<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Francesco Franza Archives - InsideOver</title>
	<atom:link href="https://it.insideover.com/autore/francesco-franza/feed" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://it.insideover.com/autore/francesco-franza</link>
	<description>Inside the news Over the world</description>
	<lastBuildDate>Fri, 24 Jul 2026 17:38:03 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=6.9.4</generator>

<image>
	<url>https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/cropped-logo-favicon-150x150.png</url>
	<title>Francesco Franza Archives - InsideOver</title>
	<link>https://it.insideover.com/autore/francesco-franza</link>
	<width>32</width>
	<height>32</height>
</image> 
	<item>
		<title>Belpaese. A Photographic journey. L’Italia nelle collezioni fotografiche della Fondazione di Venezia al M9 Museo del ‘900 di Mestre</title>
		<link>https://it.insideover.com/fotografia/belpaese-a-photographic-journey-litalia-nelle-collezioni-fotografiche-della-fondazione-di-venezia-al-m9-museo-del-900-di-mestre.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Jul 2026 17:38:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fotografia]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://it.insideover.com/?p=524280</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="820" height="539" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/Belpaese-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/Belpaese-1.jpg 820w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/Belpaese-1-300x197.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/Belpaese-1-768x505.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/Belpaese-1-600x394.jpg 600w" sizes="(max-width: 820px) 100vw, 820px" /></p>
<p>Visitare&#160;“Belpaese. A Photographic journey. L’Italia nelle collezioni fotografiche della Fondazione di Venezia”,&#160;a cura di&#160;Denis Curti, in mostra da&#160;M9 Museo del ’900&#160;di&#160;Mestre&#160;(Venezia)&#160;fino al 13 settembre, è come affacciarsi da una finestra sull’Italia del secolo scorso. La selezione di una cinquantina di fotografie proviene dalla vasta collezione della Fondazione di Venezia: un patrimonio di 2.500 scatti, in &#8230; <a href="https://it.insideover.com/fotografia/belpaese-a-photographic-journey-litalia-nelle-collezioni-fotografiche-della-fondazione-di-venezia-al-m9-museo-del-900-di-mestre.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/fotografia/belpaese-a-photographic-journey-litalia-nelle-collezioni-fotografiche-della-fondazione-di-venezia-al-m9-museo-del-900-di-mestre.html">Belpaese. A Photographic journey. L’Italia nelle collezioni fotografiche della Fondazione di Venezia al M9 Museo del ‘900 di Mestre</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="820" height="539" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/Belpaese-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/Belpaese-1.jpg 820w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/Belpaese-1-300x197.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/Belpaese-1-768x505.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/Belpaese-1-600x394.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 820px) 100vw, 820px" /></p>
<p></p>



<p>Visitare&nbsp;<strong>“Belpaese. A Photographic journey. L’Italia nelle collezioni fotografiche della Fondazione di Venezia”,</strong>&nbsp;a cura di&nbsp;<strong>Denis Curti</strong>, in mostra da&nbsp;<strong>M9 Museo del ’900</strong>&nbsp;di&nbsp;<strong>Mestre</strong>&nbsp;(Venezia)&nbsp;<strong>fino al 13 settembre</strong>, è come affacciarsi da una finestra sull’Italia del secolo scorso.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" width="768" height="513" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/IMG1202607021554530941-1.jpeg" alt="" class="wp-image-524281" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/IMG1202607021554530941-1.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/IMG1202607021554530941-1-300x200.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/IMG1202607021554530941-1-600x401.jpeg 600w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /></figure>



<p>La selezione di una cinquantina di fotografie proviene dalla vasta collezione della Fondazione di Venezia: <strong>un patrimonio di 2.500 scatti, in progressivo incremento, in gran parte arrivati con l’acquisizione nel 2007 del fondo Zannier (circa 12mila volumi e 1.300 fotografie originali, dalla dagherrotipia alla stampa digitale), a cui si sono aggiunte le raccolte dall’archivio milanese Forma.</strong> L’obiettivo raggiunto con queste acquisizioni, anche attraverso il lavoro di restauro e digitalizzazione, è quello di aver scongiurato la dispersione di una rara visione d’insieme con una raccolta che consente un viaggio attraverso 170 anni di stili e autori. Denis Curti è consulente per la gestione e valorizzazione di questo patrimonio, oltre che direttore artistico delle Stanze della Fotografia a Venezia, in passato ha diretto la Biennale Internazionale di Fotografia di Torino, l’agenzia Contrasto e il mensile «Il Fotografo. Belpaese», e M9 si erge come un’apparizione in una zona un tempo degradata nel centro di Mestre, progettato dallo studio berlinese Sauerbruch Hutton, inaugurato nel 2018. “Circondato da diversi edifici dismessi, è stata una scommessa, un’operazione di rigenerazione urbana finanziata dalla Fondazione di Venezia, -spiega la direttrice&nbsp;<strong>Serena Bertolucci</strong>, che è anche docente all’Università di Genova di Interpretazione e valorizzazione del patrimonio culturale-. Nel decennale, possiamo dire che i risultati sono eccellenti: M9 ha visto la presenza di 700 classi nel 2025, ha staccato 70mila biglietti, con un incremento di visitatori molto significativo negli ultimi anni, ma se si contano i partecipanti agli eventi che il Museo organizza si arriva a 130mila presenze, per non parlare degli effetti a ricaduta sul quartiere e di un record tutto speciale, quello della più lunga permanenza all’interno di un museo». <strong>La sua mission è quella di raccontare la storia che il nostro Paese ha attraversato nel ’900, un unicum in Italia, </strong>sottolinea la direttrice, e un compito che M9 intende perseguire “facendo ricorso a tutte le forme di ingegno e creatività. Gli studenti di Ca’ Foscari hanno definito M9 “terzo luogo”, definizione che trovo molto pertinente, destinato a intercettare diversi interessi e rivolto a una vasta e variegata platea”.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" width="820" height="539" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/Belpaese-1.jpg" alt="" class="wp-image-524282" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/Belpaese-1.jpg 820w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/Belpaese-1-300x197.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/Belpaese-1-768x505.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/Belpaese-1-600x394.jpg 600w" sizes="(max-width: 820px) 100vw, 820px" /></figure>



<p>La selezione operata per la mostra “Belpaese” costruisce un sentiero di immagini che ritraggono l’Italia dagli anni Cinquanta ad oggi secondo la visione di fotografi come&nbsp;<strong>Mario Giacomelli</strong>,<strong>&nbsp;Ferdinando Scianna</strong>,<strong>&nbsp;Italo Zannier</strong>,<strong>&nbsp;Aldo Beltrame</strong>,<strong>&nbsp;Fulvio Roiter</strong>,<strong>&nbsp;Nino Migliori</strong>,<strong>&nbsp;Tazio Secchiaroli</strong>,<strong>&nbsp;Luca Campigotto</strong>,<strong>&nbsp;Mimmo Jodice</strong>,<strong>&nbsp;Maurizio Galimberti</strong>,<strong>&nbsp;Gianni Berengo Gardin</strong>,<strong>&nbsp;Francesca Spanio</strong>,<strong>&nbsp;Elio Luxardo&nbsp;</strong>ed<strong>&nbsp;Elisabetta Catalano</strong>. Un percorso che si snoda suggestivamente circondato dalle immagini e dai suoni di alcuni frame dalle pellicole del cinema italiano che hanno fatto la storia del ’900. “La mostra, spiega il curatore Denis Curti, si configura come un viaggio tra due modalità interpretative, due modi diversi di guardare l’Italia: da un lato la prospettiva documentaria, attraverso la quale molti autori hanno saputo raccontare la condizione dell’uomo e il suo tessuto sociale con estrema lucidità, registrando la realtà con occhio attento e responsabile. Dall’altro, emerge una forte propensione a dedicarsi alla sfera evocativa, a quel processo figurativo che richiede all’osservatore una partecipazione attiva nel decifrare i messaggi nascosti sotto la superficie ambigua di ogni fotogramma. Due modi entrambi essenziali per comprendere nel profondo il nostro Paese. La selezione operata per questa mostra procede da una curatela attenta delle collezioni Zannier e Forma, due nuclei che rappresentano due diverse stagioni della fotografia italiana nel secondo ’900. Due acquisizioni distinte che, riunite in un unico corpo, inquadrano lo spettro fluido della storia fotografica”.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/fotografia/belpaese-a-photographic-journey-litalia-nelle-collezioni-fotografiche-della-fondazione-di-venezia-al-m9-museo-del-900-di-mestre.html">Belpaese. A Photographic journey. L’Italia nelle collezioni fotografiche della Fondazione di Venezia al M9 Museo del ‘900 di Mestre</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Vertical World: Sally Gall racconta i paesaggi dell&#8217;America profonda</title>
		<link>https://it.insideover.com/fotografia/vertical-world-sally-gall-racconta-i-paesaggi-dellamerica-profonda.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Jul 2026 13:45:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fotografia]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://it.insideover.com/?p=522529</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="560" height="374" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/sally-gall-head-of-colossus-archival-pigment-print-2022-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/sally-gall-head-of-colossus-archival-pigment-print-2022-1.jpg 560w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/sally-gall-head-of-colossus-archival-pigment-print-2022-1-300x200.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 560px) 100vw, 560px" /></p>
<p>Accesso Galleria&#160;a Pietrasanta presenta&#160;“Sally Gall. Vertical World”, la nuova serie fotografica dell&#8217;artista americana, esposta per la&#160;prima volta in una mostra personale in Italia. L&#8217;esposizione aperta fino al 9 agosto 2026 propone dieci fotografie di medie e grandi dimensioni (66×102 cm e 84×127 cm), realizzate con stampa a pigmenti d&#8217;archivio dedicate ad alcune delle più&#160;monumentali pareti &#8230; <a href="https://it.insideover.com/fotografia/vertical-world-sally-gall-racconta-i-paesaggi-dellamerica-profonda.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/fotografia/vertical-world-sally-gall-racconta-i-paesaggi-dellamerica-profonda.html">Vertical World: Sally Gall racconta i paesaggi dell&#8217;America profonda</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="560" height="374" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/sally-gall-head-of-colossus-archival-pigment-print-2022-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/sally-gall-head-of-colossus-archival-pigment-print-2022-1.jpg 560w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/sally-gall-head-of-colossus-archival-pigment-print-2022-1-300x200.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 560px) 100vw, 560px" /></p>
<p><strong>Accesso Galleria</strong>&nbsp;a Pietrasanta presenta&nbsp;“<em>Sally Gall. Vertical World”</em>, la nuova serie fotografica dell&#8217;artista americana, esposta per la&nbsp;<strong>prima volta in una mostra personale in Italia</strong>.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="560" height="374" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/sally-gall-head-of-colossus-archival-pigment-print-2022.jpg" alt="" class="wp-image-522530" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/sally-gall-head-of-colossus-archival-pigment-print-2022.jpg 560w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/sally-gall-head-of-colossus-archival-pigment-print-2022-300x200.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 560px) 100vw, 560px" /></figure>



<p>L&#8217;esposizione aperta fino al 9 agosto 2026 propone dieci fotografie di medie e grandi dimensioni (66×102 cm e 84×127 cm), realizzate con stampa a pigmenti d&#8217;archivio dedicate ad alcune delle più&nbsp;<strong>monumentali pareti rocciose degli Stati Uniti occidentali</strong>, restituite attraverso una ricerca che indaga il confine tra&nbsp;<strong>documentazione fotografica e astrazione</strong>.</p>



<p>Gli scatti di Gall, caratterizzati da una&nbsp;<strong>forte intensità cromatica</strong>, richiamano suggestioni pittoriche riconducibili a Clyfford Still e Helen Frankenthaler ma sono frutto di un&#8217;ispirazione nata in un viaggio nel Grand Canyon durante una discesa di rafting che ha spinto la fotografa americana a viaggiare alla ricerca di paesaggi simili da poter immortalare</p>



<p><strong>Le pareti protagoniste degli scatti in mostra ritraggono diversi canyon dell&#8217;ovest americano — come l&#8217;altopiano del Colorado, i canyon di roccia rossa dell&#8217;Utah, le straordinarie vedute tipiche dell&#8217;Arizona, Colorado, Nevada e New Messico — e vogliono raccontare una</strong>&nbsp;<strong>percezione nuova del paesaggio roccioso</strong>: non una superficie statica o inerte ma un&nbsp;<strong>organismo vivo e in trasformazione</strong>&nbsp;attraversato da processi geologici lenti e continui. Fratture, stratificazioni e tracce minerali diventano elementi attivi di una narrazione visiva che supera la dimensione descrittiva.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="560" height="374" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/sally-gall-monument-archival-pigment-print-2022.jpg" alt="" class="wp-image-522531" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/sally-gall-monument-archival-pigment-print-2022.jpg 560w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/sally-gall-monument-archival-pigment-print-2022-300x200.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 560px) 100vw, 560px" /></figure>



<p>Pur mantenendo un approccio documentaristico, il lavoro di Sally Gall tende all&#8217;astrazione. L&#8217;eliminazione di riferimenti spaziali — come la linea dell&#8217;orizzonte — e la riduzione degli elementi compositivi — con la minimizzazione di ombre e punti luce — conducono l&#8217;immagine a una condizione di sospensione, in cui il&nbsp;<strong>paesaggio si trasforma in superficie pittorica</strong>. La fotografia di Gall è fedele alla realtà osservata, nulla viene aggiunto o cancellato. La sua ricerca si concentra sulla capacità di restituire il reale come&nbsp;<strong>esperienza percettiva</strong>&nbsp;e non come rappresentazione mediata.</p>



<p>«<em>Il mio obiettivo – dichiara l&#8217;artista – è di fotografare la Terra in azione. Un mondo&nbsp;<a href="https://www.itinerarinellarte.it/it/mostre/sally-gall-vertical-world-16710">&nbsp;scultoreo</a>&nbsp;creato dal vento, dalla pioggia, dal tempo. Un&#8217;azione infinitesimamente lenta, difficilmente concepibile in quanto non si rapporta con il tempo umano.</em>»&nbsp;</p>



<p><strong>Con&nbsp;<em>Vertical World</em>, Sally Gall propone una riflessione sulla percezione del paesaggio naturale,</strong> invitando lo spettatore non solo a riconsiderare la vitalità della Terra, ma — in senso più ampio — a riscoprire lo straordinario nell&#8217;ordinario, la poesia nel quotidiano.</p>



<p><strong>Sally Gall (Washington, 1956) vive e lavora a New York. </strong>Dopo il Diploma in Belle Arti alla Rhode Island School of Design (1978), sviluppa una ricerca fotografica centrata sul mondo naturale e sulla sua percezione. Il suo lavoro indaga il confine tra figurazione e astrazione: attraverso un uso essenziale del linguaggio fotografico, elimina indizi spaziali e tridimensionali per trasformare soggetti riconoscibili in immagini ambigue e sospese. Ne emerge una pratica che si concentra sul momento di passaggio tra rappresentazione e astrazione. Nel corso della sua carriera ha esplorato sia i modi in cui l&#8217;essere umano attraversa e modifica il paesaggio — come in serie dedicate a campi coltivati, sentieri o gesti quotidiani — sia la dimensione più immobile e geologica della Terra, con lavori su specchi d&#8217;acqua, spazi sotterranei e pareti rocciose. Nel corso di oltre quarant&#8217;anni di attività è stata artista in residenza presso la Rockefeller Foundation e Director&#8217;s Guest alla Civitella Ranieri Foundation. Le sue opere sono presenti in importanti collezioni pubbliche e private, tra cui il Whitney Museum of American Art e il Solomon R. Guggenheim Museum di New York, il San Francisco Museum of Modern Art, il Museum of Fine Arts di Houston e la Bibliothèque Nationale de France.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/fotografia/vertical-world-sally-gall-racconta-i-paesaggi-dellamerica-profonda.html">Vertical World: Sally Gall racconta i paesaggi dell&#8217;America profonda</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>ALTIPIANO. In cammino sull’Altopiano di Asiago con Mario Rigoni Stern e le fotografie di Loïc Seron</title>
		<link>https://it.insideover.com/fotografia/altipiano-in-cammino-sullaltopiano-di-asiago-con-mario-rigoni-stern-e-le-fotografie-di-loic-seron.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Roberto Vivaldelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Jun 2026 07:06:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fotografia]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://it.insideover.com/?p=521768</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="700" height="469" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/Altipiano_1-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/Altipiano_1-1.jpg 700w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/Altipiano_1-1-300x201.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/Altipiano_1-1-600x402.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 700px) 100vw, 700px" /></p>
<p>Al M9 di Venezia-Mestre, fino al 23 agosto 2026, il progetto fotografico "Altipiano" di Loïc Seron dialoga con i paesaggi dell'Altopiano di Asiago</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/fotografia/altipiano-in-cammino-sullaltopiano-di-asiago-con-mario-rigoni-stern-e-le-fotografie-di-loic-seron.html">ALTIPIANO. In cammino sull’Altopiano di Asiago con Mario Rigoni Stern e le fotografie di Loïc Seron</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="700" height="469" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/Altipiano_1-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/Altipiano_1-1.jpg 700w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/Altipiano_1-1-300x201.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/Altipiano_1-1-600x402.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 700px) 100vw, 700px" /></p>
<p>In M9 Museo del ‘900, a Venezia-Mestre ecco <em>Altipiano</em>, un progetto fotografico di <strong>Loïc Seron</strong> dedicato all&#8217;Altopiano di Asiago e all&#8217;opera letteraria di <strong>Mario Rigoni Stern, visitabile fino al 23 agosto 2026</strong>. Uno dei più grandi scrittori italiani del Novecento, Rigoni Stern ha fatto dell&#8217;Altopiano il centro di tutta la sua scrittura: i boschi, le acque, i pascoli, il rapporto consapevole tra l&#8217;uomo e la montagna, <strong>l&#8217;armonia con la natura come unica via verso una felicità possibile</strong>. </p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="700" height="469" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/Altipiano_1.jpg" alt="" class="wp-image-521769" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/Altipiano_1.jpg 700w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/Altipiano_1-300x201.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/Altipiano_1-600x402.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 700px) 100vw, 700px" /></figure>



<p>Seron non costruisce una raccolta di immagini paesaggistiche, ma un dialogo: il suo sguardo si muove sugli stessi luoghi che Rigoni Stern ha trasformato in parola, cercando nei sentieri e nelle stagioni la stessa tensione tra <strong>memoria, ecologia e presenza umana</strong> che attraversa tutta la sua opera. “Belpaese A Photographic Journey” porta in M9 una selezione di opere provenienti dalle collezioni della Fondazione di Venezia, in un percorso che attraversa paesaggi fisici e sociali, persone e luoghi, dalla ricostruzione postbellica fino ai giorni nostri. La grande fotografia italiana è qui al tempo stesso soggetto e medium: le immagini non illustrano la storia, la costituiscono.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="700" height="469" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/Altipiano_2.jpg" alt="" class="wp-image-521770" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/Altipiano_2.jpg 700w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/Altipiano_2-300x201.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/Altipiano_2-600x402.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 700px) 100vw, 700px" /></figure>



<p><strong>A partire dalla primavera del 2014 Seron ha percorso l’Altopiano in ogni stagione</strong>: un lavoro di lungo corso che non cerca l’effetto spettacolare ma l’essenza dei luoghi. La mostra presenta una selezione di <strong>circa 70 fotografie</strong>, <strong>accompagnate da estratti dalle opere di Rigoni Stern,</strong> da testi dello stesso Seron e da materiali originali dello scrittore: un percorso che invita a riconoscere nel paesaggio i luoghi di una <strong>memoria collettiva ancora viva</strong>. </p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="700" height="469" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/Altipiano_3.jpg" alt="" class="wp-image-521771" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/Altipiano_3.jpg 700w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/Altipiano_3-300x201.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/Altipiano_3-600x402.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 700px) 100vw, 700px" /></figure>



<p>La mostra si articola intorno a due modalità dello sguardo fotografico. Da un lato la prospettiva documentaria, con la sua capacità di registrare la condizione dell&#8217;uomo e il tessuto sociale con lucidità e responsabilità. Dall&#8217;altro, una vocazione evocativa che richiede all&#8217;osservatore una partecipazione attiva nel decifrare i messaggi nascosti sotto la superficie di ogni fotogramma. Il percorso espositivo nasce dal patrimonio fotografico della Fondazione di Venezia, il cui cuore è il fondo acquisito nel 2007 da Italo Zannier, critico, studioso e docente: circa 12.000 volumi e 1.300 fotografie originali, a cui si sono sommate più recenti integrazioni e donazioni. </p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="700" height="469" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/Altipiano_4.jpg" alt="" class="wp-image-521772" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/Altipiano_4.jpg 700w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/Altipiano_4-300x201.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/Altipiano_4-600x402.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 700px) 100vw, 700px" /></figure>



<p>La selezione raccoglie due diverse stagioni della fotografia italiana nel secondo Novecento, restituendo lo spettro fluido della storia del nostro Paese<strong>. In mostra oltre 50 opere di Mario Giacomelli, Ferdinando Scianna, Gianni Berengo Gardin, Mimmo Jodice, Fulvio Roiter, Nino Migliori, Luca Campigotto, Maurizio Galimberti, Elio Luxardo, Tazio Secchiaroli, Elisabetta Catalano, Francesca Spanio e altri. Fotografie restaurate e digitalizzate che tornano a parlare di un Paese in trasformazione continua, ancora riconoscibile, ancora irrisolto.</strong></p>



<p></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/fotografia/altipiano-in-cammino-sullaltopiano-di-asiago-con-mario-rigoni-stern-e-le-fotografie-di-loic-seron.html">ALTIPIANO. In cammino sull’Altopiano di Asiago con Mario Rigoni Stern e le fotografie di Loïc Seron</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Ancona Revisited. Fotografie di Massimo Baldini con versi di Franco Scataglini, alla Mole Vanvitelliana di Ancona</title>
		<link>https://it.insideover.com/fotografia/ancona-revisited-fotografie-di-massimo-baldini-con-versi-di-franco-scataglini-alla-mole-vanvitelliana-di-ancona.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Roberto Vivaldelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 10 Jun 2026 16:12:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fotografia]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://it.insideover.com/?p=520067</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="946" height="946" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/Arrival-2022.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/Arrival-2022.jpg 946w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/Arrival-2022-300x300.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/Arrival-2022-150x150.jpg 150w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/Arrival-2022-768x768.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/Arrival-2022-600x600.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/Arrival-2022-100x100.jpg 100w" sizes="auto, (max-width: 946px) 100vw, 946px" /></p>
<p>La mostra "Ancona Revisited" unisce le fotografie di Massimo Baldini e i versi di Franco Scataglini per restituire, attraverso uno sguardo etico e poetico, l'identità nascosta e silenziosa della città di Ancona.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/fotografia/ancona-revisited-fotografie-di-massimo-baldini-con-versi-di-franco-scataglini-alla-mole-vanvitelliana-di-ancona.html">Ancona Revisited. Fotografie di Massimo Baldini con versi di Franco Scataglini, alla Mole Vanvitelliana di Ancona</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="946" height="946" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/Arrival-2022.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/Arrival-2022.jpg 946w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/Arrival-2022-300x300.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/Arrival-2022-150x150.jpg 150w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/Arrival-2022-768x768.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/Arrival-2022-600x600.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/Arrival-2022-100x100.jpg 100w" sizes="auto, (max-width: 946px) 100vw, 946px" /></p>
<p>Ci sono città che si offrono immediatamente allo sguardo, mostrando senza esitazione geometrie, monumenti, percorsi consueti. E ce ne sono altre che chiedono tempo, attenzione, ascolto. Ancona appartiene a questa seconda categoria: città-soglia, porto reale e interiore, luogo che custodisce la propria identità negli interstizi, nelle pieghe, nei silenzi.&nbsp;</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="768" height="768" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/Ultima-lanterna-2025.jpg" alt="" class="wp-image-520069" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/Ultima-lanterna-2025.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/Ultima-lanterna-2025-300x300.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/Ultima-lanterna-2025-150x150.jpg 150w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/Ultima-lanterna-2025-600x600.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/Ultima-lanterna-2025-100x100.jpg 100w" sizes="auto, (max-width: 768px) 100vw, 768px" /></figure>



<p>Nasce da questa consapevolezza la mostra <strong>Ancona Revisited</strong>, un dialogo serrato tra le fotografie di <strong>Massimo Baldini</strong> e i versi di <strong>Franco Scataglini</strong> (Ancona, 1930 – Numana, 1994), una delle voci più originali della grande stagione neodialettale novecentesca, <strong>visitabile fino al 14</strong> <strong>giugno presso la</strong> <strong>Mole Vanvitelliana</strong>. La mostra è realizzata con il sostegno del Comune di Ancona e accompagnata da scritti inediti di Franco Brevini e Marta Paraventi. Non un semplice percorso documentario, ma un’indagine visiva e poetica, capace di coniugare rigore analitico e sensibilità estetica. <strong>Il termine <em>revisited</em> richiama l’idea del ritorno come occasione per una rilettura e una ricomposizione:</strong> da un lato lo sguardo che si posa nuovamente su un luogo familiare, dall’altro la distanza critica che permette di reinterpretarlo.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="768" height="768" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/Elica-rottamata-2025.jpg" alt="" class="wp-image-520070" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/Elica-rottamata-2025.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/Elica-rottamata-2025-300x300.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/Elica-rottamata-2025-150x150.jpg 150w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/Elica-rottamata-2025-600x600.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/Elica-rottamata-2025-100x100.jpg 100w" sizes="auto, (max-width: 768px) 100vw, 768px" /></figure>



<p><strong>Massimo Baldini</strong>, <strong>nato e cresciuto in Ancona, attraversa la città come un tessuto vivo.</strong> Le sue fotografie non cercano l’effetto spettacolare, ma una rivelazione progressiva. Scale che salgono e scendono come intervalli di una partitura, fronti urbani segnati dal tempo, scorci in cui l’antico riaffiora nel moderno: ogni immagine invita a rallentare, a sostare, a guardare meglio. La monumentalità del Passetto si scioglie nella vita quotidiana che scorre ai piedi del sacrario; una curva verso il molo, una lanterna solitaria, il colore inatteso di una banchina arrugginita diventano epifanie silenziose. Molte fotografie lavorano sul tema della soglia, della frontiera, del passaggio: la scalinata imponente, la strada che costeggia il molo e conduce verso la nave in partenza, la linea obliqua che separa la città dal mare. Ognuna di queste immagini non è solo un tema compositivo, ma chiama in causa l’esperienza del collocarsi tra due dimensioni: l’alto e il basso, l’aperto e il chiuso, il tempo vissuto e quello immaginato.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="768" height="768" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/Rupi-di-gallina-2025.jpg" alt="" class="wp-image-520071" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/Rupi-di-gallina-2025.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/Rupi-di-gallina-2025-300x300.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/Rupi-di-gallina-2025-150x150.jpg 150w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/Rupi-di-gallina-2025-600x600.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/Rupi-di-gallina-2025-100x100.jpg 100w" sizes="auto, (max-width: 768px) 100vw, 768px" /></figure>



<p>In questo tessuto visivo i versi di <strong>Franco Scataglini</strong> attivano una corrente sotterranea tra una fotografia e l’altra. Il suo dialetto è appena discosto dall’italiano, ma proprio in questo scarto minimo è incisa l’impronta geografica ed esistenziale che Scataglini intende portare nella sua poesia. I due autori sono uniti da un’estetica della sottrazione. Entrambi tolgono, riducono all’essenziale: l’uno le misure delle parole, dei versi e delle strofe; l’altro l’immagine sfrondata di tutto ciò che non sia indispensabile.&nbsp;</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="946" height="946" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/Attracco-2023.jpg" alt="" class="wp-image-520073" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/Attracco-2023.jpg 946w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/Attracco-2023-300x300.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/Attracco-2023-150x150.jpg 150w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/Attracco-2023-768x768.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/Attracco-2023-600x600.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/Attracco-2023-100x100.jpg 100w" sizes="auto, (max-width: 946px) 100vw, 946px" /></figure>



<p>Le fotografie non illustrano i versi, e i versi non commentano le immagini. Piuttosto si rispecchiano, si rafforzano, si contraddicono, creando una narrazione che procede per risonanze. Baldini mostra il visibile, Scataglini gli attribuisce un significato. Il fotografo coglie l’apparizione, il poeta ne intuisce il destino. L’uno indica l’oggetto, l’altro ne fa emergere la profondità simbolica. <strong>Ancona Revisited</strong> è un invito a pensare la città secondo un principio etico dello sguardo. Non esibita, ma interpretata. Non posseduta, ma restituita nella sua verità.&nbsp;</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="946" height="946" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/Arrival-2022.jpg" alt="" class="wp-image-520074" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/Arrival-2022.jpg 946w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/Arrival-2022-300x300.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/Arrival-2022-150x150.jpg 150w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/Arrival-2022-768x768.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/Arrival-2022-600x600.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/Arrival-2022-100x100.jpg 100w" sizes="auto, (max-width: 946px) 100vw, 946px" /></figure>



<p><strong>Massimo Baldini</strong> si è occupato in particolare dell’identità italiana attraverso la fotografia. Tra le sue mostre personali:<em> Italianité</em>, Parigi, Maison de l&#8217;Italie, 2017; <em>A Tour not so Grand</em>, Bologna, Fondazione Carlo Gajani, 2018; <em>White Noise</em>, Milano, Galleria Made4Art, 2022; <em>Casa Nostra. Housing in Italy</em>, Ancona, Theia ArtGallery, 2025.&nbsp; <em>Italia Revisited #1</em>, un progetto di lungo periodo sulle trasformazioni del paesaggio italiano, a cura di Claudio Marra, è stato in esposizione a Bologna, Complesso monumentale del Baraccano, 2023; Ravenna, Fondazione Sabe per l’Arte, 2024; Friburgo, Regierungspräsidium, 2025; Rheinfelden, Rathausgalerie, 2025. In volume ha pubblicato <em>Gli Italiani</em>, con testi scelti da Claudio Giunta, Bologna, Il Mulino, 2019.</p>



<p></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/fotografia/ancona-revisited-fotografie-di-massimo-baldini-con-versi-di-franco-scataglini-alla-mole-vanvitelliana-di-ancona.html">Ancona Revisited. Fotografie di Massimo Baldini con versi di Franco Scataglini, alla Mole Vanvitelliana di Ancona</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Quasi un paradiso. Fotografia dell&#8217;era coloniale nell&#8217;arte contemporaneaal Museum Rietberg di Zurigo </title>
		<link>https://it.insideover.com/fotografia/quasi-un-paradiso-fotografia-dellera-coloniale-nellarte-contemporaneaal-museum-rietberg-di-zurigo.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 05 Jun 2026 16:29:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fotografia]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://it.insideover.com/?p=519500</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="768" height="542" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/Fig.-70.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/Fig.-70.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/Fig.-70-300x212.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/Fig.-70-600x423.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 768px) 100vw, 768px" /></p>
<p>E’ proprio vero che bisogna girare il mondo per conoscerlo a fondo e visionare storie, comunità, culture, riti, drammi e tanto altro.&#160;&#160; A tal proposito, e fortemente educativa, è la mostra aperta al pubblico, visitabile fino al 6 settembre 2026, che si tiene al Museum Rietberg di Zurigo&#160;Quasi un paradiso.&#160;Fotografia dell&#8217;era coloniale nell&#8217;arte contemporanea,&#160;una mostra &#8230; <a href="https://it.insideover.com/fotografia/quasi-un-paradiso-fotografia-dellera-coloniale-nellarte-contemporaneaal-museum-rietberg-di-zurigo.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/fotografia/quasi-un-paradiso-fotografia-dellera-coloniale-nellarte-contemporaneaal-museum-rietberg-di-zurigo.html">Quasi un paradiso. Fotografia dell&#8217;era coloniale nell&#8217;arte contemporaneaal Museum Rietberg di Zurigo </a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="768" height="542" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/Fig.-70.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/Fig.-70.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/Fig.-70-300x212.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/Fig.-70-600x423.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 768px) 100vw, 768px" /></p>
<p><strong>E’ proprio vero che bisogna girare il mondo per conoscerlo a fondo e visionare storie, comunità, culture, riti, drammi e tanto altro.&nbsp;&nbsp; A tal proposito, e fortemente educativa, è la mostra aperta al pubblico, visitabile fino al 6 settembre 2026, che si tiene al Museum Rietberg di Zurigo&nbsp;</strong><em><strong>Quasi un paradiso.&nbsp;</strong></em><strong><em>Fotografia dell&#8217;era coloniale nell&#8217;arte contemporanea,&nbsp;</em></strong><strong>una mostra collettiva di artisti di fama</strong><em><strong>&nbsp;</strong></em><strong>internazionale provenienti o appartenenti alle diaspore di Africa, Americhe, Asia, Australia e Oceania che lavorano con materiale visivo dell&#8217;era coloniale per raccontare quali storie sono nascoste nelle fotografie storiche e in che modo gli artisti contemporanei le hanno portate alla luce</strong>.&nbsp;</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="482" height="159" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/Fig.-14.jpg" alt="" class="wp-image-519501" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/Fig.-14.jpg 482w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/Fig.-14-300x99.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 482px) 100vw, 482px" /></figure>



<p><strong>Artisti in mostra. Sammy Baloji, Raphaël Barontini, Mary Enoch Elizabeth Baxter, Daniel Boyd, Andrea Chung,Omar Victor Diop &amp; Lee Shulman, Sasha Huber, Yuki Kihara, Cédric Kouamé, Dinh Q. Lê, Dimakatso Mathopa, Tuli Mekondjo, Tshepiso Moropa, Aline Motta, Frida Orupabo, Rosana Paulino, Wendy Red Star, David Shongo, Zenaéca Singh.</strong><strong></strong></p>



<p>Le loro opere – poetiche, critiche, visionarie – indagano come tali immagini definiscano identità, storia, senso di appartenenza e come possano essere reinterpretate. Queste opere rivelano un potere di guarigione che trascende i contesti storici specifici e che può toccare ciascuno di noi.</p>



<p><strong>Venti artisti rinomati esplorano lo stato attuale di questo patrimonio fotografico attraverso quattro sezioni tematiche</strong>, agendo come archivisti, come contro-sguardo al punto di vista coloniale, come forze protettive e come potenti narratori che danno spazio a storie nascoste.&nbsp;<strong>Composte da fotografie, tessuti, film e sculture, le loro opere espandono i confini del medium fotografico e intrecciano domande legate alla propria identità e alle memorie collettive.&nbsp;</strong>Ciò che le accomuna è un atteggiamento di speranza: la memoria rimane fluida e capace di resistere. Emerge così&nbsp;<strong>un cosmo visionario di immagini che sovverte le narrazioni familiari e mette in luce storie non raccontate</strong>. Cosa accadrebbe se questi mondi visivi diventassero reali? Possiamo ritrovare un tipo di paradiso quando la storia viene raccontata in polifonia? E quale potere esercitano le immagini che vediamo ogni giorno, prima ancora che iniziamo a interrogarle?</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="728" height="1024" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/Fig.-9-728x1024.jpg" alt="" class="wp-image-519502" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/Fig.-9-728x1024.jpg 728w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/Fig.-9-213x300.jpg 213w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/Fig.-9-600x844.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/Fig.-9.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 728px) 100vw, 728px" /><figcaption class="wp-element-caption">TURKU ART MUSEU; 2023</figcaption></figure>



<p><strong>Ecco le quattro sezioni tematiche.</strong></p>



<p><strong><u>MUTAZIONI</u></strong></p>



<p>Sono state scattate milioni di fotografie dall’invenzione del mezzo, ma questa eredità rimane distribuita in modo diseguale. In molti luoghi al di fuori dell’Europa, mancano fotografie che documentino il passato delle comunità, offrendo risposte sulle loro origini, memorie, appartenenze. Senza fotografie, una parte della loro storia rimane nascosta.&nbsp;<strong>Nella prima sezione della mostra, gli artisti reagiscono a questa assenza creando i propri archivi. Le loro opere rendono visibile ciò che è stato tramandato – e ciò che è andato perduto</strong>.</p>



<p><strong>Artisti selezionati</strong></p>



<p><strong>Dinh Q. Lê</strong>&nbsp;(1968–2024, Vietnam). Cercando nei mercatini di Ho Chi Minh City le fotografie perdute della propria famiglia, ha scoperto migliaia di immagini appartenute a famiglie costrette alla fuga. In&nbsp;<em>Crossing the Farther Shore</em>, intreccia queste fotografie in grandi strutture cubiche che restituiscono un volto alle storie raramente raccontate della vita quotidiana nel Vietnam del Sud prima della guerra.</p>



<p><strong>Rosana Paulino</strong>&nbsp;(nata 1967, Brasile) denuncia la mancanza di documentazione visiva delle persone nere nella memoria culturale brasiliana. La sua opera monumentale&nbsp;<em>Parede da Memória</em>&nbsp;(Muro della Memoria) ripete gli stessi undici ritratti 750 volte, rendendo impossibile ignorare le lacune della memoria collettiva.</p>



<p><strong>Cédric Kouamé</strong>&nbsp;(nato 1992, Costa d’Avorio). Con&nbsp;<em>The Gifted Mold Archive</em>, esplora la materialità della fotografia. La mancanza di misure di conservazione in Costa d’Avorio ha fatto sì che molte fotografie si deteriorassero: questa decomposizione genera nuove composizioni e spazi inattesi per l’interpretazione.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="482" height="159" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/Fig.-14-1.jpg" alt="" class="wp-image-519503" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/Fig.-14-1.jpg 482w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/Fig.-14-1-300x99.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 482px) 100vw, 482px" /></figure>



<p><strong><u>CONFRONTO</u></strong></p>



<p>La colonizzazione si è sviluppata parallelamente alla diffusione della fotografia in tutto il mondo. La macchina fotografica ha agito come uno strumento capace di rappresentare i popoli colonizzati come “altri”, come diversi. Queste immagini furono riprodotte in massa in riviste e cartoline, diventando parte integrante della nostra memoria visiva collettiva. Ma le immagini non si limitano a plasmare il modo in cui vediamo il mondo: stabiliscono anche ciò che crediamo di essere.&nbsp;<strong>Gli artisti presentati nella seconda sezione della mostra traggono forza e resistenza proprio da questi stereotipi coloniali. Cercano fotografie del passato, le decostruiscono e danno loro nuovi significati</strong>, reinterpretando ciò che era stato imposto come verità visiva.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="768" height="542" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/Fig.-70.jpg" alt="" class="wp-image-519504" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/Fig.-70.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/Fig.-70-300x212.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/Fig.-70-600x423.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 768px) 100vw, 768px" /></figure>



<p><strong>Artisti selezionati</strong></p>



<p><strong>Wendy Red Star</strong>&nbsp;(1981, USA). Nella serie&nbsp;<em>Four Seasons</em>, prende di mira con ironia e precisione le fotografie storiche dei nativi nordamericani. I suoi autoritratti messi in scena deridono l’idea romantica secondo cui gli indigeni vivessero in perfetta armonia con la natura: lo fa utilizzando paesaggi artificiali, fiori di plastica, erba sintetica e animali gonfiabili.</p>



<p><strong>Omar Victor Diop</strong>&nbsp;(1980, Senegal). Nel progetto&nbsp;<em>Being There</em>&nbsp;(in collaborazione con Lee Shulman, 1973, Regno Unito), si inserisce retroattivamente in scene della vita quotidiana della popolazione bianca degli Stati Uniti degli anni ’50 e ’60. Con naturale sicurezza, appare in situazioni da cui, come uomo nero, sarebbe stato escluso a causa della segregazione razziale.</p>



<p><strong>Yuki Kihara</strong>&nbsp;(1975, Samoa). Nel video&nbsp;<em>First Impressions: Paul Gauguin</em>, crea una satira in stile talk show. I partecipanti discutono in modo irriverente i dipinti tahitiani di Paul Gauguin, affrontando le sue rappresentazioni stereotipate del genere e sviluppando letture queer che ribaltano l’iconografia del pittore.</p>



<p><strong><u>CURA</u></strong></p>



<p>Nel corso del tempo, le fotografie storiche hanno spesso mostrato ingiustizie. In tutto il mondo, la macchina fotografica ha documentato l<strong>o sfruttamento dei corpi e della terra. Gli artisti della terza sezione reagiscono a queste immagini storiche con una forma di empatia radicale</strong>. Intervengono nelle fotografie, cercando di proteggere coloro che hanno subito ingiustizie davanti – e oltre – l’obiettivo. Queste opere ci ricordano che il passato non è davvero passato: le sue eco sono ancora avvertibili nel presente.</p>



<p><strong>Artisti selezionati</strong></p>



<p><strong>Sasha Huber&nbsp;</strong>(1975, Svizzera). Mostra come le fotografie storiche possano essere “rammendate” nella serie&nbsp;<em>Tailoring Freedom</em>. Con un gesto di cura furiosa, utilizza una graffettatrice per intervenire sulle immagini realizzate dal <strong>naturalista svizzero-americano Louis Agassiz, che nel 1850 fece fotografare persone schiavizzate nude nel tentativo di sostenere la sua teoria della “gerarchia delle razze”.</strong> Le graffette perforano l’immagine, creando un’armatura che protegge i soggetti rappresentati, sottraendoli allo sguardo colonialista.</p>



<p>Nel 1882, il pittore e fotografo statunitense Thomas Eakins realizzò fotografie di una bambina nera nuda. Oggi, queste immagini rivelano quanto i corpi dei bambini neri fossero sessualizzati e oggettificati.&nbsp;<strong>Mary Enoch Elizabeth Baxter</strong>&nbsp;(1981, USA). Interviene in quel momento fotografico, utilizzando il proprio corpo come uno scudo protettivo per la bambina.</p>



<p><strong>Zenaéca Singh</strong>&nbsp;(2000, Sudafrica). I suoi antenati furono condotti dall’India alla colonia di Natal (attuale Sudafrica) come lavoratori a contratto nelle piantagioni di zucchero. Per Singh, lo zucchero non è solo un soggetto artistico: è una materia viva della memoria familiare. Incorpora le fotografie della sua famiglia nel vetro di zucchero, creando immagini fragili e luminose che invitano a uno sguardo intimo sulla propria storia.</p>



<p><strong><u>IN THE PHOTO FANTASTIC</u></strong></p>



<p><strong>Le lacune nella storia scritta, le fratture nella propria biografia o le informazioni mancanti sulle persone raffigurate costituiscono il punto di partenza della sezione finale della mostra</strong>. Qui, gli artisti si basano sui metodi della&nbsp;<em>critical fabulation</em>&nbsp;sviluppati da Saidiya Hartman, in cui i vuoti della storia vengono colmati attraverso modalità immaginative. Gli artisti si dedicano a questa pratica visiva speculativa, che si costruisce a partire da frammenti storici, dando origine a scene in cui memoria e fantasia si intrecciano. Le figure rappresentate assumono nuovi ruoli, voci e identità. Gli artisti riescono così a liberare tali figure e a condurle in uno spazio ricco di possibilità, dove passato, presente e futuro si mescolano e dove, per un momento, il paradiso sembra a portata di mano.</p>



<p><strong>Artisti selezionati</strong></p>



<p><strong>Raphaël Barontini&nbsp;</strong>(1984, Francia). La sua arte è popolata da eroine che la storia ha ignorato. La sua ultima opera è basata su Nobosudru, una donna proveniente dall’attuale Repubblica Democratica del Congo, il cui ritratto fu scattato durante un viaggio in Africa organizzato da Citroën nel 1924–25<strong>. In Europa, la sua immagine divenne un simbolo della figura della “donna africana”.</strong> Barontini immagina quell’incontro dal punto di vista di Nobosudru, invertendo lo sguardo coloniale. Non più soggetto passivo della rappresentazione, ma autrice della propria storia.</p>



<p><strong>Andrea Chung&nbsp;</strong>(1978, USA). Rielabora il mito afrofuturista di Drexciya, secondo cui le donne africane incinte, gettate in mare dalle navi negriere, avrebbero dato alla luce bambini capaci di vivere sott’acqua. Questi bambini avrebbero fondato un regno sottomarino paradisiaco, dove il trauma della schiavitù si trasforma in una storia di sopravvivenza, resistenza e futurismo nero. Chung immagina un museo per gli abitanti di Drexciya. Nelle sue opere compaiono i volti di donne nere tratti da fotografie storiche della collezione del Museo Rietberg, restituendo loro nuova visibilità.</p>



<p><strong><u>FOTOGRAFIE STORICHE</u></strong></p>



<p><strong>Il Museum Rietberg custodisce una vasta collezione di fotografie scattate in Africa e in Asia tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo.</strong>&nbsp;Tra queste vi sono documentazioni visive etnografiche e coloniali, nonché fotografie di studio realizzate da fotografi africani e asiatici. Queste fotografie costituiscono un sottile filo conduttore che attraversa tutte le sezioni della mostra e, nelle loro nuove opere, gli artisti vi hanno attinto per rendere visibili i messaggi nascosti in queste immagini.</p>



<p><strong>Un film prodotto per una parte della mostra presenta le domande sollevate, le prospettive aperte e le interpretazioni offerte da questa collezione</strong>. Cattura momenti chiave di un workshop tenutosi presso il Museum Rietberg alla fine di marzo 2025, durante il quale artisti, ricercatori e curatori hanno studiato e lavorato insieme sulla collezione fotografica del museo.</p>



<p>In questo spazio, i visitatori sono inoltre invitati a riflettere sulle proprie fotografie. Che cosa possono dirci le immagini sulla nostra storia e sui nostri ricordi? In che modo la nostra capacità di ricordare è influenzata dall’osservazione delle fotografie? Cittadini di Zurigo ci hanno permesso di dare uno sguardo ai loro album fotografici personali, condividendo con noi le loro storie. Questi archivi visivi personali crescono nel corso della mostra, creando un nuovo spazio di polifonia visiva.</p>



<p><strong><u>Rietberg Museum</u></strong></p>



<p><strong>Il Museo Rietberg di Zurigo è uno dei più grandi musei d&#8217;arte della Svizzera. È dedicato all&#8217;arte delle culture tradizionali e contemporanee di Asia, Africa, America e Oceania. Le collezioni del museo comprendono 32.600 oggetti e 49.000 fotografie.</strong> Gli oggetti sono in gran parte accessibili nelle sale del museo e nel deposito aperto al pubblico. Le attività del Museo Rietberg sono caratterizzate da un alto livello di professionalità, inclusione e diversità e si rivolgono a un pubblico locale e internazionale. Il museo testimonia il legame della città di Zurigo con le culture del mondo e sensibilizza i singoli risultati artistici e la diversità religiosa e sociale. In questo modo, svolge un&#8217;importante missione culturale in un mondo sempre più globalizzato.</p>



<p>Le collezioni di fama internazionale costituiscono la base di tutte le attività del museo e ne determinano la reputazione. Le opere richiedono una ricerca scientifica continua, compresa la ricerca sulla provenienza, rispetto alla quale il museo mantiene un approccio trasparente: i risultati della ricerca, sono ampiamente accessibili online e i curatori a disposizione per ogni domanda o chiarimento. Il Museo Rietberg è connesso a una rete di esperti nei vari settori culturali e a istituzioni culturali e collezionisti, sia a livello locale che internazionale. Nel dialogo con i Paesi d&#8217;origine, si concentra su collaborazioni a lungo termine, ad esempio, in Camerun, Perù, India e Pakistan. Il museo organizza due o tre grandi mostre temporanee all&#8217;anno, integrate da tre o quattro mostre più piccole che attingono alle sue collezioni interne. Le mostre temporanee sono prodotte talvolta all’interno del Museo e in altre occasioni sono il frutto di collaborazioni internazionali con musei e istituzioni dei Paesi d&#8217;origine e vogliono promuovere le culture extraeuropee e l&#8217;idea di tolleranza, dando così un esempio del cosmopolitismo della città di Zurigo.</p>



<p>Il programma di edutainment del museo offre un&#8217;ampia gamma di attività ludiche ed educative con visite guidate, conferenze e laboratori, per il pubblico in generale, per i più piccoli come pure per gruppi, per professionisti, studenti o insegnanti. Uno dei compiti del museo è la conservazione e la manutenzione del complesso storico del Rietberg &#8211; una combinazione unica di arte extraeuropea (mostre e attività museali), storia locale (Villa Wesendonck, Park-Villa Rieter, Villa Schönberg), architettura contemporanea (lo Smaragd degli architetti Krischanitz/Grazioli e il padiglione estivo di Shigeru Ban) e la natura del parco da preservare.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/fotografia/quasi-un-paradiso-fotografia-dellera-coloniale-nellarte-contemporaneaal-museum-rietberg-di-zurigo.html">Quasi un paradiso. Fotografia dell&#8217;era coloniale nell&#8217;arte contemporaneaal Museum Rietberg di Zurigo </a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>SURFACE &#8211; The Human Landscape. Fotografie di Alessandro Bergamini allo Studio Arti Visive a Matera</title>
		<link>https://it.insideover.com/fotografia/surface-the-human-landscape-fotografie-di-alessandro-bergamini-allo-studio-arti-visive-a-matera.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Roberto Vivaldelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 14 May 2026 07:32:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fotografia]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://it.insideover.com/?p=517075</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="640" height="427" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/670493801_4624622064433086_6415470052285313636_n.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/670493801_4624622064433086_6415470052285313636_n.jpg 640w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/670493801_4624622064433086_6415470052285313636_n-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/670493801_4624622064433086_6415470052285313636_n-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 640px) 100vw, 640px" /></p>
<p>“SURFACE – The Human Landscape” di Alessandro Bergamini, la mostra fotografica allo Studio Arti Visive di Matera</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/fotografia/surface-the-human-landscape-fotografie-di-alessandro-bergamini-allo-studio-arti-visive-a-matera.html">SURFACE &#8211; The Human Landscape. Fotografie di Alessandro Bergamini allo Studio Arti Visive a Matera</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="640" height="427" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/670493801_4624622064433086_6415470052285313636_n.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/670493801_4624622064433086_6415470052285313636_n.jpg 640w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/670493801_4624622064433086_6415470052285313636_n-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/670493801_4624622064433086_6415470052285313636_n-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 640px) 100vw, 640px" /></p>
<p>Nello spazio espositivo dello Studio Arti Visive a Matera in via delle Beccherie n. 41 inaugurata <strong>la mostra fotografica “SURFACE – The Human Landscape” di Alessandro Bergamini,</strong> a cura di Simona Spinella e Valerio Ballotta, e visitabile fino al 24 maggio 2026.</p>



<p><strong>&#8220;Surface&#8221; raccoglie fotografie tratte dalla serie “Humanity” e da progetti speciali dell’artista Alessandro Bergamini, intrecciando pratiche fotografiche con riflessioni su corpo, memoria e responsabilità condivisa.&nbsp;</strong></p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="640" height="427" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/670269166_4624622097766416_5529660113541378774_n.jpg" alt="" class="wp-image-517079" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/670269166_4624622097766416_5529660113541378774_n.jpg 640w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/670269166_4624622097766416_5529660113541378774_n-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/670269166_4624622097766416_5529660113541378774_n-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 640px) 100vw, 640px" /></figure>



<p>Surface è ciò che affiora quando il viaggio diventa incontro. <strong>Dalle profondità del mare ai silenzi della neve, dalle steppe della Mongolia alle foreste tropicali dell’Indonesia, fino alle alture del Perù, la terra si svela non solo come spazio fisico, ma come palcoscenico di un’umanità che resiste e che si abbraccia. Le immagini di Bergamini raccontano legami invisibili e radici profonde: la terra diventa rifugio e i corpi diventano custodi di memoria, identità e relazioni.</strong>&nbsp;</p>



<p>Attraversando paesaggi così diversi, Bergamini documenta comunità ed etnie che rischiano di scomparire. La sua presenza è rispettosa: entra nei luoghi con delicatezza, partecipa senza invadere, osserva senza imporre. La sua fotografia nasce da un’osservazione partecipante, un<br>gesto onesto che trasforma la vicinanza in dialogo e il contatto in fiducia. Prima di ogni scatto, chiede il permesso e ritrae solo chi è pienamente d’accordo. Alessandro non restituisce solo il proprio punto di vista, ma rende anche il punto di vista della cultura, della comunità o dei soggetti “studiati” attraverso i loro sguardi.&nbsp;</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="640" height="427" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/670286331_4624622084433084_7860347291277637196_n.jpg" alt="" class="wp-image-517080" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/670286331_4624622084433084_7860347291277637196_n.jpg 640w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/670286331_4624622084433084_7860347291277637196_n-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/670286331_4624622084433084_7860347291277637196_n-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 640px) 100vw, 640px" /></figure>



<p>Nelle fotografie emerge un’ampia gamma di dinamiche relazionali: la varietà di ambienti, i modi di<br>vivere differenti dei gruppi fotografati e la natura mutevole dei ruoli e dei legami. Ogni gesto, ogni incontro -un abbraccio, una mano che trattiene un corpo o una memoria -diventa soglia etica, confine tra individuo e collettività, tra il personale e l’universale.&nbsp;</p>



<p>Le opere, disposte nello spazio espositivo, tracciano un racconto orizzontale che guida lo sguardo.&nbsp; L’occhio di Bergamini penetra con delicatezza nella trama silenziosa delle immagini, invitando chi osserva a perdersi e ritrovarsi nello stesso istante, tra ciò che rimane impresso nei suoi occhi e nella sua mente durante i viaggi.&nbsp;</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="480" height="320" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/669362148_4624622057766420_3896287172601702094_n.jpg" alt="" class="wp-image-517081" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/669362148_4624622057766420_3896287172601702094_n.jpg 480w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/669362148_4624622057766420_3896287172601702094_n-300x200.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 480px) 100vw, 480px" /></figure>



<p>Pur catturando istanti precisi, le immagini fluiscono tra luoghi e spazi, restituendo la mobilità emotiva e culturale dei gesti. <strong>Come dice Bergamini, «La luce è una componente molto importante perché cattura lo sguardo e crea un’atmosfera attorno ai soggetti. Li &#8220;accende&#8221;, rendendoli vivi». Nel gruppo di opere, la multietnicità degli abbracci diventa un archivio corporeo di gesti e conoscenze, mentre la cura emerge come pratica etica capace di generare comunità e dialogo.</strong> In dialogo con il Mediterraneo — terra storica di incontri e scambi — la mostra costruisce luoghi simbolici di protezione, accoglienza e relazione. Qui, la fotografia non solo racconta il mondo: lo accoglie, lo custodisce e lo trasforma in un tessuto di connessioni umane, restituendo voce e presenza a culture e paesaggi che rischiano di essere dimenticati, sempre attraverso uno sguardo rispettoso e partecipativo.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="640" height="427" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/670493801_4624622064433086_6415470052285313636_n-1.jpg" alt="" class="wp-image-517082" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/670493801_4624622064433086_6415470052285313636_n-1.jpg 640w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/670493801_4624622064433086_6415470052285313636_n-1-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/670493801_4624622064433086_6415470052285313636_n-1-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 640px) 100vw, 640px" /></figure>



<p>La mostra ha il patrocinio del Consiglio Regionale della Basilicata, della Provincia di Matera, del Comune di Matera e della Fondazione Matera-Basilicata 2019.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/fotografia/surface-the-human-landscape-fotografie-di-alessandro-bergamini-allo-studio-arti-visive-a-matera.html">SURFACE &#8211; The Human Landscape. Fotografie di Alessandro Bergamini allo Studio Arti Visive a Matera</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Sarah Moon alla Venice Gardens Foundation con la mostra Orizzonte, un giardino a Venezia</title>
		<link>https://it.insideover.com/fotografia/sarah-moon-alla-venice-gardens-foundation-con-la-mostra-orizzonte-un-giardino-a-venezia.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Apr 2026 10:56:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fotografia]]></category>
		<category><![CDATA[Venezia]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://it.insideover.com/?p=515009</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1242" height="1015" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/Sarah-Moon-Gibraltar-copia-1999.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/Sarah-Moon-Gibraltar-copia-1999.jpg 1242w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/Sarah-Moon-Gibraltar-copia-1999-300x245.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/Sarah-Moon-Gibraltar-copia-1999-1024x837.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/Sarah-Moon-Gibraltar-copia-1999-768x628.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/Sarah-Moon-Gibraltar-copia-1999-600x490.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1242px) 100vw, 1242px" /></p>
<p>Il prossimo 5 maggio a Venezia, presso l’Orto Giardino del Redentore alla Giudecca, Venice Gardens Foundation inaugura Orizzonte. Un giardino a Venezia,mostra di Sarah Moon. L’esposizione, realizzata dalla Fondazione, resterà aperta al pubblico fino al 6 ottobre 2026.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/fotografia/sarah-moon-alla-venice-gardens-foundation-con-la-mostra-orizzonte-un-giardino-a-venezia.html">Sarah Moon alla Venice Gardens Foundation con la mostra Orizzonte, un giardino a Venezia</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1242" height="1015" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/Sarah-Moon-Gibraltar-copia-1999.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/Sarah-Moon-Gibraltar-copia-1999.jpg 1242w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/Sarah-Moon-Gibraltar-copia-1999-300x245.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/Sarah-Moon-Gibraltar-copia-1999-1024x837.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/Sarah-Moon-Gibraltar-copia-1999-768x628.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/Sarah-Moon-Gibraltar-copia-1999-600x490.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1242px) 100vw, 1242px" /></p>
<p><strong>Il prossimo 5 maggio a Venezia, presso l</strong><em>’</em><strong>Orto Giardino del Redentore alla Giudecca, Venice Gardens Foundation inaugura </strong><strong><em>Orizzonte. Un giardino a Venezia,</em></strong><strong> mostra di Sarah Moon</strong><em>. </em><strong>L’esposizione, realizzata dalla Fondazione, resterà aperta al pubblico fino al 6 ottobre 2026.</strong></p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="610" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/INVITO_SARAH_MOON_10_03-1024x610.jpg" alt="" class="wp-image-515010" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/INVITO_SARAH_MOON_10_03-1024x610.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/INVITO_SARAH_MOON_10_03-300x179.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/INVITO_SARAH_MOON_10_03-768x457.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/INVITO_SARAH_MOON_10_03-1536x914.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/INVITO_SARAH_MOON_10_03-600x357.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/INVITO_SARAH_MOON_10_03.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Nel corso del 2025 Venice Gardens Foundation ha invitato Sarah Moon all’Orto Giardino della Chiesa del Santissimo Redentore, recentemente restaurato dalla Fondazione. Dall’incontro nasce <strong><em>Un giardino a Venezia</em></strong><strong>, film di quattro minuti in intima risonanza con l’essenza del giardino annesso alla Basilica del Palladio, eretta a simbolo di rinascita dopo la peste del 1575.</strong> Eredità spirituale e botanica al tempo stesso, eremo di meditazione ed armonia dove il silenzio non è solo assenza di rumore, ma soffio delicato d’una pace profonda che la musica di Arvo Pärt, accompagnando le immagini, rende palpabile.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="576" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/Sarah-Moon-Un-jardin-a-Venise-2025-2026-1024x576.jpg" alt="" class="wp-image-515011" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/Sarah-Moon-Un-jardin-a-Venise-2025-2026-1024x576.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/Sarah-Moon-Un-jardin-a-Venise-2025-2026-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/Sarah-Moon-Un-jardin-a-Venise-2025-2026-768x432.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/Sarah-Moon-Un-jardin-a-Venise-2025-2026-1536x864.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/Sarah-Moon-Un-jardin-a-Venise-2025-2026-334x188.jpg 334w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/Sarah-Moon-Un-jardin-a-Venise-2025-2026-600x338.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/Sarah-Moon-Un-jardin-a-Venise-2025-2026.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Screenshot</figcaption></figure>



<p>Note e miraggi si fondono con le fotografie di natura realizzate dall’artista nel corso della sua prestigiosa carriera, culminando nella mostra<em> Orizzonte. </em>Moon suggerisce, evoca, cattura le ombre, gli interstizi e i silenzi sospesi, echi della memoria. Nel corso del viaggio i confini vacillano, disorientano lo sguardo dischiudendo fantastiche narrazioni, riflessi della complessa dialettica tra visibile ed invisibile.</p>



<p>L’opera di Sarah Moon s’intreccia qui con la missione di Venice Gardens Foundation, che cura e custodisce i giardini affidatile vegliando sull’eterna loro metamorfosi, inducendo l’anima irrequieta ad indugiare nel mistero.</p>



<p>In occasione della mostra è stato pubblicato il libro <em>Orizzonte. Un giardino a Venezia</em>, stampato in edizione limitata in 500 copie numerate da 1 a 500.</p>



<p>La mostra è stata realizzata da Venice Gardens Foundation, con il sostegno di Van Cleef &amp; Arpels.</p>



<p><strong>Così si è espressa Sarah Moon</strong><em>: “La mia gratitudine ad Adele Re Rebaudengo e a Venice Gardens Foundation per avermi concesso di trascorrere alcuni giorni in solitudine nell’Orto Giardino della Chiesa del Santissimo Redentore e aver reso possibile la nascita della mostra Orizzonte. Un giardino a Venezia. Entrare in questo luogo, pazientemente restaurato, significa varcare una soglia, fare un passo all’interno delle profondità del mondo, in un tempo sospeso fuori dal tempo, in un silenzio che non avevo mai sentito prima, interrotto solamente dal rintocco delle campane che ricorda la presenza dei frati.</em></p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="837" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/Sarah-Moon-Gibraltar-copia-1999-1024x837.jpg" alt="" class="wp-image-515012" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/Sarah-Moon-Gibraltar-copia-1999-1024x837.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/Sarah-Moon-Gibraltar-copia-1999-300x245.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/Sarah-Moon-Gibraltar-copia-1999-768x628.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/Sarah-Moon-Gibraltar-copia-1999-600x490.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/Sarah-Moon-Gibraltar-copia-1999.jpg 1242w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p><em>Vorrei ringraziare Arvo Pärt, la cui musica perpetua il mistero del tempo. Ringrazio inoltre tutti coloro che hanno concorso alla realizzazione del progetto”.</em></p>



<p><strong>E Adele Re Rebaudengo, Presidente di Venice Gardens Foundation, aggiunge</strong>: <em>“Siamo felici e onorati di aver accolto Sarah Moon all’Orto Giardino del Redentore; la sua arte e l’impegno della Fondazione convergono qui nel proposito di “sentire” la natura, concorrendo alla sua preservazione: l’una attraverso la maestria dello scatto fotografico e le immagini in movimento, l’altro grazie al restauro, alla cura e custodia costanti. L’intreccio tra la selezione di fotografie “Orizzonte”, il film “U</em><em>n giardino a Venezia” </em>–<em> entrambi realizzati da Moon </em>– <em>e le musiche di Arvo Pärt “Fratres” – interpretata dai dodici Violoncellisti della Berlin Philharmonic Orchestra –</em> <em>e “Miserere” – interpretata da The Hilliard Ensemble, Paul Hillier – costituisce la trama di quest’evento che, oltre ad uno sguardo contemplativo sull’Orto, su Venezia, sulla Natura, restituisce quello del Giardino, della Città, della Natura stessi”.</em></p>



<p><strong>Sarah Moon,</strong> fotografa dal 1970 e regista dal 1978, sfida le convenzioni e stravolge i codici per creare un’opera di irriducibile unicità. Il campo della sua arte si amplia costantemente: dall’immagine fissa a quella in movimento, dalla fotografia di moda e dai film pubblicitari alla ricerca personale. Acquisisce ben presto fama internazionale e, durante la sua straordinaria carriera, riceve numerosi riconoscimenti sia per l’opera fotografica che filmica. Moon, oltre ad esporre nei più prestigiosi musei del mondo, ha pubblicato – inizialmente insieme al marito Robert Delpire – libri che segnano altrettante tappe in un movimento creativo ininterrotto; al loro interno raccoglie quelle immagini del passato che la stimolano a proseguire: <em>Vrais semblants</em>, <em>Sarah Moon </em>nella collana Photo Poche, <em>Coïncidences</em>, <em>1,2,3,4,5</em>, <em>Alchimies</em> e, nel 2020, <em>PasséPrésent</em>, catalogo della mostra al Musée d’Art Moderne.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/fotografia/sarah-moon-alla-venice-gardens-foundation-con-la-mostra-orizzonte-un-giardino-a-venezia.html">Sarah Moon alla Venice Gardens Foundation con la mostra Orizzonte, un giardino a Venezia</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Il popolo lucano di Carlo Levi nella fotografia di Domenico Notarangelo</title>
		<link>https://it.insideover.com/fotografia/il-popolo-lucano-di-carlo-levi-nella-fotografia-di-domenico-notarangelo.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 03 Mar 2026 14:44:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fotografia]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://it.insideover.com/?p=507711</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1280" height="720" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/01-Aliano_Funerale-Levi.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/01-Aliano_Funerale-Levi.jpg 1280w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/01-Aliano_Funerale-Levi-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/01-Aliano_Funerale-Levi-1024x576.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/01-Aliano_Funerale-Levi-768x432.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/01-Aliano_Funerale-Levi-334x188.jpg 334w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/01-Aliano_Funerale-Levi-600x338.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></p>
<p>La Fondazione Carlo Levi ETS ospita a Roma la mostra Il popolo lucano di Carlo Levi. Memoria e fotografia di Domenico Notarangelo, promossa dall’Associazione culturale Pier Paolo Pasolini di Matera, dalla Fondazione Carlo Levi ETS, ideata e curata da Giuseppe Decio Notarangelo, Antonio Notarangelo e Stefano Di Tommaso. L’esposizione visitabile fino al 17 aprile 2026 &#8230; <a href="https://it.insideover.com/fotografia/il-popolo-lucano-di-carlo-levi-nella-fotografia-di-domenico-notarangelo.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/fotografia/il-popolo-lucano-di-carlo-levi-nella-fotografia-di-domenico-notarangelo.html">Il popolo lucano di Carlo Levi nella fotografia di Domenico Notarangelo</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1280" height="720" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/01-Aliano_Funerale-Levi.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/01-Aliano_Funerale-Levi.jpg 1280w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/01-Aliano_Funerale-Levi-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/01-Aliano_Funerale-Levi-1024x576.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/01-Aliano_Funerale-Levi-768x432.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/01-Aliano_Funerale-Levi-334x188.jpg 334w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/01-Aliano_Funerale-Levi-600x338.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></p>
<p>La Fondazione Carlo Levi ETS ospita a Roma la mostra Il popolo lucano di Carlo Levi. Memoria e fotografia di Domenico Notarangelo, promossa dall’Associazione culturale Pier Paolo Pasolini di Matera, dalla Fondazione Carlo Levi ETS, ideata e curata da Giuseppe Decio Notarangelo, Antonio Notarangelo e  Stefano Di Tommaso.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="529" height="536" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/180452.jpg" alt="" class="wp-image-507714" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/180452.jpg 529w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/180452-296x300.jpg 296w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/180452-100x100.jpg 100w" sizes="auto, (max-width: 529px) 100vw, 529px" /></figure>



<p>L’esposizione visitabile fino al 17 aprile 2026 propone un percorso visivo e culturale che intreccia l’opera e il pensiero di Carlo Levi con lo sguardo fotografico di Domenico Notarangelo, restituendo la profondità umana, sociale e simbolica della Lucania e del mondo contadino del secondo Novecento. La mostra è incentrata sul rapporto personale, culturale, politico e umano che lo stesso Domenico Notarangelo ebbe con Carlo Levi nel quindicennio 1960-1975, culminato nell’organizzazione dei funerali svoltisi ad Aliano, dove Carlo Levi era stato confinato nel 1935/36.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="648" height="632" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/180453.jpg" alt="" class="wp-image-507713" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/180453.jpg 648w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/180453-300x293.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/180453-600x585.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 648px) 100vw, 648px" /></figure>



<p>&#8220;Il progetto riflette sull’ascolto di Carlo Levi come modo di abitare il mondo unendo passato e presente nella scrittura e nella pittura, dichiarano i curatori Giuseppe Decio Notarangelo, Antonio Notarangelo e Stefano Di Tommaso, visione che trova una naturale prosecuzione nelle fotografie di Domenico Notarangelo, che documentano Levi, la Lucania e il popolo lucano con uno sguardo capace di coglierne la dignità, la memoria e una verità umana ormai distante, ma ancora intensamente viva, attuale&#8221;.Un nucleo significativo della mostra è dedicato alle immagini realizzate da Domenico Notarangelo durante la lavorazione del film Cristo si è fermato a Eboli di Francesco Rosi (1979), al quale il fotografo collaborò attivamente, instaurando un rapporto di profonda intesa artistica e umana con il regista e con l’attore protagonista Gian Maria Volonté.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="680" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/180451-1024x680.webp" alt="" class="wp-image-507715" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/180451-1024x680.webp 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/180451-300x199.webp 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/180451-768x510.webp 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/180451-600x399.webp 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/180451.webp 1400w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Le immagini di Domenico Notarangelo, in gran parte inedite, realizzate nel corso di decenni di frequentazione dei luoghi e delle persone raccontate da Levi, non si limitano alla testimonianza documentaria, ma penetrano nella dimensione intima delle presenze ritratte, restituendo la compresenza dei tempi e la persistenza delle tracce lasciate dalla storia, dal lavoro e dalle relazioni umane.</p>



<p>&#8220;La mostra si configura come un omaggio a due figure centrali della cultura italiana del Novecento, dichiara Daniela Fonti Presidente della Fondazione Carlo Levi ETS e come un atto di restituzione della memoria collettiva del Mezzogiorno, riaffermando il valore civile, poetico e politico dello sguardo&#8221;. Biografia di Domenico Notarangelo. Dieci anni fa moriva il 4 dicembre 2016, Domenico Notarangelo, era un talento non da meno di Henri Cartier-Bresson e di Sebastião Salgado. A differenza di questi due giganti della fotografia del secolo scorso, Domenico Notarangelo non ha viaggiato per il mondo. </p>



<p>Tutto il suo lavoro si è concentrato dove era nato e dove viveva, in Puglia e in Basilicata, dove il tempo, i luoghi e gli spazi sono i protagonisti di opere fotografiche in cui bambini, donne, animali e uomini celebrano il rituale dell’esistenza in armonia con l’infinito. Domenico Notarangelo è stato soprattutto un giornalista e un dirigente politico capace di restituire un quadro delle vicende politiche e sociali della Puglia e della Basilicata del secolo scorso, inserite nel più ampio contesto della storia e della cultura nazionale.Nato il 6 marzo del 1930 da una famiglia contadina a Sammichele di Bari, in Puglia, entra in seminario nel 1943 e lì vive l’esperienza dei bombardamenti del 1945 su Bari. Ritorna al paese natale nel 1946 dove la Curia lo allontana dal Seminario a causa delle sue simpatie per il Comunismo. Dopo gli studi liceali ad Amalfi giunge in Lucania nella seconda metà degli anni ’50 stabilendosi a Matera, la sua città di adozione.Nella Città dei Sassi si è dedicato all’attività politica e di operatore culturale e ha scoperto le affinità elettive che hanno dato senso ed ispirazione ai suoi molteplici impegni. È stato per un quindicennio corrispondente dalla Basilicata per il quotidiano L’Unità. </p>



<p>È stato scrittore dalla prosa feconda ed accattivante e soprattutto uno storico delle tradizioni popolari, un antropologo, un fotografo, uno scenografo, un uomo di cultura a tutto tondo e un competente meridionalista. In tempi più recenti è stato caporedattore di importanti emittenti televisive meridionali dove, abituato com’era a esporsi e a pagare in prima persona, ha sempre insegnato ai giornalisti a ”tenere la schiena dritta” soprattutto, diceva, “quando parlate con i fatti e parlate di quanti non possono difendersi”. Ha sempre accompagnato l’interesse professionale alla ricerca e allo studio della storia del territorio, della cultura rupestre e della civiltà contadina, delle tradizioni popolari e della devozione, oltre alla storia politica, del sindacato, del giornalismo. Fino agli ultimi mesi di vita ha continuato a pubblicare saggi e libri di fotografia. Si è dedicato anima e corpo a ricercare, narrare e rivalutare le tradizioni popolari con la passione civile e l’attaccamento straordinario alla cultura della “paesanità” e ha raccolto e documentato testimonianze di costume e religiose oltre ad una larga messe di documenti che oggi costituiscono uno dei più importanti archivi privati del Mezzogiorno. A lui il grande merito di aver documentato la civiltà contadina seguendone la progressiva scomparsa.</p>



<p> Un processo che è andato di pari passo con politiche di industrializzazione approssimative e fallimentari insieme con la scoperta dei giacimenti di gas che hanno creato nuovi pretesti per guardare a queste terre come si guardavano le colonie da sfruttare. Molto spesso ha collaborato con importanti registi che hanno girato film in Lucania, in modo particolare con Pier Paolo Pasolini quando ha realizzato a Matera il suo “Il Vangelo secondo Matteo” e con Francesco Rosi come aiuto scenografo nel “Cristo si è fermato a Eboli”. In campo cinematografico ha collaborato inoltre con Liliana Cavani, Luigi Zampa, Brunello Rondi, Vittorio Taviani, Lino Miccichè e con quanti, intellettuali e politici, ebbero a che fare, per lungo o breve tempo, con la Puglia e la Basilicata.La prefazione dell’ultimo libro fotografico di Domenico Notarangelo intitolato “E fu subito Lucania”, Goffredo Fofi titola “Prima del genocidio del mondo contadino” e afferma “è proprio di questo che Domenico Notarangelo si è occupato, della terra che ha amato profondamente, della terra che lui definiva di fatica e dolore; la terra della brava gente, sempre in lotta per il riscatto”. E dice bene infine Ferdinando Mirizzi nella postfazione allo stesso libro quando scrive “le singole figure e i gruppi ritratti da Mimì, i suoi primi piani, paiono comunicare un senso di fiducia nell’avvenire e voler affidare alla testimonianza del fotografo un messaggio di speranza. Non c’è lo stereotipo visivo della Basilicata come terra arretrata ed esotica prodotta dalla fotografia che potremmo definire “sociale”, degli anni Cinquanta e Sessanta del Novecento, ma un mondo che si apriva al cambiamento”.Francesco Franza </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/fotografia/il-popolo-lucano-di-carlo-levi-nella-fotografia-di-domenico-notarangelo.html">Il popolo lucano di Carlo Levi nella fotografia di Domenico Notarangelo</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Da Ferdinando Scianna a Helmut Newtonnel saluzzese. Due visioni su moda e vita</title>
		<link>https://it.insideover.com/fotografia/da-ferdinando-scianna-a-helmut-newtonnel-saluzzese-due-visioni-su-moda-e-vita.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Roberto Vivaldelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 02 Jan 2026 13:51:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fotografia]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://it.insideover.com/?p=500078</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="500" height="261" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/02_Ferdinando-Scianna-Monica-Bellucci-Palermo-1991-%C2%A9-Ferdinando-Scianna-1920x1262-1-e1767361897327.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/02_Ferdinando-Scianna-Monica-Bellucci-Palermo-1991-%C2%A9-Ferdinando-Scianna-1920x1262-1-e1767361897327.jpg 500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/02_Ferdinando-Scianna-Monica-Bellucci-Palermo-1991-%C2%A9-Ferdinando-Scianna-1920x1262-1-e1767361897327.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px" /></p>
<p>Nell’antica fortezza medievale di Castiglia di Saluzzo vive una bellissima mostra di&#160;Ferdinando Scianna, primo fotografo italiano a entrare nella prestigiosa agenzia&#160;Magnum Photos, che ne racconta l’anima e il percorso più autentico. Ha per titolo “Ferdinando Scianna. La moda, la vita”&#160;e riunisce ben 90 fotografie, alcune delle quali inedite, che esplorano un capitolo ancora oggi meno &#8230; <a href="https://it.insideover.com/fotografia/da-ferdinando-scianna-a-helmut-newtonnel-saluzzese-due-visioni-su-moda-e-vita.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/fotografia/da-ferdinando-scianna-a-helmut-newtonnel-saluzzese-due-visioni-su-moda-e-vita.html">Da Ferdinando Scianna a Helmut Newtonnel saluzzese. Due visioni su moda e vita</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="500" height="261" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/02_Ferdinando-Scianna-Monica-Bellucci-Palermo-1991-%C2%A9-Ferdinando-Scianna-1920x1262-1-e1767361897327.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/02_Ferdinando-Scianna-Monica-Bellucci-Palermo-1991-%C2%A9-Ferdinando-Scianna-1920x1262-1-e1767361897327.jpg 500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/02_Ferdinando-Scianna-Monica-Bellucci-Palermo-1991-%C2%A9-Ferdinando-Scianna-1920x1262-1-e1767361897327.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px" /></p>
<p>Nell’antica fortezza medievale di <strong>Castiglia di Saluzzo vive una bellissima mostra di</strong>&nbsp;<strong>Ferdinando Scianna</strong>, primo fotografo italiano a entrare nella prestigiosa agenzia&nbsp;<strong>Magnum Photos</strong>, che ne racconta l’anima e il percorso più autentico. <strong>Ha per titolo “Ferdinando Scianna. La moda, la vita”</strong>&nbsp;e riunisce ben <strong>90 fotografie</strong>, alcune delle quali inedite, che esplorano un capitolo ancora oggi meno conosciuto ma fondamentale della sua carriera, vale a dire la moda. Un mondo avvicinato da Scianna con lo sguardo del reporter, letto, guardato e ripreso da estetica patinata a racconto di vita vera, con l’occhio che ne ha colto luoghi, incontri e memorie.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/04_Ferdinando-Scianna-Nico-Tom-e-Toby-Foyle-Sean-Moran-Patrick-McNamara-David-ONeil-Connemara-Irlanda-1993-%C2%A9-Fer.jpg" alt="" class="wp-image-500086"/></figure>



<p>Fulminante, iconica, strepitosa, bellissima in questo percorso è la storica campagna per&nbsp;<strong>Dolce&amp;Gabbana</strong>&nbsp;con la modella&nbsp;<strong>Marpessa</strong>, ambientata nei paesi della Sicilia, dove la moda si intreccia con la strada, con le piazze e con la realtà quotidiana. <strong>Accanto a questo capitolo, la mostra riunisce le grandi serie dell’artista: da&nbsp;<em>Paradossi</em>&nbsp;ad&nbsp;<em>A partire dall’ombra</em>, da&nbsp;<em>Moda senza modelli</em>&nbsp;a&nbsp;<em>Modelli senza moda</em>, fino a&nbsp;<em>Lamerica</em>&nbsp;ed&nbsp;<em>Europa tra due epoche</em>, offrendo un ritratto completo della sua capacità di fondere etica e stile, fotografia e letteratura, memoria e invenzione. </strong>Il titolo&nbsp;“<em>La moda, la vita”</em>&nbsp;riassume perfettamente questo approccio; la fotografia di moda, per Scianna, non è mai superficie o artificio, ma racconto umano, poesia e verità.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/02_Ferdinando-Scianna-Monica-Bellucci-Palermo-1991-%C2%A9-Ferdinando-Scianna-1920x1262-1-e1767361897327.jpg" alt="" class="wp-image-500082"/></figure>



<p>Il progetto espositivo dedicato a<strong>&nbsp;Ferdinando Scianna</strong>&nbsp;si lega strettamente alla mostra “<strong>Helmut Newton. Intrecci”</strong>&nbsp;<strong>(Il Filatoio – Caraglio, 23.10.2025 -01.03.2026)</strong> sempre nella zona di Saluzzo e vi dista solo 30 minuti, che vede protagonista un altro grande maestro della fotografia del Novecento. Due mostre in dialogo tra loro che&nbsp;approfondiscono aspetti inediti o poco esplorati nelle carriere dei due autori, offrendo al pubblico&nbsp;<strong>due visioni complementari della moda</strong>, vista da Scianna&nbsp;<strong>come racconto della vita</strong>&nbsp;e da Newton&nbsp;<strong>come provocazione dell’immaginario</strong>.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/03_Ferdinando-Scianna-Processione-del-Venerdi-Santo-Italia-Sicilia-Enna-1963-%C2%A9-Ferdinando-Scianna-1322x1920-1.jpg" alt="" class="wp-image-500083"/></figure>



<p><strong>Ferdinando Scianna è nato a Bagheria, in Sicilia, nel 1943.</strong> Proprio nella sua città inizia a dedicarsi alla fotografia ancora giovanissimo, agli inizi degli anni Sessanta, raccontando per immagini la cultura e le tradizioni della sua terra d’origine. Decide molto presto di diventare fotografo, sconvolgendo i progetti dei propri genitori che lo volevano avvocato o medico. Già i primi ritratti delle persone di Bagheria, che Scianna ritrae con tono curioso e partecipe, risultano carichi d’intensità. Nel 1961 si iscrive a Lettere e Filosofia all’Università di Palermo, mentre la sua passione per la fotografia inizia a strutturarsi. </p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/05_Ferdinando-Scianna-Budapest-Ungheria-1990-%C2%A9-Ferdinando-Scianna-1920x1288-1.jpg" alt="" class="wp-image-500085"/></figure>



<p><strong>Diventa allievo del grande critico Cesare Brandi e mostra le proprie foto a Enzo Sellerio che gli farà scoprire l’universo culturale bressoniano.</strong> Sono anche gli anni in cui si forma una coscienza politica determinante per l’evoluzione della sua fotografia, così come il vincolo con la propria terra d’origine e le tradizioni siciliane. Circa due anni dopo, un incontro fondamentale per la sua vita professionale e personale: entra in contatto con Leonardo Sciascia, lo scrittore con il quale a soli 21 anni pubblica il saggio Feste Religiose in Sicilia, libro che ottiene il prestigioso Premio Nadar. </p>



<p>Il volume crea molte polemiche, soprattutto a causa dei testi di Sciascia, che mostra l’essenza materialistica delle feste religiose. Ma anche le foto del giovane Scianna hanno il loro impatto. “La fotografia era la possibilità del racconto di una vicenda umana. Questo il mio maestro mi fece capire, e mi introdusse ad una certa maniera di vedere le cose, di leggere, di pensare, di situarsi nei confronti del mondo” Sull’onda del successo del libro, Scianna si trasferisce a Milano dove lavora per l’Europeo come fotoreporter, poi inviato speciale e corrispondente da Parigi, dove vive per 10 anni. A Parigi inizia anche a dedicarsi con successo alla scrittura. <strong>Collabora con varie testate giornalistiche, fra cui Le Monde Diplomatique e la Quinzaine Littéraire.</strong> </p>



<p>“Mi ritrovavo più a scrivere che a fotografare, ma sapevo di essere un fotografo che scrive”, racconta Scianna. Proprio nella capitale francese, il suo lavoro viene particolarmente apprezzato, da Henri Cartier-Bresson, che nel 1982 lo inviterà a presentare la sua candidatura all’agenzia Magnum Photos, da lui fondata nel 1947. Torna a Milano e lascia l’Europeo per dedicarsi alla fotografia: “L’agenzia è lo strumento di un gruppo di fotografi indipendenti, una struttura in grado di valorizzare il tuo lavoro tanto meglio quanto più sai utilizzare questo strumento. Magnum continua a sopravvivere secondo l’utopia egualitaria dei suoi fondatori, in modo misterioso riesce a far convivere le più violente contraddizioni”. A Milano lavora per vari giornali. Inizia anche a fotografare per due giovani designer emergenti, Dolce e Gabbana. </p>



<p>Un incontro casuale, che darà vita ad una delle collaborazioni meglio riuscite nella fotografia di moda. <strong>A Scianna viene richiesto di realizzare un catalogo inserendo la splendida modella Marpessa nel contesto della sua Sicilia</strong>. Scianna riesce a mescolare magistralmente i registri visivi del mondo della moda con l’esperienza del fotoreporter, creando un risultato originale che spezza la monotonia patinata della fotografia di moda. É un successo che lo porterà a collaborare con prestigiose riviste internazionali e a realizzare altri servizi di moda in cui affianca con maestria artificio ed autenticità. Questa improvvisa ed inaspettata svolta, apre il mondo fotografico di Scianna a nuove esperienze, parallele a quelle piú tradizionali del fotogiornalismo: pubblicità e fotografie commerciali, senza mai però abbandonare il reportage sociale, i ritratti ed il giornalismo: “Adesso, con immutata passione, divertimento ed ironia, opero nei campi più diversi. Faccio un po’ di moda, un po’ di pubblicità, il reportage e cerco piú che mai di fare ritratti. Inoltre recupero materiale dal mio archivio fotografico per numerosi progetti. Nelle mostre non faccio distinzioni tra le immagini nate dal lavoro di fotoreporter a quelle di moda, per esempio. Le inserisco tutte, in una continuità che é poi quella della mia pratica professionale”.</p>



<p></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/fotografia/da-ferdinando-scianna-a-helmut-newtonnel-saluzzese-due-visioni-su-moda-e-vita.html">Da Ferdinando Scianna a Helmut Newtonnel saluzzese. Due visioni su moda e vita</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Paolo Di Paolo e le sue fotografie ritrovate: La mostra al Palazzo Ducale di Genova per il centenario della nascita.</title>
		<link>https://it.insideover.com/fotografia/paolo-di-paolo-e-le-sue-fotografie-ritrovate-la-mostra-al-palazzo-ducale-di-genova-per-il-centenario-della-nascita.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Dec 2025 17:39:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fotografia]]></category>
		<category><![CDATA[Genova]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://it.insideover.com/?p=499103</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="820" height="615" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/574082229_10235447381577564_3318096835350225063_n.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/574082229_10235447381577564_3318096835350225063_n.jpg 820w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/574082229_10235447381577564_3318096835350225063_n-300x225.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/574082229_10235447381577564_3318096835350225063_n-768x576.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/574082229_10235447381577564_3318096835350225063_n-600x450.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 820px) 100vw, 820px" /></p>
<p>Nel centenario della nascita di Paolo Di Paolo (1925–2023), Palazzo Ducale di Genova, in collaborazione con Marsilio Arte, presenta la retrospettiva dedicata a uno dei grandi maestri della fotografia italiana del Novecento. La mostra&#160;PAOLO DI PAOLO. Fotografie ritrovate,&#160;a cura di Giovanna Calvenzi e Silvia Di Paolo, visitabile fino al 6 aprile 2026, restituisce al grande &#8230; <a href="https://it.insideover.com/fotografia/paolo-di-paolo-e-le-sue-fotografie-ritrovate-la-mostra-al-palazzo-ducale-di-genova-per-il-centenario-della-nascita.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/fotografia/paolo-di-paolo-e-le-sue-fotografie-ritrovate-la-mostra-al-palazzo-ducale-di-genova-per-il-centenario-della-nascita.html">Paolo Di Paolo e le sue fotografie ritrovate: La mostra al Palazzo Ducale di Genova per il centenario della nascita.</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="820" height="615" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/574082229_10235447381577564_3318096835350225063_n.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/574082229_10235447381577564_3318096835350225063_n.jpg 820w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/574082229_10235447381577564_3318096835350225063_n-300x225.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/574082229_10235447381577564_3318096835350225063_n-768x576.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/574082229_10235447381577564_3318096835350225063_n-600x450.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 820px) 100vw, 820px" /></p>
<p><strong>Nel centenario della nascita di Paolo Di Paolo (1925–2023), Palazzo Ducale di Genova, in collaborazione con Marsilio Arte, presenta la retrospettiva dedicata a uno dei grandi maestri della fotografia italiana del Novecento.</strong> La mostra<strong>&nbsp;<em>PAOLO DI PAOLO. Fotografie ritrovate</em></strong>,&nbsp;<strong>a cura di Giovanna Calvenzi e Silvia Di Paolo</strong>, visitabile fino al 6 aprile 2026, restituisce al grande pubblico l’autore e l’opera forsanche un po&#8217; dimenticata di un autore che ha saputo raccontare, con oculatezza, sensibilità e profondità, l’Italia della rinascita nel secondo dopoguerra.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="700" height="1024" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/BARDOT-BRIGITTE_L_759_6-scaled-1.jpg" alt="" class="wp-image-499104" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/BARDOT-BRIGITTE_L_759_6-scaled-1.jpg 700w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/BARDOT-BRIGITTE_L_759_6-scaled-1-205x300.jpg 205w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/BARDOT-BRIGITTE_L_759_6-scaled-1-600x878.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 700px) 100vw, 700px" /></figure>



<p><br><strong>Oltre 300 fotografie – tra le quali molte inedite e per la prima volta anche a colori, insieme a materiali d’archivio, riviste d’epoca e documenti originali –</strong>danno vita a un itinerario che abbraccia l’intera parabola artistica di Paolo Di Paolo, dagli esordi nel 1953 all’intensa attività con le più importanti testate dell’epoca. </p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="820" height="615" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/574082229_10235447381577564_3318096835350225063_n.jpg" alt="" class="wp-image-499105" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/574082229_10235447381577564_3318096835350225063_n.jpg 820w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/574082229_10235447381577564_3318096835350225063_n-300x225.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/574082229_10235447381577564_3318096835350225063_n-768x576.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/574082229_10235447381577564_3318096835350225063_n-600x450.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 820px) 100vw, 820px" /></figure>



<p>L’esposizione include anche un <strong>focus speciale e inedito su Genova e la Liguria</strong>, territori più volte raccontati dallo sguardo elegante e poetico del fotografo che nel 1969, colpito da una profonda crisi personale e professionale, abbandonò drasticamente la scena. Non è da dimenticare che Paolo Di Paolo fu il fotografo più amato da <strong>Mario Pannunzio, storico direttore del</strong> <strong>settimanale <em>Il Mondo</em>,</strong> dove pubblicò 573 fotografie in 14 anni, e collaboratore assiduo del settimanale <em>Tempo</em>. Attraverso i suoi reportage ha narrato l’Italia e il mondo, documentando cambiamenti sociali, volti comuni e celebrità: da <strong><a href="https://it.insideover.com/storia/pasolini-50-anni-dopo-ecco-perche-non-possiamo-non-dirci-pasoliniani.html">Pier Paolo Pasolini</a></strong> ad <strong>Anna Magnani</strong>, da <strong>Lucio Fontana</strong> a <strong>Giorgio de Chirico</strong>, da <strong>Sophia Loren</strong> a <strong>Marcello Mastroianni</strong>.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="820" height="615" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/574086958_10235447382337583_3402161817071515730_n.jpg" alt="" class="wp-image-499106" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/574086958_10235447382337583_3402161817071515730_n.jpg 820w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/574086958_10235447382337583_3402161817071515730_n-300x225.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/574086958_10235447382337583_3402161817071515730_n-768x576.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/574086958_10235447382337583_3402161817071515730_n-600x450.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 820px) 100vw, 820px" /></figure>



<p>Il suo stile, caratterizzato da uno sguardo partecipe ma mai invasivo, ha saputo cogliere l’anima del Paese in un momento cruciale della sua storia, vale a dire il secondo dopoguerra. Dopo il suo ritiro, l’intero archivio – oltre <strong>200.000 negativi</strong> – è rimasto dimenticato per cinquant’anni, fino a quando la figlia Silvia lo ha ritrovato e restituito alla storia della fotografia italiana.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="590" height="443" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/574354582_10235447380657541_4085876577412375983_n.jpg" alt="" class="wp-image-499107" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/574354582_10235447380657541_4085876577412375983_n.jpg 590w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/574354582_10235447380657541_4085876577412375983_n-300x225.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 590px) 100vw, 590px" /></figure>



<p><br><br>La rassegna è accompagnata da un volume edito da Marsilio Arte, con testi di <strong>Giovanna Calvenzi, Silvia Di Paolo, Isabella Rossellini, Alessandro Sarlo, Michele Smargiassi, Roberta Valtorta, Bruce Weber</strong>.<br>In occasione della mostra, <strong>Marsilio Editori pubblica il romanzo <em>Solo per te</em> di Silvia Di Paolo con Antonio Leotti</strong>, un racconto intenso e personale, ispirato alla straordinaria scoperta dell’archivio di Di Paolo, che narra per la prima volta la vicenda del fotografo, intrecciando storia familiare e riflessioni sull’arte e sulla memoria.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/fotografia/paolo-di-paolo-e-le-sue-fotografie-ritrovate-la-mostra-al-palazzo-ducale-di-genova-per-il-centenario-della-nascita.html">Paolo Di Paolo e le sue fotografie ritrovate: La mostra al Palazzo Ducale di Genova per il centenario della nascita.</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>

<!--
Performance optimized by W3 Total Cache. Learn more: https://www.boldgrid.com/w3-total-cache/?utm_source=w3tc&utm_medium=footer_comment&utm_campaign=free_plugin

Object Caching 69/439 objects using Redis
Page Caching using Disk: Enhanced 
Minified using Disk

Served from: it.insideover.com @ 2026-08-08 12:00:02 by W3 Total Cache
-->