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	<title>Gianluca Zanella Archives - InsideOver</title>
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	<title>Gianluca Zanella Archives - InsideOver</title>
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		<title>Delitto di Garlasco: il romeno, l&#8217;avvocato, il maresciallo, i suicidi&#8230; quello che nessuno vi ha mai raccontato</title>
		<link>https://it.insideover.com/criminalita/delitto-di-garlasco-il-romeno-lavvocato-il-maresciallo-i-suicidi-quello-che-nessuno-vi-ha-mai-raccontato.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gianluca Zanella]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 13 Mar 2025 15:32:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Criminalità]]></category>
		<category><![CDATA[Cronaca nera]]></category>
		<category><![CDATA[Delitto di Garlasco]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="2126" height="1417" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/03/OVERCOME_20240606170742527_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_1058180.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/03/OVERCOME_20240606170742527_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_1058180.jpg 2126w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/03/OVERCOME_20240606170742527_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_1058180-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/03/OVERCOME_20240606170742527_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_1058180-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/03/OVERCOME_20240606170742527_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_1058180-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/03/OVERCOME_20240606170742527_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_1058180-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/03/OVERCOME_20240606170742527_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_1058180-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/03/OVERCOME_20240606170742527_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_1058180-2048x1365.jpg 2048w" sizes="(max-width: 2126px) 100vw, 2126px" /></p>
<p>Il 13 agosto del 2007, a Garlasco, c'erano molte persone, tutte protagoniste di vicende trasversali che compongono un quadro inedito.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/criminalita/delitto-di-garlasco-il-romeno-lavvocato-il-maresciallo-i-suicidi-quello-che-nessuno-vi-ha-mai-raccontato.html">Delitto di Garlasco: il romeno, l&#8217;avvocato, il maresciallo, i suicidi&#8230; quello che nessuno vi ha mai raccontato</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="2126" height="1417" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/03/OVERCOME_20240606170742527_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_1058180.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/03/OVERCOME_20240606170742527_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_1058180.jpg 2126w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/03/OVERCOME_20240606170742527_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_1058180-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/03/OVERCOME_20240606170742527_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_1058180-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/03/OVERCOME_20240606170742527_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_1058180-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/03/OVERCOME_20240606170742527_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_1058180-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/03/OVERCOME_20240606170742527_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_1058180-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/03/OVERCOME_20240606170742527_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_1058180-2048x1365.jpg 2048w" sizes="(max-width: 2126px) 100vw, 2126px" /></p>
<p><strong><em>La riapertura delle indagini sul caso di Garlasco e la concentrazione degli inquirenti sulla figura di Andrea Sempio ci spinge a riproporre questa ampia e dettagliata analisi dei punti oscuri del caso del 2007 su cui Gianluca Zanella aveva indagato quando ancora il faro dei media era distante da un caso che sembrava chiuso. </em></strong></p>



<p>Esattamente 17 anni oggi, tanto il tempo trascorso dall&#8217;omicidio di Chiara Poggi. Un tempo superiore a quello comminato ad <strong>Alberto Stasi</strong>, condannato a 16 anni per omicidio volontario. Ci sono luoghi lontani dai grandi centri urbani che resteranno per sempre in una bolla di anonimato. Piccole e medie località che rimarranno note solamente a chi le abita o nella memoria di chi in quei luoghi ha lavorato, ha vissuto parte della propria vita o conserva gli affetti. Altri luoghi, invece, non sono così fortunati. E il loro nome entra nella memoria collettiva in quanto legato a fatti di sangue divenuti celebri: Erba, Avetrana, Brembate di Sopra, Cogne. E ovviamente Garlasco.</p>



<p>Tutti luoghi che fino a quel momento non suggerivano nulla, ma che improvvisamente sono saliti alla ribalta delle cronache, che da un giorno a un altro sono stati invasi da troupe televisive, forze dell’ordine, folle di curiosi. E a quel punto l’attenzione mediatica si focalizza sull’evento all’origine di tanto interesse, lo scandaglia, lo seziona alla ricerca dei dettagli più pruriginosi. E <strong>il contesto, il quadro d’insieme si perde, sfuma nell’indefinito</strong>.</p>



<p>Per il delitto di Garlasco è accaduto proprio questo. <strong>La storia di Chiara Poggi e Alberto Stasi ha sovraccaricato i media nazionali</strong> per mesi, anni, con il risultato di produrre un monolite informativo, una visione distorta che, per quanto minuziosa, in realtà banalizza gli eventi, scollegandoli dal contesto in cui essi sono maturati. Quasi il delitto di una ragazza di 28 anni sia stato una meteora, completamente scollegato da qualsiasi situazione pregressa.</p>



<p>In questo articolo che si configura come ideale conclusione di un <strong><a href="https://it.insideover.com/category/delitto-di-garlasco">percorso giornalistico</a> </strong>volto a scandagliare i fatti sotto punti di vista raramente battuti, quando non palesemente ignorati, racconteremo il contesto. Racconteremo una Garlasco differente da quella che emerge quando si pensa al delitto di Chiara Poggi. E in conclusione, entreremo nella scena del delitto. E vi indicheremo alcune cose mai entrate nella narrazione mediatica dell’omicidio. Cose che possono generare domande a cui nessuno, fin ora, ha cercato di dare una risposta.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Prendi un giorno d’estate a Garlasco</strong></h2>



<p>Per giustificare l’attenzione investigativa che sin da subito venne indirizzata solo ed esclusivamente su Alberto Stasi,<strong> è passata la versione che quel giorno, il 13 agosto 2007, a Garlasco – circa 10 mila anime – non ci fosse nessuno</strong>. Praticamente un paese fantasma. Ovviamente non è così, quel giorno a Garlasco c’erano tante persone, molte di queste, in effetti, gravitarono nella vicenda, finendone talvolta a vario titolo – mediatico o giudiziario – coinvolte. <strong>C’erano le gemelle Paola e Stefania Cappa</strong>, le cugine di Chiara, che finirono al centro delle polemiche dopo aver effettuato un fotomontaggio che le mostrava in compagnia della ragazza uccisa ed essersi esposte di fronte all’occhio delle telecamere. <strong>C’era Andrea Sempio</strong>, il diciannovenne amico di Marco Poggi, fratello di Chiara, che nel 2016 sarà indicato (e poi archiviato) come il possibile, vero killer, dopo che il suo Dna, poi ritenuto dalla Procura di Pavia inutilizzabile, era stato ritrovato sotto le unghie di Chiara. </p>



<p>C’erano tante altre persone che, come già detto, incroceranno questa storia marginalmente, ma finiranno talvolta al centro di altre vicende, tutte curiosamente germogliate in seno a quella comunità sconvolta dal delitto di Chiara Poggi, e che – per ragioni insondabili – negli anni sembra non trovare pace.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Scandalo al santuario</strong></h2>



<p>Qualche anno fa una fonte ci disse: “<strong>Non si può capire bene il contesto del delitto di Garlasco se non si approfondisce quello che succedeva alle Bozzole</strong>”. Non fu complicato capire a cosa si riferisse la fonte. Il Santuario della Madonna della Bozzola (e non Bozzole) è un punto di riferimento importante per la zona e non solo. Dal 1990 ne è rettore un prete che nel 2003 fonda una comunità per il recupero di ragazzi e ragazze con problemi di tossicodipendenza e di natura psicologica. Il suo nome salì alla ribalta delle cronache tra il 2014 e il 2015, quando <strong>venne coinvolto in una brutta storia di ricatti a sfondo sessuale</strong>. Un cittadino romeno sosteneva di averlo ripreso in atteggiamenti intimi con un altro uomo, chiedendogli poi una somma di denaro per comprare il suo silenzio. La storia si sarebbe potuta interrompere con una denuncia, e in effetti il religioso si rivolse all’allora comandante della Stazione dei Carabinieri che però, a quanto risulta dagli atti, si limitò ad ammonire verbalmente il romeno affinché interrompesse l’estorsione.</p>



<p>Questo non avviene e l’insistenza dell’uomo diventa talmente forte da determinare una decisione discutibile: il prete cede e decide di pagare. <strong>A fare da intermediario per la consegna dei soldi, l’allora sindaco di Garlasco</strong>. Il romeno ottiene qualche decina di migliaia di euro e, come se non bastasse, per farlo stare buono, l’allora sindaco, che era anche un commercialista, gli apre una ditta individuale per permettergli di lavorare nel ramo edilizio, grazie alla collaborazione di un altro professionista: un avvocato che, già in precedenza, aveva svolto il ruolo di intermediario tra il romeno e altre persone a vario titolo convinte a cedergli del denaro, approntando anche della documentazione che giustificasse la dazione. Alla fine, <strong>secondo gli inquirenti, il rettore del Santuario consegnerà in totale al romeno circa 150 mila euro</strong>, fin quando la situazione, ormai fuori controllo, arriverà a interessate le alte sfere del Vaticano e le autorità, che arresteranno l’uomo.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>L’avvocato e la praticante</strong></h2>



<p>In questa storia a metà tra il boccaccesco e il noir, resta poco chiaro il motivo che ha portato l’allora sindaco di Garlasco e un avvocato del foro di Vigevano – che, è bene specificarlo, non sono mai stati indagati per questa vicenda &#8211; a esporsi in favore di un becero truffatore.</p>



<p>Lo stesso avvocato lo ritroviamo come difensore di <strong>Andrea Sempio</strong> quando il ragazzo finisce al centro della bufera, indicato dalla difesa di Alberto Stasi come il vero autore dell’omicidio, dopo che il suo Dna – a seguito di indagini difensive che verranno aspramente criticate, sebbene poi considerate del tutto legittime – verrà riconosciuto come lo stesso presente sotto le unghie di Chiara e, fino a quel momento, attribuito ad IGNOTO. &nbsp;Sull’esito delle indagini a carico di Sempio non ci soffermiamo. La posizione del ragazzo sarà archiviata dopo circa 4 mesi di indagini poiché il Dna viene ritenuto inutilizzabile in quanto troppo degradato.</p>



<p>C’è però una circostanza curiosa che merita di essere portata all’attenzione dei lettori e che aggiunge un ulteriore tassello a quel quadro di contesto che nel delitto di Garlasco è sempre rimasto in ombra. Sono le 13.50 del 5 febbraio 2017. Andrea Sempio, che è sotto indagine e che qualche sera prima è stato ospite della trasmissione Mediaset <em>Quarto Grado</em>, sin dall’inizio fortemente orientata verso la colpevolezza di Stasi, è al lavoro in un negozio e, mentre si trova dietro il bancone, riceve una telefonata di circa 50 secondi. Sempio risponde senza esitazioni, ma dalla trascrizione sembra quasi sorpreso, come non si aspettasse di sentir parlare quell’interlocutore.</p>



<p>A chiamare è un uomo che gli investigatori indicano come piuttosto in là con l’età. Non ha mai telefonato prima e non telefonerà mai più e non sembra essere mai stato identificato. Di per sé nel corso della telefonata non si dice nulla di particolare. L’uomo, che a Sempio dà del “tu”, chiede se vada tutto bene. Sempio, che invece dà del “lei”, dice di si, che “qualcosa si sta muovendo” e che di giornalisti, per ora, non se ne sono visti. “Bene” commenta l’uomo, che poi saluta.</p>



<p>Perché è interessante questa telefonata? Perché il telefono da cui viene effettuata è intestato a una donna di origine extra europea che diventerà successivamente praticante avvocato nello studio dell’avvocato di Sempio. L’uomo al telefono, se ve lo chiedeste, non è ovviamente l’avvocato, altrimenti non ci sarebbe nulla di curioso. Ad aggiungere coincidenze su coincidenze, il nome della stessa donna lo ritroviamo qualche anno prima in un’altra situazione che finisce all’attenzione delle autorità.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Sesso e veleni</strong></h2>



<p>È il 2013. Per l’allora comandante della stazione dei Carabinieri di Garlasco è quello che gli antichi romani avrebbero chiamato un <em>annus horribilis</em>. La famiglia Poggi, difesa dall’avvocato Gianluigi Tizzoni, lo ha <strong>denunciato per falsa testimonianza</strong> in relazione al mancato sequestro della bicicletta nera in uso alla famiglia Stasi e tenuta nel magazzino della ditta di Nicola Stasi, padre di Alberto. </p>



<p>Contestualmente, il maresciallo sta vivendo un periodo di forti tensioni: da un lato finisce nei guai per aver fornito a una sua amica – tra l’altro, altra coincidenza, parente stretta di Andrea Sempio –<s> </s>un dispositivo gps per spiare i movimenti del marito (sarà condannato per peculato); dall’altro finisce a processo (e sarà poi condannato) per <strong>favoreggiamento della prostituzione</strong>.</p>



<p>Secondo gli investigatori, l’uomo e altre persone hanno tollerato che nel locale notturno da loro gestito – l’Exclusive Club di Garlasco – alcune ragazze adescassero i clienti per poi condurli nelle stanze soprastanti. Non solo, il maresciallo e gli altri avrebbero anche trattenuto una parte di quanto pagato dai clienti. Tra gli atti prodotti nel corso del processo si leggono diversi nomi. Tra quelli delle ragazze, che vengono sentite dai carabinieri e che sostanzialmente confermano tutto, c’è quello della donna dal cui telefono, nel 2017, arriverà quella strana telefonata. Donna che, come detto, diventerà qualche anno dopo praticante avvocato nello studio del legale di Sempio.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Una lunga scia di suicidi</strong></h2>



<p>Purtroppo nel quadro di contesto ci sono anche alcuni suicidi piuttosto singolari. Nel 1990 due giovani, tali Giordano e Daniele, si erano uccisi con il gas di scarico della macchina di uno dei due dopo aver passato una serata con gli amici che non aveva lasciato presagire nulla di preoccupante. Di questa storia si trova labile traccia in alcuni articoli, ma i dettagli sfuggono. Di certo c’è solo che teatro di questo gesto è via Mulino, dove parecchi anni dopo, il 23 novembre 2010 si consumerà un’altra tragedia inspiegabile e inspiegata. </p>



<p><strong>Giovanni Ferri</strong>, meccanico in pensione, ultra ottantenne in buona salute, dedito alla moglie invalida, abitudinario e molto ben voluto, esce di casa come ogni mattina, percorre le solite strade, compra il giornale nella solita edicola e lo legge al tavolino del solito bar, dove sorseggia un caffè. Solo che quel giorno, Giovanni non torna a casa. Si infila tra un muro e un palazzo, in un pertugio di circa 50 cm – o almeno, è lì che viene ritrovato – e <strong>si taglia i polsi e la gola</strong>. Nonostante le nostre ricerche sul punto, non siamo mai riusciti a sapere se il coltello sia mai stato ritrovato sul posto.</p>



<p><strong>Negli anni a seguire, invece, a uccidersi saranno dei ragazzi</strong>. Tutti giovanissimi, poco più che ventenni. Uno di loro, che tra l’altro frequentava la comunità diretta dal rettore del Santuario, nel 2011 si lancia da un acquedotto. Un altro nel 2014 si impicca a una trave facendo un nodo scorsoio molto difficile da realizzare; nel 2015 un’altra impiccagione. Tragedie che lasciano intere famiglie distrutte. La spia di un disagio che corre silenzioso tra giovani che da anni, da quel maledetto 13 agosto 2007, vivono con il fantasma di un delitto che ha stravolto la quotidianità di un’intera cittadina, compresa la loro.</p>



<p>Questo è il quadro di contesto di Garlasco. Ora passiamo alla scena del delitto e a quei dettagli che nessuno ha mai portato all’attenzione del grande pubblico.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Elementi di serie B</strong></h2>



<p>Nel lungo lavoro d’inchiesta cominciato prima sulle pagine de<em> IlGiornale.it</em> e proseguito su quelle di <em>InsideOver</em>, più volte ci siamo trovati a sottolineare che molti elementi e molte potenziali piste investigative sono state sacrificate per concentrare tutti gli sforzi sul primo e unico indiziato: Alberto Stasi. <strong>Gli alibi di molte persone presenti quella mattina a Garlasco non vennero opportunamente verificati</strong>. Nessuno. E diversi elementi presenti sulla scena del delitto sono rimasti semplicemente ignorati.</p>



<p>Si è ignorata, per esempio, la sparizione di due teli da mare da un mobile della saletta tv, quella dove il fratello di Chiara e i suoi amici si chiudevano spesso a giocare alla Play Station. A dirlo ai carabinieri è Rita Preda, la mamma di Chiara, che si accorge di questa strana assenza. In effetti, dalle foto che ritraggono il mobile in cui i teli erano conservati, si vedono due cassetti semi aperti. Nessuno, però, ha mai pensato di rilevare eventuali impronte digitali o tracce biologiche.</p>



<p>Passando in cucina, oltre a un posacenere mai repertato di cui in precedenza abbiamo avuto modo di scrivere, <strong>c’è un cassetto della credenza, chiuso, con una traccia di sangue di Chiara</strong>. È quindi evidente, non essendo quella la stanza in cui si è consumata l’aggressione, che l’assassino sia entrato lì in un secondo momento e si sia diretto proprio verso quel cassetto. Cosa vi era contenuto? Sacchetti di plastica, buste della spesa.</p>



<p>Sacchetti che, con buona probabilità, vennero utilizzati per nascondere qualcosa. Forse l’arma del delitto sporca di sangue e mai ritrovata. O forse, ma questa è una suggestione, i teli da mare con cui l’assassino magari si è ripulito dopo essere arrivato alla soglia del bagno, dove c’è una sua impronta di scarpa, ed essersi specchiato. Lì, ricoperto di sangue, ha scelto di non lavarsi al lavandino – dove in effetti non verranno trovate tracce di sangue – ma di pulirsi con qualcos’altro.</p>



<p>Questo comporta una cosa: <strong>l’assassino, che è andato a colpo sicuro aprendo i cassetti giusti, doveva conoscere molto bene casa Poggi</strong>. Naturale pensare ad Alberto Stasi. Dopotutto, lui e Chiara stavano insieme da quattro anni. Ma che tipo di rapporto era il loro? Alberto conosceva davvero così bene casa Poggi?</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Fidanzati ma non troppo</strong></h2>



<p>In realtà il rapporto tra Chiara e Alberto ha subìto sin dalle primissime battute una deformazione imposta da una narrazione mediatica alla ricerca del pathos necessario per ogni grande storia di amore e morte. Si parlava di due ragazzi “fidanzati in casa”, dando per buono che, dopo quattro anni di relazione, Alberto fosse di casa tra le mura della villetta di via Pascoli.</p>



<p>In realtà non è così. Il rapporto di Chiara e Alberto, nonostante il tempo trascorso insieme, era un rapporto che non si potrebbe definire maturo. Alberto, più giovane di Chiara, doveva ancora laurearsi. Per lui lo studio veniva prima di tutto, anche del suo rapporto con la fidanzata, con cui in effetti si vedeva principalmente nel weekend. Durante la settimana si sentivano per lo più telefonicamente, ma raramente si vedevano. Dagli atti emerge una realtà differente da quella propinata nei talk show televisivi. Una realtà che emerge dalle parole non solo di Stasi, ma anche dei genitori di Chiara. Quando Alberto andava a prendere Chiara a casa, non entrava mai, la attendeva fuori dal cancello. I contatti con i suoceri erano quasi sempre a distanza. Un saluto e via. Nessun tipo di confidenza. Mai un pranzo o una cena di famiglia, mai un incontro tra genitori. E, cosa più importante, mai una volta in cui Chiara – che a sua volta non frequentava casa Stasi &#8211; sia rimasta a casa da sola. Almeno fino a quell’estate del 2007 quando, per la prima volta, Chiara non si unisce ai genitori per la vacanza.</p>



<p>È quella la prima volta in cui Alberto attraversa la soglia di casa Poggi e vi resta più di qualche minuto. Certo, si può dire che basta anche mezza giornata per memorizzare gli angoli strategici di una casa, soprattutto se si premedita un omicidio. Ma quello di Chiara Poggi è stato un delitto d’impeto, non premeditato. E di certo c’erano persone – al di fuori di quelle del nucleo famigliare – che quella casa la conoscevano molto meglio di Alberto, frequentandola molto più spesso e da diversi anni. Anche questo, però, è un aspetto mai approfondito.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Una presenza inspiegabile</strong></h2>



<p>Arriviamo alla fine di questo quadro d’insieme partito dalla cornice e finito al centro della scena, dove i particolari si sono persi. E alla fine dedichiamo qualche riga al particolare più inspiegabile di tutti, quello su cui ci siamo arrovellati per anni, cercando di dargli una spiegazione logica. Un particolare che emerge sempre grazie alle fotografie presenti in atti.</p>



<p>Sul divano di casa Poggi c’è una busta di una nota marca di abbigliamento. È poggiata come se qualcuno l’avesse lasciata lì un attimo e se la sia dimenticata. Dentro ci sono quattro mutande da donna, sporche (possiamo dirlo con certezza perché i carabinieri del RIS le analizzarono sul posto con il <em>crime scope</em>, rilevando tracce biologiche). Altre mutande mai analizzate saranno trovate sulla scrivania di Chiara, al piano superiore della casa, e nel bagno, sempre al piano superiore: un paio sul bordo della vasca da bagno e un paio nel lavandino.</p>



<p>Gli ambienti del piano superiore non furono scandagliati come quelli del piano sottostante. In quel bagno non vennero rilevate le impronte digitali, né si cercarono tracce latenti di impronte di scarpa o tracce biologiche. Nulla. Restano le foto a fissare delle scene che potrebbero raccontare di una poca attenzione all’ordine. Però, indubbiamente, per quanto si possa essere disordinati, lasciare mutande nel lavandino o sulla vasca da bagno è piuttosto singolare. Così come singolare è tenere altre mutande in una busta.</p>



<p>Qualcuno ha mai analizzato quelle mutande per capire se fossero di Chiara? No. Non vennero neanche sequestrate. Eppure, tra le ipotesi che si possono fare, non è peregrino immaginare che all’inizio anche le mutande ritrovate al piano superiore di casa Poggi fossero contenute in quella busta. Quasi che qualcuno le abbia volute spargere in giro per casa. A che pro? E soprattutto, questo “qualcuno” dove ha preso le mutande? Sicuramente non dai cassetti, perché erano sporche. Allora dalla lavanderia al piano interrato? O magari le ha portate da fuori? E inevitabilmente arriviamo alla domanda principale: se effettivamente qualcuno ha “sparso” quelle mutande in giro per casa, stiamo parlando dell’assassino? Se fosse stato lui, avrebbe dovuto farlo prima del delitto, altrimenti impronte di sangue sarebbero state trovate anche al piano superiore (e non possiamo saperlo, perché lì il luminol non è stato utilizzato).</p>



<p>Tutte queste sono e resteranno per sempre domande senza risposta. Una risposta avrebbero potuto e dovuto darla gli inquirenti, che però hanno ignorato tutto questo. <strong>Così come hanno ignorato alcune piste che avrebbero potuto delineare meglio il contesto della vita di Chiara oltre e prima Alberto</strong>, le sue amicizie, quelle di cui nemmeno il fidanzato era a conoscenza. Chissà, magari ne sarebbero usciti spunti del tutto inutili, o magari una traccia decisiva per arrivare a sbrogliare un caso che, probabilmente, pesa ancora sulla coscienza di tanti.</p>
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		<title>Cybersecurity: Italia prima della classe</title>
		<link>https://it.insideover.com/tecnologia/cybersecurity-italia-prima-della-classe.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gianluca Zanella]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 23 Sep 2024 17:19:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[Cybersecurity]]></category>
		<category><![CDATA[Nazioni Unite (Onu)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1418" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/cybersecurity-hacekr.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/cybersecurity-hacekr.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/cybersecurity-hacekr-600x443.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/cybersecurity-hacekr-300x222.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/cybersecurity-hacekr-1024x756.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/cybersecurity-hacekr-768x567.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/cybersecurity-hacekr-1536x1134.jpg 1536w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La notizia è di pochi giorni fa ed è di quelle tanto inaspettate quanto belle: l&#8217;Italia è tra i primi della classe per quanto riguarda la sicurezza informatica. E non stiamo parlando di una classifica europea, ma mondiale. Qualche giorno fa ha visto la luce la quinta edizione del Global Cybersecurity Index, pubblicato dall&#8217;International Telecommunication &#8230; <a href="https://it.insideover.com/tecnologia/cybersecurity-italia-prima-della-classe.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1418" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/cybersecurity-hacekr.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/cybersecurity-hacekr.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/cybersecurity-hacekr-600x443.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/cybersecurity-hacekr-300x222.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/cybersecurity-hacekr-1024x756.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/cybersecurity-hacekr-768x567.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/cybersecurity-hacekr-1536x1134.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La notizia è di pochi giorni fa ed è di quelle tanto inaspettate quanto belle: <strong>l&#8217;Italia è tra i primi della classe per quanto riguarda la sicurezza informatica</strong>. E non stiamo parlando di una classifica europea, ma mondiale. </p>



<p>Qualche giorno fa ha visto la luce la quinta edizione del <strong>Global Cybersecurity Index</strong>, pubblicato dall&#8217;International <strong>Telecommunication Union</strong>, agenzia della Nazioni Unite specializzata nel monitoraggio della cultura della cyber sicurezza. Il report riguarda il biennio 2023/2024 e ha scandagliato il globo valutando il livello di cyber sicurezza di <strong>190 Paesi</strong>.</p>



<p>I parametri di valutazione sono cinque: legale, organizzativo, tecnico, cooperazione e sviluppo delle capacità, con un punteggio da 0 a 100. Ebbene, <strong>l&#8217;Italia ha totalizzato un punteggio pieno: 100/100</strong>, rientrando nella categoria del Paesi T1 &#8211; Role modeling, ovvero quelle nazioni che rappresentano l&#8217;eccellenza e il faro che guida lo sviluppo in questo settore altamente competitivo. Le altre categorie passano dal T2 (un livello avanzato), al T5 (un livello base in fase di costruzione). </p>



<p>La maggior concentrazione di Nazioni si trova ad affollare i livelli T3 (paesi con una cultura cyber non particolarmente avanzata, ma stabile) e T4 (in evoluzione). Nel T1 &#8211; dove si accede con una votazione minima di 95/100 &#8211; i paesi maggiormente presenti, su un totale di 46, sono proprio quelli europei, a riprova che la sfida di un mondo ormai completamente digitalizzato è stata presa molto seriamente. </p>



<p>Per entrare nell&#8217;olimpo della cybersecurity le prerogative da soddisfare sono molte e molto articolare. <strong>Nel caso italiano, a premiarci è stata la presenza di una normativa nazionale sul cybercrime e la cybersicurezza</strong>; la nostra capacità tecnica (in particolare per la presenza del <strong>CSIRT Nazionale</strong>, ovvero il Computer Security Incident Response Team); l&#8217;adozione di una strategia nazionale e la presenza di un&#8217;agenzia governativa specializzata (l&#8217;<strong>Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale</strong>). A questo si aggiunge la presenza di forti incentivi per lo sviluppo di una corretta cultura della sicurezza informatica e la collaborazione sia con altri paesi, sia con il settore privato. </p>



<p>Se nel T1 siamo in ottima compagnia con paesi tipo la Germania, il Belgio, il Portogallo, <strong>ci si stupisce nel trovare all&#8217;ultimo posto, in uno stato praticamente brado, il Vaticano</strong> e, poco più sopra, San Marino. Ma si sa, il settore della cybersecurity solamente da qualche anno si è imposto all&#8217;attenzione delle istituzioni come settore fortemente strategico. Sicuramente vi sono nazioni che sentono meno impellente l&#8217;urgenza di adeguarsi agli standard nazionali, ma &#8211; presto o tardi &#8211; tutti giungeranno a un livello base che sarà necessario per sopravvivere oltre lo schermo ma, troppo spesso, anche al di qua. </p>



<p>Per quanto ci riguarda, la strada non solo è ancora lunga, ma senza fine. <strong>Il cybercrime è in continua evoluzione e l&#8217;attenzione resta alta</strong>. Ma almeno sappiamo di poter contare su un&#8217;infrastruttura tra le più avanzate al mondo. E per una volta possiamo essere orgogliosi. </p>
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		<title>21 settembre 1990: la Stidda uccide Rosario Livatino, il giudice ragazzino diventato beato</title>
		<link>https://it.insideover.com/cronaca/21-settembre-1990-la-stidda-uccide-rosario-livatino-il-giudice-ragazzino-diventato-beato.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gianluca Zanella]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 21 Sep 2024 11:16:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[mafia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="986" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/OVERCOME_20240921130735571_2ec378c1423d488ee39abbec3c00c91c.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/OVERCOME_20240921130735571_2ec378c1423d488ee39abbec3c00c91c.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/OVERCOME_20240921130735571_2ec378c1423d488ee39abbec3c00c91c-600x394.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/OVERCOME_20240921130735571_2ec378c1423d488ee39abbec3c00c91c-300x197.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/OVERCOME_20240921130735571_2ec378c1423d488ee39abbec3c00c91c-1024x673.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/OVERCOME_20240921130735571_2ec378c1423d488ee39abbec3c00c91c-768x505.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Il 21 settembre 1990 veniva ucciso Rosario Livatino, primo magistrato ad essere beatificato dalla Chiesa cattolica.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="986" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/OVERCOME_20240921130735571_2ec378c1423d488ee39abbec3c00c91c.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/OVERCOME_20240921130735571_2ec378c1423d488ee39abbec3c00c91c.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/OVERCOME_20240921130735571_2ec378c1423d488ee39abbec3c00c91c-600x394.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/OVERCOME_20240921130735571_2ec378c1423d488ee39abbec3c00c91c-300x197.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/OVERCOME_20240921130735571_2ec378c1423d488ee39abbec3c00c91c-1024x673.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/OVERCOME_20240921130735571_2ec378c1423d488ee39abbec3c00c91c-768x505.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Il 21 settembre del 1990, sulla strada che da Caltanissetta lo stava conducendo ad Agrigento, dove era impiegato presso il Tribunale come giudice a latere, <strong>Rosario Livatino</strong>, 38 anni, veniva speronato mentre era alla guida dalla macchina di un commando mafioso legato alla Stidda, organizzazione criminale rivale di Cosa Nostra ma altrettanto feroce. La vecchia Ford Fiesta del giudice finì la sua corsa contro il guard-rail. Ferito a una spalla, Livatino tentò la fuga attraverso ai campi, ma i suoi killer, implacabili, lo raggiunsero e lo finirono a colpi di pistola. Livatino pagava così il suo impegno a indagare sulle strette connessioni tra politica locale, imprenditoria e criminalità organizzata, ma soprattutto, pagava l&#8217;essere stato uno dei primi magistrati a ricorrere al sequestro dei beni per i mafiosi. </p>



<p>Divenuto magistrato a 26 anni, nel 1978, otto mesi dopo la sua morte l&#8217;allora presidente della Repubblica <strong>Francesco Cossiga</strong>, con un&#8217;uscita a dir poco infelice (che diversi anni dopo smentì con una lettera indirizzata ai genitori di Livatino), coniò il termine &#8220;giudice ragazzino&#8221;, criticando il fatto che ai giovani magistrati venissero affidate indagini sulla mafia, senza ragionare, per esempio, che proprio lo Stato di cui lui era il massimo rappresentante avrebbe dovuto proteggere i suoi servitori più fedeli.</p>



<p>Livatino non aveva scorta, non aveva una macchina blindata. I suoi colleghi, subito dopo l&#8217;agguato, denunciarono lo stato d&#8217;abbandono in  cui erano obbligati a lavorare, esposti a ogni genere di rischio personale. Le indagini &#8211; concluse nel 2001 &#8211; portarono all&#8217;arresto e alla condanna degli esecutori materiali e dei mandanti, confermando che la morte di Livatino era maturata proprio a causa del suo impegno pervicace nel conseguire un ideale di giustizia che non corrispondeva ad alcuna logica politica, correntizia o meramente utilitaristica. </p>



<p>Proprio questo suo essere un magistrato dalla schiena dritta, morto così giovane, ne fece una sorta di martire. E la Chiesa, infatti, sin dal 1993 iniziò quel percorso che nel 2021, con una cerimonia nella Cattedrale di Agrigento, ha portato <strong>Rosario Livatino ad essere il primo magistrato della storia a essere beatificato</strong>. La camicia che indossava il giorno dell&#8217;omicidio, intrisa di sangue, è divenuta una reliquia e il giorno in cui viene celebrato è il 29 ottobre.</p>



<p>Di una cosa, però, possiamo essere certi. Livatino avrebbe volentieri fatto a meno della beatificazione, in cambio di un po&#8217; di tempo in più sulla terra dove avrebbe fatto molto &#8211; e bene &#8211; per una regione che più che di santi e beati ha bisogno di uomini onesti.</p>
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		<title>Così Europol ha smantellato Ghost, la piattaforma cyber del crimine organizzato</title>
		<link>https://it.insideover.com/criminalita/cosi-europol-ha-smantellato-ghost-la-piattaforma-cyber-del-crimine-organizzato.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gianluca Zanella]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 Sep 2024 15:29:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Criminalità]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[Cyber security]]></category>
		<category><![CDATA[Intelligenza artificiale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1200" height="800" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240405232233238_b2fe39e96a2cc569f4fca4cea5309f26.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240405232233238_b2fe39e96a2cc569f4fca4cea5309f26.jpg 1200w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240405232233238_b2fe39e96a2cc569f4fca4cea5309f26-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240405232233238_b2fe39e96a2cc569f4fca4cea5309f26-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240405232233238_b2fe39e96a2cc569f4fca4cea5309f26-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240405232233238_b2fe39e96a2cc569f4fca4cea5309f26-768x512.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p>
<p>Si chiamava Ghost ed era una piattaforma di comunicazione tra criminali crittografata ritenuta inattaccabile. Almeno fino a ieri.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1200" height="800" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240405232233238_b2fe39e96a2cc569f4fca4cea5309f26.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240405232233238_b2fe39e96a2cc569f4fca4cea5309f26.jpg 1200w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240405232233238_b2fe39e96a2cc569f4fca4cea5309f26-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240405232233238_b2fe39e96a2cc569f4fca4cea5309f26-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240405232233238_b2fe39e96a2cc569f4fca4cea5309f26-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240405232233238_b2fe39e96a2cc569f4fca4cea5309f26-768x512.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p>
<p>&#8220;Oggi abbiamo chiarito che, indipendentemente da quanto nascoste pensino di essere, le reti criminali non possono sfuggire al nostro sforzo collettivo&#8221;. L&#8217;esordio della dichiarazione ufficiale di <strong>Catherine De Bolle</strong>, Direttrice Esecutiva di Europol, ha il sapore del guanto di sfida in pieno stile <strong>Far West digitale</strong>.</p>



<p>D&#8217;altronde l&#8217;operazione di ieri è stata davvero una di quelle vittorie che segnano un punto sulla lavagna dei buoni, anche se c&#8217;è poco da festeggiare perché il cybercrimine non dorme mai ed è piuttosto vendicativo,<a href="https://it.insideover.com/criminalita/europol-sotto-attacco-i-dati-venduti-sul-darkweb.html"> come d&#8217;altronde sa bene proprio l&#8217;Europol</a>. In attesa di un ipotetico contrattacco, però, è bene celebrare la vittoria di una coalizione davvero mondiale che, con una vasta operazione, ha smantellato <strong>una piattaforma di comunicazione crittografata</strong> che era stata creata per agevolare le comunicazioni tra criminali dediti principalmente al narcotraffico, al riciclaggio di denaro, ma anche a forme di violenza estrema.</p>



<p>Sempre la De Bolle ha dichiarato: &#8220;Le forze dell&#8217;ordine di 9 Paesi, insieme a Europol, hanno smantellato uno strumento che era una rete di salvataggio per il crimine organizzato grave. Questa operazione è ciò per cui Europol è fatta: trasformare la collaborazione in risultati concreti riunendo le persone, gli strumenti e l&#8217;esperienza giusti per affrontare ogni aspetto di questa operazione complessa. Il lavoro svolto fa parte del nostro impegno continuo nel combattere il crimine organizzato ovunque operi&#8221;.</p>



<p>La piattaforma, senza troppa immaginazione, si chiamava <strong>Ghost</strong>, ma questo non è bastato a preservare chi l&#8217;aveva scelta per dare libero sfogo ai propri oscuri traffici. Prima di questa operazione, Ghost garantiva caratteristiche di sicurezza effettivamente molto avanzate. Gli utenti potevano accedere al servizio (a pagamento) senza dover dichiarare alcuna informazione personale. L&#8217;applicazione utilizzava tre standard di crittografia e offriva l&#8217;opzione di inviare un messaggio seguito da un codice specifico, che comportava poi l&#8217;autodistruzione. Questo consentiva non solo di comunicare in modo sicuro, ma di eludere il rilevamento e offrire un serio contrasto alle misure forensi. </p>



<p>A livello mondiale, <strong>Ghost era utilizzata da qualche migliaio di persone</strong>. Fino a ieri, ancora un migliaio di messaggi venivano scambiati attraverso questo strumento che aveva una propria infrastruttura, delle applicazioni e una rete di rivenditori sparsi in diversi Paesi. Confiscato un milione di euro in contanti, chiuso un laboratorio di droga, diverse vite salvate. <strong>51 gli arresti, uno anche in Italia</strong>: un pregiudicato legato alla Sacra Corona Unita. Secondo il comunicato stampa ufficiale, altri arresti verranno effettuati nei prossimi giorni, forse anche nelle prossime ore, questo a significare che l&#8217;indagine è tutt&#8217;altro che chiusa.</p>



<p>Una rete articolata, quella di Ghost: i server si trovavano in Francia e Islanda; i proprietari della società in Australia e le attività finanziarie erano negli Stati Uniti. La task force operativa ha fatto base presso Europol, dove hanno cooperato le polizie di Stati Uniti, Australia, Canada, Francia, Irlanda, Italia, Paesi Bassi, Svezia e Italia.</p>



<p>Un&#8217;indagine difficile, dal momento che a seguito di precedenti operazioni di polizia,<strong> le reti di comunicazione crittografate hanno subito una naturale evoluzione</strong>, mettendo in discussione i vecchi metodi d&#8217;indagine, dove per &#8220;vecchio&#8221; si può intendere un metodo maturato pochi mesi prima. D&#8217;altronde, le soluzioni tecniche hanno di fronte uno sviluppo pressoché illimitato, soprattutto adesso con l&#8217;avvento dell&#8217;Intelligenza artificiale. Non è un caso, infatti, che molte organizzazioni criminali puntino ormai ad affiliare non tanto dei pistoleri, ma degli hacker. </p>



<p>C&#8217;è forse una soluzione? No. Si tratta della naturale evoluzione del mondo, crimine compreso. Ed è bene cominciare a farci l&#8217;abitudine. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/criminalita/cosi-europol-ha-smantellato-ghost-la-piattaforma-cyber-del-crimine-organizzato.html">Così Europol ha smantellato Ghost, la piattaforma cyber del crimine organizzato</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Il Mostro di Firenze e il ritorno della &#8220;pista sarda&#8221;</title>
		<link>https://it.insideover.com/cronaca-nera/il-mostro-di-firenze-e-il-ritorno-della-pista-sarda.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gianluca Zanella]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 16 Sep 2024 16:15:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca nera]]></category>
		<category><![CDATA[cronaca nera]]></category>
		<category><![CDATA[Omicidi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="640" height="375" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/FV-e1726503551181.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/FV-e1726503551181.jpg 640w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/FV-e1726503551181-600x352.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/FV-e1726503551181-300x176.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 640px) 100vw, 640px" /></p>
<p>Nuovo tassello nell'infinita vicenda del Mostro di Firenze: Francesco Vinci, sospettano i parenti, potrebbe essere vivo.</p>
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<p>Non sono passati che pochi giorni dalla notizia di un <a href="https://it.insideover.com/cronaca-nera/mostro-di-firenze-un-esperimento-potrebbe-ribaltare-tutto.html">esperimento scientifico</a> condotto dagli avvocati del nipote di<strong> Mario Vanni</strong> per scagionare lo zio e, di conseguenza, far crollare l&#8217;impianto accusatorio sui cosiddetti Compagni di merende, che un altro scoop arriva a eccitare gli animi dei tanti &#8220;mostrologi&#8221; che affollano la rete. Sembra infatti che a breve, sulla base di un&#8217;iniziativa privata dei famigliari, supportati da un investigatore privato, sarà riesumato il corpo &#8211; o quel che ne rimane &#8211; di <strong>Francesco Vinci</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>I fratelli Vinci e l&#8217;omicidio del 1968</strong></h2>



<p>Per chi della vicenda del <strong>Mostro di Firenze</strong> è un esperto, il nome di Francesco Vinci apre un mondo. Per i tanti che potrebbero non averlo mai sentito nominare, Francesco Vinci era uno dei tanti sardi emigrati in Toscana tra gli anni Cinquanta e Settanta. Originario di Villacidro, di professione pastore, Francesco era un uomo violento, dedito, insieme al fratello maggiore Salvatore, più alla commissione di piccoli crimini che alla pastorizia. </p>



<p>La sua parabola criminale ha un picco nell&#8217;estate del 1968. Il 21 agosto, infatti, vicino al cimitero di Signa avviene un <strong>duplice omicidio</strong>: Barbara Locci, sarda, moglie di Stefano Mele, viene uccisa a colpi di pistola mentre intrattiene un rapporto sessuale all&#8217;interno di una macchina insieme a uno dei suoi amanti, Antonio Lo Bianco, anche lui freddato. Completamente illeso il figlio della Locci, addormentato sul sedile posteriore al momento del delitto. </p>



<p>Sin da subito le indagini portano al marito della donna che, una volta interrogato, dà la colpa dell&#8217;omicidio a Francesco e <strong>Salvatore Vinci</strong>. Sono loro, dice, ad aver sparato. Tuttavia, le indagini non trovano riscontri e Stefano Mele, oltre che per omicidio, viene condannato anche per calunnia. Storia chiusa? Neanche per sogno. </p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Il &#8220;cittadino amico&#8221; e</strong> <strong>l&#8217;enigma della pistola </strong></h2>



<p>Luglio 1982. A Firenze, ma in generale in tutta Italia, è il panico. La psicosi da Mostro è alle stelle. Il 19 giugno si è consumato il quarto duplice delitto. Il Mostro di Firenze ha fatto il suo esordio nel 1974. Dopo una pausa di sette anni ha colpito due volte nel 1981 e ora nel 1982. Ed è proprio a luglio, dopo il delitto a Baccaiano di Montespertoli ai danni di Paolo Mainardi e Antonella Migliorini, che accade qualcosa: un anonimo, che firma la sua lettera come &#8220;<strong>un cittadino amico</strong>&#8220;, fornisce una dritta ai carabinieri che indagano sul caso: andate a vedere, dice in sostanza, gli atti del processo del 1968, quello a carico di Stefano Mele per il delitto di Barbara Locci e Antonio Lo Bianco.</p>



<p>Gli inquirenti allora tornano in Procura a spolverare i fascicoli di quel caso chiuso e &#8211; sorpresa &#8211; allegato a uno di questi fascicoli, attaccato con una spillatrice, c&#8217;è<strong> un sacchetto contenente cinque bossoli</strong>. Si tratta dei bossoli repertati sulla scena del delitto e &#8211; sorpresa ancora più grande &#8211; sono gli stessi di tutti i delitti fin ora commessi dal Mostro. Impossibile sbagliarsi, infatti la pistola del Mostro ha un difetto che imprime sul bossolo sparato una malformazione. Insomma, la pistola che ha sparato nel 1968 è la stessa che il Mostro ha iniziato a utilizzare nel 1974 e che userà fino alla fine. </p>



<p>Gli inquirenti, senza starsi troppo a interrogare su quel singolare ritrovamento, a quel punto tornano da Mele. L&#8217;uomo, ancora una volta, fa il nome di Francesco Vinci, sul quale tornano a concentrarsi le attenzioni. L&#8217;uomo nel frattempo è già finito in carcere per maltrattamenti nei confronti della moglie e a questo punto è su di lui che si addensano i maggiori sospetti. Il Mostro &#8211; pensano gli investigatori &#8211; è già in gabbia. </p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>L&#8217;omicidio di Giogoli che scagiona il sardo</strong></h2>



<p>Ma a scombinare i piani della giustizia, il 9 settembre 1983, a Giogoli, avviene l&#8217;ennesimo duplice omicidio, quello più strano, ai danni di Horst Wilhelm Meyer e Jens-Uwe Rüsch, due turisti tedeschi in sosta nel loro camper.<strong> Si tratta dell&#8217;unico delitto in cui il Mostro non infierisce sui cadaveri</strong>, forse proprio in ragione del fatto che si trattava di due uomini. Un errore? O forse una strategia? Quale che sia la verità, Francesco Vinci esce di prigione. Il Mostro non può essere lui. </p>



<p>Nonostante questo, ancora per diversi anni l&#8217;attenzione degli investigatori si concentrerà &#8211; formalmente e informalmente &#8211; su Francesco, Salvatore e il figlio di quest&#8217;ultimo, Antonio, senza che tuttavia si giunga mai a individuare elementi tali da poterli accusare di qualcosa. </p>



<p>La pista sarda esce di scena nel momento in cui a occupare le pagine dei giornali e i servizi televisivi arrivano le grottesche immagini dei <strong>compagni di merende</strong>, accusati di essere il braccio armato di un &#8220;secondo livello&#8221; composto da personaggi di alto livello mai individuati e, molto probabilmente, nemmeno mai esistiti. </p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>I sardi, tra piccole condanne e strani omicidi</strong></h2>



<p>E i Vinci? Che fine hanno fatto? Salvatore, dopo essere entrato nell&#8217;orbita delle indagini, <strong>ha fatto perdere le proprie tracce</strong>. Oggi si troverebbe &#8211; molto anziano &#8211; all&#8217;estero, tra Spagna e Portogallo. Per qualche ragione, ha scelto di tagliare i ponti con l&#8217;Italia già molti anni fa e solo sporadicamente torna nella sua Villacidro per curare i suoi interessi. </p>



<p>Antonio, suo figlio, venne <strong>indicato come il vero Mostro </strong>da un&#8217;inchiesta &#8211; sfociata poi nel libro &#8220;Dolci colline di sangue&#8221; &#8211; del giornalista ne La Nazione Mario Spezi e del giallista americano Douglas Preston. Anche la scrittrice Magdanel Nabb, in un libro edito nel 1996, adombrò il sospetto che il killer potesse essere qualcuno gravitante attorno al &#8220;clan&#8221; dei sardi, ma fu evidentemente più sottile nel lanciare le sue accuse, perché si evitò &#8211; come invece accadde a Spezi &#8211; una condanna per calunnia (ai fini di un presunto depistaggio) che, nel 2006, lo portò addirittura in carcere. </p>



<p>Non risultano indagini legate ai delitti del Mostro a carico di Antonio che, se nel corso della sua vita ha incrociato diverse volte la giustizia più dura, oggi vive in tranquillità nei dintorni di Prato. </p>



<p>La sorte peggiore è toccata alla famiglia di Francesco. Uno dei suoi figli, Fabio, muore di overdose. <strong>Francesco, invece, muore in circostanze inquietanti &#8211; e in modo orribile &#8211; nel 1993</strong>. Il suo corpo, insieme a quello del suo servo pastore Angelo Vargiu, venne rinvenuto <strong>incaprettato, carbonizzato ed evirato </strong>all&#8217;interno del bagagliaio della sua macchina, a Chianni, un comune in provincia di Pisa. Un delitto senza colpevoli e senza movente. Più volte la sua è stata considerata una morte collaterale a quelle causate dal Mostro di Firenze, ma è anche possibile che l&#8217;omicidio sia maturato in un contesto di criminalità legata all&#8217;<strong>Anonima sequestri</strong>. </p>



<p>Ad ogni modo, l&#8217;annuncio dato nei giorni scorsi apre degli inquietanti interrogativi. Primo fra tutti: perché i parenti avrebbero il sospetto che non sia di Francesco il corpo dentro la sua tomba? Se effettivamente venisse riscontrato che i resti umani nella bara non siano attribuibili a lui, potrebbe valer la pena rintracciare il redivivo per un confronto del suo dna con quello recentemente repertato su alcuni bossoli? Tutte domande, al momento, prive di una risposta. Attendiamo con curiosità gli eventuali sviluppi di questa oscura vicenda. </p>



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		<title>Mostro di Firenze: un esperimento potrebbe ribaltare tutto</title>
		<link>https://it.insideover.com/cronaca-nera/mostro-di-firenze-un-esperimento-potrebbe-ribaltare-tutto.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gianluca Zanella]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 13 Sep 2024 15:29:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca nera]]></category>
		<category><![CDATA[cronaca nera]]></category>
		<category><![CDATA[Omicidi]]></category>
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<p>Mostro di Firenze, tutto da rifare. Ma tutto cosa? A dire il vero, soltanto un processo: quello a Mario Vanni, soprannominato &#8220;torsolo&#8221;, uno dei cd. Compagni di merende, insieme a Pietro Pacciani e Giancarlo Lotti. Eppure, se davvero &#8211; come chiedono un parente di Vanni e i suoi avvocati &#8211; si giungesse a una revisione &#8230; <a href="https://it.insideover.com/cronaca-nera/mostro-di-firenze-un-esperimento-potrebbe-ribaltare-tutto.html">[...]</a></p>
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<p>Mostro di Firenze, tutto da rifare. Ma tutto cosa? A dire il vero, soltanto un processo: quello a <strong>Mario Vanni</strong>, soprannominato &#8220;torsolo&#8221;, uno dei cd. <strong>Compagni di merende</strong>, insieme a <strong>Pietro Pacciani e Giancarlo Lotti</strong>. Eppure, se davvero &#8211; come chiedono un parente di Vanni e i suoi avvocati &#8211; si giungesse a una revisione di questo processo, crollerebbe un castello di carte che, in effetti, resta in piedi solamente per mostrare tutta la sua fragilità.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>L&#8217;ultimo delitto del Mostro</strong></h2>



<p>Un esperimento portato a termine qualche giorno fa, infatti, rischia di retrodatare l&#8217;ultimo omicidio del Mostro, quello dell&#8217;8 settembre 1985, quando a venire massacrati furono i turisti <strong>Nadine Mauriot </strong>e <strong>Jean Michel Kraveichvili</strong>. Fu uno dei delitti più brutali del Mostro, il suo lascito di sangue: aggrediti mentre campeggiavano all&#8217;interno di una tenda in una piazzola di sosta, alla donna vennero asportati il seno sinistro e il pube; l&#8217;uomo, ferito da un colpo di pistola, tentò la fuga nei boschi, ma venne raggiunto e finito a coltellate, per poi essere gettato tra i rifiuti di una discarica improvvisata. </p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>La testimonianza del compagno di merende</strong></h2>



<p>Uno dei pilastri del processo ai compagni di merende si basa proprio su questo delitto e sulla testimonianza di Giancarlo Lotti, che disse di aver assistito alla sua esecuzione con Pacciani nella veste di pistolero e Vanni in quello di chirurgo degli orrori. Peccato che, stando a questo esperimento svolto nei giorni scorsi, sia uscito fuori quello che già da tempo alcuni esperti vanno sostenendo: l&#8217;omicidio degli Scopeti (dalla zona in cui è stato commesso) è avvenuto uno o due giorni prima, dunque <strong>la testimonianza di Lotti è falsa</strong>. E se questo fosse vero, la notizia importante non è tanto che vada rifatto il processo a Vanni, deceduto nel 2009, ma che la macchina della giustizia italiana ha preso una cantonata e che il Mostro ha molto probabilmente passato una serena vecchiaia (sempre che non sia ancora vivo).</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>L&#8217;esperimento</strong></h2>



<p>Che l&#8217;omicidio non fosse avvenuto nella notte dell&#8217;8 settembre sin dall&#8217;inizio era apparso chiaro: a ritrovare i corpi era infatti stato un cercatore di funghi il 9 mattina, dunque poche ore dopo il massacro. Eppure, a quel punto, <strong>i cadaveri mostravano già i segni di una decomposizione di stadio avanzato</strong>. A dimostrarlo ci sono le foto dell&#8217;epoca. Tuttavia il processo ha cristallizzato la data dell&#8217;8 settembre. </p>



<p>Se nei giorni scorsi foste passati nella stessa piazzola dove sono state uccise le ultime vittime del mostro, come in un macabro deja vu avreste rivisto una tenda molto simile a quella utilizzata dai due francesi nel 1985 e, se vi foste affacciati all&#8217;interno, avreste trovato dei pezzi di carne. Lì nei pressi, poi, avreste visto due esperti: gli entomologi <strong>Fabiola Giusti </strong>e <strong>Stefano Vanin</strong> che, sotto lo sguardo degli avvocati <strong>Valter Biscotti </strong>e <strong>Antonio Mazzeo</strong>, attendevano il processo di decomposizione per studiare lo sviluppo della fauna di larve e mosche. </p>



<p>Insomma, una scena piuttosto bizzarra. Ne abbiamo parlato con una delle persone presenti sul posto, nonché uno dei promotori dell&#8217;iniziativa scientifico-forense: l&#8217;avvocato Valter Biscotti. </p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Elementi nuovi e decisivi</strong></h2>



<p>&#8220;Rispetto agli accertamenti di carattere tecnico scientifico che si sono svolti all&#8217;epoca dei fatti &#8211; ci ha detto &#8211; l&#8217;evoluzione della scienza in materia entomologica, cioè lo studio della crescita delle larve sui cadaveri, è stata enorme, anzi, diciamo che nel 1985, almeno in Italia, era quasi sconosciuta. Oggi, sulla base di questi studi, si può accertare con esattezza scientifica l&#8217;epoca di un decesso&#8221;. </p>



<p>Quello emerso dall&#8217;esperimento, secondo Biscotti, è un elemento &#8220;nuovo e decisivo&#8221; che ribalta la sentenza di condanna al processo dei compagni di merende. &#8220;Dallo studio delle larve, in base alla loro lunghezza, i nostri consulenti scientifici hanno dimostrato che la morte è avvenuta almeno il giorno prima. Lotti dunque non era presente sulla scena del delitto&#8221;. </p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Nessun compagno di merende, ma un serial killer</strong></h2>



<p>Ma allora quello dei compagni di merende è stato tutto un grande abbaglio? O forse, in qualche modo, Pacciani, Vanni e Lotti hanno avuto un ruolo della catena di duplici delitti che ha insanguinato la Toscana tra il 1974 e il 1985? Anche su questo la posizione dell&#8217;avvocato è molto netta: &#8220;Io sono convinto che i compagni di merende non c&#8217;entrino assolutamente niente con gli omicidi del Mostro di Firenze. <strong>Sono convinto che il Mostro sia in realtà un serial killer unico</strong>, sicuramente dotato di un&#8217;intelligenza criminale molto avanzata. Il serial killer è solito sfidare gli investigatori, cosa che il Mostro ha fatto, inviando come suo ultimo atto proprio un lembo del seno asportato a Nadine Mauriot in procura. I compagni di merende sono stati messi in mezzo con lo scopo di chiudere questa vicenda. Ovviamente la debolezza dell&#8217;accusa era insita già nelle indagini, ma erano tempi in cui era difficile arrivare a sostenere le tesi contrarie alla procura&#8221;.</p>



<p>Un errore giudiziario di enorme portata, secondo Biscotti. E a ben vedere non gli si può dare torto. Sono celebri alcuni spezzoni di video disponibili su YouTube che riguardano questo processo. Davvero molto difficile pensare a personaggi come Vanni, Lotti e lo stesso Pacciani (che a suo modo un mostro lo era davvero) come a dei freddi serial killer. </p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Dai sardi alla setta satanica: tante piste, nessun mostro</strong></h2>



<p>Eppure di piste, nel corso degli anni, ce ne sono state altre. Si è passati dalla cosiddetta &#8220;<strong>pista sarda</strong>&#8221; &#8211; che scandagliò la vita (e i crimini) della famiglia Vinci, cogliendo tante fortissime suggestioni, ma nessuna pistola fumante &#8211; alla pista delle sette esoteriche e di un secondo livello, passando per la vicenda perugina del delitto del medico <strong>Francesco Narducci</strong>. Possibile che la verità sull&#8217;identità del Mostro non sia mai stata sfiorata? &#8220;Durante gli anni &#8211; ricorda Biscotti &#8211; si è detto di tutto e si è investigato in ogni direzione. Per quanto riguarda la pista sarda, io credo che sia stato il Mostro stesso, quello vero, a indirizzare le indagini verso la famiglia Vinci. Questo per sviare le indagini che, probabilmente, stavano imboccando una direzione per lui pericolosa. Nessun rilievo ce l&#8217;ha la pista Narducci. In questo caso non c&#8217;è nemmeno un singolo elemento di prova che possa collegare il medico perugino agli omicidi del Mostro. Per quanto riguarda figure come quella di <strong>Giampiero Vigilanti</strong>, il cosiddetto Legionario su cui per un certo periodo si sono addensati i sospetti, e del farmacista Calamandrei, prendiamo atto dei provvedimenti di archiviazione del primo e di assoluzione del secondo. Io sono convinto comunque che negli atti della procura della Repubblica di Firenze ci sia la soluzione. Negli atti che non sono mai stati depositati c&#8217;è la chiave per risolvere il mistero&#8221;. </p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Entro la fine dell&#8217;anno, la revisione</strong></h2>



<p>Alla luce dei nuovi elementi, entro la fine dell&#8217;anno gli avvocati Biscotti e Mazzeo intendono fare richiesta di revisione della sentenza di condanna di Mario Vanni per conto del nipote presso il tribunale competente di Genova. Già nel 2004 era stata avanzata una richiesta simile, che però venne respinta. &#8220;Siamo convinti &#8211; spiega Biscotti &#8211; che Vanni non abbia commesso alcun omicidio. Di certo è una strada molto difficile, il 90% delle richieste di revisione vengono rigettate e ritenute inammissibili. Ove noi arrivassimo in udienza per discutere l&#8217;ammissibilità o meno della richiesta, siamo certi di convincere i giudici di Genova a rifare il processo e dichiarare nulla la condanna di Vanni. <strong>Così facendo cade tutto il castello accusatorio ai compagni di merende</strong>. Io credo, ed è lo spirito che mi muove insieme al collega Mazzeo in questa vicenda, che i processi penali dopo 20/30 anni si leggono sotto una luce diversa, più chiara. Certi processi dubbi sono figli del loro tempo. Quello ai compagni di merende è figlio di quel tempo, non è stato un processo sereno, l&#8217;ho detto più volte, bisognava trovare per forza dei colpevoli. Bisogna fare luce, ma anche pulizia. Queste cose non devono più accadere, è un compito morale che noi come avvocati ci assumiamo nel rispetto della verità e della giustizia&#8221;.</p>
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		<title>Sicilia: se gli ambientalisti fermano il telescopio che da la caccia agli asteroidi</title>
		<link>https://it.insideover.com/ambiente/sicilia-se-gli-alpini-fermano-il-telescopio-che-da-la-caccia-agli-asteroidi.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gianluca Zanella]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 09 Sep 2024 13:05:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Scienza]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[Agenzia spaziale europea (Esa)]]></category>
		<category><![CDATA[Agenzia spaziale italiana (Asi)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1356" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/OVERCOME_20240905225728429_43bcfd2da7235035ac2eeb94194b0fa6.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/OVERCOME_20240905225728429_43bcfd2da7235035ac2eeb94194b0fa6.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/OVERCOME_20240905225728429_43bcfd2da7235035ac2eeb94194b0fa6-600x424.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/OVERCOME_20240905225728429_43bcfd2da7235035ac2eeb94194b0fa6-300x212.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/OVERCOME_20240905225728429_43bcfd2da7235035ac2eeb94194b0fa6-1024x723.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/OVERCOME_20240905225728429_43bcfd2da7235035ac2eeb94194b0fa6-768x542.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/OVERCOME_20240905225728429_43bcfd2da7235035ac2eeb94194b0fa6-1536x1085.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il telescopio FlyEye non s'ha da fare. Almeno non ora, secondo il TAR della Sicilia, che ha bloccato un progetto ambizioso promosso da ESA.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/ambiente/sicilia-se-gli-alpini-fermano-il-telescopio-che-da-la-caccia-agli-asteroidi.html">Sicilia: se gli ambientalisti fermano il telescopio che da la caccia agli asteroidi</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1356" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/OVERCOME_20240905225728429_43bcfd2da7235035ac2eeb94194b0fa6.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/OVERCOME_20240905225728429_43bcfd2da7235035ac2eeb94194b0fa6.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/OVERCOME_20240905225728429_43bcfd2da7235035ac2eeb94194b0fa6-600x424.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/OVERCOME_20240905225728429_43bcfd2da7235035ac2eeb94194b0fa6-300x212.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/OVERCOME_20240905225728429_43bcfd2da7235035ac2eeb94194b0fa6-1024x723.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/OVERCOME_20240905225728429_43bcfd2da7235035ac2eeb94194b0fa6-768x542.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/OVERCOME_20240905225728429_43bcfd2da7235035ac2eeb94194b0fa6-1536x1085.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>L&#8217;annuncio era stato dato in pompa magna già nel 2018 e, ancora in queste ore, sul sito dell&#8217;<a href="https://www.esa.int/Space_in_Member_States/Italy/Un_passo_avanti_per_la_rete_Flyeye#:~:text=Il%20rivoluzionario%20disegno%20Flyeye%20%C3%A8%20simile%20all%27occhio%20composto,piccole%2C%20per%20espandere%20il%20campo%20visivo%20del%20telescopio.">European Space Agency</a> (ESA) campeggia il succinto comunicato stampa dell&#8217;epoca che è probabile venga rimosso a breve e che per questo motivo riportiamo integralmente: &#8220;I progetti dell&#8217;ESA per implementare una rete di telescopi &#8220;Flyeye&#8221;, per il rilevamento di asteroidi, si sono fatti ancora più vicini alla realtà. La scorsa settimana, l&#8217;Agenzia ha firmato un accordo con l&#8217;Agenzia Spaziale Italiana (ASI) per installare il primo telescopio FlyEye in assoluto in cima ai 1.865 metri del Monte Mufara, in Sicilia&#8221;.</p>



<p>Come si legge sempre nel comunicato, il telescopio prende il nome dal fatto che è simile all&#8217;occhio composto di una mosca. Uno strumento estremamente avanzato che utilizza telecamere ed ottiche multiple, suddividendo una sezione del cielo in 16 immagini più piccole, per espandere il campo visivo del telescopio e individuare i cosiddetti NEO (<em>Near Earth Object</em>), ovvero quegli oggetti &#8211; come appunto gli asteroidi &#8211; che, avvicinandosi troppo alla terra potrebbero costituire un pericolo.</p>



<p>&#8220;Il telescopio &#8211; recita ancora il comunicato &#8211; sarà il primo di una potenziale rete di quattro telescopi in tutto il mondo, che insieme avranno la capacità di eseguire sondaggi notturni dell&#8217;intero cielo, cercando automaticamente oggetti vicini alla Terra, o NEO (Near-Earth Objects) – rocce spaziali potenzialmente pericolose che potrebbero colpire il nostro pianeta. Con questo accordo, l&#8217;ASI diventa responsabile per lo sviluppo dell&#8217;infrastruttura generale per il sito – incluse le vie di accesso e l&#8217;elettricità, acqua e collegamenti dati – ed ESA fornirà il telescopio stesso e preparerà l&#8217;edificio, inclusi la cupola per il telescopio e strutture associate&#8221;.</p>



<p>Ebbene, tutto questo resterà sulla carta almeno fino a fine mese. E pensare che i lavori erano cominciati il 27 agosto, giusto in tempo per preparare l&#8217;inaugurazione ufficiale che si sarebbe dovuta tenere il 6 settembre, con una cerimonia che avrebbe visto partecipare il Direttore generale dell&#8217;ESA, <strong>Joseph Aschbacher</strong>, il Presidente dell&#8217;Agenzia Spaziale Italiana (ASI), <strong>Teodoro Valente</strong>, il Ministro delle Imprese e del Made in Italy, <strong>Adolfo Urso</strong>, e il Presidente della Regione Sicilia <strong>Renato Schifani</strong>.</p>



<p>Lo stop al progetto è arrivato all&#8217;ultimo momento dal TAR della Sicilia, che ha accolto il ricorso presentato dalle associazioni ambientaliste&nbsp;<strong>Club Alpino Italiano, Legambiente Sicilia, Lipu e Wwf Sicilia</strong>, secondo le quali i lavori per la costruzione del telescopio avrebbero irrimediabilmente compromesso l&#8217;ecosistema del Monte Mufara, nelle Madonie, in Provincia di Palermo. Il TAR ha ritenuto che la tutela ambientale del sito sia prioritaria e dunque tutto è fermo in attesa che vengano approfonditi numerosi aspetti. </p>



<p>Una decisione verrà presa dalla Camera di consiglio il 24 settembre, nel frattempo il ministro ha commentato auspicando “che l’interesse strategico dell’osservatorio FlyEye&nbsp;venga riconosciuto dalla magistratura amministrativa siciliana nei tempi più brevi possibili, per evitare rischi di un&nbsp;ripensamento dell’Agenzia Spaziale europea&nbsp;sulla sede più adatta ad ospitare l’osservatorio, con inevitabili ripercussioni anche su altri progetti in corso di assegnazione al nostro Paese”. Insomma, si teme una brutta figura con l&#8217;ESA. </p>



<p>Secondo la fonte Ansa, &#8220;le opere progettate riguardano sbancamenti del sito protetto, 3.540 metri cubi di volume edilizio, un edificio di oltre 13 metri fuori terra, una superficie di 800 metri quadri, la realizzazione di una nuova strada carrozzabile (finanziata dalla Regione) per l&#8217;accesso sulla cima della montagna e un parcheggio a servizio dell&#8217;osservatorio&#8221;. Un impatto innegabile su un ecosistema ricco di specie vegetali e animali. D&#8217;altro canto, il Monte Mufara è da sempre considerato come uno dei migliori punti di osservazione del cielo, e questo per la qualità della pulizia dell&#8217;aria e dalla mancanza di inquinamento luminoso.</p>



<p>In attesa dell&#8217;esito di questa querelle, le associazioni hanno organizzato un presidio sulla strada che conduce nel luogo in cui sarebbe dovuto sorgere il telescopio, per verificare che effettivamente i lavori vengano interrotti. E nel frattempo, speriamo che a nessun asteroide venga in mente di avvicinarsi eccessivamente alla nostra orbita. </p>



<p></p>



<p></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/ambiente/sicilia-se-gli-alpini-fermano-il-telescopio-che-da-la-caccia-agli-asteroidi.html">Sicilia: se gli ambientalisti fermano il telescopio che da la caccia agli asteroidi</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Si, viaggiare&#8230; Ma non in questi Paesi: troppo pericolosi</title>
		<link>https://it.insideover.com/societa/si-viaggiare-ma-non-in-questi-paesi-troppo-pericoloso.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gianluca Zanella]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 06 Sep 2024 16:38:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[conflitto]]></category>
		<category><![CDATA[criminalità]]></category>
		<category><![CDATA[Narcotraffico]]></category>
		<category><![CDATA[Terrorismo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/OVERCOME_20240906183952201_e732054d9bda7e309e94c447f24a0755.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/OVERCOME_20240906183952201_e732054d9bda7e309e94c447f24a0755.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/OVERCOME_20240906183952201_e732054d9bda7e309e94c447f24a0755-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/OVERCOME_20240906183952201_e732054d9bda7e309e94c447f24a0755-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/OVERCOME_20240906183952201_e732054d9bda7e309e94c447f24a0755-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/OVERCOME_20240906183952201_e732054d9bda7e309e94c447f24a0755-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/OVERCOME_20240906183952201_e732054d9bda7e309e94c447f24a0755-1536x1024.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Una classifica stila la lista dei Paesi più pericolosi del 2024: stupiscono in positivo l'Afghanistan e in negativo l'Italia.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/OVERCOME_20240906183952201_e732054d9bda7e309e94c447f24a0755.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/OVERCOME_20240906183952201_e732054d9bda7e309e94c447f24a0755.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/OVERCOME_20240906183952201_e732054d9bda7e309e94c447f24a0755-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/OVERCOME_20240906183952201_e732054d9bda7e309e94c447f24a0755-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/OVERCOME_20240906183952201_e732054d9bda7e309e94c447f24a0755-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/OVERCOME_20240906183952201_e732054d9bda7e309e94c447f24a0755-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/OVERCOME_20240906183952201_e732054d9bda7e309e94c447f24a0755-1536x1024.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>L&#8217;estate è praticamente finita ma questo, per chi ama viaggiare, non è certo un problema. Non si smette mai di sognare e di programmare la prossima avventura e ogni occasione è buona per riempire la valigia, mettere lo zaino in spalla e partire: feste comandate, ponti, ferie arretrate. Eppure, <strong>ci sono posti da cui sarebbe meglio tenersi alla larga</strong>. Posti dove anche il viaggiatore più scafato rischia di trovarsi spiazzato di fronte a una realtà oltre la sua portata.</p>



<p><strong>Disastri naturali, violenza, sanità assente o molto carente, conflitti armati in corso, corruzione, terrorismo</strong>. Insomma, esistono Paesi verso i quali, prima di partire, bisognerebbe fare più di una riflessione. A darci una mano per conoscerli (e magari evitarli) ha pensato il sito <a href="https://hellosafe.it/assicurazione-viaggio/i-paesi-meno-sicuri-in-cui-viaggiare">Hellosafe</a>, che per la prima volta ha pubblicato il Travel Safety Index, un indice che indica la sicurezza dei Paesi dal più sicuro al più pericoloso (per quanto riguarda il 2024).</p>



<p>Se l&#8217;<strong>Islanda </strong>svetta al primo posto come luogo più innocuo sulla faccia della terra e l&#8217;Italia si attesta su un modesto 33° posto tra i Paesi europei in cui viaggiare (l&#8217;Ucraina è al numero 36, seguita al 37 dalla Russia), a destare interesse sono, ovviamente, gli ultimi della fila, i cattivi maestri della geopolitica globale. Sul podio abbiamo, dal primo posto al terzo, <strong>Filippine, Colombia e Messico</strong>. Con un punteggio da 0 a 100, dove 0 sta per il massimo della sicurezza e 100 il massimo della pericolosità, le Filippine totalizzano un punteggio di 83,32, la Colombia 79,21 e il Messico 78.42.</p>



<p>Ma su cosa si basa questo indice? Come si legge sul sito, &#8220;l&#8217;HelloSafe Index è stato concepito per valutare la sicurezza complessiva dei Paesi di tutto il mondo attraverso un&#8217;analisi approfondita basata su una serie di 35 criteri raggruppati in cinque categorie principali, con dati tratti da fonti ufficiali di riferimento, in particolare da <strong>varie agenzie delle Nazioni Unite (UNDP, OMS, UNODC, UNHCR, UNSD, FAO)</strong>, dalla Banca Mondiale e da numerosi enti di ricerca internazionali (IEP, EIU, IMDC, SIPRI, IISS, UCDP). Questi criteri coprono vari aspetti della sicurezza, dai rischi ambientali agli aspetti sociali e politici, tra cui il <strong>coinvolgimento in conflitti armati e la qualità delle infrastrutture sanitarie</strong>. Inoltre, l&#8217;indice HelloSafe è destinato a essere aggiornato ogni anno&#8221;.</p>



<p>Altri Paesi considerati pericolosi secondo questo criterio (in ordine dal quarto posto a salire) sono: India, Russia, Yemen, Indonesia, Somalia, Mozambico, Pakistan, Venezuela, Iran, Siria, Stati Uniti e Bangladesh. Spicca, in questa hall of fame, la posizione intermedia di un paese come l&#8217;Afghanistan che, incredibilmente, ha totalizzato un punteggio di 54,29 (bene ma non benissimo).</p>



<p>Tornando ai tre Paesi più pericolosi, per quanto riguarda le Filippine hanno pesato principalmente l&#8217;instabilità politica, la carenza di infrastrutture sanitarie, il grado di militarizzazione e corruzione delle forze di polizia e <strong>il numero di omicidi ogni 100.000 abitanti</strong>. Per quanto riguarda Colombia e Messico è anche superfluo spiegare quale sia la ragione di questa pessima reputazione nel 2024: il <strong>narcotraffico </strong>è una piaga sociale, un vero doppio Stato che fin troppo spesso si sovrappone a quello legale. Diffusione di armi, violenza tra bande, omicidi, intimidazioni, corruzione. Insomma, il clima da quelle parti non è certo dei migliori.</p>



<p>La lista, tuttavia &#8211; come anche specificato nel sito -, non dev&#8217;essere intesa come un suggerimento turistico. In effetti, proprio il Messico e la Colombia godono di un turismo florido in ogni periodo dell&#8217;anno. Dunque è bene non generalizzare e, al di là di toni che possono essere ironici, anche questo articolo non intende scoraggiare i viaggiatori. L&#8217;importante è sapere che in certe zone del globo esistono situazioni limite ed è bene non partire sprovveduti. </p>



<p>Oltre a siti come Hellosafe esistono modi ufficiali per scegliere con cognizione di causa la prossima meta di viaggio. Indubbiamente, il portale più autorevole sul quale tenersi informati è quello che fa capo alla <strong>Farnesina</strong>: <a href="https://www.viaggiaresicuri.it/home">Viaggiare Sicuri</a>. Insomma, le informazioni ci sono, basta utilizzarle e, in fin dei conti, anche i paesi che nel 2024 sono stati considerati meno sicuri possono offrire opportunità per muoversi in sicurezza. </p>



<p></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/societa/si-viaggiare-ma-non-in-questi-paesi-troppo-pericoloso.html">Si, viaggiare&#8230; Ma non in questi Paesi: troppo pericolosi</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Ce l&#8217;abbiamo tutti in casa ma lo sottovalutiamo: il router, potenziale nemico domestico</title>
		<link>https://it.insideover.com/tecnologia/ce-labbiamo-tutti-in-casa-ma-lo-sottovalutiamo-il-router-potenziale-nemico-domestico.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gianluca Zanella]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 04 Sep 2024 16:05:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tecnologia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1418" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/cybersecurity-hacekr.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/cybersecurity-hacekr.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/cybersecurity-hacekr-600x443.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/cybersecurity-hacekr-300x222.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/cybersecurity-hacekr-1024x756.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/cybersecurity-hacekr-768x567.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/cybersecurity-hacekr-1536x1134.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Immaginate la scena: siete seduti sul divano a guardare la vostra serie tv preferita. Fuori è buio, ma niente può farvi paura: avete da poco installato un sistema d&#8217;allarme all&#8217;avanguardia, le vostre finestre sono protette da pesanti grate e in giardino scodinzola un cane di 50 kg. E se vi dicessimo che in realtà nel &#8230; <a href="https://it.insideover.com/tecnologia/ce-labbiamo-tutti-in-casa-ma-lo-sottovalutiamo-il-router-potenziale-nemico-domestico.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1418" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/cybersecurity-hacekr.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/cybersecurity-hacekr.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/cybersecurity-hacekr-600x443.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/cybersecurity-hacekr-300x222.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/cybersecurity-hacekr-1024x756.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/cybersecurity-hacekr-768x567.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/cybersecurity-hacekr-1536x1134.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Immaginate la scena: siete seduti sul divano a guardare la vostra serie tv preferita. Fuori è buio, ma niente può farvi paura: avete da poco installato un sistema d&#8217;allarme all&#8217;avanguardia, le vostre finestre sono protette da pesanti grate e in giardino scodinzola un cane di 50 kg. E se vi dicessimo che in realtà nel vostro ideale castello c&#8217;è una breccia aperta attraverso cui il nemico può passare indisturbato? </p>



<p>Ora immaginiamo quest&#8217;altra scena: la serie tv è finita, si è fatto tardi e siete andati a letto. Avete appena preso sonno quando qualcosa vi sveglia. No, non è un sogno, ma il suono insistente del citofono. Andate ad aprire e vi ritrovate di fronte dei poliziotti molto arrabbiati che entrano in casa e cominciano a chiedervi di consegnare tutti i dispositivi elettronici. Voi non capite bene cosa stia accadendo, fin quando non vi dicono che siete sospettato di essere un pericoloso cyber criminale. Scoprirete solo dopo che gli investigatori sono arrivati a voi perché, in effetti, un pericoloso cyber criminale risultava connesso proprio dal salotto di casa vostra. </p>



<p>Ecco, queste due scene sono in realtà strettamente collegate. La seconda, infatti, non si sarebbe realizzata se non ci fosse stata la &#8220;breccia&#8221; di cui abbiamo accennato nella prima. Ma allora qual è questa falla nel sistema? Semplice: il router che ci permette di connetterci a internet. Chi di noi non ne ha uno dentro casa? </p>



<p>Ebbene, a nessuno verrebbe in mente che proprio questo oggetto familiare, di solito sistemato in un angolo a prendere polvere, rappresenti uno dei principali pericoli per la nostra privacy ma anche per la nostra sicurezza. In pratica è una porta spalancata verso l&#8217;esterno. E in quanto tale, ciascuno può entrare con le proprie intenzioni. Non riuscite a capire ancora di cosa stiamo parlando? Vi diamo un indizio.</p>



<p>Qualcuno di voi ha mai cambiato la password del Wi-Fi che si trova scritta sull&#8217;etichetta attaccata sul fondo o sul retro del router? Siamo pronti a scommettere che almeno nell&#8217;80% dei casi la risposta sarà &#8220;NO&#8221;. La giustificazione, stavolta nel 99% dei casi, sarà &#8220;è una password lunga e complicata, è impossibile ricordarsela a memoria, quindi è sicura&#8221;. Risposta sbagliata.</p>



<p>Il solo fatto che sia preimpostata dovrebbe spingervi a farvi qualche domanda ma, soprattutto, qualche considerazione apparentemente banale. Quale? Ve ne suggeriamo una: se è preimpostata, è molto probabile che non sia segreta. E non essendo segreta, è possibile &#8211; anzi sicuro &#8211; che qualcuno nel mondo ne sia a conoscenza e quindi, potenzialmente, sia in grado di collegarsi alla nostra Wi-Fi domestica. Magari non accadrà mai, o forse, come nella seconda scena, qualcuno potrebbe approfittarne per compiere dei reati informatici e risultare connesso da casa vostra. </p>



<p>Queste password apparentemente tanto sicure, inoltre, vengono generate da un algoritmo. E se per qualche ragione un estraneo conoscesse quell&#8217;algoritmo sarebbe in grado di ricostruirle. Fantascienza? Chiamatela come meglio credete. Fino a 10 anni era fantascienza immaginare l&#8217;intelligenza artificiale e le sue applicazioni. </p>



<p>Dunque, permetteteci di darvi un consiglio non richiesto: cambiate la password del vostro router. Come? In base al vostro operatore, troverete le istruzioni nella scatola originale del router. Se non l&#8217;avete conservata, internet vi darà tutte le risposte che cercate. </p>



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<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/tecnologia/ce-labbiamo-tutti-in-casa-ma-lo-sottovalutiamo-il-router-potenziale-nemico-domestico.html">Ce l&#8217;abbiamo tutti in casa ma lo sottovalutiamo: il router, potenziale nemico domestico</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Olio, parmigiano, mortadella e dolci: l&#8217;Italia e il softpower del buon cibo</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/olio-parmigiano-mortadella-e-dolci-litalia-e-il-softpower-del-buon-cibo.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gianluca Zanella]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 01 Sep 2024 13:23:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Export]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1271" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240830155228217_fc69fd6e7bb901bd161ec1b5a9e0020d.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240830155228217_fc69fd6e7bb901bd161ec1b5a9e0020d.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240830155228217_fc69fd6e7bb901bd161ec1b5a9e0020d-600x397.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240830155228217_fc69fd6e7bb901bd161ec1b5a9e0020d-300x199.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240830155228217_fc69fd6e7bb901bd161ec1b5a9e0020d-1024x678.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240830155228217_fc69fd6e7bb901bd161ec1b5a9e0020d-768x508.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240830155228217_fc69fd6e7bb901bd161ec1b5a9e0020d-1536x1017.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il settore agro-alimentare si conferma come il più strategico della nostra economia: ecco cosa piace dell'Italia all'estero.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1271" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240830155228217_fc69fd6e7bb901bd161ec1b5a9e0020d.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240830155228217_fc69fd6e7bb901bd161ec1b5a9e0020d.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240830155228217_fc69fd6e7bb901bd161ec1b5a9e0020d-600x397.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240830155228217_fc69fd6e7bb901bd161ec1b5a9e0020d-300x199.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240830155228217_fc69fd6e7bb901bd161ec1b5a9e0020d-1024x678.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240830155228217_fc69fd6e7bb901bd161ec1b5a9e0020d-768x508.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240830155228217_fc69fd6e7bb901bd161ec1b5a9e0020d-1536x1017.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Che ultimamente lo scenario riguardante l&#8217;export italiano sia tendente al roseo l&#8217;abbiamo già detto. In un <a href="https://it.insideover.com/economia/export-la-spinta-dellindustria-per-litalia-quarta-potenza-mondiale.html">recente articolo </a>a firma di Andrea Muratore, leggiamo che l&#8217;Italia è salita al quarto posto nella classifica dei Paesi mondiali nel campo delle esportazioni. </p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Tutti matti per la mortadella</strong></h2>



<p>Ma cos&#8217;è che piace tanto dell&#8217;Italia all&#8217;estero? Ovviamente <strong>al primo posto troviamo il comparto eno-gastronomico</strong>. E allora vediamo qualche numero: in Francia, Germania e Spagna, per esempio, vanno matti per la Mortadella Bologna IGP, che ha registrato un aumento delle esportazioni dell&#8217;8,7% rispetto allo scorso anno. Per entrare ancora più nel dettaglio, nei primi mesi del 2024 sono stati prodotti 19 milioni di kg di Mortadella Bologna IGP e venduti quasi 16 milioni di kg. Sul fronte export, che rappresenta circa il 22% delle vendite totali, si segnala la crescita sopracitata.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Il parmigiano alla conquista del mondo</strong></h2>



<p>Anche il Parmigiano Reggiano non è messo male. Nei giorni scorsi il Consorzio del Parmigiano Reggiano ha presentato i dati del primo semestre 2024: dopo aver chiuso il 2023 con un giro d&#8217;affari al consumo che ha toccato il massimo storico di 3,05 miliardi di euro, nel periodo gennaio-giugno 2024 è stato registrato un incremento delle vendite totali pari al 15,1%. In particolare, l&#8217;export ha segnato un +17,5% (34.924 tonnellate a fronte delle 29.721 dell&#8217;anno precedente). L&#8217;aumento è stato registrato tanto nei paesi UE, quanto in quelli extra UE. Primo mercato è quello USA, al secondo posto Francia e poi Germania. Ottimi i risultati anche in Canada e Giappone e, sebbene il mercato sia ancora emergente, anche in Cina, dove a fronte delle 18 tonnellate esportate lo scorso anno, nel 2024 siamo a 25.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Dal dolce all&#8217;olio, in alto il tricolore</strong></h2>



<p>Anche i distretti piemontesi registrano ottimi numeri: l&#8217;andamento dell&#8217;export è positivo sia verso i nuovi mercati (+1%) trainati da Honk Kong, Emirati Arabi Uniti, India e Polonia, sia verso i mercati maturi (+0,9%): Stati Uniti, Irlanda, Regno Unito, Danimarca e Germania. Il maggiore aumento, neanche a dirlo, l&#8217;hanno registrato i distretti agro-alimentari: i Dolci di Alba e di Cuneo ottengono un +18,9%; caffè, confetterie e cioccolato torinese +7,6%. Leggero calo, invece, nelle esportazioni dei vini delle Langhe, Roero e Monferrato (-2%). </p>



<p>In Umbria il distretto dell&#8217;Olio ha registrato un balzo in avanti decisamente significativo: +44,2% di esportazioni, soprattutto verso Spagna, Francia, Polonia, ma anche Stati Uniti, Canada, Taiwan e Repubblica di Corea.</p>



<p>Insomma, dati parziali ma che dimostrano, se mai ce ne fosse bisogno, che l&#8217;Italia viene considerata nel mondo come un&#8217;eccellenza del buon cibo e del buon bere. E se questi sono i numeri, è piuttosto certo che il 2024 si concluderà con dei record significativi. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/olio-parmigiano-mortadella-e-dolci-litalia-e-il-softpower-del-buon-cibo.html">Olio, parmigiano, mortadella e dolci: l&#8217;Italia e il softpower del buon cibo</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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