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	<title>Elena Barlozzari Archives - InsideOver</title>
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	<lastBuildDate>Thu, 22 Jun 2023 11:08:03 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Elena Barlozzari Archives - InsideOver</title>
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		<title>L&#8217;Ema non approva Sputnik V? A San Marino arriva l&#8217;hub vaccinale</title>
		<link>https://it.insideover.com/scienza/lema-non-approva-sputnik-v-a-san-marino-arriva-lhub-vaccinale.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Elena Barlozzari]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 10 May 2021 16:28:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scienza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1260" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/Vaccino-Sputnik-San-Marino-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/Vaccino-Sputnik-San-Marino-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/Vaccino-Sputnik-San-Marino-300x197.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/Vaccino-Sputnik-San-Marino-1024x672.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/Vaccino-Sputnik-San-Marino-768x504.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/Vaccino-Sputnik-San-Marino-1536x1008.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/Vaccino-Sputnik-San-Marino-2048x1344.jpg 2048w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Da pioniera dello Sputnik V ad hub per il turismo vaccinale. San Marino, la Repubblica più antica del mondo, e la prima del Vecchio Continente ad aver detto addio al coprifuoco, nei prossimi mesi potrebbe diventare il punto di riferimento per tutti quei cittadini, europei e non, che vogliono vaccinarsi con il preparato di Mosca. &#8230; <a href="https://it.insideover.com/scienza/lema-non-approva-sputnik-v-a-san-marino-arriva-lhub-vaccinale.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1260" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/Vaccino-Sputnik-San-Marino-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/Vaccino-Sputnik-San-Marino-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/Vaccino-Sputnik-San-Marino-300x197.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/Vaccino-Sputnik-San-Marino-1024x672.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/Vaccino-Sputnik-San-Marino-768x504.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/Vaccino-Sputnik-San-Marino-1536x1008.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/Vaccino-Sputnik-San-Marino-2048x1344.jpg 2048w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Da pioniera dello <strong>Sputnik V</strong> ad hub per il turismo vaccinale. <strong>San Marino</strong>, la Repubblica più antica del mondo, e la prima del Vecchio Continente ad aver detto addio al <a href="https://www.ilgiornale.it/news/mondo/miracolo-san-marino-grazie-sputnik-v-liberi-coprifuoco-1940811.html">coprifuoco</a>, nei prossimi mesi potrebbe diventare il punto di riferimento per tutti quei cittadini, europei e non, che vogliono vaccinarsi con il preparato di Mosca.</p>
<p>Il 90 per cento dei sammarinesi è stato immunizzato con il vaccino russo. Nella piccola Repubblica, all’inizio di aprile, si è toccato il picco dei 250 contagi giornalieri, mentre oggi i nuovi casi di <strong>coronavirus</strong> si contano sulle dita di una mano. Il reparto Covid ha chiuso i battenti, le terapie intensive sono vuote. Da qualche settimana, chi è stato immunizzato non ha neppure l’obbligo di indossare la mascherina all’aperto. Ecco perché, lo scorso 26 aprile, il governo sammarinese, con i dati della campagna vaccinale sul tavolo, ha emanato una delibera che apre alle vaccinazioni ai <strong>turisti</strong>.</p>
<p>Lo Sputnik V, in attesa di approvazione da parte delle autorità regolatorie europee, qui potrà essere somministrato a pagamento anche ai non residenti. Il costo della prestazione, per i &#8220;turisti&#8221; del vaccino, sarà di <strong>50 euro</strong>. Dopo l’inoculazione della prima e della seconda dose, somministrate con un intervallo di tempo che va dai 21 ai 28 giorni, bisognerà rimanere per tre giorni sul territorio della Repubblica. Il regolamento deve essere ancora ultimato e manca ancora un accordo con lo Stato confinante, l’Italia. Significa che, per ora, chi risiede nel Belpaese resta escluso da questa possibilità.</p>
<p>“Se San Marino volesse intraprendere questa strada siamo pronti a fornire ulteriori scorte di vaccino da destinare al <strong>turismo vaccinale</strong>”, assicura il Ceo del Fondo russo per gli investimenti diretti,<strong> Kirill Dmitriev</strong>, durante un briefing con la stampa. Da Mosca assicurano che esistono già trattative in questo senso, che potrebbero trasformare il micro-Stato sul monte Titano in un <strong>hub vaccinale</strong> continentale.</p>
<p>Resta il nodo del <strong>Green Pass</strong> europeo, che per ora contempla solo i vaccini approvati dall’Ema. Dmitriev, però, è fiducioso che, come è già successo in Grecia e a Cipro, anche altri Stati europei possano includere lo Sputnik V tra i vaccini considerati validi dal lasciapassare. “Non ci sono dubbi – è convinto – che verrà approvato per i viaggi”.</p>
<p>Intanto, da Mosca fanno sapere di essere pronti, una volta arrivato il via libera dell’Ema, a consegnare <strong>50 milioni</strong> di fiale di vaccino all’Ue già nei mesi di giugno, luglio e agosto, per immunizzare 100 milioni di persone. Complessivamente, garantiscono i vertici del Rdif, la capacità produttiva delle fabbriche che si trovano in Russia e in altri Paesi consente di sfornare dosi di Sputnik V per <strong>800 milioni</strong> di cittadini. “Le trattative – continua il Ceo del Fondo russo – sono in corso con molti Paesi europei, compresa la Germania e diverse regioni italiane”.</p>
<p>Il via libera dell’<strong>Ema</strong> potrebbe arrivare nel mese di giugno. Lo scorso aprile, l’Agenzia europea del farmaco aveva avviato un’indagine per verificare il rispetto degli standard etici e scientifici durante i test clinici del vaccino russo. “Ora aspettiamo i risultati”, afferma Dmitriev, assicurando di aver garantito all’autorità europea la massima apertura e trasparenza. La strada che conduce all’approvazione dello Sputnik V, però, è tutta in salita. “Ci sono pressioni sull’agenzia da parte della politica e delle case farmaceutiche. Alla lobby delle <strong>Big Pharma</strong> – denuncia Dmitriev – non piace Sputnik perché hanno paura della concorrenza, ma i cittadini europei sono contrari a questo costoso monopolio e vogliono avere scelta”.</p>
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		<title>Così Sputnik V manda in crisi l&#8217;Europa</title>
		<link>https://it.insideover.com/reportage/politica/cosi-sputnik-v-manda-in-crisi-leuropa.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Matteo Carnieletto]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 Mar 2021 18:43:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Covid-19]]></category>
		<category><![CDATA[Sputnik V]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/12565548_large-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Sputnik V russia Spallanzani" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/12565548_large-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/12565548_large-300x200.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/12565548_large-1024x683.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/12565548_large-768x512.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/12565548_large-1536x1024.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/12565548_large-2048x1365.jpeg 2048w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>È la scommessa di San Marino, coraggiosa, spiazzante, e poi da inseguire, fino a fare scuola. La piccolissima Repubblica è una striscia di terra tra l’Emilia Romagna e le Marche e sta lì come un’anomalia, come un luogo fuori dal tempo. Questa volta però ha dato a tutta l’Europa una lezione di pragmatismo. È stato &#8230; <a href="https://it.insideover.com/reportage/politica/cosi-sputnik-v-manda-in-crisi-leuropa.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/12565548_large-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Sputnik V russia Spallanzani" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/12565548_large-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/12565548_large-300x200.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/12565548_large-1024x683.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/12565548_large-768x512.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/12565548_large-1536x1024.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/12565548_large-2048x1365.jpeg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>È la scommessa di <strong>San Marino</strong>, coraggiosa, spiazzante, e poi da inseguire, fino a fare scuola. La piccolissima Repubblica è una striscia di terra tra l’Emilia Romagna e le Marche e sta lì come un’anomalia, come un luogo fuori dal tempo. Questa volta però ha dato a tutta l’Europa una lezione di pragmatismo. È stato uno dei primi Stati del Vecchio Continente a rompere le righe aprendo le porte allo <strong>Sputnik V</strong>.</p>
<p>Il vaccino russo che fino a qualche tempo fa veniva guardato con sospetto e scetticismo, oggi non è più un tabù. Il flop della campagna di immunizzazione dei cittadini europei è sotto gli occhi di tutti e uno dopo l’altro i Paesi membri sono usciti allo scoperto. Si è mossa la cancelliera tedesca <strong>Angela Merkel</strong>, seguita a stretto giro dal premier italiano <strong>Mario Draghi</strong>. Manca ancora il via libera dell’Ema, l’Agenzia europea del farmaco, che all’inizio di marzo ha avviato la procedura di revisione ciclica del preparato moscovita, ma i principali Stati europei sono già lì che scalpitano. Con la Germania che, stando a quello che riferisce il quotidiano statunitense <em>Politico</em>, è in pressing sulla recalcitrante Commissione europea per avviare la procedura di approvvigionamento prima dell’ok dell’ente regolatorio.</p>
<p>“Se gli ordini non si faranno a livello europeo, allora seguiremo la via tedesca”, quella dei negoziati diretti, è l’aut aut della Merkel. Tutto ciò, alle latitudini sammarinesi, viene letto come una conferma. “Abbiamo fatto una scelta lungimirante, siamo stati tra i primi Paesi in Europa a scommettere sullo Sputnik V e siamo convinti che le sue caratteristiche gli permetteranno di entrare presto sul mercato europeo”, ci spiega <strong>Luca Beccari</strong>, segretario di Stato degli Affari esteri. Nella Repubblica più antica del Vecchio Continente il cambio di strategia è stato quasi obbligato. “Non essendo un Paese membro, non possiamo aderire al sistema unico di acquisto europeo, così ne abbiamo messo a punto uno in collaborazione con l’Italia e l’Unione europea, ma a due mesi dall’inizio della campagna vaccinale europea  – continua Beccari – non era arrivata ancora una fiala, quindi abbiamo dovuto sondare altre opportunità”. La prima apparizione sammarinese dello Sputnik V risale al 23 febbraio, da allora la campagna di immunizzazione ha preso il largo.</p>
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<p>La politica non c’entra. Sono l’emergenza e la ragion pratica ad aver guidato le decisioni dell’esecutivo. “Questo Governo ha scelto di dotarsi dello Sputnik V dopo aver trovato difficoltà a reperire vaccini seguendo i canali inizialmente privilegiati”, chiarisce il segretario di Stato al Turismo, <strong>Federico Pedini Amati</strong>. “Il nostro obiettivo – insiste – è l’immunizzazione della popolazione e la ripartenza dell’economia, non sono il tipo di vaccino o la nazione produttrice a preoccuparci”. È questione di priorità. Quelle che muovono l’azione dell’Unione europea, viste dalla cima del Monte Titano, risultano indecifrabili. “È difficile capire perché l’approvazione dello Sputnik V non proceda spedita. Questo – annota Pedini Amati – non è il momento delle battaglie geopolitiche, ogni giorno che passa è un giorno perso”. Intanto, grazie all’intuizione del governo sammarinese, quasi un quarto della popolazione ha ricevuto la prima dose dello Sputnik.</p>
<p>L’attività nell’area dedicata alle immunizzazioni dell’Ospedale di Stato è frenetica. La stanchezza dei camici bianchi a fine giornata si legge da sotto le visiere, ma l’umore è alto. “La campagna vaccinale sta andando a gonfie vele, abbiamo già iniziato i richiami, contiamo di terminare le somministrazioni per giugno”, racconta il dottor <strong>Emidio Troiani</strong>, cardiologo e medico vaccinatore. Lo scetticismo di Bruxelles non ha attecchito, anzi. “I pazienti si fidano di noi – prosegue il medico – e l’adesione è stata ottima. Le dirò di più, sono arrivate moltissime richieste dall’Italia che non è ci è stato possibile esaudire. Le vaccinazioni sono riservate ai soli residenti”. Il sentimento descritto dal dottore si ritrova nelle parole di chi si è appena immunizzato con lo Sputnik V. Gente con il sorriso stampato sulle labbra, che intravede l’uscita dal tunnel.</p>
<p>“Mi fido ciecamente della istituzioni sammarinesi, e non vedo l’ora di fare la seconda dose”, ci confida una donna pochi minuti dopo la vaccinazione. Sulle questioni politiche non vuole entrare. Non le capisce e non le interessano. “L’unica cosa che conta – dice –  è tornare alla normalità”. La pensa allo stesso modo una ricercatrice, che attende il suo turno per il richiamo. “Non mi intendo tanto di manovre di palazzo, ma penso che in casi del genere ci siano sempre in ballo logiche più grandi di noi, dinamiche che purtroppo vanno a discapito della popolazione”.</p>
<p>L’idea che qualcuno possa anteporre giochi di potere e interessi economici alla salute della gente è più di un sospetto. È un argomento che in Italia sta scaldando il dibattito politico. Qualche giorno fa anche <strong>Matteo Salvini</strong>, ospite di <em>Stasera Italia Speciale</em>, è tornato sull’argomento: “Non ci può essere la politica o la rivalità fra gli Stati Uniti e Russia, Oriente e Occidente, a tenere in ostaggio la salute degli italiani e degli europei”. Pensiero condiviso dall’eurodeputato del gruppo dei Conservatori e Riformisti Europei, <strong>Vincenzo Sofo</strong>. Il suo ragionamento parte da un’evidenza: i produttori dello Sputnik V hanno presentato la domanda di registrazione all’Ema il 21 gennaio, ma la decisione di iniziare la rolling review è arrivata solo il 4 marzo.</p>
<p>“In nome dell’emergenza, l’Ema ha accelerato i tempi di valutazione e autorizzazione all’immissione in commercio per Astrazeneca, Pfizer e gli altri vaccini in circolazione, come mai – si domanda Sofo – questa emergenza sparisce quando invece si tratta di ragionare su altri vaccini?”. Il perché di questo atteggiamento ce lo spiega <strong>Igor Pellicciari</strong>, docente di Relazioni internazionali alla Università di Urbino e alla Luiss di Roma, che parla di “guerra degli aiuti”. “Nel proporre il vaccino all’Unione europea, Mosca mette Bruxelles di fronte a due problemi: accettandolo – spiega il docente – ammetterebbe il fallimento della campagna vaccinale e in più dovrebbe allentare la pressione sul Cremlino. Come si fa a mantenere le sanzioni verso un Paese che è anche donatore del vaccino?”. Ecco come si è arrivati sin qui. Sul sentiero tortuoso che conduce fuori dalla pandemia l’Unione europea deve fare i conti con sé stessa. Il risultato appare paradossale: “Sembra che Bruxelles – conclude Pellicciari – tema più l’impatto politico del vaccino russo che il virus cinese”.</p>
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		<title>Perché l&#8217;Europa teme lo Sputnik V più del virus</title>
		<link>https://it.insideover.com/societa/perche-leuropa-teme-lo-sputnik-v-piu-del-virus.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Elena Barlozzari]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Mar 2021 15:09:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Sputnik V]]></category>
		<category><![CDATA[vaccini]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1353" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/guerra-sputnik-v-ue-russia-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="guerra sputnik v vaccini ue russia" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/guerra-sputnik-v-ue-russia-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/guerra-sputnik-v-ue-russia-300x211.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/guerra-sputnik-v-ue-russia-1024x722.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/guerra-sputnik-v-ue-russia-768x541.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/guerra-sputnik-v-ue-russia-1536x1083.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/guerra-sputnik-v-ue-russia-2048x1444.jpeg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Sputnik in russo significa compagno di viaggio. Sputnik sono anche i satelliti. Ora Sputnik, Sputnik V, è soprattutto un vaccino. Per alcuni è un azzardo, una scommessa, per altri una speranza, un desiderio, perfino in Occidente. Per Mosca magari è anche una chiave geopolitica, per mostrare all’Europa che la Russia non è poi così lontana. &#8230; <a href="https://it.insideover.com/societa/perche-leuropa-teme-lo-sputnik-v-piu-del-virus.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/societa/perche-leuropa-teme-lo-sputnik-v-piu-del-virus.html">Perché l&#8217;Europa teme lo Sputnik V più del virus</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1353" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/guerra-sputnik-v-ue-russia-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="guerra sputnik v vaccini ue russia" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/guerra-sputnik-v-ue-russia-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/guerra-sputnik-v-ue-russia-300x211.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/guerra-sputnik-v-ue-russia-1024x722.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/guerra-sputnik-v-ue-russia-768x541.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/guerra-sputnik-v-ue-russia-1536x1083.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/guerra-sputnik-v-ue-russia-2048x1444.jpeg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Sputnik in russo significa compagno di viaggio. Sputnik sono anche i satelliti. Ora Sputnik, <strong>Sputnik V</strong>, è soprattutto un vaccino. Per alcuni è un azzardo, una scommessa, per altri una speranza, un desiderio, perfino in Occidente. Per Mosca magari è anche una chiave geopolitica, per mostrare all’Europa che la <strong>Russia</strong> non è poi così lontana.</p>
<p>Ecco allora che l’Ungheria e la Slovacchia, i primi due <strong>Paesi Ue</strong> ad accogliere il vaccino di Putin senza aspettare l’approvazione dell’<strong>Ema</strong>, l’Agenzia europea del farmaco, tornano a guardare verso Est. I timori a questo punto non sono più scientifici, ma politici. Il numero di Paesi che <a href="https://it.insideover.com/politica/sputnik-v-da-record-approvato-in-un-quarto-del-mondo.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">hanno aperto</a> le porte allo Sputnik è in continuo aggiornamento, l’ultimo dell’elenco è il Brasile. E l’Italia? Il Belpaese ha scoperto di avere un’opinione pubblica molto più propensa al vaccino russo di quanto non lo sia il suo governo, timoroso di prendere iniziative autonome che incrinino i rapporti con l’Europa.</p>
<p><iframe id="datawrapper-chart-Q51O0" style="width: 0; min-width: 100% !important; border: none;" title="Chi ha già dato il via libera allo Sputnik V ??" src="https://datawrapper.dwcdn.net/Q51O0/2/" height="405" frameborder="0" scrolling="no" aria-label="Mappa"></iframe><script type="text/javascript">!function(){"use strict";window.addEventListener("message",(function(a){if(void 0!==a.data["datawrapper-height"])for(var e in a.data["datawrapper-height"]){var t=document.getElementById("datawrapper-chart-"+e)||document.querySelector("iframe[src*='"+e+"']");t&&(t.style.height=a.data["datawrapper-height"][e]+"px")}}))}();
</script></p>
<h2>Il &#8220;successo&#8221; dello Sputnik V in Italia</h2>
<p>Due sono gli episodi recenti che hanno sottolineato quanto sia popolare lo Sputnik in <strong>Italia</strong>. Il primo è l’<a href="https://it.insideover.com/politica/lue-tradisce-san-marino-la-repubblica-si-affida-a-sputnik-v.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">arrivo</a> di una partita di vaccini di Mosca a San Marino, accolta dai più con commenti di aperta simpatia nei confronti della piccola Repubblica e centralini sul monte Titano intasati di telefonate di italiani interessati ad accaparrarsene una dose. Il secondo episodio è la notizia <a href="https://it.insideover.com/politica/dove-verra-prodotto-il-vaccino-di-putin-in-italia.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">dell’accordo</a> tra l’azienda farmaceutica italo-svizzera <strong>Adienne Pharma&amp;Biotech</strong> ed il Russian Direct Investment Fund, che cura la distribuzione dello Sputnik all’estero.</p>
<p>L’entusiasmo popolare per “l’arrivo del vaccino russo in Italia” ha obbligato il riservato ambasciatore russo a Roma, <strong>Sergey Razov</strong>, a precisare che l’accordo “è il risultato di negoziati diretti” e che Mosca non ha “alcuna intenzione di imporre a chicchessia” lo Sputnik. Insomma, si tratta di un decentramento produttivo di vaccini destinati non all’Italia ma ad altri Paesi. Nessuna fuga in avanti, quindi. Ma il clamore suscitato della novità dice molto della popolarità europea raggiunta dallo Sputnik, nonostante lo scetticismo iniziale.</p>
<p>Tra i pochissimi che ad agosto 2020 sostenevano che la mossa russa era da prendere sul serio c’è il professor <strong>Igor Pellicciari</strong>, docente di Relazioni internazionali e Politiche degli aiuti all’Università di Urbino e alla Luiss. “Era la deduzione di un ragionamento logico, più che ideologico”, spiega. Due gli indizi che hanno subito catturato l’attenzione dell’analista: il nome “sacro” utilizzato per battezzarlo, quello del primo satellite umano lanciato nello spazio, e l’annuncio della scoperta dato in prima persona da Vladimir Putin. Quel giorno il presidente russo rivelò anche che il siero era stato somministrato a una delle sue figlie. “Non si sarebbe mai rischiata una tale visibilità di Stato con un prodotto incompleto”, ragiona Pellicciari.</p>
<h2>La battaglia politica sul vaccino</h2>
<p>Ma come ha fatto Mosca a battere sul tempo le <strong>Big Pharma</strong>? “Tutta la filiera del vaccino russo è statale, dalla sua ideazione alla produzione, il che ha permesso sin dall’inizio una concentrazione di risorse che non ha tenuto conto di costi e marginalità”. Putin non ragiona come un’azienda. Il suo obiettivo principale non è il profitto ma la ragion di Stato, il rafforzamento politico sul piano interno ed internazionale. “Chiedere aiuto a Mosca – sottolinea Pellicciari – significa ammettere il fallimento politico, non scientifico, della strategia vaccinale dell’Europa, troppo succube delle Big Pharma e dei loro evidenti interessi”. È questo il dilemma di Bruxelles. L’Unione europea si trova davanti ad un bivio.</p>
<p>Accettare di fatto il vaccino come un aiuto russo? Sì ma a quale costo? Pellicciari parla di rapporti di forza che cambiano. “La Ue si ritroverebbe in debito con la Russia, e a quel punto non sarebbe facile continuare con le <strong>politiche sanzionatorie</strong>. La pressione sul Cremlino si allenterebbe inevitabilmente”. Seguendo un percorso già abbozzato. Come ricorda il docente, infatti, “dopo che Mosca ha minacciato di interrompere la collaborazione con l’Europa in caso di nuove sanzioni per il caso Navalny, Bruxelles ha risposto introducendo misure deboli e puramente simboliche, nulla a che vedere con quelle registrate in occasione della crisi ucraina o del caso Skripal”. È ingenuo meravigliarsi che Russia e Cina usino il vaccino come strumento di politica estera e di soft-power. “È nella loro tradizione diplomatica, e riescono a farlo perché il vaccino è di Stato”.</p>
<p>Quello che dovrebbe stupire, semmai, è che l’Occidente abbia rinunciato a fare lo stesso, dipendendo nelle sue politiche vaccinali, e quindi strategiche, da <strong>imprenditori privati</strong>. Mentre con il vaccino di Stato, Mosca e Pechino aumentano il loro peso internazionale a scapito di Bruxelles e Washington, l’<strong>Occidente</strong> si interroga. Come mai dopo decenni di teorie sulla necessità che i beni essenziali siano pubblici, si è fatto convincere che il vaccino debba essere privato? Questa scelta sta rimescolando gli equilibri geopolitici. Il caso più evidente è quello della Serbia, dove i vaccini russi e cinesi stanno facendo la differenza, e il ruolo dell’Europa diventa sempre più marginale. “L’effetto Sputnik – chiude Pellicciari – è destinato a durare a lungo, perlomeno fino alla prossima pandemia”.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/societa/perche-leuropa-teme-lo-sputnik-v-piu-del-virus.html">Perché l&#8217;Europa teme lo Sputnik V più del virus</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Virus, perché il Bangladesh è una bomba a orologeria</title>
		<link>https://it.insideover.com/migrazioni/dal-caos-del-bangladesh-verso-leuropa-la-pandemia-non-ferma-i-migranti.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessandra Benignetti]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 16 Jul 2020 05:00:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Migrazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Covid-19]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="982" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/07/Controlli-per-gli-aerei-in-arrivo-dal-Bangladesh-La-Presse.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Coronavirus, test e tamponi a Fiumicino per il volo speciale proveniente da Dacca" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/07/Controlli-per-gli-aerei-in-arrivo-dal-Bangladesh-La-Presse.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/07/Controlli-per-gli-aerei-in-arrivo-dal-Bangladesh-La-Presse-300x196.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/07/Controlli-per-gli-aerei-in-arrivo-dal-Bangladesh-La-Presse-1024x670.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/07/Controlli-per-gli-aerei-in-arrivo-dal-Bangladesh-La-Presse-768x503.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>&#8220;Meglio morire di Covid che di fame&#8221;. Non ci sono strade che conducono altrove in Bangladesh. Nel Paese che le Nazioni Unite classificano come uno dei meno sviluppati al mondo, la miseria ha fatto da apripista alla pandemia. Quelli che sono riusciti a lasciare Dacca parlano di &#8220;inferno&#8221; e &#8220;far west&#8221;. Non più quel luogo &#8230; <a href="https://it.insideover.com/migrazioni/dal-caos-del-bangladesh-verso-leuropa-la-pandemia-non-ferma-i-migranti.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="982" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/07/Controlli-per-gli-aerei-in-arrivo-dal-Bangladesh-La-Presse.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Coronavirus, test e tamponi a Fiumicino per il volo speciale proveniente da Dacca" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/07/Controlli-per-gli-aerei-in-arrivo-dal-Bangladesh-La-Presse.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/07/Controlli-per-gli-aerei-in-arrivo-dal-Bangladesh-La-Presse-300x196.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/07/Controlli-per-gli-aerei-in-arrivo-dal-Bangladesh-La-Presse-1024x670.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/07/Controlli-per-gli-aerei-in-arrivo-dal-Bangladesh-La-Presse-768x503.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>&#8220;Meglio morire di Covid che di fame&#8221;. Non ci sono strade che conducono altrove in <strong>Bangladesh</strong>. Nel Paese che le Nazioni Unite classificano come uno dei meno sviluppati al mondo, la miseria ha fatto da apripista alla <strong>pandemia</strong>.</p>
<p>Quelli che sono riusciti a lasciare Dacca parlano di &#8220;inferno&#8221; e &#8220;far west&#8221;. Non più quel luogo sicuro dove hanno trovato riparo quando il Covid iniziava a diffondersi in Italia. I tempi sono cambiati. E adesso schiere di persone sono pronte tornare sui propri passi. Si moltiplicano <a href="https://www.ilgiornale.it/news/roma/inferno-covid-bangladesh-10mila-pronti-fuggire-italia-1876312.html">gli appelli di chi vorrebbe imbarcarsi su un volo per Roma ma non può</a> per via dello stop ai <strong>voli</strong> deciso dal governo italiano per arginare i cosiddetti  “contagi di ritorno”.</p>
<p>È <strong>Rafiqul Islam Azad</strong>, cronista di uno dei principali quotidiani bengalesi, <em>The Independent</em>, e presidente del Dakha Reporters Unity, a raccontarci del dramma che si sta consumando nel Paese asiatico. “La situazione in Bangladesh è ondivaga, ogni giorno si contano da 30 a 50 decessi, nelle ultime 24 ore si sono infettate almeno 153 persone e sono stati effettuati 13.453 tamponi”, ci spiega il giornalista. I primi casi risalgono all’8 marzo, si è trattato di tre bengalesi da poco rientrati dall&#8217;Italia. Era già cominciato il fuggi fuggi dal Bel Paese, dove gli appartenenti alla comunità proveniente dal Bangladesh <a href="https://www.ilsole24ore.com/art/covid-19-stretta-arrivi-bangladesh-settima-comunita-italia-almeno-175mila-persone-ADtEBPd">sono almeno 175mila</a>.</p>
<p>Il 15 marzo le autorità di <strong>Dacca</strong> hanno messo in isolamento 142 passeggeri rientrati dall’Italia, il 18 marzo si è registrato il primo decesso. “Da allora &#8211; ci spiega Azad &#8211; i morti per Covid 19 in Bangladesh sono stati 2.424, il totale degli infetti, invece, è di 190.059 persone, mentre i tamponi eseguiti in 79 laboratori di tutto il Paese finora sono stati 953.400 su 168.957745 abitanti”. Una vera e propria escalation di contagi.</p>
<p>“È molto difficile far rispettare le regole del <strong>distanziamento</strong> sociale, la maggior parte delle persone non mantiene le distanze e non usa <strong>mascherine</strong>, dicono che è meglio morire di Covid che morire di fame”, annota ancora il cronista. Il governo, dal canto suo, procede per tentativi, cercando di isolare i focolai, come nel caso di <strong>Wari</strong>, il quartiere di Dacca dove è scattato il lockdown all’inizio di luglio. Anche se ormai la diffusione del contagio nel Paese è classificata come “community transmission”. E così c’è chi è pronto a tutto pur di tornare in Europa. Il numero delle persone che aspettano di rientrare in Italia, secondo le fonti di Inside Over, <a href="https://www.ilgiornale.it/news/roma/inferno-covid-bangladesh-10mila-pronti-fuggire-italia-1876312.html">si aggirerebbe attorno alle 10-15mila unità</a>.</p>
<p>“Non so di preciso quanti siano i bengalesi che stanno aspettando di partire per il vostro Paese, ma si tratta di diverse migliaia di persone”, spiega Azad. “Fonti del ministero &#8211; continua &#8211; parlano di almeno tre charter Dacca-Fiumicino che sono stati cancellati e che in totale avrebbero imbarcato oltre mille persone, quindi possiamo immaginare che ce ne siano diverse migliaia che ora sono bloccati in attesa di raggiungere l’<strong>Italia</strong>”. La maggior parte di loro, secondo il giornalista, è tornata nel Paese asiatico per far visita ai propri cari e adesso vorrebbe ricongiungersi con la propria famiglia nel Bel Paese, ma non può a causa delle <strong>restrizioni</strong> imposte da Roma.</p>
<p>“All&#8217;origine di questa situazione c’è la diffusione dei falsi <strong>certificati</strong> che attestano la negatività al <strong>virus</strong>, centinaia di persone si sono imbarcate grazie a questi documenti contraffatti e all&#8217;arrivo in Italia sono risultati positivi, è stata una vicenda – continua Azad – che ha imbarazzato oltremodo le autorità”. Il governo della premier Sheikh Hasina ora è corso ai ripari, non solo con blitz e <strong>arresti</strong>, tra cui quello del proprietario del <strong>Regent Hospital</strong> di Dacca, Shahed, accusato di aver emesso falsi certificati Covid, e di alcuni funzionari della clinica.</p>
<p>“L&#8217;esecutivo ha chiuso due alle dell’ospedale e dall’inizio di questa settimana, all’interno degli edifici pubblici o negli aeroporti, le uniche certificazioni accettate sono quelle emesse dalle autorità governative e non dai laboratori privati”, racconta il giornalista. Ma nel frattempo quanti sono riusciti a raggiungere l’Italia facendo carte false? Secondo alcune stime, sarebbero più di un migliaio i bengalesi potenzialmente <strong>infetti</strong> a piede libero nel nostro Paese. “Non so quanti siano stati i certificati contraffatti emessi finora &#8211; continua &#8211; so solo che dopo lo stop ai voli deciso dal governo italiano le autorità di stanno cercando di contrastare il più possibile il fenomeno in previsione della riapertura degli scali”.</p>
<p>Un’altra certezza è che i trafficanti di uomini stanno approfittando di questa situazione. &#8220;Per aggirare le restrizioni qualcuno sta cercando di arrivare in Europa da altri Paesi, come il Qatar, ma nel frattempo il flusso di migranti illegali non si è mai fermato, neppure con la pandemia &#8211; ci spega Azad &#8211; e i trafficanti sono attivi nel portare i lavoratori bengalesi all&#8217;estero nonostante lo stop dei voli&#8221;. È il caso dell’avvocato e deputato bengalese Mohammad Shahid Islam, arrestato in Kwait con l’accusa di<strong> traffico</strong> di esseri umani e riciclaggio di denaro. Un giro di affari sporchi, il suo, che vede coinvolte 38 persone. Le indagini sono scattate il 28 maggio, dopo il ritrovamento dei corpi senza vita di 30 migranti, tra cui 26 cittadini del Bangladesh, uccisi dai trafficanti libici.</p>
<p>È proprio la <strong>Libia</strong> il punto di partenza per i bengalesi che cercano di raggiungere le nostre coste illegalmente. Non a caso, secondo i dati diffusi dal Ministero dell’Interno, dopo la Tunisia, il Bangladesh è la seconda nazione di provenienza dei <strong>migranti</strong> che arrivano attraverso la rotta del Mediterraneo Centrale: 1.733 persone su un totale di 9.706 unità nel 2020. &#8220;Per arrivare in Libia &#8211; spiega il giornalista &#8211; ci sono diverse strade, qualcuno passa per l&#8217;India, altri dalla Thailandia o Singapore, insomma vengono trasferiti nei Paesi vicini e da lì li accompagnano con mezzi illegali nel vostro Paese&#8221;.</p>
<p>&#8220;Il viaggio &#8211; continua Azad &#8211; dura circa un mese e il costo si aggira attorno ai 1.000-1.500 dollari, una parte viene pagata prima di partire e, una volta raggiunta la destinazione, viene saldato il resto”. L’eventualità che sulle stesse rotte viaggi anche il <strong>Covid</strong> oggi sembra essere più di una possibilità.</p>
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		<title>Il centro che cura gli estremisti di destra</title>
		<link>https://it.insideover.com/reportage/nazionalismi/germania-divisa/il-centro-che-cura-gli-estremisti-di-destra.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Matteo Carnieletto]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 15 Nov 2019 12:28:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Nazionalismi]]></category>
		<category><![CDATA[Alternative Fuer Deutschland (AFD)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1277" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Ultradestra-in-Germania.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Berlino, la destra in piazza contro Angela Merkel (LaPresse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Ultradestra-in-Germania.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Ultradestra-in-Germania-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Ultradestra-in-Germania-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Ultradestra-in-Germania-1024x681.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>A trent’anni dalla caduta del Muro di Berlino, dalla fine delle ideologie e delle dittature, la Germania si guarda allo specchio e ha paura. Il Paese sta attraversando un cambiamento profondo. È come se una diga si fosse rotta. Nelle regioni dell’Est il populismo dilaga. In Land come la Turingia, il Brandeburgo e la Sassonia &#8230; <a href="https://it.insideover.com/reportage/nazionalismi/germania-divisa/il-centro-che-cura-gli-estremisti-di-destra.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1277" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Ultradestra-in-Germania.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Berlino, la destra in piazza contro Angela Merkel (LaPresse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Ultradestra-in-Germania.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Ultradestra-in-Germania-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Ultradestra-in-Germania-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Ultradestra-in-Germania-1024x681.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>A trent’anni dalla caduta del <strong>Muro di Berlino</strong>, dalla fine delle ideologie e delle dittature, la Germania si guarda allo specchio e ha paura. Il Paese sta attraversando un cambiamento profondo. È come se una diga si fosse rotta. Nelle regioni dell’Est il <strong>populismo</strong> dilaga. <a href="https://it.insideover.com/reportage/nazionalismi/germania-divisa/minacce-aggressioni-e-ritorsioni-ma-in-thuringia-la-destra-dilaga.html" target="_blank" rel="noopener">In Land come la Turingia</a>, il Brandeburgo e la Sassonia i partiti tradizionali sono in caduta libera. Le promesse tradite della riunificazione e lo choc sociale innescato dalla politica delle porte aperte attuata da Berlino hanno permesso ai sovranisti di <strong>Alternative für Deutschland (Afd)</strong> di conquistare la fiducia di un elettore su quattro. L’affermazione dell’ultradestra alle ultime competizioni elettorali arriva in un momento delicato per il Paese. Sullo sfondo ci sono gli allarmi lanciati dall’intelligence tedesca, che nel 2018 ha censito 24mila estremisti di destra, 100 in più rispetto all’anno precedente, e l’omicidio del prefetto di Kassel, Walter Lübcke, ad opera di un neonazista. E così c’è chi sostiene che l’<strong>estremismo di destra</strong> sia persino più pericoloso di quello di matrice <strong>islamica</strong>. Ne è convinto <strong>Fabian Wichmann</strong>, portavoce di <strong>Exit</strong>, la fondazione berlinese che si occupa di aiutare chi vuole uscire dai gruppi neonazisti.</p>
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<p>“I dati ufficiali &#8211; ci dice quando ci riceve nel suo ufficio sulla Eberty Strasse &#8211; dicono che dagli anni Novanta a oggi gli estremisti di destra hanno commesso 150 omicidi, quindi possiamo tranquillamente affermare che questo tipo di formazioni siano addirittura più pericolose di quelle islamiste”. Exit è nata nel 2000. Il suo fondatore,<strong> Ingo Hasselbach</strong>, è un’ex testa rasata pentita che ha deciso di mettere la sua esperienza di vita al servizio della comunità. “Finora &#8211; prosegue Wichmann &#8211; abbiamo trattato 750 casi, circa 40 all’anno, e il tasso di recidiva si aggira attorno al 3 per cento”. Per chiedere aiuto alla fondazione basta avere una connessione internet o un semplice telefono. “La maggior parte delle persone &#8211; spiega &#8211; si rivolgono a noi tramite web e social network, si tratta principalmente di giovani che vogliono cambiare vita ma non sanno da dove iniziare”. Le formazioni di <strong>estrema destra</strong> che costituiscono una potenziale minaccia per il Paese sono 66.</p>
<p>Il caso più eclatante è quello di <strong>Nordkreuz</strong>, l’organizzazione sgominata dai servizi segreti interni prima che riuscisse a mettere a segno il suo piano: una serie di attentati contro personalità politiche di sinistra attive nella protezione di <strong>migranti</strong> e dei rifugiati. “Si tratta di vere e proprie sette &#8211; spiega Wichmann &#8211; all’interno delle quali l’individuo viene letteralmente risucchiato: lavoro, amicizie, relazioni sentimentali, tutto si svolge nel gruppo”. Deradicalizzarsi, quindi, significa trovare il coraggio di reinventarsi da capo. Non è facile. Ed è proprio questo il senso di Exit. Fornire strumenti e prospettive per voltare pagina: “Li ascoltiamo, ci facciamo raccontare le loro storie e a seconda dei casi valutiamo come procedere”. Talvolta sono sufficienti degli incontri settimanali, mentre per le situazioni più difficili è necessario l’intervento di un team di psicologi. Mediamente il programma di “disintossicazione” dura un paio d’anni.</p>
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<p>Wichmann ci mostra con orgoglio le immagini appese alle pareti dell’ufficio. Raffigurano degli uomini voltati di spalle. Sulla loro pelle i <strong>tatuaggi</strong> con slogan neonazisti ora sono coperti da disegni geometrici e colori. “L’estetica è parte integrante della trasformazione &#8211; racconta il portavoce di Exit &#8211; per questo abbiamo anche un budget che mettiamo a disposizione per coprire i segni della vecchia appartenenza”. L’attività di Exit non si limita solo a fornire supporto a chi ha già trovato il motivo per andarsene. Nel corso del tempo si sono susseguite numerose iniziative per instillare nei naziskin il “seme del dubbio”. La più clamorosa risale a qualche anno fa, quando la fondazione ha distribuito 200 t-shirt ad un festival rock neonazi. All’apparenza sembravano le classiche magliette con teschi e croci uncinate, ma dopo il primo lavaggio la stampa iniziale si è dissolta ed è comparso il messaggio: “Possiamo aiutarti ad uscire dall’ambiente di estrema destra”. Per attività di questo genere l’associazione viene finanziata ogni anno con 250mila euro dal Ministero della Famiglia. Una somma che secondo gli operatori è essenziale per arginare la deriva xenofoba, che qui spaventa più del terrorismo dell’<strong>Isis</strong>.</p>
<p>“Certo, non bisogna trascurare i rischi che arrivano dal fondamentalismo islamico, ma &#8211; sostiene il portavoce &#8211; la questione delle violenze neonaziste è ben più grave”. Una preoccupazione che sembra essere condivisa anche dai conservatori del partito della cancelliera Angela Merkel, che puntano il dito contro i populisti dell’Afd. La leader della Cdu, Annegret Kramp-Karrenbauer, li ha accusati di fomentare l’estremismo con il loro linguaggio d’odio, mentre per il segretario generale Peter Tauber sono loro i mandanti morali dell’omicidio di Lübcke. Non la pensa allo stesso modo il numero uno di Afd in Sassonia, <strong>Jörg Urban</strong>. Secondo il deputato regionale, dietro a fondazioni come questa si nasconderebbe un grande business. “Lo Stato tedesco, sia a livello locale<span style="font-size: 1rem;"> che federale, mette a disposizione milioni di euro per finanziare fondazioni e organizzazioni che si occupano di combattere l’estrema destra, è chiaro quindi che agitare lo spettro della xenofobia per loro è conveniente”. “Nel nostro Land ad esempio &#8211; denuncia &#8211; le statistiche della polizia dicono che le violenze dei militanti di sinistra sono più frequenti, come mai nessuno se ne occupa?”.</span></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/reportage/nazionalismi/germania-divisa/il-centro-che-cura-gli-estremisti-di-destra.html">Il centro che cura gli estremisti di destra</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>REPORTAGE &#124; Il Land tedesco dove l&#8217;estrema destra può governare</title>
		<link>https://it.insideover.com/video/il-land-tedesco-dove-lestrema-destra-puo-governare</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 14 Nov 2019 14:11:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Alternative Fuer Deutschland (AFD)]]></category>
		<category><![CDATA[Germania Est]]></category>
		<category><![CDATA[Turingia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="480" height="360" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/hqdefault-5.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/hqdefault-5.jpg 480w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/hqdefault-5-300x225.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 480px) 100vw, 480px" /></p>
<p>Il destino della Turingia, spartiacque tra la Germania dell'Est e quella dell'Ovest, tiene il Paese col fiato sospeso. La distanza che separa le due anime della nazione in termini di salari, pensioni e opportunità di lavoro, qui, ha permesso ai sovranisti di Alternative für Deutschland (Afd) di raggiungere percentuali record: dal 10,6% del 2014 al 23,4% alle elezioni dell’ottobre scorso, e ora può far tremare la Germania.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/video/il-land-tedesco-dove-lestrema-destra-puo-governare">REPORTAGE | Il Land tedesco dove l&#8217;estrema destra può governare</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="480" height="360" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/hqdefault-5.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/hqdefault-5.jpg 480w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/hqdefault-5-300x225.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 480px) 100vw, 480px" /></p><p>Il destino della Turingia, spartiacque tra la Germania dell&#8217;Est e quella dell&#8217;Ovest, tiene il Paese col fiato sospeso. La distanza che separa le due anime della nazione in termini di salari, pensioni e opportunità di lavoro, qui, ha permesso ai sovranisti di Alternative für Deutschland (Afd) di raggiungere percentuali record: dal 10,6% del 2014 al 23,4% alle elezioni dell’ottobre scorso, e ora può far tremare la Germania.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/video/il-land-tedesco-dove-lestrema-destra-puo-governare">REPORTAGE | Il Land tedesco dove l&#8217;estrema destra può governare</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Minacce, aggressioni e ritorsioni: ma in Turingia la destra dilaga</title>
		<link>https://it.insideover.com/reportage/nazionalismi/germania-divisa/minacce-aggressioni-e-ritorsioni-ma-in-thuringia-la-destra-dilaga.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Matteo Carnieletto]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 13 Nov 2019 20:09:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Nazionalismi]]></category>
		<category><![CDATA[Alternative Fuer Deutschland (AFD)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1080" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/estrema-destra-germania-La-Presse-e1573667137384.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Berlino, Germania" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/estrema-destra-germania-La-Presse-e1573667137384.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/estrema-destra-germania-La-Presse-e1573667137384-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/estrema-destra-germania-La-Presse-e1573667137384-768x432.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/estrema-destra-germania-La-Presse-e1573667137384-1024x576.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/estrema-destra-germania-La-Presse-e1573667137384-334x188.jpg 334w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il destino di un piccolo Land tedesco tiene la Germania con il fiato sospeso. La Turingia è una terra di frontiera tra Est e Ovest. Lo spartiacque tra due mondi che a trent&#8217;anni dalla caduta del Muro di Berlino ancora non si sono incontrati. La distanza che separa le due anime del Paese in termini &#8230; <a href="https://it.insideover.com/reportage/nazionalismi/germania-divisa/minacce-aggressioni-e-ritorsioni-ma-in-thuringia-la-destra-dilaga.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1080" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/estrema-destra-germania-La-Presse-e1573667137384.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Berlino, Germania" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/estrema-destra-germania-La-Presse-e1573667137384.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/estrema-destra-germania-La-Presse-e1573667137384-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/estrema-destra-germania-La-Presse-e1573667137384-768x432.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/estrema-destra-germania-La-Presse-e1573667137384-1024x576.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/estrema-destra-germania-La-Presse-e1573667137384-334x188.jpg 334w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Il destino di un piccolo Land tedesco tiene la <strong>Germania</strong> con il fiato sospeso. La <strong>Turingia</strong> è una terra di frontiera tra Est e Ovest. Lo spartiacque tra due mondi che a trent&#8217;anni dalla caduta del Muro di Berlino ancora non si sono incontrati. La distanza che separa le due anime del Paese in termini di salari, pensioni e opportunità di lavoro, qui, ha permesso ai sovranisti di <strong>Alternative für Deutschland (Afd)</strong> di raggiungere percentuali record: dal 10,6% del 2014 al 23,4% alle elezioni dell’ottobre scorso.</p>
<p>Che il partito dell’ultradestra avanzi in tutte le regioni della ex<strong> Ddr</strong> non è una novità. Ma in Turingia è diverso. In questo Land, infatti, all&#8217;indomani dell’ultima tornata elettorale si è venuta a creare una congiuntura politica che ha dell’inedito. Stavolta l’Afd ha delle chance concrete di governare. È il partito più votato dopo l’estrema sinistra di <strong>Die Linke</strong>, che ha amministrato la regione nell’ultima legislatura, in coalizione con Spd e Verdi. Oggi però i numeri per rinnovare quella maggioranza non ci sono più. Saranno cruciali, quindi, le prossime mosse dell’Unione cristiano-democratica (Cdu).</p>
<p>Il partito della cancelliera, <strong>Angela Merkel</strong>, che ha perso 11 punti percentuali rispetto alle elezioni del 2014, si trova davanti ad un bivio: governare con l’estrema sinistra oppure dare vita per la prima volta a un’alleanza conservatrice con l’ultradestra. Entrambi sono sentieri minati. Quello che conduce nella direzione di un accordo con l’Afd è ostacolato dalla vocazione radicale della formazione sovranista. Specialmente in questa terra di mezzo. <strong>Bjorn Höcke</strong>, ex professore di storia in un liceo dell’Assia e leader locale dei populisti in Turingia, non gode di ottima fama. La stampa tedesca lo racconta come un personaggio con simpatie filo-naziste. Hanno destato scandalo e indignazione le parole con cui due anni fa ha definito il Memoriale dell’Olocausto di Berlino.</p>
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<p>“Si è trattato di un errore di comunicazione, Höcke ha più volte chiarito il senso di quell&#8217;affermazione, un errore che abbiamo pagato a caro prezzo visto che da allora è cominciata una campagna di demonizzazione contro di noi”, ci spiega il suo vice, <strong>Stefan Möller</strong>, che incontriamo negli uffici del Landtag ad <strong>Erfurt</strong>. In questi giorni di trattative febbrili e incognite, il messaggio che Möller lancia ai potenziali alleati è di distensione. “Quella conservatrice è l’unica coalizione che garantirebbe la stabilità, gli elettori chiedono questo &#8211; spiega &#8211; e poi non c’è nessun motivo per temere l’Afd: vogliamo semplicemente un sistema scolastico migliore, più sicurezza nelle nostre città e la salvaguardia della nostra identità”.</p>
<p>Sulla questione <strong>migranti</strong>, che nei territori dell’Est viene percepita come una vera e propria emergenza, è tranchant: “Gli stranieri che si vogliono integrare vanno sostenuti, mentre quelli che vengono qui solo per sfruttare il nostro welfare vanno rimpatriati”. Il deputato sovranista sa bene che quella che si sta giocando è una partita che va ben al di là dei confini locali. “Entrare nella coalizione conservatrice &#8211; dice &#8211; sarebbe un grande passo in avanti per noi, servirebbe a provare che non siamo irriducibili come ci dipingono e dimostrerebbe che siamo capaci di formare un governo anche a livello federale”. Certo, la strada è tutta in salita. Scrollarsi di dosso le etichette di razzismo e xenofobia non è cosa da poco in un Paese come la Germania. La fama dell’Afd non è solo un intralcio al tavolo delle trattative. L’idea che una formazione di estrema destra possa andare al <strong>governo</strong> ha provocato un terremoto politico, e il dibattito si è subito trasformato in scontro.</p>
<p>“La nostre sedi vengono assaltate continuamente e le aggressioni verbali sono all&#8217;ordine del giorno, i miei uffici ad Eisenach sono stati vandalizzati nei giorni scorsi, mentre Höcke e la sua famiglia hanno persino ricevuto minacce di morte”, denuncia Möller. Emblema di questa situazione è la sede dell’Afd ad Erfurt. Nel giro di poche settimane è stata assaltata ben quattro volte. Passandoci davanti sono ancora visibili i segni dell’ultimo raid. La bomboletta spray con cui sono state marchiate le vetrate ha resistito ai colpi di spugna dei militanti e a pochi passi dall&#8217;ingresso campeggia la scritta: “Fuck Afd”. A descrivere un clima politico che diventa di ora in ora sempre più incandescente è <strong>Ingo Zickler</strong>, agente di <strong>polizia</strong> e attivista della formazione populista. “Ci dipingono come dei criminali &#8211; denuncia &#8211; e questo legittima i nostri avversari politici ad aggredirci”. La storia di quest’uomo, entrato nelle file del partito nel 2015, quando l’arrivo dei primi rifugiati in Germania ha fatto saltare il fragile equilibro dell’Est, è costellata di brutte avventure. La peggiore gli è capitata durante l’ultima campagna elettorale. “Quando la mia candidatura è diventata pubblica &#8211; racconta &#8211; i miei superiori mi hanno demansionato”. “Personalmente e professionalmente &#8211; prosegue &#8211; è stato uno dei momenti più brutti della mia carriera, nessun collega mi ha mostrato solidarietà, si sono girati tutti dall&#8217;altra parte”.</p>
<p>Ma questo non è un caso isolato. “Episodi del genere non si verificano soltanto negli ambienti di polizia ma anche nella società civile: ci escludono, ci diffamano e veniamo considerati dei bersagli”. “La violenza politica &#8211; conclude &#8211; è tornata in auge, le posizioni sono esasperate e il dialogo ha lasciato il posto all&#8217;estremismo, se non si abbassa il livello della tensione ci saranno nuove <strong>rivolte</strong>, come è successo a Chemnitz”.</p>
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		<title>REPORTAGE &#124; Dresda, emergenza xenofobia?</title>
		<link>https://it.insideover.com/video/dresda-emergenza-xenofobia</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 12 Nov 2019 14:09:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Migrazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Dresda]]></category>
		<category><![CDATA[Migranti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="480" height="360" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/hqdefault-1-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/hqdefault-1-1.jpg 480w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/hqdefault-1-1-300x225.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 480px) 100vw, 480px" /></p>
<p>Le proteste anti-migranti a Dresda, capitale della Sassonia, sono diventate un rituale che si ripete ormai dal 2015, quando la cancelliera tedesca decise di spalancare le porte ad oltre un milione di profughi. Dresda è stata accusata di essere una città xenbofoba, ma i cittadini non ci stanno: "Un'emergenza inventata. È un'esagerazione"</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/video/dresda-emergenza-xenofobia">REPORTAGE | Dresda, emergenza xenofobia?</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="480" height="360" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/hqdefault-1-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/hqdefault-1-1.jpg 480w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/hqdefault-1-1-300x225.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 480px) 100vw, 480px" /></p><p>Le proteste anti-migranti a Dresda, Germania, sono diventate un rituale che si ripete ormai dal 2015, quando la cancelliera tedesca decise di spalancare le porte ad oltre un milione di profughi.&nbsp;Dresda è stata accusata di essere una città xenbofoba, ma i cittadini non ci stanno: &#8220;Un&#8217;emergenza inventata. È un&#8217;esagerazione&#8221;</p>
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		<item>
		<title>REPORTAGE &#124; Nell&#8217;ex Germania comunista dove avanza l&#8217;estrema destra</title>
		<link>https://it.insideover.com/video/nellex-germania-comunista-dove-avanza-lestrema-destra</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 12 Nov 2019 14:02:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Alternative Fuer Deutschland (AFD)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="480" height="360" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/hqdefault-3.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/hqdefault-3.jpg 480w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/hqdefault-3-300x225.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 480px) 100vw, 480px" /></p>
<p>Nelle aree dell'ex Germania comunista crescono i partiti di ultradestra come AfD: "Ecco perché la gente si rivolge a noi"</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/video/nellex-germania-comunista-dove-avanza-lestrema-destra">REPORTAGE | Nell&#8217;ex Germania comunista dove avanza l&#8217;estrema destra</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="480" height="360" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/hqdefault-3.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/hqdefault-3.jpg 480w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/hqdefault-3-300x225.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 480px) 100vw, 480px" /></p><p>Il Muro di Berlino si è sgretolato trent&#8217;anni fa. La Guerra fredda è finita e la cortina di ferro che divideva l’Europa si è sciolta come neve al sole. La Germania è in festa e nessuno ha voglia di ragionare sulla barriera invisibile che continua a separare le regioni dell’Est da quelle dell’Ovest. Così nelle aree dell&#8217;ex Germania comunista crescono i partiti di ultradestra come AfD: &#8220;Ecco perché la gente si rivolge a noi&#8221;.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/video/nellex-germania-comunista-dove-avanza-lestrema-destra">REPORTAGE | Nell&#8217;ex Germania comunista dove avanza l&#8217;estrema destra</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Germania divisa</title>
		<link>https://it.insideover.com/reportage/nazionalismi/germania-divisa.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Matteo Carnieletto]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 12 Nov 2019 11:59:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Nazionalismi]]></category>
		<category><![CDATA[Alternative Fuer Deutschland (AFD)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Nazionalisti-in-Germania.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Nazionalisti in piazza in Germania (LaPresse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Nazionalisti-in-Germania.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Nazionalisti-in-Germania-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Nazionalisti-in-Germania-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Nazionalisti-in-Germania-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Trent&#8217;anni dopo la caduta del Muro di Berlino, la Germania appare ancora profondamente divisa. Non solo tra est e ovest, ma anche all&#8217;interno della sua stessa società, dove crescono i partiti anti sistema, soprattutto di ultradestra. Nella Sassonia-Anhalt cresce Alternative für Deutschland, i cui rappresentanti raccontano a InsideOver: &#8220;Il costo della vita si è alzato ma i salari &#8230; <a href="https://it.insideover.com/reportage/nazionalismi/germania-divisa.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/reportage/nazionalismi/germania-divisa.html">Germania divisa</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Nazionalisti-in-Germania.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Nazionalisti in piazza in Germania (LaPresse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Nazionalisti-in-Germania.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Nazionalisti-in-Germania-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Nazionalisti-in-Germania-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Nazionalisti-in-Germania-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Trent&#8217;anni dopo la caduta del Muro di Berlino, la Germania appare ancora profondamente divisa. Non solo tra est e ovest, ma anche all&#8217;interno della sua stessa società, dove crescono i partiti anti sistema, soprattutto di ultradestra. Nella Sassonia-Anhalt cresce Alternative für Deutschland, i cui rappresentanti raccontano a <em>InsideOver</em>: &#8220;Il costo della vita si è alzato ma i salari rimangano bassi, la gente non riesce a ottenere risposte dai partiti tradizionali per questo si rivolge a noi&#8221;. Ma non solo. A creare malcontento tra i tedeschi è soprattutto la gestione dei migranti portata avanti da Angela Merkel. E c&#8217;è chi teme nuovi arrivi, come spiega Martin Reichardt, deputato tedesco: &#8220;La politica dei porti chiusi di Salvini ha dato i suoi frutti ed è un peccato che non sia più ministro. Con il nuovo governo italiano, invece, temo che l’immigrazione ricomincerà e che i migranti continueranno ad arrivare, anche in Germania&#8221;</p>
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