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Terrorismo

Sirte, il kamikaze dell’Isis

La scena più incredibile è quella di un furgoncino corazzato in maniera artigianale fermo in mezzo alla strada. Sul volante è riverso il corpo di un kamikaze. La lamiera è ridotta ad un groviera dai proiettili di mitragliatrice pesante. Un cecchino deve averlo colpito, ma nel cassone sul retro ci sono ancora bombole di gas, esplosivo e fili per l'innesco. Nessuno osa toccarlo per timore che salti tutto in aria.

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Nella prigione dello Stato Islamico

SIRTE - Il sibilo, troppo vicino, del proiettile di un cecchino dello Stato islamico fende l’aria. In prima linea è il soffio della morte. Poco dopo una cannonata parte verso le postazioni delle bandiere nere, che ancora non mollano nel quartiere 1 e 3 di Sirte. Un boato pazzesco, che ci fa scappare a tutta velocità per uscire dalla linea di tiro. Lo stradone a due corsie è deserto, con i pali dell’illuminazione abbattuti dalle granate, come birilli. Di intatto sono rimaste solo tre gigantesche bandiere nere disegnate come murales, quando Sirte era la roccaforte del Califfato in Libia.

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Sirte, in prima linea durante la battaglia finale

L’offensiva finale per liberare i due quartieri ancora in mano ai seguaci del Califfo è iniziata ieri mattina. Dalla zona residenziale di Anaga di fronte al distretto 3, dove sono asserragliati gli ultimi manipoli jihadisti, si scatena l’inferno. Le katibe (reparti) di Misurata legate al nuovo governo di Tripoli avanzano dal fronte sud per chiudere la morsa. Dal palazzo dove ci troviamo ogni stanza è trasformata in postazione. Si spara dai pochi centimetri rimasti aperti con una tapparella abbassata o dalle finestre oscurate da coperte e tende per non finire nel mirino dei cecchini. Il crepitare dei mitragliatori è incessante alternato alle esplosioni. Le bandiere nere lanciano nello scontro finale 13 macchine minate alla guida di kamikaze, 5 fermate dal cielo dagli americani.

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A Sirte si combatte casa per casa

Nell'ex roccaforte del Califfo in Libia, stritolata dall'assedio dei governativi, c'è solo l'imbarazzo della scelta. Prima finisci nel mirino di un cecchino e poi ti ritrovi nel deposito di viveri dello Stato islamico, appena conquistato, dove abbonda la pasta italiana, piatto preferito dalle bandiere nere. I container di traverso in mezzo alla strada nel quartiere 3, uno degli ultimi capisaldi dell'accanita resistenza jihadista, sono bucherellati come un groviera da raffiche e cannonate. Il cartello con la bandiera nera dello Stato islamico resiste ancora su una delle arterie a due corsie di Sirte, che si infila nella terra di nessuno verso il mare Mediterraneo. L'ambulanza davanti ci fa strada, ma pur arrivando a tutta velocità davanti alle barricate dei container finiamo lo stesso sotto il tiro di un cecchino. Prima fischia un colpo e poi un secondo, in successione. Quando tira il grilletto si sente un «crac» improvviso del proiettile che parte ed in contemporanea il sibilo della morte che ti passa vicino. Per fortuna che i tiratori scelti dello Stato islamico non sono sempre infallibili. Superato l'incrocio della morte, un barbuto comandante salafita che combatte contro le bandiere nere ci guarda stupefatto e sentenzia: «Siete stati fortunati che il cecchino non vi ha centrato. Allah vi protegge».

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Sirte, lo scontro finale

SIRTE - Il combattente di mezza età, che ci appare davanti sembra uno spettro. Dal buco di proiettile nella gola il sangue zampilla come una fontana. Si tiene ancora in piedi, ma barcolla. E’ stato appena colpito. Per un attimo i nostri sguardi si incrociano. Sembra chiedermi aiuto, ma sono impietrito. Prima che crolli altri combattenti lo sorreggano per trascinarlo all’ambulanza. La mimetica è inzuppata di sangue. E mentre lo caricano sulla barella l’autista urla all’infermiere nel retro “ferma l’emorragia, ferma l’emorragia”. La battaglia per la liberazione del quartiere 1 sul lungomare di Sirte è dura e senza pietà. I vecchi carri armati di fabbricazione sovietica aprono la strada alle katibe, i reparti libici che combattono lo Stato islamico. Il primo tank è piazzato in mezzo ad un incrocio ad un centinaio di metri da una moschea bucherellata dai proiettili. Il cannone si alza lentamente per vomitare una valanga di fuoco. Un boato pazzesco si mescola ad una vampata rossastra. Poi il carro viene avvolto da una nuvola di fumo provocata dalla granata che parte verso le postazioni delle bandiere nere.

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Isis minaccia l’Italia: “Conquisteremo Roma”

MISURATA – “Dalla Libia faremo scaturire la scintilla per conquistare l’Andalusia (una parte della Spagna nda) e Roma, con il permesso di Allah”. L’ennesima minaccia dello Stato islamico contro l’Italia salta fuori da un video inedito ritrovato a Sirte durante i combattimenti per liberare la città e consegnato a il Giornale. Nel video non manca un appello ai kamikaze: “Fratello mio indossa le cinture esplosive per il tuo Signore e attacca aeroporti e confini”.

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Profughi dimenticati

Fausto Biloslavo e Gabriele Orlini raccontano la tragedia dei profughi dimenticati nel nord dell'Iraq: grazie al Distretto Rotary 2050, Gli occhi della Guerra racconta le testimonianze dei cristiani, sunniti e yazidi costretti a fuggire dall'avanzata del Califfato. Sono storie incredibili che non possono lasciare indifferenti.

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Verso la moschea del Califfo

"Daesh kaputt, Daesh kaputt”, lo Stato islamico è finito, urla un soldato iracheno facendo con la mano il segno della gola tagliata. I corpi speciali iracheni sono avanzati oltre il ponte Huria, il terzo sul Tigri afflosciato dai bombardamenti. Dall’altra parte del fiume, nella parte est della città, già liberata, si staglia la grande moschea voluta da Saddam. L’incrocio dove è arrivata l’avanzata sembra uscito da una scena da film sull’assedio di Stalingrado. La strada è lastricata di macerie ed i palazzi sono scarnificati dai combattimenti. Il carro armato che presiede l’incrocio tira una raffica di cannonate verso un nido di cecchini delle bandiere nere, poche centinaia di metri più in là. Un blindato è già stato centrato da un tiratore scelto dello Stato islamico. Gli “Scorpioni”, i corpi speciali della divisione di reazione rapida irachena, che da una settimana stanno avanzando a Mosul ovest sono arrivati ad un solo chilometro dalla moschea Al Nuri. Un luogo simbolo dove dove Abu Bakr Al Baghdadi ha proclamato il Califfato nel luglio del 2014.

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L’esercito iracheno circonda la moschea Al Nuri

MOSUL OVEST - La palla di fuoco rossa esplode verso il cielo per un centinaio di metri. Il boato e lo spostamento d’aria ci investono, come il soffio della morte. Il kamikaze al volante della macchina minata si è fatto esplodere ad un paio di isolati di distanza. Dal fuoristrada osserviamo la scena con terrore. Pochi minuti prima gli agenti della polizia federale si erano messi ad urlare “tre autobombe in arrivo" facendoci salire in fretta e furia sui mezzi per partire a tutta velocità. Nella battaglia di Mosul le bandiere nere lanciano i loro arieti suicidi nel disperato tentativo di fermare l’offensiva delle truppe irachene

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