Negli anni ottanta copre le guerre dimenticate dall'Afghanistan, all'Africa fino all'Estremo Oriente. Nel 1987 viene catturato e tenuto prigioniero a Kabul per sette mesi. Nell’ex Jugoslavia racconta tutte le guerre dalla Croazia, alla Bosnia, fino all'intervento della Nato in Kosovo. Biloslavo è il primo giornalista italiano ad entrare a Kabul liberata dai talebani dopo l’11 settembre. Nel 2003 si infila nel deserto al seguito dell'invasione alleata che abbatte Saddam Hussein. Nel 2011 è l'ultimo italiano ad intervistare il colonnello Gheddafi durante la rivolta. Negli ultimi anni ha documentato la nascita e caduta delle tre “capitali” dell’Isis: Sirte (Libia), Mosul (Iraq) e Raqqa (Siria). Dal 2017 realizza inchieste controcorrente sulle Ong e il fenomeno dei migranti. Biloslavo lavora per Il Giornale e collabora con Panorama e Mediaset. Sui reportage di guerra Biloslavo ha pubblicato “Prigioniero in Afghanistan”, “Le lacrime di Allah”, il libro fotografico “Gli occhi della guerra”, il libro illustrato “Libia kaputt”, “Guerra, guerra guerra” oltre ai libri di inchiesta giornalistica “I nostri marò” e “Verità infoibate”.In 39 anni sui fronti più caldi del mondo ha scritto quasi 7000 articoli accompagnati da foto e video per le maggiori testate italiane e internazionali.
"I russi migliori sono quelli morti" sostiene Irina senza peli sulla lingua. Elmetto, giubbotto antiproiettile e kalashnikov a tracolla è l'ufficiale di collegamento con la stampa della brigata Mariupol.
Il condominio popolare è scarnificato e sono rimaste in piedi solo le pareti esterne completamente abbrustolite. Le cannonate dell’artiglieria ucraina partono ad intermittenza verso le posizioni russe attorno a Sieverodonetsk, uno dei fronti caldi nel Donbass. Il primo sibilo fende...
“Durante la seconda guerra mondiale le linee erano ben più definite quando sono arrivati i tedeschi. Adesso c’è il caos e bombardano dappertutto. Per questo vado a Leopoli a rifarmi una vita”. Pavel ha 87 anni e avanza lentamente sorreggendosi...
“I russi migliori sono quelli morti” sostiene Irina senza peli sulla lingua. Elmetto, giubbotto antiproiettile e kalashnikov a tracolla è l’ufficiale di collegamento con la stampa della brigata Mariupol. Il suo battaglione, Sarmat, che si ispira ai guerrieri persiani, è...
(AVDIYIVKA) Le tre colonne di fumo nero si alzano dalle campagne attorno alla strada desolata. I russi bombardano dal mattino a caccia dell’artiglieria ucraina annidata in qualche campo, che si sposta di continuo per evitare di venire colpita dalle cannonate. Ampie chiazze nere segnalano dove sono già cadute le granate incendiando i prati rinsecchiti dall’inverno. Il silenzio è rotto solo dai tonfi dei colpi di cannone e dalla sequenza paurosa di missili Grad lanciati da tutte e due le parti della barricata. Quando l’esplosione è più fragorosa significa che la granata russa piomba abbastanza vicino. Avdiyivka è una cittadina fantasma lungo il fronte del Donbass. All’ingresso campeggia un grosso cartello con il teschio e le tibie incrociate su sfondo rosso che segnala i campi minati. Il memoriale dei difensori della zona industriale, che sono caduti nella guerra del Donbas scoppiata nel 2014, è la prima linea. Leonid, di guardia alla postazione ucraina, ci corre incontro dicendo: “I russi sono a 150 metri. Non potete andare oltre”.
Newsletter
Notizie e approndimentidirettamente nella tua inbox