul piano finanziario e assicurativo per porre le prime timide condizioni di una normalizzazione al momento apparentemente lontana, con un interesse: <strong>evitare che l’Asia venga colpita in maniera estrema dalla crisi del Golfo, rendendo più oneroso il restare passivi nel conflitto rispetto all’intervento o l’opposizione attiva alle azioni di Washington</strong>. La stabilità dell’economia orientale, con alcuni paesi fortemente strategici a livello tecnologico e produttivo, è decisiva per l’equilibrio dello scacchiere USA in questo conflitto.</p>



<p></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/stretto-di-hormuz-cosi-gli-assicuratori-diventano-attori-geopolitici.html">Stretto di Hormuz, così gli assicuratori diventano attori geopolitici</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Etica, guerra, IA: cosa succede tra Anthropic e il Pentagono</title>
		<link>https://it.insideover.com/tecnologia/etica-guerra-ia-cosa-succede-tra-anthropic-e-il-pentagono.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gianmaria Vianova]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 01 Mar 2026 06:18:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnologia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1281" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/Hegseth-dipartimento-difesa-guerra-USA-Claude-IA.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/Hegseth-dipartimento-difesa-guerra-USA-Claude-IA.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/Hegseth-dipartimento-difesa-guerra-USA-Claude-IA-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/Hegseth-dipartimento-difesa-guerra-USA-Claude-IA-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/Hegseth-dipartimento-difesa-guerra-USA-Claude-IA-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/Hegseth-dipartimento-difesa-guerra-USA-Claude-IA-1536x1025.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/Hegseth-dipartimento-difesa-guerra-USA-Claude-IA-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Anthropic (Claude) non accetta le condizioni del Pentagono su etica AI, rischiando di essere inserita nella lista nera dei fornitori.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/tecnologia/etica-guerra-ia-cosa-succede-tra-anthropic-e-il-pentagono.html">Etica, guerra, IA: cosa succede tra Anthropic e il Pentagono</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1281" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/Hegseth-dipartimento-difesa-guerra-USA-Claude-IA.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/Hegseth-dipartimento-difesa-guerra-USA-Claude-IA.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/Hegseth-dipartimento-difesa-guerra-USA-Claude-IA-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/Hegseth-dipartimento-difesa-guerra-USA-Claude-IA-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/Hegseth-dipartimento-difesa-guerra-USA-Claude-IA-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/Hegseth-dipartimento-difesa-guerra-USA-Claude-IA-1536x1025.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/Hegseth-dipartimento-difesa-guerra-USA-Claude-IA-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>L’Intelligenza Artificiale ha raggiunto e superato nell’arco di poche ore il suo “momento Oppenheimer”, quello in cui una nuova tecnologia diventa così dirompente da cessare di essere un prodotto e diventare strumento prioritario per i governi, <a href="https://it.insideover.com/dossier/la-guerra-fredda-dellintelligenza-artificiale#google_vignette">soprattutto in campo militare</a>. Segue una rapida sintesi dell’apocalittica telenovela.</p>



<p>Il Pentagono chiede l’eliminazione dei paletti etici di Anthropic per poter usare la loro IA senza limitazioni in campo militare. <strong>L’azienda si rifiuta di farlo, tenendo fede al proprio codice etico. </strong>Il Pentagono classifica Anthropic come realtà “Rischio per la sicurezza nazionale nella catena di approvvigionamento”, definendo la scelta come la volontà di sottrarre il potere di veto nelle scelte militari dal Governo statunitense. Poche ore dopo, OpenAI si fa avanti con il Pentagono per prendere il posto di Anthropic.</p>



<p><strong>Le richieste del Pentagono</strong></p>



<p>Il governo degli Stati Uniti, attraverso il Dipartimento della Difesa (rinominato Dipartimento della Guerra sotto l&#8217;amministrazione Trump), ha presentato ad Anthropic una richiesta formale e ultimativa riguardante l&#8217;uso dei suoi modelli di intelligenza artificiale, in particolare Claude. La richiesta centrale del Segretario della Difesa Pete Hegseth è che Anthropic consenta l&#8217;uso senza restrizioni dei suoi modelli per &#8220;tutti gli scopi legali&#8221;. Due di questi campi rappresentano gli elementi più critici:&nbsp;<strong>rimuovere i blocchi di sicurezza</strong>&nbsp;alla&nbsp;<strong>sorveglianza di massa</strong>&nbsp;dei cittadini americani e lo sviluppo di&nbsp;<strong>armi completamente autonome</strong>&nbsp;(ovvero sistemi in grado di uccidere senza intervento umano). In gioco c’è la risoluzione di un contratto da 200 milioni di dollari con il governo e la classificazione dell’azienda come “rischio per la catena di approvvigionamento”, sorte capitata a realtà come Huawei o Kaspersky.</p>



<p><strong>Il contrasto con l’approccio “Constitutional AI” di Anthropic</strong></p>



<p>Le pretese del Pentagono si sono scontrate con l’approccio adottato da sempre dalla società di <strong>Dario Amodei,</strong> che ha “allenato” il suo Claude rispettando la “Constitutional AI”: “Un insieme di tecniche sviluppate dai ricercatori di Anthropic per allineare sistemi di Intelligenza Artificiale come me ai valori umani e renderci utili, innocui e onesti”, si legge sul sito. Anthropic è stata la prima tra i giganti dell’IA a collaborare con il Pentagono, anche in campi delicati e legati all’ambito militare: è stato impiegato nella difesa missilistica, per le reti classificate e in operazioni sul campo come la cattura di Maduro e il regime change in Venezuela.</p>



<p>La società si trovava quindi di fronte ad un dilemma. <strong>Opzione A</strong>, accontentare il Pentagono e rimuovere i limiti etici del proprio modello. <strong>Opzione B</strong>, rispettare il proprio codice etico e scontrarsi con il Dipartimento della Guerra USA.</p>



<p>Con <a href="https://www.anthropic.com/news/statement-department-of-war">una lettera pubblicata il 26 febbraio</a>, Dario Amodei ha scelto l’Opzione B: “In un numero limitato di casi, riteniamo che l&#8217;IA possa minare, anziché difendere, i valori democratici. Alcuni utilizzi sono inoltre semplicemente al di là di ciò che la tecnologia odierna è in grado di fare in modo sicuro e affidabile. Due di questi casi d&#8217;uso non sono mai stati inclusi nei nostri contratti con il Dipartimento della Guerra, e riteniamo che non debbano esserlo nemmeno ora: <strong>sorveglianza di massa e armi completamente autonome.</strong> […] Le minacce non cambiano la nostra posizione: non possiamo, in coscienza, accettare le loro richieste”.</p>



<p>Una dichiarazione dirompente che condanna una società in rampa di lancio ad una serie di conseguenze pesantissime, che non sono tardate ad arrivare.</p>



<p><strong>La condanna del Segretario della Guerra Pete Hegsteth e le parole di Trump</strong></p>



<p>La scelta di una società relativamente al contratto di licenza del proprio prodotto, in quanto divergente rispetto alle richieste del Pentagono, viene quindi definita dal Segretario della Difesa/Guerra Hegseth come tentativo <strong>“di piegare le forze armate degli Stati Uniti alla loro volontà”</strong>, anteponendo “l&#8217;ideologia della Silicon Valley alle vite degli americani”. Non solo. “I Termini di Servizio di Anthropic non peseranno mai più della sicurezza, della prontezza operativa o delle vite dei soldati americani sul campo di battaglia. Il loro vero obiettivo è inequivocabile: conquistare un potere di veto sulle decisioni operative delle forze armate degli Stati Uniti. Questo è inaccettabile”.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">This week, Anthropic delivered a master class in arrogance and betrayal as well as a textbook case of how not to do business with the United States Government or the Pentagon.<br><br>Our position has never wavered and will never waver: the Department of War must have full, unrestricted…</p>&mdash; Secretary of War Pete Hegseth (@SecWar) <a href="https://twitter.com/SecWar/status/2027507717469049070?ref_src=twsrc%5Etfw">February 27, 2026</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
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<p>Parole pesantissime, da punto di rottura totale con Anthropic, che da fornitore di servizi critici diventa rischio per la sicurezza nazionale. La posizione del Pentagono è chiara: se l’etica del modello di intelligenza artificiale compromette il suo utilizzo in situazioni emergenziali e borderline, allora è un servizio inaffidabile.</p>



<p>Il Presidente Donald Trump ha poi alzato ulteriormente i toni con un post su Truth: &#8220;THE UNITED STATES OF AMERICA WILL NEVER ALLOW A RADICAL LEFT, WOKE COMPANY TO DICTATE HOW OUR GREAT MILITARY FIGHTS AND WINS WARS!&#8221;.</p>



<p>Sul tavolo, anche Il <em>Defense Production Act </em>(DPA). Una legge del 1950 che conferisce al governo l&#8217;autorità di dare priorità ai propri ordini rispetto a quelli commerciali e di ordinare direttamente la produzione di beni industriali. Secondo alcuni esperti, il Pentagono intenderebbe usare questo potere per obbligare Anthropic a creare una versione specifica di Claude &#8220;su misura per i militari&#8221;, priva di restrizioni sulla sorveglianza e sulle armi autonome.</p>



<p>Il braccio di ferro potrebbe tramutarsi ora in una tesa battaglia legale, come annunciato dallo stesso Amodei <a href="https://www.anthropic.com/news/statement-comments-secretary-war">con una nota</a>.</p>



<p><strong>Morta una IA se ne fa un’altra: Sam Altman (OpenAI) si fa avanti</strong></p>



<p>Inizialmente, Altman ha preso le difese di Anthropic, inviando anche un messaggio interno ai dipendenti di OpenAI affermando che la disputa non riguardava solo Anthropic, ma l&#8217;intera industria dell&#8217;IA.</p>



<p>Nonostante le dichiarazioni di solidarietà, poche ore dopo l&#8217;ordine di Trump di cessare l&#8217;uso di Anthropic, <strong>Altman ha comunque annunciato su X che OpenAI aveva raggiunto un accordo con il Dipartimento della Guerra</strong> per implementare i propri modelli (come ChatGPT) nelle reti classificate militari. Accettando così la formula del &#8220;tutti gli usi leciti&#8221; (all lawful purposes) richiesta dal Pentagono: “Due dei nostri principi di sicurezza più importanti sono i divieti sulla sorveglianza di massa domestica e la responsabilità umana nell&#8217;uso della forza, incluso per i sistemi d&#8217;arma autonomi. Il Dipartimento della Guerra concorda con questi principi, li riflette nella legge e nella politica, e li abbiamo inseriti nel nostro accordo”.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">Tonight, we reached an agreement with the Department of War to deploy our models in their classified network.<br><br>In all of our interactions, the DoW displayed a deep respect for safety and a desire to partner to achieve the best possible outcome.<br><br>AI safety and wide distribution of…</p>&mdash; Sam Altman (@sama) <a href="https://twitter.com/sama/status/2027578652477821175?ref_src=twsrc%5Etfw">February 28, 2026</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
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<p>Il &#8220;momento Oppenheimer&#8221; insomma è stato raggiunto e superato: i modelli di Intelligenza Artificiali creati dalla ricerca di società private sono diventati troppo importanti per non essere controllati dai governi. Nell&#8217;equilibrio delle forze che si determinerà nelle prossime settimane si gioca tutto il futuro di questa tecnologia.</p>
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		<title>Perchè nella partita tra AGCOM e Cloudflare il calcio non c&#8217;entra</title>
		<link>https://it.insideover.com/tecnologia/perche-nella-partita-tra-agcom-e-cloudflare-il-calcio-non-centra.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gianmaria Vianova]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 12 Jan 2026 19:18:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Media e Potere]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[Cloudlfare]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1507" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260112201330619_dec633b69bb452e12bc69baa13005441.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260112201330619_dec633b69bb452e12bc69baa13005441.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260112201330619_dec633b69bb452e12bc69baa13005441-300x235.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260112201330619_dec633b69bb452e12bc69baa13005441-1024x804.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260112201330619_dec633b69bb452e12bc69baa13005441-768x603.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260112201330619_dec633b69bb452e12bc69baa13005441-1536x1206.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260112201330619_dec633b69bb452e12bc69baa13005441-600x471.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>L&#8217;Autorità Garante delle Comunicazioni e il gigante Cloudfare sono ai ferri corti. Oggetto del contendere è il Piracy Shield, lo scudo antipirateria, che l&#8217;azienda statunitense non avrebbe applicato quando richiesto. I titolari di diritti di eventi sportivi (o di intrattenimento) segnalano i domini web e gli IP legati a streaming illegali ed entro trenta minuti &#8230; <a href="https://it.insideover.com/tecnologia/perche-nella-partita-tra-agcom-e-cloudflare-il-calcio-non-centra.html">[...]</a></p>
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<p>L&#8217;Autorità Garante delle Comunicazioni e il gigante Cloudfare sono ai ferri corti. Oggetto del contendere è il Piracy Shield, lo scudo antipirateria, che l&#8217;azienda statunitense non avrebbe applicato quando richiesto.</p>



<p>I titolari di diritti di eventi sportivi (o di intrattenimento) segnalano i domini web e gli IP legati a streaming illegali ed entro trenta minuti i gestori di VPN e fornitori di DNS devono bloccarli. Costi quel che costi, senza esitazione. Questo è il succo del Piracy Shield, il sistema introdotto dal febbraio 2024 dall’<strong>AGCOM</strong> per contrastare la pirateria in Italia (Serie A in primis). All’attivo ha già oltre 65.000 nomi di dominio e circa 14.000 indirizzi IP disabilitati, molti dei quali “pezzotti” ma anche sviste clamorose come l’oscuramento di Google Drive o della cache di Youtube nell’ottobre 2024.<br>Uno strumento che fa discutere sin dalla sua creazione e che ora vede l’AGCOM scendere in campo per tutelarlo contro la mancata applicazione da parte dei giganti della rete, come <strong>Cloudflare</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>La maximulta dell’AGCOM</strong></h2>



<p>L&#8217;8 gennaio 2026, l&#8217;AGCOM ha sanzionato Cloudfare con una multa da 14,2 milioni di euro (1% del fatturato globale realizzato dalla società nel 2024, misura deterrente prevista dalla legge che può arrivare fino al 2%). L’importo è già significativo di per sé rapportato al fatturato globale ma è quasi il doppio dei ricavi realizzati in Italia dall’azienda (circa 8 milioni).<br>La motivazione del Garante risiede nella &#8220;sistematica e persistente inosservanza&#8221; degli ordini impartiti tramite la piattaforma <strong>Piracy Shield</strong>. In particolare, l&#8217;AGCOM contesta a Cloudflare di non aver mai attuato i blocchi richiesti, nonostante la notifica formale e i successivi solleciti. Secondo l&#8217;autorità, l’azienda non solo avrebbe ignorato le richieste di blocco DNS, ma avrebbe continuato a fornire servizi di reverse proxy a siti pirata già segnalati, agendo di fatto come uno scudo che impedisce l&#8217;identificazione degli hosting provider reali e facilita la persistenza online dei contenuti illeciti.</p>



<p>Nel marasma generale, l’AD di Lega Calcio Serie A, Luigi De Siervo, ha celebrato la sanzione come un “passaggio storico nella lotta alla pirateria audiovisiva in Italia […] Oggi, grazie all’azione dell’AGCOM, arriva un segnale chiaro: chi non rispetta le regole, chi agevola la diffusione illegale di contenuti, in Italia verrà sanzionato duramente”. Ma il tema va ben oltre la fruizione di contenuti calcistici e riguarda una precisa metodologia di intervento: lo spegnimento di parti di rete Internet.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>La Reazione di Cloudflare: Matthew Prince e la Sfida Aperta</strong></h2>



<p>La risposta della società statunitense è stata immediata e di una durezza raramente osservata nelle comunicazioni corporate. Il CEO <strong>Matthew Prince</strong>, attraverso una serie di dichiarazioni pubbliche e post sulla piattaforma X, ha definito la multa &#8220;disgustosa&#8221; e il sistema Piracy Shield un &#8220;meccanismo di censura arbitraria&#8221; privo di trasparenza e di garanzie legali. Minacciando di lasciare l&#8217;Italia e compromettendo così (in loro assenza) la sicurezza della rete. </p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">Yesterday a quasi-judicial body in Italy fined <a href="https://twitter.com/Cloudflare?ref_src=twsrc%5Etfw">@Cloudflare</a> $17 million for failing to go along with their scheme to censor the Internet. The scheme, which even the EU has called concerning, required us within a mere 30 minutes of notification to fully censor from the Internet any… <a href="https://t.co/qZf9UKEAY5">pic.twitter.com/qZf9UKEAY5</a></p>&mdash; Matthew Prince 🌥 (@eastdakota) <a href="https://twitter.com/eastdakota/status/2009654937303896492?ref_src=twsrc%5Etfw">January 9, 2026</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<p>Va da sé, senza di loro altri si prenderebbero la fetta di mercato, ma si parla comunque di un gigante mondiale. Al 1° gennaio 2026, <strong>Cloudflare </strong>gestisce oltre il 20% di tutti i siti web che utilizzano un servizio di reverse proxy, proteggendo oltre 41 milioni di domini. La sua rete non si limita a servire pagine web; essa fornisce difese critiche contro gli attacchi DDoS che, nel corso del 2025, hanno raggiunto livelli di magnitudo senza precedenti.</p>



<p>Cloudflare sposta la retorica del confronto sulla “libertà” e sui “valori democratici”, facendo leva sulla propria mastodontica rilevanza per la rete di tutto il mondo (Italia compresa) e trasformandola in una battaglia di principio, anche se con la divisa dell’interesse privato della propria società.<br>Ma un punto Prince lo ha centrato: è il metodo del Piracy Shield ad essere potenzialmente controverso. L’oscuramento in blocco di intere serie di indirizzi IP equivale ad intervenire <strong>direttamente sui nervi vivi</strong> della rete internet: provare a curare una malattia dei rami lavorando con l’accetta sulle radici. Colpire l&#8217;infrastruttura per educare i &#8220;pirati&#8221;.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>La Minaccia del Ritiro e l&#8217;Impatto sulle Olimpiadi di Milano-Cortina 2026</strong></h2>



<p>La conseguenza più immediata e allarmante della disputa è la minaccia esplicita di Cloudflare di cessare le proprie attività in Italia. Matthew Prince ha dichiarato che la società sta valutando diverse azioni punitive che potrebbero avere un effetto devastante sulla resilienza digitale del Paese.<br>Al centro delle preoccupazioni vi è l&#8217;interruzione dei servizi di cybersecurity pro bono che Cloudflare fornisce per le imminenti <a href="https://it.insideover.com/l-italia-delle-citta/sempre-piu-mondiale-sempre-meno-ambrosiana-il-doppio-volto-di-milano.html">Olimpiadi Invernali di Milano-Cortina 2026</a>. L&#8217;azienda offre protezione contro attacchi DDoS e intrusioni per le infrastrutture critiche legate all&#8217;evento, un servizio del valore di milioni di dollari che, se ritirato a ridosso dell&#8217;inizio delle competizioni, lascerebbe i portali ufficiali, i sistemi di ticketing e le reti di comunicazione esposti ad attacchi informatici.</p>



<p></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/tecnologia/perche-nella-partita-tra-agcom-e-cloudflare-il-calcio-non-centra.html">Perchè nella partita tra AGCOM e Cloudflare il calcio non c&#8217;entra</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>La carenza di memorie RAM sposta gli equilibri geopolitici del tech</title>
		<link>https://it.insideover.com/tecnologia/la-carenza-di-memorie-ram-sposta-gli-equilibri-geopolitici-del-tech.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gianmaria Vianova]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Dec 2025 06:13:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[Chip]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/Memoria-Ram-crisi-Samsung-Intelligenza-Artificiale.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Intelligenza Artificiale, Memorie Ram, Taiwan, Smartphone, chip, gpu, Nvidia" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/Memoria-Ram-crisi-Samsung-Intelligenza-Artificiale.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/Memoria-Ram-crisi-Samsung-Intelligenza-Artificiale-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/Memoria-Ram-crisi-Samsung-Intelligenza-Artificiale-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/Memoria-Ram-crisi-Samsung-Intelligenza-Artificiale-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/Memoria-Ram-crisi-Samsung-Intelligenza-Artificiale-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/Memoria-Ram-crisi-Samsung-Intelligenza-Artificiale-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>I colossi centellinano l'offerta per soddisfare i data center di Ia. Così Corea del Sud e Giappone acquisiscono una nuova centralità.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/tecnologia/la-carenza-di-memorie-ram-sposta-gli-equilibri-geopolitici-del-tech.html">La carenza di memorie RAM sposta gli equilibri geopolitici del tech</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/Memoria-Ram-crisi-Samsung-Intelligenza-Artificiale.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Intelligenza Artificiale, Memorie Ram, Taiwan, Smartphone, chip, gpu, Nvidia" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/Memoria-Ram-crisi-Samsung-Intelligenza-Artificiale.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/Memoria-Ram-crisi-Samsung-Intelligenza-Artificiale-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/Memoria-Ram-crisi-Samsung-Intelligenza-Artificiale-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/Memoria-Ram-crisi-Samsung-Intelligenza-Artificiale-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/Memoria-Ram-crisi-Samsung-Intelligenza-Artificiale-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/Memoria-Ram-crisi-Samsung-Intelligenza-Artificiale-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La chiamano &#8220;RAMageddon&#8221;. La crisi delle memorie RAM, fagocitate dall&#8217;industria dell&#8217;Intelligenza Artificiale in rapida ascesa. Così come per i processori – la cui stragrande maggioranza della produzione mondiale risiede tra Taiwan e Cina – <strong>anche questi componenti accusano un’elevata concentrazione nelle mani di poche realtà.</strong></p>



<p><strong>Tre società coprono oltre il 90% della produzione mondiale di memorie. </strong>Secondo i dati di Counterpoint Research e TrendForce, <strong>Samsung, SK Hynix e Micron</strong>, sebbene con quote singole variabili, dominano e controllano l’offerta. La concentrazione si fa ancor più problematica quando ci si limita alle memorie HBM, quelle ideali per server e data center dedicati all’Ia: SK Hynix, in questo campo, fornisce da sola oltre il 60% dei banchi di memoria. Ecco perché queste memorie sono tanto fondamentali e come Corea del Sud e Giappone – <a href="https://it.insideover.com/tecnologia/sempre-piu-piccoli-sempre-piu-potenti-i-chip-tsmc-da-taiwan-alla-conquista-del-mondo.html">sostanzialmente passive nel campo dei processori rispetto a Paesi come Taiwan</a> – acquisiscono una nuova centralità.</p>



<p><strong>Perché l’Ia ha bisogno di RAM</strong></p>



<p>La RAM è fondamentale per lo sviluppo dell’Intelligenza Artificiale ad alte prestazioni. La ragione è tecnica e non di immediata comprensione per gli utenti finali. Quando utilizziamo modelli LLM come ChatGPT o Claude, l’elaborazione della nostra richiesta e la generazione della risposta non avvengono attraverso i processori e la memoria del nostro dispositivo, ma da remoto, nei server delle aziende che sviluppano tali modelli.</p>



<p>Per comprenderne la portata, basti pensare che Microsoft ha stimato come l’utilizzo in “locale” di Copilot (quindi attraverso le risorse dei propri dispositivi) richiederebbe almeno 16 gigabyte di RAM e 256 GB di memoria SSD. Nulla di trascendentale per gli standard attuali dei dispositivi, ma <strong>moltiplicando queste richieste per centinaia di milioni di utenti globali</strong> dei modelli LLM si spiega rapidamente la fame di memoria e di risorse fisiche.</p>



<p>Attenzione però: la RAM impiegata nei centri di calcolo non è quella che viene installata nei PC o negli smartphone. Se nel dispositivo che tenete tra le mani è presente della DDR5 – RAM di ultima generazione per i consumatori finali – quella richiesta dai centri di calcolo è la HBM, High Bandwidth Memory.</p>



<p>La sua particolarità non è tanto la velocità (6,2 gigabit per secondo rispetto agli 8,8 della DDR5 degli smartphone), quanto la larghezza di banda, centinaia di volte superiore. Se infatti la DDR5 lavora a 64 bit, la HBM3 è in grado di operare a 1024 bit, gestendo oltre 800 gigabyte di informazioni al secondo, contro i circa 70 delle RAM per il mercato consumer.</p>



<p>In altre parole, è <strong>l’unica memoria in grado di tenere il passo della velocità di calcolo delle GPU</strong> (e qui si torna a Nvidia) e di gestire una mole elevatissima di informazioni contemporaneamente, rendendola perfetta per i modelli di Intelligenza Artificiale che incrociano, senza soluzione di continuità, milioni di variabili.</p>



<p><strong>Si tratta inoltre di una tipologia di memoria estremamente complessa da fabbricare</strong>: in sostanza, una serie di banchi di RAM “commerciali” viene sovrapposta e saldata in una struttura tridimensionale. Questo consente il passaggio simultaneo di una quantità di informazioni decisamente superiore, ormai imprescindibile per soddisfare le esigenze dell’IA.</p>



<p>Data la complessità dello sforzo produttivo, <a href="https://intuitionlabs.ai/articles/ram-shortage-2025-ai-demand">le aziende stanno quindi canalizzando le risorse sulla produzione di memorie HBM a scapito delle RAM destinate alla clientela di massa</a>, generando un aumento dei prezzi: Samsung ha annunciato tagli alla produzione, SK Hynix investirà maggiormente nei prodotti per il mercato dell’IA e Micron sta rimodulando le proprie linee produttive. Già oggi la domanda dei data center ha saturato l’intera offerta, con un impatto anche sulle scorte.</p>



<p><strong>La geografia delle memorie HBM</strong></p>



<p>Se la produzione di chip e processori continua a vedere Taiwan come fulcro degli equilibri mondiali, per le memorie RAM la situazione è diversa. Le due società leader nella produzione di memorie destinate ai server per l’IA si trovano in Corea del Sud: SK Hynix e Samsung, pur disponendo di fabbriche in Cina, hanno mantenuto negli stabilimenti coreani la produzione delle memorie a più alto tasso tecnologico e valore aggiunto (<a href="https://www.trendforce.com/news/2025/09/01/news-u-s-revokes-china-chipmaking-tool-licenses-for-samsung-sk-hynix-decoding-market-impact/">secondo Trendforce</a>). Anche la statunitense Micron ha localizzato fuori dalla Cina l’assemblaggio di questa tipologia di RAM, mantenendolo a Taiwan (sebbene con una quota mondiale inferiore rispetto agli altri due giganti) e in Giappone, concentrando invece l’attività di ricerca negli Stati Uniti.</p>



<p><a href="https://it.insideover.com/tecnologia/il-progetto-manhattan-cinese-e-la-beffa-agli-007-olandesi-cosi-pechino-lancia-alloccidente-la-sfida-sui-chip.html">La Cina resta fondamentale</a> per la “materia prima” delle memorie – la cosiddetta NAND – rappresentando tra il 30% e il 50% della fornitura di SK Hynix e Samsung. Da sottolineare, infine, il ruolo del Giappone, che detiene un dominio tecnologico quasi assoluto in una delle fasi chiave della filiera: i macchinari per la rettifica e l’assottigliamento delle schede, realizzati dall’azienda Disco, che copre circa il 90% del mercato globale. Sebbene la Corea del Sud stia compiendo progressi significativi, l’industria nipponica acquisisce così una rinnovata centralità in un mercato estremamente verticale, divenuto protagonista con l’esplosione dell’Intelligenza Artificiale.</p>



<p></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/tecnologia/la-carenza-di-memorie-ram-sposta-gli-equilibri-geopolitici-del-tech.html">La carenza di memorie RAM sposta gli equilibri geopolitici del tech</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Austerità, Italia prima in Europa per tagli alla spesa pubblica</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/austerita-italia-prima-in-europa-per-tagli-alla-spesa-pubblica.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gianmaria Vianova]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 25 Sep 2025 13:20:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/Meloni-Giorgetti-Governo-bilancio-Austerita-Parlamento.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Meloni Giorgetti Governo bilancio Austerita Parlamento" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/Meloni-Giorgetti-Governo-bilancio-Austerita-Parlamento.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/Meloni-Giorgetti-Governo-bilancio-Austerita-Parlamento-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/Meloni-Giorgetti-Governo-bilancio-Austerita-Parlamento-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/Meloni-Giorgetti-Governo-bilancio-Austerita-Parlamento-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/Meloni-Giorgetti-Governo-bilancio-Austerita-Parlamento-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/Meloni-Giorgetti-Governo-bilancio-Austerita-Parlamento-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Siamo l’unico Paese Ue a ridurre la spesa primaria nel 2024-2025 ma per il FMI l'austerità non è ancora sufficiente.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/austerita-italia-prima-in-europa-per-tagli-alla-spesa-pubblica.html">Austerità, Italia prima in Europa per tagli alla spesa pubblica</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/Meloni-Giorgetti-Governo-bilancio-Austerita-Parlamento.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Meloni Giorgetti Governo bilancio Austerita Parlamento" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/Meloni-Giorgetti-Governo-bilancio-Austerita-Parlamento.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/Meloni-Giorgetti-Governo-bilancio-Austerita-Parlamento-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/Meloni-Giorgetti-Governo-bilancio-Austerita-Parlamento-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/Meloni-Giorgetti-Governo-bilancio-Austerita-Parlamento-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/Meloni-Giorgetti-Governo-bilancio-Austerita-Parlamento-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/Meloni-Giorgetti-Governo-bilancio-Austerita-Parlamento-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p><strong>L’Italia ha il governo più austero dell’Unione Europea</strong>. Lo attestano i dati pubblicati dall’Ufficio parlamentare di bilancio (Upb) all’interno di <a href="https://www.upbilancio.it/focus-n-4-2025-una-panoramica-dei-quadri-macroeconomici-e-di-finanza-pubblica-nelle-relazioni-dei-paesi-della-ue-sui-progressi-compiuti-%e2%88%92-2025/">un dettagliato rapporto</a> sulle finanze pubbliche nell’Ue. <strong>L’Italia è infatti l’unico Paese che nel biennio 2024-2025 ha ridotto la spesa primaria netta</strong> finanziata da risorse nazionali, facendo registrare -0,9%. La “spesa primaria netta” è il totale delle uscite effettive del bilancio dello Stato escluse le spese per interessi sul debito pubblico e i finanziamenti europei. Un parametro parziale, da non valutare in termini assoluti, ma utile per comprendere la politica di bilancio adottata dal <strong>Governo Meloni</strong>.</p>



<p>Nello stesso biennio la Francia ha registrato un incremento cumulato del 4,2% (<a href="https://it.insideover.com/politica/francia-capolinea-per-bayrou-sconfitta-la-manovra-di-austerita-schiaffo-a-macron.html">ora entrata in una fase &#8220;lacrime e sangue&#8221; per correggere la traiettoria</a>), la Spagna un aumento dell’8,4% e la Germania del 5,4%. Analizzare questi numeri senza considerare il debito da sostenere potrebbe essere fuorviante, ma per valutare l’impatto diretto sul ciclo economico è invece l’ideale, perché isola la dinamica della spesa pubblica che incide a livello fiscale e sugli investimenti, senza guardare alla remunerazione dei titoli di Stato.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Adottato un &#8220;orientamento restrittivo&#8221;</h2>



<p>L’Ufficio parlamentare di bilancio si spinge oltre, sancendo per il 2024 e il 2025 una restrizione fiscale anticiclica per l’Italia tra le più profonde dell’Eurozona. La politica austera del Governo Meloni non deriva però dal taglio della spesa corrente, quanto dalla mancata sostituzione di misure come i superbonus e i crediti edilizi (i più maliziosi potrebbero sottolineare che comunque di taglio alla spesa si tratta). La riduzione è stata determinata, spiega l’Upb, “principalmente dalla riduzione delle altre spese in conto capitale,<strong> legata in primo luogo alle restrizioni sui crediti fiscali per le ristrutturazioni edilizie in Italia e dalla diminuzione delle spese finanziate da fondi europei</strong>, solo marginalmente compensate dall’incremento degli investimenti finanziati da risorse nazionali. L’orientamento restrittivo della politica di bilancio ha contribuito al processo di disinflazione”.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il duro rientro dall&#8217;espansione post-Covid</h2>



<p>Ormai da anni è noto che il piano di rientro del deficit pubblico italiano sarebbe stato repentino. A dirlo sono i Documenti di economia e finanza, ribadito più di recente dal <a href="https://www.dt.mef.gov.it/export/sites/sitodt/modules/documenti_it/analisi_progammazione/documenti_programmatici/psb_2024/Piano-strutturale-di-bilancio-e-di-medio-termine-Italia-2025-2029.pdf">Piano strutturale di bilancio 2025-2029</a>. Al suo interno il Governo Meloni prevede di raggiungere un avanzo primario del 2,4% nel 2029, con un indebitamento netto inferiore al 2%. <strong>È l’altra faccia della medaglia del PNRR:</strong> risorse e prestiti europei destinati a finanziare gli investimenti in conto capitale e una gestione prudente della spesa corrente e delle risorse nazionali per far rientrare il rapporto debito pubblico. Il rischio è adottare un approccio fiscale restrittivo, ovvero premere il freno della macchina Italia.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Ma il FMI chiede comunque maggiore impegno</h2>



<p>Nonostante questo primato per la rapidità nell’applicazione dell’austerità di bilancio, il Fondo monetario internazionale continua a chiedere all’Italia maggiore impegno. Sul sito ufficiale del FMI <strong>Lone Christiansen</strong>, capo missione per l’Italia, <a href="https://www.imf.org/it-IT/News/Articles/2025/09/15/cf-italy-needs-higher-productivity-and-more-people-working">ha affermato</a>: “Perché raccomandare un consolidamento fiscale più rapido? Si prevede che il tasso di interesse sul debito pubblico supererà la crescita economica, <strong>rendendo così più difficile la riduzione del debito nel tempo. </strong>Inoltre, con l&#8217;invecchiamento della popolazione, ci sarà una maggiore pressione sulla spesa pensionistica e sanitaria. Si raccomanda quindi di procedere a un consolidamento fiscale più ampio rispetto a quanto previsto per quest&#8217;anno e il prossimo, al fine di raggiungere un avanzo primario pari al 3% del prodotto interno lordo entro il 2027”. Livelli sensibilmente superiori a quelli previsti dal Governo Meloni, già tra i più consistenti dell’Eurozona e i più elevati tra le principali economie europee.</p>



<p></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/austerita-italia-prima-in-europa-per-tagli-alla-spesa-pubblica.html">Austerità, Italia prima in Europa per tagli alla spesa pubblica</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Stellantis, il Piano Marocco al posto del Piano Italia: produzione raddoppiata a Kenitra</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/stellantis-investe-in-marocco-e-ferma-termoli-dubbi-sul-futuro-del-piano-italia.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gianmaria Vianova]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 28 Aug 2025 15:35:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Auto]]></category>
		<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="774" height="516" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/Automotive-Stellantis.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Automotive Stellantis produzione industriale" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/Automotive-Stellantis.jpg 774w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/Automotive-Stellantis-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/Automotive-Stellantis-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/Automotive-Stellantis-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 774px) 100vw, 774px" /></p>
<p>Stellantis rafforza la produzione in Marocco con 1,2 miliardi e lo stabilimento di Kenitra a 535mila veicoli annui, mentre in Italia Termoli si ferma per un anno. A rischio l’indotto di 1.800 lavoratori e il futuro del Piano Italia, tra nuovi modelli e la crisi dell’automotive nazionale.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/stellantis-investe-in-marocco-e-ferma-termoli-dubbi-sul-futuro-del-piano-italia.html">Stellantis, il Piano Marocco al posto del Piano Italia: produzione raddoppiata a Kenitra</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="774" height="516" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/Automotive-Stellantis.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Automotive Stellantis produzione industriale" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/Automotive-Stellantis.jpg 774w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/Automotive-Stellantis-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/Automotive-Stellantis-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/Automotive-Stellantis-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 774px) 100vw, 774px" /></p>
<p>Stellantis punta sul Marocco <strong>raddoppiando </strong>la produzione a Kenitra, mentre annuncia lo <strong>stop </strong>per un anno dello stabilimento di Termoli (dove sarebbe dovuta sorgere la Gigafactory). La multinazionale guarda fuori dall&#8217;Europa per affrontare le sfide del mercato, ma che ne sarà del <strong>Piano Italia</strong> annunciato poco più di un anno fa? Riavvolgiamo il nastro.</p>



<p>A luglio le agenzie di tutto il mondo <a href="https://www.reuters.com/world/africa/stellantis-expands-production-capacity-morocco-plant-2025-07-17/">rilanciavano la notizia </a>degli 1,2 miliardi di euro iniettati nella produzione di auto nella nazione nordafricana. Più precisamente nello stabilimento di <strong>Kenitra</strong>, che con questa nuova espansione dovrebbe arrivare a sfornare <strong>535mila veicoli all’anno</strong>. Un numero più che doppio rispetto alla capacità iniziale di 200mila auto (nel 2019) ma soprattutto <strong>superiore al numero di auto prodotte in Italia</strong> sommando tutti gli stabilimenti. Secondo le stime Fim-Cisl sarebbero stati solo 475mila i veicoli realizzati nel nostro Paese nel 2024 tra autovetture e veicoli commerciali. Un’annata negativa per l’auto, certo, ma parecchio indicativa del peso specifico dell’industria italiana del settore, in costante e rapido declino.</p>



<p><br>È anche una questione di indotto. Stellantis vuole incrementare la produzione di auto e per farlo utilizzerà sempre più i <strong>fornitori locali</strong>. Il primo ministro Aziz Akhannouch si è spinto a stimare un tasso di impiego della filiera locale del 75% entro il 2030 (contro l’attuale 69%). Grazie a questo investimento il Marocco potrebbe <strong>superare il milione di veicoli </strong>prodotti all’interno dei suoi confini già nel 2025, grazie anche all’importante presenza di Renault. Assunzioni previste a Kenitra? Ben 3.100 persone.</p>



<p>La notizia ha ovviamente scatenato parte della politica italiana, a partire dal leader di Azione <strong>Carlo Calenda</strong>, da anni tra i più critici della gestione della crisi automotive italiana da parte di governi e multinazionali. Il motivo? Stellantis aveva promesso lo stesso trattamento marocchino all’Italia, con grandi investimenti e l’obiettivo dichiarato (dall’ormai ex CEO Tavares) di raggiungere il milione di esemplari prodotti in Italia entro il 2030. Le cose sembrano andare diversamente.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><br>Presidiare e rilanciare la produzione in Italia</h2>



<p><br>Non è passato poi tanto tempo. Il 17 dicembre 2024 Stellantis insieme al MIMIT annunciava il “<strong>Piano Italia</strong>”. Un impegno assunto in sede pubblica, la promessa di investire nelle fabbriche italiane portando nuovi modelli e salvaguardando i posti di lavoro. Una rassicurazione importante – nella sostanza ma ancor più a livello mediatico – accompagnata da un rilancio dell’italianità del brand sui canali tradizionali e online. Il Piano Italia è ambizioso. Investimenti per <strong>2 miliardi di euro </strong>nel 2025 e 6 miliardi di euro di acquisti da fornitori operanti in Italia. Produzione diretta e filiera, quindi. Un macrocosmo di Piccole e Medie Imprese che dipendono a cascata dagli ordini dei giganti.</p>



<p>A Pomigliano la piattaforma STLA-SMALL dal 2028 con Panda e Pandina fino al 2030. A Mirafiori la 500 ibrida ed elettrica. A Cassino la STLA-Large, base per la nuova Stelvio, la nuova Giulia e un altro modello top di gamma. A Melfi la STLA-Medium. Insomma, Stellantis non si è limitata a vaghe promesse: ha elaborato un piano analitico per ogni stabilimento produttivo. Anche per Termoli.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><br>Addio Gigafactory: Termoli si ferma per un anno</h2>



<p><br>Appunto: Termoli. Su di essa era aperta la possibilità di realizzare una <strong>Gigafactory </strong>in collaborazione con ACC. Una possibilità che oggi sembra tramontata. È infatti del 25 agosto l’annuncio del <strong>contratto di solidarietà</strong> per tutti gli oltre 1.800 lavoratori dello stabilimento fino al 31 agosto 2026. Un intero anno di sosta per uno stabilimento produttivo del settore automotive, che evolve di giorno in giorno, costituisce un elemento di preoccupazione non solo per i sindacati, ma anche per l’intera rete di fornitura e l’indotto occupazionale portato in quell’area del Paese.</p>



<p></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/stellantis-investe-in-marocco-e-ferma-termoli-dubbi-sul-futuro-del-piano-italia.html">Stellantis, il Piano Marocco al posto del Piano Italia: produzione raddoppiata a Kenitra</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Gas, riserve europee al minimo: il prossimo inverno è già un problema</title>
		<link>https://it.insideover.com/energia/gas-riserve-europee-al-minimo-il-prossimo-inverno-e-gia-un-problema.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gianmaria Vianova]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 18 Mar 2025 07:40:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[Gas naturale]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Ucraina]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://it.insideover.com/?p=461343</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1186" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240827114813136_da719fba8221e2b88f53b9de9a50dfca.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240827114813136_da719fba8221e2b88f53b9de9a50dfca.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240827114813136_da719fba8221e2b88f53b9de9a50dfca-600x371.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240827114813136_da719fba8221e2b88f53b9de9a50dfca-300x185.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240827114813136_da719fba8221e2b88f53b9de9a50dfca-1024x633.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240827114813136_da719fba8221e2b88f53b9de9a50dfca-768x474.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240827114813136_da719fba8221e2b88f53b9de9a50dfca-1536x949.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Gas, stoccaggi giù: il prossimo inverno è già un problema per l'Europa che non va così male da tre anni. Ecco le ragioni.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/energia/gas-riserve-europee-al-minimo-il-prossimo-inverno-e-gia-un-problema.html">Gas, riserve europee al minimo: il prossimo inverno è già un problema</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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<p>Gli stoccaggi di gas dell’Unione europea sono ai <strong>livelli più bassi degli ultimi tre anni</strong>. Ora inizia la stagione del riempimento per il prossimo inverno, una fase particolarmente delicata visto l’azzeramento dei flussi dalla Russia e la concorrenza asiatica sul LNG degli Stati Uniti. Dopo il picco di febbraio il prezzo del gas sembra rientrare, ma le incognite restano. Una su tutte? L’esito delle <a href="https://it.insideover.com/politica/la-spinta-di-trump-per-il-cessate-il-fuoco-discussioni-positive-con-putin.html"><strong>trattative tra USA e Russia sull’Ucraina</strong>.</a></p>



<p>Andiamo con ordine. Alle Idi di Marzo l’Unione europea <a href="https://agsi.gie.eu/">si ritrovava con il 35% di capacità residua</a> degli stoccaggi. Per la precisione, restano nelle scorte poco meno di 400 Terawattora di gas naturale. Sono circa 282 TWh in meno rispetto allo stesso giorno del 2024 e 230 TWh sotto i livelli del 2023. <strong>Bisogna tornare all’inverno del 2022 per registrare valori inferiori</strong>: il 15 marzo di quell’anno restavano 289 TWh di gas naturale.</p>



<p>Dopo due inverni relativamente sereni, <strong>il continente torna improvvisamente in riserva</strong>. I fattori sono essenzialmente due. Da una parte <strong>l’Europa ha attinto maggiormente dalle scorte</strong>. Tra il 15 marzo 2025 e il 15 ottobre 2024 sono stati drenati 749,8 TWh di gas naturale, contro i 505,5 TWh dello stesso periodo dell’anno precedente. Un largo consumo che non è stato sostenuto dai flussi in ingresso: negli stoccaggi sono entrati 60,5 TWh contro gli 84,3 TWh dell’anno precedente. Due variazioni negative che accompagnano il continente alle porte della primavera con un livello sensibilmente inferiore degli stoccaggi. Un ammanco che necessariamente andrà colmato con ingenti acquisti nei prossimi mesi.</p>



<p>Non tutti i Paesi però sono allo stesso punto. <strong>A condizionare il dato comunitario sono infatti Francia e Germania</strong> con il loro 21,6% e 29,8% di capacità residua. Molto meglio l’Italia con quasi il 46% degli stoccaggi ancora disponibili. </p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>La domanda asiatica ha spinto il prezzo</strong></h2>



<p>Il <a href="https://it.investing.com/commodities/ice-dutch-ttf-gas-c1-futures">prezzo del future del TTF</a>, riferimento per il gas naturale in Europa, è cresciuto dai 27 €/MWh di metà marzo 2024 a quasi 56 €/MWh all’inizio di febbraio, per poi ritracciare attorno a quota 40 €/MWh a metà marzo 2025. <strong>L’aumento del prezzo è stato graduale e costante nell’arco del 2024</strong>, per poi intensificarsi all’inizio del 2025. Analisti ed esperti hanno circoscritto due cause. La prima è esogena e si è palesata nella seconda metà del 2024: la <strong>concorrenza asiatica</strong> all’Europa nell’approvvigionamento di gas metano liquido. Tra aprile e novembre 2024 gli acquirenti di LNG sulla piazza asiatica erano disposti a <a href="https://www.pricepedia.it/it/magazine/article/2025/01/31/determinanti-del-prezzo-europeo-del-gas-a-50-euromwh/">spendere più degli omologhi europei</a> per accaparrarsi l’arrivo di navi gasiere. Il gap a giugno, luglio e settembre ha raggiunto anche i 6 €/MWh in favore del JKM (Asia) rispetto al TTF (Europa), in una fase critica per il riempimento degli stoccaggi nel nostro continente. Quando ciò accade <strong>i prezzi del gas europeo</strong> – in un contesto di offerta rigida &#8211; vengono <strong>trascinati verso l’alto</strong>, nel tentativo di assicurarsi la fornitura di gas necessaria a superare l’inverno.</p>



<p>La situazione si è poi stabilizzata, invertendosi stavolta dalla parte degli europei: tra gennaio e febbraio 2025 il TTF ha registrato valori decisamente più elevati rispetto al JKM asiatico. A inizio anno sono infatti subentrati fattori endogeni: lo stop definitivo ai flussi dal gasdotto ucraino dal primo gennaio, la riduzione degli stoccaggi più incisiva rispetto alla media storica e maggiori consumi per il riscaldamento nel continente. Tutti elementi che hanno portato alla formazione di prezzi elevati sul mercato.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>L’Europa vaso di coccio tra USA e Russia</strong></h2>



<p>Lecito ora chiedersi: <strong>cosa accadrà al prezzo del gas naturale in primavera?</strong> Da una parte bisogna mettere in conto i quasi 300 TWh aggiuntivi di acquisti che il continente dovrà sobbarcarsi per ripristinare gli stoccaggi. Molto dipenderà dalla strategia adottata. Se, come l’anno scorso, sarà un “Maledetti e subito”, ovvero acquisti a tappeto per assicurarsi le forniture, bisognerà mettere in conto il pagamento di un premio ai fornitori. Vi è però una grandissima incognita sul tavolo: le incombenti <strong>trattative tra Stati Uniti e Russia sul conflitto in Ucraina</strong>. </p>



<p>La partita sul gas sarà una delle questioni dirimenti. La prolungata guerra a Kiev ha allontanato Mosca dall’Europa e azzerato l’export di gas russo al Vecchio continente, aprendo le porte all’invasione del LNG statunitense in Europa. Tra luglio 2022 e dicembre 2024 l’export di gas liquefatto degli Stati Uniti è aumentato di oltre un terzo e <a href="https://www.eia.gov/dnav/ng/ng_move_expc_s1_a.htm">l’Europa nel 2024 ha rappresentato quasi il 40% del suo mercato</a>. Trump sarà disposto a rinunciare a questa fetta di mercato ripristinando l’equilibrio pre-2022? Nella rispostasi cela il vero elemento in grado di rivoluzionare il quadro delle forniture europee.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>L’Italia si affida a Nord Africa, TAP e rigassificatori</strong></h2>



<p>Ma l’Italia da dove prende il suo gas? Possiamo affidarci ai <a href="https://www.snam.it/it/trasporto/dati-operativi-business/2_Andamento_dal_2005/">dati Snam sui flussi in ingresso</a>. Nel mese di febbraio il 37,5% del gas è transitato a Mazara del Vallo (<strong>ergo, dal Nord Africa</strong>). Importanti anche i flussi di Melendugno (ovvero il TAP) con il 15,0% del totale e il rigassificatore di Caverzere (15,7%), Piombino (7,3%) e Livorno (8,2%). Il 12,2% passa invece da Passo Gries. E il gas russo? La sentinella è l’entrata di Tarvisio, dalla quale è transitato il 2,7% del gas. Livelli prossimi allo zero e ormai marginali, per quella che fino a pochi anni fa era la fonte determinante del gas naturale italiano. La diversificazione ricercata dai Governi che si sono succeduti negli ultimi anni sembra così concretizzarsi, anche se a fronte di un costo medio all’importazione più alto della media storica (anche a causa del mercato).</p>
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		<title>Trump ammette il rischio recessione, Wall Street sente l&#8217;odore del sangue e va in rosso</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/trump-ammette-il-rischio-recessione-wall-street-sente-lodore-del-sangue-e-va-in-rosso.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gianmaria Vianova]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 11 Mar 2025 09:43:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Economia statunitense]]></category>
		<category><![CDATA[Wall Street]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1008" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_2025012710092333_e6c8f09159ed1e8aa2ace40ae58cf5af-e1737979301217.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_2025012710092333_e6c8f09159ed1e8aa2ace40ae58cf5af-e1737979301217.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_2025012710092333_e6c8f09159ed1e8aa2ace40ae58cf5af-e1737979301217-600x315.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_2025012710092333_e6c8f09159ed1e8aa2ace40ae58cf5af-e1737979301217-300x158.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_2025012710092333_e6c8f09159ed1e8aa2ace40ae58cf5af-e1737979301217-1024x538.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_2025012710092333_e6c8f09159ed1e8aa2ace40ae58cf5af-e1737979301217-768x403.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_2025012710092333_e6c8f09159ed1e8aa2ace40ae58cf5af-e1737979301217-1536x806.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>L'obiettivo della Casa Bianca: riportare sotto controllo i deficit gemelli, quello fiscale e quello commerciale. Ma la politica dei dazi...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1008" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_2025012710092333_e6c8f09159ed1e8aa2ace40ae58cf5af-e1737979301217.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_2025012710092333_e6c8f09159ed1e8aa2ace40ae58cf5af-e1737979301217.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_2025012710092333_e6c8f09159ed1e8aa2ace40ae58cf5af-e1737979301217-600x315.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_2025012710092333_e6c8f09159ed1e8aa2ace40ae58cf5af-e1737979301217-300x158.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_2025012710092333_e6c8f09159ed1e8aa2ace40ae58cf5af-e1737979301217-1024x538.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_2025012710092333_e6c8f09159ed1e8aa2ace40ae58cf5af-e1737979301217-768x403.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_2025012710092333_e6c8f09159ed1e8aa2ace40ae58cf5af-e1737979301217-1536x806.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il presidente statunitense <strong>Donald Trump</strong> in un’intervista non esclude la recessione. Wall Street sente l’odore del sangue e scatena le vendite in Borsa. Nella seduta di scambi di lunedì 10 marzo il Dow Jones ha lasciato sul campo il 2,08%, l’S&amp;P 500 ha perso il 2,70% e il Nasdaq ha visto erodersi il 4,00% della capitalizzazione. <strong>È l’ennesimo risultato da &#8220;profondo rosso&#8221; innescatosi dalla seconda metà di febbraio</strong>, in cui Trump recita la parte del minaccioso sottomarino. Non si registrava un avvio di presidenza così pesante per i corsi azionari dal 2009, anno in cui però ancora imperversava la crisi finanziaria. Prima di allora bisogna tornare a George W. Bush nel 2001, quando S&amp;P500 e Nasdaq fecero peggio di oggi. Al 10 marzo 2025 il tabellone, infatti, segna -2,6% del Dow Jones, -5,6% S&amp;P500 e -10,5% Nasdaq. Male anche Bitcoin, che perde oltre il 20% nell’ultimo mese (dopo una inesorabile cavalcata partita a settembre 2024).</p>



<p>Sono stati sufficienti due mesi di mandato per confermare una delle tesi più discusse della vigilia: Trump Due non è Trump Uno. La prova regina ci è stata servita su un piatto d’argento dallo stesso Tycoon a <a href="https://www.youtube.com/watch?v=wQ0vjc8UzDw">Sunday Morning Future</a> su Fox News. <strong>Potenzialmente una innocua intervista di routine, </strong>che si è invece trasformata in un carico dinamitardo per gli scambi sui mercati finanziari di poche ore dopo. Alla domanda di Maria Bartiromo “Si aspetta una recessione nel 2025?”, il presidente degli Stati Uniti risponde “<strong>Odio fare previsioni su cose come questa. C’è un periodo di transizione perché quello che stiamo facendo è qualcosa di grosso”</strong>. Una risposta che – nella sintassi elementare e diretta tipica del suo stile comunicativo – si rivela essere pragmatica e trasparente. Una risposta che, proprio per questo, Trump Uno non avrebbe mai potuto fornire.</p>



<p>Il primo mandato di Donald Trump fece dell’ottimismo a oltranza il rullante dell’avanzata di una politica economica alimentata a bassi tassi di interesse (premendo sul governatore Powell alla FED), deregolamentazione sul fronte interno, tagli fiscali e costi dell’energia contenuti (spingendo sulla produzione nazionale di combustibili fossili). Donald Trump come imprenditore-presidente, chiamato quindi a dare il<a href="https://it.insideover.com/economia/decollo-di-wall-street-e-disuguaglianze-i-due-volti-della-trumpnomics.html"> “buon esempio” ai colleghi<strong> alimentando gli investimenti </strong>e i corsi azionari anche attraverso la comunicazione convinta</a> e priva di indecisione. Un’arma decisiva in un’epoca in cui il <em>trading</em> si intreccia sempre più al <em>sentiment</em> rilevato su social network e media tradizionali.</p>



<p>Trump Due ha abbandonato per ora <strong><a href="https://it.insideover.com/economia/trump-allassalto-dellue-con-i-dazi-ma-la-guerra-economica-usa-viene-da-lontano.html">il ruolo di irriducibile propulsore dell’economia (con la crescita del Pil e dei corsi azionari a tutti i costi)</a></strong>, assumendosi la responsabilità dell’inversione della politica economica. Un Presidente che quindi mette in conto e ammette pubblicamente l’avvio di una fase di transizione che potrà anche essere dolorosa nel breve termine, sospendendo la comunicazione “alla dopamina” a cui ci ha abituati nel 2016 e abbracciando il più istituzionale “medio termine”.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Nel mirino i &#8220;deficit gemelli&#8221;</h2>



<p>Le parole pronunciate a Fox News sono state per le Borse la scintilla di un mix esplosivo presente da settimane, alimentato da uno stato di progressiva e crescente incertezza sul fronte dei dazi commerciali nei confronti di <strong>Cina, Europa, Messico e Canada.</strong> Lucidamente <a href="https://apnews.com/article/stocks-markets-economy-tariffs-trump-rates-174603e75feb9d5cca96c08817e0c7c2">titola l’Associated Press</a>: “Wall Street si chiede quanto dolore Trump è disposto ad accettare per l’economia”. Perché se quelle di Trump “sono solo parole”, ci pensano anche indicatori quantitativi come il “GDP Now” della Federal Reserve di Atlanta a suonare il campanello di allarme. Il modello – simile all’Ita-Coin di Banca d’Italia – <a href="https://www.atlantafed.org/cqer/research/gdpnow">stima che nel primo trimestre del 2025 l’economia USA si sia contratta sensibilmente</a>.</p>



<p>Nell’intervista a Fox News Trump non solo alimenta l’incertezza ma <a href="https://www.wsj.com/economy/trump-declines-to-rule-out-recession-45a1513f?mod=article_inline">declassa l’andamento del mercato azionario</a> in quanto indicatore, durante il primo mandato innalzato quotidianamente a cartina di tornasole del proprio operato: “Io devo costruire una nazione forte. Non puoi fermarti a guardare il mercato azionario. Considera che in Cina hanno un orizzonte di 100 anni”. E ancora, sui dazi: “Potrebbe esserci qualche perturbazione, un po’ di perturbazione”.</p>



<p>Una delle possibili chiavi di lettura la fornisce allora il Segretario del Tesoro <strong><a href="https://it.insideover.com/economia/usa-scott-bessent-al-tesoro-usa-da-soros-a-trump-parabola-di-un-finanziere-dassalto.html">Scott Bessent:</a></strong> “Il mercato e l’economia sono diventate dipendenti dalla spesa del Governo e ora ci sarà una fase di detox”. <strong>Nel mirino ci sono i “deficit gemelli”, fiscale e commerciale</strong>, da sempre sostenuti dal primato del dollaro e della forza economica USA. Ma oggi queste certezze vacillano. I dazi colpiranno i consumi interni, che non potranno più contare su una politica fiscale espansiva, stando alle linee rosse tracciate da Trump. L’unico sostegno potrebbe arrivare da una politica monetaria accomodante. Su questa il Presidente sembra ancora puntare per sostenere i T-Bond e dare ossigeno a un debito privato <a href="https://www.newyorkfed.org/microeconomics/hhdc">mai così elevato nella storia in termini assoluti</a>, con una percentuale di insolvenze sulle carte di credito in impennata (massimi da fine 2008).</p>



<p>Dopo l’indipendenza energetica gli USA hanno dato il via ad <strong>una ristrutturazione tesa a riequilibrare la bilancia dei pagamenti.</strong> Una partita che l’Italia visse nel 2011, anche se con punti di partenza decisamente diversi. Una “cura” che tradizionalmente l’opinione pubblica fatica a digerire e che deve necessariamente contemplare tra gli effetti collaterali il rallentamento dell’economia e, in casi gravi, pure una recessione. Anche al costo di mostrarsi vulnerabili – nel breve termine – agli occhi degli investitori.</p>
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