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	<title>Francesco Leone Spallino Archives - InsideOver</title>
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	<title>Francesco Leone Spallino Archives - InsideOver</title>
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		<title>Soweto e Gaza: l’ombra lunga dell’apartheid</title>
		<link>https://it.insideover.com/storia/soweto-e-gaza-lombra-lunga-dellapartheid.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 16 Jun 2025 17:07:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[Apartheid]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra di Gaza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="650" height="345" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/WhatsApp-Image-2025-06-16-at-18.59.07-3-e1750093764283.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/WhatsApp-Image-2025-06-16-at-18.59.07-3-e1750093764283.jpeg 650w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/WhatsApp-Image-2025-06-16-at-18.59.07-3-e1750093764283-600x318.jpeg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/WhatsApp-Image-2025-06-16-at-18.59.07-3-e1750093764283-300x159.jpeg 300w" sizes="(max-width: 650px) 100vw, 650px" /></p>
<p>Anche questo 16 Giugno in Sudafrica si festeggia lo Youth Day,  una ricorrenza volta a celebrare l’importanza dei giovani nel Paese e l’impegno per la loro istruzione e crescita. La scelta della data coincide con quella deal massacro di studenti avvenuto a Soweto nel 1976, durante le manifestazioni contro l’imposizione dell’afrikaans come lingua primaria ed &#8230; <a href="https://it.insideover.com/storia/soweto-e-gaza-lombra-lunga-dellapartheid.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="650" height="345" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/WhatsApp-Image-2025-06-16-at-18.59.07-3-e1750093764283.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/WhatsApp-Image-2025-06-16-at-18.59.07-3-e1750093764283.jpeg 650w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/WhatsApp-Image-2025-06-16-at-18.59.07-3-e1750093764283-600x318.jpeg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/WhatsApp-Image-2025-06-16-at-18.59.07-3-e1750093764283-300x159.jpeg 300w" sizes="auto, (max-width: 650px) 100vw, 650px" /></p>
<p>Anche questo 16 Giugno in Sudafrica si festeggia lo <em>Youth Day, </em> una ricorrenza volta a celebrare l’importanza dei giovani nel Paese e l’impegno per la loro istruzione e crescita. La scelta della data coincide con quella deal massacro di studenti avvenuto a <a href="https://it.insideover.com/storia/cose-stato-lapartheid-le-violenze-la-lotta-leredita-di-desmond-tutu.html">Soweto</a> nel 1976, durante le manifestazioni contro l’imposizione dell’afrikaans come lingua primaria ed obbligatoria nelle scuole del Paese, un linguaggio minoritario e appartenente alla minoranza bianca della nazione; la polizia aprì il fuoco sugli studenti causando tra le 170 e le 700 vittime. Tra queste il 12enne Hector Pieterson, il cui corpo senza vita venne immortalato dal fotografo Sam Nzima, in una fotografia destinata a scuotere il Sudafrica e il resto del mondo.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" width="1000" height="675" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/WhatsApp-Image-2025-06-16-at-18.59.07-4.jpeg" alt="" class="wp-image-474357" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/WhatsApp-Image-2025-06-16-at-18.59.07-4.jpeg 1000w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/WhatsApp-Image-2025-06-16-at-18.59.07-4-600x405.jpeg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/WhatsApp-Image-2025-06-16-at-18.59.07-4-300x203.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/WhatsApp-Image-2025-06-16-at-18.59.07-4-768x518.jpeg 768w" sizes="(max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></figure>



<p><br><br>Questa ricorrenza appare ancora più attuale oggi, mentre vediamo le stesse immagini in un altro contesto. Le operazioni militari israeliane nella striscia di Gaza hanno causato, negli ultimi 2 anni, più di 40.000 vittime. E c’è di più: una alleanza strategica e ideologica tra il Sudafrica dell’apartheid e Israele di oggi. Per capire, occorre fare un salto indietro.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>La situazione Sudafricana</strong></h2>



<p>In Sudafrica, dal 1948, era in vigore il regime di apartheid, un sistema istituzionalizzato di segregazione razziale imposto dal governo della minoranza bianca. Questo sistema non si limitava a discriminazioni sociali o culturali, ma era strutturato legalmente per escludere la popolazione nera da ogni ambito decisionale e da gran parte della vita pubblica: scuole, ospedali, mezzi di trasporto, quartieri e parchi pubblici erano rigidamente separati. I neri non avevano diritti politici, non potevano possedere terre in aree “bianche” e venivano spesso trasferiti con la forza in riserve dette <em>bantustan</em>, vere e proprie regioni ghetto spacciate come stati “indipendenti” e governate da fantocci di Pretoria e che nessuno, al di fuori del governo Sudafricano, riconosceva come davvero libere. Le relazioni sociali “accettabili” fra bianchi e neri erano ridotte all’osso e i matrimoni misti erano proibiti. L’apartheid rappresentava dunque una negazione totale dei dirtti umani fondamentali. </p>



<p>Il governo di Pretoria si trovava&nbsp; anche invischiato in una guerra nella vicina Angola e l’esercito doveva fronteggiare un’ insurrezione nella attuale Namibia, che veniva occupata dal Sudafrica fin dal 1915, illegalmente secondo la risoluzione ONU 296.<br>Il massacro a Soweto del 1976 determinò un ulteriore inasprimento dell’isolamento internazionale del Sudafrica, come dimostrato con la risoluzione ONU 392 che ribvadiva la natura disumana e criminosa dell’apartheid.<br></p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" width="1024" height="695" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/WhatsApp-Image-2025-06-16-at-18.59.08.jpeg" alt="" class="wp-image-474358" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/WhatsApp-Image-2025-06-16-at-18.59.08.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/WhatsApp-Image-2025-06-16-at-18.59.08-600x407.jpeg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/WhatsApp-Image-2025-06-16-at-18.59.08-300x204.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/WhatsApp-Image-2025-06-16-at-18.59.08-768x521.jpeg 768w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>La repressione della manifestazione studentesca accese la rivolta in altre città del Paese, con scontri di piazza che si protrassero per diversi mesi. Il boicottaggio internazionale e la resistenza al regime ebbe una forte accelerazione dopo il massacro.<br>La strage smosse infatti le coscienze dell’opinione pubblica internazionale perché era il chiaro ed inevitabile risultato di un sistema oppressivo dove la sproporzione della forze in campo era evidente (poliziotti che sparano su bambini inermi) e le rivolte mostravano che il governo di Pretoria non godeva di nessuna legittimità, se non quella di una minoranza razzista bianca (perfino alcuni studenti bianchi si unirono alle manifestazioni per protestare contro l’uccisione dei bambini). L’apartheid non era “una questione interna”, come cercava di sostenere il governo, ma un crimine contro l’umanità e come tale la riguardava per intero. Le “necessità di sicurezza” sostenute da Pretoria perdevano di significato dopo il massacro di Soweto data la condizione delle vittime, minorenni e disarmati; anzi, fu proprio dopo la strage che l’<em>uMkhonto weSizwe</em> (Lancia della Nazione), il braccio armato dell’<em>African National Congress</em>, il principale gruppo antiapartheid del Paese, aumentò drasticamente il proprio livello di operazioni militari, rinforzato da un maggiore afflusso di reclute. </p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>La strana alleanza</strong></h2>



<p>E proprio mentre il cappio delle sanzioni, dei boicottaggi, della resistenza interna e dell’isolamento internazionale si stringeva intorno al governo razzista sudafricano, Pretoria trovava un amico: Israele.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="976" height="549" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/WhatsApp-Image-2025-06-16-at-18.59.07-5.jpeg" alt="" class="wp-image-474359" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/WhatsApp-Image-2025-06-16-at-18.59.07-5.jpeg 976w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/WhatsApp-Image-2025-06-16-at-18.59.07-5-600x338.jpeg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/WhatsApp-Image-2025-06-16-at-18.59.07-5-300x169.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/WhatsApp-Image-2025-06-16-at-18.59.07-5-768x432.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/WhatsApp-Image-2025-06-16-at-18.59.07-5-334x188.jpeg 334w" sizes="auto, (max-width: 976px) 100vw, 976px" /></figure>



<p>L’ala “socialista” del sionismo israeliano ufficialmente non vedeva di buon occhio l’apartheid, e quasi tutta la classe dirigente <em>afrikaaner </em>aveva espresso simpatie per la germania nazista durante la seconda guerra mondiale. Difficile immaginare un’amicizia più improbabile, per di più quando si parla di Paesi distanti migliaia di chilometri. Tuttavia, i punti in comune fra i due Paesi non erano pochi. In primis la consapevolezza di rappresentare un corpo estraneo nella propria area geografica, percepito come una sorta di progetto coloniale europeo, nonostante ci fossero delle differenze storiche (i bianchi erano presenti in Africa australe dal 1700 ca.) e ideologiche (sionismo). Essere un Paese circondato da nemici era un altro punto in comune fra le due nazioni, una da Stati arabi ostili, l’altra da Stati africani che ritenevano la<em> white minority rule</em> un abominio. Questo aveva comportato una mentalità di assedio nella popolazione e nei governi dei due Paesi, creando società militarizzate. Tel Aviv e Pretoria cercavano di ottenere una superiorità tecnologico-militare schiacciante per compensare il divario numerico tra loro ed i propri nemici, creando una convergenza anche nelle tattiche militari.<br><br>Se la comunità ebraica Sudafricana era già la maggior sostenitrice economica pro capite di Israele dal 1948, sotto la spinta del<em> Jewish Board of Deputies</em> prima e dell’<em>Israel &#8211; South Africa Friendship League</em> poi, il rapporto fra i due Paesi si fece sempre più amichevole, mosso da necessità economiche e affinità ideologiche. Accordi commerciali e militari segreti vennero sanciti e rinnovati durante la visita ufficiale a Gerusalemme del presidente Sudafricano John Vorster, noto ammiratore di Hitler, nel 1976, poco prima dei fatti di Soweto. Mentre gli ebrei sudafricani contrari all’apartheid e alcuni israeliani schifati dalla visita di un simpatizzante nazista protestavano, si delineava in maniera più netta una convergenza fra i due Paesi.</p>



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<p><br></p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>La cooperazione militare ed economica</strong></h2>



<p>Già dagli anni ‘60 Pretoria e Tel Aviv erano soci in affari: il Sudafrica produceva preziose materie prime, tra cui l’uranio, indispensabile per qualsiasi progetto nucleare. Israele era interessato all’acquisizione di tale materiale per i propri programmi civili e militari. Lo scambio appariva proficuo per entrambi: Tel Aviv avrebbe acquistato in segreto grandi quantità di uranio sudafricano, eludendo gli organi di controllo internazionali sull’energia atomica, mentre Pretoria avrebbe finalmente trovato uno sbocco per le proprie materie prime, che rischiavano di rimanere invendute dato l’isolamento internazionale nel quale si trovava.<br>Il regime sudafricano aveva inoltre disperatamente bisogno del <em>know-how</em> israeliano su questioni militari e tecnologiche, e Israele intravide una possibilità di fare lucrosi affari tramite la propria industria bellica.<br><br>La cooperazione rese possibile l’ottenimento dell’arma nucleare, con l’uranio Sudafricano scambiato con le competenze degli ingegneri israeliani per sviluppare missili balistici. Il ricondizionamento degli aerei da guerra francesi Mirage III da parte di Israele a favore dei sudafricani per aggirare le sanzioni sui sistemi d’arma e il misterioso test nucleare congiunto noto come “<em>Vela Event</em>” nelle acque dell’Oceano Indiano sono solo alcune delle applicazioni pratiche dell’accordo segreto SECMENT, firmato dai due Paesi nel 1975, che regolamentava gli scambi militari ed economici fra le due nazioni. </p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="674" height="504" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/WhatsApp-Image-2025-06-16-at-18.59.06.jpeg" alt="" class="wp-image-474361" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/WhatsApp-Image-2025-06-16-at-18.59.06.jpeg 674w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/WhatsApp-Image-2025-06-16-at-18.59.06-600x449.jpeg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/WhatsApp-Image-2025-06-16-at-18.59.06-300x224.jpeg 300w" sizes="auto, (max-width: 674px) 100vw, 674px" /></figure>



<p>L’idillio crebbe ulteriormente con l’ascesa al potere del Likud in Israele, che trasformò una cooperazione strategica a tutto campo in alleanza ideologica. Come riporta il libro “T<em>he Unspoken Alliance</em>” del giornalista Sasha Polakow-Suransky, la vicinanza tra Pretoria e il partito era già esplicitata del forte sostegno economico da parte degli ebrei Sudafricani allineati al governo bianco per il partito di estrema destra Herut, l’antenato del Likud. Entrambi i governi vedevano infatti nelle rivendicazioni dei popoli oppressi, palestinesi da un lato e africani neri dall’altro, non lotte legittime per l’autodeterminazione, ma minacce esistenziali da soffocare con ogni mezzo. Entrambi i regimi sposarono la causa delll&#8217;etnonazionalismo, considerando la supremazia del proprio gruppo come fondamento dello Stato e giustificando così politiche di segregazione, repressione e violenza.&nbsp;</p>



<p>L’interscambio tra i due regimi si ampliò anche alla sfera dell’intelligence, della formazione militare e della propaganda. Ogni critica internazionale doveva essere derubricata a antisemitismo (nel caso israeliano) o antioccidentalismo (nel caso sudafricano), spostando l’attenzione dalle dinamiche interne verso quelle esterne: il Sudafrica stava partecipando a una crociata di resistenza verso il “comunismo internazionale” in Africa, mentre Israele lottava per mantenere viva l’unica “democrazia” in Medio Oriente contro i regimi dittatoriali arabi. È all’interno di questa narrazione strategica che viene giustificata anche l’odierna campagna contro l’Iran: se l’intervento israeliano contro Teheran ha precise esigenze strategico-militari per il governo Netanyahu è indubbio che l’esternalizzazione dell’azione militare ha i vantaggi specifici della distrazione dal fronte interno, così come già collaudato nel caso Sudafricano.<br></p>



<p>Anche quando, sotto pressione statunitense, Israele si accodò con reticenza alla sanzioni contro il Sudafrica negli anni ‘80, continuò comunque a portare avanti progetti militari segreti e commercio in armi con Pretoria, con gli scambi che raggiunsero il picco con circa 2 miliardi di dollari a metà del decennio, almeno secondo i carteggi tra generali sudafricani e il comparto militare industriale. Alla fine, dopo decenni di lotta armata, proteste popolari e isolamento politico, il governo sudafricano fu costretto a negoziare. Nel 1990 Nelson Mandela venne liberato dopo 27 anni di prigionia. Nel 1994 si tennero le prime elezioni libere della storia del Paese, che sancirono la fine formale dell’apartheid e l’ascesa al potere dell’African National Congress. Il nuovo governo democratico espresse subito solidarietà alla causa palestinese, riconoscendo nella loro lotta le stesse radici della propria. Mandela dirà che il popolo del Sudafrica non avrebbe mai dimenticato il sostegno di Israele al regime di apartheid. </p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Da un aparthied ad un altro</strong></h2>



<p>A quasi cinquant’anni dal massacro di Soweto, l’eco di quei giovani uccisi ha un suono tragicamente familiare nel nostro presente, che non arriva più dalle <em>township </em>sudafricane ma dalle rovine della Striscia di Gaza. L’operazione militare israeliana in corso, la più lunga, devastante e letale nella storia del conflitto, ha avuto il risultato di uccidere o ferire quasi 50.000 bambini, negando a molti di più la possibilità di avere un&#8217;istruzione, una vita dignitosa ed un futuro.<br>Secondo molti organi internazionali per i diritti umani come Amnesty International, la Human Rights Watch, il Centro B’Tselem e la relatrice speciale delle Nazioni Unite Francesca Albanese, oggi Israele applica una versione leggermente diversa, ma identica nella sostanza, dell’apartheid sudafricano. Gaza è, così come Soweto 49 anni fa, il risultato più terribile ed inevitabile dell’utilizzo di queste politiche. Anche la risposta israeliana alla catastrofe umanitaria segue il triste copione già scritto e provato, bollando le preoccupazioni umanitarie con la retorica dell’autodifesa, una narrativa già collaudata per delegittimare ogni resistenza e nascondere la violenza strutturale delle politiche di apartheid. Esattamente come il governo di Pretoria giustificò gli spari contro i bambini di Soweto con gli stessi argomenti.<br></p>



<p></p>



<p>Come allora, anche oggi, cresce in tutto il mondo il rifiuto di questa logica. I boicottaggi accademici, culturali, sportivi, economici si moltiplicano, così come le proteste globali. A compiere uno dei passi più netti e carichi di significato simbolico è proprio il nuovo Sudafrica democratico, che nel dicembre 2023 ha intentato una causa presso la Corte Internazionale di Giustizia accusando Israele di genocidio. Un atto che non è solo legale, ma storico: un Paese liberato dall’apartheid che chiama in giudizio uno Stato accusato di praticarlo. Ma non basta. </p>



<p>La comunità internazionale deve, inequivocamente, chiedere a Israele di rispettare i diritti umani e quello internazionale, tagliando ogni sostegno politico, economico e militare a Tel Aviv. “La nostra libertà è incompleta senza quella dei Palestinesi”, affermava Nelson Mandela, implicando che la lotta per la sopravvivenza e la dignità dei ragazzi di Soweto è, oggi come allora, la stessa di quelli Palestinesi.</p>
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		<title>Musica e propaganda: la pioggia di fondi pubblici di Israele per sostenere i suoi artisti all&#8217;Eurovision</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/leurovision-come-vettore-per-la-legittimita-di-israele.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Laura Lesevre]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 20 May 2025 11:14:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[eurovision]]></category>
		<category><![CDATA[israele]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250520132453773_e52de350acfc137409f59c8aff74624e.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250520132453773_e52de350acfc137409f59c8aff74624e.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250520132453773_e52de350acfc137409f59c8aff74624e-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250520132453773_e52de350acfc137409f59c8aff74624e-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250520132453773_e52de350acfc137409f59c8aff74624e-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250520132453773_e52de350acfc137409f59c8aff74624e-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250520132453773_e52de350acfc137409f59c8aff74624e-1536x1024.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>L&#8217;Eurovision Song Contest nasce nel 1956 come strumento per unire&#160; l&#8217;Europa nel dopoguerra attraverso la musica. Un palcoscenico dove si&#160; esibiscono artisti, e la musica suona più forte dei discorsi politici. O&#160; almeno così dovrebbe essere secondo le intenzioni dell’evento.&#160; Nonostante il contest si sia sempre infatti dichiarato apolitico, anche la&#160; mera presenza dei concorrenti &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/leurovision-come-vettore-per-la-legittimita-di-israele.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/leurovision-come-vettore-per-la-legittimita-di-israele.html">Musica e propaganda: la pioggia di fondi pubblici di Israele per sostenere i suoi artisti all&#8217;Eurovision</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250520132453773_e52de350acfc137409f59c8aff74624e.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250520132453773_e52de350acfc137409f59c8aff74624e.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250520132453773_e52de350acfc137409f59c8aff74624e-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250520132453773_e52de350acfc137409f59c8aff74624e-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250520132453773_e52de350acfc137409f59c8aff74624e-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250520132453773_e52de350acfc137409f59c8aff74624e-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250520132453773_e52de350acfc137409f59c8aff74624e-1536x1024.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>L&#8217;Eurovision Song Contest nasce nel 1956 come strumento per unire&nbsp; l&#8217;Europa nel dopoguerra attraverso la musica. Un palcoscenico dove si&nbsp; esibiscono artisti, e la musica suona più forte dei discorsi politici. O&nbsp; almeno così dovrebbe essere secondo le intenzioni dell’evento.&nbsp; Nonostante il contest si sia sempre infatti dichiarato apolitico, anche la&nbsp; mera presenza dei concorrenti riflette complesse dinamiche geopolitiche:&nbsp; la presenza dell’Australia, agli antipodi del continente Europeo, è&nbsp; giustificata da<strong> ragioni di audience ed affinità culturali</strong> ma è in realtà una&nbsp; sua implicita inclusione nella comunità delle <strong><em>democrazie </em>occidentali.</strong>&nbsp;</p>



<p>Anche altri stati extraeuropei partecipano all’Eurovision, come Israele ed  Azerbaigian, mentre alcuni stati europei, come la Bielorussia e Russia non ne fanno parte, quest’ultima esclusa nel 2022 a seguito dell’invasione dell’Ucraina. Questo dimostra come l&#8217;organzizazione internazionale responsabile del contest,  <strong>l’European Broadcasting Union (EBU)</strong> sia pronta anche ad intraprendere  decisioni “artistiche” convergenti con la linea politica dell’Occidente. Allo  stesso tempo si impegna a portare avanti i valori riconosciuti come  identitari da parte occidentale, come il riconoscimento della questione di  genere (quest’anno le conduttrici erano tutte donne) e l’inclusività di  comunità marginalizzate come quella LGBTQ+, trasformando il contest in  una sorta di vetrina ideologica delle democrazie europee, permettendo  all’Occidente di proiettare (verso le proprie opinioni pubbliche così come  verso l’esterno) l’immagine di un blocco culturale democratico, attento ai  diritti umani ed inclusivo.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250520132506534_7b7fe7f523c8754eb5fd807b3679c0a6-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-470600" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250520132506534_7b7fe7f523c8754eb5fd807b3679c0a6-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250520132506534_7b7fe7f523c8754eb5fd807b3679c0a6-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250520132506534_7b7fe7f523c8754eb5fd807b3679c0a6-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250520132506534_7b7fe7f523c8754eb5fd807b3679c0a6-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250520132506534_7b7fe7f523c8754eb5fd807b3679c0a6-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250520132506534_7b7fe7f523c8754eb5fd807b3679c0a6.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">L&#8217;artista israeliana Yuval Raphael a Basilea, Svizzera, l&#8217;11 maggio scorso per la cerimonia d&#8217;inaugurazione del 69esimo Eurovision Song Contest </figcaption></figure>



<p>In un certo senso, anche il sistema di votazione, suddiviso tra giurie professionali e televoto, vuole riflettere l’immagine di  una società attenta alla propria opinione pubblica. È partendo da questi  presupposti che la presenza di Paesi come Azerbaigian ed Israele, sotto accusa a livello internazionale per le azioni compiute rispettivamente in <a href="https://it.insideover.com/guerra/nagorno-karabakh-2020-il-modello-della-guerra-moderna.html">Nagorno Karabakh </a>e a Gaza ed in West Bank, ha generato indignazioni e proteste. Queste ultime non hanno risparmiato nemmeno il palco di Basilea, dove si svolgeva l’evento, con contestatori che sono stati espulsi dalla platea dopo che hanno fischiato l’esibizione della cantante israeliana Yuval Raphael, sventolando bandiere palestinesi.<br><br>Il perché <strong>Israele non abbia subito l’esclusione dal contest </strong>e sia interessato a rimanerci, nonostante la propria precaria reputazione internazionale, è da ricercare nell’importanza che viene attribuita all’evento come vetrina; esserci vuol dire, in un certo senso, far legittimamente parte del mondo democratico ed Israele è fortemente interessata a non essere considerata un Paese <em>pariah</em>, come è capitato alla Russia.<br><br>Gli sforzi di Tel Aviv in questo senso hanno ricevuto un forte impulso dopo gli eventi successivi al 7 ottobre 2023 con Israele che ha intensificato le proprie campagne internazionali di comunicazione attraverso iniziative digitali, gruppi di sostegno esterni e campagne coordinate al di fuori dei propri confini nazionali. L’Eurovision non è stata risparmiata da questo vertiginoso aumento della propaganda israeliana e ce ne si può accorgere  guardando la discrepanza tra il voto della giuria e il “voto popolare” verso  gli artisti israeliani in gara.<br><br>Nel 2024, Eden Golan con “Hurricane”, guadagnò 52 voti dalla giuria ma ben 323 dal televoto, mentre quest’anno Yuval Raphael con “New Day Will Rise” si aggiudica 60 voti della giuria a  fronte di 297 del televoto. Per avere un raffronto con le date precedenti ai  fatti del 7 ottobre 2023, nel 2022 – Michael Ben David con &#8220;I.M&#8221; ottene 27  punti dal televoto e 34 dalla giuria, mentre Noa Kirel con Unicorn nel 2023 ottenne 185 punti dal televoto e 177 della giuria. Come spiegare dunque questa enorme discrepanza fra voto popolare (gli artisti israeliani sono  risultati i più votati in assoluto dal televoto negli ultimi due anni) e voto della giuria, che non si era mai presentata prima con questa consistenza?<br><br>Sicuramente una parte simpatetica dell&#8217;opinione pubblica europea ha manifestato il suo sostegno allo stato ebraico, ma c’è di più e riguarda i risultati dell’offensiva comunicativa di Tel Aviv che ha lasciato la sua traccia tangibile sul web.<br><br>La pubblicità online da parte del <a href="https://www.youtube.com/@Vote4NewDayWillRise">canale youtube</a> <em>Vote #04 New Day Will Rise</em>, comparsa sui device di moltissimi utenti europei, risulta essere  sponsorizzata da parte dell’IGAA (Israeli Government Advertising Agency),  un&#8217;organizzazione statale che si occupa della gestione centralizzata delle campagne pubblicitarie governative. <strong>L&#8217;IGAA, o <em>Lapam </em>(in ebraico), è l&#8217;organo statale responsabile della comunicazione istituzionale </strong>e della pubblicità governativa, fondata con l&#8217;obiettivo di centralizzare le campagne pubblicitarie ministeriali si è evoluta oggi in una potente piattaforma di promozione dell&#8217;immagine di Israele all&#8217;estero.<br><br>L’IGAA aveva già attirato critiche per l&#8217;uso estensivo di fondi pubblici in campagne percepite come propaganda, in contesti legati alle operazioni militari israeliane a Gaza. Fece scandalo nel 2024 <a href="https://www.wired.com/story/israel-unrwa-usa-hamas-google-search-ads/">la campagna dell’IGAA  per screditare l’UNRWA</a>, l’organizzazione dell’ONU responsabile  per i rifugiati palestinesi in Medio Oriente: l’organizzazione governativa  israeliana aveva comprato una serie di annunci su Google contenti il nome dell’UNRWA, che però rimandavano a siti governativi israeliani dove si accusava l’organizzazione umanitaria di essere collusa con Hamas. </p>



<p><a href="https://adstransparency.google.com/?origin=ata&amp;region=IT">La libreria delle pubblicità su Google </a>dimostra che la stessa organizzazione&nbsp; governativa israeliana che ha finanziato contenuti diffamanti verso l’UNRWA&nbsp; ha sponsorizzato su YouTube il televoto a favore della cantante Raphael&nbsp; Yuval. Dal momento che l’IGAA utilizza fondi pubblici israeliani ed è una&nbsp; organizzazione governativa, sembra evidente che il governo di Tel Aviv tenga particolarmente al posizionamento dei propri artisti nella competizione.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="575" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/IGAA-VERIFICA-1024x575.jpg" alt="" class="wp-image-470577" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/IGAA-VERIFICA-1024x575.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/IGAA-VERIFICA-600x337.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/IGAA-VERIFICA-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/IGAA-VERIFICA-768x431.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/IGAA-VERIFICA-334x188.jpg 334w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/IGAA-VERIFICA.jpg 1408w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Su questa linea anche la pubblicità apparsa a Times Square sempre a&nbsp; favore della cantante israeliana, rilanciata dal Ministero degli Affari Esteri&nbsp; israeliano, dal Consolato Generale di Israele a New York e dalla&nbsp; organizzazione statunitense no profit StandWithUs (SWU), <a href="https://nonprofitquarterly.org/us-nonprofit-big-grant-from-israel-for-pr-functions/?utm_source=chatgpt.com">che ha più volte &nbsp;ricevuto fondi da parte del governo di Tel Aviv</a>. In un post su Facebook, l&#8217;organizzazione invitava a votare per Yuval anche dagli Stati Uniti (ma non era una competizione “europea”?).</p>



<figure class="wp-block-video"><video height="282" style="aspect-ratio: 640 / 282;" width="640" controls src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/IGAA-2-2.mp4"></video></figure>



<p>Se la strategia di promozione della candidatura israeliana all’Eurovision 2025 non ha violato la lettera del codice di condotta dell’evento, quanto meno è andata contro il suo spirito: il contest ribadisce la sua neutralità ed apoliticità proprio all’inizio del suo codice di condotta:</p>



<p>“The Eurovision Song Contest (ESC) is a <strong>non-political,</strong> international&nbsp; entertainment event co-produced by broadcasters who are Members of the&nbsp; European Broadcasting Union (EBU). [&#8230;] The ESC is a joyful, <strong>non-political</strong> event dedicated to celebrating music and culture. You are required to respect this mission by <strong>refraining from political promotion or related conduct</strong>, including actions, statements, or&nbsp; symbols during &#8211; or in relation to &#8211; the event.”<br><br>Gli sforzi del governo israeliano per promuovere il voto per la propria artista hanno avuto, in questo caso, evidenti implicazioni politiche.<br><br>Il televoto dei Paesi europei ha assegnato tantissimi punti a Israele, anche&nbsp; in Paesi storicamente ostili alle politiche di Tel Aviv, come ad esempio l’Irlanda (generando, tra l’altro,ulteriori perplessità sull’effettiva trasparenza dei &nbsp;televoti, tanto che già lo scorso anno l’<a href="https://www.rtvslo.si/rtv/za-medije/sporocila-za-javnost/televizija-slovenija-odgovornim-pri-ebu-zastavlja-vprasanja-o-letosnjem-izboru-za-pesem-evrovizije/708634">ente radiotelevisivo sloveno aveva &nbsp;sollevato dubbi</a> rispetto alle operazioni di voto). Il risultato di questi&nbsp; numeri sono, per la propaganda israeliana, elementi di legittimazione e di normalizzazione della propria immagine presso la propria opinione&nbsp; pubblica interna ed il grande pubblico europeo, come già evidenziato da&nbsp; diversi media filo-isrealiani (“se ci votano sono d’accordo con noi e chi&nbsp; critica le nostre azioni è solo una rumorosa minoranza”).&nbsp;&nbsp;</p>



<p>Nei fatti, dopo il 7 ottobre 2023, l&#8217;Eurovision Song Contest è diventato un&nbsp; campo di battaglia simbolico per la diplomazia israeliana. Attraverso&nbsp; campagne mediatiche coordinate,<strong> Israele ha cercato di influenzare&nbsp;l&#8217;opinione pubblica europea e globale,</strong> utilizzando la competizione come&nbsp; piattaforma per legittimare la propria reputazione politica, che si inquadra in un più ampio sforzo israeliano volto a guadagnarsi le simpatie del pubblico occidentale per poi poter continuare a portare avanti&nbsp;la propria politica nella striscia di Gaza e in West Bank in modo&nbsp;indisturbato.&nbsp;&nbsp;</p>



<p>A questo punto, la domanda sorge spontanea: quali sono i valori inclusivi&nbsp; ed apolitici che sostiene di portare avanti l’Eurovision? C’è davvero&nbsp; un&#8217;indipendenza politica e artistica rispetto agli interessi dell’Occidente&nbsp; culturale? Eppure la strategia di isolamento internazionale, sia economico che culturale, è stata adottata celermente nei confronti della Russia e si è già storicamente dimostrata strumentale nel far cessare azioni contrarie ai&nbsp; diritti umani. Come per esempio accadde  quando tra la fine degli Anni Ottanta e i primi Anni Novanta il Sud&nbsp; Africa dell’apartheid, dovette piegarsi alle istanze di uguaglianza e libertà&nbsp; portate avanti da Mandela e i suoi compagni anche grazie all’isolamento&nbsp; che la comunità internazionale aveva scelto di imporre al Sud Africa.&nbsp;</p>



<p>Alla luce di questi eventi, se l’European Broadcasting Union non si rende tuttora conto delle implicazioni relative alle votazioni, risulta evidente che l’apoliticità dell’evento Eurovision possa essere facilmente messa in discussione. Arrivati a questo punto, forse, si potrebbero rivedere le regole del gioco.&nbsp;&nbsp;&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/leurovision-come-vettore-per-la-legittimita-di-israele.html">Musica e propaganda: la pioggia di fondi pubblici di Israele per sostenere i suoi artisti all&#8217;Eurovision</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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