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	<title>Dario Jovane Archives - InsideOver</title>
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	<title>Dario Jovane Archives - InsideOver</title>
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		<title>L&#8217;India, lo spazio e gli equilibri ad oriente</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Dario Jovane]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 03 Aug 2019 16:29:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1178" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_10057148-e1564849704182.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_10057148-e1564849704182.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_10057148-e1564849704182-300x184.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_10057148-e1564849704182-768x471.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_10057148-e1564849704182-1024x628.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Cinquant’anni dopo lo sbarco sulla Luna, a riprovarci a tornare lassù prima di tutti, è l’India. In realtà, negli ultimi anni lo spazio è diventata materia di interesse principalmente orientale e la cosa potrebbe cambiare perfino la geopolitica della regione e del mondo. L’India non è la sola alla conquista dello spazio, ma si trova &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/lindia-lo-spazio-e-gli-equilibri-ad-oriente.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1178" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_10057148-e1564849704182.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_10057148-e1564849704182.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_10057148-e1564849704182-300x184.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_10057148-e1564849704182-768x471.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_10057148-e1564849704182-1024x628.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Cinquant’anni dopo lo sbarco sulla Luna, a riprovarci a tornare lassù prima di tutti, è l’<strong>India</strong>. In realtà, negli ultimi anni lo spazio è diventata materia di interesse principalmente orientale e la cosa potrebbe cambiare perfino la geopolitica della regione e del mondo.</p>
<p>L’India non è la sola alla conquista dello spazio, <a href="https://it.insideover.com/politica/cina-luna-potenze-spazio.html">ma si trova in buona compagnia dei suoi vicini, i cinesi</a>, anche loro a testa in su a caccia di progressi tecnologici e di prestigio. Andare nello spazio, infatti, per Indiani e Asiatici, per prima cosa significa prestigio internazionale e la possibilità di sedersi al tavolo dei “grandi” nei futuri progetti spaziali. Poi, obiettivo non meno importante è quello dello sviluppo tecnologico. L’India ha investito molto nel progetto spaziale, il quale ha già contribuito a migliorare il prestigio del paese in ambito tecnologico e non di poco. Se a questo si aggiunge un terzo obiettivo, non dichiarato ma evidente a tutti, il gioco si complica di tanto sul piano geopolitico. Sì, perché l’avventura spaziale indiana, oltre alla conquista della <strong>Luna</strong> punta alla conquista di nuove tecnologie e strategie militare che possano spostare l’ago della bilancia nel loro sub-continente.</p>
<p>Superfluo citare la rivalità con il <strong>Pakistan</strong>, che l’India vorrebbe risolvere con uno scudo spaziale come quello pensato dagli Stati Uniti durante la guerra fredda e mai realizzato per limiti tecnologici (lo scudo non è mai riuscito a superare i test per bloccare effettivamente i missili, andandoci però estremamente vicino). Bisogna anche aggiungere la continua crescita della Cina, che spaventa l’India, non solo in campo bellico ma anche economico. La tecnologia è territorio di sfida negli ultimi anni, per alcuni è una guerra a tutti gli effetti, ma è anche guerra economica. Raggiungere per primi una tecnologia, che questa sia militare o semplicemente inerente al campo delle telecomunicazioni, potrebbe sbilanciare e di molto gli equilibri della regione e non solo. Basti pensare a quello che rappresentò la conquista della Luna durante gli anni della Guerra Fredda tra Stati Uniti e Urss.</p>
<p>Senza dover guardare solo al lato negativo della faccenda, i progressi del programma spaziale indiano potrebbero anche essere un’occasione per nuove alleanze o per stringere ancora di più quelle esistenti. Sebbene principalmente guidato dalla necessità di raggiungere obiettivi di sviluppo tecnologico (l’Indian Space Research Organisation ha come obiettivo la organizzazione è lo sviluppo delle tecnologie spaziali e le loro applicazioni per lo sviluppo dell&#8217;India), il programma spaziale indiano non si limita alla sola ricerca di vantaggi utilitaristici e socioeconomici. Lo spazio è anche uno strumento nel calcolo geopolitico dell&#8217;India, una dimensione che si è progressivamente rafforzata nel corso di tutto l’ultimo decennio. Grazie a missioni esplorative come <strong>Chandrayaan-1</strong> e Mangalyaan, lo spazio è diventato sempre più una risorsa per aumentare il prestigio nazionale, un prestigio diretto tanto ai suoi cittadini quanto alla comunità internazionale. Allo stesso modo, lo spazio è diventato anche uno strumento di politica estera e diplomazia, nonché un elemento nella sua modernizzazione militare. È essenziale vedere il contesto di un crescente significato geopolitico dello spazio alla luce del ruolo crescente dell&#8217;India sulla scena mondiale. E sono proprio questi obiettivi diplomatici che potrebbero fare molto comodo agli Stati Uniti. Stringere i rapporti con l’India, farli sedere al tavolo con Europa e Russia a parlare di missioni spaziali, isolerebbe la Cina, anch&#8217;essa a caccia di successi extra planetari. Un sogno per gli Stati Uniti ma, sebbene la Nasa sia spesso stata usata per fini politici, nell&#8217;epoca moderna è difficile da immaginare. Il rafforzamento bellico del paese è però una realtà visto che la Cina, che a sua volta si trova nel mezzo di un rinnovamento su ampia scala per quanto riguarda militari e armi, spaventa e non poco.</p>
<p>A questo bisogna aggiungere gli eventuali progressi tecnologici e, eventualmente, strategici che potrebbero destabilizzare anche diversi equilibri economici interazionali. Lo sviluppo del programma spaziale significa apprendere il<em> know-how</em> di come progettare e costruire in maniera efficacie e funzionale, vuol dire quindi implementare progettazione e produzione tecnologica. Vuol dire poter entrare nel mercato dei cellulari e dei computer, qualora si arrivasse a progressi significativi, ma significa anche la possibilità di raggiungere credibilità a livello internazionale sulla produzione degli stessi prodotti. Significa quindi, poter sottrarre, in futuro, diverse commesse produttive alla <strong>Cina</strong> e a altri paesi, in diversi campi. L’India garantisce già manodopera a basso costo, se questa diventasse anche iper-specializzata nel campo tecnologico, potrebbe veramente spostare gli equilibri economici globali.</p>
<p>Per questo motivo gli occhi del mondo sono puntati alla ricerca spaziale indiana, per lo stesso motivo si guarda alla ricerca cinese e, sempre per motivi affini, Europa e Stati Uniti hanno ripreso a puntare molto su di essa. La maggior parte delle tecnologie che si usano tutt&#8217;oggi, sono state implementate di colpo negli anni della ricerca spaziale, che fece fare un balzo a Stati Uniti e Russia, soprattutto nel campo dell’aeronautica militare, delle telecomunicazioni ma anche della tecnologia di tutti i giorni come, banalmente, in quella delle batterie e degli elettrodomestici. La rincorsa si esaurì quando Nixon, una volta che Armstrong aveva già posato un piede sulla luna, si trovò sul tavolo 2 proposte della Nasa. La prima era visionaria e puntava ad arrivare su Marte, l’altra era il programma “Shuttle”, per la creazione di navicelle riutilizzabili. Aerei, insomma, in grado di decollare e atterrare, a differenza dei razzi “usa e getta” usati fino a quel momento. Nixon ritenne più utile questa tecnologia, forse anche per scopi bellici: la possibilità di volare oltre la stratosfera vuol dire poter raggiungere qualunque angolo del pianeta rapidamente e indisturbati. Eppure questo mise un freno alla ricerca spaziale e al progresso tecnologico spaziale. Ora gli occhi del mondo tornano a guardare al cielo. Chi riuscirà ad arrivare prima di tutti questa volta?</p>
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		<title>La Brexit e il Nafta: una soluzione per Londra arriva dall&#8217;America</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/la-brexit-e-il-nafta-una-soluzione-per-londra-arriva-dallamerica.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 18 Jul 2019 15:02:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Brexit]]></category>
		<category><![CDATA[Nafta]]></category>
		<category><![CDATA[World Trade Organization (WTO)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9827629.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9827629.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9827629-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9827629-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9827629-1024x683.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La questione Brexit ormai si trascina da anni ed è sempre più chiaro di cosa si tratti. Più ci si avvicina a quello che ormai sembra inevitabile, più il quadro generale si fa meno confuso. Il movimento pro-Brexit ha trovato diversi sostenitori all’estero, chi più diretto come Trump, chi meno come Russia e Cina, che &#8230; <a href="https://it.insideover.com/economia/la-brexit-e-il-nafta-una-soluzione-per-londra-arriva-dallamerica.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9827629.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9827629.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9827629-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9827629-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9827629-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>La questione <strong>Brexit</strong> ormai si trascina da anni ed è sempre più chiaro di cosa si tratti. Più ci si avvicina a quello che ormai sembra inevitabile, più il quadro generale si fa meno confuso.</p>
<p>Il movimento pro-Brexit ha trovato diversi sostenitori all’estero, chi più diretto come <strong>Trump</strong>, chi meno come Russia e Cina, che comunque sostengono un eventuale uscita dalla <strong>Gran Bretagna</strong> dagli accordi europei. Il motto è unanime: divide et impera.</p>
<p>Una volta uscita dall’<strong>Europa</strong>, specialmente in caso di no-deal, la Gran Bretagna si troverà a dover rinegoziare gran parte degli accordi commerciali. In caso non lo facesse, dovrebbe attenersi alle regole del <strong>World Trade Organization</strong>, ovvero L&#8217;Organizzazione mondiale del commercio (Omc). Per chi non la conoscesse, L&#8217;Omc è il luogo in cui i paesi negoziano le regole del commercio internazionale. I paesi membri sono 164, la sede è presso il Centro William Rappard a Ginevra, in Svizzera. Ovviamente, gli accordi commerciali non sono gli unici da ristipulare, ma sono sicuramente i più problematici, visto che coinvolgono diplomazia e interessi internazionali.</p>
<h2>L’Organizzazione Mondiale del Commercio</h2>
<p>Il meccanismo dell’Omc è abbastanza semplice e può essere vantaggioso o svantaggioso in base alle merci trattate. Ogni paese membro dell&#8217;Omc ha stilato un elenco di tariffe (ovvero tasse sulle importazioni ed esportazioni di beni) e di quote (limiti sul numero di merci importabili o esportabili) che si applicano agli altri paesi con cui non esistono accordi. Per fare un esempio, le imposte Europee sui prodotti non agricoli sono abbastanza vantaggiose, aggirandosi intorno al <strong>2,8%</strong>. Quelle del Omc, invece, sono generalmente più alte e vedono un incremento significativo quando si parla di bene agricoli. L’importazione di automobili in Gran Bretagna, in caso di un&#8217;uscita senza accordo, arriverebbero al 10%. Per i prodotti agricoli, come già detto, gli aumenti sarebbero anche più significativi, raggiungendo circa il <strong>35%</strong> per i prodotti lattiero-caseari.</p>
<p>L’Europa, al momento, grazie ai suoi accordi di libero commercio, garantisce che l’<strong>80%</strong> dei prodotti importati in Gb siano tax-free. Un eventuale no-deal causerebbe, molto probabilmente un aumento delle tariffe. Soprattutto in virtù del fatto che la Gran Bretagna verrebbe trattata a tutti gli effetti come un paese fuori dall’Unione e, a cui, al di là della vicinanza, verrebbero applicate imposte da paese extracomunitario. Questo anche in virtù del fatto che l&#8217;Europa difficilmente potrebbe tendere la mano a un paese uscente, offrendo tariffe vantaggiose, o questo potrebbe ingolosire altri paesi in cui i movimenti sovranisti raccolgono molti consensi. Conscio che l&#8217;Europa non potrà fare troppi sconti, il Governo britannico ha già iniziato a muoversi per stipulare eventuali nuovi accordi che gli permetterebbero di avvantaggiarsi nel commercio coi paesi extra-EU. In sostanza, se non si può arrivare a un deal con l’Europa, bisogna cercarlo altrove.</p>
<h2>I nuovi accordi commerciali</h2>
<p>Per questo motivo, tra le numerose soluzioni possibili, ce n’è una che il governo ha già avviato. Ovvero, la ricerca di nuovi accordi per coprire le lacune lasciate da un no deal. Ed in tal senso Westminster ha già iniziato a muoversi stipulando nuovi trattati con vari paesi. Su 40 accordi da cui la Gb dipende dall’Europa, 11 sono già stati risiglati: gli Stati Andini (15 maggio), Norvegia e Islanda (2 aprile), i paesi caraibici (22 marzo), le isole del pacifico (14 marzo), Liechtenstein (28 febbraio), Israele (18 febbraio), Svizzera (11 febbraio), le isole Faroe (1 febbraio), il mercato comune dell’Africa Orientale e Meridionale (31 gennaio) e Cile (30 Gennaio). Inoltre è stato annunciato, anche se ancora in procinto di essere siglato, un accordo con la Corea del Sud.</p>
<p>Per arrivare a compimento della missione, però, bisogna mantenere buoni rapporti con Trump, perché è lui la chiave per trovare un accordo anche con il <strong>Nafta</strong>.</p>
<h2>Il Nafta</h2>
<p>Il Nafta, acronimo di North American Free Trade Agreement, è un accordo che include Messico, Stati Uniti e Canada e riguarda la libera circolazione di merci. Siglato nel 1992 e, in origine, aspramente criticato, si è rivelato una miniera d’oro per tutti e tre i paesi. Per fare un esempio, 36 su 50 stati Statunitensi, come principale partner commerciale hanno il Canada.</p>
<p>Sin da quando Trump si è insediato, il Nafta è sempre stato al centro dei suoi pensieri e, di conseguenza, al centro di un braccio di ferro tra lui e Trudeau mentre il Messico, bene o male, si è rilegato un ruolo più marginale, visti già le complesse relazioni che intrattiene con la Casa Bianca. In questo continuo vortice di trattative e negoziazioni ci potrebbero quindi rientrare anche i britannici che, come già spiegato da <em>InsideOver</em> (Trump blinda l’asse con Londra. L’alleanza dell’Atlantico in chiave anti Ue), vantano rapporti molto saldi con gli Stati Uniti, sebbene Trump vorrebbe comunque guadagnare un vantaggio significativo dalla vicenda Brexit, portando a casa un accordo vantaggioso per Washington. Bisogna poi sottolineare che, almeno sulla carta, il <strong>Canada</strong> è ancora una monarchia e che i reali in carica non sono altro che la famiglia reale britannica. Ebbene sì, la Regina Elisabetta è sovrana anche del Canada, sebbene si vociferi che il paese dello sciroppo d’acero non stia aspettando altro che la sua dipartita per separarsi definitivamente. L’attesa è un segno di rispetto nei confronti di una delle Regine più longeve della storia.</p>
<p>La stipula di un accordo commerciale con il Nafta si può dare per scontata in caso di Brexit, ma la possibilità dell’ingresso della Gran Bretagna nel Nafta sarebbe più complesso, sebbene non impossibile. L’argomento pare sia già stato introdotto nelle trattative per la stipula dell’accordo tra i tre paesi, trattative che però sono mantenute segrete. Il problema principale è che Trump non vuole concedere vantaggi a nessuno, per questo è difficile pensare che si possa esporre in tal senso prima di un annuncio ufficiale da parte del Governo britannico sull&#8217;argomento deal/no-deal. Nessuno darà alcun vantaggio alla Gran Bretagna che dovrà accettare di sedersi al tavolo come parte richiedente, e quindi più debole. La cosa certa è che un accordo in tal senso potrebbe comportare un cambio drastico della geopolitica economica Europea, con l’Unione che si troverebbe gli Stati Uniti letteralmente al di là della manica.</p>
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