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Politica

La destra alternativa dietro a Trump

Sull'elezione di Donald Trump alla presidenza degli Stati Uniti, e di come la più grande superpotenza mondiale stia cambiando, si è scritto tanto, forse troppo. Ma chi sono davvero i protagonisti che hanno determinato la vittoria di un candidato dato per perdente da tutti? Chi c'è davvero dietro l'elezione "The Donald"? Qual è il cuore profondo a stelle e strisce che al grido “Make America great again” ha cambiando lo scenario politico americano? È proprio per scoprire questo variegato mondo così controcorrente che vogliamo partire da Washington, cuore istituzionale degli Stati Uniti: qui racconteremo il lato politico dell'Alt-Right americana, la destra "alternativa" che ha dato voce al paese profondo conquistando dall'interno il vecchio partito Repubblicano.A Washington entreremo nei maggiori think tank dell'Alt-Right, come Breitbart.com di Steve Bannon, l'ex consigliere del presidente e responsabile della campagna elettorale, o il National Policy Institute, il pensatoio diretto da Richard Spencer, padre del termine “Alt-Right”, o ancora nella redazione American Renaissence, la controversa rivista curata da Jared Taylor, lo studioso che ama definirsi come “l'avvocato difensore degli americani bianchi”.Prima tappa: budget 2500 euro. Dalla capitale ci sposteremo alla volta del West Virginia, uno stato "deep red", fortemente repubblicano che esemplifica in modo perfetto come la crisi dell'industria del carbone abbia portato i minatori dell'America profonda a sostenere Trump. Andremo nelle città minerarie di Morgantown, Fairmont e Monongah – dove oltre il 60% della popolazione ha origini italiane- e ascolteremo le voci di chi si sente continuamente ripetere "anche voi siete stati immigrati". In Virginia, uno stato conteso tra Democratici e Repubblicani e da sempre incarnazione dell'anima "sudista", faremo luce su quella "guerra delle statue" che, in nome del politicamente corretto, sta infiammando gli Stati Uniti e portando alla distruzione di gran parte del patrimonio storico americano.Seconda tappa: budget 4000 euro. Grazie al vostro contributo, il nostro viaggio potrà spingersi sempre più nel cuore dell'America profonda. Con il sostegno di un cameraman professionista, vi racconteremo un Paese inedito, fatto di piccoli centri, squadre di football e amore per le proprie tradizioni. Dal Tennessee all'Alabama, passando per la Georgia, il South e il North Carolina incontreremo minatori e contadini, blogger, intellettuali, politici e studenti, tutti accomunati da un sogno: vedere l'America nuovamente grande. Racconteremo il vecchio spirito sudista mai domato, l'avanzata della destra nei campus universitari, le battaglie in difesa del passato e la nuova "guerra civile" tra l'America di Trump e la "generazione Soros".Terza tappa: 5000 euro. Se sosterrete ulteriormente il nostro progetto, potremo andare a Chicago, l'ultima tappa dell'incredibile Trasvolata Atlantica di Italo Balbo, nel 1933. Proprio a Chicago, infatti, il monumento intitolato all'eroe degli anni Trenta (e con lui tutta la comunità italo-americana) sono sotto attacco da parte di chi vorrebbe annullare e distruggere i simboli, l'eredità e l'identità di un'intera comunità. Chicago, inoltre, è anche la metropoli afro-americana che vide l'inizio della carriera politica dell'ex presidente Barack Obama, e che oggi si ritrova al centro di alcune delle più gravi tensioni razziali del paese. Nei sobborghi della città, infatti, movimenti come “Black Lives Metter” continuano ad accrescere il loro consenso soffiando sulla rabbia degli americani neri, per poi incanalarla contro la presidenza Trump. In un rischioso “gioco con il fuoco” già più volte sfuggito di mano e costato la vita ad agenti e dimostrati. Il nostro sarà un reportage "boots on the ground", lontanto dalle solite narrazioni di corrispondenti da attici di lusso a New York: incontreremo i protagonisti di questa nuova "guerra civile" tra l'America di Trump e la "generazione Soros".

Politica

La statua con il burqa

Charlottesville è una cittadina tranquilla, una di quelle costruite in mattoni rossi a fine ottocento e rimaste immutate nel tempo. A turbare la vita di questo piccolo centro è però la statua del generale sudista Robert Lee, che la sinistra americana vorrebbe rimuovere, ritenendola un simbolo razzista. Un progetto contrastato dalla associazioni a difesa della "memoria storica", che dopo aver ingaggiato una lunga battaglia legale, in queste ore hanno ottenuto un'importante vittoria.Montaggio di Roberto di Matteo

Società

I veterani dell’Alabama. Cuore dell’America repubblicana

Negli Stati Uniti, quella del trattamento da riservare ai veterani di guerra è una questione aperta da tempo, e non bisogna certo scomodare film come Rambo, o American Sniper, per capire quanto il ritorno alla vita civile possa essere traumatico. Fin dalla sua nascita, infatti, la potenza a stelle e strisce si è trovata protagonista di una serie infinita di conflitti (prima contro i nativi americani, poi contro la ex madrepatria, poi contro l'Europa ed infine in tutto il mondo) tale da generare un'enorme mole di reduci di guerra, bisognosi di reinserirsi nella società. Montaggio: Roberto Di Matteo

Società

“Lasciate volare Italo Balbo”

È il pomeriggio del 15 luglio 1933, quando 24 Idrovolanti Savoia Marchetti S55 atterranno sulle acque piatte del lago Michigan, davanti a Chicago. Hanno appena compiuto una delle più grandi imprese della storia dell'aviazione, volando in formazione serrata da Roma agli Stati Uniti, e dimostrando che l'Oceano Atlantico non è più un ostacolo. A guidare i centoquindici ufficiali e sottufficiali, un uomo che per la comunità italoamericana diventerà un eroe: Italo Balbo. La folla in festa lo accoglie con una moltitudine di bandiere italiane ed americane, ed erige, a ricordo dell'impresa, una colonna di epoca romana con inciso il suo nome. Roma incontra Chicago. E i due Paesi non sembrano mai essere stati così vicini. Nessuno avrebbe potuto immaginare, che a distanza di ottantaquattro anni, alcuni blogger ed attivisti "anti-razzisti" avrebbero pensato di protestare affinché il monumento a Balbo venisse abbattuto in quanto simbolo "fascista".Riprese: Marta Proietti Montaggio: Roberto Di Matteo

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