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	<title>Gianluca Grimaldi Archives - InsideOver</title>
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	<title>Gianluca Grimaldi Archives - InsideOver</title>
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		<title>Gaza e il dolore dei palestinesi d&#8217;Italia</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/gaza-e-il-dolore-dei-palestinesi-ditalia.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gianluca Grimaldi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 04 May 2024 12:15:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[guerra a gaza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240418101358968_7d43d7449e76b54246df51e2e09d7c38.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240418101358968_7d43d7449e76b54246df51e2e09d7c38.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240418101358968_7d43d7449e76b54246df51e2e09d7c38-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240418101358968_7d43d7449e76b54246df51e2e09d7c38-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240418101358968_7d43d7449e76b54246df51e2e09d7c38-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240418101358968_7d43d7449e76b54246df51e2e09d7c38-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240418101358968_7d43d7449e76b54246df51e2e09d7c38-1536x1024.jpg 1536w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Gli effetti della guerra di Gaza sui palestinesi che vivono in Italia. Stress, angoscia, dolore e mille episodi di ordinario razzismo.</p>
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<p>Mentre a Gaza le vittime superano le 34.000  e la comunità palestinese in Italia vive a distanza l’eco della strage, molte attiviste e attivisti palestinesi denunciano aggressioni, discriminazioni e soprusi, ma anche di essere ormai sottoposti a uno stress psicologico molto forte. E se essere palestinese e rivendicarlo diventa un atto di coraggio che può avere conseguenze pericolose per la propria incolumità, anche il semplice seguire le notizie che arrivano da Gaza può avere effetti disastrosi sulla psiche. Svegliarsi nel cuore della notte senza fiato. Non riuscire a pensare ad altro se non alle immagini di distruzione e morte che vengono dalla striscia di Gaza. Sentire rabbia, ma anche incomprensione e mancanza di empatia da parte di chi ti circonda.</p>



<p>“Mi svegliavo ogni notte alle 3 o alle 4. All’inizio, davo la colpa al troppo caffè o allo stress per l’università. Poi mi sono confrontata con alcune compagne palestinesi: succedeva anche a loro. A volte, poi, ti svegli al mattino e ti sembra di non aver mai staccato la spina”. Mariam, palestinese di seconda generazione in Italia, racconta di come, da ottobre, la sua vita sia cambiata. Con l’inizio dell’operazione militare nella striscia di Gaza e l’uccisione, ad oggi, di oltre 34.000 palestinesi da parte dell’esercito israeliano, i palestinesi nel resto del mondo hanno dovuto imparare a convivere con notizie di stragi quotidiane. Spesso senza l’aiuto di nessuno. “Quando arrivano le immagini del genocidio, quelle scene colpiscono tutte e tutti noi- continua Mariam- Poi, come attivista, il carico emotivo è davvero intenso. Bisogna fare il triplo del lavoro per raccogliere tutte le informazioni che arrivano dalla Palestina, per non perdersi nulla e per fare, poi, informazione qui in Italia. Le conseguenze sulla salute mentale ci sono e sono pesanti. Come comunità, qui a Brescia, proviamo a darci supporto anche in questo”.</p>



<p>Uno studio condotto da <strong>Roxane Cohen Silver</strong>, professoressa dell’Università della California, richiamato dal <em>Time</em> in un articolo del marzo 2022, mette in correlazione l’esposizione a immagini di eventi traumatici con lo sviluppo di problemi di salute mentale, in particolare con i sintomi del disturbo da stress post traumatico. Lo studio in questione si soffermava su chi, nella settimana successiva agli attacchi dell’11 settembre 2001, aveva abusato di immagini televisive relative alla tragedia. Con il diffondersi delle immagini delle stragi compiute a Gaza a livello esponenziale sui diversi social media, si può presumere che la correlazione sia oggi ancora più stretta (proprio come ipotizza l’articolo del Time con riferimento alla guerra in Ucraina) e che chi osserva con costanza quelle immagini, con un maggior coinvolgimento emotivo in quanto palestinese, possa avere ripercussioni forti sulla propria psiche.</p>



<p>Ma diversi sono gli studi che trattano questa problematica. In alcuni casi, si parla di sviluppo di <em>Compassion Fatigue</em>, ossia un trauma secondario causato dall’esposizione ripetuta al trauma e alla sofferenza altrui, molto diffuso ad esempio tra gli operatori del settore sanitario. Più di ogni altra guerra del passato, la distruzione di Gaza da parte di Israele viene raccontata infatti sui social media. Complice il divieto imposto da Israele ai giornalisti internazionali di entrare nella striscia, molte giornaliste e giornalisti palestinesi hanno utilizzato il loro Instagram come piattaforma per urlare al mondo quello che vedevano. Una costante di bambini morti e persone con arti amputati che non sarebbe mai venuto alla luce vista la linea editoriale dei media occidentali ma che, pur avendo generato consapevolezza e indignazione, ha anche amplificato un profondo dolore riflesso, come racconta Dalia, studentessa palestinese di seconda generazione in Italia:</p>



<p>“I social hanno aiutato tanto perché le voci dei palestinesi sono state amplificate. Per la prima volta nella storia le persone hanno potuto sentire le voci palestinesi. Ovviamente, a livello psicologico tutto questo è terribile”. Come Mariam, anche Dalia lamenta un fortissimo impatto sulla propria psiche: “Faccio fatica a dormire: ho una dipendenza dal dover sempre controllare le notizie e quello che sta accadendo. La testa è sempre lì e non ci si riesce a concentrare su altro. Non hai la forza di fare altre cose perché stai pensando al genocidio del tuo popolo. Si lavora male, si fa tutto male. Si prova rabbia, frustrazione. La gente non può capire a fondo e spesso rimane anche scocciata dal tuo atteggiamento. Durante un esame, il mio professore si è lamentato perché avrei potuto dare ancora di più. Fa rabbia pensare all’enorme differenza tra l’attenzione che si è dedicata alla tutela delle persone ucraine e noi. L’occidente ci chiede di continuare a vivere normalmente mentre, a Gaza, il tuo popolo sta subendo un genocidio.”.</p>



<p>Ma Dalia non è l’unica a parlare dell’inadeguatezza del contesto sociale e istituzionale e di un’ingiustificata disparità dell’attenzione alla salute psicologica riservata alle persone palestinesi rispetto alle vittime di altre guerre. “Non c’è un palestinese che si possa sentire pienamente capito da una terapeuta bianca. Le terapeute e i terapeuti italiani non sono preparati a prendere in carico persone palestinesi”. A parlare è <strong>Camilla Ponti</strong>, psicologa e cofondatrice di Psicologia per la Palestina.  Il progetto, nato a gennaio come petizione al Consiglio Nazionale Ordine Psicologi e agli Ordini Regionali, si è evoluto fino a diventare una realtà divulgativa rispetto a quanto sta accadendo in Palestina sin dal 1948, analizzandolo sotto il profilo della psicologia. La petizione chiede, oltre all’erogazione di servizi gratuiti di supporto psicologico, anche la creazione di seminari e una presa di posizione della categoria contro il genocidio palestinese. Perché, come ci spiega Camilla Ponti, è necessario un diverso approccio culturale, sociale e professionale alla questione.</p>



<p>“Noi nasciamo proprio da questo vuoto istituzionale e professionale.- continua Camilla Ponti- C’è bisogno di tener conto non solo di quello che sta accadendo oggi, ma del trauma intergenerazionale della comunità palestinese in diaspora, nonché di micro-aggressioni quotidiane di tipo sociale. Noi denunciamo il doppio-standard rispetto alla netta posizione assunta dall’Ordine degli Psicologi e alle attività poste in essere a tutela del popolo ucraino. Cosa che non è minimamente accaduta verso i palestinesi! È necessaria una decolonizzazione della pratica psicologica e lo smantellamento del razzismo istituzionalizzato”.</p>



<p>Un razzismo istituzionalizzato che alimenta e riflette un clima di discriminazione sociale che spesso sfocia in veri e propri atti di violenza fisica o verbale. “Ero in un negozio di Brescia- racconta Mariam- quando una signora ha iniziato a parlare di quello che sta accadendo in Medio Oriente. Sono intervenuta, dicendo che di lì a pochi giorni ci sarebbe stato un presidio per la Palestina e la signora ha iniziato a inveire dicendo che, fino a quel momento, eravamo stati uccisi in pochi e avrebbero dovuto ammazzarci tutti. Mi ripeteva: “Vi devono sterminare!” ”.</p>



<p>Nel Regno Unito, l’organizzazione Tell Mama ha registrato un aumento dei crimini d’odio contro le persone musulmane del 335% nel quadrimestre 7 ottobre 2023 &#8211; 7 febbraio 2024 rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Negli USA, relativamente ai tre mesi successivi al 7 ottobre, il <em>Council on American-Islamic Relations (CAIR)</em> riporta un aumento del 180% di richieste di aiuto ed episodi di violenza nei confronti di persone musulmane o arabe. In Italia, non ci sono dati precisi, ma testimonianze analoghe a quelle di Mariam non sono difficili da trovare soprattutto nei confronti di chi svolge attività di informazione o attivismo su quello che sta accadendo a Gaza. “È importante- conclude Dalia- non smettere di seguire quello che accade. Io non ho bisogno di essere sensibilizzata sulla Palestina, ma le notizie e le immagini che ci arrivano sono necessarie per le persone non coinvolte, quelle che fino ad ora sono rimaste in silenzio”.</p>



<p></p>
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		<title>Il Kosovo in bilico</title>
		<link>https://it.insideover.com/reportage/societa/kosovo-in-bilico.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Laura Lesevre]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 01 Sep 2022 14:17:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Balcani]]></category>
		<category><![CDATA[kosovo]]></category>
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<p>La musica dei locali riempie le strade e i tavolini dei bar che invadono il marciapiede sono così tanti che si fa fatica a camminare. A Pristina, capitale del Kosovo, la vita è così frenetica e spensierata che è difficile pensare che qualcuno possa anche solo ipotizzare una nuova guerra. &#8220;Una nuova guerra non ci &#8230; <a href="https://it.insideover.com/reportage/societa/kosovo-in-bilico.html">[...]</a></p>
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                Gianluca Grimaldi
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        <p>La musica dei locali riempie le strade e i tavolini dei bar che invadono il marciapiede sono così tanti che si fa fatica a camminare. A Pristina, capitale del Kosovo, la vita è così frenetica e spensierata che è difficile pensare che qualcuno possa anche solo ipotizzare una nuova guerra.</p><p>&#8220;Una nuova guerra non ci sarà. Chi vive nei Balcani sa bene che le tensioni nascono e si spengono nell’arco di poche settimane&#8221;. Robert, professione autista, attraversa il confine tra Macedonia del nord e Kosovo e tra Kosovo e Serbia più volte durante la settimana. &#8220;Siamo tutti diversi &#8211; continua &#8211; ci odiamo, poi ci amiamo, poi ci odiamo ancora. Quello che ci accumuna è il dramma del dovercene andare dai nostri Paesi a causa della crisi economica. Ma andiamo via e poi torniamo sempre. Chi riuscirebbe a vivere per sempre in Germania?&#8221;.</p><figure id="attachment_366984" aria-describedby="caption-attachment-366984" style="width: 1024px" class="wp-caption aligncenter"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" loading="lazy" class="size-large wp-image-366984" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/08/ilgiornale2_20220831163354148_1bf080d2413b28041a0bc7d0554da9de-1024x683.jpg" alt="" width="1024" height="683" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/08/ilgiornale2_20220831163354148_1bf080d2413b28041a0bc7d0554da9de-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/08/ilgiornale2_20220831163354148_1bf080d2413b28041a0bc7d0554da9de-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/08/ilgiornale2_20220831163354148_1bf080d2413b28041a0bc7d0554da9de-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/08/ilgiornale2_20220831163354148_1bf080d2413b28041a0bc7d0554da9de-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/08/ilgiornale2_20220831163354148_1bf080d2413b28041a0bc7d0554da9de-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption id="caption-attachment-366984" class="wp-caption-text"><span class="Y2IQFc" lang="it">Donne bosniache kosovare ballano durante la tradizionale cerimonia nuziale nel villaggio di Donje Ljubinje, Kosovo, 14 agosto 2021 </span>EPA/VALDRIN XHEMAJ</figcaption></figure><p>Il 21 agosto il presidente serbo Vučić, in un discorso televisivo, ha minacciato un intervento in Kosovo per proteggere la minoranza serba in quella che la Serbia stessa non riconosce come un Paese indipendente, ossia il Kosovo. In molti hanno visto in questa dichiarazione una concreta minaccia alla fragile stabilità che in questa area dei Balcani vige da poco più di vent’anni.</p><p>Le tensioni sono aumentate nel corso dello scorso mese, quando si è riaccesa la ciclica disputa relativa all’utilizzo di targhe serbe in territorio kosovaro: una normativa che doveva entrare in vigore il primo agosto prevedeva il divieto di utilizzo di documenti e targhe serbe nelle regioni settentrionali del Kosovo a maggioranza serba. A seguito dell’annuncio, proprio nella zona di confine tra i due Paesi ci sono state proteste con testimoni che parlano anche di esplosione di colpi di arma da fuoco. Al momento, l’entrata in vigore della normativa è stata posticipata. Il 27 agosto, Josep Borrell, Alto rappresentante dell&#8217;Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, in un tweet, ha affermato che si sarebbe raggiunto un accordo, grazie all&#8217;intermediazione dell&#8217;Unione europea, per facilitare reciprocamente l&#8217;ingresso e l&#8217;uscita dei veicoli e dei cittadini. Una soluzione che potrebbe, almeno temporaneamente, appianare le tensioni.</p><figure id="attachment_366981" aria-describedby="caption-attachment-366981" style="width: 1024px" class="wp-caption alignnone"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" loading="lazy" class="size-large wp-image-366981" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/08/AYJLNWRNTZ1WNWQv74Qv_ANSA-scaled-1-1024x698.jpg" alt="" width="1024" height="698" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/08/AYJLNWRNTZ1WNWQv74Qv_ANSA-scaled-1-1024x698.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/08/AYJLNWRNTZ1WNWQv74Qv_ANSA-scaled-1-300x205.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/08/AYJLNWRNTZ1WNWQv74Qv_ANSA-scaled-1-768x524.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/08/AYJLNWRNTZ1WNWQv74Qv_ANSA-scaled-1-1536x1048.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/08/AYJLNWRNTZ1WNWQv74Qv_ANSA-scaled-1-2048x1397.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption id="caption-attachment-366981" class="wp-caption-text">Il presidente serbo Aleksandar Vucic parla durante una conferenza stampa con il primo ministro spagnolo dopo il loro incontro a Belgrado, in Serbia, il 29 luglio 2022. EPA/ANDREJ CUKIC</figcaption></figure>
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        <p>&#8220;Io non ho problemi: la mia auto ha una targa macedone. Ma se avessi una targa kosovara, avrei problemi a entrare in Serbia&#8221;, aggiunge Robert. Sin dal 2008 il governo di Belgrado, infatti, non permette l’ingresso ai veicoli con targa kosovara se non dietro acquisto di una targa provvisoria.</p>
<p>Paese più giovane d’Europa (l’età media è di 29 anni) e a maggioranza etnica albanese, il Kosovo si è autoproclamato indipendente dalla Serbia nel 2008, dopo appena nove anni dalla fine della guerra che aveva visto l’intervento armato della Nato e l’accettazione, da parte dell’allora presidente serbo, Milošević, del mantenimento della pace sul territorio con il ritiro delle truppe serbe.</p>
<p>&#8220;Da allora ci sono ancora più di 1.200 famiglie che attendono il cadavere di un figlio, un fratello, un padre… Di molti civili non si sono avute più tracce: probabilmente sono stati uccisi e sepolti in fosse comuni da parte dei militari serbi. Alcuni attendono ancora un impossibile ritorno, altri sono ancorai n attesa di poter seppellire un proprio caro&#8221;. A parlare è Astrit, guida turistica che lavora a Pristina.</p>
<p>&#8220;È come se la guerra avesse lasciato strascichi ancora molto vividi nella nostra memoria &#8211; aggiunge -. Una nuova guerra? Improbabile, contiamo sulla vicinanza dell’Unione europea&#8221;.</p>

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    <figure class="wp-block-image is-style-full-content"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="2048" height="1436" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/08/ilgiornale2_20220831161932164_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_338365.jpg" alt="" class="wp-image-366982" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/08/ilgiornale2_20220831161932164_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_338365.jpg 2048w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/08/ilgiornale2_20220831161932164_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_338365-300x210.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/08/ilgiornale2_20220831161932164_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_338365-1024x718.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/08/ilgiornale2_20220831161932164_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_338365-768x539.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/08/ilgiornale2_20220831161932164_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_338365-1536x1077.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 2048px) 100vw, 2048px" /><figcaption>Aprile 1999, un rifugiato non identificato del Kosovo tiene il suo bambino all&#8217;ingresso della loro tenda nel campo profughi di Rakovica, 16 km a sud-ovest di Sarajevo.  STR . / ANSA / li</figcaption></figure>
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        <p>La vicinanza all’Unione europea è un altro punto di scontro tra Kosovo e Serbia. Pur non essendo riconosciuto da tutti i Paesi membri dell’Unione europea, infatti, il Kosovo ha più volte manifestato il suo interesse a entrarne a far parte e, a giugno, il primo ministro Albin Kurti ha affermato che, entro fine anno, inizierà il processo di adesione. La Serbia ha presentato domanda di adesione già nel 2009 ma, nel corso dell’ultimo anno, la sua vicinanza alla Russia di Putin potrebbe giocare a suo sfavore nei negoziati: il Paese, infatti, non ha imposto sanzioni alla Russia dopo la sua invasione dell’Ucraina, sia per la sua forte dipendenza energetica sia per il supporto che ha nel non riconoscere l’indipendenza del Kosovo. Il 21 agosto, durante una sua visita a Mosca, il ministro degli interni serbo, Aleksandar Vulin, si è vantato del fatto che “la Serbia è l’unico Stato europeo a non aver introdotto sanzioni e che non ha preso parte all’isteria anti-Russia”.</p>
<p>A Pristina, intanto, secondo i molti giovani che ci abitano, l’Europa è molto più vicina che a Belgrado.</p>

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    <figure class="wp-block-image is-style-full-content"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1920" height="1371" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/08/ilgiornale2_20220831164354577_bb8414f6599a68f2f25687944751fbd0-scaled.jpg" alt="" class="wp-image-366990" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/08/ilgiornale2_20220831164354577_bb8414f6599a68f2f25687944751fbd0-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/08/ilgiornale2_20220831164354577_bb8414f6599a68f2f25687944751fbd0-300x214.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/08/ilgiornale2_20220831164354577_bb8414f6599a68f2f25687944751fbd0-1024x731.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/08/ilgiornale2_20220831164354577_bb8414f6599a68f2f25687944751fbd0-768x549.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/08/ilgiornale2_20220831164354577_bb8414f6599a68f2f25687944751fbd0-1536x1097.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/08/ilgiornale2_20220831164354577_bb8414f6599a68f2f25687944751fbd0-2048x1463.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /><figcaption>Un uomo cammina davanti a un murale raffigurante la mappa del Kosovo con la scritta &#8216;proprietà serba&#8217;, a Belgrado, in Serbia, il 17 agosto 2022. PA/ANDREJ CUKIC</figcaption></figure>
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<p>Proprio questa estate, dal 22 luglio e fino al 30 ottobre, la città ospita <em>Manifesta</em>, una delle più importanti mostre europee di arte contemporanea che, ogni due anni, attira appassionati e curiosi in una diversa città del vecchio continente. La capitale del Kosovo ha ospitato l’evento in molti dei luoghi simbolo della propria identità e delle diverse fasi storiche che l’hanno portata a diventare la capitale giovane dei Balcani. Al Grand Hotel, luogo principale di esposizione, tra le opere è possibile dare un’occhiata anche alla camera di Josip Broz Tito, ex presidente della Jugoslavia. Su un cartello espositivo si legge: “Quello che è accaduto qui non è stata solo l’arte della resistenza, ma la resistenza dell’arte”.</p>
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                                    Gianluca Grimaldi
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<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/reportage/societa/kosovo-in-bilico.html">Il Kosovo in bilico</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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