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Terrorismo

I kamikaze si fanno esplodere a Mosul

Mosul. Il minareto che pende dalla moschea Al Nuri spicca fra le colonne di fumo della battaglia per conquistare il luogo simbolo di Mosul ovest dove Abu Bakr al Baghdadi proclamò il Califfato nel 2014. Gli elicotteri lanciano dal cielo una gragnola di colpi. Le truppe speciali - gli "Scorpioni" addestrati dagli italiani - avanzano metro per metro all'ingresso della città vecchia, diventata ormai un dedalo mortale di viuzze.

Guerra

L’esercito iracheno circonda la moschea Al Nuri

MOSUL OVEST - La palla di fuoco rossa esplode verso il cielo per un centinaio di metri. Il boato e lo spostamento d’aria ci investono, come il soffio della morte. Il kamikaze al volante della macchina minata si è fatto esplodere ad un paio di isolati di distanza. Dal fuoristrada osserviamo la scena con terrore. Pochi minuti prima gli agenti della polizia federale si erano messi ad urlare “tre autobombe in arrivo" facendoci salire in fretta e furia sui mezzi per partire a tutta velocità. Nella battaglia di Mosul le bandiere nere lanciano i loro arieti suicidi nel disperato tentativo di fermare l’offensiva delle truppe irachene

Guerra

Sotto il fuoco dell’Isis

MOSUL OVEST - Al mattino verso le 7 ci accorgiamo del fumo scuro che si alza fuori dalla finestra. Tutti dormono sul pavimento, dopo una notte di scontri. Il tenente Hassan Kazhim Faraj è attaccato alla radio, ma non si accorge di niente. “Cos’è questo fumo?”, chiediamo all’ufficiale, che interpella le vedette sui tetti. “Daesh (Stato islamico nda) ha dato fuoco alla casa davanti. Forse per non farsi vedere dai droni” rispondono. Un attimo dopo inizia l’inferno a colpi di bombe a mano, raffiche incessanti e razzi Rpg. I seguaci del Califfo attaccano il nostro piccolo forte Apache, un avamposto di prima linea della polizia federale ad un passo dalla città vecchia. Tutti scattano in piedi per imbracciare le armi, infilarsi gli anfibi, il giubbotto antiproiettile e l’elmetto. Il maggiore Abd Sajid Raed, comandante del pugno di uomini del 5° battaglione ordina di distribuire le bombe a mano e di piazzare i mortai. Dai quattro edifici che controlla con il suo reparto arrivano notizie allarmanti: “Sono davanti a noi, ci lanciano le granate. Li abbiamo visti dietro l’angolo”. Assieme ai giovani poliziotti delle truppe d’assalto cerchiamo di raggiungere il tetto spazzato dalle raffiche. Impossibile uscire per rispondere al fuoco. Da una finestrella alle nostre spalle un cecchino infila un proiettile che si conficca nel muro poco sopra le nostre teste.

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